martedì 7 luglio 2020

Idolatria neocatecumenale: qualche esempio

La cosiddetta "icona" Maria-Kiko (che non è un'icona) è il marchio aziendale del Cammino. Il bambino ha le fattezze di Kiko Argüello, il sedicente "artista" e "iniziatore".

Il marchio aziendale del Cammino va piazzato appositamente come sfondo nelle foto del Papa, affinché i fratelli delle comunità neocatecumenali capiscano che si deve pregare affinché il Papa sia sempre sotto il segno di Kiko:


Qui vediamo il marchio aziendale di Kiko in una parrocchia di Roma che era stata conquistata dai kikolatri, marchio posto nell'abside, al posto del crocifisso, in modo che si capisca chi è per loro il vero Redentore:



Gran finale: il marchio aziendale di Kiko inserito nell'ostensorio, in modo che si capisca chi è per loro il Santissimo Sacramento. Foto pubblicata con tutta serietà dai seminaristi kikolatri di El Salvador approvati dai loro cosiddetti "catechisti" neocatecumenali:


62 commenti:


  1. Icona di Kiko Arguello raffigurante la "sua" madonna (che non raffigura la Santa Vergine, Madre di Dio, ma un feticcio partorito da una mente esaltata).

    Ben la definisce Daniel Lifschitz anziché Icona "marchio aziendale" del cammino, che porta insito in se' il subdolo messaggio del falso iniziatore di cammini di fede...

    "Le vere icone ortodosse non trasmettono mai presunte visioni personali o programmi ideologici."

    Sicche' essa assurge a simbolo e sintesi di tutto il procedere kikiano nella storia, finalizzato a che tutto sia asservito a se' e reso funzionale al proprio megalomane progetto.
    I veri santi, come i veri iconografi, si sono sempre messi nell'ombra rispetto al messaggio, rispetto al portare Cristo al mondo. Non si tratta di imprimere all'annuncio connotazioni personali. Sarebbe solo uno sminuire. San Paolo lo dice bene. Voi non siete di Paolo, di Cefa.... forse io sono morto in croce per voi? O qualcuno di quelli che ve lo hanno annunciato? ...tutto è di Cristo e Cristo è di Dio.
    Gesù stesso ripeteva "Chi vede me, vede il Padre"
    Figuriamoci la Vergine Maria che del nascondimento ha fatto un tratto distintivo della sua missione personale nell'economia della salvezza. Sempre indicando Cristo (sempre anche plasticamente nelle icone, tranne che in quella di Kiko) e, per parte sua, "custodendo" ogni cosa "nel suo cuore".
    Ecco perché la pseudo-icona di Kiko Arguello è semplicemente oscena. Trasmissiva di un falso messaggio, non solo falso ma anche demoniaco. Portatrice non di qualche bugia e menzogna soltanto, ma portatrice operosa ed efficace di un preciso "piano di salvezza": la salvezza di Kiko dal suo inesorabile destino di condanna all'oscurità dell'anonimato a cui la sua mediocrità lo avrebbe - tapino - inesorabilmente portato. Eh no! Kiko non può tollerare di essere un qualunque signor nessuno che non lascia tracce del suo passaggio sulla terra! Lo richiede il suo narcisismo congenito unito ad una megalomania cronica e, ahimè, incurabile.

    Per questo come dice il nostro amato Daniel nel suo recente articolo pubblicato sul Blog:

    L'icona oscena dell'Arguello...
    "Va rimossa dalle chiese cattoliche, dalla Liturgia eucaristica e della Parola, da ogni casa, famiglia o collo delle donne del Cammino Neocatecumenale e ovunque si trovasse!"

    A questo scopo egli ha voluto ridefinire in sintesi i pericoli della pessima icona.
    Ci uniamo al suo accorato appello. Anche io ne avevo la casa piena. In tutte le dimensioni e quasi in ogni stanza. Formato normale, gigante e piccola da altarino per la preghiera, in spille e ciondoli confezionati ad hoc dalla instancabile fucina di oggetti "sacri" del cammino per adornare i colli e gli abiti delle fedeli vestali votate al gran sacerdote consacrato al servizio delle forze del male.
    Infatti, a chi si finisce per tributare il proprio culto se non al demonio quando ci si mette alla sequela di un idolatra esaltato del suo IO come l'Arguello?
    Chiunque lo ha ben conosciuto può confermare.

    Gesù dice, "Chi vede me vede il Padre".
    Gv. 14, 10 b:
    "Le parole che io vi di co non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere"

    Cosa ha questo a che fare con Kiko?
    Egli può dire solo "chi vede me vede me" e "chi ascolta me ascolta me"...

    ...e come ovvia conseguenza "ascolta e vede colui che mi ha mandato".
    Il vero padre della menzogna di sentirsi dio, di proporsi agli altri come dio.
    Il demonio, vero e ultimo artefice di tutte le sue opere, in primis la famosa icona, compendio di tutto il Neocatecumenato.

    Pax

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  2. Uomo Libero!!!!!!!!!!!7 luglio 2020 08:51

    LE ICONE DI KIKO SONO UTILI CONTRO LA STITICHEZZA..

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  3. Detto questo è ben chiaro quanto plasticamente appare dal post.

    I simboli sono essenziali in ogni indottrinamento. Per questo l'arte sacra, quella vera, risponde a canoni rigidi, rigorosi e precisi. Non rispettarli e non attenersi fedelmente ad essi non è proprio la stessa cosa. Possiamo dire che la forma è sostanza. Più ancora se la sostanza, come nell'arte iconografica, è la forma stessa delle cose percepita dai nostri sensi.
    Le foto pubblicate sono emblematiche

    Papi sovrastati dalla kikicona

    Crocifissi da Altare deturpati da essa

    E, infine, l'ultima foto vergognosa dell'Ostensorio con il ricettacolo decorato dell'icona blasfema di Kiko.
    Chiariamo, se non fosse stata blasfema ugualmente sarebbe stato sconveniente sovrapporre al ricettacolo un'immagine sacra a ricoprire il vetro di cristallo trasparente che lascia alla contemplazione dei fedeli la Sacra Ostia Consacrata per l'Adorazione.

    Proviene questa foto da uno dei Seminari, quello di El Salvador, R.M. che infestano il pianeta.
    Che dire? Tanto i R.M. sono tutti uguali!
    Educati così i loro seminaristi cosa volete aspettarvi di buono?

    Poiché quanto andiamo descrivendo fa il paio con i pasticci eucaristici combinati dal cammino.
    La stessa logica. Usare tutto per se stesso.
    Così l'arte, così la Liturgia.
    Passando a pie' pari sui Libri Liturgici, sul Messale Romano. Mai ligi ai canoni. Sempre pronti a nuove invenzioni per caratterizzarsi diversi e migliori.
    Infondo il vulnus di Kiko, il suo problema è sempre lo stesso. Insofferente a ogni regola e a ogni obbedienza.
    Dicono spesso che loro le adorazioni le fanno, eccome.
    Con questo ostensorio dimostrano al mondo chi e cosa adorano loro che non credono e non danno valore al permanere eterno di Gesù nelle Sacre Ostie Consacrate custodite nei Tabernacoli di tutte le Chiese.

    Pax

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    1. Non capisco l'ostensorio .. così è vuoto giusto? Quando c'è il Santissimo dell'immagine non si vede più nulla spero. Che senso ha mettere 1 qualsiasi immagine lì?
      Mah .. forse i NC la loro "adorazione" preferirebbero farla davanti all'ostensorio VUOTO che mostra il dipinto di Kiko ..

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    2. Quindi Roberta tu vuoi dire che quell'immagine c'è sempre? Che è incollata sul retro, cosicché quando l'ostensorio è vuoto la si può vedere?
      Quindi quando adorano Gesù quell'immagine continua ad esserci, pur, spero, non visibile? E viene adorata...
      Non ho parole!

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    3. Non so, è 1 domanda che mi pongo .. ho pensato così

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    4. A mio parere, se quella immagine è fissa sul fondo dell'ostensorio, quando il Santissimo vi viene posto sopra, continua ad essere visibile in trasparenza. Quindi il Santissimo appare conglobato con il simbolo di Kiko.

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    5. Questo ostensorio è ersia all'ennesima potenza. Quando all'interno viene messa l'Ostia consacrata in trasparenza si vedrà l'ombra dell'immagine della Madonna di Kiko. Dunque durante l'adorazione avrai davanti a te sempre quell'immagine da adorare. Pura eresia pura blasfemia.

