Premessa
Questa riflessione nasce dalla diffusa sistematica e accentuata distruttività inserita nelle catechesi neocatecumenali nei confronti delle preghiere patrimonio della Fede cattolica, che di solito 'entrano' precocemente nel cuore e nella mente dei bimbi a cura di mamme e di nonne credenti, che sono le prime trasmettitrici della fede... Ora, pur in questo momento di crisi, non tutte le famiglie sono miscredenti e comunque le preghiere, nella Chiesa, di certo vengono incontrate ed apprese continuamente e non solo nei corsi di preparazione alla Prima Comunione.
C'è da aggiungere che nel cammino NC si tende a privilegiare la preghiera spontanea, che spesso riguarda cose molto personali, quotidiane, anche banali. Non che anche queste non entrino nel rapporto col Signore, ma lo stile e le modalità, il clima creati nel cammino, privilegiano l'aspetto umano e non veicolano alcun senso del Sacro, del Soprannaturale, dell'incontro e del rapporto personale con la Persona divina alla quale ci si rivolge e con la quale si entra in relazione vitale. Paradossalmente, in un contesto in cui si assolutizza la comunità, le preghiere spontanee, che acquistano spesso un carattere sterotipato, ripetitivo, in qualche modo emulativo, non hanno quell'afflato 'comunitario', universale, delle preghiere cattoliche, nelle quali ci si rivolge al Signore al Padre 'nostro' o alla Sua Madre Santa e Benedetta sempre con un "noi", che non è il noi della comunità ristretta dei camminanti, ma il noi di tutti i credenti, al quale si aggancia, per Grazia, l'umanità intera, a partire da chi, nel suo cuore e nel suo spirito fa sue e vive e contempla le parole della 'devozione', che la Chiesa ci insegna a non confondere col 'devozionismo'.
Dell'elemento 'Soprannaturale' e dell'aspetto comunitario a livello universale, e cioè autenticamente 'cattolico', stranamente, nei detentori del carìsma dei carìsmi introdotto dal concilio, proprio non c'è traccia.
Parleremo delle essenziali: 'Ave Maria' - Padre nostro' - Gloria al Padre - 'Santo Rosario', iniziando questo piccolo excursus dall'Ave Maria.
L’ “Ave Maria”
L'Ave Maria è di per sé sola già una catechesi fondamentale: è la storia di una tipica "chiamata" di Dio e delle sue conseguenze.
- il saluto dell'Angelo, che porta gioia (kàire, rallegrati)
- l'annuncio dell'Opera della Salvezza e della Grazia
- l'assicurazione della Presenza di Dio, del Suo favore e di ciò ch'Egli compie
- la benedizione come donna
- la benedizione del frutto del grembo di cui è fatto il Nome
- nell'invocazione 'Madre di Dio' c'è il duplice riconoscimento sia dell'Incarnazione che della Divinità di Gesù, vero Dio e vero uomo
- la richiesta d'intercessione : è anche la nostra Madre (le parole di Gesù sulla Croce)
- il riconoscerci peccatori
- l'estensione della preghiera da ogni momento presente a quello supremo del nostro 'passaggio'...
Ognuno di questi punti può essere contemplato e se ne possono intuire e approfondire le meraviglie...
Un catechista avrebbe di che 'accendere' il cuore dei suoi catechizzandi solo parlando dell'Ave Maria e delle verità di Fede che custodisce come uno scrigno stupendo... altro che catechesi piene di "arcani" imparate a memoria o preghiere spontanee che, quando ne hai ascoltate un po', sono sempre le stesse!
Senza nulla togliere alla preghiera spontanea che è l'effusione del nostro cuore e della nostra vita...
Storia
L’ Ave Maria, chiamata anche Salutazione Angelica, consta di tre parti ben distinte: la prima parte riguarda il saluto dell’Angelo così come lo riporta il Vangelo di Luca 1, 28: “Ti saluto, o piena di grazia il Signore è con te” . Già nel II secolo ne vennero tracciati i primi graffiti tuttora visibili a Nazareth, Kaire Maria, rallegrati Maria.
