mercoledì 1 luglio 2020

“IL SALE DELLA TERRA” II° PUNTATA: SOFFERENZA, MORTE, INGIUSTIZIA

Proseguiamo con le riflessioni sulle sei puntate de "Il sale della terra" del 1983 imbottite di propaganda neocatecumenale. (Articoli precedenti: introduzione, "prima-e-dopo" nella prima puntata, i "fruttidelcammino" della prima puntata).

Nella II° puntata del “Il sale della terra”, Mimmo Gennarini ripete che “ha lavorato in gruppo” (omettendo neocatecumenale) e che “sono andati in cerca di fatti che provano che Gesù è vivo (nei neocatecumenali)”.

Si ribadisce anche che “molte cose dentro la chiesa ci saranno certo sfuggite e altre non possiamo farvele vedere, anche cose importanti.”
Cioè tutte quelle che NON SONO NEOCATECUMENALI, sebbene importanti.

Neocatecumenali in incognita...
L’argomento della serata è sulla sofferenza, sulla morte e sull’ingiustizia.
Partono quindi tre video in sequenza, su un ospedale, sul terremoto in Irpinia di tre anni prima (23 novembre 1980) e sulla vecchiaia.

Cosa più patetica non si poteva immaginare, perché si può anche rappresentare il dolore senza patetici sentimentalismi. Questione di sensibilità.

Non paghi, presentano una scenetta sui campi di concentramento, stile teatro d’avanguardia, per dimostrare che insieme ai deportati c’era Gesù.
Nulla a che ridire sul contenuto, ma la scenetta risultava inguardabile.
Una cappa lugubre e patetica che tratta la sofferenza (altrui) come fosse un film alla Charlie Chaplin.

Nel video, la mano immaginifica di Gesù aiuta un deportato
A coronamento delle visioni, la band naocatecumenale canta il canto neocatecumenale “Figlie di Gerusalemme”.
L’atmosfera è pronta: un senso di profonda tristezza pervade il pubblico.
Emotività a mille allo stato puro.

È questo il momento giusto per iniziare con le testimonianze neocatecumenali, perché attraverso quelle si dimostra la vittoria sulla “morte ontica”, definizione cara all’Arguello.

Stavolta le testimonianze neocatecumenali sono 7, contro le 2 dei Focolarini.
Sempre partita vinta ai neocatecumenali: 7 a 2.

La prima è di una coppia di Ivrea (ma guarda…), il cui marito è ammalato di una malattia che non perdona, anche se non evidente all’aspetto, ma che vive il tutto serenamente grazie a:
una comunità, vivo in un cammino di fede, che vado verso il Battesimo, quindi la vivo insieme a dei fratelli, sperimento una chiesa, ma la chiesa viva, cioè Gesù Cristo vivo che mi testimonia che si interessa di me”.
La seconda, lunghissima, è di una coppia di Catania, con un figlio down, l’ottavo, ed il padre reduce da un infarto.
Anche quest’uomo “PRIMA” aveva un’immagine di Dio che fa i conti dei peccati, di un Dio terribile, di un Dio che fa giustizia, ma non la misericordia di Dio. “DOPO”:
Mi hanno invitato ad ascoltare una catechesi e ascoltando questa catechesi ho incominciato a vedere un volto di Dio che io non conoscevo… HO SCOPERTO NELLA MIA VITA UNA REALTÀ MOLTO PROFONDA DI PECCATO, MOLTI PIÙ PECCATI DI PRIMA, VEDEVO CHE ERANO DENTRO DI ME. Ma nello stesso tempo vedevo come la chiesa, vedevo come Dio, usando questa mia realtà, mi amava così come ero… c’era l’affanno del denaro, ma il Signore anche in questo ha provveduto”.
Quello che mi ha colpita molto è stato che parlando del figlio down i genitori l’hanno più volte chiamato “questo bambino” (anziché un più naturale "nostro figlio", "il nostro bambino").
Quasi come provassero un distacco, che lo potesse accettare perché non lo sentivano totalmente loro figlio:
Sentire che questo bambino, che è menomato ma ha dentro un amore, e questo amore lo da abbracciandoti… Questo bambino sarà meno intelligente dei bambini comuni…”
Poi la domanda sporca, rivolta a persone che GIÀ andavano in chiesa, credevano in Dio:
“Per te DIVENTARE cristiano in cosa è consistito?”
E la prevedibile risposta:
La mia grande scoperta dalla catechesi a oggi (PRIMA e DOPO) è stata questa: vedere come per DIVENTARE CRISTIANI non c’è bisogno di essere brave persone impegnate, di buona volontà, come mi ritenevo io e quindi fare molti sforzi cercando di essere coerente, ma col risultato di sentirsi superiore agli altri e di giudicare, specialmente in famiglia, cominciando dal marito… questa predicazione mi ha portato una buona notizia, che è Dio che ci può fare santi, che essere cristiano e essere santo è la stessa cosa, perché veramente Lui ha il potere di compiere la parola in chi la accoglie”.
INSOMMA, SONO RIUSCITI A FAR CREDERE AI CRISTIANI DI NON ESSERE CRISTIANI.
INCREDIBILE.
NON LI HANNO AIUTATI A RISCOPRIRE IL LORO CRISTIANESIMO, LI “HANNO FATTI DIVENTARE CRISTIANI”.

