venerdì 8 giugno 2018

Come i neocatecumenali celebrano la Pasqua ebraica

Ci è stato segnalato il sito della parrocchia di Maria Immacolata, sita in Alcorcòn, cittadina di circa 150 mila abitanti nell'area metropolitana di Madrid.
Il sito, a parte le indicazioni degli orari delle Messe, si anima solo nella sezione delle notizie, quasi tutte riguardanti il Cammino Neocatecumenale, e quindi ci fa pensare che sia una parrocchia profondamente neocatecumenalizzata.
Riportiamo ad esempio un breve contributo, corredato da immagini, con la notizia di una particolare "celebrazione" che le comunità neocatecumenali usano fare il martedì della Settimana Santa.

Ieri ho avuto l'immensa soddisfazione di partecipare nella nostra parrocchia alla celebrazione del Seder pasquale o cena ebraica, officiata da padre Pachús. È stato un piacere partecipare ai preparativi e c'è una frase che mi risuona nella testa e che ho sentito diverse volte prima di iniziare: "Questo non è un teatro è una festa" e così è stato. Il Seder pasquale o meglio, Haggadah di Pésah, è una celebrazione di profondo significato spirituale. Sono stato colpito dagli elementi che sono stati presentati e ho visto chiaramente che sono stati fatti in Cristo Gesù. Come cattolico, ho riconosciuto elementi della Messa e sono stato in grado di capire meglio il loro significato. L'Haggadah di Pésah non è né più né meno che l'ultima cena che Gesù celebrava con i suoi apostoli prima della sua crocifissione, vale a dire la celebrazione della Pasqua ebraica. In esso gli ebrei ricordano la liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù in Egitto prima di arrivare nella terra promessa. Tutta la cena, iniziata nell'oscurità, (sia per la mancanza di luce che per la mancanza di conoscenza) è circondata da una grande simbologia; per esempio lavarsi le mani, bagnare le verdure in acqua salata per ricordare le lacrime versate durante la schiavitù, ma vale la pena menzionare le quattro coppe di vino, tutte con il loro significato, dando particolare importanza alla terza che è Gesù ci invita a prendere il suo sangue per il perdono dei nostri peccati. A differenza della celebrazione ebraica, dove ogni anno attendono l'arrivo di Elia per annunciare la venuta del Messia, (che è il motivo per cui lascia un posto per lui al tavolo). Sapevamo che Gesù che era rappresentato lì era con noi e lo sentivamo. Come in ogni celebrazione, lo splendido e ricco banchetto, preparato tra tutti, insieme alle canzoni preziose, è stato in grado di trasportarci in un'epoca che, nonostante sia avvenuta più di 2000 anni fa, è ancora viva oggi. Abbiamo finito la festa con balli e battiti di mani e penso di parlare per tutti i partecipanti quando dico che non potremmo vivere un'esperienza migliore. Grazie a tutti per aver reso possibile e Pachús per avercelo insegnato e fatto partecipare a tutto ciò che conosce.
La mensa della Pasqua ebraica il martedì santo:
l'antica alleanza ebraica è simboleggiata dal candelabro
a sette braccia;
la nuova alleanza neocatecumenale da quello a nove.
Riportiamo ora alcune precisazioni contenute nel Dossier "Il Seder Pasquale in ambienti cristiani" a cura del SIDIC (Service International de Documentation Judéo-Chrétienne).

"UN CRISTIANO PUÒ CELEBRARE IL SEDER?
Essendo il rito costitutivo dell'ebraismo, il seder pasquale(*) può essere celebrato solo dagli ebrei che ne sono soggetti e destinatari. Ciò non vuol dire, però, che la sua ricchezza debba restare preclusa ai cristiani.
L'ideale sarebbe di partecipare ad un seder pasquale invitati da amici ebrei nella loro casa. Si sarebbe così veramente "ospiti" della tradizione e della fede ebraica alla quale la chiesa "è legata a livello stesso della propria identità".
Fra soli cristiani, invece, non si tratterà di celebrare il seder, bensì di riflettere, studiare e approfondirne il testo, in un "ascolto" pieno di rispetto e di riconoscenza.
In questo caso un'ipotesi potrebbe essere di invitare, nel proprio gruppo o comunità, un rabbino o un ebreo osservante, cioè una persona veramente competente, chiedendogli di condividere la sua esperienza e la sua lettura del seder pasquale: testi, riti, simbolismi e storia.
Qualora non si potesse avere la presenza di un rabbino, i cristiani possono accostarsi da soli o in gruppo al seder pasquale studiandone la struttura, leggendone i testi e spiegandone i riti, con l'aiuto di una persona sensibile e
esperta. E' chiaro che in casi come questi, non si può parlare di celebrazione del seder pasquale, ma di un suo studio in chiave pedagogica e didattica.


Il presbitero celebra la Pasqua ebraica
Il presbitero celebra la Pasqua neocatecumenale.
Notare l'onnipresente candelabro.
(*) Nella liturgia ebraica, l’insieme delle parti che compongono un rito (propr. «ordine»). Il s. celebrato la prima sera di Pasqua (nella Diaspora anche la seconda sera) consiste in benedizioni, atti e pasti simbolici, e nella lettura della Haggādāh, il racconto rabbinico dell’uscita dall’Egitto."

Rivediamo ora alla luce di queste sicuramente equilibrate valutazioni, espresse nell'ambito di uno studio prodotto da un organismo che si occupa di far crescere la conoscenza tra le due religioni, quella ebraica e quella cristiana, quanto le comunità neocatecumenali fanno, e documentano, ogni martedì della Settimana Santa, certo non solo nella parrocchia di Maria Immacolata in Alcorcòn ma in molte altre parrocchie nelle quali si sono insediati.

