mercoledì 9 giugno 2021

Oggi parliamo del parassita manipolatore per scelta

Vi invito a leggere la descrizione del parassita affettivo: può essere un amico, un fidanzato, un familiare.

La descrizione però si adatta benissimo anche a gruppi e movimenti, purtroppo anche religiosi.

Il parassita per scelta è il più pericoloso manipolatore nel mondo del parassitismo.

Esso appare ben messo, calmo e controllato. È subdolo, prende facilmente il ruolo del tuo migliore amico e lo diventa in un tempo incredibilmente breve.

Questi parassiti sono pericolosi perché consapevoli delle loro richieste e delle tue debolezze, sanno applicare approcci giusti, mirati.

Ciò li rende forti, determinati ad ottenere quello che vogliono tirar fuori da te. Si integrano nella tua vita personale, raccolgono informazioni come munizioni per poi sapere bene come, a tempo debito, manipolarti.

Usano il tuo senso di colpa in modo cosciente, come strumento di ricatto emozionale. Ti fanno sentire come se fossi tu a VOLER dar loro: attenzione, tempo, beni materiali, denaro.

Sono sempre pronti ad insinuare in te il dubbio di essere persona cattiva se non ritorni loro tutto quello che “così gentilmente hanno fatto per te“.

Ovviamente ad ogni richiesta soddisfatta cercheranno di fare piccole cose, per sembrare utili e riconoscenti, ma non illuderti, non sono mai veramente grati.

Qualsiasi teatrino emozionale mettano in atto è solo uno stratagemma per ingannarti e spingerti a dare sempre di più. Le tue emozioni o i tuoi sentimenti gli importano molto, molto meno dei suoi.

Il parassita manipolatore per scelta è una persona pericolosa da avere intorno.

Una volta riconosciuto un parassita per scelta (e non è facile) bisogna sbarazzarsene. Come? Smettere di farsi coinvolgere nel loro gioco, smettere di assecondare le loro richieste.

Questo parassita non molla così facilmente. Il distacco diventa una lotta, urlano e strepitano, accusano e piangono, tutto per via della loro malsana immaturità che li rende incapaci di vivere autonomamente, ma poi, finalmente sfiniti, staccano la spina.

Qui il nostro comportamento deve essere risoluto, rifiuto di ogni chiamata o invito che li farebbe rientrare nella tua vita.

Ricordati sempre che:

non si può cambiare una persona che rifiuta di riconoscere il suo comportamento negativo.

Ricordati di prenderti cura di te stesso prima, non perderti e non consumare le tue energie nel dramma di una di queste persone.

In conclusione:

è sempre meglio imparare a distinguere questi amici parassitari e rimuoverli perché porterebbero solo complicazione nella tua vita.

59 commenti:

  1. Per comprendere bene la questione c'è bisogno più di teologia (quella sana, quella cattolica, quella del Magistero e dei santi, non la sbobba che generalmente vi rifilano nelle facoltà teologiche o negli istituti di scienze religiose) che di psicologia.

    Infatti quasi sempre i manipolatori non sono coscienti di esserlo. Hanno come un fuoco dentro, qualcosa che li spinge a perseguire l'obiettivo a costo di rovinarsi. È quell'atteggiamento che nella Bibbia viene chiamato idolatria, che è molto più variegato del semplice innamorarsi di un idolo servendolo per tutta la vita.

    Quando parliamo della viscida categoria dei cosiddetti "catechisti" neocatecumenali, torna in mente tutto il teatrino emozionale che hanno messo su ogni volta che serviva al Cammino (ma "serve al Cammino" coincide spesso con "serve al loro personalissimo egoismo, al loro darsi da fare per il potere, per lo sfruttamento, per la lussuria, serve a estrarti la decima dalle tasche", eccetera), espertissimi e di grande dimestichezza nel metter su il teatrino, capacissimi di cogliere l'attimo in cui ti passa per la testa l'espressione: "possibile che stavolta abbia torto io?" (espressione che ti passa per la testa perché a differenza dei parassiti tu hai ancora l'istintiva onestà di rimetterti in gioco, sei ancora disponibile a cambiare idea di fronte a ragionevoli argomenti e di fronte alle evidenze).

    La cura, dunque, non è del piano psicologico, ma di quello della fede. Cioè la preghiera, la direzione spirituale, il chiamare le cose col loro nome (il nostro parlare sia "sì, sì, no, no", perché tutto il resto fatto di arzigogolate elucubrazioni viene dal demonio), e soprattutto il saper evitare di entrare in argomento con gli autori del teatrino, il saper restare impassibili di fronte a quelli che percepiamo come ricattini morali e astuzie verbali intese a farci sentire in colpa. Dopotutto, quando un kikos comincia a prendere sul serio anche solo un versetto della Parola di Dio, o anche soltanto un invito alla preghiera e alla carità, potete star certi che ha già un piede fuori dal Cammino (perché ha spostato quel piede nella Chiesa Cattolica).

    Nota: il parassita campa finché c'è abbondanza di risorse su cui può esercitare il parassitismo. Perciò quanta più gente di buon cuore abbandona il Cammino, tanto più velocemente l'ambiente neocatecumenale vede salire la percentuale di parassiti, che rapidamente cominciano a scornarsi fra loro per accaparrarsi le sempre più scarse risorse, e saranno loro stessi a dare il colpo di grazia al Cammino. Che è opera di mani d'uomo e come tale destinato a perire: non dimentichiamolo.

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  2. Che bel connubio, manipolatore e parassita insieme. Connubio micidiale per chi incappa!
    Poiché un manipolatore parassita, per tutti e due i caratteri distintivi, ha bisogno di te per esistere e per sussistere. Senza gli altri nelle sue mani non è!

    Per queste pre-condizioni è pericolosissimo, perché metterà ogni impegno e tutta la sua intelligenza nel tenerti ben stretto, sotto controllo, senza lasciarti il più piccolo spazio di autonomia.

    In quanto parassita e manipolatore pure, ha bisogno di un oggetto vivente dei suoi desideri, per realizzarsi.