      Frilù

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  4. Chi lavora nella pubblicità sa benissimo come condizionare il pubblico. Ci sono dei trucchi precisi, di cui i responsabili del Cammino sembrano essere diventati maestri, forse perché sono intuitivi, come quello il ripetere continuamente le cose senza la possibilità di un raffronto con un altro punto di vista. Specie se il "ripetitore" ha fama di santo infallibile, come Kiko.

    Ricordo che nel 2013 Papa Francesco, parlando a degli sposi, disse (cito a memoria): litigate pure e tiratevi pure i piatti addosso, ma a fine giornata fate pace.
    Non voleva essere un incitamento a litigare, ma voleva dire: se pure arrivate litigare e se pure i toni diventano accesi, la cosa più importante è che poi facciate pace.
    Eppure posso testimoniare che per alcuni il messaggio che è passato è che (parafrasando Kiko), "non si può non litigare", per cui SI PUO' litigare, cioè è naturale litigare e perciò è ammesso. Fino ad arrivare al SI DEVE.

    L'equivoco è nato perché è stato il Papa a dire queste cose, ma l'equivoco è stato riassorbito presto perché quella dichiarazione è stata bilanciata da altre dichiarazioni che incoraggiavano a trovare l'armonia nei rapporti umani, per cui è stato facile inserire l'"invito" a litigare in un contesto più ampio.

    Nel Cammino invece certi concetti sono presentati con OSTINAZIONE e, disinseriti dal contesto ecclesiale, possono arrivare a rappresentare delle vere e proprie ERESIE.
    Come l'immagine dell'"icona" (che non è icona) di Kiko inserita in un ostensorio! Che, penso, debba essere riservato esclusivamente all'Ostia consacrata!

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    1. Dici bene, Pietro. Per i neocat. in ogni tipo di rapporto si DEVE litigare. Se non si litiga, c'è qulcosa che non va. Se non si litiga in comunità è perché non si fa bene il Cammino (leggi, ci si sforza di non scaricare sul fratello malcapitato le proprie frustrazioni ricoprendolo di male parole solo perché ha fatto qualcosa in modo diverso da come lo avremmo fatto noi, ad esempio, o semplicemente perchè è diverso da noi e on ci piace). Se non si litiga fra marito e moglie è perché non ci si dice le cose ed ognuno vive per "conto suo". E altre menate del genere,. A me addirittura uno dei catechisti disse "speriamo che cominciate a litigare"... . Lo scopo è sempre lo steso: renderti succube al Cammino, pensare che solo il Cammino è la panacea di tutti i tuoi "mali": se fai il Cammino il tuo matrimonio funzionerà, i tuoi figli staranno lontani dalle droghe, il Signore ti darà il cento per uno, ecc., ecc., ecc. E' tutto rovesciato, capovolto rispetto a quello che la nostra natura e la nostra intelligenza umana ci suggerisce. E allora da chi mai può venire?

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    2. Porto, hai davvero toccato un punto dolente! Ricordo un caro fratello di comunità che, dopo i vari scrutini, durante i quali cercavano sempre di farlo 'scendere da cavallo', mi confidava:'Vorrebbero farmi dire che il mio matrimonio è in crisi...ma, campassi mill'anni, non dirò mai una cosa del genere!'. Infatti, se ne andò prima della Redditio, seguito a ruota dalla consorte.

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  5. Dire che sono sfavorevolmente impressionata da quell'ostensorio è dire poco.
    Passi per la presenza di quel dipinto in ogni dove: possono sempre dire che simboleggia la Madonna e citare ciò che disse don Camillo al crocifisso, ogni esercito ha la sua bandiera, e Voi siete la mia bandiera...
    Ma all'interno dell'ostensorio può trovare collocazione solo il Corpo di Cristo e per me è blasfemia inserirvi un'immagine, ancorché 'sacra', anche perché può far pensare che anche la Sacra Particola non sia altro che un'immagine di Cristo, non Cristo stesso.
    Ma il mio orrore deriva forse da un effetto spero non ricercato da chi ha concepito un'iniziativa del genere: a prima vista quell'ostensorio sembra quello del miracolo eucaristico di Lanciano, che contiene ancora la Particola consacrata che rivelò la sua vera essenza, cioè di essere Corpo e il Sangue di Cristo offerti per noi.
    Guardarla una seconda volta e vedere invece lo sgorbio di Kiko fa una pessima impressione, che non trovo parole per esprimere.

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    1. La mia prima bruttissima impressione, a colpo d'occhio ed anche ingrandendo l'immagine, è che questi si siano fabbricati un "pane speciale", decorato con il colorante alimentare.
      Ad una breve ricerca in rete non trovo conferme né smentite.
      Spero di sbagliarmi e che si tratti un artificio scenografico, digitale o reale che sia. La brutta impressione resterebbe (una più, una meno...) ma sarebbe meno grave.


      A.Non

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    2. Terribile ipotesi, A.Non 🥶

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    3. È la prima impressione che ho avuto anch'io A.Non. Un' ipotesi che purtroppo non possiamo scartare.

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    4. Forse la teca è asportabile e di forma 1 po' sferica .. mi ricorda certe palline per l'albero di Natale, trasparenti col cartoncino dentro con figure disegnate ..
      certo col computer si può fare tutto ma forse apparirebbe 1 immagine più piatta, mentre sembra che la teca non sia inserita parallelamente sia sopra che sotto ma 1 po' storta ..

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  6. Per dovere di cronaca e per amore della verità, devo spendere due parole sull'immagine della Chiesa con il mosaico della croce e l'icona del cammino neocatecumenale.
    Si tratta sempre della Chiesa di Dragona, periferia di Roma, Chiesa Santa Maria Regina dei Martiri.
    Parliamo di quella stessa parrocchia dove il parroco ha chiesto lo spostamento del cammino neocatecumenale.
    La storia di quel mosaico è interessante e penso che sia importante raccontarla.
    Al posto di quel mosaico c'era un grandissimo crocifisso in legno.
    Il CN è stato fatto entrate in parrocchia, circa nel 1990, dal parroco di allora Don Claudio.
    Come ho scritto anche in altro post, Don Claudio è stato un ottimo sacerdote, una ottima persona e un grande parroco, perché parroco di TUTTI.
    Ha sempre tenuto al proprio posto tutte le realtà della parrocchiali,compreso il cammino neocatecumenale.
    Non ha MAI permesso eccessi ed ha avuto SEMPRE delle ottime persone come catechisti neocatecumenali.
    Questa è storia nota.
    Quando Don Claudio è andato in pensione, ( insegnava religione a scuola), ha usato il suo denaro ( ed anche una sua eredità personale) , per realizzare quel mosaico.
    Il grande crocifisso di legno è ancora in parrocchia, è stato posto sul lato sinistro della navata ( dalla foto non è visibile).
    Come sapete benissimo, io sono contrario al cammino neocatecumenale, sono un ex che ha camminato per 17 anni.
    Conosco bene la realtà del cammino neocatecumenale, se sono uscito avevo degli ottimi motivi per farlo, non sono pentito, anzi il mio cruccio più grande è non essermi accorto prima dove ero finito.
    Oggi sono consapevole che, anche i bravi catechisti neocatecumenali (e ancora ce ne sono), fanno parte di un sistema che non aiuta le persone a crescere umanamente e tanto meno nella fede.
    Ora, quel mosaico so per certo che ha creato problemi in parrocchia, non tutti sono stati d'accordo di spostare il crocifisso.
    Ma ad oggi, icona di Kiko a parte, non è possibile, almeno per me, disprezzare quel mosaico, perché rappresenta la volontà di un uomo e un sacerdote di cui ho la massima stima.
    Mi spiace, ma io in quell'opera non riconosco il CN, ma vedo e riconosco il ricordo e l'eredità spirituale di una persona speciale.
    LUCA

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    1. Grazie LUCA per quanto ci dici. Dall'immagine sembra che il quadretto di Kiko sia sovrapposto alla croce. Invece ne fa parte? Cioè mi spiego: la Madonna di Kiko è il solito quadretto con la stampa incollata su compensato o è fatta di mosaico e inglobata nella croce sullo sfondo in modo da formare un tutt'uno?
      Dalla foto sembrerebbe un quadretto, fra l'altro esteticamente l'insieme non è proprio bello a vedersi.

