venerdì 27 marzo 2020

QUANDO “ACCETTARE L’INGIUSTIZIA” SERVE A GIUSTIFICARE I CARNEFICI, MERITEVOLI DI “SOLA MISERICORDIA” (prima parte)

"Liturgia" neocatecumenale:l'autonominata "iniziatrice"
beve, come tutti gli altri,
allo stesso calice
È un po’ l’orientamento in voga recentemente, quello di basare la fede cristiana sulla sola misericordia, tralasciando l’intima connessione che essa ha con la giustizia.

Per questo, già da prima del Concilio Vaticano II si sentiva parlare solo di misericordia, come se si fosse aperta una nuova era cattolica che si distaccava dal precetto cristiano di “giustizia”.

Giovanni XXIII, nel 1962 al discorso di apertura del Concilio, annunciò la scelta della Chiesa di “di usare la medicina della misericordia invece di abbracciare le armi del rigore”, espressione che ha trovato in seguito la sua chiarificazione.

Le successive parole dei Papi si sono tutte incentrate sul concetto di “misericordia”, molto più che su quello di giustizia.
Si può leggere quindi:
“...cosa indica infatti la giustizia di Dio nella fede cristiana? L’azione attraverso la quale Dio che è compassionevole, misericordioso, non solo «dichiara giusto» — COME AFFERMA LUTERO — ma «rende giusto» l’uomo peccatore. La giustizia di Dio, quando si mette in azione è misericordia, una misericordia non meritata, gratuita, una misericordia che non è accompagnata dalla pena ma è rigenerazione, ricreazione, trasfigurazione della creatura peccatrice.”
Questo pare chiaro da diverse affermazioni che si possono leggere un po’ ovunque:
“Si tratta di un discorso ispirato, profetico, che segna un prima e un dopo nella vita della chiesa; un discorso che indicava al concilio una via nuova da percorrere, una via che non esprimeva condanna, come era avvenuto nei ventuno concili universali celebrati nella storia, ma annunciava la fede con mitezza e misericordia.”
A queste parole però segue una determinante specificazione, che inquadra lo spirito di questa “nuova via da percorrere”:
“...papa Giovanni apriva un nuovo tempo e poneva fine a una lunga epoca caratterizzata da una forte intransigenza assunta nella difesa della dottrina cattolica, nella proposizione della morale e nel confronto polemico tra chiesa e società, tra cattolici e quanti non si dicevano cristiani. Intransigenza, rigorismo e ministero di condanna dovevano lasciare posto, secondo la volontà del papa, a una nuova situazione caratterizzata dall’impegno e dalla fatica del fare misericordia e dell’annunciarla. Il concilio percorse quella via indicata dal papa, non solo non emettendo condanne, ma cercando la riconciliazione con quanti avevano vissuto ROTTURE, SEPARAZIONI e CONFLITTI con la Chiesa.”
Allora la questione della misericordia e della giustizia, in questa prospettiva, assume una colorazione diversa: la Chiesa è chiamata alla Misericordia verso la società, verso i non cristiani, verso coloro che “avevano vissuto rotture, separazioni e conflitti con la Chiesa”, perché si dà per scontato che ne abbia per definizione al suo interno.

Questa la nuova intenzione che “il nuovo tempo che poneva fine a una lunga epoca caratterizzata da una forte intransigenza assunta nella difesa della dottrina cattolica” si proponeva.

Una Chiesa non “intransigente”, “rigorista” e basata sul “ministero di condanna”, però verso l’esterno, verso i non credenti, verso la società, verso i separati dalla Chiesa, che è normale vivano secondo principi ad essa non inerenti.

E questo è un discorso.

"Liturgia" neocatecumenale
Ci chiediamo allora: «Ma “ALL'INTERNO” della Chiesa?». Vale ugualmente quello “di nuovo” che viene predicato per una Chiesa in uscita verso l’esterno?

Perché la risposta a questo quesito è fondamentale per determinare cosa e come il popolo di Dio possa portare questa misericordia all’esterno.

Sembrerebbe proprio che il popolo di Dio, per poter portare misericordia, debba per primo essere misericordioso, cioè non solo abbia beneficiato della misericordia, ma anche che “abbia cambiato natura”, perché sarebbe una contraddizione in termini che si ipotizzasse misericordia nell’uomo ingiusto, nell’uomo dedito al peccato, nell’uomo vizioso o comunque farisaicamente falso, essendo la misericordia una virtù morale che non significa solo “perdonare”, ma prima ancora “amare”.
Cristianamente parlando, non si può disconoscere l’antinomia che separa la misericordia, tratto tipicamente divino, dalle più inveterate bassezze umane e dalla dedizione abituale al peccato o dal fare del male al prossimo.

Qui non si tratta di “morale” e ce lo dimostrano benissimo tante figure “moralmente” ineccepibili, come nella Scrittura risultavano essere i farisei e, in tempi relativamente recenti, anche qualche dittatore omicida.

Qui si tratta di fede e di “nuova natura”, che rende l’uomo simile a Cristo non solo quanto a misericordia, ma quanto all’intera santa condotta di vita. Cristo era misericordioso, ma anche giusto ed amorevole, non faceva del male ad alcuno, anzi era l’esempio di ogni virtù. Non sarebbe quindi ammissibile, né tantomeno possibile, parlare di misericordia da parte di carnefici o persecutori, per esempio, perché privi della natura di Cristo, privi della componente “divina” che attraverso lo Spirto e la Grazia santifica e rende nuova la natura dell’uomo, tanto da non poter fare del male ad alcuno, perché “ama”.

Si apre allora uno scenario piuttosto confuso, dacché esistono nella Chiesa componenti che si attagliano e seguono benissimo la “nuova epoca” della Misericordia, bypassando del tutto la necessaria statura della santificazione dell’uomo. Come se fosse possibile essere misericordiosi solo appellandosi alla “morale” e non attraverso la santificazione della vita nel perseguimento delle virtù cristiane e nella costante battaglia contro il male a cui Cristo concede per definizione la sua assistenza e la sua Grazia.
Se prima, o contemporaneamente, non ricerchi ed ottieni per grazia la santità di vita, non puoi nemmeno aver ottenuto la misericordia, anch’essa amoroso dono divino per i giusti.
Il tiranno non può essere per definizione misericordioso, né può esserlo chi fa del male, chi è dedito al peccato sistematico, chi uccide, chi ruba, chi mente… anche se “moralmente retto”, vive in antìtesi alla misericordia, che instilla nel cuore dell’uomo quell’amore e quella predisposizione al perdono che impediscono di ferire l’altro, di fargli del male, diventando al contrario un amante dell’uomo, veramente allora con sguardo di tenerezza e misericordia, come dice Papa Francesco.

