Alcuni entusiasti ammiratori del Cammino neocatecumenale hanno interpretato come segno di approvazione incondizionata la benedizione ricevuta dal cardinale Robert Sarah, prefetto emerito della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, in occasione della presentazione, a Roma il giorno 29 novembre 2021, della biografia della coiniziatrice del Cammino neocatecumenale Carmen Hernàndez.
| Nella Basilica di San Paolo i neocatecumenali hanno il coraggio di esporre l'immagine photoshoppata della loro fondatrice con le mani giunte palesemente posticce: da ciò si deduce quanto valore si possa dare alle loro biografie 'storiche'... |
Si tratta, come sempre, di forzature e di interpretazioni che nulla hanno a che vedere con la realtà; sappiamo infatti, per averlo più volte ricordato, che le posizioni e le idee del cardinale guineano differiscono da quelle di Kiko Argüello e dei suoi accoliti quanto il sole dalla luna.
Riportiamo in proposito alcuni passaggi di una intervista del cardinal Sarah rilasciata a "Il Foglio" nel marzo scorso: si rivela lampante la divaricazione drammatica tra la visione della Chiesa, della liturgia, degli sviluppi del Concilio Vaticano II, della necessaria obbedienza al Pontefice del cardinale e dei due laici spagnoli.
OBBEDIENZA AL PAPA
"Poche settimane fa il Papa mi ha comunicato che ora aveva deciso di accettare la mia rinuncia. Gli ho subito detto che ero felice e grato per la sua decisione. L’ho ripetuto spesso: l’obbedienza al Papa non è solo una necessità umana, è il mezzo per obbedire a Cristo che ha posto l’apostolo Pietro e i suoi successori a capo della Chiesa. Sono felice e orgoglioso di aver servito tre Papi: san Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, nella curia romana per oltre vent’anni. Ho cercato di essere un servitore leale, obbediente e umilmente sottomesso della verità del Vangelo".
Sconcertante la differenza con ciò che afferma Kiko Argüello proprio nel corso della presentazione del 29 novembre:
"Me dice (il papa) le prime parole che dice a me: Kiko, tutto quello che tu decidi, io te l'approvo"
Secondo la visione di Kiko e Carmen infatti i papi vanno blanditi, convinti ed istruiti, come l'iniziatrice esplicitamente ammette nelle pagine già pubblicate del suo diario e come ci si 'dimentica' di dire durante la presentazione della sua biografia quando si accenna al suo amore per il pontefice. Blanditi e convinti: non certo obbediti! Qui infatti un Kiko ormai senescente e dipendente dai suggerimenti di Ascensiòn, dimostra di credere che sia giusto addirittura che il Pontefice debba obbedire a lui, e non viceversa.
LA CHIESA COME ISTITUZIONE DIVINA, NON MONDANA
Per il cardinale Robert Sarah "nonostante quello che dicono i ‘ciechi nati’ e nonostante i molti peccati dei suoi membri, la Chiesa è bella e santa. E’ l’estensione di Gesù Cristo. La Chiesa non è un’istituzione mondana, la sua salute non si misura dal suo potere e dalla sua influenza.
La Chiesa deve andare alla Croce e al grande silenzio del Sabato santo. Dobbiamo pregare con Maria vicino al corpo di Gesù. Guardare, pregare, fare penitenza e riparare per poter annunciare meglio la Vittoria di Cristo Risorto”.
Grande silenzio, penitenza e riparazione non sono nelle corde della predicazione dei 'ciechi nati' neocatecumenali negli ultimi 50 anni. Nonostante anche nel corso della presentazione della biografia della Hernàndez sia il cardinale Schönborn sia il postulatore Metola si sforzino di mettere l'accento sugli inizi dell'esperienza neocatecumenale nelle baracche e tra i poveri, o sul viaggio dell'ereditiera Carmen 'senza un soldo' in Terra Santa, sappiamo che i due iniziatori hanno lavorato alacremente perché la loro creatura, il loro movimento, avesse un successo mondano e fosse una potenza finanziaria. E dei poveri autentici non hanno mai saputo che farsene!
LA LITURGIA
Ma è sul rispetto della liturgia e sulla sua importanza che le idee dei due iniziatori neocatecumenali e il cardinale ex prefetto della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti si discostano in modo netto ed evidente, fino a divenire antitetiche.
Afferma infatti il cardinale nella sua intervista a 'Il Foglio':
"La Chiesa esiste per dare gli uomini a Dio e per dare Dio agli uomini. Questo è precisamente il ruolo della liturgia: adorare Dio e comunicare la grazia divina alle anime. Quando la liturgia è malata, tutta la Chiesa è in pericolo perché il suo rapporto con Dio non è solo indebolito, ma profondamente danneggiato.
