lunedì 13 luglio 2020

"IL SALE DELLA TERRA" IV° PUNTATA. DEVIANZE NEOCATECUMENALI

Analizziamo qui la quarta puntata de "Il sale della terra", trasmissione RAI di propaganda neocatecumenale, trasmessa nel 1983. In calce a questo articolo trovate i link agli articoli relativi alle altre puntate.

Questa quarta puntata inizia col video della stessa Veglia pasquale già mostrata in una puntata precedente.
Scarseggiano gli esempi?
Spesso figurano gli stessi video, dalle solite locations.

Adesso però l’attenzione è incentrata sui bambini, perché il tema dovrebbe essere la “trasmissione della fede ai figli”.
In realtà nella prima parte della puntata si tenta solo di legittimare alcuni usi neocatecumenali. Le loro "novità" deviate.

Nel video proposto, spicca l’immancabile figura di Giampiero Donnini, mentre i bambini cantano il canto neocatecumenale “Che cosa c’è di diverso in questa notte”.

Bambini alla Veglia Pasquale neocatecumenale
Kiko e Carmen presenti, insieme ai loro "catecumeni", raccolti un po’ da ogni dove: riappaiono Maurizio Pallù, Daniel Lifschitz (quelli del video sugli itineranti), per ciò che possiamo riuscire a vedere: tutti a raccolta da ogni parte d’Italia per la Veglia di Pasqua.
Il numero dei presenti non è quindi identificabile con quello di una parrocchia.
La magia dei numeri…

In studio c’è la bambina “protagonista” solista del canto alla Veglia, nemmeno troppo intonata, che chissà perché era stata scelta tra tutti gli altri bambini. È lì con la madre.

La bambina solista alla
veglia di Pasqua neocatecumenale.

Un elemento per dare spettacolo?
Mimmo Gennarini intervista la madre sulle risposte da dare ai quesiti contenuti nel canto dei bambini: perché si digiuna, perché si sta svegli tutta la notte, cosa si aspetta.

La madre, da buona neocatecumenale, in soldoni risponde che aspettano Gesù che si fa presente IN QUESTA NOTTE nella loro vita.

Gesù passa, si fa presente”, come spiegava un articolo del blog, QUELLA NOTTE.

Credono di essere il popolo ebreo alla liberazione della schiavitù dell’Egitto, quando Jawhé passò nella notte per liberarli dalla schiavitù.

Per noi cristiani, invece, Gesù è SEMPRE PRESENTE specialmente NELL’EUCARESTIA, non si limita a “passare” e poi andar via: siamo ben consci che la Pasqua rappresenta il centro della fede cristiana e non ci illudiamo che il Signore "passi" andando via.

Viene mostrato ancora una volta il video di Kiko che canta il Preconio.
E due, l’hanno già fatto vedere nella seconda puntata.

Come nella seconda puntata si invita a parlare il solito padre Farnes, per chiedergli come mai si sta svegli tutta la notte.
Farnes straparla, dipingendo la Pasqua come un “segno”, prima ancora che come Eucarestia:
Per i cristiani LA VEGLIA È UN SEGNO, è un segno soprattutto dell’amore che attende spesso nella notte, nella notte dell’oscurità di questo mondo e spera nel Salvatore. C’è una storia nella chiesa primitiva che fa vedere, credo io, un po’ questo fatto. Una ragazza, ora fa più o meno 1700 anni (quindi nel 280-300 d.C.), domandava a Tertulliano se era possibile per lei cristiana prendere come sposo un pagano. E allora Tertulliano dice: “Va’, è possibile, ma è molto difficile, perché che penserà tuo marito quando arriverà la notte di Pasqua e bisogna andare tutta la notte alla chiesa per celebrare la resurrezione del Signore?” Per Tertulliano si vede come la chiesa primitiva non capiva un cristiano senza questa speranza di vegliare per la Pasqua e per ottenere nella Pasqua la sua piena liberazione. Per questo, come la festa di Pasqua è la più grande di tutti i giorni dell’anno, per questo la chiesa sente la necessità di fare una veglia molto estesa, molto lunga”.
Farnes farnetica…
Non sono un’esperta, ma ho cercato di capire qualcosa sulla Veglia di Pasqua della chiesa primitiva e la prima cosa che ho capito è che si è tentato di “ricostruirla”, perché non ci sono documenti esaustivi che la spiegano. Se ci fossero, l'autorità della Chiesa li avrebbe sempre tenuti in considerazione nella liturgia e fatti conoscere. I sedicenti "riscopritori" hanno sempre qualcosa da inventare...

