lunedì 2 marzo 2020

Anche nel remoto Uganda, i Neocatecumenali diffondono la loro eretica "messa"

Come in qualsiasi altro posto al mondo, laddove i Neocat riescono a incistarsi come una malattia, anche in Uganda i kikos credono di poter fare tutto quello che vogliono infischiandosene della gerarchia cattolica, del Magistero della Chiesa e del popolo di Dio.

Il chiarissimo Decreto di S.E. Mons. Cyprian Lwanga
In questo piccolo Stato dell'Africa orientale la Chiesa cattolica, nonostante la povertà della popolazione e i numerosi problemi, è numericamente forte - più del 40% della popolazione è cattolica - e viene costantemente mantenuta e difesa l'ortodossia della Fede, più volte, al contrario, tradita in altre più ricche regioni del mondo. 

Poteva il Kiko conquistador, che ama baloccarsi con la mappa del mondo appesa all'uscita della "sala blu" dello Spazioporto San Giorgio applicando bandierine rosse e blu per indicare le sue missioni e i suoi seminari, esimersi dal tentare l'acquisto del piccolo paese africano?


Traduciamo qui alcuni passi del Decreto riguardante la corretta celebrazione dell'Eucarestia nell'arcidiocesi di Kampala, prot. X/347/20 del 1° febbraio 2020 firmato dall'arcivescovo di Kampala (Uganda), mons. Cyprian Kizito Lwanga:
  1. Dunque, è proibito distribuire o ricevere la Santa Comunione nelle mani. Madre Chiesa ci chiama a riservare alla Santissima Eucarestia il massimo onore (Can. 898). A causa dei molti casi in cui è stata disonorata l'Eucarestia relativi al ricevere l'Eucarestia nelle mani, è necessario tornare alla modalità più riverente, quella di ricevere l'Eucarestia alla bocca.
  2. Secondo la legge della Chiesa, il Ministro Ordinario della Santa Comunione è il Vescovo, il Presbitero o il Diacono (Can. 910 §1). [...]
  3. La celebrazione dell'Eucarestia deve avvenire in un luogo sacro, a meno che grave necessità richieda diversamente (Can. 932 §1). [...]
  4. Stanti le chiare norme del canone 915, bisogna riaffermare che i conviventi  che non vivono una regolare situazione matrimoniale, così come quelli che persistono in qualsiasi peccato grave e manifesto, non possono essere ammessi alla Santa Comunione. Inoltre è vietato celebrare in tali casi l'Eucarestia nelle case per non dare scandalo.
  5. Nel celebrare ed amministrare l'Eucarestia, i sacerdoti e i diaconi devono indossare i Sacri Paramenti prescritti dalle rubriche (Can. 929). In virtù di tale norma, è strettamente proibito ammettere come concelebrante un sacerdote che non indossi i paramenti prescritti per la liturgia. Tale sacerdote non dovrà né concelebrare, né assistere alla distribuzione della Santa Comunione, né sedere nel presbiterio; può al più prendere posto insieme all'assemblea dei fedeli. [...]

19 commenti:

  1. Encomiabile chiarezza.
    A dimostrazione che poi non ci vuole tanto.
    Una domanda: come celebrano l'eucarestia i neocatecumeni in Uganda? Mi risulta che da sempre lavora lì un'equipe itinerante.
    Vietato nelle salette, vietato nelle mani. Della comunione al calice non c'è parola, ma pare sia impensabile, a fortiori, la possibilità di procedere nella modalità del cammino.

    "A causa dei molti casi in cui è stata disonorata l'Eucarestia relativi al ricevere l'Eucarestia nelle mani"

    Questo passaggio poi calza a pennello.

    Pax

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  2. Se il Cammino fosse ubbidiente alla Chiesa ubbidirebbe certamente.
    Il merito del Decreto del Vescovo di Kampala è che, una volta tanto, è CHIARISSIMO e non lascia alternative.

    Purtroppo sono quasi certo che i camminanti NON ubbidiranno. Almeno gli itineranti, cioè i più fedeli allo spirito vero del Cammino, uno spirito di disubbidienza

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  3. Cercheranno di barricarsi dietro la solita scusa: noi siamo esonerati dall'obbedire al Decreto del Vescovo perché egli non si rivolge a noi. Noi siamo un cammino di iniziazione. Esso è approvato dalla Chiesa, che riconosce le sue modalità proprie. Per la eucarestia abbiamo una catechesi appropriata e poi c'è il "fine pedagogico" imprescindibile.

