Ricordiamo ai nostri lettori che don Rosini è presbitero di origine neocatecumenale, letteralmente estromesso dal Cammino in seguito all'esplosione di successo delle proprie catechesi sui 10 Comandamenti nelle diocesi romane, format da lui ideato diffusosi poi in tutta Italia (e imitato perfino dai kikos stessi, con "Le 10 parole" e iniziative similari). Per approfondimenti, linkiamo qui un articolo sulla vicenda.
Nota bene: Don Rosini, molto correttamente, non accenna mai all'esperienza con il Cammino, finita in modo così disastroso, ma non perde l'occasione per dare una "raddrizzata" alle teorie e alle esegesi kikiane. Motivo per cui abbiamo segnalato già le sue catechesi in passato, e lo faremo ancora.
Le tante esperienze di appartenenza a proposte di vario tipo hanno creato anche una sorta di frammentazione nel popolo di Dio. La domanda che è bene farsi è: cammini vari, movimenti vari e percorsi vari dove possono trovare la loro unità? Qual è il vero cammino di tutti i cattolici? Cos'è che resta cattolico aldilà di ogni appartenenza?
La risposta è abbastanza facile: l'unico vero cammino della Chiesa cattolica che tutti i battezzati condividono è il percorso dell'anno liturgico. In una ciclicità triennale, tutto ciò che è necessario per la fede di un cristiano viene riproposto in forma celebrativa e densa, tanto da fornire tutti gli elementi di un cammino di fede; e questa non è una trovata di qualcuno ma è la più solida tradizione della Chiesa, la sua tradizione liturgica che nella ciclicità del tempo, dettata dalle stagioni e dalle leggi fisiche, fa da contrappunto all'evoluzione costante e Iineare della storia umana, per quel tipo di condizione per cui, se anche ogni tre anni io mi ritrovo a celebrare la stessa liturgia con la stessa Parola di Dio, non è un problema, perché se lei è la stessa, sono io che sono cambiato.
La conversione infatti non è una questione solo orizzontale, ossia un "andare oltre" (secondo l'etimologia non solo della parola ebraica Pesah, ma anche della parola greca metánoia) ma pure di tipo verticale: ossia un movimento che va più nel profondo. È illuminante ascoltare le parole dell'Annunzio della Pasqua che vengono proclamate dal diacono nel giorno dell'Epifania:
Fratelli carissimi,
la gloria del Signore si e manifestata
e sempre si manifestera in mezzo a noi
fino al suo ritorno.
Nei ritmi e nelle vicende del tempo
ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza.
Centro di tutto l’anno liturgico
e il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto,
che culminerà nella domenica di Pasqua, il 17 aprile.
In ogni domenica, Pasqua della settimana,
la Santa Chiesa rende presente questo grande evento
nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte.
Dalla Pasqua scaturiscono tutti i giorni santi:
le Ceneri, inizio della Quaresima, il 2 marzo;
l’Ascensione del Signore, il 29 maggio;
la Pentecoste, il 5 giugno;
la prima domenica di Avvento, il 27 novembre.
Anche nelle feste della santa Madre di Dio, degli apostoli, dei santi
e nella Commemorazione dei fedeli defunti,
la Chiesa pellegrina sulla terra proclama la Pasqua del suo Signore.
A Cristo, che era, che e e che viene,
Signore del tempo e della storia,
lode perenne nei secoli dei secoli. Amen.
La Chiesa in sostanza celebra sempre una e una sola cosa: la Pasqua di nostro Signore Gesù Cristo, vale a dire il suo essere andato oltre la morte, il suo aver vinto il nulla con la potenza della misericordia del Padre, inaugurando la vita nel posto più inaudito, il sepolcro. Il Signore del tempo e della storia è colui che fa la storia mentre ci siamo ancora dentro: in ogni liturgia eucaristica, infatti, noi usciamo dal tempo per entrare nell'eternità, e siamo trasfigurati nella nostra più autentica identità quella di figli di Dio, portatori del sigillo battesimale, per essere destinati, in tutto ciò che facciamo, a una e una sola mèta: il Cielo.
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| Santo Curato d'Ars |
La liturgia eucaristica, infatti, celebra la Pasqua attingendo alle due mense, quella della Parola che prepara e conduce a quella del banchetto delle nozze dell'Agnello, e così contiene al suo interno tutti gli elementi per vivere settimanalmente questo salto oltre il nulla che è l'esperienza della gloria di Dio, vero tesoro dei figli di Dio, la vita eterna.
Nessun cristiano può compiere la sua missione se non attinge a questa sorgente, che è la chiave per capire ogni opera cristiana, ogni atto realmente ecclesiale, ogni riconciliazione e ogni comunione fraterna, che è l'essenza stessa della vita dei cristiani, l'amore reciproco.
Per non restare in questa banalità, per non diventare una Chiesa che funga semplicemente da "cappellana" di un mondo i cui idoli falsi e bugiardi non vengono mai messi in discussione, noi compiamo questo cammino, cioè il cammino dell'anno liturgico il quale contiene in sé tutte le cose necessarie, come già detto, per vivere in un assetto pasquale.
Evidenziamo alcuni concetti che don Fabio Rosini mette in luce in questa breve introduzione:
La riscoperta dell'iniziazione cristiana ha costituito un elemento fondante dei movimenti post Concilio Vaticano II: non del movimento (che poi movimento non si vuole proprio definire) Cammino neocatecumenale che ne vorrebbe fare una proprietà indivisa.
"Le tante esperienze hanno creato una frammentazione nel popolo di Dio": in particolare l'elitaristico Cammino ha creato una vera e propria scissione settaria fra i cattolici delle salette e dei catecumenium e i fedeli della chiesa parrocchiale.
Ma qual è l'unico vero cammino della Chiesa cattolica? Quello che si snoda in trent'anni attraverso le "rivelazioni" delle arcane catechesi di Kiko Argüello e Carmen Hernández? No di certo. "L'unico vero cammino, quello che fornisce tutti gli elementi di un cammino di fede", non dura trent'anni ma tre anni ed è il percorso liturgico, comune a tutti i fedeli della santa Chiesa Cattolica, il quale "contiene in sé tutte le cose necessarie per vivere in un assetto pasquale".
E, spiega don Fabio Rosini, questa non è la "trovata di qualcuno" ma "la solida tradizione della Chiesa".
A buon intenditor...

