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    2. Valentina, il quadretto di Kiko fa parte del mosaico.
      Non è stato aggiunto a posteriori.
      Sono d'accordo con te che il mosaico senza la Madonna by Kiko sarebbe stato migliore.
      Consideriamo che nel 1990 non si sapevano le cose del cammino che si sanno oggi.
      Non è una scusa valida ma è la pura e semplice verità.
      Non siamo stati ingannati solo noi, sono stati ingannati anche dei sacerdoti diocesani che non avevano niente a che vedere con il cammino neocatecumenale.
      LUCA


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  7. La madonna di Kiko nell'ostensorio mi ha provocato un sussulto.
    Quel che ho sempre saputo è che la teca dell'ostensorio è adibita ad accogliere l'ostia consacrata ma, per maggior sicurezza, mi son voluta informare.

    In effetti è proprio così, la teca dell'ostensorio, o sta VUOTA o accoglie la specie consacrata al solo fine dell'Adorazione Eucaristica.
    E' nata per quello scopo, paragonabile alla pisside, ambedue per accogliere il Corpo di Cristo.

    Certo, l'ostensorio in sé è un oggetto, pure commerciale, ma è LA FUNZIONE che ne determina l'uso, e l'uso è per "ostendere" = mostrare il Corpo di Cristo, Ostia consacrata, per essere ADORATO.

    Ora che l'ho verificato, ne sono più sicura e certa.

    Alloggiare quindi qualcosa nella "teca", che non sia il Santissimo Sacramento, è fare un uso improprio di un semplice oggetto, che però ha un'unica funzione liturgica particolare e precisa.

    Sarebbe come mettere figurine nella pisside: non si può. Deve accogliere solo ostie consacrate.

    Per questo, dopo dovuta verifica, ho trasecolato ancora di più.

    E' certo che immettere cose a caso nella "teca" è blasfemo e sacrilego.
    E non importa se non ho trovato dichiaratamente la definizione di "sacrilegio", si deduce agevolmente da decine e decine di spiegazioni sulla FUNZIONE dell'ostensorio.
    Forse non esiste, o non ho trovato, una definizione come "sacrilegio" in relazione all'immissione nella teca di "oggetti" diversi dal Corpo di Cristo (che non è oggetto ma presenza reale), perché MAI PRIMA nessuno aveva osato tanto?
    Forse manca la casistica?

    Ma devo dire che quello non è l'unico caso: in instagram c'è l'immagine di un altro scempio uguale, solo che all'interno della teca non figura la madonna di Kiko, ma il cristo di Kiko, probabilmente ricavato sapientemente dall'apertura della teca, in modo da poter fotografare il volto del cristo kikiano attraverso l'apertura.

    Link: https://www.instagram.com/p/BVr8Dfej3V5/

    Nemmeno una volta può passare, ma addirittura due e chissà quante altre...

    Sinceramente son rimasta veramente basita.
    Ma la Chiesa, le sa queste cose?

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    1. Quest'ultima che hai segnalato pare sia 1 ostensorio vuoto collocato davanti al dipinto in modo che attraverso si veda il volto di Cristo del Kiko.. artifizio scenografico ..

      Quanto a "Ma la Chiesa, le sa queste cose?"
      --
      è domanda retorica vero Libera?
      L'ostensorio è o no 1 oggetto liturgico? Si usa forse al bar l'ostensorio? O si usa dentro una Chiesa?
      Dentro la Chiesa, c'è almeno 1 prete si o no? Dentro un seminario ci sono dei preti? C'è 1 rettore?
      Beh .. poiché la Chiesa ha struttura gerarchica, non credo di sbagliare dicendo che il sacrilegio di aver introdotto questa corpo estraneo nell'Ostensorio, al posto dell'Unico Corpo Santissimo che vi dovrebbe stare, l'ha commesso proprio lui .. il rettore, il parroco .. cioè questa Chiesa.

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    2. senza voler togliere nulla a quanto scrivi, volevo farti notare che nella immagine di instagram il volto di Cristo che si intravvede è quello della icona che sta dietro, in quel caso lo scempio è stato fatto dal fotografo, che ha abilmente allineato l'ostensorio in modo da far apparire la immagine del al centro dello stesso

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    3. Sì, sì, non togli nulla.

      L'avevo già detto io.

      Roberta ha capito "l'artifizio scenografico"

      Hanno aperto la teca per fotografare il volto del cristo kikiano al centro dell'ostensorio.
      Evidente.

      Ma l'avevo già detto...

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    4. Voi che avete l'occhio attento: non è che anche in questo ostensorio l'immagine è incollata in un secondo tempo? Magari digitalmente...
      Sarebbe un sollievo, anche se comunque rimarrebbe l'inopportunità di fare questi giochetti grafici con l'ostensorio, oggetto di estrema sacralità che viene esibito solo al momento dell'adorazione e che, in altri momenti, non viene esposto o è coperto.

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    5. Mah, a me, quello che ho segnalato io sembra un "artifizio scenografico", come ben l'ha definito Roberta.

      Ma, come tu dici, anch'io penso (e ho anche letto), che l'ostensorio va riposto con cura dopo che si è conclusa l'adorazione.
      Non può e non deve stare a giro, come non può starci la pisside.

      Quindi, il solo fatto che lo si sia lasciato vuoto, con la teca aperta, per ritrarvi il volto del cristo kikiano al centro, già di per sé non è ammissibile.
      Manda un messaggio falsato, un'immagine non propria.

      Per quanto riguarda l'immagine qui in articolo, invece, a me pare proprio una figurina della madonna di Kiko MESSA ALL'INTERNO DELLA TECA, il che è ancora più grave.

      Se poi sia stabile o rimovibile, non lo so.
      Potrebbe anche darsi che la rimuovano quando mettono il Santissimo.
      Ma non è ugualmente ammissibile, perché quello è il posto del Santissimo e basta.

      Tentano di confondere: il tabernacolo "a due piazze" svilisce il Santissimo, presenza reale, Gesù vivo in persona, paragonandolo alla Parola.
      Pari dignità, per loro.

      L'ostensorio con oggetti ritratti o posti all'interno, svilisce la presenza del Santissimo, come se una cosa valesse l'altra.

      Il pericolo neocatecumenale non è più nascosto, adesso è conclamato e sfacciatamente ostentato, senza che nessuno faccia nulla.

      Ora si attenta pubblicamente anche al Santissimo...

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    6. No Valentina, non potremo avere sollievo in proposito.
      L' immagine è inserita di proposito ed essa viene presentata al pubblico al posto del Cristo. Il sacrilegio è ben palesato, nessun dubbio riguardo all' empietà attuata.

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  8. L' arte cristiana possiede un valore "teologale" ed assume un significato specifico in quanto ordinata all' evangelizzazione, al culto e alla carità. Essa possiede in sé la ricchezza del messaggio rivelato, non la si può svilire in virtù di rappresentazioni che mistificano la realtà a vantaggio dell' ego di un uomo e del suo squilibrio. Data la specifica e rilevante funzione pastorale delle immagini sacre, occorre una loro adeguata concezione e gestione. Affinché siano realmente beni evangelizzanti devono essere creati, tutelati, conservati in riferimento alla missione della Chiesa e non certo di una setta!

    Il fattore del marchio kikiano posto nell' ostensorio lo si può lumeggiare con un sol termine: diabolico.

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    1. Nella bella e antica chiesa di Santa Croce dei Conti a Sassoferrato v'è una congerie di capitelli bizzarramente ornati.

      "Uno di questi riporta un serpente con le fauci aperte e dalla coda arrotoata che sembra sussurrare qualcosa all'orecchio di un uomo nudo dotato di un grande fallo (direi enorme visto che scende fino a terra), che tiene la spada con la destra e pone la sinistra sul capo di un altro uomo al suo fianco, verso il quale è puntata l'arma"

      Sarei grado a qualche espertone criticone di suggerire, a noi poveri ignoranti d'arte sacra, il significato teologico evangelizzante di questa imbarazzante figura

      Ne sarei arrichito e gratificato

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    2. Certamente! L'uomo con attributi penduli simboleggia il lettore di osservatorio di fronte a certi commenti inutili e del tutto fuori contesto. La spada rivolta verso la gola di tale commentatore non ha bisogno di ulteriore illustrazione.

