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martedì 17 ottobre 2023

Osservazioni sul Cammino, che anche gli estranei possono verificare

Osservazioni d’indole generale e introduttiva,
verificabili anche dagli estranei al Cammino


1 - Cominciando dalla terminologia, la voce «cammino» è suggestiva, ma equivoca. Non basta muoversi, bisogna sapere dove si va. Cammina l’assassino per uccidere e il santo per soccorrere un moribondo; l’atleta nello stadio per vincere, e il pazzo che si precipita verso il burrone... La morale deve essere diretta dalla teologia dogmatica...

2 - Il Cammino prepara ad un nuovo battesimo. Benissimo. Ma di quale battesimo si tratta? Si parla di «battesimo» anche dalle molte sètte protestanti, dai Testimoni di Geova e dalle tante altre società pseudomisteriche, quale rito d’iniziazione... Ora, il «nuovo battesimo» dei Neocatecumeni è realmente e integralmente cattolico, almeno dal punto di vista (assolutamente primario) dei contenuti della fede? È quanto resta da esaminare.

3 - Altro lato negativo — come si è già notato — è la segretezza di questi contenuti. Nessuno potrà mai pensare che Kiko-Carmen abbiano da insegnare qualcosa di più vero e di misterioso del depositum fidei esposto, difeso e divulgato dalla Gerarchia Cattolica, che non esclude nessuno dal suo messaggio, neppure i più rozzi, prevenuti e ostinati dei suoi nemici. Pochi giorni fa, un signore mi ha spedito una vera piccola dissertazione dal titolo «massoni e neocatecumenali - Strane concordanze tra i principi dei primi e i comportamenti dei secondi». [Disponibile in formato PDF a questo link]

4 - Gravemente errato, indegno di un cristiano, proporre i libri del Nuovo Testamento come «meno importanti» di quelli dell’Antico, come fa Kiko.

5 - Solo i Protestanti, dopo Lutero e collaboratori della Riforma, hanno presunto di interpretare la S. Scrittura indipendentemente dalla Tradizione Apostolica e dal Magistero di Papi e Concili... Ma Kiko non si preoccupa di tal Magistero. Egli insegna che «la Bibbia si interpreta da se stessa, attraverso parallelismi».
«L’interpretazione arbitraria della Bibbia, adatta alle esigenze individuali, è un’altra delle eresie neocatecumenali. Tutti i catecumeni — scrive un testimone —spiegano arbitrariamente la Bibbia e strumentalizzano la parola di Dio, tutti sono invitati a dire pubblicamente ciò che la "parola" ha ispirato loro; e, in genere, essa ispira solo testimonianze di peccato...».

6 - In seno al C.N. il potere è detenuto ed esercitato in modo autonomo e insindacabile dai «catechisti» che si attribuiscono il delicato compito non solo di formare, assistere e organizzare la vita della «comunità»; ma altresì quello di dirigere spiritualmente gli adepti, esigere da essi la confidenza dei propri segreti e debolezze, intimidirli, umiliarli in pubblico, decidere della loro sorte... Appunto ciò che da essi è negato ai presbiteri, perché anche questi sudditi, ossia subordinati in tutto ai catechisti, a cui compete il diritto di commentare la Bibbia, catechizzare i fedeli; mentre ai sacerdoti spetta il dovere di ascoltarli come tutti gli altri ed eseguire le liturgie secondo le disposizioni dei catechisti...
 «Lo stesso presbitero — scrive un altro ex neocatecumeno — deve apprendere a situarsi nella comunità come gli altri, e deve fare lo stesso cammino di conversione e di fede. E così sminuisce sempre più il suo magistero. E così perdono valore i Sacramenti, specie la confessione individuale e la Comunione, che qui insegnano ad intendere solo come "simbolo e non come reale presenza" di Gesù...».
Qui dunque il carisma (?) prevale sul sacramento dell’Ordine sacro, un’istituzione di laici supera la Chiesa Gerarchica.

Neocatecumenalizzazione
di una chiesa tradizionale:
tappeti, seggiole pieghevoli,
kikolatrie varie
7 - Non meno preoccupanti sono la diffidenza e il deliberato rifiuto della speculazione teologica, quale tentativo di cogliere il senso intelligibile della Rivelazione cristiana. La Chiesa, pur essendo assistita dallo Spirito Santo, non ha voluto mai prescindere dal contributo dei «teologi» che — negli scritti degli Apologisti, nella catechesi dei Padri, nelle grandi sintesi dei pensatori della Scolastica e di quanti altri hanno continuato il solco da essi aperto — hanno preparato i responsi della S. Sede e le definizioni dei Concili Ecumenici... Il modo di esprimersi di Kiko-Carmen echeggia il fideismo della riforma luterana...

