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sabato 4 dicembre 2021

Cardinale Robert Sarah: "chi divide la Chiesa pre-conciliare da quella post-conciliare fa il lavoro del diavolo"

Alcuni entusiasti ammiratori del Cammino neocatecumenale hanno interpretato come segno di approvazione incondizionata la benedizione ricevuta dal cardinale Robert Sarah, prefetto emerito della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, in occasione della presentazione, a Roma il giorno 29 novembre 2021, della biografia  della coiniziatrice del Cammino  neocatecumenale Carmen Hernàndez.

Nella Basilica di San Paolo i neocatecumenali hanno il coraggio di esporre l'immagine photoshoppata della loro fondatrice con le mani giunte palesemente posticce: da ciò si deduce quanto valore si possa dare alle loro biografie 'storiche'...

Si tratta, come sempre, di forzature e di interpretazioni che nulla hanno a che vedere con la realtà; sappiamo infatti, per averlo più  volte ricordato, che le posizioni e le idee del cardinale guineano differiscono da quelle di Kiko Argüello e dei suoi accoliti quanto il sole dalla luna.

Riportiamo in proposito alcuni passaggi di una intervista del cardinal Sarah rilasciata a "Il Foglio" nel marzo scorso: si rivela lampante la divaricazione drammatica tra la visione della Chiesa, della liturgia, degli sviluppi del Concilio Vaticano II, della necessaria obbedienza al Pontefice del cardinale e dei due laici spagnoli. 

OBBEDIENZA AL PAPA

"Poche settimane fa il Papa mi ha comunicato che ora aveva deciso di accettare la mia rinuncia. Gli ho subito detto che ero felice e grato per la sua decisione. L’ho ripetuto spesso: l’obbedienza al Papa non è solo una necessità umana, è il mezzo per obbedire a Cristo che ha posto l’apostolo Pietro e i suoi successori a capo della Chiesa. Sono felice e orgoglioso di aver servito tre Papi: san Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, nella curia romana per oltre vent’anni. Ho cercato di essere un servitore leale, obbediente e umilmente sottomesso della verità del Vangelo".

Sconcertante la differenza con ciò che afferma Kiko Argüello proprio nel corso della presentazione del 29 novembre:

"Me dice (il papa) le prime parole che dice a me: Kiko, tutto quello che tu decidi, io te l'approvo"

Secondo la visione di Kiko e Carmen infatti i papi vanno blanditi, convinti ed istruiti, come l'iniziatrice esplicitamente ammette nelle pagine già pubblicate del suo diario e come ci si 'dimentica' di dire durante la presentazione della sua biografia quando si accenna al suo amore per il pontefice. Blanditi e convinti: non certo obbediti! Qui infatti un Kiko ormai senescente e dipendente dai suggerimenti di Ascensiòn, dimostra di credere che sia giusto addirittura che il Pontefice debba obbedire a lui, e non viceversa.


LA CHIESA COME ISTITUZIONE DIVINA, NON MONDANA

Per il cardinale Robert Sarah "nonostante quello che dicono i ‘ciechi nati’ e nonostante i molti peccati dei suoi membri, la Chiesa è bella e santa. E’ l’estensione di Gesù Cristo. La Chiesa non è un’istituzione mondana, la sua salute non si misura dal suo potere e dalla sua influenza.
La Chiesa deve andare alla Croce e al grande silenzio del Sabato santo. Dobbiamo pregare con Maria vicino al corpo di Gesù. Guardare, pregare, fare penitenza e riparare per poter annunciare meglio la Vittoria di Cristo Risorto”.

Grande silenzio, penitenza e riparazione non sono nelle corde della predicazione dei 'ciechi nati' neocatecumenali negli ultimi 50 anni. Nonostante anche nel corso della presentazione della biografia della Hernàndez sia il cardinale Schönborn sia il postulatore Metola si sforzino di mettere l'accento sugli inizi dell'esperienza neocatecumenale nelle baracche e tra i poveri, o sul viaggio dell'ereditiera Carmen 'senza un soldo' in Terra Santa, sappiamo che i due iniziatori hanno lavorato alacremente perché la loro creatura, il loro movimento, avesse un successo mondano e fosse una potenza finanziaria. E dei poveri autentici non hanno mai saputo che farsene!

LA LITURGIA

Ma è sul rispetto della liturgia e sulla sua importanza  che le idee dei due iniziatori  neocatecumenali  e il cardinale ex prefetto della Congregazione  per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti  si discostano in modo netto ed evidente, fino a divenire antitetiche.

Afferma infatti il cardinale nella sua intervista a 'Il Foglio':

"La Chiesa esiste per dare gli uomini a Dio e per dare Dio agli uomini. Questo è precisamente il ruolo della liturgia: adorare Dio e comunicare la grazia divina alle anime. Quando la liturgia è malata, tutta la Chiesa è in pericolo perché il suo rapporto con Dio non è solo indebolito, ma profondamente danneggiato.

Ma stiamo parlando di Dio? ...Se Dio non è al centro della vita della Chiesa, allora essa è in pericolo di morte. Questo è certamente il motivo per cui Benedetto XVI ha affermato che la crisi della Chiesa è essenzialmente una crisi della liturgia, perché è una crisi del rapporto con Dio. Anche per questo, seguendo Benedetto XVI, ho insistito: lo scopo della liturgia non è celebrare la comunità o l’uomo, ma Dio. Questo è ciò che manifesta molto bene la celebrazione orientata. ‘Dove un orientamento diretto a est non è possibile – dice Benedetto XVI – la croce può quindi servire come orientamento interiore della fede. Deve poi collocarsi al centro dell’altare e focalizzare lo sguardo del sacerdote e della comunità orante.

Quando tutti insieme si volgono alla Croce, si evita il rischio di un faccia a faccia troppo umano e chiuso in se stesso. Apriamo i cuori all’irruzione di Dio. 

Come diceva Joseph Ratzinger ‘l’idea che nella preghiera il sacerdote e il popolo debbano confrontarsi l’uno con l’altro è nata solo nel cristianesimo moderno, è del tutto estranea al cristianesimo antico. E’ certo che il sacerdote e il popolo pregano rivolti non l’uno verso l’altro, ma verso l’unico Signore’, il Cristo che, in silenzio, ci viene incontro. (Joseph Ratzinger, Prefazione al volume XI dell’Opera omnia: Teologia della liturgia, Parigi, Parole et Silence, 2020). 

Anche per questo ho continuato a insistere sulla necessità di uno spazio per il silenzio nella liturgia. Quando l’uomo tace, lascia un posto a Dio. Al contrario, quando la liturgia diventa ‘loquace’, dimentica che la croce è il suo centro, ci si organizza intorno al microfono".

Il silenzio è esattamente il grande nemico delle liturgie 'fai-da-te' inventate dalla teologa Carmen e dal guitto Kiko, in cui appunto non si tace mai e non si lascia posto a Dio, in cui l'orientamento verso la croce e l'altare viene sostituito dal 'festino' sul tavolone centrale e in cui alla croce si sostituisce il simbolo ebraico della Hannukiah, il candelabro con nove fiammelle.


CONCILIO VATICANO II

Nella presentazione della biografia della Hernàndez si fa un gran parlare di come il Cammino neocatecumenale concorra a realizzare il Concilio Vaticano II. In realtà è esattamente  il contrario. O almeno, il cardinale Sarah è profondamente convinto che la vera eredità dell'ultimo Concilio si compia nell'opera liturgica voluta da Papa Benedetto XVI, e chi divide la Chiesa pre-conciliare da quella post-conciliare, come Kiko e Carmen nelle proprie catechesi, quando addirittura  mettono tra parentesi l'intera storia della Chiesa, divide e fa il lavoro del diavolo.