Questa visione delle cose è molto grave, perché spazza via tutto il lavoro, tutto lo Spirito precedente elargito della Chiesa.
Qui non si parla di una conversione di cui abbiamo tutti bisogno, tutti i giorni, ma di “DIVENTARE CRISTIANI”, come se prima, per chi aveva ricevuto sacramenti e frequentato le Eucarestie, nulla fosse contato.

È il Battesimo che fa cristiani.
Tiepidi a volte, allontanati altre volte, ma cristiani.
La cosa che serve quindi, è aiutare queste persone, noi tutti, ad entrare in questo Spirito più al profondo, a coltivarlo, innaffiarlo, ma non COMPORTARSI COME SE NON ESISTESSE O NON FOSSE MAI ESISTITO.

Poi si passa ad una testimonianza molto pesa, ma non molto chiara, da El Salvador.

A una donna india del Cammino hanno ucciso il marito, mozzandogli addirittura la testa e la lingua.
Cosa strana. Dice che lo hanno ammazzato senza ragione.

Comunque la signora riferisce che:
I primi anni di matrimonio litigavamo, aveva le sue donne in giro e tornava sempre ubriaco. Io ero arrabbiata e lui mi picchiava. Poi però la nostra vita è completamente cambiata, perché abbiamo ascoltato la parola di Dio.”
Dice di aver perdonato, anche se non ha mai conosciuto gli assassini del marito.

Sul caso viene intervistato anche il prete, che conferma:
La cosa che mi ha impressionato è che non avevano paura della morte, perché sapevano che sarebbero risorti. Da poco era passata la Pasqua e sapevano che la morte era soltanto un passaggio. L’incontro definitivo con Dio e vivevano quell’evento terribile nella fede, certi della risurrezione e per questo perdonavano quegli uomini decisi a togliere loro la vita.
Parlano come se fosse una morte annunciata, come se se la aspettassero, per qualche motivo.

Anche la figlia perdona:
Io penso che Dio ci ha mandato questo come una prova per me, per dirmi semplicemente che non è nel mondo la vita. Io dico che bisogna perdonarli, perché non sanno quello che fanno
Naturalmente, insieme all’intervista, passa il video della donna e della figlia ad una celebrazione neocatecumenale: una trentina di indios che cantano il triste canto neocatecumenale“Resuscitò”.
Tanto per far capire da dove arrivava tutta quella fede.

Passa poi un video di Kiko che canta il Preconio pasquale ad una Veglia pasquale, con Donnini al fianco e una parata di bambini, ancora svegli perché siamo all’inizio della nottata.
Quei bambini saranno stati speciali, se avessero retto fino in fondo. Da noi generalmente si addormentavano, tutti scomposti o lungo distesi sulle panche.

Tra gli ospiti in studio compare per primo padre Farnes, l’istruttore della sora Carmen Hernández, al quale viene chiesto da Mimmo Gennarini che “li faccia entrare meglio in questo canto”.

