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domenica 7 maggio 2023

A proposito del rosario e di quell'«insegnaci a pregare»

Per capire lo spirito della preghiera occorre ricordare gli apostoli che chiedono al Signore: «insegnaci a pregare» (cfr. Lc 11,1).

Quindi anche chi non ha fede, anche chi vive un momento di forte aridità spirituale, può efficacemente pregare il Signore e avvicinarsi a Lui: basta avere quella disposizione del cuore che avevano gli stessi apostoli. Anche i santi, nei loro periodi di peggior aridità spirituale, non persero la fede.


La truffa neocatecumenalizia sta nel presumere che liturgie e preghiere siano una specie di spettacolino sacro, che va "preparato" scenograficamente e messo in scena con perizia da autoimprovvisati professionisti della recitazione. Per questo, mentre i santi pastorelli di Fatima, ancor prima di compiere i dieci anni di età e ancor prima della Prima Comunione, già si riunivano insieme a pregare il rosario, oggi il tipico fratello neocatecumenale è dissuaso dal recitarlo perché non gli è stato ancora "consegnato" all'apposita tappa kikizzata. Il Cammino ti nega quei tesori spirituali che la Chiesa si sforza di offrirti, come se il Cammino tentasse di essere gradito solo al demonio.

Che poi, come direbbero a Roma, "consegnato, ma chevvordì?"

Per "consegnare" qualcosa devi esserne il detentore. Ma il rosario non è proprietà di Kiko e Carmen e dei loro scagnozzi. Non hanno alcun potere di "consegnarti" il rosario o qualsiasi altro tesoro spirituale della Chiesa. Tesori che -beninteso- la Chiesa non aspetta certo "il momento giusto, la tappa giusta", ma li propone a tutti i fedeli, indistintamente, subito, fatte salve solo le circostanze materiali (un neonato non può recitare il rosario... ma un bambino di otto-nove anni sì; e le perle non si danno ai porci... ma ai cristiani che sanno apprezzarle).

Dobbiamo anche notare che per gustare quei tesori non occorre un ipotetico master in tesorologia. Se reciti il rosario anche senza capir bene cosa stai dicendo, trai ugualmente frutti spirituali. Se ti amministrano il Battesimo, anche se sei un neonato ancora incapace di capire il contesto che ti circonda, il Battesimo è ugualmente valido e traboccante di benefici spirituali. Più ti adegui alla Chiesa - anzitutto col cuore - e più trai in modo imperscrutabile vantaggi spirituali.

Invece il kikismo-carmenismo è una specie di "club esclusivo" dove ci si specializza in ritualismi, recite sacre, clericalismi, "preparazioni" liturgiche, attività da imborghesiti annoiati col pallino del sembrare Cristiani di Serie A... il tutto con Kiko onnipresente - nei canti, negli arredi sacri, nelle kikone, nelle suppellettili, nelle seggiole pieghevoli e tavolinetto smontabile e nella loro disposizione, ecc.: Kiko onnipresente, perché per i kikos Kiko è letteralmente il Redentore. Se non fosse così, li avreste visti almeno una volta nella vita celebrare il sabato sera senza "kikizzare" nulla.

E invece no. Fedelissimi al Vitello d'Oro di Categoria Superiore, mister Poker di Lauree Honoris Causa.

mercoledì 10 agosto 2022

Il silenzio di Kiko denuncia la sua vera natura di falso profeta

Riflettevo fra me e me sul lungo silenzio di Kiko nei due anni di pandemia, inframmezzato da brevi apparizioni (che hanno fatto in verità più danno che altro, rivelando la condizione pietosa nella quale si trova) e mi sono venuti in mente diversi santi, che, nonostante la malattia non hanno mai abbandonato i propri "seguaci", e mai hanno cessato di parlare di Dio e annunciare il Vangelo, fino all'ultimo respiro.

Prendiamo ad esempio San Giovanni Paolo II. Malato di Parkinson, che ne causò la morte, volle apparire al balcone e dare la sua benedizione, cercando di pronunciare le ultime parole il 30 marzo 2013, senza purtroppo riuscirvi, per poi morire il 2 aprile. Era evidente che fino all'ultimo sentisse la necessità di comunicare la fede, con la forza che lo ha sempre contraddistinto, per sfruttare il tempo concessogli senza perdere un minuto.

Grandi santi, che hanno avuto in comune l'arma vincente del rosario

Che dire invece di San Giovanni Bosco, il santo dei giovani, che tante anime raccolse intorno a sé, per tutta la vita forte nel fisico e di carattere. Visse gli ultimi 4 anni di vita pieno di forti malanni e dolori, ma non si sottrasse mai ai suoi doveri, continuando a confessare fino a quando le forze glielo permisero:

"È noto che dal febbraio 1884 in poi, infatti, passa da un malanno all'altro; la sua fibra robustissima perde colpi su colpi, i dolori fisici straziano le sue carni; il calvario si fa più doloroso; ma i giovani non lo avvertono e guardano a lui con ammirazione crescente ogni volta che, sia pure fugacemente, possono avvicinarlo, sentirlo, accostarlo nel sacramento della riconciliazione."

E ancora, un Santo vicino a noi, il grande San Pio da Pietrelcina: visse una vita intera in uno stato di salute cagionevole, aggravato dalla presenza delle stigmate che gli causavano gravi malattie e dolori, e dalla persecuzione del diavolo che si trasformava anche in aggressioni fisiche violente.

Fino all'ultimo fu disposto a stare vicino alla popolazione di San Giovanni Rotondo, oltre a confessare torme di persone che arrivavano da tutta Italia, per ore ed ore, e continuando a celebrare la Messa in pubblico fino al giorno del ritorno alla Casa del Padre, avvenuta il 23 settembre 1968.

Dov'è lo zelo divorante che ha sempre caratterizzato tutti i veri profeti e i Santi, le anime luminose che hanno accresciuto il Regno di Dio sulla terra, e combattuto per la Sua maggiore gloria? Ormai il cammino non è che la patetica ripetizione di se stesso, uno schema abusato e vecchio di decenni, che non ha mai incontrato nessuna forma di evoluzione. Sentire Gennarini delirare di "dito medio al diavolo" mi ha causato una tristezza profonda, l'ho trovata una scena umiliante. 

