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mercoledì 21 giugno 2023

Il pane azzimo neocatecumenale non è pane azzimo

Che cos'è il pane azzimo?

Il nome del pane azzimo deriva da greco "azymos" che significa privo di lievito e che in ebraico diventa "matzoh". Durante la Pasqua ebraica, gli Israeliti dovevano mangiare solamente pane azzimo, come commemorazione dell'Esodo dalla prigionia in Egitto. Poiché i figli di Israele avevano lasciato l'Egitto in fretta, non avevano avuto il tempo di aspettare che il pane lievitasse: da qui la tradizione di ricordare l'episodio durante la Pasqua consumando pane azzimo. 

Nella descrizione di questo tipo di pane e del perché venisse mangiato, nella Bibbia si legge: "Non mangerai con essa pane lievitato; per sette giorni mangerai con essa pane azzimo, pane di afflizione, affinché ti ricordi del giorno che uscisti dal paese d'Egitto tutti i giorni della tua vita" (Deuteronomio 16:3).

Pane azzimo contro pagnotta neocatecumenale

Il pane azzimo, o pane senza lievito, è un alimento povero realizzato solo con farina e acqua, senza sale né lievito e quindi senza lievitazione. Si presenta come una sfoglia croccante dalla forma rotonda o quadrata e dal sapore neutro, e può essere abbinato a piatti sia dolci che salati. Essendo privo di lievito può essere conservato per molto tempo.

Il pane azzimo, confezionato in cialde dette ostie, viene usato dai cattolici di rito latino nella celebrazione della Messa; i cristiani orientali (tranne Armeni, Maroniti e Malabaresi) usano invece il pane fermentato.

I neocatecumenali invece....

I neocatecumenali invece preparano in casa un pane che chiamano azzimo per la celebrazione delle loro eucaristie, di cui vanno molto fieri, a differenza dell'ostia che Kiko Arguello e Carmen Hernàndez definirono "di carta": si tratta di pagnotte con uno spessore abbastanza consistente, che vengono spezzate a fatica dal presbitero o da altri accoliti più  o meno autorizzati in pezzi irregolari che si sbriciolano, non si sciolgono in bocca ma devono essere ricevuti in mano e masticati a lungo, non possono essere conservati ma debbono essere consumati tutti nel corso della stessa eucarestia (questo può voler dire che qualcuno deve mangiarne più di un pezzo).

Lo chiamano "azzimo": ma lo è  davvero?

Il pane azzimo deve essere sottile

Cominciamo a esaminarne l'aspetto: il pane azzimo è  sottile e croccante, il pane neocatecumenale è  spesso e gommoso.

Il pane azzimo deve conservarsi a lungo

Passiamo alle caratteristiche: qualità principale del pane azzimo è  quella di poter durare a lungo, fino ad un mese, ("per sette giorni mangerai questo pane" Esodo 13:6), quello neocatecumenale in poche  ore assume una consistenza cementizia che ne rende impossibile la consumazione già il giorno dopo.

Come mai?

Andiamo a confrontare le due ricette

Tutte le ricette del pane azzimo tradizionale  prevedono una quantità d'acqua equivalente almeno alla metà  del peso della farina: il pane neocatecumenale invece viene fatto con acqua equivalente ad un terzo della farina: quindi molta di meno. Per esempio: in una ricetta tradizionale per il pane azzimo su 300 gr di farina devono essere aggiunti almeno 150 grammi di acqua, mentre nella ricetta neocatecumenale se ne aggiungono solo 100.

Perciò, mentre l'impasto del vero pane azzimo deve essere tirato in sfoglie sottili e messo velocemente a cucinare, l'impasto del pane neocatecumenale viene lavorato a lungo e non può essere tirato in sfoglie sottili. Con la stessa quantità di impasto con cui i neocatecumenali fanno la loro pagnotta, nella ricetta tradizionale vengono preparati quattro pani azzimi.

Una volta messo in forno, la pagnotta neocatecumenale viene cotta ad una temperatura inferiore ai 200° quindi, dato lo spessore maggiore, pur essendo girata da ambo i lati, non viene ben cotta; per poter restare abbastanza  morbida infatti non deve essere ben cucinata e deve essere subito avvolta in teli o in carta stagnola per mantenere l'umidità. Il "vero" pane azzimo  invece si asciuga all'aria e poi viene conservato in sacchetti di carta che lo mantengono a lungo asciutto e friabile.

Ma non basta, non si tratta solo di questo, anche se sarebbe già sufficiente per decretare la non conformità del pane così  come da ricetta neocatecumenale.

Il pane azzimo non deve lievitare

La pasta del pane azzimo viene ammorbidita, dicevamo, con una quantità d'acqua maggiore e rigorosamente fredda; viene lavorato velocemente (in pochi minuti) e poi steso. Acqua fredda e lavorazione  veloce assicurano che non cominci un processo di lievitazione, cosa assolutamente indispensabile, perché  il pane azzimo è  per sua stessa definizione un pane non lievitato.

Il pane neocatecumenale viene invece lavorato per 20/30 minuti; la lunghezza della lavorazione e l'acqua tiepida che innalza la temperatura dell'impasto, innesca la lievitazione, o fermentazione  naturale, causata dalle spore presenti nell'aria.

La fermentazione infatti, secondo la kasherut, raccolta di regole di alimentazione ebraica, inizia dopo 18 minuti da quando si sono mischiati gli ingredienti (se si usa l'acqua fredda) e quindi per attenersi alla regola pasquale non bisogna assolutamente superare questo tempo limite, né tantomeno  accelerare vieppiù la fermentazione con l'acqua tiepida.
Se infatti la farina rimane a contatto con l’acqua per più di 18 minuti, diventa a tutti gli effetti chamètz e quindi assolutamente proibito al consumo e al possesso durante i giorni di Pèsach.
E questa regola ha, come abbiamo visto, delle comprovate motivazioni scientifiche.

Significativamente, le "sacre istruzioni" dei catechisti neocatecumenali non fanno nessun accenno alla fretta con cui deve essere compiuta l'impastatura: tutt'altro!
La Torah ha numerosi comandamenti che regolano il chametz durante la Pesach:
il comandamento positivo di far "sparire il lievito dalle vostre case" (Esodo 11:15)
non possedere chametz nelle abitazioni (12:19), "Non si veda lievito presso di te" (16:4);
non mangiare chametz né misture contenenti chametz (13:3), "Non mangerete nulla di lievitato" (12:20, 16:3) "Per sette giorni voi mangerete azzimi. Già dal primo giorno farete sparire il lievito dalle vostre case, perché chiunque mangerà del lievitato dal giorno primo al giorno settimo, quella persona sarà eliminata da Israele." (Esodo 12:15).

Pani azzimi si trasformano in ostie

Ma, anche senza scomodare la Torah, dobbiamo rilevare che quel pane, lavorato in quel modo per precise disposizioni catechistiche, e non per colpa delle volenterose massaie del Cammino, non ha né  l'apparenza del pane azzimo (spessore e croccantezza), né  la sostanza del pane azzimo (essendo lievitato) ne le proprietà del pane azzimo (non si conserva).

In conclusione, il pane "azzimo" neocatecumenale non è  azzimo; e ce la sentiamo anche di dire che, data l'insufficiente quantità d'acqua e la cottura non adeguata, non è  neppure pane: nessuna ricetta di pane in tutto il mondo assomiglia a quella del Cammino!
Per precisa disposizione della Chiesa, il pane deve essere di qualità, confezionato con cura e azzimo.

Una lettera circolare del 15 giugno 2017 ai Vescovi sul pane e il vino per l’Eucaristia  della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, per incarico del Santo Padre Francesco, "si rivolge ai Vescovi diocesani per ricordare che ad essi, anzitutto, spetta provvedere degnamente a quanto occorre per la celebrazione della Cena del Signore (cf. Lc 22,8.13). Al Vescovo, primo dispensatore dei misteri di Dio, moderatore, promotore e custode della vita liturgica nella Chiesa a lui affidata (cf. CIC can. 835 §1), compete di vigilare sulla qualità del pane e del vino destinati all’Eucaristia e, quindi, su coloro che li preparano".
Poniamo l'attenzione su questa frase: "al Vescovo spetta di vigilare su coloro che li preparano" .
Fra le altre cose, la lettera circolare ribadisce che "il pane utilizzato nella celebrazione del santo Sacrificio eucaristico deve essere azzimo".

Detto questo, visto che la materia con cui avvengono le consacrazioni neocatecumenali, quel pane azzimo cioè  che non è  nè azzimo, nè pane, secondo nessuna ricetta, è  "'illecita", ricordiamo che la partecipazione a sacramenti che hanno in sé elementi illeciti è  sconsigliata ai fedeli cattolici

Di altri aspetti illeciti ed abusivi della Eucarestia neocatecumenale abbiamo già parlato in altre occasioni.
 
Variante della ricetta con glassa e logo
 
Ma perché i neocatecumenali per le loro eucaristie preparano un pane che non è azzimo? Per incuria, superficialità o per altri motivi?
 