"Il seder pasquale può essere celebrato solo dagli ebrei che ne sono soggetti e destinatari. L'ideale sarebbe di partecipare ad un seder pasquale invitati da amici ebrei nella loro casa."
Ieri ho avuto l'immensa soddisfazione di partecipare nella nostra parrocchia alla celebrazione del Seder pasquale o cena ebraica.
"Fra soli cristiani, invece, non si tratterà di celebrare il seder, bensì di riflettere, studiare (...)
Un'ipotesi potrebbe essere di invitare, nel proprio gruppo o comunità, un rabbino o un ebreo osservante, cioè una persona veramente competente, chiedendogli di condividere la sua esperienza e la sua lettura del seder pasquale: testi, riti, simbolismi e storia."
Il Seder pasquale o cena ebraica (è stata) officiata da padre Pacus. Abbiamo finito la festa con balli e battiti di mani e penso di parlare per tutti i partecipanti quando dico che non potremmo vivere un'esperienza migliore.
Celebrazione della Pasqua
in una famiglia ebraica
Osservando poi le immagini di tale celebrazione, notiamo che non c'è molta somiglianza fra codesto rito messo in scena dai neocatecumenali e quello che si svolge "davvero" nelle famiglie ebree ed invece una spiccata somiglianza, quasi una sovrapposizione, con la scenografia di una Eucaristia neocatecumenale: gli zelanti fratelli del Cammino, capitanati dagli ostiari, usano le tovaglie bianche dell'Eucaristia, i calici e le patene sacre o delle copie di essi, il tavolinetto di servizio come nelle loro Eucaristie.

Naturalmente simili i pani azzimi (al posto della croce una scritta ebraica) che potrebbero essere stati preparati dalle ostiari del Cammino recitando l'usuale preghiera, probabilmente il vino è quello usato il sabato sera per la consacrazione del Sangue di Cristo, uguale è il balletto finale con battimani, uguali i canti che il Cammino ha mutuato da quelli ebraici.

Insomma, il Sedèr così come interpretato e officiato  dal presbitero Pachùs, è una Eucaristia così come il cammino vorrebbe vivere: tutti seduti attorno al tavolone come ad un convito, il padrone di casa che distribuisce il pane e il vino (di cui viene detto "vale la pena menzionare le quattro coppe di vino, tutte con il loro significato, dando particolare importanza alla terza che è Gesù ci invita a prendere il suo sangue per il perdono dei nostri peccati").

Il presbitero e i suoi aiutanti
mentre fanno la lavanda dei piedi
Infatti dice il commentatore:
"Sapevamo che Gesù che era rappresentato lì era con noi e lo sentivamo. Come in ogni celebrazione, lo splendido e ricco banchetto, preparato tra tutti": Gesù presente nel Sedèr ebraico e il banchetto, come in ogni celebrazione eucaristica, completano la sovrapposizione che nei partecipanti sicuramente si opera tra i due riti e tra le due diverse fedi.

Osservando poi le foto, non vi sfugga la copia conforme della lavanda dei piedi, segno liturgico che la Chiesa celebra il giovedì Santo.

Concludiamo l'articolo con alcune valutazioni sull'opportunità che un cristiano partecipi alla celebrazione della Pasqua ebraica e con condivisibili considerazioni sulla profonda differenza tra il rito ebraico e ciò che celebra e professa il credente in Cristo.

Si potrebbe obiettare che la partecipazione è necessaria ritenendo gli ebrei (di oggi) nostri “fratelli maggiori” ed in nome dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso.
Si tratta di un’espressione cortese, ma che, di là dalla sua correttezza teologica e storica, non raccomanda né legittima la partecipazione attiva ovvero la cooperazione ad un rito estraneo ed anzi incompatibile con la fede cattolica.
Sotto altro profilo, non è vano notare, peraltro, che rappresenta un grave errore insistere sulla derivazione “ebraica” della Pasqua cristiana, giacché ciò sembra quasi suggerire la partecipazione ad essa. In verità, non vi è nulla che colleghi l’attuale giudaismo farisaico al cristianesimo. Si tratta di realtà ben diverse!!!!
Obiettare dicendo che Gesù per gran parte della sua vita festeggiò la Pasqua ebraica è un falso argomento: è vero, egli come pio israelita fu ligio ai dettami della legge (antica).
Sul punto ebbe modo di rispondere adeguatamente il Crisostomo in uno dei suoi Logoi kata Ioudaiôn (Sermoni contro i Giudei o, meglio, contro i cristiani giudaicizzanti):

«Se Cristo celebrò la Pasqua con loro, non fu perché noi pure la celebrassimo coi giudei, ma per passare dall’ombra alla luce della verità. Fu circonciso, osservò il sabato e ne celebrò la festività, mangiò il pane azzimo e tutto questo lo compì a Gerusalemme; tuttavia noi non siamo più tenuti all’osservanza di questi obblighi, come proclama Paolo quando dice: “Se ti farai circoncidere, Cristo non ti servirà più a nulla” (Gal 5, 2) e sugli azzimi: “Celebreremo la solennità non con l’antico lievito, né con il lievito della malizia e dell’iniquità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità” (1 Cor 5, 8). Ma per qual ragione, in quel tempo, Cristo si comportò in tal modo? Perché l’antica Pasqua era l’immagine della Pasqua futura; poi fu necessario aggiungere la verità all’immagine e, dopo aver mostrato l’ombra, nella stessa cena, introdusse la verità. In seguito, mostrata la verità, l’ombra scompare, e non ha più ragione d’essere. Non voler dunque oppormi questo argomento, ma piuttosto dimostrami che Cristo ha comandato che così fosse. Perché io dimostro il contrario: cioè che Cristo non solo non comandò che queste festività fossero osservate, ma anzi ci ha affrancati da questo obbligo».

