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lunedì 18 settembre 2023

Il mistero della Transustanziazione è vero con o senza attività dei fedeli

Vorrei qui aggiungere una breve riflessione sul mistero della Transustanziazione e il carattere essenzialmente sacrificale della Santa Messa.

Il punto è cruciale, perché sulla Liturgia, che è la sintesi più sublime della fede cattolica, si sono combattute aspre battaglie nel corso della storia, e, per quanto ne ho memoria, tutti o quasi i movimenti ereticali hanno messo in discussione soprattutto la dimensione sacrificale della Messa, la conversione delle sostanze del pane e del vino nella sostanza della Carne e del Sangue di Nostro Signore, o mettendo in contrasto alcuni significati con altri, nel tentativo di annacquare ciò che più caratterizza la cattolicità.

Ciò si realizza non solo propalando eresie, ma anche modificando nei fatti la Liturgia, che da atto nel quale viene amministrato il Sacramento diventa uno spettacolo autogestito dove "si portano avanti significati" dubbi o eterodossi, si compiono strafalcioni e si toglie spazio all'unica parte davvero importante, ovvero al mistero sublime per il quale si perpetua il Sacrificio del Signore.

Introduco l'argomento con la splendida e autorevole spiegazione del teologo domenicano P. Angelo Bellon:

1. la Messa è la perpetuazione del sacrificio di Cristo sui nostri altari.
Allora sia che venga celebrata da un solo sacerdote oppure da molti, sia con nessun fedele oppure con la presenza di una moltitudine di gente, ogni Messa offre a Dio un’adorazione, una lode e ringraziamento, una supplica di perdono e di richiesta di grazia che ha un valore infinito.

(…)

6. Il sacerdote, per motivi seri, può celebrare anche senza la presenza di un solo fedele.
Nel nostro Ordine, per antico privilegio, questo è sempre stato concesso.

Ultimamente i Papi non hanno cessato di esortare i sacerdoti a celebrare quotidianamente anche se non vi fosse la presenza del popolo.
Per il merito intrinseco ad ogni Messa, un sacerdote dà di più alla Chiesa e al mondo intero con la celebrazione dell’Eucaristia che con molte altre opere.


L'ottima spiegazione dottrinale di P. Bellon afferma alcuni concetti che mi preme sottolineare:

  • Il Sacrificio di Cristo che si perpetua sull'altare in modo incruento al momento della consacrazione ha un valore infinito;
  • questo valore esiste a prescindere dalla presenza del popolo;
  • il Sacrificio perpetuato attraverso l'Eucarestia produce frutti di grazie che si spandono nel mondo intero, ed è così grande che sarebbe sufficiente anche una sola Consacrazione per tutte le anime del mondo.

È che ovvio che sia raccomandabile che il Sacrificio si svolga davanti al popolo, ovvero, se non vi sono motivi per celebrare la Messa senza il popolo, non è giustificabile farlo, ma primariamente è necessario che il sacerdote celebri quotidianamente la Messa, offrendo Cristo in sacrificio per il bene proprio e di tutto il mondo.

Il bene primario è la celebrazione della Messa, non la partecipazione del popolo.

Nel Cammino, per anni, si è invece insegnato che l'Eucarestia sarebbe principalmente un rendimento di grazie, in linea con le convinzioni di stampo giudaico-luterano di Kiko e Carmen e che durante l'Eucarestia il Signore "passa" come se fosse una specie di alito di vento, per "trascinare" l'assemblea al Cielo.

Carmen, la "serva del dio-Kiko", insegnava inoltre che i Tabernacoli sono inutili, dato che Cristo non vorrebbe stare lì, e anzi che Gesù si sarebbe fatto pietra se la Sua intenzione fosse stata di essere conservato con mille onori nel Tabernacolo, ed effettivamente convertire il pane (l'ostia) nella propria divina sostanza in vera Carne e vero Sangue da preservare per l'Adorazione. E dunque, dato che il pane va a male, la transustanziazione (che secondo Kiko è solo una parolina) si verifica solo per il tempo che serve a che l'assemblea consumi il pasto, perché (Carmen dixit) a una cena si va per mangiare e per bere.

L'enfasi sul rendimento di grazie (un aspetto dell'Eucarestia ma non il principale), sul passaggio del Signore ("pesach"), sul consumare tutto il pane transustanziato come in un banchetto nel quale non devono esserci avanzi, sono tutti segnali piuttosto evidenti del fatto che Kiko e Carmen non hanno mai realmente creduto nella Presenza Reale di Cristo, al massimo in una manifestazione transitoria del Signore nelle sacre specie e che la stessa sia dipendente dalla celebrazione assembleare. Senza l'assemblea il mistero non si perpetua, poiché è l'assemblea dei fedeli con un "presbitero" come officiante amministratore liturgico, nell'antico senso di "anziano", capo dell'assemblea.

È ovvio che in questa teologia distorta non c'è spazio per la santità della celebrazione del sacrificio supremo di Gesù. Tutto nel Cammino è temporaneo, smontabile, trasportabile. Il Tabernacolo non serve, l'Adorazione è inutile, l'altare fisso è superfluo e se c'è assume la forma di una tavola del banchetto, una mensa per una "santa cena". Esso inoltre è collocato in basso, anziché in alto verso Dio (dalla notte dei tempi persino i primitivi avevano intuito che se c'era divinità essa dovesse trovarsi in alto, nei cieli e in ogni cultura gli uomini hanno costruito luoghi elevati dove offrire sacrifici) come invece nella stragrande maggioranza delle chiese di tutto il mondo dove si salgono dei gradini per raggiungere lo spazio dell'altare, il presbiterio, o al limite lo stesso si trova separato dall'assemblea anche da barriere fisiche.

Nella teologia kikiana-carmeniana invece ogni sforzo è teso ad annullare qualsiasi elemento di sacrificio (non importa che di quando in quando i due eretici parlino di piaghe di Gesù o che Egli offrì se stesso al padre), e a far pensare che non ci sia nulla di sacro nella Liturgia

Gli spazi dove si svolgono le celebrazioni eucaristiche neocatecumenali non sono neppure spazi sacri o dedicati, ma normalissime sale dove si svolgono altre attività come conferenze, scrutini, anche buffet e banchetti, prove dei canti, catechismo, nonostante le raccomandazioni dello stesso Concilio Vaticano II.

Non raccomandare di inginocchiarsi (ma se Dio è davanti a te nel Pane, perché non inginocchiarsi alla Sua Maestà, alla infinita Bellezza di un Dio che ci ha considerati tanto importanti da morire per noi? Inginocchiarsi per amore e gratitudine!), non raccomandare l'Adorazione ("io guardo Lui e Lui guarda me", persino un contadino analfabeta è in grado di capire i misteri più dei kikolatri con cammini fino alla morte che non portano da nessuna parte), insistere ossessivamente sul Cristo Risorto tralasciando il Cristo morto sulla Croce (persino nell'inquietante "Cena pascual" con il Gesù già risorto che istituisce l'Eucarestia), insistere ossessivamente sulle origini ebraiche (che noi abbiamo superato e compiuto in Gesù che ha distrutto il Tempio, edificandolo in se stesso per sempre, vera Vittima, Altare e Sacerdote), esaltare il ruolo dell'assemblea fino al parossismo (tanto che è tutto un "fare", un "preparare", allestire con le suppellettili designed by Kiko non consacrate: crocefisso kikiano, hanukkiah kikiana, patene e calici kikiani con misteriosi simbolismi, pane made in Kiko-land, vino aleatico e tutto l'armamentario completato adesso dalle icone idolatriche di Carmen sanitificata a prescindere), tutto lascia pensare nei fatti che Kiko e la defunta collaboratrice fossero nemici del Sacrificio e che non ci abbiano mai creduto.

Come tutti gli eretici non hanno fatto altro che dissimulare e ingannare, nascondendosi nel sottobosco e nel caos post-conciliare, finché non hanno avuto sufficienti adepti per rivendicare un peso nella Chiesa cattolica.

Hanno fabbricato una liturgia e un movimento dove essere capi indiscussi, venerati e spesati, altro che riscoperta delle origini! La verità di fede è invece che il Sacramento è amministrato dal Sacerdote e che l'assemblea può solo unirsi a lui per ricevere benefici e offrire le proprie fatiche e le proprie buone opere all'unico sacrificio di Gesù, che si perpetuerebbe anche se sulla faccia della Terra ci fosse un solo sacerdote vivente a celebrare un'unica messa, perché egli non sarebbe solo ma unito a tutta la schiera celeste in virtù della Comunione dei Santi. Questa è la verità, questo è ciò che accade nella Messa:

“Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, si rende presente Cristo, il Figlio del Dio vivo” (S. Francesco d'Assisi)

giovedì 19 gennaio 2023

Video sulle mirabilia di Kiko e Carmen (seconda parte)

Il video pubblicitario del Cammino  neocatecumenale (qui l'articolo di illustrazione e commento della prima parte) prosegue, a ritmo serrato. Da parte nostra, continuiamo a proporre i punti che ci sembrano più interessanti.

Sembra quasi che sia già stato preparato in previsione della dipartita di Kiko, più  che per onorare Carmen.

Infatti, il riferimento alla città di nascita della Hernández, Olveda, in Soria (da cui il simpatico nomignolo appioppato da Kiko a Carmen, "soriana seca", come la carne secca in scatola prodotta in quelle zone) è  l'occasione per mostrare le immagini dell'orchestra kikiana e della sinfonia eseguita, a quanto pare, in ricordo della iniziatrice. 

