venerdì 13 gennaio 2017

L'unico atto degno di un uomo è inginocchiarsi davanti a Dio


C’è silenzio. C’è aria di mistero nell’aria. Sta succedendo qualcosa di grande.

Il sacerdote stende le mani sul pane e sul vino e dice: “Padre veramente santo e fonte di ogni santità…”. Il sacerdote continua: “santifica questi doni con l’effusione del tuo Spirito perché diventino per noi il corpo e il sangue di Cristo…”

Il Re dell’Universo sta entrando, sta arrivando. Si sta facendo pane e…

… e io, oggi, a messa, ho avuto la prova tangibile che sto invecchiando.

Guardandomi intorno e vedendo molte persone in piedi invece che in ginocchio, non sono riuscita più a pensare come quando ero giovane: “E’ bello che ognuno faccia come più si senta di fare. La libertà è anche questo. E poi non è mica importante la posizione del corpo, ma quello che senti dentro di te. Dio non sta a guardare l’esteriorità ma il tuo cuore!”

E forte della mia giovinezza, potevo anche dire queste frasi con la saccenteria di chi la sa lunga. Sapete quella sacra lotta contro l’apparenza che, quando si è ragazzi, si combatte alla grande? Ecco; proprio quella!

Oggi invece…ma com’è successo? Come ho fatto a trasformarmi così tanto, al punto di aver voglia di andare dai tizi in piedi e dir loro: “Sta arrivando il Re dei Re e tu stai in piedi, tutto tranquillo? Ma che hai nella testa!!! Mettiti in ginocchio e sii almeno un po’ educato. Sta entrando il tuo Creatore!”

Tranquillizzatevi tutti: non ho fatto questa sceneggiata! Non credo che mio marito ne sarebbe uscito indenne! E poi li capisco: Gesù arriva e non fa nemmeno effetti speciali.

Sarebbe bastato abbinare, ad ogni consacrazione, almeno una musica solenne scesa miracolosamente dal Cielo (noi uomini, per queste strategie comunicative, siamo all’avanguardia).Il massimo sarebbe stata l’apparizione di un angelo con lo shofar, pronto a suonarlo al momento opportuno. Altro che la piccola campana che si suona in qualche chiesa.

Mannaggia a questo Dio che gioca a nascondino.

E’ un tipo discreto il Signore dell’Universo.

Sarà che noi, anche se facciamo una “O” bella tonda, desideriamo farlo sapere al mondo intero, che proprio facciamo fatica a comprendere un Dio che “è” ed “ha” talmente TUTTO, da potersi permette il lusso di surclassare il marketing comunicativo. Lui, semplicemente, “fa”.

“Io faccio nuove tutte le cose”. Lo dice e lo fa.

Quindi, dicevo, un po’ li capisco…ma un po’, anche no!

Ho l’impressione che dietro quei fieri figuri che non si inginocchiano, ci sia una mentalità popolare che si potrebbe riassumere in questa frase: “Io non mi inginocchio neanche in chiesa”, della serie “Mi spezzo ma non mi piego”.

Avete presente l’uomo-Denim, quello che non deve chiederemai?

Ecco; quello!

Quello che non chiede, non si inginocchia, non si scusa, mai!

E non sto parlando degli anziani con possibili problemi fisici. No. Gli ultra 70enni, infatti, nonostante i problemi dell’età, si inginocchiano più degli altri (probabilmente perché con l’età, aumenta anche la saggezza e laconsapevolezza che di Padreterno ce n’è solo Uno ed è meglio non prendere il suo posto).

Quando vedo certi preti che si impegnano tantissimo nel far fare il segno della pace a tutta la chiesa per un quarto d’ora di seguito o spingono tutti a tenersi per mano durante il Padre Nostro, perché è più bello, mi viene da dire: “Vi prego; riscaldate il cuore delle persone perché capiscano che inginocchiarsi davanti al Re dei Re, è un atto di coraggio, di umiltà, di affidamento, di adorazione, di amore, di rispetto, di consapevolezza…”

Stare tutti in ginocchio, inoltre, significa aver capito che a messa siamotutti uniti in modo divino e misterioso.La liturgia, infatti, è la preghiera della Chiesa, ossia del corpo mistico di Cristo che, nello Spirito santo, è costantemente in dialogo con il Padre.

Stiamo facendo, cioè, una cosa diversa dalla preghiera personale. Pregareinsieme con le stesse parole e con glistessi gesti, ci aiuta a capire che “Padre nostro” è diverso da “Padre mio” e chepregare il Padre insieme con Gesù, nello Spirito Santo è essere un corpo solo ed un’anima sola.

Ecco perché in una celebrazione liturgica come la Messa (o nelle altre azioni sacramentali – battesimo, cresima, matrimonio, esequie…)«l’atteggiamento comune del corpo, da osservarsi da tutti i partecipanti, è segno dell’unità dei membri della comunità cristiana riuniti per la sacra liturgia: manifesta infatti e favorisce l’intenzione e i sentimenti dell’animo di coloro che partecipano» (Ordinamento Generale del Messale Romano, n° 42). 

Ma alla fine, credo che il motivo principale per cui non ci si mette in ginocchio, è che non ci rendiamo ben conto di quel che sta succedendo in quel momento. L’entrata in scena di Gesù non è accompagnata da applausi e lo sguardo annoiato di alcuni tradiscela debolezza umana.

“So’ ggioovani!” si diceva in uno sketch di un paio di anni fa.

“So’ umani!” si dovrebbe dire di noi, a Dio.

“Abbi pietà di noi” dovremmo dire spesso e volentieri.

Facciamo una grande fatica e “vedere ciò che è invisibile e spirituale”.

Tendenzialmente siamo portati a saltare di gioia di fronte alla moltiplicazione dei pani e dei pesci e a distrarci nell’Ultima Cena. Ci viene più naturale meravigliarci del paralitico che ri-cammina che non del malato a cui tutto è perdonato.

Siamo umani; siamo concreti, siamo fatti di carne.

Però, è proprio perché la nostra “carne” è così importante per noi, che non possiamo permetterci di estrometterla dal rapporto con Dio.

In poche parole, mettersi in ginocchio è un modo incisivo per dirGli: “Mio Signore, tu lo sai che io non ce la faccio ad essere propriamente un bravo cristiano. Faccio quel che posso ma quaggiù, sulla terra, non è facile andare avanti. Chi meglio di te ha sperimentato questo? Allora Signore, sono qui ai tuoi piedi, per chiederti ancora una volta: mi potresti aiutare? Tu solo sei Dio e Tu solo sei la mia salvezza”

Un po’ di giorni fa, entrando in una chiesa dove c’era l’Adorazione Eucaristica, ho visto una famigliola intera seduta negli ultimi banchi. Solo il papà era in ginocchio,davanti a Gesù sacramentato.

Mi è sembrata un’immagine così bella che l’ho fotografata.

Il padre, il simbolo della forza, l’immagine della mascolinità, davanti alla sua famiglia, stava in ginocchio davanti al Re dell’Universo.

Quel papà, ai suoi figli stava dicendo:“Quando nella vita avrete paura per qualcosa, inginocchiatevi e pregate…”“Ed egli (Gesù) si staccò da loro circa un tiro di sasso; e postosi in ginocchio pregava, ” (Luca 22:41)

“Quando avrete bisogno di diventare buoni oltre le vostre forze, inginocchiatevi e pregate…” “Poi, (Stefano) postosi in ginocchio, gridò ad alta voce: Signore, non imputar loro questo peccato. E detto questo si addormentò” (Atti 7 : 60)

“Quando vorrete chiedere un miracolo, inginocchiatevi e pregate…” “ Ma Pietro, messi tutti fuori, si pose in ginocchio, e pregò; e voltatosi verso il corpo, disse: Tabita lèvati. Ed ella aprì gli occhi; e veduto Pietro, si mise a sedere.”   (Atti 9 : 40)

“Quando vorrete sentirvi uniti con gli altri, inginocchiatevi e pregate…”“Quando ebbe dette queste cose, (Paolo)si pose in ginocchio e pregò con tutti loro” (Atti 20 : 36)

“Quando avrete una richiesta urgente da fare, inginocchiatevi e pregate…”“Ed Achab risalì per mangiare e bere; ma Elia salì in vetta al Carmel; e, gettatosi a terra, si mise la faccia tra le ginocchia ” (I Re 18:42)

“Quando vorrete ringraziare Dio con tutto il cuore, inginocchiatevi e pregate…” “E quando Daniele seppe che il decreto era firmato, entrò in casa sua; e, tenendo le finestre della sua camera superiore aperte verso Gerusalemme, tre volte al giorno si metteva in ginocchi, pregava e rendeva grazie al suo Dio, come soleva fare per l’addietro.” (Daniele 6 : 10)

“Venite, adoriamo e inchiniamoci, inginocchiamoci davanti all’Eterno che ci ha fatti!” (Salmo 95:6)

*Etty Hillesum
Scrittrice ed intellettuale ebrea morta a 29 anni ad Auschwitz



88 commenti:

Angelo ha detto...

OT
Qualche tempo fa vi scrivevo:
Se volete un'altra ciliegina sulla torta.
Parrocchia san Giovanni Evangelista di Mestre.
Giuseppe, catechista. Dopo essersi infiltrato dappertutto in parrocchia, l'ha pian piano smantellata, modellandola al modello kikiano (ora anche le sale del patronato). Aveva in mano il vecchio parroco e ora anche quello nuovo.
Non solo. Nella sua comunità si è attorniato di persone che lo adulano e mai lo contestano. I non allineati sono stati sbattuti fuori.
E tutto tace. Ma almeno uno sfogo dovevo averlo.

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Ora la situazione è peggiorata. Vi racconto una delle ultime peggiori schifezze che ha combinato il suddetto catechista.
Ogni anno, da decenni, era prassi in parrocchia che ci fossero delle liturgie penitenziali "aperte" a tutti, nc e non. Quest'anno il "personaggio" ha convinto il parroco a non farle perché ogni comunità doveva arrangiarsi per conto proprio.
Ma quelli che non sono in comunità? Vogliamo parlare della pagliacciata del 6 di gennaio? Per non parlare del post-cresima.

Scusate lo sfogo. Ma la situazione è oramai al collasso. Voi come mi consigliate?
Devo parlare con il vescovo? Preparo una protesta con manifestazione e striscioni?

Grazie.

Angelo
Fine OT

by Tripudio ha detto...

Beh, anzitutto teniamo presente che il succitato "catechista" neocatecumenale sicuramente figurerà come un laico qualsiasi di cui non si può documentare in sede legale (civile o canonica) che abbia davvero avuto voce in capitolo e mani in pasta scavalcando i legittimi incaricati. In secondo luogo, stante l'idolatria per i cosiddetti "catechisti" del Cammino, questi ultimi si limitano a "consigliare" piuttosto che comandare: nel Cammino è la stessa cosa, in sede legale no.

Perciò temo che in quel caso il parlarne con il vescovo sia alquanto inutile poiché i kikos lo avranno già convinto al loro punto di vista con i soliti mezzucci con cui hanno mezzo secolo di collaudata dimestichezza. Così, per esempio, per le penitenziali il vescovo ti risponderà che è una questione esclusivamente organizzativa per la quale rivolgersi al parroco, e quanto alla kikizzazione delle chiese, potrebbe venirti incontro solo qualora i curiali incaricati dell'arte sacra e del decoro dei luoghi di culto non l'abbiano autorizzata (non so immaginare quanti di costoro sarebbero disponibili a farsi nemici i kikos).

Ora, i vescovi generalmente si muovono solo di fronte alle questioni concrete che potrebbero minare il proprio prestigio o la propria carriera (come nel caso di una parrocchia in cui l'appaltone per la kikizzazione assommava a svariate centinaia di migliaia di euro, e riuscimmo a far bloccare tutto evitando che pagasse la diocesi - cioè tutto il popolo di Dio - piuttosto che gli adoratori del sacro tripode Kiko-Carmen-Cammino).

Se c'è prova di malversazioni, la si espone al vescovo chiedendo che sia pastore piuttosto che mercenario, e che in quest'ultimo caso ci si rivolgerà alla magistratura e/o ai giornali (e se il vescovo a quel punto non salta dalla sedia significa che sa già di averla vinta, magari per estenuazione, magari per banalizzazione, magari per banali cavilli burocratici, magari perché la propria promozione a sede più prestigiosa è ormai cosa fatta...).

Questo vale per qualsiasi cosiddetto "catechista" e per qualsiasi vescovo e diocesi.

Il caso di Guam che tanto ci ha appassionato è un esempio utilissimo per capire cos'è che funziona e cosa no. Per esempio cosa succede quando è il popolo di Dio a far pubblicamente presente il problema ("Gennarini go home").

O ad esempio il caso del vescovo salesiano Hon, che si mosse in direzione della giustizia di Dio soltanto quando gli fu materialmente servita, nelle sue stesse mani, una citazione a comparire in tribunale come responsabile istituzionale dei pasticciacci combinati dai kikos. Nei due mesi e mezzo precedenti si era limitato a qualche generico richiamo all'armonia e all'unità. Riescono a infischiarsene della legge di Dio, ma hanno un certo timore della legge degli uomini e dei titoloni dei giornali: e si trattava di un vescovo inviato lì dalla Santa Sede (sia pure dal potente Filoni).

Questo è il dramma di noi cattolici: da un lato l'affievolirsi della fede nel popolo di Dio (per cui il Cammino trova terreno fertile nell'ignoranza dottrinale e nell'approssimazione liturgica, ed estrae nuovi adepti dalle parrocchie), e dall'altro lato l'affievolirsi della fede nel clero e nella gerarchia (per cui i chierici temono più le figuracce sui giornali e la mancata promozione che il tribunale della giustizia di Dio).

sandavi ha detto...

