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giovedì 10 marzo 2022

Le insidie di Satana. Da un commento di Don Dolindo Ruotolo

Proponiamo un breve estratto dell'opera "Sacra Scrittura. Vol. I: Genesi" di Don Dolindo Ruotolo (Napoli, 1882 - 1970), santo sacerdote e terziario francescano.

Don Dolindo, mistico e uomo di Dio, è stato anche un prolifico scrittore e ci ha lasciato un vastissimo tesoro di opere che spaziano tra teologia, ascetica e mistica, nonché il monumentale "Commento alle Sacre Scritture". Ha raccontato la sua vita nell' Autobiografia intitolata "Fui chiamato Dolindo, che significa dolore"

Tutta la sua vita, sin dall'infanzia, fu segnata da difficoltà materiali, fisiche e psicologiche e da ingiustizie, subite sia in famiglia che nell'ambito della stessa Chiesa. Egli sopportò tutto con devota umiltà per amore di Nostro Signore, offrendosi completamente a Lui e Dio fece di questo suo servo fedele un'anima eletta. Conquistò la stima di Padre Pio al punto che quest'ultimo non esitava ad indirizzare a lui i pellegrini che gli arrivavano da Napoli. 

Tornato al Padre a 88 anni in odore di santità, è stato dichiarato Servo di Dio. La sua causa di beatificazione è stata aperta nel 2021. Per le opere di Don Dolindo si veda per esempio il sito di Mariana Editrice, che stampa e spedisce a richiesta, dietro offerta minima maggiorabile liberamente. 

Proponiamo questo testo di Don Dolindo per l'utilissima panoramica che questo santo sacerdote ci offre degli obiettivi e delle tecniche utilizzate dal nemico infernale al fine di aggredire le nostre anime, separarle da Dio Padre e condurle in inferno. Leggere Don Dolindo aiuta a riconoscere il male senza necessariamente compromettersi con esso - come accade invece nell'obbligatoria kenosis kikiana. 

Le differenze tra i consigli di Don Dolindo e la dottrina e le prassi del Cammino saltano immediatamente all'occhio. Ognuno potrà coglierle e proporre, se lo desidera, le proprie riflessioni nei commenti.

Trovandoci in questo periodo quaresimale di esame di coscienza e purificazione, suggeriamo anche la lettura del libro "Il Combattimento Spirituale"
di Don Lorenzo Scupoli.

Nota - i titoletti evidenziati presenti nel testo sono stati inseriti da noi.



Una guerra contro la paternità di Dio e la filialità degli uomini

Satana nel tentarci ha per fine, come egli stesso recentemente disse in Francia per bocca di un ossesso, di screditare Dio presso la creatura e la creatura presso Dio. Egli cerca d'influire nelle nostre cose, per turbare l'ordine della Provvidenza e per farcelo apparire illogico e tiranno. Anche nelle piccole cose, specialmente quando, noi ci agitiamo, interviene come un maligno che si diletta a far cattiverie e dispetti.

Il figliuol prodigo (Lc 15, 11-32)

Una chirurgica guerra materiale

Complica certi malanni e cerca di confondere i medici in modo da dare al male il carattere della spietatezza; cerca d'influire su quelli che ci fanno del male in modo da renderli più maligni, per poi farci agitare contro la Divina Provvidenza; fa apparire come una fresca e deliziosa spensieratezza la vita del mondo e come una oppressione quella dello spirito; è pronto sempre ad intervenire ad ogni nostra preghiera, per complicare le incresciose situazioni proprio quando preghiamo, al fine di screditare la nostra elevazione a Dio, e nello stesso tempo c'illude con qualche effimera prosperità quando non preghiamo per convincerci che è più prosperato chi mena una vita materiale e spensierata.

L'arte satanica è più sottile ed insidiosa di quello che possiamo supporre, perché il demonio si cela sempre sotto una forma a noi familiare in modo da non destare i nostri sospetti, e il più egli si serve delle leggi e dei fenomeni naturali per insidiarci. La sua malignità è terribile perché egli è malizia assoluta, senza temperamento di sensibilità di cuore e di compassione, come avviene sempre anche nel più maligno degli uomini; ama dunque fare il male e si diletta nel vedere le creature agitate ed impacciate nelle sue insidie; per questo niente più lo sconcerta quanto la pazienza, la carità, l'umiltà e la mansuetudine.

Interviene anche nelle manifestazioni della nostra attività per screditare Dio; cerca con arte seduttrice di rendere più attraente quello che è peccaminoso; fa apparire come eccellenti le scienze umane e come spregevoli quelle soprannaturali; circonda di prestigio ciò che è terreno e fa apparire come trascurabile ciò che appartiene al Cielo

Non è a caso, per esempio, che certe immagini sacre riescano pessime e che la più ordinaria immagine profana abbia una maggiore attrattiva. 

Ebbene sì, queste sono chiese cattoliche. E molte altre ne esistono di altrettanto "diversamente belle".

Satana cerca d'influire in tutto, lavora più di quello che noi supponiamo per screditare presso di noi Dio e quello che appartiene a Dio; così per esempio negli stessi giornali cerca d'influire per dare più attrattiva alle riproduzioni delle figure pagane che a quelle cristiane.

Satana, come un dispettoso terribile, cerca di molestarci nel lavoro, per screditare occultamente la Divina Provvidenza, e soprattutto cerca di agitarci, perché non c'è una cosa che tanto lo avvicini a noi quanto l'agitazione; egli non può penetrare in noi che per i centri nervosi, ed è chiaro che quando i nervi sono in maggiore agitazione gli è più facile influenzarli, perché nella maggiore tensione, i nervi non sono dominati dalla nostra volontà, sono senza controllo, sono come casa incustodita, dove più facilmente penetra il ladro. E’ così che a volte a noi sembra quasi che gli oggetti dei nostro lavoro siano dispettosi, che un ago apposta non s'infili o ci punga, che apposta un martello ci percuota o sfugga dal manico, che apposta si rompa un oggetto o si alteri una vivanda. Satana lavora terribilmente, e Dio glielo permette come glielo permise per il Santo Giobbe, per i suoi altissimi fini di amore, e perché la terra è l'ambiente delle attività di Satana.


Una chirurgica guerra spirituale

È incredibile come Satana lavori nel mondo, là dove ha libero il varco, là dove non trova la Croce e Maria SS. che lo arretrino; tanti incendi, naufragi, scoppi, sventure, disastri, sono dovuti a lui; egli può agitare le tempeste, può sconvolgere le forze naturali, può turbare le relazioni tra i Popoli, può ubriacare gli uomini perversi e spingerli ad inaudite violenze, come fa con i comunisti.

Le anime pie sono come Giobbe nella raffica infernale, e non vincono che con la pazienza, la dolcezza e la calma, non vincono che attaccandosi alla Croce ed ai mezzi soprannaturali, non vincono che vivendo della Chiesa Cattolica e nella Chiesa Cattolica, dove Satana non può entrare mai da padrone, e dove sta timoroso per le continue sconfitte che riceve. Per questo Satana tenta di scompaginare, la stessa Chiesa, cerca di avvilirne le membra col peccato, cerca di dividerle dall'unità della fede con le eresie. 

Lutero confessa nei suoi scritti che Satana lo spinse a ribellarsi e che gli suggerì d'abolire la Messa, di negare l'Eucaristia e di rinnegare la Madonna; questo empio eresiarca, confessa che Satana s'intratteneva con lui e che aveva mangiato con lui più di un quintale di sale, tanta era la frequenza con la quale lo assisteva nei pasti.

Noi viviamo spesso avvolti da spiriti maligni e non ce ne accorgiamo e ci facciamo vincere da essi con una facilità impressionante. Satana sceglie ogni via per farci del male e per giungere a screditare Dio innanzi a noi; ci spinge alla falsa pietà, ci illude con le false manifestazioni mistiche, c'induce a rovinarci la salute con la falsa penitenza, per poi farei sentire il peso delle nostre sofferenze; ci nasconde a noi stessi, perché non ci sveliamo ai nostri direttori spirituali, ci spinge persino alle false carità per intralciare il nostro cammino, per irretirci nelle cose temporali quando la nostra missione è spirituale. [...]

Satana può sviare il cammino di Dio nelle anime facendo loro intendere che le sventure che le colpiscono sono un castigo divino; egli così le toglie dall'altare della loro immolazione e le getta nelle angustie del terrore, le arresta nelle loro voci di gloria per Dio, e le getta nel disorientamento e nell'ansietà. Satana a volte ci manda intorno persone moleste che ci lodano, persone sensuali che ci allettano, persone antipatiche che ci turbano; a volte disturba la nostra vita interiore con visite vane, con cicalecci che sembrano spirituali e sono inutili prolissità.