Conclude infatti il cardinale Robert Sarah:

"Quando ho parlato di orientamento liturgico e senso del sacro, mi è stato detto: ‘Siete contrari al Concilio Vaticano II!’. E’ sbagliato! ... L’unica cosa che conta è cercare Dio sempre più profondamente, incontrarlo e inginocchiarsi umilmente per adorarlo. Papa Francesco, quando mi ha nominato, mi ha dato due istruzioni: attuare la Costituzione sulla liturgia del Concilio Vaticano II e far vivere l’eredità liturgica di Benedetto XVI... Continuare l’opera liturgica di Benedetto XVI è il modo migliore per applicare il vero Concilio. Purtroppo alcuni ideologi vogliono opporre la Chiesa pre conciliare a quella post conciliare. Dividono, fanno il lavoro del diavolo. La Chiesa è una, senza rotture, senza mutamenti di rotta, perché il suo Fondatore ‘Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e per sempre’ (Eb 13, 8). La Chiesa va verso Dio, ci orienta verso di Lui. Dalla professione di fede di san Pietro a Papa Francesco attraverso il Vaticano II, la Chiesa ci volge a Cristo. Dare alla liturgia il suo carattere sacro, lasciare spazio al silenzio, e talvolta anche celebrare verso oriente, come fa Papa Francesco nella Cappella Sistina o a Loreto, significa attuare in modo profondo e spirituale il Concilio."

Dalla obbedienza al Papa, alla Chiesa come Istituzione Divina, alla Liturgia, al modo di intendere l'attuazione del Concilio Vaticano II, il Cammino è bocciato su tutta la linea. Quattro capisaldi individuati e analizzati da Sarah, neanche uno struttura il Neocatecumenato che col suo Tripode crolla miseramente in frantumi.

Abbiamo già preparato il santino per Kiko, sulla falsariga di quello di Carmen, con una mano posticcia che sgrana il rosario (l'aria estatica è dovuta alla visione di una  'sua' opera realizzata in bronzo).

 



mercoledì 17 marzo 2021

Cardinal Sarah: la croce torni al centro dell'altare

Nota introduttiva.
I neocatecumenali, che hanno un rapporto decisamente conflittuale con la verità, da qualche anno vanno favoleggiando di una qual certa amicizia con il cardinale Robert Sarah, da poco prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Addirittura hanno sostenuto che, presente all'ultima Convivenza dei Vescovi di cui è stata data comunicazione ufficiale, quella del 2017, avrebbe celebrato alla Domus con la pagnottona sbriciolata al posto dell'Ostia e fra gli ululati dei cantori, proponendo a questo proposito una delle loro immagini poco abilmente photoshoppate.
Recentemente poi, hanno sostenuto che un documento con il quale il Cardinale Sarah chiedeva a tutti i vescovi di tornare a far celebrare la Messa nelle loro diocesi dopo il diuturno periodo di astinenza dai sacramenti in concomitanza con l'infuriare della pandemia da Covid-19, era stato confezionato per loro per obbligare i neocatecumenali renitenti a tornare nelle salette per dimostrare di avere la resurrezione incorporata.
Più volte invece, da parte nostra, abbiamo indicato il Cardinal Sarah come uno dei prelati che aveva appoggiato la decisione di Papa Benedetto XVI di togliere ai neocatecumenali il diritto di celebrare Messa nelle cosiddette "piccole comunità" per dare un taglio netto alla loro incoercibile disobbedienza e ai loro abusi liturgici.
Il Cardinale non ha mai fatto mistero delle proprie opinioni, del proprio amore per la liturgia e del desiderio che essa riprenda il proprio valore centrale nella vita della Chiesa, escludendo ogni irriverenza e ridando al silenzio e alla postura dei fedeli l'opportuno significato.
Riportiamo a questo proposito una parte di un'intervista rilasciata di recente dal cardinal Sarah, pensando in particolare a cosa il porporato vorrebbe riportare per sempre al centro dell'altare, la Croce, e a cosa invece i neocatecumenali abbiano messo al centro della mensa, il candelabro ebraico a nove braccia, simbolo della diffusione del Cammino Neocatecumenale a discapito di altre realtà cattoliche e del suo disprezzo per la liturgia della Chiesa.




La Chiesa esiste per dare gli uomini a Dio e per dare Dio agli uomini.
Questo è precisamente il ruolo della liturgia: adorare Dio e comunicare la grazia divina alle anime.
Quando la liturgia è malata, tutta la Chiesa è in pericolo perché il suo rapporto con Dio non è solo indebolito ma profondamente danneggiato.
La Chiesa corre quindi il rischio di tagliarsi fuori dalla sua fonte divina per diventare un’istituzione centrata su sé stessa che ha solo sé stessa da proclamare.
Sono molto colpito dal fatto che si parli molto della Chiesa, della sua necessaria riforma. Ma stiamo parlando di Dio? Stiamo parlando dell’opera di Redenzione che Cristo ha compiuto principalmente attraverso il mistero pasquale della sua benedetta Passione, della sua Risurrezione dall’inferno e della sua gloriosa Ascensione, del mistero pasquale con cui “morendo, ha distrutto la nostra morte e, risorto, ha ripristinato la nostra vita”? (Sacrosanctum Concilium, n. 5)?
Invece di parlare di noi stessi, rivolgiamoci a Dio! Questo è il messaggio che ripeto da anni. Se Dio non è al centro della vita della Chiesa, allora è in pericolo di morte.
Ecco perché Benedetto XVI ha detto che la crisi della Chiesa è essenzialmente una crisi della liturgia perché è una crisi del rapporto con Dio.
Anche per questo, seguendo Benedetto XVI, ho insistito: lo scopo della liturgia non è celebrare la comunità o l’uomo, ma Dio. Questo è molto ben espresso nella celebrazione orientata [ad orientem].
“Dove l’orientamento diretto verso Oriente non è possibile”, dice Benedetto XVI, “la croce può quindi servire come orientamento interiore della fede.
Deve quindi prendere il suo posto al centro dell’altare e concentrare lo sguardo del sacerdote e della comunità di preghiera.

Cosa hanno messo al centro i neocatecumenali?

In questo ci conformiamo all’antico invito alla preghiera che apre l’Eucaristia: Conversi ad Dominum: “Rivolti al Signore. Allora guardiamo insieme a Colui la cui morte ci dà la vita, a Chi ci rappresenta davanti al Padre, ci prende tra le sue braccia e ci fa vivere e nuovi templi dello Spirito Santo (cfr 1 Cor 6,19).'”
Quando tutti si girano insieme verso la Croce, evitiamo il rischio di un incontro faccia a faccia troppo umano e chiuso in se stesso. Apriamo i nostri cuori all’effusione di Dio.
“L’idea che, nella preghiera, il sacerdote e il popolo si guardano l’un l’altro nella preghiera è nata solo nel cristianesimo moderno, è completamente estranea all’antico cristianesimo. È certo che il sacerdote e il popolo pregano non l’uno verso l’altro, ma verso l’unico Signore”, Cristo che, in silenzio, viene ad incontrarci. (Joseph Ratzinger, Prefazione al Volume XI: La teologia della liturgia – delle opere complete, Parigi, Parole et Silence, 2020).
Anche per questo non ho mai smesso di tornare al luogo del silenzio nella liturgia. Quando l’uomo rimane in silenzio, lascia un posto per Dio. Al contrario, quando la liturgia diventa loquace, dimentica che la croce è il suo centro, si organizza intorno al microfono.
Tutte queste domande sono cruciali perché determinano il luogo che diamo a Dio. Purtroppo si sono trasformati in questioni ideologiche. (…) Dare alla liturgia il suo carattere sacro, lasciare spazio al silenzio, e persino celebrare a volte verso l’Oriente, come fece Papa Francesco nella Cappella Sistina o a Loreto, è il compimento profondo e spirituale del Concilio. (…)
La Chiesa oggi sta vivendo un Venerdì Santo. La barca sembra prendere acqua da tutti i lati. Alcuni la tradiscono dall’interno. Penso al dramma e agli orribili crimini dei preti pedofili. Come potrebbe la missione essere feconda quando tante bugie coprono la bellezza del volto di Gesù? Altri sono tentati di tradire quando lasciano la nave per seguire i poteri alla moda. Penso alle tentazioni all’opera in Germania nel cammino sinodale. Ci si chiede che cosa rimarrà del Vangelo se tutto questo giungerà alla fine: una vera e propria apostasi silenziosa.
Ma la vittoria di Cristo passa sempre attraverso la Croce. La Chiesa deve andare verso la Croce e verso il grande silenzio del Sabato Santo. Dobbiamo pregare con Maria accanto al corpo di Gesù.
Guardate, pregate, fate penitenza e riparate in modo da poter proclamare meglio la Vittoria di Cristo risorto!
Come vedo il mio futuro?
Non ho intenzione di smettere di lavorare! E infatti sono felice di avere più tempo per pregare e leggere. Continuerò a scrivere, a parlare, a viaggiare. Qui a Roma continuo ad accogliere sacerdoti e fedeli provenienti da tutto il mondo. Più che mai la Chiesa ha bisogno di vescovi che parlino in modo chiaro, libero e fedele a Gesù Cristo e agli insegnamenti dottrinali e morali del suo Vangelo. Intendo continuare questa missione e persino amplificarla.
Devo continuare a lavorare al servizio dell’unità della Chiesa, nella verità e nella carità. Desidero umilmente continuare a sostenere la riflessione, la preghiera, il coraggio e la fede di tanti cristiani disorientati, confusi e perplessi dalle tante crisi che stiamo attraversando in questo momento: crisi antropologica, crisi culturale, crisi di fede, crisi sacerdotale, crisi morale, ma soprattutto crisi nel nostro rapporto con Dio.

