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mercoledì 27 settembre 2023

L’abusatore di coscienze Kiko Argüello: ho sperato che morisse Benedetto XVI

Il santino di Sankiko!
Invitiamo alla lettura dell'articolo: L’abusatore di coscienze Kiko Argüello: ho sperato che morisse Benedetto XVI, a firma R.M., pubblicato da Silere Non Possum il 29 luglio 2023.

Ne riportiamo qui sotto alcuni brevi estratti:


“L’unica soluzione era che morisse il Papa. Non è morto ma si è dimesso. Grazie a Dio”. Sono queste le parole pronunciate, alla presenza di Mons. Roberto Octavio González Nieves che non ha avuto nulla da dire, da Kiko Argüello, uno degli uomini che ha abusato di più coscienze nella storia della Chiesa del XX secolo.

L’uomo è stato immortalato in un video nel quale pronuncia queste parole durante un incontro vocazionale a Portorico. In altri incontri ha addirittura riferito che era un “dono della Madonna”. Parole gravissime che avrebbero dovuto incontrare una reazione ferma e senza fraintendimenti della Santa Sede. Invece, Argüello ha continuato a condurre la propria vita senza alcun problema. Durante questo pontificato, infatti, se hai i soldi puoi abusare di chi vuoi. Nè la dimostrazione Marko Ivan Rupnik. Il problema, qui, è che Argüello ha messo mano al quintuplo delle anime che può aver incontrato Rupnik nella sua vita. 

[...]

Sono diversi i vescovi nel mondo che hanno numerosi preti appartenenti a questa setta e che si vedono minacciati da questo soggetto. “Se non fai così, tolgo i preti e li mando altrove”, si sentono dire.

Quello di cui era preoccupato Benedetto XVI, e non solo, è ciò che abbiamo visto emergere in tutti questi anni. Argüello ha impostato questo movimento come una vera e propria setta. Chi ha in diocesi questi soggetti se ne rende conto. Loro vivono nel loro mondo, non hanno contatto con la realtà. Se non sei del movimento sei nessuno, se per caso ne esci, diventi il demonio.

[...]

...hanno sempre goduto dell’appoggio di un eccellenza vaticana: il polacco Stanisław Marian Ryłko. Il cardinale quando vede dei soldi sbava, ed ecco chiarito come sono arrivate determinate approvazioni. Ora, anche lui, è a strisciare a Santa Maria Maggiore facendo la bella statuina fra arcivescovi e gelaterie.

Ryłko è uno di quei soggetti che non hanno neanche presente dove sia la fedeltà al Papa. Motivo per cui nel 2011, ancora a capo del Pontificio Consiglio per i Laici, preparò un decreto che aveva la funzione di approvare le celebrazioni liturgiche ed extraliturgiche dei Neocatecumenali. Lo fece avvalendosi anche di alcune considerazioni della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. L’unico con cui non si consultò, però, fu il Papa. Il suo interesse era quello di accontentare l’abusatore di coscienze.

[...]

Detto questo, le parole utilizzate da Francesco centrano sempre il punto: il denaro. Ma quanti soldi sono girati per evitare procedimenti contro gli abusi commessi nei Neocatecumenali? Le accuse sono molte e gli abusi sono spesso evidenti. Nessuno, però, ha pensato di mettere mano a questa patata bollente. Ancora una volta viene confermato quanto emerso nel caso Rupnik, qualche mazzetta salva tutti.  [...]

venerdì 11 agosto 2023

Kiko Argüello sul viale del tramonto



Dopo aver visto il video dell'incontro dei neocatecumenali alla GMG di Lisbona con gli iniziatori Kiko Arguello e Mario Pezzi e la badante di Kiko, Ascension, non sono sicuro di essere in grado di descrivere la pena che mi ha suscitato la sceneggiata imbastita con l'intento di celebrare per l'ennesima volta la gloria del cammino.

Il cerimoniale è sempre lo stesso, ormai da anni: il canto, le presentazioni interminabili, la processione di una statua della Vergine, l'orchestra che segue Kiko, la lettura di un brano della Scrittura e il commento/catechesi di Kiko e in ordine dei soprammobili Mario e Ascension. 

Ma l'enorme differenza rispetto alle precedenti edizioni è nello stato di salute di Kiko, vecchio, quasi consumato e decisamente ottenebrato. Che ne è della "forza" quasi rabbiosa della sua predicazione? Della incontinenza verbale, delle battute, della direzione in certo modo violenta del raduno, degli ordini sbraitati a destra e a sinistra? Nulla, solo polvere. 

Kiko viene "badato" da Ascension che lo segue passo passo. La si vede persino girargli i fogli di un discorso (un tempo noto come "il kerygma") scritto prima, inaudito per l'uomo dell'ispirazione dello "spirito", un predicatore che fino a pochi anni fa intercalava nei suoi discorsi affermazioni come "Lo spirito sento che in questo momento me suscita" o "me sotolinea" lasciando intendere che lui fosse il destinatario di messaggi privilegiati consegnati direttamente da Dio.

Il profeta Kiko, nel triste tramonto della sua epopea, necessita che gli si indichi dove si trova l'enorme crocifisso posto sul palco, che gli si ripeta più volte di parlare lentamente per dare modo agli interpreti di tradurre le sue parole, appare confuso, piegato. Insiste a voler cantare e suonare nonostante azzecchi svariate "stecche", non riesca a tenere la tonalità tipicamente sguaiata dei suoi canti. Biascica le parole e viene assistito dal nuovo cantore dell'équipe persino nel tenere il ritmo.

Veniamo al discorso. Volutamente non uso il termine catechesi per rispetto ai grandi Santi che ci hanno regalato perle autentiche di spiritualità, teologia, esegetica, perché di catechesi non si tratta. E' curioso che Kiko citi a un certo punto l'evoluzione dell'intelligenza artificiale: ebbene se avessimo chiesto a ChatGPT di scrivere un discorso di Kiko probabilmente il risultato sarebbe stato senza dubbio il testo anonimo, scialbo e deprimente che ha letto ai giovani accorsi per ascoltarlo. Un pietoso copia-incolla di concetti ripetuti da sempre, e in quel poco di cattolico che dice, per un'ora di un lentissimo biascicare, esprime concetti da catechismo della Prima Comunione che anche un bambino di 8 anni potrebbe ripetere.

E' chiaro che il messaggio cristiano nel fondo non cambia, ed è il medesimo dai tempi degli Apostoli, ma nelle varie epoche la Chiesa ha sempre cercato di parlare ai propri contemporanei, leggendo gli eventi, interpretando i segni dei tempi, perché noi "siamo nel mondo" anche se non apparteniamo ad esso: la forma di trasmettere il messaggio è cambiata molte volte mantenendo intatta la verità. Non così nel cammino, dove da 60 anni non si fa che ripetere, ripetere, ripetere le medesime fesserie, o anche quando si tratta di concetti vagamente corretti sono espressi miseramente e in modo basico e confuso; chiunque con un minimo di educazione cattolica sarebbe in grado di dire lo stesso, eppure la folla plaudente neocatecumenale osanna quest'uomo come se fosse un genio. 