KikoArguelloTattoo: non è un photoshop
Questo insistere su espressioni vecchie e peraltro eterodosse, quel nominare la Santissima Madre di Dio sempre e solo con il suo nome di nascita, l'indulgere in teorie complottiste, tutto sa di uno spettacolo teatrale, una tragicommedia amara, tenuta in piedi solo dalla necessità di ripetere a se stessi che non è stato tutto sprecato. Dio vedrà il cuore buono dei piccoli fratelli del Cammino che non stanno su quei palchi che hanno aderito in buona fede alle allucinazioni di un falso profeta che ha saputo coprire la sua arroganza con l'aspetto umile, trasandato e la corta barbetta da moderno "poverello di Assisi", ma vedrà anche benissimo quanto i grandi capi hanno approfittato proprio di quel buon cuore, per ergersi in cima alla piramide neocatecumenale e ricavarne benefici per se stessi.

Kiko è in silenzio e non appare perché non ha più nulla da dire ai suoi o al mondo. Non ha mai avuto niente da dire, a parte le sue vuote catechesi farcite di eresie.

Kiko è un falso profeta e un ingannatore. Prima lo capiscono i fratelli del Cammino, meglio sarà per loro e minori saranno i danni da riparare per la propria anima.

domenica 13 marzo 2022

Presunti riformatori attentano alla preghiera del Rosario

Sul blog cattolico "Chiesa e post concilio", Mic offre un thread molto interessante concernente la persecuzione orientata a distruggere la pregiata preghiera del santo Rosario. L'autrice approfondisce in particolar modo il ruolo decisivo occupato da Annibale Bugnini - il principale artefice del Novus Ordo - il quale, senza esitazione, tentò di smembrare il Rosario per ucciderne la devozione. 

A questo punto è necessario effettuare un parallelismo (giacchè palese) con quanto adempiuto dal cammino a danno della pia pratica del santo Rosario. Un'analogia resa ancor più significativa dal fatto che nel 1972 Mons. Annibale Bugnini, che allora rivestiva i panni di segretario della Congregazione per il Culto Divino, dedicò una "nota laudatoria" rivolta proprio al cammino neocatecumenale, appoggiandone il percorso e il rito. Una miseria che entusiasma i neocatecumenali ma che in realtà è un marchio disdicevole che ne accerta la pessima condotta.

Difatti, come ci informa Lino Lista, don Ezechiele Pasotti, un neocatecumenale di rilievo, riferisce in una nota storica pubblicata sul sito ufficiale del Cammino che "Mons. Annibale Bugnini, e il gruppo di esperti che erano con lui, rimasero enormemente impressionati nel vedere ciò che stavano elaborando da alcuni anni sul catecumenato per gli adulti".  
Mons. Bugnini, occorre rammentare, figurò nella lista di Mino Pecorelli come un iniziato alla Massoneria, fu rimosso da Paolo VI da ogni incarico curiale e trasferito in Iran in qualità di nunzio apostolico. (  )

E non poteva essere diversamente dato che, proprio come Kiko e Carmen, egli aveva tutta l'intenzione  di deformare l’identità della Messa riducendola a ‘sinassi’ del popolo di Dio, vale a dire assemblea del popolo, inficiandone l'esclusivo significato di sacrificio, e facendo dell’assemblea stessa il referente privilegiato al punto che molti sacerdoti rinunciano alla celebrazione del sacro rito quando si verifica l’assenza degli astanti.

 


Vi è un punto cruciale dell'interessante articolo di Mic che mi ha colpita se non scandalizzata, vale a dire il subdolo e immondo tentativo di Bugnini di distruggere la preghiera dell'Ave Maria 'rimuovendo la parte “non biblica”, cioè tutta la seconda parte da “Santa Maria Madre di Dio” in poi'. Questa circostanza mi riporta indietro nel tempo, tra le sbarre della setta kikiana dove l'Ave Maria non è benaccetta ma anzi, rifiutata con fermezza. I due laici iniziatori del cammino sfruttano da sempre la figura della Madre di Dio per restituire alla Chiesa Madre una parvenza di vero cattolicesimo. Si tratta di mera apparenza che nei fatti non sussiste.

Addirittura Carmen accusava i fedeli cattolici tutti, e gli affiliati che conservavano finanche una flebile devozione mariana, di "mariolatria" (intesa come superstizione e idolatria mariana). Ella disprezzava chi indossava rosari, sante medagliette o leggeva libri salutari per lo spirito. Ella riteneva apertamente esagerati e sviati i Rosari, i pellegrinaggi, la consacrazione e le invocazioni, molto probabilmente perché distraevano dal cammino. Kiko e Carmen hanno sempre mantenuto una certa moderazione nei confronti della Vergine, affinché non si esaltasse troppo - o per nulla - il Suo Nome. L’occultamento di Maria, o comunque la sua degenerazione (dipinti inquietanti, canti monotoni e angoscianti, dottrina svilente) da parte di Kiko è un segno distintivo del cammino, un percorso protestante che contraddice la dogmatica, la dottrina, la cultualità e la pietà mariana del Cattolicesimo.

Come si afferma nel thread del blog Chiesa e post-concilio, in Brugnini è 'ben riconoscibile il principio protestante del Sola Scriptura, col rinnegamento della Tradizione secolare, espressa e consolidata nei secoli di fede vissuta, in parole che esprimono verità ineguagliabili e il profondo sensus fidei di chi le ha codificate, recitandole con grande devozione e custodite da chi, come noi, le ha ricevute nella e dalla Chiesa, le ha accolte e fatte proprie'.

La Sola Scriptura presuppone che la Parola di Dio sia l’unica autorità per la fede cristiana. E così è per Kiko. Secondo il suo criterio degenere la Bibbia rivela ciò che lui stesso ha decifrato e riferito nelle sue catechesi. Per tale convinzione egli esclude la Sacra Tradizione e di conseguenza i dogmi dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione in corpo ed anima alla gloria celeste della Vergine Maria. Non sono favole né invenzioni, Kiko stesso ha negato esplicitamente questi dogmi .

