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venerdì 21 luglio 2023

I neocat non fanno memoria dei Santi ma celebrano l'anniversario della morte dell'eretica Carmen

La sera del 19/07 avrei avuto una cena con un amico neocatecumenale che non vedo da un po', uno di quelli con cui è rimasta stima reciproca nonostante la profonda diversità di vedute. Tuttavia all'ultimo l'appuntamento è saltato perché lui aveva da partecipare a una celebrazione extra della quale si era dimenticato. Capirete il mio sconcerto nello scoprire che si trattava dell'anniversario della morte di Carmen, l'eretica co-fondatrice del cammino.
Come può intercedere
se non credeva nella intercessione?
 
In tanti anni non è mai capitato che le comunità facessero memoria della festa di un Santo qualunque con una celebrazione specifica, né del titolare delle parrocchie che li ospitano né del patrono della città né alcunché del genere, neppure dei Santi Apostoli. Santi riconosciuti dalla Chiesa, di provata santità di vita, mediatori di veri e dimostrati miracoli, venerati da secoli e secoli. E invece si prodigano per pregare davanti alla foto posticcia e ritoccata di una che non solo Santa non è ma che a ben vedere dovrebbe essere chiamata "santa del cazzo", per usare una colorita e brutale ma quanto mai azzeccata definizione di don Ariel Levi di Gualdo che con il suo abituale sarcasmo, all'apertura della causa di beatificazione nella fase diocesana, scriveva così della "piccola eretica":
"dico piccola perché l’eresia è una cosa molto seria. Nel corso della storia della Chiesa, i grandi eretici sono stati delle personalità dotate di intelletto sopraffino e di rare doti filosofiche, teologiche e speculative. Carmen Hernández era invece una povera e tronfia ignorante che mescolava l’emotività pseudo-poetica a una disastrosa teologia fai-da-te, che in mezzo secolo ha prodotto danni immani in un esercito di soggetti altrettanto emotivi e fragili che si sono messi al seguito suo e del suo sodale Kiko Argüello. Pertanto, nel definirla eretica, come teologo dogmatico e storico del dogma mi corre l’obbligo, per dovere e onestà intellettuale, di chiedere anzitutto perdono a delle menti speculative eccelse tali furono quelle di grandi eretici del calibro di Ario e Pelagio."
E ancora:
"In molti ci stiamo domandando ― e ce lo domandiamo “seriamente” si fa per dire ―, quali possano essere le “virtù eroiche” di una donna che ha fatto scempio della dottrina cattolica, della sacra liturgia e della storia della Chiesa, che assieme a Kiko Argüello ha dato vita a un movimento pseudo-cattolico (...) 

Non è affatto irriverente indicare a futura memoria Carmen Hernández come La Santa del Cazzo, perché in questa espressione non c’è nulla di volgare, al contrario c’è tutto di vero, tutto di storico e di documentato. Tutt’oggi sono sani e vegeti numerosi testimoni oculari, ecclesiastici e laici di tutte le nazionalità, che durante numerosi contesti pubblici l’hanno udita intercalare: «… e cazzo … e cazzo!». Una volta, quella pia donna di Chiara Lubich, che era amabile e delicata come una bambola di porcellana, trovandosi con Luigi Giussani a un incontro al quale erano presenti tutti i fondatori e le fondatrici dei movimenti laicali in occasione del grande Giubileo del 2000, stava per svenire a terra, udendo a poca distanza da lei, la futura Santa Carmen Hernández, che tra una sigaretta e l’altra colloquiava intercalando «… e cazzo … e cazzo!».

(...) forse, dinanzi all’apertura del processo di beatificazione di un soggetto a dir poco improponibile come Carmen Hernández, dobbiamo anche prenderli sul serio? [la Congregazione per le Cause dei Santi, NdR] No, purtroppo non ci resta che prenderli per il culo, non abbiamo altra idonea arma di difesa, se non la sapiente e caritatevole presa di culo verso chi pensa di poter trasformare la Santa Chiesa di Cristo in un grottesco e squallido teatrino del ridicolo, mutando la eroicità delle virtù, ossia la santità, in un premio conferito persino a eretici e a sguaiate cazzare spagnole.
"
una totale menzogna
Non possiamo non concordare con don Ariel, avendola conosciuta, e ben sapendo quale fosse la sua reale levatura morale, la sua enorme confusione teologica, i suoi notevoli problemi psicologici e quanto praticasse l'odioso vizio del fumo

Sappiamo quanto potesse essere violenta, a tratti crudele, fuori dai grandi palchi, e come disprezzasse ogni gesto di devozione o carità. 
Non era affatto Santa, e la causa di beatificazione aperta per lei è uno scandalo che grida vendetta verso il Cielo perché confonde le anime. 
Non crederemo mai a nessun pronunciamento della diocesi, evidentemente pressata dai kikos e forse corrotta dagli stessi. Il solo fatto che esista una causa simile è un'offesa ai veri Santi che hanno dato la vita per diffondere il Vangelo. 

Quando i kikolatri si riuniranno nel mondo con la foto di Carmen nella saletta oltre a disobbedire alla Chiesa compiranno un atto di idolatria nel rendere culto a una donna che ha fatto tanto male.
Non credete alle baggianate di Kiko, che si crede già santo pure lui, rigettate invece la sua dottrina sfasata ed eretica! 

giovedì 19 gennaio 2023

Video sulle mirabilia di Kiko e Carmen (seconda parte)

Il video pubblicitario del Cammino  neocatecumenale (qui l'articolo di illustrazione e commento della prima parte) prosegue, a ritmo serrato. Da parte nostra, continuiamo a proporre i punti che ci sembrano più interessanti.

Sembra quasi che sia già stato preparato in previsione della dipartita di Kiko, più  che per onorare Carmen.

Infatti, il riferimento alla città di nascita della Hernández, Olveda, in Soria (da cui il simpatico nomignolo appioppato da Kiko a Carmen, "soriana seca", come la carne secca in scatola prodotta in quelle zone) è  l'occasione per mostrare le immagini dell'orchestra kikiana e della sinfonia eseguita, a quanto pare, in ricordo della iniziatrice. 

Kiko e l'arte dell'accrocco

Riportiamo una frase detta in quell'occasione dal poliedrico Argüello: "Ancora più importante  della sinfonia, per cui c'è  bisogno di possedere un'arte, è  aprire una iniziazione cristiana in tutta la Chiesa, con tutti i suoi riti, con i suoi passaggi, con i suoi scrutini. Questa è  veramente un'arte!"

Dobbiamo dare ragione al modestissimo Kiko (i fotogrammi permettono di apprezzare le espressioni del volto): per la sinfonia bisogna possedere un'arte, che sappiamo non essere sua in quanto ha egli stesso ammesso di non conoscere la musica. Allo stesso modo i contenuti del Cammino non sono stati un'idea sua, ma solo una brutta, bruttissima copia dei Riti di Iniziazione Cristiana degli Adulti, offertagli "come su un vassoio" da Carmen e dal teologo Farnès.

E a proposito del tentativo di costruire l'immagine di una Carmen diversissima dalla realtà, registriamo le parole dette dal vescovo nel corso della cerimonia dedicata alla sua illustre concittadina, in cui afferma che la Hernandez avrebbe avuto un qualche interesse o propensione per i poveri.

"Carmen era una donna" è l'unica affermazione su cui possiamo convenire (con riserva)
 

La cosa non risulta assolutamente a chi ha conosciuto personalmente l'iniziatrice del Cammino neocatecumenale, sempre pronta a ricordare ai propri itineranti troppo tenerelli di cuore che  loro dovere era portare la parola (di Kiko), non aiutare i poveri né  i bambini abbandonati (celebre la frase carmeniana "lasciateli nei fossi!").

Naturalmente, come nella prima parte, il filo conduttore è  quello del pellegrinaggio  dei giovani nelle varie mete che contrassegnato le origini e lo sviluppo del "sacro" Cammino.

In ginocchio davanti al Carmen-battistero (il cordone è stato messo per evitare che i più devoti prendessero delle reliquie per contatto?)

Infatti possiamo vedere i giovani (e meno giovani) che mai si sognerebbero di inginocchiarsi in chiesa o davanti alle reliquie di un santo, in ginocchio in atteggiamento devoto e adorante davanti alla pila battesimale di Carmen.