Più complessa è la questione circa la legittimità della partecipazione attiva o la cooperazione ai riti ebraici, come la pasqua. È lecito?
La risposta è negativa. Non è lecito celebrare un rito - per i cristiani - ormai abolito e privo d’utilità spirituale (anzi, spiritualmente dannoso, anche qualora fosse compiuto per “amicizia”). La ragione di ciò è che, laddove compiuti, sebbene senza riporre in loro alcuna speranza di salvezza, questi manifestano una fede contraria a quella di Cristo. In altre parole quel rito (ed altri analoghi) al quale s’intendesse partecipare implica necessariamente, attraverso le parole ed i gesti, dimostrano una credenza che è diametralmente opposta a quella professata nella fede cristiana: logico corollario è che s’incorre nell’apostasia.
La fede giudaica, infatti, nega a Gesù il ruolo di Messia ed unico Salvatore. Per gli ebrei, il Messia-salvatore sarebbe ancora da venire.
Nel suo libro Hilkoth Melakhim (IX, 4), ad es., Maimonide – definito da taluno come il S. Tommaso d’Aquino dell’ebraismo – tenta di dimostrare quanto i cristiani sbaglino nell’adorare Gesù:


Parrocchia di Maria Immacolata:
balletto ebraico del martedì sera,
balletto "cattolico" del sabato sera
«Se tutte le cose che egli fece fossero prosperate, se avesse ricostruito il Santuario al suo posto, e se avesse raccolto insieme le tribù disperse di Israele, allora egli sarebbe certamente il Messia.... Ma se non l’ha ancora fatto e se fu ucciso, allora è chiaro che non era il Messia che la Legge ci dice di attendere».

Pasqua giudea neocatecumenale - Acapulco
Se questa è la credenza ebraica, appare chiaro che se quel rito pasquale, per i cristiani, è stato sostituito con la celebrazione eucaristica, che, mistericamente ed in forma incruenta, rinnova il sacrificio della Croce, dove il Figlio di Dio, vero agnello pasquale, fu immolato per la nostra salvezza, se ne deve dedurre che, da parte di un cristiano, celebrare il rito ebraico – perché per lui l’antica alleanza non ha più valore (salvifico) essendo stata soppiantata da quella nuova – significa, in segno, affermare che quel sacrificio della Croce non è mai avvenuto o che è privo di valore redentivo. È un anti-segno della fede cristiana. Ciò senza contare che, odiernamente, i cibi consumati nel seder pasquale ebraico assumono valore rituale e cultuale contrari alla fede: ad es., le uova sode esprimono il dolore per la distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte di Tito nel 70 d.C.; distruzione già profetata da Gesù e segno inequivocabile della riprovazione, da parte di Dio, del popolo giudaico. 


Pasqua giudea neocat con i calici da Messa
Agape neocat con i Lego che attraversano il Mar Rosso

18 commenti:

  1. Grazie Valentina per il post, molto ricco di spunti e per me veramente interessante.

    Non c'è bisogno di essere cattolici oppure ebrei per capire che c'è 1 forte legame tra la Pasqua cristiana e quella ebraica.
    Ma, attenzione, quale Pasqua ebraica?
    Non certo quella celebrata dagli ebrei dei nostri giorni..
    Ci può essere collegamento solo con quella che veniva celebrata prima di Gesù, quella che i Suoi apostoli hanno celebrato fino all'anno prima di quell'ultima cena a partire dalla quale NON hanno mai più "mangiato la Pasqua" ebraica ma sono entrati , e noi tutti con loro, nella Nuova Alleanza.

    Di certo non c'è bisogno di essere NC per "apprezzare" questa "antica" Pasqua ebraica nel suo VERO significato che è uno per gli ebrei ma è uno diverso per i cristiani, diverso non perché tolga valore al primo ma perché lo contiene, lo "compie" nel suo vero significato spirituale che proprio dai quei gesti della Pasqua ebraica era stato profetizzato.

    Mi preoccupa molto il modo in cui si esprime la persona della testimonianza:
    " .. partecipare nella nostra parrocchia alla CELEBRAZIONE del Seder pasquale o cena ebraica, OFFICIATA da PADRE Pachùs ...
    Come in ogni CELEBRAZIONE, lo splendido .. BANCHETTO .. è stato in grado di trasportarci in un epoca che .. è ancora viva oggi ..
    NON potremmo vivere un'esperienza MIGLIORE" .
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    Trovo sconcertante che venga chiamata "celebrazione" quando nessuno dei presenti era ebreo e ancora più sconcertante che la si definisca "officiata" da un SACERDOTE CATTOLICO.
    Inoltre dire "come in ogni celebrazione" significa implicitamente equipararla alle "celebrazioni" che fanno i NC , che dovrebbero invece essere cattoliche.

    Anche i sentimenti personali espressi mi lasciano direi, amareggiata: un credente battezzato che partecipa OGNI domenica al Memoriale del Sacrificio di Gesù, che è come se ci trasportasse ognuno ad essere presente agli eventi della Passione di 2000 anno fa o, ancora meglio , è Gesù che rinnova il Suo Sacrificio e si rende realmente PRESENTE e ATTUALE ..
    un cattolico che ha la Grazia di poter vivere qsta exp, ogni volta che lo desidera, nella Santa Messa, si sente "trasportato" da un semplice (anche se ricco) "banchetto" in un'epoca "viva" !?!

    Non è viva, è SUPERATA.

    E poi dice che non c'è esperienza "migliore"?
    Che "sentiva" Gesù presente?
    Gesù presente lo si può sentire in tanti momenti della giornata .. anche qndo lavori o mangi 1 gelato , ma non si può certo paragonare il "sentire" emozionale alla certezza della Sua Presenza data dalla fede.

    Cioè secondo lui stare alla Presenza e compagnia REALE di Gesù NON è migliore che banchettare, cantare, danzare .. seguendo riti che NON ci appartengono perché la nostra fede li ha superati (in senso cronologico e di contenuto) !?!