    Mi pare di sentirli con le mie orecchie! Questi i loro ragionamenti, atti a scansare o by-passare ogni possibile ostacolo che intralci il loro "cammino".
    Poi ci sarebbe da aggiungere il fine pedagogico, vero? E che credete? Che lo abbiamo dimenticato? Siete proprio dei furbacchioni!
    Ma come tutti i furbetti vi scavate da soli la fossa!

    E io vi chiedo, con un po' di ingenuità: ma allora perché, una volta finito il percorso educativo, una volta conseguito l'ambito "titolo di studio" e raggiunta l'età adula ed essendo finalmente diventati "chiesa" non vi adeguate alle norme uguali per tutti i fedeli cattolici?

    Tolto il fine pedagogico cosa ancora vi distingue dagli altr? Cosa vi costringe a continuare nelle salette invece che in Parrocchia? Finendola, una volta per tutte, con la "vostra" eucarestia anomala CHE NON HA PIÙ NESSUN SENSO, giusto?
    Neanche quello che vi siete inventati? Dovete mantenere la comunità? Non potete dissolvere il "corpo" che avete costituito con il diventare UNO ( poi questo ESSERE UNO veramente richiede un capitolo a parte sui vostri clamorosi fallimenti) con i vostri "amati" fratellini "con i qual avete ricevuto il Kerigma" facendo poi il percorso insieme?
    E dunque, allora facciamo una cosa: continuate a riunirvi (con la scusa della "formazione permanente") il mercoledì per la parola, fate pure la convivenza mensile... ma LA DOMENICA ANDATE A MESSA IN PARROCCHIA COME TUTTI E CON TUTTI GLI ALTRI, SE SIETE CHIESA, visto che il cammino lo avete finito e siete sale, luce, lievito.

    No, non vi sta bene. Non lo accettate. Continuate ostinatamente con le vostre oscene sceneggiate liturgiche in tante salette. La vostra luce sotto il moggio?

    Devo aggiungere un elemento che aggrava il quadro. Risulta a tutti che più andate avanti e più siete sciatti in queste celebrazioni.
    Per me vi state incartando, perché alla fine la menzogna ha in se stessa la sua giusta punizione, è un iter naturale e fisiologico che ha bisogno solo di suoi tempi per arrivare all'esito conclusivo.
    Un esito infausto, catastrofico e più vi intestardite e peggio sarà. Peggio per voi!

    Pax

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  4. Purtroppo qui al nord causa corona virus ci e' stata imposta la comunione sulle mani e sono quasi sicura che tale provvedimento rimarra' in vigore per sempre dato il puzzo di zolfo che emana dal fatto che le pizzerie sono aperte e le chiese chiuse per disposizione del governo

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    1. Faccio presente che le pizzerie sono fonti di sostentamento per titolari e dipendenti,se fossero costrette a chiudere per tutti significherebbe niente incassi,quindi niente stipendio. E le chiese non sono assolutamente chiuse. Scusate l o.t. Elena

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    2. Sostentamento per il portafogli sì, sostentamento per l'anima no? E vabbè, su...

      E tanto per la cronaca, i prefetti non hanno mica fatto chiudere sinagoghe e moschee.

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    3. Sto in Emilia Romagna e ripeto:le chiese non sono chiuse, le celebrazioni si svolgono regolarmente, anche se è sospeso il precetto domenicale, si devono solo evitare gli assembramenti come in tutti gli altri casi. È saltata solo la messa delle ceneri.( ma ad esempio da noi il parroco le ha distribuite la domenica dopo la messa. )
      Mentre invece sono sospese le celebrazioni nelle comunità. E i nc che vogliono andare a messa sono costretti ad andare in parrocchia! Non tutti i mali vengono per nuocere!
      Elena

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  5. Uomo Libero!!!2 marzo 2020 14:34

    PER SVOLTARE DAVVERO, KIKO DOVREBBE DIFFONDERE UN VIRUS, COME HA FATTO IL SUO COLLEGA COREANO CON LA SUA SETTA, DIFFONDENDO IL CORONAVIRUS TRAMITE ADEPTI...