Il pane azzimo è fatto come è fatto, senza olio, senza lievito, per poter durare a lungo, per una settimana, come per gli ebrei dopo l'esodo, ma può durare, se correttamente conservato, un mese o anche oltre, e può essere consumato quindi a distanza di tempo.
Esattamente come le ostie: per non parlare dei miracoli eucaristici e delle particole incorrotte dopo secoli.
Il pane neocatecumenale quanto dura? Poche ore. Il giorno successivo, lasciato all'aria, è immangiabile, se conservato nella stagnola, in breve è preda di colonie di muffe e batteri.
Questa è la semplice dimostrazione del fatto che la ricetta è sbagliata, quel pane non può essere considerato neppure come destinato all'alimentazione umana; inoltre è fermentato, per questo va incontro ai noti fenomeni di degradazione.
Tutto questo perché "qualcuno" non voleva che Cristo fosse conservato nel Tabernacolo, adorato nell Ostensorio, recato ai malati, ma fosse solo la "cena" della piccola comunità neocatecumenale, e si perdesse così coscienza della Presenza Reale di Gesù nelle Sacre Specie. Come infatti succede.
 
In conclusione, ci resta un dubbio da risolvere: da dove arriva la ricetta del "finto pane finto azzimo" neocatecumenale? Forse è la prima ricetta del pane di Carmen, a cui si è affezionata per non mollarla mai più? Forse invece è la ricetta segreta delle famose torte che Kiko e Carmen portavano al Papa san Giovanni Paolo II (non credo, a meno che non gli augurassero la morte, come poi a Benedetto XVI) visto che, soprattutto i primi tempi, aggiungevano al pane da consacrare olivette per insaporirlo e acqua Ferrarelle per renderlo più soffice? Forse proviene dal mondo dei laterizi, e in questo senso simboleggia il "pane della schiavitù" in Egitto?

Ai lettori l'arduo compito di formulare delle ipotesi.


sabato 18 febbraio 2023

Sacerdote, chi sei?

Con umiltà mi rivolgo a ciascuno di voi come un fratello, un amico, un padre e un condiscepolo di Gesù Cristo, per meditare insieme sul dono meraviglioso che ci è stato dato: il sacerdozio.
(Robert Sarah)

"Per l'eternità - (Meditazioni sulla figura del sacerdote) " è un libro formativo e contemplativo composto dal Cardinale e arcivescovo cattolico guineano Robert Sarah. Si tratta di un'opera pregiata, pervasa di umiltà e amorevole premura, che esordisce con una dedica limpida e immediata:

- "a tutti i seminaristi".

La voce dell'autore è correlata dall'eco inesauribile dei Santi; una voce unica e spiritualmente salutare che si fa spazio in un tempo in cui "l'ombra della notte incombe sulla vita dei sacerdoti" (pag. 7).

L'argomento è delicato e serio ed il suo valore vitale. Per questo ritengo interessante, nonché necessario, leggere con occhio partecipe e appassionato le righe stilate dal Cardinal Sarah, le quali risultano essere rivolte anche al cammino (essendo una realtà interna alla Chiesa Cattolica).

L'introduzione del libro, redatta sempre dall'autore, di già dispiega le ali della verità più cruda conducendo l'attenzione sulla dura, anzi sanguinaria, realtà dell'oggi:

- "Non c'è settimana in cui non si diffonda la notizia di un caso di abuso sessuale o di corruzione. Si deve guardare in faccia la realtà, il sacerdozio sembra vacillare".

Ebbene, il peccato gravissimo, umanamente imperdonabile, che bisogna addebitare anche ai sacerdoti che hanno accolto la dottrina neocatecumenale, è quello di aver seminato e diffuso l’idea che tutti gli istinti siano buoni perché la natura umana sarebbe di per sé innocente, dando l’esempio d’un modo di porsi di fronte alla vita che non ha più nulla di spirituale, ma prettamente terreno: come se il destino umano si compisse quaggiù, in questa povera carne peritura. La tragica realtà degli abusi su minori e persone vulnerabili, esercitata da sacerdoti o da figure portanti di un certo ambiente ecclesiale, anche espressa in omertà o protezione dei colpevoli, è una delle ferite più gravi del corpo mistico di Cristo. E tra le pagine più oscure della storia del cammino troviamo proprio quella relativa a questo genere di violenza.

Robert Sarah prosegue con tono severo e spedito:

- "Il sacerdozio, il suo statuto, la sua missione, la sua autorità, sono messi al servizio di quanto c'è di peggio al mondo. Il sacerdozio è stato strumentalizzato per nascondere, insabbiare, e persino giustificare la profanazione dell'innocenza dei bambini"

Non esiste ragionamento che possa chiarire adeguatamente il dramma in esame, perciò lascerò la parola ad un padre che ha veduto con i propri occhi la sofferenza più logorante attraversare l'anima dei suoi figli. Discutiamo di bambini innocenti abusati da un catechista del cammino e ulteriormente seviziati, nell'ambito dell'interiorità, da alcuni sacerdoti assecondanti il contesto settario, questi ultimi colpevoli di aver ostacolato il procedere della giustizia e di aver indicato, con l'indice autoritario, la porta d'uscita della chiesa. Circostanza che ha allontanato dai Sacramenti l'intera famiglia.

Il padre si esprime con dolorosa schiettezza:

- «Il Vescovo era neocatecumenale e per tale mi invitava a ritirare la denuncia, farmi pagare i danni morali e chiudere la faccenda per proteggere la credibilità del cammino e l'immagine della Chiesa. Lui si preoccupava di evitare lo scandalo mentre i bambini morivano interiormente. Il Vescovo protesse il cammino e lasciò agonizzare la mia famiglia. Mi disse inoltre che un cristiano deve perdonare tutto, lasciando ad intendere che avrei dovuto abbandonare il mio intento di ottenere giustizia!»

Un estratto proveniente da una relazione redatta da una donna che subì degli abusi nell'ambito del cammino, chiarisce ancor più la gravissima portata della questione. Si tratta di una missiva indirizzata al Vescovo della sua diocesi in cui riporta il dialogo intrattenuto con un sacerdote convintamente neocatecumenale:

La donna riferisce: "Più ancora forse colpisce la mia sensibilità, certamente esacerbata dalla mia esperienza personale, che questo sacerdote (il vicario appunto), come tanti altri sacerdoti e catechisti del cammino, consiglierà alle vittime che dovessero chiedergli consiglio o essere affidate a lui, prendendo a pretesto la Croce di Cristo, di non denunciare l’abuso subito, e considererà più che lecito che i criminali non vengano puniti, anzi, che possano avere altre occasioni favorevoli per delinquere."

- "Com'è possibile tollerare tali episodi senza tremare, senza piangere e senza metterci in discussione?;
Dobbiamo guardare il male in faccia!" (Pag.8)

Gli orientamenti realizzati dalla mente alienata degli iniziatori sono materia di fede e di studio dei presbiteri compromessi e dei seminaristi frequentanti i Redemptoris Mater, in questi scritti apprendiamo che “l’uomo non può fare il bene perché si è separato da Dio, perché ha peccato ed è rimasto radicalmente impotente e incapace, in balia dei demoni. È rimasto schiavo del Maligno. Il Maligno è il suo signore. Per questo non valgono né consigli, né sermoni esigenti. L'uomo non può fare il bene".

Dunque il bene è una realtà fuori dalla portata dell'uomo, ergo: ferire gli innocenti per Kiko e Carmen è addirittura lecito.

E sono proprio queste idee avverse a svelare la motivazione per cui il cammino proliferi di abusi d'ogni genere, inclusi quelli fisici.
I due pericolosi e falsi profeti hanno forgiato una dottrina immorale e perversa che reprime l'idea della giustizia e favorisce quella del vizio.Tutti noi conosciamo, oramai perfettamente, quanta pressione psicologica compiano i catechisti, e non meno i sacerdoti, a danno dei fedeli che dipendono dalla parola neocatecumenale.
Schivare l'altra parte della medaglia, che è la Giustizia, non favorisce la consapevolezza del peccato e consente che il male si propaghi. Ma, in effetti, se "il peccato è necessario" come comunica la scienza kikiana, perché mai si dovrebbe imboccare la via della legalità e della redenzione spirituale?

In cammino la protezione degli indifesi viene affidata ai catechisti, ai responsabili, alla comunità, una situazione anomala che non va assolutamente sottovalutata.
Per questo motivo, se la Chiesa intende applicare contro l'abuso sessuale sui minori il "principio di tolleranza zero", non può evitare di indagare, scandagliare e studiare l'infido contesto neocatecumenale. In quei meandri vive la sporcizia più nera, altro che santità a profusione.

- (pag.25) da una meditazione di Santa Caterina da Siena (dice il Signore a Caterina): "Vedi con quanta ignoranza, con quante tenebre, con quanta ingratitudine e con che mani immonde, è somministrato il glorioso latte e sangue di questa Sposa! E con quanta presunzione e irriverenza è ricevuto! Perciò quella cosa che dà vita, spesse volte dà morte per loro colpa".