    Molto importante quel documento del SIDIC che dice:
    "Fra soli cristiani .. non si tratterà di celebrare il Seder, bensì di riflettere, studiare, e approfondirne il testo, in un 'ascolto' pieno di rispetto e di riconoscenza .. I cristiani possono accostarsi da soli o in gruppi al seder pasquale studiandone la struttura, leggendone i testi e spiegandone i riti, con l'aiuto di una persona sensibile ed esperta . È chiaro che in casi come questi non si può parlare di celebrazione del seder pasquale ma di un suo studio in chiave pedagogica e didattica"
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    Questo si fa, non c'è bisogno dei NC .. Nella parrocchia ( senza CN) dove ero prima di frequentare il CN , venne proprio invitato un esperto (nn ebreo) a spiegare come si svolgeva il seder pasquale e i significati dei vari gesti, cibi, oggetti sia dal punto di vista ebraico, sia come "segni", "prefigurazioni" di Cristo, che devono avere per 1 cristiano.
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    Questo post mi ha richiamato alla mente quello sul video della convivenza coi rabbini alla Domus .. dove Kiko nn nomina mai Gesù Cristo e sta in atteggiamento tutto servile e adulatorio verso di loro ... Io mi chiedo quale "tipo" di ebrei rappresentino tali rabbini che , a dire di Kiko, sono rimasti commossi ed entusiasti di questo incontro, .. se davvero tutti loro lo hanno vissuto come "spirituale" o non piuttosto "politico", come sostegno ad Israele o a loro questioni personali o di "setta" . Mi pare di ricordare che uno di loro scrisse poi 1 resoconto negativo di tale incontro, in quanto gli era sembrato una "esibizione" da parte di Kiko di loro ebrei davanti alla gerarchia cattolica e della gerarchia cattolica davanti ai rabbini, per dimostrare agli uni e agli altri di avere "potere" nel controllare entrambi.

    Questo per dire, tornando alla Pasqua, che 1 persona veramente praticante della propria fede, e soprattutto un ebreo, può NON amare e anzi sentirsi anche offeso per questa COMMISTIONE di religioni.

    Ho cercato cosa pensa, a proposito di Pasqua ebraica e cristiana, un ebreo che stimo molto, il prof Weiler, rabbino, difensore come giurista della libertà religiosa e soprattutto studioso appassionato della Bibbia, di cui mai cessa di approfondire i contenuti .

    In un suo scritto dice qualcosa che a prima vista può assomigliare alla frase di Kiko che dice ai rabbini "non convertitevi se no ci fanno andar via dalla Domus" .. ma che ha invece altro significato:

    " li invito anche [i miei amici cattolici] a considerare un'altra possibilità.
    Che quando Dio, il Santo, benedetto Egli sia, ha stretto l’alleanza con gli ebrei per l'eternità ... e gli ha ordinato di non abbandonare mai questa così detta 'antica alleanza', forse voleva dire proprio questo? Forse gli ebrei sono stati scelti, in maniera unica nel piano del Divino, come un tipo diverso di testimoni, un santo ordine molto particolare, con un propria via alla Salvezza? E che la Buona Novella di Gesù è stata voluta dal divino, nella continua espansione della sua Grazia, per il resto dell'umanità? Forse, nonostante le buone intenzioni, Dio non vuole la mia conversione, ma vuole invece la mia fedeltà alla sua alleanza eterna?"
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    Questa affermazione, tra l'altro posta come ipotesi, in forma del tutto rispettosa del cristianesimo, mi pare mostri una netta separazione tra ebrei e cristiani che, pur riconoscendo lo stesso Dio , devono percorrere strade diverse senza assurde "mescolanze".

    Ho citato l'articolo partendo dalla fine perché a mio parere la parte più interessante viene prima e spiega anche come sia proprio questa differenza di "vocazioni" (per vederla come Weiler) a rendere possibile 1 eventuale dialogo "interreligioso" (dialogo che invece Kiko rende impossibile con la sua "sottomissione" all'ebraismo ).
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  3. %Dice il resto dell'articolo:

    " dopo tutto, non riposa sulla crocifissione e la risurrezione il nucleo centrale del cristianesimo? Sulla morte di Gesù come espiazione per i peccati dell'umanità? Si puo’ immaginare il cristianesimo senza la crocifissione? La fonte della separazione e di millenni di sentimento antiebraico da parte dei cristiani e’ nel rifiuto costante degli ebrei, anche dopo il racconto della Resurrezione, di abbandonare la loro vecchia strada, il loro 'Vecchio' Testamento e la loro 'Vecchia' Alleanza, di abbandonare le leggi e gli usi di Mosè in favore della Nuova Alleanza.
    ..
    Nel 2007, quando Benedetto XVI ha tolto alcune restrizioni all'uso della Messa tridentina, compresa la preghiera del Venerdì Santo per la conversione degli ebrei, molti nella comunità ebraica si sono offesi.
    ..
    Ma io non mi sono sentito per niente offeso, perché sono un amico molto prossimo del cattolicesimo, uno studioso attento del cristianesimo. Eppure quel fatto stesso, agli occhi dei cattolici mi condanna all’inferno, perché ho un’intima conoscenza del Vangelo e continuo, tuttavia, a rifiutarlo. Per me non è possibile la scusa dell’ignoranza.