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  6. Uomo libero, Kiko ha provato a rendere "virale" la sua invenzione.
    Forse, 10-20 anni fa, ci era quasi riuscito.
    Poi è nato questo blog, che ha reso pubblico il vaccino e da allora la gente pian pianino sta guarendo.
    E non solo guarisce, ma sviluppa dei sani anticorpi che la proteggono da ogni futura ricaduta, anche nel caso odierno di "mutazione genetica" del cammino neocatecumenale.
    Rimane malata la gente che sceglie consapevolmente di restare malata, spesso per convenienza sociale e/o economica.
    O magari solo per consuetudine .
    Kiko ed il suo staff,sanno molto bene come vanno Uomo libero, Kiko ha provato a rendere "virale" la sua invenzione.
    Forse, 10-20 anni fa, ci era quasi riuscito.
    Poi è nato questo blog, che ha reso pubblico il vaccino e da allora la gente pian pianino sta guarendo.
    E non solo guarisce, ma sviluppa dei sani anticorpi che la proteggono da ogni futura ricaduta, anche nel caso odierno di "mutazione genetica" del cammino neocatecumenale.
    Rimane malata la gente che sceglie consapevolmente di restare malata, spesso per convenienza sociale e/o economica.
    O magari solo per consuetudine .
    Kiko ed il suo staff,sanno molto bene come stanno le cose, ma non possono farci niente.
    Il destino del CN è tracciato e non ci sono altre soluzioni.
    Solo una lenta ma inesorabile "FINE". LUCA







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  7. Basta leggere autonomamente i padri della Chiesa, quelli a cui Kiko fa riferimento sempre in modo generico, i primi veri catechisti dei primi secoli, per capire che il "fare combriccola a parte", "tante comunità", è solo un'invenzione kikiana e non fa parte della Chiesa primitiva.

    C'era il catecumenato, durava circa 3 anni, era indirizzato ai NON BATTEZZATI, ma alla fine, quando il catecumeno diventava cristiano, confluiva nella Chiesa locale, insieme a tutti.

    Non è che ogni anno si formavano comunità a parte, la 1°, la 2°, ecc. della Chiesa di Corinto, Efeso...
    Se eri di Corinto e volevi diventare cristiano, ti facevi i 3 anni di catecumenato e poi appartenevi alla Chiesa di Corinto.
    Queste le varie Chiese, le varie comunità. Solo diverse e varie per territorio, non per data di "iniziazione" del singolo.

    Le "piccole comunità" di cui va vaneggiando Kiko in riferimento alla Chiesa primitiva dei primi secoli, erano le comunità che man mano sorgevano in vari luoghi.
    Una volta sorta una comunità=Chiesa, in quel luogo era quella, ed accoglieva tutti i neofiti.

    Piccole comunità, nella chiesa primitiva, non significava affatto "una comunità a parte all'anno", atomica, dentro la stessa parrocchia-Chiesa.
    Questo l'ha spacciato Kiko, approfittandosi dell'ignoranza della gente.
    Le Chiese, o comunità, erano piccole perché inizialmente formate da poche persone, poi crescendo il numero dei battezzati, magari poteva esserci necessità di una nuova Chiesa nello stesso luogo, ma MAI di più comunità separate nella stessa parrocchia-Chiesa.

    Sulla base di questo presupposto, i catechizzati kikiani avrebbero dovuto ricevere il catecumenato e, dopo 3 anni andare direttamente a far parte della parrocchia, non rimanere vita natural durante in chiusi in piccole comunità autoreferenti che alla fine contano pochissime persone e, per non "mandarle" nella Chiesa-parrocchia, alimentano tramite fusioni.

    3 anni di catecumenato, visto che la totale maggioranza sono persone già battezzate, e poi direttamente in parrocchia, come facevano nella chiesa primitiva tanto amata da Kiko.

    L'ingarbuglio è evidente: la Chiesa primitiva era "atomica", perché divisa in tante parrocchie-comunità locali, non era la comunità locale "atomica" al suo interno.

    Volevano ricopiare dalla Chiesa primitiva, ma hanno preso solo quello che a loro faceva comodo.
    Le altre cose le hanno solo "spacciate" per chiesa primitiva, ma erano solo loro invenzioni.