(Cardinale Robert Sarah)

mercoledì 3 febbraio 2021

La Comunione sulle labbra

Consapevoli del fatto che Dio non abbandona mai l’umanità che ha creato, e che anche le prove più dure possono portare frutti di grazia, abbiamo accettato la lontananza dall’altare del Signore come un tempo di digiuno eucaristico, utile a farcene riscoprire l’importanza vitale, la bellezza e la preziosità incommensurabile. Appena possibile però, occorre tornare all’Eucaristia con il cuore purificato, con uno stupore rinnovato, con un accresciuto desiderio di incontrare il Signore, di stare con lui, di riceverlo per portarlo ai fratelli con la testimonianza di una vita piena di fede, di amore e di speranza.

Cardinal Sarah



Il digiuno eucaristico, afferma il Cardinale, è utile a farcene riscoprire l’importanza vitale, la bellezza e la preziosità incommensurabile.

A tal proposito desidero riportare un mio vissuto attuale che spero possa esser d' aiuto a quei kikos che pronunciano un risoluto "grazie ma passo" dinanzi alle esortazioni del Card. Sarah. Circostanza scaturente dalla loro convinzione d' essere una dimensione a parte, degli eletti privilegiati disposti ad ascoltare solo i kiko-rappresentanti.

Mi appartengono parole semplici, quindi spero di riuscire a trasmettere esaurientemente il messaggio che desidero inviare. Mi aiuterà Dio.

La vicissitudine che sto per esporre si aggancia all'esortazione del Card. Sarah che ho ripreso nell' input del mio commento: il digiuno eucaristico.

Vissi un tempo prolungato di digiuno eucaristico, ogni mio tentativo di ottenere la Particola sulle labbra si rivelò fallimentare. Ho molto sofferto, una frustrazione offerta all' Altissimo che però non mi concesse piena serenità.

Poi ieri, giorno del Signore, per una sorta di grande amarezza mi astenni dal dirigermi alla santa Messa, ma ancora non sapevo che sarebbe stata la Vergine stessa, Materna e Paziente, a condurmi all' Eucarestia.

Dopo aver saltato la Messa mattutina ed essermi ostinata a non frequentare quella serale, sentii in me un rilevante desiderio di accostarmi a Cristo. Ebbene, mi misi in macchina e mi diressi ad un santuario mariano. Appena giunta provai un' intensa emozione, un sentimento di profondo amore per l' Ostia Santa che il sacerdote elevava al cielo proprio in quell' istante. Giunsi nel momento della Consacrazione.


Mi disposi in adorazione desiderando la Comunione con grande ardore, ma la delusione sopraggiunse inesorabile. Un avvertimento: "La Comunione verrà dispensata soltanto nelle mani".

Assieme al celebrante era presente un sacerdote esorcista dal vistoso Crocifisso di San Benedetto sul petto, che notai dar concessione ai richiedenti della Comunione sulle labbra. Una luce nell' oscurità.

Così mi nutrii del mio Signore.

Mi sentii edificata e commossa. Gli attimi a seguire sostai riconoscente tra le braccia di una grande e consolante statua della Vergine Santissima posta in mezzo allo splendore del Creato, proprio ove la Santa Messa era in atto.

In seguito decisi di confessarmi, per tale mi rivolsi a quell'anziano che sostava con le mani giunte ad un angolo esterno del Santuario, con lo sguardo fisso sulla gente che frenetica si precipitava verso l' entrata della Casa del Signore per far visita. L' anziano signore era il sacerdote esorcista di cui prima. Ebbene, lo interruppi nella sua meditazione chiedendo che mi confessasse, questione che mi concesse all' istante con sguardo d' approvazione. Quindi mi invitò a seguirlo negli splendidi confessionali tradizionali completi di grata e inginocchiatoio. Mi confidai e lui mi espresse concetti edificanti inerenti i santi, principalmente San Pio, il significato della santa Messa, le tentazioni di satana, la realtà dell' Inferno, la sua contrarietà circa l' imposizione della Comunione sulle mani poiché "il modo degno di prendere la Comunione è in ginocchio e alla bocca", e la necessità di pregare incessantemente la Vergine Santissima.

Mi sentii pervadere da un gaudio inesprimibile.

"Grazie ma passo" risponderanno anche in questo caso i kikos, che mai, almeno finché rimarranno nel contesto neocatecumenale, avranno la gioia di assaporare il "ritorno all'Eucarestia con stupore rinnovato". E che mai vivranno in modo dignitoso la Comunione perché instancabili nella concretizzazione del sacrilegio kikiano del mantenere in ostaggio il Corpo di Cristo, senza opportunità né volontà di prostrarsi dinanzi alla Maestà Divina. Senza decoro e rispetto.


Le comunità spagnole sono meno accorte di quelle italiane, infatti non hanno temuto di pubblicare le foto delle focacce disposte sulle loro mense casalinghe durante le dirette streaming delle celebrazioni neocatecumenali.

Sorge immediato un quesito: se ne cibavano, ma erano consacrate oppure no? Opto per la seconda opzione essendo accaduto in un tempo proibitivo; e meno male (seppur il cammino abbia parlato ufficialmente della Comunione da asporto. Ricordate?)!

Quindi di cosa parliamo? Nel Cammino non sussiste il senso reale della Santa Messa, Kiko ha trasferito ai suoi sottoposti tutt' altro.

Per non parlare della "penitenziale" neocat che mortifica il sacramento e rende impossibile un' ideale riconciliazione. Il chiasso musicale proibisce il comprendersi tra sacerdote e penitente rendendo la circostanza un atto di mera apparenza. Quiete e sacralità estinte.

Un' ultima cosa al culmine di questo testo forse troppo prolisso, ma scritto con tutte le buone intenzioni possibili. Il sacerdote esorcista disse anche: "Durante la giornata, qualsiasi compito tu stia svolgendo, prega l' Ave Maria. Pronunciane tante nel corso del giorno, penserà il tuo Angelo Custode a farne un bel mazzo di rose da presentare alla Vergine".

L' Ave Maria, una preghiera tanto potente quanto evitata dal Cammino. Io non ho mai udito Kiko o Carmen pronunciarla.

Card. Roberth Sarah: "Continuiamo dunque ad affidarci con fiducia alla misericordia di Dio, a invocare l’intercessione della beata Vergine Maria, salus infirmorum et auxilium christianorum".


mercoledì 6 gennaio 2021

Appello ai neocatecumenali riottosi a tornare nelle salette dai microfoni di Radio Maria

Avevamo già appreso dai supercatechisti neocatecumenali spagnoli Julio e Isabel, responsabili di Nazione per il Porto Rico, che il documento "Tornare con gioia all’Eucaristia", scritto dal Cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, ai Presidenti delle Conferenze episcopali sulla celebrazione della liturgia durante e dopo la pandemia del Covid-19, era stato interpretato ed utilizzato dalle gerarchie neocatecumenali come un cogente invito diretto ai neocatecumenali riottosi a tornare ad animare le salette, anche a rischio della vita, per dimostrare di avere dentro "la Resurrezione".
 
Agenda del protomartire neocat:
disponibile in tutti i Kiko-shop
Infatti il catechista Julio, coraggiosamente in presenza digitale su YouTube, aveva testualmente assicurato che il cardinal Sarah aveva mandato una lettera "alle Comunità" con l'invito a tornare a presenziare alle "celebrazioni del Cammino", aggiungendo poi che Dio aveva mandato il Covid proprio per testare se i neocatecumenali avessero fede e fossero disposti ad affrontare la morte pur di affermare la signoria di Kiko sulle proprie vite.
 