    Quindi, se i miei amici cattolici vogliono PREGARE per la MIA salvezza, lo prendo come un atto di amicizia piuttosto che di ostilità."
    ------------------
    Kiko NEGA questo atto di AMICIZIA, proprio lui che si ritiene grande amico degli ebrei, ogni volta che dimostra con le sue "catechesi" e prassi "liturgiche" una inconcepibile, per un cristiano e per un ebreo autentico, "nostalgia" per l'Antico Testamento, utilizzando "oggetti" ebraici o ebraicizzati che un vero credente ebreo si dovrebbe sentir offeso a vederli maneggiare da non ebrei (sto trascurando qui l'offesa molto più grande verso la fede cattolica nel vedere lo sminuimento di quanto per noi c'è di più sacro come l'Eucaristia ), ogni volta che interpreta alla rovescia le figure dell'Antico Testamento (come ad es . Giacobbe e Esaù), ogni volta che dice agli Ebrei "non convertitevi"..
    mentre abbiamo sentito invece a Weiler fa piacere si dica il contrario, perché evidentemente gli dà garanzia che il "cristiano" che gli sta davanti sia sincero , sia veramente cristiano come dice di essere , desiderando che TUTTI gli uomini raggiungano quella che per lui è la salvezza: Gesù.
    L 'atteggiamento adulatorio, nostalgico e sottomesso alla tradizione ebraica di cui il CN è impregnato non rivela invece altro che l'IPOCRISIA di Kiko e Carmen per i quali una religione vale l'altra, i quali hanno fatto un "collage" di religioni ... opera puramente umana (e neanche con buone intenzioni .. basta leggere il post sulle decime) osando attribuirne l'origine a Dio.

    Può mai un vero uomo di fede, cristiano oppure ebreo come Weiler non riconoscerla , se la vedesse, questa ipocrisia?

    (Distinguere tra la setta NC e altro tipo di cattolici? )
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  4. %
    A mio avviso la riconoscerebbe
    all'istante e lo deduco dalle seguenti parole che ha pronunciato in altra occasione, sempre durante 1 incontro con 1 movimento cattolico.

    "Io, religioso ortodosso, ho condiviso il palco con altrettanti ortodossi laici. Io, ebreo, ho condiviso il palco con musulmani, protestanti e altri ancora.
    Questa è Comunione e Liberazione ma, contrariamente alle aspettative, bisogna continuamente aspettarsi l’inaspettato.

    Non conosco nessuna organizzazione politica, religiosa o spirituale che sia così fiduciosa, così impegnata nella ricerca della verità,

    che non senta la necessità di proteggere i suoi aderenti dalle posizioni opposte, dalla critica e dallo scetticismo.

    La profondità che trovo qui è ammirevole.
    È un evento in cui regna la Ragione.

    L’adesione in base a una fede cieca è sgradita - si preferisce optare per una convinzione ragionata.

    Questa apertura non va confusa con un atteggiamento relativistico o scettico riguardo alla conoscenza.

    Qui si va incontro all’oppositore con cortesia e rispetto, ma l’incontro avviene anche sul piano della ragione e della discussione. Si formulano giudizi morali; la vaghezza epistemica trova chiarezza.

    Si sperimenta l’eccitante intensità che scaturisce dal serio impegno nella ricerca della verità."
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    E non dovrebbe essere così con tutti?
    Con tutti i cattolici intendo.
    Non consiste in questo il "dialogo" ? nel rispetto Sì, ma non nel mescolamento delle differenze e non nella debolezza delle proprie posizioni, erroneamente pensando di ricevere rispetto x questa debolezza ?

    Non rispetto si riceve così facendo, ma disprezzo, e giustamente!
    %

    RispondiElimina
  5. %

    Kiko vuole omaggiare gli ebrei, unire il popolo ebreo e qllo cristiano, quando NON sa lui STESSO in "cosa" crede?
    Merita tutto il disprezzo degli uni e degli altri.
    Prima dovrebbe chiarire con se stesso qual'è la SUA FEDE e solo dopo cercare il "dialogo" con gli Ebrei.

    (E questa domanda:
    "qual'è la MIA FEDE?"
    secondo me dovrebbero porserla tutti quei PRETI che vanno dietro a Kiko come fosse Gesù Cristo.
    E solo dopo aver trovato 1 risposta per se stessi potrebbero entrare in "dialogo" coi loro fedeli ..)

    Lo ha detto chiaro Weiler su cosa si basa un dialogo che voglia essere sincero:

    "SERIO IMPEGNO NELLA RICERCA DELLA VERITÀ."

    Quindi NON si riesce proprio a immaginare .. queste parole, rivolte da 1 ebreo, a 1 movimento cattolico veramente ecclesiale, cioè che a buon diritto può "rappresentare" la Chiesa nella sua cattolicità ,

    .. come potrebbero essere rivolte a una organizzazione ..
    "CATTOLICA sulla CARTA" come il CNC , che, pur vantando 1 legame a doppio filo col mondo ebraico:

    - non cerca la verità ma propone ambiguità a cominciare dalla propria stessa dottrina;
    - non solo non usa rispetto con l' "oppositore" ma neppure coi suoi stessi membri;
    - in cui si disprezza la ragione ;
    - si cerca di "volare" con la sola ala di una fede "cieca" che è contro il volere di Dio;
    - che "protegge" i suoi aderenti dalle posizioni opposte attraverso la chiusura e la segretezza;
    - che si regge su 1 struttura gerarchica in cui vige rigida obbedienza a "uomini qualunque" anziché a Dio nella propria coscienza;
    - che si regge sul potere del denaro in una ripartizione ingiusta come avviene nella peggiore delle società "mondane";
    - che non fa nessuno sforzo di ricerca della verità e di miglioramento morale.

    Come può un 'organizzazione così "evangelizzare "?
    Pretendere di essere "rappresentanza" della Chiesa cattolica?
    Cosa avrebbe pensato della Chiesa un credente serio di altra religione, come Weiler, se invece di Giussani avesse conosciuto Kiko e il CN?
    Beh, probabilmente uno come lui sa distinguere tra Chiesa e CN .. perché le persone serie, al di fuori, si accorgono quando hanno a che fare con dei buffoni.