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    3. Io non sono esperta d'arte e ho fatto quello che avresti dovuto fare tu (se fossi stato davvero interessato a capire e non a polemizzare), 1veloce ricerca.

      https://www.terrestorie.com/posti/sassoferrato/sassoferrato.htm

      "Per chi si diletta di arte medievale le rappresentazioni sui capitelli recano la 'firma' di un artista Longobardo.
      ...
      Nell'altra bellissima scena un omino itifallico armato di spada tiene la mano sulla testa di un bambino (o un fedele?)."
      -------

      https://www.umbriaecultura.it/chiesa-santa-croce-sassoferrato/
      "un’altra ipotesi è quella che vorrebbe fosse Carlo Martello che, soffrendo di priapismo, non poteva indossare i paramenti per andare in guerra, andando spesso nudo, la sua presenza per i soldati era simbolo di forza, di virilità; accanto a lui il figlio Pipino il breve, la cui immagine richiama da vicino quella presente sulla facciata della Collegiata di San Ginesio, e ad ulteriore conferma la spada molto grande tipica dei franchi."
      -----
      Visitando la Chiesa, solo questo particolare ha attirato la tua attenzione?
      Di "scene" apparentemente "strane" ne sono dipinte altre, il punto è che vanno considerate tutte insieme perché narrano una storia, anzi La Storia .. sai che la Chiesa, i Cristiani, il bene e il male esistevano già mille anni fa, quando qsta chiesa fu costruita?
      Prima che Kiko aprisse bocca o prendesse 1 pennello in mano?

      Sai che allora, come ora, il male si oppone al bene e c'è 1 lotta, 1 guerra tra loro?

      Kiko che "storia" racconta?
      Utilizza scene bibliche affermando di fare icone senza rispettare i canoni dell'iconografia, sarebbe meglio se esprimesse messaggi di fede con un suo stile personale (non dicendo di fare icone) ma evidentemente non è in grado.

      In affreschi della stessa chiesa:
      "San Tommaso che rifiuta il cibo e viene percosso da un servo; il servo viene divorato da un leone ed un lupo gli strappa la mano che ha colpito il Santo; San Tommaso che predica alla regina, ed alle principesse indiane, infine il martirio: San Tommaso benedicente viene colpito a morte e gli idoli pagani si infrangono."

      Capito? Il male ha la peggio.
      Gli idoli si infrangono ..

      Questo è il significato "evangelizzante" che ci trovo io ..

      Pensaci la prox volta che starai al cospetto o circondato dalle opere (quelle sì "imbarazzanti", anche se tutti i personaggi sono vestiti .. per il loro significato blasfemo):

      gli idoli si infrangono davanti al vero Dio (che non è Kiko) e chi ha la vera fede vince sul male (di cui Kiko è servitore).

      E sull'immagine nell'ostensorio, perché non ti pronunci?

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    4. PS
      leggendo ora la risposta di Valentina, mi sembra però molto più evangelizzante ... :)

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    5. Forse non ci siamo capiti o non ci siamo voluti capire.

      Qui si contesta il principio per il quale si vuole credere di sapere leggere l'arte sacra cristiana, tutta l'arte sacra cristiana, secondo un filtro interpretativo autoreferenziale unico, ovvero secondo il principio, detto alla buona, che l'arte comunica verità teologiche ed evangelizza educando secondo il principio- canone fissato da Carlo Magno per l'arte occidentale

      Anche, ma non solo. Per esempio nella modestistissima chiesa S Ansovino ad Avacelli, chiesa che nessuno degnerebbe di uno sguardo per quanto è di misera apparenza, esiste un ciclo di bassorilievi di modestissima fattura la cui posibile lettura inizia dalla rappresentazione di un torchio. La faccio breve.

      Per comprendere il significato del torchio l'interprete è dovuto risalire a testo di Sant'Agostino, Esposizione sui salmi, relativo al significato del mulino - torchio nella simbologia cristiana (mulino mistico). Tuttavia ciò non è stato sufficiente in quanto nelle immediate prossimità del capitello altri simboli afferenti alla medesima costellazione simbolica, rimandavano al Timeo platonico. Poste queste basi la lettura della partitura scultorea consente un'armonica interpretazione dell'intero ciclo di sculture apparentemente del tutto sconnesso

      Volete voi immaginare che in questa chiesetta campagnola NON DIMENTICATA DA DIO dei semolici contadini analfabeti fossero in grado di discettare sulla complessità della lettura agostiniana del Timeo platonico e della croce cosmica in esso descritta? Io non credo.

      E a proposisito di Platone di Plotino e di tutti i padri greci c'è da dire che essi influenzarono completamente la rappresentazione della Realtà divina nell'arte orientale, a cominciare dallo spazio (non tridimensionale e dal tempo acronico offerto dalla rappresentazione) nel quale l'orante era richiamato direttamente a partecipare.

      Per conseguenza se si vuole "criticare" è pur necessario possedere uno strumentario adeguato alla bisogna. Rimane comunque il fatto che, secondo il mio modesto pensiero, in via principiale ha ragione kiko a richiamare la necessità di realizzare una "prospettiva invertita" per entrare nello spazio spirituale e a-temporaleche l'icona propone

      Detto alla buona da un non esperto

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    6. Personalmente non ho gli strumenti per dare giudizi estetici sull'opera di Kiko. Immagino che tu ti stia riferendo alla sua produzione neo bizantina, quindi escludiamo tutto il resto, cioè opere come la famosa Madonna di Kiko, tagliate, come fossero lo zoom di una immagine pre esistente, firmate, datate, con scritte sovrapposte tipo murales, altri schizzi o riproduzioni tratte da affreschi o mosaici protocristiani come la Madonna del silenzio o il Buon pastore, anch'essi ritagliati e siglati come fossero quadri.
      Se invece parliamo dei soggetti facenti parte della corona misterica, non c'è molto da dire se non che, rispetto agli originali a cui si sono ispirate, le dimensioni tradizionali, che fanno dell'icona un oggetto quasi personale, da guardare da vicino e venerare, vengono totalmente alterate. Le opere kikiane sono riprodotte in enormi poster, incombenti, superano addirittura l'altezza uomo. Quindi inutile parlare di spazio spirituale quando una icona viene riprodotta in dimensioni più simili agli affreschi rinascimentali che a quelle dei soggetti delle iconostasi bizantine.
      Su questo poi ognuno può avere la propria opinione. A me sembra che le opere di Kiko perdano tutta l'intima religiosità e il collegamento all'altro delle icone bizantine, perché contengono elementi personalistici che più che all'altrove rimandano all'autore (infatti vengono diffuse solo le icone di Kiko, non di eventuali altri iconografi della sua scuola), perché non sono opere originali, perchè le dimensioni sono ipertrofiche.
      Comunque ci tengo a precisare che tutti questi nostri commenti sono OT rispetto all'articolo, che ci presenta l'uso continuo dell'immagine simbolo del CNC associato ai papi, un mosaico con quadretto applicato che, con tutto il rispetto del parroco che lo ha fatto realizzare, non ha alcun valore artistico e sembra voler solo inserire strategicamente il simbolo del cammino, un ostensorio in cui, scandalosamente, al posto del Santissimo, ritroviamo, guarda caso, la stessa immagine simbolo.
      E ciò ci fa capire che la prospettiva è invertita sì, ma che ci introduce in uno 'spazio' che di spirituale non ha nulla, e in tutto invece fa pensare al marketing e all'uso moderno del 'marchio' aziendale.

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    7. Su un fatto ti do ragione, laddove non si è esperti sarebbe meglio non inoltrarsi, anche se è sempre possibile informarsi sugli aspetti specifici che ci interessano, senza però essere in grado di poter assimilare tutto l'insieme.

      E' possibile che nelle chiese ci fossero immagini non troppo chiare ed interpretabili, le immagini le fanno gli uomini, quindi non è da escludersi a priori, come il Green Man, derivato da credenze pagane e oggetto di interpretazioni diverse quando si osserva nelle chiese medievali.
      Ci sono varie interpretazioni, a che ne so, sull'esistenza di vari Green Man nelle chiese.

      Tutto ciò però non toglie che la "nueva estetica" dell'Arguello faccia anch'essa parte di un'arte sacra opinabile, che peraltro nemmeno è tutta farina del suo sacco, ma che imparò quando stava nel Gremio 62 alle dipendenze di Padre Aguilar y Otermin e che poi ha rimaneggiato da solo ricopiando dall'iconografia.

      Personalmente, anche se mi rendo conto che ciò che è "pubblico" (madonna di Kiko, corona misterica...) è leggermente un po' più accettabile e presentabile, molte "opere" dell'Arguello più che parlarmi di "bellezza" mi mettono profonda inquietudine.

      Ma è una sensazione "alla buona", per riprendere le tue parole, epidermica, non da esperta.
      Non mi permetterei mai.

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    8. Alludo alla presa di posizione concettuale di kiko, non alla sua attività. Lui è semplicemente un artista se così lo si vuole qualificare, che esprime il suo ipertrofico ego e quindi, per quanto ne posso capire, non è qualificato, (come ormai la maggior parte degli "artisti" d'arte sacra moderni) a produrre arte sacra e men che mai icone
      "Chi pinge figura e non può essere lei non la può porre", così, a memoria, mi pare che dicesse Dante...

