Visualizzazione post con etichetta eucarestia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta eucarestia. Mostra tutti i post

lunedì 18 settembre 2023

Il mistero della Transustanziazione è vero con o senza attività dei fedeli

Vorrei qui aggiungere una breve riflessione sul mistero della Transustanziazione e il carattere essenzialmente sacrificale della Santa Messa.

Il punto è cruciale, perché sulla Liturgia, che è la sintesi più sublime della fede cattolica, si sono combattute aspre battaglie nel corso della storia, e, per quanto ne ho memoria, tutti o quasi i movimenti ereticali hanno messo in discussione soprattutto la dimensione sacrificale della Messa, la conversione delle sostanze del pane e del vino nella sostanza della Carne e del Sangue di Nostro Signore, o mettendo in contrasto alcuni significati con altri, nel tentativo di annacquare ciò che più caratterizza la cattolicità.

Ciò si realizza non solo propalando eresie, ma anche modificando nei fatti la Liturgia, che da atto nel quale viene amministrato il Sacramento diventa uno spettacolo autogestito dove "si portano avanti significati" dubbi o eterodossi, si compiono strafalcioni e si toglie spazio all'unica parte davvero importante, ovvero al mistero sublime per il quale si perpetua il Sacrificio del Signore.

Introduco l'argomento con la splendida e autorevole spiegazione del teologo domenicano P. Angelo Bellon:

1. la Messa è la perpetuazione del sacrificio di Cristo sui nostri altari.
Allora sia che venga celebrata da un solo sacerdote oppure da molti, sia con nessun fedele oppure con la presenza di una moltitudine di gente, ogni Messa offre a Dio un’adorazione, una lode e ringraziamento, una supplica di perdono e di richiesta di grazia che ha un valore infinito.

(…)

6. Il sacerdote, per motivi seri, può celebrare anche senza la presenza di un solo fedele.
Nel nostro Ordine, per antico privilegio, questo è sempre stato concesso.

Ultimamente i Papi non hanno cessato di esortare i sacerdoti a celebrare quotidianamente anche se non vi fosse la presenza del popolo.
Per il merito intrinseco ad ogni Messa, un sacerdote dà di più alla Chiesa e al mondo intero con la celebrazione dell’Eucaristia che con molte altre opere.


L'ottima spiegazione dottrinale di P. Bellon afferma alcuni concetti che mi preme sottolineare:

  • Il Sacrificio di Cristo che si perpetua sull'altare in modo incruento al momento della consacrazione ha un valore infinito;
  • questo valore esiste a prescindere dalla presenza del popolo;
  • il Sacrificio perpetuato attraverso l'Eucarestia produce frutti di grazie che si spandono nel mondo intero, ed è così grande che sarebbe sufficiente anche una sola Consacrazione per tutte le anime del mondo.

È che ovvio che sia raccomandabile che il Sacrificio si svolga davanti al popolo, ovvero, se non vi sono motivi per celebrare la Messa senza il popolo, non è giustificabile farlo, ma primariamente è necessario che il sacerdote celebri quotidianamente la Messa, offrendo Cristo in sacrificio per il bene proprio e di tutto il mondo.

Il bene primario è la celebrazione della Messa, non la partecipazione del popolo.

Nel Cammino, per anni, si è invece insegnato che l'Eucarestia sarebbe principalmente un rendimento di grazie, in linea con le convinzioni di stampo giudaico-luterano di Kiko e Carmen e che durante l'Eucarestia il Signore "passa" come se fosse una specie di alito di vento, per "trascinare" l'assemblea al Cielo.

Carmen, la "serva del dio-Kiko", insegnava inoltre che i Tabernacoli sono inutili, dato che Cristo non vorrebbe stare lì, e anzi che Gesù si sarebbe fatto pietra se la Sua intenzione fosse stata di essere conservato con mille onori nel Tabernacolo, ed effettivamente convertire il pane (l'ostia) nella propria divina sostanza in vera Carne e vero Sangue da preservare per l'Adorazione. E dunque, dato che il pane va a male, la transustanziazione (che secondo Kiko è solo una parolina) si verifica solo per il tempo che serve a che l'assemblea consumi il pasto, perché (Carmen dixit) a una cena si va per mangiare e per bere.

L'enfasi sul rendimento di grazie (un aspetto dell'Eucarestia ma non il principale), sul passaggio del Signore ("pesach"), sul consumare tutto il pane transustanziato come in un banchetto nel quale non devono esserci avanzi, sono tutti segnali piuttosto evidenti del fatto che Kiko e Carmen non hanno mai realmente creduto nella Presenza Reale di Cristo, al massimo in una manifestazione transitoria del Signore nelle sacre specie e che la stessa sia dipendente dalla celebrazione assembleare. Senza l'assemblea il mistero non si perpetua, poiché è l'assemblea dei fedeli con un "presbitero" come officiante amministratore liturgico, nell'antico senso di "anziano", capo dell'assemblea.

È ovvio che in questa teologia distorta non c'è spazio per la santità della celebrazione del sacrificio supremo di Gesù. Tutto nel Cammino è temporaneo, smontabile, trasportabile. Il Tabernacolo non serve, l'Adorazione è inutile, l'altare fisso è superfluo e se c'è assume la forma di una tavola del banchetto, una mensa per una "santa cena". Esso inoltre è collocato in basso, anziché in alto verso Dio (dalla notte dei tempi persino i primitivi avevano intuito che se c'era divinità essa dovesse trovarsi in alto, nei cieli e in ogni cultura gli uomini hanno costruito luoghi elevati dove offrire sacrifici) come invece nella stragrande maggioranza delle chiese di tutto il mondo dove si salgono dei gradini per raggiungere lo spazio dell'altare, il presbiterio, o al limite lo stesso si trova separato dall'assemblea anche da barriere fisiche.

Nella teologia kikiana-carmeniana invece ogni sforzo è teso ad annullare qualsiasi elemento di sacrificio (non importa che di quando in quando i due eretici parlino di piaghe di Gesù o che Egli offrì se stesso al padre), e a far pensare che non ci sia nulla di sacro nella Liturgia

Gli spazi dove si svolgono le celebrazioni eucaristiche neocatecumenali non sono neppure spazi sacri o dedicati, ma normalissime sale dove si svolgono altre attività come conferenze, scrutini, anche buffet e banchetti, prove dei canti, catechismo, nonostante le raccomandazioni dello stesso Concilio Vaticano II.

Non raccomandare di inginocchiarsi (ma se Dio è davanti a te nel Pane, perché non inginocchiarsi alla Sua Maestà, alla infinita Bellezza di un Dio che ci ha considerati tanto importanti da morire per noi? Inginocchiarsi per amore e gratitudine!), non raccomandare l'Adorazione ("io guardo Lui e Lui guarda me", persino un contadino analfabeta è in grado di capire i misteri più dei kikolatri con cammini fino alla morte che non portano da nessuna parte), insistere ossessivamente sul Cristo Risorto tralasciando il Cristo morto sulla Croce (persino nell'inquietante "Cena pascual" con il Gesù già risorto che istituisce l'Eucarestia), insistere ossessivamente sulle origini ebraiche (che noi abbiamo superato e compiuto in Gesù che ha distrutto il Tempio, edificandolo in se stesso per sempre, vera Vittima, Altare e Sacerdote), esaltare il ruolo dell'assemblea fino al parossismo (tanto che è tutto un "fare", un "preparare", allestire con le suppellettili designed by Kiko non consacrate: crocefisso kikiano, hanukkiah kikiana, patene e calici kikiani con misteriosi simbolismi, pane made in Kiko-land, vino aleatico e tutto l'armamentario completato adesso dalle icone idolatriche di Carmen sanitificata a prescindere), tutto lascia pensare nei fatti che Kiko e la defunta collaboratrice fossero nemici del Sacrificio e che non ci abbiano mai creduto.