Per una volta ci ha risparmiato le solite espressioni "non proprio ortodosse", come "domani, se vuoi, lo sigillerai nella confessione", tuttavia si capisce che le idee sono le stesse, solo più annacquate in un linguaggio scialbo. 

Ho dei seri dubbi che il testo lo abbia scritto lui, di sicuro gli è stato preparato da altri, i quali, probabilmente non osando concepire qualcosa di originale, non hanno fatto altro che riprendere le medesime ovvietà già dette in mille altre occasioni. L'unico passaggio che mi ha lasciato davvero perplesso (e che probabilmente è farina del suo sacco) è il seguente (al tempo 01:12:05):

"yo? que puedo décir de mi amor a Cristo? El, el unico que no se escandalizo nunca de mis pecados. He conocido Su amor que es humildisimo con migo. Cristo jamas me riñe, me quiere siempre, me perdona siempre, si caigo me dice "Ánimo Kiko, levantate". Le pregunto cuando yo no puedo mas: "Señor me amas?", "Pero Kiko como no te voy amar? Ánimo que yo estoy contigo, no caies, ánimo, piensa un momento: podrias ser santo? [applauso della folla] piensa un momento: podrias ser santo? Créelo, que Cristo te va a dar su Espiritu que su Espiritu te va a conducir, porque Cristo ha resuscitado,"

Trad.: 

"Cosa posso dire del mio amore per Cristo? Lui, l'unico che non si è mai scandalizzato dei miei peccati. Ho conosciuto il suo amore più umile verso di me. Cristo non mi rimprovera mai, mi ama sempre, mi perdona sempre, se cado mi dice "Coraggio Kiko, rialzati". Gli chiedo quando non ce la faccio più: "Signore, mi ami?", "Ma Kiko, come faccio a non amarti? Coraggio, sono con te, non cadere, coraggio, pensa un attimo: potresti essere un santo? [applauso della folla] pensa un attimo: potresti essere un santo? Credetelo, che Cristo vi darà il suo Spirito, che il suo Spirito vi guiderà, perché Cristo è risorto"

In proposito mi preme spendere due parole. Si, è vero che Gesù perdona qualsiasi peccato, il valore del Suo sacrificio è infinito perciò nessuna distanza sarà mai così grande da non poter essere comata dai Suoi meriti, ma il perdono è solo per chi di cuore si pente del peccato commesso e custodisce il proposito di riparare al male. "Un cuore affranto e umiliato, tu, o Dio, non disprezzi", dicono i Salmi, mentre altrove a più riprese nella Scrittura è detto che il cuore impenitente non può ricevere perdono da Dio. Kiko, invece, non solo quando parla del peccato non associa mai la dottrina sulla Riconciliazione, ma più volte afferma che basta un generico "credere" per ricevere lo Spirito Santo. Ma la Fede è un dono di Dio, elargito in tempi e modi a noi sconosciuti e sempre differenti, è la Sua manifestazione alla nostra vita e non basta "credere fortemente" per averla. 

Non mi è chiaro cosa voglia dire "potresti essere un santo", ma temo che si riferisca a se stesso, e lasci intendere che sia Gesù in persona a considerare Kiko santo, come a prepararsi a ricevere "l'onore degli altari".

GMG 2023: "Cercasi fidanzata/ragazza"
(..."evitare commenti legalistici...")

La sceneggiata delle "alzate", poi, risulta ancora più patetica del solito. Nella turba di gente che al comando di Kiko si mette in piedi si vedono svariati ragazzini che avranno si e no 12 anni e parecchi signori attempati. Così anche per la chiamata al convento di clausura. Se anche fossero vere vocazioni (e non lo sono nel 95% dei casi) comunque non andrebbero a ingrandire l'esercito di Gesù ma le fila del Cammino Neocatecumenale, il quale ha i propri seminari specifici (i Redemptoris Mater) e conventi  kikizzati a dovere (Kiko li sceglieva appositamente dove ci fossero pochissime anziane suore, e specificamente nell'ordine benedettino per la sua peculiare organizzazione gerarchica(1), almeno in Europa). 

Non so se provare pietà per quest'uomo, ridotto alla statua di cera di se stesso, ormai letteralmente un povero vecchio, che non ha niente più da dire, ridotto uno straccio e che si rifiuta di lasciare il governo del Cammino. Oggi più che in altre occasioni, davanti a questo spettacolo triste, ho avuto la sensazione che il Cammino morirà con Kiko, in un cupio dissolvi da fine regime.

Ascoltandolo parlare nella sua lingua nativa, curvo sul microfono, mi ha fatto pensare all'istante alle ultime apparizioni di Fidel Castro: Kiko, come il lider maximo, svuotato di se stesso, diafano, un misero simulacro, esposto solo per rassicurare i fedeli della "revolución", in questo caso del Cammino, in attesa che si spenga, cercando di evitare che la fine sia rovinosa.

Fratelli del Cammino, aprite gli occhi, il gigante dai piedi di argilla sta per crollare al suolo!

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(1): Non è curioso che non siano mai uscite vocazioni significative dal Cammino per ordini monastici o religiosi? Francescani, Domenicani, Salesiani.... Kiko sa che il rispetto delle regole può essere molto rigido in certi ordini e si è guardato bene dal lasciarsi sfuggire gli adepti. Dimostrazione logica che Kiko non ha cuore il bene e la crescita della Chiesa ma solo del suo movimento.

sabato 3 giugno 2023

La spina di san Paolo

Quando si parla di ira è necessario distinguere tra sentimento (passione) e vizio capitale (peccato).
Il sentimento dell’ira, e cioè quella reazione che istintivamente si prova dinanzi ad una determinata realtà quando la si percepisce come un male da eliminare, non è né buono né cattivo. Come tutti gli altri sentimenti, di per sé è neutro.
Di fatto diventa buono o cattivo dipendentemente dall’uso che se ne fa, come il sentimento o passione dell’amore diventa buono quando si ama Dio o il prossimo e diventa cattivo quando si ama il male e il peccato, così l’ira può essere buona se ci si accende di sdegno per le cose sante che vediamo profanate, oppure cattiva quando ci si adira a sproposito.

Quindi gli attacchi d'ira violenti e preventivi, se c'è il deliberato consenso e la piena avvertenza, si configurano come peccato mortale.

Dice infatti San Tommaso che  l’ira, quando è antecedente, svia la ragione dalla sua rettitudine e quindi è peccaminosa.

 

Hieronymus Bosch "I sette peccati capitali": l'ira (dettaglio)
(guarda caso, anche qui sedie che volano!)