Il Rosario è preghiera di meditazione e meditare vuol dire creare in sé una situazione di raccoglimento, un silenzio interiore che non si addice ad un contesto come il cammino neocatecumenale ove è il chiasso a far da padrone. L'euforia mondana confonde e inganna ed è necessaria per tamponare l'assenza di spiritualità. Non ho mai sentito gli iniziatori o i catechisti vari, i quali millantano una particolare concessione mariana, proclamare un'Ave Maria o spronare i propri sottoposti a pregarla. Non ho mai visto nessuno, tra miriade di persone che ai tempi accorrevano alle convivenze d'ogni grado, appartarsi per pregare la corona della Vergine Santissima. D'altronde non era fattibile, le occasioni neocatecumenali sono sempre balorde, chiacchiericce, segnate da canti, chitarre, bonghi e cembali; grandi abbuffate dopo ore di interminabili catechesi, alcool, sigarette e risate inappropriate, così sguaiate da far innervosire. Tutto ciò mentre incombe nell'aria una sorta di soffocante depressione. Un clima becero e cafone progettato appositamente per escludere la preghiera mariana. 

Nei meandri della comunità non si può mantenere un ritmo tranquillo, né un indugio pensoso rivolto ai misteri, quindi si evita, non ci si pensa nemmeno. Come ben sappiamo il Rosario è un'arma potente contro il demonio, una verità che fa riflettere sul perché Kiko e Carmen siano così restii ad esso, così tanto da schivarlo e beffeggiarlo dedicandogli un "passaggio" che ha realizzazione da un minimo di dodici anni ad un massimo inquantificabile dalle prime catechesi. Una Tappa inutile che sembra piuttosto voler schernire la più bella preghiera mariana e che nell'effettivo la svilisce con una vergognosa sceneggiata. La ben nota "Tappa di Loreto", finalizzata anch'essa ad integrare le casse neocatecumenali, non consegna nulla ai fedeli se non l'orgoglio d'aver effettuato l'ennesimo passaggio ad effetto. Quindi nessun Rosario tra le mani, ma soltanto un accrescimento dell'ego.  

Mic conclude dichiarando: "Non credo che la Madonna sarebbe stata contenta dell'aggiornamento di Bugnini."
E neanche di quelli apportati da Kiko e Carmen, i quali hanno snaturato ed estromesso il Santo Rosario dalla vita di numerosi fedeli.

lunedì 24 maggio 2021

Trent'anni in tre minuti

Diceva Kiko nel 2012 ai Cappuccini a Cracovia: 
«Noi siamo con la Chiesa, con il Papa, però lentamente. Sapete quando diamo noi il Rosario nel Cammino? Dopo dodici anni diamo il Rosario. Se lo diamo prima, scappano. Dopo quindici li portiamo dal Papa. Con pazienza, con pazienza con pazienza. Bisogna stare molto attenti perché la gente non sopporta i devozionismi. Gli atei Fatima non la sopportano, i devozionismi, Fatima, queste cose. Allora credono che noi siamo una chiesa nuova, diversa. E noi dobbiamo dimostrare che non siamo eretici e che facciamo le cose per amore a loro, perché dice che il Buon Pastore prende la pecora perduta e la mette sulle spalle e la porta lentamente a Cristo.» 

 

I volti stupefatti dei frati Cappuccini


Ecco come giustificava Kiko non solo un linguaggio diverso del proprio Cammino rispetto a quello della Chiesa, ma anche una diversa ritualità e addirittura una azione attiva nel tenere lontani i conversi dalla vita profonda e dalle devozioni della Chiesa: 
dodici anni per pregare il rosario, quindici per andare dal Papa (intendeva il viaggio a Roma e l'ingresso trionfale della comunità in san Pietro): il linguaggio della Chiesa è vecchio, stantio, incomprensibile, inviso agli atei, a chi non crede più, mentre la "diversità" dei kikos fa credere loro di essere in una nuova Chiesa, poi, lentamente, vengono riavvicinati ad essa. 
 
E qui Kiko commette lo sproposito di paragonare questa pedagogia mistificatoria a quella del Buon Pastore che si mette la pecorella sperduta sulle spalle per riportarla all'ovile. 
Sappiamo che anche questa è un'ennesima bugia di Kiko, raccontata ai Cappuccini perché non sarebbero in grado al momento di recepire la novità non solo formale ma sostanziale del suo Cammino neocatecumenale, quindi vengono anch'essi trattati come gli atei, cioè gli si "nasconde la verità", viene data loro una mezza bugia accettabile alle loro menti ancora non pronte, vengono presi sulle spalle da Kiko-buon-pastore per essere condotti gradualmente alla verità del Cammino. 
 
Purtroppo i frati ridevano, pensavano fosse una macchietta, uno spagnolo pieno di buona volontà, che in fondo in fondo lavora per la fede...e questo è il grande errore di molti sacerdoti, la loro tragica sottovalutazione. 
 
Per convertire i lontani alla fede è necessario che chi porta l'annuncio sia credibile, autentico: non è necessario inventare nuove parole, dietro alle quali si nascondono nuovi significati, non è necessario ingannare, non è necessario presentarsi (purtroppo, essendolo) come una nuova Chiesa. 
 
Andrè Frossard, saggista francese, figlio di dirigente comunista, ateo, disinteressato totalmente alla religione, entrò per caso in una chiesa durante l'esposizione del Santissimo e ne uscì, poco dopo, dichiarando: "Sono cattolico, apostolico, romano... Dio esiste ed è tutto vero": passarono tre minuti, non trent'anni. 
 
Così Gesù Cristo converte gli atei, non certo Kiko, che invece converte a sé i cattolici.

venerdì 23 agosto 2019

L'unico e vero nemico di Kiko: il Cattolicesimo (dall'esperienza di un figlio del Cammino).

L'unico e vero nemico di Kiko e di conseguenza del SUO cammino è il Cattolicesimo.