Come tutti gli eretici non hanno fatto altro che dissimulare e ingannare, nascondendosi nel sottobosco e nel caos post-conciliare, finché non hanno avuto sufficienti adepti per rivendicare un peso nella Chiesa cattolica.

Hanno fabbricato una liturgia e un movimento dove essere capi indiscussi, venerati e spesati, altro che riscoperta delle origini! La verità di fede è invece che il Sacramento è amministrato dal Sacerdote e che l'assemblea può solo unirsi a lui per ricevere benefici e offrire le proprie fatiche e le proprie buone opere all'unico sacrificio di Gesù, che si perpetuerebbe anche se sulla faccia della Terra ci fosse un solo sacerdote vivente a celebrare un'unica messa, perché egli non sarebbe solo ma unito a tutta la schiera celeste in virtù della Comunione dei Santi. Questa è la verità, questo è ciò che accade nella Messa:

“Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, si rende presente Cristo, il Figlio del Dio vivo” (S. Francesco d'Assisi)

mercoledì 21 giugno 2023

Il pane azzimo neocatecumenale non è pane azzimo

Che cos'è il pane azzimo?

Il nome del pane azzimo deriva da greco "azymos" che significa privo di lievito e che in ebraico diventa "matzoh". Durante la Pasqua ebraica, gli Israeliti dovevano mangiare solamente pane azzimo, come commemorazione dell'Esodo dalla prigionia in Egitto. Poiché i figli di Israele avevano lasciato l'Egitto in fretta, non avevano avuto il tempo di aspettare che il pane lievitasse: da qui la tradizione di ricordare l'episodio durante la Pasqua consumando pane azzimo. 

Nella descrizione di questo tipo di pane e del perché venisse mangiato, nella Bibbia si legge: "Non mangerai con essa pane lievitato; per sette giorni mangerai con essa pane azzimo, pane di afflizione, affinché ti ricordi del giorno che uscisti dal paese d'Egitto tutti i giorni della tua vita" (Deuteronomio 16:3).

Pane azzimo contro pagnotta neocatecumenale

Il pane azzimo, o pane senza lievito, è un alimento povero realizzato solo con farina e acqua, senza sale né lievito e quindi senza lievitazione. Si presenta come una sfoglia croccante dalla forma rotonda o quadrata e dal sapore neutro, e può essere abbinato a piatti sia dolci che salati. Essendo privo di lievito può essere conservato per molto tempo.

Il pane azzimo, confezionato in cialde dette ostie, viene usato dai cattolici di rito latino nella celebrazione della Messa; i cristiani orientali (tranne Armeni, Maroniti e Malabaresi) usano invece il pane fermentato.

I neocatecumenali invece....

I neocatecumenali invece preparano in casa un pane che chiamano azzimo per la celebrazione delle loro eucaristie, di cui vanno molto fieri, a differenza dell'ostia che Kiko Arguello e Carmen Hernàndez definirono "di carta": si tratta di pagnotte con uno spessore abbastanza consistente, che vengono spezzate a fatica dal presbitero o da altri accoliti più  o meno autorizzati in pezzi irregolari che si sbriciolano, non si sciolgono in bocca ma devono essere ricevuti in mano e masticati a lungo, non possono essere conservati ma debbono essere consumati tutti nel corso della stessa eucarestia (questo può voler dire che qualcuno deve mangiarne più di un pezzo).

Lo chiamano "azzimo": ma lo è  davvero?

Il pane azzimo deve essere sottile

Cominciamo a esaminarne l'aspetto: il pane azzimo è  sottile e croccante, il pane neocatecumenale è  spesso e gommoso.

Il pane azzimo deve conservarsi a lungo

Passiamo alle caratteristiche: qualità principale del pane azzimo è  quella di poter durare a lungo, fino ad un mese, ("per sette giorni mangerai questo pane" Esodo 13:6), quello neocatecumenale in poche  ore assume una consistenza cementizia che ne rende impossibile la consumazione già il giorno dopo.

Come mai?

Andiamo a confrontare le due ricette

Tutte le ricette del pane azzimo tradizionale  prevedono una quantità d'acqua equivalente almeno alla metà  del peso della farina: il pane neocatecumenale invece viene fatto con acqua equivalente ad un terzo della farina: quindi molta di meno. Per esempio: in una ricetta tradizionale per il pane azzimo su 300 gr di farina devono essere aggiunti almeno 150 grammi di acqua, mentre nella ricetta neocatecumenale se ne aggiungono solo 100.

Perciò, mentre l'impasto del vero pane azzimo deve essere tirato in sfoglie sottili e messo velocemente a cucinare, l'impasto del pane neocatecumenale viene lavorato a lungo e non può essere tirato in sfoglie sottili. Con la stessa quantità di impasto con cui i neocatecumenali fanno la loro pagnotta, nella ricetta tradizionale vengono preparati quattro pani azzimi.

Una volta messo in forno, la pagnotta neocatecumenale viene cotta ad una temperatura inferiore ai 200° quindi, dato lo spessore maggiore, pur essendo girata da ambo i lati, non viene ben cotta; per poter restare abbastanza  morbida infatti non deve essere ben cucinata e deve essere subito avvolta in teli o in carta stagnola per mantenere l'umidità. Il "vero" pane azzimo  invece si asciuga all'aria e poi viene conservato in sacchetti di carta che lo mantengono a lungo asciutto e friabile.

Ma non basta, non si tratta solo di questo, anche se sarebbe già sufficiente per decretare la non conformità del pane così  come da ricetta neocatecumenale.

Il pane azzimo non deve lievitare

La pasta del pane azzimo viene ammorbidita, dicevamo, con una quantità d'acqua maggiore e rigorosamente fredda; viene lavorato velocemente (in pochi minuti) e poi steso. Acqua fredda e lavorazione  veloce assicurano che non cominci un processo di lievitazione, cosa assolutamente indispensabile, perché  il pane azzimo è  per sua stessa definizione un pane non lievitato.

Il pane neocatecumenale viene invece lavorato per 20/30 minuti; la lunghezza della lavorazione e l'acqua tiepida che innalza la temperatura dell'impasto, innesca la lievitazione, o fermentazione  naturale, causata dalle spore presenti nell'aria.

La fermentazione infatti, secondo la kasherut, raccolta di regole di alimentazione ebraica, inizia dopo 18 minuti da quando si sono mischiati gli ingredienti (se si usa l'acqua fredda) e quindi per attenersi alla regola pasquale non bisogna assolutamente superare questo tempo limite, né tantomeno  accelerare vieppiù la fermentazione con l'acqua tiepida.
Se infatti la farina rimane a contatto con l’acqua per più di 18 minuti, diventa a tutti gli effetti chamètz e quindi assolutamente proibito al consumo e al possesso durante i giorni di Pèsach.
E questa regola ha, come abbiamo visto, delle comprovate motivazioni scientifiche.

Significativamente, le "sacre istruzioni" dei catechisti neocatecumenali non fanno nessun accenno alla fretta con cui deve essere compiuta l'impastatura: tutt'altro!
La Torah ha numerosi comandamenti che regolano il chametz durante la Pesach:
il comandamento positivo di far "sparire il lievito dalle vostre case" (Esodo 11:15)
non possedere chametz nelle abitazioni (12:19), "Non si veda lievito presso di te" (16:4);
non mangiare chametz né misture contenenti chametz (13:3), "Non mangerete nulla di lievitato" (12:20, 16:3) "Per sette giorni voi mangerete azzimi. Già dal primo giorno farete sparire il lievito dalle vostre case, perché chiunque mangerà del lievitato dal giorno primo al giorno settimo, quella persona sarà eliminata da Israele." (Esodo 12:15).