Satana soprattutto cerca di staccarci da Maria SS., perché sa che il solo nominare Maria lo sconcerta e lo fuga; perciò può influire persino nelle devozioni, può darci un'effimera fiducia in un Santo, può incamminarci verso anime false o darci un fanatismo sterile per le anime veramente sante; egli è contento quando Maria è sostituita, preferirebbe veder canonizzato tutto il mondo e tutto, l'inferno, pur di veder dimenticata Maria

Per questo la devozione vera e costante alla Madonna lo sconcerta più di qualunque altra forza spirituale, perché la Madonna ha la missione di schiacciargli il capo. Con Maria, Regina di grazie, Satana non può screditare Dio presso di noi, perché Maria è un raggio troppo grande della divina bontà, è un raggio che fuga ogni tenebra e che ci fa sentire l'amabilità di Dio.

Satana cerca sottrarci al Signore facendoci operare naturalmente, in tutto penetra per toglierci l'intenzione della gloria di Dio, cerca di carpire i primi momenti della nostra giornata, affinché ci alziamo per la fretta e non per amore di Dio, cerca di prospettarci come male fisico una mortificazione e subito dopo ce la prospetta come un bene per farcela fare per nostro tornaconto. Così, per esempio, impedisce che un fumatore rinunzi al fumo per amore di Dio, ma in seguito glielo fa rinunziare per la preoccupazione che possa nuocergli la nicotina. 

Impazienza e mancanza di equilibrio

Satana soprattutto cerca di farci impazientire, perché l'impazienza ci sottrae a Dio più di qualunque vizio, oseremmo, dire, più, della stessa impurità. In ogni vizio c'è infatti un lato umiliante che ancora ci accosta a Dio, ma nell’impazienza e nell'ira c'è l'orgoglio che si vuol fare ragione ad ogni costo, e dopo la raffica è l'orgoglio che ci vuol fare giustificare l'impazienza. Se, si nota, è assai difficile convincere un impaziente del suo difetto, e solo un'anima santa si umilia, quando è rimproverata d'ira o d'impazienza; ma anch'essa avverte quasi una ripugnanza ad accogliere in pace l’ammonimento, perché vorrebbe convincersi di avere ragione.

Satana per disorientarci da Dio, c’insidia anche con le devozioni e le penitenze che spuntano come funghi e sfumano come soffioni, per esempio, in una tribolazione assillante ci spinge ad atti di pietà esagerati, a penitenze pesanti ed insostenibili, a fioretti spirituali ai quali non può reggere sempre la naturaper poi farci sentire il disinganno di non essere stati esauditi nelle nostre preghiere e sfiduciarci.

E’ così che in certi momenti la nostra povera ed insidiata pietà cambia ogni due giorni, si muta facilmente, passa dalla penitenza al rilassamento, dalla vigilanza alla dissipazione, dalla preghiera all'oziosità. Satana fa in modo che noi possiamo dedurre da un'intensa applicazione alla pietà e da un'agitata serie di preghiere, che la preghiera è vana, che le cose avvengono naturalmente, che è vano sperare che mutino finchè non abbiano fatto il loro corso, e così ci toglie la Fede e ci agita nella disperazione

Per questo la Chiesa è tanto equilibrata e sobria in ogni manifestazione della sua vita; Essa ci fa fare la penitenza ma in un tempo stabilito, ci fa pregare, ma desidera più la costanza nella preghiera che un'intensità che stancherebbe la natura. 

Satana vuol farci perdere la fiducia dell'attesa, ci fa dimenticare che la preghiera calma e continuata raggiunge lo scopo infallibilmente, e c'illude in una falsa e pesante pietà, che poi si muta in discredito per Dio.


Tranelli ed accuse

Satana c'illude poi in tanti altri modi che è quasi impossibile sintetizzare: ci spinge alla fretta e nella fretta si diverte ad intralciarci l'attività per poi farci adirare. Si può dire, senza tema di esagerare, che la nostra ira è il divertimento di Satana, è la soddisfazione della sua malignità, come lo è per tante anime volgari, le quali godono nel vedere i litigi, e si divertono nel sentire le esplosioni dell'ira di chi è tormentato dagli altri. 

Satana ci spinge: alle minuziose cavillosità per le quali la vita diventa pesante, perché si diverte vedendoci impacciati nelle manie umane e sottratti alla fiducia che dobbiamo avere in Dio. Satana ci turba nelle ansietà della vita materiale e ci fa pensare sempre al futuro per agitarci e sottrarci all'abbandono pieno in Dio

Ci turba con l’avidità delle ricchezze, e poi si diverte a non farcele godere spingendoci all'avarizia; ci turba con le miserie della gola, per tentare di moltiplicare i nostri desideri materiali e renderci infelici; ci prostra con le oziosità dell'accidia, c'invelenisce con le miserie dell'invidia, ci oscura con le tenebre dell'errore, ci sottrae a Dio con le illusioni della vita, e negli orrori dell'impurità ci fa concepire persino un'avversione funesta contro di Lui.

E così che, come si è detto, Satana scredita Dio presso la creatura e la creatura presso Dio, perché dopo che l'ha miseramente avvilita, l'accusa innanzi al tribunale divino, per ottenere il permesso di tormentarla disperatamente e di farla sua nell'eterna perdizione. Per questo Satana si trovò presente quando Dio chiamò al rendiconto i nostri progenitori, per tentare, se gli fosse stato possibile, di rendere più oscura la loro sorte.


Satana maledetto da Dio

Dio maledisse Satana, e poiché questi nella forma di serpente aveva teso insidie alla donna distraendola da Lui, maledisse anche il serpente, rendendolo ripugnante, e condannandolo a strisciare sul suo ventre ed a mordere la terra [...]. Dicendo però al serpente: Tu striscerai sul tuo ventre e morderai la terra, Dio volle esprimere principalmente la maggiore umiliazione che dava a Satana: l'angelo della luce era così relegato in una maniera più umiliante sulla terra, alla quale per la sua caduta, era già incatenato in una sfera di attività materiali e meschine; colui che avrebbe dovuto estasiarsi nell'eterna gloria, era ridotto ad attività immensamente umilianti, e mordeva la terra invece di saziarsi della eterna vita

Nel dirgli che avrebbe strisciato sulla terra, Dio gli annunziava la terribile umiliazione che gli avrebbe inflitta un giorno il Verbo Umanato, del quale stava per fare solenne promessa alla donna. Satana infatti fu sconfitto, e mentre prima della Redenzione dominava le anime, dopo perdette il suo dominio e strisciò solo, per così dire, su quelle che, per l'ostinazione nel peccato, erano vili come la terra alla quale erano attaccate. Dio rinnovò così, solennemente, la condanna subita da Satana quando cadde dal, cielo, e gli annunziò la sconfitta più grande che avrebbe avuto nella Redenzione. [...]

Quel medesimo serpente maledetto fu un giorno elevato da Mosè nel deserto, sopra di un ceppo, e rimase come immagine di Colui che volle essere crocifisso per amor nostro, apparendo Egli ripudiato e maledetto, come si vedrà a suo luogo (Num. XXI). 

Maria, nostra custode



Dio, dopo aver maledetto nel serpente il demonio, gli annunziò la sconfitta che un giorno gli avrebbe inflitta il Redentore e la Vergine Immacolata che doveva dare al mondo la salvezza nel suo Figliuolo Divino. Il vers. 15 di questo capitolo è chiamato perciò il Protoevangelo, cioè il primo annunzio della buona novella, della liberazione. Dio disse al serpente che avrebbe posto un giorno inimicizia fra lui e la donna, fra il seme suo e il seme di lei. Non parlava di Eva ma di Maria, la vera donna, perennemente nemica di Satana, perché Immacolata fin dal primo istante dei suo concepimento. 

In queste parole Dio rivelò il mistero dell'Immacolato Concepimento di Maria definito poi dal Papa Pio IX come dogma di fede. Il dogma sta proprio in queste parole. Dio annunzia infatti la donna che doveva essere nemica di Satana e che doveva dare alla luce il Figliuolo che doveva schiacciare il capo all'infernale dragone. 