8 - Il comune credente — anche se sommariamente informato di storia della Chiesa — sa bene che questa, dall’età apostolica al Vaticano Il, non ha mai subito contaminazioni quanto alla struttura giuridica e soprattutto alla vitalità che caratterizza il Corpo Mistico... Ma, purtroppo, Kiko-Carmen, seguendo i pregiudizi della Riforma protestante, hanno preteso di scoprire nel corso della sua millenaria vicenda storica una frattura durata ben sedici secoli. Secondo loro, con la Pace costantiniana (e quindi dal Concilio di Nicea fino al Vaticano II), la Chiesa, istituzionalizzandosi, avrebbe prevaricato rispetto a quella primitiva eminentemente carismatica dei primi tre secoli...
Eppure, Gesù aveva promesso che non l’avrebbe lasciata «orfana», che il potere delle tenebre non avrebbe prevalso. Una volta interrotta — e per una lunga serie di secoli — la linea di successione dei suoi Pastori, chi e con quale autorità avrebbe potuto risuscitare la defunta Chiesa Apostolica?
Osservazioni particolari d’indole teologica

So bene che non sono state né saranno mai gradite queste osservazioni a quanti non intendono saperne di «dogmi», ossia di verità assolutamente certe, definitive, irreformabili, contro il relativismo gnoseologico e quindi lo storicismo seguito dal modernismo, secondo il quale «la verità non è più immutabile dell’uomo stesso, giacché essa si evolve in lui, con lui e per lui» (Decr. Lamentabili, n. 58). E: «Cristo non insegnò un determinato corso di dottrina applicabile a tutti i tempi né a tutti gli uomini» (iv., n. 59).

Come s’intuisce, uno storicismo del genere obbligherebbe a ritenere egualmente vere tutte le religioni d’ogni epoca e cultura; per cui la Chiesa Cattolica non sarebbe l’unica vera fondata da Cristo, non potrebbe imporsi alle altre come l’unica madre e maestra di verità e quindi l’unica arca di salvezza per tutti i redenti.

Ciò richiamato, posso dichiarare, contro la teologia di Kiko-Carmen:

