mercoledì 20 marzo 2019

Shemà Israel: ascolta, neocatecumeno

Quante volte un neocatecumenale medio ha ripetuto cantando o scrutato sulla Bibbia durante preparazioni e convivenze o ascoltato catechesi sul tema dei versetti di Deuteronomio 6,4-9 che esordiscono con "Shemà Israel", cioè "Ascolta Israele"?
Non è certo arrivato al punto di ripeterle due volte al giorno, come viene prescritto, al mattino ed alla sera, ma certo lo ha ripetuto e ascoltato infinite volte, oltre ad aver fatto una specifica convivenza, intitolata proprio allo Shemà, fra il primo ed il secondo scrutinio.

Canti e balli ebraicizzanti a S.Pietro
Anche in questo annuncio di Quaresima 2019, un Kiko visibilmente alterato, ripetitivo e in preda ad una sorta di cortocircuito mentale, non ha mancato di esordire con il proprio canto preferito, introdotto con queste parole:
«Andiamo a cominciare cantando "Shemá Israel": questa parola che in ebraico significa: "Ascolta, ascolta Israele, Adonai elohenu: il Signore è unico. E amerai Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze e il prossimo come te stesso". Questo è il nucleo centrale dell'ebraismo. Se cantiamo Shemá Israel davanti agli ebrei, vedrete che si emozionano, molti piangono. È il contenuto più profondo di ciò che è l'ebraismo: Ascolta Israele.(...)Questa missione passa a noi.Per questo per il Cammino è molto importante questo canto: Shemá Israel, ascolta Israele. Siamo il popolo dell'ascolto, congiuntamente con il popolo ebreo.»

Chiariamo prima di ogni altra cosa che il canto è di Giorgio Filippucci, catechista neocatecumenale prematuramente scomparso, ma è stato assorbito nel corpus dei canti kikiano al punto che nessuno ricorda più che esso non è stato composto da Kiko Argüello.

Ed ora ci chiediamo: come mai i neocatecumenali hanno bisogno di ripetere in continuazione i versi di Deuteronomio 6 in particolare nella loro  dizione ebraica? Lo sanno cosa intendono dire gli ebrei recitandola?

Per la tradizione rabbinica la preghiera dello Shemà Israel, cioè la professione di fede che gli ebrei praticanti ripetono due volte al giorno, segna in modo incontrovertibile la diversità della propria fede nell'Unico Dio rispetto a quella della cristianità e in particolare la contrapposizione e la categorica negazione dei  dogmi della Trinità e della Divinità di Cristo.

Infatti, mentre l'esegesi cristiana ha ravvisato nella triplice menzione di Dio  "Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno solo" la dimostrazione della Trinità, al contrario, per gli ebrei, essa contiene una precisa negazione del dogma trinitario, né hanno mutato, in tempi più recenti contrassegnati dal dialogo interreligioso, la propria convinzione in proposito.
Altarino neocat con Tallit e Hannukiah

Anzi, i rabbini blanditi e "comprati" per partecipare alle convivenze a loro dedicate nella Domus Galileae, pur apprezzando gli sforzi dell'ospitale padrone di casa, i crocefissi ricoperti, i balletti per la festa del Lag Ba'Omer, lusingati per questa evidente ansia di compiacerli da parte di questi strani cattolici, non hanno certo fatto marcia indietro sulla propria concezione di monoteismo, anzi, hanno apprezzato la "riconversione" dei cattolici della Domus all'idea ebraica di Dio.

Dal diario on line del rabbino Jonathan Kliger, che nel 2015 partecipò alla prima convivenza dei rabbini principalmente perché gli permetteva un viaggio gratuito in Israele (« ...ho ricevuto una telefonata da un caro collega, che mi chiedeva se mi sarebbe piaciuto un viaggio tutto pagato in Israele... erano a corto di 40 rabbini ... ho pensato che avrei potuto giocare con la mia crescente covata di nipotini»), leggiamo le seguenti frasi:

«L’acme della sinfonia fu raggiunto quando il coro, a cui si unì l’uditorio, cantò un ritornello in crescendo dello Shemà Israel.Ho potuto constatare quanto i cattolici là presenti ci tenessero ad affermare che il Dio dei Giudei è anche il loro Dio, e che Dio è Uno. Come spiegherò, si tratta di un importante e positivo cambiamento nella Chiesa Cattolica da non prendersi alla leggera.»

È evidente che il buon rabbino, che ha fatto un resoconto molto acuto di ciò a cui ha assistito nei giorni di vacanza insperata e gratuita presso la Domus Galileae, ribattezzata da Kiko "il nuovo Vaticano", ha ben compreso che la dottrina della Chiesa Cattolica, così come incarnata nei kikos, stava cambiando, e che la Trinità di Dio stava diventando più evanescente.

Tanto più che Kiko li aveva supplicati di non convertirsi al cattolicesimo, in quanto:
«noi consideriamo che la vostra missione come popolo ebreo è molto importante: voi siete il vero olivo che sostenete noi. L'elezione su di voi, per noi, è irrevocabile, siete voi il popolo eletto e noi insegniamo ai fratelli in tutte le comunità del mondo, migliaia e migliaia, l'amore a voi»
Le untuose parole di Kiko avranno suscitato il compiacimento di rabbini come David Rosen, che, anche in un recente incontro nell'ambito del dialogo interreligioso, ha dichiarato che i cattolici non dovrebbero definirsi "il" nuovo Israele, ma al massimo "un" nuovo Israele.

Pasqua giudea neocat del martedì santo

I rabbini si saranno rallegrati  doppiamente, visto che essi stessi conoscono molto bene ciò che l'apostolo Paolo spiega con tanta chiarezza, e che Kiko Argüello volutamente dimentica, e cioè che sono i cristiani ad essere coeredi di Gesù, ed eredi di Dio (Rm 8,16-17), sono i cristiani l'olivo selvatico innestato sulla radice nobile al posto dei rami originali (il vecchio Israele) e quei rami potranno essere di nuovo fertili solo se si convertiranno a Lui, per essere nuovamente innestati sul vero olivo (Rm 11, 24).