Pani azzimi si trasformano in ostie

Ma, anche senza scomodare la Torah, dobbiamo rilevare che quel pane, lavorato in quel modo per precise disposizioni catechistiche, e non per colpa delle volenterose massaie del Cammino, non ha né  l'apparenza del pane azzimo (spessore e croccantezza), né  la sostanza del pane azzimo (essendo lievitato) ne le proprietà del pane azzimo (non si conserva).

In conclusione, il pane "azzimo" neocatecumenale non è  azzimo; e ce la sentiamo anche di dire che, data l'insufficiente quantità d'acqua e la cottura non adeguata, non è  neppure pane: nessuna ricetta di pane in tutto il mondo assomiglia a quella del Cammino!
Per precisa disposizione della Chiesa, il pane deve essere di qualità, confezionato con cura e azzimo.

Una lettera circolare del 15 giugno 2017 ai Vescovi sul pane e il vino per l’Eucaristia  della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, per incarico del Santo Padre Francesco, "si rivolge ai Vescovi diocesani per ricordare che ad essi, anzitutto, spetta provvedere degnamente a quanto occorre per la celebrazione della Cena del Signore (cf. Lc 22,8.13). Al Vescovo, primo dispensatore dei misteri di Dio, moderatore, promotore e custode della vita liturgica nella Chiesa a lui affidata (cf. CIC can. 835 §1), compete di vigilare sulla qualità del pane e del vino destinati all’Eucaristia e, quindi, su coloro che li preparano".
Poniamo l'attenzione su questa frase: "al Vescovo spetta di vigilare su coloro che li preparano" .
Fra le altre cose, la lettera circolare ribadisce che "il pane utilizzato nella celebrazione del santo Sacrificio eucaristico deve essere azzimo".

Detto questo, visto che la materia con cui avvengono le consacrazioni neocatecumenali, quel pane azzimo cioè  che non è  nè azzimo, nè pane, secondo nessuna ricetta, è  "'illecita", ricordiamo che la partecipazione a sacramenti che hanno in sé elementi illeciti è  sconsigliata ai fedeli cattolici

Di altri aspetti illeciti ed abusivi della Eucarestia neocatecumenale abbiamo già parlato in altre occasioni.
 
Variante della ricetta con glassa e logo
 
Ma perché i neocatecumenali per le loro eucaristie preparano un pane che non è azzimo? Per incuria, superficialità o per altri motivi?
 
Il pane azzimo è fatto come è fatto, senza olio, senza lievito, per poter durare a lungo, per una settimana, come per gli ebrei dopo l'esodo, ma può durare, se correttamente conservato, un mese o anche oltre, e può essere consumato quindi a distanza di tempo.
Esattamente come le ostie: per non parlare dei miracoli eucaristici e delle particole incorrotte dopo secoli.
Il pane neocatecumenale quanto dura? Poche ore. Il giorno successivo, lasciato all'aria, è immangiabile, se conservato nella stagnola, in breve è preda di colonie di muffe e batteri.
Questa è la semplice dimostrazione del fatto che la ricetta è sbagliata, quel pane non può essere considerato neppure come destinato all'alimentazione umana; inoltre è fermentato, per questo va incontro ai noti fenomeni di degradazione.
Tutto questo perché "qualcuno" non voleva che Cristo fosse conservato nel Tabernacolo, adorato nell Ostensorio, recato ai malati, ma fosse solo la "cena" della piccola comunità neocatecumenale, e si perdesse così coscienza della Presenza Reale di Gesù nelle Sacre Specie. Come infatti succede.
 
In conclusione, ci resta un dubbio da risolvere: da dove arriva la ricetta del "finto pane finto azzimo" neocatecumenale? Forse è la prima ricetta del pane di Carmen, a cui si è affezionata per non mollarla mai più? Forse invece è la ricetta segreta delle famose torte che Kiko e Carmen portavano al Papa san Giovanni Paolo II (non credo, a meno che non gli augurassero la morte, come poi a Benedetto XVI) visto che, soprattutto i primi tempi, aggiungevano al pane da consacrare olivette per insaporirlo e acqua Ferrarelle per renderlo più soffice? Forse proviene dal mondo dei laterizi, e in questo senso simboleggia il "pane della schiavitù" in Egitto?

Ai lettori l'arduo compito di formulare delle ipotesi.


venerdì 9 giugno 2023

Come si può trattare l'Eucaristia in certi modi se si crede davvero a ciò che la Chiesa crede e insegna sulla presenza di Gesù nell'Eucaristia?

Considerazioni sulla presenza reale di Gesù nell'Eucaristia

Come si può trattare l'Eucaristia in certi modi se si crede davvero a ciò che la Chiesa crede e insegna sulla presenza di Gesù nell'Eucaristia?


La dottrina tridentina sul Santissimo Sacramento dell’Eucaristia è estremamente interessante e quanto mai attuale anche nei canoni successivi. 

E’ importante, infatti, ricordare, come si legge nel terzo e quarto canone, che la conseguenza immediata e diretta della dottrina della transustanziazione è duplice: 

primo, Gesù è realmente presente non solo tutto intero in ciascuna delle due specie, ma anche in ogni singolo frammento o parte di esse, anche infinitesimale; 

secondo, tale presenza perdura anche dopo l’uso o dopo l’atto liturgico, fino a quando le sacre specie non vengano completamente dissolte

Il motivo di ciò è molto semplice e cercherò di spiegarlo nel modo più comprensibile possibile.

Se la sostanza della specie “pane”, dopo la consacrazione diventa “sostanza corpo di Cristo”, dobbiamo considerare che anche in un piccolo frammento di pane consacrato (ossia dove ci sia ciò che prima della consacrazione integrava la sostanza del pane) è presente (sotto gli accidenti del pane) la vera sostanza “corpo di Cristo”. Dove c'era ciò che insegna (anche a livello delle moderne conoscenze della chimica) la ”sostanza-pane”, dopo la sua miracolosa conversione nella sostanza "corpo di Cristo" ne segue che in un frammento di “pane consacrato” c’è la conformazione chimica della sostanza “corpo di Cristo” ovvero del vero corpo umano di nostro Signore!!! 


Ma dato che nostro Signore Gesù è vivo e si trova col suo vero Corpo seduto alla destra del Padre, è allora evidente che - come in ogni corpo di un essere vivente – al suo interno scorre il suo Sangue vivo e vero, che quel corpo è unito alla sua vera anima e, nel caso del Figlio di Dio”, è anche unito ipostaticamente alla seconda Persona della Santissima Trinità: ecco allora che, attraverso la sostanza “corpo di Cristo” è presente ("per concomitanza", come si dice in teologia) Cristo tutto intero e, ovviamente, se è presente in ogni singolo frammento di pane consacrato è chiaro che anche in un  piccolissimo frammento (purché visibile ad occhio umano) ci sarà “tutto Gesù”

Analogo discorso vale per il vino consacrato. Dovunque si trovi, a livello chimico, in una minima goccia, la conformazione chimica del vino (che dopo la consacrazione non c’è più come sostanza), è chiaro che lì c’è la vera sostanza del Sangue di Cristo, Sangue che ora scorre nelle vene divine del Suo Corpo, a cui è unita la sua anima e a cui è unita la sua divinità! 

 


Trattandosi di presenza legata al mutamento di sostanza, essa dunque può cessare solo quando gli “anomali e miracolosi accidenti” (ovvero la forma, il colore, l’odore e il sapore del pane e del vino) si dissolvono: quindi solo quando un’Ostia è consumata e assorbita dal nostro organismo (circa quindici minuti da quando la si è assunta) e quando il Sangue di Cristo è stato completamente assunto oppure è completamente evaporato.
Si badi che quanto detto non è altro che la spiegazione di un dogma di fede e dei suoi corollari. Mi chiedo, se davvero si avesse questa chiarezza dottrinale, con quale coraggio si potrebbe rischiare di disperdere un solo frammento di Ostia consacrata, cosa molto facile con alcune prassi oggi largamente in vigore?... 