Kiko e l'arte dell'accrocco

Riportiamo una frase detta in quell'occasione dal poliedrico Argüello: "Ancora più importante  della sinfonia, per cui c'è  bisogno di possedere un'arte, è  aprire una iniziazione cristiana in tutta la Chiesa, con tutti i suoi riti, con i suoi passaggi, con i suoi scrutini. Questa è  veramente un'arte!"

Dobbiamo dare ragione al modestissimo Kiko (i fotogrammi permettono di apprezzare le espressioni del volto): per la sinfonia bisogna possedere un'arte, che sappiamo non essere sua in quanto ha egli stesso ammesso di non conoscere la musica. Allo stesso modo i contenuti del Cammino non sono stati un'idea sua, ma solo una brutta, bruttissima copia dei Riti di Iniziazione Cristiana degli Adulti, offertagli "come su un vassoio" da Carmen e dal teologo Farnès.

E a proposito del tentativo di costruire l'immagine di una Carmen diversissima dalla realtà, registriamo le parole dette dal vescovo nel corso della cerimonia dedicata alla sua illustre concittadina, in cui afferma che la Hernandez avrebbe avuto un qualche interesse o propensione per i poveri.

"Carmen era una donna" è l'unica affermazione su cui possiamo convenire (con riserva)
 

La cosa non risulta assolutamente a chi ha conosciuto personalmente l'iniziatrice del Cammino neocatecumenale, sempre pronta a ricordare ai propri itineranti troppo tenerelli di cuore che  loro dovere era portare la parola (di Kiko), non aiutare i poveri né  i bambini abbandonati (celebre la frase carmeniana "lasciateli nei fossi!").

Naturalmente, come nella prima parte, il filo conduttore è  quello del pellegrinaggio  dei giovani nelle varie mete che contrassegnato le origini e lo sviluppo del "sacro" Cammino.

In ginocchio davanti al Carmen-battistero (il cordone è stato messo per evitare che i più devoti prendessero delle reliquie per contatto?)

Infatti possiamo vedere i giovani (e meno giovani) che mai si sognerebbero di inginocchiarsi in chiesa o davanti alle reliquie di un santo, in ginocchio in atteggiamento devoto e adorante davanti alla pila battesimale di Carmen.

Sempre seguendo il video, che ripercorre le vicende dell'incontro fatidico di Carmen con Kiko e delle mitiche origini del Cammino, abbiamo la conferma che Carmen e Kiko, ambedue con delle vocazioni religiose frustrate e incompiute alle spalle, nutrivano dei desideri di affermazione e, forse, di rivalsa nei confronti della Chiesa e delle sue gerarchie.  

Qui al papa avevano raccontato che il Cammino finiva dopo 7 anni...

Come si è lasciato sfuggire Kiko parlando a braccio nella cerimonia di apertura del processo a Carmen, lei lo disprezzava: solamente quando ha visto che il vescovo Morcillo veniva a fargli visita si è  ricreduta su di lui e ha accettato di collaborare.
E da Madrid il duetto di ambiziosi riformatori, attraverso la mediazione di Mons. Torreggiani che credeva che fossero degli apostoli dei poveri, giunge a Roma: esattamente là dove Kiko voleva arrivare, ammette candidamente don Cuppini, il loro primo presbitero.

Si torna a parlare della chiesa di Fuentes del Carbonero, con le immagini dell'edificio in ristrutturazione  (diventerà un centro neocatecumenale meta di pellegrinaggi di fedeli avidi di conoscere la kiko-story), con un audio di Kiko che ricorda come aveva portato in quella chiesa i baraccati delle Palomeras a dormire sulla paglia.

Fuentes de Carbonero: un altra tappa obbligata dei pellegrinaggi ai santuari della presenza di Kiko

Con immensa faccia tosta l'iniziatore del Cammino neocatecumenale, una vera e propria macchina per far soldi, afferma: "A mi me ha impressionato portarme tutte le famiglie delle baracche, poveri, nella chiesa. Era impressionante vedere la chiesa piena di poveri, perché  ciascuno se ha messo ...è  andato a prendere un po' de paglia e se ha messo un pezzettino nella chiesa. Qui c'è  una famiglia, qui un'altra, qui un'altra y sotto avevano della paglia e una copertina y allì  dormivano. Era impressionante vedere la chiesa piena de poveri. Digo questo è il futuro del mondo: la Chiesa piena de poveri".
Quando mai il Cammino neocatecumenale si è  occupato dei poveri? Stanno stiracchiando da 60 anni questo mito per qualche mese di frequentazione con un gruppo di nomadi, subito dimenticati per andare ad "evangelizzare" le parrocchie più  ricche di Roma!

Dice don Rino Rossi: "Kiko e Carmen hanno lottato molto per far capire a sacerdoti, parroci, vescovi, che il Cammino non è una spiritualità, non è  un movimento, ma è una iniziazione cristiana, è  il cammino del battesimo... un cammino di iniziazione, la porta della Chiesa."
Notiamo la concezione di chiesa kika: la chiesetta di Fuentes ha ricevuto una bella mano di bianco, sono stati piazzati la solita icona di Maria-kiko, la croce barbarica kikiana, il tavolone-mensa e le sedie trasparenti in metacrilato.
È  vero comunque che il Cammino non è una spiritualità: non si può infatti definire una spiritualità ciò  che fa stare questi giovani in piedi, con le braccia conserte, con le mani in tasca durante la consacrazione del Corpo e del Sangue di Cristo. Che vergogna...

In piedi e con le mani in tasca davanti a Gesù; in ginocchio e a mani giunte davanti a Carmen


Sì, lo ribadiamo:  che vergogna.
Carlos Metola, il postulatore della causa di Carmen dichiara: "Il popolo di Dio? Cosa ne pensa il popolo di Dio? In visita alla tomba di Carmen sono già  passate 40mila persone che hanno lasciato "condolenze", firme, 25mila grazie, favori... e questa è una fama di santità estesa in tutto il mondo".
Ecco i giovani stravaccati davanti al Santissimo ora inginocchiati sul marmo del mausoleo stile discoteca playmobil ove è sepolta la santa di categoria superiore.
In ginocchio davanti a Carmen: con le mani in tasca davanti al Santissimo? È  proprio vero: questo cammino non è una spiritualità, hanno fatto benissimo Kiko e Carmen a specificarlo in più  occasioni.

Dichiara don Rino Rossi: "l'opera che Dio ha fatto per mezzo di queste persone che sono state scelte dal Signore, alle  quali Dio gli ha dato un potere, per le quali il Signore ci ha dato un'obbedienza; questa obbedienza ha dato frutti impressionanti."
Obbedienza? Qui ci dobbiamo fermare. È  forse il Cammino neocatecumenale un ordine religioso? Sono Kiko e Carmen padre e madre superiora a cui dovere obbedienza? Dove sta scritto? Tirate fuori questi benedetti Statuti e vediamo dove si prescrive l'obbedienza da parte dei laici e dei sacerdoti stessi che dovrebbero fare questo tortuoso cammino di fede -che purtroppo "all'incontrario va"- ai due iniziatori!
E questa follia viene dichiarata da un sacerdote, anzi, si fa pure registrare a futura memoria... Il quale poi continua nella sua foga idolatrica di santificazione di Carmen defunta e soprattutto di Kiko ancora vivente.
"E poi l'atteggiamento che hanno avuto, come hanno rischiato per noi, come hanno difeso questo mandato che hanno ricevuto dal Signore, come hanno sofferto per il regno dei cieli. Esto (ndr: spagnoleggiano per essere più  simili al loro Maestro) si chiama virtù eroiche." "Ho visto atteggiamenti eroici in Kiko, ho visto in Carmen. Che la Chiesa riconosca che Carmen si trova in cielo che possiamo invocarla, che abbiamo una che interceda per noi, per questa generazione".
Caro prete neocatecumenale: quando mai voi seguaci di Kiko e Carmen, questi due "eroi" che tanto hanno fatto unicamente per la privatizzazione e la deformazione della fede cattolica,  avete insegnato a pregare chiedendo l'intercessione dei santi? Avete protestantizzato per più  di mezzo secolo la fede cattolica, avete irriso la devozione ai santi ed ora volete invocare Carmen? "Questa generazione" è quella che fate inginocchiare reverentemente davanti agli scarabocchi di Kiko e tenere le mani in tasca davanti al sacrificio di Cristo! Vergogna!

Niente palme, niente veste bianca, niente schitarrate, balletti e "alegria hermanos": le pagliacciate ai funerali valgono per gli altri, non per chi le ha inventate...


Il video-spottone, scandaloso soprattutto per le dichiarazioni di vari sacerdoti, della durata di più di mezz'ora, termina in "bellezza" con il discorso di don Pezzi al funerale di Carmen nel 2016 e con un primo piano della sua bara, senza veste bianca, senza palme; perché quelle sono cose che valgono per i catecumeni e non per lei, grande iniziatrice, che insieme all'artista Kiko le ha inventate e imposte pretendendo religiosa obbedienza.

sabato 15 ottobre 2022

Scegliamo di inginocchiarci davanti a tanta Maestà, infatti siamo il nulla davanti al Tutto

"Il Cammino è costituito da un milione di aderenti o simpatizzanti o come li volete chiamate. Secondo voi sono tutti da spedire all'inferno? Nessuno si salverà?"

Hai scritto, e mi permetto di rispondere.