    Ciò non toglie che il CNC fa 1 pessimo servizio all' "evangelizzazione" perché purtroppo non tutti (e soprattutto tra i già cattolici!) sono così preparati e attenti da accorgersi , almeno all'inizio, di quale grande inganno sia pensare al CN come fosse Chiesa.

    Roberta



    Riferimenti delle citazioni

    http://www.ilsussidiario.net/mobile/Cultura/2012/4/7/PASQUA-Weiler-NY-University-il-mistero-di-quella-morte-interroga-me-ebreo-osservante/2/265778/

    http://www.ilsussidiario.net/mobile/Cultura/2010/6/11/MEETING-Weiler-NY-University-i-sei-ingredienti-che-creano-un-successo-di-fede-e-ragione/92188/

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  6. In un intervento a firma Frenchie su Jungle Watch colgo un interessante dettaglio.

    A costruire il successo neocatecumenale a Guam avrebbero collaborato i "catto-massoni" locali (vi ricorda qualcosa?). La lingua madre di Frenchie non è l'inglese, e perciò alcuni termini che usa andrebbero tradotti con maggiore attenzione (per esempio usa "sect" per dire setta, laddove avrebbe dovuto piuttosto dire "cult", che è il termine esatto).

    L'influenza di tali "catto-massoni" è stata evidente in parecchie occasioni - mi preme qui ricordare come esempio dei soggetti non neocatecumenali che si ritrovano a rischiare il posto di lavoro pur di favorire il kikismo-carmenismo (inclusi il direttore del Catasto e l'Avvocatura di Stato): chiamarli "catto-massoni" implica quantomeno che il metodo usato è quello del bastone e della carota (non solo di minacce in stile mafioso). Come sempre, il Cammino si espande grazie ai nemici della fede e alle quinte colonne ecclesiastiche (e basterebbe già questo a riconoscerlo come un tumore della Chiesa).

    Al termine dell'articolo riepilogativo, Frenchie aggiunge che la battaglia non è affatto finita, e che infatti i kikos stanno da tempo applicando tutti i loro metodi da gangster disubbidendo ossessivamente all'arcivescovo Byrnes e addirittura denigrandolo sulla stampa (due cose già gravi, che diventano gravissime quando a compierle sono dei presbìteri di Kiko) e cantando rabbiosamente vittoria alle notizie di certi guai legali di Tim (che ha chiesto di non parlarne finché non verrà fuori la sentenza).

    Frenchie sospetta che tutta l'orchestra neocatecumenalizia parta dal villaggio di Barrigada, dov'è stanziata la crème de la crème kikiana locale, tra cui il cancelliere di curia pedofilo attualmente latitante e forse già sospeso a divinis, l'ignorantissimo gorilla del R.M. che amava tanto predicare sull'onanismo (a favore), la signora che sotto dettatura di Pius il putrido scriveva gli interventi di propaganda kikiana, ecc.: insomma tutto il gruppone "Diana". Sono convinto - ma è facile convincersene - che per i numerosi e gravissimi danni che hanno fatto alla Chiesa e a tantissime anime, questi soggetti andrebbero non solo esecrati con nome e cognome ma scomunicati e portati in tribunale per rispondere delle loro azioni sul piano civile e penale. Ma certe cose diventano possibili solo quando le istituzioni civili ed ecclesiastiche non sono inquinate da quinte colonne kikiane.

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  7. "Come cattolico, ho riconosciuto elementi della Messa e sono stato in grado di capire meglio il loro significato. L'Haggadah di Pésah non è né più né meno che l'ultima cena che Gesù celebrava con i suoi apostoli prima della sua crocifissione, vale a dire la celebrazione della Pasqua ebraica. In esso gli ebrei ricordano la liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù in Egitto prima di arrivare nella terra promessa".

    Questo concetto noi lo abbiamo espresso mille volte, caro neocatecumenale. Devo darti atto, però, che non siamo mai riusciti ad essere chiari come lo sei stato tu :-)

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    1. Complimenti a Valentina.

      Scrive l'entusiasta catecumeno spagnolo citato da Valentina: "Tutta la cena, iniziata nell'oscurità, (sia per la mancanza di luce che per la mancanza di conoscenza) è circondata da una grande simbologia..."
      Come se alla liturgia approvata dalla Chiesa mancasse qualcosa... mancasse luce e CONOSCENZA che solo una liturgia abusiva, scopiazzata da quella ebraica, riesce a dare. Se questo non è GNOSTICISMO...

      Dice ancora il soldatino di Kiko: "Sapevamo che Gesù che era rappresentato lì era con noi e lo sentivamo. Come in ogni celebrazione, lo SPLENDIDO e RICCO banchetto, preparato tra tutti, insieme alle canzoni preziose, è stato in grado di trasportarci in un'epoca che, nonostante sia avvenuta più di 2000 anni fa, è ancora viva oggi. Abbiamo finito la festa con balli e battiti di mani e penso di parlare per tutti i partecipanti quando dico che non potremmo vivere un'esperienza migliore".

      I camminanti detestano ciò che è umano, come i sentimenti, che chiamano sentimentalismo, e la ragione, che chiamano mancanza di fede, ma approvano e favoriscono ciò che è INUMANO, come l'ESALTAZIONE, il sensazionalismo, il seguire il cuore (nel senso dell'emotività) invece della ragione e della fede della Chiesa.

      E' la prima volta che sento dire che grazie a un RICCO banchetto si hanno elevate esperienze di Dio. Non mi pare che i mistici ne parlano e in ogni caso, durante un'esperienza divina tutto passa in secondo piano. Forse hanno preso l'ubriachezza per un'esperienza dello Spirito.