Kiko Argüello, volutamente, semina la confusione anche in questo campo e, per poter affermare che si può essere santi solo se peccatori, secondo la concezione luterana, non ci pensa due volte ad attribuire ai santi la quotidiana frequentazione con il peccato mortale, in particolare quello dell'ira, ma anche quello della superbia e tutti gli altri peccati capitali.

Uno dei suoi soggetti preferiti è  San Paolo, dal momento  che si identifica personalmente  con il grande Apostolo delle genti, ed in particolare uno dei suoi brani più  bersagliati è  quello celebre della seconda lettera ai Corinzi 12, in cui San Paolo parla della spina nella carne. 

Ecco una affermazione di Kiko tratta dal mamotreto del secondo scrutinio (pagg. 80-81):

"Bene, chi sta in questo cammino pensando che il Signore ti toglie la croce, sei uno sciocco! Ma come te la toglie se è proprio quella che ti sta salvando, che ti sta ridimensionando, che ti fa essere umile. Ricorda S.Paolo. Dicono che avesse l'angelo di satana. Ma forse aveva delle crisi  colleriche. Pensate un cristiano con le crisi colleriche! E queste crisi gli  facevano perdere la faccia. Tutti pensavano che fosse un santo e invece si trovavano davanti uno che perdeva le staffe. Questo demonio lo umiliava, lo faceva soffrire e siccome soffriva tanto si decise a chiedere al Signore che gliele togliesse. E quasi idolatricamente suppongo che sia stato in ginocchio nella sua stanza. E prega al Signore: "Signore, toglimi questa croce, non ne posso più". Ma il Signore non risponde quella notte, continua così la seconda notte, digiuno ecc. La terza volta che lui lo fa con difficoltà il Signore gli risponde e gli dice: "Ma non sai che io sono forte nella tua debolezza? E tu vuoi che io te lo tolga?" Tutti vedono che tu sei uno schifo e allora la gente pensa che le comunità non sono opera di S. Paolo perché noi ci siamo avvicinati a lui e puzza. Ma allora è Dio? Infatti, Egli appare nella tua debolezza. E questo ti sta molto bene perché sei un superbo tremendo e vorresti che tutti i frutti dell'evangelizzazione venissero a te".

Ebbene, sono state fatte molte ipotesi sulla spina nella carne che tormentava San Paolo, ma la corretta esegesi ipotizza un problema fisico, una malattia e una debolezza corporale che nulla ha a che fare con il peccato o la volontà peccaminosa dell'apostolo.

Infatti scriveva San Paolo ai Corinzi (2 Corinzi 12:6-10)

"Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato, perché direi solo la verità; ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi di più di quello che vede o sente da me.
Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia. A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte."
L'Apostolo si riferisce ad una debolezza fisica, non certo a violenti e immotivati attacchi d'ira come ipotizza Kiko Argüello!

Gesù infatti diceva san Paolo, che pregava d'essere sollevato da questo tormento, "ti basta la mia grazia" e lo stesso Apostolo, scrivendo ai Romani (6,1-2), li ammoniva: "Che diremo dunque? Continuiamo a restare nel peccato perché abbondi la grazia? È assurdo! Noi che già siamo morti al peccato, come potremo ancora vivere nel peccato?"

Insiste Kiko, che da sempre ha la "fissa" per San Paolo:

"Allora non potete immaginare quello che significa il potere che il Signore concede a noi, che siamo gente peccatrice, di questa Parola che noi riassumiamo nel Kerygma, la possibilità di annunziare il suo Vangelo, di donare la vita, donare la vita! A tanta gente Dio non lo permette. San Paolo dirà “A me, l’ultimo degli uomini, un aborto io sono, Dio mi ha dato questo ministero, mi ha dato accesso a questa liturgia, alla predicazione, a evangelizzare, evangelizzare”.
Eppure l'apostolo Paolo diceva ai Filippesi: “Fratelli, fatevi insieme miei imitatori". E perchè poteva dirlo? Perché la grazia di Gesù gli permetta d'essere, con tutte le sue difficoltà d'uomo, un modello da raccomandare.
E non solo proponeva se stesso  come modello, ma anche i propri discepoli.

Infatti l'Apostolo poi così proseguiva: "e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi".
Vuol dire che non solo San Paolo era un modello da raccomandare, ma anche chi si ispirava a lui lo era, allo stesso modo. E quindi pure Carmen, pure Kiko, che non sono santi ma si dichiarano apostoli (se non addirittura angeli) non sono esentati da questo imperativo: e neppure i loro seguaci, che tanto si vantano invece d'essere peccatori!

Sappiamo comunque che Kiko è un recidivo: non potendo e non volendo elevarsi al livello dei santi, li trascina giù  al proprio. Fu così che accusò San Francesco d'essere un superbo:

"Sta là San Francesco d’Assisi prendendosi un caffettino e gli diciamo (questo lo sappiamo perché sta nella vita di tutti i santi): "Tu sei un superbo!" Sapete la risposta di San Francesco? Come risponderà San Francesco? "Hai visto benissimo. Guarda e non hai visto del tutto bene, di più, di più ecc…". Allora possiamo domandarci: San Francesco sta mentendo? Allora San Francesco non è un santo o sta dicendo la verità? Allora è un superbo. Sì. È un superbo. Ma, allora, come fa San Francesco ad essere santo? Ha scoperto una cosa immensa: Dio è capace d’amare un superbo come lui e questo gli basta per ritornare a Lui."
Scriveva qualche tempo fa la commentatrice Irene:

"Riguardo la libertà di peccare, ancora una volta nei mamotreti non si accenna al peccato mortale che fa letteralmente perire l'anima. Nessun richiamo al sacramento della penitenza e nessun accenno al fatto che, per esempio, c'è l'inferno.
Un catechizzatore di folle che si vanta di portare Gesù e il Vangelo ai lontani, e di essere in sintonia con la Chiesa Cattolica, sorvola su uno dei pilastri del cattolicesimo. Complimenti Kiko, bel lavoro.
Sant'Agostino invece capisce l'importanza del tenersi lontani dal peccato e quando si interroga sui motivi che hanno ritardato il suo battesimo scrive (ne ''Le confessioni'')
Fu un bene per me che mi siano state allentate per così dire, le briglie al peccato, o sarebbe stato bene il contrario? Per questa
ragione dunque ancor oggi si sente dire da ogni parte dell’uno e dell’altro: "Lascialo fare: non è ancora battezzato".
Eppure riguardo alla salute fisica non diciamo: "Lascia che si produca altre ferite: non è ancora guarito".
Dall'esempio dei Santi impariamo come comportarci e da quello di Kiko cosa dobbiamo evitare.
Io spero che sempre più persone abbandonino il cammino e ritrovino la serenità e la guarigione spirituale nella Chiesa Cattolica".

Grazie Irene! Condividiamo la tua speranza e il tuo auspicio. 