Per aggiungere un elemento lievemente OT a quanto detto da Tripudio, a favore anche dei kikos varrebbe la pena di leggere e studiare quanto sta accadendo con i quattro cardinali che hanno presentato i loro dubbi al Papa Francesco. Burke, Brandmuller, Caffarra e Meisner sono chierici che temono molto di più appunto il tribunale della giustizia di Dio. E la differenza si vede. Burke lo ha detto esplicitamente che non teme in nulla l'essere rimosso, isolato, deriso o persino cacciato: la giustizia di Dio è ben più importante di qualche carica ecclesiastica, gerarchia umana.

Se fosse così anche solo per una piccola parte del clero di Dio non ci troveremmo in una situazione simile.

Saper rinunciare alla gloria umana, per amore di valore più grandi è segno di virilità, secondo me.

Luca ha detto...

Speriamo che la sapienza dottrinale sia determinante presso Dio e se cosi' fosse dante persone" ignoranti" si salverebbero.Luca

Lino ha detto...

@Luca
Vuoi spiegarti meglio, Luca, per favore? Mica ho capito.

Anonimo ha detto...

@ Angelo Vogliamo parlare della pagliacciata del 6 di gennaio? Si se hai gli attribbuti che c'è che non andava? Su dai facci sapere

Anonimo ha detto...

https://www.facebook.com/segnideitempi/posts/1357321494299709

Daniel Alexander Lifschitz ha detto...

Mi rallegro per questi 3 nuovi commenti.

La situazione all'interno della gerarchia cattolica - temo purtroppo anche quella di Papa Francesco, che parla molto, ma fa niente per cambiarla - è catastrofica.

E' di appena mezza giornata la notizia, data da ZENIT, che Papa Francesco - dopo due anni di interruzione - visiterà la parrocchia super neocatecumenalizzata di Santa Maria a Setteville- Guidonia, pronta ad accoglierlo.

 La notizia è stata accolta “con sorpresa ed emozione” dalla comunità. “Non ce lo aspettavamo”, afferma don Luigi Tedoldi, per tutti don Gino, che è parroco a Setteville.

A mio "umile" avviso, don Gino se l'aspettava già da un po' di tempo. Ste visite non si preparano tre giorni prima. A Roma, Gino, poi quando ero itinerante in USA, don Gino, era un mio fraterno amico e dovetti assistere come Giuseppe Gennarini, già da allora responsabile del CNC negli USA, visto che don Gino non era abbastanza obbediente agli'ordini emanati da Kiko e Carmen, fedelmente eseguiti e trasmessi "alla lettera" da Giuseppe G., con i suoi intrighi e lamentele presso i capi dei capi, Kiko e Carmen, lo defenestrarono da Rettore del seminario "Redemtoris Mater"di Newark. E' questa la ragione che spinse don Gino a diventare parroco, rimasto fino ad ora - per la mia e sua intelligenza una cosa incomprensibile (forse ha un complesso paterno smisurato e per curarlo, gli manderò i miei due libri) un fedele ed entusiasta neocatecumeno.

Domenica, 15 gennaio alle 15.30 circa, don Gino accoglierà Papa Francesco (la partenza dal Vaticano è prevista per le ore 15) nella parrocchia di via Ludovico Muratori. Insieme a lui ci saranno il cardinale vicario Agostino Vallini, il vescovo ausiliare del settore Nord monsignor Guerino Di Tora, il viceparroco don Leonel Alejandro Torres Lara e i parroci dell’XI prefettura.

Che cosa dirà Papa Francesco? Temo che purtroppo esalterà, come ha fatto finora, il Cammino neocatecumenale e chi sa, lo proporrà con insistenza ai parroci della IX prefettura, radunati in quell'occasione ad ascoltarlo. Se papa Francesco dovesse di nuovo reiterare il suo encomio al CNC, spero che si tureranno le orecchie.

Sono già in stampa i due libri che ho scritto contro Kiko: "Kiko Arguello, santo o impostore?" ed. segno, 480 pagg.
e "Kiko, ti voglio parlare", ed. Segno, 140 pagg.

Ambedue i libri terminano con la frase in neretto: "Papa Francesco, svegliati!"

Cordiali saluti in Maria e Gesù,

Daniel Lifschitz

by Tripudio ha detto...

Quando Nostro Signore ridicolizza i "sapienti", parla di quelli che pur avendo letto e meditato le Scritture ogni giorno erano incapaci di vedere l'opera di Dio (cosa che avviene anche oggi per tutti i maniaci della lettura della "parola forte" che poi compiono ogni genere di iniquità sui propri fratelli, talvolta perfino senza accorgersene). Ed infatti Nostro Signore condanna la durezza di cuore, la stoltezza, la mancanza di scaltrezza.

Lui stesso ci ha detto «io sono Via, Verità e Vita»: chi non desidera ardentemente la verità, non desidera nemmeno la vita, e a quel punto non ha bisogno neppure della via.

sandavi ha detto...

Alla proposizione di Luca va aggiunto un punto interrogativo:

"Speriamo che la sapienza dottrinale sia determinante presso Dio e se cosi' fosse dante persone" ignoranti" si salverebbero?"

Gesù Cristo più volte ha parlato in merito a questa affermazione che tu fai, che scagli contro di noi come tutti i neocat per dire che noi saremmo i farisei e dottori della legge e voi invece i poverelli, quindi noi saremmo i condannati e voi i salvati in quanto ignoranti

Innanzitutto meditiamo questa affermazione di Cristo:

«Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più»

Quindi secondo te Luca, se uno ha l'opportunità e la testa per comprendere e conoscere certi misteri (che tu chiami con disprezzo "sapienza dottrinale") cosa gli verrà chiesto quando sarà al cospetto di Dio? Se Dio ti ha donato intelletto per vedere le cose secondo i Suoi occhi anche attraverso i mezzi che la Chiesa ti mette a disposizione (il Magistero, il Catechismo, i Padri, ecc.) e tu non adoperi questi mezzi, non credi che ti troverai a ricevere "molte percosse" perché conoscevi e sapevi ma hai preferito essere "ignorante"?

Voglio inoltre ricordare questo episodio di San Giovanni Maria Vianney, il Santo Curato di Ars:

«Nella vita del Santo Curato d'Ars si racconta di un contadino che, ogni giorno e alla stessa ora, entrava nella chiesa parrocchiale, e si sedeva nell'ultimo banco. Non aveva libri di preghiere con sé perché non sapeva leggere; non aveva tra le mani nemmeno la corona del rosario. Ma ogni giorno, alla stessa ora, arrivava in chiesa e si sedeva nell'ultimo banco...e guardava fisso il Tabernacolo. San Giovanni Maria Vianney, incuriosito da quel modo strano di fare, dopo aver osservato quel suo parrocchiano per qualche giorno, gli si avvicinò e gli chiese: "buon uomo...ho osservato che ogni giorno venite qui, alla stessa ora e nello stesso posto. Vi sedete e state lì. Ditemi: cosa fate?". Il contadino, scostando per un istante lo sguardo dal Tabernacolo rispose al parroco: "Nulla, signor parroco...io guardo Lui e Lui guarda me". E subito, riprese a fissare il Tabernacolo.»

Cosa diremo? Che quel contadino era "ignorante"? No, era battezzato, aveva ricevuto il primo catechismo, quello dei bambini, ed aveva una fede incrollabile della presenza di Cristo nel Tabernacolo. Pensi che nessuno gli avesse insegnato la dottrina cattolica? Era un "ignorante", secondo te?

Wolf ha detto...

Dato che in questo post si parla dell'inginocchiarsi davanti a Dio,permettetemi di descrivervi,visto che siamo in tema,il metodo di amministrazione del Sacramento della Riconciliazione ad opera di un sacerdote,pardon,presbitero neocat.con cui ho avuto il (dis)piacere di confessarmi domenica scorsa:

Arrivo,entro nel Confessionale e mi inginocchio come da prassi,e mi attendevo un saluto del tipo:"Sia lodato Gesù Cristo"oppure un'altra frase simile,o ancor meglio,un Segno di Croce,seguito da una delle frasi che propone il Rito della Penitenza,nella sezione in cui si parla del rito per la riconciliazione dei singoli penitenti.

Nulla di tutto questo:il presbitero esordisce dicendo un freddo ed informale:"Dimmi"

"Dimmi"è un gran bel modo per accogliere i penitenti,non v'è dubbio......

Confesso i miei peccati,e l'unico consiglio che il presbitero mi da è il seguente:"L'importante è che te renni conto che,quanno cadi,ti rialzi"

Ora,non dico che volevo una direzione spirituale,ma un consiglio del genere,se permettete,me lo poteva dare qualunque persona,non era necessario un confessore,colui che,di fatto,dovrebbe aiutarti ad emendarti,in modo da non ricadere nel peccato.

Invece,con una tale frase,se permettete,si banalizza il sacramento stesso,come a dire:va beh,hai sbagliato,rialzati e cammina,vai avanti.

Ok,rialziamoci e camminiamo,ma con l'aiuto e la misericordia di Dio,non solo con noi stessi.E'questo quello che occorre,non solo il rialzarsi!!

La confessione termina così:"Ho capito.Je dirai un Ave Mmaria a la Madonna,Iddio te conceda il perdono de tutti li peccati"

Non un atto di dolore o di contrizione,non una formula di assoluzione sacramentale,nulla di nulla.Solo la frase che vi ho scritto sopra,in dialetto romano,ovviamente.

Gran bel modo di amministrare la Misericordia di Dio.....da rimanere senza parole,credetemi......

Vorrei sapere cosa ne pensate?E vi sono capitati presbiteri di questo tipo nello svolgimento del sacramento in questione?

Anonimo ha detto...

Don Gino è un presbitero eccezionale.

Andrea

by Tripudio ha detto...

Il caro fratello presbitero Iapicca, installato in Giappone da chissà quanti decenni e rimasto a Takamatsu anche dopo che il vescovo della diocesi ha chiuso d'autorità il seminario neocatecumenale Redemptoris Mater, è una nostra vecchia conoscenza.

Nella sua vita sacerdotale sembra avere moltissimo tempo libero per gestire un profilo facebook con cinquemila amici (praticamente tutti itagnoli, altro che "missionario"), più diversi siti web in italiano e (incredibile ma vero) in giapponese, più le immancabili raccolte fondi per mandare i giovanissimi neogiappumenali alla GMG di Kiko per farli "alzare" o assistere alle "alzate": e naturalmente bussa a denari ai cristiani della domenica, specialmente italiani.

Lino ha detto...

Relativamente a Luca
- Già l'abbiamo riferito varie volte a questi neocatecumenali dalla dura cervice (anzi, meglio: dalla cervice circoncisa). Gesù non fa differenza tra eruditi e analfabeti (nel senso che non sanno né leggere né scrivere). Dio non fa differenza tra chi ha fatto un Cammino di conoscenza di se stessi (e ha conosciuto il peccato con la partecipazione agli scrutini) e la vecchietta religiosa naturale. Differenti sono i criteri del giudizio divino secondo i Vangeli, stanno in Mt 25:31-46, e tra essi va annoverato il giudizio alla persona che va a trovare la cognata ammalata (e che Kiko condanna a finire nei "guai"). Su junglewatch oggi hanno riproposto la mia critica alla vostra concezione sulla salvezza delle vergini sagge; vatti a leggere cosa dicono Sant'Ilario, Sant'Agostino, San Giovanni Crisostomo, San Girolamo: http://www.junglewatch.info/2017/01/kikos-virgins.html

- Già lo abbiamo riferito: con il nascondimento ai "sapienti e agli intelligenti" di Mt 11:25-20 Gesù si riferisce a quelli che si consideravano ed erano considerati i sapienti del tempo, dottori della legge, scribi e farisei, che dicevano di vedere e invece erano ciechi che non vedevano il Signore (e il loro peccato rimase).

- Già lo abbiamo riferito, Gesù non svilisce la sapienza in assoluto, infatti in Lc 11:29-32 sta scritto che la regina del sud "venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone".

E se non hai capito ora, Luca, davvero hai bisogno di un chirurgo che ti estragga le spine della corona con la quale ti hanno circonciso la cervice.

Pietro (NON del Cammino) ha detto...

Wolf,
la tua è una testimonianza molto importante e che mi ha messo un dubbio: l'assoluzione data con una formula completamente diversa da quella canonica, senza nominare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, è valida?

E' un po' come consacrare il pane con le parole: "Dio trasformi questo pane nel Corpo del Figlio". O battezzare con la formula: "Con quest'acqua Dio cancelli il tuo peccato".

Una volta un sacerdote mi assolse dicendo: "Io ti assolvo, Padre, Figlio e Spirito Santo", senza dire "nel nome del... e del... e dello...".
Mi venne il dubbio sulla validità dell'assoluzione e ne parlai con un secondo sacerdote, che mi spiegò come la Chiesa supplisce agli errori di questo tipo, per cui l'assoluzione era valida.
Ma l'intenzione del sacerdote non era quella di storpiare volutamente la formula dell'assoluzione.

Mi chiedo se le assuluzioni del prete neocatecumenale, date utilizzando una formula inventata di sana pianta, siano valide. Io non so dare una risposta.
Se qualcuno ne sa di più, gli lascio la parola

l'apostata ha detto...

@ Luca lo spregiatore dello studio

Perché allora i kikatekisti devono imparare a memoria quel mattone dei Mamotreti e ripeterli a pappagallo?

Non basta la loro naturale ignoranza, che tanto esalti?

Dì fatti concreti.

Anonimo ha detto...

OT, ma comunque di interesse su liturgia NC, Novus ordo e atteggiamento dei Papi ( Radiospada come al solito non le manda a dire )

http://www.radiospada.org/2014/06/novus-ordo-missae-impressionante-allontanamento-dalla-teologia-cattolica/

Wolf ha detto...