      E' la stessa logica di quella dei baccanali e delle orge sacre dei popoli pagani, dove si arrivava, spesso non senza l'azione del demonio, a una sorta di trance

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  9. Come spiega bene Valentina, questo celebrare una liturgia non cristiana come fosse cristiana, facendola passare per liturgia (altrimenti, penso, non si parlerebbe di CELEBRAZIONE), è un tornare indietro. E non solo: poiché si vive come una liturgia (che è la preghiera ufficiale della Chiesa) pur essendo una FALSA liturgia, è anche peccato.

    In ogni caso è, perciò, uno SCANDALO per i piccoli.
    Esattamente come l'avversione del Cammino per il Sacro Cuore di Gesù e per tutte le tradizioni approvate dalla Chiesa.
    Ma Gesù non è stato tenero verso coloro che chiudono le porte del regno a loro stessi e agli altri, impedendo che vi si entri.

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    1. Quello che dice Pietro lo può capire meglio chi ha esperienze in merito: per cui mi permetto di aggiungere un ricordo personale (invitandovi a riflettere se non abbiate almeno in qualche occasione provato qualcosa di simile).

      Da piccolo, sulla base del fatto che la Messa ha un valore inestimabile, desideravo invitare gli amici di scuola a parteciparvi. Ma non ebbi mai il coraggio di farlo poiché nella Messa della mia parrocchia c'erano delle cose che avrebbero urtato anche il più ben disposto dei miei amici (come la canzonetta stupida, come la foga di alcuni laici desiderosi di essere "protagonisti", ecc.): se la Messa è il vero culto a Dio, perché "spettacolarizzarla"? I miei amici se ne sarebbero andati via lamentandosi -giustamente- che li avevo invitati ad una patetica pagliacciata, lamentandosi che la parrocchia era solo un centro sociale per ritardati vanitosi e canterini. Ed io, che non ero un bambino prodigio in fatto di teologia, pur non sapendo esprimerlo a parole capivo già che la Messa ridotta a spettacolino è un'inutile carnevalata che offende Dio ed è inutile agli uomini (ad eccezione di quelli che bramano di partecipare a una carnevalata).

      Lo stesso termine «animare la Messa», tanto in voga da mezzo secolo a questa parte, dimostra che quando la Messa non è vero culto a Dio ha bisogno di essere portata d'urgenza in sala rianimazione. Quando sia il celebrante che l'assemblea la intendono come culto a Dio, anche i suoi momenti di silenzio sono densissimi (e utilissimi perché inducono il singolo a volgere di più il proprio cuore a Dio). Quando invece è una carnevalata, è qualcosa da "animare" altrimenti si capisce che è un cadavere.

      Altro dettaglio: la lingua parlata si indebolisce col passare degli anni. Il verbo «celebrare», infatti, formalmente non riguarda uno spettacolo. E invece si parla di "celebrare" come se si stesse parlando del "mettere in scena". Ho sentito con queste mie orecchie tanti autoimpegnati cattoliconi parlare di "gesti", "segni" e altri ingredienti con cui imbottire qualche Messa, come se una messa "asciutta" senza fronzoli (cioè esattamente quella descritta dal Messale Romano) fosse qualitativamente inferiore... chiaramente la "qualità" consisterebbe nelle emozioni che provoca: non si ponevano mai il dubbio se il dovuto culto a Dio richiedesse tutta l'aggiunta di quegli aromi, conservanti e coloranti. Se avessero pensato che la Messa è vero culto a Dio, si sarebbero domandati come mai c'era tanta feroce urgenza di fare tutto ciò che il Messale o non contemplava o indicava come facoltativo (ossia non necessario). Si sarebbero ricordati di quel proverbio napoletano che dice: «non importa quanto rum vi aggiungi, una cacca non diventerà mai un babà».

      Chi si lamenta dei problemi delle parrocchie noterà che il Cammino esaspera quei problemi oltre ogni eccesso, come se fosse ispirato dal demonio (quello vero), desideroso di portare scompiglio nelle parrocchie. Ed infatti, quando una parrocchia (anche se già molto sinistrata) viene "neocatecumenalizzata" (con parroco kikiano e/o comunità kikiane), il demonio (quello vero) ha parecchio da festeggiare.

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  10. Ringrazio tutti per i commenti sul tema. Componendo l'articolo, mi sono chiesta: perché in questa cena Giudea che molte Comunità neocatecumenali celebrano il martedì della settimana santa, non c'è per esempio la parte dei bambini che chiedono ai genitori cosa c'è di diverso questa notte?
    Perché ormai è stato inserito, abusivamente, la notte di Pasqua.
    Mancherebbe solo questo, un paio di letture del nuovo Testamento, i battesimi, e potrebbe perfettamente sostituire la Pasqua così come il Cammino vive il sabato notte.
    Non so se si vede l'immagine in cui tutti insieme alzano il pezzo di pane azzimo: ebbene, non replicano esattamente lo stesso gesto nella loro Eucaristia?
    Mi chiedo se gli ebrei lo facciano, per esempio, e immagino di no: se qualcuno ha informazioni più precise spero mi corregga.
    Questa messinscena, offensiva nei confronti di due grandi religioni monoteiste, non è "teatro", spiega il neocatecumenale dell'articolo, è un banchetto, una celebrazione, una festa in cui si fa presente Gesù (cioè è un'Eucaristia neocatecumenale, visto che il sacrificio, così come spiega Kiko, in realtà è da intendersi come benedizione).
    Magari fosse davvero teatro!

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  11. La mania di voler "riscoprire" l'ebraismo è una moda tutta postconciliare. Prima del Concilio l'ebraismo si studiava per capire meglio il contesto storico in cui è avvenuta la Rivelazione; oggi invece si "riscopre" bramando di compiacere gli ebrei.