Hieronymus Bosch "I sette peccati capitali"

 

E a proposito dell'ira, un'ultima osservazione, tratta da un articolo di padre Angelo Bellon: l'ira costituisce peccato capitale ed essere demeritoria o biasimevole, come nel caso degli accessi d'ira attribuiti a San Paolo ed invece tipici dello stesso Kiko, ma può essere buona e positiva: l'ira, e cioè lo sdegno che ha provato il Signore nel vedere il Tempio trasformato in una spelonca di ladri, è stata un’emozione conseguente ed esercitata secondo ragione.

Cosicchè talvolta potrebbe esserci peccato per mancanza d’ira.
San Giovanni Crisostomo dice che "chi non si adira quando c’è motivo di farlo, pecca.
Infatti la pazienza irragionevole semina i vizi, nutre la negligenza, e invita al male non solo i cattivi, ma anche i buoni" (Op. imp. in Mt. hom. 11).
Quando non si elimina il male, anche col castigo, là dove ve ne è bisogno, “indubbiamente si commette un peccato” (San Tommaso, Somma teologica, II-II, 158,8).

Ed anche questo lasciamo alla riflessione di chi è stato convinto di non dover mai reagire al male e chiedere giustizia per sé e soprattutto per gli altri: sempre da Kiko Argüello, naturalmente, che sembra essersi fatto un punto d'onore nel rovesciare esegesi e dottrina cattolica nel suo esatto contrario.

 

 

 


lunedì 16 gennaio 2023

Video sulle mirabilia di Kiko e Carmen (prima parte)

In occasione della convivenza di Inizio Corso 2022/23 è stato mostrato al popolo neocatecumenale un "preziosissimo" video sulle penultime ed ultime gesta del Cammino neocatecumenale in vista dell'apertura del processo di canonizzazione per la fondatrice Carmen  Hernandez Barrera.

Abbiamo potuto visionare il video e riteniamo opportuno farvene un breve sunto completo di alcune diapositive e di alcune frasi, che divideremo in due parti. 

Non è  necessario osservare che si tratta di un vero e proprio spottone propagandistico ed auto celebrativo decisamente inguardabile, simile al video sulla convivenza dei rabbini alla Domus Galilaeae, il video che avrebbe potuto "distruggere il Cammino" secondo Kiko, sempre preoccupato per gli scandali che si potrebbero creare se l'arcano che riguarda certe attività interne del Cammino fosse svelato a tutti.


Le prime immagini si riferiscono alla cattedrale nel deserto del Bahrein, la cui costruzione è stata affidata agli architetti del Cammino. Si tratta della solita costruzione tipo mattoncini Lego con all'interno la "corona misterica" composta da copia di copie di opere neo bizantine di Kiko Argüello; in questa costruzione, tipico esempio  della "nueva estetica" inaugurata dal guru spagnolo, si è svolto l'incontro ecumenico  nell'ambito della visita apostolica di Papa Francesco nel novembre del 2022.

Si noti l'espressione  del Pontefice che nel video viene definito "rapito" dalla corona misterica.

Il Pontefice si reca a visitare la statua di Nostra Signora d'Arabia. Secondo le volontà  del vescovo Ballin, promotore dell'iniziativa, avrebbe dovuto essere posta in posizione centrale nel Tempio a Lei dedicato; i guru della nueva estetica kikiana l'hanno invece depositata in una cappella laterale.

Il video riporta poi un "messaggio a Kiko" del cardinale Schönborn, arcivescovo di Vienna che si conclude con "speriamo che ancora una volta si possa fare un altro incontro dei vescovi alla Domus: sarebbe un sogno! Preghiamo per questo". L'appello del cardinale "amico" del Cammino si scontra con la volontà di papa Francesco, fieramente avverso alle "campagne acquisto" dei vescovi presso l'albergo a 5 stelle neocatecumenale, una specie di ecomostro con vista sul lago di Galilea.

Segue un'altra impresa architettonica neocatecumenale: il restauro della chiesetta di Fuentes del Carbonero, meta delle prime riunioni dei catechisti itineranti del Cammino. Anch'essa diventa meta dei pellegrinaggi neocatecumenali alla riscoperta delle radici del Cammino. 

Il "ricordatevi dei vostri capi" del versetto della lettera agli Ebrei (letto dal presbitero Ezechiele Pasotti) è di certo un riferimento a quelle prime riunioni dei "cefa" neocatecumenali.

Ricordiamo però  che la lettera agli Ebrei, dopo "Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre!" continua con queste parole: "Non lasciatevi sviare da dottrine varie ed estranee, perché è bene che il cuore venga sostenuto dalla grazia e non da cibi che non hanno mai recato giovamento a coloro che ne fanno uso".

È giunto il momento di introdurre l'argomento clou: la causa di canonizzazione di Carmen Hernàndez, coiniziatrice del Cammino neocatecumenale.

Don Rino Rossi, Direttore della Domus Galilaeae, afferma: "Penso che sia molto importante perché  Carmen è  un dono di Dio per la Chiesa, non solo per il Cammino. Noi tutti siamo molto grati per quello che ha fatto per noi, ma anche per la Chiesa". Noi invece ci chiediamo cosa abbia fatto di buono per la Chiesa.

Don Tejado così prosegue: "Si è  visto che c'era un popolo che lo chiedeva. Per me questo è  il dato più  importante: questo senso ecclesiale che abbiamo vissuto ieri...perché abbiamo visto che c'è un popolo che ama Carmen...che le ha voluto sempre bene e le ha dato il suo valore. Il popolo in questo, di dice "vox populi,  vox Dei". Credo che Carmen  e anche Kiko per l'opera che hanno svolto  abbiano un'importanza molto grande, e non solo per noi, ma per la Chiesa e per il mondo. In entrambi gli ambiti".

Cioè  che è  chiaro a noi è  che effettivamente nessuno conosceva Carmen, al punto tale che è stato possibile attribuirle una personalità totalmente diversa dalla sua, costruendo pezzo a pezzo, a cominciare dall'immagine photoshoppata a mani giunte, un "santino" edulcorato di cui Carmen stessa avrebbe avuto orrore.


Ma l'attenzione torna sempre e inevitabilmente a Kiko, e  vengono proposte le immagini di giovani pellegrinanti nella sua "cameretta degli orrori" nella casa natale di Madrid. Impressionante l'atteggiamento di preghiera a capo chino dei giovani, mai riscontrata neppure durante la consacrazione, di fronte agli sgorbi kikiani.

È  Kiko il vero, autentico ed unico "santo in terra" proposto alla devozione dei giovani figli del Cammino, consci di dovere a lui persino il fatto d'essere venuti al mondo.

E infatti non poteva mancare una carrellata delle sue prime opere con cui intendeva trovare una linea di contatto tra la produzione artistica cattolica e quella protestante, presentate in un documentario a dire il vero abbastanza datato.

Ecco di seguito un'altra meta di pellegrinaggio proposta ai giovani neocatecumenali: le grotte di Murcia e i sogni di eremitaggio del giovane Kiko... che già allora firmava di tutto, persino le pietre.