Il seme di Satana sono i demoni, il seme della Donna benedetta è il Redentore; Egli è chiamato con tutta ragione seme della donna, perché Maria lo generò dal suo seno senza concorso umano. La Donna Benedetta non sarebbe stata nemica di Satana se per un istante solo fosse stata macchiata dalla colpa originale; dunque, per rivelazione diretta di Dio e quindi per fede, Essa fu immacolata fin dal primo istante del suo concepimento

Il Testo originale dice che il seme della donna schiaccerà il capo a Satana: Porrò inimicizia fra il tuo seme ed il seme di lei; esso ti schiaccerà il capo. La Volgata dice che glielo schiaccerà la donna: Essa ti schiaccerà il capo; i due sensi si equivalgono poiché Maria schiacciò il capo a Satana per Gesù Cristo, e Gesù Cristo, Figlio di Maria, schiacciò il capo all'infernale serpente.


Dio soggiunge che il serpente si avventerà al calcagno del seme della Donna; è al Figlio di Maria che si riferiscono queste parole nel Testo originale ed annunziano la Passione dei Redentore. Satana infatti si avventò con tutta la furia del suo odio al calcagno, cioè all'Umanità del Redentore e con le sue perfide arti lo fece condannare a morte dagli Scribi, dai Farisei, dai Sacerdoti e da Pilato; si avventò ma non vinse, che anzi, come un serpente avventandosi al calcagno è calpestato proprio nell'atto che lo ferisce, così Satana fu vinto dal Redentore proprio nell’atto nel quale gli fece dare la morte.

Avventandosi contro l'umanità del Redentore, Satana si lanciò anche contro la Donna Benedetta perché Essa fu addolorata e ripiena di angoscia per la morte del suo Figliuolo; ma in quel medesimo dolore Essa schiacciò il capo a Satana, gli tolse il dominio che aveva sugli uomini, e li prese Essa, come Madre, in sua custodia.

Estratto da: Commento al libro della Genesi, di Don Dolindo Ruotolo



Don Dolindo ci ricorda la parola di Nostro Signore: "Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell'uomo verrà nell'ora che non pensate" (Lc 12,35-40 ; Mt 24,37-44). Se il nemico infernale non si arresta mai nella sua opera di seduzione e distruzione, allo stesso modo dobbiamo vegliare sempre, permanendo in un atteggiamento costante di preghiera, di adorazione, di lode, di offerta, di richiesta, di comunicazione trasparente e costante con il Cielo, senza mai abbassare la guardia.

Don Dolindo è stato un fervente devoto di Maria SS., ha contemplato e venerato profondamente la maternità divina di Maria ed ha sempre raccomandato la pratica quotidiana del Santo Rosario. Con il suo apostolato mariano Don Dolindo ci invita a ricorrere alla Santa Vergine, che, in quanto madre del nostro Creatore, è anche madre nostra.

Le spoglie mortali di Don Dolindo riposano nella chiesa di San Giuseppe dei Vecchi e Immacolata di Lourdes a Napoli. Una targa reca l'iscrizione: "Quando verrai alla mia tomba, tu bussa. Anche dalla tomba io ti risponderò: confida in Dio! Sac. Dolindo Ruotolo". (Foto da: Cooperatores Veritatis)

sabato 14 agosto 2021

La Madonna contestata

«Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz' ali.»
Canto XXXIII del Paradiso (Dante Alighieri)

Chiunque voglia la grazia divina e non ricorra alla Vergine Santissima, nutre un desiderio vano, come di chi voglia volar senz'ali. Chi, infatti, meglio della Madre di Dio e Madre nostra - sottolinea anche Dante - può intercedere per noi e ottenerci da Dio le grazie necessarie dato che la sua "benignità non pur soccorre a chi domanda, ma molte fïate liberamente al dimandar precorre"? La Sua bontà non solo soccorre chi la invoca, ma molte volte previene la preghiera. La Madonna è la Madre di Gesù e Madre nostra, sublime per dignità, eccelsa per santità, ricchissima di “doni celesti molto più di tutti gli spiriti angelici e molto più di tutti i Santi” (Pio IX, Bolla IneffabilisDeus), pertanto, se si desidera beneficiare efficacemente lo spirito, si deve necessariamente venerare questa sublime Creatura uscita dalle mani di Dio per l'incanto del Cielo e della Terra. 

Ma c'è una donna che con maliziosa destrezza ha preso in carico molte anime, un popolo di "eletti" (così si autodefiniscono), la cui novella dottrina - un intruglio di varie credenze - allontana dai dogmi e dai comandamenti; quindi distanzia dall'unica Verità esistente, quella che conduce a Cristo per mezzo di Maria. Ella sostituisce egoisticamente la Verità con il suo personalistico e utilitaristico messaggio. La sua dottrina è un'ampia raccolta di eresie che un cristiano non può approvare senza rinunciare alla fede genuina in Cristo e senza compromettere la propria salvezza eterna. 
La donna in questione è Carmen Hernández, la metà della mela del visionario Kiko Argüello e l'acerrima nemica della devozione mariana (certezza sorta dai suoi pensieri, scritti, atti, divieti, catechesi e conseguenze).
Lei, con la complicità decisiva di Argüello, ha sottratto ai membri del suo movimento la popolare devozione mariana del rosario, dichiarando che tale pratica non fosse altro che "superstizione!". Che gran fatica per i nc riuscire ad aggrappare un rosario tra i numerosi servigi pretesi dalla comunità e la convinzione che questa santa preghiera sia di importanza miserrima rispetto ai rituali previsti dal cammino. Chi accede alle catacombe nc. deve mettere in conto, semmai fosse sua consuetudine, che non sgranerà più il rosario, poiché si impegnerà ad esaudire una tutt'altra fede rispetto a quella creduta.

La Santa Vergine ci aiuta a vivere legati alla dottrina ed alla fede, quelle cristalline e vere che nulla c'entrano con quelle blasfeme di Carmen, le cui catechesi son zeppe di errori e in pieno contrasto con il Magistero della Chiesa di sempre. Una scienza, quella neocatecumenale, mai ritenuta ortodossa perché in gran parte segregata, quindi mai vagliata dalla Chiesa Madre, ed in parte severamente corretta.
Sicché risulta chiaro il motivo per cui Carmen abbia cancellato il Nome di Maria dalla sua storia che, ahimè, coincide con quella delle anime impigliate nelle maglie soffocanti del cammino. 

Come abbiamo già sottolineato, i due iniziatori del cammino hanno sempre sostenuto come anti-evangelico il ruolo di intermediari che la pietà tradizionale attribuisce ai Santi poiché, secondo loro, comportanti l'idolatria. Pertanto appare sospetta queste notevole e repentina inversione di rotta che vede i kikos praticare d'improvviso un'enfatica (falsa) devozione mariana. Chiaramente c'è di mezzo una necessità che vogliono perseguire con tutta l'anima, vale a dire quella di dare maggiore credibilità al contesto che li ospita ponendo un'aureola fittizia sul capo di Carmen. E per riuscirvi debbono realizzare l'ennesimo recital. 

Imprecano affermando che il cammino sia sorto in virtù di un desiderio mariano che, come scintilla improvvisa e sovrannaturale, ha ispirato Kiko e diretto Carmen. Eppure Carmen, nonostante ne avesse le facoltà, non ha mai offerto alla Madonna grandi atti e opere di venerazione. Ma neanche gli atti ordinari di venerazione che sono alla portata di tutti gli uomini, come la preghiera quotidiana alla Madonna, il culto delle immagini di Maria, la visita ai santuari, alle cappelle, agli altari della Beata Vergine, il saluto alle edicole mariane che si incontrano lungo la strada, la recita di pie giaculatorie alla Celeste Mamma, la gentile premura di ornare con fiori le immagini di Maria Santissima, il culto di un piccolo altarino o di un quadro della Madonna nella propria casa, di un Rosario portato con sè, di una medaglina al collo, di un’immaginetta della Madonna nel portafogli, nel libro di studio, sul tavolo di lavoro...chi non potrebbe fare queste cose? Ma Carmen mai volle! 

Chi ha acquistato 'I diari' della Hernández può appurare con semplicità che ella schiva il Santo Nome di Maria, evitando di nominarLa addirittura per l'intero periodo di maggio, il mese per eccellenza dedicato alla Vergine. I messaggi custoditi in quelle pagine balbettano solo di rado un pensiero striminzito e incomprensibile rivolto alla Vergine. L'unico giorno in cui rimembra, a suo modo, che la Madre di Dio esiste, è la festività dell'Assunta. Infatti notiamo una singolare coincidenza: Carmen farfuglia qualche parola sulla Madonna (concetti incompleti; riferimenti ai suoi 'fantasmi', quindi ai demoni che la attanagliano ed altro di spiacevole) proprio in uno dei giorni maggiormente avversati da Kiko, il 15 agosto. Kiko invero, durante l'annuncio di Avvento 2017, eliminò dal credo neocatecumenale l'Assunzione di Maria al Cielo in anima e corpo (e nel 2019 anche la festività dell'Immacolata Concezione), reiterando la bestialità in oggetto durante la Quaresima del 2018. Siccome Kiko e Carmen dubitano palesemente dell'invece indiscutibile dogma di Maria Assunta alla gloria celeste in anima e corpo, sarebbe consigliabile evitare di meditare sugli elaborati di Carmen, per non soccombere nello spirito e non rischiare un infelice esito eterno. 