Ma Gennarini, quello è l’Exultet, un Preconio per la veglia di Pasqua, un canto liturgico, non un canto qualsiasi come gli altri…

Comunque Farnes parla della Pasqua e racconta una cosa un po’ strana:
Dico la mia esperienza con la morte di mia madre. Cosa ho fatto con la salma di mia madre? Una cosa che per i non cristiani sarebbe una cosa strana: ho preso il corpo morto di mia madre, l’ho portato nella chiesa, dinanzi alla mensa del Signore e ho reso grazie a Dio… non perché mia madre era morta… perchè Cristo ha messo sotto i piedi questa medesima morte, abominevole, e ho cantato con tutta la chiesa un canto come quello che abbiamo sentito.
Cioè, mi pare che abbia fatto quello che si fa normalmente ad un funerale, ponendo le salme davanti all’altare, però magari non si canta l’Exultet.

Tutti sappiamo che padre Pedro Farnes Scherer è il “mentore liturgico” di Carmen ed alcuni scritti neocatecumenali ne magnificano le credenziali, come esponente attivo del Movimento Liturgico pre- e post-Concilio.
In Spagna era un po’ più conosciuto, ma da noi in Italia pochi sapevano chi fosse.

Come succede a tutti i neocatecumenali “non più utili”, anche lui ha dovuto pagare lo scotto dell’inutilità.
Si dice infatti che in vecchiaia (morì a 91 anni nel 2017), si sentiva solo e non riusciva ad accettare il pensionamento, dopo una vita molto attiva tentando attraverso insegnamento, conferenze e libri, di diffondere le sue idee.
E’ rimasto sempre un sacerdote, senza alcun tipo di avanzamento.

Il successivo intervistato è il vescovo Antonio Nuzzi, vescovo dell’Irpinia, zona terremotata.
Ma si mantiene sul vago, dicendo soltanto che Dio supera i nostri limiti e ci libera dal peccato. Generico.

Poi è la volta di Madre Teresa di Calcutta. Una santa.

Inimmaginabilmente, Madre Teresa dice che a chi non conosce l’amore di Dio e sta soffrendo, lei direbbe di pregare.
Questo il suo modo di parlare di Dio, senza catechesi interminabili, direttamente alla fonte.
Tutto quello che io e le mie sorelle facciamo è davvero poca cosa, ma portiamo l’amore di Dio ai sofferenti… Questa casa per i moribondi, accoglie solo il Cristo senza tetto. Il lavoro che facciamo non è che l’espressione del nostro AMORE PER DIO in azione vivente”.

Madre Teresa parla
mentre stringe le mani ad un sofferente
Parole bellissime. Un ribaltone rispetto al Movimento Neocatecumenale.

Madre Teresa afferma che è l’amore PER DIO che si traduce in amore agli altri, azione vivente.
Non come nel Movimento Neocatecumenale in cui si magnifica solo l’amore che DIO HA PER L’UOMO, il quale egoisticamente lo segue perché gli cambia la vita, il matrimonio, i suoi guai.

Nel Movimento neocatecumenale l’amore di Dio si riceve e non si dà.

Tra le suore di Calcutta l’amore si dà, prima a Dio e di conseguenza anche ai sofferenti.
Madre Teresa è veramente una santa, non si fa incastrare dalle domande a trappola dei neocatecumenali.

Infatti le si domanda:
Lei con le sue sorelle vive proprio nei posti dove sembra che la sofferenza e l’ingiustizia trionfino. Guardando a tante ingiustizie, a tante sofferenze, come può annunciare che Dio è buono?”
Così lei risponde, candida e sicura, mentre si occupa di un moribondo:
Madre Teresa risponde all'intervista
mentre conforta un moribondo

Non è Dio che fa questo, Dio è giusto, gli uomini sono LIBERI, non è certamente Dio ad obbligarci ad essere buoni o cattivi… possiamo sempre rivolgerci a lui per chiedere perdono

Poche storie, pochi sermoni.
Nulla a che vedere col demonio che “obbliga” al peccato. 
Nemmeno Dio obbliga: noi siamo LIBERI e DIO È GIUSTO.

Dopodiché viene mostrato un video in cui le suore fanno una danza il giorno dell’ordinazione.
Ma non si immagina perché?