Non è certamente un caso se, nel Vetus Ordo del rito della santa Messa le rubriche prescrivevano al sacerdote di non disgiungere mai i pollici dagli indici dal momento della consacrazione fino alla purificazione delle dita. Tanto grande era la fede e il conseguente rispetto dovuto al Santissimo Corpo di Gesù e la cura di evitare, per quanto possibile, sacrilegi e profanazioni anche del tutto involontarie! Mi chiedo anche - se si credesse realmente e veramente che la presenza di Gesù continua anche dopo la liturgia – come potrebbe  essere possibile vedere fedeli entrare in Chiesa senza neanche guardare il Tabernacolo, passarci davanti senza compiere nemmeno un minimo gesto di adorazione, trascurare la visita al Santissimo Sacramento, non comprendere la forza e l’importanza straordinaria dell’adorazione eucaristica, specie quando Gesù è solennemente esposto. 

Per non parlare delle Chiese ridotte e pubblici mercati, dove si parla e si grida senza ritegno alcuno, oppure a musei dove - a differenza dei musei profani in cui quanto meno si osserva un rigoroso silenzio - si è liberi di schiamazzare, fotografare e chiacchierare a piacimento, anche durante lo svolgimento dei sacri riti. 

Mi chiedo infine chi avrebbe il coraggio di “portare a spasso” nostro Signore, uscendo subito dalla Chiesa dopo aver fatto la comunione, senza sostare - come doveroso - in preghiera e adorazione di Gesù presente nella propria anima…

Queste considerazioni confermano la mia personale convinzione che dinanzi ad atteggiamenti atipici o del tutto inopportuni, il vero problema di fondo è sempre di fede. Se qualcuno crede veramente a queste cose e non agisce di conseguenza, non saprei infatti cosa pensare… Perché commetterebbe ad occhi aperti delle gravi irriverenze verso Colui che nel suo infinito amore per noi si è degnato e si degna di scendere e rimanere tra i figli degli uomini… 

da Don Leonardo Maria Pompei

Canoni sull'Eucarestia (Concilio di Trento)

  1. Se qualcuno negherà che nel santissimo sacramento dell’eucarestia è contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il corpo e il sangue di nostro signore Gesù Cristo, con l’anima e la divinità, e, quindi, tutto il Cristo, ma dirà che esso vi è solo come in un simbolo o una figura, o solo con la sua potenza, sia anatema.
  2. Se qualcuno dirà che nel santissimo sacramento dell’eucarestia assieme col corpo e col sangue di nostro signore Gesù Cristo rimane la sostanza del pane e del vino e negherà quella meravigliosa e singolare trasformazione di tutta la sostanza del pane nel corpo, e di tutta la sostanza del vino nel sangue, e che rimangono solamente le specie del pane e del vino, - trasformazione che la chiesa cattolica con termine appropriatissimo chiama transustanziazione, - sia anatema.
  3. Se qualcuno dirà che il sacrificio della messa è solo un sacrificio di lode e di ringraziamento, o la semplice commemorazione del sacrificio offerto sulla croce, e non propiziatorio; o che giova solo a chi lo riceve; e che non si deve offrire per i vivi e per i morti, per i peccati, per le pene, per le soddisfazioni, e per altre necessità, sia anatema. 
  4. Se qualcuno dirà che, fatta la consacrazione, nel mirabile sacramento dell’eucarestia non vi è il corpo e il sangue del signore nostro Gesù Cristo, ma solo nell’uso, mentre si riceve, e non prima o dopo; e che nelle ostie o parti consacrate, che dopo la comunione vengono conservate e rimangono, non rimane il vero corpo del Signore, sia anatema.
  5. Se qualcuno dirà che il frutto principale della santissima eucaristia è la remissione dei peccati, o che essa non produce altri effetti: sia anatema. 
  6. Se qualcuno dirà che nel santo sacramento dell'eucaristia il Cristo, unigenito figlio di Dio, non deve essere adorato con culto di latria, anche esterno; e perciò non deve neppure essere venerato con una particolare solen­nità; né deve essere portato solennemente in processione, secondo il lodevole e universale rito e consuetudine della santa chiesa; o che non deve essere esposto pubblicamente all'adorazione del popolo; e che coloro che l'adorano sono degli idolatri: sia anatema. 
  7. Se qualcuno dirà che non è lecito conservare la santa eucaristia nel tabernacolo, ma che deve essere distribuita ai presenti subito dopo la con­sacrazione, o che non è lecito portarla solennemente agli ammalati: sia anatema. 
  8. Se qualcuno dirà che il Cristo, dato nell'eucaristia, viene mangiato solo spiritualmente, e non anche sacramentalmente e realmente: sia anatema. 
  9. Se qualcuno negherà che tutti i fedeli cristiani dell'uno e dell'altro sesso, giunti all'età della ragione, sono obbligati ogni anno a comunicarsi almeno a Pasqua, secondo il precetto della santa madre chiesa: sia anatema. 
  10. Se qualcuno dirà che non è lecito al celebrante comunicare se stesso: sia anatema. 
  11. Se qualcuno dirà che la fede sola è preparazione sufficiente per ricevere il sacramento della santissima eucaristia: sia anatema.

giovedì 25 maggio 2023

Spargere a terra il Corpo di Cristo: è ciò che avrebbe fatto Giuda

«Poco tempo addietro ho partecipato a una Santa Messa dove è stato consacrato pane azzimo: era a forma di disco, di dimensione media, circa 14-15 centimetri. Sebbene è stato diviso in cinque parti, siamo stati costretti a prendercele con la mano, per poterle mangiare. 

E' lì che ho capito meglio perché delle persone che erano inserite in un Movimento religioso cattolico che consacra sempre il pane azzimo sotto forma di pagnotte, le quali sono fatte dalle appartenenti al Movimento, sono poi uscite disgustate dal Cammino che effettuavano, nonché dalla Chiesa. 
 

Ho faticato non poco, per aiutare queste persone a riavvicinarsi a Santa Romana Chiesa. 

Erano contrariate, e anche talora profondamente sofferenti, per quello che avevano visto e udito alle S. Messe a cui avevano partecipato (dove ovviamente il pane azzimo casereccio viene consumato dagli astanti): alcuni non avevano apprezzato che la Mensa eucaristica fosse ridotta a una cena comunitaria, a una agape gioiosa, altri erano rimasti sconvolti dai commenti di cui era oggetto il Corpo Santo di Cristo, dopo che il pane era stato consacrato: "Ma quanto è bruciato, ma quanto è salato...". 

I loro compagni di merenda non parevano avere coscienza che parlavano del corpo di Gesù

Quel giorno di poco tempo fa ho capito meglio i racconti che mi avevano fatto quelle persone. 

Ho capito meglio le profanazioni. Non da parte dei satanisti, ma da parte dei cosiddetti "nostri". 

Quando ti trovi di fronte a del pane che non ha la perfezione di purezza della Sacra Particola, quando sei di fronte a del pane comune, in tutti i sensi, con una crosta o una bruciatura, è difficile ancora di più Credere. 

E fin qui ci potremmo anche essere, nel senso che il problema, per chi veramente ha fede, è superabile. 

Però poi lo prendi in mano, pensi che è il corpo di Gesù anche se è bruciacchiato, e lo mangi. Anzitutto il senso devozionale si attenua, quando non va a farsi friggere malgrado la buona volontà.

Una mia amica, che è al vertice di un Istituto e quindi si presume che stupida non sia, ha partecipato in una paesino del Sud a una Santa Messa dove il prete, molto apprezzato dai suoi parrocchiani per il suo impegno nel sociale, ha consacrato pane casereccio. Davanti a lei un vecchio ha dato alla moglie un pezzo del pane pagnotta che il prete gli aveva consegnato, dicendole: io non ho fame, la vuoi tu? 