Per concludere ritorniamo al canto XXXIII del Paradiso. San Bernardo si rivolge alla Vergine e la invoca come la più alta e la più umile di tutte le creature, Colei che ha nobilitato la natura umana a tal punto che Dio non ha disdegnato di incarnarsi nell'umano. È facile osservare come tutte le lodi rivolte a presentare le qualità della Madonna siano compendiabili sotto le categorie della fede e della carità: dell'amore totale verso Dio e dell'amore premuroso verso il prossimo.
La Vergine Maria è 'avvocata di grazia e modello di santità per il suo popolo', pertanto, chi vuole davvero giungere alla santità, deve prenderLa come modello e prepararsi vigilante nella preghiera. Un modello traboccante d'amore che Carmen non ha mai contemplato, circostanza resa evidente dai suoi atteggiamenti aggressivi sforniti di carità. Ecco perché seguire le maniacalità di Carmen svia e danna.  

- L'orazione di S. Bernardo alla Vergine è il momento finale dell'esperienza poetica di Dante prima della sublime visione di Dio: sottolinea dunque la funzione della Madonna quale supremo, necessario tramite fra l'uomo e Dio. -
 




martedì 13 luglio 2021

Gli Errori del Cammino Neocatecumenale - I

Riproponiamo un articolo dal titolo "Gli Errori del Cammino Neocatecumenale", inizialmente pubblicato dal periodico Sì sì No no, Anno XLIII n. 20, 30 Novembre 2017 e poi rilanciato da Radio Spada nel 2019. L'articolo riprende il lavoro di don Elio Marighetto - lavoro di straordinaria attualità - e presenta, in modo schematico, i più gravi errori dottrinali del Cammino a partire dalla loro sorgente: i testi segreti delle catechesi (mamotreti). Salvo variazioni tipografiche ed alcune omissioni o aggiunte indicate nel testo, il presente post è sostanzialmente fedele all'articolo originale. 

Segue la prima parte dell'articolo:  (qui la seconda, qui la terza)



Gli Errori del Cammino Neocatecumenale


Introduzione

[...] Per capire quale sia la vera natura di questo Cammino Neocatecumenale bisogna rifarsi agli scritti di tre sacerdoti, i quali hanno potuto studiare i testi base di esso, che sono segreti e sono dati in visione solo ai Catecumeni e ai Catechisti più fidati.

Leggendoli si comprende facilmente che il Cammino Neocatecumenale ha una doppia faccia: una pubblica per cui simula di essere un Movimento della Chiesa; l’altra segreta o esoterica, che è quella vera, con cui si presenta per quello che realmente è ovvero un Movimento pseudo-spirituale, che ha una concezione teologica completamente diversa da quella della Chiesa cattolica.

Nel presente articolo ci basiamo innanzitutto sul libro di Don Elio MarighettoSegreti del Cammino Neocatecumenale (qui un estratto NDR) [...] rimandando il lettore alla lettura di Padre Enrico ZoffoliEresie del Movimento Neocatecumenale, Tavagnacco di Udine, Edizioni Segno, 1992 e di Don Gino ContiUn segreto svelato, Tavagnacco di Udine, Edizioni Segno, 1997. [...]

Don Marighetto [...] ha potuto studiare i testi segreti, che ha commentato nel suo libro inviato anch’esso all’Autorità ecclesiastica affinché ne prendesse visione e correggesse gli errori che vi sono contenuti

Dalla lettura del testo-base di Kiko-Carmen, qual è riportato dagli Autori citati, si evince che, anche se non tutto è completamente erroneo, vi sono molti gravi errori contro la Fede specialmente riguardo il Magistero ecclesiastico, i Sacramenti (specialmente la Confessione e l’Eucarestia come Sacramento e come Sacrificio), la presenza reale di Gesù nell’Ostia consacrata, il valore redentivo della Morte di Gesù in Croce, la differenza tra Sacerdozio ministeriale e comune, la natura della Grazia santificante, la libertà umana e il peccato.

Di ciò non vogliamo incolpare ogni singolo appartenente al Cammino Neocatecumenale, che può essere stato manipolato dai Catechisti e trovarsi, quindi, in buona fede. Nei libri dei tre sacerdoti non si trovano tracce di animosità nei confronti dei fedeli Neocatecumenali, ma solo il desiderio apostolico di far chiarezza su questioni di fede lese dall’insegnamento del Cammino Neocatecumenale. [...]

NDR; Abbreviazioni utilizzate nell'articolo:

per le citazioni dai "mamotreti" neocatecumenali

PR = Orientamenti alle équipes di Catechisti per l'iniziazione alla preghiera

per il rimando ai documenti della Chiesa Cattolica: 

DS = Denzinger-Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum, compendio ufficiale di tutti i principali testi dogmatici del magistero, dai padri della Chiesa fino ai tempi recenti.

1. Dottrina neocatecumenale sulla Chiesa

Negli Orientamenti alle équipes di Catechisti per la fase di conversione (d’ora in poi “OR”) Kiko e Carmen dicono:

OR, p. 28:

Vogliamo formare nella parrocchia una comunità che sia segno. Questa comunità alla lunga cambierà la pastorale e la struttura della parrocchia
OR, p. 81:
La Chiesa primitiva non si considerò mai come l’unica tavola di salvezza
 OR, p. 88:
Dove è la Chiesa? dov’è lo Spirito Santo?

Rispondiamo:
 Questa tesi,

1°) nega la immutabilità e indefettibilità della Chiesa, che è stata definita di Fede divino-cattolica dal Concilio Vaticano I (DS 3013), da Leone XIII nell’Enciclica Satis cognitum (DS 3303), da San Pio X che ha condannato quest’errore come proprio dei modernisti (DS 2495; 2601; 3453);

2°) nega la visibilità della Chiesa e ne fa una Società pneumatica o invisibile, composta dai soli predestinati ripieni di Spirito Santo; tesi che è stata condannata come eretica ripetutamente dal Magistero della Chiesa: v. condanna di Montano e dei Begardi (DS 893), dei Fraticelli (DS 910-912), di Wyclif (DS 1187), di Hus (DS 1201-1206), di Lutero (DS 1465 ss.) e dei Giansenisti (DS 2615);

3°) infine nega il dogma “Fuori della Chiesa non c’è salvezza, definito di Fede divino-cattolica dal Concilio Lateranense I (DS 802), dal Concilio di Firenze (DS 1351), da Bonifacio VIII (DS 870), da Pio IX (DS 2867), da Leone XIII (DS 3304) e da Pio XII (DS 3802-3808).


Extra Ecclesiam Nulla Salus
(The Barque of Peter - La barca di Pietro, di Cecilia Lawrence)


2. La Chiesa cattolica è piena di paganesimo


Kiko e Carmen riprendono:

Orientamenti alle équipes di Catechisti per il 2° scrutinio battesimale, p. 75; d’ora in poi “2°SCR”:

oggi dobbiamo ricostruire la Chiesa come se si incominciasse di nuovo
Orientamenti alle équipes di Catechisti per l’iniziazione alla preghiera, p. 34, d’ora in poi “PR”:
La Chiesa è piena di idolatrie, la Chiesa cattolica è piena di paganesimo
La Chiesa è mezzo distrutta e bisogna ricostruirla
OR, pp. 60-61:
Con Costantino si apre una parentesi che giungerà sino ai giorni nostri. […]. Oggi ci tocca vivere in un’altra epoca in cui le Nazioni escono dalla Chiesa. […]. C’è stata un’epoca di Cristianesimo vissuta da un livello molto religioso 
(Per i Neocatecumenali il termine “Religione / Religioso” ha una valenza negativa, simile a “pagano / idolatrico” ed è contrapposto a quello di “Fede”, che è più spirituale e positivo) 
e magico, oggi rientriamo in un’epoca diversa ed abbiamo bisogno di passare ad un Cristianesimo vissuto nella Fede e non nella Religiosità naturale. Uscire dalla Religione per entrare nella Fede.