@Pietro (NON del Cammino):

Il rito per la riconciliazione dei singoli penitenti,inserito all'interno del più ampio rito della Penitenza,dice che:

Il sacerdote tenendo stese le mani (o almeno la mano destra) sul capo del penitente, dice:

Dio, Padre di misericordia,
che ha riconciliato a sé il mondo
nella morte e risurrezione del suo Figlio,
e ha effuso lo Spirito Santo
per la remissione dei peccati,
ti conceda, mediante il ministero della Chiesa,
il perdono e la pace.

E io ti assolvo dai tuoi peccati
nel nome del Padre e del Figlio X
e dello Spirito Santo.

Il penitente risponde:

Amen.


Non credo sia ammessa la modifica della formula di assoluzione,e men che meno sia concesso di inventarsene una alternativa di sana pianta.

Voglio sperare e augurarmi che,l'assoluzione che ho ricevuto domenica scorsa,sia comunque valida,e parimenti spero lo sia anche la tua.

Poi sappiamo benissimo purtroppo che i presbiteri neocat.fanno le cose distrattamente, molto spesso in fretta e furia, in modo totalmente sballato, e questo è visibile anche, tra le altre cose, nell'amministrazione del sacramento della Riconciliazione.E l'esempio che ho portato e che mi è capitato credo ne sia una valida prova.

Continuo a chiedermi (e purtroppo ancora non ho risposte al riguardo)cos'altro debba accadere per far muovere chi di competenza e per fermare questo pericolosissimo tsunami che è il C.N.con tutto ciò che ne consegue......

Anonimo ha detto...

Questa notte alle ore 01.05 TV 2000 trasmetterà la catechesi di Kiko nel Santuario della Madonna di Pompei. Nottata di veglia immagino.Mah Giulia

Lino ha detto...

A me non spiace che una TV di proprietà di una S.p.A. controllata dalla CEI trasmetta frequentemente interviste, catechesi, discorsi in piazza di Kiko. E nemmeno dispiace che al fondatore del più controverso movimento laico del cattolicesimo sia dato per palcoscenico uno dei più noti santuari mariani nel mondo al fine di "catechizzare", un santuario peraltro dedicato alla Vergine del Rosario (sì proprio il Rosario, quello che Kiko consegna dopo dodici anni di Cammino). Questi eventi sono significativi dell'influenza che il Cammino esercita su sfere medio-alte della Chiesa Cattolica. In fondo, stiamo parlando di un movimento che in tutta Italia ha qualche centinaio di migliaia di aderenti, quando il santuario della Vergine del Rosario vanta oltre quattro milioni di visitatori all'anno provenienti da ogni parte del mondo.
A me non dispiace perché questo è a conferma di tante cose: dimostra che le controverse approvazioni al Cammino furono concesse in virtù di potenti appoggi, dimostra che Kiko fa proselitismo tra i cattolici, altro che lontani, atei e comunisti!

Giuseppe ha detto...

Ciao Lino, e a tutti gli amici del blog. A me, però dispiace, che la Gerarchia si serva di un impostore, per creare uno zoccolo duro della fede cattolica, che poi di cattolico ha ben poco.

Daniel Alexander Lifschitz ha detto...

Lino ha detto...
A me non spiace che una TV di proprietà di una S.p.A. controllata dalla CEI trasmetta frequentemente interviste, catechesi, discorsi in piazza di Kiko...ecc. , leggete il commento di sopra di Lino.
A me dispiace invece, sì! Mi dispiace vedere la Chiesa cattolica in una quasi totale sudditanza della gerarchia alle macchinazioni di un impostore diabolico come Kiko Arguello.
Aspettiamo, senza speranza purtroppo, quello che Domenica racconterà papa Francesco. Perché
senza speranza? Avrebbe, visto che è "un buon pastore", scelto una parrocchia super
neocatechumenale per bastonare il CNC, cosa che finora non ha fatto mai veramente.

Quest'atteggiamento ambiguo della Chiesa mi fa male al cuore. Dobbiamo combattere, anche se sembra quasi inutile, dal di dentro.
Spero che i due libri che ho scritto contro Kiko Arguello e che - se ci saranno i soldi - verranno inviati a tutti i cardinali, vescovi della Chiesa e parroci NC, possono aiutare questo combattimento.

Appena i due libri saranno usciti, cioè a fine Gennaio, creerò un conto bancario o postale, per darci la possibilità di acquistare i miei libri al 60% di sconto, - io per questo scopo ho già rinunciato alla mia parcella - con la finalità di inviarli per raccomandata ai vari cardinali e vescovi "vittime" del satanico Kikismo.



Giuseppe ha detto...

Ci direbbero i neocatecumenali, che nel rito in questione, si inginocchiano davanti a Dio, e non davanti a Kiko. E ci mancherebbe, che ammettessero una tale idolatria. E'un fatto però, che a messa non si inginocchiano mai.

Questo tema mi dà modo di raccontarvi quanto segue.
Ho fatto leggere il libro di Lino ad un mio conoscente neocatecumenale e sapete, dopo essere stato costretto ad ammettere le storpiature di Kiko,qual'è stata la sua coclusione? «Che tanto la gente non è "acculturata"!!!» Significa, che alla gente si può dire di tutto, senza preoccuparsi della verità!!!

Ma la cosa più tremenda, secondo me, è un'altra e cioè, che una parte della Chiesa è complice! Sa quale scempio sta operando Kiko e se ne sta fregando altamente. Ma non meravigliamoci più di tanto, l'unico scontro, che ha avuto Gesù è stato proprio con i sacerdoti. Kiko ha avuto la fortuna di ritrovarseli ancora vivi e vegeti dopo duemila anni e pronti ad approfittare del suo carisma fagocitore.

Ruben ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Daniel Alexander Lifschitz ha detto...

Caro Giuseppe,
scrivi e concordiamo nel "dispiacere": A me, però dispiace, che la Gerarchia si serva di un impostore, per creare uno zoccolo duro della fede cattolica, che poi di cattolico ha ben poco.
Io aggiungo: di cattolico ha NIENTE, se non un apparenza diabolica.
Dice il salmo 11: "Quando le fondamenta sono sconvolte, il giusto, che cosa può fare?"
Queste fondamenta sconvolte, sono oggi quasi tuta la Gerarchia cattolica (Cardinali, Vescovi Parroci e molti ordini religiosi - speriamo non il papa - me se lo fosse, siamo alle porte di un scisma che prima o dopo scoppierà.

Ruben ha detto...

@ Daniel Alexander Lifschitz ha detto...

"E' di appena mezza giornata la notizia, data da ZENIT, che Papa Francesco - dopo due anni di interruzione - visiterà la parrocchia super neocatecumenalizzata di Santa Maria a Setteville- Guidonia, pronta ad accoglierlo.
La notizia è stata accolta “con sorpresa ed emozione” dalla comunità. “Non ce lo aspettavamo”, afferma don Luigi Tedoldi, per tutti don Gino, che è parroco a Setteville.
A mio "umile" avviso, don Gino se l'aspettava già da un po' di tempo. Ste visite non si preparano tre giorni prima. A Roma, Gino, poi quando ero itinerante in USA, don Gino, era un mio fraterno amico e dovetti assistere come Giuseppe Gennarini, già da allora responsabile del CNC negli USA, visto che don Gino non era abbastanza obbediente agli'ordini emanati da Kiko e Carmen, fedelmente eseguiti e trasmessi "alla lettera" da Giuseppe G., con i suoi intrighi e lamentele presso i capi dei capi, Kiko e Carmen, lo defenestrarono da Rettore del seminario "Redemtoris Mater"di Newark. E' questa la ragione che spinse don Gino a diventare parroco, rimasto fino ad ora - per la mia e sua intelligenza una cosa incomprensibile (forse ha un complesso paterno smisurato e per curarlo, gli manderò i miei due libri) un fedele ed entusiasta neocatecumeno.
Domenica, 15 gennaio alle 15.30 circa, don Gino accoglierà Papa Francesco (la partenza dal Vaticano è prevista per le ore 15) nella parrocchia di via Ludovico Muratori. Insieme a lui ci saranno il cardinale vicario Agostino Vallini, il vescovo ausiliare del settore Nord monsignor Guerino Di Tora, il viceparroco don Leonel Alejandro Torres Lara e i parroci dell’XI prefettura.
Che cosa dirà Papa Francesco? Temo che purtroppo esalterà, come ha fatto finora, il Cammino neocatecumenale e chi sa, lo proporrà con insistenza ai parroci della IX prefettura, radunati in quell'occasione ad ascoltarlo. Se papa Francesco dovesse di nuovo reiterare il suo encomio al CNC, spero che si tureranno le orecchie."
---
Daniel,
Lei tende sempre a "politicizzare" in modo ambiguo, le notizie che hanno forse, anche alla lontana, attinenza con il Cammino:

Il Papa,
domenica prossima, andrà nella Parrocchia di Santa Maria a Setteville, il Pontefice, è stato mosso "in primis" da un'opera di misericordia, ovvero, visiterà un ammalato grave, nella persona del ex Viceparroco Giuseppe Berardino, sacerdote 47/enne gravemente malato di sclerosi laterale amiotrofica da due anni

http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2017/01/12/papa-in-parrocchiavisita-a-prete-malato_773160c9-7996-4663-b3b7-75f0dbaf903e.html

Lei ha nel suo post ha citato Zenit, agenzia che personalmente, nella mia umiltà, non stimo affatto, ma forse ogni tanto, potranno anche riportare in modo corretto qualche verità.
Nel passo che Lei ha omesso Zenit dice:

"Una visita straordinaria voluta dal Santo Padre per portare sostegno e conforto al viceparroco don Giuseppe Berardino, 47 anni, gravemente malato di sclerosi laterale amiotrofica da due anni."

Che poi per combinazione la Parrocchia di Setteville, che tra l'altro, pur non essendo amministrativamente Roma è Roma, fa parte infatti parte della zona nord della Diocesi della Capitale , zona infestata(Mons. Di Tora ne sa qualcosa!..) da Parrocchie del Cammino.

In sintesi, caro Daniel, il Papa, andrà in un Parrocchia, che Lei forse tende a Neocatecumenalizzare in toto; no, non esistono Parrocchie Neocoatecumenali in modo "istituzionale"; quindi il Papa, si rivolgerà a tutti; senza, come fai Lei, pronosticare le Sue future parole.


14 gennaio 2017 14:32

Lino ha detto...

Daniel Alexander Lifschitz ha detto... "Lino ha detto...
A me non spiace che una TV di proprietà di una S.p.A. controllata dalla CEI trasmetta frequentemente interviste, catechesi, discorsi in piazza di Kiko...ecc. , leggete il commento di sopra di Lino. A me dispiace invece, sì! Mi dispiace vedere la Chiesa cattolica in una quasi totale sudditanza della gerarchia alle macchinazioni di un impostore diabolico come Kiko Arguello"

Caro Daniel, a me invece dispiace che tu abbia voluto sottolineare il mio commento. Giuseppe lo capisco, mi conosce da meno tempo di te.
La questione è semplice: io preferisco una catechesi in piazza a una recitata a memoria da un mamotreto nascosto sotto un divano (mi intendi, vero?). Una catechesi in piazza - meglio una nel santuario di Pompei - é pubblica, viene videoregistrata. In ogni video di Kiko c'è da scoprire una balordaggine. Ricordi quello del Rosario dato dopo dodici anni di Cammino, vero? In un mamotreto nascosto sotto un divano no, non si scopre nulla. Ora, se Kiko facesse catechesi eretiche ma strabilianti, logiche, originali, io un pochino potrei concordare con te. Il problema è che fa catechesi uguali da cinquant'anni, una più banale e confutabile dell'altra. Allora: che Kiko parli sempre in pubblico, più parla e più riferisce vongole. E 'la gente' capirà: "Ma questo dice sempre le medesime cose di quarant'anni fa, quando i catechisti NC negavano l'esistenza dei mamoreti? Kiko non è quello che invitava al segreto, e ora va blaterando dovunque?".
Il problema, caro Daniel - come ti scrissi nella nostra corrispondenza quando non apprezzai l'impostazione del tuo libro "contro Kiko" - non va risolto con un "Contra Kikum", bensì contro le cose che Kiko dice. Noi dovremmo giudicare l'opera, mai l'autore, altrimenti l'autore e i suoi seguaci vanteranno persecuzioni da martiri cristiani. Con il cacchio potranno vantarle se, facendoli parlare, mostrando al mondo i mamotetri eretici nascosti sotto i divani, se ne evidenziano le storture. Più parla Kiko, quindi, più si danneggia. Da solo.

Anonimo ha detto...

Io mi associo a Ruben per un motivo molto semplice: conosco la parrocchia in questione e i sacerdoti in questione. Don Giuseppe è stato ed è un esempio di speranza, perseveranza e pazienza. Il Papa va a far visita a un sacerdote della sua diocesi che ha mostrato, nella malattia ma anche prima, virtù eroiche. Lo dico da frequentatore della parrocchia che lo ha avuto come padre spirituale e che ancora oggi trae beneficio della predicazione di don Gino, pur non appartenendo al cammino e avendo su esso molte perplessità e critiche. Il fatto che la parrocchia sia a forte presenza di catecumeni non credo c'entri con la visita del Santo Padre che va a consolare una sofferenza così grande, che la parrocchia mai aveva vissuto.

Mario

Daniel Alexander Lifschitz ha detto...