    Non sono MAI veramente grati, i parassiti-manipolatori, gli dessi pure tutta la tua vita e tutti i tuoi beni e restassi nudo e ridotto ad una nullità, ti faranno sentire sempre come uno che non ha fatto niente.

    Ma, contemporaneamente, pretenderanno per sé tutta la tua gratitudine, che non è mai abbastanza, qualunque cosa tu faccia per loro per dimostrarla.

    ........

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  3. ........

    Intanto il parassita non molla. Quanto è vero!

    Ecco perché la definizione di “parassita” ben si addice a Kiko e a tutta la organizzazione che ha costruito intorno a sé: quando finisci nelle loro maglie ne resti imprigionato, come in una tela di ragno il povero insetto imprudente.

    Il parassita è uno che in autonomia non ha alcuna speranza di sopravvivenza, e dunque certo: non ti mollerà mai. Ne va della sua stessa esistenza. Per lui significherebbe la morte, la fine di tutto il suo regno.

    Ecco il perché nel cammino nessuna libertà è concessa, nessun rispetto si porta alla persona, nessuno spazio è lasciato all’individuo. Mai sia!

    Per questo se uno li riconosce ha solo una via di salvezza: la fuga senza voltarsi indietro.

    Inutili i confronti, sterili le discussioni, il cercare di spiegarsi e di comprendere.

    La macchina infernale (altro che Merkabà della visione di Ezechiele profeta) ti stritolerà, infine, nei suoi meccanismi perversi. Bisogna sottrarsi alle sue spire, svincolarsi. Altra via non c’è.

    No, il C.N. non è correggibile dall’interno, rimanendo dentro l’esperienza, anche con tutta la buona volontà di cui uno è capace.
    ........

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  4. ........

    Scioccante la foto a corredo del post, ma ben messa – devo dire – dà perfettamente l’idea: meglio spiattellare la verità in faccia a chi corre pericolo, senza tergiversare. Meglio scioccarlo, senza edulcorare.

    Sperando di sortire qualche effetto finché si è in tempo. Tentando di far capire a cosa si va incontro, se si continua a non decidersi per il grande passo, sacrosanto passo!

    Di mandarli a vivere col lavoro delle loro mani e, magari, a fare anche del bene al prossimo, sempre con la loro fatica!

    Pax

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    1. Un quadro del Cmmino non esattamente edificante...........

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  5. Ormai molti anni fa qualcuno ha tentato di fare il parassita anche con me, ma ormai ero tornato alla pratica della fede da circa 2 anni e certe cose le avevo ben chiare e avevo un direttore spirituale dotto e santo che mi ha dato dei principi che mi guidano ancora oggi.
    Racconto la storia perché potrebbe essere utile a qualcuno.

    A 23 anni pensai alla vocazione sacerdotale tra i frati minori e cominciai a frequentare, con degli amici, un convento di clarisse per dei piccoli lavori di cui avevano bisogno e là conobbi una clarissa dalla grande spiritualità e personalità, a cui chiedevo consigli e con cui mi trovavo molto bene. La clarissa era contenta della mia scelta vocazionale tra le fila dei frati minori.

    Partecipai a un ritiro vocazionale aperto a molti, poi a un ritiro ristretto: esperienze indimenticabili, poi entrai in un convento per un anno di pre noviziato.
    Lo affrontai con entusiasmo, conobbi un santo sacerdote col quale mi confessavo spesso, ho ricordi bellissimi, ma a fine novenbre iniziarono dei dubbi circa la mia vocazione.
    Non erano dovuti a problemi coi fratu, che invece stimavo, ma al mio "sentire". Stavo vagliando.

    Quando ebbi l'ccasione andai a confrontarmi con la clarissa che, sicura della sua influenza su di me, non mi dette le risposte che cercavo, ma con la sicurezza di un oracolo mi disse che la mia vocazione era quella del frate.
    Alla fine aggiuse che, se avessi deciso si uscire, la prima a saperlo doveva essere lei.

    Decisi di uscire a dicembre e passai da lei.
    Cercò di convincermi a rientrare in convento in tutti i modi possibili, dimostrandosi profondamente delusa, poi dimostrandosi dipiaciuta quasi fino alle lacrime. Arrivò fino alle minacce di perdizione.
    Non aveva capito che ero andato non per discutere ma per mantenere la parola data.
    Quando me ne andai la salutai per 4 volte dicendole che ci saremmo comunque potuti rivedere, per me infatti rimaneva un'amica, ma lei immobile fissava il vuoto e non mi rispose.
    Pensando che la cosa non la interessasse, non la rividi più.

    Poi venne il turno del confronto coi frati: tutto andò bene tranne con uno che mi disse che fuori non averi avuto speranza di emergere, che il convento mi avrebbe dato una sicurezza, e bestialità del genere.

    Con questo non voglio rinnegare un periodo della mia vita che ricordo con nostalgia e che ritengo fondamentale per la mia formazione, in cui ho conosciuto frati e suore di cui conservo un grande ricordo. Ma può capitare di incontrare anche parassiti.

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    1. @Pietro
      Credo che un bravo direttore spirituale non debba mai decidere per gli altri, nè legare a sè e alla propria congregazione o pensare a riempire i conventi/seminari, ma deve lasciare sempre la libertà di scelta e volere il bene delle persone; purtroppo ci sono anche dei consacrati che cercano di invitarti a molti incontri vocazionali per trovare nuove vocazioni, ma credo che così si rischi di avere l'effetto opposto, ovvero che l'invitato in questione si senta pressato da tutti gli inviti e decida di prendere le distanze. Credo il percorso di discernimento vocazionale, anche per il matrimonio, non debba mai essere forzato ma debba essere fatto nella libertà e soprattutto ci si debba affidare ad un bravo direttore spirituale non a dei catechisti laici.