L'esperienza di Tomista ex NC che si mette in evidenza fa molto riflettere:
"Il cosiddetto "mondo" (niente a che vedere con la nozione classica della Teologia ascetica tradizionale) non è mai stato un problema per i neocatecumenali.Male che vada, se un figlio esce dal Cammino per seguire il "mondo" e diventare "pagano" verrà interpretato come "ProvaCheIlSignoreCiManda PerLaNostraConversione".Il vero ed unico nemico di Kiko (e quindi del Cammino, che è il suo prolungamento nello spazio e nel tempo) è il Cattolicesimo.
Lo sto sperimentando sulla mia pelle: i miei genitori (supercatechisti della seconda ora) mi disprezzano come fossi un demonio ed evitano di trattare argomenti religiosi con me, perché non solo vado a MESSA la Domenica, ma, quel che è peggio, partecipo esclusivamente alla Liturgia celebrata secondo il Rito Romano Antico. Altro grave peccato imperdonabile: sono seguito da un direttore spirituale sacerdote.Se mi fossi dato alla malavita, allo spaccio di droga o all'alcolismo, sono certo che la mia famiglia avrebbe “pregato per me”, avrebbe cercato di comprendermi, mi sarebbe stata vicina.Invece no, sono diventato un misero “religioso naturale” che non merita altro che indifferenza e disprezzo.È già tanto se mi rivolgono ancora la parola."
(Tomista ex NC)




Agnelli condotti al macello
Che dire? Sembra una cosa assurda! Solo in un contesto malato come quello del Cammino può accadere una cosa simile: restare distrutti dal fatto che il proprio figlio, dopo aver abbandonato la Comunità, abbia scelto di rientrare nella Chiesa Cattolica. Sono convinti di essere il top, il non plus ultra di tutte le esperienze di fede. Dover prendere atto del fatto che un giovane (il tuo stesso figlio nato e cresciuto nel cammino, "figlio del cammino" come suol dirsi) trovi il suo profitto spirituale più nella Chiesa tradizionale che nella spericolata esperienza neocatecumenale - millantata come itinerario di fede "adatto ai tempi odierni" - è un non senso, una cosa che li destabilizza.
Sono messe in discussione tutte le loro teorie, una prova del nove che il "percorso di riscoperta del battesimo" confezionato da Kiko e Carmen, ispirati 24h/24 e pieni di "spirito", non funziona per niente.
Non lo possono capire.
Per questo meglio - più accettabile per gli stessi genitori - che un giovane, per di più figlio di super-catechisti, una volta lasciato il cammino, torni nel "mondo di tenebra", piuttosto che, dopo aver conosciuto "il più perfetto", rientri nell'alveo della Chiesa dove, secondo loro, c'è solo "religiosità naturale"; una cosa inconcepibile! Inconcepibile e, al tempo stesso, impietosa denuncia di un totale fallimento di questa super-esperienza di fede e di loro stessi in quanto genitori dalla "fede adulta". Per questo l'evento altamente inspiegabile va rimosso del tutto, come di fatto da sempre rimuovono tutti i problemi che si creano nelle comunità, nei e tra i fratelli: questi problemi mai vengono esposti né analizzati, per fare magari una salutare autocritica - bandita a priori dal cammino per volontà di Kiko - ma puntualmente archiviati, condannati all'oblio, seppelliti, se non mistificati, sapientemente usati contro chiunque osa mettere alla luce le infinite "criticità" di questa sballata esperienza, per usare un eufemismo!
Provate a porre problemi nei questionari e giri di esperienze alle convivenze con iniziatori o itineranti, provate a raccontare senza remore i fallimenti diffusi nelle comunità che hanno finito il cammino e vedrete cosa succede! Perché, sempre secondo loro, il cammino neocatecumenale è "praticamente perfetto sotto ogni aspetto", come Mary Poppins.
Poi Kiko si spertica a martellare le comunità sul "DOVETE interrogarvi se siete UNO. Perché non siete UNO?". "Cosa DOVETE FARE per essere UNO?". Ma, subito dopo, per impedire interpretazioni diverse dalla sua che potrebbero affacciarsi a qualche mente ancora pensante, Kiko offre subito le sue risposte, sapientemente preconfezionate: "Non avete ascoltato bene la predicazione, se ancora non siete uno", oppure: "I vostri catechisti sono stati cattivi catechisti, se non siete ancora uno".

Una sola colpa sua, MAI!

Intanto tutte le forzature di Kiko degli itineranti e dei kikatechisti ad ogni livello hanno prodotto, nella vita dei fratelli camminanti, danni incalcolabili! Facendo ricadere sugli infelici ogni possibile responsabilità li condannano, di fatto, ad una profonda frustrazione e li sommergono di sensi di colpa "facendoti sentire sempre sbagliato" (come ex fratello e tanti di noi hanno testimoniato innumerevoli volte).
Di questi chi se ne dà pensiero? Nessuno!
Dal momento che Kiko deve oscurare la Verità: quella del totale fallimento del suo ambizioso progetto fondato sulla falsa promessa di una rinascita a vita nuova (che mai si realizza!) fino a raggiungere la statura adulta di Cristo, fatta a tutti coloro che lo ascoltano, credono e entrano in cammino.


Distogliendo per una volta l'attenzione dal kiko/cammino e facendo un passo avanti, continuiamo col successivo commento di Tomista ex NC che mi ha commossa e nel quale mi sono ritrovata, pur in mezzo ai tanti travagli patiti.
Perché non è stato facile niente, una volta usciti definitivamente dal cammino per nessuno di noi!

E la via - lo riconosco - la sola via è quella che Tomista tratteggia così bene.

La Madonna del Soccorso,
smaschera e mette in fuga il male

Io, ad esempio, per lungo tempo non riuscivo neanche a guardare il breviario, compagno inseparabile per decenni perché, come un'ossessione, ad ogni salmo si affacciavano le predicazioni di Kiko, i suoi canti, la sua insopportabile ipocrisia. Unico baluardo per lungo tempo: il Santo Rosario. È stata una dura prova per la fede, ma la Madre del cielo non ha permesso che prevalessero!
Di questo Le sono grata ogni giorno!
Poiché Kiko, nel suo immedesimarsi totale nella sua creatura, nella sua pervasiva invadenza, tutto quanto ha impregnato del suo ingombrante idolo, idolo che ha fatto di se stesso: Kiko Argüello e il suo smisurato mostruoso IO-IO-IO (di carmeniana memoria), entrando per l'udito, per la vista, riempiendo lo spazio e il tempo di sè.
Tutto questo è vero soprattutto per chi, per seguirlo nella sua follia megalomane, ha lasciato dietro di se' tutto il resto. Incontestabile ed ennesima prova, se ancora ce ne fosse bisogno, del fatto che il cammino non porta a Gesù Cristo, ma a Kiko, creando una vera e propria "dipendenza".
Questa l'amara scoperta, questa la cruda realtà:
Kiko ti inganna presentandosi come un mezzo, uno strumento - anche "inutile" come afferma sapendo di mentire anche a se stesso - per raggiungere Cristo, ma poi diventa lui l'attore principale, il solo attore; altro che inutile! Kiko si propone agli adepti come "l'unico" di cui hanno vitale bisogno, di cui mai potranno fare a meno.
Dopo è tutto da ricostruire, tutto: il proprio interiore, i rapporti con gli altri, il matrimonio, il rapporto con i figli, il lavoro, tutto!
Dalle macerie, in una grande solitudine.
Dio Solo e la Vergine Maria non ci hanno mai abbandonati.