In quelle grotte ha conosciuto i Piccoli Fratelli e ha pensato di poter diventare un secondo Charles  de Foucauld. Tutto ciò, prima di conoscere Carmen e i suoi ambiziosi progetti di riforma della Chiesa.

Il video prosegue trattando il rapporto fra Kiko e Carmen. Viene riportata una dichiarazione di Pezzi che già prefigura la santità dei due iniziatori: "Penso che gli storici approfondiranno questo fatto che appare la fondazione di questa realtà  ecclesiale fatta da un uomo e da una donna che collaborano costantemente  insieme. Ci sono stati altri santi, ma non con questa convivenza per tanti anni."

 

Per facilitare il lavoro agli storici del futuro, viene proposta una delle solite scaramucce fra i due istrionico iberici. Addirittura venivano alle mani, tanto non erano in intimità.

Concludiamo questa prima parte del video con una affermazione di Carlos Metola, postulatore della causa di canonizzazione di Carmen: "Io come postulatore non voglio presentare una Carmen perfetta  che non ha detto una parola altisonante... non è così: Carmen era tagliente, un po' burbera, ma se tu ti avvicinavi era bonaria e si faceva voler bene.
I santi sono persone normali che hanno vissuto  la volontà di Dio ogni giorno".

La nostra opinione è  che Carmen tanto normale non fosse. E che è un po' poco, per una candidata alla santità, essere definita come persona che, se ti avvicinavi (nel suo caso, sarebbe stato meglio dire se riuscivi ad avvicinarti) non era detto che ti facesse a fette.

 

mercoledì 10 agosto 2022

Il silenzio di Kiko denuncia la sua vera natura di falso profeta

Riflettevo fra me e me sul lungo silenzio di Kiko nei due anni di pandemia, inframmezzato da brevi apparizioni (che hanno fatto in verità più danno che altro, rivelando la condizione pietosa nella quale si trova) e mi sono venuti in mente diversi santi, che, nonostante la malattia non hanno mai abbandonato i propri "seguaci", e mai hanno cessato di parlare di Dio e annunciare il Vangelo, fino all'ultimo respiro.

Prendiamo ad esempio San Giovanni Paolo II. Malato di Parkinson, che ne causò la morte, volle apparire al balcone e dare la sua benedizione, cercando di pronunciare le ultime parole il 30 marzo 2013, senza purtroppo riuscirvi, per poi morire il 2 aprile. Era evidente che fino all'ultimo sentisse la necessità di comunicare la fede, con la forza che lo ha sempre contraddistinto, per sfruttare il tempo concessogli senza perdere un minuto.

Grandi santi, che hanno avuto in comune l'arma vincente del rosario

Che dire invece di San Giovanni Bosco, il santo dei giovani, che tante anime raccolse intorno a sé, per tutta la vita forte nel fisico e di carattere. Visse gli ultimi 4 anni di vita pieno di forti malanni e dolori, ma non si sottrasse mai ai suoi doveri, continuando a confessare fino a quando le forze glielo permisero:

"È noto che dal febbraio 1884 in poi, infatti, passa da un malanno all'altro; la sua fibra robustissima perde colpi su colpi, i dolori fisici straziano le sue carni; il calvario si fa più doloroso; ma i giovani non lo avvertono e guardano a lui con ammirazione crescente ogni volta che, sia pure fugacemente, possono avvicinarlo, sentirlo, accostarlo nel sacramento della riconciliazione."

E ancora, un Santo vicino a noi, il grande San Pio da Pietrelcina: visse una vita intera in uno stato di salute cagionevole, aggravato dalla presenza delle stigmate che gli causavano gravi malattie e dolori, e dalla persecuzione del diavolo che si trasformava anche in aggressioni fisiche violente.

Fino all'ultimo fu disposto a stare vicino alla popolazione di San Giovanni Rotondo, oltre a confessare torme di persone che arrivavano da tutta Italia, per ore ed ore, e continuando a celebrare la Messa in pubblico fino al giorno del ritorno alla Casa del Padre, avvenuta il 23 settembre 1968.

Dov'è lo zelo divorante che ha sempre caratterizzato tutti i veri profeti e i Santi, le anime luminose che hanno accresciuto il Regno di Dio sulla terra, e combattuto per la Sua maggiore gloria? Ormai il cammino non è che la patetica ripetizione di se stesso, uno schema abusato e vecchio di decenni, che non ha mai incontrato nessuna forma di evoluzione. Sentire Gennarini delirare di "dito medio al diavolo" mi ha causato una tristezza profonda, l'ho trovata una scena umiliante. 

KikoArguelloTattoo: non è un photoshop
Questo insistere su espressioni vecchie e peraltro eterodosse, quel nominare la Santissima Madre di Dio sempre e solo con il suo nome di nascita, l'indulgere in teorie complottiste, tutto sa di uno spettacolo teatrale, una tragicommedia amara, tenuta in piedi solo dalla necessità di ripetere a se stessi che non è stato tutto sprecato. Dio vedrà il cuore buono dei piccoli fratelli del Cammino che non stanno su quei palchi che hanno aderito in buona fede alle allucinazioni di un falso profeta che ha saputo coprire la sua arroganza con l'aspetto umile, trasandato e la corta barbetta da moderno "poverello di Assisi", ma vedrà anche benissimo quanto i grandi capi hanno approfittato proprio di quel buon cuore, per ergersi in cima alla piramide neocatecumenale e ricavarne benefici per se stessi.

Kiko è in silenzio e non appare perché non ha più nulla da dire ai suoi o al mondo. Non ha mai avuto niente da dire, a parte le sue vuote catechesi farcite di eresie.

Kiko è un falso profeta e un ingannatore. Prima lo capiscono i fratelli del Cammino, meglio sarà per loro e minori saranno i danni da riparare per la propria anima.

giovedì 14 luglio 2022

"Vivi per la comunità" anziché per la famiglia

Un figlio di famiglia neocatecumenale, famiglia "in missione in Etiopia", concede un'intervista al podcast "Il treno va".

Anzi, famiglia ex neocatecumenale. Dopo tanta missione kikiana-carmeniana, alla fine hanno lasciato il Cammino perché... compivano atti di carità verso persone non del Cammino. Nello specifico, hanno adottato bambini. Imperdonabile, per il Cammino: la perfida Carmen Hernández urlava infatti di "lasciarli nei fossi", perché la presunta "testimonianza", il presunto percorso di perfezionamento spirituale, nella mentalità del Cammino non può avere a che fare con opere di carità.

Ai vertici del Cammino, infatti, la famiglia era considerata "problematica" (o addirittura "eretica") perché faceva qualcosa che non era proprio previsto dal Cammino. Faceva opere di carità al di fuori della setta.