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  6. I parassiti li si incontra dappertutto e, spesso, proprio nei ruoli più delicati, quelli degli psicologi, degli insegnanti e formatori, dei direttori spirituali.
    Ma cosa si può dire di un'organizzazione che vive esclusivamente di parassitismo? Di un gruppo cioè che considera virtuoso sfruttare la buona fede altrui per alimentare il proprio circuito?
    Noi sappiamo che ci sono uomini di Chiesa che ritengono addirittura opportuno e necessario manipolare gli altri, ma non certo su indicazione della Chiesa o del Vangelo su cui essa si fonda!
    Nel caso del CN la patologia diventa fisiologia.
    Come sempre, quando il malcapitato se ne accorge? Quando 'pretende' di esercitare la propria libertà ed autonomia di pensiero. In quel preciso momento tutto ciò che era amico e rassicurante si trasforma nel proprio opposto. Allora emerge in modo sconcertante l'infantilismo di coloro che avrebbero dovuto essere gli adulti nella fede e i punti di riferimento. Ma non è un problema di alcuni: non per nulla papa Francesco più volte ha ricordato al CN il rispetto della libertà e delle scelte altrui. Evidentemente, è un problema genetico del Cammino. Leggendo i mamotreti sappiamo esattamente da dove proviene.

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  7. Sul web ci sono delle foto di Gennarini, di cui una con Kiko, stesso taglio di barba, stessa espressione, stesso....stesso...stesso....In parole povere, Dio li fa e poi li accoppia.

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  8. Finalmente abbiamo capito perchè Fallacio Vinicio, catechista neocatecumenale, si permette di scrivere su questo blog contravvenendo agli ordini di Kiko che non vuole che si scriva sul blog. FAV altro non è che Giuseppe Gennarini camuffato con lo pseudonimo di FAV, che, in combutta con lo stesso Kiko che fa finta di non sapere nulla, scrive sul blog in modo che, dalle risposte che riceve, e le riceve, venga a sapere chi c'è dietro i pseudonimi dei moderatori del blog. A che scopo tutto ciò? Ancora non l'abbiamo scoperto, mica possiamo sapere tutto. D'altronde il Cammino non è quello degli "arcani"? E se no, che arcani sarebbero.... Piuttosto, se FAV dice che non è Gennarini, smentisca e lo dimostri. ma come lo dimostra? Arcanoooo!!!!!

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    1. E quindi? Una volta che sanno chi c'è dietro? Poi è la volta buona che li prendiamo a sberle. Ma nel senso cristiano. Si, c'è anche un senso cristiano di difesa. Non abbiamo armi, non abbiamo bombe w simili, ma abbiamo la dignità di figli di Dio.
      Che sia chiaro!
      CDD

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    2. Sapere chi sono i moderatori del blog non ha nessuna importanza, sarebbe invece importante sapere chi è FAV, ma non per curiosità personale, ma perchè Kiko, sapendo che costui ha trasgredito a un suo preciso ordine, lo prenderà a sberle. E non nel senso cristiano di CDD, ma proprio sberle.....

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  9. Alcuni passi della descrizione del parassita mi ricordano i nostri cosiddetti "catechisti", altri alcuni miei fratelli/sorelle di comunità. Che fossero parassiti ne abbiamo avuto la conferma definitiva quando siamo usciti: siamo stati cancellati, letteralmente. Ovvio, non servivamo più, non eravamo più lì a farci in quattro per ogni evento o celebrazione, o altro "avvenimento" neocat. Non c'era più da succhiarci tempo, energie e linfa vitale. Ma forse è stato meglio così, ci ha aiutato a non voltarci mai indietro.

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    1. Il Cammino rende folli.
      Proponendosi come Chiesa (non che dice di essere la vera Chiesa, ma si comporta come lo fosse) non può che rendere folli gli adepti che lo seguono ciecamente.
      Chi esce è come uscisse dalla Chiesa! Per i responsabili è letteralmente SCOMUNICATO.
      Ogni rapporto viene reciso, anche personale e di amicizia, se mai ci fosse stata amicizia, in quanto tra parassita e organismo "ospitante" più che amicizia c'è sfruttamento.

      Il parassita è un'intera comunità ma la comunità induce anche i suoi singoli membri a rompere ogni rapporto con chi esce e questo la dice lunga sulla follia che può generare nello stare nel Cammino ciecamente

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  10. Giusto, Valentina.
    Anche se nella Chiesa ci possono essere dei parassiti, la Chiesa stessa offre l'antiparassitario.
    Anzi, la Chiesa è garanzia contro ogni settarismo, ogni ideologia e ogni parassita.

    Nella Chiesa ogni scelta deve essere PERSONALE.
    Le vere guide spirituali non decidono per te, anzi, è l'esatto contrario, ti spingono a decidere respèonsabilmente, dandoti i giusti criteri.

    Nella Chiesa perciò non ci si salva a grappoli: la salvezza di uno è certamente in relazione con quella degli altri, ma la decisione è sempre personale.

    La Chiesa è così attenta che le scelte personali siano LIBERE, che è disposta perfino ad annullare un matrimonio se risulta che il consenso è stato forzato o comunque non è stato libero.

    Per questo, anche se il Cammino si dice "Chiesa", la pratica per cui i "catechisti" sono visti, né più né meno, come oracoli, è quella di un'ANTICHIESA.

    La presunta infallibilità dei "catechisti" è condannata dalla Chiesa come pratica superstiziosa.

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    1. Solo per chiarire a qualche lettore disorientato: nell'omiletica ("l'arte di far le prediche") e nel linguaggio carico di enfasi (tipico di chi deve far colpo sugli ascoltatori) ricorrono spesso espressioni teologicamente imprecise, ma necessarie solo a farsi capire in quel momento.

      Esempio: "il Signore ti ama sempre". Verissimo: il Signore non odia le sue creature, tanto più che è infinita misericordia. Ma il Signore non ama il peccato. Perciò l'uomo che si ostina a permanere nel peccato sta di fatto rifiutando l'amore del Signore. Il Signore ti ama sempre, sì, verissimo, ma è a causa del peccato che ti separi da quell'amore. Se il Signore concedesse a te peccatore ostinato la stessa salvezza che concede a uno che si converte, si ravvede, sta lontano dal peccato, chiede perdono quando cade (e lo chiede attraverso il sacramento della confessione, istituito dal Signore stesso), allora sarebbe ingiusto. Ma l'ingiustizia non è un attributo di Dio. Al contrario: il Signore è infinitamente misericordioso e infinitamente giusto. La misericordia viene offerta. La misericordia non è automatica. Il Signore si ricorderà delle ingiustizie, e saprà ricompensare chi le ha ricevute, e "ricompensare" chi le ha commesse.