Rispondiamo:
Questa tesi nega la santità della Chiesa, che è una della 4 Note definite di Fede nel Credo Apostolico e Niceno (DS 12 ss.), ripresa e definita dal Concilio Vaticano I (DS 3013) e da Pio XII (Enciclica Mystici corporis, 1943).

Inoltre “Kiko praticamente dichiara il fallimento delle opere della Chiesa. Subito dopo aver ascoltato le catechesi i Neocatecumenali perdono di vista il tabernacolo e cominciano a credere che lì non c’è nessuno, infatti non s’inginocchiano più passandovi davanti. […]. I Sacramenti non sono più sorgenti di grazia, perché sempre e comunque si rimane impotenti di operare il bene. I preti diventeranno non più direttori spirituali delle anime, ma persone comuni” (Testimonianza di un ex Catechista, cit. in ELIO MARIGHETTO p. 35).

“Kiko lascia pensare che la Chiesa in fatto di dottrina non sia infallibile e che l’unico a dire le cose esatte è lui. […]. Egli non crede nell’infallibilità del Papa, ma finge sottomissione” (Testimonianza di un ex Catechista, cit. in E. MARIGHETTO, p. 36).


3. Tempi bui da Costantino al Vaticano II

Ecco come Kiko e Carmen tracciano un breve excursus della storia della Chiesa:

OR, p. 248:
Nell’anno zero appare Gesù Cristo e poi le Comunità cristiane. Nel 314 si converte Costantino. Nel 1962 ha luogo il Concilio Vaticano II 
OR, p. 35:
Oggi dov’è lo Spirito di Cristo risorto? Allora come giungere a che si dia visibilmente? Per mezzo di un Catecumenato, questo è quello che vogliamo fare nella parrocchia

Rispondiamo:

È il medesimo errore ereticale confutato sopra, sulla negazione della santità della Chiesa.
NDR; Aggiungiamo: i secoli dal 313 al 1962, attraverso i quali si dipana la maggior parte della storia della Chiesa, hanno visto una fioritura di Santi, che il Cammino pretende di spazzare via per prenderne il posto, utilizzando il solito metodo neocatecumenale dello slogan ripetuto fino a convinzione.

E tanto per ricordare solamente alcuni di questi Santi, già conosciuti in questa vita per opere o dottrinaItaliani: San Benedetto e Santa Scolastica da Norcia, San Bonaventura, San Gregorio Magno Papa, San Francesco e Santa Chiara d'Assisi, Santa Caterina da Siena, Santa Rita da Cascia, San Tommaso d'Aquino, Sant'Alfonso Maria de' Liguori, San Giovanni Bosco, San Pio V Papa, San Pio X Papa, San Pio da Pietralcina. "Latini": Sant 'Ambrogio, Sant'Agostino. Portoghesi: Sant'Antonio da Padova, Santi Giacinta e Francesco Marto di Fatima. Spagnoli: (che i due "conquistadores" alla Cervantes dovrebbero pur conoscere) San Domenico di Guzman, Sant'Ignazio di Loyola, Santa Teresa D'Avila, San Giovanni della Croce. Francesi: San Luigi IX Re di Francia, San Bernardo di Chiaravalle, San Luigi Maria Grignion de Montfort, San Francesco di Sales, San Giovanni Maria Vianney, Santa Teresina di Lisieux, Santa Bernadette Soubirou, Santa Caterina Labourè, Santo Charles de Foucauld. Tedeschi: Santa Ildegarda di Bingen, Sant'Alberto Magno. ...e dopo questa staffetta di Santi, che può mai volere, da Santa Madre Chiesa e da noi cattolici, la coppia diabolica "Chico&Karmen"? Ma chi diavolo sono "Chico&Karmen"?

4. Non esiste la Chiesa gerarchica, tutti i fedeli sono sacerdoti:

Kiko e Carmen affermano:

OR, pp. 56-57:

Non abbiamo sacerdoti nel senso di persone che separiamo da tutti gli altri perché in nostro nome si pongano in contatto con la divinità perché il nostro Sacerdote, Colui che intercede per noi è Cristo. 
E siccome siamo suo Corpo, siamo tutti sacerdoti. È vero che questo sacerdozio si visibilizza in un servizio e vi sono alcuni fratelli che sono servitori di questo sacerdozio, ministri del sacerdozio

Rispondiamo:
Il Concilio di Trento ha definito di Fede che vi è un Sacerdozio sacramentale della Nuova Legge (DS 1764); che vi è il Sacramento dell’Ordine sacro o sacerdotale (DS 1765 ss.) e che vi è una Gerarchia ecclesiastica (DS 1767-1770).

NDR; Vedi anche:

Inoltre: Vedi CCC ed in particolare alla Voce 1592; cfridentico ma spiegato ancor più chiaramente nel Catechismo Tridentino: Le prerogative del sacramento dell'Ordine: "Secondo le indicazioni della sacra Scrittura, occorre distinguere un duplice Sacerdozio: uno interiore ed uno esterno affinché i Pastori possano indicare di quale ora si parli. Il Sacerdozio interiore compete a tutti i fedeli non appena siano stati battezzati; ma specialmente ai giusti che posseggono lo spirito di Dio e sono divenuti, in virtù della grazia divina, vive membra di Gesù Cristo, sommo sacerdote. Essi infatti, per la fede animata dalla carità, sull'altare del loro spirito, immolano a Dio vittime spirituali che sono tutte le buone e oneste azioni, indirizzate alla gloria di Dio. [...] Il Sacerdozio esteriore invece non compete alla moltitudine dei fedeli, ma ad alcuni individui in particolare, che, consacrati colla legittima imposizione delle mani e con solenni cerimonie ecclesiastiche, sono destinati a un sacro e speciale ministero.

E in caso di tempesta, se la fede vien meno è più conveniente svegliare il Maestro
che rivolgersi agli impostori (Dipinto di Jules Jospeh Meynier)

5. Autorità usurpata: Kiko profeta di Dio

Dice Kiko:

OR, p. 30: 

È l’Apostolo, il Catechista, colui che ti conduce nel Catecumenato, colui che deve vigilare sul Cammino

OR, p. 216:

La parola di Dio ha una sola interpretazione che dà la Chiesa e che oggi io vi darò in nome della Chiesa

Orientamenti alle équipes dei catechisti per la rinnovazione del primo scrutinio battesimale, pp. 102-103, d’ora in poi “1° SCR”

Se voi non riconoscete in noi Catechisti Gesù Cristo, Dio, questo che stiamo facendo qui è un teatrino


Rispondiamo
:

Questa tesi nega la Costituzione gerarchica della Chiesa definita di Fede dal Concilio di Trento (DS 1776), da Pio VI (DS 2602) e da San Pio X (DS 3454).

NDR; Cfr con P. Enrico Zoffoli (pag. 33): "Alla radice dell’atteggiamento paternalistico e insindacabile della classe-catechisti c’e la convinzione fermissima che il «Cammino Neocatecumenale» rappresenti il metodo ideale, unico, di una rievangelizzazione del mondo, di una riforma veramente radicale della Chiesa: la vecchia Chiesa gerarchica, col suo “Sacerdozio ministeriale”; quella di un Cristianesimo che per Kiko «era uno schifo» (OR, p. 283)."


6. Rapporti coi Parroci e i Vescovi

Per i rapporti con i parroci Kiko esige “delicatezza” a motivo della loro “immaturità”:

1° SCR, p. 2:

Sulla situazione dei Parroci […] bisogna parlare loro con più delicatezza perché vengono da una situazione di Chiesa nella quale sono impossibilitati a scoprirsi peccatori […] non possono avere quella libertà che sarebbe per loro una salvezza. Allora i Catechisti non debbono esporli a uno scrutinio in pubblico o cose del genere

2° SCR, p. 143: Per gli aderenti al Cammino neocatecumenale, invece, libertà di operare e nessuna mortificazione

Il Cristianesimo significa che qui, fratelli, non vi si laverà mai il cervello fino al punto di non lasciarvi liberi di peccare quando vorrete

Orientamenti alle équipes dei catechisti per lo Shemà, p. 97:

Ci fu un tempo in cui si credeva che per essere virtuoso era necessario sacrificarsi molto facendo atti per esercitare la volontà. Questo oggi non si accetta più. È stato per altre epocheIo non ti consiglierei mai, fratello, questo stoicismo


Rispondiamo
: 
Questa tesi dei Neocatecumenali insegna l' impossibilità dell’uomo di agire moralmente bene, che è stata condannata come eretica dal Concilio di Orange (DS 380), dal Concilio di Trento (DS 1566 e 1572) e da Clemente XI (DS 2448).


