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domenica 10 agosto 2025

La panzana dei "120mila" neocat al Giubileo dei giovani

Roma, 4 agosto 2025: al Giubileo
Kiko fuma una sigaretta
(e nell'altra mano ha il pacchetto).
Fonte: video di un neocat, a 52'17"
Al Giubileo dei giovani a Roma? I giovani neocat non erano di certo 120.000. Non fatevi illudere dalla propaganda kikiana.

Per la Messa di apertura del Giubileo dei Giovani in Piazza San Pietro, tutti in piedi, erano 120.000.
E non certamente tutti neocatecumenali.

Basta fare il paragone tra la folla in San Pietro e le file di sedie da 10 posti a Tor Vergata con Kiko, e la sproporzione risulta evidente.

Nel video dell'incontro del Papa coi giovani a Tor Vergata, al minuto 8:29 e seguenti, si possono contare benissimo le sedie del settore davanti al palco che il giorno dopo sarà occupato dai neocatecumenali.

È già tanto se arrivavano a 50-60 mila, a voler essere eccessivamente generosi verso il Cammino.

Anche dai numeri sparati da Kiko alle presentazioni, se acriticamente li prendiamo per buoni (ma anche no), risultano circa 61.000 persone.
Le nazioni di cui non ha detto i numeri sono insignificanti (ma a Kiko piace contare le bandierine sul suo mappamondo) e il Cammino vi è poco presente, quindi aggiungono poco.

Ma si sa, l'ingordigia e la menzogna sono di casa da quelle parti e, siccome la Messa di apertura del Giubileo dei Giovani ha contato 120mila CATTOLICI, per forza all'incontro neocatecumenale dovevano esserci 120mila NEOCATECUMENALI.

Domandine:
Kiko in vacanza (chi la paga?)
foto di repertorio

  • Ma allora i NEOCATECUMENALI non sono andati alla Messa di apertura del Giubileo dei Giovani?
  • Oppure le 120 mila presenze in piazza San Pietro erano forse solo di neocatecumenali?

Insomma, Kiketto vostro ha totalizzato lo stesso numero esatto di presenze della Messa per i Giovani in San Pietro con la presenza del Papa...

Marco

sabato 24 giugno 2023

Il neo-catecumenato: ma quanto dura, si può sapere?

Alcune osservazioni sul libro "The Catholic Church in the United States A Hemorrhaging Church Evangelization and the Neocatechumenal Way" (La Chiesa cattolica negli Stati Uniti: evangelizzazione di una Chiesa emorragica e il Cammino neocatecumenale)   di Robert V.Thomann.

La Chiesa paragonata all'emorroissa del Vangelo

L'autore del libro è un professore emerito di ingegneria ambientale al Manhattan College, diacono  nella parrocchia di "Our Lady of Mount Carmel" Ridgewood, New Jersey, catechista neocatecumenale; insieme alla moglie, uno dei catechizzati da Giuseppe Gennarini e consorte.
Comprendiamo subito il livello di attaccamento al Cammino Neocatecumenale  dai ringraziamenti iniziali, diretti, oltre che alla moglie, esclusivamente al prefetto degli studenti del Seminario neocatecumenale di Kearny NJ e alla coppia Gennarini, responsabili di nazione per il CN negli USA per "la chiarezza e la bellezza del kerigma cristiano che ha in modo così sostanziale cambiato le nostre vite".
Il prof. Thomann era diacono da 17 anni quando si è  imbattuto nel Cammino, viene da chiedersi come abbia potuto fare una scelta di servizio nella Chiesa se sono dovuto venire i coniugi Gennarini per spiegargli le basi della fede cristiana cattolica. Ma ben comprendiamo che più che di annuncio cristiano si intende parlare di kerigma  kikiano.

Il libro si compone di due parti: nella prima, con il supporto di statistiche, schemi e tabelle, si riportano i dati di una Chiesa che, negli USA, sta perdendo milioni di adesioni e quindi è più  propriamente scientifica; nella seconda parte invece, quella in cui prospetta LA soluzione finale per ogni problema delineato, è cioè, manco a dirlo, la "nueva" evangelizzazione tramite il Cammino neocatecumenale, il professore comincia a diventare del tutto asistematico e quasi allergico ai numeri, oppure ne fa un uso del tutto fantasioso e per nulla scientifico.

Prendendo infatti per assodato che solo la nuova evangelizzazione possa impedire il calo sistematico delle adesioni alla Chiesa cattolica, assume come modello di evangelizzazione l'attuazione dell'iniziazione cristiana, analizzando Il R.I.C.A. quale percorso di catechesi per i non battezzati e il Cammino neocatecumenale come percorso di catechesi per i già  battezzati.

Scrive infatti: "Il modello di iniziazione cristiana per l'evangelizzazione è stato istituito nella Chiesa in due forme: il Rito dell'Iniziazione Cristiana per Adulti  (R.I.C.A.), per i non battezzati e per coloro che desiderano entrare nella Chiesa da altre espressioni  cristiane e il Cammino neocatecumenale , sia per i battezzati che per i non battezzati, in un catecumenato  post-battesimale".

Nel grafico del libro
riproposta la parentesi millenaria
tra Costantino e Concilio Vat. II
delle catechesi iniziali
Con questa affermazione già sembra voler presumere che il CN sia un istituzione della Chiesa così come il R.I.C.A., e che solo il CN attui una catechesi post battesimale, per il solo fatto che tale associazione si pone questo come obbiettivo, mentre in realtà  la formazione che la Chiesa fa ai credenti, in primo luogo in preparazione ai sacramenti  ma non solo, è tutta formazione post battesimale; non si chiama "catecumenato" semplicemente perché, storicamente, questa era una parola riservata all'istruzione dei catecumeni, cioè dei non battezzati.

Dunque, dopo aver descritto sommariamente la struttura del R.I.C.A. (Rito dell'Iniziazione Cristiana per Adulti) e le sue fasi, il catechista e diacono prof. Thomann osserva che, a suo parere, il R.I.C.A. avrebbe tre punti deboli o limitazioni.

Il primo: non c'è un solo catechismo specifico da somministrare a tutti i catecumeni. "È stata pubblicata una grande varietà  di materiali per accompagnare i catecumeni nel loro percorso ma l'uso individuale e l'applicazione del contenuto delle catechesi è ancora in gran parte lasciato alle scelte della singola parrocchia.  Nei fatti, non c'è materiale normativo per le catechesi. Per cui, tende ad esserci un'inevitabile non uniformità  nei contenuti di fede che vengono insegnati come la portata della tradizione della Chiesa e l'insegnamento su una varietà di argomenti storici ed attuali".

Il secondo: dura solo due anni, a volte anche uno, e gli scrutini possono essere effettuati solo durante la Quaresima.

Il terzo: manca la comunità di supporto ai catecumeni, prima e soprattutto  dopo il battesimo.

Sappiamo bene che tutte queste "limitazioni" non toccano il Cammino neocatecumenale: infatti esiste un catechismo, il cosiddetto Direttorio, che stabilisce persino le virgole di ciò che deve essere detto ai neocatecumeni: peccato che sia tenuto segreto. Così come sono strettamente riservate tutte le prassi, ancor più  stringenti, a cui si devono sottoporre tutti gli adepti. Questo catechismo non ha nulla o quasi nulla a che fare con la tradizione della Chiesa e con i suoi insegnamenti, che secondo Thomann dovrebbero assolutamente esservi trattati.
Esiste una comunità: peccato che, mentre la comunità che supporta i battezzandi è  una comunità di persone già  battezzate e da lungo tempo nella Chiesa, ed è  proprio per questo che può  accogliere e supportare i nuovi ingressi; la comunità neocatecumenale, invece, è una comunità  di "pari grado", vale a dire di "catecumeni" tutti allo stesso livello di "istruzione", e nella Chiesa mai si è  vista una cosa del genere!

Ma è  trattando della seconda "limitazione" del R.I.C.A., quella della durata, che il ragionamento  dell'autore perde tutta la sua precisione numerica e comincia a farsi fumoso.
Perché  infatti: quanto dura, invece, il percorso neocatecumenale, che non ha questa limitazione? Sicuramente più  di due anni... ma quanto?