In verità siete voi che giudicate chiunque non faccia il vostro percorso da voi scelto, e li giudicate pesantemente, condannandoli dentro al vostro cuore di ogni cosa, come fossero dei Giuda o dei dannati.
E questo fa molto male sia a chi giudicate e sia a voi che non siete obbiettivi e accusate chiunque non la veda come voi.
Ma vorrei risponderti nel dettaglio.
Certo che no, chi può sapere chi verrà condannato e chi no? Nessuno, tranne Dio. Solo Dio lo sa.

Vi auguro di essere non un milione ma cinque milioni, anche dieci e/o cento, ma mi permetto di sottolineare degli aspetti molto negativi che si svolgono in mezzo a voi, che credo debbano essere corretti. 

Non faccio ciò perché mi sento in dovere di essere un maestro dentro il vostro ambito, il contrario di tutto questo, perché nel vostro ambito io non ci voglio proprio entrare, è questione vostra e la responsabilità è vostra, siete adulti e vaccinati, e per cui avete la responsabilità di gestirvi da voi.
Ma affermo tutto questo perché avete oltrepassato il vostro recinto, e per cui siete voluti entrare in un ambito nel quale non vi è permesso dettare leggi inique.

Molti di voi si prendono la leggerezza di voler inculcare al prossimo di voler fargli fare delle azioni che andrebbero a togliergli quell'Amore che è dovuto al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo e a Nostra Madre la Madonna, Madre di tutti i cristiani.
Infatti, noi tutti sappiamo che la Madonna ci spinge all'Amore verso suo Figlio, e per cui ci chiede di Donare questo Amore senza paure, senza ostacoli, e via dicendo. 

E per cui noi figli di Dio, ecco che cerchiamo di manifestare questo Amore verso Colui che è la Nostra Vita, e cerchiamo di farlo con alcuni modi.

Un modo di manifestazione, che è tanto gradito a Dio Nostro Padre, è quello di INGINOCCHIARCI davanti al Suo Figlio che ha dato tutto se stesso, cioè si è sacrificato per le nostre anime e ci ha redenti. E per cui: quale cosa migliore è dimostrare in quel momento l'Amore che abbiamo verso di Lui?
 
Ecco che noi in alcuni momenti, nei quali abbiamo un contatto diretto con Nostro Signore, scegliamo di inginocchiarci davanti a tanta Maestà, infatti siamo il nulla davanti al Tutto, e per cui nel nostro nulla cerchiamo di manifestare ciò che possiamo.

Venendo a voi, ho notato che avete come una ripugnanza nel fare queste cose. 

Devo sottolineare un aspetto abbastanza importante, e cioè che una volta che vi ho detto che siete in grave errore, io sono a posto perché siete stati avvisati e non ho obblighi verso di voi, e per cui il mio dovere è stato compiuto; ma la mia insistenza è dettata dal fatto che vi vedo nell'ostinazione e nella convinzione errata nel voler insegnare al prossimo questo vostro metodo, per cui ecco che debbo sempre avvisare gli altri che potrebbero cadere nella vostra trappola.

Vi ripeto che è un grave errore nel voler insegnare al prossimo alcune cose che non vanno a rispettare Dio, Nostro Padre. 

Dovete sapere che dentro la famiglia il rispetto è dovuto, e siccome non stiamo trattando con Tizio o Caio, ma con Dio, ecco che anche se è Padre, Lui è Dio, Padre e Dio, e per cui non stiamo trattando alla pari. 

Per spiegarvi, un tempo, ma credo che si usi anche ora, alcune persone davanti ad altre persone importanti, come Re o Principi e via dicendo, si dovevano inginocchiare per segno di educazione. Figuriamoci davanti a Dio cosa dovremmo fare!.
 

Voi che dite?

Un saluto.


 

«Trascorso un po’ di tempo» continua don Konrad, «all’altezza della Pontificia Università Antonianum, Giovanni Paolo II ha ripetuto di nuovo: “Voglio inginocchiarmi!”, e io, con grande difficoltà nel dover ripetere il rifiuto, ho ripetuto che sarebbe stato più prudente tentare di farlo nelle vicinanze di Santa Maria Maggiore; e di nuovo ho sentito quel mormorio. Tuttavia, dopo qualche istante, giunti alla curia dei padri redentoristi, il Papa ha esclamato con determinazione, e quasi gridando, in polacco:

 “Qui c’è Gesù! Per favore… ”. Poche parole, quasi un grido di aiuto».

Voleva genuflettersi, voleva adorare la presenza di Cristo nel pane consacrato. Non voleva rimanere seduto di fronte a Gesù. Questa volta la commovente supplica ottiene il risultato sperato.

«Non era più possibile contraddirlo. Il Maestro delle cerimonie è stato testimone di quei momenti. I nostri sguardi si sono incontrati, e, senza dire nulla, abbiamo cominciato ad aiutarlo ad inginocchiarsi. Lo abbiamo fatto con grande difficoltà, e quasi lo abbiamo messo di peso nell’inginocchiatoio e cercava di sorreggersi; tuttavia le ginocchia non lo reggevano più, e abbiamo dovuto subito rimetterlo sulla sedia, tra difficoltà che non erano solo fisiche, ma erano dovute anche all’ingombro dei paramenti liturgici».

domenica 17 ottobre 2021

Qual è il problema per cui non si inginocchiano davanti a Dio?

Rispetto all' inginocchiarsi davanti al Signore vorrei fare un appunto.
Ci si inginocchia per Umiltà, in quanto siamo sue creature, e si fa per Amore, in quanto abbiamo ricevuto amore e lo rimanifestiamo nel nostro piccolo.
E quindi, ognuno è libero di volerlo fare o non volerlo fare, sono liberissimi.
Ma il non volerlo fare è una scelta, libera, ma è scelta.

Mi chiedo, e spero che ve lo chiediate anche voi: qual è il problema a non inginocchiarsi davanti al Santissimo?
Ripeto: qual è il problema?

 

Il problema di Kiko: abolire l'altare e il Sacrificio

 

Anche se siamo risorti ( così mi pare di aver sentito alcuni affermare delle cose), o altro di qualsiasi, ecco che vi dico che Lui è Dio, noi siamo, e saremo sempre sue creature. E per cui, la creatura quando ha davanti l'Onnipotente e l'Eterno quale problema ha di inginocchiarsi?
Anche se fossimo ora tutti in Paradiso con Dio, qual è il problema ad inginocchiarsi davanti a Lui? Anche in Paradiso Lui è sempre Dio.
Anche in Paradiso noi non saremo mai alla pari con Dio. Lui rimane sempre Dio e noi sue creature.
Voi che dite?

Non si inginocchiano per obbedire a qualcuno che gli ha insegnato a non farlo.
Ma l'obbedienza si dà con amore, non con costrizione. Chi è lì che giudica il prossimo di una presunta disobbedienza, e condanna, non viene da Dio. Vi è un altro spirito che sta agendo, lo spirito impuro.
Dio non vuole schiavi e burattini, ma ci vuole liberi e liberi di amarLo. Nella libertà noi siamo chiamati nell'amore, non nella costrizione.
Costoro hanno tradito loro stessi e si sono dati alla presunzione. Credevano che Dio gli avesse dato le sue creature per sottometterle alla loro volontà con costrizione. Nulla di tutto questo. Ovviamente sono liberi di voler agire in quel modo, ma la loro libertà, ricordatevi tutti, si ferma davanti alla libertà del prossimo. Cioè non hanno nessuna libertà di obbligare il prossimo.
Hanno la presunzione di voler entrare nella vita del prossimo, come se fossero Dio in persona, senza che nessuno gli abbia dato il consenso. Prima ti invitano, poi iniziano a fare tutte le loro cose, di cui non hanno nessuna autorizzazione. Infatti, vi chiedo: cortesemente mi portate un documento scritto dove si riporta che costoro possono entrare nella tua vita intima, e farsi giudici e direttori spirituali?

Invito tutti a considerare un aspetto, e non è di poco conto.
Se alcuni non si inginocchiano davanti a Dio, e lo vedete con i vostri occhi, quale amore e rispetto potrà avere verso il suo prossimo?
Se non si ha rispetto di Dio, come lo si potrà avere sul prossimo?
Il fatto di non voler inginocchiarsi è grave, molto grave.
Vi invito a rifletterci bene. Il linguaggio del corpo è importante, cioè dalle azioni esteriori si può intravedere cosa si muove dentro l'anima.
Faccio un esempio.
Se io esco di casa con un fucile, ecco che si intuisce che sto andando a caccia. Se esco di casa in tuta e scarpette sportive, ecco che si intuisce che sto andando a fare una corsa.
E per cui: se un ambito dentro la Chiesa non si inginocchia davanti a Dio, cosa stanno facendo?

Vi ricordo a tutti, nella libertà e non nella costrizione, di non esitare a inginocchiarvi davanti a Dio durante la Santa Messa, nella sua Casa e ovunque al suo cospetto.

Giovanni Paolo II e il Corpus Domini:
"Aiutatemi a inginocchiarmi: lì c'è Gesù!"
 
È un piccolo nostro segno di amore, rispetto e umiltà. Infatti ci inginocchiamo perché riconosciamo si essere sue creature, ci inginocchiamo perché riconosciamo di avere davanti a noi, in quel momento, Lui, ci inginocchiamo perché crediamo che Lui sia realmente presente in quel momento, ci inginocchiamo anche per rispetto, ci inginocchiamo per chiederGli, in quel momento, di salvarci e accoglierci nel suo regno, ci inginocchiamo come segno di annullamento di noi stessi, e quindi mettiamo la Sua Volontà sopra la nostra, ci inginocchiamo perché riconosciamo di essere nulla senza di Lui. L' inginocchiarsi è importante, molto importante.