L'intervistato spiega ad un certo punto che Carmen era ostile alla "teologia della liberazione". Purtroppo l'affermazione è foriera di equivoci. La "teologia della liberazione", infatti, è un guazzabuglio di teorie pseudoteologiche diffusesi in certi paesi dell'America Latina, che spesso sfociava in atteggiamenti assurdi (i preti che imbracciavano le armi per fare la guerriglia), cioè riduceva il cristianesimo a ideologia politica, a lotta politica. Ma l'intervistato intendeva solo dire che per Kiko e Carmen il cristiano non deve resistere al male ma deve "farsi crocifiggere" (il che è altrettanto sbagliato, perché perfino Nostro Signore, schiaffeggiato dal servo del sommo sacerdote, chiese ragione e mostrò l'errore; e ancora Nostro Signore si guardò bene dal farsi provocatoriamente vedere in pubblico a Gerusalemme nel momento di festeggiare la Pasqua; e comunque rovesciò i tavoli dei banchieri nel tempio; in breve, l'atteggiamento completamente passivo e autolesionista, predicato da Carmen e Kiko, non è cristiano, e non c'entra quasi niente con la cosiddetta "teologia della liberazione).

Da notare che l'intervistato non ha una piglio polemico anti-neocatecumenale, al contrario (mentre la famiglia lasciava il Cammino lui era persino entrato in un seminario neocatecumenale in Finlandia - sede non scelta da lui -  sia pure lasciando tutto al termine degli studi). Ma ciò che spiega è sufficiente a capire la perfida mentalità neocatecumenale alla quale i genitori dell'intervistato non si erano completamente piegati, altrimenti, ubbidendo ciecamente alle direttive neocatecumenali, non avrebbero mai adottato bambini dando loro un futuro diverso. Chi pratica la cristiana virtù della carità ha già un piede fuori dal Cammino.

"Fatta la legge, trovato l'inganno": così l'intervistato spiega le "approvazioni" del Cammino, e menziona specificamente gli scrutini e la mancanza di cautela da parte di chi conduce l'interrogatorio e la mancanza di un vero consenso da parte dei poveracci seduti sulla "sedia bollente".

L'intervistato spiega anche che il lasciare il Cammino non è una cosa che avviene da un giorno all'altro, ma include - prima e dopo - tanti momenti di dubbio, incertezze, fatiche. E comunque, nel suo caso, lo hanno "maledetto" quando ha lasciato, hanno profetizzato che avrebbe "combinato solo disastri", e robe così. Quando tutto ciò che era diventato il tuo mondo "improvvisamente ti vomita", è un momento durissimo (ed è anche il motivo per cui gli ex di una qualsiasi esperienza totalizzante hanno spesso tanta ritrosia a parlarne).

Il podcast dura 47 minuti e contiene purtroppo canzonette e intermezzi, e l'intervistatore sempre pronto a interrompere, ma può essere interessante.

martedì 11 gennaio 2022

L’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re

Quando venni in Italia, Paese dei detti popolari, dei proverbi e delle citazioni antiche pregne di saggezza ("mia nonna diceva sempre che..."), appresi un modo di dire significativo. Quando un bambino usava l'imperativo "voglio" veniva risposto che l’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re. 

Mi sembra alquanto ipocrita il riferimento di Kiko sulla necessità di considerarsi gli ultimi data la sua palese personalità narcisistica. Non è una novità né una sorpresa, il farisaismo di questo leader serpeggia nel cammino e si propaga contagiando con semplicità. A causa del contesto eticamente, moralmente, umanamente e spiritualmente distorto - di cui Kiko e Carmen sono gli artefici -, in molti vivono dei sentimenti infausti, sfavorevoli, inimicanti in cui predomina il bisogno di essere i primi. Il desiderio dei più è quello di riuscire a predominare qualche categoria o circostanza del cammino; avere un titolo da sfoggiare, che sia quello di catechista di qualsiasi rango, del responsabile, dell'ostiario, del capo cantore o cantore. La maggior parte degli affiliati impiega il suo tempo a tentare d'ottenere ciò che ambisce con avidità. 

L'erba voglio nel giardino della Domus Galilaeae
Ma come dicevo all’inizio, l’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re. Gesù è Re, ma di un Regno ove gli ultimi saranno i primi! E gli ultimi non sono intesi come i peggiori dalla fedina morale estremamente macchiata - che è ciò a cui fa riferimento Kiko -, ma allude al fatto che chi di una gerarchia sociale è vittima (come succede facilmente nel cammino. I più sensibili e miti vengono esclusi e calpestati), godrà di gioia eterna in Paradiso, dove tutti saranno giudicati senza disparità.

Incredibile! Ciò stupirà qualche anima kikiana. Dacchè i neocatecumenali sono persuasi che la salvezza eterna risulti scontata per gli illuminati catechisti e che la santità appartenga di diritto a questi vertici del movimento. Ma la santità non è un privilegio riservato ai capi (denominati catechisti eletti), ma una vocazione per tutti. La santità, la pienezza della vita cristiana, non consiste nel compiere imprese straordinarie a beneficio del cammino, ma nel congiungersi a Cristo; come afferma Benedetto XVI: nel vivere i suoi misteri, nel fare nostri i suoi atteggiamenti, i suoi pensieri, i suoi comportamenti. Ma se la più palese eresia di Kiko e Carmen è la negazione sia del Sacrifizio espiatorio della Croce, sia del sacrificio della Messa, perché, secondo loro, l’idea del Sacrificio espiatorio di Gesù Cristo è un’idea pagana da rigettare, come possono esservi delle basi solide per ritenere i due degni dell'aureola celeste e di dettar regole di fede? 
Come si può asserire che Carmen abbia modellato la sua vita su Cristo, se lo reputava indegno d'esser d'esempio? Come si può giungere a credere che serva una vita condita di dissolutezza (dunque essere i peggiori, come esplicita Kiko nelle sue catechesi) per essere gli ultimi secondo il criterio evangelico? 

"Gli ultimi saranno i primi" non è un detto popolare umano ma una verità celeste! Un invito ad abbandonare tutto ciò a cui il cammino neocat. ispira, vale a dire il proprio ego, la propria indole egoista, la violenza, il vizio, per elevarsi nel contempo spiritualmente. 
Da questa catechesi estrapolata dall'annuncio di Avvento (2021) si evince tutta la vanità di Kiko, che si innalza ed esalta:

"Per questo state per cadere all'inferno, per cadere in peccato mortale, è tanto tempo che non benedite Dio, né gli rendete grazie per il suo amore, che vi ha dato catechisti, che vi ha portato qui ad ascoltare me. Una grandissima grazia!"

Dice San Bernardo: "O uomo, impara ad essere obbediente ed umile; o terra, impara ad essere soggetta; o polvere, impara ad essere sottomessa… arrossisci, o superba cenere! Dio si umilia e tu ti esalti?”

venerdì 26 novembre 2021

"C'è un dottore in sala?": l'umile notizia del quadridottorato di Kiko all'Annuncio di Avvento 2021

Dal segretissimo mamotreto dell'Annuncio di Avvento 2021 – Sacrofano 21 novembre 2021
 

Kiko:
Facciamo un applauso a tutti. Ascensión, vuoi dire qualcosa?
 
