domenica 15 gennaio 2017

Non peccare più? Macché! per un presbikiko l'importante è che "quanno cadi te rialzi"...

«Dato che in questo post si parla dell'inginocchiarsi davanti a Dio, permettetemi di descrivervi,visto che siamo in tema, il metodo di amministrazione del Sacramento della Riconciliazione ad opera di un sacerdote, pardon, presbitero neocatecumenale con cui ho avuto il (dis)piacere di confessarmi domenica scorsa.

Arrivo, entro nel Confessionale e mi inginocchio come da prassi, mi attendevo un saluto del tipo: "Sia lodato Gesù Cristo" oppure un'altra frase simile, o ancor meglio, un Segno di Croce seguito da una delle formule che propone il Rito della Penitenza, nella sezione in cui si parla del rito per la riconciliazione dei singoli penitenti. Nulla di tutto questo: il presbitero esordisce dicendo un freddo ed informale: "Dimmi".
"Dimmi" è un gran bel modo per accogliere i penitenti, non v'è dubbio......

Confesso i miei peccati, e l'unico consiglio che il presbitero mi dà è il seguente: "L'importante è che te rendi conto che, quanno cadi, ti rialzi".

Ora, non dico che volevo una direzione spirituale, ma un consiglio del genere, se permettete, me lo poteva dare qualunque persona, non era necessario un confessore - colui che, di fatto, dovrebbe aiutarti ad emendarti, in modo da non ricadere nel peccato.

Invece, con una tale frase fatta, se permettete, si banalizza il sacramento stesso, come a dire: va beh, hai sbagliato, rialzati e cammina, vai avanti.

Ok, rialziamoci e camminiamo, ma con l'aiuto e la misericordia di Dio, non solo con noi stessi. È questo quello che occorre, non solo il rialzarsi!!

La confessione termina così: "Ho capito. Je dirai un Ave Mmaria a la Madonna, Iddio te conceda il perdono de tutti li peccati".

Non un atto di dolore o di contrizione, non una formula di assoluzione sacramentale, nulla di nulla. Solo la frase che vi ho scritto sopra, in dialetto romano, ovviamente.

Gran bel modo di amministrare la Misericordia di Dio... da rimanere senza parole, credetemi......

Vorrei sapere cosa ne pensate? E vi sono capitati presbiteri di questo tipo nello svolgimento del sacramento in questione?»
(da Wolf)

Nota nostra:
Perché il sacramento della Riconciliazione (o Penitenza) sia valido è necessario che un ministro ordinato al sacerdozio, in presenza di un peccatore contrito e intenzionato a non peccare più, dopo l'accusa dei peccati pronunci la forma del Sacramento, che in questo caso è "io ti assolvo dai tuoi peccati nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito  Santo". Naturalmente il ministro deve avere l'intenzione di fare ciò che la Chiesa fa (e qui coi neokiki non è che siamo sicurissimi...)
Si badi bene al modo in cui la frase è stata formulata e che comincia con "IO ti assolvo". Nel caso presentato da Wolf, il ministro neokiko ha detto invece "Iddio ti perdoni". Fra queste due forme c'è una distanza abissale: nel primo caso, sacramento cattolico, il ministro (ovvero il Sacerdote) nella persona di Cristo-capo (in persona Christi), assolve il penitente. E' chiaro che l'assoluzione viene da Dio, che solo può rimettere la colpa, tuttavia il Sacerdote cattolico quando pronuncia la forma del Sacramento non è più "se stesso" ma è Cristo in persona, che si serve del Sacerdote per effondere la Sua grazia. Il Sacerdote è chiamato in prima persona, realmente, come se fosse Gesù.
Nella versione kika invece, il presbitero kikiano sembra chiamarsi fuori dal sacramento, come se non fosse suo compito amministrarlo. Dicendo "Iddio ti perdoni" egli dimostra un'ignoranza crassa circa l'importanza dei riti della Chiesa, che, a meno di validissime giustificazioni, vanno rispettati ovunque, da chiunque e in in qualsiasi tempo.
Viene il dubbio che il presbikiko non creda realmente al proprio ruolo o che non ha intenzione di fare quello che la Chiesa fa, assuefatto com'è alle elucubrazioni di Kiko, rendendo così nulli tutti i sacramenti che amministra...


Nota supplementare a firma l'apostata:

Sull'argomento non è che sia tanto semplice discriminare: tutti i bravi confessori non neocat da una parte e tutti i cattivi confessori neocat dall'altra.

Parlo di quel che ho visto io negli anni.

In linea generale, il problema dei "presbiteri" usciti dai Redemptoris Mater è l'avere la testa imbottita della solfa kikiana: il demonio, le disgrazie, il demonio, gli idoli, il demonio, odia i tuoi genitori, il demonio, il nemico è il coniuge, il demonio.

A questo va aggiunto il fatto che le vocazioni RM non è che siano proprio tutte vere vocazioni al sacerdozio.

Capita lo stesso nei matrimoni forzati dai kikatekisti.

Il problema nella confessione c'è, e abbastanza spesso, inutile negarlo.

Rammento una persona in lacrime dopo che il presbitero neocat le aveva urlato di "essere il demonio".

E un'altra che si sentì dire che se non fosse entrata in Cammino si sarebbe dannata.

È un vizio di fondo, dovuto all'obbedienza prona a Sankiko. Il vero vulnus alla Chiesa è stato causato dal permettere l'apertura dei Redemptoris Mater, che ha portato alla formazione di un clero controllato da un laico, poco disposto a obbedire al vescovo e formato spesso male.

Però non è giusto generalizzare. Ci sono anche sacerdoti usciti dai RM che la vocazione ce l'hanno, e obbediscono alla Chiesa prima o poi.

Uno per tutti: don Rosini. Nelle sue catechesi ha sempre ribadito l'obbedienza a Chiesa e vescovo, e messo alle strette da Sankiko ha scelto la Chiesa.

I normali preti diocesani non hanno la testa piena delle kikate dei RM, e non è poco. La loro formazione ha in generale un livello standardizzato, ovunque studino.
Tuttavia dipende da ciascuno di loro se essere un buon sacerdote che ha cura del suo gregge oppure vivere il proprio ministero evitando tutto quel che è fonte di fastidi e fatica.
Ho visto e sentito di tutto, nel bene e nel male.

In fondo, come sempre, è la libertà delle persone che determina quel che si è o si diventa o come si agisce. La vita è tutta una scelta, checché ne dica Sankiko con il suo "l'uomo non può non fare il male".

59 commenti:

by Tripudio ha detto...

Come già ricordato da Sandavi, la celebrazione del sacramento della penitenza può avvenire in modo anche alquanto articolato (c'è un intero libro liturgico), prevedendo per esempio anche la lettura della Parola di Dio. La maggior parte di gesti e formule sono però facoltativi, utili solo in casi particolarissimi, ed è dunque normale che i sacerdoti si limitino all'essenziale.

Purtroppo fra questi ci sono i faciloni e - come il presbitero kikiano in cui si è imbattuto Wolf - quelli che di fatto non credono nel sacramento e perciò lo riducono frettolosamente ad una rapida messinscena di psicologia spicciola, trattandolo con fastidio solo come un dovere da compiere solo per evitare rimproveri dal vescovo o dai confratelli.

Non c'è da meravigliarsi che i "presbiteri" del Cammino siano faciloni. Come nel caso descritto da Wolf, si comportano come se l'uomo non potesse non peccare (credono infatti nel sacro dogma kikiano anziché nella fede cattolica).

fab ha detto...

Un osservazione di carattere generale: cap 28 Deuteronomio (Dio è misericordia?), Salmo 82 (un solo Dio?)

Valentina Giusti ha detto...

"Iddio ti conceda il perdono di tutti i peccati" mi pare perfettamente protestante, detto da un sacerdote al momento dell'assoluzione.
In realtà, il penitente, pur avendo fatto un perfetto esame di coscienza ed essendo pentito dei peccati e risoluto a non compierne più, se ne esce dal confessionale come ne era entrato, senza aver sentito la frase "Io ti assolvo dei tuoi peccati in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" e soprattutto senza aver udito le parole "Dio ti ha perdonato, vai in pace".
"iddio ti perdoni" lascia alla tua coscienza il compito di sentirsi o meno perdonata da Dio, perché la confessione non è più un sacramento e il sacerdote non ha più alcun scopo specifico, se non quello di assicurarti il perdono da parte della comunità dei fratelli.

Anonimo ha detto...

Ministro ordinato non è esatto : un diacono, pur essendo un ministro ordinato, non può amministrare il sacramento della confessione.
Giovanni

Anonimo ha detto...

Vedo che in questo blog le opinioni discordanti non sono pubblicate.
Questo conferma i miei dubbi.
Don Paolo

Wolf ha detto...