NDR; Su La libertà dell'uomo cfr. CCC: 
1730: "Dio ha creato l'uomo ragionevole conferendogli la dignità di una persona dotata dell'iniziativa e della padronanza dei suoi atti. « Dio volle, infatti, lasciare l'uomo "in balia del suo proprio volere" (Sir 15,14) perché così esso cerchi spontaneamente il suo Creatore e giunga liberamente, con l'adesione a Lui, alla piena e beata perfezione». « L'uomo è dotato di ragione, e in questo è simile a Dio, creato libero nel suo arbitrio e potere ».

1733: "Quanto più si fa il bene, tanto più si diventa liberi. Non c'è vera libertà se non al servizio del bene e della giustizia. La scelta della disobbedienza e del male è un abuso della libertà e conduce alla schiavitù del peccato."

NDR; sull'attacco al Sacerdozio v. anche:
Enciclica Mediator Dei, Papa Pio XII, 1968: "Vi sono difatti, ai nostri giorni, alcuni che, avvicinandosi ad errori già condannati, insegnano che nel Nuovo Testamento si conosce soltanto un sacerdozio che spetta a tutti i battezzati, e che il precetto dato da Gesù agli Apostoli nell'ultima cena di fare ciò che Egli aveva fatto, si riferisce direttamente a tutta la Chiesa dei cristiani, e, soltanto in seguito, è sottentrato il sacerdozio gerarchico. Sostengono, perciò, che solo il popolo gode di una vera potestà sacerdotale, mentre il sacerdote agisce unicamente per ufficio concessogli dalla comunità. 

Essi ritengono, in conseguenza, che il Sacrificio Eucaristico è una vera e propria «concelebrazione» e che è meglio che i sacerdoti «concelebrino» insieme col popolo presente piuttosto che, nell'assenza di esso, offrano privatamente il Sacrificio.

È inutile spiegare quanto questi capziosi errori siano in contrasto con le verità più sopra dimostrate, quando abbiamo parlato del posto che compete al sacerdote nel Corpo Mistico di Gesù. Ricordiamo solamente che il sacerdote fa le veci del popolo perché rappresenta la persona di Nostro Signore Gesù Cristo in quanto Egli è Capo di tutte le membra ed offrì se stesso per esse: perciò va all'altare come ministro di Cristo, a Lui inferiore, ma superiore al popolo. Il popolo invece, non rappresentando per nessun motivo la persona del Divin Redentore, né essendo mediatore tra sé e Dio, non può in nessun modo godere di poteri sacerdotali."

NDR; al fine di scongiurare i pregiudizi religiosi messi in circolazione dagli eretici e da essi sparsi con insistenza come "sapere popolare" : i documenti del Concilio di Trento, ivi compreso il Catechismo Tridentino, non sono obsoleti né sono stati invalidati od abrogati da Madre Chiesa. Succede invece che i "novatori" filogiudaico-protestanti tentino in tutti i modi di sostituire, alla Tradizione tramandata da secoli di Santi, chi le proprie filosofie e chi il proprio sentire. Vedi  anche Il Cammino Neocatecumenale e il Concilio di Trento

A sinistra: Vecchia Estetica Cattolica: "No! In realtà è pagana! Qui non c'è Dio! Demolire e rifare! "
A destra: Nueva Estetica d'albergo: "Missione compiuta! Qui sì che siamo veramente chiesa!"


Finisce qui la prima parte di questo prezioso contributo, tratto dal periodico "Sì sì, No, no". Fin qui l'articolo si è occupato principalmente delle offese che il Cammino si permette di infliggere alla Santa Madre Chiesa ed in particolare al Sacramento dell'Ordine Sacerdotale. Nelle prossime due parti vedremo le eresie del Cammino sui sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia.

domenica 30 maggio 2021

Il sì di Maria alla Verità, il no di Kiko

I sei motivi che dimostrano che se si ama la Madonna, si è fedeli alla Dottrina

10 GENNAIO 2021 di Corrado Gnerre

Primo motivo: Perché Maria ci ha donato la Verità 

Filippo Lippi - Annunciazione
Gesù dice di se stesso: “Io sono la via, la verità, e la vita” (Giovanni 14). 

Gesù è Pastore e Redentore, ma prima ancora è Maestro. Egli è il Verbo (il Logos) che si è fatto carne. Dunque, senza il “sì” di Maria, non sarebbe entrata nel mondo la Verità, non ci sarebbe stata la Luce per squarciare le tenebre della menzogna del mondo pagano. 

Secondo motivo: Perché Maria ha assentito umilmente alla Verità 

Se Maria non avesse detto di “sì” all’Angelo, sarebbe stato pregiudicato il progetto di Dio. Ci sarebbe stata una seconda possibilità? Non lo sappiamo. 

Ragioniamo su questo. L’assenso di Maria Vergine è l’obbedienza. Ella, Nuova Eva, si contrappone alla Prima Eva a causa della quale entrò il peccato nel mondo. Ciò che rende diversa Maria da Eva è l’umiltà. Eva peccò perché attratta dalla possibilità di “diventare come Dio”; Maria ci ha ridonato la Grazia convinta che l’unica posizione umanamente ragionevole fosse quella di farsi “ancella di Dio”. 

Dietro ogni eresia c’è sempre l’orgoglio. C’è sempre l’intenzione di non voler ascoltare, bensì rielaborare secondo i propri criteri e le proprie ambizioni. Dunque, da questo punto di vista, si capisce bene quanto la devozione mariana serva per ottenere la virtù dell’umiltà. 

Terzo motivo: Perché Maria ha generato la Verità 

Maria non si è limitata a donarci la Verità, l’ha anche generata. Il Verbo incarnato è l’unione del divino con l’umano. Mentre il divino è stato apportato dallo Spirito Santo, l’umano è stato apportato da Maria Vergine. Maria ha dato il suo sangue e il suo nutrimento alla Verità incarnata. Se a Gesù avessero fatto l’analisi del nucleo mitocondriale, avrebbero trovato lo stesso nucleo mitocondriale di Maria. Ragioniamo su questo. Mettersi alla scuola di Maria, vuol dire mettersi alla scuola di Colei che ha generato la Verità. Quale modo migliore per conservare la Verità se non chiedendo l’aiuto a Colei che l’ha generata? 

Quarto motivo: Perché Maria ha portato la Verità nel suo grembo 

Kiko raffigura la Madonna e San Giuseppe
come Adamo ed Eva cacciati dall'Eden
Maria è veramente Madre della Chiesa, che è la realtà a cui Cristo ha voluto affidare la Verità da custodire nei secoli. La Chiesa è l’unione del divino con l’umano e già Cristo (il Capo) è tutta la Chiesa, per cui si può ben dire che la Vergine ha generato e portato la Chiesa dentro di sé. Ha alimentato la Chiesa con il suo sangue. Questo fatto che la Vergine abbia portato dentro di sé la Chiesa fa capire tutta la connotazione anti-gnostica del Cristianesimo. La Verità è portata dal grembo di una donna, per cui si è chiamati, relativamente alla Verità, ad una dimensione di convivenza e non solo di conoscenza. 

Le eresie, invece, nascono sempre da un approccio alla Verità in senso primariamente intellettualistico. Paradossalmente (ma non troppo) anche in quelle eresie che negano il valore e la propedeuticità della Ragione per l’atto di Fede. Il “Caso Lutero” lo dimostra ampiamente: per lui la Ragione non aveva valore, eppure cercò nello studio della Scrittura il fondamento delle sue teorie, riducendo il Cristianesimo ad una “religione del Libro”. 

Pertanto possiamo dire che tutta la deriva in senso intellettualistico della teologia contemporanea ha come causa proprio la voluta dimenticanza della devozione mariana, e tale dimenticanza è a sua volta causa della deriva intellettualistica della teologia contemporanea 

Quinto motivo: Perché Maria ha alimentato la Verità 

Se Maria ha alimentato la Verità, vuol dire che ha dato ossigeno, vita ad essa. Ed ecco che con il suo aiuto si può veramente capire quanto la Verità venga prima di tutto. E’ essa che dà ragione all’Amore. 