Caro Lino,
so da quando ci conosciamo (sempre per lettera) che sei suscettibile quando ti si attacca o ti si prende un pò in giro.
Ma tu fai confusione tra due fatti:

1. Uno, riportato da me nella mia autobiografia, quello del Mamotreto nascosto - obbedendo alla consegna di Kiko di non mostrarlo a nessuno - che io, disordinato brattatele, nascosi sotto il cuscino di un divano della parrocchia, mentre i miei compagni itineranti, più obbedienti di me, lo nascosero non so dove.
Sono due fatti: uno dimostra la segretezza "massonica" del CNC, l'altro - quello che tu preferisci - la mancanza di fantasia e la noia di contenuti, alcuni anche fuorvianti ed eretici di Kiko.

2. Tu asserisci: "Il problema, caro Daniel - come ti scrissi nella nostra corrispondenza quando non apprezzai l'impostazione del tuo libro "contro Kiko" - non va risolto con un "Contra Kikum", bensì contro le cose che Kiko dice. Noi dovremmo giudicare l'opera, mai l'autore".

Potrei essere d'accordo con te, caro Lino, se Kiko fosse un'autore qualunque, come te o me, con le sue idee e affermazioni giuste o sbagliate.
Ma Kiko non è purtroppo una persona innocua, anzi, a mio avviso è pericolosissimo.
Nel caso di Kiko non posso dividere il personaggio dalla sua azione, come non posso dividere Hitler, Mussolini, Stalin, Mao Tse Tung ecc, e lo stesso Kiko dalle sue azioni.
La decisione di scrivere "Contra Kikum" si è rafforzata, da quando, da ormai 6 mesi ho iniziato a scrivere il mio libello. Quando, timidamente, credo ad agosto, chiesi il tuo parere - che fortunatamente non ho seguito - il mio progetto incerto ma deciso è diventato un libro di 480 pagine documentate, non solo sui personaggi Kiko e Carmen, ma sulla loro creatura, il CNC.


Ruben ha detto...

Daniel,
personalmente non comprerò mai "libri contro" o definiti tali; si può fare un libro di critica, di non condivisione, ma che lo stesso autore, definisca i propri testi "libri contro qualcuno, penso non possa giovare né a lui, piuttosto che agli eventuali lettori.

E figuriamoci se proprio a me, possa essere simpatico Kiko!...

Lino ha detto...

Kiko, caro Daniel, non è Hitler, Mussolini, Stalin, Mao Tse Tung eccetera eccetera: così insistendo, lo elevi a una dimensione storico-planetaria e criminale che non gli appartiene. E anche mi pare che offendi la Shoah, dove 6 milioni di Ebrei furono sterminati: nei tempi migliori, il Cammino non ha avuto più di un milioncino e passa di adepti e - a leggere i commenti in questo sito - mi pare che di ex ne siano sopravvissuti molti (te compreso) e molti altri siano viventi. Ripeti il concetto che più mi ha infastidito, assieme alle foto che mettesti per confermare la similitudine nei tuoi file iniziali. Tu sei stato un itinerante neocatecumenale, non un nazista o uno stalinista.

Se costringi me - e Ruben sopra, leggo - a spendere un commento a favore di Kiko, immagino come potranno reagire i neocatecumenali ai quali, faticosamente e molto spesso fraternamenente, tentiamo di far capire gli errori del Cammino. Errori, Daniel, non camere a gas oppure gulag e fucilazioni.
Credimi: se questa volta Kiko dovesse dire "Daniel è "un demonio", non troverà adepti propensi ad assumere la tua minima difesa. Spero proprio che quelle foto di Kiko associate a quelle di Hitler non compaiano nella stampa finale del libro. Non ho speranze per il concetto, considerato che lo ribadisci qui.
Continuo a sperare, invece, che sia lecito fornire una libera opinione di critica a un'opera letteraria, ne fosse anche Daniel Lifschitz l'autore. Poi, se hai fatto bene o no a non seguire il mio parere, lo dirà il Tempo.

Lino ha detto...

P.S.
Sul "mamotreto nascosto", non hai ben inteso la morale: "meglio un mamotreto uscito allo scoperto e un Kiko che parla in pubblico che un mamotreto nascosto e un Kiko che parla nelle convivenze" :-)

Pax ha detto...

Pax

A Lino

Perdonami se esprimo un mio parere.
Anche io sono stata lunghi anni nel C.n.
Da tempo ne sono fuori.
Ho elaborato molte cose partendo dalla mia esperienza diretta e ritengo che le storture del c.n. sono profondamente radicate nella megalomania cronica di cui è malato il suo iniziatore.
Alcune esperienze ho raccontato anche qui.
Il personaggio è certamente inquietante e probabilmente ha anche disturbi della personalità, come tutti quelli che hanno creato dei sistemi dittatoriali, fondati essenzialmente sul culto idolatrico della loro stessa persona.
Daniel forse è estremo nelle sue analisi, ma la realtà dei fatti di cui siamo testimoni ci conferma, purtroppo, e questo non possiamo tacerlo.
Il tempo, hai ragione, dirà la parola definitiva.

Pax

by Tripudio ha detto...

E anche stasera, purtroppo, i fratelli delle comunità del Cammino effettueranno la pagliacciata che li ha resi famosi: una parodia dell'Eucarestia cattolica in cui si celebra san Kiko salvatore del mondo, con ognuno che recita la propria sceneggiata religiosa-mistica (la chiamano "risonanza").

Ruben ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Ruben ha detto...

Ruben ha detto...
@ Daniel Alexander Lifschitz ha detto...
"Ma Kiko non è purtroppo una persona innocua, anzi, a mio avviso è pericolosissimo.
Nel caso di Kiko non posso dividere il personaggio dalla sua azione, come non posso dividere Hitler, Mussolini, Stalin, Mao Tse Tung ecc, e lo stesso Kiko dalle sue azioni."
---
Daniel,
voglio aggiungere all'elenco anche Francisco Franco,
"compaesano" ed in parte "contemporaneo" di Kiko, che non ha nulla da invidiare ai dittatori da Lei sopra riportati.

Attenzione!...

Paragonare Kiko a questi personaggi,
potrebbe, paradossalmente aumentarne, mi astengo dal giudicare, se nel bene o nel male, fate voi, il suo smisurato orgoglio.

by Tripudio ha detto...

Quanto all'inginocchiarsi, padre Pio cosa ne penserebbe? I numerosissimi santi - anche dell'epoca recente, che considerazione hanno dell'inginocchiarsi in preghiera e soprattutto davanti al Santissimo?

Pax ha detto...

Pax

A Ruben:

È protagonista da sempre, nel bene o nel male, anche sul nostro Blog si parla di lui, non credo cambi molto, anche perché, vedendo come si atteggia, come se la tira e le cose che dice quando parla di se' stesso, da tanto tempo ormai, penso che abbia già colmato la misura dello smisurato orgoglio.
Poi cerca la fama di santo in terra, essere paragonato agli artefici di tanti misfatti, secondo me, lo fa andare in bestia.
Ma a noi non importa nulla delle sue nevrotiche reazioni, in nessun caso.
Cerchiamo, in coscienza e assumendoci la responsabilità delle nostre affermazioni, di fare, nel nostro piccolo, un servizio alla verità.
Costi quel che costi.
Pax

Lino ha detto...

@ Pax ha detto: "A Lino. Perdonami se esprimo un mio parere"

Figurati, carissima! Rivendico la libertà di criticare un genere, figurati se non leggo volentieri te che esprimi un parere.
Ho scritto "genere" perché così Daniel ha (correttamente) catalogato il suo lavoro: "libello". In un libello la polemica con la controparte è violenta e anche irriverente.
Ora io non dubito che ai fuoriusciti ai quali non si sono rimarginate le ferite - e sì che ce ne sono! - la cosa potrà fare piacere. Ma agli altri?
Ti dico cosa temo. I neocatecumenali lo considereranno una persecuzione evidente, un'altra prova che Kiko è un martire. Anche quelli non fanatici. E' difficile farli ragionare argomentando pacatamente, figurati con le analisi estreme. Troveranno un'altra ragione per rinsaldarsi.
I non neocatecumenali troveranno l'approccio come un approccio di parte, esagerato, mirato a svilire l'autore molto più dell'opera e quindi poco credibile, anche negli aspetti veritieri.
Naturalmente il caro Daniel ha tutto il diritto di replicare: "Io me ne frego". Altri, però, hanno il diritto di chiedere: "A chi giova?".

Anonimo ha detto...

Più leggo questo blog più mi rendo conto che c é un filo sottile che ci accomuna , aver fatto un esperienza di sofferenza all interno delle cnc . E quello che ci resta dentro è tanta rabbia perchè abbiamo creduto nel cnc abbiamo investito tante speranze energie tanta vita per questo la delusione è così cuocente ... Mi fa tristezza vedere ancora tanti fratelli così convinti ma in fondo lo ero anch io . Ma dopo tanti anni di malessere anche fisico di una ristrettezza di chiesa vissuta come l unica e assoluta ho dovuto cercare altrove un pó di ossigeno . Mi è bastato mettere un attimo il piede fuori dalla comunità per respirare un altra aria una ricchezza di diversità che mi era stata negata perchè mi avevano convinto che fuori dalla comunità c è il nulla . Quanta presunzione nel cnc quanto senso di superiorità ,mi chiedo dovè Dil in tutto questo ! Alberto

kiko ha detto...

Se il vescovo Schneider afferma che il cammino è un cavallo di troia all'interno della chiesa forse da ragione implicitamente a Daniel

Valentina Giusti ha detto...

Sono sicura della profonda verità di ciò che dicono, in modi diversi, Daniel e Pax. Però concordo con l'approccio suggerito da Lino, per i motivi che lui ha ben spiegato. Per parte mia posso solo dire che l'attacco indiscriminato a Kiko infastidisce chi legge, in particolare se cattolico medio e di buoni sentimenti e, a volte, finisce per sortire l'effetto contrario, guadagnandogli qualche simpatia in più.
Il personaggio, si definisce da solo, basta riportare le frasi che dice, soprattutto se prese dalle sue inarrestabili esternazioni.

Daniel Alexander Lifschitz ha detto...

Carissimi Lino, Ruben, Pax e Valentina ecc.,
se avrete la pazienza di leggere i libro "Kiko Arguello, santo o impostore?" pagg.480, vi renderete conto che cerco di essere oggettivo, che per quattro capitoli e diverse appendici, dò, senza commentarla la parola a Kiko, Carmen e a don Mario.
Non si tratta di un libello, ma di un libro, a mio avviso, documentato con testi, videoclipps e foto. Se lo si legge, con accanto un ipad o un computer, assai istruttivo e divertente.

Un libello, invece e il libro "Kiko, ti voglio parlare..." pagg.150, che prende in giro Kiko, attraverso le sue "Anotazioni", bugie e canti, rubati da cantautori al limite del porno.

Ripeto che ho rinunciato ai miei provventi (parcella del 10% sulle vendite) per poter acquistare i miei stessi libri al 60% di sconto ed inviarli a spese mie, attraverso l'editore, al Papa, Cardinali, Vescovi, Parroci, Laici ecc., coinvolti dal o nel CNC.
In tal caso basta inviare una email
a: redazione@edizionisegno.it, specificando: "sconto Lifschitz 60%. Porto a carico mio".

Daniel Alexander Lifschitz ha detto...

Cara Valentina, se leggerai il libro "Kiko Arguello, santo o impostore?", forse cambierai idea e, chi sa, anche Lino.

Lino ha detto...

Caro Daniel, io sempre sono disponubile a cambiare idea sulle cose di questo mondo a fronte di novità. Peraltro - forse già te l'ho detto - io ho una grnde stima di te, come pittore e come autore della biografia del memotreto nascosto sotto il divano. Testimonianze eccezionali sono in questa, non ultima quella del significato secondo Kiko del candelabro a nove bracci, che non per caso ho citato nel mio. Al momento, ragiono sulle voluminose bozze che mi mandasti in lettura in agosto, sui pezzi che hai pubblicato qui e sulla prima definizione tua di libello.
Sgombriamo quindi il campo da un equivoco: se è Daniel Vs. Kiko, assolutamente non è Lino Vs. Daniel. E' una concezione della critica contro un'altra.

Sai, Daniel, io anche rimasi colpito dalla definizione "scarabocchi" che desti delle pitture di Kiko nel suo "tugurio". In un blog possiamo dirlo, in un libro il lettore si interrogherebbe: "Ma cosa è, pittore1 Vs. pittore2?".

Vedi, Daniel, sono stato chiamato tempo fa a fornire un parere scritto da cattolici di Avellino coinvolti in questa storia qui : http://www.wakeupnews.eu/parla-carlos-atoche-avellino-la-madonna-del-mandrillo-autorizzata-distrutta-senza-riflettere/
Sarebbe stato semplice sostenere che quel murale, nel Paese di Giotto, di Filippino Lippi, del Beato Angelico e di Botticelli, è formalmente una schifezza. Il gusto estetico, purtroppo, è roba che si crede di poter comprare nei mercatini del falso e la distruzione del murale è stato considerato un atto vandalico contro la bellezza: nemmeno sul Parnaso, purtroppo, esisteva una Musa protettrice della pittura. Ho preferito allora criticare le concezioni estetiche del pittore, la sua idea sballata sull'intentio auctoris, l'ignoranza assoluta del concetto di intenzione dell'opera; la quale opera, con i suoi sistemi di significazione, guida l'osservatore alla lettura, come nell'analisi di un testo secondo Umberto Eco. Questo perché - sicuramente tu lo sai - le immagini sono come le lettere, la loro collocazione e disposizione alla scrittura come è detto in uno scritto attribuito a Cicerone. Non so se mi sono spiegato: questi vanno fustigati sul piano della loro insipienza, non del "contra Kikum". E' il mio modesto parere.

Giuseppe ha detto...

Caro Lino capisco il tuo punto di vista. La macchietta divenuta un personaggio pubblico è costretta a misurarsi con il suo successo e qui potrebbe iniziare il suo declino.E' quello che ci auguriamo.
Ma in un mondo dove si concorre al ribasso e le macchiette prendono il potere...!