Queste alcune delle sue affermazioni: 
"Dio ha inventato la paura"; "Dio ha creato la paura"; "se non neghi la risurrezione, perché non vuoi essere infettato?"; "Dio ha fatto sì che, con questa pandemia, venisse fuori, diventasse visibile, quanta risurrezione ho dentro"; "la pandemia è stata come una radiografia in modo che tutti vediate quanta risurrezione avete"; "avete paura di andare in comunità? Hai paura della morte? Allora sei uno di questi che dice: Non esiste la risurrezione".
 
Concetto ribadito dallo stesso Kiko Argüello nel testo del suo annuncio di Natale in spagnolo, disponibile a tutti perché pubblicato addirittura sul sito ufficiale del Cammino, in cui ha asserito che "pecca gravemente chi salta le riunioni della comunità".
 
Sono passati i mesi, il livello di allarme per il virus, invece di scemare, è aumentato ed ecco che lo stesso appello viene ripetuto a tutti i riottosi fratelli del Cammino. 
In che modo? Vi chiederete. 
Attraverso un canale molto interessante e all'apparenza insospettabile: l'emittente Radio Maria.
Già avevamo chiarito che i palinsesti della benemerita emittente cattolica capeggiata dall'energico irrefrenabile padre Livio Fanzaga, hanno ospitato ormai in modo fisso rubriche tenute da personaggi di rilievo del Cammino Neocatecumenale, come Giosuè Voltaggio, rettore del seminario RM della Domus Galilaeae in Terrasanta e la storica Angela Pellicciari.
 
È di tutta evidenza ormai che il Cammino Neocatecumenale ha deliberato di usare gli strumenti mediatici che prima aborriva, come per esempio fb, YouTube e i social in generale, per raggiungere i propri adepti e far arrivare loro "La voce del Padrone".
 
Ci siamo già occupati di una tavola rotonda tutta neocatecumenale che la professoressa Pellicciari ha organizzato, sicuramente a beneficio degli ascoltatori del Cammino, per trattare l'argomento della loro santità, della persecuzione subita anche all'interno della Chiesa come fu perseguitato san Pio, del loro essere uguali alle prime comunità cristiane e quindi pronti al martirio per la fede e dell'essere il 'piccolo resto' che conserverà la fede mentre la Chiesa è preda della grande apostasia degli ultimi tempi.
 
Domenica scorsa 3 gennaio 2021 invece la tavola rotonda condotta dalla Pellicciari verteva sul tema "Covid, lockdown e conseguenze", e gli invitati erano rappresentanti del mondo cattolico conservatore, tra cui spiccava il braccio destro di Kiko Argüello, delegato per i rapporti con la Santa Sede, don Ezechiele Pasotti, della cui figura ci siamo occupato più volte sul nostro blog per la sua collaborazione alla stesura degli Statuti, nella redazione dei Diari postumo della Hernandez, per la sua dichiarazione, in contrapposizione al desiderio espresso da Papa Francesco, che il Cammino Neocatecumenale non ha bisogno di stilare delle Linee Guida contro l'abuso, per i suoi libri e la sua collaborazione alla Bibbia Unica.
 
L'energica professoressa Pellicciari, alla quale non si può certo imputare il difetto della ipocrisia, durante l'intera durata della trasmissione radiofonica si è occupata di "tiranneggiare" i propri ospiti per indurli a dichiarare l'inutilità e la dannosità dei provvedimenti di lockdown.
 
Con Ettore Gotti Tedeschi, primo ad intervenire, addirittura c'è stata una scaramuccia quando l'illustre esperto di finanza si è rifiutato di sottostare ai diktat della conduttrice e di fornire sicure profezie di disastro economico a breve termine a causa del lockdown.
 
Più morbido è stato l'approccio con lo psicologo Roberto Marchesini, collaboratore della NBQ, che ha elencato una serie di studi sugli aumentati livelli di ansia e di disturbi del sonno nei ragazzi fino ai 18 anni di età, e con Luigi Amicone, direttore di Tempi, cui la Pellicciari ha confidato le preoccupazioni per le conseguenze del lockdown negli anziani per il fatto che, impediti nella propria libertà e negli affetti familiari, avrebbero potuto accettare di buon grado l'offerta della dolce morte tramite eutanasia.
 
Citando gli studi di Kurt Lewin sulla manipolazione di un singolo inserito nel gruppo trova modo di infilarci un detto di un grande esperto in materia, il suo "catechista Kiko": "quando si vuol cambiare il brodo, si cambia l'acqua" (Angela ricorda male: Kiko voleva cambiare i pesci cambiando l'acqua). E lui l'acqua la cambia continuamente, ai pesci rossi del Cammino! E poi afferma candidamente: "ci sono persone con sete di potere che vogliono imporre le proprie idee sugli altri" (!!!).
 
In conclusione questa la tesi della incoercibile conduttrice: il lockdown non servirebbe a salvare la vita agli anziani più esposti al virus ma addirittura ad affrettarne la morte, quindi sarebbe un male assoluto, più letale sicuramente dello stesso Covid 19. Incidentalmente, la Pellicciari informa di esserselo già preso, il Covid, senza manifestare alcun sintomo, ha "solo" un polmone danneggiato.
 
Dopo questi "antipasti", il pezzo forte arriva con don Ezechiele Pasotti. Il presbitero neocatecumenale legge la lettera inviata dal Cardinal Sarah alle Conferenze episcopali che invita a celebrare nuovamente le Messe nelle chiese con la presenza dei fedeli, lamentando che ad essa non è stato dato seguito.
 
Ma davvero? A noi non risulta. Ci risulta invece che dal 18 maggio dell'anno scorso tutte le Chiese sono state riaperte al culto con la presenza del popolo, seppur in numeri contingentati: l'invito di Sarah, in Italia, è stato accolto dalla CEI e mantenuta la possibilità di accedere alle Messe anche in queste Festività natalizie pur essendo proprio quelle soggette a regime di stretto lockdown.
 
Ci sorge invece il dubbio, che via via diviene certezza, che l'invito a partecipare al culto di don Ezechiele Pasotti, presbitero neocatecumenale a tempo pieno e a tutto tondo, non sia rivolto ai cattolici e non riguardi le Messe Cattoliche ma sia rivolto ai neocatecumenali e riguardi le cosiddette celebrazioni neocatecumenali, cioè tutti i vari appuntamenti infrasettimanali, del sabato e/o ritrovi domenicali in cui i fratelli si devono riunire per fare comunità e manifestare "l'amore di Dio" e che prima "erano via Zoom" (particolare che la Pellicciari si fa sfuggire e che  ci fa capire che proprio di neocatecumenali si sta parlando); da non saltare perché altrimenti si "commette peccato" (questo lo ha detto Kiko, ricordo, nell'Annuncio di Avvento spagnolo).
 
Naturalmente, non poteva mancare la critica alla Messa parrocchiale e alla distribuzione del Corpo di Cristo tenendo conto delle regole sanitarie in periodo di pandemia: secondo Pellicciari essa ha "aspetti ridicoli" come la distribuzione del Corpo di Cristo "con le pinzette" e le mani che si "sfregolano" con il gel. Evidentemente è meglio che a "sfregolarsi" sia il Corpo di Cristo, come è d'uso - e abuso - nelle salette neocatecumenali.
 
I commenti finali dei due veterani del Cammino neocatecumenale riguardano la critica a chi induce le persone al timore (immotivato?) togliendo loro la libertà, il richiamo all'Obbedienza, che nella lettera del Cardinal Sarah è esclusivamente da prestare alla Chiesa ed ai Vescovi, non certo ai catechisti o presbiteri neocatecumenali, e l'invito ad imitare l'eroismo dei primi cristiani che hanno affrontato morte e martirio.

La trasmissione, durata quasi due ore come tutte le celebrazioni neocatecumenali che si rispettino, per l'attento orecchio dei neocatecumenali si conclude così: il cardinal Sarah ha detto che "è necessario che tutti riprendano il loro posto nell'assemblea dei fratelli", ha detto di "obbedire", quindi tornate nelle salette! Il Covid è sovrastimato, il governo è incapace, il lockdown fa morire, meglio a questo punto affrontare la morte come i primi cristiani andando in comunità.
Sembrava di sentir riecheggiare le parole di Julio e Isabel: chi non va in Comunità e ha paura della morte, non ha la resurrezione dentro, non è  un buon cristiano.
 