Innanzitutto dobbiamo considerare il fattore della misurazione del tempo: i romani non misuravano il tempo come noi oggi, solo nel medioevo è stato possibile stabilire una corrispondenza precisa tra le ore dei Romani e le nostre.

Per cui quando nella Didascalia siriaca del III secolo si parla di Veglia pasquale “fino all’ora terza della notte”, si deve assumere "fino alle 3" perché alle 18 cominciava convenzionalmente la "notte" e si procedeva al conteggio in raggruppamenti di 3 ore.

Dunque “tutta la notte fino all’alba” è una ricostruzione, non un dato certo.

Inoltre fino al IV secolo la Pasqua veniva celebrata in un solo giorno, solo dopo si articolò nella Settimana Santa e nel Triduo Pasquale, perciò i vari punti da celebrare erano di più tutti insieme.

La Chiesa ha operato le sue variazioni già nei primi secoli, variazioni tutt'altro che arbitrarie e tutt'altro che estetiche o esotiche.

Così come la raccontano i neocatecumenali e chi con loro, suona piuttosto arbitraria la veglia di "tutta la notte": prendendo un pezzo qua e un pezzo là da dichiarazioni antiche non esaustive, ma soggette a “ricostruzione”, e magari estrapolate dal contesto, senza tener conto di altri aspetti collaterali, e spesso fondamentali.

All’epoca delle prime comunità cristiane, dire “la notte”, significava “a partire” dalle sei del pomeriggio.
E questa è l’unica cosa certa.

Intanto Gennarini continua con la Veglia di Pasqua e mostra in video dei battesimi per immersione, sottolineando che:
“probabilmente molti di voi non conoscono”:
Sì, in effetti nel 1983
molti non conoscevano questa "modalità".
Per completare il quadro, mostra anche l’agape di fine veglia, senza aver mancato di dire che prima della veglia questi “fratelli” hanno digiunato per due interi giorni e poi hanno festeggiato tutta la notte di Pasqua.

C’è addirittura un inviato esterno ad intervistare i bambini che, una volta riattivati dal sopore della Veglia, adesso sono tutti pimpanti in compagnia.

Mi ricordo benissimo che anche da noi, una volta finita la Veglia, tutti i bambini si svegliavano ben felici di mangiare, ridere e giocare tra di loro. Ma durante la Veglia molti dormivano.

Comunque, le risposte che questi bambini danno alla domanda:
Qualcuno mi sa dire che cos’è la Pasqua?
sono risposte molto ebraiche, molto riferite all’Antico Testamento, più che alla Pasqua cristiana:
“Passaggio nel Mar Rosso… passaggio dalla schiavitù alla libertà… passaggio "saltando" le case degli ebrei, quando l’angelo della morte andava ad uccidere i primogeniti maschi degli egiziani, perché gli ebreisulla loro porta avevano messo una croce col sangue di un agnello…”
I bambini
intendevano questo "passaggio" pasquale?
Tutti utilizzano la parola “PASSAGGIO”, Jahwé passa, il Signore passa…

Ho letto sull’etimologia della parola ebraica “pesah” (Pasqua), che significa “passare oltre” ed anche in un certo senso “passaggio”. Passaggio nel Mar Rosso, nel deserto, passaggio di Jahwe alle case ebree in Egitto…

Con questo termine si identificava la pasqua ebraica che anche Gesù aveva sempre celebrato come giudeo, ma l’avvento di Cristo ne modifica la sostanza, pur mantenendo lo stesso termine.

Poi da grandi, come potranno non credere che il Signore non “passa”, ma RESTA “con noi fino alla fine del mondo”?