Trenino alla Domus Galileae con rabbini e prelati neocat

Tornando allo Shemà Israel: 
riporto anche ciò che ha dichiarato il rabbino Daniel Allen dopo la convivenza dei rabbini secretata del 2017:
"Essi (i Neocatecumenali) amano i Giudei, onorano e studiano la Torah, sostengono lo Stato di Israele ed hanno inserito come punto fondamentale del loro essere cattolici la recita dello Shemà e la fede in esso".
Ed infatti non è raro trovare, digitando l'hashtag #neocatkids, video di bambini del Cammino che recitano fedelmente il testo del canto "Shemà Israel".

Naturalmente dobbiamo dire che, come sempre, o almeno come succede per il 99% dei canti neocatecumenali del Risuscitò, ritenuti fedelmente biblici, in realtà il testo non riporta con accuratezza  i versetti citati in parentesi sotto il titolo: quando si espungono interi scomodi versetti, quando si modificano, quando si integrano, quando si interpretano assai liberamente e secondo la dottrina eterodossa di Kiko e Carmen.


In particolare, nella seconda parte della strofa dello "Shemà Israel" del Cammino, il solista canta:
"Questo è il primo comando della vita il secondo è simile a questo. Ama il tuo prossimo come te stesso, fa questo e avrai la vita eterna".
In Deuteronomio non si ritrova certo questo concetto del comandamento "nuovo", cioè oltre all'amore a Dio anche l'amore al prossimo come a sé stessi.(Gv 13,35).
Gli episodi evangelici a  cui questa seconda parte della strofa dello Shemà Neocatecumenale si ispira sono principalmente due:
la risposta di Gesù al giovane ricco che gli chiedeva come fare "per avere la vita eterna" e ciò che Gesù dice allo scriba che gli chiede quale sia il primo dei comandamenti:
(«Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici» Marco 12,28-34). Infatti la frase "Ama il tuo prossimo come te stesso" la ritroviamo in Levitico 19,18, insieme ad altre prescrizioni che non hanno nel testo biblico, valore di comandamento.
Gesù che prega nella Sinagoga
secondo la visione di Kiko

Ma la citazione biblica, posta in dimensione evangelica inserita nel canto dello Shemá, sotto ambedue i profili, è incompleta, perché allo scriba, vedendo che aveva risposto saggiamente, Gesù disse: «Non sei lontano dal regno di Dio», mentre al giovane ricco al quale rispose che deve rispettare i comandamenti e poi, saputo che già li onorava, spiegò più chiaramente: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi» (Marco 10,21)

La vita eterna infatti secondo la dottrina cristiana e più specificatamente cattolica, non viene dall'ascolto della Scrittura e neppure dal rispetto dei comandamenti di per sè, ma da quel "vieni e seguimi", cioè dal Battesimo, in cui ci rivestiamo di Cristo divenendo nuove creature.
Infatti, mentre celebra questo Sacramento, il sacerdote rammenta per ben quattro volte che la vita eterna viene donata, al battezzando come già è stata donata a tutta la comunità: nella benedizione dell'acqua, nel rinnovo delle promesse battesimali, nella unzione con il Sacro Crisma e nella consegna della veste bianca.
Sono invece i protestanti, a credere che la vita eterna venga dall'ascolto della predicazione e dall'accoglimento nella propria vita di Gesù come personale Signore e Salvatore: si tratta di una salvezza che non ha bisogno dell'azione di Dio attraverso il battesimo.

Così succede che il neocatecumenato kikiano, percorso per la riscoperta del Battesimo, ancora una volta invece, si rivela essere il peggior negatore del significato del lavacro battesimale e della sua forza sacramentale

Secondo quanto credono i protestanti, e, per merito di Kiko e del suo filo-ebraismo e cripto-protestantesimo esasperato, i Neocatecumenali. E i frutti di questo "libero esame" della Scrittura, si vedono e si leggono ogni giorno.

31 commenti:

  1. La lettura rabbinica della Torah, in particolare fatta dal rabbino Aqivah, morto martire nel 135 dopo Cristo, ha effettivamente associato la prescrizione contenuta nel Levitico "Ama il prossimo come te stesso" a quella del Deuteronomio "Ama il Signore tuo Dio".
    Se obbedire a questa prescrizione integrata Deuteronomio-Levitico fosse sufficiente ad ottenere la "vita eterna", così come cantano in Cammino nello Shemà, a cosa sarebbe servita la venuta di Gesù Cristo e il Suo sacrificio redentivo?
    Anche questo canto, come molti canti del Cammino, zoppica vistosamente, ma non solo: insegna, tramite la facile melodia ed anche ai bimbi molto piccoli, venendo appreso a memoria e in qualche modo assimilato, a dimenticare la propria identità cristiana.

    RispondiElimina
  2. Ottimo articolo che, semmai ce ne fosse ulterior bisogno, dimostra chiaramente che il Cammino è un'attentato eretico al dogma principe di tutto il cristianesimo, la Trinità. Quello che non ha mai capito l'asino di nome kiko, e gli asinelli di sua filiazione, sta nel fatto che tutta la storia della salvezza ha un'unica chiave di lettura nell'evento Cristo. Essa, la storia, può essere compresa alla luce di questo evento centrale e non viceversa perché, caso contrario, e su questo il compianto Lino aveva ampiamente ragione, il prologo del Vangelo di Giovanni, non avrebbe assolutamente senso. Benché, quindi, cronologicamente il racconto veterotestamentario precede il mistero dell'incarnazione, esso, quel racconto, ha senso solo in Cristo (se cristiani ci professiamo). Che il cammino sia un sincretismo eretico, ben dimostrato attraverso il trend di Valentina, e qualcosa di estremamente palese proprio alla luce di voler (forzatamente) spingersi a ritrovare qualcosa all'antica economia o attribuirgli un valore che da solo non possiede. Il battesimo (e la tanto acclarata sua riscoperta attraverso l'ultra trentennale cammino) nulla a che vedere con l'ebraismo!