Sesto motivo: Perché Maria è l’immacolatezza della Verità 

Vergine bambina in adorazione
F.de Zurbarán
Maria è la purezza in quanto tale. Ella, a Lourdes nel 1858 venne a confermare il dogma promulgato da Pio IX quattro anni prima e disse di sé: Io sono l’Immacolata Concezione. Non disse: Io sono stata concepita immacolatamente, ma Io sono l’Immacolata Concezione. Ovvero: Io sono la Purezza per eccellenza, l’unica purezza esistente nella realtà creaturale. Maria, dunque, ci ricorda come la purezza sia alla base dell’acquisizione della Verità e della sua generazione. Ella fu preservata proprio perché doveva generare il Verbo incarnato. 

Ragioniamo. Di per sé la perdita della purezza, pur essendo peccato grave, può non essere il peccato più grave, ma è senz’altro il peccato che più compromette la sfera intellettuale. 

Il rifiuto della purezza è la bestializzazione; e con la bestializzazione c’è la morte del retto intendere e della logica. 

Non si vive come si pensa, si finisce sempre col pensare come si vive. A tal riguardo, se si approfondisce lo studio della vita privata di molti eretici, si scopre quanto le formulazioni degli errori siano stati preceduti da cedimenti sul piano tanto della disciplina quanto della vita morale. 

(da: Dio è Verità, Bontà e Bellezza Il Cammino dei Tre Sentieri)

martedì 19 maggio 2009

Il falso ecumenismo

La domanda del nostro interlocutore neocatecumenale Giovanni mi ha portato ad indagare e ho trovato questo interessante articolo del 2001 di Sandro Magister, che riporto con una osservazione: nel 2001 certe riflessioni in Vaticano circolavano "segretamente". Oggi, invece, almeno se ne può parlare più liberamente e apertamente anche in base ai comportamenti di Benedetto XVI. Tuttavia si tratta pur sempre ancora di voci fuori dal coro, compresa la nostra e - paradossalmente - quella del "Direttore del coro"...

[...]

Da qualche settimana circola segretamente in Vaticano un libro che sul retro porta scritto: «Non commerciabile». Proprio così. Perché deve passare solo tra mani fidatissime. Capaci di non farlo deflagrare anzitempo.Le sue 336 pagine, intitolate 'Una sola fede una sola Chiesa', sono infatti il più formidabile atto d'accusa sinora portato contro i vertici vaticani in materia d'ecumenismo. In senso stretto, ecumenismo è il nome che è stato dato al dialogo di riconciliazione tra la Chiesa cattolica e le altre Chiese cristiane da essa separate: le ortodosse e le protestanti. Ha preso il posto degli anatemi contro eretici e scismatici e insiste su ciò che unisce invece che su ciò che divide. Giovanni Paolo II ha puntato tantissimo su questa offensiva di pace. Ma se di risultati ne ha ottenuti pochi, obietta il libro, è perché ha sbagliato quasi tutto. Come altri prima e peggio di lui.

La requisitoria non è anonima, ma firmata. L'autore è Brunero Gherardini, 76 anni, canonico della basilica di San Pietro e decano dei teologi della Pontificia università del Laterano. È lui che ha portato al traguardo la causa di beatificazione di Pio IX, il papa del Sillabo antimoderno e dell'infallibilità. È teologo di scuola classica, ferrato negli studi su Martin Lutero e il protestantesimo: al punto d'aver raccolto la stima e l'amicizia di campioni della teologia protestante come Karl Barth, Oscar Cullmann e Vittorio Subilia, anch'essi dal loro punto di vista molto critici dell'ecumenismo.

E forte di queste sue competenze e credenziali, Gherardini ha voluto mettere per iscritto le sue critiche in un libro stampato a sue spese, da far girare in Vaticano sottotraccia, come una mina a tempo. Sicuro che diverrà oggetto di discussione obbligata nel concistoro di fine maggio tra il papa e i cardinali, dedicato in buona misura proprio al dialogo ecumenico. Ma anche con un pensiero al futuro conclave, quello che deciderà l'uomo e il programma del nuovo pontificato .

Dei cardinali alfieri dell'ecumenismo, passati e presenti, nessuno la passa liscia: dal tedesco Agostino Bea all'olandese Johannes Willebrands, dall'australiano Edward Cassidy all'attuale numero uno del ramo, Walter Kasper, altro tedesco. Il libro martella sul loro «irenismo romantico, ingenuo e sognatore», sul loro «pacifismo snob». Ne escono invece con onore i protestanti più irriducibili, in testa i valdesi italiani. Gherardini li ammira perché non si uniscono al coro dei dialoganti entusiasti e tengon ferma la diversità delle fedi. Al capitolo più corrosivo del libro l'autore ha dato per titolo la celebre, superfumosa formula di Aldo Moro: 'Convergenze parallele'.

Il capitolo analizza l'accordo del 1999 tra la Chiesa cattolica e i luterani, sul tema della 'giustificazione'. L'accordo fu annunciato e celebrato da ambo le parti con grande entusiasmo. Ma fu anche accompagnato da critiche al veleno. Per la parte cattolica, il più tenace propugnatore dell'intesa fu Kasper, che anche grazie a questo successo si guadagnò la porpora di cardinale. L'accordo verte proprio su un punto centrale della rottura tra Lutero e il papato: il punto su cui nel Cinquecento il Concilio di Trento fece scattare le sue condanne contro i protestanti. Con l'intesa del 1999 sia il Vaticano che i luterani riconoscono che all'epoca non ci si era capiti, riscrivono le rispettive tesi in modi accettabili a entrambe le parti e dichiarano «decaduti gli anatemi». Ma Gherardini obietta che sia Martin Lutero che il Concilio di Trento non hanno nulla a che vedere con queste pacificazioni tutto fumo. «Nel Cinquecento la cristianità non si spaccò in due per sbaglio».

A dispetto di tutti gli odierni abbracci di facciata, «le due fedi erano e restano in rotta di collisione». E quindi un simile ecumenismo è solo «capitolazione e confusione dottrinale, al di là della prudenza e della fede».Il libro si conclude con un appello a un'unità della Chiesa «non falsa ma vera». Scrive Gherardini: «Sogno una Chiesa non più luterana e riformata, anglicana ed ortodossa; per assurdo sogno una Chiesa neanche più cattolico-romana». Dove però a convertirsi dovranno essere solo gli altri. (Sandro Magister - www.chiesa 22.5.2001)

__________ Il libro: Brunero Gherardini, 'Una sola fede una sola Chiesa. La Chiesa cattolica dinanzi all'ecumenismo', 2001, Castelpetroso, Casa Mariana Editrice, pagine 336, non commerciabile.

martedì 24 febbraio 2009

Dietro lo scisma ricucito

Baget Bozzo su La Stampa di oggi: [...]

Non è certo la dimensione del gruppo di Ecône a porre il problema; lo è invece la tesi, ricorrente nel mondo cattolico e fuori di esso, secondo cui il Vaticano II ha costituito una rottura tra Chiesa pre-conciliare e post-conciliare, abbracciando talmente la modernità da divenire il contrario della Chiesa di Pio IX e di Pio X. Infatti negli anni di Paolo VI, durante il Concilio e subito dopo, l’ingresso della teologia nella pubblicistica comune e il dibattito su tutti i temi aperti nel mondo cattolico aveva dato l’impressione che la rottura non fosse consistita in un arricchimento del linguaggio, ma nella sua alterazione.

Quindi il problema posto dal vescovo Lefebvre andava ben oltre i termini dello scisma reale, che egli aveva preparato e poi consumato. L’azione dei papi, da Paolo VI a Benedetto XVI, è stata tutta rivolta a mostrare che gli sviluppi avvenuti col Concilio erano in continuità con l’implicito della tradizione cattolica e si fondavano su posizioni antiche. [...]

Il carisma di Ratzinger, anche da cardinale, fu quello di unire la continuità nella tradizione con la riforma della Chiesa attuata dal Concilio. Ma questa posizione espressa da Papa all’inizio del pontificato chiedeva di essere testimoniata con l’apertura verso la comunità che aveva creato uno scisma e che aveva rifiutato l’autorità papale? La comunità di Ecône si era indurita nella sua separazione, le sue posizioni pre-conciliari erano diventate anti-conciliari, lo scisma era divenuto la realtà della sua identità?

Papa Benedetto non ha seguito questo giudizio, ha praticato verso Ecône le medesime aperture che il Concilio aveva stabilito verso le Chiese ortodosse e le comunità protestanti, cercando motivi di convergenza. Il fatto che i lefebvriani accettassero sempre formalmente l’autorità papale e il primato petrino era una strada per ottenere la possibilità del superamento dello scisma. Ciò avrebbe provato che il sentimento cattolico di continuità nella tradizione era più forte dell’attaccamento a dimensioni che la storia aveva posto in altra luce col passare del tempo.