Innanzi tutto grazie per aver pubblicato il mio post,che avevo scritto nella precedente discussione come commento.

E'un bene confrontarsi anche su quest'argomento,del come i presbiteri kikiani intendano e celebrino il sacramento del Perdono.

Vi posso dire che,dopo di me,sono entrate altre persone a confessarsi,ebbene,siccome io mi trovavo nelle ultime panche della chiesa,nei pressi del Confessionale,dopo aver soddisfatto la penitenza che il presbikiko mi aveva assegnato ("Un'Ave Mmaria a la Madonna",per utilizzare le sue stesse parole)nell'attesa che incominciasse la S.Messa,ho avuto modo di notare il tempo brevissimo (e vi assicuro che, quando dico brevissimo,non esagero a dire che,ciascuna confessione,sia durata dai 15 ai 30 secondi al massimo)che intercorreva tra una confessione e l'altra......

Mica mi stupirei se,il presbikiko in questione,si fosse limitato a dire,ai successivi penitenti,una frase del tipo: "Recitame 'na formula de confessione generale...."(quale ad esempio può essere il Confiteor)per poi congedarli dicendo: "Iddio te conceda il perdono de li peccati"oppure "de tutti li peccati"a seconda di come gli risultava più comodo proferire la frase.......

Del resto,sappiamo bene che fare le cose in fretta e furia è tipico dei presbiteri kikiani,quindi non credo ci sia da stupirsi se davvero le cose fossero così...

by Tripudio ha detto...

Incredibile: Don Paolo, esperto di opinioni di blog, dubita! Poffarbacco se dubita!

Inoltre i suoi dubbi (quali?) sono confermati (da che?): le opinioni (quali?) discordanti (da cosa?) non vengono pubblicate (da chi? dove? perché? quando?). Per questo blog è proprio la fine più ingloriosa.

by Tripudio ha detto...

Al caro fratello troll che si firma "Don Paolo" manca proprio l'ABC più elementare (da asilo infantile, direi) del sapersi rapportare agli altri. Entrare a gamba tesa, magari negando l'evidenza (tipo: "da me non succede!", cioè "se è successo a chiunque altro allora non è vero") e sciorinando i soliti luoghi comuni (tipo: "siamo approvati!", cioè "abbiamo il certificato automatico di santità"), o addirittura insultando il prossimo, è forse materiale utile alla pubblicazione nello spazio commenti di un blog?

l'apostata ha detto...

Sull'argomento non è che sia tanto semplice discriminare: tutti i bravi confessori non neocat da una parte e tutti i cattivi confessori neocat dall'altra.

Parlo di quel che ho visto io negli anni.

In linea generale, il problema dei "presbiteri" usciti dai Redemptoris Mater è l'avere la testa imbottita della solfa kikiana: il demonio, le disgrazie, il demonio, gli idoli, il demonio, odia i tuoi genitori, il demonio, il nemico è il coniuge, il demonio.

A questo va aggiunto il fatto che le vocazioni RM non è che siano proprio tutte vere vocazioni al sacerdozio.

Capita lo stesso nei matrimoni forzati dai kikatekisti.

Il problema nella confessione c'è, e abbastanza spesso, inutile negarlo.

Rammento una persona in lacrime dopo che il presbitero neocat le aveva urlato di "essere il demonio".

E un'altra che si sentì dire che se non fosse entrata in Cammino si sarebbe dannata.

E' un vizio di fondo, dovuto all'obbedienza prona a Sankiko. Il vero vulnus alla Chiesa è stato causato dal permettere l'apertura dei Redemptoris Mater, che ha portato alla formazione di un clero controllato da un laico, poco disposto a obbedire al vescovo e formato spesso male.

Però non è giusto generalizzare. Ci sono anche sacerdoti usciti dai RM che la vocazione ce l'hanno, e obbediscono alla Chiesa prima o poi.

Uno per tutti: don Rosini. Nelle sue catechesi ha sempre ribadito l'obbedienza a Chiesa e vescovo, e messo alle strette da Sankiko ha scelto la Chiesa.

I normali preti diocesani non hanno la testa piena delle kikate dei RM, e non è poco. La loro formazione ha in generale un livello standardizzato, ovunque studino.
Tuttavia dipende da ciascuno di loro se essere un buon sacerdote che ha cura del suo gregge oppure vivere il proprio ministero evitando tutto quel che è fonte di fastidi e fatica.
Ho visto e sentito di tutto, nel bene e nel male.

In fondo, come sempre, è la libertà delle persone che determina quel che si è o si diventa o come si agisce. La vita è tutta una scelta, checché ne dica Sankiko con il suo "l'uomo non può non fare il male".

Anonimo ha detto...

@ Don Paolo

Ci può dimostrare, per favore, che lei non è il solito troll?
Ci può dare ragione della speranza e della fede che è in lei?
Le ricordo che la Sacra Scrittura dice: "adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché nel momento stesso in cui si parla male di voi rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo. " (1Pt 3,15-16)

Per iniziare potrebbe gentilmente rispondere a queste due semplici domande:
Lei, Don Paolo, è un Presbitero di quale Diocesi? E in quale Parrocchia esattamente opera il suo ministero?
Rimaniamo in attesa di avere presto sue notizie, altrimenti sarà considerato soltanto uno dei tanti inutili troll.

Annalisa



Pax ha detto...

Pax
l'apostata ha detto....
E' un vizio di fondo, dovuto all'obbedienza prona a Sankiko. Il vero vulnus alla Chiesa è stato causato dal permettere l'apertura dei Redemptoris Mater, che ha portato alla formazione di un clero controllato da un laico, poco disposto a obbedire al vescovo e formato spesso male.

Però non è giusto generalizzare. Ci sono anche sacerdoti usciti dai RM che la vocazione ce l'hanno, e obbediscono alla Chiesa prima o poi.

Uno per tutti: don Rosini. Nelle sue catechesi ha sempre ribadito l'obbedienza a Chiesa e vescovo, e messo alle strette da Sankiko ha scelto la Chiesa.

Sottolineo questo ma tutto il tuo commento è da rileggere almeno due volte,
grazie, come sempre, caro apostata.

Mi trovo in tuttel le tue riflessioni.
Questo è un punto cruciale, quando entri nel cammino ti si ripete sempre
"Amore alla Chiesa. Obbedienza alla Chiesa."
Ma chi prende sul serio queste affermazioni, prima o poi, si scontra con i propri catechisti che, formati alla "vera" scuola di Kiko, sanno molto bene che l'obbedienza alla Chiesa è solo una foglia di fico.
I presbiteri usciti dai R.M., quando si trovano incardinati in una diocesi dove il Vescovo non segue alla lettera il discernimento kikiano o degli itineranti sulla destinazione da assegnare ai nuovi ordinati per svolgere il loro ministero, vengono letteralmete lacerati dal
"Ma tu obbedisci a me o al Vescovo?" (ricordiamo che i seminari R.M. sono dichiaratamente DIOCESANI)
a volte condita dalla solita malizia della compianta Carmen:
"Dì la verità,hai parlato per conto tuo col Vescovo, tu sei d'accordo con lui?!"

Pax

Lino ha detto...

@ don Paolo
Egregio "don Paolo", quando venti anni fa decisi di pubblicare il mio primo libro, ambientato in un santuario mariano, ancor prima di portarlo all'editore volli sottoporlo al giudizio del rettore del santuario, un ingegnere di nome Lino chiamato dal SdD don Salvatore Vitale a progettare la struttura. Don Lino progettò sì il santuario ma non solo: si fece sacerdote, divenne il rettore e ora nel santuario riposa.
Nel libro c'era una imprecisione: don Lino - un finissimo esegeta che annovero tra i miei maestri - mi disse una frase che è diventata un mio codice di scrittura: "Si può omettere ma non mistificare".
Ora, "don Paolo", lei poteva omettere di inviare il commento ma l'ha fatto: vuol dimostrare perlomeno che non ha mistificato? Risponda ad Annalisa 16 gennaio 2017 09:06.

by Tripudio ha detto...

I neocatecumenali che intervengono su queste pagine si fanno riconoscere subito perché immediatamente giudicano: «da me non è mai successo!» (sottinteso: "dunque voialtri mentite").

Non si è mai visto un neocatekiko che abbia considerato anche soltanto come ipotesi la possibilità che il Cammino e i suoi scagnozzi compiano qualcosa di sbagliato.

In più di dieci anni di questo blog non si è mai visto un fratello del Cammino dire qualcosa del tipo: «se XYZ è vero, allora è sbagliato, specialmente se fatto all'interno del Cammino che vuole essere un itinerario di riscoperta del battesimo».

Moltissimi degli argomenti che usiamo per farci beffe del neocatecumenalismo derivano direttamente dal fatto che gli stessi fratelli in Kiko confondono di proposito la lurida spiritualità neocatecumenale con le persone che fanno il Cammino e ancor più con le persone che guidano il Cammino.