    Il fatto è che dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme, operata materialmente nel 68-70 dalla Decima Legio Fretensis dell'esercito romano nel quadro generale del domare le continue e inutili ribellioni degli ebrei (sovraeccitati dall'imminenza della venuta del Messia "liberatore": non avendo riconosciuto Cristo credevano ancora non realizzate le profezie), il popolo ebraico che aveva rifiutato Cristo si ritrovò a dover drasticamente rivedere le proprie convinzioni. In mancanza del Tempio in cui effettuare riti e sacrifici, occorrevano nuovi "appoggi" per la vecchia fede e per giustificare il "ritardo" del Messia. Questi nuovi appoggi si condensarono, nel corso dei 2-3 secoli successivi, nel Talmùd (e nella Mishnà e negli altri "insegnamenti").

    In parole povere, l'ebraismo dei tempi di Gesù è clamorosamente differente dall'ebraismo successivo alla distruzione del Tempio. La confusione, oggi, regna sovrana: si pensi solo all'accanimento imbecille non solo di Kiko ma anche di altri personaggi sedicenti cattolici che credono che la "riscoprerta" delle nostre radici debba necessariamente coincidere con l'incensare e adulare gli ebrei di oggi (ai quali certamente non sfugge la distinzione fra reciproco rispetto e patetica piaggeria).

    Riguardo al Tempio di Gerusalemme - di cui Nostro Signore profetizzò la distruzione, peraltro dopo aver ripetutamente insegnato che per adorare Dio in spirito e verità non ce n'era più bisogno - nelle poche occasioni storiche in cui sembrava possibile la sua ricostruzione, eventi più o meno naturali lo hanno impedito: per esempio, quando l'imperatore Giuliano l'Apòstata concesse la ricostruzione, terremoti e altri strani fenomeni fisici fecero cambiare idea agli incaricati della ricostruzione.

    La ricostruzione del Tempio (oggi perseguìta attivamente in Israele, con ricerche genetiche per individuare un sicuro discendente della tribù di Levi, con accurati incroci per ottenere una "giovenca rossa" sulla cui percentuale di pelo rossastro tanti rabbini dibattono, con manovre politiche e militari per scardinare gli islamici dalla regione - e in particolare la moschea di Omar, che vanta di contenere "la roccia di Abramo", ecc.), ricordiamolo, prepara quella che qualche autore chiama "bestemmia metafisica": l'offrire il sacrificio secondo le norme della superata Antica Alleanza (sacerdozio levitico, viscere di bestia da bruciare, ecc.) vorrebbe significare la negazione del sacrificio secondo la Nuova Alleanza (sacerdozio "al modo di Melchisedek" istituito da Cristo "re, profeta e sacerdote", pane azzimo e vino, ecc.: la Messa). Ne sono convinti anche tanti gruppi protestanti americani che appoggiano la ricostruzione perché convinti che in caso di "bestemmia metafisica" verrebbe la "fine del mondo", cioè ci sarebbe la seconda venuta del Messia, che loro desiderano accelerare.

    Già alla fine degli anni '60 un giovane parroco, il futuro cardinal Biffi, ironizzava dicendo che i modernisti postconciliari hanno tolto di mezzo il latino solo per sostituirlo con greco ed ebraico. Cioè hanno eliminato dal dibattito ecclesiale la lingua universale della Chiesa per sostituirla con complicate mode da professori e con adulazioni all'ebraismo (soprattutto politiche e sociali). Tale ingiustificato timore dei circoncisi (cfr. Gal 2,11-12) ha infestato anche i vertici (foto 1, foto 2).

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    1. "La ricostruzione del Tempio (oggi perseguìta attivamente in Israele, con ricerche genetiche per individuare un sicuro discendente della tribù di Levi..."
      Non ho capito, Tripudio: ancora Francisco José Gómez Argüello Wirtz non ha consegnato un suo capello per farlo analizzare?

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  12. by Tripudio commento 9 giugno 10'11 Sto male io moralmente quando la S.Messa domenicale del parroco kikiano e' deserta,mi chiedo se immaginava questo al momento della sua consacrazione e allora perche'valorizzare solo i camminanti,perche' tralasciare la cura degli altri carismi o la direzione spirituale dei fedeli?Anche numericamente non ha senso:50 camminanti contro 250 fedeli della domenica.Prego per lui,ma sto a debita distanza e penso che tutto ciò ha a che fare con l'autodemolizione della Chiesa,non ricordo l'autore di questa profezia. Viola

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  13. E' stato bellissimo vivere un'esperienza che ti riporta indietro di duemila anni e ti immerge in una realtà quasi magica!... Una specie di gioco. Non so perché, mi ha fatto tornare in mente gli esilaranti fumetti di Topolino e la macchina del tempo.
    Questi i frutti, questi i fratelli "adulti nella fede"!
    Chi sa cosa direbbe S.Paolo di convertiti che, invece di annunciare il Signore nel quale hanno trovato la Vita, passano il loro tempo ad allestire e sollazzarsi con simili teatri. Proprio loro che fanno un cammino di fede e ostentano di essere i soli che hanno il carisma dell'evangelizzazione e dell'annuncio del Kerigma!

    Pax

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  14. Già che abbia detto "realtà quasi magica" è un segno di come la vivono, la messa, come una magia.

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  15. Leggendo il post, secondo il mio modesto, ma sicuramente onesto punto di vista, i partecipanti a quel "seder pasquale", si sono contestualmente macchiati non solo di sacrilegio, in quanto c'e' stata una perversa commistione tra riti di due religioni differenti, ma anche di apostasia, ovvero: da che parte stai!?...

    Dette persone, al di la' della scomunica "latae sententiae" secondo me gia' in essere, dovranno vedersela, soprattutto il presbitero celebrante, persona bene o male "consacrata", con un Processo Canonico.

    Sara' mia premura, far pervenire l'intero post, al Promotore di Giustizia del Vaticano, oltre che ai Tribunali della Chiesa competenti in materia.

    Tanto era ed e' dovuto.
    Ruben.
    ---


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