Maria, Madre nostra, che
asciuga tutte le nostre lacrime


Ancora da Tomista ex NC:
"Le consolazioni provenienti da Dio, sono un balsamo per la mia povera anima, eppure il Signore è così buono da non farmi mancare nemmeno quelle umane, che trovo leggendo tutto ciò che pubblicate nel Blog.Provo un sincero dolore per tutti coloro che a causa del cammino hanno perso la Fede nel Mistero della Chiesa o addirittura in Dio (penso ad "ex fratello"). Sono consapevole del fatto che viviamo in tempi di apostasia, ma questa non può essere una valida scusa per gettare la spugna, giudicare Dio e smettere di combattere la buona battaglia.Non sono maestro di nessuno, ma supplico tutti quelli che vivono nel turbamento: lasciatevi riconciliare con Dio! Tornate alla Vera Fede, tornate alle fonti, al Catechismo. Pregate il Rosario ogni giorno, riaprite il Breviario, confessatevi frequentemente, amate e vivete la Santa Messa! Non esiste altro antidoto contro il veleno kikiano. Abbiate Fede in Dio, ed Egli non mancherà di esaudire la vostra supplica. Non siamo forse nati per diventare santi partecipando della stessa natura di Dio in Gesù Cristo?Non esiste sentimento che non possa diventare preghiera, per tutti quelli che come me hanno sperimentato l'odio neocatecumenale.
Concludo con le parole dei salmi che mi sostengono nei momenti di sconforto:
"Sono diventato un estraneo per i miei fratelli, un forestiero per i figli di mia madre" (Salmo 69,8)"Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto" (Salmo 26,10)""


Nulla da aggiungere.

Solo un'ultima invocazione dai salmi:

Salmo 39,18
Io sono povero e infelice;
di me ha cura il Signore.
Tu, mio aiuto e mia liberazione,
mio Dio, non tardare.


Di nuovo grazie di cuore a te, Tomista ex NC.

giovedì 28 marzo 2019

Fratello del Cammino, dov'è la tua corona?

"Che importa se non faccio più
in tempo adesso a dire il rosario...
Caffè caldo dentro la tazzina,
un whiskino la mattina,
resta tutto il tempo per le mie
cattive abitudini..."
Il Cammino notoriamente disprezza la preghiera del rosario. Infatti lo "consegna" (in forma ovviamente kikizzata) soltanto all'apposita "tappa" di Loreto che i fratelli delle comunità hanno dopo una dozzina di anni. Durante tutti questi anni il rosario o è scoraggiato ("roba da religioso naturale! ...serve prima una fede adulta!") oppure è del tutto ignorato.

Può capitare che ogni tanto per esigenze del Cammino si chieda di pregare il rosario (come ad esempio quando Kiko chiese di pregarlo contro le decisioni del Vaticano riguardo le liturgie del Cammino). Ma quando avviene, non è mai un invito a pregarlo frequentemente o in libertà. Mentendo, i fratelli vi diranno che il rosario nel Cammino sarebbe incoraggiato, poiché una volta Kiko amava farsi vedere in giro col rosario appeso alla cintola - poi si sarà stufato di portare quell'oggetto che non usa mai, né incoraggia mai ad usare.

Eppure il rosario è un tesoro spirituale benefico per chiunque, adatto perfino ai bambini, come apprendiamo ad esempio dai santi pastorelli di Fatima. E per capire come mai padre Pio diceva "questa è la mia arma" mostrando la corona del rosario, proponiamo le riflessioni qui sotto.

DOV'È LA TUA CORONA?

Nella tredicesima apparizione di Lourdes, 1 marzo 1858, andando alla grotta, Paolina Sens (una giovane sarta di Lourdes, di gran virtù) pregò Bernardetta di recitare il Rosario davanti alla Madonna con la sua corona. Bernardetta accondiscese, «ma, come ella stessa racconta, verso la fine dell'apparizione la Signora mi domandò dove avevo a mia corona. Risposi che l'avevo in tasca, la cavai e la mostrai, sollevandola. La Signora soggiunse: Servitevi di quella!». Così fece in appresso e non cedette a nessuno la sua corona, nemmeno quando un Vescovo gliela volle cambiare con una d'oro. La corona del Rosario è il dolce vincolo, che ci lega a Maria è il fido pegno della sua protezione, è arma della vittoria. 

Dovremmo arrossire, se interrogati dalla Madonna come Bernardetta: «Dov'è la tua corona?», non la potessimo subito mostrare, estraendola dalla tasca.

Mantenendo fuori dal ragionamento le rare personalità che determinano l'eccezione, ma un neocatecumenale portato ad "abbellirsi" di amuleti kikiani - poiché altrimenti non prende gusto a vivere - e altresì a circondarsi di essi nei luoghi da lui frequentati - casa, ufficio...- cosa potrebbe rispondere alla Mamma del Cielo? Forse: "eh Signora, ne sono sprovvisto poiché non ho ancora effettuato la Tappa preposta. Abbia pazienza!
Però ho al collo la croce-sogliola di kiko e nel taschino delle immaginette della «madonna del cammino», vale lo stesso?"


Questo aneddoto della vita di Santa Bernadetta mi fa pensare un'altro insegnamento che la Madonna vuole lasciare inciso nella sua figlia prescelta.
Prima cosa chiediamoci perché la sarta, pur di grandi virtù, chiede alla piccola veggente di pregare il Rosario con la sua corona... Di certo riconosceva in Bernadetta qualcosa di unico, potremmo dire un "carisma". Giusto? Come se la sua Corona del Rosario venisse santificata dal fatto che proprio con quella un giorno avesse pregato nientemeno che Santa Bernadetta.
Quello che la Madonna, alla fine del Rosario, dice a Bernadette come un dolce rimprovero dimostra cosa pensa Maria del "culto della persona ", come Lei ascolta tutti i suoi figli con identico Amore, non ha bisogno di raccomandazioni né di intermediari più o meno "ispirati" o autonominati "santi".
Maria dà l'esempio con la sua umiltà, discrezione, amore per il Nascondimento.
"Nascosti con Cristo in Dio" dice San Paolo.

