Visualizzazione post con etichetta don Dolindo Ruotolo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta don Dolindo Ruotolo. Mostra tutti i post

venerdì 17 giugno 2022

È bello intrattenersi con Lui...

 16 giugno 2022, festa del Corpus Domini

"Se qualcuno dirà che nel santo sacramento dell’eucarestia Cristo, unigenito figlio di Dio, non debba essere adorato con culto di latria, anche esterno; e, quindi, che non debba neppure essere venerato con qualche particolare festività; ed essere portato solennemente nelle processioni, secondo il lodevole ed universale rito e consuetudine della santa chiesa; o che non debba essere esposto alla pubblica venerazione del popolo, perché sia adorato; e che i suoi adoratori sono degli idolatri, sia anatema" (Concilio di Trento, Sess. XIII, can. 6).

A questo pronunciamento del Concilio di Trento, si conforma la dottrina costante della Chiesa che ha sviluppato la propria vita spirituale mettendo al centro Gesù Eucarestia.

Scriveva Giovanni Paolo II nella sua enciclica "Ecclesia de Eucharistia": 

"Il culto reso all'Eucaristia fuori della messa, è di un valore inestimabile nella vita della Chiesa.Tale culto è strettamente congiunto con la celebrazione del Sacrificio eucaristico. La presenza di Cristo sotto le sacre specie che si conservano dopo la Messa  – presenza che perdura fintanto che sussistono le specie del pane e del vino  – deriva dalla celebrazione del Sacrificio e tende alla comunione, sacramentale e spirituale. Spetta ai Pastori incoraggiare, anche con la testimonianza personale, il culto eucaristico, particolarmente le esposizioni del Santissimo Sacramento, nonché la sosta adorante davanti a Cristo presente sotto le specie eucaristiche.
È bello intrattenersi con Lui e, chinati sul suo petto come il discepolo prediletto (cfr Gv 13,25), essere toccati dall'amore infinito del suo cuore. Se il cristianesimo deve distinguersi, nel nostro tempo, soprattutto per l'« arte della preghiera », come non sentire un rinnovato bisogno di trattenersi a lungo, in spirituale conversazione, in adorazione silenziosa, in atteggiamento di amore, davanti a Cristo presente nel Santissimo Sacramento? Quante volte, miei cari fratelli e sorelle, ho fatto questa esperienza, e ne ho tratto forza, consolazione, sostegno!"

Nell'esperienza del grande Pontefice si sente riecheggiare l'esperienza dei santi, di moltitudini di devoti e di martiri, di grandi sacerdoti, come don Dolindo Ruotolo, che ambiva  il contatto continuo con Gesù Sacramentato per dirGli tutto, quando, nei momenti  difficili, di autentica persecuzione, apriva il Tabernacolo e cominciava a parlare con Gesù, piangendo, raccontando tutta la pena del suo cuore sacerdotale.

Così si esprimeva Benedetto XVI, nel Discorso ai Partecipanti alla Plenaria della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, 13 marzo 2009, riportando passi della sua Esortazione  "Sacramentum Caritatis":

"Mentre la riforma [ndr. liturgica] muoveva i primi passi, a volte l'intrinseco rapporto tra la santa Messa e l'adorazione del Ss.mo Sacramento non fu abbastanza chiaramente percepito. Un'obiezione allora diffusa prendeva spunto, ad esempio, dal rilievo secondo cui il Pane eucaristico non ci sarebbe stato dato per essere contemplato, ma per essere mangiato. In realtà, alla luce dell'esperienza di preghiera della Chiesa, tale contrapposizione si rivelava priva di ogni fondamento.

L'adorazione eucaristica non è che l’ovvio sviluppo della Celebrazione eucaristica, la quale è in se stessa il più grande atto di adorazione della Chiesa. 


Ricevere l’Eucaristia, genuflettendo o almeno con l’inchino, significa porsi in atteggiamento di adorazione verso Colui che riceviamo in modo da non porre mai il nostro io, la pressione degli interessi e l’attrattiva dell’utilità come criterio ultimo, ma il suo regno presente là dove Egli è amato e dove il suo amore ci raggiunge portandoci a solidarizzare tra noi, con i più poveri in particolare. Proprio così e soltanto così diventiamo una cosa sola con Lui e pregustiamo in anticipo la grande speranza, la vita veramente vita per affrontare il presente: il presente, anche un presente faticoso, può essere celebrato e vissuto, pregato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino. 