Sull'altro versante, quello con Daniel, condivido la tua analisi. Spero,come scrive nel suo ultimo post, che i suoi libri non sortiscano l'effetto opposto sui più semplici.

Valentina Giusti ha detto...

Caro Daniel, non so se ricordi i nostri primi scambi di battute qui sul blog.
Ho sempre pensato che il tuo valore aggiunto derivasse dalla conoscenza diretta e personale con Kiko, Carmen e il cerchio magico di allora e da un eventuale opera di riflessione personale sul catechismo neocatecumenale che tu stesso hai diffuso ai massimi livelli in qualità di itinerante.
A quanti dialoghi avrai assistito, a quante discussioni, prese di posizione nei confronti di Chiesa e Magistero, a quanti scrutini, a quanti momenti critici, dal tuo osservatorio privilegiato!
Immagino che tutti questi ricordi tu abbia preferito non farli confluire qui su Osservatorio e li abbia riservati per il tuo libro. Conservati in modo geloso: ricordo una tua risposta sulla messa neocatecumenale, approvata a tuo dire perché celebrata da GpII a Porto Santo Stefano, perfettamente in linea con le risposte dei fratelli del cammino meno avvertiti.
Quindi, se il libro è su Daniel lo leggerò volentieri. Se è su Kiko, mi dispiace, ma non è di mio interesse.


Valentina Giusti ha detto...

E.C: non Porto Santo Stefano ma Porto San Giorgio.

Michela ha detto...

Credo che in modo diverso abbiano ragione sia Lino che Daniel.
Certo che è assurdo paragonare Kiko a Hitler, ma è facile sentirsi vittime di un male grande che ha in comune con i grandi dolori la sua 'indicibilità'.
Come si fa a raccontare quello che è successo? ho dimenticato ciò che è stato detto negli scrutini, e quando ancora lo ricordavo non lo ritenevo così grave. Anche se vi raccontassi qualcosa, sarebbero episodi significativi solo per me e per chi li ha vissuti. Al di fuori non sarebbero comprensibili, perchè manca tutto il contesto emotivo, la cornice di senso di colpa che accompagna ogni catechesi, la violenza che non si esprime solo nelle parole, ma nei gesti, nel non verbale, nel tono di voce.

Ciò che posso raccontare non è tanto quello che mi è stato fatto o detto, ma come io l'ho vissuto e l'ho recepito. E qui so di farmi molti nemici, ma purtroppo è vero che nessuno mi ha costretto a restare nel cammino.
Se Kiko è quel mostro che Daniel dipinge, allora siamo anche noi dei mostri quando abbiamo accettato di fare da cassa di risonanza alla sua megalomania. Se Kiko e il cammino ci hanno fatto del male, allora anche noi l'abbiamo fatto ai nostri cari, anche senza volerlo direttamente, così come Kiko probabilmente non crede di aver fatto del male a qualcuno.
Kiko e il suo cammino sono state delle sirene che ci hanno incantato con promesse di felicità, con grandi ( e ahimè troppo semplicistiche) visioni del mondo, con l'illusione di avere un grande missione da compiere. Ma noi abbiamo aderito perchè ci è piaciuta l'idea di diventare dei super-cristiani. Quindi il cammino di Kiko è diventato il nostro cammino, e non me la sento di dare tutta la colpa a Kiko, come quando si era nel cammino e il male era fuori dal cammino, nel mondo e in chi ci ostacolava. Il cammino è stata la risposta a un mio bisogno di sicurezza e di appartenenza. Quando poi ci si accorge che il cammino non è gratis ma ti chiede un contributo pesante in termini di mancanza di libertà e verità, si comincia a riflettere se è il caso di seguire il pifferaio magico o se è il caso di cominciare a vivere la propria vita. Ma a quel punto si aprono gli occhi sulle cose belle che il cammino ci ha nascosto, ma anche sugli errori commessi, sulle mancanze di amore e di compassione.
Non è facile uscire dal cammino perchè bisogna imparare a ricostruire la propria vita su logiche diverse, senza ritenere di avere una missione speciale, di credere di dover combattere il male negli altri, di vedere il male dappertutto, di sentirsi ispirati da Dio per intraprendere iniziative speciali.

p.s. è ovvio che a differenza di alcuni, io non credo all'esistenza di un periodo d'oro del cammino in cui Kiko era giusto ed ispirato finchè, vittima del suo stesso delirio di onnipotenza, ha finito per corrompere la sua creatura. Le sirene e le lusinghe di cui ho scritto sono chiare fin dalle prime ed immutate catechesi.

Giuseppe ha detto...

Mi collego all'intervento di Michela.Il cammino è un ambiente difficile da raccontare. Avevo uno speciale legame con un fratello di comunità e ci confidavamo su tutto. Quando iniziai ad essere in crisi, non sapevo, se era per colpa mia o per colpa del cammino. Ci dicevamo entrambi, che era una cosa del tutto personale. Inoltre non conoscevo ancora tutta la verità sul cammino. Me ne uscì, ma non sapevo, se avevo fatto bene o male. Sapevo soltanto, che non potevo più continuare.
Si sono succeduti periodi alterni di odio e amore. Paradossalmente, più di una volta mi trovai a rassicurare quel caro fratello e a cercare di convincerlo a continuare, perchè mi dicevo,se era una cosa del tutto personale e se me ne ero uscito io, non significava che lui non potesse invece continuare, anche perché i suoi motivi mi sembravano meno significativi dei miei. Il fatto poi che il cammino fosse nella Chiesa non aiutava molto a capire.
E'stato con il tempo, che ho preso sempre più coscienza, di cosa sia veramente il cammino. Già la coscienza, dove a diffeenza che nel passato, nessuno ha il diritto di entrare. Ed questa la cosa, che ancora oggi più mi turba, e come mai quella stessa Chiesa, che l'ha innalzata a sacrario, permetta che venga stabilmente e in vari modi, dal cammino, abusata.

by Tripudio ha detto...

Non sono d'accordo con l'idea secondo cui «se Kiko e il cammino ci hanno fatto del male, allora anche noi l'abbiamo fatto ai nostri cari, anche senza volerlo direttamente, così come Kiko probabilmente non crede di aver fatto del male a qualcuno». Tento di spiegarlo.

Nel conoscere i neoctecumenali col passare degli anni ho realizzato che occorre fare una distinzione tra chi pienamente accetta di cuore l'eresia (cioè riconosce le differenze con la fede cristiana ma sceglie di non vederle), e chi invece in buona fede crede che si tratti di un cammino cristiano ma non ha ancora aperto gli occhi sulla realtà. (I contorni sono un pochino più sfumati, perché non è difficilissimo passare da una posizione all'altra).

Questo dipende principalmente dal fatto che il Cammino ti impedisce di guardare altre esperienze proprio perché potresti aprire gli occhi: e quando uno ha la libertà di aprire gli occhi, ha anche molta più libertà di scegliere il bene piuttosto che il male.

In ogni occasione di male fatto ai propri cari e al proprio prossimo, incastrandoli (anche solo indirettamente) nelle logiche del Cammino, occorre infatti risalire al vero "sì" (quel vero assenso al peccato) detto in cuor proprio in quel momento. Per cui anche una faccenda come la sceneggiata natalizia con le chitarrelle dentro casa di cui si parlava qualche giorno fa potrebbe essere tanto un seguire in modo ingenuo e zelante gli ordini dell'idolo e dei suoi scagnozzi, quanto un fare del male ai figli in onore dell'idolo (sia pure solo un pochino di male spirituale, sia pure interpretabile alla leggera, ma solo Nostro Signore può leggere con esattezza nel cuore di ognuno, vittima o carnefice). La differenza sta sempre in quel sottinteso «sì» che vien fuori dal cuore, perché la coscienza è insopprimibile, e di fronte ad un male ti chiede un "no" anche se Kiko ti impone il "sì".

Nel momento in cui si aprono gli occhi di fronte alle storture del Cammino, la vita cambia e talvolta succede che qualcuno preferisca strozzare il desiderio di conoscere Dio perché qualsiasi cosa della fede gli ricorda le scottature che ha ricevuto dal Cammino. E ho paura che fra questi ultimi ci siano coloro che riconoscendo il male fatto non riescano a perdonarsi, cioè decidano che è impossibile vivere con la fede.

Nei casi in cui è vero quel «senza volerlo direttamente», allora la guarigione dell'anima propria e altrui è più facile. Riconoscere i propri singoli peccati riguarda anche il riconoscere il modo in cui si è stati ingannati dal demonio e dai suoi fedelissimi.

La mia convinzione è che Kiko e Carmen siano sempre stati coscienti del loro errore, non solo per aver avuto un'infinità di occasioni per rendersi conto di aver sbagliato (com'è normale che avvenga per i peccatori più incalliti), ma anche perché non hanno mai voluto correggere la rotta da oltre mezzo secolo a questa parte, limitandosi ad un pochino di prudenza per non farsi scoprire (si veda ad esempio l'ordine tassativo di non far circolare foto della "comunione seduti", o al fatto che Kiko per quante idiozie vada blaterando non le spara più grosse come ad esempio quando una decina d'anni fa diceva che «il Papa dice che i vescovi devono ubbidire a un laico e una suora»).

D'altronde, il fatto stesso che i frutti del Cammino siano il marciume che conosciamo, è già di suo una conferma che gli autonominati "iniziatori" - che non possono non conoscere tale marciume, così come conoscono tutte le denunce fatte per i soprusi dei cosiddetti "catechisti", così come non hanno mai preso alcun serio provvedimento, ed anzi hanno sempre voluto la disubbidienza al Papa - non erano certo in buona fede.

Pax ha detto...

Pax

by Tripudio:
Il Cammino ti impedisce di guardare altre esperienze proprio perché potresti aprire gli occhi.....

Se continui imbambolato, nessun problema,
I guai cominciano quando... APRI GLI OCCHI!

Alla luce di questo i due ultimi interventi di Michela e Giuseppe.
Grazie ad entrambi perché le vostre esperienze dimostrano, più di ogni ragionamento, lo stordimento in cui il cammino riduce, con i suoi metodi.
Se sei completamente omologato, vivi in una sorta di sicurezza di avere imboccato l'unica strada giusta per diventare, come dice Michela
- Super-cristiani, e allora il cammino è "l'unico bene" (chi ti ha messo questo in testa?)
- il male è "fuori dal cammino e nel mondo che ci ostacola". ( chi ti ha ispirato questo?)
-ma "il cammino non è gratis ti chiede un pesante contributo in termini di MANCANZA DI LIBERTÀ E VERITÀ " (Michela, sempre tu dici questo)
-cominciare a vivere la propria vita (significa che nel cammino non vivevi la tua?)
-le cose belle che il cammino ci ha NASCOSTO (perché il cammino nasconde qualcosa?)

E concludi:

"Non è facile uscire dal cammino perchè bisogna imparare a ricostruire la propria vita su logiche diverse, SENZA ritenere di avere una missione speciale, di credere di dover combattere il male negli altri, di vedere il male dappertutto, di sentirsi ispirati da Dio"

A contrario stai dicendo che LE LOGICHE DEL CAMMINO sono quelle che hai appena elencate:
Avere una missione speciale
Dover combattere il male negli altri
Vedere il male dappertutto
Sentirsi ispirati da Dio per intraprendere iniziative speciali.

Stai dicendo che queste cose "inculca" il Cammino, queste restano, puoi aver dimenticato cosa è stato detto allo scrutinio, ti è rimasto ben chiaro però...
"tutto il contesto emotivo,
la cornice di senso di colpa che accompagna ogni catechesi,
la violenza che non si esprime solo nelle parole, ma nei gesti, nel non verbale, nel tono di voce.

Dunque questo resta, dopo anni di cammino.

Come dice Giuseppe:
Il cammino è un ambiente difficile da raccontare e il fatto che è nella Chiesa non aiuta molto a capire.
..... Io aggiungo: annuncia una cosa, proprio il pifferaio magico!, ma poi ti porta completamente da un'altra parte e
I guai cominciano quando provi a dire: "Ehi, ma dove stiamo andando?"

Pax

Michela ha detto...

In realtà, Tripudio, la radice del male non è l'eresia in quanto tale, ma un desiderio di onnipotenza, di essere migliori, che conduce poi direttamente all'eresia cristologica e di conseguenza crea un uomo malato.

E' impossibile che il cammino, come gruppo organizzato piramidalmente, riconosca il suo errore proprio per gli appoggi della gerarchia e per il tipico modo di leggere gli eventi come diretti interventi della provvidenza che non solo aiuta il cammino, ma gli dà la conferma di essere un gruppo ispirato ed amato da Dio.
Mi riferisco a questa superbia che non è solo dei vertici, ma di tutti. Lo stesso senso di colpa che viene usato come strumento di sottomissione, quando viene fatto proprio maschera l'orgoglio di voler essere perfetti.

Certo che la coscienza del peccato è attutita dal fatto che si è una specie di flusso in cui tutti fanno e pensano le stesse cose, e dove la mancanza di amore viene letta come attaccamento alla comunità.
Ma esiste una specie di patto iniziale che tutti abbiamo accettato: un posto, una nuova forma di conoscenza, un ruolo in cambio dell'obbedienza cieca. Un patto, quindi, che non ha niente a che vedere con la fede.
Forse non per tutti è stato così, per me e per altri sì.