Sempre seguendo il video, che ripercorre le vicende dell'incontro fatidico di Carmen con Kiko e delle mitiche origini del Cammino, abbiamo la conferma che Carmen e Kiko, ambedue con delle vocazioni religiose frustrate e incompiute alle spalle, nutrivano dei desideri di affermazione e, forse, di rivalsa nei confronti della Chiesa e delle sue gerarchie.  

Qui al papa avevano raccontato che il Cammino finiva dopo 7 anni...

Come si è lasciato sfuggire Kiko parlando a braccio nella cerimonia di apertura del processo a Carmen, lei lo disprezzava: solamente quando ha visto che il vescovo Morcillo veniva a fargli visita si è  ricreduta su di lui e ha accettato di collaborare.
E da Madrid il duetto di ambiziosi riformatori, attraverso la mediazione di Mons. Torreggiani che credeva che fossero degli apostoli dei poveri, giunge a Roma: esattamente là dove Kiko voleva arrivare, ammette candidamente don Cuppini, il loro primo presbitero.

Si torna a parlare della chiesa di Fuentes del Carbonero, con le immagini dell'edificio in ristrutturazione  (diventerà un centro neocatecumenale meta di pellegrinaggi di fedeli avidi di conoscere la kiko-story), con un audio di Kiko che ricorda come aveva portato in quella chiesa i baraccati delle Palomeras a dormire sulla paglia.

Fuentes de Carbonero: un altra tappa obbligata dei pellegrinaggi ai santuari della presenza di Kiko

Con immensa faccia tosta l'iniziatore del Cammino neocatecumenale, una vera e propria macchina per far soldi, afferma: "A mi me ha impressionato portarme tutte le famiglie delle baracche, poveri, nella chiesa. Era impressionante vedere la chiesa piena di poveri, perché  ciascuno se ha messo ...è  andato a prendere un po' de paglia e se ha messo un pezzettino nella chiesa. Qui c'è  una famiglia, qui un'altra, qui un'altra y sotto avevano della paglia e una copertina y allì  dormivano. Era impressionante vedere la chiesa piena de poveri. Digo questo è il futuro del mondo: la Chiesa piena de poveri".
Quando mai il Cammino neocatecumenale si è  occupato dei poveri? Stanno stiracchiando da 60 anni questo mito per qualche mese di frequentazione con un gruppo di nomadi, subito dimenticati per andare ad "evangelizzare" le parrocchie più  ricche di Roma!

Dice don Rino Rossi: "Kiko e Carmen hanno lottato molto per far capire a sacerdoti, parroci, vescovi, che il Cammino non è una spiritualità, non è  un movimento, ma è una iniziazione cristiana, è  il cammino del battesimo... un cammino di iniziazione, la porta della Chiesa."
Notiamo la concezione di chiesa kika: la chiesetta di Fuentes ha ricevuto una bella mano di bianco, sono stati piazzati la solita icona di Maria-kiko, la croce barbarica kikiana, il tavolone-mensa e le sedie trasparenti in metacrilato.
È  vero comunque che il Cammino non è una spiritualità: non si può infatti definire una spiritualità ciò  che fa stare questi giovani in piedi, con le braccia conserte, con le mani in tasca durante la consacrazione del Corpo e del Sangue di Cristo. Che vergogna...

In piedi e con le mani in tasca davanti a Gesù; in ginocchio e a mani giunte davanti a Carmen


Sì, lo ribadiamo:  che vergogna.
Carlos Metola, il postulatore della causa di Carmen dichiara: "Il popolo di Dio? Cosa ne pensa il popolo di Dio? In visita alla tomba di Carmen sono già  passate 40mila persone che hanno lasciato "condolenze", firme, 25mila grazie, favori... e questa è una fama di santità estesa in tutto il mondo".
Ecco i giovani stravaccati davanti al Santissimo ora inginocchiati sul marmo del mausoleo stile discoteca playmobil ove è sepolta la santa di categoria superiore.
In ginocchio davanti a Carmen: con le mani in tasca davanti al Santissimo? È  proprio vero: questo cammino non è una spiritualità, hanno fatto benissimo Kiko e Carmen a specificarlo in più  occasioni.

Dichiara don Rino Rossi: "l'opera che Dio ha fatto per mezzo di queste persone che sono state scelte dal Signore, alle  quali Dio gli ha dato un potere, per le quali il Signore ci ha dato un'obbedienza; questa obbedienza ha dato frutti impressionanti."
Obbedienza? Qui ci dobbiamo fermare. È  forse il Cammino neocatecumenale un ordine religioso? Sono Kiko e Carmen padre e madre superiora a cui dovere obbedienza? Dove sta scritto? Tirate fuori questi benedetti Statuti e vediamo dove si prescrive l'obbedienza da parte dei laici e dei sacerdoti stessi che dovrebbero fare questo tortuoso cammino di fede -che purtroppo "all'incontrario va"- ai due iniziatori!
E questa follia viene dichiarata da un sacerdote, anzi, si fa pure registrare a futura memoria... Il quale poi continua nella sua foga idolatrica di santificazione di Carmen defunta e soprattutto di Kiko ancora vivente.
"E poi l'atteggiamento che hanno avuto, come hanno rischiato per noi, come hanno difeso questo mandato che hanno ricevuto dal Signore, come hanno sofferto per il regno dei cieli. Esto (ndr: spagnoleggiano per essere più  simili al loro Maestro) si chiama virtù eroiche." "Ho visto atteggiamenti eroici in Kiko, ho visto in Carmen. Che la Chiesa riconosca che Carmen si trova in cielo che possiamo invocarla, che abbiamo una che interceda per noi, per questa generazione".
Caro prete neocatecumenale: quando mai voi seguaci di Kiko e Carmen, questi due "eroi" che tanto hanno fatto unicamente per la privatizzazione e la deformazione della fede cattolica,  avete insegnato a pregare chiedendo l'intercessione dei santi? Avete protestantizzato per più  di mezzo secolo la fede cattolica, avete irriso la devozione ai santi ed ora volete invocare Carmen? "Questa generazione" è quella che fate inginocchiare reverentemente davanti agli scarabocchi di Kiko e tenere le mani in tasca davanti al sacrificio di Cristo! Vergogna!

Niente palme, niente veste bianca, niente schitarrate, balletti e "alegria hermanos": le pagliacciate ai funerali valgono per gli altri, non per chi le ha inventate...


Il video-spottone, scandaloso soprattutto per le dichiarazioni di vari sacerdoti, della durata di più di mezz'ora, termina in "bellezza" con il discorso di don Pezzi al funerale di Carmen nel 2016 e con un primo piano della sua bara, senza veste bianca, senza palme; perché quelle sono cose che valgono per i catecumeni e non per lei, grande iniziatrice, che insieme all'artista Kiko le ha inventate e imposte pretendendo religiosa obbedienza.

domenica 15 maggio 2022

Che cosa ha da spartire san Carlo de Foucauld con Kiko Argüello?

Qui la versione inglese dell'articolo a cura del blog "Neocatechumenal Way in the USA".

Statua di Charles de Foucauld
a Nazareth
Oggi, 15 maggio 2022, viene proclamato santo in Piazza San Pietro Charles de Foucauld,  un originale apostolo del Vangelo che ardeva dal desiderio di far conoscere e amare il “suo” Gesù, vivendo tra i Touareg nel Sahara algerino: “Risiedo qui, solo europeo… Felice di essere solo con Gesù, solo per Gesù”.

L'evento, come ogni canonizzazione, coinvolge e commuove tutta la Chiesa, e soprattutto le 19 famiglie di laici e sacerdoti che si richiamano alla sua spiritualità.

C'è  però anche un 'figlio spurio' che si sente coinvolto e quasi accomunato al nuovo santo in questa giornata speciale, ed è  Kiko Argüello, fondatore del Cammino Neocatecumenale.

Sul sito ufficiale del Cammino neocatecumenale infatti alla canonizzazione di fratel Carlo è stato dedicato un articolo, a firma di don Ezechiele Pasotti,  in cui si afferma che, con Kiko,  vi  sarebbero «legami vari e profondi, e vanno dal momento della loro conversione, all’intuizione della vita nascosta in mezzo ai poveri, al modo di stare come “poveri tra i poveri”, sino al “sogno” di una cappella per l’adorazione sul Monte delle Beatitudini».