Hanno imparato benissimo la lezione, tanto che per dimostrare che il Signore È VENUTO questa notte, portano gli stessi evanescenti esempi dei loro genitori. Solo parole, solo chiacchiere:
Quando io stavo vedendo i cartoni animati, mia madre mi ha detto “vai a dormire”. Io mi sono messo nel letto ho pianto e dopo ho dormito e poi sono andato a Pasqua arrabbiato, però dopo anche io sono uscito contento, in allegria
Uscito contento… in allegria… quante volte l’abbiamo sentito!
Lo credo che il bambino fosse contento “quando è uscito”, probabilmente dopo aver dormito quasi tutta la notte: se la godeva infatti ridendo e scherzando coi suoi amichetti.
L’allegria.

Ma i genitori non sono molto più convertiti al cristianesimo dei figli.
Uno di loro, alla domanda sul perché ha battezzato suo figlio questa notte, risponde:
Perché la notte di Pasqua è la notte fondamentale del cristianesimo, nel senso che in questa notte NOI RICORDIAMO che Gesù Cristo è entrato nella morte per noi, per me e per te…”
RICORDIAMO??
La Pasqua non è un RICORDO di un evento passato.

Se così fosse potremmo festeggiare i “ricordi” di ogni evento storico che ci sembri importante.

La Pasqua è MEMORIALE, che, come dice Papa Francesco:
Ci rende partecipi della sua vittoria sul peccato e la morte… “memoriale” non è soltanto il ricordo degli avvenimenti del passato, è qualcosa di più” che li rende in un certo modo presenti e attuali… non è soltanto un ricordo, no, è di più: è fare presente quello che è accaduto venti secoli fa… La Messa è rifare il Calvario, NON È UNO SPETTACOLO”.
"La Messa è rifare il Calvario,
NON È UNO SPETTACOLO"

(Papa Francesco)
Dopo aver dato le sue dimostrazioni di come i neocatecumenali siano confusi (credendo di farli sembrare invece più cristiani di Cristo), Gennarini interroga ancora Farnes sul perché del battesimo per immersione.
Farnes parla della connessione tra “segno” e sacramento, ma commette il madornale errore di sganciare il primo dal secondo e blaterando di sepolcro:
Il battesimo è un segno e un sacramento. Si fa una cosa per fare capire un’altra. Per esempio si stringe la mano per fare capire la nostra amicizia. Allora IL BATTESIMO È IL SEGNO DELLA NOSTRA UNIONE A CRISTO. Allora L’ACQUA DEL BATTESIMO, IN QUALCHE MANIERA, SIGNIFICA IL SEPOLCRO DEL SIGNORE.
Fermiamoci subito.
Quest’uomo spara eresie e nessuno lo ferma!

Il battesimo è UN SACRAMENTO - cioè segno sensibile ed efficace  - NON È UN GENERICO SEGNO come lo "stringersi la mano". Il sacramento lo ha istituito Nostro Signore, non è una convenzione, come sta invece dando ad intendere Farnes in vena di paroloni esotici e altisonanti. E l'acqua-sepolcro è un'altra forzatura scenografica. Tutto questo parolame serve solo a indurre i telespettatori a pensare che il battesimo è un rituale "da fare la notte di Pasqua" altrimenti non è un segno abbastanza valido.

Notate l'affabulazione. Ciò che ha valore è il sacramento, ma Farnes mette per primo il “segno”.
Paragona la stretta di mano al battesimo: entrambi questi gesti-segni vogliono far capire qualcosa.
Ma come può paragonare un sacramento ad una stretta di mano, il gesto-segno al contenuto?
Quel che conta è che attraverso il battesimo-sacramento discende sull’uomo lo Spirito di Dio e lo rende figlio. Il segno è cosa secondaria, non primaria, segno e sacramento non sono la stessa cosa. È il sacramento che si fa con un segno.
Segno = complemento di mezzo. Non soggetto.

Ma poi ne spara una ancora peggiore, in soli 30 secondi: L’ACQUA DEL BATTESIMO SIGNIFICA IL “SEPOLCRO DEL SIGNORE”!!!