      Detto ciò mi permetto di proporre un suggerimento di lettura dell'immensa ricchezza simboilca offerta dall'arte cristiana estrapolando questa recensione del libro di Andrea Ianniello "Pietre che cantano suoni e sculture delle nostre chiese" (dedicato all'architettura "minore") che rimanda apertamente all'immenso lavoro musical- architettonico dello Schneider, che va ben al di là delle sempicistiche baggianete qualunquiste con cui solitamente ci si esprime su tali temi (la "squola" ha una straordinaria complicità nell'opera di mantenere nell'ignoranza)
      ..."Sulla scorta dell’opera fondamentale di Schneider, l’autore c'introduce all'antropometria architettonica fondamentale del tempio cristiano e recupera i temi principali del simbolismo cristico, facendo ampio riferimento al famoso lavoro di Charbonneau Lessay. Tutto ciò avviene nelle prime interessanti e assai puntuali 30 pagine iniziali.

      Da pag 31 inizia il delicato raffronto con l’impostazione del testo indiano Sangita-ratnakara dal quale lo stesso Schneider trasse ispirazione per i raffronti e le estensioni, in termini musicali, della sua analisi dei capitelli dei chiostri medievali.

      Personalmente non abbiamo mai molto digerito tale raffronto, che seguita ad apparirci come una forzatura, ma nell’opera di Ianniello tale analisi è abbondantemente stemperata dalla presentazione e dall’analisi simbolica di alcuni piccoli capolavori dell’arte romanico-gotica meridionale ben poco conosciuti, come ad esempio il Duomo di Caserta vecchia o il chiostro di Santa Sofia di Benevento. All’interno delle considerazione sui rapporti armonici o disarmonici fra le varie parti del tempio emerge un ottimo capitolo dedicato al "Muro del tempo" di Erst Junger .

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    9. Grazie per il consiglio (il libro di Ianniello). Vedo che su Amazon purtroppo non è disponibile...terrò comunque presente il titolo, mi sembra interessante.
      Inutile dire che, almeno per me, le prese di posizione 'concettuali' di Kiko sono ambigue e non possono che essere fondamentalmente guaste come la sua dottrina. Poi non è neppure originale...ha il dono dell'assimilazione, diceva la maligna Carmen.

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    10. Libera, la citazione "dell'uomo del boschi" mi ha fatto tornare in mente il commento della figura da parte di Fulcanelli nel suo libro in due tomi "Le dimore filosofali" (di dimore filosofali è piena anche l'Italia) e ho riletto l'intervento a distanza di anni con grande diletto. L'autore è parimenti noto anche per il "Mistero delle cattedrali" in cui si mostra come "suggerimenti" pagani convivano armoniosamente con temi cristiani all'interno dei più prestigiosi edifici sacri della cristianità. Del resto facciamoci la domanda: i labirinti delle cattedrali (di nota derivazione arcaica) non incorporano la cerca del centro e quindi della verità raggiungibile solo dopo mille afflizioni?

      Il punto è che l'arte pagana (se così si vuole definire con locuzione dispregiativa da cui dissento) è sempre convissuta nell'arte sacra cristiana se non altro per effetto della lezione pitagorico platonica, come ci ha insegnato il grande Comparetti, profondo studioso di Pitagora, che ha contribuito a formare allievi di notevolissimo spessore (si legga ad esempio il testo Ritmi e Riti e si comprenderà come il cristianesimo artistico sia intessuto di pitagorismo) che qui non nomino sennò qualcuno mi accusa di fare sfoggio di erudizione (che poco o nulla serve nelle cose dello spirito ma serve a smontare pressappochismi e travisamenti).

      D'altronde se Fulcanelli e il suo alievo Canseliet si sono trovati a commentare l'arte cristiana medioevale presente nelle cattedrali e in altri luoghi "particolari", altri si sono dilettati a mostrare l'enorme influenza "pagana" nel rinascimento (esplosa presso la corte dei Medici a Filrenze con tutto l'appoggio dell'ecclesia, vedi Marsilio Ficino). Warburg fu folgorato in una intuizione che ha rivoluzionato gli studi del periodo, rimanendo "rapito" dalla vista di una fanciulla dipinta dal Ghirlandatio nella chiesa fiorentina di Santa Maria Novella, che il ricercatore battezzò immantinente "ninfa" assegnando così la figura all'arte classica.

      Andai apposta a vederla anni fa...ma io non sono Warburg e non fui colto dalla sindrome di Stendhal e rimasi poco colpito dall'immagine.

      Morale: i cristiani si sono tranquillamente serviti per secoli e secoli di simboli e allegorie pagane e più erano colti (papi e cardinali) e più ne hanno fatto uso senza alcun rimorso (anzi!) e senza nessun infingimento, il significato delle immagini però è rimasto in gran parte nascosto nel riserbo delle loro menti.

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  9. I quadri del vanesio Kiko espongono sempre e soltanto la sua immagine. Un assolutista che inquina ogni ambiente per trasmettere l'oscurità presente nel suo animo. A tal proposito, il genio incomparabile di Lino Lista ha scaturito un testo umoristico e ironico che certamente arrecherà un sorriso nonostante il sottofondo amaro della verità.

    SCRUTINIO A KIKO ARGUELLO

    Catechista cattolico:
    "Dunque, kiko, prima di frequentarci, quale falso concetto avevi di te?".
    Kiko: "Io credevo di essere Giovanni Battista in mezzo a voi. Pensavo di dover salvare la Chiesa del terzo millennio sostituendo tutta l'arte cristiana con la mia Nueva Estetica. Anche credevo di essere un veggente, un esegeta illuminato, un musicista, un direttore di orchestra, il più grande iconografo dell'arte cristiana, un luminare della teologia post conciliare".

    Catechista cattolico:
    "E di Dio, avevi falsi concetti?".
    Kiko: "Sì. Io credevo che Dio mandasse disgrazie ogni qualvolta qualcuno non risponde alle mie 'alzate' nelle adunate del Cammino, specialmente un cancro alle mamme. Io pensavo che Gesù Cristo fosse andato per le vie della Galilea, della Samaria e della Giudea trasportando un secchio di mota per insozzare i ciechi nati, che se qualcuna fosse andata a visitare una cognata ammalata invece di partecipare alle mie convivenze sarebbe finita nei guai, direttamente all'inferno. Io, come gli gnostici, pensavo che Giuda fosse stato il più intelligente degli Apostoli, necessario per il Mistero pasquale, che senza Giuda Dio non avrebbe potuto perseguire alcun disegno salvifico. Anche credevo che l'uomo fosse figlio del Demonio e non avesse responsabilità alcuna dei propri peccati".

    Catechista cattolico:
    "Bene fratello, coraggio! Noto che sei sulla via della guarigione, basta con i sufrimienti. E dimmi, se tu non sei Giovanni il Battista in mezzo a noi, chi sei allora?".
    Kiko: "L'ho capito soltanto dopo la dipartita di Carmen, la quale frenava le mie visioni intellettuali: io sono il Messia".

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    1. Non la ricordavo! Bellissima...con finale a sorpresa...ma neppure tanto. Finora Kiko, sottoposto allo 'scrutinio della vita', se si è convertito, si è convertito, novello Faraone, sempre di più a se stesso.

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    2. Con questa gente i ragionamenti sono inutili.
      Un po' di sana ironia funziona molto meglio.
      Grazie ancora a Lino Lista, la sua verve è la cura migliore, funziona e riesce sempre a strapparmi un sorriso.
      LUCA

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    3. Ricordavo questo di Lino.
      È proprio il caso di dire che ha "dipinto " Kiko a pennello.
      Hai ragione, Lino utilizzava l'ironia in modo geniale portando, com'è giusto, alle estreme conseguenze gli spropositi di un esaltato fuori controllo.
      Non sembri esagerata la conclusione dello scrutinio, quando il sapiente catechista cattolico chiede, per smascherare definitivamente il nostro ciarlatano:
      "Dicci dunque, o Kiko, tu chi sei?" Ed egli ridicolo e pericoloso più di un cataclisma risponde:
      "Io sono il Messia!"

      Pax

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    4. È vero Luca, Lino sapeva utilizzare una dotta ironia che disarmava i Pasqualoni con estrema facilità. i suoi libri, i suoi interventi rappresenteranno sempre dei punti di riferimento essenziali per le nostre confutazioni.

      "Pensavo di dover salvare la Chiesa del terzo millennio sostituendo tutta l'arte cristiana con la mia Nueva Estetica."