L’atto di adorazione al di fuori della santa Messa prolunga e intensifica quanto è accaduto nella Celebrazione liturgica stessa. Infatti, soltanto nell’adorazione può maturare un’accoglienza profonda e vera.

Il Concilio Vaticano II e il magistero post-conciliare hanno messo in luce il ruolo singolare che il mistero eucaristico ha nella vita dei fedeli.

Paolo VI ha più volte ribadito che “l’Eucaristia è un altissimo mistero, anzi propriamente, come dice la Sacra Liturgia, il mistero della fede”. L’Eucaristia, infatti è all’origine stessa della Chiesa ed è la sorgente della grazia cioè dell’amore divino in noi, costituendo un’incomparabile occasione sia per la santificazione dell’umanità in Cristo che per la glorificazione di Dio. In questo senso, da una parte, tutte le attività della Chiesa sono ordinate al mistero dell’Eucaristia, e, dall’altra parte, è in virtù dell’Eucaristia che “la Chiesa continuamente vive e cresce”.

"La preghiera di adorazione
ci fa entrare nel Mistero di Dio"
Papa Francesco
Nostra carità pastorale è percepire e far percepire il preziosissimo tesoro di questo ineffabile mistero di fede “tanto nella stessa celebrazione della Messa quanto nel culto delle sacre specie, che sono conservate dopo la Messa per estendere la grazia del Sacrificio”.

La dottrina della transustanziazione del pane e del vino e della presenza reale sono verità di fede evidenti già nella Sacra Scrittura stessa e confermate poi dai Padri della Chiesa. Papa Paolo VI, al riguardo, ricordava che la “Chiesa Cattolica non solo ha sempre insegnato, ma anche vissuto la fede nella presenza del corpo e del sangue di Cristo nell’Eucaristia, adorando sempre con culto latreutico [ndr: di adorazione], che compete solo a Dio, un così grande Sacramento” (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica 1378).

Adorare indica, con la parola greca, il gesto di sottomissione, il riconoscimento di Dio come nostra vera misura, la cui norma accettiamo di seguire; con la parola latina, denota il contatto fisico, il bacio, l’abbraccio, che è implicito nell’idea di amore. L’aspetto di sottomissione prevede un rapporto di unione, perché colui al quale ci sottomettiamo è Amore. Infatti, nell’Eucaristia l’adorazione deve diventare unione: unione con il Signore vivente e poi con il suo Corpo mistico, cioè la Chiesa."

"La disputa del Sacramento" (Raffaello Sanzio)

Non possiamo esimerci dal fare questa riflessione finale: 

preso atto che la conservazione nel Tabernacolo e l'ostensione del Corpo di Cristo non è  altro che la naturale continuazione della celebrazione del Sacrificio, e la Chiesa cattolica lo insegna in modo reiterato e costante  ormai da un millennio, 

l'uso (e abuso) invalso nelle comunità neocatecumenali di preparare per la Consacrazione un pane che non può essere conservato nel Tabernacolo, non può essere portato in processione o esposto nell'ostensorio per essere adorato, rompe questa necessaria unità e artificialmente crea una cesura tra Cristo Eucarestia - con il quale si comunicano nel corso del proprio rito esclusivo e separato - e Cristo Eucarestia adorato e realmente presente, in corpo, anima, spirito e divinità, nella sua Chiesa.

giovedì 10 marzo 2022

Le insidie di Satana. Da un commento di Don Dolindo Ruotolo

Proponiamo un breve estratto dell'opera "Sacra Scrittura. Vol. I: Genesi" di Don Dolindo Ruotolo (Napoli, 1882 - 1970), santo sacerdote e terziario francescano.

Don Dolindo, mistico e uomo di Dio, è stato anche un prolifico scrittore e ci ha lasciato un vastissimo tesoro di opere che spaziano tra teologia, ascetica e mistica, nonché il monumentale "Commento alle Sacre Scritture". Ha raccontato la sua vita nell' Autobiografia intitolata "Fui chiamato Dolindo, che significa dolore"

Tutta la sua vita, sin dall'infanzia, fu segnata da difficoltà materiali, fisiche e psicologiche e da ingiustizie, subite sia in famiglia che nell'ambito della stessa Chiesa. Egli sopportò tutto con devota umiltà per amore di Nostro Signore, offrendosi completamente a Lui e Dio fece di questo suo servo fedele un'anima eletta. Conquistò la stima di Padre Pio al punto che quest'ultimo non esitava ad indirizzare a lui i pellegrini che gli arrivavano da Napoli. 