Ma stiamo parlando di Dio? ...Se Dio non è al centro della vita della Chiesa, allora essa è in pericolo di morte. Questo è certamente il motivo per cui Benedetto XVI ha affermato che la crisi della Chiesa è essenzialmente una crisi della liturgia, perché è una crisi del rapporto con Dio. Anche per questo, seguendo Benedetto XVI, ho insistito: lo scopo della liturgia non è celebrare la comunità o l’uomo, ma Dio. Questo è ciò che manifesta molto bene la celebrazione orientata. ‘Dove un orientamento diretto a est non è possibile – dice Benedetto XVI – la croce può quindi servire come orientamento interiore della fede. Deve poi collocarsi al centro dell’altare e focalizzare lo sguardo del sacerdote e della comunità orante.
Quando tutti insieme si volgono alla Croce, si evita il rischio di un faccia a faccia troppo umano e chiuso in se stesso. Apriamo i cuori all’irruzione di Dio.
Come diceva Joseph Ratzinger ‘l’idea che nella preghiera il sacerdote e il popolo debbano confrontarsi l’uno con l’altro è nata solo nel cristianesimo moderno, è del tutto estranea al cristianesimo antico. E’ certo che il sacerdote e il popolo pregano rivolti non l’uno verso l’altro, ma verso l’unico Signore’, il Cristo che, in silenzio, ci viene incontro. (Joseph Ratzinger, Prefazione al volume XI dell’Opera omnia: Teologia della liturgia, Parigi, Parole et Silence, 2020).
Anche per questo ho continuato a insistere sulla necessità di uno spazio per il silenzio nella liturgia. Quando l’uomo tace, lascia un posto a Dio. Al contrario, quando la liturgia diventa ‘loquace’, dimentica che la croce è il suo centro, ci si organizza intorno al microfono".
Il silenzio è esattamente il grande nemico delle liturgie 'fai-da-te' inventate dalla teologa Carmen e dal guitto Kiko, in cui appunto non si tace mai e non si lascia posto a Dio, in cui l'orientamento verso la croce e l'altare viene sostituito dal 'festino' sul tavolone centrale e in cui alla croce si sostituisce il simbolo ebraico della Hannukiah, il candelabro con nove fiammelle.
CONCILIO VATICANO II
Nella presentazione della biografia della Hernàndez si fa un gran parlare di come il Cammino neocatecumenale concorra a realizzare il Concilio Vaticano II. In realtà è esattamente il contrario. O almeno, il cardinale Sarah è profondamente convinto che la vera eredità dell'ultimo Concilio si compia nell'opera liturgica voluta da Papa Benedetto XVI, e chi divide la Chiesa pre-conciliare da quella post-conciliare, come Kiko e Carmen nelle proprie catechesi, quando addirittura mettono tra parentesi l'intera storia della Chiesa, divide e fa il lavoro del diavolo.
Conclude infatti il cardinale Robert Sarah:
"Quando ho parlato di orientamento liturgico e senso del sacro, mi è stato detto: ‘Siete contrari al Concilio Vaticano II!’. E’ sbagliato! ... L’unica cosa che conta è cercare Dio sempre più profondamente, incontrarlo e inginocchiarsi umilmente per adorarlo. Papa Francesco, quando mi ha nominato, mi ha dato due istruzioni: attuare la Costituzione sulla liturgia del Concilio Vaticano II e far vivere l’eredità liturgica di Benedetto XVI... Continuare l’opera liturgica di Benedetto XVI è il modo migliore per applicare il vero Concilio. Purtroppo alcuni ideologi vogliono opporre la Chiesa pre conciliare a quella post conciliare. Dividono, fanno il lavoro del diavolo. La Chiesa è una, senza rotture, senza mutamenti di rotta, perché il suo Fondatore ‘Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e per sempre’ (Eb 13, 8). La Chiesa va verso Dio, ci orienta verso di Lui. Dalla professione di fede di san Pietro a Papa Francesco attraverso il Vaticano II, la Chiesa ci volge a Cristo. Dare alla liturgia il suo carattere sacro, lasciare spazio al silenzio, e talvolta anche celebrare verso oriente, come fa Papa Francesco nella Cappella Sistina o a Loreto, significa attuare in modo profondo e spirituale il Concilio."
Dalla obbedienza al Papa, alla Chiesa come Istituzione Divina, alla Liturgia, al modo di intendere l'attuazione del Concilio Vaticano II, il Cammino è bocciato su tutta la linea. Quattro capisaldi individuati e analizzati da Sarah, neanche uno struttura il Neocatecumenato che col suo Tripode crolla miseramente in frantumi.





