Danza delle suore di Madre Teresa di Calcutta
dopo l'emissione dei voti perpetui
di povertà, castità e ubbidienza
Il mostrare le suore di Calcutta che danzano, dà l’”autorizzazione” a mostrare la danza-girotondino neocatecumenale in studio, come faranno alla fine della puntata.
Se ballano le suore di Calcutta, possiamo ballare anche noi neocatecumenali…

Ooops… non neocatecumenali, “chiesa”.

Il fatto è che le suore danzano quel giorno, il giorno in cui sono diventate suore a tutti gli effetti (con la professione solenne dei voti di povertà, castità e ubbidienza), e all’aperto in un cortile.

I kikos invece ballano ad ogni Eucarestia, intorno alla mensa, che però dovrebbe essere l’altare del sacrificio di nostro Signore Gesù.
Ballare in costanza di un sacrificio, per giunta umano, mi pare alquanto fuori luogo. Non è come la danza per la contentezza dell’ordinazione.

Inoltre, cercando un po’, non mi risulta che sia una pratica ancora in uso, quella delle suore di Calcutta.

Dopo Madre Teresa, viene intervistato padre Vanhoye, professore all’Istituto biblico di Roma.
E qual è la domanda?

La classica predicazione neocatecumenale:
che significa che il nuovo testamento dica "che l’uomo è schiavo del male per la paura della morte", che è costretto a fare il male perché ha paura della morte. Che cosa vuol dire questo?”
Vanhoye glissa (probabilmente ha capito che la domanda capziosa intende fargli convalidare qualche cosa di anomalo), per cui parla della disperazione:
San Paolo dice “disperando si sono dati ad ogni sorta di eccessi sessuali”. La disperazione provoca reazioni negative e da queste reazioni ci ha liberato Cristo con la sua morte offerta con un amore tale da ottenere la risurrezione.”
Parla di disperazione, non di paura della morte.
Sembrano cose forse un po' assimilabili, ma la disperazione è l’assenza di speranza. Disperare che qualcosa che ti opprime possa sciogliersi, non fa riferimento necessariamente alla morte nel senso che intende l’Argüello.
Ci vorrebbe troppo a parlarne, ma la differenza è sensibile.

Mimmo Gennarini non approfondisce, il terreno è scivoloso, e passa direttamente a mons. Coughlan, pro-segretario del Pontificio Consiglio per i laici, ponendo la stessa domanda.

Anche Coughlan non si presta all’elogio neocatecumenale: dice soltanto che anche in mezzo alla sofferenza c’è la luce, l’amore di Cristo, come fu padre Kolbe nei campi di concentramento.

Questo è bello, perché Coughlan parla dell’amore di Dio visibile, incarnato in una persona: padre Kolbe.
Non un generico Dio sentimentale che tende la mano ai deportati, evanescente, immaginifico.
No, l’amore di Dio si incarna e si vede: Kolbe diede la vita per salvare una vita. Non sono immagini e discorsi.
Kolbe, incarnazione dell’amore di Dio, non si rintanò per salvarsi dalla pandemia del lager, ma si espose ed ebbe in disprezzo la morte, diede letteralmente la vita.

In conclusione Mimmo Gennarini spiega perché chiama le persone “fratelli”, ed è la spiegazione che conosciamo fin troppo bene:
È perché davvero il Signore stabilisce dentro la sua chiesa UNA FRATERNITA’ CHE’ È PIU’ FORTE DI QUELLA CARNALE.”
Vero, bellissimo, se solo non avessero mietuto migliaia di vittime tra quelli che chiamavano “fratelli”.

Solo parole, immagini, pensieri…

In finale quindi, questi “fratelli”, lasciando seduti quelli che non fanno parte della loro “fraternità” e con l'alibi dalla danza delle suore di Calcutta, si alzano e ballano in studio il loro balletto neocatecumenale sulle note del canto neocatecumenale “Giorno di riposo”.
Ridicoli.
Balletto-girotondino kikiano a fine puntata
Poi un pensiero.