Era pane consacrato, era il corpo di Gesù. Ma come è possibile non capire che si perde la coscienza, la sacralità della sostanza fisica che si sta per prendere in bocca? L'Ostia aiuta ad avere la fede, la focaccia aiuta a perderla.

Tra noi, ci può essere il senso devozionale, anche in presenza del pane casereccio consacrato, ci può essere anche in questo Movimento che ne ha fatto uno dei suoi portabandiera: ma non è come prenderlo in bocca, c'è poco da fare. Non è come prenderlo in bocca da un prete. E poi: il pane si sbriciola con le mani, per poterlo mangiare, o si addenta. In entrambi i casi le briciole finiscono da qualche parte. 

Un anziano, accanto a me nella Santa Messa a cui stavo partecipando, teneva in mano il pane consacrato con la destra e lo mangiava. La sinistra era lungo il corpo. L'ho pregato di metterla sotto il pane a mo' di trono, onde evitare che le briciole finissero per terra e poi calpestate. Le briciole, cioè la cosa più sacra in Cielo e sulla terra. Perché in ogni briciola c'è il corpo Santo di Gesù. Meminisse iuvabit. Non è difficile, nella situazione suddetta, che delle briciole cadano. O rimangano in mano. 

Al sacerdote, sull'altare, erano avanzate nella patena delle briciole, che poi ha riversato nel calice. Però quando invece di un pane a forma di disco si consacra una pagnotta di pane casereccio, lo sbriciolamento è consistente, e il pane rimane nella tovaglia, non sulla patena. 

E' malizioso credere che delle briciole cadano per terra, nel lavoro di pulizia? Temo che sia solamente realistico. Provare per credere, se è facile o difficile toglierle tutte. 

E' un trauma, per chi ama Gesù, vederlo trattato in certi modi.


Anche a Gerusalemme la folla lo acclamava, ma il giorno dopo lo ha tradito: occorre vigilare, per non trovarci anche noi nella stessa situazione di quella folla.

Ai suoi Sacerdoti, che avevano un compito particolare nei Suoi intendimenti, portare l'Eucarestia nel mondo, Gesù concede di prendere il Suo corpo in mano. A Giuda, che non lo amava e stava per tradirlo, dà Lui il pane consacrato in bocca. Chi non mi dice che glielo ha offerto Lui in bocca perché temeva che Giuda potesse lasciar cadere delle briciole in terra? Cosa lascia credere che fosse unicamente un segnale, una indicazione per il discepolo che Gesù amava? Poteva ben lasciare cadere delle briciole Giuda, anche inavvertitamente o involontariamente: briciole di pane consacrato, Suo corpo prezioso. Gesù non rischia, glielo mette Lui in bocca.»

(da: Sorella Angela Musolesi -laica francescana collaboratrice di padre Amorth)

lunedì 1 maggio 2023

Quando la dispersione dei frammenti delle Pagnotte consacrate durante le liturgie del Cammino viene equiparata a un "danno collaterale" incontrollabile

A commento del post del 22 aprile 2023, il camminante che si firma Eros, scrive:

Siete terrorizzati dalla profanazione accidentale nell'atto di assumere il corpo e sangue di Cristo. Come se non accadesse lo stesso con le particelle di ostia. E sottolineo accidentale, anzi definirei queste circostanze come incontrollabili. Vorreste un'eucarestia in pillola? Perchè forse sarebbe l'unico modo per scongiurare il problema (forse). Oppure potreste semplicemente cambiare scusa. Trovare altri pretesti. E sono certo che non vi manca la fantasia. Quello che scarseggia dalle vostre parti invece, è la FEDE”


Eros sembra ammettere che nel Cammino la dispersione dei frammenti del Pane consacrato non solo può accadere ma, se accade, va accettata, come fosse un “danno collaterale”.

Inoltre, le frasi: “Siete terrorizzati dalla profanazione…”, “Vorreste un’eucaristia in pillola?”, dimostra un certo senso di superiorità.

Ma noi vorremmo solo un’Eucaristia così come dice la Chiesa, né in pillola, né in pagnotta. Infatti, tra la pillola e la pagnotta, c’è una terza opzione: fare come dice la Chiesa.


La Madonna dell'Ostia

E questo innanzi tutto per il rispetto che si deve al Corpo del Signore, ma anche perché, se la pratica di consacrare una pagnotta rappresenta un fatto irrinunciabile e inseparabile dalla propria identità, la stessa Eucaristia si riduce a una pratica gnostica, che, per gli gnostici, i “semplici cattolici” non potranno mai capire.

L’Eucaristia, cioè, nel Cammino rischia di diventare a una pratica a cui, alla forma, non corrisponde la piena sostanza della fede (corrisponde certamente la sostanza di Cristo, ma non della fede in lui, che è garantita dalla Chiesa universale).

Se è così, allora non sono i camminanti a capire di più dei semplici cattolici, ma, al contrario, capiscono di meno, e questo non perché i cattolici hanno capito di più, ma perché loro vogliono capire di più.

Inoltre Eros sbaglia quando dice che le Ostie consacrate si frammentano: non è vero, e se si frammentano in particelle invisibili, allora lì sì, si può parlare di fatto accidentale.

 


Perciò, il comunicarsi come si fa nel Cammino, non solo è un’imprudenza consapevole, ma è anche una disubbidienza alle norme della Chiesa, che proprio per evitare la frammentazione del Pane consacrato dice di consacrare le ostie.


E di fatto, fare la Comunione con i frammenti di una Pagnotta consacrata e non avere grande cura di raccoglierne i frammenti andati dispersi perché, tanto, sono fatti “incontrollabili”, è come dire che un ubriaco che si mette alla guida di un’auto, supera i limiti di velocità e investe un pedone, se non lo ha fatto apposta può non soccorrerlo perché, tanto, è stato un fatto accidentale e incontrollabile. 

 

venerdì 24 febbraio 2023

Sì, la fede nella Presenza Reale vien trasmessa anche "visivamente"

Qui la versione in inglese dell'articolo a cura del blog "Neocatechumenal Way in the USA".

 
Uno studio americano del 2020 riporta che il 70% dei cattolici intervistati non credeva nella Presenza Reale (infatti non ci credono nemmeno i neocatecumenali).

Un sacerdote americano ha commentato lo reazione tardiva dei vescovi USA dicendo: «è un po’ come se un uomo venisse morso da uno squalo e gridasse solo un'ora dopo».

Questa mancanza di fede nei confronti del Santissimo Sacramento, infatti, va avanti da mezzo secolo (oh ma che combinazione! proprio l'arco di tempo in cui hanno fatto effetto certe elucubrazioni "teologiche" intese a far sentire il popolo "più protagonista" delle liturgie, cioè a rendere la liturgia uno spettacolino autogestito, proprio lo stesso errore che avviene nelle "piccole comunità" neocatecumenali).

L'autore dell'articolo sopra citato propone quattro soluzioni per tamponare il problema:

  1. riportare il tabernacolo al centro di ogni chiesa (anziché nasconderlo in qualche cappella laterale)
  2. abolire la "comunione sulle mani"
  3. eliminare i cosiddetti "ministri straordinari"
  4. ripristinare la "comunione esclusivamente in ginocchio".
Il bello è che il sacerdote che scrive l'articolo non è un "tradizionalista". Ha semplicemente identificato, dal punto di vista di un normale sacerdote, alcune delle cause principali della progressiva perdita di fede nella Presenza Reale.

Il tabernacolo "al centro" serve visivamente a far capire chi è il "Padrone di casa" e verso Chi è orientato tutto. La prima cosa che ti colpisce è ciò che vedi (motivo per cui le chiese sono sempre state storicamente belle, armoniose, ricolme di arte: la bellezza salverà il mondo, ma quella stessa bellezza ha già largamente contribuito alla fede di venti secoli di storia della Chiesa).