IL SEPOLCRO DEL SIGNORE!!


"Il sepolcro del Signore."
Questo significa l'acqua del Battesimo per Farnes
Quando tutti sanno che l’acqua battesimale è “l’acqua su cui è invocato lo Spirito che dà la vita”, come dice Papa Francesco

È lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica.

Perché quest’uomo dice SEPOLCRO DEL SIGNORE?

Ma non abbastanza soddisfatto, continua il proprio show:
ALLORA SE NOI VERSIAMO UN PÒ D’ACQUA SUL CAPO DI UN BAMBINO O DI UN ADULTO PER BATTEZZARLO, SIGNIFICHIAMO GIÀ CHE QUESTO UOMO È POSTO IN CONTATTO CON QUESTA MORTE E SEPOLTURA DEL SIGNORE
Questo bambino, attraverso il Battesimo,
secondo Farnes, sarebbe "messo in contatto
con la morte e sepoltura del Signore" e basta
Aiuto!
Ma perché non l’hanno fermato?
Mi duole il cuore.

È vero che San Paolo dice:
Quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte. Per mezzo del Battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova
Ma san Paolo lo dice per intendere che il Battesimo è un “lavacro che purifica, santifica e giustifica”, purificandoci dai nostri peccati per la vita nuova. Sta parlando in senso figurato. Il centro del discorso non è la scenografia del sepolcro, ma la salvezza in Cristo.

Se fosse limitato all’essere “posti in contatto con la morte e la sepoltura del Signore”, che scopo avrebbe?

Continua Farnes:
Il Concilio precisamente ha detto che è molto importante che i segni cristiani siano i più chiari possibile. Allora per questo la chiesa dopo il Concilio permette anche il Battesimo per un po’ di infusione dell’acqua, ma nel suo rituale raccomanda fortemente di fare il Battesimo per immersione”.
Seppure ad opera del riformista Bugnini, il nuovo Rito per il Battesimo dei bambini del 1970, non dice che è “fortemente raccomandato il battesimo per immersione” e “permesso quello per infusione”. Figurarsi…

Dice:
Si può LEGITTIMAMENTE USARE sia il rito di immersione, segno sacramentale che più chiaramente esprime la partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo, sia il rito di infusione”.
“Più chiaramente esprime” è diverso da “fortemente raccomandato”.

Nemmeno Bugnini osò tanto.

Siccome i neocatecumenali hanno la fissazione dei “segni” (dovuta alla loro ossessione del dover trasformare la liturgia in uno spettacolino), che tengono sempre in maggior considerazione dei contenuti, Gennarini approva:
E quindi parla anche al cuore di tutta la chiesa questo SEGNO più forte. Parla all’interno, diciamo.”
Ma il sacrilego Farnes rincara ancora la dose, mentendo nei suoi vaneggiamenti:
Il Battesimo, non è un segno individuale dei singoli cristiani, ma della chiesa. Per questo si capisce che un prete per esempio, anche un vescovo, non può dire "Ah è meglio fare questo segno". È necessario che sia la Chiesa. Per questo il Concilio HA FATTO QUALCHE CAMBIAMENTO, con l’autorità, per così dire, di supremo pastore della chiesa, che è il Papa”.
Veramente il maligno è subdolo. Pure bugiardo.

È vero, la Chiesa “ha fatto qualche cambiamento”, MA NON HA CAMBIATO IL MODO DI AMMINISTRARE IL BATTESIMO, NÈ AI BAMBINI NÈ AGLI ADULTI.

HA SOLO CODIFICATO CHE IL “SEGNO” PER IMMERSIONE “ESPRIME PIÙCHIARAMENTE”. NON LO HA NÈ IMPOSTO NÈ CALDEGGIATO.

Quindi potremmo dire al subdolo Farnes che il prete o il vescovo possono benissimo dire “Ah è meglio fare questo segno”. POSSONO.

I cambiamenti operati dalla Chiesa” non glielo impediscono affatto.