Risulta a qualcuno che la Chiesa Universale abbia ripreso il balletto kikiano a fine Eucarestia?
A me risulta di no, mi pare che ALLORA come ORA continuino a farlo soltanto loro…
Nulla è passato del kikianesimo alla Chiesa Universale. E’ tutto rimasto “dentro” al kikianesimo.

(fine quarta parte -- segue)

26 commenti:

  1. Uomo Liberoooooo!!!!!!1 luglio 2020 08:05

    IL CAMMINO È UNA RACCOLTA DIFFERENZIATA: RACCOGLIE I PEGGIORI SCARTI UMANI NEL SECCO RESIDUO

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  2. Quanta fuffa nelle parole dei neocatecumenali e, per contro, quanta sostanza nelle parole di Madre Teresa. Basterebbe solo quello a far capire QUALE SIA la VERA Chiesa.
    Sulla "testimonianza" della vedova indios mi si permetta di dire che c'è qualcosa che non torna. Non dico che non sia vero, ma il fatto di dover cmq avvalorare la tesi Nc la svaluta parecchio. Ho sentito una testimonianza simile. Al Giubileo dei Giovani. A Tor Vergata. Era un ragazzo albino del Mozambico che aveva perso i genitori ed il fratello in quella lunga guerra civile. Raccontava il suo sconforto, la sua rabbia, e alla fine come sia scaturito il perdono. La richiesta a Dio di non imputare loro l'omicidio di genitori e fratello. Era un racconto vero, commosso e lo terminò dicendo: "Santo Padre io a questo ci credo veramente".

    Probabilmente qualche Nc lo avrebbe considerato sentimentale e lo avrebbe disprezzato. Invece l'orbe cattolico comprende, accoglie e ringrazia. Cosa che il cammino non ha MAI saputo fare.

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  3. Che dire...la differenza tra la ricetta di santità di Madre Teresa e quella di Kiko è abissale. Le suore che curano i moribondi lo fanno con semplicità ritenendola 'poca cosa', in un dono di sé continuo che tende a distogliere l'attenzione dalla loro individualità per far risplendere invece l'amore di Dio che si realizza per il loro tramite.
    I neocatecumenali invece parlano solo di sé, come se tutti dovessimo restare a bocca aperta davanti alle loro esperienze di vita, attirano l'attenzione sempre su di sé e mai su Dio, che è sempre il terzo incomodo. Io volevo essere buono, io mi sforzano, io non vedevo il mio peccato, io ho fatto un cammino, io mi santifico... Dio compare solo per mandarti la disgrazia terribile che ti permetterà di vantarti della tua santità, di come stai 'sopportando' bene. Lo sguardo di fede rivolto all'amore e alla pietà verso le disgrazie altrui, non verso le proprie, alla semplice donazione di sé e non alla pretesa di 'farsi santi', è una realtà della fede che negano, e, con essa, negano Dio e il Suo essere soggetto e non certo oggetto della nostra vita.
    Sembra che propongano una via facile alla santità di vita, un metodo che elimina sforzo personale, sensi di colpa e timore di peccare. Invece, esattamente al contrario, legano ancor di più le persone al proprio orgoglio, alla propria smania di auto realizzazione, le abbandonano ai propri fantasmi e ai propri timori, quando qualcosa non va come previsto, di non essere 'gli eletti'. Kiko e Carmen ne sono stati gli esempi per tutti, dopo tanti anni ne abbiamo la dimostrazione.

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    1. I NC hanno le parole, le suore di santa madre Teresa le opere.

      Dice il libro del profeta Amos
      "Io detesto, respingo le vostre feste solenni e non gradisco le vostre riunioni sacre ..
      Lontano da me il frastuono dei vostri canti!..
      Piuttosto come le acque scorra il diritto e la giustizia come un torrente perenne".

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  4. Nell'essersi sorbita tutte le puntate di questa ignobile trasmissione, una cosa che già sapevo, ma che mi ha colpita molto perché si ripete puntualmente ad ogni intervento o testimonianza, è la supponenza e la sicumera di coloro che, appena arrivati nella compagine cattolica, PRETENDONO DI CONVERTIRE I CRISTIANI AL CRISTIANESIMO.