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  11. Gloria:
    concordo pienamente con la tua risposta che mi era sfuggita.

    Ha parlato una cosa molto interessante: un percorso di discenimento vocazionale anche matrimoniale, che è ben più degli incontri pre matrimoniali in parrocchia, ma che non può certo ridursi a frequentare gli incontri comunitari di una qualche comunità ecclesiale.

    Meno che mai il Cammino, ambiente in cui non si parla mai di come la Chiesa vede il matrimonio, ma solo di come lo vede Kiko, e in cui la famiglia è solo un'appendice del Cammino.

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    1. @Pietro
      Ti ringrazio e anche io sono d'accordo con te, anche la vocazione al matrimonio deve essere vagliata da un sacerdote e può essere anche un processo più o meno lungo; in Cammino spesso sono i catechisti a dire alle coppie di sposarsi e di fissare una data, questo dovrebbe farlo un direttore spirituale

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    2. ma neanche un direttore spirituale. Lo devono decidere gli sposi punto e basta.

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    3. @anonimo
      Sì mi sono espressa male, volevo dire che il compito di accompagnare la coppia nel discernimento della vocazione al matrimonio deve essere svolto da un direttore spirituale e non da catechisti laici, non volevo dire che sta al sacerdote imporre un matrimonio ;)

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  12. La differenza tra il parassita affettivo descritto nell'articolo e il catechista neocatecumenale è la seguente: il primo ha delle caratteristiche personali, magari anche dei traumi vissuti nella primissima infanzia che gli impediscono di avere relazioni veramente positive e caratterizzate da apertura sincera ed empatia, oppure è una persona che ha scelto l'amoralità come propria regola di vita; il secondo è stato istruito all'interno del CN a comportarsi in un modo che, erroneamente, ha imparato ad identificare come il modo più giusto di 'evangelizzare', quindi applica delle strategie specifiche della cui nocività non è del tutto consapevole e che non è detto che 'sposi' come atteggiamento di vita.
    Poi, terzo step, ci sono i parassiti affettivi che diventano catechisti e lo rimangono anche quando e se escono dal Cammino: e questo è un terzo caso, ritengo molto diffuso soprattutto ai livelli alti della gerarchia NC, in quei ruoli in cui non è possibile che una persona ingenua non abbia capito effettivamente compreso la nocivitàdi certe metodologie.
    Voglio riportare una testimonianza, segnalata in un link dell'articolo, di quel che succede quando una persona della seconda categoria (parassita per formazione NC, non per propria natura o scelta di vita) finalmente apre gli occhi.

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  13. Mi chiamo Giuseppe...

    ogni agosto, da quel maledetto agosto (GMG Colonia 2005) non riesco più a dormire, sono uscito dal Cammino Neocatecumenale alcuni anni fa e mi porto dentro un rimorso senza confini, un dolore che non si può spiegare...

    All'epoca ero responsabile di comunità, feci di tutto per convincere, due miei fratelli di comunità a partecipare alla GMG «perchè lì c'era il Signore ad attenderci»... pur sapendo che il loro figlio non stava bene, da molti giorni aveva un infezione virale... sempre febbre...

    Andai a casa loro, usai le "minacce" tipiche del catechista NC: quelle subdole, nascoste... "stai mettendo gli idoli al primo posto"... "non state rispondendo ad una chiamata"... "chi non odia suo padre e sua madre..." Ha ragione Lino: avevamo una "comunicazione" verbale, non verbale, e para-verbale... ma era "solo finalizzata" ad un solo scopo... portare "sudditi a Kiko"... contavano i numeri...scusate se sono confuso nel raccontare... ma il mio cuore si porta e si porterà sempre questa "ferita"...

    Per tornare a quella coppia di fratelli, soprattutto con Lei, la mamma, oserei dire che fui "violento"... violento con le parole: usai il fatto che come "catechisti" del Cammino non davano un buon esempio... Ormai ai pellegrinaggi bisognava "raccattare" gente, le comunità erano sempre più vuote e i ragazzi sempre meno, quindi si andava noi più adulti (per fare numero: infatti nel Cammino il far numero è fondamentale).

    Questa coppia visse una GMG pessima, con il cuore rivolto verso il proprio figlio che sapevano non stare bene e che non migliorava, sempre al telefono ed in preghiera, molto isolati: e non vi nego che li deridevamo per questa loro "esagerata idolatria" dei figli.

    Quando tornammo, il figlio era peggiorato, fu ricoverato in ospedale, il giorno dopo morì.

    Da quel giorno maledico il Cammino Neocatecumenale, i suoi "catechisti", il mese di agosto... So che quel ragazzo che avevo visto crescere ora è in cielo e prega per i suoi genitori... Chiedo a Lino: mi aiuti, la prego, quale era "la simbologia"? perchè i neocatecumenali hanno deturpato così tanto la parola di Dio da convincermi a farmi commettere un'atto così indegno??

    Io sono colpevole... non avete idea di quante e quali parole usai... mentre il loro posto era vicino al loro figlio... io non so se Dio avrebbe chiamato a sé quel ragazzo comunque... ma il posto di un genitore è al fianco del figlio malato: non c'era nessuna Parola per loro a Colonia... la Parola di Dio vivente era il figlio sofferente...

    O.k., sarebbe morto comunque, ma la Carità, la Giustizia, La Verità gridavano una sola cosa... la Mamma e il Padre avevano il Diritto/Dovere di restare al fianco del loro figlio... per questo io mi vergogno...