Se il tabernacolo non è "al centro", si veicola visivamente l'idea che la chiesa sarebbe una specie di "aula liturgica", un posto dove convenzionalmente si fanno "attività di preghiera", che è un concetto riduttivo rispetto a quello di "luogo consacrato a Dio". E quindi in tal caso, nel lungo andare, i sacramenti vengono a poco a poco percepiti come meri simboli aggiuntivi al formulario liturgico e alle suppellettili sacre utilizzate.

Ricordiamo che nel Cammino Neocatecumenale tale "aula liturgica" è quasi sempre una stanzetta isolata che non ha niente di sacro e viene imbottita solo dei gadget designed by Kiko, stanzetta (o hall di albergo) in cui "celebrare" separatamente (dunque funzionale al "separarsi dai cattolici"). Come se il Cammino fosse una religione kikolatrica completamente estranea al cattolicesimo, di cui si limita a scimmiottarne alcune formule e alcuni cerimoniali.

Da una "celebrazione eucaristica" del Cammino:
un tipico barman neocatecumenale,
col coppone kikiano per il "rito mistico"
dell'abbeverarsi tutti allo stesso calice
E la Comunione "sulle mani", ancor più che la figura dei cosiddetti "ministri straordinari", veicola visivamente l'idea che il Santissimo Sacramento sia una specie di "snack importante dal punto di vista simbolico, magari anche un po' sacro", per il quale non è nemmeno necessario un sacerdote (cioè un uomo consacrato a vita per essere intermediario tra gli uomini e Dio).

Ed infatti nel Cammino Neocatecumenale il cameriere liturgico "passerà a servirli", come dice Kiko, sovvertendo il principio che solo il sacerdote è intermediario tra l'uomo e Dio.

Chi ha perso la fede nell'aspetto sacrificale dell'Eucarestia, esagera subito l'aspetto del "banchetto" (e nel caso del Cammino portarlo agli estremi con la "Comunione seduti", come se foste voi a concedere generosamente udienza a Dio).

Con la Comunione "seduti e passerà a servirli", si veicola in modo particolare l'idea che "sembrerebbe brutto non comunicarsi" (quanti neocatecumenali carichi di peccati mortali fanno comunioni sacrileghe!), si trasmette l'idea che deve essere tutto festoso e conviviale (inducendo tutti a fingersi allegri per far credere agli altri di star "andando bene"), si fa passare l'idea che la Comunione sarebbe un "simbolo di unità della comunità" (anziché il momento più importante del tuo percorso personale verso la salvezza), tant'è che nel Cammino la particola va mangiata "tutti insieme contemporaneamente al sacerdote" (contrariamente a quel che prevedono i documenti liturgici).

La maniera cattolica di fare la Comunione, cioè "in ginocchio e alla bocca", fatta "processionalmente" (si va a riceverla), dal sacerdote (anziché dai cosiddetti "ministri straordinari") porta invece i fedeli a capire tante cose, ad esempio che:

  • che il sacerdote è l'intermediario tra l'uomo e Dio (è stato Nostro Signore a istituire il sacerdozio, nella persona degli Apostoli e dunque di coloro a cui gli Apostoli avrebbero trasmesso il mandato) e nessun laico deve arrogarsi prerogative sacerdotali;
  • che solo attraverso il sacerdote puoi ricevere il Pane di Vita Eterna;
  • che la decisione di ricevere la Comunione è tua, personale, libera (per questo ti muovi decidendo tu);
  • che non è un gesto obbligatorio: chiunque potrebbe decidere di non fare la Comunione quel giorno (semplicemente non alzandosi per andarla a ricevere), perché potrebbe non avere la coscienza pulita (o anche soltanto perché prevede di partecipare ad un'altra Messa, o ha già fatto la Comunione in una Messa precedente);
  • che accogli il Signore umilmente, cioè in ginocchio (poiché quel Pane di Vita Eterna è vero Corpo e Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo, non è un simbolo, non è una cosa simbolica, non è un gesto che simboleggia qualcos'altro);
  • che è sbagliato considerare "poco dignitoso"  il non fare la Comunione (non è una rappresentazione simbolica da fare "tutti insieme")
  • che l'inginocchiarsi (avendone la salute! non è mica richiesto a chi è in sedia a rotelle o alquanto anziano) ti aiuta fisicamente a capire l'importanza di ciò che stai facendo e la necessità di essere umile davanti al Signore;
  • che le tue mani, anche se linde e pulite, non sono le mani consacrate del sacerdote, non sono degne di sfiorare il Santissimo Sacramento (dopotutto stai facendo la Comunione per la tua salvezza, non per eseguire uno show pseudoreligioso; l'importante è mangiare quel Pane di Vita Eterna, non il prendere una specie di "sacro gettone di sacra presenza").

martedì 16 agosto 2022

"È una Messa o un apericena?"

"È una Messa o un apericena?" è l'esclamazione stupita di un lettore che ha visto l'immagine di questa "mensa" neocatecumenale, pubblicata dal blog Cruxsancta.

Infatti, oltre alle consuete immagini di pani già preventivamente spezzati nelle patene ottagonali tipiche del Cammino neocatecumenale, sul tavolone-mensa non consacrato che sostituisce l'altare nelle celebrazioni istituite da Kiko Argüello e da Carmen Hernàndez, due laici spagnoli che, nel proprio movimento ecclesiale, dettano legge su tutto, anche sulla liturgia eucaristica cattolica, vediamo  un'impressionante batteria di bicchierini in vassoi metallici, non si comprende bene dalla foto se già riempiti con il vino da Messa o da riempire con il Sangue di Cristo dopo la consacrazione.

L'esclamazione dell'ignaro lettore, "ma è una Messa o un apericena?" è del tutto comprensibile e per nulla blasfema, dal momento che, neppure nelle più sfrenate fantasie, quell'immagine può rimandare al santo sacrificio della Messa Cattolica!

Ed infatti, andando a cercare le immagini simili su internet, sono saltate fuori foto di tavolate, di esposizione di cibi, di presentazioni di vivande, di catering, e neppure un'immagine di una Santa Messa cattolica!

(Se vi chiedete che immagine sia la seconda a destra, si tratta di una fila di persone che vogliono provare l'esperienza di stare distese in una vera e propria bara).

Lasciamo ai lettori il commento di questa immagine. Era da aspettarselo, che questi impenitenti abusatori eucaristici sarebbero passati dai calicetti dei concelebranti (che, abbiamo visto in un video girato al Seminario di Macerata, vengono però fatti bere ai catechisti prima ancora che ai sacerdoti) ai bicchierini con il Sangue di Cristo per coloro che dai neocatecumenali vengono ritenuti i veri concelebranti, cioè l'assemblea dei fratelli: esattamente come nelle sante cene protestanti.

Vassoi e bicchierini usa e getta
per sante cene protestanti

Resta da vedere se i bicchierini vengono riempiti prima o dopo la consacrazione (con rischio di spargimento), se vengono consegnati sui mega vassoi da solerti ministranti, se i fedeli si accostano alla mensa e li bevono singolarmente

Santa cena protestante:
il momento del "brindisi"(53'16")
o, ancor peggio, se vengono trattenuti e bevuti tutti insieme con il sacerdote, in una sorta di blasfemo brindisi, così  come avviene per la manducazione del pane; si cancella così definitivamente la comunione del sacerdote all'altare, sovrapponendola con la comunione sacerdotale dell'intera assemblea.

Per non parlare poi della purificazione...

Kikalvino
Siamo davanti purtroppo alla trasformazione della Eucarestia cattolica nella santa cena protestante.

Diceva infatti Calvino, riformatore protestante:

"Dio ci ha donato una tavola per la festa, e non un altare per offrirvi una qualsiasi vittima; non ha consacrato dei preti per offrire dei sacrifici, ma dei ministri per condividere con gli altri il banchetto sacro".