    Del resto, la Chiesa bimillenaria aveva già portato il messaggio a tutti coloro che le erano legati e che avevano deciso di farne parte.
    Chi non aveva gradito, per mille motivi, se n'era già andato.

    Pescare quindi "non cristiani" nelle parrocchie, convincendoli di "non essere stati mai cristiani" e di avere bisogno di DIVENTARLO, mi sembra l'approccio più putrido che si possa immaginare.

    Gente che dopo un anno o due di "cura" neocatecumenale, già pensa di potersi presentare davanti a chi da sempre stava nella Chiesa, per insegnargli a DIVENTARE CRISTIANO, mi sembra un abominio, dettato senza ombra di dubbio da una superbia e una sovrastima di sé cristianamente poco credibile e rigettabile.

    Come si può anche solo ipotizzare che persone come un marxista dandy di famiglia benestante del Parioli, qual'era al tempo il ghermitore Giuseppe Gennarini, possa presentarsi nelle parrocchie altrui a fare il "catechista illuminato stabilmente da Dio", solo dopo un anno di massaggini neocatecumenali?
    E' cosa che veramente ha dell'incredibile.

    Ci vuole un'altissima dose di perversione per credersi portatori della conversione a chi la conversione l'ha sempre desiderata, se non proprio praticata da sempre.
    E' sbagliato l'approccio col quale il Movimento Neocatecumenale si è presentato nella compagine cattolica.

    Non si è dichiarato strumento di approfondimento o di "riscoperta" come dichiarava, ma strumento DI CONVERSIONE dei già convertiti che frequentavano le Chiese.

    Chiedere cosa ha significato per te DIVENTARE CRISTIANO ad opera del Movimento Neocatecumenale a persone che da tutta la vita magari seguono Dio, è una truffa fin dall'inizio, dettata non certamente da amore o spirito buono.
    Nessun rispetto per il percorso individuale che Dio avrà certamente operato con chi ha desiderato di seguirlo da sempre, o comunque da molto tempo prima che arrivassero i nuovi predicatori a dirgli che aveva bisogno di essere convertito al cristianesimo, facendogli credere, come a quell'uomo dell'intervista, di essere pieno di peccati nascosti, moltissimi di più di quelli che riusciva a vedere.

    Mi ha indignata molto questa cosa, specialmente se posta in essere da neo-convertiti lontani totalmente dalla Chiesa ed ideologicamente contrari ad essa, che solo dopo un annetto di "cura" neocatecumenale si sono creduti capaci detentori di uno spirito superiore a chi da sempre aveva cercato Dio, frequentando regolarmente la sua "casa".

    Non possono essere stati tutti "San Paolo sulla via di Damasco", erano invece parolai, affabulatori, saccenti neo convertiti con la sicumera di poter insegnare agli altri.

    E poi parlano agli altri di "umiltà"?

    Un bello schifo.

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    1. Se non altro, qualsiasi cattolico della domenica potrebbe insegnare loro che un figlio down non è 'questo bambino'.
      Dire 'questo bambino' è come dire: noi non siamo difettosi, noi siamo stati capaci di fare altri tot figli sani, 'questo incidente' ce lo ha mandato il nostro dio del Cammino come una croce, di cui poterci vantare in tutte le occasioni, possibilmente in presenza del bambino stesso, non ci importa nulla di suoi sentimenti.
      Non hanno nulla da insegnare, neppure ai pagani, che i loro figli almeno li amano e li trattano come tali.

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    2. Fra l'altro, il termine "down" leggibile nell'articolo, ha sostituito il più volte ripetuto "mongoloide", anche da parte dei genitori.

      Su questo però non mi esprimo, perché magari all'epoca era il termine utilizzato per definire le persone affette da sindrome di Down.

      Però, a sentirlo oggi, un certo effetto me lo ha fatto, devo dire.