    Chiedo scusa, ma dovevo liberarmi.
    Giuseppe

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    1. @valentina, altra fallacia argomentativa. Anche se questa esperienza fosse vera (nel 2005 si organizzavano i voli charter per le gmg altro che "raccattare" le persone adulte) non toglierebbe nulla alla bontà del cammino. Giuseppe non ha avuto alcun discernimento, forse voleva solo fare bella figura con il catechista di essere riuscito a portare gran parte della sua comunità a colonia, forse aveva una comunità con pochi giovani e che bene avrebbe fatto a lasciare a casa, visto che gmg è l'acronimo di "giornata mondiale della GIOVENTÙ". Tirerete fuori la Catechesi di kiko ovvio... Una gmg non è un passaggio, un "parente" non è un figlio, alla gmg ci vanno i "GIOVANI" a meno che non sei catechista o accompagnatore e il discernimento non si improvvisa.
      Fallacio Asino Vinicio

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    2. Quest'ultimo intervento di FAV è abominevole e rivoltante. Da solo basterebbe a giustificare l'esclusione di ogni futuro intervento. Vomitevole.

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    3. @FALLACIO
      io alla GMG 2005 c'ero e a Marienfeld c'erano i neocatecumenali. GIOVANI ED ADULTI. TANTI ADULTI (a Madrid non ne parliamo) Lo dico con il senno di poi perchè all'epoca manco sapevo chi eravate, quindi non puoi neppure dire che ero prevenuta.

      Il fatto che poi, ammesso che sia successo, tu dia la colpa al povero Giuseppe dimostra solo il miserabile che sei. Ritorna da dove sei venuto, che è meglio

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    4. @Fallacio
      Ale ha ragione, noi siamo andati sempre in pullman agli incontri, anche alla gmg di Madrid e partivamo dal centro Italia, e di adulti ce ne erano diversi

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    5. FAV conferma ciò che sappiamo già, cioè che i neocatecumenali sono le ultime persone da avere intorno in caso di lutto, con quell'attitudine scanzonata del bestione inutile, stupido come un tamburo picchiato, buono solo per fare il sabba intorno alle bare altrui, in senso materiale e metaforico.

      Degli zombi sono, e capiscono solo gli interessi miserabili del cammino, il loro signore e padrone. Certi di loro se lo sono meritato davvero, di essere stati ridotti in schiavitù, per la loro beffarda empietà.

      XXL

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    6. Basta leggere quanta indignazione hai provocato, o illustre Fallacio Asino Vinicio, per capire che - forse - hai superato la misura. Ma con te non c'è da meravigliarsi più di niente. Tanto che, per quanto banale, da un pò di tempo me lo chiedo se ci sei o ci fai.

      Anche SE fosse vero... dici.
      E io ti ripeto: finitela con questa storia che noi o altri che diciamo sul Cammino cose a voi indigeste ci inventiamo tutto ogni volta, che non ti crede nessuno.

      E poi: organizzavate i voli charter per le gmg? Certo, siete i soliti megalomani!
      Sbeffeggi Giuseppe e dovresti solo vergognarti, anche per quel ...forse voleva solo fare bella figura con il catechista di essere riuscito a portare gran parte della sua comunità:
      PERCHE' CHI PORTA GRAN PARTE DELLA COMUNITA' FA BELLA FIGURA IN MEZZO A VOI?

      Ehe Asino, Asino! Rifletti prima di scrivere.

      La verità è che, lì dentro, fanno a gare tutti per fare la più bella figura. Vieni subito portato in alto se consegui risultati che innalzano il Cammino. A questo ti portano le attese con cui i kikatekisti appesantiscono la vostra vita fino a ridurvi all'ansia da prestazione.
      Giuseppe non si è inventato nulla. Se ha detto e fatto quelle cose è perchè quello ha imparato, quello gli è stato indicato come percorso da seguire, quello stesso che fa agli altri, lo ha subito e vissuto prima sulla sua pelle.
      Mi spieghi da dove gli doveva venire, spontaneamente, un comportamento tanto barbaro se non da un fanatismo smodato?

      Kiko adora i numeroni e, con il passare degli anni alle GMG hanno portato sempre più cani e porci. Con la scusa dell'accompagnamento tanti adulti, ogni volta di più.
      E quando concludi che "il discernimento non si improvvisa" faresti bene a scrivertelo in fronte.

      Pax

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    7. Ho fatto la GMG di Colonia e i voli charter non li ho visti.
      Forse li hanno organizzati le diocesi, ma di sicuro non i NC. Altrimenti come facevano a fare il lavaggio del cervello e gli interrogatori durante le lunghissime ore in autobus?

      Per la mia esperienza le GMG dei NC sono organizzate così: lunghe giornate in autobus, si parte la mattina e si arriva la sera, magari soggiornando in qualche posto sperduto (la scusa è che "i ragazzi sennò vanno ad ubriacarsi e fare sesso in discoteca"), poi si arriva all'incontro con il Papa (vissuto più come un obbligo) e il tutto culmina nell'incontro con Kiko che è il vero clou della GMG.

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    8. Per la cronaca. Io a Colonia andai con un volo charter organizzato dalla pastorale giovanile di Catania. Partenza a mezzanotte e arrivo verso le 3..

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    9. In tutti gli anni di Cammino non sono mai andato a nessuna GMG per scelta personale, anche se i vari catechisti mi hanno sempre invitato più che calorosamente sia da giovane che da adulto. Posso confermare che mentre negli anni 90 la maggior parte erano giovani, con gli anni gli adulti sono aumentati sempre più. Negli ultimi anni chiunque volesse partecipare era il benvenuto. E posso confermare che tutte le volte che il luogo della GMG era raggiungibile via terra, i neocat. sono SEMPRE andati in pullman.

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  14. Questo è il link di cui scrive Valentina :

    https://neocatecumenali.blogspot.com/2014/08/la-comunicazione-non-verbale-dei.html?m=1

    Consiglio di leggerlo per capire meglio il tema di questo post.

    LUCA

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  15. Fallacio prima di ribattere dovresti leggere: la coppia a cui morì il figlio era proprio una coppia di catechisti, cui incombeva il 'sacro e kikiano dovere' di accompagnare i ragazzi alla GMG.
    Visto che hai il coraggio di ribattere, senza aver letto, aggiungo anche la testimonianza di Aldo, sempre tratta dal medesimo articolo.