Per cui considerano un'offesa gravissima a sé stessi e a Dio, sia un libro che spiega pacatamente qualche rogna del Cammino, sia una pubblica manifestazione di cattolici che espongono cartelli «Gennarini go home».

È come seguissero ogni volta, alla lettera, una specie di manualino segreto delle frasi da adoperare quando qualcuno non loda il Cammino, per esempio:

- di fronte alla testimonianza che qualcuno del Cammino sbaglia, replicare: "da me non è mai successo!" (con opportune riserve mentali);

- di fronte a qualcuno che pubblicamente svela gli arcani del Cammino, continuare a sorridere in modo da poterlo accusare: "ti stai alterando?"

- di fronte alle critiche, fare affermazioni che nessuno può (né deve) verificare: "le nostre celebrazioni sono aperte a tutti!" (con opportune riserve mentali).

sandavi ha detto...

Per rimanere in argomento, spenderei due parole sulla penitenza, ovvero sulla riparazione del peccato.
E' vero che viviamo in tempi assurdi, di debolezza della fede e ignoranza delle cose di Dio. E' vero che il clero cattolico si è infiacchito, come un esercito stanco e perciò il diavolo ha gioco facile nel fare strage di anime.
E' vero che l'insegnamento della verità è stato sostituito da cose completamente mondane, come fervorini sulla pace e sull'accoglienza, sull'ecologia e sulla generica "unità" che sono solo concetti superficiali e umanissimi e non vanno al cuore del problema (il peccato dell'uomo).
Tuttavia trovo riprovevole che un pastore di anime (il sacerdote neokiko, in questo caso), non solo non voglia svolgere il suo ministero sacerdotale, liquidando l'assoluzione con fretta e svogliatezza (e Wolf avrebbe avuto tutto il diritto di sgridare quel prete fannullone... ci giochiamo l'anima!), ma che abbia ridotto la riparazione a una ridicola penitenza che non si assegna nemmeno a un bambino di 7 anni alla prima confessione. Assurdo. L'ha presa più seriamente mio figlio di anni 11.
Ma questi ci credono al Purgatorio? Mi sa di no.

Qualche settimana fa, mio figlio mi domandava appunto del Purgatorio e della sua natura, così ci siamo seduti a parlarne. Così gli ho detto che le anime che sono nel Purgatorio sono innanzitutto già salvate, quindi hanno la speranza di vedere Dio, e sanno che lo vedranno e questo è una delle cose che ne allevia le sofferenze. Tuttavia, poiché sono giunti alla vita ultraterrena con l'anima macchiata dalle colpe commesse in vita si ritrovano a soffrire il dolore delle fiamme (la pena del senso), e il dolore per non poter godere ancora della visione beatifica (la pena del danno). Al che lui, leggermente preoccupato mi ha chiesto "Ma papà, però loro soffrono poco, questo fuoco non può fare troppo male se sono già salvati". Io non ho potuto dirgli una bugia, perché non sarebbe stato giusto, così gli ho detto quello che so, che dicono i santi, cioè che le anime purganti soffrono da morire e che il fuoco che le brucia è dolorosissimo, più che ogni altro dolore che potremo mai provare. E che non possiamo augurarci di "finire al Purgatorio" come se fosse una specie di pareggio in una partita di pallone, perché significherebbe augurarsi una pena tremenda, perché le anime del Purgatorio vengono tormentate dal fuoco purificatore della giustizia di Dio.
La sua risposta è stata che mi credeva, ma che a sentirmi dire quelle cose "gli batteva il cuore".
Mi sono commosso molto.
E' vero, se ci penso, anche a me batte il cuore, per timore di Dio, della Sua Giustizia che è reale e perfetta e non dimentica e dà a ciascuno secondo il suo merito.

Questa mia testimonianza è per dire che se un prete è superficiale, noi non dobbiamo esserlo. Che se non ci dà nessuna penitenza, noi stessi dobbiamo mortificarci, e che se la penitenza è troppo lieve, è molto meglio aumentarla, in linea con il pensiero di tutti i santi di ogni secolo che consumavano loro stessi in ogni modo, con digiuni, preghiere, elemosina.
Commuove San Giovanni Maria Vianney, che sottoponeva se stesso ai digiuni più rigidi e passava le proprie notti in veglie di preghiera.
Sant'Agostino supplicava Dio di infliggergli ogni genere di pena corporale nella vita mortale, così da non subire la collera della giustizia divina dopo la vita.
Altro che Ave Mmmaria!
Vere e giuste le parole del Signore "a chi MOLTO E' STATO AFFIDATO sarà richiesto molto di più".

Michela ha detto...

Caro Wolf,
tutto sommato ti è andata anche bene.

Anno santo, passo la porta e il mio passato con tutti i suoi dubbi mi ritorna in mente.
Ci sono le confessioni e vedo un sacerdote neocat. Dico che assolutamente non voglio andare da lui e cedo il mio posto alla mia vicina stupita da queste affermazioni.
Vado da un altro che non riconosco immediatamente. Mentre parlo emerge ovviamente il male che mi è stato fatto. Mi dice che devo chiedere scusa e perdonare quella persona per averla giudicata. Lo guardo meglio e mi ricordo di lui: è neocat. Mi scendevano le lacrime e contemporaneamente mi veniva da ridere. Avevo evitato il pretino neocat per capitare con questo idiota. Non lo dico per offenderlo ma ho pensato che era veramente stupido, nel senso di poco intelligente e mentre mi chiedevo come avesse fatto a passare gli esami di teologia, lui mi rimprovera chiedendomi se credevo alla misericordia di Dio. Gli rispondo che è facile riempirsi la bocca di belle parole senza poi crederci veramente, e che è una cosa che ho fatto anche io tante volte. Probabilmente ho toccato un suo punto debole perchè non mi dice nulla. Poi mi invita alle catechesi, ma reagisco con energia e gli dico nooo! è proprio dal cammino che mi arriva questo terribile senso di colpa!
Taglia corto, assoluzione e via!

Anonimo ha detto...

Qui di seguito vi riporto la conclusione dell'Omelia di Papa Francesco durante la sua visita pastorale presso la Parrocchia "SANTA MARIA A SETTEVILLE" di Guidonia (Roma), in cui il Parroco è Don Luigi TEDOLDI (chiamato Don Gino). La Parrocchia è molto neocatecumenalizzata, e Don Luigi TEDOLDI è un Presbitero neocatecumenale (da quello che so dovrebbe essere un bravo Sacerdote).

"Soltanto io vorrei lasciarvi un messaggio. Questo lo capiamo tutti, quello che ho detto: testimoni peccatori. Ma, leggendo il Vangelo, io non trovo un [certo tipo di] peccato negli Apostoli. Alcuni violenti c’erano, che volevano incendiare un villaggio che non li aveva accolti... Avevano tanti peccati: traditori, codardi... Ma non ne trovo uno [particolare]: non erano chiacchieroni, non parlavano male degli altri, non parlavano male uno dell’altro. In questo erano bravi. Non si “spennavano”. Io penso alle nostre comunità: quante volte, questo peccato, di “togliersi la pelle l’uno all’altro”, di sparlare, di credersi superiore all’altro e parlare male di nascosto! Questo, nel Vangelo, loro non l’hanno fatto. Hanno fatto cose brutte, hanno tradito il Signore, ma questo no. Anche in una parrocchia, in una comunità dove si sa... questo ha truffato, questo ha fatto quella cosa..., ma poi si confessa, si converte... Siamo tutti peccatori. Ma una comunità dove ci sono le chiacchierone e i chiacchieroni, è una comunità che è incapace di dare testimonianza.
Io dirò soltanto questo: volete una parrocchia perfetta? Niente chiacchiere. Niente. Se tu hai qualcosa contro uno, vai a dirglielo in faccia, o dillo al parroco; ma non fra voi. Questo è il segno che lo Spirito Santo è in una parrocchia. Gli altri peccati, tutti li abbiamo. C’è una collezione di peccati: uno prende questo, uno prende quell’altro, ma tutti siamo peccatori. Ma quello che distrugge, come il tarlo, una comunità sono le chiacchiere, dietro le spalle.
Io vorrei che in questo giorno della mia visita questa comunità facesse il proposito di non chiacchierare. E quando ti viene voglia di dire una chiacchiera, morditi la lingua: si gonfierà, ma vi farà tanto bene, perché nel Vangelo questi testimoni di Gesù – peccatori: anche hanno tradito il Signore! – mai hanno chiacchierato uno dell’altro. E questo è bello. Una parrocchia dove non ci sono le chiacchiere è una parrocchia perfetta, è una parrocchia di peccatori, sì, ma di testimoni. E questa è la testimonianza che davano i primi cristiani: “Come si amano, come si amano!”. Amarsi almeno in questo. Incominciate con questo. Il Signore vi dia questo regalo, questa grazia: mai, mai sparlare uno dell’altro. Grazie."