    RispondiElimina
  3. Va bene, è chiaro, soprattutto per noi che nel cammino (ma dove cammini?) ci stavamo, che Kiko è capace di eresie a più non posso e anche di nascondere dietro un velo il simbolo stesso della cristianità : la croce ! Ma, mi chiedo, la Chiesa, nelle persone dei vescovi, dei sacerdoti, dei frati, delle suore, dello stesso Santo Padre, non hanno accesso nemmeno a YouTube ? Non vedono? Non sentono ?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Chiedilo a coloro che hanno protetto l'abusatore McCarrick... a coloro che convinsero Giovanni Paolo II che il Maciel era un santo anziché un impostore... a coloro che stanno proteggendo il pedofilo Apuron... e anche a coloro che osannano Bianchi, Riccardi, ecc.

      Nella Chiesa sono sempre esistiti uomini corrotti e uomini eretici. La differenza è che oggi questi ultimi la fanno franca. Ed è questo il motivo per cui vale la pena di parlarne: possono mettere a tacere qualsiasi procedimento, ma non possono fermare il passaparola.

      Elimina
    2. Toh, ma guarda, proprio stamattina Blondet pubblicava un articolo su "la neochiesa terminale invertita non conosce compromesso e non fa prigionieri".

      Ma se uno è neocatecumenale (cioè cretino, cioè circoncisore della propria ragione) non coglierà né i passaggi, né i nomi, né le allusioni, ed applicherà il solito metodo del giudicare senza leggere.

      Elimina
  4. Io sono un estimatore della religione e della cultura ebraica, ma sembra che il Cammino torni all'ebraismo quasi per "ricominciare" una nuova storia della Chiesa, la storia della vera chiesa, che il Cammino crede di rappresentare.
    Non si limita a tornare ai tempi di Costantino, "colpevole" di aver distrutto la Chiesa perché l'ha istituzionalizzata.
    A volte sembra che Kiko voglia ripartire da zero. Dal tempo dei giudeo cristiani. Ma non si accorge che è il Cammino che sta tornando indietro: non solo nel recupero di alcuni simbolismi, ma nella fede (e non potrebbe essere altrimenti).

    Non è il popolo eletto a diventare cristiano grazie al Cammino, ma è il Cammino a giudaizzarsi.
    Se infatti i cristiani si separarono dai giudei, fu perché molti di loro non accolsero Cristo.
    Di conseguenza, tornare indietro, in una "riscoperta" diversa da quella storica ma che coinvolge il modo di esprimere la religione, significa rinunciare a Cristo.

    La domanda di Valentina è pertinente: già gli ebrei conoscevano l'amore verso Dio e verso il prossimo. Perché allora Gesù? Per la GRAZIA. Gesù ha portato la pienezza della grazia. Tornare indiero significa rinunciarvi.

    I Comandamenti sono gli stessi ma Gesù li "riempie" di un "contenuito" nuovo, che è la pienezza dell'amore di Dio, che solo Gesù ha manifestato.
    "Amatevi come io vio ho amato": naturalmente non con la stessa "quantità" di amore, ma con lo stesso amore che ci viene partecipato e che l'uomo può accogliere per come può una creatura. Ma è lo stesso Spirito di Gesù che lo riversa nella Chiesa.

    Agli ebrei questo amore va manifestato amandoli come fratelli, non imitandoli.

    RispondiElimina
  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  6. Tutte le peculiarità del Cammino che sono aliene alla Chiesa, cioè che sono state inventate da Kiko e Carmen e che hanno portato perfino ad un linguaggio diverso, incomprensibile per gli altri cattolici, manifestano INTEGRALISMO.

    Per questo quando sento qualcuno che parla di una realtà ecclesiale che è "un po' integralista", mi insospettisco.
    Perché se per gruppo integralista si intende in realtà un gruppo che vive le fede in modo "radicale", cioè che la vive integralmente e senza cedere a compromessi col male, così come vuole la Chiesa, è un conto, ma se per "integralista" si intende una realtà ecclesiale sostanzialmente DIVERSA rispetto ai cristiani della domenica, così come è diverso l'orientamento sessuale del vescovo Apuron rispetto ai "normali", capisco che è una SETTA.

    Una realtà ecclesiale infatti, deve essere l'esatto opposto di una realtà integralista: deve INTEGRARSI TOTALMENTE con la Chiesa. Mantenendo, sì, il carisma, ma non inventandolo o dandogli un significato diverso o che, comunque, va "oltre" a quello che gli riconosce la Chiesa.

    RispondiElimina
  7. Penso che il Cammino abbia un problema con la GRAZIA.

    Mentre per la Chiesa la grazia fa fare in modo NUOVO le cose che già si facevano e ne fa fare anche di nuove (in MODO nuovo, cioè elevandole all'ordine soprannaturale), per cui è la grazia che genera la novità cristiana, per le SETTE GNOSTICHE la GNOSI fa fare cose nuove per ottenere la "grazia".
    Cioè: è il fare umano che fa ottenere quella che essi chiamano "grazia" e "salvezza".
    Col risultato, però, di fare cose umanamente nuove, ma in modo "vecchio".

    RispondiElimina
  8. Concordo con Pietro NON del Cammino sul fatto che il Cammino voglia ricominciare la storia della Chiesa in realtà non partendo dalle prime comunità cristiane ma direttamente dall'ebraismo.
    Può essere interessante rileggere la lettera di un catechista Neocatecumenale, in cui ad un certo punto il catechista scrive, rivolgendosi ad un sacerdote critico nei confronti del Cammino:
    "Tu sai benissimo, in quanto la scrittura ne parla Dio ha sacrificato, in un certo qual senso il suo popolo Israele, coprendogli il volto, al fine che non riconoscesse il Messia per permettere a tutti gli uomini di salvarsi, forse sta arrivando il tempo che questo velo si sta alzando".
    Associamo questa dichiarazione, sicuramente proveniente da Kiko, alla convinzione che il popolo ebraico, e in particolare la parte del popolo ebraico che rifiutò Gesù, sia ancor oggi il "vero olivo" e avremo compreso che radici abbia il rifiuto neocatecumenale di tutta la storia della Chiesa.
    Lino, che commentò quell'articolo, ricordò invece il pianto di Gesù su Gerusalemme: "Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco la vostra casa vi viene lasciata deserta” (Lc 13,34-35), chiarendo al catechista neocatecumenale che Gesù aveva detto "Voi non avete voluto", non Dio!