Ascensión: Sì. Abbiamo un nuovo dottore: Kiko è stato nominato dottore honoris causa.
 
Kiko: Sono dottore honoris causa! Per la quarta volta.
 
Ascensión: Lo dico io perché Kiko non voleva dirlo, ma alla fine ha accettato  che lo dicessi. Il dottorato è stato concesso dell’Università Cattolica Francisco de Vitoria di Madrid. Kiko lo ha accettato. Questo dottorato è il  
riconoscimento per il contributo che ha dato Kiko Argüello ed il Cammino  all’amicizia con il popolo di Israele. È un evento molto importante ...
Per questo pensiamo che sia buono che i fratelli sappiano di questo riconoscimento e per questo abbiamo messo il video alla fine.  
 
Kiko: Dobbiamo essere umili ed accettare che ci bastonino.

Certo, questo siparietto è molto convincente... soprattutto che l'umilissimo Kiko volesse nascondere la notizia del suo quarto riconoscimento ad honorem: tanto voleva nasconderlo che, guarda caso, aveva pronto un umilissimo video di 26 minuti sulla cerimonia di conferimento del dottorato, corredato di dichiarazioni colme di elogi del co-premiato rabbino David Rosen e, alla fine, di altri due rabbini scelti tra quelli che partecipano gratuitamente alle lussuose vacanze alla Domus Galilaeae, sollevati persino dalle spese del viaggio.

Se queste sono le 'bastonate' cui accenna Kiko Argüello, chissà  che apoteosi quando gli fanno i complimenti!
 
Nel video, dell'intervento del rabbino Rosen
rimangono solo lodi sperticate e imbarazzanti
ai talenti artistici e 'teologici' di Kiko Argüello

Anche noi abbiamo qualche titolo da assegnare a questo personaggio che, in qualche modo, ha disturbato e deviato, solo per qualche tempo per fortuna,  il corso delle nostre esistenze.
Per questo, cediamo volentieri la parola a l'apostata che, raccogliendo le affermazioni autocelebrative del pittore di Leòn, ha stilato una lista significativa di alcuni suoi titoli onorifici. 


L'apostata:

Mi associo alla poetica dedica al meritato quarto titolo accademico onorifico di Sankiko. Non siate invidiosi, un pezzo di carta non si nega a nessuno!
La poesia del Belli fotografa perfettamente il “Kiko way of life”, invidiato e sognato da tutti i suoi più stretti sottoposti. Mi sembra giusto però parlare anche di questi ultimi, sempre nell’ombra. C’è una poesia di Trilussa che illustra bene il rapporto gerarchico che è sempre intercorso tra il Nostro e il suo codazzo. Si intitola "Nummeri", e per meglio comprenderla sostituite l'”Uno” con il signor Francesco Giuseppe Arguello Q.H.C. (Quadrupede Honoris Causa) e lo “Zero” con i suoi fedelissimi, da padre Mario il Muto e la Sora Ascensora in giù.

Conterò poco, è vero:
– diceva l’Uno ar Zero –
ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
sia ne l’azzione come ner pensiero
rimani un coso vôto e inconcrudente.
Io, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento? Centomila.
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so’ li zeri che je vanno appresso.

 


Perdonate l'OT ma vorrei dare un’informazione al gentile anonimo neocat che intende scrivere un libro sugli epiteti dedicati al signor Francesco Giuseppe Arguello Q.H.C. (Quadrupede Honoris Causa).
Sappia, egregio, che qui nessuno si inventa nulla. È proprio il signor Francesco Giuseppe Arguello Q.H.C. (Quadrupede Honoris Causa) che li diffonde con le sue affermazioni autocelebrative.

Se può esserle utile, gliene rammento alcune a caso:

 
E.C. (Esorciccio Cacciadiavoli) vedasi la storiella di Pechino;
 
E.C.I.Q.A (Elemosiniere Con I Quattrini Altrui) vedasi la favoletta delle elemosine a botte di 50 € a via di Porta Angelica;
 
N.G.I.M.A.V. (Nuovo Giovanni In Mezzo A Voi) vedasi le numerose concioni pubbliche;
 
T.G. (Tabaccaio Gourmet) vedasi i prediletti sigari cubani e le aragoste;
 
I.H24 (Ispirato H 24) vedasi la proclamata ispirazione permanente;
 
P.P.G.A. (Pittore Pluripremiato Grande Artista) vedasi il celebre premio di pittura per bambini vinto da adulto;
 
S.A.A.S. (Suonatore Ambulante A Sbafo) vedasi le numerose tournées della Kikorchestra pagate da altri; 
 
E.A.S. (Elicotterista A Sbafo) vedasi le gite in elicottero altrui;
 
I.A.G. (Inquilino A Gratis) vedasi la casa del Vaticano dove alloggia senza pagare di tasca propria affitto e bollette;

P.D.M.N.R. (Padrone Di Maggiordomo Non Retribuito) vedasi il raccontino del suo devoto che lo serve gratis di tutto punto;

P.O. (Pescivendolo Ornitologo) vedasi le storielle cinesi delle “cefale” e della colomba svolazzante;
 
S.D. (Schiavista Demoniaco) vedasi il celebre “uomo schiavo del demonio”;

P.E.M.A.T.I. (Profeta E Martire A Tempo Indeterminato) vedasi la profezia sulla propria morte dopo aver convertito il centesimo musulmano -per ora siamo ancora a zero-;

A.A. (Angelo Autonominato) vedasi il discorso a Budapest;

V.B. (Visionario Barista) vedasi le apparizioni raccontate al bar alla Cara Estinta S. Carmen (leggasi Sora Carmen);

I.D.D.N.L.V.P.D.P. (Insabbiatore Del Direttorio Nonostante La Volontà Papale Di Pubblicarlo) vedasi tutti i giochini per non far leggere il Direttorio a nessuno;

P.C.I.S.D.A. (Palazzinaro Con I Soldi Degli Altri) vedasi la Domus, l’altro terreno acquistato, l’appartamento di via Nemorense e le altre proprietà;

A.T.D.P. (Affarista Trafficante Di Paccottiglia) vedasi il giro dei costosissimi, obbligatori kikoarredi;
 

Mi fermo qui, egregio. Troppe ce ne sarebbero ancora, lascio a lei il piacere di scoprirle. Mi saluti il signor Francesco Giuseppe Arguello Q.H.C. (Quadrupede Honoris Causa), la Sora Ascensora, Padre Mario il Muto (don Pesce Rosso per gli amici) e volga da parte mia un devoto pensiero alla Cara Estinta S. Carmen (leggasi Sora Carmen), futura patrona delle megere.
.

venerdì 29 ottobre 2021

Cosa fa 'er Papa-Kiko'?