Quanto sia lontano Kiko da questo e quanto poco abbia avuto Maria per maestra è evidente.

lunedì 29 maggio 2017

Carmen e l'insopportabile disobbedienza di una ragazzina che amava la Madonna

Piccolo suggerimento per il
loro prossimo Photoshopping...
Come dice Kiko in una delle catechesi della Traditio, le vite dei santi vengono studiate in ogni minimo particolare prima che la Chiesa deliberi di innalzarli agli altari:

"Quello che tu hai vissuto è là in eterno, per sempre.
Per questo la Chiesa, quando santifica, quando fa uno santo, studia la sua vita: i fatti concreti di ogni momento della sua esistenza. 
Tutte le cose sono là! Tutte le cose hanno un'importanza enorme, tutto."

Nel nostro piccolo, desideriamo collaborare al processo di canonizzazione che si intende avviare (così ci è stato detto) per Carmen Hernàndez Barrera.

Presentiamo perciò questo "flash" di conversazione tra una ragazzina che porta con devozione una medaglietta della Santa Vergine e un rosario e la cofondatrice del Cammino Neocatecumenale.

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"...La giornata si prospettava grigia, il cielo esprimeva tempesta ma i cuori erano comunque carichi di aspettative. Ricordo il monte delle Beatitudini gremito di neocatecumenali in attesa del Santo Padre. Dal posto in cui mi trovavo osservavo quei cappellini colorati che contraddistinguevano le varie comunità, sentivo il continuo vociare e riuscivo a distinguere qualche nota kikiana che distraeva dal momento sublime dettato dal luogo meravigliosamente Santo.

Decisi di dirigermi nel retro, c'era ancora molto da attendere, lì don Gianni contrattava con qualche ragazzo per ottenere un cappellino colorato, il giallo non gli donava. Un'ilarità travolgente mi conquistò scuotendomi dalle mie riflessioni. 

Decisi di stare lontana da qualsiasi inquinamento morale e di prendere il meglio da quell'evento.

Poco tempo dopo abbandonai il palco e il contesto caotico. Improvvisa e implacabile una voce prese a impartire ordini e a rompere quella serenità interiore che a stento ero riuscita a conquistare.

Io: "Cos'hai?"

Carmen Hernàndez: "Crea problemas! No me escucha! (non raramente mi chiedevo cosa mai chiedesse di concreto in realtà). Es un desastre! Es un desastre!"
("Crea problemi! Non mi ascolta! È un disastro! Un disastro!")

Il vero disastro coincideva con la sua indole alterata.

Mi ritrovai inconsciamente a riporre sotto la maglietta il Rosario e una medaglietta della Madonna donatami, il giorno prima, da Padre Norberth nel kibbutz.

Notò quel gesto improvviso e mi chiese di mostrarle cosa nascondevo.

Nonostante l'agitazione trovò il tempo di concentrarsi sul mio agire, o forse era soltanto un pretesto per dar luogo al suo sfogo. Da qui nacque una discussione molto accesa, breve ma intensa per intenderci. Mi rese esasperata! Le rinfacciai di essere falsa nelle sue catechesi. 

Le dissi, nella mia frustrazione, di evitare di nominare la Madonna, in virtù della sua mancanza di rispetto e della sua intolleranza! 

Mi rispose di stare al mio posto...

Carmen Hernàndez: "Non capisci niente! Forse pensi che siamo qui perché amiamo noi stessi? Non siamo nessuno! tu non sei nessuno! Siamo quì, inutili, insignificanti a rendere grazie a Dio! Spogliati della tua superbia! Non hai il dono dell'ubbidienza! Vai! Vai via! chiedi perdono a Dio!"

La guardai sbalordita, con l'animo in tumulto le dissi: "Io non sono insignificante, sono figlia di Dio!" mi misi a piangere e andai via prima che potesse nuovamente infierire sulla mia scelta di indossare quei Santi oggetti.

Ricordo con difficoltà i restanti eventi di quella giornata, la mia mente rimase esasperatamente incentrata sull'evento tormentato accaduto con Carmen.

Mi sorpresi a notare la sua metamorfosi nel proseguire della giornata, esattamente nell'ufficialità degli eventi. Iniziai a domandarmi se fosse bipolare o se fosse semplicemente astuta e falsa. Propesi per la seconda....."



martedì 23 maggio 2017

Devozione mariana in Casa Argüello

“….Roma, città meravigliosa nella quale alloggiava, con una certa consuetudine, il fondatore del cammino neocatecumenale. 
La casa ospitava tutti i componenti dell'equipe internazionale del cammino. Kiko, Carmen e p. Mario. 
Ricordo un via vai di "catechisti" neocatecumenali e la comodità smodata della quale i Cefa usufruivano.

Un pensiero mi sorprende con prepotenza e inquietudine e riguarda la figura di Carmen Hernàndez. In quella casa da me descritta si succedevano, con sollecitudine, degli scontri con la sua persona.

Un altro punto inaccettabile e insolente riguarda la figura predominante di Kiko, il quale per diletto ed ego personale, guidato dalla necessità di dimostrare la sua dedizione alla figura di Maria Vergine, decise di indossare un Rosario, legato alla cintura, (chi ha avuto occasione di conoscerlo è al corrente di questa sua pratica irrispettosa) e lasciato sobbalzare e incastrarsi senza cura.
Ad un certo punto dava la sensazione si fosse logorato, consumato... non so... ridotto male. Incurante del Sacro Simbolo, lo trattava come si trattasse di un oggetto di poco conto. L'ego e il narcisismo del nostro fondatore, non poteva esimersi dal creare egli stesso la croce che contraddistingue il suo personale oggetto di "devozione".