    RispondiElimina
  9. A proposito di ebrei e Israele, mi sa che abbiano ragione Valentina e Beati pauperes dicendo che il terreno della futura Domus Jerusalem non è quello della Domus Mamre. La notizia mi ha incuriosita e ho cercato un po' qua un po' là, perché veramente all'epoca ho sentito con le mie orecchie dire che si tentava di acquisire l'area di Mamre ed ho creduto, dietro anche al sito della Fundacion Jerusalem, che fosse proprio quello.
    Mi sorgono allora delle domande:
    1. Perché dal sito ufficiale americano "Charity Navigator" https://www.charitynavigator.org/index.cfm?bay=search.profile&ein=455301337 si evince chiaramente che la Domus Jerusalem Inc. è subordinata alla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti che si interessa di, testuale: scuola speciale per ciechi, handicappati, ospedale ed attività editoriali? Non mi pare che la Domus Jerusalem Inc. rientri in nessuna di queste fattispecie.
    2. Perchè Kiko nella convivenza di inizio corso 2018-2019 dice: "Abbiamo un terreno di nostra proprietà sul Monte degli Olivi per costruire la Domus Jerusalem. E' stata una donazione da parte di un fratello perché il cammino non ha soldi per comprare nulla. E' stata una donazione... Un regalo di Dio alla nostra infedeltà"? L'ha regalato un fratello? Allora come si spiegano gli articoli qui sotto?
    3. https://www.cope.es/religion/actualidad-religiosa/iglesia-universal/noticias/camino-neocatecumenal-recibe-donacion-terreno-monte-los-olivos-jerusalen-20190313_372174 in cui si dice che una generica fondazione di Panama ha acquisito e poi donato il terreno al cammino, tenendo a precisare che l'acquisizione non proviene da fondi propri perchè il cammino neocatecumenale non ha denaro in quanto la sua definizione canonica stabilisce che è un "bene spirituale per la Chiesa? Si dice: "la Domus Jerusalem è il risultato di una donazione da parte di una fondazione a Panama che ha investito nell'acquisto dei terreni". Si vuol far credere che la fondazione di Panama sia diversa dalla Fundacion Jerusalem?
    4. Perché tra 42 concorrenti all'asta, rimasti in 3 alla fine, proprio la Fundacion Jerusalem si è aggiudicata il terreno? E' in definitiva quella che poteva permettersi di spendere più soldi di tutte le altre? La più ricca? Perché puoi essere anche altissimamente motivato, ma se non ci sono soldi non puoi vincere la gara.
    5. Perché nel sito https://clustrmaps.com/c/2ba9yp-7agn3 si legge che i direttori sono Giuseppe Gennarini, Caludia Gennarini e il Rev. Angelo Pochetti e presidente è il Card. O'Malley se oggi risulta che la Fondazione è presieduta da Manuel Anselmo Diaz Ortiz (https://www.cope.es/religion/actualidad-religiosa/iglesia-universal/noticias/camino-neocatecumenal-recibe-donacion-terreno-monte-los-olivos-jerusalen-20190313_372174)? Si è forse proceduto a cambiare presidente prima dell'acquisto perché O'Malley si sarebbe esposto troppo?
    5. Perché si costruisce addirittura un plastico della futura Domus se all'epoca ancora non c'era dove costruirlo? Si aveva forse la certezza che prima o poi se ne sarebbe acquisita la proprietà, in un contesto peraltro difficilissimo per la compravendita?
    6. Perché al cammino non bastava la faraonica Domus Galileae?
    Mi pare ci siano troppe domande a cui le risposte non depongono per niente a favore del cammino.
    Sarà una mia idea...

    Libera

    RispondiElimina
  10. La pulce (il ritorno)21 marzo 2019 13:07

    Eccone un altro pasquale https://shema.it

    RispondiElimina
  11. Bel ragionamento fai Libera.
    Come si tocca l'altra parte dell'emisfero terrestre mi pare logico che la combriccola che guida ogni losco affare sia sempre la stessa, ossia quella capeggiata da Giuseppe Gennarini.
    Di sicuro era da tempo che bramavano di portare a compimento questo affare e mettere le mani su quel terreno. E se si mettono una cosa in testa, prima o poi, in un modo o nell'altro, la fanno.
    Certo non potevano raccontare ai fratelli che le continue collette, lacrime e sangue, non fossero per la sopravvivenza dell'evangelizzazione kiko/carmeniana, ma per brame espansionistiche e acquisto di possedimenti terreni. (Alle nostre orecchie arrivano continuamente le lamentele e mormorazioni dei fratelli delle comunità per i continui salassi, figuriamoci se proprio loro non ne sono a conoscenza)
    Mica potevano raccontare che stavano accantonando un tesoretto per trovarsi pronti all'acquisto e poi trovarsi pronti a costruire, senza risparmio, con grande magnificenza, da lasciare tutti esterrefatti, come è loro abitudine. E i fratelli sempre più spolpati e impoveriti....sul lastrico! Non per evangelizzare...

    Aspettiamo cosa inventeranno per la prossima, oramai vicina, raccolta fondi.
    Fratelli sveglia!