Tornato al Padre a 88 anni in odore di santità, è stato dichiarato Servo di Dio. La sua causa di beatificazione è stata aperta nel 2021. Per le opere di Don Dolindo si veda per esempio il sito di Mariana Editrice, che stampa e spedisce a richiesta, dietro offerta minima maggiorabile liberamente. 

Proponiamo questo testo di Don Dolindo per l'utilissima panoramica che questo santo sacerdote ci offre degli obiettivi e delle tecniche utilizzate dal nemico infernale al fine di aggredire le nostre anime, separarle da Dio Padre e condurle in inferno. Leggere Don Dolindo aiuta a riconoscere il male senza necessariamente compromettersi con esso - come accade invece nell'obbligatoria kenosis kikiana. 

Le differenze tra i consigli di Don Dolindo e la dottrina e le prassi del Cammino saltano immediatamente all'occhio. Ognuno potrà coglierle e proporre, se lo desidera, le proprie riflessioni nei commenti.

Trovandoci in questo periodo quaresimale di esame di coscienza e purificazione, suggeriamo anche la lettura del libro "Il Combattimento Spirituale"
di Don Lorenzo Scupoli.

Nota - i titoletti evidenziati presenti nel testo sono stati inseriti da noi.



Una guerra contro la paternità di Dio e la filialità degli uomini

Satana nel tentarci ha per fine, come egli stesso recentemente disse in Francia per bocca di un ossesso, di screditare Dio presso la creatura e la creatura presso Dio. Egli cerca d'influire nelle nostre cose, per turbare l'ordine della Provvidenza e per farcelo apparire illogico e tiranno. Anche nelle piccole cose, specialmente quando, noi ci agitiamo, interviene come un maligno che si diletta a far cattiverie e dispetti.

Il figliuol prodigo (Lc 15, 11-32)

Una chirurgica guerra materiale

Complica certi malanni e cerca di confondere i medici in modo da dare al male il carattere della spietatezza; cerca d'influire su quelli che ci fanno del male in modo da renderli più maligni, per poi farci agitare contro la Divina Provvidenza; fa apparire come una fresca e deliziosa spensieratezza la vita del mondo e come una oppressione quella dello spirito; è pronto sempre ad intervenire ad ogni nostra preghiera, per complicare le incresciose situazioni proprio quando preghiamo, al fine di screditare la nostra elevazione a Dio, e nello stesso tempo c'illude con qualche effimera prosperità quando non preghiamo per convincerci che è più prosperato chi mena una vita materiale e spensierata.

L'arte satanica è più sottile ed insidiosa di quello che possiamo supporre, perché il demonio si cela sempre sotto una forma a noi familiare in modo da non destare i nostri sospetti, e il più egli si serve delle leggi e dei fenomeni naturali per insidiarci. La sua malignità è terribile perché egli è malizia assoluta, senza temperamento di sensibilità di cuore e di compassione, come avviene sempre anche nel più maligno degli uomini; ama dunque fare il male e si diletta nel vedere le creature agitate ed impacciate nelle sue insidie; per questo niente più lo sconcerta quanto la pazienza, la carità, l'umiltà e la mansuetudine.

Interviene anche nelle manifestazioni della nostra attività per screditare Dio; cerca con arte seduttrice di rendere più attraente quello che è peccaminoso; fa apparire come eccellenti le scienze umane e come spregevoli quelle soprannaturali; circonda di prestigio ciò che è terreno e fa apparire come trascurabile ciò che appartiene al Cielo

Non è a caso, per esempio, che certe immagini sacre riescano pessime e che la più ordinaria immagine profana abbia una maggiore attrattiva. 

Ebbene sì, queste sono chiese cattoliche. E molte altre ne esistono di altrettanto "diversamente belle".

Satana cerca d'influire in tutto, lavora più di quello che noi supponiamo per screditare presso di noi Dio e quello che appartiene a Dio; così per esempio negli stessi giornali cerca d'influire per dare più attrattiva alle riproduzioni delle figure pagane che a quelle cristiane.