- Card. Sarah (pag. 32): "Chi pretende di riformare la Chiesa con gli stessi mezzi che si usano per riformare una società di questo mondo, non solo fallisce nella sua impresa, ma infallibilmente finisce col trovarsi fuori dalla Chiesa"

Bisogna fuggire con risolutezza il peccato di presunzione, di chi presume di salvarsi in virtù dei propri titoli umani (catechista 'autorevole e influente' e tutti i titoli che compongono la realtà kikiana) e che ritiene di far parte di una cerchia di eletti in grado, addirittura, di riformare la Chiesa Madre. È vero, sì, che “la salvezza di Dio è per tutti gli uomini” (Tito 2,12), ma nello stesso tempo questa non può e non deve essere data per scontata, né tanto meno pretesa, ma bisogna conquistarla con la coerenza di vita evangelica e l’esercizio eroico della carità. Soluzione infattibile nella cerchia comunitaria di Argüello ed Hernández.

Quali orme seguire quindi? Quelle di Cristo o quelle di Kiko? Non c'è compromesso che tenga. Figli di Dio o, per come si autodefiniscono i fedeli e i fiancheggiatori del cammino, figli del demonio?

- C. Robert Sarah (pag 43): "I sacerdoti che non sono santi non soltanto sono dei mediocri, ma guidano al male coloro che sono stati a loro affidati. Il peccato di un pastore non è una questione privata. Infligge all'intero gregge una profonda ferita.

L'esortazione è fervida ma al contempo premurosa.

- (Pag. 49): "Cari giovani sacerdoti, e voi confratelli più anziani nel sacerdozio, permettetemi di ripetervi con San Giovanni: "Avete vinto il maligno!". Siate coloro che prendono la direzione opposta […] per noi cristiani la direzione opposta non è un luogo. È una Persona: è Gesù Cristo, nostro Signore e nostro Dio, e nostro Redentore. Il solo unico Redentore del mondo. SeguiteLo, Egli è l'unica via che conduce al Padre e la piena realizzazione del vostro sacerdozio.

Chi è realmente quel sacerdote che procede lungo la strada di Kiko assoggettandosi alle sue 'tappe' e ai suoi scrutini? Non si trova una risposta logica, o perlomeno rincuorante.
Mi chiedo: perché questi sacerdoti permangono muti dinanzi agli scontri impari che avvengono a scapito delle anime più fragili? Perché non consolano e difendono i giovani oppressi dalla necessità di vivere una vocazione confacente alle aspettative dei catechisti e una vita aderente alle desolanti leggi kikiane? Perché aspirano ad una carica di spicco all'interno del cammino? Perché consegnano la propria parrocchia alle comunità permettendo ai neocatecumeni di prendere decisioni di notevole rilevanza, di imbrattare i muri sacri e di sganciare i Crocefissi dalle chiese?
Inoltre, perché confessano in un'atmosfera inadatta e caotica sfigurando la nobiltà e l'importanza del Sacramento, demolendolo ancor più lasciando intendere che la confessione pubblica sia plausibile?

Ce lo dice la Chiesa, il Ministro del sacramento della penitenza è il solo sacerdote, il quale deve aderire fedelmente alla dottrina del Magistero.
In cammino c'è un bisogno insaziabile di confidarsi e confidare nel Signore. Una sete inestinguibile che non può trovare compimento in una simil "penitenziale" defraudata della sua sacralità e riservatezza, o in una umiliante confessione a titolo collettivo. Collettività che non ha l'obbligo di mantenere il segreto sebbene i catechisti, bugiardi di professione, lo garantiscano.
I segreti vengono appuntati nella mente di ogni singolo 'fratello' (mai parola fu più abusata e nella concretezza disattesa) e sfruttati come merce di ricatto. La pretesa è che vi sia un abbandono totale di sé, una consegna incondizionata del proprio essere, un affidamento senza riserve; un'apertura del cuore che sfora nell'abuso, perché il tutto nasce da una pretesa di obbedienza che pressa le coscienze sino a far rivelare ciò che dovrebbe esser confidato soltanto ad un sacerdote nell'ambito di una confessione sacramentale.Tutto ciò fa quasi timore, deprime, scoraggia, toglie ogni briciola di dignità e rende schiavi, succubi della comunità. La sensazione è quella di essere appesi ad un filo che si stringe inesorabilmente ad ogni scrutinio; ad ogni confidenza. Una trappola che strugge l'animo e la psiche e distrugge la vita del fedele, della sua famiglia, ma anche degli spettatori.
Questi personaggi privi di reale autorità esercitano un dominio sulla coscienza altrui, operando dei soprusi che, proprio per la loro natura spirituale, sono tra i più infidi e rovinosi.
Nessuna persona può esercitare autorità sulla coscienza dell’altro, neanche una guida spirituale - vera e santa - è dotata di una simile libertà. È un principio che non sopporta eccezioni o deroghe.

- (Pag.57) Robert Sarah: "A San Norberto viene attribuito questo pensiero: "Sacerdote, chi sei? Non sei da te, perché sei dal nulla, non sei per te, perché mediatore degli uomini, non sei tuo, perché sposo della Chiesa, non sei di te, perché servo di tutti, non sei tu perché sei Dio. Chi sei dunque? Niente e tutto" […] Dal sacerdote ci si aspetta che sappia come comportarsi "nella casa di Dio, che è la Casa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità" (cfr. 1 Tm 3,15). Per nessuna ragione al mondo, il sacerdote dovrà nascondere la verità.
(Pag.58): La verità viene prima di tutto.

Nella difesa della verità il primo ausilio è Maria, nemica di tutte le eresie.
È tragico constatare come la figura del neocatecumeno sia stata pensata per essere orfana di Madre.

sabato 4 dicembre 2021

Cardinale Robert Sarah: "chi divide la Chiesa pre-conciliare da quella post-conciliare fa il lavoro del diavolo"

Alcuni entusiasti ammiratori del Cammino neocatecumenale hanno interpretato come segno di approvazione incondizionata la benedizione ricevuta dal cardinale Robert Sarah, prefetto emerito della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, in occasione della presentazione, a Roma il giorno 29 novembre 2021, della biografia  della coiniziatrice del Cammino  neocatecumenale Carmen Hernàndez.

Nella Basilica di San Paolo i neocatecumenali hanno il coraggio di esporre l'immagine photoshoppata della loro fondatrice con le mani giunte palesemente posticce: da ciò si deduce quanto valore si possa dare alle loro biografie 'storiche'...

Si tratta, come sempre, di forzature e di interpretazioni che nulla hanno a che vedere con la realtà; sappiamo infatti, per averlo più  volte ricordato, che le posizioni e le idee del cardinale guineano differiscono da quelle di Kiko Argüello e dei suoi accoliti quanto il sole dalla luna.

Riportiamo in proposito alcuni passaggi di una intervista del cardinal Sarah rilasciata a "Il Foglio" nel marzo scorso: si rivela lampante la divaricazione drammatica tra la visione della Chiesa, della liturgia, degli sviluppi del Concilio Vaticano II, della necessaria obbedienza al Pontefice del cardinale e dei due laici spagnoli. 

OBBEDIENZA AL PAPA

"Poche settimane fa il Papa mi ha comunicato che ora aveva deciso di accettare la mia rinuncia. Gli ho subito detto che ero felice e grato per la sua decisione. L’ho ripetuto spesso: l’obbedienza al Papa non è solo una necessità umana, è il mezzo per obbedire a Cristo che ha posto l’apostolo Pietro e i suoi successori a capo della Chiesa. Sono felice e orgoglioso di aver servito tre Papi: san Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, nella curia romana per oltre vent’anni. Ho cercato di essere un servitore leale, obbediente e umilmente sottomesso della verità del Vangelo".

Sconcertante la differenza con ciò che afferma Kiko Argüello proprio nel corso della presentazione del 29 novembre:

"Me dice (il papa) le prime parole che dice a me: Kiko, tutto quello che tu decidi, io te l'approvo"

Secondo la visione di Kiko e Carmen infatti i papi vanno blanditi, convinti ed istruiti, come l'iniziatrice esplicitamente ammette nelle pagine già pubblicate del suo diario e come ci si 'dimentica' di dire durante la presentazione della sua biografia quando si accenna al suo amore per il pontefice. Blanditi e convinti: non certo obbediti! Qui infatti un Kiko ormai senescente e dipendente dai suggerimenti di Ascensiòn, dimostra di credere che sia giusto addirittura che il Pontefice debba obbedire a lui, e non viceversa.


LA CHIESA COME ISTITUZIONE DIVINA, NON MONDANA

Per il cardinale Robert Sarah "nonostante quello che dicono i ‘ciechi nati’ e nonostante i molti peccati dei suoi membri, la Chiesa è bella e santa. E’ l’estensione di Gesù Cristo. La Chiesa non è un’istituzione mondana, la sua salute non si misura dal suo potere e dalla sua influenza.
La Chiesa deve andare alla Croce e al grande silenzio del Sabato santo. Dobbiamo pregare con Maria vicino al corpo di Gesù. Guardare, pregare, fare penitenza e riparare per poter annunciare meglio la Vittoria di Cristo Risorto”.