Nel mio caso ci sono stati dei peccati dovuti a superficialità, ad insegnamenti sballati ( come quello dell'odiare i genitori) che ormai appartengono al mio passato, che non mi turbano più. Ma ce ne sono altri che mi tormentano ancora. Anche se so che sono stati perdonati, anche perchè situazioni terribili si sono trasformate in realtà bellissime, anche se non passa giorno che io non ringrazi Dio per come ha trasformato la vita dei miei cari, resta il tormento per aver avuto gli occhi chiusi in cambio di un po' di gloria terrena. Poi ognuno ha una storia diversa, con fatti più o meno gravi con cui deve confrontarsi.

sandavi ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Lino ha detto...

by Tripudio ha detto... "La mia convinzione è che Kiko e Carmen siano sempre stati coscienti del loro errore"

Questa posta da Tripudio è una questione interessantissima: Kiko e Carmen sono stati coscienti del loro errore?
Io, invece, sono convinto che Kiko abbia errato ritenendo di essere nella ragione. Più o meno come i neocatecumenali più fanatici che intervengono qui, molto più che nel primo commento di Michela che ha effettuato un'analisi con la quale concordo.
Siamo al cospetto di un uomo ammalato di misticismo gnostico, un cabalista, un falso umile, uno che che si è autoconvinto di essere un illuminato destinato a una missione epocale: salvare la Chiesa del terzo millennio con la sua nuova estetica (la quale include una nuova dottrina e una nuova liturgia), condurre i cattolici a una "fede adulta", convertire gli ebrei.
Io credo che Kiko tenda ad attribuire i suoi pensieri a una supposta illuminazione. E i "grossi pesci" che ha pescato nulla fanno per moderarlo. Bast pensare ai confronti balordi che sono stati fatti in occasione del libro "Annotazioni". A fronte di cotanta missione, al fine di convincere gli altri, poi, Kiko ritiene lecito anche mentire, prevaricare, massacrare le persone, minacciare scismi.
Me ne sono recentemente convinto dalla repentina mutazione che ha dato della sua "esperienza mistica": da che era una "visione" (percepita con i sensi, quindi, con la vista in particolare) l'ha cambiata in "visione intellettiva", vale a dire una consapevolezza intellettuale conseguita con l'occhio della mente che si apre alla verità per intervento sovrannaturale. Semplicemente un Kiko-pensiero, dal mio punto di vista, che il superbo attribuisce a Dio senza sottoporlo al discernimento della ragione, la quale gli chiederebbe: "Ma prima di te, Kiko, in duemila anni di storia della Chiesa, Dio l'occhio della mente non l'ha aperto a nessuno?".

Anonimo ha detto...

L'articolo "L'unico atto degno di un uomo è inginocchiarsi davanti a Dio"
contiene una bestemmia, che non copio integralmente per ovvi motivi:
"M........ a questo Dio che gioca a nascondino". Ma chi sei tu che bestemmi e poi giudichi? E vorrei chiederti una cosa: Quando entrava la tua maestra in classe cosa facevi? e se entrasse il Presidente della tua repubblica nel tuo ufficio cosa faresti?
e se entrasse il Papa? Credo che in ogni caso davanti all'arrivo di persone importanti ti metteresti in piedi! e di fornte alla persona più importante di tutte invece vorresti metterti in un'altra posizione? mah! fate pace col cervello.
In ginocchio stanno i penitenti (hai presente la confessione?), Gesù che arriva nell'Eucarestia mi fa risorto e i risorti stanno in piedi!!!!

Michela ha detto...

Anche se Kiko dovesse avere dei dubbi - e sono sicura che ne abbia molti - ha costruito ed è la prima vittima di un sistema che considera Dio come garante della bontà del cammino.
Ha un'intuizione: fa credere che proviene da Dio e quindi non è modificabile
legge il vangelo dei 72 inviati: lo vuole fare anche lui e trova ben più di 72 itineranti che partono senza soldi
il papa parla di reimplantatio ecclesia in Europa: lui trova famiglie disposte a partire
c'è la GMG e altri eventi: riesce a portare ogni volta un sacco di persone
RM, domus, pellegrinaggi, orchestra: i soldi arrivano
in marzo organizza un altro viaggio in Israele per gli ordinati: anche sacerdoti scettici ci andranno non so se per curiosità o perchè è gratis.

Le fondamenta su cui Kiko ha costruito il cammino sono la sua intuizione ispirata e il denaro.
Tutti i suoi collaboratori hanno rinforzato l'idea che lui sia veramente ispirato anche perchè portare il verbo di un profeta ispirato significa godere almeno in parte dello stesso status di persone ispirate.
Gli adepti riforniscono Kiko di tutto il denaro di cui ha bisogno per realizzare le sue visioni grandiose.
Dal momento che l'ispirazione divina diretta ha posto Kiko su un piano superiore alla gerarchia stessa e che per lui il denaro è l'espressione concreta della Provvidenza, mi chiedo quali elementi abbia per realizzare un serio discernimento. Secondo me non ha anche il tempo materiale per fermarsi a riflettere.

Tutti noi ex siamo la dimostrazione che il cammino è una struttura immodificabile e solo un percorso di crescita personale permette di vederne gli errori e gli orrori.
Finchè si resta uniti al cammino, se ne vedono solo i successi mondani e si ha la conferma di essere nel giusto. Vale per Kiko e vale per tutti i camminanti.

sandavi ha detto...

Di sicuro siamo stati ingannati, cara Michela, e ancora di più chi come me ci è vissuto nascendo all'interno della bolla-cammino.
Da figli si respira, si mangia, si parla, si vive cammino. E più si sale di livello più si è omologati al sistema.
Anni fa trovavo inquietante come la figlia di una coppia di itineranti, nei gesti, nelle parole ma soprattutto nel tono di voce, nello sguardo e nei concetti fosse la fotocopia della madre.
E osservando la madre trovavo gli stessi modi di dire e di fare della compianta Carmen. In pratica una copia della copia. Nel cammino se ti allinei diventi necessariamente una copia di qualcun altro. Per i figli sono i genitori neocat, per i neocat comuni sono i propri catechisti.
Se è vero che abbiamo fatto del male, lo abbiamo fatto a causa del contesto e della pressione che abbiamo vissuto e della totale mancanza di libertà.
Persino Cristo riconosce queste attenuanti: Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. Se sei completamente assorbito dalla mentalità neocat perché ci sei nato, o perché completamente digiuno di catechismo ci sei caduto non hai nessuno strumento per avere il giusto discernimento, almeno fino a un certo punto. E la voce divina che hai nel cuore, che ti indirizza incessantemente al bene viene soffocata anche dalle continue voci contrarie alcune delle quali autorevoli (vescovi, cardinali e persino il Papa) che dicono l'esatto opposto di quello che ti dice la coscienza.
I dubbi muoiono subito, bollati come "ribellione", "tentazione del demonio", "sei mondano", "sei ingannato", ecc. e soffocati dai catechisti.
Me la prendo molto di più con la corte di Kiko che invece sa benissimo cosa e chi c'è dietro al successo del Cammino e come vengono oppresse le persone, come vengono calpestate, umiliate e come loro stessi vengono umiliati e maltrattati dal sommo Sankiko. Nel popolo neocatecumenale, in noi, c'è alla radice del male una fiducia tradita, fiducia che noi abbiamo concesso, che ha permesso di modificarci ragione e comportamento, e che abbiamo riversato anche sui nostri cari (mogli, figli) inducendoli a compiere lo stesso errore.

Io sono convinto della buona fede dell'assoluta maggioranza dei neocat, che non hanno idea dei retroscena, tranquillizzati dalle esperienze positive, dal benessere generale che sentono in se stessi e dalle parole della gerarchia ecclesiastica.
E' impossibile capire dove ti trovi quando tutto il mondo intorno a te ha solo segni positivi. Conosco una coppia che molti anni fa ricevette in dono una casa. Come fai a spiegare a uno che deve la propria salvezza materiale al cammino che il cammino è una setta?
Allo stesso modo, come fai a credere che i tuoi genitori siano parte di una setta e siano plagiati? E come fai a capire che costringendo i tuoi figli a partecipare a quelle assurde celebrazioni notturne li stai plagiando e danneggiando?
E' a tutti gli effetti un vero lavaggio del cervello. Si può chiedere completa responsabilità a chi si è fidato e si è ritrovato col pensiero ingabbiato e modificato?
E' molto molto più grave la responsabilità di chi si è fatto TRADITORE DI CHI SI FIDA! Perciò prendersela con Kiko e Carmen non è un modo per dire "io non c'entro" ma un modo per andare decisamente alla radice del problema. Certo non lo risolve, ma forse individuando la radice del male in quei due, già si può cominciare a lavorare alla cura del resto del corpo.
Debolezza personale, superbia, arroganza, mettici quello che vuoi, sono colpe nostre. Ma chi se ne è approfittato per circuire migliaia di persone.... a quanto ammonta la sua colpa?

Michela ha detto...

Io sono entrata nel cammino da adulta, giovane ma adulta. Ero stata invitata da più persone, anche sacerdoti, quando il cammino era arrivato in città. Ero ancora alle scuole superiori. Sapevo che dovevo studiare e non avrei avuto tempo. Terminata l'università, avevo già vari amici nel cammino, li vedevo soddisfatti, super impegnati, super cristiani, e sono entrata attirata dalle promesse di felicità e con l'idea di fare qualcosa di speciale e anche di avere un gruppo di persone che mi avrebbe sostenuto.
Mi sentivo superiore, trattavo con sufficienza genitori e amici non neocat.
Ma il problema non è questo. E' che sono entrata consapevolmente, e fin qui arriva la mia responsabilità, e poi il cammino mi ha chiuso gli occhi, e questa è la responsabilità del cammino e dei catechisti.
Oggi mi chiedo: se non fossi stata nel cammino avrei affrontato meglio le tempeste che si sono abbattute su di me? Io credo di sì, sarei stata più attenta, avrei reagito meglio. Certo non si può cambiare il passato, ma come genitori noi abbiamo il dovere di proteggere i figli e io non l'ho fatto sempre. Perché ero stanca, stordita, incalzata dai tentativi di sottomissione dei catechisti.
Poi c'è un sottofondo che possiamo dirci tra noi ex, ma che un esterno non potrebbe capire. Uscendo dal cammino abbiamo sfidato un ordine assoluto, abbiamo scatenato l'ira di Dio o la vendetta del demonio? Perchè questo è quello che ci è stato conficcato nell'anima in maniera subliminale. Che sia vero o meno conosco un santo sacerdote che ritiene che tutti quelli che hanno fatto il cammino abbiano bisogno di preghiere di liberazione. ( e non è del rinnovamento)

A me non interessano le colpe di Kiko. Non mi interessa di lui, se non nella misura in cui io ho copiato i suoi atteggiamenti.
Invece mi disturba il silenzio della Chiesa, non giudico Kiko che ha fatto quello che un narcisista ideologizzato avrebbe fatto. Mi urta il silenzio dei pastori, che da fuori vedono le magagne del cammino molto meglio di chi ci sta dentro con gli occhi chiusi.

Michela ha detto...

l'anonimo della 11:30 ha messo sullo stesso piano il Signore Re dell'universo con la maestra, il presidente e il papa ( davanti al quale, però, ci si inginocchia)

E' un modo di pensare molto interessante!

l'apostata ha detto...

all'anonimo sempreinpiedi delle 11,30

Concordo con te sulla bestemmia, spero involontaria, contenuta nella frase che hai giustamente eliminato.

Sul resto, le solite chiacchiere a vuoto neocat. "Vedo un popolo in piedi" non è scritto da nessuna parte.

Sull'inginocchiarsi vedi se ti basta quel che segue.

Esdra 9,5: Al momento dell'offerta della sera, mi alzai dalla mia umiliazione, con le vesti e con il mantello stracciati, caddi in ginocchio e, stendendo le mani verso il SIGNORE, mio Dio

Isaia 45,23: Per me stesso io l'ho giurato; è uscita dalla mia bocca una parola di giustizia, e non sarà revocata: Ogni ginocchio si piegherà davanti a me, ogni lingua mi presterà giuramento

Daniele 6,10: Quando Daniele seppe che il decreto era firmato, andò a casa sua; e, tenendo le finestre della sua camera superiore aperte verso Gerusalemme, tre volte al giorno si metteva in ginocchio, pregava e ringraziava il suo Dio come era solito fare anche prima

Matteo 17,14: Quando tornarono tra la folla, un uomo gli si avvicinò, gettandosi in ginocchio davanti a lui

Marco 1,40: Venne a lui un lebbroso e, buttandosi in ginocchio, lo pregò dicendo: «Se vuoi, tu puoi purificarmi!»

Luca 22,41: Egli si staccò da loro circa un tiro di sasso e postosi in ginocchio pregava

Atti 7,60: Poi, messosi in ginocchio, gridò ad alta voce: «Signore, non imputare loro questo peccato»

Atti 9,40: Ma Pietro, fatti uscire tutti, si mise in ginocchio, e pregò

Atti 20,36: Quand'ebbe dette queste cose, si pose in ginocchio e pregò con tutti loro

Filippesi 2,10: Affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra.


UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE DEL SOMMO PONTEFICE.


*I segni esterni di devozione da parte dei fedeli.
"...Da ultimo, vogliamo mettere in luce il gesto di inginocchiarsi al momento della consacrazione e, dove si conserva quest’uso, dal Sanctus fino alla fine della Preghiera Eucaristica, o anche ricevendo la sacra Comunione. Si tratta di segni forti, che manifestano la consapevolezza di stare davanti a Qualcuno di speciale. È Cristo, il Figlio del Dio vivo, e davanti a Lui cadiamo in ginocchio. Nell’inginocchiarsi, il significato spirituale e corporeo formano un’unità, perché il gesto corporeo implica un significato spirituale e, viceversa, l’atto spirituale esige una manifestazione, una traduzione esteriore. Inginocchiarsi davanti a Dio non è qualcosa di “poco moderno”; al contrario corrisponde alla verità del nostro stesso essere. «Chi impara a credere, impara anche ad inginocchiarsi, ed una fede e una liturgia che non conoscesse più l’inginocchiarsi sarebbe malata in un punto centrale. Dove questo gesto è andato perduto, dobbiamo impararlo di nuovo, per rimanere con la nostra preghiera nella comunione degli Apostoli e dei martiri, nella comunione di tutto il cosmo, nell’unità con Gesù Cristo stesso» (J. Ratzinger, Teologia della liturgia [Opera omnia 11], LEV, Città del Vaticano 2010, p. 183)".