  1.  È falso che l’uomo, pur subendo le conseguenze del peccato originale, non sia più capace di resistere al male e di fare il bene: la sua libertà e responsabilità morale è indiscutibile, contro il pessimismo luterano.
    Fosse nere al posto degli occhi,
    mano  enorme e aberrante,
    "ω" rovesciata, segno "V"...
    la diabolica "arte" di Kiko
  2. È falso che il demonio, per quanto malvagio e insidioso, possa dominare la volontà umana al punto da costringerla al peccato, per cui la colpa non ricadrebbe principalmente sull’uomo.
  3. È falso che l’uomo, col soccorso della grazia, non possa ne debba lottare contro le proprie passioni, ossia sforzarsi di correggersi e tendere positivamente alla santità del suo stato.
  4. È falso che una vera conversione comporti solo il riconoscimento e l’accusa dei propri peccati con la speranza del perdono di Dio; e non esiga quindi anche la contrizione e il fermo proposito di non peccare più.
  5. È falso che il ricupero della grazia non implichi quella «giustificazione» che, insieme, è espiazione del peccato, riconciliazione con Dio e reale rigenerazione dell’anima, che torna a godere la sua amicizia e meritare la vita eterna.
  6. È falso che l’uomo, peccando, non offenda veramente Dio e non sia perciò tenuto ad espiare la sua colpa, soddisfacendo un grave dovere di giustizia.
  7. È falso che Dio, esigendo tale soddisfazione mediante il sacrificio, sia «crudele»: Egli non intende ricuperare qualcosa che l’uomo, peccando, Gli ha sottratto; e l’uomo può solo danneggiare se stesso, rifiutando il suo unico Bene. La «soddisfazione» a cui è obbligato consiste nel ri-affermare l’assoluto primato di Dio e la radicale dipendenza della creatura da Lui. Soltanto così essa dà a Dio quel che è di Dio, e a sé quel che è suo. Il dovere della giustizia coincide con quello del rispetto dovuto alla verità ontologica di Dio e dell’uomo.
  8. È falso che la «religiosità», fondata sulla natura e la ragione, non sia un vero e degno culto dovuto a Dio quale Creatore e Provvidenza; e non sia perciò la legittima e doverosa tappa da raggiungere, necessaria perché l’uomo arrivi ad adorare il «Dio vivente» della Rivelazione ebraico-cristiana.
  9. È falso che, nella Chiesa Cattolica, il sacrificio sia un residuo della mentalità pagana. Lo sarebbe soltanto se Dio, a cui si offre, fosse un idolo qual era concepito dalla mitologia classica: geloso e vendicativo... La legge mosaica prescriveva un «sacrificio di espiazione» ed altri, per celebrare i quali istituì il «sacerdozio». Perché la Chiesa non dovrebbe averlo come supremo atto di culto?
  10. È falso e blasfemo affermare che Gesù, Verbo Incarnato, non abbia redento l’umanità peccatrice, espiando le sue colpe col Sacrificio della Croce.
  11. È falso e offensivo negare che Egli si sia presentato come unico e supremo Modello di vita, e che la salvezza sia possibile soltanto a coloro che si sforzano di imitare il suo esempio.
  12. È falso insegnare che Gesù, per continuare sulla terra la sua mediazione salvifica e applicare alle future generazioni i meriti del suo Sacrificio di espiazione e redenzione, non abbia istituito la Chiesa come società anche gerarchica, ossia visibile e giuridicamente organizzata.
  13. È falso ritenere che i poteri da Lui conferiti alla Chiesa non siano fondati unicamente sul sacramento dell’Ordine Sacro, ossia sul sacerdozio ministeriale, essenzialmente distinto da quello comune a tutti i battezzati.
  14. È falso soprattutto pensare che il più sublime e caratteristico atto del culto cattolico non sia la celebrazione del sacrificio eucaristico quale ri-presentazione incruenta dell’unico, perfetto e irripetibile Sacrificio della Croce. Soltanto morendo Cristo ha redento il mondo, non risorgendo, come soltanto per la partecipazione alla sua morte l’uomo può meritare la vita dell’anima (= la grazia) oggi, e domani la risurrezione della carne.
  15. È falso che la Messa non sia «il» sacrificio per eccellenza, ma solo un «convito fraterno»; è innegabile invece che questo — ossia la Comunione eucaristica — deriva il proprio significato e l’efficacia santificante dalla partecipazione dei fedeli al Sacrificio di Cristo, ripresentata nella distinta consacrazione del pane e del vino, fatta all’altare dal sacerdote-ministro, non dalla comunità, la cui eventuale assenza non rende invalida la celebrazione eucaristica.
  16. È falso che la consacrazione del pane e del vino si limiti a conferire a questi elementi un nuovo significato, lasciandoli essenzialmente immutati; essa infatti fa diventare l’uno e l’altro il Corpo e il Sangue di Cristo in virtù del prodigio assolutamente unico della transustanziazione.
  17. È falso che, in seguito alla consacrazione, sull’altare abbiamo soltanto dei segni del Corpo e del Sangue di Cristo, e non l’uno e l’altro veramente, realmente e sostanzialmente presenti, ossia la stessa Umanità integrale assunta dal Verbo. Non adoriamo «il segno», ma il Significato; non «il simbolo» di Cristo, ma la sua stessa Persona divina.
  18. È falso che la Comunione eucaristica non esiga la Confessione sacramentale dei peccati mortali o che, al più, sia sufficiente un atto di contrizione perfetta per riceverla degnamente...; ed è altrettanto falso che non il sacerdote-confessore, ma la comunità riconcili il peccatore con Dio.
  19. È falso che Dio perdoni e salvi tutti: perdona soltanto chi si pente di averlo offeso; e si salva unicamente chi, corrispondendo alla sua grazia, muore in pace con Lui. L’inferno è realissimo come e quanto è possibile l’ostinazione del peccatore che muore nello stato d’impenitenza finale.
  20. È falso che non siamo tenuti ad imitare le virtù di Cristo e tendere alla santità, possibile mediante l’esercizio di un’ascesi ch’è volontaria pratica dei consigli evangelici. La purificazione interiore che ne segue è indispensabile per evitare il purgatorio.
Molto reverendo P. Livio, concludo l’elenco delle aberrazioni dottrinali di Kiko-Carmen, che sembra abbiano presunto di riformare la Chiesa inventando un nuovo Cristianesimo. Di fatto ne è risultato un sincretismo quale mostruoso agglomerato di fandonie, nel quale restano solo alcuni frammenti della dottrina cattolica, simili a tante verità impazzite, avulse dal loro originale, autorevole e venerando contesto.