Il Papa si rivolgeva a tutti, ma forse anche alle numerose "Comunità Neocatecumenali" della Parrocchia?
Ora però, come ha consigliato Papa Francesco, "mi mordo la lingua" e taccio.

Annalisa

sandavi ha detto...

Specifichiamo che parlare male non si applica alle distorsioni della verità cattolica.

Anonimo ha detto...

Riporto dalla pagina FB "100piazze" questo stralcio interessante
che se da un lato è un incoraggiamento a queste persone, dall'altro mette alcuni punti in chiaro... ma i fratelli NC l'avranno recepito? O sono in attesa della "esegesi" (leggasi: interpretazione ad uso e consumo NC) che verrà fatta circolare nelle comunità?

Domenica 15 gennaio 2017 - Visita di Papa Francesco alla Parrocchia Santa Maria a Setteville.

Brano finale dell'incontro con i collaboratori pastorali (Fonte: sito vaticano)

Noi siamo con mia moglie, una famiglia, una coppia senza figli, siamo in missione ad gentes in Austria, da sei anni. Sicuramente ci seguono anche i fratelli [di comunità]: siamo sei famiglie, italiane e spagnole, e il presbitero è stato itinerante a Tucumán, e La saluta. Vorremmo una parola da Lei… C’è anche una sorella che è in missione a Tolone, in Francia…

Santo Padre:

A Toulon… Andare in missione non è facile. Ci vuole coraggio, ma ci vuole la chiamata del Signore. Non è un problema di entusiasmo mio: “Mah, parliamo, andiamo in missione!...”. No, no, fermati! Che ti chiami il Signore ad andare in missione. E non è facile. Non è facile lasciare terra, casa, quel “vattene” che Dio ha detto a nostro padre Abramo: “incomincia a camminare”… Non è facile. Ma c’è la piccola missione di tutti i giorni: nel posto di lavoro, nel quartiere, nella scuola, con i bambini, con i ragazzi, una buona parola… C’è la piccola missione dove io lavoro, dove io vivo. E la grande missione è questa, a trovare nuovi orizzonti.
La Chiesa è cresciuta con le missioni! Dopo Pentecoste, la Chiesa, che era chiusa, è diventata una Chiesa in uscita, cioè esce, va in missione. E dopo la persecuzione, la prima persecuzione a Gerusalemme, tutti sono scappati, [se ne] sono andati e hanno fatto missione in tutto il mondo… E alcuni non tornarono mai a Gerusalemme... [omissis]... E la missione è un po’ questo: lascia, anche con la possibilità di non tornare. E’ un po’ brutto, questo. E’ brutto ma è bello. Ma ci vuole una chiamata. Io non posso dare a me stesso la missione. Hai capito?
Ecco. Continuate ad aiutare il parroco in questa modalità che tutti fanno tutto, e andiamo avanti, con la testimonianza. E grazie. Grazie.



Etneo

by Tripudio ha detto...

Infatti i neocat aspettano che la missione gliela diano Kiko e i cosiddetti "catechisti". A suon di sortilegi [link qui], ovvio.

Anonimo ha detto...

Sembra fantastica!!!
W il Papa!!

psyco ha detto...

....ecco un' altro furbacchione che senza leggere il papa grida viva il papa.....

Anonimo Cattolico non NC ha detto...

Non ho capito cos'hanno queste parole del Papa contro i NC... me lo spiegate?

by Tripudio ha detto...

Il solito trucchetto neocatekiko: adoperare il Papa come oggetto da scagliare addosso a chi non loda il Tripode Kiko-Carmen-Cammino, infischiandosene di ciò che ha detto e voluto far capire il Papa.

Tanto più che l'espressione secondo cui la missione non è qualcosa che si decide "da soli" è particolarmente graffiante per i kikos che si affannano a dire di essere stati inviati da Dio, quando in realtà erano stati Kiko col suo sorteggio e i cosiddetti "catechisti" con i loro disinteressatissimi "consigli"...

sandavi ha detto...

Queste parole non hanno nulla contro i neocatecumenali, ma il Papa è padre e come padre insegna ai cattolici. E a questa famiglia che dice di essere in missione, e che chiede una parola il Papa dice chiaro che la missione è importante, andare in altri paesi ed è difficile compiere questa missione (verissimo) ma è missione anche quella quotidiana, di ogni giorno, di noi che non siamo andati in missione per conto di Kiko in altro paese del mondo. Missione in famiglia (essere padri e madri), missione al lavoro (essere buoni servitori, docili e fare bene il proprio lavoro), missione nella propria parrocchia (dove viviamo) aiutando il proprio parroco.

Queste sono precisazioni e incoraggiamenti che sono staffilate a Kiko e ai suoi che hanno sempre disprezzato la vita di parrocchia in ogni modo, sputando veleno, e che disprezzano chi per esempio preferisce restare a casa a curare i figli e la famiglia invece che partire per la missione (o meglio sono esaltati e osannati questi ultimi, mentre non si spende una parola per chi nel silenzio compie la propria missione quotidiana). Capito? Il Papa come al solito dice il contrario di Kiko, ma i neocat non se ne accorgono, hanno il decoder che decifra le parole.

Anonimo ha detto...

Ciao a tutti, Emanuele Baiocco da Perugia, ex-neocatecumenale:
Volevo comunicarvi che ho rimosso tutti i video da you tube perché non avevano un gran senso. Amici e parenti che mi seguivano mi hanno comunicato di non aver capito un gran che dalle spiegazioni che ho fornito. Ho intenzione di rifare un unico video nel quale, in pochi minuti, spiegherò i rischi che si possano incontrare aderendo al CNC in modo che sia maggiormente comprensibile anche alle persone che non ne hanno mai avuto a che fare. Grazie dell'attenzione.

Emanuele Baiocco

Anonimo ha detto...

@Anonimo Cattolico
Non ho capito cos'hanno queste parole del Papa contro i NC... me lo spiegate?

Non è un qualcosa "contro". Non è che se il Papa dice qualcosa di diverso da quello che viene detto o fatto nel CN allora equivale ad andare "contro". Semmai è il CN ad andare "contro" gli insegnamenti, le istruzioni e le raccomandazioni del Papa e della Chiesa.

Ho premesso che ha incoraggiato questi fratelli che si trovano in missione,
ma allo stesso tempo ha ricordato che non è l'unico modo di fare missione.
(tante volte invece i catechisti disprezzano con sufficienza chi magari di cuore si impegna in attività quali caritas, volontariato, ecc ...)
E che la disponibilità alla missione non è frutto di entusiasmo del momento, ma viene da una chiamata di Dio che va vagliata e soppesata con attenzione dalla Chiesa (e non da un sacer...ops presbitero insieme a catechisti marito-moglie e seminarista...)

Etneo

Ruben ha detto...

Infatti, non esiste peggior sordo di chi non "vuol" sentire e peggior cieco di chi non "vuol" vedere.

La "miglior" chiave di lettura delle parole del Papa, ce la fornisci proprio tu, attraverso il tuo pseudonimo:

Anonimo Cattolico non NC.
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by Tripudio ha detto...

Un criterio per capire è il fatto che quelle parole del Papa si possono applicare indistintamente a tutti i cattolici. La missione non è opera umana, ma una chiamata di Dio: questo è vero per tutti.

Dunque il punto è che il Papa ha voluto dire quelle parole proprio ai kikos, come se fosse convinto che i kikos si fabbricassero autonomamente la "chiamata"... magari col cerimoniale scenografico delle "alzate" dopo la GMG, o con il caldo e disinteressato "consiglio" dei cosiddetti "catechisti", per cui - miracolo, miracolo! - marito e moglie si "alzano" per la missione contemporaneamente senza neppure essersi messi d'accordo.

Giuseppe ha detto...

Anonimo Anonimo Cattolico non NC ha detto...
Non ho capito cos'hanno queste parole del Papa contro i NC... me lo spiegate?

Adesso te lo spiego, io, visto che Tripudio si è stufato di andare dietro le vostre menate e lo capisco benissimo; non che non sia sufficiente quello che ha già detto, ma a quanto pare siccome siete tardi a capire, meglio andarci terra terra.

Il Papa dice "Non è un problema di entusiasmo", parlerà per tutti, ma come non scorgere in questa puntualizzazione un chiaro riferimento soprattutto al cammino? L'entusiasmo è una caratteristica su cui batte costantemente il cammino, per farti fare qualunque cosa, quasi una magia.
Anche al Papa dev'essere arrivato all'orecchio e si sarà chiesto con un certo fastidio, se questi sono consapevoli di quello che fanno. E infatti prosegue: "No, no, fermati! Che ti chiami il Signore ad andare in missione". Tradotto significa, non farti prendere dall'impulso del momento. Il cammino invece ti dice il contrario, l'impulso del momento viene descritto come il Kairos, il momento opportuno che bisogna afferrare senza tentennamenti e ragionamenti.