    Pax

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sinceramente non credo che tutti quei soldi provengano dalle collette, in America latina sono abbastanza poveri, in Italia ormai si dà poco e anche in altre parti del mondo non c'è tutta quella ricchezza dei normali catecumeni. Anche sui benefattori ci credo il giusto, pur avendo certezza che ce ne sono, anche a livello di singole comunità per sostenere le famiglie numerose.
      Voi siete troppo buoni a pensare alle vie legalmente praticabili, come decime e beneficenza.
      Io mi spingo un po' più in là e invece penso a mantrugi poco chiari o poco puliti, come per tutta la vicenda dell'ex albergo divenuto seminario donato alla diocesi di Guam e poi inspiegabilmente passato al cammino vita natural durante sotto la reggenza di Apuron.
      Non dimentichiamoci che McCarrick era un pezzo grossissimo negli USA, molto politicamente coinvolto anche, ha fatto aprire diversi Redemptoris Mater dove è passato.
      O'Malley, il cappuccino francescano povero povero (Kiko così lo descrive in un incontro coi francescani a Cracovia del 2011, mi pare), passa in un battibaleno dalla povertà francescana alla grandiosità neocatecumenale, tacendo pure le accuse di pedofilia gravanti su McCarrick in tutta la sua battaglia contro la pedofilia ecclesiastica americana.
      Sì, il cammino sfrutta camminanti e benefattori, ma per tutti i lussuosi edifici che si permette, compresi bellissimi Redemptoris Mater ovunque che ospitano si e no al massimo 20 persone, credo ricorra a mezzi un po'meno gigliati. Molto probabilmente di provenienza americana.
      Ci vorrebbe un esperto di buon cuore che volontariamente indagasse sulle questioni, da profani si possono nutrire sentori, ma non si arriva a nulla.
      Una mezza idea che anche i semivuoti Redemptoris Mater (se sono 120, ci sono 120 edifici, molti dei quali costosissimi) siano un modo anche per aumentare la potenza neocatecumenale, ammetto che mi è venuta. Per formare un prete non occorre una reggia.
      Sbaglierò, ma le manovre economiche del cammino mi convincono molto poco. Possibile che tutti donino al cammino? Possibile che le milionate di euro appaiano sempre quando servono? Possibile che i vescovi più potenti al mondo siano tutti neocatecumenali?
      Riflettiamo: La Fundacion Jerusalem ha sede a Boston (dove c'è O'Malley), ma i soldi sono a Panama, dove anche il Presidente panamense si mette a ballare coi kikos tutto felice e si fa immortalare con Kiko.
      I fondatori degli altri movimenti ce l'hanno la foto col Presidente di Panama durante la GMG? Non credo.
      Qui i poteri sono ben più alti dei semplici benefattori, secondo me, c'è una rete invisibile di legami che a noi poveri mortali sfugge.
      Il cammino non è solo un movimento parareligioso, è una potenza economica mondiale.
      E chi è il signore di questo mondo? A chi elargisce i suoi servigi?

      Libera

      Elimina
  12. @ Giuseppe Verdi. 20 marzo 2019 (ore 12:05)
    @Pietro (NON del Cammino). 21 marzo 2019 (ore 09:22)

    Mi metto sulla scia tracciata da questi due interessanti commenti per completare un ragionamento che ritengo molto utile tenere al centro dell'attenzione sempre!

    Il nostro Lino Lista aveva proprio ragione:
    Unica chiave di lettura della storia della salvezza è Cristo, tutto si comprende alla luce di questo evento centrale, diversamente il prologo del Vangelo di Giovanni, non avrebbe assolutamente senso.

    Il cammino scivola in una deriva eretica nel momento stesso in cui attribuisce all'antica economia della salvezza un valore che da solo non possiede.

    Rileggere la cultura ebraica per leggerla alla luce di Cristo è una cosa, un'altra cosa è quello che fa il Cammino tornando "all'ebraismo quasi per "ricominciare" una nuova storia della Chiesa, la storia della vera chiesa, che il Cammino crede di rappresentare"
    Conclude Pietro così:
    "Non è il popolo eletto a diventare cristiano grazie al Cammino, ma è il Cammino a giudaizzarsi.
    Se infatti i cristiani si separarono dai giudei, fu perché molti di loro non accolsero Cristo."

    Ma la missione della Chiesa è annunciare la buona notizia, battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, compiere miracoli nel Nome di Gesù.

    Se si rilegge, a questa luce appunto, quanto riportato nel thred sulla predicazione presuntuosa di Kiko, scopritore dello Shema', senza il quale gli altri cristiani cattolici sono solo cristianucci religiosi naturali della domenica, si comprende senza grandi sforzi mentali e speculativi il limite di una parola che pretende di trasmettere in chi l'ascolta e l'accoglie (Shema' Israel!) la vera fede trasmessa dagli Apostoli nella Tradizione della Chiesa Cattolica.

    Ne riporto l'ultimo sconcertante passaggio:

    «Andiamo a cominciare cantando "Shemá Israel"...... È il contenuto più profondo di ciò che è l'ebraismo: Ascolta Israele.(...)Questa missione passa a noi.Per questo per il Cammino è molto importante questo canto: Shemá Israel, ascolta Israele. Siamo il popolo dell'ascolto, congiuntamente con il popolo ebreo.»

    Pax

    (appena posso continuo.....)

    RispondiElimina
  13. La pulce (il ritorno)21 marzo 2019 13:53

    X blogger Libera,

    Argute osservazioni, da quello che ho letto (e capito), la fondazione ha sede legale a Panana, ma è di proprietà della conferenza episcopale degli Stati Uniti, i soldi sarebbero stati donati alla fondazione da un benefattore (nc), .Come già detto in centro America il cnc aveva/ha un industriale tra i più ricchi del continente, di cui si parlava anni addietro, come fonte di tante donazioni per la erezione di seminari ecc. Di certo non è l'unico, ce ne sono anche in eutopa e con certezza in Italia. Ma qualcuno veramente pensa che con gli spicci delle decime,che di regola non bastano per le spese vive, il cnc potesse edificare così tanto? No. Il cnc ha un certo numero di benestanti e imprenditori ricchi (ricchi veri), che permettono la spedita di simili cifre e più. Questa è la forza economica del cnc. Mentre CL si è dovuta sporcare le mani con l'intreccio politica imprese per le sue iniziative, il Cnc ha la fortuna di avere tra i suoi aderenti un certo numero di riccononi che finanziano. In Italia ci sono aziende (io ne conosco una) che tra le sue varie sedi ha qualche centinaio di nc a lavorare, dalle postazioni più alte alle più umili. Come mai? Il Cda aziendale è interamente nc.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. I capibastone della setta kikiana-carmeniana sono degli ottimi pianificatori, e si può esser certi che stiano lavorando alacremente (e con ossessiva segretezza poiché chi scopre le proprie carte è fritto) già da parecchi anni per mantener funzionante la giostra dei soldi dopo la morte di Kiko.