Satana, come un dispettoso terribile, cerca di molestarci nel lavoro, per screditare occultamente la Divina Provvidenza, e soprattutto cerca di agitarci, perché non c'è una cosa che tanto lo avvicini a noi quanto l'agitazione; egli non può penetrare in noi che per i centri nervosi, ed è chiaro che quando i nervi sono in maggiore agitazione gli è più facile influenzarli, perché nella maggiore tensione, i nervi non sono dominati dalla nostra volontà, sono senza controllo, sono come casa incustodita, dove più facilmente penetra il ladro. E’ così che a volte a noi sembra quasi che gli oggetti dei nostro lavoro siano dispettosi, che un ago apposta non s'infili o ci punga, che apposta un martello ci percuota o sfugga dal manico, che apposta si rompa un oggetto o si alteri una vivanda. Satana lavora terribilmente, e Dio glielo permette come glielo permise per il Santo Giobbe, per i suoi altissimi fini di amore, e perché la terra è l'ambiente delle attività di Satana.


Una chirurgica guerra spirituale

È incredibile come Satana lavori nel mondo, là dove ha libero il varco, là dove non trova la Croce e Maria SS. che lo arretrino; tanti incendi, naufragi, scoppi, sventure, disastri, sono dovuti a lui; egli può agitare le tempeste, può sconvolgere le forze naturali, può turbare le relazioni tra i Popoli, può ubriacare gli uomini perversi e spingerli ad inaudite violenze, come fa con i comunisti.

Le anime pie sono come Giobbe nella raffica infernale, e non vincono che con la pazienza, la dolcezza e la calma, non vincono che attaccandosi alla Croce ed ai mezzi soprannaturali, non vincono che vivendo della Chiesa Cattolica e nella Chiesa Cattolica, dove Satana non può entrare mai da padrone, e dove sta timoroso per le continue sconfitte che riceve. Per questo Satana tenta di scompaginare, la stessa Chiesa, cerca di avvilirne le membra col peccato, cerca di dividerle dall'unità della fede con le eresie. 

Lutero confessa nei suoi scritti che Satana lo spinse a ribellarsi e che gli suggerì d'abolire la Messa, di negare l'Eucaristia e di rinnegare la Madonna; questo empio eresiarca, confessa che Satana s'intratteneva con lui e che aveva mangiato con lui più di un quintale di sale, tanta era la frequenza con la quale lo assisteva nei pasti.

Noi viviamo spesso avvolti da spiriti maligni e non ce ne accorgiamo e ci facciamo vincere da essi con una facilità impressionante. Satana sceglie ogni via per farci del male e per giungere a screditare Dio innanzi a noi; ci spinge alla falsa pietà, ci illude con le false manifestazioni mistiche, c'induce a rovinarci la salute con la falsa penitenza, per poi farei sentire il peso delle nostre sofferenze; ci nasconde a noi stessi, perché non ci sveliamo ai nostri direttori spirituali, ci spinge persino alle false carità per intralciare il nostro cammino, per irretirci nelle cose temporali quando la nostra missione è spirituale. [...]

Satana può sviare il cammino di Dio nelle anime facendo loro intendere che le sventure che le colpiscono sono un castigo divino; egli così le toglie dall'altare della loro immolazione e le getta nelle angustie del terrore, le arresta nelle loro voci di gloria per Dio, e le getta nel disorientamento e nell'ansietà. Satana a volte ci manda intorno persone moleste che ci lodano, persone sensuali che ci allettano, persone antipatiche che ci turbano; a volte disturba la nostra vita interiore con visite vane, con cicalecci che sembrano spirituali e sono inutili prolissità.

Satana soprattutto cerca di staccarci da Maria SS., perché sa che il solo nominare Maria lo sconcerta e lo fuga; perciò può influire persino nelle devozioni, può darci un'effimera fiducia in un Santo, può incamminarci verso anime false o darci un fanatismo sterile per le anime veramente sante; egli è contento quando Maria è sostituita, preferirebbe veder canonizzato tutto il mondo e tutto, l'inferno, pur di veder dimenticata Maria

Per questo la devozione vera e costante alla Madonna lo sconcerta più di qualunque altra forza spirituale, perché la Madonna ha la missione di schiacciargli il capo. Con Maria, Regina di grazie, Satana non può screditare Dio presso di noi, perché Maria è un raggio troppo grande della divina bontà, è un raggio che fuga ogni tenebra e che ci fa sentire l'amabilità di Dio.