Infatti nella Chiesa, ancora oggi, il Battesimo viene amministrato massimamente per infusione. Nella Chiesa cattolica conta il sacramento, non la scenografia.
Per immersione - e praticamente solo per immersione - lo fanno solo i neocatecumenali e certe chiese orientali prima di loro. Oppure i protestanti e i Testimoni di Geova, che non sono Chiesa.

L’ultima domanda è sull’agape, che Gennarini chiama per due volte “cena”, anche se avviene all’alba e si meriterebbe più l’appellativo di “colazione”.
Farnes risponde:
Io direi che questo non è proprio un sacramento, ma è espresso molto bene quello che sente la chiesa…
Lui direbbe che “non è proprio un sacramento”…
E chi ne ha mai dubitato?
Non è una sua opinione, è una realtà.

Sempre di più emerge che QUESTA LORO NUOVA “CHIESA” non è riuscita a passare NIENTE alla Chiesa Universale, tutto ciò che hanno partorito negli anni è rimasto relegato la loro rametto che si è sempre più rinsecchito.
Hanno solo fatto adepti con vane promesse e adesso sono solo un ammasso di “clan”.

(fine settima parte -- segue)


Nel 1983 la RAI trasmise sei puntate di propaganda neocatecumenale nella trasmissione "Il sale della terra" condotte da Mimmo Gennarini. Gli articoli precedentemente pubblicati su questo stesso tema sono:
  1. introduzione e contesto storico
  2. "prima-e-dopo", dalla prima puntata de Il sale della Terra
  3. "fruttidelcammino", dalla prima puntata
  4. sofferenza-morte-ingiustizia, dalla seconda puntata
  5. il possesso della morte, introduzione alla terza puntata
  6. il possesso della resurrezione, terza puntata

15 commenti:

  1. Uomo Libero!!!13 luglio 2020 09:07

    LA VISIONE DE "IL SALE DELLA TERRA" CAUSA FLATULENZA..

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  2. Come in ogni setta degna di essere indicata tale, anche il Cammino ha vissuto questa schizofrenia: da un lato segretezza ossessiva ("gli arcani" da non rivelare a nessuno), dall'altro la foga con cui vogliono esibire le loro particolarità (cioè le loro invenzioni campate in aria ma necessarie a distinguersi dagli altri).

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  3. Per la fede di un cattolico è molto importante la comprensione di cosa sia un sacramento. In particolare, per comprendere l'efficacia del Battesimo, può essere importante pensare all'Eucaristia. Ora, noi sappiamo che quel pane è Cristo nella sua interezza, corpo, sangue, anima e divinità. Quindi il segno che vediamo non si limita ad essere tale, cioè non è un simbolo che ci rimanda ad una realtà, bensì un segno speciale, che realizza ciò che rappresenta. Quello che per i nostri sensi è pane, non rappresenta Cristo ma è in realtà Cristo.
    Così per il battesimo. I nostri sensi percepiscono l'acqua che scorre sul capo del battezzando, ma la realtà è che in quel battesimo egli diviene figlio di Dio, l'azione dello Spirito Santo nell'acqua benedetta lo lava efficacemente dalla colpa del peccato originale (e da altri peccati, nel caso sia un adulto).
    In questo senso l'immersione completa rappresenta meglio ciò che in realtà avviene in quel momento: cioè lo rappresenta visivamente, non dal punto di vista fattuale.
    Ora, in questa puntata de Il sale della terra, che non ho voglia di vedere ma che Libera fedelmente riporta, le idee vengono orribilmente confuse.
    Viene cioè fatto pensare che l'immersione, i canti, nell'ambito di una veglia che dura tutta la notte (interpretando erroneamente Tertulliano), diano più efficacia al sacramento.
    È vero esattamente il contrario: tanta scenografia spesso culmina, per i neocatecumenali, nel battezzare il sedere dei bambini, togliendo l'elemento essenziale nella procedura battesimale, cioè che venga bagnato per tre volte il capo del battezzando mentre viene pronunciata la formula del rito.
    Ciò non renderà il sacramento invalido, speriamo, ma certo è gravissimo; come è grave che tanti battesimi siano stati fatti in hotel e capannoni in bicchierozzi di plastica o plexiglas, visto che, come ricorda lo stesso Farnes, il battesimo è un atto della Chiesa, quindi, se non ci sono situazioni di gravità e di urgenza, va celebrato in chiesa.
    È evidente che la liturgia cattolica viene ritenua insufficiente, al punto di doverla inzeppare di elementi extra liturgici, come il canto dei bambini; ma, peggio ancora, la liturgia Pasquale viene confusa con un festeggiamento ebraico, come se fossero fermi ancora al Mar Rosso e all'uscita dall'Egitto, cioè celebrassero la 'figura' della salvezza e non la salvezza stessa che solo Gesù ha portato nel mondo e che solo la Chiesa cattolica, con la sua liturgia, celebra e vive in pienezza.