    Giuseppe, ti leggo solo ora:

    era la GMG di Toronto, io e mia moglie, responsabile e catechista. Mio suocero stava male ma il "dio cammino pretende i suoi sacrifici"... non potevamo dire di no, non si poteva! Restare a Foggia significa "idolatrare il Padre di mia moglie"... "lasciate che i morti seppelliscano i loro morti" - questo mi dissero, il Signore ci stava aspettando... e tutte le pressioni psicologiche che potevano usare... il Papà di mia moglie morì quando eravamo in Canada, non si poteva tornare indietro, mia moglie non era presente, non lo vide neanche seppellire, certo Lui non se ne accorse, non era più lucido, ma se ne accorse il fratello maggiore... "che razza di Dio è il tuo Dio??" Le urlò in faccia e non Le rivolse più la parola...per anni non le ha più parlato, solo da poco grazie alla perseveranza di mia moglie, ogni tanto si sentono per telefono...

    La cosa che più mi impressionò, fu che non un capo-catechesta venne nella stanza a consolare mia moglie, non una parola di conforto, duri come la pietra, come se quello che era accaduto fosse un bene, ed in effetti era un "bene per il Cammino"... poiché lo avrebbero utilizzato per dare gloria al "dio Cammino"... "vedete Patrizia? ha rinunciato a passare gli ultimi istanti con Suo Padre... così si fa!"... ecco una vera "camminante"... credo che mia moglie ancora oggi non se lo sia mai perdonato... che il Signore Gesù Cristo la possa aiutare... e possa rimarginare la Sua ferita...

    Vedi, caro Giuseppe, non sei l'unico, potrei raccontarti centinaia di storie come queste, so con non servirebbe a molto, ma non sei colpevole... non potevamo sapere.
    Aldo

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    1. Grazie Giuseppe e grazie Aldo, grazie a tutti quelli che con la loro vita testimoniano quanto male discende alle persone dal seguire fedelmente il cammino. Non questo vuole il Signore.
      Poi, se fossero un minimo veri i kikatekisti non terrebbero questo atteggiamento duro ogni volta. Di chi non ha nemmeno una parola per consolare, risollevare chi si è messo in un'orrida situazione per colpa loro. Ma tronfi e soddisfatti ti passano accanto come assorbiti sempre dalle loro "ispirazioni" e alte mansioni. E tu lì a morire confuso e solo.

      Pax

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  16. @valentina, lo stesso non è credibile per le ragioni che ti ho elencato, ma soprattutto, lo scarso, anzi nullo discernimento di "Giuseppe" niente ha a che vedere con la bontà del cammino. È una fallacia logica.
    Fallacio Asino Vinicio

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    1. Complimenti per la battuta umoristica! 🤣

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    2. @fallacio
      infatti il responsabile non fa discernimento...lo fa il CATECHISTA.
      La verità, caro FAllacio è che il cammino non SERVE A NULLA E FA DANNO perchè, se anche fosse vero che è stato un errore del responsabile, ciò vuole dire che nel cammino NON SI INSEGNA A FARE DISCERNIMENTO AUTONOMO. Chiunque, con un minimo di buonsenso e carità cristiana avrebbe detto: IL VOSTRO POSTO E' CON VOSTRO FIGLIO, ma nel cammino è diverso.

      Tu stesso, TU STESSO sei venuto a scrivere QUI che "matrimoni rovinati e figli abbandonati SONO SCIOCCHEZZE". Te lo devo ricordare io? Eccole qua le SCIOCCHEZZE! MA d'altronde a te che ti frega...
      l'unica cosa che nel cammino si impara è L'ANAFFETIVIVITA'. Ci fosse stato Kiko avrebbe detto a Gesù che piange sulla tomba di Lazzaro che "si doveva convertire". D'altronde ha detto che Maria SS.ma alle nozze di Cana era "nevrotica".

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    3. @Ale
      Io, anche se Kiko come personaggio mi lascia perplessa, spero che in quel caso volesse dire "agitata" e non "nevrotica" ma non sapeva come tradurre, altrimenti sarebbe triste da dire come cosa...

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    4. Purtroppo sono molti quelli che hanno tentato di giustificare Kiko perché non è italiano. Ma purtroppo per loro queste catechesi sono state tradotte dallo spagnolo. Forse non conosce neppure la propria lingua madre?

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    5. @Valentina
      Non sapevo che si fosse espresso in spagnolo

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    6. @Gloria
      L'uso dell'aggettivo "nevrotica" per qualificare le donne è prassi comune nel Cammino. Di solito viene usato dai catechisti uomini in associazione con il sostantivo "moglie" per qualificare quelle povere donne, generalmente casalinghe, per loro sorte mogli di mariti neoatecumenali che dopo essere stati fuori tutto il giorno per lavoro, magari alla sera invece di stare con i figli, dopo un frettoloso ma gustoso boccone, che ovviamente deve essere pronto al loro ritorno, se ne vanno in comunità, ben contenti di non doversi "sorbire" i figli. Se poi questi mariti neocatecumenali sono anche catechisti, allora la moglie è immancabilmente "nevrotica". E non mi stupisco: dopo che da sola per anni porta avanti il peso della casa e dei figli (generalmente numerosi), e non ha nemmeno la possibilità di mettere il naso fuori casa e di avere un minimo di indipendenza economica e di relzioni sociali, essere "nevrotica" è il minimo. Ovviamente l'aggettivo "nevrotico" non è mai riferito agli uomini, né sposati, né single. Loro sono sempre perfettamente equilibrati. E ti credo: anaffettivi fino alle midolla, se ne fregano dei figli, della moglie, di tutto quello che non dà loro "lustro" e "gloria", come i terribili esempi riportati nei commenti di Giuseppe e Aldo. L'aggettivo "nevrotica" è quindi proprio voluto e usato con gran compiacimento e con una nemmeno un po' celata misoginia da Kiko e dai suoi miseri e ridicoli seguaci e pedissequi imitatori, i cosiddetti "catechisti".

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    7. @Fallacio
      il tuo ostinato non voler capire è veramente degno del peggior fanatismo neocatecumenale. Io non l'ho mai condiviso, posso solo augurarmi che un giorno tu possa vedere la luce, ma sono molto scettico. Dopo anni e anni di martellamento neocat su una mente incolta, le speranze sono ridotte al lumicino. Diciamo che almeno con le tue parole fai capire fin dove può arrivare il lavaggio del cervello neocat sulle menti.