Esattamente ciò che vediamo realizzato, nei fatti e ormai fin nei particolari, sulle mense neocatecumenali del sabato sera.


domenica 17 luglio 2022

La santa Messa, piccolo Paradiso in Terra

Proponendo questo contributo, tratto da un articolo di don Leonardo Maria Pompei, intendiamo ricordare la grandezza ed il significato della liturgia eucaristica, culto gradito a Dio, dal valore universale e non adattabile a particolarismi interpretativi quali quelli del Cammino neocatecumenale.

Catechismo della Chiesa Cattolica, 1327: In breve, l'Eucaristia è il compendio e la somma della nostra fede: « La nostra dottrina è conforme all'Eucaristia, e l'Eucaristia, a sua volta, si accorda con la nostra dottrina » (sant'Ireneo "Contro le eresie" IV,18,4).

Essenza della santa Messa

Se si apre il vocabolario etimologico, ci si accorge che alla voce Messa, compaiono due significati: il primo fa risalire il termine “Missa” al latino “missio” e al verbo “mittere”, ove “missio” era l’atto con cui si compariva davanti al superiore e con cui si era da lui congedati per compiere qualche ordine (missione); la seconda etimologia fa derivare “Missa” dall’ebraico “Missah”, che significa offerta o sacrificio. Entrambe le etimologie sono da ritenere per farsi una prima idea di ciò che è la santa Messa: un’offerta sacrificale, che si attua comparendo davanti ad un Superiore, da cui si parte con una missione ben precisa. Anche in latino, ordinariamente, la santa Messa era (ed è) chiamata “Sacrificium”, ovvero un’immolazione offerta a Dio, un tributo offerto a Lui da un suo servo a ciò esplicitamente designato per riconoscerne la Maestà infinita, per ripararne la giustizia offesa dai peccati, per impetrare grazie sull’umanità e per intercedere presso di Lui a favore dei vivi e dei defunti.

La santa Messa è dunque l’offerta di un sacrificio. Quale sacrificio e chi lo offre? Noi sappiamo che nostro Signore Gesù Cristo, al fine di attestare l’assoluta Maestà del Padre e l’assoluta obbedienza che gli è dovuta, non ha esitato ad offrirGli il sacrificio supremo, quello della sua vita, un sacrificio cruento, consumatosi sul patibolo più infame che la storia abbia conosciuto, in una condizione estremamente infamante ed umiliante. Lo ha fatto anche per riconciliare l’umanità peccatrice, portando ed inchiodando sulla Croce i peccati di tutti, espiandoli davanti alla divina Giustizia tra pene indicibili ed ottenendo ogni grazia e benedizione presso il Padre, essendosi offerto a nome ed in rappresentanza dell’intero genere umano. Questo atto, a cui ha partecipato come Corredentrice Maria Santissima, unendo le sue sofferenze di Madre misticamente crocifissa a quelle del Figlio, ha riacquistato all’umanità intera la Grazia perduta da Adamo e da ogni uomo peccatore. Tuttavia, compiuto il Sacrificio e riacquistata la Grazia, mancava, se così si può dire, ancora qualcosa: un mezzo, uno strumento perché gli infiniti meriti acquistati da Gesù potessero raggiungere tutti gli uomini di ogni luogo e di ogni tempo, perché ne potessero beneficiare dei frutti ed usufruirne degli effetti; un mezzo adatto a distribuire ed applicare i meriti infiniti acquistati da Gesù attraverso il suo Sacrificio cruento: questo Mezzo sublime e divino è la santa Messa.
 

Insegnamento della Chiesa

L'altare della crocifissione
nella cappella del Calvario
Il principale insegnamento della Chiesa sulla santa Messa fu dato dal Concilio di Trento, che reagì alle eresie di Lutero che negava che la Messa fosse un vero sacrificio e che nell’Ostia consacrata fosse veramente, realmente e sostanzialmente presente Gesù. Il Concilio insegnò anzitutto che la S. Messa è un sacrificio vero e proprio, nel quale, sotto le apparenze sensibili del pane e del vino, si offre dal sacerdote a Dio sull’altare, il Corpo e il Sangue di Cristo istituito nell’Ultima Cena, quando Gesù costituì gli apostoli sacerdoti e con essi i loro successori e diede loro il potere di offrire questo sacrificio. Il Concilio prosegue qualificando questo Sacrificio come la rinnovazione e la perpetuazione del Sacrificio della Croce e non una semplice commemorazione di esso oppure un semplice sacrificio di lode o di ringraziamento: è un vero e proprio sacrificio propiziatorio. Questo significa che, sull’altare, dopo le parole della consacrazione viene realmente a riprodursi il sacrificio compiuto da Gesù sul Golgota, perché vediamo il suo Corpo separato dal suo Sangue, ovvero nella condizione in cui si trovava quando stava patendo sulla Croce per noi. È propiziatorio, in quanto applica la soddisfazione offerta da Gesù in espiazione dei peccati e della pena ad essi dovuta. Il Concilio prosegue affermando che c’è piena identità tra Sacrificio del Golgota e Sacrificio della Santa Messa; cambia solo il modo con cui Gesù si offre.

Sulla Croce lo fece in maniera cruenta (con reale spargimento di Sangue) e da Se stesso; nella Santa Messa lo fa in modo incruento (senza spargere sangue), sacrificandosi ed annientandosi misticamente e sacramentalmente, attraverso la separazione del suo Corpo dal Sangue riprodotta nelle Sacre Specie; inoltre si offre non da Se stesso, ma tramite il ministero dei sacerdoti, attraverso i quali Egli continua ad esercitare il suo Sommo ed eterno sacerdozio a favore dell’umanità. Essi hanno il potere di applicare secondo certe intenzioni qui ed ora i meriti infiniti del sacrificio della Croce.

Il compianto Papa Pio XII, nell’enciclica Mediator Dei, riprese e sviluppò questi concetti, contro alcuni errori moderni che andavano ampiamente prendendo piede già ai suoi tempi. Disse dunque che “il Sacrificio della Croce è perpetuamente ripresentato e rinnovato nel Sacrificio della Messa, con la sola differenza nel modo di offrirsi da parte di Gesù”; che la “separazione violenta del Corpo dal Sangue di Gesù” che avvenne sulla Croce “è rappresentata e compiuta nella separazione sacramentale del pane consacrato dal vino consacrato”. Opponendosi ad alcune teorie che facevano della santa Comunione il fine ed il centro della Messa, egli obiettò che “occorre sottolineare che il Sacrificio eucaristico consiste essenzialmente nell’immolazione incruenta della Vittima Divina, mentre la santa Comunione ha per scopo di farci partecipare sacramentalmente al Sacrificio” e pertanto non può essere ricevuta se non si hanno le dovute disposizioni (grazia di Dio, desiderio di ricevere Gesù, pensare a Chi è Colui che si riceve e osservare il digiuno eucaristico), ribadendo che solo la Comunione del Sacerdote celebrante è indispensabile per la validità del Sacrificio.

S.Nicola da Tolentino (1245-1305)
la S.Messa libera le anime del Purgatorio
Papa Paolo VI, infine, nell’enciclica Mysterium fidei, scrisse queste splendide parole: “Giova ricordare che nel Mistero Eucaristico è rappresentato in modo mirabile il Sacrificio della Croce una volta per sempre consumato sul Calvario; vi si richiama perennemente alla memoria e ne viene applicata la virtù salutifera in remissione dei peccati che si commettono quotidianamente. Questa nuova oblazione del Nuovo Testamento la Chiesa, ammaestrata dal Signore e dagli Apostoli, l’ha sempre offerta, non solo per i peccati, le pene, le espiazioni ed altre necessità dei fedeli viventi, ma anche a suffragio dei defunti in Cristo non ancora del tutto purificati” […]. Circa il momento in cui avviene l’immolazione incruenta del Signore, il Pontefice scrive: “Il Signore s’immola in modo incruento nel Sacrificio della Messa, che rappresenta il sacrificio della Croce, applicandone la virtù salutifera, nel momento in cui per le parole della consacrazione comincia ad essere sacramentalmente presente, come spirituale alimento dei fedeli, sotto le specie del pane e del vino”.


venerdì 17 giugno 2022

È bello intrattenersi con Lui...