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  4. Il discorso di Tertulliano è anche un richiamo all'endogamia. A "pagano" puoi sostituire " cristiano della domenica" che si accontenta della veglia normale in parrocchia.

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    1. Ci sono alcuni punti fermi che i neocatecumenali ignorano, e che non dovremmo ignorare anche noi quando riprendiamo il discorso.

      Per esempio: endogamia è spesso usato come termine dispregiativo. Le indicazioni dell'Apostolo in tema di matrimonio riguardano la salvezza. Sposarsi con una persona potenzialmente molto ostile alla fede, è un firmare una cambiale in bianco. Il sacramento dà la grazia ma non impedisce la libertà umana (né la propria, né quella del coniuge).

      L'endogamia neocatecumenale serve solo per motivi finanziari e organizzativi (decime, convivenze, kikizzazione della famiglia e della casa, incremento della popolazione dei kikolatri...).
      L'«endogamia» tra cattolici intende promuovere la fede (propria, del coniuge, dei figli). Sentir bestemmiare il papà la domenica dopo essere rientrati dalla parrocchia, non è bello né educativo.

      Altro esempio: viviamo per la salvezza (cioè per la comunione eterna col Signore), non per l'esecuzione di una serie di regole. Quelle norme che la Chiesa ci dà - come ad esempio il precetto festivo - sono un sostegno. Quelle norme che Dio ci ha dato - come ad esempio onora il padre e la madre - sono un ricordarci che esistono strade sbagliate che occorre evitare.

      Riguardo alla liturgia, la questione non è il marcar presenza allo spettacolino, ma il vivere col cuore i divini misteri. La "veglia tutta la notte", per i kikos, è lo spettacolino autogestito che deve sembrare più lungo degli altri. La "veglia normale in parrocchia" è la liturgia di tutta la Chiesa. Vivere bene quest'ultima è meglio che mettere a durissima prova la propria pazienza e la propria costituzione fisica. Nostro Signore gradisce un cuore umile e contrito, non uno spettacolino autogestito.

      Noialtri che preferiamo la liturgia tradizionale in latino, la preferiamo perché vi si vivono meglio i divini misteri. Tale liturgia non ha nessun "abbellimento", e non ha nessun punto in cui il celebrante o i fedeli possono fare di testa propria. La lingua latina non è di ostacolo (così come l'inglese non è un problema nei videogiochi per ragazzini), ma la garanzia che le parole non cambino di significato. La liturgia (sia la tridentina che quella "in italiano") non si misura sulla durata o sulla spettacolarizzazione o sul numero di partecipanti.

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  5. Se per i camminanti il Battesimo cristiano è un SEGNO, quale è la realtà a cui fa riferimento? Forse il Cammino stesso, che viene considerato il compimento del segno?
    Per cui il Battesimo cristiano sarebbe equiparabile a quello di Giovanni il battezzatore?
    Probabilmente per molti del Cammino, quelli più in buona fede, non è così, almeno per ora, ma il linguaggio del Cammino è chiaramente, e ripeto: CHIARAMENTE, eretico.

    E poi l'insistenza della Pasqua che è il passaggio dalla schiavitù alla libertà... Ok, ma questo per gli ebrei.
    Per i cristiani è il passaggio dalla schiavitù del PECCATO, alla libertà della grazia.