    Chiudere (in salette, comunità, unità separate) è il contrario di "aprire" e la Chiesa è per definizione "aperta" ai nuovi ingressi, la Chiesa non "chiude" e non deve chiudere.
    La Madonna non può aver ispirato la "chiusura atomica" delle piccole comunità all'interno della stessa parrocchia, perché questa è DIVISIONE bella e buona, per nulla simile alla Chiesa primitiva.

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  8. Il Cammino in Uganda è indiscutibilmente bersaglio (se non l'unico, almeno il principale) della lettera di mons. Kizito. Infatti:

    - punto 1: l'Eucarestia è stata «disonorata» nella ricezione "sulle mani"; pensate quanti sacrilegi sono avvenuti (figuratevi da parte di chi usa le "pagnottone sbriciolose") al punto da indurlo a proibire (di nuovo!) la distribuzione/ricezione "sulle mani";

    - punto 2: pensate a quale supercatechistone del Cammino - o responsabile - si è improvvisato "cameriere liturgico", come tradizione invalsa in tantissime comunità del Cammino;

    - punto 3: le "salette" con tavolinetto smontabile...

    - punto 4: ai "fratelli" del Cammino viene concessa la Comunione anche se sono notoriamente dei peccatori (eh, "quando il Signore mi toglie la mano dalla testa, ne combino di ogni!" - sottinteso: quando ne combino "di ogni", ho sempre la scusa della mano e della stesta); si veda l'articolo «Nel Cammino si fa così»: comunione obbligatoria anche agli atei; per non parlare dei divorzi modello neocat (con divorziato risposato che fa comodamente la "Comunione" perché sta "facendo bene il Cammino" e poi è uno dei protetti del supermegacatechistone...);

    - punto 5: lo svacco liturgico in fatto di paramenti sacri è abbastanza noto nel Cammino, e non c'è dubbio che per accentuare il carattere di "banchetto" siano disposti a mettere da parte qualsiasi cosa che non sia designed by Kiko. Magari non in una parrocchia romana tenuta d'occhio da "cristiani della domenica", però, sai, in Uganda, chi vuoi che ti veda?

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  9. Pietro Soave3 marzo 2020 03:03

    Per quanto la comunione in bocca sia di gran lunga la scelta migliore vorrei ricordare che la legge universale della Chiesa stabilisce come sia la scelta dei fedeli quella di ricevere il corpo di Cristo o nelle mani o in bocca. Tale scelta non puo' essere annullata dall'arbitrio di vescovi. E' pertanto illecito che l'arcivescovo di kampala decida che la comunione debba esclusivamente essere distribuita in bocca, encomiabile scelta ma illecita. Cosi' come e' illecito per i vescovi decidere che la comunione non puo' essere ricevuta in ginocchio o direttamente in bocca. Semmai il problema con il cammino e' che l'opzione di riceverla sulla lingua non e' contemplabile...
    Da notare il richiamo all'uso esclusivo di luoghi sacri e ministri straordinari istituiti.

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    1. Dalla Istruzione Redemptionis Sacramentum:

      "92.] Benché ogni fedele abbia sempre il diritto di ricevere, a sua scelta, la santa Comunione in bocca,[178] se un comunicando, nelle regioni in cui la Conferenza dei Vescovi, con la conferma da parte della Sede Apostolica, lo abbia permesso, vuole ricevere il Sacramento sulla mano, gli sia distribuita la sacra ostia. Si badi, tuttavia, con particolare attenzione che il comunicando assuma subito l’ostia davanti al ministro, di modo che nessuno si allontani portando in mano le specie eucaristiche. Se c’è pericolo di profanazione, non sia distribuita la santa Comunione sulla mano dei fedeli.[179]"

      Pietro Soave non è come affermi.

      Frilù

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    2. Alcune brevi considerazioni.

      Il singolo gesto ("comunione sulle mani"), a lungo termine "fa teologia" (se il Corpo di Cristo si può ricevere sulle mani allora si finisce per considerarlo con meno rispetto, perché a lungo andare sorgeranno molti a trattarlo come una specie di Sacro Snack - esattamente ciò che avviene nelle carnevalesche liturgie del Cammino).