 16 giugno 2022, festa del Corpus Domini

"Se qualcuno dirà che nel santo sacramento dell’eucarestia Cristo, unigenito figlio di Dio, non debba essere adorato con culto di latria, anche esterno; e, quindi, che non debba neppure essere venerato con qualche particolare festività; ed essere portato solennemente nelle processioni, secondo il lodevole ed universale rito e consuetudine della santa chiesa; o che non debba essere esposto alla pubblica venerazione del popolo, perché sia adorato; e che i suoi adoratori sono degli idolatri, sia anatema" (Concilio di Trento, Sess. XIII, can. 6).

A questo pronunciamento del Concilio di Trento, si conforma la dottrina costante della Chiesa che ha sviluppato la propria vita spirituale mettendo al centro Gesù Eucarestia.

Scriveva Giovanni Paolo II nella sua enciclica "Ecclesia de Eucharistia": 

"Il culto reso all'Eucaristia fuori della messa, è di un valore inestimabile nella vita della Chiesa.Tale culto è strettamente congiunto con la celebrazione del Sacrificio eucaristico. La presenza di Cristo sotto le sacre specie che si conservano dopo la Messa  – presenza che perdura fintanto che sussistono le specie del pane e del vino  – deriva dalla celebrazione del Sacrificio e tende alla comunione, sacramentale e spirituale. Spetta ai Pastori incoraggiare, anche con la testimonianza personale, il culto eucaristico, particolarmente le esposizioni del Santissimo Sacramento, nonché la sosta adorante davanti a Cristo presente sotto le specie eucaristiche.
È bello intrattenersi con Lui e, chinati sul suo petto come il discepolo prediletto (cfr Gv 13,25), essere toccati dall'amore infinito del suo cuore. Se il cristianesimo deve distinguersi, nel nostro tempo, soprattutto per l'« arte della preghiera », come non sentire un rinnovato bisogno di trattenersi a lungo, in spirituale conversazione, in adorazione silenziosa, in atteggiamento di amore, davanti a Cristo presente nel Santissimo Sacramento? Quante volte, miei cari fratelli e sorelle, ho fatto questa esperienza, e ne ho tratto forza, consolazione, sostegno!"

Nell'esperienza del grande Pontefice si sente riecheggiare l'esperienza dei santi, di moltitudini di devoti e di martiri, di grandi sacerdoti, come don Dolindo Ruotolo, che ambiva  il contatto continuo con Gesù Sacramentato per dirGli tutto, quando, nei momenti  difficili, di autentica persecuzione, apriva il Tabernacolo e cominciava a parlare con Gesù, piangendo, raccontando tutta la pena del suo cuore sacerdotale.

Così si esprimeva Benedetto XVI, nel Discorso ai Partecipanti alla Plenaria della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, 13 marzo 2009, riportando passi della sua Esortazione  "Sacramentum Caritatis":

"Mentre la riforma [ndr. liturgica] muoveva i primi passi, a volte l'intrinseco rapporto tra la santa Messa e l'adorazione del Ss.mo Sacramento non fu abbastanza chiaramente percepito. Un'obiezione allora diffusa prendeva spunto, ad esempio, dal rilievo secondo cui il Pane eucaristico non ci sarebbe stato dato per essere contemplato, ma per essere mangiato. In realtà, alla luce dell'esperienza di preghiera della Chiesa, tale contrapposizione si rivelava priva di ogni fondamento.

L'adorazione eucaristica non è che l’ovvio sviluppo della Celebrazione eucaristica, la quale è in se stessa il più grande atto di adorazione della Chiesa. 


Ricevere l’Eucaristia, genuflettendo o almeno con l’inchino, significa porsi in atteggiamento di adorazione verso Colui che riceviamo in modo da non porre mai il nostro io, la pressione degli interessi e l’attrattiva dell’utilità come criterio ultimo, ma il suo regno presente là dove Egli è amato e dove il suo amore ci raggiunge portandoci a solidarizzare tra noi, con i più poveri in particolare. Proprio così e soltanto così diventiamo una cosa sola con Lui e pregustiamo in anticipo la grande speranza, la vita veramente vita per affrontare il presente: il presente, anche un presente faticoso, può essere celebrato e vissuto, pregato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino. 

L’atto di adorazione al di fuori della santa Messa prolunga e intensifica quanto è accaduto nella Celebrazione liturgica stessa. Infatti, soltanto nell’adorazione può maturare un’accoglienza profonda e vera.

Il Concilio Vaticano II e il magistero post-conciliare hanno messo in luce il ruolo singolare che il mistero eucaristico ha nella vita dei fedeli.

Paolo VI ha più volte ribadito che “l’Eucaristia è un altissimo mistero, anzi propriamente, come dice la Sacra Liturgia, il mistero della fede”. L’Eucaristia, infatti è all’origine stessa della Chiesa ed è la sorgente della grazia cioè dell’amore divino in noi, costituendo un’incomparabile occasione sia per la santificazione dell’umanità in Cristo che per la glorificazione di Dio. In questo senso, da una parte, tutte le attività della Chiesa sono ordinate al mistero dell’Eucaristia, e, dall’altra parte, è in virtù dell’Eucaristia che “la Chiesa continuamente vive e cresce”.

"La preghiera di adorazione
ci fa entrare nel Mistero di Dio"
Papa Francesco
Nostra carità pastorale è percepire e far percepire il preziosissimo tesoro di questo ineffabile mistero di fede “tanto nella stessa celebrazione della Messa quanto nel culto delle sacre specie, che sono conservate dopo la Messa per estendere la grazia del Sacrificio”.

La dottrina della transustanziazione del pane e del vino e della presenza reale sono verità di fede evidenti già nella Sacra Scrittura stessa e confermate poi dai Padri della Chiesa. Papa Paolo VI, al riguardo, ricordava che la “Chiesa Cattolica non solo ha sempre insegnato, ma anche vissuto la fede nella presenza del corpo e del sangue di Cristo nell’Eucaristia, adorando sempre con culto latreutico [ndr: di adorazione], che compete solo a Dio, un così grande Sacramento” (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica 1378).

Adorare indica, con la parola greca, il gesto di sottomissione, il riconoscimento di Dio come nostra vera misura, la cui norma accettiamo di seguire; con la parola latina, denota il contatto fisico, il bacio, l’abbraccio, che è implicito nell’idea di amore. L’aspetto di sottomissione prevede un rapporto di unione, perché colui al quale ci sottomettiamo è Amore. Infatti, nell’Eucaristia l’adorazione deve diventare unione: unione con il Signore vivente e poi con il suo Corpo mistico, cioè la Chiesa."

"La disputa del Sacramento" (Raffaello Sanzio)

Non possiamo esimerci dal fare questa riflessione finale: 

preso atto che la conservazione nel Tabernacolo e l'ostensione del Corpo di Cristo non è  altro che la naturale continuazione della celebrazione del Sacrificio, e la Chiesa cattolica lo insegna in modo reiterato e costante  ormai da un millennio, 

l'uso (e abuso) invalso nelle comunità neocatecumenali di preparare per la Consacrazione un pane che non può essere conservato nel Tabernacolo, non può essere portato in processione o esposto nell'ostensorio per essere adorato, rompe questa necessaria unità e artificialmente crea una cesura tra Cristo Eucarestia - con il quale si comunicano nel corso del proprio rito esclusivo e separato - e Cristo Eucarestia adorato e realmente presente, in corpo, anima, spirito e divinità, nella sua Chiesa.