Troviamo poi l’esclamazione di Santa Elisabetta: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo” sempre in Luca capitolo 1, 42. I due saluti sono stati riuniti in una stessa preghiera nel IV o V secolo, in particolare nelle liturgie greche dette di san Giacomo, di san Basilio e di san Marco che, dopo la parola «Ave», inseriscono il nome di Maria. Le Chiese d'Oriente aggiungono assai presto a questo primo saluto: «perché hai generato il Salvatore delle nostre anime».
La restante parte della preghiera, chiamata petizione, sembra sia stata adottata per la prima volta dall’Ordine dei Mercedari nel 1514 che, nel loro Breviario, inserirono la restante parte della Salutazione che tutti noi conosciamo: “Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte”. L’aggiunta del nome di Gesù come completamento dell’esclamazione di Santa Elisabetta (“benedetto il frutto del tuo seno [Gesù]”) viene di solito attribuita al papa Urbano II anche se non esistono certezze storiche a riguardo.
La prima parte dell' Ave Maria entra nella liturgia latina nel VI secolo, nell'antifona offertoriale di una Messa d'Avvento attribuita a Gregorio Magno. Diventa una preghiera più personale nel VII secolo, ma il suo uso al di fuori della liturgia resta raro fino al 1198.
Un po' alla volta nasce, dunque, il bisogno di completare questo saluto con una supplica o una preghiera. E molti lo fanno, liberamente, spontaneamente. Così san Bernardino da Siena, prima del 1440, in un sermone che conclude con l'Ave, scrive: «E io non posso impedirmi di aggiungere: Sancta Maria ora pro nobis peccatoribus, Santa Maria prega per noi peccatori!». Già un breviario certosino del XIII secolo aggiungeva: «Sancta Maria, ora pro nobis, Santa Maria prega per noi». Verso il 1500, infine, molti breviari in differenti luoghi d'Europa (Francia, Italia...) aggiungono: «Ora e nell'ora della morte. Amen!». E nel 1568, il papa Pio V prescrisse ai sacerdoti di iniziare la recita del breviario con il Pater e l' Ave nella forma che utilizziamo oggi.
La prima parte dell' Ave Maria entra nella liturgia latina nel VI secolo, nell'antifona offertoriale di una Messa d'Avvento attribuita a Gregorio Magno. Diventa una preghiera più personale nel VII secolo, ma il suo uso al di fuori della liturgia resta raro fino al 1198. Infatti le prime celebrazioni della Vergine sono strettamente legate alla festa della nascita di Cristo, nonché al periodo che lo precede, l'Avvento. A Roma, all'inizio del VII secolo, il mercoledì ed il venerdì delle Quattro Tempora di dicembre portano già come vangelo il racconto dell'annunciazione e della visitazione. Come antifona di offertorio alle messe del mercoledì delle Quattro Tempora e della festa dell'Annunciazione troviamo la seguente:
Ave Maria gratia plena.
Benedicta tu in mulieribus
et benedictus fructus ventris tui.
A partire dal secolo VII troviamo molto spesso la prima parte dell'Ave Maria, il saluto angelico, nella preghiera liturgica al di fuori della Messa: ad esempio, come responsorio dell'ufficio corale nella vigilia del Natale e per la festa di Ognissanti.
Dal Vangelo - Riflessione
Teniamo presente l’Annunciazione di Luca (1, 26-38). L’annuncio dell’angelo trova una creatura completamente aperta e consapevole di quanto le viene annunciato: è una ragazza ebrea, e proprio in quanto tale, la sua spiritualità, la sua vita sono intrise di dialogo col suo Signore e di attesa.
Dopo il saluto dell’angelo: “Rallegrati (il verbo della gioia messianica), o piena di grazia, il Signore è con te”, a differenza di Mosè, Maria non discute, non mostra dubbi o perplessità; rimane “turbata”, entra cioè in un profondo atteggiamento di “timore” nel senso di venerazione e rispetto alla Presenza di Dio e con semplicità “si domanda che significato abbia tale saluto”.
La fanciulla figlia di Sion sa già che la stessa formula “il Signore è con te” è densa di implicazioni forti e coinvolgenti. Quando l’angelo le rivela “Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo Regno non avrà fine”, Maria sa bene cosa significa quel che le viene detto e, dimostrando di essere in dialogo con il suo Signore nel quale ha da sempre riposto tutta la sua fiducia, dialogo pieno di intelligenza e di confidenza, chiede soltanto il “come” il Signore avrebbe operato.