Per questo la Chiesa può essere portatrice di Misericordia verso l’esterno, perché Dio l’ha santificata, ha reso gli uomini giusti e santi, quindi anche misericordiosi, pur nell’imperfezione della condizione umana.
Se ciò non avviene, penso sia molto arduo poter parlare di Misericordia, che rimane una parola, ma non si può incarnare nella vita.
Nell’esperienza che abbiamo fatto nel Movimento Neocatecumenale, è proprio questo che abbiamo visto e abbiamo vissuto: la pretesa della Misericordia attaccata ad una morale e non alla santificazione personale.
Il Movimento Neocatecumenale, infatti, mal interpretando le istanze del rinnovamento, ha inteso usare “misericordia” al peccatore all’interno della Chiesa. Ma non al peccatore pentito, con tutto il peso del suo peccato ben presente e sofferto, bensì dequalificando il peccato a mera deresponsabilizzazione e inevitabilità costante per essere i cristiani (il neocatecumenalesimo parla alle parrocchie) “figli del demonio” e non di Dio.

E’ bene chiarire che il percorso per la santità è una lotta quotidiana contro il male, la tentazione ed il peccato, non una lotta CONTRO Dio che ti manda le disgrazie per convertirti e tu gli resisti, come ben evidente nella catechesi di Giacobbe del Movimento Neocatecumenale.

Il cristiano è chiamato a tendere alla virtù e a resistere al male, mettendosi in gioco per primo invocando in questa battaglia il sostegno di Dio, l’unico che può riportare vittoria. In questo percorso si inserisce il dono della Misericordia, ben diverso dall’umano “lasciar fare” o “mettere una pietra sopra” o “far finta di non vedere”.

Non si può essere “tiranni” e “despoti” in casa e misericordiosi all’esterno.
La misericordia è “parte integrante” della nuova natura in Cristo: o c’è o non c’è. Altrimenti è posa, esteriorità, spesso ipocrisia e inganno.

Nel Movimento Necoatecumenale non si istruiscono le persone nella via delle virtù, perché lì il peccato viene considerato “inevitabile” anche per gli uomini di Chiesa, in quanto anch’essi “figli del demonio” come potrebbero (impropriamente) essere definiti i “figli del mondo”.

Nel Movimento Neocatecumenale si istruiscono le persone solo alla “misericordia passiva”, a “farsi carico dell’ingiustizia”, a “non rispondere al male”, predicando allo stesso tempo che l’uomo, soggetto al demonio, potrà ottenere una nuova natura solo seguendo i loro precetti e le loro assemblee, avendo già perso in partenza la lotta contro il male, per intervento automatico e incessante dello Spirito Santo sulle comunità "che fanno bene il Cammino", intervento che non si sa come possa arrivare, data la totale inerzia dei kikos nel combattimento contro il male ed il peccato.

"La nuestra eucarestia"...
Sembra quasi che l’educazione a “farsi carico dell’ingiustizia” sia volta, in modo totalmente lassista, a concedere al male ed al peccato di imperare, senza contrasto alcuno.
Gli stessi che predicano “il farsi carico dell’ingiustizia” e la “non resistenza al male”, sono quelli che impunemente dispensano il male, accusando la “vittima” di non essere sufficientemente “cristiana adulta” se non è in grado di assumersi l’ingiustizia che loro stessi le infliggono.

Nel Movimento Neocatecumenale non è MAI il carnefice che deve pentirsi e fare ammenda, ma è la vittima che viene invitata ad andare a chiedere perdono al carnefice.
Esperienza vissuta da molti, anche da me.

Esasperando il concetto fino al grottesco, i poveri adepti vengono istruiti al silenzio, alla non reazione, ad assumersi qualsivoglia ingiustizia, insinuando che il peccato nell’uomo è talmente latente e pervadente, che il povero peccatore è solo vittima dell’inganno del demonio, mai esecutore diretto, mai volontario autore del male.

Per bocca di Kiko, alcuni allucinanti esempi tratti dalle catechesi del "Secondo Passaggio", emblematiche di una predicazione incessante e mai smentita, rinvenibile puntualmente in ogni singola occasione:
San Pietro dice: "Voi avete chiesto grazia per un assassino e rifiutato il giusto". Questo lo facciamo noi quando la moglie ci fa una cosa cattiva: perché NON ACCETTI DI SUBIRE L'INGIUSTIZIA. Nel lavoro, PERCHÉ NON ACCETTIAMO L'INGIUSTIZIA? Diciamo che quella attitudine del servo, dell'agnello, così passiva, è un assurdo. Diciamo che quella Croce del Cristo non serve a nulla, che quel che serve è fare la giustizia, insegnare a fare la giustizia, contestare la giustizia, che è quello che voleva fare Barabba, che contestava, che voleva cacciare i Romani.”
Come potete notare facilmente, il concetto è sottilmente spostato: si tratta la “giustizia” ridicolizzandola, analizzando solo la parte di chi “contesta” l’ingiustizia “del mondo”, perché non assomiglia al servo di Jahvé, che prese su di sé l’ingiustizia e il peccato dell’uomo. Non si dice affatto né qui né MAI, che chi fa ingiustizie non è “giusto” ed ha bisogno di convertirsi seriamente alla santità di vita, prima di poter “morire al nemico”.

Capiremo meglio andando avanti.
Infatti si dice:
FARE GIUSTIZIA CON LE NOSTRE MANI, DIVENTARE ASSASSINI. QUANDO NOI, NELLA NOSTRA VITA, FACCIAMO QUESTO, CIOÈ ALL'INGIUSTIZIA CHE CI VIENE INFLITTA NOI CI OPPONIAMO, PONIAMO RESISTENZA.”
Ma a chi lo dice? Ai cristiani?
Non parrebbe. I cristiani non “si fanno giustizia da soli”. Se lo fanno, non sono cristiani.
Allora a chi dice “fare giustizia con le nostre mani, diventare assassini?”
È automatico che chi chiede giustizia diventi “assassino”, o non è più sicuro che casomai “assassino” è stato di certo colui che ha danneggiato, ferito e ucciso l’altro?

Continuiamo:
“Perché chi crede che questo è l'Unico, che questo è amore, NON GIUDICA L'ALTRO, CHE RISPETTA CHE L'ALTRO SBAGLI, CHE PRENDE SU DI SÉ L'INGIUSTIZIA, CHE SI LASCIA UCCIDERE.”
Ma può valere questo tra cristiani? Un cristiano deve “rispettare” che l’altro sbagli, non genericamente spesso, ma anche su di lui di peccati a volte mortali, rendendolo vittima più e più volte, senza che sia possibile far rendere conto che il peccato uccide anche il peccatore e che peccare come habitus non è cristiano? Magari anche che questo “tra cristiani” non è giusto?
E che c'entra il “non giudica l'altro”? Forse che è vietato chiamare "male" il male?