Satana cerca sottrarci al Signore facendoci operare naturalmente, in tutto penetra per toglierci l'intenzione della gloria di Dio, cerca di carpire i primi momenti della nostra giornata, affinché ci alziamo per la fretta e non per amore di Dio, cerca di prospettarci come male fisico una mortificazione e subito dopo ce la prospetta come un bene per farcela fare per nostro tornaconto. Così, per esempio, impedisce che un fumatore rinunzi al fumo per amore di Dio, ma in seguito glielo fa rinunziare per la preoccupazione che possa nuocergli la nicotina. 

Impazienza e mancanza di equilibrio

Satana soprattutto cerca di farci impazientire, perché l'impazienza ci sottrae a Dio più di qualunque vizio, oseremmo, dire, più, della stessa impurità. In ogni vizio c'è infatti un lato umiliante che ancora ci accosta a Dio, ma nell’impazienza e nell'ira c'è l'orgoglio che si vuol fare ragione ad ogni costo, e dopo la raffica è l'orgoglio che ci vuol fare giustificare l'impazienza. Se, si nota, è assai difficile convincere un impaziente del suo difetto, e solo un'anima santa si umilia, quando è rimproverata d'ira o d'impazienza; ma anch'essa avverte quasi una ripugnanza ad accogliere in pace l’ammonimento, perché vorrebbe convincersi di avere ragione.

Satana per disorientarci da Dio, c’insidia anche con le devozioni e le penitenze che spuntano come funghi e sfumano come soffioni, per esempio, in una tribolazione assillante ci spinge ad atti di pietà esagerati, a penitenze pesanti ed insostenibili, a fioretti spirituali ai quali non può reggere sempre la naturaper poi farci sentire il disinganno di non essere stati esauditi nelle nostre preghiere e sfiduciarci.

E’ così che in certi momenti la nostra povera ed insidiata pietà cambia ogni due giorni, si muta facilmente, passa dalla penitenza al rilassamento, dalla vigilanza alla dissipazione, dalla preghiera all'oziosità. Satana fa in modo che noi possiamo dedurre da un'intensa applicazione alla pietà e da un'agitata serie di preghiere, che la preghiera è vana, che le cose avvengono naturalmente, che è vano sperare che mutino finchè non abbiano fatto il loro corso, e così ci toglie la Fede e ci agita nella disperazione

Per questo la Chiesa è tanto equilibrata e sobria in ogni manifestazione della sua vita; Essa ci fa fare la penitenza ma in un tempo stabilito, ci fa pregare, ma desidera più la costanza nella preghiera che un'intensità che stancherebbe la natura. 

Satana vuol farci perdere la fiducia dell'attesa, ci fa dimenticare che la preghiera calma e continuata raggiunge lo scopo infallibilmente, e c'illude in una falsa e pesante pietà, che poi si muta in discredito per Dio.


Tranelli ed accuse

Satana c'illude poi in tanti altri modi che è quasi impossibile sintetizzare: ci spinge alla fretta e nella fretta si diverte ad intralciarci l'attività per poi farci adirare. Si può dire, senza tema di esagerare, che la nostra ira è il divertimento di Satana, è la soddisfazione della sua malignità, come lo è per tante anime volgari, le quali godono nel vedere i litigi, e si divertono nel sentire le esplosioni dell'ira di chi è tormentato dagli altri. 

Satana ci spinge: alle minuziose cavillosità per le quali la vita diventa pesante, perché si diverte vedendoci impacciati nelle manie umane e sottratti alla fiducia che dobbiamo avere in Dio. Satana ci turba nelle ansietà della vita materiale e ci fa pensare sempre al futuro per agitarci e sottrarci all'abbandono pieno in Dio

Ci turba con l’avidità delle ricchezze, e poi si diverte a non farcele godere spingendoci all'avarizia; ci turba con le miserie della gola, per tentare di moltiplicare i nostri desideri materiali e renderci infelici; ci prostra con le oziosità dell'accidia, c'invelenisce con le miserie dell'invidia, ci oscura con le tenebre dell'errore, ci sottrae a Dio con le illusioni della vita, e negli orrori dell'impurità ci fa concepire persino un'avversione funesta contro di Lui.

E così che, come si è detto, Satana scredita Dio presso la creatura e la creatura presso Dio, perché dopo che l'ha miseramente avvilita, l'accusa innanzi al tribunale divino, per ottenere il permesso di tormentarla disperatamente e di farla sua nell'eterna perdizione. Per questo Satana si trovò presente quando Dio chiamò al rendiconto i nostri progenitori, per tentare, se gli fosse stato possibile, di rendere più oscura la loro sorte.