Come sale Kiko/ Come sale la Chiesa

Riportiamo qui solo alcune volte in cui il libro vi accenna:

  • "l'annuncio ai lontani è  credibile se proveniente da testimoni formati per un periodo di tempo relativamente  lungo in una comunità  cristiana"
  • "Il rinnovamento  nelle piccole comunità necessita di anni per attuarsi..."
  • "La prima fase è  di due anni, il precatecumenato; la seconda fase..la terza fase... dopo questo periodo (quale periodo? Quanto dura? Anni o decenni?) il neocatecumenato post-battesimale è  terminato"
  • "Una formazione post-battesimale di anni si svolge in modo non dissimile dal catecumenato della Chiesa primitiva..."
  • "Così, questi che erano lontani, che se ne vagavano distanti, hanno l'opportunità di essere accettati esattamente  come sono. Non vengono fatte domande. Non ci sono spinte urgenti ad essere coinvolti. Poco a poco, per un periodo di anni...(sì, anni, l'abbiamo capito: ma quanti anni, esattamente?)"
  • "La realizzazione di questa chiamata attraverso il Cammino, ad ogni modo, necessita della consapevolezza che la formazione della comunità cristiana  in parrocchia abbisogna di un periodo di tempo misurabile in anni..."
  • "L'affermarsi del Cammino neocatecumenale, che forma cristiani adulti nelle piccole comunità, camminando per un periodo di molti anni..."

Insomma, la misurazione della durata di questo neocatecumenato è troppo complessa anche per i formidabili strumenti matematici del prof. Thomann: va sicuramente dai due anni (questo almeno sembra acclarato) all'infinito...
E ci sembrerebbe il minimo, che ai volenterosi  che accettano di continuare questa esperienza dicendo sì alla convivenza iniziale, sia detto quanto questo "corso" debba durare: anche perché se ci si ferma a qualsiasi stadio e non si completa, è  come non aver fatto nulla...
Fra l'altro, nessuno mai viene avvisato del fatto che, quand'anche arrivasse, dopo decenni e sostanziali investimenti anche finanziari, alla fine del neocatecumenato, non potrebbe ancora uscirne perché... tac...ecco che si trasforma in formazione permanente. Quindi, fine pena, mai.

 In conclusione, scrive l'autore: non aspettatevi il "quick fix", "la soluzione veloce non c'è: la scala di tempo è  misurabile in decadi.
Lo sviluppo di una formazione di fede post battesimale nelle piccole comunità che, per ultima cosa, mostri i segni della fede, è lenta, nascosta, non immediatamente calcolabile."

Per cui... fino alla fine del ben documentato libro, che non teme di dare i numeri quando si tratta della emorragica Chiesa cattolica, questo piccolissimo particolare, cioè la durata del salvifico Cammino neocatecumenale, non emerge. Suonava male in effetti scrivere "30 anni" (se vi va bene)... e poi comunque fino a che morte non ve ne liberi.

Neocatecumeno in attesa di diventare "cristiano adulto"

Nella parte finale del libro il professore, diacono e catechista Thomann si dichiara convinto della ortodossia del Cammino neocatecumenale, in quanto "sempre sotto gli occhi della Chiesa", ma nello stesso tempo ammette che esso è "osteggiato e sospettato da pastori e vescovi" (chissà perché???!!!).

Negli Stati Uniti gli aderenti al Cammino sono circa 20.000, la diffusione tocca il 40% delle diocesi, e i dati sono più o meno fermi da dieci anni a questa parte.
E quindi, come può  candidarsi il Cammino, ampiamente minoritario rispetto alla realtà cattolica USA (sono neocatecumenali  lo 0,04 % circa dei 50 milioni di battezzati) a risolvere i problemi di emorragia della Chiesa statunitense?
 
Semplice, spiega il prof. Thomann. Se si prende in considerazione la teoria dei 6 gradi di separazione - ipotesi secondo la quale ogni persona può essere collegata a qualunque altra persona o cosa attraverso una catena di conoscenze e relazioni con non più di 5 intermediari -, e si tiene conto che attualmente con lo sviluppo delle reti informatiche i possibili collegamenti sono aumentati di molto, si può ipotizzare, al ribasso, un numero di 600 possibili contatti per ciascun individuo.
 
Pandemia neocatecumenale

Ebbene, moltiplicando i 20.000 camminanti per 600 contatti, si arriva presto a contare 12 milioni di persone raggiunti  dalla fede dei neocatecumenali. Con lo stesso criterio, una comunità neocatecumenale di 50 persone entra in contatto con altre 30.000. Bontà sua, l'autore non suppone che tutti tutti si convertano... ma... da un seme può  nascere un grande raccolto. 
 
Sebbene, beninteso: questa inimmaginabile  fecondità non vale per i cattolici "normali", vale solo per coloro che "accrescono la propria fede camminando in una piccola comunità".
Anche in questo caso siamo un po' colpiti dalle deduzioni del professore, soprattutto conoscendo la qualità morale e coerenza comportamentale di molti aderenti del Cammino, figli del Cammino, e figli dei figli, osservando i quali è più facile perdere ogni residuo di fede che acquistarla.

giovedì 19 gennaio 2023

Video sulle mirabilia di Kiko e Carmen (seconda parte)

Il video pubblicitario del Cammino  neocatecumenale (qui l'articolo di illustrazione e commento della prima parte) prosegue, a ritmo serrato. Da parte nostra, continuiamo a proporre i punti che ci sembrano più interessanti.

Sembra quasi che sia già stato preparato in previsione della dipartita di Kiko, più  che per onorare Carmen.

Infatti, il riferimento alla città di nascita della Hernández, Olveda, in Soria (da cui il simpatico nomignolo appioppato da Kiko a Carmen, "soriana seca", come la carne secca in scatola prodotta in quelle zone) è  l'occasione per mostrare le immagini dell'orchestra kikiana e della sinfonia eseguita, a quanto pare, in ricordo della iniziatrice. 

Kiko e l'arte dell'accrocco

Riportiamo una frase detta in quell'occasione dal poliedrico Argüello: "Ancora più importante  della sinfonia, per cui c'è  bisogno di possedere un'arte, è  aprire una iniziazione cristiana in tutta la Chiesa, con tutti i suoi riti, con i suoi passaggi, con i suoi scrutini. Questa è  veramente un'arte!"

Dobbiamo dare ragione al modestissimo Kiko (i fotogrammi permettono di apprezzare le espressioni del volto): per la sinfonia bisogna possedere un'arte, che sappiamo non essere sua in quanto ha egli stesso ammesso di non conoscere la musica. Allo stesso modo i contenuti del Cammino non sono stati un'idea sua, ma solo una brutta, bruttissima copia dei Riti di Iniziazione Cristiana degli Adulti, offertagli "come su un vassoio" da Carmen e dal teologo Farnès.

E a proposito del tentativo di costruire l'immagine di una Carmen diversissima dalla realtà, registriamo le parole dette dal vescovo nel corso della cerimonia dedicata alla sua illustre concittadina, in cui afferma che la Hernandez avrebbe avuto un qualche interesse o propensione per i poveri.

"Carmen era una donna" è l'unica affermazione su cui possiamo convenire (con riserva)
 

La cosa non risulta assolutamente a chi ha conosciuto personalmente l'iniziatrice del Cammino neocatecumenale, sempre pronta a ricordare ai propri itineranti troppo tenerelli di cuore che  loro dovere era portare la parola (di Kiko), non aiutare i poveri né  i bambini abbandonati (celebre la frase carmeniana "lasciateli nei fossi!").

Naturalmente, come nella prima parte, il filo conduttore è  quello del pellegrinaggio  dei giovani nelle varie mete che contrassegnato le origini e lo sviluppo del "sacro" Cammino.

In ginocchio davanti al Carmen-battistero (il cordone è stato messo per evitare che i più devoti prendessero delle reliquie per contatto?)

Infatti possiamo vedere i giovani (e meno giovani) che mai si sognerebbero di inginocchiarsi in chiesa o davanti alle reliquie di un santo, in ginocchio in atteggiamento devoto e adorante davanti alla pila battesimale di Carmen.

Sempre seguendo il video, che ripercorre le vicende dell'incontro fatidico di Carmen con Kiko e delle mitiche origini del Cammino, abbiamo la conferma che Carmen e Kiko, ambedue con delle vocazioni religiose frustrate e incompiute alle spalle, nutrivano dei desideri di affermazione e, forse, di rivalsa nei confronti della Chiesa e delle sue gerarchie.  

Qui al papa avevano raccontato che il Cammino finiva dopo 7 anni...

Come si è lasciato sfuggire Kiko parlando a braccio nella cerimonia di apertura del processo a Carmen, lei lo disprezzava: solamente quando ha visto che il vescovo Morcillo veniva a fargli visita si è  ricreduta su di lui e ha accettato di collaborare.
E da Madrid il duetto di ambiziosi riformatori, attraverso la mediazione di Mons. Torreggiani che credeva che fossero degli apostoli dei poveri, giunge a Roma: esattamente là dove Kiko voleva arrivare, ammette candidamente don Cuppini, il loro primo presbitero.