      Una caratteristica di tali capibastone è che nonostante a parole si siano sempre professati kikisti-carmenisti purosangue, in realtà sono "praticanti ma non credenti" del kikismo-carmenismo e proseguono ipocritamente la recita (mantenendo l'immagine fin nei minimi dettagli, come l'immancabile sciarpa-stola) solo per continuare a garantirsi certi privilegi - sia economici, sia di potere all'interno della setta, sia di altri vantaggi (come ad esempio il poter comodamente procurare una carriera ai propri figli scavalcando chi non ha conoscenze kikiane, ecc.).

      Dopo la morte di Kiko ci sarà un periodo di riorganizzazione (che per comodità definiremmo "di pii ricordi", cioè di riscrittura delle leggende kikiane-carmeniane e di grancassa per le sue ridicole canzonette tutte uguali, ecc.) nel quale le teste di parecchi pesci medio-piccoli salteranno, e si procederà a smussare un po' di spigoli - a cominciare dalla liturgia (non per renderla cattolica, ma per renderla solo un po' meno scandalosa e imbecille) - in modo che per i pesci grossi il fiume rinsecchito delle "Decime" (la giostra dei soldi) continui comodamente a girare senza disperdere troppe briciole. Probabilmente nella sullodata pianificazione sono previsti persino dissidi (artificialmente creati) e siluramenti gratuiti (di quei capibastone che in nome della fedeltà a Kiko potrebbero resistere allo smussamento degli spigoli).

      Non c'è da meravigliarsene: il metodo neocatecumenale, essendo fondato sul culto della personalità di Kiko fino a idolatrarlo, crea depressione e devastazione a chi lo abbraccia sinceramente ma fornisce vita comoda a chi sa essere abbastanza ipocrita da fingersi fedelissimo e cavalcarne i vantaggi ("vantaggi" in senso umano: impunità, soldini, piccolo potere, sistemare il parentame, ecc.).

      Ciò che ci scrive La Pulce conferma tale scenario, che era stato colto anche da chi ci faceva notare l'abilità dei kikos nel "camuffarsi" per agguantare posti di potere (specialmente all'interno delle redazioni, delle sagrestie e delle curie).

      In particolare, è difficile credere che un singolo benefattore (o un gruppo di benefattori molto ricchi) possa aver sversato la somma multimilionaria in vista di quell'acquisto. Un conto è mollare l'equivalente di un pranzo, altra storia è movimentare cifre che fanno alzare le antenne delle banche e del fisco, per di più con attraversamento di paradiso fiscale in vista di operazioni azzardate.

      Perciò, piaccia o no, alla speculazione immobiliare sui terreni di Don Verzé deve aver contribuito in misura significativa anche il fiume sotterraneo delle "Decime" (inclusi i mille affluenti "per le missioni", "per i seminari", "per gli itineranti"...): non è un caso che per evitare pasticciacci abbiano pubblicamente annunciato l'acquisto del Monte degli Ulivi e subito precisato che esistono tali innominabili benefattori (per evitare che qualche fratello cominci ad avere dubbi quando sentirà parlare di poveri itineranti seminaristi missionari bisognosi del vostro "tesoro in cielo"). Soprattutto, negli stessi giorni in cui si concludeva la speculazione panamense per intercessione di avvocati italiani, Kiko aveva scritto una lettera per bussare a denari "per le convivenze" e per i "conti arretrati"...

      Elimina
    2. Riguardo a Cielle, permettetemi qualche divagazione (nulla di nuovo per chiunque abbia parlato di questi argomenti con un qualsiasi ciellino in parrocchia: sono notizie vecchie e note).

      Tale movimento pure annovera ricchi donatori, grossi imprenditori, imprese di cui l'intero CDA è ciellino, ecc. Ciò che né i comunistelli dell'università né i neocatekiki possono capire, è il fatto che in Cielle si insiste continuamente che tempi e modi del donare riguardano strettamente la libertà personale. Col corollario che ciò che non viene rendicontato, al pari di ciò che non fruttifica, viene rapidamente abbandonato: mancando l'idolatria manca anche l'ingenua creduloneria. Dato che in Cielle hanno la fissa dell'educazione, allora spendono fior di soldini per iniziative editoriali, per sostenere scuole (anche d'infanzia), ecc.: ma a stento farà notizia sulla cronaca locale il fatto che un asilo non sia stato chiuso, solo perché certi ciellini si sono dati da fare. Uno dei ricchi donatori del movimento era un pittore americano che nel 1971 donò a don Giussani un terreno nei dintorni di Milano. Risultato? Ci fondarono subito un monastero benedettino, attivo ancor oggi. La cosa ovviamente non fa notizia, né il Giussani si è preso i meriti, né i ciellini lo vanno vantando in giro per cavarne applausi o prestigio: mancando l'idolatria, manca anche la voglia di gloriarsi davanti al resto della Chiesa.

      Naturalmente sono cose incomprensibili per quei kikos che credono che "movimento ecclesiale" significhi solo adorare il fondatore e le sue deiezioni.