      La legge della Chiesa menzionata da Pietro è stata introdotta in Italia in tempi recentissimi, cioè nel luglio 1989 (e in alcuni paesi solo negli anni '70 e primi anni '80). Fino a quel momento, e lungo numerosissimi secoli, la Comunione veniva amministrata solo "alla bocca e in ginocchio" (cosa che "ha fatto teologia", perché se il Pane di Vita Eterna lo ricevi solo dalle mani del sacerdote - l'intermediario tra Dio e gli uomini - allora a lungo andare capisci di più cos'è il Sacerdozio e chi è Nostro Signore presente nel Santissimo Sacramento). C'è anche da notare che la "Comunione sulle mani" e l'idea di "dare il calice anche ai laici" furono uno dei cavalli di battaglia di Lutero e dei suoi amiconi altrettanto eretici, in spregio al Sacerdozio ministeriale e al Sacrificio eucaristico.

      I rischi della "Comunione sulla mano" furono spiegati bene da padre Zoffoli, che con le sue omelie ispirò un gruppo di laici a pubblicare l'agevole libretto La comunione sulla mano? NO!, diffuso nelle parrocchie romane nel 1989, prima e dopo che la Conferenza Episcopale Italiana votasse a sorpresa il provvedimento (votazione avvenuta con una maggioranza di un solo voto, pochi mesi dopo la morte del cardinal Siri - acerrimo nemico della sciatteria liturgica - e nell'unico momento in cui l'altro vescovo principale oppositore e capace di influenzare la votazione, era assente per malattia). Ci sono amici di questo blog che avevano abbandonato la Chiesa nei primi anni '80, per poi riaccostarsi agli inizi degli anni '90 e trovarvi la sgraditissima sorpresa di gente che "va a pigliarsi il biscottino", e addirittura preti che imponevano l'uso delle mani.

      Ricordiamo che la possibilità di concedere la "comunione sulle mani" è una concessione che le conferenze episcopali e i singoli vescovi possono decidere di accettare o meno, e che secondo le stesse norme anche il singolo sacerdote o parroco, se ha ragione di temere la possibilità di abusi o sacrilegi, può rifiutare. Nel contesto postconciliare, quando tutti (specialmente i vescovi) sentivano "aria di novità", vescovi e preti si sono baldanzosamente dati da fare per diffonderla, erroneamente convinti di andare incontro al laicato e di stimolare una maturità di fede. Purtroppo, come in tutte le cose della fede, quando c'è "voglia di novità" significa che lo svacco e gli abusi sono in agguato. La "voglia di novità" è indice di noia e di approssimazione, non è mai indice di maturità. Chi vive la fede in modo maturo non pretenderà di cambiarne i contenuti o i riti, perché ciò significherebbe che crede di saperne di più della Chiesa. Le modificazioni liturgiche intervenute raramente nel corso dei secoli, sono state solo un consolidare ciò che la fede popolare aveva già vissuto ovunque (come ad esempio nel caso delle "preghiere ai piedi dell'altare" che i più pii sacerdoti recitavano prima di cominciare la Messa, divenute secoli dopo parte integrante della liturgia).

      In sintesi, l'arcivescovo di Kampala - specialmente alla luce di quei gravi episodi che non elenca per esteso - ha tutto il diritto (e di fronte al Santissimo Sacramento anche il dovere) di non avvalersi della possibilità di dare la Comunione "sulle mani", e di comandare che il suo clero faccia altrettanto.

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    3. Il vescovo, oltre ad essere responsabile di ciò che è, nel senso è chiamato verso se stesso a difendere la sua stessa Fede, è chiamato a difendere anche quella degli altri, a lui affidati. Lui è un padre nella diocesi, sia dei consacrati, ma anche di tutti i fedeli, e di altri, perché chi non ha fede, ora, potrebbe averla domani grazie, anche, a lui. Lui è tenuto a vigilare, e a impostare la situazione. Per cui se ha scelto di adottare una linea, nella sua diocesi, è una sua facoltà, facoltà donatagli dalla Chiesa, e per cui da Dio. È singolare come alcuni pretendano obbedienze, senza avere nessun mandato, parlo di semplici laici votati da altri laici, durante un pomeriggio, fatemi passare il concetto, mentre si cerca di sminuire o annullare il comando di un vescovo, messo lì per successione apostolica, e per cui dal Papa.
      Tutto questo ci dovrebbe fare riflettere molto su alcuni punti, e susu alcune pretese campate in aria per spirito fazioso. Come si possa essere faziosi e di parte, a tal punto da essere persone che sragionano e non riescono a vedere oltre.
      (da IPG)