Ho voluto che il pubblico udisse un’altra campana, da moltissimi non ancora udita. Il suo suono è talmente grave, solenne, assordante, da coprire tutte le voci di approvazione e di elogio dei vari membri della Gerarchia, che — in buona fede — si son lasciati sedurre da Kiko-Carmen.

Ed è con sincero rispetto che mi permetto ancora una volta di invitare tutti (Papa, cardinali, vescovi, parroci, sacerdoti) ad esaminare personalmente gl’incriminati Orientamenti, leggendone pagina dopo pagina e parola per parola le Catechesi quali risultano citate e discusse nei miei volumi.

Non prima sono disposto a reddere rationem del mio operato.
[...]

 p.  Enrico Zoffoli, 22 febbraio 1994

lunedì 24 luglio 2023

Siamo nel 2023 e ancora negano le "confessioni pubbliche" e la "scarnificazione delle coscienze"...

Un fratello del Cammino è passato a rimproverarci che «non esistono le confessioni pubbliche nel Cammino».

Ora, di fronte ad una tale asineria è bene mettere i puntini sulle "i" e chiarire il quadro ai lettori cattolici che si imbattessero per la prima volta in questo blog.

Anzitutto quel «non esistono» è una menzogna.

Nel corso di diversi decenni sono stati in moltissimi a lamentare che nel Cammino avviene una «scarnificazione delle coscienze con domande che nessun confessore farebbe». Come ad esempio mons. Bommarito, che in qualità di Arcivescovo di Catania scrisse una lettera per l'Avvento 2001 alle comunità neocatecumenali della sua diocesi - e per conoscenza al clero diocesano - lamentando che nei cosiddetti "scrutini" neocatecumenali «...scarnificano le coscienze con domande che nessun confessore farebbe. Ma come ciò può essere permesso ad un laico sia pure catechista? Non vorrei parlare neppure delle confessioni pubbliche... Ma chi può autorizzare uno stile che la Chiesa, nella sua saggezza e materna prudenza, ha abolito da secoli?»

Conviene leggere per intero il testo della lettera di mons. Bommarito; vi invitiamo a notare il modo in cui è scritta - da pastore che ha davvero a cuore il suo gregge -, i numerosi riferimenti e documenti allegati, e a pensare come mai quelle parole sono validissime ancor oggi.

Osserviamo in particolare che mons. Bommarito divide esplicitamente in due la questione: da un lato i cosiddetti "catechisti" che «scarnificano le coscienze», dall'altro l'attitudine dei neocatecumenali a prestarsi alle "confessioni pubbliche", perché così vengono addestrati a fare... da Kiko, Carmen, e dai cosiddetti "catechisti". È proprio la mentalità vigente nel Cammino ad essere sbagliata e anticattolica.

Il Vescovo Luigi Bommarito benedice dall'elicottero la città di Catania

In secondo luogo, quel «non esistono» pretende con arroganza di non far esistere tantissime testimonianze.

Esistono troppe testimonianze sulle "confessioni pubbliche". Sarebbero tutte contemporaneamente false? E soltanto perché qualche kikolatra nega risolutamente l'esistenza di testimonianze sfavorevoli al Cammino?

Quando qualche fratello del Cammino se ne esce con un'asineria come quel «non esistono», sta negando il valore e la sincerità non solo dei prelati che con autorità hanno detto «esistono», ma anche delle tantissime anime che hanno attraversato le forche caudine di uno "scrutinio", dei "giri di esperienze", del dover "vuotare il sacco" parlando delle proprie "croci" e dei propri "idoli", e di altre "scarnificazioni di coscienze" operate da "laici catechisti" in altri momenti per "rimettere al suo posto" il fratello di comunità che non si è piegato a qualcuno dei dettami della setta.

Oltre a negare il valore, il kikolatra negatore dell'evidenza vuole mettere a tacere i testimoni - passati, presenti e futuri - delle storture del neocatecumenalismo. È proprio della mentalità dei kikolatri il credere che mettendo a tacere le critiche, automagicamente tutto sia risolto. E questa mentalità parte dai piani alti, dai cosiddetti "catechisti", e da Kiko (autodefinitosi "il Vostro Catechista").