Ma Kiko va oltre:
“Anche se vi offendono nell'onore profondamente e voi avete il diritto cioé la legge vi aiuta, anche se vuoi fare giustizia, fare causa a qualcuno, voi non lo farete anche se avete tutti i diritti, voi porgerete l'altra guancia. SE QUALCUNO TI RUBA, TU NON GLIELO RECLAMARE. Se qualcuno ti toglie del tuo, tu non lo disturbare. Ecco, così va dicendo il Signore; sono segni concreti della vita pratica perché nessuno si inganni di questa ATTITUDINE DEL SERVO DI JAHVÉ, CHE È IL CARISMA CHE IL SIGNORE CI INVITA A VIVERE NELLE COMUNITÀ PROFONDAMENTE. Apparirà in voi un’attitudine diversa, apparirà una missione universale: DOBBIAMO AMARE ANCHE I PADRONI.”
E qui inizia a svelarsi il vero concetto retrostante.
Se uno ti ruba, lascialo rubare. E chi è che RUBA nel Movimento Neocatecumenale? Il Movimento Neocatecumenale stesso, attraverso la martellante ed ingannevole predicazione che debba essere versata la “decima” come “precetto della Chiesa”, per tutta la vita, per liberarsi dall’idolo del denaro, le incessanti raccolte per costruire edifici lussuosissimi destinati al beneficio di pochi e fatti passare come “necessari” all’evangelizzazione, per campare famiglie intere che non lavorano, per offrire soldi ai vescovi. Tutto tranne che ai poveri. Solo per sé.
Ma ancora di più: dobbiamo amare anche i padroni.
E chi sono i padroni “spirituali” nel Movimento Neocatecumenale? Chi sono quei padroni che con la scusa dell’insegnamento spirituale incontrastato hanno il “diritto acquisito” di vessarti, umiliarti, maledirti, solo perché hai la tua ragione e non gli deferisci “obbedienza cieca”?
Così agendo sono loro per primi cristiani? O non manca loro quella tanta parte di vita cristiana che riguarda il “trattare il prossimo come te stesso” e “amarlo”, senza fargli del male”? A maggior ragione se lo consideri peccatore, in virtù della misericordia che Dio ti avrebbe donato?

Ma la predicazione kikiana continua:
L'AMORE NON È COSTRINGERE L'ALTRO A FARE GIUSTIZIA, a che l'adempia con la legge. No, l'amore è prendersi i peccati degli altri.”
Discorso che “parrebbe” corretto, ma di quale “altro” si parla, e di quale "amore"? Ed in che senso uno si dovrebbe "prendere" i peccati degli altri? Nel senso di rendere loro facile il peccare ancor di più?

Lo sa Kiko che l’“AMORE” è anche non fare del male al prossimo, proprio perché lo si AMA?
"Liturgia" neocatecumenale:
in attesa che scatti
il segnale manducatorio
Perché se si parla della “vittima”, significa già in sé che ha ricevuto un’ingiustizia, che l’«altro» ha peccato contro di essa, che non ha "amato".
Se si parla del “carnefice cristiano”, “maestro e fratello” della vittima, come si può non tenere in conto che il SUO PECCATO  e la SUA INGIUSTIZIA non debbano essere corrette e sanate nell’indirizzarlo alla via della virtù e dell’abbandono dell'ingiustizia e del peccato, correggendolo?
Qui non si parla di “cristiani” contro il “mondo”. Qui si parla di cristiani nella Chiesa, in cui uno è carnefice e l’altro è vittima.
Dov’è l’invito a dismettere l’habitus di carnefice-peccatore per perseguire le virtù cristiane santificandosi, in parallelo all’invito alla vittima di non resistere al male che le procura?

Si rincara anche la dose:
“In nome della nostra legge trascorriamo la nostra vita giudicando costantemente gli altri perché CREDIAMO CHE QUELLO DI CUI C'È BISOGNO É DI FARE GIUSTIZIA. "BISOGNA FARE GIUSTIZIA!" Dobbiamo vivere nella realtà... chiaro! Tu hai un'idea della verità. Ognuno ha la sua e ogni volta che questa verità viene meno, la verità che tu proietti, soffri moltissimo.
NOI INVECE PASSIAMO LA VITA GIUDICANDO IN NOME DELLA NOSTRA LEGGE; IN DEFINITIVA VOGLIAMO AFFERMARE LA NOSTRA GIUSTIZIA PERCHÉ NON CI SENTIAMO AMATI.
Perché non mi ama se io tento di compiere la legge da quando mi alzo a quando vado a dormire? Perché non ama me che compio la legge e invece ama quelli che non la compiono?”
Con questa affermazione si insinua che il grido di dolore delle vittime sarebbe nientemeno che un “giudicare” (quanti di noi sono stati chiamati “giudicatori” perché vittime, senza che al “carnefice” sia stato torto un capello, povero carnefice vittima del demonio che l'ha ingannato). Si insinua che le vittime “hanno una propria idea della verità”.

Questo nella Chiesa? O non sa Kiko che nella Chiesa ESISTE UNA SOLA VERITÀ ed è quella proclamata e difesa dal Magistero, e da tutto il depositum fidei cristiano? Come può dire alle vittime “voi avete una vostra versione della verità?” E come può MAI negare che i “carnefici” stessi, compiendo il peccato, mostrano per primi di avere “una propria verità” che li rende insensibili alle sofferenze dell’altro?

Le vittime quindi soffrirebbero “perché vien meno la loro verità”, non perché i carnefici stanno facendo loro del male. Ma che razza di cristianesimo sarebbe?
Se tutto ciò si rivolgesse all’”uomo del mondo”, che disconosce i precetti cristiani, potrebbe avere anche un senso (sia pure espresso con termini sbagliati), ma non può avere senso all’interno della Chiesa, dove secondo Kiko le vittime dovrebbero essere trattate diversamente dal carnefice, che invece va sempre compreso, tutelato, amato e scusato per il male che infligge al prossimo.
È mostruosa poi l’insinuazione finale: «perché “non mi ama” se tento di compiere la legge e ama quelli che non la compiono?» La vittima retta, che sa di dover rifuggire il peccato “da quando si alza a quando va a dormire”, dovrebbe invece chiedersi perché l’altro, pure lui nella Chiesa, le fa del male e non la ama?
All’interno della Chiesa non sarebbe più opportuna la domanda del “perché il carnefice fa del male e non ama il prossimo, pur essendo chiamato alla Misericordia?”.

La Chiesa, secondo Kiko, è praticamente il luogo in cui si può commettere impunemente il peccato reiterato e poi potersi fregiare di Misericordia verso l’esterno, reclamando il perdono e la misericordia della vittima.

(fine prima parte)

47 commenti:

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  2. Va beh, è palese che tutta questa propaganda sul silenzio serve, come detto nell'articolo, ad impedire agli adepti di lamentarsi con conoscenti ed autorità di torture come lo scrutinio o furti come le decime.
    Dal canto mio ci tengo a raccontare un piccolo racconto filosofico, letto una volta in un libro.
    Un serpente tormentava un villaggio, mordendo gli abitanti. Questi andarono da un eremita, chiedendogli soccorso: quest'ultimo parlò col serpente, lo fece pentire per le sue azioni e gli fece promettere di non mordere più nessuno. Vedendo il serpente che non mordeva più, gli abitanti del villaggio iniziarono a scalciarlo, a pestarlo e a insultarlo pesantemente, non temendo ritorsioni. Andato dall'eremita, il serpente si lamentò: "quelli mi insultano e mi perseguitano, ma tu mi hai imposto di non rispondergli violentemente: che devo fare?". L'eremita rispose così: "amico mio, io ti ho giustamente impedito di mordere: ma chi ti ha impedito di sibilargli contro ogni volta che ti perseguitano?".
    Morale della storia: è sbagliato sia il concetto giustizialista "occhio per occhio", ma è ugualmente sbagliato farsi calpestare senza reagire (penso al mio vecchio responsabile, che lavorava in fabbrica e non poteva scioperare su ordine dei catechisti). Bisogna seguire l'esempio di Ghandi e di Martin Luther King: essi non risposero con la violenza ai loro persecutori, ma scelsero comunque di protestare per i loro diritti negati.
    Gabriele

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  3. Ricopio qui il mio commento

    Maaaa riunirsi in 2-3 persone? Spero con i mezzi telematici...perchè di persona non lo si può fare.
    Ma sono stupidi o cosa?
    E poi che vuol dire "Preghiamo perchè non sospendano la Veglia Pasquale"? E' GIA' SOSPESA. Celebrazioni cum populo NON SI POSSONO FARE!
    mA BISOGNA FARGLI UN DISEGNINO?