Si torna a parlare della chiesa di Fuentes del Carbonero, con le immagini dell'edificio in ristrutturazione  (diventerà un centro neocatecumenale meta di pellegrinaggi di fedeli avidi di conoscere la kiko-story), con un audio di Kiko che ricorda come aveva portato in quella chiesa i baraccati delle Palomeras a dormire sulla paglia.

Fuentes de Carbonero: un altra tappa obbligata dei pellegrinaggi ai santuari della presenza di Kiko

Con immensa faccia tosta l'iniziatore del Cammino neocatecumenale, una vera e propria macchina per far soldi, afferma: "A mi me ha impressionato portarme tutte le famiglie delle baracche, poveri, nella chiesa. Era impressionante vedere la chiesa piena di poveri, perché  ciascuno se ha messo ...è  andato a prendere un po' de paglia e se ha messo un pezzettino nella chiesa. Qui c'è  una famiglia, qui un'altra, qui un'altra y sotto avevano della paglia e una copertina y allì  dormivano. Era impressionante vedere la chiesa piena de poveri. Digo questo è il futuro del mondo: la Chiesa piena de poveri".
Quando mai il Cammino neocatecumenale si è  occupato dei poveri? Stanno stiracchiando da 60 anni questo mito per qualche mese di frequentazione con un gruppo di nomadi, subito dimenticati per andare ad "evangelizzare" le parrocchie più  ricche di Roma!

Dice don Rino Rossi: "Kiko e Carmen hanno lottato molto per far capire a sacerdoti, parroci, vescovi, che il Cammino non è una spiritualità, non è  un movimento, ma è una iniziazione cristiana, è  il cammino del battesimo... un cammino di iniziazione, la porta della Chiesa."
Notiamo la concezione di chiesa kika: la chiesetta di Fuentes ha ricevuto una bella mano di bianco, sono stati piazzati la solita icona di Maria-kiko, la croce barbarica kikiana, il tavolone-mensa e le sedie trasparenti in metacrilato.
È  vero comunque che il Cammino non è una spiritualità: non si può infatti definire una spiritualità ciò  che fa stare questi giovani in piedi, con le braccia conserte, con le mani in tasca durante la consacrazione del Corpo e del Sangue di Cristo. Che vergogna...

In piedi e con le mani in tasca davanti a Gesù; in ginocchio e a mani giunte davanti a Carmen


Sì, lo ribadiamo:  che vergogna.
Carlos Metola, il postulatore della causa di Carmen dichiara: "Il popolo di Dio? Cosa ne pensa il popolo di Dio? In visita alla tomba di Carmen sono già  passate 40mila persone che hanno lasciato "condolenze", firme, 25mila grazie, favori... e questa è una fama di santità estesa in tutto il mondo".
Ecco i giovani stravaccati davanti al Santissimo ora inginocchiati sul marmo del mausoleo stile discoteca playmobil ove è sepolta la santa di categoria superiore.
In ginocchio davanti a Carmen: con le mani in tasca davanti al Santissimo? È  proprio vero: questo cammino non è una spiritualità, hanno fatto benissimo Kiko e Carmen a specificarlo in più  occasioni.

Dichiara don Rino Rossi: "l'opera che Dio ha fatto per mezzo di queste persone che sono state scelte dal Signore, alle  quali Dio gli ha dato un potere, per le quali il Signore ci ha dato un'obbedienza; questa obbedienza ha dato frutti impressionanti."
Obbedienza? Qui ci dobbiamo fermare. È  forse il Cammino neocatecumenale un ordine religioso? Sono Kiko e Carmen padre e madre superiora a cui dovere obbedienza? Dove sta scritto? Tirate fuori questi benedetti Statuti e vediamo dove si prescrive l'obbedienza da parte dei laici e dei sacerdoti stessi che dovrebbero fare questo tortuoso cammino di fede -che purtroppo "all'incontrario va"- ai due iniziatori!
E questa follia viene dichiarata da un sacerdote, anzi, si fa pure registrare a futura memoria... Il quale poi continua nella sua foga idolatrica di santificazione di Carmen defunta e soprattutto di Kiko ancora vivente.
"E poi l'atteggiamento che hanno avuto, come hanno rischiato per noi, come hanno difeso questo mandato che hanno ricevuto dal Signore, come hanno sofferto per il regno dei cieli. Esto (ndr: spagnoleggiano per essere più  simili al loro Maestro) si chiama virtù eroiche." "Ho visto atteggiamenti eroici in Kiko, ho visto in Carmen. Che la Chiesa riconosca che Carmen si trova in cielo che possiamo invocarla, che abbiamo una che interceda per noi, per questa generazione".
Caro prete neocatecumenale: quando mai voi seguaci di Kiko e Carmen, questi due "eroi" che tanto hanno fatto unicamente per la privatizzazione e la deformazione della fede cattolica,  avete insegnato a pregare chiedendo l'intercessione dei santi? Avete protestantizzato per più  di mezzo secolo la fede cattolica, avete irriso la devozione ai santi ed ora volete invocare Carmen? "Questa generazione" è quella che fate inginocchiare reverentemente davanti agli scarabocchi di Kiko e tenere le mani in tasca davanti al sacrificio di Cristo! Vergogna!

Niente palme, niente veste bianca, niente schitarrate, balletti e "alegria hermanos": le pagliacciate ai funerali valgono per gli altri, non per chi le ha inventate...


Il video-spottone, scandaloso soprattutto per le dichiarazioni di vari sacerdoti, della durata di più di mezz'ora, termina in "bellezza" con il discorso di don Pezzi al funerale di Carmen nel 2016 e con un primo piano della sua bara, senza veste bianca, senza palme; perché quelle sono cose che valgono per i catecumeni e non per lei, grande iniziatrice, che insieme all'artista Kiko le ha inventate e imposte pretendendo religiosa obbedienza.

lunedì 16 gennaio 2023

Video sulle mirabilia di Kiko e Carmen (prima parte)

In occasione della convivenza di Inizio Corso 2022/23 è stato mostrato al popolo neocatecumenale un "preziosissimo" video sulle penultime ed ultime gesta del Cammino neocatecumenale in vista dell'apertura del processo di canonizzazione per la fondatrice Carmen  Hernandez Barrera.

Abbiamo potuto visionare il video e riteniamo opportuno farvene un breve sunto completo di alcune diapositive e di alcune frasi, che divideremo in due parti. 

Non è  necessario osservare che si tratta di un vero e proprio spottone propagandistico ed auto celebrativo decisamente inguardabile, simile al video sulla convivenza dei rabbini alla Domus Galilaeae, il video che avrebbe potuto "distruggere il Cammino" secondo Kiko, sempre preoccupato per gli scandali che si potrebbero creare se l'arcano che riguarda certe attività interne del Cammino fosse svelato a tutti.


Le prime immagini si riferiscono alla cattedrale nel deserto del Bahrein, la cui costruzione è stata affidata agli architetti del Cammino. Si tratta della solita costruzione tipo mattoncini Lego con all'interno la "corona misterica" composta da copia di copie di opere neo bizantine di Kiko Argüello; in questa costruzione, tipico esempio  della "nueva estetica" inaugurata dal guru spagnolo, si è svolto l'incontro ecumenico  nell'ambito della visita apostolica di Papa Francesco nel novembre del 2022.

Si noti l'espressione  del Pontefice che nel video viene definito "rapito" dalla corona misterica.

Il Pontefice si reca a visitare la statua di Nostra Signora d'Arabia. Secondo le volontà  del vescovo Ballin, promotore dell'iniziativa, avrebbe dovuto essere posta in posizione centrale nel Tempio a Lei dedicato; i guru della nueva estetica kikiana l'hanno invece depositata in una cappella laterale.

Il video riporta poi un "messaggio a Kiko" del cardinale Schönborn, arcivescovo di Vienna che si conclude con "speriamo che ancora una volta si possa fare un altro incontro dei vescovi alla Domus: sarebbe un sogno! Preghiamo per questo". L'appello del cardinale "amico" del Cammino si scontra con la volontà di papa Francesco, fieramente avverso alle "campagne acquisto" dei vescovi presso l'albergo a 5 stelle neocatecumenale, una specie di ecomostro con vista sul lago di Galilea.

Segue un'altra impresa architettonica neocatecumenale: il restauro della chiesetta di Fuentes del Carbonero, meta delle prime riunioni dei catechisti itineranti del Cammino. Anch'essa diventa meta dei pellegrinaggi neocatecumenali alla riscoperta delle radici del Cammino. 

Il "ricordatevi dei vostri capi" del versetto della lettera agli Ebrei (letto dal presbitero Ezechiele Pasotti) è di certo un riferimento a quelle prime riunioni dei "cefa" neocatecumenali.