Mi sento di scrivere a tutti, ma principalmente a me: amiamo Gesù che ci ama tanto. La vita delle volte è dura, ci capitano situazioni dure e pesanti, e ci chiediamo: perché Dio lo permette? 

Purtroppo, nel senso buono del termine, noi non siamo Dio e Lui sì, e per cui in alcuni momenti non capiamo il perché. E Dio che sa il perché e sa come devono andare le cose, non noi abbiamo la perfetta visione. E per cui rimaniamo sempre nell'amore verso di Lui.

Amore significa tante cose, non sto qui a giudicare.
Amore è risorgere con Lui, amore è rimanere in Lui, amore è soffrire con Lui.
E quindi con amore e senza giudicare cerchiamo di stare avanti a Lui senza spegnere la Fiamma Divina. Un segno di amore, tra i tanti, è l'inginocchiarsi quando Egli viene nella Santa Messa, non in segno di schiavitù, ma si dovrebbe fare con amore. Credo che l'amore sia la via maestra e più sicura.
Chi ha un amore grande per Dio? Sua Madre. Impariamo da sua Madre su come ci dobbiamo comportare, e ascoltiamola.
Amiamo Dio e amiamo il prossimo.

(da: Cristiano Della Domenica)




domenica 10 novembre 2019

Perché stare in ginocchio è la posizione dei Risorti

La Virtù di Inginocchiarsi.

Molte volte sono andato in chiesa e appena entro, se non vado sbadatamente, ecco che mi inginocchio davanti a Dio. 
Se ci pensiamo bene è il primo atto che si fa entrando in chiesa ed è anche l'ultimo uscendo, e poi lo si fa anche durante la Santa Messa. Spesso vedo tanti fedeli che umilmente sono lì davati al Santissimo in ginocchio e in preghiera. 

Loro stessi, stando così, ti aiutano dentro di te a ricordarti del comportamento che si deve avere in quel luogo e ciò che stai facendo, ti sono di esempio. Infatti, non sei entrato dentro una sorta di discoteca, dove puoi danzare e urlare, ma sei dentro il luogo più Sacro della Terra, davanti a Dio, che è chiuso dentro al Tabernacolo, ed è lì per te, per amore a te. 
Se pensi di percepire tutto questo con gli occhi carnali, e con la mentalità mondana e carnale, ecco che non ce la farai mai, ma ci vuole Fede e Preghiera interna costante, cioè dialogo con Gesù, e volontà di capire e di ascoltare. 

Si! Si deve ascoltare lo Spirito in noi, che ti ricorda ciò che ha detto Gesù e ti rimette avanti i segni ricevuti nella vita. Solo se pensi a tutti i pericoli, senza giudicare chi ci cade, a cui sei scampato, grazie alla Santa Eucarestia, ecco che già quello è un Miracolo Divino. 
Miracolo contro le forze del Male che cercano di piegare l'uomo nel fare una volontà malata e decaduta.
Ti accorgerai che ci sono diverse forze che interagiscono intorno a te, e con la Volontà Divina, a cui ti devi appoggiare, ecco che vedrai che la tua volontà riesce a dominare le correnti malefiche, cioè queste non avranno nessun dominio su di te. 

Ed ecco che subentra il perchè inginocchiarsi davanti a Gesù, e non lo stare in posizione eretta. 
Premetto che in posizione eretta ci stiamo per molto tempo durante la giornata, e davanti a Gesù, perchè Gesù è Dio, e per cui è ovunque. 
Per cui, quelle persone che imparano nel stare eretti in chiesa, cioè in alcuni precisi momenti, mettendo come scusa che si è risorti, e per cui si deve avere un certo modo di fare, ecco che sono in gravissimo errore. Ripeto, già ci andiamo eretti davanti a Gesù, infatti durante la Messa ci alziamo in piedi in alcuni momenti. Purtroppo è entrato un spirito errante in mezzo a noi che sta diffondendo che dovremmo stare sempre in piedi, come se stessimo trattando alla pari, e come se in alcuni momenti ben precisi non servisse umiliarsi e adorare ,in ginocchio, il tuo Creatore. Questo è un male che si sta diffondendo in mezzo a noi, e che dobbiamo iniziare a contrastare con l'esempio da dare alle persone che sono cadute nell'inganno.

Il Signore è Dio, noi no, ma sappiamo che il Signore ci rende partecipi della Sua Divinità, cioè noi siamo quei tralci della Vite descritta nella parabola. Il tralcio, benchè partecipa ed è innestato nella Vite, non è la Vite, ma è un tralcio. Il tralcio è importante, partecipa della Vite, e porta frutto, perchè riceve linfa dalla Vite. 
Per cui, in alcuni momenti ben precisi, come l'ingresso in chiesa, la fuoriuscita, a maggiormente davanti a Gesù Eucarestia, sia alla Consacrazione, e sia davanti al Tabernacolo, e ad altro, ecco che in quel momento è bene inginocchiarsi, perchè sappiamo che abbiamo davanti Dio , che si è fatto ostia per noi, e Lui è lì, noi vediamo l'ostia bianca, ma il nostro spirito, se siamo congiunti alla fede, ecco che ci ricorda che stiamo davanti a Dio che ha voluto assumere quello stato, forma, ecc, ecc.

Il punto verte lì, noi siamo creature, Lui è Dio, per cui ci si inginocchia, in segno di rispetto, umiltà, di piegare il nostro orgoglio, di abbassare la superbia, e di tanto altro. 
E' vero che siamo risorti, perchè è Lui che con il Suo Spirito ci fa risorgere dalle nostre morti, è vero che assumiamo Gesù Cristo morto e risorto per noi, ma da risorti, in segno di profondo rispetto e altro, ci inginocchiamo. 

Poi, possiamo continuare tranquillamente a stare in piedi da risorti. 
Risorti inginocchiati, perchè da Lui riceviamo lo Spirito della Resurrezione, risorti in piedi, perchè abbiamo ricevuto lo Spirito della Resurrezione, per cui andiamo a testa alta, fieri di essere risorti in Lui.

(da: Isaia Paolo Geremia)

Pace ai figli della Pace.Dio è la Pace.

giovedì 15 agosto 2019

Quanto è bella la Messa "tridentina"!

Nel giorno in cui festeggiamo l'Assunzione riproponiamo qui qualche semplice riflessione sulla Messa tradizionale in latino (quella celebrata da un interminabile stuolo di santi - fino a don Bosco, padre Kolbe, padre Pio...) ricordando che la liturgia, culto gradito a Dio, non può essere ridotta a uno spettacolino (come avviene invece nel Cammino Neocatecumenale).





1. Nella Messa del Vecchio Rito, il sacerdote celebra ai piedi di un altare che è rialzato rispetto al piano dei fedeli perché esso deve rappresentare la collina del Calvario. Dunque, già questo fa chiaramente capire ciò che è davvero la Messa.

2. Il sacerdote è rivolto verso Dio, con le spalle al popolo, perché agisce come altro-Cristo (in persona Christi) offrendo il Sacrificio all’Eterno Padre.

3. I fedeli sono più in basso in quanto impersonano (in un certo senso) Maria e san Giovanni, ai piedi della Croce.

4. Tutta la celebrazione si rivolge dunque in maniera verticale, dal basso verso l’alto, dall’uomo a Dio; tutto è orientato verso l’Eterno Padre, tanto i fedeli quanto il sacerdote.

5. Veniamo alla Consacrazione. Il testo della consacrazione sottolinea senza equivoci l’attualità dell’azione sacrificale e il ruolo di altro-Cristo del sacerdote. Per esempio: il carattere tipografico (tramite il grassetto) e la punteggiatura (tramite il punto fermo) fanno capire – nella preghiera eucaristica – che la narrazione è distinta dalla consacrazione come azione attuale e realizzazione presente del Mistero. Anche la posizione (“Chinato sopra”) e il tono della voce (“segretamente”) del sacerdote mutano dal momento in cui questi riproduce le mosse di Gesù, realizzando in tal modo il miracolo della transustanziazione (la trasformazione del pane e del vino in Corpo e Sangue di Cristo). Dunque, c’è differenza rispetto ad un tono uniforme che potrebbe dare invece l’impressione di una semplice narrazione di un evento e non della sua ri-attualizzazione.

6. Nella Consacrazione la frase “Ogni volta che farete ciò, lo farete in memoria di me” è certamente più chiara rispetto all’espressione “Fate questo in memoria di me”, che più facilmente può essere interpretata come semplice ricordo. L’espressione “questo calice” rispetto al semplice “il calice” è anch’essa indicativa. L’aggettivo dimostrativo “questo” vuole infatti significare che il calice sul quale il sacerdote proferisce la formula consacratoria, non è un calice qualsiasi, ma è misticamente quello stesso calice impugnato da Gesù consacrante, così come l’azione consacratoria del sacerdote è misticamente una sola e medesima con quella di Gesù consacrante.

7. La genuflessione del sacerdote immediatamente dopo la Consacrazione di ciascuna delle due Specie, esprime la fede nell’avvenuta transustanziazione a motivo delle parole consacratorie appena pronunciate. Nel Nuovo Rito il sacerdote s’inginocchia una sola volta e non immediatamente dopo la consacrazione, bensì solo dopo aver elevato ciascuna delle due Specie per mostrarle ai fedeli presenti. La genuflessione immediatamente dopo la Consacrazione sta a significare che l’Eucaristia non è tale solo se (come affermano i protestanti) vi è la partecipazione dei fedeli, ma già unicamente nel potere ministeriale del sacerdote.