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  4. ¡Ánimo hermanos!

    Ci scrivono che l'intero seminario neocatecumenale Redemkikos Mater di Vienna è infettato: seminaristi, formatori e personale di servizio.

    Per la cronaca, il personale di servizio è rigorosamente neocatecumenale. Cioè partecipa ai "riti mistici" inventati dagli autonominati "iniziatori" Kiko Argüello e Carmen Hernández. "Riti" che erano già vietati dalle norme della liturgia cattolica valide per tutta la Chiesa, divieto nuovamente ribadito da papa Benedetto XVI il 1° dicembre 2005, divieto divenuto parte integrante dello Statuto del Cammino del 2008 (articolo 13, nota 49)... divieto a cui i kikos non hanno mai ottemperato, poiché per loro le cosiddette "linee degli iniziatori" sono più importanti della liturgia cattolica e del Papa.

    Sorge dunque la domanda: vuoi vedere che lì nella diocesi di Vienna quei kikos si sono abbeverati tutti allo stesso calice e che nessuno ha rifiutato il calice per paura dei cosiddetti "catechisti"?

    Vuoi vedere che non è l'unico caso di "seminario neocatecumenale" completamente infettato?

    "Cosa ci sta dicendo il Signore con questo?" Ci sta dicendo che la promiscuità dei "riti mistici" neocatecumenali (che, ricordiamolo, non sono approvati dalla Chiesa), oltre a disubbidire alle norme liturgiche, al Papa e allo stesso Statuto del Cammino, comporta anche il rischio di diffusione di infezioni.

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    1. Da fb la pagina allí me verán da tutte le notizie, celebrazioni eucaristiche e altro, da qui invece https://www.facebook.com/422196377807588/posts/3417621924931670/ il messaggio alle comunità, e da qui https://www.facebook.com/422196377807588/posts/3431782356848960/ c'è la notizia purtroppo della 1 sorella deceduta, preghiamo per tutti questi fratelli e seminaristi, indipendentemente dal fatto che si approvi o meno il loro modo di vivere la fede

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    1. Guarda come evidenziano la condivisione del messaggio...
      "I media suscitano il panico": parla forse dei telegiornali e dei quotidiani che si limitano a riportare le notizie? O è una sottile frecciatina ai giornalisti che stanno accusando gli incontri dei catecumenali di essere la causa delle infezioni in alcune zone?
      "Possiamo mostrare al mondo che Gesù Cristo ha vinto la Morte, essa Non ha nessun potere": sembrano parole un pò fuori luogo, considerando che, per quanto fortunatamente sembra che abbiamo raggiunto il picco e ora si vada solo in discesa, rimaniamo comunque in una situazione di pericolo. Parlare di vittoria quando continuano a morire le persone è un pò di cattivo gusto.
      "Qui in Italia sono state sospese tutte le celebrazioni, però stiamo attenti alle necessità di ogni fratello, e ci riuniamo in 2 o 3 fratelli per pregare insieme le lodi o i vespri": mah, direi che questa cosa si commenta da sola, in pratica non hanno nemmeno il coraggio di ammettere che le celebrazioni sono sospese, subito devono trovare un appiglio per far capire che sono invincibili. E quel "ci riuniamo in 2 o 3 fratelli" fa un pò paura.
      Gabriele

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  6. Neocatecumenali, se vedete qualcuno del vostro gruppo commettere un REATO fiscale, o di disonestà sul lavoro, o di violenza fisica verso i propri figli, o di molestia a minori .. DENUNCIATE alle AUTORITÀ CIVILI; se avete il SOSPETTO che qualche reato del genere avvenga all'interno del vostro gruppo SEGNALATE alle AUTORITÀ CIVILI perché avviino delle indagini ..

    QUESTA è la vera MISERICORDIA.

    Quello che fate voi (mi riferisco a quelli di voi che sanno e tacciono, a voi preti che non potete non sapere) è invece OMERTÀ MAFIOSA.
    Ricordatevi che siete cittadini di uno Stato e che la Chiesa non può farsi leggi a parte (può solo esercitare obiezione di coscienza verso le leggi esistenti) e tanto meno un SOTTOGRUPPO della Chiesa come voi può farsi leggi a parte ..

    "Fare ciò che è GIUSTO", questa è la vera MISERICORDIA.

    Nel discorso di Kiko su Barabba, Kiko dimostra di NON aver capito NIENTE poiché attribuisce la giustizia a Barabba (che vuole "costringere a fare giustizia") e a Gesù la sola misericordia.

    Ma dice forse così il Vangelo?

    Eppure lui stesso lo cita, riportando le parole di Pietro al popolo:
    "Voi avete chiesto grazia per un assassino e rifiutato il giusto".

    Capito? Il GIUSTO è Gesù, l'altro è 1 assassino e come disse GIUSTAMENTE il buon ladrone :

    "noi riceviamo il giusto per le nostre azioni".

    Ricordatevi questa frase, voi neocatecumenali, quando subirete (o già state subendo) le conseguenze del vostro PERMANERE nella setta di Kiko.



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    1. ottime considerazioni: se fosse stato scritto ora sarebbe veramente da pazzi.

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    2. Se anche non è stato scritto ora, ma viene divulgato ora e qualcuno lo "esegue", chi lo "esegue" fa non solo roba da pazzi ma COMMETTE un REATO, questo forse, lo capiscono 1 po' di più, essendo gente abituata alle sole REGOLE, staccate dal cuore e dal buon senso.

      Persino i nostri governanti civili hanno più MISERICORDIA dei neocatecumenali!

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    3. La verità è che qualcuno si è reso conto della "grande assenza" e stia cercando di salvare la faccia al cammino e a Kiko, ma più lo fanno e più si rende evidente la "fuga" del guru. Sarà divertente vedere come le persone reagiranno al ritorno, sicuramente in pompa magna, pieno di retorica e sproloqui, se o manderanno a cagare o meno. Io credo infatti che serpeggi una delusione profondissima che considero quasi insanabile che porterà alla completa distruzione.