Ricordiamo però  che la lettera agli Ebrei, dopo "Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre!" continua con queste parole: "Non lasciatevi sviare da dottrine varie ed estranee, perché è bene che il cuore venga sostenuto dalla grazia e non da cibi che non hanno mai recato giovamento a coloro che ne fanno uso".

È giunto il momento di introdurre l'argomento clou: la causa di canonizzazione di Carmen Hernàndez, coiniziatrice del Cammino neocatecumenale.

Don Rino Rossi, Direttore della Domus Galilaeae, afferma: "Penso che sia molto importante perché  Carmen è  un dono di Dio per la Chiesa, non solo per il Cammino. Noi tutti siamo molto grati per quello che ha fatto per noi, ma anche per la Chiesa". Noi invece ci chiediamo cosa abbia fatto di buono per la Chiesa.

Don Tejado così prosegue: "Si è  visto che c'era un popolo che lo chiedeva. Per me questo è  il dato più  importante: questo senso ecclesiale che abbiamo vissuto ieri...perché abbiamo visto che c'è un popolo che ama Carmen...che le ha voluto sempre bene e le ha dato il suo valore. Il popolo in questo, di dice "vox populi,  vox Dei". Credo che Carmen  e anche Kiko per l'opera che hanno svolto  abbiano un'importanza molto grande, e non solo per noi, ma per la Chiesa e per il mondo. In entrambi gli ambiti".

Cioè  che è  chiaro a noi è  che effettivamente nessuno conosceva Carmen, al punto tale che è stato possibile attribuirle una personalità totalmente diversa dalla sua, costruendo pezzo a pezzo, a cominciare dall'immagine photoshoppata a mani giunte, un "santino" edulcorato di cui Carmen stessa avrebbe avuto orrore.


Ma l'attenzione torna sempre e inevitabilmente a Kiko, e  vengono proposte le immagini di giovani pellegrinanti nella sua "cameretta degli orrori" nella casa natale di Madrid. Impressionante l'atteggiamento di preghiera a capo chino dei giovani, mai riscontrata neppure durante la consacrazione, di fronte agli sgorbi kikiani.

È  Kiko il vero, autentico ed unico "santo in terra" proposto alla devozione dei giovani figli del Cammino, consci di dovere a lui persino il fatto d'essere venuti al mondo.

E infatti non poteva mancare una carrellata delle sue prime opere con cui intendeva trovare una linea di contatto tra la produzione artistica cattolica e quella protestante, presentate in un documentario a dire il vero abbastanza datato.

Ecco di seguito un'altra meta di pellegrinaggio proposta ai giovani neocatecumenali: le grotte di Murcia e i sogni di eremitaggio del giovane Kiko... che già allora firmava di tutto, persino le pietre.

In quelle grotte ha conosciuto i Piccoli Fratelli e ha pensato di poter diventare un secondo Charles  de Foucauld. Tutto ciò, prima di conoscere Carmen e i suoi ambiziosi progetti di riforma della Chiesa.

Il video prosegue trattando il rapporto fra Kiko e Carmen. Viene riportata una dichiarazione di Pezzi che già prefigura la santità dei due iniziatori: "Penso che gli storici approfondiranno questo fatto che appare la fondazione di questa realtà  ecclesiale fatta da un uomo e da una donna che collaborano costantemente  insieme. Ci sono stati altri santi, ma non con questa convivenza per tanti anni."

 

Per facilitare il lavoro agli storici del futuro, viene proposta una delle solite scaramucce fra i due istrionico iberici. Addirittura venivano alle mani, tanto non erano in intimità.

Concludiamo questa prima parte del video con una affermazione di Carlos Metola, postulatore della causa di canonizzazione di Carmen: "Io come postulatore non voglio presentare una Carmen perfetta  che non ha detto una parola altisonante... non è così: Carmen era tagliente, un po' burbera, ma se tu ti avvicinavi era bonaria e si faceva voler bene.
I santi sono persone normali che hanno vissuto  la volontà di Dio ogni giorno".

La nostra opinione è  che Carmen tanto normale non fosse. E che è un po' poco, per una candidata alla santità, essere definita come persona che, se ti avvicinavi (nel suo caso, sarebbe stato meglio dire se riuscivi ad avvicinarti) non era detto che ti facesse a fette.

 

domenica 2 maggio 2021

Il discernimento degli spiriti

San Paolo, nell'ultimo capitolo della lettera agli Efesini, scriveva: «Rivestitevi dell'armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo: perché non dobbiamo combattere contro forze puramente umane, ma contro i principati e le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro gli spiriti del male sparsi nell'aria. Rivestitevi dunque dell'armatura di Dio per poter resistere nel giorno maligno». 

Il demonio fa di tutto perché non si creda e non si pensi a lui. Solo così può agire indisturbato. Ecco la ragione di tutti i tentativi di negare l'esistenza degli angeli, che capita di sentir ripetere perfino nelle sacrestie; se non esistono gli angeli, non possono esistere nemmeno i demoni. E tuttavia, dal primo all'ultimo capitolo della Bibbia, si parla sia di angeli buoni, che di angeli cattivi. Non è però sufficiente credere che ci siano angeli e demoni; dobbiamo farcene una ragione. 

Un proverbio spagnolo dice:

«Quando qualcuno bussa alla porta, non bisogna limitarsi a sentir bussare, ma sapere anche chi bussa».

Ascoltiamo dunque le illuminanti indicazioni tratte dalle conferenze di padre Ludovic Marie Barrielle, che aiutano a discernere la provenienza degli spiriti.

«Dunque, attenzione! I fenomeni ascetici e, a fortiori, quelli mistici vanno esaminati con la più grande cura. In particolare, nei casi di rivelazioni e visioni, bisogna distinguere bene ciò che viene certamente da Dio, dalle reazioni, ragionamenti e conclusioni tratti dai veggenti, dai testimoni o esaminatori, e soprattutto dagli entusiasti più o meno eccitati. 

Ecco perché in presenza di ogni visione o rivelazione privata d'origine soprannaturale divina, ci si deve ricordare le parole di san Pietro dopo il racconto della Trasfigurazione: Sed habemus firmiorem propheticum sermonem (2 Pt 1, 19), «abbiamo però una parola più ferma, quella dei profeti», quella della rivelazione, quella della Chiesa ufficiale. Umiltà: Vigilate et orate, ne intretis in tentationem; spiritus probate... «Vegliate e pregate per non essere indotti in tentazione», «provate gli spiriti» come dice san Giovanni. 
«Dai loro frutti li riconoscerete. Si coglie forse l'uva sui pruni, o i fichi sui rovi?» (Mt 7, 7).»

L'ammonizione contro i lupi rapaci irrompe rigorosa e intransigente.
«Dai loro frutti li riconoscerete. Si coglie forse l'uva sui pruni, o i fichi sui rovi?» Come possiamo riconoscere un annunciatore ingannatore che si finge galantuomo, o un lupo famelico che si veste da pecora?
La bontà dell'animo la si intende dai frutti, come per gli alberi. Dai loro frutti li riconoscerete. Bada bene, non dalle opere, ma dai frutti. Si, perchè se fosse questione di pratica saremmo daccapo. Infatti le opere dei falsi profeti possono risultare esteriormente rette, ma non i loro frutti.
Caratteristica dei falsi profeti come Kiko è l’incongruità drastica tra esteriorità ed interiorità. L'Argüello vuole apparire mansueto come una pecora camuffandosi con buone intenzioni, ma in realtà è aggressivo e vorace come una belva. È scritto nei testi delle sue predicazioni ed è testimoniato dai superstiti che Kiko spoglia delle proprie sicurezze - affettive ed economiche - e di una salubre spiritualità.

Il testo di padre Barrielle ci svela il metodo più onesto - quindi basato sui Testi Sacri - per poter discernere sull'ambigua realtà del cammino neocatecumenale. E per far ciò ci incanaliamo nell'aspra genesi del contesto kikiano-eretico.

'Mi misi in ginocchio sul letto...'

Kiko:

«Andai in camera e mi misi in ginocchio sul letto. Improvvisamente la Vergine Maria era dietro di me col bambino e disse questa frase: “Bisogna fare comunità cristiane come la Sacra Famiglia di Nazareth, che vivano in umiltà, semplicità e lode; l’altro è Cristo”. E rimase in silenzio. La Vergine è scesa dal cielo con suo Figlio per farsi presente nella mia stanza»

Come prima cosa evidenziamo che l'evento sensazionalistico, eccezionale e ultraterreno che Kiko offre è una forma di astuta seduzione atta a convincere facilmente gli sprovveduti. I neocatecumenali vengono ingannati deliberatamente e trascinati dalla parte dell'errore; essi sono appunto dei perdenti sotto molti aspetti perché ci rimettono denaro, credibilità, integrità e persino la loro esistenza.