8. Il sacerdote, pur non trovando possibilità di inutile protagonismo, compare per quel che è: ministro di Dio avente ontologicamente una qualità che i semplici fedeli non hanno. In questo rito non c’è spazio per una confusione tra il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale e gerarchico del celebrante. Per esempio: il “Confiteor” iniziale è detto prima dal prete, e poi dall’accolito in nome del popolo. Questa distinzione segna chiaramente la differenza esistente tra il celebrante e i fedeli.

9. Passiamo alla Comunione. Il fedele si prepara con il “Confiteor” e proclamando non una sola volta, ma per ben tre volte la propria indegnità, precisamente con queste parole “O Signore, non sono degno che tu entri nella mia casa, ma dì soltanto una parola ed io sarò salvato”. L’espressione “nella mia casa” rispetto a “partecipare alla tua mensa” è sicuramente più chiara per far capire che l’Eucaristia non è semplicemente una mensa (in senso protestante) ma l’entrata di Gesù vero e vivo nel fedele.

10. La Comunione si riceve in ginocchio, direttamente in bocca, in posizione di adorazione sottolineando, in tal modo, il rispetto e la venerazione nei confronti dell’Eucaristia e facendo più facilmente capire le verità della Presenza Reale e del Sacerdozio ministeriale. Da una parte, pertanto, si comprende la grandezza incommensurabile di un Dio che viene a trovare dimora nella propria piccolezza; dall’altra, non vi è la possibilità di equivocare pensando che l’Eucaristia sia solo un simbolo, un “pane che deve far ricordare” e basta.

11. La Messa non termina immediatamente dopo la Comunione. In questo modo si fa capire che il Ringraziamento non è a discrezione del fedele, bensì è un atto doveroso e fondamentale per rendere fruttuosa la Comunione stessa.

12. Dopo la Comunione, il sacerdote non si siede, gesto (questo) non “educativo” perché potrebbe spingere i fedeli che hanno ricevuto l’Eucaristia a fare altrettanto.

13. La liturgia della Parola non dura di più rispetto alla liturgia eucaristica, centro e apice della Messa; e la Comunione non è relegata all’ultimissima fase del Rito.

14. A proposito del latino. Esso ha la funzione di lingua sacra e solenne e aiuta il fedele a comprendere la grandezza del Mistero che si sta realizzando: la straordinarietà di ciò che accade sull’altare-Calvario è sottolineato appunto dall’uso di un linguaggio straordinario (fuori dall’ordinario), non quotidiano. Scrive Pio XII nella Mediator Dei”: «L’uso della lingua latina è un chiaro e nobile segno di unità (fra i cattolici di tutto il mondo, siano essi italiani o tedeschi, bianchi o neri) e un efficace antidoto ad ogni corruttela della pura dottrina». Inoltre, bisogna chiedersi: la Messa va capita o vissuta? Oggi, abbiamo un paradosso: tutti capiscono le parole della Messa, ma nessuno sa più cos’è la Messa. Un tempo non si capivano le parole della Messa, ma molti di più sapevano cosa fosse realmente la Messa.

15. Sui silenzi. I silenzi del Rito Antico fanno adeguatamente capire che il compito del fedele che partecipa alla Messa non è tanto quello di “vocalmente” partecipare quanto quello di “aderire”. Il modello per eccellenza è la Vergine Maria che ai piedi della Croce non parlava, ma contemplava ed offriva. Chi più di Lei ha fatto fruttificare quell’Avvenimento? Insomma, per rendere fruttuoso il Mistero della Messa bisogna “condividere” e “nascondersi”, piuttosto che “apparire”.



Aggiungiamo qui sotto alcune nostre considerazioni per aiutare i nostri lettori neocatecumenali a capire certe questioni.

1) Sgombriamo il campo dai falsi slogan

Il 7 luglio 2007 papa Benedetto XVI ricordò ufficialmente a tutta la Chiesa che la liturgia tradizionale in latino (detta anche "tridentina", o "forma extraordinaria", o "Messa di sempre") non è mai stata abolita. Cioè ancor oggi è liturgia di tutta la Chiesa: salvo piccole modifiche secondarie è rimasta sostanzialmente invariata per oltre quattordici secoli (dalla fine del VI secolo con papa Gregorio Magno fino al 1962, ultima edizione del Messale approvata da papa Giovanni XXIII e in vigore ancor oggi).

Quello stesso 7 luglio 2007, nella lettera ai vescovi che accompagnava le proprie decisioni, papa Benedetto XVI ha precisato che: «ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso».

2) Il problema delle pagliacciate liturgiche nella Messa nuova

In quella lettera Benedetto XVI spiega ai vescovi il problema:
«...avvenne anzitutto perché in molti luoghi non si celebrava in modo fedele alle prescrizioni del nuovo Messale, ma esso addirittura veniva inteso come un’autorizzazione o perfino come un obbligo alla creatività, la quale portò spesso a deformazioni della Liturgia al limite del sopportabile. Parlo per esperienza, perché ho vissuto anch’io quel periodo con tutte le sue attese e confusioni. E ho visto quanto profondamente siano state ferite, dalle deformazioni arbitrarie della Liturgia, persone che erano totalmente radicate nella fede della Chiesa».
Ricordiamo in particolare che nel Cammino Neocatecumenale non si celebra in modo fedele al Messale ma si deforma arbitrariamente la liturgia ("comunione seduti", girotondino finale, tavolinetto smontabile nella saletta a porte chiuse, fiumi di omelie laicali, addirittura deformazione delle parole del Signore, ecc.), e Benedetto XVI afferma che ciò "ferisce profondamente" le persone radicate nella fede della Chiesa.

3) Chi rifiuta la liturgia tradizionale rifiuta la Chiesa

Infatti Benedetto XVI in quella stessa lettera ha precisato: «Non c’è nessuna contraddizione tra l’una e l’altra edizione del Missale Romanum».

Infatti sono i kikos (e quelli protestantizzati come loro) a insinuare una contraddizione: e lo fanno soprattutto celebrando carnevalate che offendono Dio perché riducono la liturgia ad un ridicolo spettacolino parolaio con grattugiata di chitarrelle e charangos, banalizzazione del Santissimo Sacramento, girotondino imbecille conclusivo, ecc.

4) "Ma in latino non si capisce niente!"... sicuri?

La Messa è il Sacrificio Eucaristico. Il Sacerdote compie il Sacrificio. I benefici spirituali che si ottengono partecipando alla liturgia dipendono dalle disposizioni del proprio cuore, non dalla quantità di canzonette e di attività tipo "vado a leggere la Seconda Lettura", "faccio un intervento alla preghiera dei fedeli".

Il "capire" è un risultato a lungo termine del partecipare assiduamente alla liturgia, non è la premessa. La Messa non è una "scuoletta biblica" con lezioncine e interrogazioni e interventi da posto per sembrare intelligenti agli occhi del docente. Il latino non è un ostacolo (così come in altri contesti di vita l'inglese non è un ostacolo: fanno tutti la chat su facebook per il week-end del last minute al bed & breakfast pagando on-line con l'home banking...), dopo aver partecipato poche decine di volte ad una Messa in latino avrete già imparato senza sforzo tutte le formule utilizzate.

Nel Cammino, invece, la liturgia è uno spettacolino che bisogna a tutti i costi far sembrare "ben riuscito", infilando un gran cumulo di "segni" (cioè di scenografie, come ad esempio il bancariello del fruttivendolo) e di idolatria (cantidikiko iconedikiko tappetidikiko candelieredikiko coprileggìo di Kiko copribibbia di Kiko...)

5) Perciò consigliamo ai fratelli del Cammino di "assaggiare" la liturgia "tridentina" almeno qualche volta

Scoprirete un abisso di differenza.
Scoprirete la liturgia che ha nutrito la spiritualità di tantissimi santi di quasi tutte le epoche.
Scoprirete l'importanza del silenzio (rispetto alla caciara neocat), scoprirete che l'unione con Dio vale molto più del "darsi da fare", scoprirete che quella Messa è tutta centrata sul Signore, visibilmente e invisibilmente.
Scoprirete che esiste un'alternativa alla Messa della parrocchia (e ancor più alla liturgia neocatecumenale), e che tale alternativa è sprovvista di pagliacciate dei laici, di spettacolarizzazioni parolaie, di canzonette imbecilli.
Scoprirete che la Comunione non è un simboletto di unità fraterna comunitario, ma è il Signore che per tramite di un sacerdote si dona a voi, personalmente, uno per uno, lì inginocchiati in adorazione ad accoglierlo come si accoglie il Re dei Re, senza aver bisogno di vostri gesti da osteria di campagna, senza dover immergere i baffi nelle ridicole insalatiere ottagonali "designed by Kiko" e senza self-service né camerieri eucaristici.