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    8. @Porto
      Grazie per la spiegazione, purtroppo questo scenario può ripetersi facilmente nelle comunità, le ragazze sono invogliate (anche dai catechisti perché l'ho sentito dire da loro) a sposarsi molto giovani senza aver finito gli studi o senza neanche cominciarli per poi fare subito tanti figli, per cui dopo sarà più complicato trovare lavoro; io non sto criticando le scelte di vita di nessuno sia chiaro, né sto dicendo che non è bello avere figli, al contrario, solo mi sembra eccessiva questa intromissione dei catechisti nelle scelte di vite degli altri, soprattutto nei matrimoni altrui, e posso capire poi la fatica che può fare una donna in una situazione del genere, con una famiglia numerosa, tante preoccupazioni e gli impegni incessanti del Cammino. Ma vedo anche che ci sono persone che si ribellano a tutto questo e trovano la forza per uscire dal Cammino e fare scelte di vita cristiane, anche nel matrimonio, in modo sano.

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    9. Sono d'accordo con te. Anche io ho avuto la forza di resistere alle numerose pressioni che negli anni mi sono state fatte per fidanzarmi con questa o quella ragazza del Cammino... Il problema grave non è per chi riesce a resistere, ma per le persone fragili, insicure, che hanno pensato di trovare nel Cammino un luogo "fraterno", e si ritrovano con catechisti che nella migliore delle ipotesi sono del tutto indifferenti al loro destino, ma si permettono di imporre scelte che magari poi distruggono la vita di queste persone. Ti assicuro che di vite distrutte ne ho vista più di una nei miei anni di Cammino. Questo non deve succedere in un movimento che si proclama cristiano e anche cattolico.

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  17. noi non l'abbiamo capita

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  18. Durante le catechesi iniziali i kikatechisti sono seduttivi e pieni di attenzioni, indossano differenti maschere per attrarre nella loro trappola le prede da vessare. Con il tempo creano dipendenza utilizzando le leve emozionali del senso di colpa e del timore superstizioso.
    Dopo aver avvinto e acciuffato la preda, ottenutane la dipendenza emotiva, i catechisti nc rivelano la loro essenza dando via alla violenza, all’umiliazione e allo svilimento mediante la comunicazione aggressiva, ambigua e destabilizzante o il silenzio. Mi sembra di vedere ancora adesso il catechista prepotente e narcisista - imitatore di Kiko e dei suoi difetti - protetto dal suo leggìo, puntare il dito contro il disgraziato del momento per mortificarlo sino alle lacrime più amare. Così come visualizzo con estrema facilità una delle scene più tipiche del contesto eretico, vale a dire il catechista seduto al suo posto di privilegio con le braccia conserte e le gambe accavallate, oppure allungate con i piedi incrociati, star silente con le labbra strette e gli occhi crudeli. Un uomo statico in grado di 'uccidere' l'assoggettato con la sola forza del pensiero. Un pensiero riflesso nel suo sguardo aggressivo.
    Si tratta di individui impassibili, irresponsabili (eppure i genitori affidano alle loro mani la vita dei figlioli), privi di pentimento per il male inflitto e di empatia. Essi passano di vittima in vittima per prosciugarne tutte le risorse: interiori e materiali.

    Grazie Valentina, il thread che ci proponi è interessante e molto utile. Rimarco un paio di tue considerazioni: "non si può cambiare una persona che rifiuta di riconoscere il suo comportamento negativo.
    Ricordati di prenderti cura di te stesso prima, non perderti e non consumare le tue energie nel dramma di una di queste persone."

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  19. Fallacio:
    anche tu nel 2005 ti sei comportato come Giuseppe. Ci scommetto.
    Solo che ti è andata bene che non è morto nessuno.
    Sembri un musulmano che dice che l'Islam non c'entra nulla con la morte di Saman, ma che non mostra nessuna pietà per la ragazza e che non esprime nessuno sdegno per l'omicidio.

    Anche tu hai detto "che i morti seppelliscano i loro morti" interpretando questa frase del Vangelo come la interpreta Kiko e non come la interpreta la Chiesa. Ne sono certo.

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  22. Le testimonianze di Giuseppe e di Aldo lasciano allibiti.
    Si trovano di simili, oltre che nel Cammino, forse nei Testimoni di Geova in qualche altra setta.

    Ma, senza arrivare all'assurdità di lasciare il figlio morente per dar gloria al Cammino, vale davvero la pena fare tanto attivismo, tralasciando spesso anche i più basilari impegni famigliari, per farsi vedere che si è dei bravi camminanti?
    Perché chi lascia il figlio malato, alla fine dei conti, non lo fa perché toccato dalle parole di un Giuseppe qualsiasi, ma per farsi vedere un bravo camminante.
    Con questo non voglio farne una colpa ai genitori del ragazzo malato, che erano condizionati, ma erano condizionati per dimostrare di essere dei bravi camminanti.
    Giuseppe non ha toccato il cuore dei genitori del malato, né li ha "convertiti", li ha solo convinti umanamente. La grazia, come poi lui stesso ha ammesso, e di questo gli va dato merito, non c'é entrata per nulla.

    Vale la pena, anche solo umanamente, ubbidire ciecamente a "catechisti" non riconosciuti dalla Chiesa e fare sacrifici di tutti i tipi per farsi additare come bravi camminanti?
    Quanto è più liberatorio non dover dimostrare di essere bravi e non voler essere approvati a tutti i costi?
    I santi lo fanno per umiltà, buon per loro, ma vale la pena farlo fosse anche solo per la LIBERTA'.

    Evitare di dare scandalo, questo sì. Sempre. Dopodiché: chissenefrega di fare la figura del bravo credente se questo mi costa così tanto da rendermi amara la vita, oltre che rallentare la mia conversione.

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  23. Molto interessante l'intreccio degli ultimi commenti.
    Chiariscono molto bene la patologia del parassitismo affettivo applicata alla metodica del Cammino che sfocia inevitabilmente nella manipolazione.