Kiko vuole fare sfoggio di chiamate alla missione ad gentes, per fare bella figura e la parole del Papa: "Ma c’è la piccola missione di tutti i giorni: nel posto di lavoro, nel quartiere, nella scuola,con i bambini, con i ragazzi, una buona parola… C’è la piccola missione dove io lavoro, dove io vivo". Gli saranno sembrate un pugno nell'occhio.

Poi rincara la dose "Ma ci vuole una chiamata. Io non posso dare a me stesso la missione. Hai capito?". Quell'"Hai capito" è il massimo della sua preoccupazione, per chì? Forse, per quelle coppie o giovani, che vengono da sempre dalle parrocchie tradizionali, persone che quindi scoprono la loro vocazione in un ambiente sobrio, e sotto la guida di un pastore attento e scrupoloso? Non ce ne sarebbe motivo.
Egli pensa con una certa pena a quelle chiamate fiume, che vediamo nelle assemblee neocatecumenali, intuisce che c'è qualcosa che non va e che non sono, certamente tutte, frutto dello Spirito Santo. Non potendo redarguire direttamente il cammino, più di questo il Papa cosa può fare?

Anonimo ha detto...

Per la mia esperienza, molto spesso i confessori NC sono piuttosto fissati con i peccati di natura sessuale, altri confessori sono molto più blandi su questo tipo di peccati.

Ruben ha detto...

Mettiamoci anche il fatto che questo Papa, rifugge dal proselitismo; per due volte lo ha pubblicamente esplicitato: per Lui, la missione è "l'esempio" di una nostra vita, cristianamente giusta e corretta, che possa essere soprattutto di aiuto e di stimolo verso il prossimo.
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Ruben ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Daniel Alexander Lifschitz ha detto...

Per Emanuele Baiocco:
Dal 28/01 fino a metà <febbraio sarò con mio nipote Davide a Rocca Priora. Lì ho un amico della tua età, che ha fatto testro con me nel Musical "Israel, dove vai?" nel 2005 e che ora si occupa professionalmente di video registrazioni. Se ti interessa, potremo fare insieme dei video umoristici, ma proprio per questo seri, sul CNC. Se ti interessa, scrivimi.
danielalexanderlifschitz@gmail.com

Ruben ha detto...

Sempre a proposito di "missione", anche nella nostra quotidianità

Ho un caro amico, che nella vita, fin dalla prima giovinezza, ha avuto una particolarità, magari chiamiamola anche carisma:

nell'arco della sua giornata, come metteva il naso fuori di casa, riceveva e riceve tuttora spesso, anche fino a dieci richieste di informazioni al giorno, sulla toponomastica ed altro della città.

All'inizio era un po' infastidito di ciò, poi ha capito che doveva mettere la sua conoscenza della città,, a chiunque ne avesse bisogno e sopratutto, farlo al meglio e volentieri.
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by Tripudio ha detto...

Che il sacramento della confessione sia in declino, lo diceva già il cardinal Ratzinger più di trent'anni fa, prendendo atto di una situazione facile da verificare.

Si è offuscato il senso del peccato, e qualche indizio lo si nota da:

- dal fatto che la volontà personale viene considerata sempre meno (si confondono i guai col peccato, si confondono i momenti tristi col peccato, si confonde la depressione col peccato...);

- dal fatto che i peccati vengono considerati gravi non per ciò che sono, ma per ciò che ne penserebbero gli altri (e in particolare ciò che ne penserebbero i partecipanti dei talk-show);

- dal fatto che i sacerdoti credono che la "pastorale" consista nel fare mille attività e generalmente tutte più importanti del confessare (tant'è che nelle parrocchie va di moda l'orario prestabilito per le confessioni, tipicamente nell'arco di un paio d'ore di un unico giorno della settimana), quando in realtà l'amministrare i sacramenti è un loro dovere primario.

Se a questo triste scenario aggiungiamo le fondamentali eresie neocatecumenali (secondo cui Dio è sostanzialmente cattivo perché ti «manda le disgrazie«, secondo cui l'uomo non può non peccare, ecc.) e il disprezzo che i kikos vengono addestrati a nutrire contro qualsiasi iniziativa che non sia di una comunità neocat, il pasticciaccio è fatto.

Daniel Alexander Lifschitz ha detto...

2. Alla domanda rivolta al Papa, se guardasse dei film, la sua risposta, a mio avviso, è stata purtroppo lacunosa, superficiale, non educativa:
"No…, ma sento musica, a volte quando leggo qualche libro, un po’ di musica, questo sento. Ma film, no, no. Perché si deve andare da un’altra parte a vederlo – almeno nel mio caso. Ma è una cosa bella: ci sono film molto buoni, molto buoni, che fanno bene, fanno pensare... (...) No, i film sono buoni. Ma io non ho la possibilità vicina di farlo (vederli).

E' ovvio che ci sono alcuni film che aiutano a pensare, ad approfondire, ad educare; di solito non fanno cassa e spariscono velocemente dalle sale; ma la gran massa è nociva e fanno entrare attraverso la tecnica audiovisiva nella nostra mente e nel nostro cuore, messaggi che distruggono la persona, la manipolano, la schiavizzano, per interessi finanziari, politici, sessuali (Gender) ecc. Come mai Papa Francesco ha ommesso qualsiasi avvertimento sulla pericolosità della gran maggioranza della produzione cinematografica - un enorme business - dei nostri tempi?

( Testo integrale della risposta del Papa: "No…, ma sento musica, a volte quando leggo qualche libro, un po’ di musica, questo sento. Ma film, no, no. Perché si deve andare da un’altra parte a vederlo – almeno nel mio caso. Ma è una cosa bella: ci sono film molto buoni, molto buoni, che fanno bene, fanno pensare… Quando ero a Buenos Aires, alcune catechesi le facevo con un film, e poi facevo riflettere su questo film, e alla fine veniva la catechesi, la settimana dopo, così avevano una settimana per pensare al film. Ci sono film buoni buoni buoni, e adesso con la tecnica che si possono trovare vecchi film buoni, o anche nuovi… Per esempio, per spiegare il dialogo tra i nonni e i bambini, che è tanto importante, c’è un film di 20 anni fa [del 1991], che vi raccomando – voi lo troverete – “Rapsodia in agosto”; è giapponese, di Kurosawa. Questo film vi farà capire come si deve fare il dialogo fra nonni e nipotini. Per esempio, un altro film, sulla gratuità dell’amore di Gesù nell’Eucaristia: c’è un film danese-francese che si chiama “La cena di Babette”. Cercatelo, e vedrete come è la gratuità cristiana, come è… tutto gratis, Gesù ci ha dato tutto gratis. Questo film io lo facevo vedere sempre ai ministri della comunione, nel corso per fare i nuovi ministri della Comunione. La prima seduta era così: il sabato si vede questo; poi si pensa; il sabato seguente si parla su questo; poi, il terzo sabato, la catechesi. No, i film sono buoni. Ma io non ho la possibilità vicina di farlo e preferisco studiare, scrivere lettere, cose che devo fare, leggere qualche libro importante che mi farà bene, e sì, ascoltare un po’ di musica, sì. Rock, no. [ride, ridono] Tango, sì".)

Anonimo ha detto...

@ Emanuele Baiocco e Daniel Lifschitz

Carissimo Emanuele, l'idea di Daniel di fare insieme a lui dei video umoristici che abbiano come tema conduttore il Cammino mi sembra davvero molto buona e divertente (non lo sarà per Kiko).
Tu hai la fortuna di avere una parlata "umoristica" (è un complimento!) ed insieme sono sicuro che potreste fare un ottimo lavoro, che potrebbe avere molto successo su internet e tra i neocatecumenali stessi facendoli riflettere.
Ti pregherei quindi di pensarci seriamente, anzi ti incoraggio a collaborare in questa iniziativa con Daniel. Entrambi siete intelligenti ed avete personalità molto forti, e quindi dovrete imparare umilmente a non scontrarvi ma unirvi, però io credo che il risultato finale dei vostri video possa essere davvero eccezionale.
(Io vedrei Daniel nell'interpretazione del ruolo di "catechista idolatra di Kiko", e tu Emanuele nel ruolo di un semplice catecumeno che inizia a vivere il Cammino e riflette su ciò che insegna il "catechista idolatra di Kiko").
Grazie, Daniel, per la tua idea che trovo molto buona e capace di usare un linguaggio giovanile e moderno.

Annalisa

Daniel Alexander Lifschitz ha detto...

3. [Ragazzo]

Secondo Lei, qual è il dono più grande che ci ha fatto Dio?