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  8. È una setta il cammino, é chiaro e palese, e se continua a usare il nome di Gesù, e proclamarsi cristiani, è colpa della Chiesa che lo permette. Fin quando non avrà il coraggio di scomunicarla, è assassina e colpevole, quanto se non di più di quella setta di fanatici. Inutile difendere una chiesa muta e ipocrita, e non mi venite a dire che è fatta di uomini, perché se è così, non ha senso che esista se non è capace di essere un semplice mezzo per arrivare a Dio, e non Dio in terra. Ci sono regole semplici date da Dio, il resto so chiacchere inutili, se non si seguono va scomunicato, è inutile fare dietrologia o filosofia, o si segue o no, punto.
    Ex fratello

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  9. Uomo Libero!!!27 marzo 2020 10:58

    KIKO È IN QUARANTENA IN UN PARADISO FISCALE!

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  10. Davvero non capisco che aspetti il papa a emettere un motu proprio o come si chiama e scioglierli, data l'evidente pericolosità, spirituale e sociale.
    Se si tratta di ricatti o flussi di denaro che verrebbero a interrompersi (sono solo mie ipotesi), direi che ora non hanno più grande importanza.
    Davvero la Storia ci sta presentando il conto dei nostri errori, nel grande e nel piccolo. Mi riferisco proprio a TUTTI.
    Però ancora a qualche stortura si può rimediare.

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  11. Gesù non solo NON ha accettato l'ingiustizia (il peccato si configura anche come ingiustizia) ma, come ha dimostrato nell'Orto del Getsemani, l'ha rifiutata.
    Gesù ha accettato l'AMORE per chi è ingiusto, ha amato chi gli faceva un'ingiustizia, gli ha offerto il perdono, ma non ha mai detto che l'ingiustizia va accettata.
    Va accettato l'amore nonostante l'ingiustizia.
    "Se trattano così il legno verde, che ne sarà del secco?" chiede Gesù. Non mi sembrano parole che accettano l'ingiustizia.

    Se Gesù accettasse l'ingiustizia, non chiederebbe una giustizia maggiore di quella dei farisei, non chiederebbe la conversione, non chiederebbe di seguire i comandamenti.

    E la misericordia? In realtà, senza minimamente rinunciare alle esigenze della giustizia, ne costituisce la sua massima espressione.
    Come potrebbe non esserlo? Come potrebbe Dio mandare all'inferno chi si è convertito ed ora non è più cattivo ma è diventato buono, cioè GIUSTO? Può Dio mandare all'inferno un giusto?
    Può fargli pagare i danni commessi, ma non condannarlo all'inferno.

    Come dice giustamente il post, Dio rende GIUSTI se sia accetta la sua misericordia e la sua grazia.
    Non copre affatto l'ingiustizia, ma la fa scontare col purgatorio o attraverso il fuoco della carità conseguente alla conversione.
    Che Dio copre l'ingiustizia, lo diceva Lutero. Ma in realtà Dio non mette la mondezza sotto il tappeto, ma la brucia.

    Se l'ingiustizia andasse accettata l'inferno non esisterebbe.
    Per questo i "misericordisti" modernisti non credono all'inferno: perché accettano l'ingiustizia, anche se in nome della giustizia. Di una loro giustizia tutta umana e di comodo.

    Inoltre la giustizia divina segue le leggi della grazia, mentre la giustizia umana richiesta dalla società segue leggi umane, che devono essere giuste e non improntate alla vendetta ma alla redenzione, ma che non va confusa con la giustizia divina, sebbene vi sia in relazione e non la contraddica. Un po' come la scienza non contraddica la fede.

    Sì, è vero, San Paolo dice di cercare di non litigare e che è meglio cedere su qualcosa che litigare.
    Ma qui non si tratta di atti criminali, non si tratta di furti, qui si tratta di questioni in cui ambedue i litigati pensano di avere ragione. Fatti forse un po dubbi. Fatti che comunque, se uno cede, non ledono i diritti di persone terze.
    E allora si può cedere: non si accetta il male, ma è come stipulare un nuovo contratto per amore.
    Qualcuno rivendica dei diritti? Allora, se non danneggio altri, si posso accettare di rivedere i patti".

    Perché sia chiaro: gli STUPRATORI VANNO DENUNCIATI! Soprattutto, se sono cristiani praticanti.

    Invito perciò i camminanti a leggere un testo che non hanno MAI letto: il Catechismo della Chiesa Cattolica.
    Questi concetti sono espressi molto bene e in modo chiaro.
    Chi si oppone alla giustizia, anche umana, si comporta come un asociale e un criminale, anche se avesse le migliori intenzioni.
    Se Kiko non ci crede, perché non prova a chiederlo al Papa?

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    1. La Chiesa è chiara sulla misericordia, la giustizia,il peccatore ed il peccato.
      Ama il peccatore, cioè trattalo con misericordia ma odia il peccato, cioè fai giustizia.

      LUCA


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  12. Aggiornamento:
    I contagiati deceduti a causa del contatto diretto a seguito degli incontri/convivenze in Vallo di Diano sono saliti a 4.
    https://salerno.occhionotizie.it/coronavirus-morto-montesano-sulla-marcellana-tierno/

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    1. Il Cammino sembra un ammalato auto immune: si auto distrugge.
      Non solo e non tanto perché la loro follia settaria purtroppo ha ammazzato 4 di loro: questo è solo un fatto emblematico.
      Il fatto è che se, ormai, sono più coloro che escono che quelli che entrano un motivo ci dovrà pur essere.

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    2. Purtroppo questo è un caso non interno al Cammino ma conseguenziale alla imbecillità di quelli che si sono riuniti per la convivenza. Infatti la persona deceduta non era del Cammino ma aveva avuto contatti con uno che aveva partecipato alla convivenza.

      Frilù

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  13. Libera, ottimo post su uno dei punti più "oscuri " della "oscura" dottrina neocatecumenale.

    La Misericordia "fai da te" usata da Kiko e soci per coprire le malefatte del suo cammino neocatecumenale è uno dei punti più disastrosi del CN.

    Unite all'obbedienza cieca e totale ai catechisti laici neocatecumenali ed alla impossibilità di confronto sulle decisioni del CN, sono i motivi che mi ha portato fuori dalla setta neocatecumenale.

    Poi ci sono le falsità e l'ipocrisia di alcuni personaggi e la continua richiesta di denaro che hanno completato l'opera di "ravvedimento operoso" per mandarli a quel paese.
    LUCA



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  14. Anche su Micromega, testata non proprio cristiana, si parla di Kiko e del Cammino:

    «Altra notizia: De Luca blinda quattro comuni del salernitano contagiati dai raduni di fedeli neocatecumenali in preghiera per proteggersi dal virus: durante la comunione, avrebbero bevuto il vino tutti dallo stesso sacro calice, come da liturgia. Ma non è irrazionale e contraddittorio che un oggetto sacro, che dovrebbe difenderci dal virus, ne diventi invece un pericoloso tramite di diffusione (fra i partecipanti ai raduni, riscontrati 17 positivi, uno deceduto il 10 marzo)? Che ne dice «l’eletto di Dio» Kiko Argüello, il mi(s)tico fondatore del «Cammino neocatecumenale» (250 mila adepti in Italia, circa un milione nel mondo), nonché indefesso organizzatore di infuocati reazionari Family Day? Certo è che, nell’emergenza virus, il fideismo religioso non paga.»