    Chi viene manipolato, ossia tutti coloro che aderiscono, poi manipolera' a sua volta. Poiché il Cammino è come la catena di Sant'Antonio!

    Per poter meglio manipolare è giocoforza che Kiko abbia creato un sistema chiuso, che non si interfaccia neanche alla lontana con altri contesti.
    Non può allargare gli orizzonti a chi con tanta fatica e perseveranza ha ingabbiato.
    Mai sia gli si allarghino le vedute e comprendano l'inganno.

    Si insiste molto per le giornate mondiali o meglio si insisteva, ora l'armata la vedo proprio allo sbando (chi vivrà vedrà!).
    ........

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  24. ........

    Tieni sotto controllo per giorni tutti i partecipanti, li immergi nell'humus neocatecumenale e li plasmi a piacimento.
    Poi il clima è favorevole.
    Vedere lì il Papa, in attesa di ascoltare Kiko, è rassicurante.
    L'emulazione reciproca fa il resto. L'euforia collettiva, il desiderio di mettersi in mostra.

    Uso e abuso delle coscienze, captatio subdola di consenso estorto. Sigillato dal decreto dei discernenti "Questa è la volontà di Dio per te!"

    Ora, confermo ancora una volta le testimonianze riportate di Aldo e Giuseppe che tanto scalpore hanno suscitato, Kiko in testa e tutti gli itineranti dietro a lui martellano e bombardano senza sosta. Non sono invenzioni le esperienze riportate grondanti dolore insanabile. Nè i comportamenti sconsiderati a cui gli adepti vengono istigati frutto di qualche catechista che ha agito di testa sua provocando disastri di cui lui solo si è reso colpevolmente responsabile.
    ........

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  25. ........

    Ricordo il tam-tam che partiva quasi da un anno prima le GMG.
    Con incontri preparatori, appelli e contrappelli. Monitoravano costantemente la situazione. Zona per zona, attraverso i responsabili dei centri neocatecumenali.
    Ripetutamente chiedevano i numeri degli iscritti al Pellegrinaggio. I giovani venivano invogliati a impegnarsi per tempo, anche con lavoretti, per accantonare i soldi necessari a far fronte al costoso viaggio che per di più si prolungava di molto oltre la durata dell'evento.
    Per ogni GMG erano programmati almeno 10 giorni.
    Si raggiungeva il posto stabilito dal Papa tipo Pellegrinaggio con partenza anticipata e varie soste. Dopo il raduno si protraeva per l'immancabile successivo incontro con Kiko nello stesso sito, dal medesimo palco utilizzato dal Papa e... finalmente il Signore passava e chiamava ciascuno alla sua vocazione. Non rispondere era come aver chiuso l'orecchio a Dio che parla proprio a te e attraverso Kiko.
    Si introducevano i simboli kikiani e i suoi canti (per ogni GMG a sigillo Kiko ne componeva uno che per sempre avrebbe connotato la singola giornata mondiale della gioventù nella memoria neocatecumenale).
    Nessuno avrebbe ricordato a lungo le parole e il tema trattato dal Papa.
    Ma ognuno avrebbe conservato nella memoria che lì aveva deciso di sposarsi nella più grande precarietà, pronto a partire per la prima missione famiglie, oppure si era alzato per il Seminario. Di questi la gran parte, dopo massimo un paio d'anni in un R.M. che spesso era all'altro capo del mondo, tornavano a casa. Alcuni alla vita "normale" (in senso neocatecumenale) altri continuando a bazzicare il Centro Vocazionale Regionale, magari facendo un poco di itineranza in qualche equipe come cantore o provando a farsi piacere qualche ragazza del cammino con esito incerto, pronto a partecipare alla prossima GMG, magari tra quelli in quota, che partivano per "il santo viaggio" a spese delle comunità che organizzavano collette per sostenere i ragazzi impossibilitati a raggiungere la cifra.

    Pax

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  26. Parafrasando la barzelletta che diceva : ma i salesiani quanti soldi hanno? noi diciamo, alla luce di quest'ultimo intervento : ma i camminanti quanti soldi hanno? perchè per stare fuori casa 10 giorni ci vuole un sacco di soldi....

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    1. @anonimo
      Parlando di salesiani io ricordo che loro alloggiavano negli oratori per cui immagino che il costo totale era minore, e mi sono chiesta perché invece a noi del Cammino facevano andare negli alberghi facendo pagare di più (ci dissero anche che le stanze in quei giorni a Madrid costavano il doppio visto il flusso di persone); ora comprendo che lo facevano perché si rispettava il programma del Cammino e non quello ufficiale della GMG, quindi dovevamo andare ad esempio a visitare le famiglie in missione o dove erano esposte le opere di Kiko. Poi ovviamente nel Cammino ci sono anche le collette, anche se io pagai per conto mio. Sicuramente terrò sempre a mente quei giorni, ma se dovessi fare un'altra GMG mi piacerebbe seguire il programma del Papa e trovare anche un ambiente più aperto a livello di amicizia che nel Cammino non avevo trovato, (anzi in quei giorni litigammo in tanti) e che alla fine fu anche uno dei motivi della mia uscita definitiva.

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    2. @gloria
      e ci credo che le stanze a MAdrid in quei giorni costavano di più! Infatti l'ORGANIZZAZIONE delle pastorali giovanili diocesane serviva proprio a questo. Io ho dormito in una scuola cattolica. Ovviamente per terra con il sacco a pelo. C'erano ragazzi di tutta Italia e gli scout che dormivano fuori. L'alloggio si pagava nella quota di iscrizione insieme al vitto. Figuriamoci se i neocatecumenali si mischiavano con i comuni ragazzi cattolici, Considerando quello che che combinano alle convivenze forse hanno fatto bene. Avrebbero messo sottosopra tutto.

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    3. @Ale
      In effetti alcuni comportamenti riprovevoli ci furono eccome; io comunque spero che la prossima GMG, se riuscirò a partecipare, la farò insieme ad un gruppo diverso e rispettando il programma ufficiale

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