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  5. Li ho visti all'opera questi poveracci neocatecumenali.
    Gente costretta dai catechisti a fare i catechismi in parrocchia con la scusa che il parroco neocatecumenale si fida solo di loro.
    Li ho visti, obbligati dai catechisti neocatecumenali a prendersi cura dei servizi parrocchiali, catechismo, preparazione hai matrimoni, preparazione hai battesimi, padrini del post_cresima neocatecumenale.
    Gente che si crede ispirata dallo spirito santo che combina grandi casini, allontana i ragazzi, i ragazzini e i genitori dalla Chiesa.
    Perché non sanno niente, ma proprio niente di catechismo , di cristianesimo, niente di cultura generale, niente di come approcciare con i giovani.
    Li vedi che scappano alla prima occasione e si lamentano che i ragazzi ed i genitori sono indemoniati.
    Questi personaggi entrano con arroganza e superbia, con il loro programmino minimale improntato ad immagine e somiglianza del cammino neocatecumenale e si perdono nel nulla, inventando scuse improponibile per giustificare la loro impossibilità di stabilire un contatto con i non neocatecumenali.
    Però si vantano di avere " obbedito ", di essere stati "umili" e di essersi messi a "servizio" della parrocchia.
    La realtà è che hanno timbrato un cartellino di partecipazione, hanno adempiuto ad un "obbligo".
    Ed hanno fatto solo macelli su macelli.
    Hanno combinato disastri di cui neanche si rendono conto.
    Anzi, pensano di essere stati bravi, anche se i ragazzi i ragazzini e gli adulti sono scappati e si tengono alla larga da loro e dal loro perfetto "cammino di fede" e pultroppo spesso anche dalla parrocchia e dalla Chiesa.

    LUCA

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  7. Appare evidente che coppia del Cammino di Catania che rende "testimonianza" PRIMA era cristiana, DOPO è del Cammino.
    Il PRIMA è cristiano. Forse i coniugi catanesi erano cristiani "poco cristiani" se, come raccontano, facevano affidamento SOLO sulla buona volontà e perciò rimanevano delusi e senza frutti.
    Se si fossero davvero convertiti avrebbero dovuto testimoniare che prima facevano tutto usando SOLO la volontà umana, ora, invece, hanno scoperto la GRAZIA che, presupponendo la natura, presuppone anche l'uso della "buona volontà".
    La sconcertante testimonianza dei catecumeni, invece, è che ora hanno scoperto che "non c’è bisogno... di buona volontà"!
    Ma questo per la morale CATTOLICA è un peccato gravissimo: il peccato di PRESUNZIONE, l'altra faccia della medaglia del peccato di disperazione.

    La "conversione" della coppia del Cammino perciò è consistita nel passare dalle SOLE opere buone che la Chiesa comanda di fare, che spesso rimanevano frustrate perché non si faceva affidamento sulla grazia, alle SOLE opere del Cammino, che si sostituiscono alla grazia.

    La grazia richiede la cooperazione della VOLONTA' umana? Tanto peggio per la grazia! Bastano le opere del Cammino.
    Certo la grazia ottiene la giustificazione, mentre le opere del Cammino non rinnovano l'uomo, ma lo fanno continuare a vivere nel suo marciume.
    Ma che importa, se per Kiko Dio salva ugualmente? Anzi dona una santità di categoria superiore, molto superiore a quella ottenuta con la grazia e la cooperazione della volontà?

    Questa, come dicevo, è presunzione della salvezza, che manda all'inferno e non in Paradiso!

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    1. Grazie, il tuo commento è molto chiaro e chiarificatore. Le testimonianze neocatecumenali, come fossero dei calchi, presentano il proprio pensiero prima del Cammino intriso di pelagianesimo: ci si salva solo per le opere, con le proprie forze, non importano le intenzioni nè i pensieri del cuore e soprattutto non è necessaria la grazia. Si tratta appunto di un'eresia condannata 1600 anni fa.
      Come mai tutti costoro, comunicati, battezzati, addirittura, come la famiglia Gennarini, adusi a fare ogni anno gli esercizi spirituali nei monasteri, hanno potuto cadere in un errore del genere? Sono stati rapiti e ricondizionati dagli alieni?
      Non sarà invece che, da una corretta impostazione che associa l'intervento della grazia al valore del sacrificio e dell'impegno a scegliere sempre il bene e ad astenersi dal peccato, insegnamento che tutti abbiamo ricevuto con il catechismo, sono invece caduti dell'eresia luterana del sola grazia, che nega in modo assoluto l'importanza della volontà umana, perchè la natura umana la si considera non solo ferita dal peccato ma interamente corrotta?