Santo Padre:

Grazie. Mah, non so cosa dirvi… Perché in teoria io potrei dire: il dono più grande è la fede. Sì, è vero. Questo in teoria. Ma quello che io sento come un grande dono di Dio è la mia famiglia: il papà, la mamma, cinque fratelli, tutta la famiglia… Per me, questo è un grande dono, vivere in famiglia. Per questo è importante la famiglia... E la famiglia è papà, mamma, i fratelli… e finisce lì? No…, i nonni! Che cosa pensate voi dei nonni?... Chi risponde?...

Secondo me - ma purtroppo e per fortuna degli altri non sono Papa - il dono più grande è la persona di Gesù.

M'immagino tanti ragazzi che, avendo la famiglia distrutta, come l'ho avuta io, o non avendola mai avuta, sentendo questa salsa sentimentale, cosa devono pensare?

Daniel Alexander Lifschitz ha detto...

4. [Ragazza]

Come spiegare a chi non crede perché la fede è importante?

Santo Padre:

Come potete spiegare a qualcuno che non crede perché o come la fede è importante? Questa è la domanda? Non si deve spiegare. Sentite bene questo: se tu hai un amico, un’amica che non crede, tu non devi dire: “Tu devi credere per questo, per questo, per questo…”, e spiegargli tutte le cose. Questo non si deve fare! Questo si chiama proselitismo, e noi cristiani non dobbiamo fare proselitismo. Cosa si deve fare? Se io non posso spiegare, cosa devo fare? Vivere in modo tale che sia lui o lei a chiedermi: “Perché tu vivi così? Perché tu hai fatto questo?”, e allora sì, spiegare. Capito? Ma mai per primo spiegare, per convincere. La fede è una grazia di Dio e ci vuole l’inquietudine [la ricerca interiore] dello Spirito Santo per avere la fede, e l’inquietudine dello Spirito Santo viene anche dalla nostra testimonianza. “Ma guarda, questo è pazzo! Invece di venire con noi a divertirsi, è andato a fare la veglia a un malato, ad accompagnare un malato. Ma è pazzo! Domani gli domanderò…”. “Dimmi: perché hai fatto questo?”. È così. È l’inquietudine che è nel cuore ti fa domandare. Prima, fare; dopo, spiegare. Capito? E lo Spirito Santo entra nel cuore, rende il cuore inquieto con la testimonianza dei cristiani.

Quest'affermazione del Papa è teologicamente ed ecclesialmente pericolosa, perché incompleta e puramente umanistica. Tante persone non cristiane hanno dato e danno testimonianze meravigliose; basta solo pensare a Gandhi ecc.
E' ovvio che una persona, la quale non ha un esperienza personale di fede, cioè di Gesù, non dovrebbe aprire bocca. Ma è proprio questa esperienza, che apre la bocca e sfocia nel "proselitismo", che, sembra, l'umanista Francesco aborra.
Come la mettiamo con l'ordine di Gesù agli Apostoli: E disse loro: «Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato".
O con l'esortazione di san Paolo (Romani 10, 8-17): Che dice dunque? Vicino a te è la parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore: cioè la parola della fede che noi predichiamo. Poiché se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. Dice infatti la Scrittura: Chiunque crede in lui non sarà deluso. Poiché non c'è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che l'invocano. Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato. Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi? E come lo annunzieranno, senza essere prima inviati? Come sta scritto: Quanto son belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene!
Ma non tutti hanno obbedito al vangelo. Lo dice Isaia: Signore, chi ha creduto alla nostra predicazione? La fede dipende dunque dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo.


Luca ha detto...

Wolf (il nome e' tutto un programma) non metto in dubbio la tua buona fede su quello che vai raccontando però credo che te lo debba tenere per te e non metterlo in comune con altre persone. Se hai fatto un po' di cammino saprai sicuramente che il prete in questione non lo rappresenta perchè le penitenziali seguono interamente quello che dice la Chiesa.Sai Lupo quando ero piccolo frequentavo, d'estate, un paesino e una delle cose che mi sono rimaste piu' impresse era il chiacchiericcio delle comari che non sapendo come ammazzare il tempo sparlavano degli altri. Una volta un sacerdote francescano mi disse, durante una confessione, che la masturbazione non era peccato!!! Non e' un sacerdote del cammino e minimamente mi sono sognato di "sparlare" contro di lui perchè una persona non rappresenta la maggior parte dei sacerdoti che seguo no la Chiesa fedelmente. Lo stesso vale per il sacerdote oggetto dei tuoi pettegolezzi, NON RAPPRESENTA IL CAMMINO. Lupo un consiglio, invece di andare a cercare Scoop che ti possano dare importanza su questo blog, vatti a confessare in una parrocchia in cui funzionala la caritas e dopo aver usufruito del sacramento aiuta quelli che sono nel bisogno, vedrai starai molto meglio.Luca Mirante

sandavi ha detto...

Se "Luca" avessi letto l'articolo con onestà avresti capito che non ci riferiamo solo ai presbikiki ma a tutti i sacerdoti. Diceva Tripudio:

è dunque normale che i sacerdoti si limitino all'essenziale.

Purtroppo fra questi ci sono i faciloni e - come il presbitero kikiano in cui si è imbattuto Wolf - quelli che di fatto non credono nel sacramento e perciò lo riducono frettolosamente ad una rapida messinscena di psicologia spicciola, trattandolo con fastidio solo come un dovere da compiere solo per evitare rimproveri dal vescovo o dai confratelli.


Si riferisce a tutti i preti, non solo ai NC, tuttavia il caso presentato riguardava un NC, ed è di quello che parliamo, perché la stupida teologia kikiana non aiuta questa faciloneria ma la peggiora, insegnando che l'uomo è schiavo del maligno in modo irreparabile, come se il Battesimo non avesse spezzato questa schiavitù, come se il Sacrificio di Cristo fosse stato vano.

Quanto al chiacchiericcio, tu riduci la preoccupazione per la faciloneria di un prete al pettegolezzo da paese, ma qui è della salvezza dell'anima che si parla, SALVEZZA O DANNAZIONE ETERNA. Non hai la misura delle cose.

Ma voi non credete nel Purgatorio e nella pena, pertanto essendo appartenenti a una comunità di salvati dalle attività kikiane ritenete che sia sufficiente che "quanno cadi te rialzi" senza spiegare come e perché, senza incoraggiare la mortificazione personale in modo concreto tramite penitenza. Voi non trattate seriamente il sacramento della riconciliazione perché non credete seriamente nell'offesa del peccato, che la vostra Carmen ha negato esplicitamente (negazione di una verità da credere per fede, ovvero ERESIA).

Da qui l'articolo, non chiacchiericcio, ma affermazione e riproposizione di verità di fede.

by Tripudio ha detto...

Luca (centesimo pseudonimo dello stesso pasqualone), la tua buona fede è fin troppo facile da mettere in dubbio. Se hai fatto un po' di cammino saprai sicuramente che il prete in questione ha esibito la tipica mentalità neocatecumenale perfettamente compatibile con le venefiche esalazioni kikiane-carmeniane.

E saprai anche che non ci casca più nessuno nel falso slogan secondo cui "XYZ del Cammino segue interamente quel che dice la Chiesa" (penitenziali, eucarestie, rosari, lodi, ecc.): vorrei piuttosto far notare come Wolf parlava di confessione individuale e Luca invece tira in ballo le celebrazioni penitenziali che sono più l'eccezione che la consuetudine, eccezione peraltro temporanea, necessaria solo in epoce come questa in cui il sacramento della riconciliazione è così dimenticato che occorre organizzare un evento "confessioni per tutti" in occasione di quaresima e avvento e feste importanti.

Notate poi come il fratello Luca crede di giustificare le aberranti pagliacciate del Cammino sparlando del francescano che in confessione disse quella cosa bislacca. E notate pure come in qualità di neocatecumenale (e dunque di infallibile scrutatore delle coscienze altrui) ha già pronta la ricetta per Wolf, che consiste nel tacere sulle storture del Cammino ("invece di cercare Scoop..."), e nell'andare in un'altra parrocchia (poiché il pretino del Cammino darà sicuramente un altro Scoop kikiano).

Ecco dunque che l'intervento di Luca delle 10:01 rappresenta un altro esempio tipico della mentalità neocatecumenale: quella di spostare la polvere sotto il tappeto e di evitare in ogni modo di ammettere errori da parte di esponenti del Cammino. Il Cammino, come si sa, è un dogma infallibile, così come i suoi membri. Non c'è niente da vedere, niente da commentare, su, su, circolare, via, sciò, sciò!

Valentina Giusti ha detto...

"Come spiegare a chi non crede perché la fede è importante" era la domanda di un giovane al papa.
La risposta di qualcuno è: annuncia il kerigma...Che Dio ti ama... Gesù Cristo morto per i tuoi peccati...Ecc ecc ecc.
La risposta del papa: non devi fare proselitismo. La tua fede si spiega vivendola.
Il papa non trasforma tutti i cristiani in predicatori di strada, in bambini di Dio coi vestiti arancioni. Questo è il senso della sua risposta.