Grande silenzio, penitenza e riparazione non sono nelle corde della predicazione dei 'ciechi nati' neocatecumenali negli ultimi 50 anni. Nonostante anche nel corso della presentazione della biografia della Hernàndez sia il cardinale Schönborn sia il postulatore Metola si sforzino di mettere l'accento sugli inizi dell'esperienza neocatecumenale nelle baracche e tra i poveri, o sul viaggio dell'ereditiera Carmen 'senza un soldo' in Terra Santa, sappiamo che i due iniziatori hanno lavorato alacremente perché la loro creatura, il loro movimento, avesse un successo mondano e fosse una potenza finanziaria. E dei poveri autentici non hanno mai saputo che farsene!

LA LITURGIA

Ma è sul rispetto della liturgia e sulla sua importanza  che le idee dei due iniziatori  neocatecumenali  e il cardinale ex prefetto della Congregazione  per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti  si discostano in modo netto ed evidente, fino a divenire antitetiche.

Afferma infatti il cardinale nella sua intervista a 'Il Foglio':

"La Chiesa esiste per dare gli uomini a Dio e per dare Dio agli uomini. Questo è precisamente il ruolo della liturgia: adorare Dio e comunicare la grazia divina alle anime. Quando la liturgia è malata, tutta la Chiesa è in pericolo perché il suo rapporto con Dio non è solo indebolito, ma profondamente danneggiato.

Ma stiamo parlando di Dio? ...Se Dio non è al centro della vita della Chiesa, allora essa è in pericolo di morte. Questo è certamente il motivo per cui Benedetto XVI ha affermato che la crisi della Chiesa è essenzialmente una crisi della liturgia, perché è una crisi del rapporto con Dio. Anche per questo, seguendo Benedetto XVI, ho insistito: lo scopo della liturgia non è celebrare la comunità o l’uomo, ma Dio. Questo è ciò che manifesta molto bene la celebrazione orientata. ‘Dove un orientamento diretto a est non è possibile – dice Benedetto XVI – la croce può quindi servire come orientamento interiore della fede. Deve poi collocarsi al centro dell’altare e focalizzare lo sguardo del sacerdote e della comunità orante.

Quando tutti insieme si volgono alla Croce, si evita il rischio di un faccia a faccia troppo umano e chiuso in se stesso. Apriamo i cuori all’irruzione di Dio. 

Come diceva Joseph Ratzinger ‘l’idea che nella preghiera il sacerdote e il popolo debbano confrontarsi l’uno con l’altro è nata solo nel cristianesimo moderno, è del tutto estranea al cristianesimo antico. E’ certo che il sacerdote e il popolo pregano rivolti non l’uno verso l’altro, ma verso l’unico Signore’, il Cristo che, in silenzio, ci viene incontro. (Joseph Ratzinger, Prefazione al volume XI dell’Opera omnia: Teologia della liturgia, Parigi, Parole et Silence, 2020). 

Anche per questo ho continuato a insistere sulla necessità di uno spazio per il silenzio nella liturgia. Quando l’uomo tace, lascia un posto a Dio. Al contrario, quando la liturgia diventa ‘loquace’, dimentica che la croce è il suo centro, ci si organizza intorno al microfono".

Il silenzio è esattamente il grande nemico delle liturgie 'fai-da-te' inventate dalla teologa Carmen e dal guitto Kiko, in cui appunto non si tace mai e non si lascia posto a Dio, in cui l'orientamento verso la croce e l'altare viene sostituito dal 'festino' sul tavolone centrale e in cui alla croce si sostituisce il simbolo ebraico della Hannukiah, il candelabro con nove fiammelle.


CONCILIO VATICANO II

Nella presentazione della biografia della Hernàndez si fa un gran parlare di come il Cammino neocatecumenale concorra a realizzare il Concilio Vaticano II. In realtà è esattamente  il contrario. O almeno, il cardinale Sarah è profondamente convinto che la vera eredità dell'ultimo Concilio si compia nell'opera liturgica voluta da Papa Benedetto XVI, e chi divide la Chiesa pre-conciliare da quella post-conciliare, come Kiko e Carmen nelle proprie catechesi, quando addirittura  mettono tra parentesi l'intera storia della Chiesa, divide e fa il lavoro del diavolo.

Conclude infatti il cardinale Robert Sarah:

"Quando ho parlato di orientamento liturgico e senso del sacro, mi è stato detto: ‘Siete contrari al Concilio Vaticano II!’. E’ sbagliato! ... L’unica cosa che conta è cercare Dio sempre più profondamente, incontrarlo e inginocchiarsi umilmente per adorarlo. Papa Francesco, quando mi ha nominato, mi ha dato due istruzioni: attuare la Costituzione sulla liturgia del Concilio Vaticano II e far vivere l’eredità liturgica di Benedetto XVI... Continuare l’opera liturgica di Benedetto XVI è il modo migliore per applicare il vero Concilio. Purtroppo alcuni ideologi vogliono opporre la Chiesa pre conciliare a quella post conciliare. Dividono, fanno il lavoro del diavolo. La Chiesa è una, senza rotture, senza mutamenti di rotta, perché il suo Fondatore ‘Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e per sempre’ (Eb 13, 8). La Chiesa va verso Dio, ci orienta verso di Lui. Dalla professione di fede di san Pietro a Papa Francesco attraverso il Vaticano II, la Chiesa ci volge a Cristo. Dare alla liturgia il suo carattere sacro, lasciare spazio al silenzio, e talvolta anche celebrare verso oriente, come fa Papa Francesco nella Cappella Sistina o a Loreto, significa attuare in modo profondo e spirituale il Concilio."

Dalla obbedienza al Papa, alla Chiesa come Istituzione Divina, alla Liturgia, al modo di intendere l'attuazione del Concilio Vaticano II, il Cammino è bocciato su tutta la linea. Quattro capisaldi individuati e analizzati da Sarah, neanche uno struttura il Neocatecumenato che col suo Tripode crolla miseramente in frantumi.

Abbiamo già preparato il santino per Kiko, sulla falsariga di quello di Carmen, con una mano posticcia che sgrana il rosario (l'aria estatica è dovuta alla visione di una  'sua' opera realizzata in bronzo).

 



mercoledì 17 marzo 2021

Cardinal Sarah: la croce torni al centro dell'altare

Nota introduttiva.
I neocatecumenali, che hanno un rapporto decisamente conflittuale con la verità, da qualche anno vanno favoleggiando di una qual certa amicizia con il cardinale Robert Sarah, da poco prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Addirittura hanno sostenuto che, presente all'ultima Convivenza dei Vescovi di cui è stata data comunicazione ufficiale, quella del 2017, avrebbe celebrato alla Domus con la pagnottona sbriciolata al posto dell'Ostia e fra gli ululati dei cantori, proponendo a questo proposito una delle loro immagini poco abilmente photoshoppate.
Recentemente poi, hanno sostenuto che un documento con il quale il Cardinale Sarah chiedeva a tutti i vescovi di tornare a far celebrare la Messa nelle loro diocesi dopo il diuturno periodo di astinenza dai sacramenti in concomitanza con l'infuriare della pandemia da Covid-19, era stato confezionato per loro per obbligare i neocatecumenali renitenti a tornare nelle salette per dimostrare di avere la resurrezione incorporata.
Più volte invece, da parte nostra, abbiamo indicato il Cardinal Sarah come uno dei prelati che aveva appoggiato la decisione di Papa Benedetto XVI di togliere ai neocatecumenali il diritto di celebrare Messa nelle cosiddette "piccole comunità" per dare un taglio netto alla loro incoercibile disobbedienza e ai loro abusi liturgici.
Il Cardinale non ha mai fatto mistero delle proprie opinioni, del proprio amore per la liturgia e del desiderio che essa riprenda il proprio valore centrale nella vita della Chiesa, escludendo ogni irriverenza e ridando al silenzio e alla postura dei fedeli l'opportuno significato.
Riportiamo a questo proposito una parte di un'intervista rilasciata di recente dal cardinal Sarah, pensando in particolare a cosa il porporato vorrebbe riportare per sempre al centro dell'altare, la Croce, e a cosa invece i neocatecumenali abbiano messo al centro della mensa, il candelabro ebraico a nove braccia, simbolo della diffusione del Cammino Neocatecumenale a discapito di altre realtà cattoliche e del suo disprezzo per la liturgia della Chiesa.