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    2. Dice il libro del profeta Amos

      "Cercate il bene e non il male, se volete vivere, e solo così il Signore, Dio degli eserciti, sarà con voi, come voi dite. Odiate il male e amate il bene e ristabilite nei tribunali il diritto"
      ---
      Giustizia ci vuole innanzitutto, cari Neocatecumenali,
      Giustizia, cara Chiesa cattolica ..

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  8. Io non mi spiego come faccia la prof pellicciari a stare lì in mezzo

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    1. È quello che mi chiedo anch'io.

      Chi l'ha vista dare in escandescenze come una posseduta e "testimoniare" che il Cammino l'ha salvata, durante conferenze a carattere storico, sa di cosa parlo. Come tanti kikos, nonostante l'intelligenza e la verve nel presentare argomenti di storia della Chiesa, è finita succuba della setta di Kiko, con tutta la devastazione spirituale che ciò comporta.

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  9. Dunque già agli inizi del 1983 avevano bisogno di giustificare - e addirittura in televisione - la prassi del girotondino imbecille a fine liturgia (evidentemente non era un "arcano").

    È come se all'epoca avessero già ricevuto un terremoto di critiche in materia, anni prima che padre Zoffoli documentasse estesamente il loro scempio, e a poche settimane dalla pubblicazione dell'articolo di monsignor Landucci (al quale era stato fatto scrivere per farlo leggere solo a Giovanni Paolo II, che però non diede mai risposta, e pertanto fu pubblicato su Sì Sì No No).

    Ricordiamo ai gentili lettori che la liturgia non ha mai previsto "danze", e che la danza di re Davide non era in un contesto liturgico.

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  10. “Non c’è niente di più pericoloso di un eretico che ammette la quasi totalità della dottrina e che con una sola parola, come con una goccia di veleno, infetta la fede autentica e semplice insegnata da Nostro Signore e tramandata dalla tradizione apostolica” (Anonimo, Tractatus de Fide Orthodoxa contra Arianos).

    Questo antichissimo frammento vale come risposta a coloro che dicono che dopotutto i kikos leggono la Bibbia, ammettono che il Signore è risorto, addirittura partecipano settimanalmente alla liturgia... Basta una goccia di veleno, basta distorcere una sola verità per inquinare tutta la fede.

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  11. La pulce (il ritorno)2 luglio 2020 10:52

    Qualcuno mi sa dare info su Mons.Dal Toso.....poi vi spiego....

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    1. È presidente del POM (pontificie opere missionarie), e segretario della congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, dove sino a poco tempo fa presiedeva Card Filoni (amicone del Cammino).
      http://www.korazym.org/33349/missioni-mons-dal-toso-ed-il-senso-della-missione/

      Frilù

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    2. Dal Toso prima di essere vescovo ha fatto il presbitero in una comunità neocatecumenale nella parrocchia dei Martiri Canadesi a Roma dove ha celebrato la cresima nello scorso autunno. Anonimo che ben sa

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  12. La pulce (il ritorno)2 luglio 2020 14:52

    Si vabbè queste info le ho lette pure io su Google, intendevo inerenti al tema cnc

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  13. La pulce (il ritorno)2 luglio 2020 16:04

    Parroco non credo, è un diplomatico

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  14. Scusate un'informazione. Ma quella con il microfono che si vede nei video fare le interviste all'uscita della Chiesa, nei bar, e poi a neocatecumeni, è la Pellicciari?

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    Risposte
    1. A me pare di sì, come mi pare Rino Rossi, futuro presbikiko, l'intervistatore maschile.

      Però alcune volte mi sembra di identificare anche Giuseppe Gennarini.

      Sempre loro, quelli della primissima ora, gli "evangelizzatori per eccellenza"

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    2. La somiglianza fisica c'è, ma è soprattutto la voce dell'intervistatrice ad essere più che un indizio

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    3. Si, è lei. Il bambino che risponde alle domande durante l'Agape pasquale invece è Don Francesco Voltaggio, figlio del ben più noto Franco.

      Tomista EX nc

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