Lino ha detto...

"La fede è una grazia di Dio e ci vuole l’inquietudine [la ricerca interiore] dello Spirito Santo per avere la fede, e l’inquietudine dello Spirito Santo viene anche dalla nostra testimonianza. 'Ma guarda, questo è pazzo! Invece di venire con noi a divertirsi, è andato a fare la veglia a un malato, ad accompagnare un malato. Ma è pazzo! Domani gli domanderò'…'"

Condivido Valentina Giusti.
Io non capisco dove queste affermazioni, secondo Daniel, siano teologicamente scorrette.
1) "La fede è una grazia di Dio". CCC 152: "Non si può credere in Gesù Cristo se non si ha parte al suo Spirito. È lo Spirito Santo che rivela agli uomini chi è Gesù".
2) "e ci vuole l’inquietudine [la ricerca interiore] dello Spirito Santo per avere la fede": è l'inquietudine del cieco nato, il quale una volta unto, in un dialogo con i farisei che anche è un dialogo interiore, e con lo stesso Cristo, riconosce in Lui il Signore. E' difficile comprendere la lezione di Gv 9?
3) "Ma guarda, questo è pazzo! Invece di venire con noi a divertirsi, è andato a fare la veglia a un malato". Il Papa sta sostenendo che le opere (Cfr. Mt 25 e ss.) sono la reale testimonianza di Cristo. Mica siamo ritornati con i bla... bla... bla alla parabola delle vergini secondo Kiko, dove ai divertimenti sono sostituite le convivenze?
4) Daniel ha citato san Paolo, senza rammentare l'inno all'amore cristiano (1Cor 13,1: "Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna".

La risposta del Papa è evangelicamente perfetta. La testimonianza non è la solita sequenza di neocatecumenalate ("la storia che Dio ha fatto con me", "il Cammino attraverso Cristo ha salvato il mio matrimonio" ecc. ecc. eccetera) o similari.

Ruben ha detto...

@ Luca
I nomi popri di persona Wolf e Lupo, hanno un Santo della Chiesa Cattolica.

San Lupo di Troyes.
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Giuseppe ha detto...

@Daniel, cordialmente. Non per difendere il Papa, ma umilmente credo, e può darsi che mi sbagli, che il Papa suggerisca il metodo della testimonianza prima e quello della Parola dopo, nel contesto storicamente cristiano, dove le parole e anche la Parola per eccellenza, troppo spesso abusate, non sortiscono nessun effetto, anzi recano fastidio e insofferenza in chi le ascolta, e perché siano credibili bisogna invertire l'ordine dei fattori.

Diverso potrà essere il caso di chi va in missione, dove il fatto di avere lasciato tutto per Cristo è già una testimonianza.Nel primo secolo chi conosceva il Cristo? Inoltre in quel contesto di persecuzione i cristiani che predicavano la fede, erano già un esempio vivente, non c'era bisogno di una testimonianza previa.
Se ci fai caso, anche nel cammino si segue la stessa regola. Si fa la catechesi a persone, che almeno in teoria sono attratte dalla testimonianza: "guarda come si amano" e così vengono ad ascoltare.

Autore della Lettera ha detto...

Lino ha detto "La testimonianza non è la solita sequenza di neocatecumenalate ("la storia che Dio ha fatto con me", "il Cammino attraverso Cristo ha salvato il mio matrimonio" ecc. ecc. eccetera) o similari."

Questa tua affermazione a mio avviso risponde perfettamente all'Anonimo Cattolico non NC che ha chiesto in che modo le parole del Santo Padre potessero essere contro il CN. A mio avviso, come già dettagliatamente spiegato da Tripudio e sandavi, il Papa non parla "contro" ma indica con chiarezza cosa dice la Chiesa. Se qualcuno si trova al di fuori di questo non è che il Papa ce l'ha con lui. Vorrei quindi partire da questa tua frase per rispondere ulteriormente all'Anonimo Cattolico.

Chi conosce il Cammino Neocatecumenale (per esperienza diretta o perché l'ha studiato) ha trovato semplicemente nelle parole del Papa una differenza con quello che avviene all'interno del CNC. Se il Papa dice "Non bisogna essere cristiani-pappagallo", e io per anni ho assistito a pappagallate (e non mi riferisco solo alle catechesi, ma anche a testimonianze fatte letteralmente "con lo stampino" per contenuti, toni e anche inclinazioni vocali), oltre a sorridere di fronte alla parola "pappagallo" per la precisione linguistica del Papa (mai parola fu più azzeccata) va da sé che trovo un riscontro, trovo che c'è una differenza tra quello che dice il Papa e quello che per 21 anni ho vissuto all'interno del CNC, mentre fuori del CNC ho trovato molte più sfumature sia nei contenuti che nei modi. Allora questo mi fa giungere alla conclusione che il Papa non ce l'ha col Cammino, sta indicando un "metodo" che nel Cammino non è presente, e questo è facilmente riscontrabile. Altro esempio è la frase "Invece di venire con noi a divertirsi, è andato a fare la veglia a un malato". Chi sta nel CNC ha sentito dire più e più volte che se non vai in convivenza per assistere un parente malato poi la porta si chiude e tu resti fuori, e questa è parola di Kiko scritta nel mamotretro per il secondo scrutinio. Quando ho sentito il Papa dire questa frase, è ovvio che ho notato la differenza con quello che mi è sempre stato detto all'interno del CNC. Porto solo questi esempi perché il concetto sarebbe lo stesso riportando altre frasi.

Per finire, vorrei portare all'attenzione dei lettori il video al link

http://www.youreporter.it/video_Papa_Francesco_in_visita_pastorale_a_Setteville_di_Guidonia

Per quanto riguarda l'incontro con i giovani della parrocchia: nella sala (addobbata con icone NC) sono presenti gli scout e i ragazzi del post-cresima (NC) che accolgono il Santo Padre con il canto (NC) "Benedetta sei tu Maria". Con questo non voglio parlare di "monopolio NC" (don Gino, oltre a essere un predicatore come ce ne sono pochi, è un sacerdote molto intelligente e con una gran cultura, dotato di un vero buon gusto - e infatti nella parrocchia si possono vedere statue, quadri e altre opere non NC di ottima fattura ed esteticamente bellissime - e, infine, è un uomo molto attento e che esercita pienamente la sua funzione di parroco, e sa far stare oognuno al proprio posto). Segnalo il video solo per far notare che il Papa andava in una comunità parrocchiale dove la maggioranza schiacciante dei presenti era del CNC.

Per chi avesse voglia di leggere tutto quello che ha detto il Papa in occasione della visita, può trovare testo e foto qui:

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2017/1/15/visita-pastorale.html

Buona giornata a tutti!

Lino ha detto...

Giuseppe ha detto: "Inoltre in quel contesto di persecuzione i cristiani che predicavano la fede, erano già un esempio vivente, non c'era bisogno di una testimonianza previa"

Era un tempo diverso, quello di due millenni fa. Possiamo, però, trovarvi delle lezioni. In primo luogo che la testimonianza secondo le opinioni di una comunità già era deprecata: "Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «E io di Cefa», «E io di Cristo!»". Qui si critica una concezione dalla quale chiaramente si evince: "Io sono di Kiko".
La seconda lezione ancora sta in san Paolo: nell'Aeropago dimostrò di conoscere la cultura del luogo, e molto bene: citò il poeta Arato di Soli e il deo ignoto. In Giappone i neocatecumenali non possono che citare il poeta Kiko Arguello (che anche fosse poeta, l'ho appreso recentemente :-). Perciò li scacciano dal Giappone e il Papa gli tira le orecchie, anche su questo.

Ruben ha detto...

OT:
"Santo Padre:

Come potete spiegare a qualcuno che non crede perché o come la fede è importante? Questa è la domanda? Non si deve spiegare. Sentite bene questo: se tu hai un amico, un’amica che non crede, tu non devi dire: “Tu devi credere per questo, per questo, per questo…”, e spiegargli tutte le cose. Questo non si deve fare! Questo si chiama proselitismo, e noi cristiani non dobbiamo fare proselitismo."

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2017/documents/papa-francesco_20170115_omelia-visita-pastorale.html#Incontro_con_i_malati
---

Quindi, cari fratelli "quasi separati in casa" del Cammino Neocatecumenale,
ormai pare evidente; ed è la terza volta che il Papa reitera l'invito ai missionari di non fare proselitismo.
Cosa, ormai evidente, che il Pontefice non gradisce affatto.