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  10. Pietro Soave3 marzo 2020 21:46

    Il diritto di un vescovo, o anche di un parroco, di rifiutare la Comunione sulle mani e' circostanziale cioe' non puo' essere imposto come norma generale in una diocesi. Non e' vero che singoli vescovi possono proibire la Comunione sulle mani in ogni occasione come norma. Ricordiamo anche come alcuni vescovi del nord ora proibiscano la Comunione in bocca per l'emergenza coronavirus. Lo possono fare solo temporaneamente. Passata l'emergenza dovra' decadere anche la norma. Credo che sia un bene per tutti ricordare come i vescovi non hanno potere assoluto sulla disciplina universale della Chiesa....per fortuna. Ancor meno potere dobrebbe avere kiko.

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    1. Quindi, facciamoci due ragionamenti in base su quanto sentiamo.
      Se un vescovo emana un decreto, chiamiamolo così, ed è protocollato, non lo può fare. Diversamente, se dei laici fanno cose, e chiedono altre cose, come l'obbedienza, farsi consegnare i soldi, dirigere la vita degli altri, giudicare il prossimo, condannare il prossimo, violare il foro interno, e via dicendo, il tutto non scritto a nessuna parte, infatti non vi è traccia alcuna di queste facoltà, ecco che lo possono fare, e se lo fanno a quel punto sono la Chiesa, un tutt'uno con lo Spirito Santo, per cui è Dio stesso che opera unito a loro.
      Perché, ricordiamoci sempre i passaggi di base quando arriviamo al punto: noi siamo approvati, il Papa è con noi, la lettera di GPII, e via dicendo.
      Il vescovo che è vescovo, per successione apostolica, non conta nulla, se esercita ciò che gli è stato conferito, loro sono il tutto in base ad una lettera che è davanti a voi, e in base a uno statuto che è anche davanti a tutti voi.
      Credo di aver capito la situazione.
      Metto una traccia per far capire ai lettori la situazione: sullo Statuto c'è scritto che il Cammino è uno strumento al servizio dei vescovi... e via dicendo. Ora suams tutti un po'adulti, per cui sappiamo come su questo mondo si usano i decreti, e le leggi, e altro, per servirsene a scopo privato e fazioso, come alcuni interpretano le norme a scopo personale, mentre sugli altri le stesse norme hanno un significato diverso, cioè su alcuni sono obblighi da rispettare, invece su altri sono diritti da pretendere. Vi ricorda qualcosa Gesù e i Farisei! Come vedete siamo sempre lì, rimetto il detto: gira e gira, siamo sempre lì, IPOCRISIA.
      ( da IPG)

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  11. A Roma nella mia parrocchia (neocatemunenale purtroppo), il parroco ha stabilito che la Comunione sia solo sulle mani, (per questo periodo di pericolo contagio) ha spiegato di mettere a croce, poi di raccogliere le briciole ecc....esattamente quello che succede nelle messe neocat, considerando che l'Ostia che viene usata in questo periodo è sempre la stessa che viene usata da anni in tutte le messe parrocchiali, non capisco perchè queste indicazioni (mani a croce, briciole ecc..), mentre prima non veniva mai ribadito.
    Quello di cui ho paura è che stiano usando questo periodo di "paura" per far entrare in modo subdolo il loro modo di fare la comunione, in modo che quelli che dovessero entrare nel cammino notino molto meno le differenze tra il fare la Comunione come stabilisce la Chiesa e il modo difforme dei neocat.

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    1. Bruno, credo che anche dall'altra parte non bisogna essere troppo chiusi. Se vi è un pericolo, qualsiasi, Dio sa e vede. Come in alcuni paesi o attività, dove la domenica si lavora, cioè in quel caso lavorare di domenica non è peccato.
      Bisogna valutare la situazione. Ovviamente chiudere le Chiese e aprire le discoteche ci fa capire che un qualcosa non coincide. Evidentemente vi è una valutazione errata, a quel punto bisognerebbe capire chi sta errando.
      ( da IPG)

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