La "Messa tridentina" ha davvero moltissimo da dirvi, è una ricchezza spirituale che aspetta solo di essere scoperta e gustata. Dopo aver partecipato poche volte comincerete a capire cosa significa "culto a Dio" (e cosa intendiamo invece, all'opposto, col termine dispregiativo "spettacolino"), comincerete a capire cosa significa che la Messa è «l'unico culto a Dio gradito», a capire che "partecipazione" riguarda anzitutto la disposizione spirituale del cuore del singolo. Ci deve pur essere qualche buon motivo per cui per tanti secoli - e almeno fino a padre Pio - quella Messa è stata di grandissimo nutrimento spirituale per tutta la Chiesa.
Come facilmente prevedibile, i kikos si limiteranno a leggere solo il titolo di questa pagina per poi sciorinare istintivamente con riflessi pavloviani le tipiche giaculatorie kikiane ("puah, latino, pfui, lefebvriani, bah, pizzi e merletti, buh, non mi serve, mopsuestia mopsuestia vaticanosecondo vaticanosecondo...") come se volessero esorcizzare (in senso metaforico) l'esistenza di un rito estremamente prezioso e che ha nutrito la spiritualità dei cristiani per tantissimi secoli. Ma in realtà stanno solo difendendo il loro idolo, e cioè l'idea secondo cui la liturgia è uno spettacolino che deve risultare adeguatamente "preparato" (da loro), pomposamente eseguito (da loro), proattivamente "partecipato" (da loro e a modo loro; e chi non riesce a fare abbastanza frastuono e agitazione, alla fine ha almeno l'obbligo di proclamare «oh, la nostra liturgia è più vissuta, è più partecipata»).

mercoledì 31 luglio 2019

Sant'Antonio e la mula dell'eretico

In tutti i luoghi che attraversava, Sant’Antonio da Padova era il flagello degli eretici, in virtù del dono meraviglioso che possedeva di confutare le loro obiezioni e di smascherare le loro calunnie sulla fede cattolica. Un giorno si trovava a Tolosa (Francia) per combattere gli errori dei nemici della Santa Chiesa e si mise a discutere con uno degli albigesi più tenaci. La lunga discussione finì per vertere sul sacramento dell’Eucaristia. Dopo grandi difficoltà, il difensore dell’errore venne ridotto al silenzio. Alla fine, sconfitto ma non convertito, ricorse a un’argomentazione estrema, sfidando il santo:
“Basta con le parole, andiamo ai fatti. Se per qualche miracolo potete provare davanti a tutto il popolo che il corpo di Cristo è davvero presente nell’Ostia consacrata, abiurerò l’eresia e mi sottometterò al giogo della fede”.
“Accetto la sfida”, replicò subito Sant’Antonio, pieno di fiducia nell’onnipotenza e nella misericordia del Divin Maestro.
“Ecco cosa propongo: a casa ho una mula. Dopo averla lasciata chiusa tre giorni senza cibo la porterò in questa piazza. Alla presenza di tutti, le offrirò un’abbondante quantità di avena da mangiare. E voi le presenterete quello che dite essere il corpo di Gesù Cristo. Se l’animale affamato abbandonerà il cibo per correre verso quel Dio che secondo la vostra dottrina dev’essere adorato da tutte le creature, crederò con tutto il cuore all’insegnamento della Chiesa cattolica”.
Il giorno stabilito, accorse gente da ogni luogo, riempiendo la piazza in cui si sarebbe realizzata la grande prova. Tutti, cattolici ed eretici, erano pieni di aspettativa. Lì vicino, in una cappella, fra’ Antonio celebrava la Santa Messa con angelico fervore.

Arrivò l’albigese, spingendo la sua mula, mentre una persona portava il cibo preferito dall’animale. Una folla di eretici lo scortava, assaporando la vittoria che riteneva scontata.

Eucarestia neocatecumenale: vuota e "seduta"
In quel momento uscì dalla cappella Sant’Antonio, tenendo in mano il ciborio con il Santissimo Sacramento. Si fece un profondo silenzio. Rivolgendosi alla mula, disse a voce alta:

“In nome e per il potere del tuo Creatore, che nonostante la mia indegnità ho realmente presente nelle mie mani, ti ordino, povero animale: vieni senza indugio a inchinarti con umiltà davanti a Lui. Gli eretici devono riconoscere che ogni creatura presta sottomissione a Gesù Cristo, Dio creatore, che il sacerdote cattolico ha l’onore di far scendere sull’altare!”.

Allo stesso tempo, l’albigese mise l’avena sotto la bocca della mula affamata, incitandola a mangiare.

Oh, prodigio! Senza prestare alcuna attenzione al cibo che le veniva offerto, non ascoltando altro che la voce di fra’ Antonio, l’animale si chinò sentendo il nome di Gesù Cristo, e poi si inginocchiò davanti al Sacramento di Vita, come per adorarlo.

Vedendo questo, i cattolici esplosero in manifestazioni di entusiasmo, mentre gli albigesi rimasero stupiti e confusi.

Il padrone della mula, mantenendo la parola data a Sant’Antonio, abiurò l’eresia e divenne un fedele figlio della Chiesa.

(P. Eugène Couet, Miracles Historiques du Saint Sacrément, 3ª ed., pp. 170-172)

lunedì 30 ottobre 2017

Lettera aperta a Kiko da un sacerdote del Cammino: noi, maltrattatori dell'Eucaristia

Vi presentiamo una lettera di un sacerdote del Cammino che, dopo aver riconosciuto le gravi irrispettosità che questo itinerario cosiddetto "di fede" trasmette ai propri aderenti e persino ai propri seminaristi, propone a Kiko di porvi rimedio, per tutelare il Tesoro della Chiesa, l'Eucaristia, e "riformare" il Cammino.
La lettera aperta è del 2013, quindi ormai data da quattro anni. Possiamo constatare come per Kiko sia rimasta lettera morta, e quindi concludere che:

"ECCLESIA SEMPER REFORMANDA, ECCLESIA KIKA NUMQUAM"

(la Chiesa deve sempre riformarsi, la chiesa di Kiko mai).


UMILE PROPOSTA DI MIGLIORAMENTO DELLA PIETÀ EUCARISTICA DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE, DA PARTE DI UN SEMPLICE SACERDOTE DEL CAMMINO A BARCELLONA (SPAGNA)
ECCLESIA SEMPER REFORMANDA
Kiko Argüello
Sede Internazionale del Cammino Neocatecumenale
Roma, Italia 

Stimato Kiko, sono un sacerdote del Cammino che cammina con la nona comunità di San Vincenzo dela Horte, vicino a Barcellona.
Un sacerdote mio amico, della diocesi di Sant Feliu di Llobregat (suffraganea di Barcellona), mi invitò a fare le catechesi. Io le feci perché mi attraeva, da molto tempo, l'idea di far parte di una comunità di cristiani, giovani e adulti, che vanno a predicare la Buona Notizia per le strade alla gente.
Mi piacquero le catechesi, ma la "catechesi" parallela del diavolo mi convinceva di più: «Come ti vai a mettere in una comunità di cui tu non sei responsabile? Tu sei un sacerdote, e un sacerdote deve essere lui a condurre, nel nome di Cristo!».
Perciò avevo deciso di non andare alla cerimonia della consegna della Bibbia, alla fine delle catechesi. Successe però qualcosa di sorprendente che mi spinse a cambiare idea.
Nel confessionale della mia parrocchia, durante una direzione spirituale, una giovane donna della Colombia, che non conosceva il cammino, mi disse: "Padre, mentre lei celebrava la messa, ho avuto la visione di un vescovo che le consegnava una Bibbia. Non ho capito perché un vescovo dovesse consegnarle la Bibbia, ma più tardi il Signore, davanti al Santissimo, mi ha detto: 'Tu dillo al padre, lui capirà' ".
Questa stessa cosa la raccontai alla cerimonia della consegna della Bibbia, presieduta dal signor vescovo della diocesi Augustin Cortes.
Il giorno seguente quella giovane donna colombiana, che ha visioni e locuzioni interne del Signore e della Vergine fin da piccola, mi disse che, uscendo dalla chiesa parrocchiale, una voce malevola e tenebrosa le disse: "Questa me la pagherai molto cara!" 
Quindi è molto chiaro, per me e per molti, che il Signore vuole il Cammino e che il demonio non lo vuole. E soprattutto il demonio non vuole che noi sacerdoti entriamo nelle comunità, perché sa molto bene che sono un cammino di umiltà, e pertanto di salvezza, per noi e per molte persone! 
Però, Kiko, c'è qualcosa che mi preoccupa molto, ed è il motivo di questa lettera.
Mi preoccupa la carenza di pietà eucaristica e la carenza di attenzione e di delicatezza nel trattare l'Eucaristia. 
Un giorno c'era l'adorazione del Santissimo in una parrocchia del Cammino. Erano presenti tutte le comunità. Nessuno però si inginocchiò davanti al Signore.
Una volta ebbi l'occasione di fare una visita catechetica alla Sagrada Familia di Barcellona (sono stato lì 8 anni come seminarista diacono e vicario) con un gruppo di una cinquantina di seminaristi con i propri formatori, provenienti da vari seminari Redemptoris Mater della Spagna.
Quando andammo all'Agape in una parrocchia di Barcellona, dopo la visita alla Sagrada Familia, nessun seminarista e nessun formatore (sembrò a me) andò a salutare il Signore nel Tabernacolo.
Allo stesso modo ho osservato che praticamente nessuno delle comunità va a salutare il Santissimo prima e dopo l'Eucaristia.
Piuttosto, la cappella del Santissimo si trasforma in un ripostiglio dove lasciare le cose.
Parlando con un sacerdote latino-americano, commentava molto infastidito che nella sua parrocchia ha dovuto affrontare le comunità perché "non si inginocchiano (davanti al Santissimo) né mi rispettano come parroco quando richiamo la loro attenzione sopra questi ed altri temi importanti"
Nessuno si inginocchia davanti a Gesù