La Chiesa esiste per dare gli uomini a Dio e per dare Dio agli uomini.
Questo è precisamente il ruolo della liturgia: adorare Dio e comunicare la grazia divina alle anime.
Quando la liturgia è malata, tutta la Chiesa è in pericolo perché il suo rapporto con Dio non è solo indebolito ma profondamente danneggiato.
La Chiesa corre quindi il rischio di tagliarsi fuori dalla sua fonte divina per diventare un’istituzione centrata su sé stessa che ha solo sé stessa da proclamare.
Sono molto colpito dal fatto che si parli molto della Chiesa, della sua necessaria riforma. Ma stiamo parlando di Dio? Stiamo parlando dell’opera di Redenzione che Cristo ha compiuto principalmente attraverso il mistero pasquale della sua benedetta Passione, della sua Risurrezione dall’inferno e della sua gloriosa Ascensione, del mistero pasquale con cui “morendo, ha distrutto la nostra morte e, risorto, ha ripristinato la nostra vita”? (Sacrosanctum Concilium, n. 5)?
Invece di parlare di noi stessi, rivolgiamoci a Dio! Questo è il messaggio che ripeto da anni. Se Dio non è al centro della vita della Chiesa, allora è in pericolo di morte.
Ecco perché Benedetto XVI ha detto che la crisi della Chiesa è essenzialmente una crisi della liturgia perché è una crisi del rapporto con Dio.
Anche per questo, seguendo Benedetto XVI, ho insistito: lo scopo della liturgia non è celebrare la comunità o l’uomo, ma Dio. Questo è molto ben espresso nella celebrazione orientata [ad orientem].
“Dove l’orientamento diretto verso Oriente non è possibile”, dice Benedetto XVI, “la croce può quindi servire come orientamento interiore della fede.
Deve quindi prendere il suo posto al centro dell’altare e concentrare lo sguardo del sacerdote e della comunità di preghiera.

Cosa hanno messo al centro i neocatecumenali?

In questo ci conformiamo all’antico invito alla preghiera che apre l’Eucaristia: Conversi ad Dominum: “Rivolti al Signore. Allora guardiamo insieme a Colui la cui morte ci dà la vita, a Chi ci rappresenta davanti al Padre, ci prende tra le sue braccia e ci fa vivere e nuovi templi dello Spirito Santo (cfr 1 Cor 6,19).'”
Quando tutti si girano insieme verso la Croce, evitiamo il rischio di un incontro faccia a faccia troppo umano e chiuso in se stesso. Apriamo i nostri cuori all’effusione di Dio.
“L’idea che, nella preghiera, il sacerdote e il popolo si guardano l’un l’altro nella preghiera è nata solo nel cristianesimo moderno, è completamente estranea all’antico cristianesimo. È certo che il sacerdote e il popolo pregano non l’uno verso l’altro, ma verso l’unico Signore”, Cristo che, in silenzio, viene ad incontrarci. (Joseph Ratzinger, Prefazione al Volume XI: La teologia della liturgia – delle opere complete, Parigi, Parole et Silence, 2020).
Anche per questo non ho mai smesso di tornare al luogo del silenzio nella liturgia. Quando l’uomo rimane in silenzio, lascia un posto per Dio. Al contrario, quando la liturgia diventa loquace, dimentica che la croce è il suo centro, si organizza intorno al microfono.
Tutte queste domande sono cruciali perché determinano il luogo che diamo a Dio. Purtroppo si sono trasformati in questioni ideologiche. (…) Dare alla liturgia il suo carattere sacro, lasciare spazio al silenzio, e persino celebrare a volte verso l’Oriente, come fece Papa Francesco nella Cappella Sistina o a Loreto, è il compimento profondo e spirituale del Concilio. (…)
La Chiesa oggi sta vivendo un Venerdì Santo. La barca sembra prendere acqua da tutti i lati. Alcuni la tradiscono dall’interno. Penso al dramma e agli orribili crimini dei preti pedofili. Come potrebbe la missione essere feconda quando tante bugie coprono la bellezza del volto di Gesù? Altri sono tentati di tradire quando lasciano la nave per seguire i poteri alla moda. Penso alle tentazioni all’opera in Germania nel cammino sinodale. Ci si chiede che cosa rimarrà del Vangelo se tutto questo giungerà alla fine: una vera e propria apostasi silenziosa.
Ma la vittoria di Cristo passa sempre attraverso la Croce. La Chiesa deve andare verso la Croce e verso il grande silenzio del Sabato Santo. Dobbiamo pregare con Maria accanto al corpo di Gesù.
Guardate, pregate, fate penitenza e riparate in modo da poter proclamare meglio la Vittoria di Cristo risorto!
Come vedo il mio futuro?
Non ho intenzione di smettere di lavorare! E infatti sono felice di avere più tempo per pregare e leggere. Continuerò a scrivere, a parlare, a viaggiare. Qui a Roma continuo ad accogliere sacerdoti e fedeli provenienti da tutto il mondo. Più che mai la Chiesa ha bisogno di vescovi che parlino in modo chiaro, libero e fedele a Gesù Cristo e agli insegnamenti dottrinali e morali del suo Vangelo. Intendo continuare questa missione e persino amplificarla.
Devo continuare a lavorare al servizio dell’unità della Chiesa, nella verità e nella carità. Desidero umilmente continuare a sostenere la riflessione, la preghiera, il coraggio e la fede di tanti cristiani disorientati, confusi e perplessi dalle tante crisi che stiamo attraversando in questo momento: crisi antropologica, crisi culturale, crisi di fede, crisi sacerdotale, crisi morale, ma soprattutto crisi nel nostro rapporto con Dio.

(Cardinale Robert Sarah)

mercoledì 3 febbraio 2021

La Comunione sulle labbra

Consapevoli del fatto che Dio non abbandona mai l’umanità che ha creato, e che anche le prove più dure possono portare frutti di grazia, abbiamo accettato la lontananza dall’altare del Signore come un tempo di digiuno eucaristico, utile a farcene riscoprire l’importanza vitale, la bellezza e la preziosità incommensurabile. Appena possibile però, occorre tornare all’Eucaristia con il cuore purificato, con uno stupore rinnovato, con un accresciuto desiderio di incontrare il Signore, di stare con lui, di riceverlo per portarlo ai fratelli con la testimonianza di una vita piena di fede, di amore e di speranza.

Cardinal Sarah



Il digiuno eucaristico, afferma il Cardinale, è utile a farcene riscoprire l’importanza vitale, la bellezza e la preziosità incommensurabile.

A tal proposito desidero riportare un mio vissuto attuale che spero possa esser d' aiuto a quei kikos che pronunciano un risoluto "grazie ma passo" dinanzi alle esortazioni del Card. Sarah. Circostanza scaturente dalla loro convinzione d' essere una dimensione a parte, degli eletti privilegiati disposti ad ascoltare solo i kiko-rappresentanti.

Mi appartengono parole semplici, quindi spero di riuscire a trasmettere esaurientemente il messaggio che desidero inviare. Mi aiuterà Dio.

La vicissitudine che sto per esporre si aggancia all'esortazione del Card. Sarah che ho ripreso nell' input del mio commento: il digiuno eucaristico.

Vissi un tempo prolungato di digiuno eucaristico, ogni mio tentativo di ottenere la Particola sulle labbra si rivelò fallimentare. Ho molto sofferto, una frustrazione offerta all' Altissimo che però non mi concesse piena serenità.

Poi ieri, giorno del Signore, per una sorta di grande amarezza mi astenni dal dirigermi alla santa Messa, ma ancora non sapevo che sarebbe stata la Vergine stessa, Materna e Paziente, a condurmi all' Eucarestia.

Dopo aver saltato la Messa mattutina ed essermi ostinata a non frequentare quella serale, sentii in me un rilevante desiderio di accostarmi a Cristo. Ebbene, mi misi in macchina e mi diressi ad un santuario mariano. Appena giunta provai un' intensa emozione, un sentimento di profondo amore per l' Ostia Santa che il sacerdote elevava al cielo proprio in quell' istante. Giunsi nel momento della Consacrazione.


Mi disposi in adorazione desiderando la Comunione con grande ardore, ma la delusione sopraggiunse inesorabile. Un avvertimento: "La Comunione verrà dispensata soltanto nelle mani".

Assieme al celebrante era presente un sacerdote esorcista dal vistoso Crocifisso di San Benedetto sul petto, che notai dar concessione ai richiedenti della Comunione sulle labbra. Una luce nell' oscurità.

Così mi nutrii del mio Signore.

Mi sentii edificata e commossa. Gli attimi a seguire sostai riconoscente tra le braccia di una grande e consolante statua della Vergine Santissima posta in mezzo allo splendore del Creato, proprio ove la Santa Messa era in atto.

In seguito decisi di confessarmi, per tale mi rivolsi a quell'anziano che sostava con le mani giunte ad un angolo esterno del Santuario, con lo sguardo fisso sulla gente che frenetica si precipitava verso l' entrata della Casa del Signore per far visita. L' anziano signore era il sacerdote esorcista di cui prima. Ebbene, lo interruppi nella sua meditazione chiedendo che mi confessasse, questione che mi concesse all' istante con sguardo d' approvazione. Quindi mi invitò a seguirlo negli splendidi confessionali tradizionali completi di grata e inginocchiatoio. Mi confidai e lui mi espresse concetti edificanti inerenti i santi, principalmente San Pio, il significato della santa Messa, le tentazioni di satana, la realtà dell' Inferno, la sua contrarietà circa l' imposizione della Comunione sulle mani poiché "il modo degno di prendere la Comunione è in ginocchio e alla bocca", e la necessità di pregare incessantemente la Vergine Santissima.