Per chi vuole  farsi un'idea personale, la trasmissione è ancora disponibile nel sito di Radio Maria.
 
Chiudiamo infine con le ultime frasi della lettera del Cardinal Sarah, per rimetterci un po' al mondo dopo tanta cortina fumogena.
 

«La Chiesa continuerà a custodire la persona umana nella sua totalità. Essa testimonia la speranza, invita a confidare in Dio, ricorda che l’esistenza terrena è importante, ma molto più importante è la vita eterna: condividere la stessa vita con Dio per l’eternità è la nostra meta, la nostra vocazione. Questa è la fede della Chiesa, testimoniata lungo i secoli da schiere di martiri e di santi, un annuncio positivo che libera da riduzionismi unidimensionali, dalle ideologie: alla preoccupazione doverosa per la salute pubblica la Chiesa unisce l’annuncio e l’accompagnamento verso la salvezza eterna delle anime. Continuiamo dunque ad affidarci con fiducia alla misericordia di Dio, a invocare l’intercessione della beata Vergine Maria, salus infirmorum et auxilium christianorum, per tutti coloro che sono provati duramente dalla pandemia e da ogni altra afflizione, perseveriamo nella preghiera per coloro che hanno lasciato questa vita, e al contempo rinnoviamo il proposito di essere testimoni del Risorto e annunciatori di una speranza certa, che trascende i limiti di questo mondo.»

sabato 24 ottobre 2020

"Se non vai in comunità, è perché dentro non hai la resurrezione": è confermato, sono proprio disperati


A Porto Rico, non c'è stata una convivenza di inizio corso: i responsabili della nazione, spagnoli, hanno deciso che quest'anno l'inizio corso  - chi vuole o può - se lo può  vedere sul computer, e precisamente  su YouTube.
 

Siamo nel  XXI secolo e finalmente le menti pensanti del Cammino neocatecumenale sono progredite fino al punto di comprendere che, per ascoltare un polpettone in cui non sono previste domande né tanto meno risposte, non sia necessario scomodare il pubblico, che comunque solo e sempre zitto deve stare, ma che è sufficiente registrare il video e metterlo a disposizione di chi lo voglia ascoltare.
 
Vero è che dichiarano che le convivenze di inizio corso verranno comunque fatte ma... è difficile crederlo: con la catechesi già anticipata su You Tube e magari persino svelato l'arcano del "Canto nuovo di Kiko", non c'è più nessun interesse, nessuna "grande sorpresa" ad indurre i neocatecumenali di Portorico a partecipare alle costose ed inutili kermesse di Inizio Corso.
 
Proviamo anche noi a seguirlo, seguendo la traccia dell'articolo che ne ha fatto Cruxsancta.
 
Non-presentazioni e introduzione

Inizia senza presentazioni di alcun tipo, se non quella del "muchacho" (trent'anni) di recente aggregato dall'equipe, proveniente dal NewJersey di famiglia colombiana oltre che neocatecumenale; per il resto si assume che sia universalmente noto chi siano i componenti della équipe. 
La coppia di spicco, che monopolizzerà la conferenza, è in effetti molto nota all'interno del Cammino e delle riunioni planetarie di Porto San Giorgio: si tratta di Julio e Isabel, catechisti itineranti responsabili di Nazione in Porto Rico da più di vent'anni.

Le prime cose che il relatore dice sono quelle che sempre siamo abituati a sentir dire dai catechisti in queste occasioni: le immense difficoltà che hanno dovuto superare per poter fare un viaggetto in Spagna per ascoltare - 'ricevere' in gergo neocatecumenale - la notizia - la parola - dalla viva voce del trio della équipe internazionale, e come  Dio si sia ingegnato a risolvergli tutti i problemi  in modo che potessero andare, esserci, ascoltare - ricevere - e tornare per trasmettere agli altri. Tutto un grande miracolo, come sempre.
 
In quest'anno  così provvidenziale  hanno avuto, durante l'incontro con Kiko, anche una chicca in più, l'imprevisto di una visita della polizia, racconta Julio il capo équipe, parlando dal leggio: naturalmente la fede nella Provvidenza neocatecumenale fa sì che vengano organizzati incontri che comportano viaggi anche molto impegnativi senza avere tutte le necessarie autorizzazioni.
E infatti la "Provvidenza" interviene e permette ugualmente lo svolgimento della convivenza.
 
La polizia spagnola è pronta a tutto!
 
La Pandemia ha chiuso delle porte, ma non ai neocatecumenali 

L'affermazione immediatamente successiva è l'assicurazione che il signore - quale signore? - ha in serbo  molte buone cose  per questo nuovo anno. 
Poiché nessuno può affermare di conoscere il pensiero di Dio, probabilmente si riferisce a colui che "firma ma non dipinge", il profeta-artista-catechista-iniziatore-tuttologo Kiko Argüello.

E non poteva mancare  la prevedibilissima affermazione che  il tema di quest'anno è riferito alla situazione della pandemia, "poiché non avrebbe senso ignorare ciò che accade nel mondo reale". Ma subito dopo, aggiunge Julio, "questa è una situazione che Dio permette". 
Poiché nel CNC non comprendono il concetto di libertà, che anzi,  combattono ferocemente, e nel contempo hanno una visione della fede compiutamente  catecumeno-centrica, la loro interpretazione   è che la pandemia, oltre ad essere più che permessa da Dio,  è giunta per favorire molte cose che solo loro - gli stessi Kikos - discernono e delle quali solo loro si avvantaggiano.
 
E infatti il capo équipe non manca di accennare a questa predilezione divina per gli Eletti del Cammino;
ma tutte quelle meraviglie che non si sarebbero potute manifestare senza la pandemia sono così magiche ed esoteriche, che lui le lascia per dopo, per quando il cervello degli ascoltatori sarà più assonnato. 
 
La Vergine Maria insegna ad obbedire...a chi?

Per il momento suona un canto (Maria casa di benedizione) e, non a caso, ciò che il catechista sottolinea del testo è che "la Vergine Maria ci insegna, e questo è il catecumenato, ad obbedire al Figlio per fare quello che ci dice."
La Vergine Maria viene strumentalizzata al punto da farla coincidere con l'insegnamento neocatecumenale, il cui obbiettivo  è l'obbedienza ai catechisti, al Cammino, a Kiko stesso e non a Cristo.

Ancora pandemia, morte, precarietà  

Dopo la cantatina dovrebbe venire una lettura - una proclamazione della parola, nel gergo dei neo-fratelli - ma sappiamo bene che non c'è lettura che possa aver luogo senza  che la preceda un lunghissimo discorso preparatorio. Quindi il catechista approfitta di quella che dovrebbe essere un breve monizione per insistere sull'idea che la pandemia è un avvertimento di Dio a livello globale, che si è verificata "perché Dio ha cercato di far entrare il mondo intero nella precarietà". 
Il catechista Julio sostiene che, nel caso in cui qualcuno non si fosse accorto  del piccolo dettaglio che tutti moriamo, prima o poi, la pandemia provvidenzialmente è stata inviata per noi, per comprendere questa realtà esistenziale che marchia la nostra vita terrena. Quindi, bugiardo chi ti racconta che se ti infetti non muori: morirai lo stesso! È solo una questione di tempo...
 
La "lettera" alle Comunità

Il capo-équipe decide in seguito - colpo di scena! -  che deve leggere una "lettera alle Comunità"  della Congregazione per il Culto. 


 
Il Cardinal Sarah ha scritto alle comunità? Così vuol far credere il nostro Julio. E si affanna a citare una frase del documento  in cui compare l'espressione "comunità  cristiana" (sappiamo che nel lessico kikiano solo i neocatecumenali sono comunità) e di seguito l'invito: 
Non appena però le circostanze lo consentono, è necessario e urgente tornare alla normalità della vita cristiana"
 
Ma, che strano! Il catechista Julio non completa la frase! Lo facciamo noi per lui: è necessario  tornare alla normalità della vita cristiana...

".. che ha l’edificio chiesa come casa e la celebrazione della liturgia, particolarmente dell’Eucaristia
come «il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana tutta la sua forza» (Sacrosanctum Concilium, 10)."