Infatti nella mentalità neocatecumenale "l'ubbidienza al cosiddetto «catechista» è tutto", e quindi il cosiddetto "catechista" è abituato a calpestare i fratelli delle comunità, è abituato a far vuotare il sacco, è abituato a considerare (e far considerare) gravissima mancanza il non aver tirato fuori qualche super-mega-peccato interessante. E gli adepti della setta sono abituati a farsi calpestare, a compiere gesti autolesionisti (incluse le "confessioni pubbliche") e imbarazzanti, a considerare del tutto normale che tali gesti vengano loro continuamente richiesti. (Ed è il motivo per cui mons. Bommarito distingueva la «scarnificazione delle coscienze» operata dai cosiddetti "catechisti", dalle «confessioni pubbliche»).

Come in ogni setta, anche in quella di Kiko e Carmen vige la mentalità secondo cui mentire e ingannare sarebbe lecito, qualora servisse a difendere il prestigio e i soldi della setta.

I fratelli del Cammino si sentono moralmente autorizzati a mentire e ingannare, quando ciò faccia comodo alla setta. Fateci caso, e se ne avete l'opportunità, chiedetelo loro esplicitamente: "ma tu mentiresti mai per difendere gli «arcani» del Cammino, il prestigio del Cammino, il giro di soldi in cui è invischiato il Cammino? davanti a Dio, davanti al Santissimo Sacramento, ti sentiresti giustificato a mentire e ingannare?".

E quindi osservatene le giravolte, i sofismi, il tentare di cambiar discorso, il fintotontismo, e magari pure il tirar fuori gli artigli. Sì, i fratelli del Cammino sono disponibili a mentire, ingannare, fingere di non sapere, pur di salvaguardare il prestigio e i soldi della setta e della sua gerarchia. E quindi se qualcuno testimonia le pessime cose che avvengono nella setta, cercheranno di sfuggire in ogni modo al discorso, minimizzando, ridicolizzando, cambiando argomento, fingendo di cadere dal pero, aggredendo verbalmente l'interlocutore (anche solo con un ridicolo "ma ti stai alterando?"), mentiranno in ogni modo, contro ogni evidenza, pur di non trovarsi nella situazione di dover rispondere:

"sì, davanti a Dio e davanti alla Chiesa quelle cose sono ingiuste e su tale argomento bisogna correggere il Cammino e la sua gerarchia, e nel mio piccolo farò il possibile per «piacere a Dio piuttosto che agli uomini» del Cammino".

martedì 20 dicembre 2022

Testimonianza di una "religiosa naturale"

Pubblichiamo una storia di conversione e di fede che qualcuno, dalle parti di Kikolandia, definirebbe la testimonianza di una "religiosa naturale".
 
L'infinito cammino:
tutto fumo, non ci casca più nessuno
 

All'inizio, comincia come la maggior parte delle biografie neocatecumenali: una vita da cattolica tiepida, praticante anche se senza costanza senza slanci particolari. 
Una grave malattia del figlio, che la mette nella crisi esistenziale simile a quella di Kiko davanti alla sofferenza degli innocenti o come quella di Carmen cacciata dal convento.

Poi però non prosegue, come nello standard neocatecumenale, con l'incontro dei Mosè del Cammino in parrocchia, la Kenosi  nel peccato e dopo 12 o 15 anni di frequentazione delle salette, aver dato via i beni eccetera, l'incontro con la Madonna, presentata solo nel momento in cui si è  in grado di "capirla" senza cadere nel "devozionismo":
la Santa Vergine la incontra subito, nella cappella dell'ospedale, riscopre la preghiera del Rosario, senza necessità d'essere obbligata dal catechista di turno. 

Si mette al collo la medaglia miracolosa, quella stessa che faceva impazzire Carmen se la indossava qualcuna delle "sue" catechiste, la quale le attira, da allora in poi, molte grazie.

Si inginocchia devotamente durante la Messa.

Prega l'arcangelo Michele, recita novene... anch'esse formalmente snobbate in Cammino, se non quando dedicate alla propria fondatrice. 

Ascolta una catechesi sui Dieci Comandamenti: al termine della catechesi - un format di don Fabio Rosini che Kiko Argüello concepiva solo come un modo per incanalare i giovani nel suo Cammino - senza necessità di farsi infangare come il cieco nato per anni in una saletta neocatecumenale, vede e riconosce i propri peccati, si accosta alla confessione: fa una confessione generale, cosa che mai è stata consigliata ai camminanti, istruiti, nelle loro penitenziali, a buttare lì i proprio peccati in tutta fretta nel mezzo di una saletta tra il frastuono delle chitarre e dei canti.