**La liturgia, opera della Trinità/1: Dio Padre
"...Se benedire vuol dire adorare, la benedizione o adorazione nella Scrittura è documentata dalla prostrazione e dal piegare fisicamente le ginocchia e metafisicamente il cuore. Solo il diavolo non si inginocchia, perché – dicono i Padri del deserto – non ha le ginocchia. Così san Paolo vede dinanzi a Gesù la consonanza tra storia sacra e il cosmo: ogni ginocchio si pieghi in cielo, in terra e sottoterra. Conseguenza concreta: il gesto dell’inginocchiarsi deve tornare ad essere primario nel rito della Messa, nell’andamento, ispirazione e sapore del canto sacro, nella suppellettile sacra: una chiesa senza inginocchiatoi non è una chiesa cattolica..."

giuseppe ha detto...

Della mia esperienza nel cammino, alla fine, la cosa che più mi ricordo è stata l'impressione, che il cammino fosse soltanto un bel teatrino. Ma io in quel teatrino mi sentivo molto a disagio.Tanto non ne potevo più, che mi dimisi da responsabile.
Un'ombra si distendeva man mano, su tutte quelle immagini sfolgoranti dell'nizio: i catechisti che venivano a catechizzare, percorrendo decine e decine di chilometri, con la neve, imbacuccati e raffreddati; i copertoni delle auto, bucati da un vicinato, forse insofferente al frastuono delle celebrazioni; la meraviglia degli assegni in bianco nelle convivenze regionali; gente che dava la propria vita per quella esperienza.

Quella sensazione che mi accompagnava sempre, come è stato riportato da Pax e Michela, di sentirmi ispirato da Dio per intraprendere iniziative speciali, non era più sufficiente a farmi credere nel cammino.
A quelle, altre immagini si sovrapponevano, altre che hanno cominciato a farmi sospettare fosse tutta una pagliacciata. Mi colpì molto che uno dei più vecchi catechisti, un ex comunista, un tipo molto combattivo,facesse due lavori, bidello e un'altro forse in nero, e per giunta con la moglie impiegata; un'altro, che a chi non poteva venire in convivenza per motivi di lavoro, suggeriva di buttarsi ammalato; la mia catechista, che dopo uno screzio con una sorella di comunità ci confidò, che "non faceva parte più del suo giro" e pensavo a tutte le sue belle parole sull'amore al nemico; il catechista,che avendoci prestato dei soldi, per saldare la convivenza, esigette la restituzione al più presto; quell'altro, che mi capitò di incontrare nella sala di attesa di uno studio medico, che non se ne stava buono buono ad aspettare come tutti gli altri, ma smaniava e chissà, che voleva fare.
Tanti, tanti piccoli fatti, che facevano a pugni con quel cristianesimo rampante, che il cammino propugnava.

Anche se non posso generalizzare, l'impressione netta che ebbi, era di una ipocrisia insopportabile. Tanto che dicevo tra me e me: «Questi, che l'abbelliscono così tanto... almeno nella Chiesa, anche se facciamo gli stessi peccati,non c'è tutta questa prosopopea».

Valentina Giusti ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Giuseppe ha detto...

Continua
Quando ero abbacinato il parroco, mi rimetteva sempre coi piedi per terra e mi diceva:« Giuseppe non farti incantare, sapessi cosa sento nelle confessioni!».
Come potevo perciò assistere passivamente, senza che il sangue mi ribolisse, a quel continuo redarguire, a quella retorica impudente nei confronti di persone, che stimavo oramai tutto sommato, più dei tanti catechisti, che si erigevano a giudici inflessibili?
Nel cammino, non vedevo più nè amore nè pietà, ma gesti esteriori, che la imitavano. Mi venivano in mente le parole di Paolo, che di taluni falsi dottori dice, essi si presentano "con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore", e le scoprivo perfettamente aderenti allo stile del cammino. Mi sentivo lacerato distrutto e ricordavo in perfetta dissonanza col cammino, le consolanti parole di Gesù,"venite a me voi che siete affaticati ed oppressi ed io vi ristorerò". Qui, ma quale ristoro, quale conforto? (sic!) Il cammino mi appariva sempre più un luogo di sofferenza gratuita, altro che gratis, qualcosa comunque di estraneo al vangelo, che mi era stato insegnato dalla Chiesa.
Tral'altro avendo fatto parte di un gruppo ecclesiale, che studiava le sette, declinate poi, più rispettosamente in movimenti religiosi alternativi, quello che da sempre avevo sospettato, era ormai diventata, quasi una certezza. Dico quasi, perché purtroppo facendo parte della Chiesa, rimaneva sempre un certo margine di dubbio.

Immagino, in tanti nel cammino, ma anche preti come mi è capitato, diranno, che è una cosa soggettiva, che tante persone invece, vivono questa esperienza serenamente. Anche il mio parroco, che non era neocatecumenale, mi diceva la stessa cosa e infatti non accolse mai, il mio suggerimento di chiudere il cammino. Poi pace all'anima sua morì e il suo successore, ne prese le distanze, lasciando peraltro al supercatechista di zona, che anch'io conosco,la decisione di smantellare tutto e sparpagliando i fratelli rimasti, in altre parrocchie neocatecumenalizzate.
Tutt'ora con questo parroco, ho un bel rapporto e ci scambiamo le notizie sul cammino. Mi raccontò per l'appunto, cosa succedette,con il tale supercatechista, uno che quando viene nelle parrocchie tutti tremano e svengono, non si sa per l'emozione di cotanto onore o per il timore delle sue proverbiali sfuriate. Questi in sostanza, sperava che il nuovo parroco rilanciasse il cammino e cominciò a dettare talune disposizioni. Ma il parroco non si lasciò intimorire, con sua grandissima sorpresa, abituato com'era a vedere tutti scattare ai suoi ordini. Lo raggelò rispondendogli, che egli non avrebbe fatto niente di tutto quello gli aveva detto, e che se il cammino doveva continuare, non ammetteva ingerenze da parte di nessuno. Sia ringraziato il Signore!

Pinzi ha detto...

http://www.vatican.va/news_services/liturgy/details/ns_lit_doc_20091117_comunione_it.html

Qui ci sono i dettagli dello stare in ginocchio, si tratta di lunga tradizione, non di disposizione liturgica, come p.e. la comunione sulle mani, perchè si riteneva che le mani fossero impure, personalmente è molto più impura la mia lingua :) (e, putroppo, il mio cuore) che non le mie mani, e, credo che, liturgicamnte, sia più importante che in un'assemblea liturgica tutti facciano lo stesso segno (in piedi o in ginocchio), la comunione, anche nel segno esteriore, è più importante del gesto.

sandavi ha detto...

"Credo che in ogni caso davanti all'arrivo di persone importanti ti metteresti in piedi! e di fornte alla persona più importante di tutte invece vorresti metterti in un'altra posizione? mah! fate pace col cervello."

Non capisco se siete più scemi o più ignoranti.

Dovresti prendertela con San Paolo Apostolo (Lettera ai Filippesi):

Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.

Pensa tu che persino le anime del Purgatorio si inginocchiano davanti al Cristo Re dell'Universo, ma non i neocatecumenali.

Oppure prenditela con San Giovanni:

Apocalisse 4,10 - "i ventiquattro anziani si prostrano davanti a Colui che siede sul trono e adorano Colui che vive nei secoli dei secoli."

Apocalisse 11,16-17 - "Allora i ventiquattro anziani, seduti sui loro seggi al cospetto di Dio, si prostrarono faccia a terra e adorarono Dio dicendo: Noi ti rendiamo grazie, Signore Dio onnipotente, che sei e che eri..."

Apocalisse 19,4 - "Allora i ventiquattro anziani e i quattro esseri viventi si prostrarono e adorarono Dio, seduto sul trono, dicendo: Amen, alleluia."


E poi puoi prendertela anche con l'evangelista Matteo :
Ma egli rispose: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele». Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: «Signore, aiutami!»

o anche con Luca:
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo.

e anche Marco:
E la donna impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità.

Il gesto dell'adorazione è la genuflessione e noi dobbiamo adorare Dio, sopra ogni altra cosa. Insistendo con questa stupidaggine dei risorti in piedi non fate che adorare solo voi stessi e Kiko signore, nella vostra superbia.

Pinzi ha detto...

Sono tutti passi che parlano di penitenti o adoratori, non di gente che prende la comunione :)

E se cancellate i miei commenti, suonavetela e cantatevela da soli, se volete.

Basta chiedermi di non scrivere, ho l'impressione che qui passi solo quello che volete voi.
Siete sempre meno credibili e faziosi. Pensavo che si potesse discutere amichevolmente per amore alla Verità, ma mi sembra che voi riteniate che la Verità l'avete solo voi.... Giudicate i Neocatecumenali perchè siete come loro.

sandavi ha detto...

Pinzi, Pinzi, ma possibile che di tutto quello che è scritto tu non abbia nulla da dire sulla bellissima splendida immagine che è nella pagina da te linkata, nella quale Benedetto XVI dà la comunione a due bambini in ginocchio e in adorazione?

Quella è la liturgia cattolica, la vostra è solo una decorazione che nasconde sincretismo e gnosticismo.

sandavi ha detto...

p.s. Penitenti sarebbero i Ventiquattro Vegliardi dell'Apocalisse? Ma hai fumato hashish?
E il lebbroso che si inginocchia per ringraziarlo? Comunque complimenti a te, che sei così santo e così puro che non necessitando di pentimento davanti a Dio non hai necessità di prostrarti ad adorarLo realmente presente nel Santissimo Sacramento, che non hai la gratitudine del lebbroso che guarito si mette in ginocchio pieno di felicità.

Mi sa che ti sei perso qualcosa.

sandavi ha detto...

p.p.s. Nei Vangeli a parte l'Ultima Cena quando è che dovrebbe essere scritto che "si prende la comunione"?
Nell'Apocalisse, quand'è che si dovrebbe descrivere il momento della comunione? (che cesserà di esistere perché avremo la comunione perfetta con Lui ogni istante). Tu deliri.

sandavi ha detto...

p.p.p.s.
E naturalmente a dimostrazione della tua solenne arroganza, sempre dalla pagina da te linkata:

«la pratica di inginocchiarsi per la santa Comunione ha a suo favore secoli di tradizione ed è un segno di adorazione particolarmente espressivo, del tutto appropriato alla luce della vera, reale e sostanziale presenza di Nostro Signore Gesù Cristo sotto le specie consacrate»

Benedetto XVI, teologo (ma secondo a Kiko)

«Dando all’Eucaristia tutto il rilievo che essa merita, e badando con ogni premura a non attenuarne alcuna dimensione o esigenza, ci dimostriamo veramente consapevoli della grandezza di questo dono. Ci invita a questo una tradizione ininterrotta, che fin dai primi secoli ha visto la comunità cristiana vigile nella custodia di questo “tesoro”. [...] Non c’è pericolo di esagerare nella cura di questo Mistero, perché “in questo Sacramento si riassume tutto il mistero della nostra salvezza”»

Giovanni Paolo II, teologo (ma terzo dopo Kiko)

E infine sempre dalla pagina da te linkata, sommo asino, sempre Benedetto XVI:

" inginocchiarsi in adorazione di fronte al Signore. Adorare il Dio di Gesù Cristo, fattosi pane spezzato per amore, è il rimedio più valido e radicale contro le idolatrie di ieri e di oggi. Inginocchiarsi davanti all'Eucaristia è professione di libertà: chi si inchina a Gesù non può e non deve prostrarsi davanti a nessun potere terreno, per quanto forte. Noi cristiani ci inginocchiamo solo davanti al Santissimo Sacramento, perché in esso sappiamo e crediamo essere presente l’unico vero Dio, che ha creato il mondo e lo ha tanto amato da dare il suo Figlio unigenito (cfr Gv 3,16). Ci prostriamo dinanzi a un Dio che per primo si è chinato verso l’uomo, come Buon Samaritano, per soccorrerlo e ridargli vita, e si è inginocchiato davanti a noi per lavare i nostri piedi sporchi. Adorare il Corpo di Cristo vuol dire credere che lì, in quel pezzo di pane, c’è realmente Cristo, che dà vero senso alla vita, all'immenso universo come alla più piccola creatura, all'intera storia umana come alla più breve esistenza. L’adorazione è preghiera che prolunga la celebrazione e la comunione eucaristica e in cui l’anima continua a nutrirsi: si nutre di amore, di verità, di pace; si nutre di speranza, perché Colui al quale ci prostriamo non ci giudica, non ci schiaccia, ma ci libera e ci trasforma."

NON SAPETE QUELLO CHE DITE!
Dio vi perdoni e la perdoni, caro Pinzi.

Giuseppe ha detto...

@ anonimo delle 11:30 "Gesù che arriva nell'Eucarestia mi fa risorto e i risorti stanno in piedi!!!"

Ehi fratello,tu ci dici di fare pace con il cervello, ma mi pare che il nostro ragionamento è chiaro e semplice. La Chiesa lascia liberi di ricevere il Signore sia in piedi che in ginocchio. Siete voi che invece dovreste fare pace con il cervello, perché anche se dici che "Gesù che arriva nell'Eucarestia mi fa risorto e i risorti stanno in piedi!!!!", voi, di fatto fate solo finta di riceverlo in piedi o solo in parte, se volete.