E infatti è la chiesa la casa dei cattolici e il luogo delle celebrazioni liturgiche: non le salette, non i catecumenium, non le palestre, non gli alberghi.

Ebbene, le istruzioni ricevute da Kiko sono state evidentemente  quelle di trasformare il suddetto documento da appello della Congregazione per il Culto  rivolto ai presidenti delle conferenze episcopali perché riaprano al popolo di Dio la frequenza della Santa Eucarestia nelle Chiese e nei Santuari, ad una "lettera per le comunità",  una supplica per il popolo delle comunità del Cammino, il gregge neocatecumenale , affinché, invece, torni a frequentare non certo le chiese, ma i catecumenia e le salette.
 
Secondo il catechista itinerante quindi (attraverso il quale è Kiko stesso a parlare ai suoi adepti) nientemeno che la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti nella persona del suo Prefetto Cardinale Robert  Sarah si preoccuperebbe di incoraggiare i neocatecumenali a riprendere la routine comunitaria non appena le circostanze lo consentono!😂
 

Quindi l'itinerante neocatecumenale Julio responsabile per il Porto Rico, o ha detto una falsità o è stato tragicamente malinformato nella catechesi cui ha presenziato in Spagna.
Non ci sarebbe nulla di strano: siamo abituati alle interpretazioni pro domo sua che Kiko Argüello e compagnia cantante (e danzante) fanno dei documenti ecclesiali e al loro concetto molto elastico di verità...
 
Se hai paura di tornare in comunità , non hai la resurrezione dentro di te

Fermiamoci ora un attimo a riflettere: non hanno appena affermato che è stato Dio stesso a far sì che succeda tutto questo disastro della pandemia solo per farli riflettere sulla loro precarietà? E, dopo tutto ciò, intendono tornare alle stesse vecchie routine il prima possibile? Come se non fosse successo niente? Come se non fosse stato Dio a costringerli a smettere di fare quello che stavano facendo?

Niente: tutto ciò non sollecita nessuna reazione da parte loro; nè si accorgono di cadere in continua, palese contraddizione.
 
La catechesi di inizio corso di Porto Rico  continua con una lunga lettura della lettera di San Paolo ai Corinzi.
Pare che San Paolo scrivesse "ai suoi catecumeni": il concetto che le prime comunità non fossero comunità di battezzati ma di catecumeni in perenne fase di apprendistato deve essere impresso con gran forza nelle menti di tutti i neocatecumenali!
 
Successivamente, il Kiko-catechista bersaglia il suo uditorio virtuale con lezioni di kikismo: "Dio ha inventato la paura"; "Dio ha creato la paura"; "se non neghi la risurrezione, perché non vuoi essere infettato?"; "Dio ha fatto sì che, con questa pandemia,   venisse fuori, diventasse visibile, quanta risurrezione ho dentro"; "la pandemia è stata come una radiografia in modo che tutti vediate quanta risurrezione avete"; "avete paura di andare in comunità? Hai paura della morte? Allora sei uno di questi che dice: Non esiste la risurrezione".

Neocatecumenali: se non rischiate l'infezione,
non avrete la resurrezione



E giunto a questi livelli di giudizio spietato nei confronti del prossimo, il catechista si affretta - secondo quanto ha "ricevuto" da Kiko, si suppone - a concludere che, allo stesso modo, se non vai in comunità è perché neghi la risurrezione: ciò implica che la tua fede è vana, è una fede sentimentale - accusa che dai kiko-adepti è considerata orribilmente vergognosa -  ed è del tutto inutile. 
E inoltre: ciò vuol dire che continui nei tuoi peccati ed è per questo che tua moglie è tua nemica, i tuoi figli, i tuoi genitori, i fratelli del Cammino e il mondo intero.

A questo punto, il kikotista fa una piroetta verbale arzigigolando su uno dei mantra preferiti del kikismo:  "tu forse hai già capito che quello che ti sta succedendo è che non puoi liberarti da quel peccato che ti porti ancora dentro". 
 
Alla fine fine, ci chiediamo: non è  la stessa cosa andare in comunità  o smettere di andare in comunità, visto che non puoi liberarti dal tuo peccato?
Quindi, perché così tante parole e tanta insistenza sul fatto che, se non vai, è perché non hai la vera fede?

Poi, altro giro di valzer:  "non succede nulla, non importa come sei, perché Gesù ha portato il tuo peccato ed è morto per te".

L'importante, per convincerti che devi andare in comunità, sì o sì, è che "se fuggi dalla morte, fuggi da Gesù Cristo, perché Gesù Cristo è entrato nella morte". 
Dire che la frase non ha alcun senso è il minimo, ma a questo punto del film nessuno riesce più a ragionare su nulla ciò che sente.
 
In conclusione, altre spiacevolezze assortite

E così l'oratore continua veleggiare verso la fine del suo discorso inanellando altre sciocchezze, come questa:  
 "coloro che sono morti a causa della pandemia, lo sono perché è stato scritto da quando sono nati che sarebbero morti così".

Ma cerchiamo di capirci: se secondo la teologia di Kiko la nostra vita e la nostra morte sono predeterminate, a che serve andare o non andare non andare in comunità? Se Dio ha deciso fin dalla tua nascita che tu muoia di Covid, stai già a posto. Aberrante, ma è così.

Come chicca finale, ecco un'altra sciocchezza sgorgata dalla bocca del catechista discernente: 
"siamo molto felici di vedere morire i fratelli, quelli che abbiamo visto morire".
La catechista Isabel, moglie di Julio, insiste da parte propria sull'impossibilità di rinnovare il battesimo guardando la televisione. Potremmo pensare che stia parlando degli Sacramenti ma no: intende dire che la fede si trasmette 'vedendo' ed 'ascoltando' i catechisti, così come lo Spirito Santo scende solo quando si è insieme ai fratelli... naturalmente devono essere i fratelli di comunità!

La Madonna dice di fare silenzio,
Gesù di non avere paura...
quindi accorrete, muti,
alle catechesi neocat!



E il presbitero? Al poveretto i super- catechisti non hanno affidato neppure la preghiera iniziale nè la preghiera finale. Lo chiamano solo per introdurre il Padre Nostro e per dire due parole, alla fine delle quali è a tal punto confuso da voler dare l'assoluzione  invece della benedizione.

Si conclude così la kermesse catechistica di inizio corso: la nostra équipe di itineranti spagnoli ha sfidato la paura della morte, ha fatto un bel viaggetto in patria, è andata a salutare famiglia e parenti, ha partecipato alla bellissimissima convivenza con Kiko, ha fatto il video su YouTube ed ora...Ánimo hermanos! Ora tocca ai catechisti autoctoni di secondo livello sobbarcarsi tutte le convivenze di inizio corso convincendo i riottosi fratelli a sottoporsi ai relativi rischi di contagio!

Sin miedo (senza paura), naturalmente.


 

venerdì 18 settembre 2020

Cardinal Sarah: "Torniamo alla normalità della vita cristiana". Come faranno i neocatecumenali?

La Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei sacramenti ha inviato ai presidenti delle Conferenze episcopali una lettera — diffusa nella mattina di sabato 12 settembre — sulla celebrazione della liturgia durante e dopo la pandemia del covid-19. 

 

Data l'importanza del documento, ne pubblichiamo di seguito il testo per intero con alcune noticine per adeguare il testo del Cardinale alla realtà delle Comunità neocatecumenali, bisognose di tornare alla normalità della liturgia e della vita cristiana sconvolte non da mesi di Covid 19 ma da anni di mal-di-kiko.



La pandemia dovuta al virus Covid 19 ha prodotto stravolgimenti non solo nelle dinamiche sociali, familiari, economiche, formative e lavorative, ma anche nella vita della comunità cristiana, compresa la dimensione liturgica.

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Il cardinal Sarah non tiene conto dei neocatecumenali che hanno stravolto la dimensione liturgica ormai da tempo, senza  necessità di attendere la recente pandemia.

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Per togliere spazio di replicazione al virus è stato necessario un rigido distanziamento sociale, che ha avuto ripercussione su un tratto fondamentale della vita cristiana: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (Mt 18, 20); «Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune» (At 2, 42-44).

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"Tutti i credenti stavano insieme": separazionismo e Messe riservate nacquero 2000 anni dopo, con l'avvento di Kiko Argüello.