Vogliamo analizzare uno ad uno questi presunti legami fra il santo che oggi viene elevato agli altari e colui che, con tanta insistenza, da più  di mezzo secolo sostiene di essere un suo fedele imitatore.

La conversione.

Charles de Foucauld, dopo un’adolescenza vissuta lontano dalla fede, immerso nei piaceri di una vita facile e agiata, cominciò ad avvertire un’inquietudine esistenziale durante una pericolosa esplorazione in Marocco e, rientrato in Francia, continuò la sua ricerca stimolato dai buoni esempi di persone cristiane: «Ho iniziato ad andare in chiesa, senza essere credente, non mi trovavo bene se non in quel luogo e vi trascorrevo lunghe ore continuando a ripetere una strana preghiera: “Mio Dio, se esisti, fa che io Ti conosca!”». Con l’aiuto di un santo sacerdote, il padre Huvelin, ritrovò la fede e tornò ai Sacramenti nel 1886; aveva 28 anni. 
 
«Come credetti che c’era un Dio, compresi che non potevo far altro che vivere per Lui solo». 
Il cammino di fratel Charles, dal giorno del suo rinnovamento interiore, continua ad essere ricerca appassionata di Cristo, delle sue orme, da ricalcare amorosamente una per una, in modo tale che la sua vita sia insieme imitazione fedele di Gesù e perdita di sé nel “Beneamato”: «Amo Nostro Signore Gesù Cristo e non posso sopportare di condurre una vita diversa dalla Sua... Non voglio attraversare la vita in prima classe, quando Colui che amo l’ha attraversata in ultima classe...».
 
Anche Kiko ebbe una crisi esistenziale, e una conversione, ma il suo obbiettivo non era quello professato da Charles de Foucauld, il seguire l'esempio di Cristo. 
Lo spiega più tardi, nei suoi "Orientamenti per la fase di conversione" (il mamotreto delle catechesi iniziali): «Gesù Cristo non è  affatto un ideale di vita»  «la gente pensa che Gesù Cristo è  venuto a darci una legge più perfetta della precedente e che, con la sua vita e la sua morte, la sua sofferenza soprattutto, ci ha dato l'esempio perché noi si faccia lo stesso. Per queste persone (ndr: ossia per tutti i credenti) Gesù  è un ideale, un modello di vita» «se Gesù Cristo fosse venuto a darci un ideale di vita, come avrebbe potuto darci un ideale talmente alto, talmente elevato, che nessuno lo può raggiungere?»
 
Kiko nelle grotte di Murcia
in una posa "alla de Foucauld"

Il teologo passionista padre Enrico Zoffoli commentava queste, che definì senza esitazione "fandonie", scrivendo: 
«Kiko ignora che il Vangelo è  il messaggio esistenziale che in ultima analisi si riduce alla più  sapiente, amorosa ed eroica sequela di Cristo, spinta fino a pensare, sentire, vivere come Lui, in Lui e per Lui (Fil.2,5).»

Cosa pensava invece Charles de Foucauld della possibilità e necessità di imitare Cristo? Scriveva: «Approfittiamo degli esempi dei santi, ma senza fermarci a lungo né prendere per modello completo questo o quel santo, e prendendo di ciascuno ciò che ci sembra più conforme alle parole e agli esempi di Nostro Signore Gesù, nostro solo e vero modello, servendoci così delle loro lezioni, non per imitare essi, ma per meglio imitare Gesù».

Esponeva infatti in tal modo la propria ricetta spirituale: «L’imitazione è inseparabile dall’amore: è il segreto della mia vita: ho perduto il mio cuore per questo Gesù di Nazareth crocifisso millenovecento anni fa e passo la mia vita a cercare di imitarlo per quanto è possibile alla mia debolezza.»

È  così  che, dopo essersi consacrato a Dio come monaco trappista,  assetato di maggior povertà, maggior penitenza, maggior conformità a Gesù, con il beneplacito dei superiori e del direttore spirituale, lasciò la Trappa e si recò a Nazareth come eremita presso un monastero di Clarisse; il suo scopo era quello di «condurre il più fedelmente possibile la vita di Nostro Signore, vivendo soltanto del lavoro manuale e seguendo alla lettera tutti i Suoi consigli...».

L'idea, il proposito e la trasposizione nella vita di fratel Carlo di Gesù della sequela di Cristo e del conformarsi a Lui è completamente antitetica a quella di Francisco (Kiko) Argüello.

La vita nascosta tra i poveri.

Charles de Foucauld volle approfondire la sua vocazione attraverso una sorta di vita eremitica, in preghiera, adorazione, lavoro silenzioso e grande povertà.
Ciò avviene inizialmente in Terra Santa presso le Clarisse di Nazareth.

Fratel Charles desiderava condividere questa “vita di Nazareth” con altri fratelli. Per questo scrisse la Regola dei Piccoli Fratelli, che codifica come una “vita di famiglia attorno all’Ostia consacrata”. 
«La mia regola – scrisse – è così strettamente legata al culto della Santa Eucaristia che è impossibile che molti la osservino senza che ci siano un prete e un tabernacolo; solo quando sarò diventato prete sarà possibile avere un oratorio attorno al quale riunirsi e solo allora potrò avere qualche compagno...».

Tornato nuovamente nel suo Paese venne ordinato sacerdote a 43 anni nella Diocesi di Viviers. Ma l’Africa lo chiamava nuovamente e così si recò nel deserto algerino del Sahara, prima a Beni Abbès, povero tra i più poveri, poi più a sud a Tamanrasset con i Tuareg dell’Hoggar.


Kiko Argüello, sostiene l'articolo sul sito del Cammino, ha seguito passo passo le orme del santo. E riporta una affermazione del fondatore spagnolo: «De Foucauld mi ha dato la formula per realizzare il mio ideale monastico: vivere come un povero tra i poveri, condividendo la sua casa, il suo lavoro e la sua vita, senza chiedere niente a nessuno e senza fare niente di speciale».

Non sappiamo esattamente cosa fece Kiko, insieme a Carmen, nel rione popolare delle Palomeras di Madrid.
Certo è  che vi rimasero per poco, e quasi subito cercarono di esportare l'esperienza di "fraternità" provata in particolare con una colonia di zingari stanziatisi in quella zona nelle parrocchie ricche di Madrid.
La povertà estrema, dopo averla provata sulla propria pelle, non era assolutamente il loro ideale di vita, il paradigma di Charles de Foucauld era diversissimo dal loro!

Un esempio della totale indifferenza di Kiko Argüello rispetto all'apostolato fra i reietti della società, si ha con il suo arrivo, insieme a Carmen Hernàndez, in Italia.

Don Dino Torreggiani, primo sponsor ecclesiastico dei due ispanici sul suolo italico, aveva creduto nella autenticità delle loro vantate esperienze tra i poveri di Madrid  e nutriva grandi speranze e aspettative su di loro come "apostoli dei capelloni"  (simpatizzanti del movimento Hippy) che stazionavano giorno e notte in piazza Navona.

Ma Kiko, sbarcato nella Capitale proprio per questa missione, si rivelò un vero disastro! 
Non voleva saperne di evangelizzare i capelloni: dormiva, fino a tardi, andava al cinema...; come confidò lo stesso Kiko a don Cuppini, presbitero nella loro equipe prima di don Pezzi, la sua "ispirazione-aspirazione" era esclusivamente quella di andare a Roma per avvicinarsi al Papa (ed entrare nelle sue grazie).  (Dal libro "Intervista a Francesco Cuppini" di Tarcisio Zanni).

Altro che vita nascosta tra i poveri!