      Ed eccola quá la Nueva Estetica tanto decantata, uno squallidume che insudicia chiese e case sino a giungere al sacrilegio più infido relativo al Santissimo Sacramento

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  10. Per quel che concerne l'icona inserita nel mosaico del crocifisso possiamo dir quel che vogliamo ma resta di pessimo gusto. Al di là delle migliori intenzioni di chi lo ha commissionato spendendo anche una bella cifra.
    La sovrapposizione dei segni non giova. Come diceva Rebel l'arte sacra ha un valore teologale e racchiude in se' la ricchezza del messaggio rivelato, non può prestarsi a mistificazioni né deve favorire confusione. L'anima del fedele ha bisogno di verità e di purezza e di semplicità.
    Cosa ingenera nello spirito del credente che partecipa alle celebrazioni nella sua Parrocchia il tenere per tutto il tempo davanti ai suoi occhi quella immagine composita e infondo senza senso?

    Pax

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  11. Proprio vero Luca e Rebel.
    Lino Lista ha portato alla nostra missione un valore aggiunto che non va dimenticato mai e del quale sempre gli saremo grati.
    Lino è sempre vivo in mezzo a noi. Io ne sento terribilmente la mancanza qui e ora. Offro a Dio questo dolore che non si attenua col passare del tempo.
    Per questo ringrazio ancora Rebel che avendo trovato questo prezioso articolo di Lino, pubblicato all'epoca dalla casa editrice Segno, lo abbia messo in evidenza sul nostro Blog.
    Gli anni sono passati ma esso è terribilmente attuale e intanto si sono avute solo conferme su conferme.

    Andrebbe segnalato tra gli articoli più significativi tra i "Post in evidenza" alla sinistra delle nostre pagine pubblicate.
    È un bene, di tanto in tanto, tornare alle argute analisi di Lino e farne nuovi post. E lo faremo senz'altro.
    Ricordo i suoi pregiati articoli proprio sull'arte sacra Kikiana
    Per tutti segnalo il link di un post di Lino pubblicato il 2011 sulle due icone di Kiko dell'Ultima Cena:

    lhttps://neocatecumenali.blogspot.com/2011/12/un-esempio-di-arcano-tra-exoterismo.html

    Pax

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    1. Ringrazio il Signore perchè un uomo colto, retto e generoso ha incrociato i nostri passi lasciandoci un' eredità di inestimabile valore.
      Lino, con il suo lavoro di gran pregio al servizio della Verità ha mostrato che scienza e cuore non sono fini a sé stessi, ma bensì convergono per un fine glorioso in Cristo.
      Grazie per il link Pax, mi accingo a rileggere, le sue interessanti e argute analisi istruiscono e illuminano.

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  12. Intanto il testo umoristico-ironico di Lino ha risvegliato in me dei ricordi che certamente alcuni di voi possono confermare.
    Perché devo sottolineare che mica solo noi altri abbiamo trovato nelle stramberie megalomani del profeta del terzo millennio materiale a bizzeffe per metterlo in ridicolo.
    Come molti sicuramente sanno da sempre sono girate, proprio all'eterno delle stesse comunità neocatecumenali, barzellette a dir poco imbarazzanti.
    Tutte mettevano in evidenza la stratosferica superbia spirituale dell'Autoeletto Iniziatore signor Arguello.
    Come quella che racconta di Kiko che incarica i suoi di acquistare per lui una degna sepoltura in Terra Santa con la raccomandazione che doveva essere il più vicino possibile al luogo dove Gesù stesso fu sepolto. I poverini tornano avviliti: "Kiko, la cosa è impossibile, i prezzi sono esorbitanti!" E Kiko: "Ma voi avete precisato che mi serve solo per tre giorni?"

    Perché racconto questo? Per dire che se gli stessi aderenti al cammino lo vedono così Kiko ma di cosa vogliamo ancora parlare?

    Un'altra barzelletta circolava ed è questa.
    Kiko muore e arriva in Paradiso; bussa e gli apre San Pietro che lo accompagna subito al cospetto di Nostro Signore. Tutti i santi del cielo aspettano fuori trepidanti. Passa un'ora, ne passano due, poi tre, quattro. Un tempo infinito. Tutti sono preoccupati e si chiedono cosa mai sia successo. Alla fine esce San Pietro esausto e mezzo sconvolto. Tutti gli si fanno intorno e chiedono cosa mai stia accadendo e San Pietro confuso: "Ragazzi! Non ci ho capito niente. Solo che facciamo parte della prima comunità, che io sarei l'Ostiario e Nostro Signore il Responsabile"

    Pax

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    2. Se gli aderenti del Cammino raccontano barzellette del genere, vuol dire che sanno che Kiko è un megalomane ma che per loro così deve essere.
      Non riesco a immaginarmi un don Giussani o una Chiara Lubich osannati perché megalomani, anche se attraverso una barzelletta. Anzi, gli eventuali aneddoti ne evidenzieranno l'umiltà. Evidentemente i camminanti percepiscono la gloria del mondo come una cosa da ambire: anche se non lo dicono a parole, si comportano di conseguenza.

      Che il Cammino è, in realtà, un movimento secolarizzato lo dimostra la "dottrina" del "non si può non peccare" tipica dei protestanti.
      Apparentemente questa frase sembra detta per far intendere che siamo tutti peccatori, ma chi si accusa di essere peccatore non cerca giustificazioni, ma la misericordia di Dio. Come nell'Ave in cui chiediamo a Maria di pregare per noi peccatori (non per noi che non possiamo non peccare).

      Per sottolineare la malizia di questo principio proclamato da Kiko, è utile passare dal peccato in generale, a un peccato in particolare, ad esempio: non si può non cadere nella lussuria, cioè non si può rimanere casti.
      Ma questo è esattamente quello che dice il mondo, cioè la società scristianizzata.
      Per il mondo la castità è contro la natura dell'uomo, e perciò è sano non essere casti.
      Il Cammino non può arrivare a tanto e ha trovato il compromesso che aveva trovato Lutero per peccare in tutta tranquillità.
      Ma poco cambia: il "non si può non peccare" di Lutero e Kiko è un lasciapassare per ogni perversione.

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    3. Dici bene, sono spiritosaggini imbarazzanti. Ricordo anch'io che a tratti scadevano in queste narrazioni non sempre dotate di un linguaggio civile. Perlomeno nel mio caso.

      Gli aderenti si sbellicano per esigenza di copione, ma anche perché i racconti attinenti ad una realtà vissuta sono quelli che creano maggiore ilarità. Ed infatti associano per davvero Kiko al divino. A prima "occhiata" sembrano volerne esaltare la megalomanìa, ma in cuor loro lo giustificano.

      La seconda barzelletta comunica un'avversa fierezza, non certo un'autocritica come a primo impatto può apparire.
      Questo racconto mi riporta alla prima foto che campeggia su questo thread, ove i due Papi vengono "adornati" di kikianesimo. Ecco la fierezza di cui parlavo, la superbia che il guru ha instillato loro. Quel senso di superiorità che vuol prostrare la Chiesa e il divino ai piedi del Cammino.

      Ripeto nuovamente: sono imbarazzanti! Per alcuni, prima o poi, assieme alla consapevolezza giungerà anche un moto di vergogna.

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    4. "Quella del paradiso che circolava ai miei tempi: Kiko arriva in paradiso e nostro Signore deve verificare se si è meritato il Paradiso. Kiko e Gesù si chiudono in una stanza e comincia la verifica. Passano due ore e Maria chiede a San Pietro cosa stesse succedendo, passano 4 ore ed anche San Giuseppe comincia a preoccuparsi. Finalmente la porta si apre e Gesù esce affranto, in lacrime, si rivolge alla Madre: "Mi ha rimandato al secondo scrutinio!"

      Si, sempre più imbarazzanti oltre che bestemmiatori.

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  13. Ogni volta che sento lo slogan «la parrocchia deve dare spazio a tutti» mi sale l'orticaria.

    Ora, partiamo dal principio. L'unità della Chiesa non è il frutto di uno sforzo. Chi più alimenta la propria fede, più sta contribuendo all'unità della Chiesa. Dopotutto, «se il Signore non costruisce la casa [e l'unità], invano si affaticano i costruttori...»