Il miracolo è sempre segno della presenza di Dio, il prodigio - come quello descritto da Kiko - può giungere da Dio ma può anche essere un fenomeno di invenzione umana o medianica (quindi occultista, non da Dio). È perciò necessario un vero discernimento, i cui criteri sono stati stabiliti dalla Chiesa. Ma l'autorità ecclesiastica è tenuta a pronunciarsi solo quando lo ritiene opportuno.

 

La mistica  'cameretta degli orrori'

A volte si tratta di un fuoco di paglia, ma nel caso di Kiko abbiamo l'inganno, l'interesse, la manipolazione ed una mente squilibrata ed esaltata. Un bel minestrone che chiaramente non prelude a nulla di buono: «Dai frutti si conosce la pianta» dice il Vangelo, e dato che i due kikos accomodati sul trono del comando hanno messo in discussione le verità di fede distanziando i fedeli dagli insegnamenti evangelici, possiamo asserire con certezza che a dare un morsetto ad un frutto putrefatto, scaturente da un albero così compromesso, si muore!

«Dunque, attenzione! I fenomeni ascetici e, a fortiori, quelli mistici vanno esaminati con la più grande cura.» eppure i neocatecumenali hanno deciso di credere all'apparizione kikiana e alle conseguenti rivelazioni lasciandosi suggestionare sino al punto di barattare la festività dell'Immacolata con quella della fantomatica visione avvenuta nella cameretta dell'inquieto - e inquietante - Kiko (date un'occhiata alla stanza in questione. È un posto che pone a disagio anche i più retti privi del più flebile timore superstizioso).

Un esempio di 'caduta'

 Ma anche Carmen dispensa la sua controversa e angosciosa "visione". Leggiamola: 

«Un giorno il Signore, attraverso una visione o un sogno fantasioso, come volete chiamarlo, mi manda come un’apparizione e mi dice “tu seguimi”. Però il “tu seguimi” risulta essere che si apre una finestra e che devo buttarmi.
Sono spaventata. E Gesù Cristo “Seguimi”: e va bene ti seguo. Esco da questa finestra e comincia una caduta verso il basso come senza paracadute e cioè cadi, vai a terra con una velocità tale da sfracellarti. E Gesù Cristo mi diceva: “Perchè non mi dici che vuoi seguirmi?” ed io “Sì!”. Quando dico questa accettazione, “con te”, incomincia un cambio radicale, un’ascesa. Sapete che sono molto devota dell’Ascensione perché ho vissuto – fuori o dentro la mia carne, non lo so, diceva San Paolo – ciò che è l’Ascensione. E cioè entrare in un’Ascensione immensa di allegria che non ha nessun paragone con nessun piacere sessuale, qualcosa che sa di eternità, che è entrare in Dio, nell’eternità. Qualcosa che l’unica cosa che io potevo dire era “Basta, Signore, basta!"
Voglio dire che il contenuto del Cammino non nasce con Kiko che apre la Bibbia a caso come racconta lui.»

Che coincidenza! Due fondatori, entrambi destinatari di "favole" pseudo mistiche, che sembrano catturati da una sorta di allarmante stato allucinatorio.

Mi sovvengono immediate delle considerazioni:

Nel preludio della sua 'confidenza' Carmen precisa che l'avvenimento accadutole è certamente scaturente dal Signore: «Un giorno il Signore...». Quindi assegna a Dio lo sclero che dispensa, cascando in un'insopportabile bestialità.

Non è certamente lei a poter stabilire se si tratti di una visione lucida o di un avvenimento accadutole in sogno poiché, come abbiamo visto, questi fatti possono essere di matrice malefica.

Ma perché questa visione non è da ritenersi di buona provenienza? Perché è intrisa di angoscia.
Secondo la psicolabile Carmen Gesù le ordinò: "tu seguimi", causandole uno stato di ansia e afflizione - essa, piuttosto che sentirsi al sicuro poiché con Cristo, si impaurisce -.
È addirittura spaventata, teme che Cristo possa causarle un male facendola capitolare giù da una finestra! 

 
La Hernández, deragliando ancora una volta dal giusto binario della logica, descrive una sorta di fantasiosa ascensione preceduta da una caduta rimarcante la kenosi kikiana.

A questo punto, colei che si autodefinisce la 'beata tra le donne', afferma il suo "SI!" a questo gesù cristo (i princìpi minuscoli sono essenziali) che si esprime in maniera indiscutibilmente molesta e maniacale, divenendo in tal modo la destinataria di un innalzamento glorioso ed eccelso.
Come possiamo notare l'ego smisurato non appartiene soltanto a Kiko, ma anche alla sua prediletta. Il messia e la 'vergine'. Vergine per modo di dire, scrutiamo il perché.

Carmen attesta: «entrare in un'ascensione immensa di allegria che non ha nessun paragone con nessun piacere sessuale»

Carmen è scurrile, discute di "piacere sessuale" in maniera insopportabile.
Essa tratta il piacere derivante dell'atto sessuale come un qualcosa di forte e impareggiabile, con un approccio che sembra scaturire da una persona navigata che ha vissuto delle esperienze tali da poter determinare questo paragone. Alla faccia della santità!

«l'unica cosa che io potevo dire era "Basta, Signore, basta!"»

Lo stato di beatitudine derivante da un'apparizione veritiera, è talmente dolce e perfetto da far desiderare che la visione mai termini. La sofferenza scaturente dalla dichiarazione di Carmen ("basta!") fa temere per la sua integrità spirituale e psichica, poiché sembra voler mettere termine ad una violenza. E (chiaramente!) Dio mai attua violenza o arreca disturbo, quindi si tratta o di un evento malefico o di una distorsione della realtà procurata dalla sua palese alterazione mentale.

 

Non fu certo un angelo a ispirare a Carmen
la tesi del 'Tabernacolo inutile'

In conclusione: Le azioni si possono fabbricare, alterare: i frutti invece giungono disinvolti e naturali. Ora ciò che giunge genuinamente comunica la verità, ciò che si inscena dice una apparenza di verità. Ma le opere teatrali durano poco, giusto il tempo dell'inganno. Ad oggi il cammino si trova ad affrontare l'atto finale che corrisponde alla rivelazione di sè.
Per riconoscere i frutti bisogna dare tempo al tempo. Un proverbio afferma: 'Se son rose fioriranno, se son spine pungeranno' ed il cammino ha già procurato sangue a fiotti.


venerdì 21 agosto 2020

"IL SALE DELLA TERRA, VI° PUNTATA: PERDONARE I NEMICI

Dodicesimo e ultimo articolo dedicato alla trasmissione di propaganda neocatecumenale "Il sale della terra" andata in onda sulla TV Rai nel 1983. In fondo a questa pagina trovate il link agli articoli precedenti.

Nella sesta puntata di quella serie trasmessa ne "Il sale della terra" si parte con un video già visto, che evidentemente a loro piace tanto mostrare: le interviste ai “cristiani della domenica”, in particolar modo ad un ragazzo che ammette di confessarsi meno di una volta all’anno.

Subito dopo parte un video con le interviste a persone ad Isola delle Femmine, Palermo.

La domanda è: “Se uno le facesse un torto, lei che farebbe?”

Naturalmente, i pescatori intervistati rispondono tutti che reagirebbero. Normale.

Per introdurre il tema del perdono, i kikos picchiano giù duro e mostrano un altro video su fatti di cronaca molto gravi: il rapimento e l’uccisione di Marzia Savio nel 1982, l’uccisione di Simonetta Lamberti in un attentato, sempre nel 1982, l’attentato alla sinagoga dello stesso anno, il massacro dei campi palestinesi in Libano, bambini morti nel sud-est asiatico, lo spaccio della droga, la scorta di Aldo Moro massacrata nel 1978, uomini uccisi nel Salvador…

La domanda è la stessa, ma formulata diversamente: “Si può perdonare? È giusto perdonare?”

Gennarini parla del “senso di giustizia che c’è nel cuore di ogni uomo”, che lo fa ribellare, reagire davanti a queste cose. Non sa di aver ragione. Reagire al male è necessario per ristabilire la giustizia, eliminare i pericoli, mitigare gli scandali. È la reazione eccessiva o irragionevole ad essere ingiusta. Il senso di giustizia è innato nella coscienza dell'uomo, ce l'ha anche chi non ha mai conosciuto la fede.

Gennarini prosegue dicendo una cosa del tutto ovvia, senza sapere di aver ancora ragione (ma lui la presenta per contestarla, perché vuole spostare il discorso sul perdonismo neocatecumenalizio):
“Si ha paura che, qualora si perdonasse, l’avversario, il nemico farebbe di peggio e che quindi gli si darebbe in un certo senso via libera”.
È vero: nessuno deve rendersi complice del male. Se il perdonare equivale a "invitare" il nemico a fare di peggio, è come compiere un male verso sé stessi (oltre che aumentare la probabilità che anche il nemico si danni l'anima). La complicità col male non è mai il risultato del vero amore.