Satana maledetto da Dio

Dio maledisse Satana, e poiché questi nella forma di serpente aveva teso insidie alla donna distraendola da Lui, maledisse anche il serpente, rendendolo ripugnante, e condannandolo a strisciare sul suo ventre ed a mordere la terra [...]. Dicendo però al serpente: Tu striscerai sul tuo ventre e morderai la terra, Dio volle esprimere principalmente la maggiore umiliazione che dava a Satana: l'angelo della luce era così relegato in una maniera più umiliante sulla terra, alla quale per la sua caduta, era già incatenato in una sfera di attività materiali e meschine; colui che avrebbe dovuto estasiarsi nell'eterna gloria, era ridotto ad attività immensamente umilianti, e mordeva la terra invece di saziarsi della eterna vita

Nel dirgli che avrebbe strisciato sulla terra, Dio gli annunziava la terribile umiliazione che gli avrebbe inflitta un giorno il Verbo Umanato, del quale stava per fare solenne promessa alla donna. Satana infatti fu sconfitto, e mentre prima della Redenzione dominava le anime, dopo perdette il suo dominio e strisciò solo, per così dire, su quelle che, per l'ostinazione nel peccato, erano vili come la terra alla quale erano attaccate. Dio rinnovò così, solennemente, la condanna subita da Satana quando cadde dal, cielo, e gli annunziò la sconfitta più grande che avrebbe avuto nella Redenzione. [...]

Quel medesimo serpente maledetto fu un giorno elevato da Mosè nel deserto, sopra di un ceppo, e rimase come immagine di Colui che volle essere crocifisso per amor nostro, apparendo Egli ripudiato e maledetto, come si vedrà a suo luogo (Num. XXI). 

Maria, nostra custode



Dio, dopo aver maledetto nel serpente il demonio, gli annunziò la sconfitta che un giorno gli avrebbe inflitta il Redentore e la Vergine Immacolata che doveva dare al mondo la salvezza nel suo Figliuolo Divino. Il vers. 15 di questo capitolo è chiamato perciò il Protoevangelo, cioè il primo annunzio della buona novella, della liberazione. Dio disse al serpente che avrebbe posto un giorno inimicizia fra lui e la donna, fra il seme suo e il seme di lei. Non parlava di Eva ma di Maria, la vera donna, perennemente nemica di Satana, perché Immacolata fin dal primo istante dei suo concepimento. 

In queste parole Dio rivelò il mistero dell'Immacolato Concepimento di Maria definito poi dal Papa Pio IX come dogma di fede. Il dogma sta proprio in queste parole. Dio annunzia infatti la donna che doveva essere nemica di Satana e che doveva dare alla luce il Figliuolo che doveva schiacciare il capo all'infernale dragone. 

Il seme di Satana sono i demoni, il seme della Donna benedetta è il Redentore; Egli è chiamato con tutta ragione seme della donna, perché Maria lo generò dal suo seno senza concorso umano. La Donna Benedetta non sarebbe stata nemica di Satana se per un istante solo fosse stata macchiata dalla colpa originale; dunque, per rivelazione diretta di Dio e quindi per fede, Essa fu immacolata fin dal primo istante del suo concepimento

Il Testo originale dice che il seme della donna schiaccerà il capo a Satana: Porrò inimicizia fra il tuo seme ed il seme di lei; esso ti schiaccerà il capo. La Volgata dice che glielo schiaccerà la donna: Essa ti schiaccerà il capo; i due sensi si equivalgono poiché Maria schiacciò il capo a Satana per Gesù Cristo, e Gesù Cristo, Figlio di Maria, schiacciò il capo all'infernale serpente.


Dio soggiunge che il serpente si avventerà al calcagno del seme della Donna; è al Figlio di Maria che si riferiscono queste parole nel Testo originale ed annunziano la Passione dei Redentore. Satana infatti si avventò con tutta la furia del suo odio al calcagno, cioè all'Umanità del Redentore e con le sue perfide arti lo fece condannare a morte dagli Scribi, dai Farisei, dai Sacerdoti e da Pilato; si avventò ma non vinse, che anzi, come un serpente avventandosi al calcagno è calpestato proprio nell'atto che lo ferisce, così Satana fu vinto dal Redentore proprio nell’atto nel quale gli fece dare la morte.