    Troppo astratto? Volete un esempio? Tempo fa sono entrato in una cappella, dove di lì a poco ci sarebbe stata la Messa. C'erano dunque molte persone, col solito chiacchiericcio da sala da tè. Mi sono inginocchiato in preghiera, ero l'unico. Mi sono accorto, qualche minuto dopo, che c'era un altro inginocchiato in preghiera, anche lui incurante del bisbigliare. Ecco, io e quello sconosciuto eravamo nell'unità della fede. Capisco che qualcuno abbia un'invincibile voglia di farsi due chiacchiere in attesa dell'inizio dello show religioso, ma lì eravamo davanti al Santissimo, con Nostro Signore realmente presente, non eravamo nella sala d'attesa del commercialista. Ed era unità della Chiesa, perché io e quello sconosciuto stavamo compiendo un gesto - quello dell'inginocchiarsi - senza aver fatto una riunione del consiglio pastorale per pianificarlo pastoralmente con una strategia pastorale vincente, senza auspicare coinvolgimenti, senza esortare i giovani, senza istituire piattaforme di dialogo, senza costruire ponti anziché muri...

    Dunque, la parrocchia cos'è? È solo il meccanismo ben collaudato dalla Chiesa lungo due millenni, dal greco "par-oikìa", "nei pressi di casa [tua]", per garantire ad ogni fedele la dottrina della fede e i sacramenti "vicino casa sua", cioè nel modo più facile e accessibile per il fedele. Gli spazi della parrocchia possono anche essere usati per attività caritative - prima tra tutte quella dell'insegnamento della fede. Può persino darsi che certi fedeli si organizzino sotto la guida del parroco, per altre attività caritative e di preghiera. Ma questo non implica l'invertire i ruoli, cioè non implica che degli autonominati "gruppi" (movimenti, associazioni, "itinerari di riscoperta", eccetera) abbiano qualche diritto a chiedere spazi, tempi, supporto, soldi, presenza del parroco.

    Un parroco che "dà spazio a tutti", sta sbagliando. Chiariamoci bene: l'atteggiamento caritatevole del voler concedere spazio a tutti non deve mai essere interpretato come un "diritto di chiunque a ritagliarsi i suoi spazi in parrocchia". Nemmeno se si trattasse di soli gruppi perfettamente ortodossi nella fede.

    Quasi sempre un parroco "dà spazio a tutti" più per evitare di dover sanare diatribe (cosa che gli ruberebbe un sacco di tempo e risorse e pazienza, inutilmente), che per ingenuità (come se qualsiasi spiritualità, anche sbagliata - come il neocatecumenalismo -, meritasse "spazi"). Certo, la mania del dialoghismo degli ultimi 50 anni, più l'età media sempre più "anziana" dei parroci e dei vescovi e dei formatori di seminario, ha trasformato quella che era una virtù sacerdotale (il dare spazio solo a chi efficacemente sostiene l'ortodossia dottrinale e sacramentale) in un riprovevole vizio ("ma come? non dai spazio a tutti? ma allora sei selettivo, sei ingiusto, sei eretico!).

    Un parroco che "dà spazio a tutti" è come un negoziante che paga tangenti a qualunque mafia gliele chieda. È uno che di carattere può esser battagliero quanto volete, ma col dare spazio a tutti sta invitando in casa la verità e l'errore, e voi conoscete già che la via di mezzo tra verità ed errore è qualcosa di molto gradito al demonio. Come l'idea che la parrocchia sia una specie di centro sociale religioso da riempire di gruppi, attività e animazione.

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    1. "Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato"
      JC
       

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    2. Dipende anche da quanto spazio si prendono le varie associazioni. Una cosa è accogliere un gruppo che si ritrova una volta alla settimana, un'altra far entrare una multi-level come il Cammino che pretende a poco a poco di assorbire tutti gli spazi. Nella mia parrocchia chiudevano a chiave le 'proprie' stanze, che non potevano più quindi essere usate per il catechismo o altre attività. Più la comunità era anziana, più aveva 'tesori' nei propri armadi e quindi la necessità di spazi privati. Non c'era spazio per costruire un catecumenium, se no di certo lo avrebbero fatto.

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    3. @Fig Deus, vorrei condividere con te 1 riflessione sul brano che hai scritto.
      Il pubblicano stava in fondo al tempio e non osava neanche alzare gli occhi (tanto meno le mani a mo' di sacerdote o di ostaggio sotto minaccia armata) .. figurati se osava imbrattare muri con figure allegoriche!

      Detto questo, posso umilmente chiederti .. di avere l'umiltà di spiegare perché hai messo questo brano?
      Non sarà che vuoi sottolineare 1 differenza (tra te NC e i cattolici) così come faceva il fariseo?

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    4. Oso sperare che la firma JC non alluda a Jesus Christ.

      Questa del fariseo e del pubblicano è ormai trita, la scodellate ad ogni occasione.

      Purtroppo indebitamente, perché i primi a considerarsi migliori siete proprio voi kikos, che avete tutto da insegnare ai poveri "cristiani della domenica".

      Il fariseismo è un atteggiamento interiore, non una dichiarazione, perché con la bocca si può anche dire mille volte "Sono l'ultimo, il peggiore di tutti!", ma se dentro si ha un giudizio di superiorità, non conta niente, perché il Signore guarda al cuore.

      E' un po' come l'episodio dei due fratelli che dovevano andare a lavorare nel campo: fu gradito al Signore quello che ci andò, anche se aveva inizialmente detto di no, perchè SI PENTI' e vi andò, non fu gradito quello che "fece bella figura a parole" e poi non mantenne il dichiarato nei fatti.

      Dichiarare che prostrarsi davanti al Signore è la cosa giusta da fare, non è fariseismo o credersi migliori: è dire cosa va fatto e come.

      Leggiti in proposito Papa Francesco e vedrai che, se hai orecchio pulito, ti passa subito la voglia di giudicare.

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    5. Papa Francesco in un'udienza generale del 2016 sul fariseo e il pubblicano:

      "Entrambi i protagonisti salgono al tempio per pregare, ma agiscono in modi molto differenti, ottenendo risultati opposti. Il fariseo prega «STANDO IN PIEDI» e usa MOLTE PAROLE. La sua è, sì, una preghiera di ringraziamento rivolta a Dio, ma in realtà è uno sfoggio dei propri meriti, con SENSO DI SUPERIORITA' verso gli «altri uomini», qualificati come «LADRI, INGIUSTI, ADULTERI», come, ad esempio, - e segnala quell’altro che era lì – «questo pubblicano». Ma proprio qui è il problema: quel fariseo prega Dio, ma in verità GUARDA A SE STESSO. Prega se stesso! Invece di avere davanti agli occhi il Signore, ha uno specchio. Pur trovandosi nel tempio, NON SENTE LA NECESSITA' DI PROSTRARSI DAVANTI ALLA MAESTA' DI DIO; STA IN PIEDI, SI SENTE SICURO, QUASI FOSSE LUI IL PADRONE DEL TEMPIO! Egli elenca le buone opere compiute: è irreprensibile, osservante della Legge oltre il dovuto, DIGIUNA «due volte alla settimana» e PAGA LE "DECIME” di tutto quello che possiede. Insomma, più che pregare, il fariseo si compiace della propria osservanza dei precetti. Eppure il suo atteggiamento e le sue parole sono lontani dal modo di agire e di parlare di Dio, il quale AMA TUTTI GLI UOMINI e "NON DISPREZZA" I PECCATORI. Al contrario, quel fariseo disprezza i peccatori, anche quando segnala l’altro che è lì. Insomma, il fariseo, che si ritiene giusto, trascura il comandamento più importante: l’amore per Dio e per il prossimo.

      Non basta dunque domandarci quanto preghiamo, dobbiamo anche chiederci COME PREGHIAMO, o meglio, com’è il nostro cuore: è importante esaminarlo per valutare i pensieri, i sentimenti, ed estirpare arroganza e ipocrisia. Ma, io domando: si può pregare con ARROGANZA? No. Si può pregare con IPOCRISIA? No. Soltanto, dobbiamo pregare ponendoci davanti a Dio così come siamo. Non come il fariseo che pregava con arroganza e ipocrisia. Siamo tutti presi dalla frenesia del ritmo quotidiano, spesso in balìa di sensazioni, frastornati, confusi. È necessario imparare a ritrovare il cammino verso il nostro cuore, recuperare il VALORE DELL'INTIMITA' E DEL SILENZIO, perché è lì che Dio ci incontra e ci parla. Soltanto a partire da lì possiamo a nostra volta incontrare gli altri e parlare con loro. Il fariseo si è incamminato verso il tempio, è sicuro di sé, ma non si accorge di AVER SMARRITO LA STRADA DEL SUO CUORE."