    PECCATO: è un termine tanto ostico? Lo era anche per Lutero.
    Eppure, se non si ha un concetto esatto di cosa è il peccato, è impossibile scoprire la misericordia, e la gioia di essere salvati si riduce a un'ebete sensazione di: "Allegria!", il cui spirito è messo bene in evidenza dalla colazione a crepapelle del post Veglia.

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  6. A me il battesimo neocatecumenale è sempre sembrato una sorta di rito barbaro. I poveri bambini tutti, senza NESSUNA eccezione, piangono disperati. Perché sottoporli ad uno stress simile solo per differenziarsi? Solo per dire che non è la stessa cosa del "normale" battesimo per aspersione? I poveri bambini ovviamente non possono difendersi. Fin da quando vidi quei battesimi pensai che se avessi avuto figli non li avrei sottoposti a quella tortura, anche se di breve durata. I catechisti per questo non erano contenti. Forse pensando di farmi venire dei sensi di colpa, con l'ultimo figlio mi hanno detto che il battesimo per aspersione non era "la stessa cosa", quasi intendendo che avesse meno validità agli occhi di Dio. Alla mia richiesta di chiarimenti su quest'affermazione, non hanno saputo cosa dirmi. Secondo me il battesimo per immersione può avere un senso nel caso di persone che si battezzano da adulte, ma non con neonati inermi che ovvismente non sono in grado di capirne il significato.

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  7. Notizia non rilevante all articolo ma comunque interessante: qui in Texas come in tutti gli stati uniti Hanno fatto la missione per le strade 2x2, perché ovviamente la Merkaba non si può fermare. I pochi che sono andati, la maggior parte sono dovuti ritornare perché hanno contratto il Covid! Che vorrà loro dire nostro Signore?

    Anonimo Texas

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    1. il problema è che invece passeranno da eroi

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    2. Vuol dire che l'evangelizzazione non deve fermarsi nemmeno di fronte ad una pandemia poiché lo Spirito di Dio è più forte di questo male.

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    3. Il fratello che oggi si firma Arpas cade nel madornale equivoco di confondere l'evangelizzazione con un'attività spettacolaristica.

      Ma che ci volete fare, è il solito cretinismo neocatecumenale, frutto principale dell'idolatria per Kiko.

      Ora, qualcuno può forse affermare che coloro che in clausura sono arrivati alla santità, facendo una vita di preghiera e di silenzio e di nascondimento, non avrebbero evangelizzato?

      Invece sì, hanno evengelizzato eccome (e la patrona delle missioni è una giovanissima monaca di clausura): per evangelizzare è anzitutto necessario curare la propria anima. Recitare da soli un rosario, nel segreto, vale molto più di cento piazzate schitarranti. Nella Chiesa Cattolica, infatti, l'evangelizzazione è il risultato, non la premessa; è il punto di arrivo di una fede vissuta, non il punto di partenza di una fede, figurarsi se si tratta di fede inquinata.

      Inoltre la vera fede implica sempre il buon senso e la prudenza. Quelle che a noi sembrano azioni temerarie di certi santi (come chi ha abbracciato un lebbroso), è solo perché siamo incapaci di comprendere il livello di santità tale per cui non era temerarietà ma coraggio, non era pazzia ma era amore sconfinato al Signore, non era spettacolarismo scenografico ma disposizione del cuore. Non siamo santi, perciò non possiamo scimmiottarli, né possiamo illuderci che la temerarietà equivalga al coraggio della fede.

      Vedete, i kikos sono addestrati a fare questo ridicolo ragionamento:
      - evangelizzare consiste nel portare il kikismo-carmenismo nel mondo;
      - pertanto quando Kiko dice che bisogna andare in piazza, ci andate anche col Covid19;
      - non si perda mai occasione di dire "noi kikos evangelizziamo voi no", "noi kikos eravamo 500 voi cattolici zero";
      - e se qualcuno in piazza si ammala di Covid19 allora sia gloria imperitura all'idolo Kiko (e si cerchi qualcuno che paghi la decima degli ammalati che dovessero morire).