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    1. Vorrei far notare ai finti tonti che il loro problema non è "chi/dove/quando" parla di Kiko e del Cammino, ma il fatto stesso che ne parla.

      Giornalisti e testate che fino a quel momento avevano sempre ignorato il Cammino, ora associano il Cammino e Kiko al gesto di abbeverarsi tutti allo stesso coppone, cioè uno degli "arcani" di base (conosciuto fino a quel momento praticamente solo negli ambienti ecclesiali) è diventato di pubblico dominio.

      E per una setta fondata sul minimizzare e nascondere, e sul mettere a tacere chi ne svela gli "arcani", è una vera bastonatura, per usare un termine kikiano.

      Figuratevi quando i suddetti giornalisti verranno a conoscenza dell'arcano delle "decime" e della totale assenza di rendicontazione, di trasparenza, e di buon senso.

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    2. Contro la setta di "mamma Ebe" fecero anche un film, basato sui racconti degli "ex".

      Figuratevi quando faranno un film sul Cammino basandosi su immagini di repertorio pubblicate sui social con vastissima abbondanza dagli stessi fratelli del Cammino.

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    3. Sei una carogna talmente fetida che il tuo lezzo ripugna pure gli avvoltoi che si schifebbero ad alimentarsene

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    4. Perbacco, il fratello del Cammino delle 12:16 ha "dato la sua testimonianza" della sua "fede adulta" frutto di una pluridecennale "iniziazione alla riscoperta del catecumenato postbattesimale" sul modello dei "primi cristiani delle origini cristiane".

      Scommetto che i vari Gennarini Voltaggio Donnini Morfino Pasotti Chinaglia Argüello eccetera saranno fieri di tale testimonianza.

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    5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    6. Da fratello del Cammino penso che il commento del "fratello" sia ripugnante.
      La struttura catechetica del Cammino e i suoi riti sono molto ricchi e belli, ma il problema sono gli uomini. Dalla morte di Carmen , c'è stato un radicalismo e fanatismo unico. Critiche al Papa, politici che criticano il Papa e i migranti.
      Anche nell'ultimo annuncio l'invito di fare le elemosine nelle collette.
      Ma che diamine. Ormai ci hanno rilegato a queste quattro comunità, ancora non capisco quale sia il servizio che il Cammino vuole fare alla Chiesa e al mondo.
      Tutto è diventato schizofrenico
      Spero che Dio riporti un po' di ordine.

      Francesco E.

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    7. Purtroppo il caro fratello Francesco del commento delle 18:00 è convinto che la liturgia è uno spettacolino autogestito, tant'è che afferma che i riti inventati da Kiko e Carmen (scimmiottando i riti cattolici) sarebbero "molto ricchi e belli".

      In realtà la liturgia non è uno spettacolino autogestito ma l'unico culto a Dio gradito. Solo l'autorità della Chiesa può stabilire cos'è liturgia e cosa non lo è. E l'autorità della Chiesa lo ha stabilito con la massima chiarezza nei documenti liturgici, in particolare nel Messale (per di più rispettando la tradizione liturgica dei popoli: ed è questo il motivo per cui il Messale Ambrosiano è leggermente diverso dal Messale Romano, ecc.).

      Il Messale è prescrittivo, cioè bisogna fare e dire ciò che comanda di fare e dire, e si può anche fare e dire ciò che consente facoltativamente di fare e dire, e tutto il resto è proibito. Il Messale e i documenti liturgici della Santa Sede (come ad esempio la Redemptionis Sacramentum che sembra scritta proprio contro i neocatecumenali) "proibiscono" alcune cose ma lo fanno per chiarire meglio, non per concedere altri errori.

      Chiunque si metta a modificare la liturgia sta andando contro la Chiesa, illudendosi di essere più saggio dell'unica autorità stabilita personalmente da Nostro Signore, illudendosi di saperne di più dei santi che non hanno mai celebrato strafalcioni.

      Kiko e Carmen, al di là del fatto che erano due giovani laici ignoranti e arroganti e bramosi di fondare "comunità" di cui essere i capi riveriti, osannati, temuti e soprattutto pagati, non avevano alcuna autorità di imporre rabberciate carnevalate nella liturgia cattolica. La liturgia non è uno spettacolino: non si può derogare al Messale perché il Messale ti spiega già benissimo quali sono le uniche parti "facoltative", (e la sopracitata Redemptionis Sacramentum elenca alcuni comportamenti antiliturgici proprio per far capire bene la questione).

      Il fratello Francesco è purtroppo cresciuto in una setta dove gli è sempre stato ripetuto: "Chiesa Cattolica = brutto e impoverito; Cammino Neocatecumenale = ricco e bello". Per anni e anni e anni gli hanno fatto credere che è necessario il girotondino da ritardati a fine liturgia (cosa che la Chiesa non fa e non ha mai fatto); gli hanno fatto credere che la Comunione non è un gesto personale di salvezza ma un simboletto comunitario (da fare tutti insieme contemporaneamente) e gli hanno detto che è "brutto" farla solo con le "ostie piccole" come se Nostro Signore dipendesse dalla "quantità" di materia. Poveraccio, gli hanno perfino detto che la grattugiata di chitarrelle e la strapazzata di tamburelli sarebbe "allegria", e che la cafonata liturgica del Cammino vale 100 contro le Messe Cattoliche che varrebbero 20 (parola di Kiko). Gli hanno persino detto che se il Signore avesse voluto farsi presente nel Santissimo Sacramento «si sarebbe fatto pietra anziché pane», così possono comprare - all'apposita tappa - l'armadietto kikiano "tabernacolo a due piazze" (14.000 euro minimo) in cui infilarci anche la Bibbia (sottinteso: la Chiesa avrebbe sempre sbagliato a non infilare mai libri nel Tabernacolo).

      Insomma, "il problema sono gli uomini", ma anche la liturgia. La liturgia è specchio della fede vissuta, e una liturgia inquinata (come quella neocatecumenale) parla inevitabilmente di una fede inquinata (da ambiguità, da eresie, da una finta figliolanza alla Chiesa). Se Francesco rileva che "tutto è diventato schizofrenico", lo auguro a invitarsi sul fatto che i "diritti di Dio" vengono calpestati nella liturgia.

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    8. Al di là della forma e delle motivazioni dell'eroico insulto anonimo delle 12:16, ci sarebbe da riflettere sul fatto che gli autori di questo blog sono convinti che la verità è più grande di loro, laddove i fratelli del Cammino (e ancor più i capibastone) sono invece convinti che la gloria del Cammino conta molto più della verità stessa.

      Quest'ultimo atteggiamento è ciò che nella Bibbia viene qualificato come "idolatria", cioè l'arbitrario assegnare ad una creatura (o un oggetto come il vitello d'oro, o anche solo un concetto astratto) un valore infinito. Pertanto la prima conseguenza è che l'idolo va difeso a costo di mentire, ingannare, calpestare la verità: altrimenti l'idolo verrebbe riconosciuto come tale - cioè come una creazione umana a cui arbitrariamente alcuni assegnano un valore infinito.