    

Kiko Argüello:
quadri-doctor honoris causa


Ecco finalmente il fondatore/iniziatore del Cammino neocatecumenale all'apice della sua carriera e molto opportunamente di bianco vestito, come fosse un pontefice!

Gli dedichiamo perciò un sonetto di Gioacchino Belli, poeta irriverente nei confronti del Papa dell'epoca, diciamo non molto amato dal popolo di Roma.

Cosa fa er Kiko?

Cosa fa er Kiko? Eh ttrinca, fa la nanna,
taffia, pijja er caffè, sta a la finestra,
se svaria, se scrapiccia, se scapestra,
e ttiè Rroma pe ccammera-locanna.  
             
     Lui, nun avenno fijji, nun z’affanna
a ddirigge  e accordà bbene l’orchestra;
perché, a la peggio, l’úrtima minestra
sarà ssempre de quello che ccommanna.
             
     Lui l’aria, l’acqua, er zole, er vino, er pane,
li crede robba sua: È tutto mio;
come a sto monno nun ce fussi un cane.
             
     E cquasi quasi godería sto tomo  
de restà ssolo, come stava Iddio
avanti de creà ll’angeli e ll’omo.

(9 ottobre 1835 - Gioacchino Belli - sonetto romanesco dedicato al Papa)

 

Versione in italiano: 

Cosa fa il Kiko? Eh, beve, dorme, 
mangia, si distrae, si svaga, si diverte 
e considera Roma come camera e cucina.
 
Lui, non avendo figli, non s'affanna
a dirigere e a accordare bene l'orchestra,
perchè, alla fine, l'ultima minestra
sarà sempre di chi comanda.
 
Lui, l'acqua, il sole, il vino, il pane,
li crede roba sua: è tutto mio
come se al mondo non ci fosse un cane.
E quasi quasi godrebbe questo bel tipo,
di restare solo, come stava Dio
prima di creare gli angeli e l'uomo.

 

Lo stadio precedente:
versione cardinalizia
   

 
Lo stadio precedente:
come un vescovo,
benedice i sacerdoti

Lo stadio precedente:
esorcista cacciadiavoli

 

Lo stadio precedente:
sacerdote/diacono


 
 



martedì 5 ottobre 2021

Testimoni di Kiko, per la sua candidatura a "santo honoris causa"

Un po' di satira per un popo' di satiro: Kiko ha preparato un fascicolo con i titoli onorifici da lui conseguiti nel campo della religione, perché, pur essendo neocatecumenale, vuole ottenere la canonizzazione dalla Chiesa Cattolica e spera di cavarsela con uno sbrigativo "santo subito, honoris causa (HC)" così come per tutte le lauree che gli hanno elargito senza studio, senza esami e senza tesi.

Stavolta però il nostro eroe ha la brutta sorpresa di ritrovarsi davanti al tribunale di Dio e si rende conto che nessuno pronuncia in suo favore un lungo e pomposo discorso di convenienza e adulazione. Viene invece sottoposto ad accurato esame, basato su fatti concreti. La commissione gli controlla tutto, persino i conti...

La commissione: - Abbiamo preso in esame il suo fascicolo, le faremo sapere...
Kiko:  - Ma Signore...! Signore, Signore!
Il Signore: - Ma che ti avevo detto su chi dice "Signore-Signore!" (Mt. 7, 21) ?

E Kiko si rende finalmente conto che la santità vera non è in vendita e, pur avendo sempre assicurato ai neocatecumenali di aver fatto tutti i suoi scrutini direttamente con Dio, scopre che la Commissione Celeste sta prendendo in considerazione le note dei testimoni presenti ai fatti da lui elencati. 

Leggiamo dunque un estratto del fascicolo del candidato Argüello, corredato delle note dei testimoni:


2009, 13 Maggio: Dottorato honoris causa in Teologia del Matrimonio e della Famiglia, conferito dal Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, per: 
1) aver aperto un cammino di fecondità per le coppie, leggi: perché tanto ci pensa il Signore a crescere i quindici figli mentre i genitori vanno a dare le catechesi! Questo lo assicura Kiko che non è mai stato né sposato né consacrato ma conta nel suo Cammino un discreto numero di predatori sessuali di bambini e giovani; 
2) per essersi inventato le missio ad gentes, leggi: per aver inviato numerose famiglie allo sbaraglio in paesi lontani, senza conoscere la lingua; 
3) per aver reinventato la liturgia domestica, leggi: un espediente che corre sul filo del sacrilegio ma che tornerà sicuramente utile per far andare avanti il Cammino nelle case quando si arriverà al conflitto con i Vescovi, come è successo in Giappone, paese che non ha nessuna voglia di essere neocatecumenalizzato mentre il Cammino insiste imperterrito.

2013, 26 Giugno: Laurea in Sacra Teologia, honoris causa, conferita dall'Università Cattolica Giovanni Paolo II di Lublino per la rievangelizzazione, 
leggi: per aver prelevato masse di cattolici dalle parrocchie, averli "rievangelizzati" facendone dei protestanti giudaizzanti che tornano nelle parrocchie solo se possono rievangelizzarle a loro volta, cambiandone l'estetica (con deciso peggioramento), oppure mai più.

2015, 16 Maggio: Titolo di Dottore in Teologia, honoris causa, conferito dalla Catholic University of America di Washington per la dedizione ai poveri, 
leggi: una causa alla quale Kiko si è dedicato per tutta la sua vita e che lo ha portato ad incrementare la povertà delle famiglie in Cammino vessandole con richieste di denaro, in modo da avere sottomano un numero sempre crescente di poveri che siano sempre più poveri e ai quali essere sempre più dedito.

! novità 2021, una quarta laurea in omaggio!

2021, 3 Ottobre: Titolo di Dottore, honoris causa, conferito dall'Università Francisco de Vitoria di Madrid, per il dialogo con l'ebraismo;
leggi: per aver assolutizzato le radici ebraiche del Cattolicesimo Apostolico Romano rinnegando quelle greco-romane e medievali (tra cui Sant'Agostino e San Tommaso), e per aver piegato il ginocchio davanti al talmudismo.

Leggi anche:
Neocatecumenali: giudaizzazione e deformazione del cristianesimo



Un Dottorato non si nega a nessuno!


I testimoni dichiarano altresì: 

Presa contezza delle quattro lauree HC che il postulante Kiko Argüello ha allegato alla sua richiesta di canonizzazione honoris causa; considerato che esse coprono solamente quattro degli ambiti di principale interesse ed azione del candidato Argüello; i testimoni propongono, a beneficio del candidato medesimo, il conferimento di ulteriori riconoscimenti, premi e titoli HC a sostegno dei suoi grandi meriti, in modo che la Commissione esaminante possa giudicare più agilmente l'opportunità della canonizzazione del postulante. 

I testimoni raccomandano
 le seguenti discipline e campi d'applicazione per l'assegnazione di ulteriori riconoscimenti:


E se vi pare poco, come direbbe Anonimo dei puntini:
proponete, su, proponete..............