Sul tema intervista mons. Tomko, vescovo cecoslovacco, segretario del sinodo mondiale dei vescovi.
Tomko non sta al gioco e storna il discorso dagli eventi mondiali e di cronaca per riportarlo alle famiglie, al lavoro, dove si vivono molti conflitti per affermarsi, per far carriera.
Nessuno vuole colpe e si sente sempre vittima.
Afferma che è da qui che nasce l’odio, che poi sfocia in conflitti più grandi.
Dice che bisogna partire facendo domande a se stessi per primi.

Immediatamente dopo si manda il video della sequenza della crocifissione dello sceneggiato televisivo a puntate per la RAI, “Gesù di Nazareth” di Franco Zeffirelli.

Ne sarà fiero, Gennarini, questo sceneggiato è pur sempre un po’ farina del suo sacco: ne fu il “consulente”, cioè fu quello che diede consigli a Franco Zeffirelli, dopo aver insistito molto con lui perché accettasse di dirigerlo.
Magari molti non lo sanno, ma ha avuto mani in pasta anche in questo.

Il kolossal televisivo di Zeffirelli
con la consulenza di Pier Emilio Gennarini
Questo film, nel 2003, è stato inserito in una pagina di un sito evangelico come film cristiano.

Gennarini aveva già fatto programmi a tema religioso su Mosè e gli Atti degli Apostoli quindi, testuali parole di Zeffirelli:
“Gennarini e Fabiani dissero che era il momento di affrontare il Gesù, prima che lo facessero altri e lo FACESSERO MALE”.
Gennarini… che superbo!
Pensava che altri “lo facessero male”.
Il depositario della vera fede… i migliori…

Dopo lo spezzone del film, di nuovo il canto neocatecumenale “Figlie di Gerusalemme”, che deve piacere molto a Gennarini, perché è già la seconda volta che lo propone.
Nel proporlo dice:
“In questo canto, il Signore che sale al Calvario dirà “che succederà del legno secco?” cioè degli empi, se l’innocente soffre così? Ma lo stesso Signore, lo stesso Gesù, prega per gli EMPI, per i peccatori, che siamo noi”.
Noi siamo gli empi.
Non dico santi, certamente peccatori, ma empi…
Ma la sa Gennarini la definizione di “empio”?

L’empio è colui che non riconosce Dio e non gli rende culto. È l’iniquo, colui che non ha timore di Dio, colui che pronuncia iniquità e frode con la sua bocca: ha cessato di essere savio e di fare il bene (Salmo 36, 1-4).

Tralasciamo…

Giovanni Paolo II in un video parla del peccato: “Padre ho peccato contro di te”, chiamare il peccato col proprio nome…

Gennarini prende spunto dal Papa per snocciolare un mantra di cristianesimo rovesciato.
Solo quel lato sanno vedere i neocatecumenali:
“Questa croce di Gesù Cristo, in fondo MI SITUA COME UN ASSASSINO, e io non mi sento un assassino. Questo è il punto che mi manca, e che manca a molti, di entrare in questa coscienza che senza questa croce io sono condannato, in un certo senso, come gli assassini che abbiamo visto all’inizio di questa puntata”.
Eppure i "giusti" esistevano anche prima della venuta di Gesù e non si condannavano ma, secondo Tertulliano, si collocavano nel cosiddetto "Seno di Abramo", non negli inferi, godendo di una consolazione provvisoria fino alla resurrezione della carne, quando tutti avranno la loro mercede.
Lo si legge anche nella Scrittura nella parabola di Lazzaro e il ricco epulone, quando si dice che il povero Lazzaro morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo.

Riconoscersi peccatori va bene, perché ognuno di noi lo è, ma andare a pensare che la croce di Gesù “mi situa come assassino”, è una deformazione tutta neocatecumenale, che fa della morte di Gesù un libello di condanna, che della passione e morte di Gesù riesce a prendere soltanto la parte “pessimistica”, il lato del Dio giudicatore silenzioso, che ti “denuncia” addirittura come assassino.

Cristianamente parlando, la croce di Gesù è AMORE.

Per amore all’uomo Gesù si è volontariamente consegnato alla croce, ai nemici, alla morte, affinché attraverso di essa potessimo accedere al cielo.
Un atto d’AMORE, NON UN ATTO DI CONDANNA.

Gennarini chiede una parola a Vanhoye, ormai ospite fisso, dopo aver detto che tutti siamo peccatori e dobbiamo prendere coscienza del nostro peccato.

Vanhoye risponde:
“Chi dice di non essere SOLIDALE con i peccatori, si separa come i farisei e diventa peccatore nel senso più drammatico, cioè un peccatore che non si riconosce tale e che dunque non ha rimedio possibile”.
Solidale?
Non mi pare il termine più adeguato…

Anche Tomko asseconda la linea di Gennarini:
“Però questa esperienza umana, è vero, per essere riconosciuta come qualcosa di profondo, nella sua malvagità abissale, che ABBIAMO DENTRO ANCHE COME POSSIBILITÀ, bisogna misurarla con quella morte sulla croce”.
Possibilità?
E se certe “possibilità” non accadono mai?

Gennarini è soddisfatto:
“Lei mons. Tomko ci ha parlato della grandezza di questo amore, che si è fatto crocifiggere per i nostri peccati e che ci ha offerto GRATUITAMENTE, ci offre gratuitamente, il perdono e la riconciliazione…”

GRATUITAMENTE è un’altra parolina cara ai neocatecumenali, pare che non importi nemmeno il pentimento ed il proposito reale di abbandonare il peccato. Sembra un AUTOMATISMO.

A sostegno delle tesi parte un interminabile video sull’esperienza di una signora cambogiana che ha sofferto persecuzioni e morti a causa dell’invasione degli Khmer rossi a Phnom Penh.

Un travaglio indicibile: marito e 9 degli 11 figli uccisi o morti di fame…
Lei afferma di aver sempre creduto alla misericordia di Dio, di aver sfamato il carnefice del marito e di saper perdonare tutti, come ha fatto Gesù.
Parla dell’amore di Dio.
Mai dubitato, nemmeno davanti ad atroci sofferenze, ingiustizie e morti.
Questa avrebbero dovuto veramente proclamarla santa.

Tomko, sulla questione dice:
“Lei ha perdonato perché è stata perdonata da Dio. Ha sentito l’amore di Dio così forte da rigenerare in lei il cuore perché fosse capace di perdonare”.
Veramente la signora non ha mai detto di “essere stata perdonata”, ha sempre e solo detto cosa ha patito e che ha perdonato chi l'ha fatta patire.
Del “suo” peccato da perdonare non ne ha proprio parlato.

Gennarini sottolinea ancora, insistendo:
“Cioè ha ricevuto quello spirito che le ha testimoniato dentro di lei che dio la amava. DIO LA PERDONAVA E L’AMAVA. E questo ha trasformato il suo cuore”.
“Dio la perdonava” non l’ha detto, di cosa l’avrebbe perdonata?
Non si sa…

Questa signora ha testimoniato che è riuscita ad amare e perdonare i suoi persecutori, credendo ogni istante nell’amore di Dio e nella sua misericordia, MAI ha detto che questo perdono derivava dall’essersi sentita perdonata per prima.

Mons. Caughlan risponde alla domanda su “come si può ricevere questo dono gratuito del perdono”:
“Quella donna cambogiana ha dato espressione al fatto che ha capito che Dio la ama. E conoscendo quell’amore nella sua vita ha saputo rispondere “amatevi gli uni gli altri” come dice Gesù. È proprio ciò che dava speranza a quella donna, che altrimenti era portata solo in una direzione: vendetta e morte, più violenza, più morte. Invece quella donna, con l’esperienza dell’amore di Dio, siccome noi pecchiamo tutti, sappiamo però che Dio è fedele…”.
Questo argomento del “sentirsi amati da Dio” è molto interessante, perché la signora cambogiana ha avuto una vita in cui di questo amore c’era fortemente da dubitare, ma non ha dubitato, anzi, ha perdonato lo sterminio lento di 9 membri della sua famiglia.

Quello che manca a questa esperienza però è la concretezza, ci aiuterebbe moltissimo uscire dalle parole e dalle teorie per capire “dov’è che questa Signora ha potuto vedere l’amore di Dio”.