Avventandosi contro l'umanità del Redentore, Satana si lanciò anche contro la Donna Benedetta perché Essa fu addolorata e ripiena di angoscia per la morte del suo Figliuolo; ma in quel medesimo dolore Essa schiacciò il capo a Satana, gli tolse il dominio che aveva sugli uomini, e li prese Essa, come Madre, in sua custodia.

Estratto da: Commento al libro della Genesi, di Don Dolindo Ruotolo



Don Dolindo ci ricorda la parola di Nostro Signore: "Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell'uomo verrà nell'ora che non pensate" (Lc 12,35-40 ; Mt 24,37-44). Se il nemico infernale non si arresta mai nella sua opera di seduzione e distruzione, allo stesso modo dobbiamo vegliare sempre, permanendo in un atteggiamento costante di preghiera, di adorazione, di lode, di offerta, di richiesta, di comunicazione trasparente e costante con il Cielo, senza mai abbassare la guardia.

Don Dolindo è stato un fervente devoto di Maria SS., ha contemplato e venerato profondamente la maternità divina di Maria ed ha sempre raccomandato la pratica quotidiana del Santo Rosario. Con il suo apostolato mariano Don Dolindo ci invita a ricorrere alla Santa Vergine, che, in quanto madre del nostro Creatore, è anche madre nostra.

Le spoglie mortali di Don Dolindo riposano nella chiesa di San Giuseppe dei Vecchi e Immacolata di Lourdes a Napoli. Una targa reca l'iscrizione: "Quando verrai alla mia tomba, tu bussa. Anche dalla tomba io ti risponderò: confida in Dio! Sac. Dolindo Ruotolo". (Foto da: Cooperatores Veritatis)

giovedì 9 settembre 2021

Inquietanti problemi di Kiko con l'infanzia


La fede sboccia e prospera nell'anima semplice ed innocente come quella di un fanciullo.
Quando si pretende contendere con Dio, si smarrisce il suo lume, si cade nella confusione delle proprie idee, si fantastica con mille stupide trovate, si perde la verità e la pace, e si vive una vita infelicissima.

Don Dolindo Ruotolo


Ricordiamo la "Catechesi del Subconscio Assassino", termine coniato da Lino, e consideriamo cosa dice Kiko Argüello (fonte: Orientamenti alle equipes di catechisti per lo Shemà, pp. 74-75):
« Ma noi vediamo tanti genitori che sono angosciati - e sono angosciati anche i figli - perchè non gli vogliono bene, cioè nevrotici, perché probabilmente non li hanno voluti perché gli scoccia, perché costano, perché gli sconvolgono tutta la vita; dato però che abbiamo un io morale che non ci permette di essere assassini,  
 
perché questo ci fa entrare in conflitti profondi, ecco che facciamo di tutto per calmare per fare giustizia in noi, di queste zone profonde che non volevano questo bambino, così lo coccoliamo, cioè facciamo il contrario: diventiamo ansiosi verso di lui; perché? - dico una cosa - diveniamo ansiosi verso i nostri bambini perché costantemente stiamo pensando alla morte. Allora farei una domanda: perché si pensa alla morte del bambino? Io direi: PERCHE' TU LA DESIDERI NEL SUBCONSCIO. »
La "verità svelata" sull'amore genitoriale, secondo Kiko Argüello,
secondo il modo in cui ne parla nei mamotreti.

Ma chi desidera veramente la morte di questo povero bambino?

Ancora nei mamotreti, troviamo dei risvolti inquietanti (da un commento di Jubilate Deo) :

Leggendo il mamotreto del II scrutinio, ci si imbatte nella famosa ipoteca sulle giovani generazioni, che non hanno scelto di essere neocatecumenali né possiedono ancora tutti gli strumenti per difendersi. 

Kiko dixit (pag. 71):

« Voi dovete passare la vostra fede ai bambini con le Lodi nelle case; e così loro imparano che sono un popolo di sacerdoti e quando loro diranno che vogliono andare a giocare al pallone tu dirai:

"No fratello, tu non puoi oggi andare a giocare a pallone perché tu sei figlio di sacerdoti e tu hai una missione sacerdotale che è quella di benedire il Signore. Comincia ad imparare che tu sei un figlio diverso da tutti gli altri ragazzi: per questo quando ti menano nella scuola tu non puoi menare come fanno tutti, tu dovrai subire l'ingiustizia, fratello. Tu sei un ragazzo che sei nato già segnato, sei nato in una famiglia cristiana, sei nato per il macello".