Inoltre mi preoccupa che, nel dare la comunione con coppe tanto grandi e tanto piene di vino, cada per terra (l'ho visto personalmente più di una volta, con gran dolore per la mia anima).
Un giovane mi spiegava recentemente che aveva smesso di assistere alle Eucaristie del Cammino perché aveva visto qualcuno, più di una volta, scuotere le briciole del pane dopo essersi comunicato.
Allo stesso tempo mi preoccupa (e ho sentito esprimere questa preoccupazione anche da laici) che si dà la comunione a tutto il mondo senza avvisare preventivamente che è necessario essere in grazia di Dio per comunicarsi degnamente. 
Kiko, molti ci accusano di non avere sufficiente amore per Gesù, realmente presente nell'Eucaristia. E l'accusa ha un certo fondamento.
L'Eucaristia, come tu sai molto bene, è il Tesoro della Chiesa. Lì è realmente presente il Signore, nostro Dio e Redentore.
Mi rallegra sapere che, nella Casa del Cammino in Galilea, vicino al lago di Tiberiade, c'è l'adorazione perpetua del Santissimo, con un seminarista del Cammino sempre presente. 
Kiko, è urgente che arrivi da parte tua a tutte le comunità un segnale di allarme: trattiamo con tenerezza l'Eucaristia!!
  • Inginocchiamoci davanti al Tabernacolo. Lì c'è il Signore!
  • Che le cappelle del Santissimo siano sempre rispettate come luoghi di preghiera e di adorazione;
  • Che i sacerdoti del Cammino facciano lo sforzo di essere disponibili per le confessioni prima dell'Eucaristia perché la gente possa comunicarsi in Grazia di Dio;
  • Diamo la possibilità di ricevere l'Eucaristia in ginocchio e direttamente alla bocca. E avvisiamo che quando la si riceve in mano, lo si faccia con molta attenzione e cura;
  • Che il Sangue di Cristo venga ripartito in calici più piccoli e sempre in modo da impedire che il Sangue di Cristo vada a terra (per esempio, con un corporale o purificatore sotto la bocca e mai passando il calice oltre i banchi e le sedie, in difficile e precario equilibrio).
Beve dalla coppa-insalatiera

Kiko, che nessuno possa provarsi a dire che non amiamo a sufficienza Gesù, realmente presente nell'Eucaristia. Al contrario, che si possa dire: "Nessuno vezzeggia e tratta con tanta tenerezza l'Eucaristia come quelli del Cammino".
Sono convinto, Kiko, che se questo si realizzerà, il Cammino di moltiplicherà per 10 e per 100. E allora sì che saremo pronti per evangelizzare la Cina e per la Nuova Evangelizzazione del Mondo intero.
Che la Vergine Maria, Fondatrice, Madre e Regina del Cammino, ci aiuti con la sua potente materna intercessione.
Che ci aiutino anche tutti gli Angeli , Santi e Sante del Cielo.
Amen. 
Ricevi l'abbraccio di un sacerdote che ti ammira e prega per te, per Carmen e per il Padre Mario. E, a partire da oggi, per tutta l'equipe internazionale di Roma. Un saluto speciale al Padre Sotil, catechista dei catechisti della mia parrocchia, sacerdote del nostro episcopato e mio buon amico.
un semplice sacerdote di Dio Altissimo
Sant Feliu de Llobregat (Barcellona, Spagna) 24 ottobre 2013
Festa di S.Antonio Maria Claret, sacerdote catalano, fondatore dei Missionari del Cuore Immacolato di Maria, infaticabile Apostolo, come te, Kiko, dell'Amore di Dio
Lugubre tabernacolo in un seminario RM:
insieme a Gesù, e con lo stesso onore, viene custodito
un vangelo. Davanti, nessun inginocchiatoio, solo sedie.
Nota: un giorno ho accompagnato padre Farnés, già anzianotto, a casa sua, dopo la celebrazione della festa patronale della parrocchia vicina. Naturalmente, durante il tragitto, abbiamo parlato di tutte queste cose ed egli mi ha ascoltato con attenzione.
Lo considero qualcosa di provvidenziale perché, come disse lui stesso all'inaugurazione dell'Istituto di Teologia di Barcellona, diversi anni fa, davanti a te e a Carmen e al Cardinale di Barcellona, Carles, in una sala delle riunioni del Seminario Conciliare Diocesano affollata di gente che ti ascoltava con entusiasmo: «a Barcellona possiamo essere orgogliosi di dire che qualcosa di così grande come il Cammino Neocatecumenale è nato "liturgicamente" nelle classi del prestigioso Istituto di Liturgia di Barcellona».
Ebbene, da Barcellona, da parte di un semplice sacerdote che cammina in una delle mille e mille comunità del Cammino sparse nel mondo, parte una umile, ma allo stesso momento ambiziosa, iniziativa di migliorare la nostra pietà eucaristica, che darà senza dubbio molto frutto se tu consideri opportuno, Kiko, proporla a tutti con l'aiuto di Dio e della Madre di Dio.
ECCLESIA SEMPER REFORMANDA!
Pescator, pescator che peschi?

Alcune correzioni alla prima versione della lettera:
1. La lettera è stata inviata a titolo personale, non dalla Segreteria della Diocesi come Segretario della Diocesi, ma come semplice sacerdote di Dio Altissimo. Chiedo umilmente scusa per il difetto di forma della prima lettera.
2. Non si fa riferimento ai 10 seminari Redemptoris Mater di Spagna, ma solo ad alcuni di essi.
3. Si corregge l'espressione "maltrattatori dell'Eucaristia" con "non sufficiente amore per Gesù realmente presente nell'Eucaristia".

martedì 17 gennaio 2017

Inginocchiarsi al Dio Vivo e Vero nel Tabernacolo è, per un neocatecumenale, "adorare qualcosa di astratto"

Vi proponiamo, tratto da un gruppo pubblico di FB, Testimonianze di Ex neocatecumenali, questo post che riassume uno scambio di battute davvero interessante fra l'amministratore del gruppo ed una convinta adepta neocatecumenale.

Amministratore: Cari amici, non avrei mai creduto di venire a conoscenza direttamente di "quella perfida eresia" che costantemente in questo gruppo è stata più volte evidenziata, ma che mai un NC ha osato confutare. Oggi, inaspettatamente, abbiamo in mano una testimonianza da far tremare le vene e i polsi a tutte le Comunità del CNC
Il seguente commento/dialogo conferma una delle tante eresie che colpiscono il cuore della Fede Cattolica Cristiana. 

Neocatecumenale: C'è tanta cattiveria in questi vostri commenti, anche io sono fuori dal cammino da tempo ma non riesco nemmeno a pensare di parlarne male, anzi riconosco che ha cambiato il mio cuore mi ha formato come donna e come persona! E vi assicuro non inchiodano nessuno dentro il cammino anzi Liberano!

Ricorda che Dio non è un qls di astratto, ma Dio si manifesta tramite persone concrete e fatti concreti, quindi anche nella realtà del cammino!

Amministratore: E con questo? Noi sappiamo che Dio prevalentemente si trova nella Chiesa Cattolica, vivo e vero nascosto nel tabernacolo. Lì ogni vero Cristiano va a chiedere misericordia e forza per camminare verso la santità. Strade traverse, con catechesi dubbie e manipolate, non corrispondono alla volontà di Dio. Quindi sei esortata a non mettere Dio dappertutto come il prezzemolo e a sproposito!

Per tua norma, l'Essenza di Dio è l'Amore e se nelle persone questo amore non c'è, stiamo parlando di altre cose...

Neocatecumenale: Infatti tutto il nocciolo sta proprio nell'amore, DIO stesso dice, vi do un comandamento nuovo amatevi gli uni e gli altri da questo riconosceranno che siete miei discepoli.... Non da un inginocchiarsi davanti un tabernacolo dove dici che è lì un Dio vivo e vero è addirittura nascosto! Quindi esorto te a guardare in te stesso se c'è questa essenza di Dio che è amore, non nelle persone!

Amministratore: Vedi, non sei cattolica, anzi, stai proprio azzardando un discorso da pagana!!!
Non venire qui a fare del catechismo spicciolo, perché non ne hai lo spessore...
...il vero Cristianesimo non lo conosci!!!

Neocatecumenale: Spiegamelo tu allora qual è!

Amministratore: Adorazione in ginocchio davanti al Dio invisibile che si fa Pane vivo disceso dal Cielo per salvare gli uomini, altrimenti perduti! Davanti al Tabernacolo Gesù ci attende per donarci i suoi meravigliosi abbracci. Con l'Amore di Gesù è poi possibile amare il prossimo. Nel CNC non si ama il prossimo perché non si insegnano le norme basilari per avere Dio nel cuore!!!!

Neocatecumenale: Questo non è cristianesimo questa si chiama religiosità naturale, il cristiano è colui che fa la volontà di Dio fidandosi di Dio in ogni situazione fatto della vita, e non sono bla bla bla né tanto meno pregare in ginocchio e adorare qls che è solo astratta, ma esperienza... il cristiano fa esperienza di Dio sulla propria vita!