È, insieme, un segno di grande consapevolezza e disponibilità a collaborare al meglio, in totale fiducia, sapendo che alla sua povertà di creatura supplisce la Grazia immensa del Signore. Ed ecco la sua risposta attraverso la quale inizia l'introduzione dell’umanità nel Regno, nella “creazione nuova”, che troverà il suo compimento nell’ottavo giorno, il primo dopo il sabato (Giovanni 20,19), il giorno della Risurrezione: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”, che ribalta per sempre un tragico antico “non serviam”...
Il fatto che l'Ave Maria sia in gran parte composta da brani della Scrittura la rende ancor più solenne e radicata della Tradizione. Ma non è certo questo il suo pregio principale. Recitando, facendo nostre, immergendoci nelle parole di questa preghiera e nel loro significato, non facciamo altro che 'entrare' in uno dei casi esemplari di 'chiamata' contenuti della S. Scrittura e raccoglierne i frutti. Vi sono presenti tutti gli elementi: Annuncio, dialogo, promessa divina, risposta, evento salvifico corrispondente alla chiamata.
Ovvio che quando si tratta di preghiere, escludiamo la loro 'ripetizione' meccanica, che non è altro che guscio vuoto di parole al vento, che può sfociare nel devozionismo o nella superstizione; degenerazioni o pecche dalle quali la Chiesa ha sempre insegnato a guardarsi, ma che nel cammino si danno per scontate e vengono assolutizzate come fossero l'unica realtà possibile ai cosiddetti "cristiani di serie B" (cioè chiunque, pur credente e praticante, non "fa" il cammino). E questo soltanto per giustificare il disprezzo ed in definitiva il rinnegamento delle preghiere tradizionali, che tuttavia in qualche modo sono uscite dalla porta e rientrate per la finestra, venendo poi 'consegnate' con grande enfasi. Così come il rosario, sempre irriso dai catechisti, venne introdotto nel momento in cui Giovanni Paolo II indisse l'anno del Rosario. Ma esse vengono vissute con atteggiamenti interiori diversi, indotti da insegnamenti e prassi particolari, come già accennato.
Recita - contemplazione.
Quando ci 'immergiamo' nell'Ave Maria (perché la preghiera è immersione nella realtà contemplata che sempre rivolgiamo al Signore e alla Sua Madre), sappiamo a Chi ci stiamo rivolgendo e ripercorriamo con gratitudine, gioia e fidente attenzione, la storia della Salvezza, che è anche la nostra Storia-con-Dio, proprio grazie a quel che contempliamo, approfondiamo e viviamo sempre di più.
Abbiamo ricordato sopra, dal Vangelo di Luca, i vari elementi di questa storia, nei quali entriamo attraverso le parole della preghiera. Nella seconda parte, quando pronunciamo "Madre di Dio", non è già fonte di commozione e gioia grandi riconoscere in due sole parole una realtà incommensurabile: la Vergine Santa e la nostra 'confessione' del credere e proclamare che lei è Madre di Dio, Colui che abbiamo appena benedetto come frutto del suo seno e della sua risposta, che è anche Figlio di Dio oltre che vero uomo, perché nato da Donna, intessuto nel suo grembo, assoggettandosi ai ritmi naturali, per opera dello Spirito Santo?
E quando ci affidiamo a lei, riconoscendoci peccatori, per la sua potente e amorevole intercessione particolarmente nelle presenti necessità nostre e del mondo intero, invocandola già fin da ora al nostro fianco. nel momento cruciale in cui si compie il nostro percorso su questa terra e avviene il 'passaggio' definitivo da questa all'altra vita? Mai stanchi e mai sazi di invocarla e chiamarla in nostro soccorso, nostra grande Avvocata, Protettrice e Dispensatrice di Grazie?
Come qualificare il comportamento di chi 'banalizza' una cosa del genere per spacciare il luterano Sola Scriptura o uno spontaneismo raffazzonato e spesso stereotipato e ripetitivo? O brandisce le Lodi, già preghiera comunitaria della Chiesa, come se fossero privilegio esclusivo dei camminanti?