      C'è un simpatico episodio nel Vangelo, quello del cieco nato, in cui quest'ultimo ad un certo punto si stufa delle leading questions ("domande che insinuano già la risposta", che ti "portano automaticamente una risposta") e ribatte: io so solo che prima non ci vedevo e ora ci vedo. Cioè, contro coloro che volevano piegare la realtà ai loro porci comodi, ribatte coi fatti incontestabili (era fin troppo facile verificare che "ora ci vede", ed era noto a tutti in città che costui era cieco dalla nascita), contro quelle che erano illazioni costruite ad arte e che erano intese a salvare una "narrativa". Lo status sociale dei farisei e il loro prestigio intellettuale facevano a pugni con la verità: trovavano ingiusto e mortificante che la verità riducesse il loro potere, il loro prestigio, i loro trucchetti, i loro abusi, e il loro "impianto" di 683 precetti da imporre sulle spalle altrui.

      Allo stesso modo un kikos di provata fede kikista-carmenista, non può fare a meno di aggredire chiunque scopra gli "altarini" della setta-Cammino. Dopo che ha ripetuto innumerevoli volte in comunità lo slogan accusatorio "tu giudichi!" corre qui e giudica temerariamente chi non rende gloria al tripode Kiko-Carmen-Cammino, senza rendersi conto che qui noialtri ci siamo limitati a riportare notizie dei giornali, a commentarle, a testimoniare i contenuti disseminati sui pubblici social dei fratelli neocatecumenali, e ancor più a testimoniare ciò che abbiamo visto, sentito e subìto nel "fare esperienza del Cammino".

      La nuda e cruda verità è la nemica del Cammino.

      E nessuno dimentichi che Nostro Signore è Via, Verità e Vita.

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  15. Carissimo anonimo,
    E voi siete talmente disubbidienti e superbi che avete direttamente causato la morte di 4 persone.
    Le chiacchiere stanno a zero.
    Ce li avete sulla coscienza.. Se ancora avete una coscienza

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  16. Uno che parla così una coscienza forse ce l'ha, ma probabilmente da lungo tempo sopita e messa a tacere. Mi sembra che scagliare una caterva di insulti tale in solo tre righe riveli solo una profonda frustrazione e una totale impotenza. Impotenza perché l'anonimo amante del turpiloquio delle 12.16 evidentemente non ha argomenti per confutare quanto scritto nel post, se pure lo ha letto. La frustrazione ne discende di conseguenza e così pensa di essere più efficace e incisivo con tutta quella serie di insulti, con la quale si qualifica per quello che è: un poveraccio.

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  17. Complimenti all'anonimo di cui sopra! Finalmente un settario nc che si esprime con un inventario letterario di buon livello dimostrato dal fatto di saper, addirittura, usare una aferesi di un termine originario di rilievo (lezzo ÷ olezzo), non mi stupirei se, il tipo, fosse fiorentino. Peccato che abbia rovinato un po' la composizione con una risicata accordatura tra i verbi in chiusura: ripugna ÷ schiferebbero. Faccio però notare, al suddetto anonimo, che, in natura e quindi, presumo, agli occhi di Dio, non fanno schifo né la carogna che è un accidente naturale effetto di cause altre, né i deprecati avvoltoi che assolvono, senza dubbio, ad un meritevole compito di igiene ambientale, quindi, se Tripudio mi concede il parallelo, a Dio non schiferà neppure il Tripudio che tu tanto disprezzi.
    Però, caro acculturato settario, quanto odio trasuda dalle tue poche righe! Se dovessi riusare le stesse frasi che, in altra vita (è soltanto una accentuazione parabolica,non credo di certo alla reincarnazione!) usavo con i miei catecumeni ti direi: Dalla pienezza del cuore vengono le tue parole. Convertiti, caro anonimo, spero che anche tu, come me che sono molto peccatore, abbia desiderato lucrare l'indulgenza plenaria erogata ieri dal Santo Padre. Ciao caro.
    M.i.B.

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  18. Aggiornamento da Vallo di Diano:
    Coronavirus: nel Vallo siamo a sei … vittime; la colpa è dei raduni catecumenali ?
    Fonte: http://www.ilquotidianodisalerno.it/2020/03/28/coronavirus-nel-vallo-siamo-a-sei-%E2%80%A6-vittime-la-colpa-e-dei-raduni-catecumenali/

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    1. Presto, animo fratelli! Qualcuno inoltri tale articolo a Chinaglia e Pasotti, facendo loro notare che il termine «imbecillità» risuona diverse volte nell'articolo. E riguarda i neocatecumenali.

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    2. Da notare l'incredibile supercazzola con scappellamento a destra che si legge nel primo commento. Dopo una lunghissima disquisizione sui valore del "tampone" (sarà epidemiologo chi lo ha scritto?) alla fine il discorso finisce con un "ma chi l'ha detto che si sono contagiati lì, chissà quanti altri contatti hanno avuto in quei giorni"

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  19. Però, l'anonimo delle 12:16. Sentendo un'argomentazione così esaustiva e carica di prove a favore credo che mi ricrederò e andrò col capo coperto di cenere a chiedere scusa a Kiko in persona (sempre che riesca a trovarlo, visto che pare scomparso).
    Scherzi a parte, ringrazio seriamente invece Francesco E, che si è dimostrato una persona con del buon senso e capace di fare autocritica, ammettendo alcuni difetti del cammino. Le persone ai vertici dovrebbero essere quelle come lei, e non certi pagliacci che non riescono ad ammettere i propri errori.
    Gabriele

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  20. read:http://www.ilquotidianodisalerno.it/2020/03/29/coronavirus-le-tante-verita-dai-raduni-dei-gruppi-di-preghiera-nel-vallo-di-diano-la-rabbia-della-popolazione-e-%e2%80%a6-dov%e2%80%99e-s-e-mons-bellandi-arcivescovo-di-salerno/

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    1. Questo articolo del direttore del Quotidiano di Salerno dice quel che c'è da dire, e nulla di più.

      Infatti, riguardo al vescovo di Salerno, mons. Bellandi, bisogna ricordare che anche i silenzi "parlano".

      Il vescovo di Teggiano-Policastro, anche se è stato strumentalizzato dai kikos, che gli hanno fatto "dire" quel che lui non ha detto, quando sarà passata la crisi resterà agli atti che il 15 marzo aveva affermato: «personalmente non sapevo che si sarebbero tenuti gli incontri [del Cammino] anche perché il gruppo [neocatecumenale] veniva da un’altra diocesi». Lo ha ammesso nientemeno che il neocatecumenalissimo Cernuzio.

      Riguardo alle «riunioni di imbecillità» dei neocatecumenali - cioè la "convivenza di Redditio ad Atena Lucana e l'annuncio di quaresima a Sala Consilina - occorre far notare che anche se fosse vero che i fratelli kikiani-carmeniani non si sono abbeverati tutti allo stesso "calice", resta comunque vero che nonostante l'allarme virus hanno tenuto comportamenti un po' troppo "promiscui" tali da infettare grandissima parte dei partecipanti. Fra parentesi, abbiamo notizia di altre cosiddette "eucarestie" neocatecumenali avvenute in Italia anche diversi giorni dopo la morte del cosiddetto "catechista" Raffaele di 76 anni il 10 marzo, e che solo per un colpaccio di fortuna non si sono trasformate in nuovi focolai d'infezione (non scomodatevi a dire che sarebbe merito di Dio, perché se il passaggio a livello è chiuso e uno riesce ad attraaversarlo ad occhi chiusi, non può dire "Dio mi ha salvato": si è messo volontariamente in pericolo pretendendo che Dio lo salvi, e questo è un tentare Dio).