Ma possibile che nella storia di questa "religiosa naturale" manchi proprio l'annuncio del kerigma, la comunità, le catechesi kikiane così necessarie al cammino di "iniziazione cristiana"?

In effetti qualcosa del genere lo racconta: infatti nel 2021 decide di aderire ad un "gruppo cattolico", ma quasi subito si rende conto che i loro non sono insegnamenti dottrinalmente corretti e se ne scappa a gambe levate... ringraziando il suo angelo custode!

Senza frequentare nessuna "associazione cattolica" e senza fare la tappa della Preghiera, le Lodi obbligate dal breviario (con acquisto del set di salteri per tutto l'anno), senza ripetere la frase del Pellegrino russo, le si aprono le porte della preghiera contemplativa. 

E tutto ciò grazie... al cammino di iniziazione, alla vendita dei beni, ad essersi alzata alla GMG, alla intercessione della santa di categoria superiore eccetera eccetera?

Niente affatto: tutto "per intercessione della Vergine, che mi ha presa nel Suo Cuore Immacolato" che le ha permesso di procedere "camminando sempre più svelta verso il Cuore di Cristo. È Lei la porta del Cielo. Se non le avessi chiesto aiuto, non penso che sarei qui ora".

Di seguito, riportiamo i punti salienti della testimonianza di quella che i neocatecumenali definirebbero "religiosa naturale".

Questo il link al blog di Aldo Maria Valli che l'ha pubblicata per chi la volesse leggere nella sua completezza.




Nasco formalmente cattolica, ma fino a due anni fa ero annoverata tra i “non praticanti”, qualunque cosa significhi questo termine, perché oggi si tende a definirsi così per non vedere la verità per come è, ossia che se credi allora devi anche praticare, altrimenti non credi.

A messa “quando me la sento”, confessione non pervenuta e preghiere ogni tanto. Questa ero. Ho sempre voluto bene al Signore, ma sostanza poca.

Fino a due anni fa, dicevo. Ma se devo essere onesta questa storia d’Amore inizia nel 2018, grazie alla Vergine Maria.
All’epoca mio figlio ha solo sei mesi e gli viene diagnosticata una rara forma di epilessia infantile. (...) Arrivati nel grande ospedale cittadino, corro a cercare una cappella. Appena dentro, piango tutte le lacrime che ho, chiedendo alla Vergine di aiutarmi. Chiedo al Signore di guarirmi il bambino, gli dico che non voglio niente dalla vita, né ricchezze né successi: voglio solo che i miei figli, in particolare lui, siano sani.(...)
Uscita dalla cappella mi sento pervasa da una forza e una pace che non so spiegarmi. Aspetto che mio figlio si addormenti per pregare il Rosario: non so quanti ne dico!

Già dopo la prima iniezione di farmaco, con una dose bassissima, meno di 1ml, mio figlio sta bene. (...) Il primario del reparto di neurologia infantile mi dice che una guarigione così rapida non l’ha mai vista in quarant’anni di professione: ha più del miracoloso che dello scientifico.

Ad oggi mio figlio, che ha ormai cinque anni, è sano come un pesce e molto vispo.

Quella storia mi ha profondamente segnata, ma ha anche sancito il mio primo legame stretto con Maria. Avevo ancora una devozione debole, ma la Vergine è paziente e mi ha aspettata. Forse la Medaglia miracolosa che da allora iniziai a portare al collo mi ha attirato molte Grazie.(...)

Succede che un giorno qualcuno posta su Instagram lo screenshot di un video di YouTube con un sacerdote che tiene una catechesi su san Michele Arcangelo.
Incuriosita, data la mia passione per gli angeli, vado ad ascoltare e scopro che il sacerdote invita a fare la novena per il 29 settembre. Allora cerco su YouTube la novena e, arrivata sul canale di un santuario, inizio a pregarla. Finita la novena, il giorno dopo faccio la consacrazione a san Michele.(...)

Inizio ad ascoltare le catechesi sui dieci comandamenti proposte dai sacerdoti di quel canale YouTube (...)

Incomincio a vedermi come in un film. A osservare tutti i miei peccati commessi in passato. Tutti. Sin da quando ero piccola. Anche quelli che uno dimentica facilmente. L’esperienza dura una manciata di secondi, e ne esco più morta che viva. Mi vedo per quella che sono, e sto male.

