Il punto è cruciale, perché sulla Liturgia, che è la sintesi più sublime della fede cattolica, si sono combattute aspre battaglie nel corso della storia, e, per quanto ne ho memoria, tutti o quasi i movimenti ereticali hanno messo in discussione soprattutto la dimensione sacrificale della Messa, la conversione delle sostanze del pane e del vino nella sostanza della Carne e del Sangue di Nostro Signore, o mettendo in contrasto alcuni significati con altri, nel tentativo di annacquare ciò che più caratterizza la cattolicità.
Ciò si realizza non solo propalando eresie, ma anche modificando nei fatti la Liturgia, che da atto nel quale viene amministrato il Sacramento diventa uno spettacolo autogestito dove "si portano avanti significati" dubbi o eterodossi, si compiono strafalcioni e si toglie spazio all'unica parte davvero importante, ovvero al mistero sublime per il quale si perpetua il Sacrificio del Signore.
Introduco l'argomento con la splendida e autorevole spiegazione del teologo domenicano P. Angelo Bellon:
1. la Messa è la perpetuazione del sacrificio di Cristo sui nostri altari.
Allora sia che venga celebrata da un solo sacerdote oppure da molti, sia con nessun fedele oppure con la presenza di una moltitudine di gente, ogni Messa offre a Dio un’adorazione, una lode e ringraziamento, una supplica di perdono e di richiesta di grazia che ha un valore infinito.
(…)
6. Il sacerdote, per motivi seri, può celebrare anche senza la presenza di un solo fedele.
Nel nostro Ordine, per antico privilegio, questo è sempre stato concesso.
Ultimamente i Papi non hanno cessato di esortare i sacerdoti a celebrare quotidianamente anche se non vi fosse la presenza del popolo.
Per il merito intrinseco ad ogni Messa, un sacerdote dà di più alla Chiesa e al mondo intero con la celebrazione dell’Eucaristia che con molte altre opere.
L'ottima spiegazione dottrinale di P. Bellon afferma alcuni concetti che mi preme sottolineare:
- Il Sacrificio di Cristo che si perpetua sull'altare in modo incruento al momento della consacrazione ha un valore infinito;
- questo valore esiste a prescindere dalla presenza del popolo;
- il Sacrificio perpetuato attraverso l'Eucarestia produce frutti di grazie che si spandono nel mondo intero, ed è così grande che sarebbe sufficiente anche una sola Consacrazione per tutte le anime del mondo.
È che ovvio che sia raccomandabile che il Sacrificio si svolga davanti al popolo, ovvero, se non vi sono motivi per celebrare la Messa senza il popolo, non è giustificabile farlo, ma primariamente è necessario che il sacerdote celebri quotidianamente la Messa, offrendo Cristo in sacrificio per il bene proprio e di tutto il mondo.
Il bene primario è la celebrazione della Messa, non la partecipazione del popolo.
Nel Cammino, per anni, si è invece insegnato che l'Eucarestia sarebbe principalmente un rendimento di grazie, in linea con le convinzioni di stampo giudaico-luterano di Kiko e Carmen e che durante l'Eucarestia il Signore "passa" come se fosse una specie di alito di vento, per "trascinare" l'assemblea al Cielo.
Carmen, la "serva del dio-Kiko", insegnava inoltre che i Tabernacoli sono inutili, dato che Cristo non vorrebbe stare lì, e anzi che Gesù si sarebbe fatto pietra se la Sua intenzione fosse stata di essere conservato con mille onori nel Tabernacolo, ed effettivamente convertire il pane (l'ostia) nella propria divina sostanza in vera Carne e vero Sangue da preservare per l'Adorazione. E dunque, dato che il pane va a male, la transustanziazione (che secondo Kiko è solo una parolina) si verifica solo per il tempo che serve a che l'assemblea consumi il pasto, perché (Carmen dixit) a una cena si va per mangiare e per bere.
L'enfasi sul rendimento di grazie (un aspetto dell'Eucarestia ma non il principale), sul passaggio del Signore ("pesach"), sul consumare tutto il pane transustanziato come in un banchetto nel quale non devono esserci avanzi, sono tutti segnali piuttosto evidenti del fatto che Kiko e Carmen non hanno mai realmente creduto nella Presenza Reale di Cristo, al massimo in una manifestazione transitoria del Signore nelle sacre specie e che la stessa sia dipendente dalla celebrazione assembleare. Senza l'assemblea il mistero non si perpetua, poiché è l'assemblea dei fedeli con un "presbitero" come officiante amministratore liturgico, nell'antico senso di "anziano", capo dell'assemblea.