      Ci chiediamo intanto perché ci sia stato bisogno, a tale "convivenza di Redditio", di quell'imprecisato "monaco milanese" (cioè il santone neocatekiko proveniente dalla Lombardia già "zona rossa") indicato nell'articolo.

      Fa riflettere il fatto che i partecipanti al "Cammino dei Neocatecumenali" non si siano "autodenunciati" alle autorità sanitarie. È pur vero che un portatore sano (diremmo oggi: "asintomatico") non ha colpa, ma già dalla morte del 76enne sopra citato era chiaro che quella "convivenza di Redditio" era un focolaio. È comprensibile ma non giustificabile che i fratelli del Cammino abbiano qualche remora a svelare gli "arcani" della setta ma... c'è già qualcuno che lo ha fatto, mettendo al corrente il presidente della regione Campania e vari giornalisti a proposito del "rito mistico" dell'abbeverarsi tutti allo stesso coppone-insalatiera designed by Kiko.

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    2. Quel che mi addolora particolarmente, come fedele cattolico, è che dal mondo laico - incluso l'autore dell'articolo citato quando dice "tutte le comunità religiose, non solo il Cammino, provvedano..." - i pasticciacci del Cammino danneggiano tutta la Chiesa Cattolica. Se il Cammino amasse la Chiesa, si prenderebe le proprie responsabilità. La tattica dei capicosca del Cammino sembra presumere che una volta passata la crisi, tutto finirà a tarallucci e vino, al più scaricando le responsabilità sul «Parroco e/o Presidente» - che, ricordiamolo, sono tenuti ad ubbidire ai cosiddetti "catechisti", e ai "catechisti" dei "catechisti", su nella scala gerarchica fino a Kiko Argüello. Nel Cammino non si muove foglia che Kiko non voglia. Ricordiamocelo, che di fronte ai pasticciacci l'urgenza principale dei capicosca della setta neocatecumenale è sempre stata quella di minimizzare, banalizzare, ricondurre qualsiasi discorso alla Versione Ufficiale prestabilita.

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  21. Avete visto la puntata di otto e mezzo su La 7? Al minuto 6,44 Padre Maggi parla sicuramente dei neocatecumeni!
    Veterano

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  22. Forse per la veglia pasquale nelle parrocchie dove c'è il cammino potranno essere presenti solo il cantore e il responsabile che farà da ministrante? E tutti gli altri collegati? È una possibilità che esclude come sempre tutti quelli che hanno un servizio in parrocchia.. Sapete qualcosa di come si procederà viste le disposizioni del ministero degli interni? Grazie

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  23. Carmine da Barletta29 marzo 2020 15:11

    tecnica impartita subdolamente a tutti i neocatecumeni, compresi i loro figli: seminare caos e scomparire, deresponsabilizzandosi con larghi sorrisi o latrati rabbiosi.....

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  24. Anonimo delle 12 e 16:

    pensare al tuo sbocco di rabbia e alla tua risposta "limata" e ragionata per renderla più incisiva, mi ha messo un'allegria notevole.
    Devo dire che ci sei riuscito bene, ma questo non fa che rendere ancora più "mitico" l'inafferrabile e non smascherabile Tripudio, il terrore dei camminanti
    La tua sembra solo una rabbiosa ma impotente manifestazione di frustrazione, tipo: "La pagherete cara!".

    Tu sei il falco, FRANCESCO, invece, è il camminante dal volto umano, la colomba.
    Tutti e due funzionali al Cammino e a Kiko. Probabilmente due catechisti, con due stili diversi, ma con un unico fine, quello di far sopravvivere il Cammino il più possibile, anche a costo di un prolungato accanimento terapeutico

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  25. Avevamo già fatto notare altrove che tante iniziative diversissime tra loro fanno leva sul buon cuore dei singoli (e magari anche su una causa sacrosanta) solo per fabbricare un "bacino di voti" spendibile in politica (a costo di tradire la causa), oppure un "popolino di fedeli" spendibile in politica ecclesiastica (a costo di tradire la fede: per esempio, oggi tutti i vescovi sanno che a criticare il Cammino perdono automaticamente tutte le regalini, le mazzette sottobanco, e gli appoggi per la carriera)...

    Per questo, quando si parla di un movimento (ecclesiale o laico) occorre distinguerne (anzi, chiarirne ogni volta) gli ideali vissuti rispetto a quelli proclamati, e l'attività "ufficiale". Spesso il buon cuore è l'unico contributo del singolo, che delega ai capi e ai portavoce tutto il resto, senza entrare nei dettagli di certe affermazioni e di certe "politiche" che tutti i membri del movimento sono tenuti a seguire. (E questo è il motivo per cui i kikos non hanno riconosciuto il tradimento badogliano del comunicato del 25 febbraio che scaricava su «Parroco e/o Presidente» la responsabilità dei futuri focolai di infezione).

    Quando una persona si proclama "al di sopra delle parti", in genere è per pigrizia - cioè non intende (o non ha tempo di) conoscere abbastanza adeguatamente le parti per prendere posizione -, talvolta è per deliberata scelta - cioè conosce quelle "parti" a sufficienza per capire che non può sposarne interamente una. Ma spesso va a finire che il soggetto "al di sopra delle parti", per continuare a sembrare tale, è costretto a concedere all'errore gli stessi diritti della verità - o addirittura maggiori (si pensi ad esempio a tanti parroci che "non possono dire di no al Cammino" ma sono "costretti a dire di no alla Messa tridentina": eppure il primo è certamente eretico, la seconda è certamente non eretica).

    Per questo motivo il blog ha come sottotitolo: secondo verità e non "seconda verità". Ciò che conta davvero è la verità, non lo scontro di opinioni, né l'apparenza di stare "al di sopra delle parti". Ciò che conta è far capire che le perfidie neocatecumenali si nutrono del buon cuore dei singoli fratelli delle comunità, contando sul fatto che questi continuano a credere nell'inganno fondamentale del Cammino (cioè che "se fai bene il Cammino" allora ti salvi automaticamente, come se l'essere una pedina del satrapo Kiko e dei suoi pretoriani fosse garanzia assoluta di salvezza).

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  26. Ricordo in relazione all'articolo sopra, ogni qualvolta sollevavo dubbi, critiche o mi opponevo a delle ingiustizie palesi venivo subito zittito adducendo come motivazione che io mi ero fatto un ideale di comunità ma non era quella che il Signore aveva pensato per me(questo anche dopo trent'anni di cammino)... L'interpretazione corretta di comunità la davano solo ed esclusivamente i tuoi catechisti, anche se tutto andava in malora, io dovevo solo ubbidire tacere e andare avanti. Ringrazio il Signore di esserne uscito e di essere ugualmente nella pace del cuore.

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