Di fatto poi vi sedete, aspettate, e al segnale tutti insieme lo ricevete "Realmente", ma da seduti! Quindi chi è che deve fare pace con il cervello, noi cattolici della domenica, che abbiamo un contegno lineare oltre che rispettoso o voi, che avete diviso l'Eucarestia come un film a tre tempi?

Inoltre se, nonostante l'evidente contorcimento della vostra Eucarestia, ti senti così sicuro delle nuove norme Kikiane,"Gesù che arriva nell'Eucarestia mi fa risorto e i risorti stanno in piedi!!!! chiedigli come mai prima, si riceveva direttamente seduti? Allora forse non eravamo risorti?

Non credere alle favole di Kiko fratello.Te ne potrei raccontare di cose, perché mi sembra che tu sia nuovo del cammino.Per esempio 25 anni fa ci dicevano, che le braccia conserte non si addicevano neanche per l'ascolto,figurarsi per ricevere l'Eucarestia. Ora invece Kiko non soltanto in piedi, ma anche a braccia conserte riceve la comunione!

Se sei sincero non puoi non interrogarti su queste giravolte. Ma tu forse queste cose le sai e ormai sei disposto a digerire tutto, pur di fare la volonta del tuo dio Kiko.
Mi piacerebbe avere una tua risposta. Ciao.

Valentina Giusti ha detto...

Perché Pinzi, che ci legge sempre, non è intervenuto nel thred dedicato a Benedetto XVI Una fede e una liturgia che non conoscono l'atto dell'inginocchiarsi sono malate in un punto centrale?

Giuseppe ha detto...

"Giudicate i Neocatecumenali perchè siete come loro"
Quindi tu non sei un neocatecumenale. Hai detto: "credo che, liturgicamnte, sia più importante che in un'assemblea liturgica tutti facciano lo stesso segno (in piedi o in ginocchio)". Dunque, Pinzi non assolutizza l'Eucarestia in piedi, come fa il cammino, a detrimento di quella in ginocchio. Perché questa polemica? Mi sembra di capire che quando dice: "Sono tutti passi che parlano di penitenti o adoratori, non di gente che prende la comunione", non voglia negare si possa prendere anche in ginocchio, è solo una questione scrituristica. Cioè mi sembra voglia dire, che giusto o no, mentre solitamente è al penitente o a chi è nell'atto di adorare, che si chiede di inginocchiarsi, a chi prende la comunione si dà facoltà di scegliere tra il rimanere in piedi oppure inginocchiarsi, che poi è quello che si fa in chiesa. Non vedo dove sta la materia dello scontro.Forse mi sta sfuggendo qualcosa?

Pinzi ha detto...

Grazie Giuseppe, vedo che in questo Blog c'è qualcuno che legge e non giudica per partito preso.

Valentina Giusti, ho letto quel thread, e non mi cambia una virgola, io non ho scritto che "non" bisogna inginocchiarsi, ho scritto che ci sono le due possibilità, se io celebrassi in una Chiesa in cui tutti stanno in piedi alla consacrazione, starei in piedi anch'io, se tutti si inginocchiassero lo farei anch'io.
Ritengo più importante la Kòinonia che il gesto singolo, anche se (se posso pensare liberamente) ritengo che teologicamente e liturgicamente sia più attinente lo stare in piedi da risorti.
La Chiesa Cattolica Romana, comunque, prevede tutt'e due le cose, davvero non capisco la polemica con i NC su questa cosa.

Donna Carson ha detto...

La polemica, Pinzi, è che nel cammino non si dà nessuna possibilità di scelta, e non ci si inginocchia neanche durante la Consacrazione, come la Tradizione suggerisce di fare. La polemica è che nelle parrocchie fortemente neocatecumenalizzate gli inginocchiatoi spariscono del tutto in Chiesa, così da togliere la possibilità di scelta anche al fedele non camminante.
La polemica, infine, è che il camminante Nc l'Eucarestia la consuma non in ginocchio e neanche in piedi, ma seduto, cosa non prevista in nessun caso, con buona pace della Koinonia per te tanto importante. La polemica è che queste "innovazioni" insieme alle esternazioni sul Tabernacolo, l'invenzione del tabernacolo a due piazze, il disprezzo per l'Adorazione Ecauristica e altre cose del genere fanno avvicinare il neocatecumenalesimo al Protestantesimo molto più che al Cattolicesimo, sostanzialmente truffando tanti fedeli in buona fede che hanno l'unica colpa di conoscere poco l'uno e l'altro. Ti sembra abbastanza per polemizzare?

Giuseppe ha detto...

Grazie per il tuo grazie Pinzi.
Io non capivo la polemica con te, ma la polemica con i NC ha senso, perché come ho scritto, "Pinzi non assolutizza l'Eucarestia in piedi, COME FA IL CAMMINO, A DETRIMENTO DI QUELLA IN GINOCCHIO"!!!"
Che tu ritenga, teologicamente e liturgicamente sia più attinente lo stare in piedi da risorti, obbiettivamente mi sembra un pò ardito, non si possono far passare per errate 2000anni di teologia e liturgia, per non parlare dei documenti attuali. Rispetto comunque la tua opinione, visto che non è stata falsata dall'appartenenza al cammino, che tutto distorce presuntuosamente.

Lino ha detto...

@ Pinzi ha detto: "ritengo che teologicamente e liturgicamente sia più attinente lo stare in piedi da risorti"

Questa è una tipica frase gergale di un NC, Pinzi, forse da qui la polemica. Frase tipica sbagliata, secondo il punto di vista che hai espresso, perché nel catechismo attuale del Cammino - forse non lo conosci, non è stato diffuso in allegato ad Avvenire - sta scritto che "l'adorazione e la contemplazione sono specifiche della Pasqua, dell'Eucarestia, ma soprattutto dentro la celebrazione, non come cose staccate...". Leggi, per favore:
http://i.imgur.com/zw6VqUi.jpg
Allora, per i neocatecumenali, ci sarebbe l'obbligo di adorare, quindi di inginocchiarsi, secondo il tuo commento che parla di adoratori. E se non si inginocchiano quando prendono la Comunione, quando lo fanno? Ragiono male?

Sulla Kòinonia perdonami, ma se in maggioranza (come nella mia parrocchia) fanno il segno di scambiarsi la pace uscendo dai banchi, abbraciandosi e baciandosi accompagnati da una canzoncina allegra e martellante che sembra il Capodanno, io preferisco restare al mio posto fermo e dare la mano a quelli a me vicini, ammeso che non si siano recati sotto l'Altare ad abbracciare e baciare il parroco. Allora, essendo io in discomunione con i fratelli relativamente al segno della pace, ci aggiungo quello di inginocchiarmi.
Commento rivolto ai neocatecumenali, non a te naturalmente :-)

Lino ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Lino ha detto...

P.S.
Opportuna spiegazione per il neocatecumenale 16 gennaio 2017 11:30, doverosa in quanto in generale i neocat hanno difficoltà di comprensione testuale.

Tu, anonimo, sarai pure un risorto in piedi. Il tuo catechismo "approvato", però, dice che l'adorazione è specifica dell'Eucarestia. Sei un adoratore in piedi oppure seduto, tu? Trova un momento per inginocchiarti.

Giuseppe ha detto...

Bravo Lino, se "l'adorazione e la contemplazione sono specifiche della Pasqua, dell'Eucarestia, ma soprattutto dentro la celebrazione, non come cose staccate" e questo è scritto nel mamotreto emendato, il cammino dovrebbe munirsi di inginocchiatoi, perché almeno sull'adorazione penso non abbiano dubbi, che si fa in ginocchio. Lo faranno, sostituiranno le sedie con le panche? E se no, cosa si inventeranno stavolta, per "disubbidire" a loro stessi, oltre che alla Chiesa?

Valentina Giusti ha detto...

Pinzi, dici di aver letto il thread, ma papa Benedetto XVI ha proprio smentito ciò che tu sostieni, dicendo che, mentre alcuni sostengono di dover stare in piedi come dei risorti, "l’adorazione è uno di quegli atti fondamentali che riguardano l’uomo tutto intero. Per questo il piegare le ginocchia alla presenza del Dio vivo è irrinunciabile".
Se è irrinunciabile, non è uno di quegli atti da compiere o meno (come le mani aperte durante il Padre Nostro) per attuare una koinonia tra fedeli.
Poi, si può dire che al teologo Ratzinger si preferisce il teologo Kiko, ma oltre alla solita manfrina della posizione dei risorti non si va.
Oltre al fatto che il teologo Kiko decide che i risorti poi, nel momento in cui si comunicano, devono stare seduti. E qui la cosa diventa ancora più strana.

Lino ha detto...

@ Giuseppe
A me pare evidente che l'anonimo pasqualone 16 gennaio 2017 11:30 a questo punto dovrebbe riferirci se "la pace col cervello" la deve fare lui oppure chi ha redatto la catechesi sopra citata. Spero che abbia capito, anche se mi rimane qualche dubbio.

Pax ha detto...

Pax

Donna Carson ha detto...

nel cammino non si dà nessuna possibilità di scelta, e non ci si inginocchia neanche durante la Consacrazione, come la Tradizione suggerisce di fare. La polemica è che nelle parrocchie fortemente neocatecumenalizzate gli inginocchiatoi spariscono del tutto in Chiesa, così da togliere la possibilità di scelta anche al fedele non camminante.
........ il camminante Nc l'Eucarestia la consuma non in ginocchio e neanche in piedi, ma seduto, cosa non prevista in nessun caso, con buona pace della Koinonia per te tanto importante.

Grazie Donna Carson per la tua chiarezza.
Kiko non si accontenta con la sua predicazione di stravolgere la tradizione della Chiesa Cattolica, ma con la "nuova estetica" del cammino, appena può impossessarsi di una Parrocchia, stravolge le nostre Chiese rendendole irriconoscibili, funzionali solo al cammino e alle sue celebrazioni, dove non è prevista l'adorazione o il raccoglimento durante la Santa Messa.
Il Cammino era un itinerario con un inizio e una fine è la comunità doveva sciogliersi nella parrocchia......
Menzogna originaria.
Kiko se una Parrocchia gli fa spazio se la mangia, altro che sciogliersi le comunità!
Del resto non rimane nulla, le trasforma a sua immagine e somiglianza, come i fratelli delle comunità.

Pax

sandavi ha detto...

Il fatto è che il Pinzi "non neocatecumenale", oltre a usare un'espressione che sta solo nel ridicolo catechismo neocatecumenale non dà nessuna giustificazione teologica alla storia dei risorti che stanno in piedi, essendo chiaramente una invenzione di Kiko.
Che il pane nella consacrazione diventasse vera carne e sangue di Cristo lo sapevano i primissimi cristiani già nel 60 d.C. Come testimonia San Paolo. E che davanti al Cristo risorto ci si dovesse inginocchiare lo dice ancora san Paolo nel passo citato prima e il Risorto è appunto oggi per noi nel pane eucaristico, Vivo e Presente.
Non hai nessuna giustificazione per non cadere in ginocchio davanti a Dio, perché l'unico che non si inchina davanti a Lui è il diavolo. La brutta abitudine di non inginocchiarsi non è una opzione ma un indulto che da eccezione per casi particolari è diventata regola. Kiko poi si spinge anche oltre, come tutti gli eretici, comandando la comunione seduti, Cristo che passa a servire e tutte le altre cazzate inventate di sana pianta per adorare e gloriare se stesso invece di Dio.

sandavi ha detto...

P.s. Nelle adorazioni del cammino non mi pare proprio che si stia inginocchiati ma seduti.

Giuseppe ha detto...

A me questa presunzione di stare in piedi davanti a Cristo-per non parlare delle braccia concerte(sic!)- detto quasi con orgoglio, perché Cristo ci ha risorti e aggiungerei, perché alla fine il senso è questo, non abbiamo più paura della divinità e anzi siamo diventati suoi amici, quasi alla pari, mi inquieta veramente.

E'vero, Cristo ci ha insegnato ad avere un rapporto filiale col Padre e di amicizia col figlio, eppure non mi sento figlio di Dio e amico di Cristo, mai, come quanto sto in ginocchio. E le parole di papa Benedetto XVI, riportate da valentina alla quale dico grazie, mi spiegano il perché, di questa apparente contraddizione:"l’adorazione è uno di quegli atti fondamentali che riguardano L'UOMO TUTTO INTERO. Per questo il piegare le ginocchia alla presenza del Dio vivo è irrinunciabile".

Cioè,l'essere figlio o amico, non può farmi dimenticare, nonostante la condizione di risorto, la mia nullità e che anzi, per la santità alla quale sono chiamato, ancora di più devo prostrarmi di fronte a Dio. Questa, quasi una rivendicazione, di appellarci a un nuovo status, mi sembra proprio una bestemmia, una follia.

sandavi ha detto...

Giuseppe la cecità del Pinzi, come di tutti (o quasi) i neocat è evidente.
L'Apocalisse ci spiega che proprio quei "risorti" di cui parla a sproposito il Pinzi citando Kiko nella beatitudine celeste, in piena comunione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, si prostrano ai Suoi piedi per adorarLo. I gloriosi martiri ugualmente si inchinano a Lui, e non fanno altro che magnificarne la gloria.
Il Pinzi qualifica questo "atteggiamento da penitenti", alla faccia di innumerevoli santi e religiosi che hanno dedicato la loro intera vita ad adorare e contemplare il Signore realmente presente nel Santissimo Sacramento.

Del resto il Pinzi crede a Kiko, il quale recentissimamente ha pronunciato la solenne eresia contro l'Eucaristia, sostenendo che la presenza di Cristo nei poveri è più forte di quella che è nell'Eucaristia.
Il Pinzi crede a Kiko, il quale da decenni afferma che l'Eucarestia "non è un assoluto" e che il pane serve a simboleggiare la schiavitù.