Lo stesso don Francesco Cuppini rileva come "interessante" il fatto che la prima parrocchia "evangelizzata" da Kiko e Carmen a Roma fosse quella dei Martiri Canadesi.
Scrive infatti «da uno che vive con i baraccati ci si poteva aspettare più  logicamente un apostolato rivolto ai poveri, una comunità  di poveri, un po' come a Madrid».
Ma conclude: «Invece il Signore qui a Roma il Cammino lo ha passato direttamente dalle baracche ai borghesi». Quindi, secondo l'idea che Cuppini vuole accreditare, è stato Dio a volerlo, facendo evaporare in breve volgere di tempo  il grande amore dei due iberici (borghesi pure loro) per Madonna povertà!
Non è inessenziale ricordare che questo afflato di vita nascosta tra i poveri non farà  mai più parte degli obbiettivi dei due fondatori del Cammino neocatecumenale.

Il sogno di una cappella per l’adorazione sul Monte delle Beatitudini

Scriveva Charles de Foucauld: «…Io credo mio dovere sforzarmi di acquistare il luogo probabile del Monte delle Beatitudini, di assicurarne il possesso alla Chiesa cedendolo poi ai Francescani, e di sforzarmi di costruire un altare dove, in perpetuo, sia celebrata la messa ogni giorno, e resti presente Nostro Signore nel Tabernacolo...». 
Su questo il santo ha tanto riflettuto e pregato che ne fissa anche la data: 26 aprile 1900, festa di Nostra Signora del Buon Consiglio. Ed era profondamente convinto che la sua vocazione di «imitare il più perfettamente possibile nostro Signore Gesù, nella sua vita nascosta» riceverà qui, sul Monte delle Beatitudini, una consacrazione più radicale e definitiva. 
«Lì potrò infinitamente di più per il prossimo, per la mia sola offerta del santo sacrificio…, sistemando un tabernacolo che con la sola presenza del Santissimo Sacramento, santificherà invisibilmente tutti i dintorni, allo stesso modo in cui nostro Signore nel ventre della madre santificò la casa di Giovanni… come pure con i pellegrini… con l’ospitalità, l’elemosina, la carità che cercherò di praticare verso tutti».

Quando essere stati marxisti
ed atei diventa un vanto...
Ebbene, a questo proposito appare proprio il caso di ricordare il disprezzo nei confronti del Tabernacolo, la tiepidezza nei confronti della Presenza reale e dell'adorazione al Santissimo di Kiko e Carmen.

Diceva Kiko negli "Orientamenti per la fase di conversione": «Noi cristiani non abbiamo altare, perché  l'unica pietra santa è Cristo, Pietra angolare. Perciò  noi possiamo celebrare l'eucarestia sopra un tavolo; e la possiamo celebrare in una piazza, in campagna e dove ci piaccia! Non abbiamo un luogo in cui esclusivamente si debba celebrare il culto».

E Carmen gli faceva da sponda dichiarando: «Io sempre dico ai Sacramentini che hanno costruito un tabernacolo immenso: se Gesù Cristo avesse voluto l'Eucarestia per stare lì, si sarebbe fatto presente in una pietra che non va a male» e proseguiva descrivendo come devianti «l'adorazione, le genuflessioni durante la Messa ad ogni momento, l'elevazione perché tutti adorino...Nel Medioevo all'elevazione si suonava la campana, e quelli che erano in campagna adoravano il Santissimo.»

Date queste premesse, è  normale che finiscano per dichiarare che «stanno scomparendo i contrasti con i protestanti perché andando al centro, all'essenziale, coincideremo con loro» (secondo Kiko e Carmen, saremo noi a coincidere con i protestanti, non viceversa!).

Sempre più abissale la differenza tra la visione di Kiko e Carmen, sulla quale hanno istruito tutti i propri adepti e mai è stata esplicitamente rigettata, e quella di fratel Carlo de Foucauld.

Su quanto poi il lussuoso mausoleo della Domus Galilaeae con la cappella dell'adorazione circolare oppressa dal gruppo bronzeo kikiano  corrisponda all'ideale di de Foucauld, si è  ben espresso in una lettera aperta dolorante e scandalizzata un membro di una delle fraternità ispirate all'esempio di vita di fratel Carlo.

Domanda più che lecita...
Infine, dopo aver parlato dell'imitazione di Cristo, della vita nascosta con i poveri, dell'adorazione davanti al Tabernacolo che furono i fondamenti su cui si è  santificato Charles de Foucauld e rispetto ai quali invece Kiko Argüello e Carmen Hernàndez hanno scelto una strada totalmente agli antipodi, concludiamo con l'idea che nutriva fratel Carlo dell'evangelizzazione cristiana.

Quella di Charles de Foucauld  è un'evangelizzazione «non attraverso la parola, bensì – come lui dirà – attraverso la presenza del Santissimo Sacramento, l’offerta del divino Sacrificio, la preghiera, la penitenza, la pratica delle virtù evangeliche, la carità, una carità fraterna ed universale che divide fin l’ultimo boccone di pane con qualsiasi sconosciuto che si presenti, e che riceve chiunque come fratello amatissimo...».
Imparando la lezione del Vangelo: “Tutto ciò che fate ad uno di questi piccoli, l’avete fatto a me”, apriva sempre la porta quando qualcuno bussava, rompendo la sua solitudine contemplativa. «Dalle 4.30 del mattino alle 20.30 della sera – scriveva in alcuni giorni –, non smetto di parlare, di vedere gente: schiavi, poveri, ammalati, soldati, viaggiatori, curiosi».
La sua vita trascorreva così, all’interno del suo recinto, senza uscire a predicare ma pronto a ospitare chiunque passi di lì, amico o nemico che fosse.

Che differenza con la verbosa, ridondante, costrittiva, dispendiosa, elitaria, divisiva, rumorosa, autoreferenziale  "evangelizzazione" di Kiko, Carmen e del Cammino neocatecumenale!

Kiko voleva che fosse un "monastero"
ma dovette ripiegare sulla cappella

San Carlo de Foucauld, ti affidiamo nella preghiera tutti coloro che ancora credono nelle assurde pretese di santità e di cattolicità del Cammino neocatecumenale così come voluto dai suoi fondatori, perchè, considerando il tuo esempio e le tue virtù, rigettino senza altro indugio le finzioni e le inautenticità con le quali li si vuole tenere avvinti. Così sia.

venerdì 10 dicembre 2021

Riflessioni sulla crisi delle 'nuove comunità '

Proponiamo un estratto da un articolo di  padre Laurent-Marie Pocquet du Haut-Jussé, SJM, "Nuove comunità e recenti comunità tradizionali": in esso vengono esposti i punti di debolezza di molte esperienze di nuove comunità laicali, nate in risposta ad una crisi della Chiesa e richiamandosi al Concilio Vaticano II, ma che negli anni hanno dimostrato delle debolezze implicite nella loro stessa struttura, nella figura del fondatore, nelle aspettative dei loro membri, aggravate dall'atteggiamento dei Pastori della Chiesa, poco lungimiranti e spesso deboli ed opportunisti.
Riconosciamo nella descrizione molte delle caratteristiche del Cammino neocatecumenale, sebbene crediamo che, in esso, siano molto più presenti e caratterizzanti rispetto ad altri movimenti post-conciliari, al punto da renderlo una vera e propria deriva settaria in seno alla Chiesa cattolica.
 
 
 Comunità nuove come risposta alla crisi…

Riconosciamo che le comunità nuove (molte di origine carismatica, ma non tutte, annunciate come la primavera della Chiesa, una nuova Pentecoste.) hanno permesso a numerosi cattolici, sacerdoti e fedeli, di trovare una risposta esistenziale alla radicalità anticristiana della modernità e poi della postmodernità: 

  • il rifiuto dell’eredità, 
  • l’omicidio del padre, 
  • l’illusione che ciascuno debba costruire la propria identità e non più riceverla (favorendo l’emergere di nuove generazioni sinistre di depressi festosi), 
  • la necessità di elaborare da soli un progetto di vita senza materiali né modelli (l’eroe ed il santo secondo Bergson), ma in totale dipendenza dai fenomeni alla moda, con l’ingiunzione, presso alcuni cattolici progressisti, di adeguare il cristianesimo in vista di un suo miglioramento (tanto vale voler migliorare il nord magnetico, diceva ancora Péguy)… 

In questo contesto, le comunità nuove hanno costituito un’ancora di salvezza sotto un duplice aspetto: 

  • la protesta profetica e spirituale (a fronte di un profetismo contestatario e politico della sinistra cristiana), quindi identitaria, 
  • ed un esempio di paternità offerto ad una generazione senza padre (e senza riferimenti!). 