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    6. "Il pubblicano invece – l’altro – si presenta nel tempio con animo umile e PENTITO: «fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto». La sua preghiera è BREVISSIMA, NON E' COSI' LUNGA COME QUELLA DEL FARISEO: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». Niente di più. Bella preghiera! Infatti, gli esattori delle tasse – detti appunto, “pubblicani” – erano considerati persone impure, sottomesse ai dominatori stranieri, erano malvisti dalla gente e in genere ASSOCIATI ai “peccatori”. La parabola insegna che si è giusti o peccatori non per la propria APPARTENENZA SOCIALE, ma per il modo di rapportarsi con Dio e per il modo di rapportarsi con i fratelli. I GESTI DI PENITENZA e le poche e semplici parole del pubblicano testimoniano la sua consapevolezza circa la sua misera condizione. La sua preghiera è essenziale. Agisce da umile, sicuro solo di essere un peccatore bisognoso di pietà...
      Di questi due, chi è il corrotto? Il fariseo. Il fariseo è proprio l’icona del corrotto che fa finta di pregare, ma riesce soltanto a PAVONEGGIARSI DAVANTI A UNO SPECCHIO. E’ un corrotto e fa finta di pregare. Così, nella vita chi si crede giusto e giudica gli altri e li disprezza, è un corrotto e un ipocrita."

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    7. Domenica scorsa sono giunta in chiesa con 20 minuti di anticipo per partecipare alla Santa Messa domenicale. È mia abitudine recarmi un pò prima per tentare di raccogliermi spiritualmente, ma il vociare da giardino inglese nell' ora del tè...ma che dico? Il chiacchiericcio da festa mondana degno della saga del cinghiale mi proibì la buona riuscita dell' intento. Questo è il risultato dell'inclusione sconclusionata che la Chiesa d' oggi attua accogliendo l' errore al Suo interno. Pensa, in alcuni luoghi esiste l' aperitivo, anzi l' aperimessa (anche se avveniva al termine ricorda l' agape neocatecumenale, la quale risultava fruttuosa in quanto il numero dei partecipanti era sempre prolifero) che il sacerdote offre ai fedeli che si recano alla Santa Messa, un modo per attrarre e ricompensare simpaticamente come dei clown, sviando le anime e travisando il Vangelo.

      Data la situazione non stupisce che il Cammino abbia trovato posto e comando all'interno delle Sante Mura arrecando ignoranza e ottenendo risultati avversi. Non sorprende che al posto del Cristo campeggi il quadro di Kiko o che l' ostensorio venga sfruttato per dar visibilità alle opere attinenti al contesto eretico. I fanatici del sabato sera, i quali hanno slittato all' indietro la Messa domenicale facendosi beffa della raccomandazione secondo la quale è concessa partecipazione anticipata d' un giorno soltanto per esigenze gravi e cogenti, seguono una dottrina mistificata che divulgano senza troppa difficoltà dati i tempi confusi.
      - Se Gesù Cristo, rivolto ai suoi apostoli, domandò: E voi, chi dite che io sia?; oggi una persona qualsiasi, purché intellettualmente onesta, potrebbe domandare ai cattolici, o sedicenti tali (neocatecumenali): E voi, cosa credete che sia la santa Messa?; non è detto che ne verrebbero fuori delle risposte molto chiare e ortodosse. -

      Ai nostri tempi sussisteva il Catechismo di San Pio X, 100 quesiti e soluzioni che i bambini imparavano a memoria e che, al numero 70, recitava: Che cos’è la santa Messa? La santa Messa è il sacrificio del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo che sotto le specie del pane e del vino, si offre dal sacerdote a Dio sull’altare, in memoria e rinnovazione del sacrificio della Croce.

      Se fosse chiaro e ben assorbito questo semplice punto nessuno oserebbe scandalizzare la Casa del Signore con chiacchiere, battiti di mani, balletti e idiozie varie, ma il sacerdote officerebbe rivolto verso l' altare del Santissimo e, incredibile dictu, tutta la sacra cerimonia verrebbe nuovamente indirizzata idealmente verso Dio e non a celebrazione dell’assemblea dei fedeli. Verrebbe trasmessa un' elevata e intensa spiritualità e a ciò concorrerebbero la musica sacra d’organo e il canto gregoriano, nonché i paramenti, la solennità dell’atmosfera, il fumo e l’odore dell’incenso, la compunzione dei cappellani e fin dell’ultimo chierichetto.
      Verrebbero azzerate le stramberie luciferine kikiane ed i canti stonati accompagnati da chitarre, cembali e nacchere.

      Quante volte abbiamo sentito predicare dal pulpito che la Chiesa deve essere accogliente, clemente e non giudicante? Ed ecco il patatrack conseguente a queste indicazioni mistificate nel contenuto: un'educazione religiosa aberrante e delle personalità irresponsabili che lasciano proliferare il fumo satanico.

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    8. Vien da ridere allo sgangherato tentativo neocatekiko delle 10:08 che si firma Fig Deus "JC" di scagliarmi addosso qualche brano di Vangelo. Evidentemente è quella la prassi neocatecumenale, talmente invalsa da risultare una tentazione irresistibile ogni volta che sta parlando qualcuno che non loda il tripode Kiko-Carmen-Cammino: "presto, scagliamogli addosso qualche pezzo di Bibbia!" Però, a pensarci bene, è la stessa cosa che fece il demonio nel deserto: adoperare la Bibbia per indurre Nostro Signore a prostrarsi a lui.

      Suppongo che il sullodato neocatekiko lo abbia fatto per la scenetta che ho descritto - quella di cristiani quantomeno distratti che aspettano svaccatamente l'inizio dello show religioso in parrocchia. Una scena che purtroppo vediamo spessissimo nelle parrocchie, e vediamo sempre nelle salette neocatecumenali (fermi restando i limiti imposti dall'isteria coronavirus 2020, ma questa è un'altra storia).

      Ora, il fatto è che nel Santissimo Sacramento Nostro Signore c'è realmente. Con o senza chiacchiericcio del popolo bue, con o senza distrazioni da sala d'attesa del commercialista, con o senza quell'esagerato indaffararsi a "preparare" lo spettacolino. Davanti a Nostro Signore, il gesto tradizionalmente più educativo - per chi lo compie, e per chi lo vede - è quello dell'inginocchiarsi. Un gesto di profonda umiltà che significa "la mia vita, senza di te, non significherebbe nulla": infatti i kikos si inginocchiano solo davanti a Kiko.

      Quando all'epoca mi accorsi per caso che c'era un'altra persona in ginocchio, capii di non essere il solo a ritenere che il Signore è realmente presente lì nel Sacramento, davanti a noi, proprio lì nel Tabernacolo (mica come i kikos che credono nell'eresia secondo cui Nostro Signore avrebbe dovuto "farsi pietra, che non va a male"). Sarebbe bastato anche molto meno: sarebbe bastato anche solo il percepire che qualcuno si genuflette per un attimo - inteso come gesto di saluto a Qualcuno presente, non come abitudine di marcar presenza - per ricordare l'unità della Chiesa come frutto della fede dei singoli, non come risultato di discorsi e di impegni.

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  14. A breve ci sarà chi ricopia dal protestantesimo, dove nelle chiese c'è addirittura il tavolo con le sedie con punto ristoro e caffè, nonché piccoli mercatini di abiti e cianfrusaglie.

    Visto coi miei occhi in Olanda, in più di una chiesa.

    Il massimo fu, mi pare, nella cattedrale calvinista di san Bavone ad Haarlem: fedeli in ciabatte al tavolino a sorseggiare caffè...
    Cattedrale gotica molto bella, tra l'altro.

    Normalmente l'"angolo ristoro-mercato" si trova in uno slargo in cima, vicino all'ingresso, ma può anche essere a metà navata, con distributori di caffè.

    I protestanti insegnano...

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  15. FIG DEUS:

    "pago le DECIME di quanto possiedo"... non era il FARISEO che lo diceva?
    Non sentirti giudicato... tu l'hai detto!

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  16. FIG DEUS:

    il peccato di cui non si ha coscienza non è imputabile. Il "non si può non peccare" di Kiko non riguarda questo tipo di mancanza, altrimenti non dovrebbe interessare i camminanti che hanno ricevuto il fango sugli occhi, cioè hanno già visto il loro peccato.
    Invece Kiko parla ai camminanti, a coloro che già, secondo lui, conoscono il peccato. E dice a loro che non possono non peccare.
    Kiko si riferisce ai peccati VOLONTARI. Per lui non si possono evitare.

    Chi è il fariseo, chi giustifica un proprio peccato VOLONTARIO, perché non poteva non farlo, o chi dice che poteva evitarlo ma non si è fidato di Dio e ha tradito la grazia, ma confida nella misericordia di Dio col PROPOSITO di non farlo più?

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