Capisco che ho bisogno di confessarmi, ma provo molta vergogna. Cosa dirà il mio parroco?
“Casualmente” quella settimana mi viene il desiderio di andare a messa nel pomeriggio. Ci vado e trovo un sacerdote molto anziano, un uomo che mi appare subito buono e mite. È novembre. L’omelia è sui Novissimi. Niente di peggio per chi è nella mia situazione.(...) Prendo appuntamento per la confessione.
Senza nemmeno sapere cosa sia, faccio una confessione “generale”, come lui stesso mi chiede. Poi mi dice: “Ti ringrazio, perché mi hai raccontato una conversione.”

Come mi sento leggera dopo! Ho confessato tutto, anche i peccati che avevo in mente di dire solo in punto di morte.

Nel frattempo inizio, con fatica, le quindici orazioni di santa Brigida, per un anno. (...)

Il Signore inizia a quel punto a mandarmi messaggi. Per quasi due anni trovo scritta sento la frase di Ef 6, 12: “La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti”. Ogni giorno è così. La sento ovunque. Credo di impazzire. E non capisco perché.

Kiko ha copiato dai protestanti? O viceversa?
Nel 2021 conosco una certa associazione. Decido di aderirvi, ma capisco presto che non è la mia strada. Avverto che dicono cose poco cattoliche. La prova è dura. Ripeto: non ho una formazione teologica o dottrinale, ma capisco quando c’è l’eresia. Il mio angelo custode, efficientissimo, mi dà sempre i consigli giusti. Deciso di allontanarmi da quel gruppo.

Inizio a frequentare la messa in rito antico, e la mia devozione cresce. Questa messa mi cambia profondamente. All’inizio non capivo il perché di tutti quegli inginocchiamenti, ma ora mi inginocchio a lungo anche alla messa parrocchiale novus ordo, e pazienza se altri, vedendomi, mormorano. Ho fatto investitura dello scapolare del Carmelo e consacrazione al Cuore Immacolato di Maria.(...)

È la preghiera, il pregare per altri che aiuta nel progetto di Dio, nel progetto della Vergine. La mia fede doveva maturare.
Mi son fatta carico delle esigenze degli altri, partendo dai miei famigliari, pregando per loro. Facendo novene. E sa cosa succede? Le richieste arrivano una dopo l’altra. Finita una novena ne inizio un’altra. E molti rosari.

Di fronte alla difficoltà di trovare il tempo di pregare di più, si è aperta la porta della preghiera contemplativa. Si è aperta da sola, senza che io dovessi sforzarmi. So solo che ho iniziato con una pia invocazione inventata da me e ora mi rendo conto che vado avanti a dirla continuamente. Ovviamente il combattimento spirituale riguarda anche me personalmente. Se uno vuol progredire nel cammino di perfezione non può rifiutarsi di combattere il maligno dentro di sé.
Il Signore mi ha fatto e mi fa ogni giorno molte grandi Grazie. Una veramente grossa me l’ha fatta l’anno scorso. Riflettendo sul mio passato sono scoppiata a piangere di dolore. Ero al lavoro e sono andata a nascondermi in bagno per piangere.

Non ne faccio motivo di vanto, mi considero sempre un nulla e sono ben lontana dalla perfezione cristiana che il Signore vuole da me. Ma mi sono resa conto di come per intercessione della Vergine, che mi ha presa nel Suo Cuore Immacolato, io stia camminando sempre più svelta verso il Cuore di Cristo. È Lei la porta del Cielo. Se non le avessi chiesto aiuto, non penso che sarei qui ora.
Ecco, questa è la mia storia.
Grazie.

Lettera firmata



giovedì 6 ottobre 2022

Lettera aperta a un parroco neocatecumenale da un suo confratello: "il Cammino Neocatecumenale, che occupa la tua parrocchia e i suoi locali, è una realtà del tutto estranea al tessuto vivo del tuo popolo"

Riportiamo, traendola dal libro "Verità sul Cammino Neocatecumenale - testimonianze e documenti" di padre Enrico Zoffoli, una lettera aperta del 1991, inviata da un sacerdote missionario a tutti i Vescovi della Toscana,  ai cardinali e vescovi amici sia in Italia che in Brasile. Si tratta di una solenne denuncia nei confronti del parroco della chiesa di San Bartolomeo in Tuto a Scandicci, periferia di Firenze, per aver "sposato" la realtà del cammino neocatecumenale, aver messo in mano tutte le attività a persone esclusivamente organiche a questa realtà, fra l'altro provenienti da altre parrocchie, isolando e demotivando i parrocchiani attivi e collaborativi, aver diffuso delle liturgie monche e stravaganti, utilizzando parte di "somme veramente ingenti sottratte alle economie delle famiglie" per acquistare il favore dei vescovi. 