      Inutile chiamarlo "kerygma", inutile chiamarla "evangelizzazione", inutile misurarsi e vantare i numeroni gigantoni: annunciare il kikismo-carmenismo non significa portare il Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo.

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    4. Mi duole rispondere ad @ Arpas che l'evangelizzazione, quando vi fa comodo, si ferma eccome.

      Tutti gli itineranti di mia conoscenza sono rientrati alla base a causa della pandemia, anche preti, peraltro incontrando qui situazioni forse anche peggiori.

      Non hanno fatto come i veri evangelizzatori, che hanno condiviso tutto con la terra di missione.

      No, questi vanno e vengono, spesati a dovere, anche per motivi più futili, tipo le vacanze.

      Non condividono NULLA, vanno solo a svolgere la funzione "catechetica" e poco altro, non si mescolano col territorio, che fra l'altro spesso anche cambiano.

      Ma di che si parla?

      Voi fermate l'evangelizzazione QUANDO PARE A VOI, per i vostri comodi e la vostra mentalità "maestrina", e poi... Chi l'ha detto che l'evangelizzazione non si può fermare per un tempo a causa di gravi motivi?

      Lo dite voi per giustificare le vostre scempiaggini, che danno più importanza alle 100 piazzate che all'Eucarestia, con le vostre "messe del catecumeno" (cioè del non ancora cristiano, nella Chiesa primitiva a voi tanto cara).

      Nelle cose ci vuole equilibrio, non indottrinamento e fanatismo, ma il vostro circoncidere quel dono preziosissimo che Dio ha fatto all'uomo, cioè la RAGIONE, non vi permette di comprenderlo.

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    5. @Arpas
      Ma quando imparerete a smettere di tentare Dio...millantando la vs fede...
      ...ti faccio notare che il cnc SI E' FERMATO davanti alla pandemia...e oibò non è successo niente...e Kiko & Co stanno schiumando per questo, la ceatura che non si poteva fermare si è fermata, ed è ancora ferma

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  8. Gli Stati Uniti sono ai primissimi posti per diffusione e decessi a causa del coronavirus.

    I kikos però, che si sono magnificamente adeguati all'assenza dell 'Eucarestia, organizzandosi via zoom tra di loro o facendo "messe del catecumeno" senza prete, o facendosi portare le specie a domicilio, o costruendo altari kikiani nelle loro case-chiese, quando si tratta di "apparire" non si tirano mai indietro.

    Non hanno avuto lo stesso ardire per richiedere le Messe dietro dovute precauzioni, ma hanno l'ardire di andare a mostrarsi nelle piazze.

    Ma quale messaggio potranno portare persone che durante il lockdown si sono nutrite alla propria chiesa casalinga, molto spesso totalmente laica, compiendo talvolta scempi eucaristici?

    Questa bella pensata neocatecumenale non fa altro che sottolineare il loro disallineamento dalla Chiesa.

    Congratulations!

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  9. In merito all'articolo, poi, mi viene da pensare che con un mentore come Farnes, caduto subitaneamente nel dimenticatoio della scena pubblica (qualora ne avesse mai fatto parte), il Movimento Neocatecumenale liturgicamente e dottrinalmente non poteva produrre altro che smog e inquinamento.

    Si capisce che già all'epoca pensavano di operare un cambiamento radicale all'interno della Chiesa, invece sono riusciti solo a destabilizzarla.

    Intanto, aspettando che il Signore "passi", immergono i bambini nel "sepolcro del Signore", mettendoli a contatto con la sua morte e la sua sepoltura.

    E poi...?

    Ci si aspettava per lo meno che si parlasse di rinascita...

    Ma no!

    Farnes si limita a proporre solo la prima parte del Battesimo, dimenticandosi della seconda, che è quella che conta, la liberazione dal peccato e l'adozione a figli.

    Per come parlava, quest'uomo definito da Carmen "bello", traspare un po' il gusto del macabro: corpo morto di mia madre, salma di mia madre, sepolcro, morte e sepoltura...

    Al di là del gusto estetico personale, perché a me "bello" non pareva per niente, questo personaggio è riuscito a mettermi inquietudine.



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