C’è anche stata la riproduzione di un modello ben noto nella Chiesa: la comparsa di nuove famiglie religiose attorno al fondatore, che porta con sé un carisma per la Chiesa, una grazia gratis data, un nuovo modo di vivere il Vangelo, modo che attira, riunisce e costituisce una nuova famiglia religiosa, che raggruppa numerosi battezzati con diversi livelli di coinvolgimento. 

Queste nuove comunità hanno adottato per alcuni una forma organizzativa originale con una vita fraterna condotta secondo diversi stati di vita (uomini e donne, famiglie e celibatari…). 

Fondate per lo più da laici, esse si richiamavano al Concilio (ciò che è dubbio, in quanto il Concilio ha canonizzato piuttosto il modello dell’Azione cattolica, non quello dei laici, che vivono come monaci…). Aggiungiamo un dichiarato attaccamento alla persona del Santo Padre, un’esplicita dimensione mariana, una vita comunitaria ed apostolica centrata sulla liturgia (di preferenza orientale…) ed una forte contestazione della secolarizzazione.

...le porte degli inferi non prevarranno


… ma crisi delle nuove comunità

Come spiegare la crisi che tutti conosciamo oggi? Queste deviazioni, ch’esse hanno generato e favorito, sono oggi ben note: 

  • riferimento unico al «Padre» (il fondatore, che spesso resta per troppo tempo il superiore), 
  • costante sensazione, di fronte alla crisi, di rappresentare la Chiesa nella sua espressione più pura mentre non si è che una comunità ecclesiale
  • la certezza di costituire la piccola falange dei santi degli ultimi tempi e di offrire una sintesi del meglio della tradizione spirituale della cristianità, 
  • confusione tra il foro interno ed il foro esterno

Da parte dei fondatori e nella dottrina insegnata e trasmessa, si trova generalmente ciò che io chiamo un «neo-quietismo»: 

  • le esperienze spirituali forti, 
  • la sicurezza d’essere strumento di Dio per stabilire nella Chiesa una nuova via soprannaturale, 
  • il fascino verso l’onnipotenza che si esercita sui membri, attraverso l’osservanza dei consigli evangelici (però oggetto di semplici promesse o di voti privati…), la cui applicazione si regola da sé, 
  • l’adulazione di cui si è oggetto… 
possono a poco a poco scusare e addirittura legittimare un comportamento contrario al sesto ed al nono comandamento. Il fenomeno dell’ascendente sembra allora autorizzare delle azioni delittuose o addirittura criminali.
 

Carmen Hernández in preghiera a mani giunte (anzi no....)

 

Occorre anche accennare alla responsabilità propria dei membri di queste comunità: 

  • una confidenza deviata, 
  • un soggettivismo dominante ed un’affettività invadente, 
  • l’oblio della dimensione oggettiva e normata delle regole per lo sviluppo di una vita spirituale autentica,
  •  infine l’ignoranza della tradizione della Chiesa, della sua dottrina come della sua spiritualità, a vantaggio di una gnosi ad un tempo elitaria e immorale… 
  • Difficoltà nel prendere le distanze da chi sembri essere stato per voi lo strumento di Dio per la conversione, per un’esperienza spirituale forte, un risveglio o un incontro determinante… 
  • Rifiuto di vedere nel proprio maestro difetti o limiti. 

Ora, è questo un punto di passaggio obbligato tanto nei confronti di un individuo quanto nei confronti di una comunità: la disillusione, momento essenziale per non scegliere che Dio solo, per non vivere che per Dio solo.

Questo si inserisce nel quadro più generale delle purificazioni attive e passive di ogni vocazione verso un’autentica vita spirituale e teologica. 

Citiamo la testimonianza di un religioso, membro di una fondazione recente, a proposito del proprio fondatore:
 
«Era veramente molto bello, ma stavo guardando un film, in cui io non ero presente come persona che si interroga. In cosa tutto ciò m’invitava alla conversione? In quanto giovani religiosi, noi non avevamo le istruzioni per sapere come procedere dopo, con la complessità delle nostre vite personali […] Questi fondatori hanno risvegliato qualcosa di profondo dal punto di vista della fede, ma non sono stati capaci di accompagnare i loro discepoli e di dar loro i mezzi per vivere da soli, per vivere l’esperienza spirituale della notte, che attraversa ogni religioso ad un certo punto della sua vita, in quanto essi stessi non erano forgiati per questo» (Hoyeau, pag. 174-175).
 
Tabernacolo dedicato alla 'visione' mai sottoposta al vaglio della Chiesa con la quale Kiko Argüello attribuisce alla Madonna la fondazione del Cammino neocatecumenale

 

C’è infine la responsabilità dei pastori della Chiesa, garanti della dirittura morale e della fedeltà del popolo diocesano alla Tradizione. 

Si deve constatare un’assenza di lungimiranza prima nel rifiuto e poi nella strumentalizzazione di queste comunità, sempre a causa di questa mancanza di radicamento nella Tradizione e di una chiara comprensione dell’identità cattolica, benché si possa capire la loro necessità di accogliere queste nuove vocazioni, che hanno procurato alcune forze vive ai doveri del ministero, compensando in piccola parte l’erosione del clero diocesano e delle comunità religiose più antiche e che costituivano anche l’ultimo baluardo, l’ultima possibilità per non dover riconoscere l’esistenza, la fecondità, la perennità di un’altra corrente dottrinale e spirituale nella Chiesa, vale a dire il movimento Ecclesia Dei o Summorum Pontificum.

 

Il rinnovamento attraverso la tradizione

È qui che la liturgia tradizionale può rappresentare, con tutto ciò che la costituisce, un’opportunità di rinnovamento per queste comunità come per tutta la Chiesa. 

La vita della Chiesa riposa su di un trittico: la liturgia, il catechismo, la missione. Benché la realizzazione di questo programma pastorale e spirituale sembri al momento leggermente ostacolata, conserviamo la nostra libertà di protesta profetica, poiché la legittimità di ciò che noi siamo e di ciò che noi rappresentiamo è incontestabile come lo è il fatto che esista nella Chiesa un diritto alla critica costruttiva, purché non venga contestata alcuna verità rivelata ed insegnata infallibilmente dal Magistero… 

In questo contesto, non c’è una spiritualità «tradita», ma solo un diritto ed una necessità vitale di difendere un patrimonio spirituale che appartiene a tutta la Chiesa. Per di più, se v’è una pluralità di spiritualità nella Chiesa, la liturgia è la spiritualità della Chiesa. 

Da qui l’importanza di una liturgia di riferimento, una missa normativa che costituisca ciò che chiamavamo poco fa la forma extraordinaria del rito romano, che rappresenta la garanzia dell’ortodossia. 

Il carattere «oggettivo» della liturgia tridentina (cfr. Claude Barthe, Histoire du missel tridentin et de ses origines [Storia del messale tridentino e delle sue origini], Versailles, 2016) ed il fatto ch’essa sia il frutto di uno sviluppo omogeneo attraverso la storia, preservando in tutto il continuum vitale con i Padri della Chiesa ed i tempi apostolici, tutelano i pastori ed i fedeli da tutte le derive, di cui abbiamo appena parlato.

Questo attaccamento dottrinale e missionario si colloca pienamente nella nuova evangelizzazione, a meno che non si voglia eliminare un gruppo di fedeli non in ragione di ciò che crede o di ciò che fa, bensì in ragione di ciò che è.

Il clericalismo non è nient’altro che la deviazione dall’autentica paternità spirituale, che i sacerdoti devono esercitare nella Chiesa a beneficio dei fedeli: il ruolo del padre è quello d’introdurre suo figlio nella realtà, nell’ordine oggettivo delle cose, consentendogli di fare suo l’ordo sapientiae et amoris della Rivelazione cristiana in modo soggettivo e di appropriarsene per costruire. 

Per il figlio, il padre non è un essere onnipotente, bensì il servo di ciò che è più grande di lui, realtà che il figlio è chiamato a sua volta ad amare ed a servire per essere libero. 