      L'aspetto che ritengo più interessante è invece quello teologico, che si può notare dal fatto che quando Cielle era perseguitata - specialmente da vescovi e parroci - era in forte crescita (il ciellino all'università veniva riconosciuto perché aveva sempre taccuino e breviario), mentre oggi, specialmente durante questo pontificato, sta attraversando una crisi (sia in termini di aderenti, sia in termini di opere, sia in termini di incisività della proposta, ormai annacquata da un voler compiacere a tutti i costi certi potentati ecclesiali e laici). La mia impressione è che a scardinare Cielle non siano state le crisi di identità dei primi decenni (dopotutto Giussani si è sempre vantato di non aver mai voluto fondare un movimento) e neppure i suoi tanti fallimenti politici/ecclesiali, ma sia stata la normalizzazione comandata da Giovanni Paolo II. Quest'ultimo, convinto (giustamente) di dover raddrizzare tutti i movimenti (per far fruttarne ciò che è buono), stabilì che si dotassero tutti di regolazione statutaria e di riconoscimento ecclesiastico. Di conseguenza sono arrivati tutti gli altri ammennicoli del caso (presenza ufficiale nel quadro diocesano, nomina di assistenti diocesani, convocabilità agli eventi ecclesiali, lottizzazioni da sagrestia, ecc.) con tutte le loro magagne. Io stesso sono sufficientemente vecchio da ricordare un'epoca in cui i ciellini li riconoscevi dalla convinta presenza quotidiana alla Messa della parrocchia, rispetto all'epoca recente in cui li riconosci dalle prediche papiste e sdolcinate e imbottite di slogan da sagrestia poiché devono tenersi buoni i vescovi altrimenti ricomincia la persecuzione.

      In altre parole, la "normalizzazione" di un movimento in seguito alla morte del fondatore è in fin dei conti uno snaturare il movimento. E ciò può essere una cosa buona (riguardo al Cammino: ogni scempiaggine kikiana in meno, è un insulto in meno a Nostro Signore) oppure una cosa cattiva (riguardo a Cielle: ogni normalizzazione del movimento è un affossare ciò che lo aveva reso tanto gradito a GP2 e B16).

      Elimina
    3. Queste mie considerazioni risulteranno incomprensibili a chi per ignoranza o malizia sta sopravvalutando il valore dei movimenti ecclesiali.

      L'unica cosa che conta, per la propria vita, è salvarsi l'anima. L'unica strada sicura è quella certificata dalla Chiesa (dottrina, sacramenti, vita cristiana), Chiesa che a sua volta è garantita da Nostro Signore (ed è solo per questo motivo che soffriamo quando la Chiesa viene colpita).

      La nascita dei movimenti ecclesiali nel XX secolo è stata una risposta a certe debolezze temporanee della Chiesa. Risposta che perciò non può essere considerata irrinunciabile, né presumere che debba durare fino alla fine dei tempi come la Chiesa. Nostro Signore ha fondato la Chiesa, non i movimenti. È necessaria la Chiesa, non i movimenti. I movimenti hanno valore soltanto se sostengono la più genuina opera della Chiesa (dottrina, sacramenti, vita cristiana, nella precisa accezione della Chiesa, senza introdurre novità, senza cancellare alcunché).

      Anche chi non ha un giudizio positivo di Giovanni Paolo II dovrà ammettere che quest'ultimo ha preso la decisione più logica: "normalizzare" i movimenti, in modo che servano la Chiesa anziché diventare autoreferenziali, anche se ciò in qualche modo va intaccando certe "specificità" (ma non è stato certo GP2 a volere -ad esempio- che i movimenti venissero infestati da certe mode di sagrestia). Tale normalizzazione ha visto le maggiori resistenze nel Cammino. Il Tripode Kiko-Carmen-Pezzi il 17 gennaio 2006 scrisse a Benedetto XVI la propria intenzione di disubbidire in materia liturgica. Fu il Tripode a "fare concessioni" a Benedetto XVI ripristinando il Gloria, l'Orate Fratres, ecc., che avevano illegittimamente eliminato. Ma riguardo alla "comunione seduti" non vollero piegarsi. E Benedetto XVI, ingoiando un boccone amaro, tentò fino all'ultimo di far leva sul buon cuore dei kikos. Ed ancora nel 2012 i capibastone dei kikos, in combutta con certi cardinaloni kikizzati, tentarono di "autoapprovarsi la liturgia" tutto all'insaputa del Papa. Questo per far notare come nel Cammino il sensus ecclesiae sia sostanzialmente zero.

      Per i kikos la questione del "salvarsi l'anima" non ha a che fare con la Chiesa ma solo con Kiko e Carmen. La morale dei kikos non riguarda il seguire la legge del Signore, ma solo l'aumentare il prestigio della propria setta e dei propri capibastone. Pertanto siamo al paradosso (proprio ciò che GP2 voleva evitare) di un "movimento" che si dichiara ecclesiale ma ha una mentalità estranea alla fede cattolica, di cui ne scimmiotta le liturgie, inventando nuovi significati per le parole del lessico cattolico. Il neocatecumenalismo, cioè, sovverte l'idea stessa di "movimento ecclesiale", proponendo una fede diversa da quella della Chiesa sotto la foglia di fico di una improbabile "riscoperta del battesimo".

      Elimina
  14. È PRIMAVERA....SVEGLIATEVI NEUROCATECUMENALI...

    RispondiElimina
  15. Eh sì, c'è qualcuno che crede che le collette a tamburo battente servano a far confluire rotoli di banconote, libere, pulite ed esentasse, nella libera disponibilità di Kiko e soci.
    C'è qualcuno che crede che, nel momento in cui si tratta di fare un'acquisto partecipando ad un'asta pubblica, questi rotoli vanno a confluire in una fondazione panamense che mai si porrà problemi sulla provenienza di tanta carta moneta.
    C'è qualcuno che sa, per esperienza personale, che gli acquisti immobiliari vengono fatti con i soldi delle collette per la cosiddetta evangelizzazione.
    E poi c'è qualcuno che si chiede come mai i fantomatici industriali convertiti dal Cammino e con fondi neri illimitati da riversare nelle fantasiose iniziative di Kiko, non sono intervenuti quando i responsabili delle comunità hanno dovuto fare un mutuo in banca per permettergli di finire l'ecomostro Domus Galileae.