Nei lager c’era padre Kolbe, uomo concreto che si è consegnato volontariamente alla morte per salvare una vita, nell’India più povera c’era Madre Teresa e tutte le sue sorelle, a far presente l’amore di Dio nella sofferenza dei poveri moribondi, in Cina c’era un padre salesiano che diede la vita per salvare una vita.

Nell’esperienza di questa signora cambogiana, quello che “ci manca”, per assorbire pienamente il concetto, è “dove abbia visto e sentito l’amore di Dio”.
Saperlo ci aiuterebbe tantissimo.
Ci aiuterebbe ad uscire dalle “sole parole”.

Per esemplificare il concetto di perdono, Gennarini mostra una “piccola comunità” (mai si dice neocatecumenale), in cui si celebra la penitenziale.
Lì c’è anche un ragazzo a cui hanno ucciso il padre.

Siamo di nuovo ad Isola delle Femmine, in provincia di Palermo.
Poco prima erano stati intervistati i pescatori, che “non perdonavano”.

Ora Gennarini ci mostra che nello stesso luogo i neocatecumenali (rigorosamente in incognita), invece sanno perdonare, attraverso la visione di una penitenziale neocatecumenale.

Celebrazione penitenziale neocatecumenale
Per la cronaca, diciamo subito che il Movimento Neocatecumenale non esiste più in località Isola delle Femmine.

Nel 2012, proprio nella parrocchia di Maria SS. delle Grazie, esattamente quella del video, fu fatto un referendum in cui si chiedeva: “Sei d'accordo se in parrocchia riprende il Cammino Neocatecumenale?”.
Solo 32 votanti, nessuna esposizione dei risultati, ma nel sito parrocchiale, insieme a tutte le altre attività pastorali come Cursillos, Milizia dell’Immacolata, Rinnovamento dello Spirito e Azione Cattolica, IL MOVIMENTO NEOCATECUMENALE NON FIGURA.
È chiaro quindi che in quella parrocchia “così segno di amore e perdono” (neocatecumenale), il Cammino fu interrotto e poi, alla richiesta di alcuni se si desiderava ricominciarlo, la risposta è stata NO.
Tutti gli altri Movimenti coesistono tranquillamente, solo il Movimento Neocatecumenale è stato estromesso.

Evidentemente i presenti a quella penitenziale mostrata con tanta sicumera dal Gennarini, non hanno saputo diffondere sufficientemente amore e perdono.
Non li hanno più voluti…

Gennarini chiede a padre Nocent una parola su questa liturgia, in cui “c’è anche la confessione, ci sono preghiere, ci sono diverse cose…”

Nocent mette l’accento sulla “nuova creazione”: il cristiano è diventato Cristo. Sottolinea anche l’importanza della comunità, perché il peccato, anche quello più segreto, tocca tutta la comunità.
Ma specifica:

“Tutta questa comunità presente nella confessione segreta, perché PENSO che la chiesa ha mai gradito la confessione pubblica… perché non è edificante”.

Avrà mai saputo che sia agli scrutini che molto di più alla Redditio, le persone confessano i loro peccati pubblicamente? Le loro cose “segrete”?
Questo NON È EDIFICANTE.

Alla rassicurazione di Gennarini che la “confessione non è pubblica, ma privata”, Nocent aggiunge:
“Mi sembra che qui è una realizzazione in cui vediamo l’esercizio totale del sacerdozio della chiesa, pur non confondendo che non è la comunità che rimette i sacramenti, ma il sacerdozio ministeriale. Però tutto mi sembra completo”.
Completo nel senso di sacerdozio ministeriale insieme al sacerdozio comune.

È l’ora del canto del GRUPPO PARROCCHIALE (così lo definisce furbescamente Gennarini), che canta il canto neocatecumenale “Non resistete al male”.

Prendendo spunto dalle parole del canto, Gennarini concede che questo del “non resistere al male” non è da intendersi come una legge, ma come un’opera di Dio che, comunque, in chi non la vive provoca qualcosa che fa soffrire”.

Chiede a Vanhoye se questo è vero e lui risponde:
“Certamente, se non la compiamo, allora ci rinchiudiamo in noi stessi, ci lasciamo fermare dal muro dell’odio, e siamo separati dagli altri, isolati in noi stessi e separati anche da Dio. Perché non corrispondiamo al desiderio di Dio, rifiutiamo di essere in questa grande corrente dell’amore misericordioso, che parte da Dio e che vuole attraverso di noi andare a tutti. E questa è una grande sciagura per la nostra vita spirituale”.
Belle parole.
Quel che non si comprende bene è come mai, se si tratta di un’opera di Dio, gratuita, la si possa “rifiutare”.
Chi rifiuta Dio e le sue opere, non è certamente cristiano. È empio.
Chi pratica i sacramenti e crede in Dio, è evidente che desidera “questo dono gratuito”, altrimenti andrebbe lontano dalla Chiesa.

Come mai allora, uno che sta alla sequela di Gesù dovrebbe rifiutarsi di accogliere la sua opera gratuita?
Se è gratuita e non c’è da fare nulla, bastando andare alle celebrazioni, quest’opera dovrebbe essere concessa a tutti, anche ai “cristiani della domenica”, che vanno alle celebrazioni, secondo il kikianesimo “senza fare nulla”, come giudicano loro.

I "cristiani della domenica", che vengono sempre malamente giudicati, nella peggiore delle ipotesi farebbero esattamente come i neocatecumenali: andare alle celebrazioni e "non fare nulla".
Come mai allora Dio eleggerebbe a “dono gratuito della sua opera” solo i neocatecumenali?

A parità di “nulla fare” seguendo solo le celebrazioni, questo dono gratuito dovrebbe arrivare a tutti.
Ma non pare proprio che i neocatecumenali la pensino così.

Ci mancava, in mezzo a tante tragedie mondiali e cronicistiche, che Gennarini introducesse il concetto di “nemico” in quelli che sono vicini a noi nella quotidianità.

Ma puntuale arriva anche questo “kikiano concetto”:
“Noi pensiamo tante volte che i nemici sono lontani, invece tante volte i nemici sono vicini, sono in casa nostra, sono nel nostro lavoro, sono quelli che ci stanno appresso, ci stanno accanto e ci infliggono delle piccole o grandi sofferenze. Questo si verifica non soltanto nelle famiglie, ma anche nelle comunità religiose, non di rado”.
Ce lo spiega un video dalla Colombia, secondo lui. TERRIBILE.

Qui si tratta di un convento di suore francescane, alle quali viene chiesto se “il Concilio” ha cambiato la loro vita.

Il Concilio?

Comunque sì, il Concilio l’ha cambiata, si sentono cose incredibili da parte di queste suore:
“PRIMA quando suonava la campana io andavo a pregare, ma non perché sentivo il bisogno di pregare. OGGI sento una necessità tremenda della preghiera per il tipo di vita che facciamo”.
Ma scusi, suora, la vita che fate non era la stessa sia PRIMA che OGGI?

Come mai prima non aveva voglia di pregare ed oggi, la stessa identica vita da sempre condotta, le ingenera una “necessità tremenda”?

Ah ecco, dà la risposta:
“Prima eravamo più chiuse in noi stesse, ora invece che siamo più aperte agli altri sento di più il bisogno di mettermi davanti al Signore. Altrimenti mi svuoto subito”.
La suora “si svuota subito” al momento che si trova “più aperta agli altri”.
Mah…

Un’altra suora dice:
“PRIMA non avevamo relazioni tra di noi, anche perché le comunità erano più grosse e si rischiava di disperdersi. Ognuno faceva la sua vita, interiormente angosciata [sic], praticamente morte [sic], ORA non è così, è diverso”.
Ma ci rendiamo conto?

Questi son riusciti a far credere alle suore che PRIMA erano MORTE ED ANGOSCIATE.
Ah, ma ORA, col neocatecumenalesimo “è diverso”.

Purtroppo non spiega in cosa sia “diverso”. Classico.

Un’altra suora vaneggia:
“Ad esempio noi in questa casa viviamo in 4 o 5. Se io mi arrabbio con Maria Carmen o con Bianca o con Begonia, è impossibile vivere se non cerchiamo di nuovo la comunione. Mi costa molto, però vedendo che il Signore mi perdona, io scopro l’amore [sic: scoprooo???]. E l’amore si manifesta perdonando il nemico. In quel momento IL NEMICO è quella sorella con cui non vado d’accordo. Perché la cosa più dura nella vita religiosa è proprio il contatto quotidiano”
INCREDIBILE.

Al di là di sentir dire da una suora che “solo ora scopre l’amore”, queste frasi implicano di più.

Sono riusciti ad insinuare anche nelle suore la mela primordiale: l’altra suora è il “nemico”. L’albero dell’Eden per Eva era il “nemico”, ambedue “MI LIMITANO”.
Solo perché magari si sono bisticciate.