Mi sentii pervadere da un gaudio inesprimibile.

"Grazie ma passo" risponderanno anche in questo caso i kikos, che mai, almeno finché rimarranno nel contesto neocatecumenale, avranno la gioia di assaporare il "ritorno all'Eucarestia con stupore rinnovato". E che mai vivranno in modo dignitoso la Comunione perché instancabili nella concretizzazione del sacrilegio kikiano del mantenere in ostaggio il Corpo di Cristo, senza opportunità né volontà di prostrarsi dinanzi alla Maestà Divina. Senza decoro e rispetto.


Le comunità spagnole sono meno accorte di quelle italiane, infatti non hanno temuto di pubblicare le foto delle focacce disposte sulle loro mense casalinghe durante le dirette streaming delle celebrazioni neocatecumenali.

Sorge immediato un quesito: se ne cibavano, ma erano consacrate oppure no? Opto per la seconda opzione essendo accaduto in un tempo proibitivo; e meno male (seppur il cammino abbia parlato ufficialmente della Comunione da asporto. Ricordate?)!

Quindi di cosa parliamo? Nel Cammino non sussiste il senso reale della Santa Messa, Kiko ha trasferito ai suoi sottoposti tutt' altro.

Per non parlare della "penitenziale" neocat che mortifica il sacramento e rende impossibile un' ideale riconciliazione. Il chiasso musicale proibisce il comprendersi tra sacerdote e penitente rendendo la circostanza un atto di mera apparenza. Quiete e sacralità estinte.

Un' ultima cosa al culmine di questo testo forse troppo prolisso, ma scritto con tutte le buone intenzioni possibili. Il sacerdote esorcista disse anche: "Durante la giornata, qualsiasi compito tu stia svolgendo, prega l' Ave Maria. Pronunciane tante nel corso del giorno, penserà il tuo Angelo Custode a farne un bel mazzo di rose da presentare alla Vergine".

L' Ave Maria, una preghiera tanto potente quanto evitata dal Cammino. Io non ho mai udito Kiko o Carmen pronunciarla.

Card. Roberth Sarah: "Continuiamo dunque ad affidarci con fiducia alla misericordia di Dio, a invocare l’intercessione della beata Vergine Maria, salus infirmorum et auxilium christianorum".


mercoledì 6 gennaio 2021

Appello ai neocatecumenali riottosi a tornare nelle salette dai microfoni di Radio Maria

Avevamo già appreso dai supercatechisti neocatecumenali spagnoli Julio e Isabel, responsabili di Nazione per il Porto Rico, che il documento "Tornare con gioia all’Eucaristia", scritto dal Cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, ai Presidenti delle Conferenze episcopali sulla celebrazione della liturgia durante e dopo la pandemia del Covid-19, era stato interpretato ed utilizzato dalle gerarchie neocatecumenali come un cogente invito diretto ai neocatecumenali riottosi a tornare ad animare le salette, anche a rischio della vita, per dimostrare di avere dentro "la Resurrezione".
 
Agenda del protomartire neocat:
disponibile in tutti i Kiko-shop
Infatti il catechista Julio, coraggiosamente in presenza digitale su YouTube, aveva testualmente assicurato che il cardinal Sarah aveva mandato una lettera "alle Comunità" con l'invito a tornare a presenziare alle "celebrazioni del Cammino", aggiungendo poi che Dio aveva mandato il Covid proprio per testare se i neocatecumenali avessero fede e fossero disposti ad affrontare la morte pur di affermare la signoria di Kiko sulle proprie vite.
 

Queste alcune delle sue affermazioni: 
"Dio ha inventato la paura"; "Dio ha creato la paura"; "se non neghi la risurrezione, perché non vuoi essere infettato?"; "Dio ha fatto sì che, con questa pandemia, venisse fuori, diventasse visibile, quanta risurrezione ho dentro"; "la pandemia è stata come una radiografia in modo che tutti vediate quanta risurrezione avete"; "avete paura di andare in comunità? Hai paura della morte? Allora sei uno di questi che dice: Non esiste la risurrezione".
 
Concetto ribadito dallo stesso Kiko Argüello nel testo del suo annuncio di Natale in spagnolo, disponibile a tutti perché pubblicato addirittura sul sito ufficiale del Cammino, in cui ha asserito che "pecca gravemente chi salta le riunioni della comunità".
 
Sono passati i mesi, il livello di allarme per il virus, invece di scemare, è aumentato ed ecco che lo stesso appello viene ripetuto a tutti i riottosi fratelli del Cammino. 
In che modo? Vi chiederete. 
Attraverso un canale molto interessante e all'apparenza insospettabile: l'emittente Radio Maria.
Già avevamo chiarito che i palinsesti della benemerita emittente cattolica capeggiata dall'energico irrefrenabile padre Livio Fanzaga, hanno ospitato ormai in modo fisso rubriche tenute da personaggi di rilievo del Cammino Neocatecumenale, come Giosuè Voltaggio, rettore del seminario RM della Domus Galilaeae in Terrasanta e la storica Angela Pellicciari.
 
È di tutta evidenza ormai che il Cammino Neocatecumenale ha deliberato di usare gli strumenti mediatici che prima aborriva, come per esempio fb, YouTube e i social in generale, per raggiungere i propri adepti e far arrivare loro "La voce del Padrone".
 
Ci siamo già occupati di una tavola rotonda tutta neocatecumenale che la professoressa Pellicciari ha organizzato, sicuramente a beneficio degli ascoltatori del Cammino, per trattare l'argomento della loro santità, della persecuzione subita anche all'interno della Chiesa come fu perseguitato san Pio, del loro essere uguali alle prime comunità cristiane e quindi pronti al martirio per la fede e dell'essere il 'piccolo resto' che conserverà la fede mentre la Chiesa è preda della grande apostasia degli ultimi tempi.
 
Domenica scorsa 3 gennaio 2021 invece la tavola rotonda condotta dalla Pellicciari verteva sul tema "Covid, lockdown e conseguenze", e gli invitati erano rappresentanti del mondo cattolico conservatore, tra cui spiccava il braccio destro di Kiko Argüello, delegato per i rapporti con la Santa Sede, don Ezechiele Pasotti, della cui figura ci siamo occupato più volte sul nostro blog per la sua collaborazione alla stesura degli Statuti, nella redazione dei Diari postumo della Hernandez, per la sua dichiarazione, in contrapposizione al desiderio espresso da Papa Francesco, che il Cammino Neocatecumenale non ha bisogno di stilare delle Linee Guida contro l'abuso, per i suoi libri e la sua collaborazione alla Bibbia Unica.
 
L'energica professoressa Pellicciari, alla quale non si può certo imputare il difetto della ipocrisia, durante l'intera durata della trasmissione radiofonica si è occupata di "tiranneggiare" i propri ospiti per indurli a dichiarare l'inutilità e la dannosità dei provvedimenti di lockdown.
 
Con Ettore Gotti Tedeschi, primo ad intervenire, addirittura c'è stata una scaramuccia quando l'illustre esperto di finanza si è rifiutato di sottostare ai diktat della conduttrice e di fornire sicure profezie di disastro economico a breve termine a causa del lockdown.
 
Più morbido è stato l'approccio con lo psicologo Roberto Marchesini, collaboratore della NBQ, che ha elencato una serie di studi sugli aumentati livelli di ansia e di disturbi del sonno nei ragazzi fino ai 18 anni di età, e con Luigi Amicone, direttore di Tempi, cui la Pellicciari ha confidato le preoccupazioni per le conseguenze del lockdown negli anziani per il fatto che, impediti nella propria libertà e negli affetti familiari, avrebbero potuto accettare di buon grado l'offerta della dolce morte tramite eutanasia.
 
Citando gli studi di Kurt Lewin sulla manipolazione di un singolo inserito nel gruppo trova modo di infilarci un detto di un grande esperto in materia, il suo "catechista Kiko": "quando si vuol cambiare il brodo, si cambia l'acqua" (Angela ricorda male: Kiko voleva cambiare i pesci cambiando l'acqua). E lui l'acqua la cambia continuamente, ai pesci rossi del Cammino! E poi afferma candidamente: "ci sono persone con sete di potere che vogliono imporre le proprie idee sugli altri" (!!!).
 
In conclusione questa la tesi della incoercibile conduttrice: il lockdown non servirebbe a salvare la vita agli anziani più esposti al virus ma addirittura ad affrettarne la morte, quindi sarebbe un male assoluto, più letale sicuramente dello stesso Covid 19. Incidentalmente, la Pellicciari informa di esserselo già preso, il Covid, senza manifestare alcun sintomo, ha "solo" un polmone danneggiato.
 