Ora, la liturgia tradizionale predispone e conduce a questa attitudine spirituale di povertà e di servizio per la sua ieraticità, la sua oggettività, la sua perennità. Il sacerdote che celebra scompare letteralmente in virtù dell’orientampreghiera anto dell’azione liturgica e del silenzio.
Ecco perché la liturgia tradizionale può essere per queste comunità un pegno di rinnovamento, di riparazione, di riforma. 

Imboccando questo cammino, con tutto l’affetto filiale di cui esse sono capaci, dimostreranno agli occhi dei nostri pastori la loro libertà nello Spirito, adottando i più sicuri mezzi di conversione e di generosità missionaria. Papa Francesco ha detto ai suoi confratelli gesuiti slovacchi il 12 settembre scorso che non si deve aver paura della libertà nella Chiesa. 

Sta a noi ed a queste comunità mostrargli la necessità di rompere con tutte queste misure restrittive e paralizzanti!

(padre Laurent-Marie Pocquet du Haut-Jussé, SJM)



sabato 6 novembre 2021

“L’eredità scientifica di Carmen”, l'ultimo trampolino di lancio per Kiko.

Riprendendo  in mano il mamotreto della Convivenza di Inizio Corso 2021/22, che non cessa mai di stupirci, leggiamo a pagina 21-22  i seguenti paragrafi: 

P. Mario:

Ora vedremo un video su Carmen e la luce preparato da un fisico, il responsabile della 1a comunità di Santa Francesca Cabrini di Roma, Giorgio Ricci. Le meraviglie della creazione, della luce e della vita che nasce, una meraviglia del Signore che non può essere distrutta con l’aborto. Questo lo facciamo in onore a Carmen: è una sorpresa, una meraviglia che spero incanti tutti noi: le meraviglie del Signore a onore di Carmen. L’autore, ha scritto anche un libro su Carmen e la luce, dove approfondisce questo discorso. Questo video si rifà a quanto Carmen ci ha detto nella GMG di Toronto nel 2002, parlando della luce. Alla fine ascolteremo anche l’annuncio fatto da Kiko in quell’incontro di giovani, dove possiamo vedere quale straordinaria complementarietà il Signore ha dato a Kiko e Carmen per l’attuazione del Cammino Neocatecumenale, della Iniziazione cristiana nella Chiesa (applausi).

- Proiezione del video “L’eredità scientifica di Carmen”

P. Mario: 

Un applauso a Giorgio che lo ha preparato con amore (applausi).

Giorgio: 

Devo dire che è stato un grande onore per me mettere tutte queste catechesi di Kiko e Carmen in un video. Ho anche riportato, come diceva prima Mario, molte di queste cose sulle quali abbiamo riflettuto con Carmen in un libro, proprio perché non si perdessero. Il libro è stato pubblicato pochi giorni fa, Chirico ha pensato di dare a tutte le équipes degli itineranti una copia gratuita in omaggio. Il titolo del libro è: “Simboli giudeo-cristiani tra scienza e fede” e come sottotitolo “Riflettendo con Carmen Hernández”. C’è una bellissima prefazione di d. Ezechiele, quasi più bella di tutto il libro!

P. Mario: 

Un altro aspetto di Carmen è che incita i giovani, adesso che non sanno cosa fare per il lock down, li incita a studiare dicendo che abbiamo bisogno di scienziati che sappiano leggere i dati della scienza con la fede. 


Zelanti neocatecumenali, zelanti dal nostro punto di vista, si sono premurati di farci pervenire anche il Video di cui abbiamo letto in questi paragrafi del mamotreto di Inizio Corso. Quest'anno tutto secondo copione, tranne il canonico Canto Nuovo che non è stato creato. Di nuovo nel Cammino oramai più niente, e la musica è sempre la stessa. 

Intanto il "fondatore" resta saldamente al suo posto per "la fase fondazionale" in corso! 

Ma cosa volete ci sia da fondare ancora? In un percorso esaurito in tutte le sue tappe da più di venti anni, fino al post-cammino? "Formazione permanente" inclusa? 

E' cosa interessante analizzare il Video della convivenza di quest'anno dal nostro punto di vista di ex neocatecumenali fuorusciti o di semplici osservatori attenti al fenomeno; seguendo l'evolversi (o involversi) del Cammino. 

I Video, fino ad oggi, son stati relativamente brevi, mai hanno superato i 20 minuti. Quest'anno è un film di circa un'ora. Erano semplici rendiconti documentali, testimonianze di eventi recenti e rilevanti. Oggi è un misto tra una lezione scientifica e la predicazione datata dei due fondatori, a fini esclusivamente autocelebrativi. L'approccio scientifico è tributo alla formazione e al titolo di studio di Carmen, che da sempre ostentano essersi brillantemente laureata in Chimica, oltre ad essere ovviamente licenziata in Teologia! 

Ma è solo l'approccio: poche espressioni risalenti alla sua catechesi sull'universo e noi che "viaggiamo su una navicella spaziale"... e a quella sulla luce e sul sale (da chimica qual era). Catechesi tenuta dalla "fundadora" alla GMG del 2002 di Toronto. 

 

Nel video le catechesi "scientifiche" di Carmen vengono intervallate da immagini della Terra, del sistema solare, da frasi di Einstein, da elaborazioni al computer con le fasi della fecondazione umana (per giustificare e documentare la famosa frase dell'iniziatrice: "la donna è la fabbrica della vita").

Di seguito, eccone alcuni assaggi.

IL PIANETA TERRA

Carmen: "Noi estessi adesso che sembrate che estate qua en  una pianura, savete che stamo en una astronave, la tierra es una astronave  fantastica, che ancora gli americani ni  la sognan  fare simile. E la stessa terra sta navegando a trenta chilometri por segundo; noi stamos adesso navegando a trenta  chilometri por segundo e nel universo.
Nostro pianeta azzurro e piccoletto, no està fermo, està caminando a una velozidad a che son ... para no sbagliar i lo lego... trenta chilometro por segundo, somos en una astronave. Esto è il misterioso immenso che estamo vivendo e  nel universo. Y de dove veniamo e a dove andiamo".

LA LUCE

Carmen: "E la luce è una cosa importantissima a la scienzia. Fatti una domanda: che es la luce? Esto lo voy domandare, che es la luce. Porchè ve  lievan  bombardando tantissimo tantissimo  essere  la luce, essere la luce, essere la luce. Todo le prediche che ci hanno fatto, e fatto e fatto, su la luce y el sale.
Io propondo: che cosa è la luce... che è la luce... eh... what is the light... qu'est-ce que  c'est la lumière?
(applausi)
Però el mejor es en español: che cosa è  la luz?"
(Legge) "La luce viene definita de la fisica moderna como un insieme de onde elettromannetiche, caratterizzate da differenti lunghezze de onda".

 

"Se la spegni ti si fa il mondo nero!
se l'accendi ti diventa tutto bianco! Cos'è?
Ma è la luce! Su Ricatecumenational Channel!"

(Qui sono state tagliate delle sequenze del video, nelle quali Carmen sicuramente ha impartito nozioni specifiche a braccio ai giovani. Proprio questa parte fondamentale per poter soppesare l'effettiva eredità scientifica della iniziatrice, stranamente non viene riportata).

Carmen (riprende): "Con questo no è  ma che prender un po' de gusto a che studiate anche la fisica y la scienzia de oggi. 

Porchè  se nesesita saggi, saggi oggi che dàen  risposte a che tiengan fede de interpretar le dati che la scienzia che è molto molto importante.

La luce es una entità  assoluta fantastica e meravigliosa a una velocidad tre tresientos mil chilometros  por segundo. Es el asoluto che ya ... Como una entidad assoluta y è... la luce  con la sua velocità.
È interessante como le parole che ora vamos a proclamare sea la revelazione che identifica... iden... che Dio è luce.

Hay una cosa che è particolarmente interessante della luce che es la interazione che tiene la luce con la materia, ossia quando un corpo recive luce y la ... y se lo appropria tutto la luce e... es el corpo diventa nero, el color nero. Quando la luce che riprende  l'atomo, la molecula, l'ha riflessa, l'ha riflessa tutta, este  corpo diviene el bianco.

Oggi anche la scienzia sta escovrendo cose  son esti buchi neri immensi nell'universo che esta prendendo tutto, y es como...eee... una cosa terribile".