Noi cristiani siamo nati per portare sulla nostra pelle le sozzure del mondo, chi non ha voglia, che se ne vada." »

"se ne vada".... certo, se ne vada a pag. 108 del mamotreto e legga la lista di improperi e maledizioni lanciate da Kiko e quindi dai kikloni kikatekisti, su chi vuole lasciare il Cammino. 

Per fortuna non sempre il trucchetto masochizzatore riesce:

Kiko dixit (pag. 74) :

« Una catechista che fa le catechesi ai bambini mi ha raccontato che mentre faceva la catechesi per la prima comunione, il giorno prima di ricevere la comunione 2 ragazzi hanno fatto a pugni. Lei ha detto:

"Ma come, dopo un anno che stiamo parlando di non resistere al male...".

"Ma mi ha picchiato...".

"Ma non abbiamo letto nel Vangelo: Se uno ti picchia sulla guancia sinistra...".

"Ah! A questo non ci sto!", dice.

"Come non ci stai?".

"No, anche mio padre mi ha detto che se mi insegnano queste cose non mi ci porta più, anzi mio padre mi ha detto che se qualcuno mi picchia, io più forte...".

Allora, se si insegna il Servo di Jahwé nel cristianesimo... Tutti i borghesi cristiani diranno che siamo matti e non porteranno più i loro figli alla Chiesa.  »

Non si sforzano neppure di mediare e regolare con buon senso le relazioni tra i ragazzini. L'intento di umiliare e decostruire gli adepti fin da piccoli è evidente, così come è evidente il motivo per cui questi mamotreti sono stati così a lungo tenuti nascosti alla vista del pubblico.



"...tu sei un ragazzo che sei nato già segnato, sei nato in una famiglia "cristiana", sei nato per il macelloNoi "cristiani" siamo nati per portare sulla nostra pelle le sozzure del mondo..."

Quanta differenza con ciò che scriveva Don Dolindo Ruotolo :
Mentre Gesù parlava della necessità di umiliarci innanzi a Dio, condussero a Lui dei fanciulli perché li avesse benedetti, toccandoli. Siccome essi facevano frastuono, gli apostoli li sgridavano, cercando così di allontanarli. Ma Gesù, chiamatili a sé, disse: Lasciate che i fanciulli vengano a me e non vogliate loro vietarlo, poiché di questi è il regno di Dio. E soggiunse: In verità vi dico: Chi non riceverà il regno di Dio come un fanciullo non vi entrerà. [...Oh, se sapessimo andare a Dio come piccoli figli al Padre amorosissimo, quanto la nostra vita sarebbe più calma e piena di luce e di benedizione! 

Al leggere il mamotreto poi, si sono scatenati i Poeti Anonimi del blog. Come dar loro torto?

Primo Poeta:

Se i bambini neocat vengono menati dai bulli
e non reagiscono sono dei citrulli
perciò ai colpi bisogna reagire
menando pugmi a non finire
e chi picchia più sodo vedrà
che ogni bullo lo rispetterà

Secondo Poeta:

Ma se a menare i tuoi figli è Kiko in persona
non li difendi dalle Maestà straricche.
Per due ceffoni il cammin non abbandona
il genitore che svende i figli a Berlicche.

Terzo Poeta:

Farneticando degl'altrui figli
tanti ne vuole come conigli,
come zampogne li vuole gonfi,
non lo sgomenta il rumore dei tonfi.

Come il trattaron, gli incauti parenti?
Forse il gonfiaron d'emolumenti?
Forse il gonfiore fu sul deretano?
E in che misura? E questo è l'arcano.

Sigmund Freud nella mente dei fondatori del Cammino,
colto nel tentativo di capirci qualcosa (è già al quarto sigaro)

Ma i paterni insegnamenti di Don Dolindo ci rinfrancano di fronte all'inquietante didattica di Kiko:

Il mondo moderno pretende formare una generazione di eroi, e forma una genìa di delinquenti; crede di disciplinare la gioventù e la rende spaventosamente ribelle ad ogni legge; toglie all'infanzia le gioie dell'innocenza e rende pesante ed infelicissima la vita fin dal suo schiudersi. 
Oggi si pretende rendere adulti i fanciulli, distruggendo la serenità della loro età. È un delitto spaventoso, proprio dei nostri tempi, e Gesù lo condannò con le sue divine parole: Lasciate che i fanciulli vengano a me. Non possono andare che da Lui, poiché Egli solo sa formarli e sa trarre dal loro cuore innocente i tesori che vi sono nascosti.