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La dimensione comunitaria ha un significato teologico: Dio è relazione di Persone nella Trinità Santissima; crea l’uomo nella complementarietà relazionale tra maschio e femmina perché «non è bene che l’uomo sia solo» (Gn 2, 18), si pone in rapporto con l’uomo e la donna e li chiama a loro volta alla relazione con Lui: come bene intuì sant’Agostino, il nostro cuore è inquieto finché non trova Dio e non riposa in Lui (cfr. Confessioni, I, 1). Il Signore Gesù iniziò il suo ministero pubblico chiamando a sé un gruppo di discepoli perché condividessero con lui la vita e l’annuncio del Regno; da questo piccolo gregge nasce la Chiesa.

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"Dal piccolo gregge nasce la Chiesa" e non viceversa, dalla Chiesa nasce, per elezione e separazione, un piccolo gregge di eletti.

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Per descrivere la vita eterna la Scrittura usa l’immagine di una città: la Gerusalemme del cielo (cfr. Ap 21); una città è una comunità di persone che condividono valori, realtà umane e spirituali fondamentali, luoghi, tempi e attività organizzate e che concorrono alla costruzione del bene comune. Mentre i pagani costruivano templi dedicati alla sola divinità, ai quali le persone non avevano accesso, i cristiani, appena godettero della libertà di culto, subito edificarono luoghi che fossero domus Dei et domus ecclesiae, dove i fedeli potessero riconoscersi come comunità di Dio, popolo convocato per il culto e costituito in assemblea santa.

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I neocatecumenali invece costruiscono Domus Galilaeae e Jerusalem  per potersi riconoscere come Figli di Re (a pagamento) durante i loro Pellegrinaggi per ricevere il battesimo 'consapevole' e le nozze 'con la comunità'

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Dio quindi può proclamare: «Io sono il tuo Dio, tu sarai il mio popolo» (cfr. Es 6, 7; Dt 14, 2). Il Signore si mantiene fedele alla sua Alleanza (cfr. Dt 7, 9) e Israele diventa per ciò stesso Dimora di Dio, luogo santo della sua presenza nel mondo (cfr. Es 29, 45; Lv 26, 11-12). Per questo la casa del Signore suppone la presenza della famiglia dei figli di Dio. Anche oggi, nella preghiera di dedicazione di una nuova chiesa, il Vescovo chiede che essa sia ciò che per sua natura deve essere:

«[…] sia sempre per tutti un luogo santo […].

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Non si accenna alla Nueva estetica delle corone misteriche kikiane

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Qui il fonte della grazia lavi le nostre colpe, perché i tuoi figli muoiano al peccato e rinascano alla vita nel tuo Spirito.

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Il Vescovo parla di fonte e non di piscina; dà per scontato che i cattolici vogliano battezzare i figli in chiesa e non nelle hall degli alberghi.

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Qui la santa assemblea riunita intorno all’altare, celebri il memoriale della Pasqua e si nutra al banchetto della parola e del corpo di Cristo. Qui lieta risuoni la liturgia di lode e la voce degli uomini si unisca ai cori degli angeli;

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Per unirsi ai cori degli angeli le voci non devono essere sguaiate, i canti devono essere liturgici e non inventati, gli strumenti devono essere degni.

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qui salga a te la preghiera incessante per la salvezza del mondo. Qui il povero trovi misericordia, l’oppresso ottenga libertà vera e ogni uomo goda della dignità dei tuoi figli, finché tutti giungano alla gioia piena nella santa Gerusalemme del cielo».

La comunità cristiana non ha mai perseguito l’isolamento e non ha mai fatto della chiesa una città dalle porte chiuse. 

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Le Eucaristie neocatecumenali invece sono a porte chiuse e pattugliate da ostiari pronti a tutto pur di sviare eventuali intrusi parrocchiani della Messa delle 12

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Mezzo secolo di separatismo

Formati al valore della vita comunitaria e alla ricerca del bene comune, i cristiani hanno sempre cercato l’inserimento nella società, pur nella consapevolezza di una alterità: essere nel mondo senza appartenere a esso e senza ridursi a esso (cfr. Lettera a Diogneto, 5-6). E anche nell’emergenza pandemica è emerso un grande senso di responsabilità: in ascolto e collaborazione con le autorità civili e con gli esperti, i Vescovi e le loro conferenze territoriali sono stati pronti ad assumere decisioni difficili e dolorose, fino alla sospensione prolungata della partecipazione dei fedeli alla celebrazione dell’Eucaristia.

 

Questa Congregazione è profondamente grata ai Vescovi per l’impegno e lo sforzo profusi nel tentare di dare risposta, nel modo migliore possibile, a una situazione imprevista e complessa.

Non appena però le circostanze lo consentono, è necessario e urgente tornare alla normalità della vita cristiana,

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L'appello di tornare alla 'normalità della vita cristiana' andrebbe esteso a tutti coloro che, da anni, vivono separati in casa nella stessa parrocchia

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che ha l’edificio chiesa come casa e la celebrazione della liturgia, particolarmente dell’Eucaristia, come «il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana tutta la sua forza» (Sacrosanctum Concilium, 10).

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È la chiesa la casa dei cattolici e il luogo delle celebrazioni liturgiche: non le salette, non i catecumenium, non le palestre, non gli alberghi

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Consapevoli del fatto che Dio non abbandona mai l’umanità che ha creato, e che anche le prove più dure possono portare frutti di grazia, abbiamo accettato la lontananza dall’altare del Signore come un tempo di digiuno eucaristico, utile a farcene riscoprire l’importanza vitale, la bellezza e la preziosità incommensurabile. Appena possibile però, occorre tornare all’Eucaristia con il cuore purificato, con uno stupore rinnovato, con un accresciuto desiderio di incontrare il Signore, di stare con lui, di riceverlo per portarlo ai fratelli con la testimonianza di una vita piena di fede, di amore e di speranza.

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Il digiuno Eucaristico dovrebbe far riflettere sulla preziosità del Corpo di Cristo e sulla necessità di parteciparvi in modo degno e devoto, secondo quanto previsto per tutti coloro che appartengono alla Chiesa. Quindi inginocchiandosi alla consacrazione e senza spargere briciole o rischiare profanazione del Corpo di Cristo.

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Martiri  di Abitene, Etiopia (303-4) «se senti il nome cristiano,sappi che lì c'è il dominicum»

Questo tempo di privazione ci può dare la grazia di comprendere il cuore dei nostri fratelli martiri di Abitene (inizi del iv secolo), i quali risposero ai loro giudici con serena determinazione, pur di fronte a una sicura condanna a morte: «Sine Dominico non possumus».

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I neocatecumenali avrebbero detto:

«Sine Sabato non possumus».

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L’assoluto non possumus (non possiamo) e la pregnanza di significato del neutro sostantivato Dominicum (quello che è del Signore) non si possono tradurre con una sola parola. Una brevissima espressione compendia una grande ricchezza di sfumature e significati che si offrono oggi alla nostra meditazione:

 

— Non possiamo vivere, essere cristiani, realizzare appieno la nostra umanità e i desideri di bene e di felicità che albergano nel cuore senza la Parola del Signore, che nella celebrazione prende corpo e diventa parola viva, pronunciata da Dio per chi oggi apre il cuore all’ascolto;

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Possibilmente la Parola non deve essere assoggettata a personale e kikiana interpretazione, ma deve essere rispettata la lettura che la Chiesa e la Tradizione hanno fatto per noi.

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— Non possiamo vivere da cristiani senza partecipare al Sacrificio della Croce in cui il Signore Gesù si dona senza riserve per salvare, con la sua morte, l’uomo che era morto a causa del peccato; il Redentore associa a sé l’umanità e la riconduce al Padre; nell’abbraccio del Crocifisso trova luce e conforto ogni umana sofferenza;

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La croce è luogo in cui uniamo la nostra sofferenza a quella di Cristo, non la croce gloriosa che trasforma tutto in gloria e in forzata allegria.