 

 

Va bene. Sappiamo che Carmen non era laureata in Fisica e quindi non possiamo pretendere un'esposizione perfetta su formazione del cosmo, natura della luce, buchi neri eccetera.

Ora però entriamo nella sua materia, vista la sua laurea in chimica, con la spiegazione della composizione e  delle proprietà del sale.
 

 IL SALE

Carmen: "Ve dico una piccola cosa del sale. El sale lo avete più o meno e sapete che cosa è. In chimica lo chiamano cloruro sodico ya che tiene el cloro e che tiene el sodio. El sodio è un metallo che puede esploder en idroheno da solo, e di e ... eee... eee molto pericoloso.
Il cloro è tambien pericoloso su inalazione, mortale; e de i due elementi che son pericolosi e omicidi se fa un gran de deee e ... cristallo che se llama  il sale. È  fantastico e meraviglioso.
Però  como es meraviglioso?
 
Es dissolviendose cioè muriendo a se stesso el cloruro de sodio forma iones cloro iones sodio, e questa iones son capable de atirar intorno a loro como comunidades la molecula de agua.
Y ver la structura es fantastico e meraviglioso"
.

Non dite che non avete capito, hermanos del Cammino! La spiegazione era forse troppo tecnica ma cristallina! O no?

Ma se Carmen è scienziata, Kiko non può essere da meno!
Ecco infatti che nel video viene inserito il suo intervento: non soddisfatto della lezione cattedratica della Hernàndez, si profonde a spiegare ancor meglio ai giovani cosa avvenga quando il sale si scioglie nell'acqua e come il sale sia il suo kerigma, l'acqua salata le sue comunità.

Kiko: "La stessa maniera che diceva Carmen che il sale quando si scioglie muore, sala, dà sapore, diceva Carmen quello che se ha insegnato nel cervello elettronico como le particole del s... del sale dentro de l'acqua quando se...como se trasform...faciendo come piccole  comunità, perché  colega... dentro se stesso tutti i neutroni no se como, e come... e che consista questa maniera de salare. Acquistando eee... fisicamente, ce l'ha mostrato, ce l'ha mostrato, è molto simile a questa piccola comunità che noi stiamo facendo.  Un'opera grande!"

 

Questa, nel video consegnato agli adepti neocatecumenali, l'eredità scientifica di Carmen (e di Kiko). La nostra impressione è che sia molto simile alla sua eredità teologica: un guazzabuglio incredibile, infarcito di errori e di omissioni, dove cercare di rimettere le tessere al posto giusto richiede una fatica improba (e del tutto inutile).

Speriamo che nessun giovane del Cammino pensi di affrontare un'interrogazione alle scuole medie (ma neppure alle elementari!) contando su questa "eredità ".

Ma la scienza...sappiamo, non è  importante, appartiene al mondo, è  relativa, incapace di cogliere l'essenza vera della realtà, soprattutto di quella divina ed increata!

Per questo, anche nel video dedicato all'eredità scientifica dell'iniziatrice Carmen Hernàndez, nell'anno della auspicata apertura della sua causa di canonizzazione, d'improvviso, sull'universo stellato, immerso nel buio della notte siderale, sorge il sole (il Re Sole) Kiko il Sommo; l'unico, l'anima e lo spirito del Cammino Neocatecumenale, ora e per sempre. Lui l'immortale, eterno fondatore che mai cessa nella sua opera, mai si ferma e mai si stanca... 

Leggiamo in questo Video lo smisurato bisogno di esaltazione dell'Iniziatore che deve prendere e tenere la scena. E - dal momento che ormai gli riesce difficile replicarsi - sulla scia della stellare predicazione di Carmen viene pomposamente riproposto nel Kerigma sempre del 2002 e sempre a Toronto, circondato da una folla esaltante. Nel 2021 come nel 2002, niente di nuovo sotto il sole. La sua parola, sempre la stessa: oggi, ieri e sempre. 

 

E riemerge nel profondo della memoria uno dei fondamentali irrinunciabili del Cammino che ne connota natura ed essenza. Non possono farne a meno, senza rischiare di diventare altro. 

E' questo: 

"Il mezzo è il messaggio" che veniva ripetuto ossessivamente, fino allo sfinimento. 

Perché, si diceva, il Kerigma va annunciato di persona, non puoi apprenderlo assolutamente leggendolo (dietro questo l'intrasmissibilita agli adepti e a chiunque altro dei loro secretati mamotreti accessibili solo ai kikatekisti abilitati e da Kiko inviati). Tanto meno attraverso uno qualunque dei mezzi di comunicazione dell'era moderna il cui uso, finché non gli ha fatto comodo, è stato rigorosamente vietato. 

La fede non passa! Kiko e gli itineranti devono essere accolti e ascoltati di persona. 

Fino a raggiungere, dai quattro angoli della terra, Roma e Madrid 3 volte l'anno (dico tre volte l'anno) per ascoltare in presenza dalla bocca stessa degli iniziatori i tre Annunci dei tempi forti: Avvento, Quaresima e Pasqua. Per due ore di predicazione, si viaggiava fino ad un giorno intero, uno per l'andata e uno per il ritorno. 

Nessuno che non ascoltasse con le sue orecchie poteva riportare l'annuncio nella sua zona "perché non aveva ricevuto lo spirito". L'incaricato a sì grande e gloriosa incombenza veniva scelto esclusivamente tra i partecipanti, e non si ammetteva eccezione alcuna. 

Cosa è cambiato? 

La verità è che hanno cercato di sopperire al progressivo impoverimento della parola di Kiko con questo reperto storico, dove intatta è la verve e la purezza del Kerigma originario, sintesi della dottrina neocatecumenale

Già altre volte, negli ultimi anni, hanno corredato annunci o convivenze con questi autentici reperti gloriosi, ripescati negli archivi ricchissimi del cammino. 

Quanto hanno parlato sempre! Fiumi di parole! Ma "il mezzo è il messaggio"...

... e Kiko è  "fondatore ancora in fase fondazionale". 

Ma cosa c'è più da inventare? Egli stancamente replica se stesso come può. E il Cammino si trascina stanco e svuotato, dietro a lui nel suo declino. 

Non c'è altro da fondare ormai, c'è solo da affondare definitivamente e tristemente.


"mmmm com'era che dovevo dire.... neuroni o neutroni?"

 

 (da Valentina Giusti e Pax)

sabato 28 agosto 2021

Il carisma (bacato) del Fondatore

Il Carisma     del     Fondatore è:     “presenza e  azione dello Spirito Santo  in una persona da  lui  guidata per un cammino particolare di     sequela di Cristo e di scoperta del Vangelo fino a condurla ad un servizio specifico nella Chiesa”    (Ciardi, F. Il carisma del fondatore, in  Annales Theologici, 30 (2016) 144).

 

Riportiamo brani tratti da un editoriale di Tredimensioni 15 (2018), 9-17, rivista per formatori alla Vita Consacrata: riteniamo  che la trattazione di ciò che può succedere a un Istituto di vita consacrata o a una realtà laicale cattolica quando il 'carisma' del fondatore si scopre essere guasto, si adatta perfettamente al caso del Cammino Neocatecumenale.

Ci scusiamo per le tante evidenziazioni, ma questo articolo, oltre a fare un'analisi perfetta del caso in cui un carisma riconosciuto dalla Chiesa purtroppo si riveli perverso, di come esso sia inscindibile dalla personalità  umanamente deprecabile del fondatore e contamini ogni suo atto (catechesi, preghiere, canti, immagini...) traccia una possibile via di uscita nella totale rifondazione della realtà ecclesiale da parte di coloro che vi appartengono e che hanno saputo riconoscere e rifiutare in modo totale lo stile malato del fondatore.

La soluzione quindi, secondo questo editoriale, non starebbe, nel caso del Cammino Neocatecumenale, nato dal carisma bacato dei suoi fondatori Kiko Argüello e Carmen Hernández, nella sua chiusura, che provocherebbe una diaspora, all'interno della Chiesa, di tante 'mine vaganti', cloni dei fondatori dalla spiritualità corrotta, ma nella sua rigenerazione dall'interno della realtà ecclesiale stessa unita ad una forte presa di coscienza degli errori del passato.


In caso di carisma bacato è difficile dire: togliamo le mele marce e il resto si salverà.