    RispondiElimina
  16. solo un esempio su questo fatto di avere "ricconi" o comunque "personaggi con potere(o simile)": durante più di 15 anni ho svolto diverse mansioni per agenzie esterne dentro roma-fiumicino (aereoporto di caratura internazionale). Li dentro lavorano ed hanno lavorato molti "schiavetti" nc romani e non solo, che ho avuto modo di conoscere... lavoravano e lavorano (credo tuttora) dentro uffici e ufficetti di un certo livello (nulla dell'altro mondo ma si sa nel camino tutti sono "responsabili" di qualcosa o qualcuno sia in comunità sia in famiglia sia sul posto di lavoro, si autoassegnano ruoli ...ma questa è un'altra storia)... insomma...i viaggi gratis (testuali parole degli addetti con cui ho avuto a che fare) fatti attraverso "schede con sconti" o "gestiti da funzionari interni" e con prezzi finali vicino allo zero, hanno sempre permesso e continuano a permettere nonchè permetteranno, vita natural durante , che Kiko e seguito (vescovi amici o pretini vari o cefali beoni, e cosi via) viaggino senza spendere un euro. ecco la provvidenza.
    paolo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Kiko non si abbassa alle "schede con sconti"...lui vola in jet privato.

      Elimina
  17. Vado OT rispetto alla discussione per segnalarvi una "simpatica" coincidenza. All'inizio del quinto episodio della fiction "Il nome della Rosa"in onda sulla RAI, c'è la scena della cena con la quale l'abate accoglie la delegazione dell'inquisitore Bernardo Gui. Viene mostrato all'abate un dono del papa per l'abbazia, uno splendido crocifisso d'oro che raffigura il Cristo con la borsa delle monete. Subito si accende una disputa con i francescani sulla povertà di Cristo e della Chiesa. Ebbene, che croce hanno utilizzato per girare la scena? Un crocifisso neocatecumenale. Non aggiungo altro. marchetta subliminale pro cammino o tragica profezia? Ted.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ancora con questa roba....intanto il Cristo è vestito, etc etc.
      Comunque ribadisco il concetto già espresso in altro thread, l'"idea" [ intesa come disegno e simboli ] di quella croce, come si evince dal suo utilizzo nel film, è come si può facilmente verificare facendo un po di ricerca, non è di Kiko, risale più o meno a quel periodo, Kiko l'ha semplicemente COPIATA!!

      Elimina
    2. Caro Ted, io sono per la tragica profezia! Dovrò proprio guardare questa puntata, avevo promesso di snobbare la miniserie...

      Elimina
    3. Comunque trovo simpatica questa cosa....copiato o non copiato il Crocifisso richiama spaventosamente quello in dotazione in tutte le comunità del mondo per volontà di Kiko.
      Davanti a quel Crocifisso i fratelli vengono sottoposti a scrutinio. Che nel Nome della Rosa sia al centro di una disputa sul valore del denaro e delle ricchezze nella Chiesa mi pare più che giusto ...e Gesù raffigurato vestito e con la borsa delle monete...
      Profezia più che tragica!

      Pax

      Elimina
  18. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  19. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  20. continuazione del commento delle 13:46


    Siamo il popolo dell'ascolto, congiuntamente con il popolo ebreo.

    Bene già che Kiko chiarisca questo:

    "Popolo dell'ascolto"
    l'ascolto passa dal popolo ebreo a noi direttamente, egli dice.
    ....e....Ascolta che ti ascolta...nasce il
    "Popolo dell'obbedienza"

    Altro Kiko non vuole.

    La riduzione della Parola di Dio al mero ruolo di strumento per conseguire lo scopo che Kiko si è prefissato, di fatto, spiega il perché degli stravolgimenti interpretativi e degli abusi in lungo e in largo delle Sacre Scritture che abbondano nella predicazione neocatecumenale, riducendo quello che pretende di essere un itinerario di "formazione" cattolico, di fatto un itinerario di de-formazione.

    Affermare che il nucleo centrale (lo Shema' Israel) che caratterizza l'ebraismo - vale specificare come gli ebrei lo intendono, ossia che Dio è Uno come negazione della divinità di Gesù Cristo, visto che Kiko ribadisce sempre che i Rabbini si compiacciono molto dell'unità di spirito con i Neocatecumenali - sia lo stesso contenuto profondo e vero del c.n. (e solo del cammino nello scenario cattolico) porta all'estrema conseguenza che Kiko DI FATTO sceglie l'apice della legge ebraica alla sua piena realizzazione in Cristo, per mezzo del quale tutte le cose sono state create.

    ...........

    RispondiElimina
  21. ................

    Il nucleo, per noi cattolici, come diceva bene Lino, non è lo Shema', ma il Prologo di Giovanni.

    Gesù è il Verbo (tutto Dio ha fatto con la Parola, vedi Genesi).
    Gesù è Luce (si rilegge qui tutta la creazione, Dio per prima cosa creò la Luce)

    Dio crea e ricrea in Cristo ogni cosa.
    E Dio disse: "Sia la luce e la luce fu..."
    Dio divise la luce dalle tenebre...
    E fu sera e fu mattina....
    Nella prima creazione tutto è fatto per la Parola di Dio. (Verbo)

    Nella seconda creazione
    La luce splende nelle tenebre
    Ma le tenebre non l'hanno accolta....
    Veniva nel mondo la luce vera
    ...il mondo fu fatto per mezzo di lui
    Eppure il mondo non lo riconobbe.
    Venne fra la sua gente,
    ma i suoi non l'hanno accolto...

    A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio:
    a quelli che credono nel suo nome,
    i quali non da sangue,
    né da volere di carne,
    né da volere di uomo,
    ma da Dio sono stati generati...

    (Qui è la potenza del Sacramento del Battesimo, che nessun "ascolto obbediente" trentennale può sostituire!)

    Dalla sua pienezza
    Noi tutti abbiamo ricevuto
    E grazia su grazia.
    Perché la legge fu data per mezzo di Mose',
    la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

    Dio nessuno l'ha mai visto:
    proprio il Figlio unigenito,
    che è nel seno del Padre,
    Lui lo ha rivelato.

    (Quest'ultimo versetto segna la distanza siderale dei Battezzati nella Chiesa in Cristo e coloro che professano la Fede ebraica)

    Pax

    RispondiElimina

I commenti vengono pubblicati solo dopo l'approvazione di uno dei moderatori.

È necessario firmarsi (nome o pseudonimo; non indicare mai il cognome).

I commenti totalmente anonimi verranno cestinati.