Amministratore: Hai imparato bene la lezione che è dentro di te, ma è SBAGLIATA!
Te lo riconfermo! Tu con queste certezze, non sei cattolica, ma pagana protestante! 
Poi sei impreparata da paura per venire nel gruppo a raccontarci cos'è il Cristianesimo. 
Non lo sai che con queste cose che hai scritto, hai confermato il tradimento verso Cristo? Tu non credi nella presenza reale di Cristo nell'Eucaristia! 
Altro che religiosità naturale, è ignoranza gretta del vero Cristianesimo! 
Hai bisogno impellente di ristrutturarti e di riprendere in mano il Catechismo della Chiesa Cattolica laddove si parla di Gesù nascosto nel Pane vivo disceso dal Cielo e di leggere il Vangelo, perché non solo sei digiuna, ma anoressica! 
Questo te lo dico per il tuo bene e in onore alla Verità Rivelata che Cristo ha affidato ai suoi Apostoli!"

venerdì 13 gennaio 2017

L'unico atto degno di un uomo è inginocchiarsi davanti a Dio


C’è silenzio. C’è aria di mistero nell’aria. Sta succedendo qualcosa di grande.

Il sacerdote stende le mani sul pane e sul vino e dice: “Padre veramente santo e fonte di ogni santità…”. Il sacerdote continua: “santifica questi doni con l’effusione del tuo Spirito perché diventino per noi il corpo e il sangue di Cristo…”

Il Re dell’Universo sta entrando, sta arrivando. Si sta facendo pane e…

… e io, oggi, a messa, ho avuto la prova tangibile che sto invecchiando.

Guardandomi intorno e vedendo molte persone in piedi invece che in ginocchio, non sono riuscita più a pensare come quando ero giovane: “E’ bello che ognuno faccia come più si senta di fare. La libertà è anche questo. E poi non è mica importante la posizione del corpo, ma quello che senti dentro di te. Dio non sta a guardare l’esteriorità ma il tuo cuore!”

E forte della mia giovinezza, potevo anche dire queste frasi con la saccenteria di chi la sa lunga. Sapete quella sacra lotta contro l’apparenza che, quando si è ragazzi, si combatte alla grande? Ecco; proprio quella!

Oggi invece…ma com’è successo? Come ho fatto a trasformarmi così tanto, al punto di aver voglia di andare dai tizi in piedi e dir loro: “Sta arrivando il Re dei Re e tu stai in piedi, tutto tranquillo? Ma che hai nella testa!!! Mettiti in ginocchio e sii almeno un po’ educato. Sta entrando il tuo Creatore!”

Tranquillizzatevi tutti: non ho fatto questa sceneggiata! Non credo che mio marito ne sarebbe uscito indenne! E poi li capisco: Gesù arriva e non fa nemmeno effetti speciali.

Sarebbe bastato abbinare, ad ogni consacrazione, almeno una musica solenne scesa miracolosamente dal Cielo (noi uomini, per queste strategie comunicative, siamo all’avanguardia).Il massimo sarebbe stata l’apparizione di un angelo con lo shofar, pronto a suonarlo al momento opportuno. Altro che la piccola campana che si suona in qualche chiesa.

Mannaggia a questo Dio che gioca a nascondino.

E’ un tipo discreto il Signore dell’Universo.

Sarà che noi, anche se facciamo una “O” bella tonda, desideriamo farlo sapere al mondo intero, che proprio facciamo fatica a comprendere un Dio che “è” ed “ha” talmente TUTTO, da potersi permette il lusso di surclassare il marketing comunicativo. Lui, semplicemente, “fa”.

“Io faccio nuove tutte le cose”. Lo dice e lo fa.

Quindi, dicevo, un po’ li capisco…ma un po’, anche no!

Ho l’impressione che dietro quei fieri figuri che non si inginocchiano, ci sia una mentalità popolare che si potrebbe riassumere in questa frase: “Io non mi inginocchio neanche in chiesa”, della serie “Mi spezzo ma non mi piego”.

Avete presente l’uomo-Denim, quello che non deve chiederemai?

Ecco; quello!

Quello che non chiede, non si inginocchia, non si scusa, mai!

E non sto parlando degli anziani con possibili problemi fisici. No. Gli ultra 70enni, infatti, nonostante i problemi dell’età, si inginocchiano più degli altri (probabilmente perché con l’età, aumenta anche la saggezza e laconsapevolezza che di Padreterno ce n’è solo Uno ed è meglio non prendere il suo posto).

Quando vedo certi preti che si impegnano tantissimo nel far fare il segno della pace a tutta la chiesa per un quarto d’ora di seguito o spingono tutti a tenersi per mano durante il Padre Nostro, perché è più bello, mi viene da dire: “Vi prego; riscaldate il cuore delle persone perché capiscano che inginocchiarsi davanti al Re dei Re, è un atto di coraggio, di umiltà, di affidamento, di adorazione, di amore, di rispetto, di consapevolezza…”

Stare tutti in ginocchio, inoltre, significa aver capito che a messa siamotutti uniti in modo divino e misterioso.La liturgia, infatti, è la preghiera della Chiesa, ossia del corpo mistico di Cristo che, nello Spirito santo, è costantemente in dialogo con il Padre.

Stiamo facendo, cioè, una cosa diversa dalla preghiera personale. Pregareinsieme con le stesse parole e con glistessi gesti, ci aiuta a capire che “Padre nostro” è diverso da “Padre mio” e chepregare il Padre insieme con Gesù, nello Spirito Santo è essere un corpo solo ed un’anima sola.

Ecco perché in una celebrazione liturgica come la Messa (o nelle altre azioni sacramentali – battesimo, cresima, matrimonio, esequie…)«l’atteggiamento comune del corpo, da osservarsi da tutti i partecipanti, è segno dell’unità dei membri della comunità cristiana riuniti per la sacra liturgia: manifesta infatti e favorisce l’intenzione e i sentimenti dell’animo di coloro che partecipano» (Ordinamento Generale del Messale Romano, n° 42). 

Ma alla fine, credo che il motivo principale per cui non ci si mette in ginocchio, è che non ci rendiamo ben conto di quel che sta succedendo in quel momento. L’entrata in scena di Gesù non è accompagnata da applausi e lo sguardo annoiato di alcuni tradiscela debolezza umana.

“So’ ggioovani!” si diceva in uno sketch di un paio di anni fa.

“So’ umani!” si dovrebbe dire di noi, a Dio.

“Abbi pietà di noi” dovremmo dire spesso e volentieri.

Facciamo una grande fatica e “vedere ciò che è invisibile e spirituale”.

Tendenzialmente siamo portati a saltare di gioia di fronte alla moltiplicazione dei pani e dei pesci e a distrarci nell’Ultima Cena. Ci viene più naturale meravigliarci del paralitico che ri-cammina che non del malato a cui tutto è perdonato.

Siamo umani; siamo concreti, siamo fatti di carne.

Però, è proprio perché la nostra “carne” è così importante per noi, che non possiamo permetterci di estrometterla dal rapporto con Dio.

In poche parole, mettersi in ginocchio è un modo incisivo per dirGli: “Mio Signore, tu lo sai che io non ce la faccio ad essere propriamente un bravo cristiano. Faccio quel che posso ma quaggiù, sulla terra, non è facile andare avanti. Chi meglio di te ha sperimentato questo? Allora Signore, sono qui ai tuoi piedi, per chiederti ancora una volta: mi potresti aiutare? Tu solo sei Dio e Tu solo sei la mia salvezza”

Un po’ di giorni fa, entrando in una chiesa dove c’era l’Adorazione Eucaristica, ho visto una famigliola intera seduta negli ultimi banchi. Solo il papà era in ginocchio,davanti a Gesù sacramentato.

Mi è sembrata un’immagine così bella che l’ho fotografata.

Il padre, il simbolo della forza, l’immagine della mascolinità, davanti alla sua famiglia, stava in ginocchio davanti al Re dell’Universo.

Quel papà, ai suoi figli stava dicendo:“Quando nella vita avrete paura per qualcosa, inginocchiatevi e pregate…”“Ed egli (Gesù) si staccò da loro circa un tiro di sasso; e postosi in ginocchio pregava, ” (Luca 22:41)

“Quando avrete bisogno di diventare buoni oltre le vostre forze, inginocchiatevi e pregate…” “Poi, (Stefano) postosi in ginocchio, gridò ad alta voce: Signore, non imputar loro questo peccato. E detto questo si addormentò” (Atti 7 : 60)

“Quando vorrete chiedere un miracolo, inginocchiatevi e pregate…” “ Ma Pietro, messi tutti fuori, si pose in ginocchio, e pregò; e voltatosi verso il corpo, disse: Tabita lèvati. Ed ella aprì gli occhi; e veduto Pietro, si mise a sedere.”   (Atti 9 : 40)

“Quando vorrete sentirvi uniti con gli altri, inginocchiatevi e pregate…”“Quando ebbe dette queste cose, (Paolo)si pose in ginocchio e pregò con tutti loro” (Atti 20 : 36)

“Quando avrete una richiesta urgente da fare, inginocchiatevi e pregate…”“Ed Achab risalì per mangiare e bere; ma Elia salì in vetta al Carmel; e, gettatosi a terra, si mise la faccia tra le ginocchia ” (I Re 18:42)

“Quando vorrete ringraziare Dio con tutto il cuore, inginocchiatevi e pregate…” “E quando Daniele seppe che il decreto era firmato, entrò in casa sua; e, tenendo le finestre della sua camera superiore aperte verso Gerusalemme, tre volte al giorno si metteva in ginocchi, pregava e rendeva grazie al suo Dio, come soleva fare per l’addietro.” (Daniele 6 : 10)

“Venite, adoriamo e inchiniamoci, inginocchiamoci davanti all’Eterno che ci ha fatti!” (Salmo 95:6)

*Etty Hillesum
Scrittrice ed intellettuale ebrea morta a 29 anni ad Auschwitz