Venuti a conoscenza degli scandali perpetuati dai fondatori e della loro doppia vita, per salvare il destino di un'opera si tenta spes­so l'operazione di scindere il carisma dell'Istituto dalla persona del fondatore. 

Ma questa è un'operazione ardua se non addirittura im­possibile. 

Il carisma nasce proprio perché ha trovato una persona che gli ha fornito il suo humus naturale per nascere. Senza quell'humus non sarebbe nato. Il carisma non è fatto solo di contenuti e proclami nati dalla parte intellettuale del fondatore ma è fatto di prassi, sim­boli, strutture, indicazioni comportamentali, modalità relazionali ... nate nell'intimo del fondatore preso nella sua interezza. Sono cose maturate lentamente e in silenzio dentro all'animo del fondatore e in quel carisma si riversa la totalità di quell'animo. 

Il nuovo vescovo del Callao visita il Seminario neocatecumenale:
è stato difficile trovare un'immagine cattolica da fargli benedire!

Il luogo d'incu­bazione del carisma non è solo l'area virtuosa del fondatore ma tutta la sua personalità, e nel caso questa abbia elementi bacati il marcio passa anche al carisma. 

Pensiamo, ad esempio, ai canti liturgici o al­le preghiere scritte dal fondatore:  

è davvero possibile che non lascino trasparire - anche se in maniera molto sublimata - il mondo irrisol­to delle sue pulsioni?  

È davvero possibile che, nello scrivere il testo, lui stesso fosse completamente dissociato dalla sua parte perversa, semmai attiva il giorno prima o il giorno dopo? 

E, per il discepolo, continuando a leggere quegli scritti sarà possibile ricostruire in sé quella figura del fondatore che lui aveva idealizzato ma da cui poi è stato ingannato, specialmente se quella autorità è stata il suo riferi­mento costante?

Non si può neanche scindere in due il carisma, tentando di sal­vare la parte buona e buttare via quella marcia. Il carisma non è un elenco né la somma di vari elementi, ma una proposta globale di vita che evapora se lo si frantuma conservandone solo alcune parti. 

Il carisma bacato è fatto di elementi che in sé, singolarmente presi, sono buoni, ma che in relazione fra loro e ad altri altrettanto giusti danno origine ad una rete di significati che è perversa.

Prendiamo, ad esempio, tre indicazioni: 

  1. Direzione spirituale a vita e solo con uno del proprio Istituto; 
  2. Condivisione comunitaria delle colpe; 
  3. Obbedienza al superiore. 

Le tre indicazioni, benché in sé buone, in interazione fra loro possono instaurare un clima di sequestro delle coscienze. Questo effetto non si realizza dopo, in un secondo tempo, semmai a causa delle resistenze di alcuni, ma è già all'inizio della co­stituzione del carisma stesso perché è la collocazione reciproca delle indicazioni che le rende già all'inizio sbagliate, nel loro stesso porsi. 

Ciò non dice che volutamente e maliziosamente il fondatore volesse il sequestro delle coscienze; questo non è e non era nella sua mente ma è una intenzionalità intrinseca ai suoi atti. Non è sua intenzione, ma comunque mette in moto un meccanismo che poi si incarica di dare i suoi frutti corrispondenti. Cambiare la rete delle indicazioni significa rivedere drasticamente il senso di quelle indicazioni e spes­so, per romperlo, bisogna sostituirle con delle diverse se non addirit­tura opposte.

È tipico di un carisma bacato il suo nesso con l'area del potere. 

Il nuovo vescovo del Callao visita il Seminario neocatecumenale:
è stato impossibile trovare un inginocchiatoio davanti al Tabernacolo!

Fra i seguaci più stretti ed intimi del fondatore (che di solito ha i suoi «preferiti») scattano dinamiche di controllo e copertura reciproca che, con il tempo, diventano dinamiche di boicottaggio reciproco. L'abuso del fondatore diventa complicità con i collaboratori che, con il tramonto del fondatore, diventa fra loro lotta per il potere. 

Se inter­viene un censore esterno, si troverà subito sotto gli attacchi di questo gruppo di potere e da solo gli sarà molto difficile assorbire gli ostru­zionismi che si concentrano su di lui e sottrarsi ai tentativi di «seque­stro» delle parti in lotta. Si tratta anche qui di uno stile difficilmente raddrizzabile finché quelle persone continuano ad avere posizioni di potere.

Anche qui la colpa non è loro; singolarmente prese sono delle brave persone ma vige un clima di aggressività coperta fatto di regole tacite che se venissero esplicitate sarebbero rinnegate da tutti eppure sono da tutti obbedite: un clima che tutti respirano ma che nessuno può apertamente verbalizzare, spesso contrabbandato come gestione carismatica (e quindi evangelica) del potere. 

Un esempio ovvio è la strumentalizzazione (in chiave di potere ma anche di erotismo) della direzione spirituale: chi si accorge di cosa veramente sta succedendo? Chi può smascherarlo apertamente e con quali conseguenze per se stesso? Chi può sottrarsi senza pericolo? Chi ha gli strumenti per rompere questa catena?

In caso di carisma bacato è difficile dire: togliamo le mele marce e il resto si salverà. O anche dire: aggiorniamo le costituzioni con dei tagli e delle aggiunte. 

No, perché la contaminazione partita dall'ori­gine si è estesa a tutta la realtà che ne è nata. 

Occorrerà invece aver il coraggio di porre in atto una vera e propria dinamica di rifondazione, che riesca a cogliere quel germe di motivo ispiratore intatto (presente in ogni carisma che abbia ricevuto un riconoscimento dalla Chiesa, a prescindere da chi lo riceve), e a partire da lì declinare e riempire di contenuti coerenti gli elementi essenziali del carisma: dall'espe­rienza mistica al cammino ascetico, dalla missione apostolica alla testimonianza dei voti. 

Non sarà certo un lavoro semplice né breve, e sarà legato, più che all'intuizione straordinaria di qualcuno, al lavoro d'insieme di coloro che non si sono lasciati contaminare dal virus del fondatore. 

Forse molti dovranno lasciare, e sarà un bene. Mentre pochi, o comunque meno d'un tempo, saranno quelli che entrano, ma anche questo sarà un bene.

L'istituzione avrà meno potere, sociale ed ecclesiale, e sarà un bene ancor maggiore

Cambierà soprattutto la logica di fondo: non più un'istituzione umana che cerca a tutti i costi un successo terreno con criteri mondani, ma un piccolo gregge che cammina verso il Regno con i piccoli e i poveri.

Il nuovo vescovo del Callao visita il Seminario neocatecumenale:
durante la Consacrazione, tutti devotamente si inginocchiano
fingendo devozione cattolica!

Il tema è più complesso di quanto un editoriale possa dire. Ma in questa sede interessava mettere in campo l'idea che di fronte a isti­tuzioni estremamente ferite il rimedio non sia la ricomposizione e il recupero del carisma iniziale ma la sua archiviazione

Al fondatore va tolto il suo alone di gloria e come fondatore gli va dato il diritto all'oblio, chi ha tenuto il potere deve lasciarlo anche per il futuro e non riprenderlo più, ciascuno deve distanziarsi da un passato che volutamente si vuole non conservare, va impedita la ricerca di nuovi protettori semmai in altre diocesi o nazioni. 

Del resto, anche alla vittima di abuso si consiglia di rompere con l'abusatore e denunciar­lo per dare a se stessa (ma anche all'abusatore) il diritto di ritornare normale.

Chiudere significa rimettere le persone in una posizione di libertà, da ri-giocare in modo diverso (con tutte le sofferenze che ciò com­porta). Chiudere significa anche risarcire economicamente le vittime. 

Chiudere non vuol dire «tutti a casa». Non è questione di restare o an­darsene: chi se ne va, va a perpetuare altrove lo stile malato e chi resta si contrappone stando dentro. Chiudere significa inserire una fase in cui ciascuno è chiamato a distanziarsi dal passato. 

È quel passato con il suo particolare tipo di spiritualità che deve morire. Il futuro, se ci sarà, dovrà essere qualcosa di nuovo e di diverso.

 

( Tredimensioni 15 (2018), 9-17, rivista per formatori alla Vita Consacrata)