Mi resi conto, e ancor oggi me ne rendo conto, di quanto l'immagine della Vergine venga utilizzata da Kiko, ma non amata, lodata, rispettata.... Ho potuto constatare che non sussiste alcuna Santa Venerazione verso la Madre piena di Grazia. La Madre di Gesù, sentiero luminoso e via che porta a Cristo, viene emarginata.
Ciò mi pone molteplici domande e riflessioni…”
(da: Anonimo)


giovedì 5 agosto 2010

Iniziamo una essenziale catechesi sulle preghiere della 'devozione' cristiana e sul 'Santo Rosario'


Premessa

Questa riflessione nasce dalla diffusa sistematica e accentuata distruttività inserita nelle catechesi neocatecumenali nei confronti delle preghiere patrimonio della Fede cattolica, che di solito 'entrano' precocemente nel cuore e nella mente dei bimbi a cura di mamme e di nonne credenti, che sono le prime trasmettitrici della fede... Ora, pur in questo momento di crisi, non tutte le famiglie sono miscredenti e comunque le preghiere, nella Chiesa, di certo vengono incontrate ed apprese continuamente e non solo nei corsi di preparazione alla Prima Comunione.

C'è da aggiungere che nel cammino NC si tende a privilegiare la preghiera spontanea, che spesso riguarda cose molto personali, quotidiane, anche banali. Non che anche queste non entrino nel rapporto col Signore, ma lo stile e le modalità, il clima creati nel cammino, privilegiano l'aspetto umano e non veicolano alcun senso del Sacro, del Soprannaturale, dell'incontro e del rapporto personale con la Persona divina alla quale ci si rivolge e con la quale si entra in relazione vitale. Paradossalmente, in un contesto in cui si assolutizza la comunità, le preghiere spontanee, che acquistano spesso un carattere sterotipato, ripetitivo, in qualche modo emulativo, non hanno quell'afflato 'comunitario', universale, delle preghiere cattoliche, nelle quali ci si rivolge al Signore al Padre 'nostro' o alla Sua Madre Santa e Benedetta sempre con un "noi", che non è il noi della comunità ristretta dei camminanti, ma il noi di tutti i credenti, al quale si aggancia, per Grazia, l'umanità intera, a partire da chi, nel suo cuore e nel suo spirito fa sue e vive e contempla le parole della 'devozione', che la Chiesa ci insegna a non confondere col 'devozionismo'.

Dell'elemento 'Soprannaturale' e dell'aspetto comunitario a livello universale, e cioè autenticamente 'cattolico', stranamente, nei detentori del carìsma dei carìsmi introdotto dal concilio, proprio non c'è traccia.

Parleremo delle essenziali: 'Ave Maria' - Padre nostro' - Gloria al Padre - 'Santo Rosario', iniziando questo piccolo excursus dall'Ave Maria.

L’ “Ave Maria”

L'Ave Maria è di per sé sola già una catechesi fondamentale: è la storia di una tipica "chiamata" di Dio e delle sue conseguenze. 
  1. il saluto dell'Angelo, che porta gioia (kàire, rallegrati)
  2. l'annuncio dell'Opera della Salvezza e della Grazia 
  3. l'assicurazione della Presenza di Dio, del Suo favore e di ciò ch'Egli compie
  4. la benedizione come donna 
  5. la benedizione del frutto del grembo di cui è fatto il Nome 
  6. nell'invocazione 'Madre di Dio' c'è il duplice riconoscimento sia dell'Incarnazione che della Divinità di Gesù, vero Dio e vero uomo 
  7. la richiesta d'intercessione : è anche la nostra Madre (le parole di Gesù sulla Croce)
  8. il riconoscerci peccatori 
  9. l'estensione della preghiera da ogni momento presente a quello supremo del nostro 'passaggio'... 
Ognuno di questi punti può essere contemplato e se ne possono intuire e approfondire le meraviglie...
Un catechista avrebbe di che 'accendere' il cuore dei suoi catechizzandi solo parlando dell'Ave Maria e delle verità di Fede che custodisce come uno scrigno stupendo... altro che catechesi piene di "arcani" imparate a memoria o preghiere spontanee che, quando ne hai ascoltate un po', sono sempre le stesse! Senza nulla togliere alla preghiera spontanea che è l'effusione del nostro cuore e della nostra vita... 

Storia


L’ Ave Maria, chiamata anche Salutazione Angelica, consta di tre parti ben distinte: la prima parte riguarda il saluto dell’Angelo così come lo riporta il Vangelo di Luca 1, 28: “Ti saluto, o piena di grazia il Signore è con te” . Già nel II secolo ne vennero tracciati i primi graffiti tuttora visibili a Nazareth, Kaire Maria, rallegrati Maria.

Troviamo poi l’esclamazione di Santa Elisabetta: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo” sempre in Luca capitolo 1, 42. I due saluti sono stati riuniti in una stessa preghiera nel IV o V secolo, in particolare nelle liturgie greche dette di san Giacomo, di san Basilio e di san Marco che, dopo la parola «Ave», inseriscono il nome di Maria. Le Chiese d'Oriente aggiungono assai presto a questo primo saluto: «perché hai generato il Salvatore delle nostre anime».

La restante parte della preghiera, chiamata petizione, sembra sia stata adottata per la prima volta dall’Ordine dei Mercedari nel 1514 che, nel loro Breviario, inserirono la restante parte della Salutazione che tutti noi conosciamo: “Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte”. L’aggiunta del nome di Gesù come completamento dell’esclamazione di Santa Elisabetta (“benedetto il frutto del tuo seno [Gesù]”) viene di solito attribuita al papa Urbano II anche se non esistono certezze storiche a riguardo.

La prima parte dell' Ave Maria entra nella liturgia latina nel VI secolo, nell'antifona offertoriale di una Messa d'Avvento attribuita a Gregorio Magno. Diventa una preghiera più personale nel VII secolo, ma il suo uso al di fuori della liturgia resta raro fino al 1198.

Un po' alla volta nasce, dunque, il bisogno di completare questo saluto con una supplica o una preghiera. E molti lo fanno, liberamente, spontaneamente. Così san Bernardino da Siena, prima del 1440, in un sermone che conclude con l'Ave, scrive: «E io non posso impedirmi di aggiungere: Sancta Maria ora pro nobis peccatoribus, Santa Maria prega per noi peccatori!». Già un breviario certosino del XIII secolo aggiungeva: «Sancta Maria, ora pro nobis, Santa Maria prega per noi». Verso il 1500, infine, molti breviari in differenti luoghi d'Europa (Francia, Italia...) aggiungono: «Ora e nell'ora della morte. Amen!». E nel 1568, il papa Pio V prescrisse ai sacerdoti di iniziare la recita del breviario con il Pater e l' Ave nella forma che utilizziamo oggi.