È ovvio che in questa teologia distorta non c'è spazio per la santità della celebrazione del sacrificio supremo di Gesù. Tutto nel Cammino è temporaneo, smontabile, trasportabile. Il Tabernacolo non serve, l'Adorazione è inutile, l'altare fisso è superfluo e se c'è assume la forma di una tavola del banchetto, una mensa per una "santa cena". Esso inoltre è collocato in basso, anziché in alto verso Dio (dalla notte dei tempi persino i primitivi avevano intuito che se c'era divinità essa dovesse trovarsi in alto, nei cieli e in ogni cultura gli uomini hanno costruito luoghi elevati dove offrire sacrifici) come invece nella stragrande maggioranza delle chiese di tutto il mondo dove si salgono dei gradini per raggiungere lo spazio dell'altare, il presbiterio, o al limite lo stesso si trova separato dall'assemblea anche da barriere fisiche.
Nella teologia kikiana-carmeniana invece ogni sforzo è teso ad annullare qualsiasi elemento di sacrificio (non importa che di quando in quando i due eretici parlino di piaghe di Gesù o che Egli offrì se stesso al padre), e a far pensare che non ci sia nulla di sacro nella Liturgia
Gli spazi dove si svolgono le celebrazioni eucaristiche neocatecumenali non sono neppure spazi sacri o dedicati, ma normalissime sale dove si svolgono altre attività come conferenze, scrutini, anche buffet e banchetti, prove dei canti, catechismo, nonostante le raccomandazioni dello stesso Concilio Vaticano II.
Non raccomandare di inginocchiarsi (ma se Dio è davanti a te nel Pane, perché non inginocchiarsi alla Sua Maestà, alla infinita Bellezza di un Dio che ci ha considerati tanto importanti da morire per noi? Inginocchiarsi per amore e gratitudine!), non raccomandare l'Adorazione ("io guardo Lui e Lui guarda me", persino un contadino analfabeta è in grado di capire i misteri più dei kikolatri con cammini fino alla morte che non portano da nessuna parte), insistere ossessivamente sul Cristo Risorto tralasciando il Cristo morto sulla Croce (persino nell'inquietante "Cena pascual" con il Gesù già risorto che istituisce l'Eucarestia), insistere ossessivamente sulle origini ebraiche (che noi abbiamo superato e compiuto in Gesù che ha distrutto il Tempio, edificandolo in se stesso per sempre, vera Vittima, Altare e Sacerdote), esaltare il ruolo dell'assemblea fino al parossismo (tanto che è tutto un "fare", un "preparare", allestire con le suppellettili designed by Kiko non consacrate: crocefisso kikiano, hanukkiah kikiana, patene e calici kikiani con misteriosi simbolismi, pane made in Kiko-land, vino aleatico e tutto l'armamentario completato adesso dalle icone idolatriche di Carmen sanitificata a prescindere), tutto lascia pensare nei fatti che Kiko e la defunta collaboratrice fossero nemici del Sacrificio e che non ci abbiano mai creduto.
Come tutti gli eretici non hanno fatto altro che dissimulare e ingannare, nascondendosi nel sottobosco e nel caos post-conciliare, finché non hanno avuto sufficienti adepti per rivendicare un peso nella Chiesa cattolica.
Hanno fabbricato una liturgia e un movimento dove essere capi indiscussi, venerati e spesati, altro che riscoperta delle origini! La verità di fede è invece che il Sacramento è amministrato dal Sacerdote e che l'assemblea può solo unirsi a lui per ricevere benefici e offrire le proprie fatiche e le proprie buone opere all'unico sacrificio di Gesù, che si perpetuerebbe anche se sulla faccia della Terra ci fosse un solo sacerdote vivente a celebrare un'unica messa, perché egli non sarebbe solo ma unito a tutta la schiera celeste in virtù della Comunione dei Santi. Questa è la verità, questo è ciò che accade nella Messa:
“Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, si rende presente Cristo, il Figlio del Dio vivo” (S. Francesco d'Assisi)

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