Era stato un dramma della coscienza cattolica accettare la grande variazione conciliare e post-conciliare; ogni fedele aveva dovuto affrontare il problema dell’identità della sua fede. Risolvere lo scisma significa riconoscere lo sforzo fatto da milioni di fedeli per ritrovare nel linguaggio che i teologi formulavano l’identità del significato dottrinale e spirituale oggetto della loro fede.

La Chiesa è tesa a mantenere l’unità della fede non solo nello spazio, ma anche nel tempo. In questo la fatica del post-Concilio ha riequilibrato la figura della Chiesa. La speranza conciliare e post-conciliare di un mondo riappacificato con la modernità non si è realizzata nella forma auspicata dai teologi, perché l’avvento della scienza e della tecnica ha posto l’uomo di fronte a problemi assai diversi dalla questione sociale che il comunismo aveva posto al Concilio.

La sfida del tempo unisce la Chiesa e le permette di chiudere le ferite antiche, di fronte a un laicismo totale e all’islam traboccante nella sua coscienza religiosa. Come forma di linguaggio, sia quello pre-conciliare che quello post-conciliare chiedono un aggiornamento nuovo. Papa Benedetto ne fornisce la chiave. © Copyright La Stampa, 24 febbraio 2009


sabato 30 agosto 2008

Modernismo e interpretazione della Scrittura

Mi ha molto colpito questo post de "il Signor Veneranda" I nostri amici dimenticano che nell’Enciclica “Divino afflante spiritu” Pio XII diceva: “Oggi quest’arte che suol chiamarsi critica testuale e nelle edizioni degli autori profani si impiega con grande lode e pari frutto con pieno diritto si applica ai sacri libri appunto per la riverenza dovuta alla Parola di Dio … oggi occorre dire che quell’arte ha raggiunto una tale stabilità e sicurezza di forme che agevolmente se ne può scoprire l’abuso e con i progressi conseguiti essa è diventata un insigne strumento atto a propagare la divina parola in una forma più accurata e più pura. Neppure fa bisogno qui ricordare – essendo cosa nota e palese a tutti gli studiosi della Sacra Scrittura – in quanto onore abbia tenuti la chiesa dai primi secoli all’età nostra, questi lavori di critica”. Ricorderei al Signor Veneranda che nella stessa enciclica Pio XII diceva molte altre cose e lui ci riporta il vezzo tutto neocat di prendere solo i frammenti che fanno comodo per costruirsi una verità a proprio uso e consumo... E trovo davvero poco 'logico' poter affidare tanta sicurezza soltanto a delle 'tecniche', per quanto sofisticate esse siano, dal momento che, come si sa, esse sono sempre strumenti e, in quanto tali, dipende da chi le usa e dall'uso che ne fa... Contrariamente alla sua visione di un ottimismo quanto meno acritico, lo stesso Pio XII, nella successiva "Humani generis", 22 agosto 1950 - "CIRCA ALCUNE FALSE OPINIONI CHE MINACCIANO DI SOVVERTIRE I FONDAMENTI DELLA DOTTRINA CATTOLICA" I dissensi e gli errori degli uomini in materia religiosa e morale, per tutti gli onesti, soprattutto dei i sinceri e fedeli figli della Chiesa, sono sempre stati origine e causa di fortissimo dolore, ma specialmente oggi, quando vediamo come da ogni parte vengano offesi gli stessi principi della cultura cristiana.... È vero pure che i teologi devono sempre ritornare alle fonti della Rivelazione divina: è infatti loro còmpito indicare come gli insegnamenti del vivo Magistero "si trovino sia esplicitamente sia implicitamente" nella Sacra Scrittura o nella divina tradizione. ... Ma per questo motivo la teologia, anche quella positiva, non può essere equiparata ad una scienza solamente storica. Dio insieme a queste sacre fonti ha dato alla sua Chiesa il vivo Magistero, anche per illustrare e svolgere quelle verità che sono contenute nel deposito della fede soltanto oscuramente e come implicitamente. E il divin Redentore non ha mai dato questo deposito, per l'autentica interpretazione, né ai singoli fedeli, né agli stessi teologi, ma solo al Magistero della Chiesa. Se poi la Chiesa esercita questo suo officio (come nel corso dei secoli è spesso avvenuto) con l'esercizio sia ordinario che straordinario di questo medesimo officio, è evidente che è del tutto falso il metodo con cui si vorrebbe spiegare le cose chiare con quelle oscure; anzi è necessario che tutti seguano l'ordine inverso. Perciò il Nostro Predecessore di imperitura memoria Pio IX, mentre insegnava che è còmpito nobilissimo della teologia quello di mostrare come una dottrina definita dalla Chiesa è contenuta nelle fonti, non senza grave motivo aggiungeva le seguenti parole: "in quello stesso senso, con cui è stata definita dalla Chiesa". ...Ritorniamo ora alle teorie nuove, di cui abbiamo parlato prima: da alcuni vengono proposte o istillate nella mente diverse opinioni che sminuiscono l'autorità divina della Sacra Scrittura. Con audacia alcuni pervertono il senso delle parole del Concilio Vaticano (1) con cui si definisce che Dio è l’Autore della Sacra Scrittura, e rinnovano la sentenza, già più volte condannata, secondo cui l'inerranza della Sacra Scrittura si estenderebbe soltanto a ciò che riguarda Dio stesso o la religione e la morale. Anzi falsamente parlano di un senso umano della Bibbia, sotto il quale sarebbe nascosto il senso divino, che è, come essi dichiarano, il solo infallibile. Nell'interpretazione della Sacra Scrittura essi non vogliono tener conto dell'analogia della fede e della tradizione della Chiesa; in modo che la dottrina dei Santi Padri e del Magistero dovrebbe essere misurata con quella della Sacra Scrittura, spiegata, però, dagli esegeti in modo puramente umano; e non piuttosto la Sacra Scrittura esposta secondo la mente della Chiesa, che da Cristo Signore è stata costituita custode e interprete di tutto il deposito delle verità rivelate. Inoltre il senso letterale della Sacra Scrittura e la sua spiegazione elaborata, sotto la vigilanza della Chiesa, da tali e tanti esegeti, dovrebbe, secondo le loro false opinioni, cedere il posto ad una nuova esegesi, chiamata simbolica e spirituale; secondo quest’esegesi i libri del Vecchio Testamento, che oggi nella Chiesa sono una fonte chiusa e nascosta, verrebbero finalmente aperti a tutti. In questo modo - essi affermano - svaniscono tutte le difficoltà alle quali vanno incontro soltanto coloro che si attengono al senso letterale delle Scritture. Tutti vedono quanto tutte queste opinioni si allontanino dai principi e dalle norme ermeneutiche giustamente stabilite dai Nostri Predecessori di felice memoria: da Leone XIII nell'Enciclica "Providentissimus Deus", da Benedetto XV nell'Enciclica "Spiritus Paraclitus", come pure da Noi stessi nell'Enciclica "Divino afflante Spiritu". Non deve recare meraviglia che tali novità in quasi tutte le parti della teologia abbiano prodotto i loro velenosi frutti. ... Queste parole di Pio XII possono ben valere anche per molti frutti avvelenati del concilio, della sua ambiguità molto strumentale per i modernisti e per i falsi profeti... In effetti, se l'allora card Ratzinger [nella prefazione al Documento della Commissione biblica "Interpretazione della Bibbia nella Chiesa" (1993)] diceva che "la Dei Verbum unisce le prospettive durature della teologia patristica e le nuove conoscenze metodologiche dei moderni e ci dà una sintesi che rimane autorevole... Credo che il documento rechi veramente un aiuto prezioso per rischiarare la via verso una giusta comprensione della Sacra Scrittura e apra nuove prospettive. Prosegue nella linea delle encicliche del 1893 e del 1943 e prolunga questa linea in maniera feconda..." in un'altra parte del testo dice anche: "perciò l'apparizione del metodo storico critico ha subito suscitato un dibattito circa la sua utilità e la sua giusta configurazione, un dibattitto che non si è concluso finora in nessun modo" Torno a ripetere che secondo me il problema non sono tanto il metodo o i metodi, che possono dispiegare grandi possibilità, ma che le difficoltà e gli arbitrii nascono da chi li usa e da come li usa, cioè se davvero viene conservato il legame vitale con le fonti (Scrittura, Patristica, Magistero) Oggi l'unico Magistero autorevole sembra quello conciliare e nella Chiesa ci sono due anime e tanto disorientamento...