La prima parte dell' Ave Maria entra nella liturgia latina nel VI secolo, nell'antifona offertoriale di una Messa d'Avvento attribuita a Gregorio Magno. Diventa una preghiera più personale nel VII secolo, ma il suo uso al di fuori della liturgia resta raro fino al 1198. Infatti le prime celebrazioni della Vergine sono strettamente legate alla festa della nascita di Cristo, nonché al periodo che lo precede, l'Avvento. A Roma, all'inizio del VII secolo, il mercoledì ed il venerdì delle Quattro Tempora di dicembre portano già come vangelo il racconto dell'annunciazione e della visitazione. Come antifona di offertorio alle messe del mercoledì delle Quattro Tempora e della festa dell'Annunciazione troviamo la seguente:

Ave Maria gratia plena.
Benedicta tu in mulieribus
et benedictus fructus ventris tui.


A partire dal secolo VII troviamo molto spesso la prima parte dell'Ave Maria, il saluto angelico, nella preghiera liturgica al di fuori della Messa: ad esempio, come responsorio dell'ufficio corale nella vigilia del Natale e per la festa di Ognissanti.

Dal Vangelo - Riflessione

Teniamo presente l’Annunciazione di Luca (1, 26-38). L’annuncio dell’angelo trova una creatura completamente aperta e consapevole di quanto le viene annunciato: è una ragazza ebrea, e proprio in quanto tale, la sua spiritualità, la sua vita sono intrise di dialogo col suo Signore e di attesa.

Dopo il saluto dell’angelo: “Rallegrati (il verbo della gioia messianica), o piena di grazia, il Signore è con te”, a differenza di Mosè, Maria non discute, non mostra dubbi o perplessità; rimane “turbata”, entra cioè in un profondo atteggiamento di “timore” nel senso di venerazione e rispetto alla Presenza di Dio e con semplicità “si domanda che significato abbia tale saluto”.

La fanciulla figlia di Sion sa già che la stessa formula “il Signore è con te” è densa di implicazioni forti e coinvolgenti. Quando l’angelo le rivela “Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo Regno non avrà fine”, Maria sa bene cosa significa quel che le viene detto e, dimostrando di essere in dialogo con il suo Signore nel quale ha da sempre riposto tutta la sua fiducia, dialogo pieno di intelligenza e di confidenza, chiede soltanto il “come” il Signore avrebbe operato.

È, insieme, un segno di grande consapevolezza e disponibilità a collaborare al meglio, in totale fiducia, sapendo che alla sua povertà di creatura supplisce la Grazia immensa del Signore. Ed ecco la sua risposta attraverso la quale inizia l'introduzione dell’umanità nel Regno, nella “creazione nuova”, che troverà il suo compimento nell’ottavo giorno, il primo dopo il sabato (Giovanni 20,19), il giorno della Risurrezione: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”, che ribalta per sempre un tragico antico “non serviam”...

Il fatto che l'Ave Maria sia in gran parte composta da brani della Scrittura la rende ancor più solenne e radicata della Tradizione. Ma non è certo questo il suo pregio principale. Recitando, facendo nostre, immergendoci nelle parole di questa preghiera e nel loro significato, non facciamo altro che 'entrare' in uno dei casi esemplari di 'chiamata' contenuti della S. Scrittura e raccoglierne i frutti. Vi sono presenti tutti gli elementi: Annuncio, dialogo, promessa divina, risposta, evento salvifico corrispondente alla chiamata.

Ovvio che quando si tratta di preghiere, escludiamo la loro 'ripetizione' meccanica, che non è altro che guscio vuoto di parole al vento, che può sfociare nel devozionismo o nella superstizione; degenerazioni o pecche dalle quali la Chiesa ha sempre insegnato a guardarsi, ma che nel cammino si danno per scontate e vengono assolutizzate come fossero l'unica realtà possibile ai cosiddetti "cristiani di serie B" (cioè chiunque, pur credente e praticante, non "fa" il cammino). E questo soltanto per giustificare il disprezzo ed in definitiva il rinnegamento delle preghiere tradizionali, che tuttavia in qualche modo sono uscite dalla porta e rientrate per la finestra, venendo poi 'consegnate' con grande enfasi. Così come il rosario, sempre irriso dai catechisti, venne introdotto nel momento in cui Giovanni Paolo II indisse l'anno del Rosario. Ma esse vengono vissute con atteggiamenti interiori diversi, indotti da insegnamenti e prassi particolari, come già accennato.

Recita - contemplazione.

Quando ci 'immergiamo' nell'Ave Maria (perché la preghiera è immersione nella realtà contemplata che sempre rivolgiamo al Signore e alla Sua Madre), sappiamo a Chi ci stiamo rivolgendo e ripercorriamo con gratitudine, gioia e fidente attenzione, la storia della Salvezza, che è anche la nostra Storia-con-Dio, proprio grazie a quel che contempliamo, approfondiamo e viviamo sempre di più.

Abbiamo ricordato sopra, dal Vangelo di Luca, i vari elementi di questa storia, nei quali entriamo attraverso le parole della preghiera. Nella seconda parte, quando pronunciamo "Madre di Dio", non è già fonte di commozione e gioia grandi riconoscere in due sole parole una realtà incommensurabile: la Vergine Santa e la nostra 'confessione' del credere e proclamare che lei è Madre di Dio, Colui che abbiamo appena benedetto come frutto del suo seno e della sua risposta, che è anche Figlio di Dio oltre che vero uomo, perché nato da Donna, intessuto nel suo grembo, assoggettandosi ai ritmi naturali, per opera dello Spirito Santo?

E quando ci affidiamo a lei, riconoscendoci peccatori, per la sua potente e amorevole intercessione particolarmente nelle presenti necessità nostre e del mondo intero, invocandola già fin da ora al nostro fianco. nel momento cruciale in cui si compie il nostro percorso su questa terra e avviene il 'passaggio' definitivo da questa all'altra vita? Mai stanchi e mai sazi di invocarla e chiamarla in nostro soccorso, nostra grande Avvocata, Protettrice e Dispensatrice di Grazie?

Come qualificare il comportamento di chi 'banalizza' una cosa del genere per spacciare il luterano Sola Scriptura o uno spontaneismo raffazzonato e spesso stereotipato e ripetitivo? O brandisce le Lodi, già preghiera comunitaria della Chiesa, come se fossero privilegio esclusivo dei camminanti?