Dopo questi "antipasti", il pezzo forte arriva con don Ezechiele Pasotti. Il presbitero neocatecumenale legge la lettera inviata dal Cardinal Sarah alle Conferenze episcopali che invita a celebrare nuovamente le Messe nelle chiese con la presenza dei fedeli, lamentando che ad essa non è stato dato seguito.
 
Ma davvero? A noi non risulta. Ci risulta invece che dal 18 maggio dell'anno scorso tutte le Chiese sono state riaperte al culto con la presenza del popolo, seppur in numeri contingentati: l'invito di Sarah, in Italia, è stato accolto dalla CEI e mantenuta la possibilità di accedere alle Messe anche in queste Festività natalizie pur essendo proprio quelle soggette a regime di stretto lockdown.
 
Ci sorge invece il dubbio, che via via diviene certezza, che l'invito a partecipare al culto di don Ezechiele Pasotti, presbitero neocatecumenale a tempo pieno e a tutto tondo, non sia rivolto ai cattolici e non riguardi le Messe Cattoliche ma sia rivolto ai neocatecumenali e riguardi le cosiddette celebrazioni neocatecumenali, cioè tutti i vari appuntamenti infrasettimanali, del sabato e/o ritrovi domenicali in cui i fratelli si devono riunire per fare comunità e manifestare "l'amore di Dio" e che prima "erano via Zoom" (particolare che la Pellicciari si fa sfuggire e che  ci fa capire che proprio di neocatecumenali si sta parlando); da non saltare perché altrimenti si "commette peccato" (questo lo ha detto Kiko, ricordo, nell'Annuncio di Avvento spagnolo).
 
Naturalmente, non poteva mancare la critica alla Messa parrocchiale e alla distribuzione del Corpo di Cristo tenendo conto delle regole sanitarie in periodo di pandemia: secondo Pellicciari essa ha "aspetti ridicoli" come la distribuzione del Corpo di Cristo "con le pinzette" e le mani che si "sfregolano" con il gel. Evidentemente è meglio che a "sfregolarsi" sia il Corpo di Cristo, come è d'uso - e abuso - nelle salette neocatecumenali.
 
I commenti finali dei due veterani del Cammino neocatecumenale riguardano la critica a chi induce le persone al timore (immotivato?) togliendo loro la libertà, il richiamo all'Obbedienza, che nella lettera del Cardinal Sarah è esclusivamente da prestare alla Chiesa ed ai Vescovi, non certo ai catechisti o presbiteri neocatecumenali, e l'invito ad imitare l'eroismo dei primi cristiani che hanno affrontato morte e martirio.

La trasmissione, durata quasi due ore come tutte le celebrazioni neocatecumenali che si rispettino, per l'attento orecchio dei neocatecumenali si conclude così: il cardinal Sarah ha detto che "è necessario che tutti riprendano il loro posto nell'assemblea dei fratelli", ha detto di "obbedire", quindi tornate nelle salette! Il Covid è sovrastimato, il governo è incapace, il lockdown fa morire, meglio a questo punto affrontare la morte come i primi cristiani andando in comunità.
Sembrava di sentir riecheggiare le parole di Julio e Isabel: chi non va in Comunità e ha paura della morte, non ha la resurrezione dentro, non è  un buon cristiano.
 
Per chi vuole  farsi un'idea personale, la trasmissione è ancora disponibile nel sito di Radio Maria.
 
Chiudiamo infine con le ultime frasi della lettera del Cardinal Sarah, per rimetterci un po' al mondo dopo tanta cortina fumogena.
 

«La Chiesa continuerà a custodire la persona umana nella sua totalità. Essa testimonia la speranza, invita a confidare in Dio, ricorda che l’esistenza terrena è importante, ma molto più importante è la vita eterna: condividere la stessa vita con Dio per l’eternità è la nostra meta, la nostra vocazione. Questa è la fede della Chiesa, testimoniata lungo i secoli da schiere di martiri e di santi, un annuncio positivo che libera da riduzionismi unidimensionali, dalle ideologie: alla preoccupazione doverosa per la salute pubblica la Chiesa unisce l’annuncio e l’accompagnamento verso la salvezza eterna delle anime. Continuiamo dunque ad affidarci con fiducia alla misericordia di Dio, a invocare l’intercessione della beata Vergine Maria, salus infirmorum et auxilium christianorum, per tutti coloro che sono provati duramente dalla pandemia e da ogni altra afflizione, perseveriamo nella preghiera per coloro che hanno lasciato questa vita, e al contempo rinnoviamo il proposito di essere testimoni del Risorto e annunciatori di una speranza certa, che trascende i limiti di questo mondo.»

sabato 24 ottobre 2020

"Se non vai in comunità, è perché dentro non hai la resurrezione": è confermato, sono proprio disperati


A Porto Rico, non c'è stata una convivenza di inizio corso: i responsabili della nazione, spagnoli, hanno deciso che quest'anno l'inizio corso  - chi vuole o può - se lo può  vedere sul computer, e precisamente  su YouTube.
 

Siamo nel  XXI secolo e finalmente le menti pensanti del Cammino neocatecumenale sono progredite fino al punto di comprendere che, per ascoltare un polpettone in cui non sono previste domande né tanto meno risposte, non sia necessario scomodare il pubblico, che comunque solo e sempre zitto deve stare, ma che è sufficiente registrare il video e metterlo a disposizione di chi lo voglia ascoltare.
 
Vero è che dichiarano che le convivenze di inizio corso verranno comunque fatte ma... è difficile crederlo: con la catechesi già anticipata su You Tube e magari persino svelato l'arcano del "Canto nuovo di Kiko", non c'è più nessun interesse, nessuna "grande sorpresa" ad indurre i neocatecumenali di Portorico a partecipare alle costose ed inutili kermesse di Inizio Corso.
 
Proviamo anche noi a seguirlo, seguendo la traccia dell'articolo che ne ha fatto Cruxsancta.
 
Non-presentazioni e introduzione

Inizia senza presentazioni di alcun tipo, se non quella del "muchacho" (trent'anni) di recente aggregato dall'equipe, proveniente dal NewJersey di famiglia colombiana oltre che neocatecumenale; per il resto si assume che sia universalmente noto chi siano i componenti della équipe. 
La coppia di spicco, che monopolizzerà la conferenza, è in effetti molto nota all'interno del Cammino e delle riunioni planetarie di Porto San Giorgio: si tratta di Julio e Isabel, catechisti itineranti responsabili di Nazione in Porto Rico da più di vent'anni.

Le prime cose che il relatore dice sono quelle che sempre siamo abituati a sentir dire dai catechisti in queste occasioni: le immense difficoltà che hanno dovuto superare per poter fare un viaggetto in Spagna per ascoltare - 'ricevere' in gergo neocatecumenale - la notizia - la parola - dalla viva voce del trio della équipe internazionale, e come  Dio si sia ingegnato a risolvergli tutti i problemi  in modo che potessero andare, esserci, ascoltare - ricevere - e tornare per trasmettere agli altri. Tutto un grande miracolo, come sempre.
 
In quest'anno  così provvidenziale  hanno avuto, durante l'incontro con Kiko, anche una chicca in più, l'imprevisto di una visita della polizia, racconta Julio il capo équipe, parlando dal leggio: naturalmente la fede nella Provvidenza neocatecumenale fa sì che vengano organizzati incontri che comportano viaggi anche molto impegnativi senza avere tutte le necessarie autorizzazioni.
E infatti la "Provvidenza" interviene e permette ugualmente lo svolgimento della convivenza.
 
La polizia spagnola è pronta a tutto!
 
La Pandemia ha chiuso delle porte, ma non ai neocatecumenali 

L'affermazione immediatamente successiva è l'assicurazione che il signore - quale signore? - ha in serbo  molte buone cose  per questo nuovo anno. 
Poiché nessuno può affermare di conoscere il pensiero di Dio, probabilmente si riferisce a colui che "firma ma non dipinge", il profeta-artista-catechista-iniziatore-tuttologo Kiko Argüello.

E non poteva mancare  la prevedibilissima affermazione che  il tema di quest'anno è riferito alla situazione della pandemia, "poiché non avrebbe senso ignorare ciò che accade nel mondo reale". Ma subito dopo, aggiunge Julio, "questa è una situazione che Dio permette". 
Poiché nel CNC non comprendono il concetto di libertà, che anzi,  combattono ferocemente, e nel contempo hanno una visione della fede compiutamente  catecumeno-centrica, la loro interpretazione   è che la pandemia, oltre ad essere più che permessa da Dio,  è giunta per favorire molte cose che solo loro - gli stessi Kikos - discernono e delle quali solo loro si avvantaggiano.
 
E infatti il capo équipe non manca di accennare a questa predilezione divina per gli Eletti del Cammino;
ma tutte quelle meraviglie che non si sarebbero potute manifestare senza la pandemia sono così magiche ed esoteriche, che lui le lascia per dopo, per quando il cervello degli ascoltatori sarà più assonnato. 
 
La Vergine Maria insegna ad obbedire...a chi?