Il problema "è" e sarà "vostro": potete tranquillamente a fare orecchie da mercante, sicuramente il diavolo fa "le pentole", magari molto belle, ricche, poligonali, spesso di metalli preziosi, talvolta anche incastonate di gemme di valore e di pregio; ma i "coperchi" no!
Queste pentole, non saranno mai degne di essere "coperte", per nascondere il marcio che contengono, neanche da un umilissimo rottame di latta.

Fine OT.

Ruben ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Luca ha detto...

Per etneo. Guarda che di fratelli che partono in missione sono pochi rispetto a quelli che rimangono nelle proprie realta' dove sono chiamati a vivere da "cristiani". Per quando riguarda il vagliare quelli che partono ti assicuro che e' fatto molto seriamente infatti sono pochi quelli che ritornano sui loro passi. Tripudio, io non getto polvere sotto i tappeti e ti invito a leggere meglio i miei interventi, ho solo asserito che non e' vero che le confessioni dei sacerdoti nc sono diverse da quelle degli altri e poi spiegatemi, se il Lupo dice quello che gli e' successo con un sacerdote nc e' per salvare le anime, il mio esempio invece e' solo per difendere il cammino sparlando degli altri! Tripudio delle malefatte di tanti cattolici non nc ne conosco a bizzeffe e certo non sono il tipo da sbatterle su questo blog pero' basta che prendi una persona qualunque in mezzo alla strada e ti dira' quello che pensa sulla situazione della Chiesa e dei suoi ministri. A proposito, se tu fossi corretto e pubblicassi tutti i miei interventi non cambierei tanti nomi anche perche' rischio di ripetermi.Luca

Giuseppe ha detto...

E' vero Lino i neocatecumenali mettono sempre avanti il cammino, come suggerisce nel mamotreto la buon'anima Carmen. San Paolo indirettamente, ci insegna che i movimenti o i gruppi ai quali possiamo appartenere, devono restare sullo sfondo. Uno solo è il Cristo e una sola la Chiesa, che è il suo corpo mistico.
Kiko e Carmen e don Mario Pezzi, non è che queste cose non le sanno, ma in maniera consapevole non ne tengono conto, perché da sempre, cioè dall'inizio si sono posti essi, come la vera Chiesa. Sfido io a trovare qualcuno, che dica per esempio, grazie ai focolarini o grazie al rinnovamento ecc. ecc., soltanto il neocatecumenale usa far così.

Giuseppe ha detto...

@ luca chiedo, perchè il cammino fa quella sceneggiata delle alzate e non dispone di una prassi, per cui ognuno privatamente, come usa la Chiesa, fa presente la sua vocazione? Forse non è per impressionare i fratelli e dare una spintarella a qualche fratello, sorella indecisi?

Tanto poi il vaglio sarà fatto seriamente. Ma di quale serietà stai parlando? Se il cammino fosse una cosa seria, non darebbe spettacolo, di un momento così importante per la vita di ognuno. Ma d'altra parte è questo il vostro stile. Tutti i vostri rituali sono delle macchinazioni studiate ad arte, per manipolare e sedurre.

E se non ti basta il ragionamento, lo possono testimoniare anche i fuoriusciti e anch'io. Tu forse, mi dispiace per te, sei troppo appiccicato al quadro, per vedere tutti i particolari di questo orrendo puzzle.

Valentina Giusti ha detto...

"basta che prendi una persona qualunque in mezzo alla strada e ti dira' quello che pensa sulla situazione della Chiesa e dei suoi ministri".
Ah bene, mi stavo preoccupando, ecco la vera, autentica vena anti cattolica del cnc! Tripudio, perché non gli pubblichi tutti gli interventi? Vediamo fin dove arriva...

Wolf ha detto...

@ Luca:

Innanzi tutto io non ho mai fatto,ne tantomeno ho intenzione di fare il Cammino Neocatecumenale,poichè intendo seguire fedelmente il Magistero e gli insegnamenti della Chiesa Cattolica,e non certo le stramberie di qualcun altro.

Poi,per quanto mi riguarda, non ho assolutamente giudicato nessuno,ma mi sono permesso di raccontare l'esperienza accadutami e,se permetti,di condividerla su questo blog,visto che un blog,come è ben noto, è un luogo di confronto e discussione su svariati argomenti.

In questo caso,ed in questo specifico blog, l'argomento di discussione è il Cammino Neocat,e le sue stramberie,tra cui,anche quella,ad opera di molti suoi presbiteri,di banalizzare pericolosamente il sacramento della Confessione.

Caro Luca,qui si tratta di un qualcosa di serio,si tratta della SALVEZZA DELL'ANIMA,non di bruscolini!!!

E un'ultima cosa:io non vado cercando scoop da nessuna parte,nè in questo blog nè tantomeno altrove.

Spero di esser stato sufficientemente chiaro.

Anonimo ha detto...

@Luca . Da un po' tempo sto pensando seriamente di uscire dal cammino neocatecumenale dopo più di 30 anni. I motivi che mi spingono a fare questa scelta sono tanti ma uno in particolare è perché mi sono reso conto senza volerlo di fare parte di una realtà in cui si sente eletti. Inizialmente mi faceva piacere ma poi ho sentito puzza di "fariseo" e ho capito che nella chiesa non c è bisogno di eletti ma di cristiani veri che sanno mettersi in gioco in varie realtà sociali ma sopratutto cristiane di persone che dopo aver ricevuto uno Spirito sanno essere sale luce e lievito là dove la chiesa soffre ed è in difficoltà e sicuramente le parrocchie in questo momento lo sono . Troppo comodo stare per tutta la vita tra di noi a interpretare la parola di Dio a suonare con le nostre chitarre gettando un sguardo ogni tanto sulla chiesa ma solo per dire che ormai le chiese si stanno svuotando. È vero in tante parrocchie le chiese si stanno svuotando . Ma voi dove siete . Ho cominciato a chieder cosa farebbe Gesù . Gesu sicuramente non farebbe parte del cammino neocatecumenale ma starebbe ancora una volta tra gente con l odore delle pecore . Come dice il Papa . Cioè insieme con tutti . È ora di finirla di fare l analisi di come va la chiesa . La chiesa ha bisogno anche di voi è non solo come catechisti o itineranti in giro per il mondo . Non avete ricevuto uno spirito per sentirvi i migliori ma per essere al servizio non della comunità ma della chiesa del parroco che è solo . La chiesa ha bisogno di vedere i vostro bambini . Non chiedeteli come fate vuoi nelle vostre salette .

Giuseppe ha detto...

"Inizialmente mi faceva piacere ma poi ho sentito puzza di "fariseo": grato di sentirtelo dire. E'questa una delle cose che più mi ripugnava quando stavo nel cammino.
@Anonimo
"Gesu sicuramente non farebbe parte del cammino":anche questo che chiaramente è un eco della prima, è vero. Sono tutte le mie stesse sensazioni di allora.

"essere sale luce e lievito là dove la chiesa soffre": mi avevano fatto credere che era quello di fare parte del cammino, il modo di servire la Chiesa: falso, come tu stesso hai capito.

Ti faccio i miei migliori auguri in Cristo per la tua decisione. Non è mai troppo tardi. Io me ne sono uscito dopo vent anni, ma altri pressenti nel blog, lo hanno fatto dopo trenta come te, se Dio vuole.

Valentina Giusti ha detto...

Anonimo delle 11:34
che dice "Troppo comodo stare per tutta la vita tra di noi a interpretare la parola di Dio a suonare con le nostre chitarre gettando un sguardo ogni tanto sulla chiesa ma solo per dire che ormai le chiese si stanno svuotando."
È vero, sembra quasi che gli amici nc se lo augurino, che le chiese si svuotino, per trasformarle a proprio piacimento.
Mi chiedo: qual è la molla che, dopo trent'anni, conduce a non voler più far parte del Monopoli neocatecumenale e riporta a desiderare di stare con gli altri cristiani della domenica? Ti ringrazio se mi vorrai rispondere.

sandavi ha detto...

Luca, Luca, qui possiamo menare il cane per l'aia per un decennio, ma la semplice verità è che il Cammino ha insegnato e ancora insegna (a prescindere dai nuovi , emendati "Orientamenti") colossali eresie.

Sul sacramento della Riconciliazione il Kiko disse che "le casette" cioè i confessionali sono molto recenti, che la differenza fra contrizione e attrizione e le discussioni sul senso della riconciliazione "fanno ridere", che è colpa di San Carlo Borromeo se la Chiesa si è fissata sulla necessità della penitenza e che San Luigi col suo "meglio morire che peccare" si sbagliava.

Dunque, di che diavolo stai parlando, tirando fuori la solita storia ormai sbrodata delle parrocchie vuote e della crisi di fede?
Voi non siete la cura ma un altro male: alla crisi di fede volete aggiungere le vostre eresie, così che quel poco di fede cattolica nell'uomo della strada diventi fede in Kiko.

E' già successo e non siete originali, tutti gli eretici si sono approfittati di momenti di confusione dottrinale.