Sono riusciti ad introdurre IL NEMICO anche nel convento francescano.
Ma suore… L’altra suora è L’ALTRO, CRISTO, non IL NEMICO.

Le suore convertite da Kiko
Oppure… guarda guarda, che pian piano si viene a scoprire il progetto del maligno: L’ALTRO È CRISTO (come dice Kiko che gli disse la madonna), o È IL NEMICO?

Se sono ambedue le cose, significa che CRISTO È IL NEMICO.

Il kikianesimo, L'ALTRO, a volte l’altro lo chiama “Cristo”, a volte “nemico”, dipende da come porge il discorso.

Ma non può essere così: o è l’uno o è l’altro.

O lo devo amare in quanto amando l’altro “amo Cristo in lui”, o lo devo amare “perché l’altro è il nemico”.

“Fai comunità che vivano in umiltà, semplicità e lode, dove L’ALTRO È CRISTO” afferma Kiko che gli avrebbe detto la Madonna.

Perché allora definisce Cristo nell’altro, il “nemico”?
Questo punto meriterebbe maggiore approfondimento.

Insomma, le suore ne sono rimaste convinte.
Dice infatti un’altra suora:
“Io vedo come con l’esperienza del neocatecumenato, del Cammino Neocatecumenale, le relazioni a livello umano sono migliorate. La mia esperienza concreta è che io vedo in me delle tare psicologiche che mi impediscono di mettermi in comunione con gli altri. Ma nella mia comunità mi sento più amata, più accettata, e questo mi aiuta a migliorare”.
La suora che "vede in sé tare psicologiche"
Ma a che livello stiamo, di psicologia e psichiatria, o siamo sul piano della fede?

La suora vede in sé “delle tare psicologiche” che “migliorano” stando nella sua comunità, dove si sente più amata…

Il neocatecumenalesimo è riuscito anche ad insegnare alle suore “più capacità di perdonare, come una necessità, non è una cosa imposta dal di fuori. Ma ti viene dal di dentro”.

PRIMA no.

Finita l’allucinante esperienza di tutte le suore, si parla dell’omicidio di Vittorio Bachelet, ucciso dai terroristi sulle scale dell’università di Roma nel 1980.
Al funerale, il figlio Giovanni pronuncia parole di perdono e nel video si sente di sottofondo il canto parrocchiale “Quando busserò alla tua porta”.

In studio viene intervistato anche il fratello di Vittorio, Adolfo, che è un padre gesuita.
Anche lui dice che tutti in famiglia hanno perdonato, si aspettavano quell’evento.

Vittorio Bachelet e famiglia aderivano all’Azione Cattolica, per cui viene intervistato in studio l’allora presidente dell’Azione Cattolica che dice:
«Un perdono così non si improvvisa, evidentemente è un perdono che rivela la vita di una famiglia “in stato di perdono”, cioè in una condizione perenne, quotidiana di tensione verso il perdono. Credo davvero che per giungere a degli atti così significativi che segnano una vita, ci sia alle spalle un cammino continuo di formazione all’amore e quindi al perdono».
Ah, ma allora la Chiesa “funzionava” anche prima dell’avvento dell’Argüello!

L’Azione Cattolica, infatti, era nata ben nel 1867!

È da questa Chiesa che è arrivata la formazione ed il perdono.
La Chiesa che l’Argüello ha sempre denigrato e attaccato.

E le suore ancora non lo sapevano…
Maddai…

Però Monticone, l’allora presidente dell’A.C., non parla proprio come l’Argüello:
“Di conversione continua, sì, direi esercitata anche. Evidentemente è un PERDONO CONQUISTATO, CON FATICA (il contrario del Cammino Neocatecumenale, per loro è GRATIS). E non soltanto conquistato in quel momento tragico e straordinario, ma conquistato giorno per giorno in quel contesto familiare, umano, ecclesiale, in cui è vissuta e vive quella famiglia”.
PERDONO CONQUISTATO CON FATICA.

E se il perdono, come tutti dicevano prima, non è opera umana, vuol dire che per vivere in questa dimensione costante di perdono quotidiano, qualcosa l’uomo di suo ci deve mettere, affinché il divino scenda sull’umano.

In effetti Gennarini, prendendo spunto da delle parole di Giovanni Paolo II, corregge immediatamente il tiro, alla maniera neocatecumenale:
“Abbiamo ascoltato cosa ci ha detto il Papa… Questo è impossibile per l’uomo, per le forze dell’uomo, occorre certamente CHE DIO PRENDA L’INIZIATIVA perché possa avvenire questo, che Dio apra la strada del perdono e dell’amore…”
IMPOSSIBILE PER L’UOMO.

Certo, sulle sue sole forze, ma l’uomo, quando combatte nella fede, combatte INSIEME A DIO.
Però combatte.
Guai se smettesse di farlo, come predicano i neocatecumenali.

Quella contro il male è una battaglia dell’uomo, con Dio come alleato.
Non è, come dicono i neocatecumenali, che l’uomo debba solo cantare, ballare e mangiare e poi “fa tutto lo Spirito Santo gratis”.

È il GRATIS il punto perverso dell’eresia kikiana.

Si dà all’uomo ciò che vuole: compagnia, ambiente, allegria (solo di facciata), baldoria, banchetti, viaggi chiamati “evangelizzazione”…
E poi gli si dice che “non deve fare altro”, un giorno “passerà lo Spirito Santo” e lo farà “uomo nuovo” gratis.
Solo per essere andato in compagnia, aver suonato, ballato, mangiato, viaggiato ed ascoltato la Parola di Dio in libera interpretazione.
Pure la soddisfazione di credere che “io posso interpretare quello che la parola dice a me”, è una cosa deviata, ma allettante, così ognuno se la può accomodare a piacimento: “Secondo me…”

Miglior pacchia non la poteva escogitare.
Unico scotto: dover obbedire agli “illuminati” catechisti, senza pensare.

Per molti non pensare è pure un vantaggio: pappa scodellata per tutta la vita.
Tanto va bene tutto, io “qui sto tanto bene…”

Quasi a conclusione si intervista un padre di famiglia che dovrebbe riassumere tutto quanto detto in precedenza.
Chi parla è un uomo semplice, un carpentiere da Cittanova a Reggio Calabria.

Dice che giocava a poker e barava, anche per somme molto alte, intravedendo nella causa del vizio del gioco un malessere interiore.
Un giorno, mentre giocava a carte, morì un suo figlio di 13 anni per un attacco all’aorta.
Da lì ha iniziato a farsi domande e, dopo aver letto un manifesto affisso in parrocchia, è andato ad ascoltare le catechesi per adulti.
Scrutando le Scritture aveva ascoltato parole sul perdono al nemico.
Così, quando gli hanno ucciso un figlio di 21 anni, ha potuto perdonare.
In 10 anni a Cittanova avevano ucciso ben 32 persone. Questioni di faide.
All’apprendimento della notizia si è messo in ginocchio a pregare per “chiedere perdono”.
Il cugino, latore della notizia, ha pensato che “forse questo qua c’entra nell’omicidio di suo figlio”, perché in effetti, se chiedeva perdono, non stava perdonando.
Dichiara di amare i suoi nemici.
Della moglie, non presente all’intervista, neanche l’ombra, mai rammentata nemmeno una volta.
Su questa testimonianza niente commenti.

Cittanova appartiene alla diocesi di Oppido Mamertina-Palmi e ci sono solo due parrocchie.
A noi non pare che ad oggi esista il Movimento Neocatecumenale in nessuna delle due.
Almeno questo è ciò che risulta da un'attenta ricerca online.

Si conclude il ciclo di trasmissioni neocatecumenali con il canto neocatecumenale “Per amore dei miei fratelli” eseguito dalla band neocatecumenale della parrocchia di S. Luigi Gonzaga.

Rigorosamente sempre in incognita fino alla fine…
(fine)


Nel 1983 la RAI trasmise sei puntate di propaganda neocatecumenale nella trasmissione "Il sale della terra" condotte dal neocatekiko Mimmo Gennarini. Gli articoli precedentemente pubblicati su questo tema sono:
  1. introduzione e contesto storico
  2. "prima-e-dopo", dalla prima puntata de Il sale della Terra
  3. "fruttidelcammino", dalla prima puntata
  4. sofferenza-morte-ingiustizia, dalla seconda puntata
  5. il possesso della morte, introduzione alla terza puntata
  6. il possesso della resurrezione, terza puntata
  7. devianze neocatecumenali, quarta puntata
  8. trasmissione della fede ai figli, quarta puntata
  9. la "novità" nella Chiesa, quinta puntata
  10. le opposte teologie a confronto, quinta puntata
  11. testimonianze sulla mancanza di carità dei fratelli del Cammino