Per il momento suona un canto (Maria casa di benedizione) e, non a caso, ciò che il catechista sottolinea del testo è che "la Vergine Maria ci insegna, e questo è il catecumenato, ad obbedire al Figlio per fare quello che ci dice."
La Vergine Maria viene strumentalizzata al punto da farla coincidere con l'insegnamento neocatecumenale, il cui obbiettivo  è l'obbedienza ai catechisti, al Cammino, a Kiko stesso e non a Cristo.

Ancora pandemia, morte, precarietà  

Dopo la cantatina dovrebbe venire una lettura - una proclamazione della parola, nel gergo dei neo-fratelli - ma sappiamo bene che non c'è lettura che possa aver luogo senza  che la preceda un lunghissimo discorso preparatorio. Quindi il catechista approfitta di quella che dovrebbe essere un breve monizione per insistere sull'idea che la pandemia è un avvertimento di Dio a livello globale, che si è verificata "perché Dio ha cercato di far entrare il mondo intero nella precarietà". 
Il catechista Julio sostiene che, nel caso in cui qualcuno non si fosse accorto  del piccolo dettaglio che tutti moriamo, prima o poi, la pandemia provvidenzialmente è stata inviata per noi, per comprendere questa realtà esistenziale che marchia la nostra vita terrena. Quindi, bugiardo chi ti racconta che se ti infetti non muori: morirai lo stesso! È solo una questione di tempo...
 
La "lettera" alle Comunità

Il capo-équipe decide in seguito - colpo di scena! -  che deve leggere una "lettera alle Comunità"  della Congregazione per il Culto. 


 
Il Cardinal Sarah ha scritto alle comunità? Così vuol far credere il nostro Julio. E si affanna a citare una frase del documento  in cui compare l'espressione "comunità  cristiana" (sappiamo che nel lessico kikiano solo i neocatecumenali sono comunità) e di seguito l'invito: 
Non appena però le circostanze lo consentono, è necessario e urgente tornare alla normalità della vita cristiana"
 
Ma, che strano! Il catechista Julio non completa la frase! Lo facciamo noi per lui: è necessario  tornare alla normalità della vita cristiana...

".. che ha l’edificio chiesa come casa e la celebrazione della liturgia, particolarmente dell’Eucaristia
come «il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana tutta la sua forza» (Sacrosanctum Concilium, 10)."

E infatti è la chiesa la casa dei cattolici e il luogo delle celebrazioni liturgiche: non le salette, non i catecumenium, non le palestre, non gli alberghi.

Ebbene, le istruzioni ricevute da Kiko sono state evidentemente  quelle di trasformare il suddetto documento da appello della Congregazione per il Culto  rivolto ai presidenti delle conferenze episcopali perché riaprano al popolo di Dio la frequenza della Santa Eucarestia nelle Chiese e nei Santuari, ad una "lettera per le comunità",  una supplica per il popolo delle comunità del Cammino, il gregge neocatecumenale , affinché, invece, torni a frequentare non certo le chiese, ma i catecumenia e le salette.
 
Secondo il catechista itinerante quindi (attraverso il quale è Kiko stesso a parlare ai suoi adepti) nientemeno che la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti nella persona del suo Prefetto Cardinale Robert  Sarah si preoccuperebbe di incoraggiare i neocatecumenali a riprendere la routine comunitaria non appena le circostanze lo consentono!😂
 

Quindi l'itinerante neocatecumenale Julio responsabile per il Porto Rico, o ha detto una falsità o è stato tragicamente malinformato nella catechesi cui ha presenziato in Spagna.
Non ci sarebbe nulla di strano: siamo abituati alle interpretazioni pro domo sua che Kiko Argüello e compagnia cantante (e danzante) fanno dei documenti ecclesiali e al loro concetto molto elastico di verità...
 
Se hai paura di tornare in comunità , non hai la resurrezione dentro di te

Fermiamoci ora un attimo a riflettere: non hanno appena affermato che è stato Dio stesso a far sì che succeda tutto questo disastro della pandemia solo per farli riflettere sulla loro precarietà? E, dopo tutto ciò, intendono tornare alle stesse vecchie routine il prima possibile? Come se non fosse successo niente? Come se non fosse stato Dio a costringerli a smettere di fare quello che stavano facendo?

Niente: tutto ciò non sollecita nessuna reazione da parte loro; nè si accorgono di cadere in continua, palese contraddizione.
 
La catechesi di inizio corso di Porto Rico  continua con una lunga lettura della lettera di San Paolo ai Corinzi.
Pare che San Paolo scrivesse "ai suoi catecumeni": il concetto che le prime comunità non fossero comunità di battezzati ma di catecumeni in perenne fase di apprendistato deve essere impresso con gran forza nelle menti di tutti i neocatecumenali!
 
Successivamente, il Kiko-catechista bersaglia il suo uditorio virtuale con lezioni di kikismo: "Dio ha inventato la paura"; "Dio ha creato la paura"; "se non neghi la risurrezione, perché non vuoi essere infettato?"; "Dio ha fatto sì che, con questa pandemia,   venisse fuori, diventasse visibile, quanta risurrezione ho dentro"; "la pandemia è stata come una radiografia in modo che tutti vediate quanta risurrezione avete"; "avete paura di andare in comunità? Hai paura della morte? Allora sei uno di questi che dice: Non esiste la risurrezione".

Neocatecumenali: se non rischiate l'infezione,
non avrete la resurrezione



E giunto a questi livelli di giudizio spietato nei confronti del prossimo, il catechista si affretta - secondo quanto ha "ricevuto" da Kiko, si suppone - a concludere che, allo stesso modo, se non vai in comunità è perché neghi la risurrezione: ciò implica che la tua fede è vana, è una fede sentimentale - accusa che dai kiko-adepti è considerata orribilmente vergognosa -  ed è del tutto inutile. 
E inoltre: ciò vuol dire che continui nei tuoi peccati ed è per questo che tua moglie è tua nemica, i tuoi figli, i tuoi genitori, i fratelli del Cammino e il mondo intero.

A questo punto, il kikotista fa una piroetta verbale arzigigolando su uno dei mantra preferiti del kikismo:  "tu forse hai già capito che quello che ti sta succedendo è che non puoi liberarti da quel peccato che ti porti ancora dentro". 
 
Alla fine fine, ci chiediamo: non è  la stessa cosa andare in comunità  o smettere di andare in comunità, visto che non puoi liberarti dal tuo peccato?
Quindi, perché così tante parole e tanta insistenza sul fatto che, se non vai, è perché non hai la vera fede?

Poi, altro giro di valzer:  "non succede nulla, non importa come sei, perché Gesù ha portato il tuo peccato ed è morto per te".

L'importante, per convincerti che devi andare in comunità, sì o sì, è che "se fuggi dalla morte, fuggi da Gesù Cristo, perché Gesù Cristo è entrato nella morte". 
Dire che la frase non ha alcun senso è il minimo, ma a questo punto del film nessuno riesce più a ragionare su nulla ciò che sente.
 
In conclusione, altre spiacevolezze assortite

E così l'oratore continua veleggiare verso la fine del suo discorso inanellando altre sciocchezze, come questa:  
 "coloro che sono morti a causa della pandemia, lo sono perché è stato scritto da quando sono nati che sarebbero morti così".

Ma cerchiamo di capirci: se secondo la teologia di Kiko la nostra vita e la nostra morte sono predeterminate, a che serve andare o non andare non andare in comunità? Se Dio ha deciso fin dalla tua nascita che tu muoia di Covid, stai già a posto. Aberrante, ma è così.

Come chicca finale, ecco un'altra sciocchezza sgorgata dalla bocca del catechista discernente: 
"siamo molto felici di vedere morire i fratelli, quelli che abbiamo visto morire".
La catechista Isabel, moglie di Julio, insiste da parte propria sull'impossibilità di rinnovare il battesimo guardando la televisione. Potremmo pensare che stia parlando degli Sacramenti ma no: intende dire che la fede si trasmette 'vedendo' ed 'ascoltando' i catechisti, così come lo Spirito Santo scende solo quando si è insieme ai fratelli... naturalmente devono essere i fratelli di comunità!

La Madonna dice di fare silenzio,
Gesù di non avere paura...
quindi accorrete, muti,
alle catechesi neocat!



E il presbitero? Al poveretto i super- catechisti non hanno affidato neppure la preghiera iniziale nè la preghiera finale. Lo chiamano solo per introdurre il Padre Nostro e per dire due parole, alla fine delle quali è a tal punto confuso da voler dare l'assoluzione  invece della benedizione.

Si conclude così la kermesse catechistica di inizio corso: la nostra équipe di itineranti spagnoli ha sfidato la paura della morte, ha fatto un bel viaggetto in patria, è andata a salutare famiglia e parenti, ha partecipato alla bellissimissima convivenza con Kiko, ha fatto il video su YouTube ed ora...Ánimo hermanos! Ora tocca ai catechisti autoctoni di secondo livello sobbarcarsi tutte le convivenze di inizio corso convincendo i riottosi fratelli a sottoporsi ai relativi rischi di contagio!

Sin miedo (senza paura), naturalmente.