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— Non possiamo senza il banchetto dell’Eucaristia, mensa del Signore alla quale siamo invitati come figli e fratelli per ricevere lo stesso Cristo Risorto, presente in corpo, sangue, anima e divinità in quel Pane del cielo che ci sostiene nelle gioie e nelle fatiche del pellegrinaggio terreno;

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Il Pane eucaristico è Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo nostro Signore. Non è necessario il "coppone". Forse qualcosa di buono il Covid lo ha ottenuto

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— Non possiamo senza la comunità cristiana, la famiglia del Signore: abbiamo bisogno di incontrare i fratelli che condividono la figliolanza di Dio, la fraternità di Cristo, la vocazione e la ricerca della santità e della salvezza delle loro anime nella ricca diversità di età, storie personali, carismi e vocazioni;

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Ecco, la diversità di storie personali, di carismi e di vocazioni non viene assolutamente perseguita nelle Comunità neocatecumenali, dove ognuno deve assolutamente fare il percorso gnostico kikiano, una vera deriva abusante e settaria nel cuore della Chiesa cattolica: dal fango, al disprezzo per la propria vita spirituale precedente, l'idolatria nei confronti dei fondatori, l'obbedienza ai catechisti eccetera

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— Non possiamo senza la casa del Signore, che è casa nostra, senza i luoghi santi dove siamo nati alla fede, dove abbiamo scoperto la presenza provvidente del Signore e ne abbiamo scoperto l’abbraccio misericordioso che rialza chi è caduto, dove abbiamo consacrato la nostra vocazione alla sequela religiosa o al matrimonio, dove abbiamo supplicato e ringraziato, gioito e pianto, dove abbiamo affidato al Padre i nostri cari che hanno completato il pellegrinaggio terreno;

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Non possiamo, dicono i neocatecumenali, senza l'icona della Madonna di Kiko, i canti di Kiko, la liturgia invenzione di Kiko...

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— Non possiamo senza il giorno del Signore, senza la Domenica che dà luce e senso al succedersi dei giorni del lavoro e delle responsabilità familiari e sociali.

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Non possiamo senza il sabato sera, dicono i neocatecumenali, ma neppure senza il mercoledì o il giovedì e la convivenza della domenica...

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Per quanto i mezzi di comunicazione svolgano un apprezzato servizio verso gli ammalati e coloro che sono impossibilitati a recarsi in chiesa, e hanno prestato un grande servizio nella trasmissione della Santa Messa nel tempo nel quale non c’era la possibilità di celebrare comunitariamente, nessuna trasmissione è equiparabile alla partecipazione personale o può sostituirla. 


Anzi queste trasmissioni, da sole, rischiano di allontanarci da un incontro personale e intimo con il Dio incarnato che si è consegnato a noi non in modo virtuale, ma realmente, dicendo: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui» (Gv 6, 56). Questo contatto fisico con il Signore è vitale, indispensabile, insostituibile.

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I presbiteri neocatecumenali per dire la verità si sono attivati, su indicazioni di Kiko, e hanno consacrato un bel po' di particole consegnate a mo' di pizzette nelle case dei fratelli. Ma a questi 'bigottoni' di cattolici della Messa delle 12 non andava a genio: dicono che è un grave abuso eucaristico... 

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Una volta individuati e adottati gli accorgimenti concretamente esperibili per ridurre al minimo il contagio del virus, è necessario che tutti riprendano il loro posto nell’assemblea dei fratelli, riscoprano l’insostituibile preziosità e bellezza della celebrazione, richiamino e attraggano con il contagio dell’entusiasmo i fratelli e le sorelle scoraggiati, impauriti, da troppo tempo assenti o distratti.

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E infatti i catechisti neocatecumenali si sono attivati da tempo per richiamare i fratelli. Ma pare che la lontananza che 'è come il tempo che fa dimenticare chi non s'ama' abbia riportato o stiano riportando molti fratelli alla parrocchia.

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Questo Dicastero intende ribadire alcuni principi e suggerire alcune linee di azione per promuovere un rapido e sicuro ritorno alla celebrazione dell’Eucaristia.

La dovuta attenzione alle norme igieniche e di sicurezza non può portare alla sterilizzazione dei gesti e dei riti, all’induzione, anche inconsapevole, di timore e di insicurezza nei fedeli.

Si confida nell’azione prudente ma ferma dei Vescovi perché la partecipazione dei fedeli alla celebrazione dell’Eucaristia non sia derubricata dalle autorità pubbliche a un “assembramento”, e non sia considerata come equiparabile o persino subordinabile a forme di aggregazione ricreative.

Le norme liturgiche non sono materia sulla quale possono legiferare le autorità civili, ma soltanto le competenti autorità ecclesiastiche (cfr. Sacrosanctum Concilium, 22).

Si faciliti la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni, ma senza improvvisate sperimentazioni rituali e nel pieno rispetto delle norme, contenute nei libri liturgici, che ne regolano lo svolgimento.

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Il rispetto della norme? Dei libri liturgici? Ma riguardano anche i neocatecumenali super approvati e disobbedienti alle norme della Chiesa da più di mezzo secolo?

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Nella liturgia, esperienza di sacralità, di santità e di bellezza che trasfigura, si pregusta l’armonia della beatitudine eterna: si abbia cura quindi per la dignità dei luoghi, delle suppellettili sacre, delle modalità celebrative, secondo l’autorevole indicazione del Concilio Vaticano II: «I riti splendano per nobile semplicità» (Sacrosanctum Concilium, 34).

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Ecco, nobile semplicità e limpidezza cattolica: via dunque i candelabri a nove braccia modello 'Leoni', i tavoloni inzeppati di fiori e frutta che sostituiscono gli altari; via i balletti ed i sorbetti; via le cantate sulle chitarrelle, le monizioni più lunghe delle omelie, le risonanze 'io non volevo venire qui stasera'

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Si riconosca ai fedeli il diritto di ricevere il Corpo di Cristo e di adorare il Signore presente nell’Eucaristia nei modi previsti

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È superfluo dire che 'i modi previsti' siano: genuflettendosi e ricevendo il Corpo di Cristo sulla lingua, non il 'sequestro' del Corpo di Cristo sulle mani in attesa della masticazione comunitaria.

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senza limitazioni che vadano addirittura al di là di quanto previsto dalle norme igieniche emanate dalle autorità pubbliche o dai Vescovi.

I fedeli nella celebrazione eucaristica adorano Gesù Risorto presente; e vediamo che con tanta facilità si perde il senso della adorazione, la preghiera di adorazione. Chiediamo ai Pastori di insistere, nelle loro catechesi, sulla necessità dell’adorazione.

Un principio sicuro per non sbagliare è l’obbedienza.

Obbedienza alle norme della Chiesa, obbedienza ai Vescovi.

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Non ai catechisti fai da te o a quelli che 'ci manda il Vescovo' e poi fanno ciò che gli pare.

Detto questo, ascoltiamo il Cardinale senza interromperlo più.

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In tempi di difficoltà (ad esempio pensiamo alle guerre, alle pandemie) i Vescovi e le Conferenze Episcopali possono dare normative provvisorie alle quali si deve obbedire. La obbedienza custodisce il tesoro affidato alla Chiesa. Queste misure dettate dai Vescovi e dalle Conferenze Episcopali scadono quando la situazione torna alla normalità.

La Chiesa continuerà a custodire la persona umana nella sua totalità. Essa testimonia la speranza, invita a confidare in Dio, ricorda che l’esistenza terrena è importante, ma molto più importante è la vita eterna: condividere la stessa vita con Dio per l’eternità è la nostra meta, la nostra vocazione. Questa è la fede della Chiesa, testimoniata lungo i secoli da schiere di martiri e di santi, un annuncio positivo che libera da riduzionismi unidimensionali, dalle ideologie: alla preoccupazione doverosa per la salute pubblica la Chiesa unisce l’annuncio e l’accompagnamento verso la salvezza eterna delle anime. Continuiamo dunque ad affidarci con fiducia alla misericordia di Dio, a invocare l’intercessione della beata Vergine Maria, salus infirmorum et auxilium christianorum, per tutti coloro che sono provati duramente dalla pandemia e da ogni altra afflizione, perseveriamo nella preghiera per coloro che hanno lasciato questa vita, e al contempo rinnoviamo il proposito di essere testimoni del Risorto e annunciatori di una speranza certa, che trascende i limiti di questo mondo.

 

Dal Vaticano, 15 agosto 2020 Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria


Il Sommo Pontefice Francesco, nell’Udienza concessa il 3 settembre 2020, al sottoscritto Cardinale Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha approvato la presente Lettera e ne ha ordinato la pubblicazione.

 

Robert Cardinale Sarah Prefetto