Nel libro, che riporta questa lettera aperta, per comprensibili motivi sono stati omessi tutti i nomi propri, le località, i riferimenti alle parrocchie.

Questo documento, oltre che importante per la rilevanza pubblica che gli fu data e la sua ampia diffusione,  per i suoi contenuti è, pur a distanza di trent'anni, ancora attualissimo.
Nonostante infatti il tentativo di regolamentare tramite Statuto il cammino neocatecumenale, la realtà delle parrocchie "neocatecumenalizzate" rimane desolantemente quella descritta in questa lettera aperta e il Cammino si è  confermato essere una realtà che "ovunque crea le sue appartenenze, la sua esclusività ed esclusione, la bugia d'essere d'accordo in tutto col Papa, la dipendenza, spesso di carattere psicologico o plagiante nei suoi adepti".

Non dicono che sono neocatecumenali,
ma "condizionano, con la loro presenza,
ciò che spetta a tutti e che a tutti appartiene"


Caro Marco,
è pervenuto anche a me il tuo depliant con il "Calendario Liturgico e delle Attività per il corrente anno pastorale. Mi rallegro sia per la tempestività della comunicazione, sia per l'ampiezza dell'iniziativa. Fin da quando ti conoscevo (eri curato a ...), ho sempre visto e pensato che hai squisite doti pastorali.
Permettimi dunque, nell'ambito di questa stima e di questo affetto, di farti pubblicamente alcune considerazioni in ordine alla presenza del Cammino Neocatecumenale nella tua Parrocchia, presenza diventata ormai la "piena occupazione" della Parrocchia stessa.

Già il giornale diocesano della scorsa settimana recava l'eco accorato di tantissime voci, preoccupate per il condizionamento che il cammino neocatecumenale pone alla Propositura di .... Ora mi pare e mi risulta che lo stesso cammino possegga ormai del tutto la tua parrocchia ad un livello più escludente di quella di  ...
È del tutto caduto ormai l'equilibrio che sapeva mantenere don ... tra i fedeli normali (la stragrande maggioranza) e ed i pochissimi del cammino neocatecumenale.
Dico volutamente "pochissimi", perché le Comunità Neocatecumenali, che han fatto propria, secondo le tue direttive, la parrocchia di ..., sono, almeno per quattro quinti, formate da adepti provenienti da altre parrocchie della zona.

Per cui il cammino neocatecumenale che occupa la tua parrocchia e i suoi locali, è una realtà super parrocchiale o extra parrocchiale del tutto estranea al tessuto vivo del tuo popolo.

Ricorda sempre che la chiesa e di locali furono costruiti sul terreno donato da ...  con i soldi del popolo tutto e il concorso della  Curia Arcivescovile. Non certo con i contributi del cammino neocatecumenale, che pure dispone di somme ingentissime, come altri movimenti ecclesiastici moderni, che nulla hanno a che vedere con Madonna Povertà o con un'economia provvidenziale, alla maniera, ad esempio, di don ..., il Servo di Dio ... più diverso e più lontano - per il suo spirito e le sue opere - dal cammino neocatecumenale.

L'occupazione è, secondo me, abusiva.
Se i Sacri Canoni hanno un valore, se la tradizione ecclesiale merita collocazione nella nostra diocesi, così priva ancora (speriamo nel Sinodo, ma è una speranza "contra spem"), di disciplina e di coordinazione, lo "status" della tua parrocchia è del tutto anomalo e crea di suo gravi problemi di coscienza fra la tua gente.

Se la parrocchia "rappresenta in certo modo la Chiesa visibile, stabilita su tutta la terra" (Concilio Vaticano II, La Liturgia, 42), come può una parrocchia, superata e direi annullata da un'invasione comunque estranea al suo tessuto popolare, quel tessuto vivo e connettivo di cui nessun parroco degno di questo nome può fare a meno, diventare un segno fecondo di questa incarnazione locale della Chiesa universale?

Non discuto affatto la legittimità (del resto ancora tutta da sancire da parte della Santa Sede, sia a livello ideologico che catechistico, strutturale, economico, transnazionale eccetera) del cammino neocatecumenale.
Dico appena che questo cammino non ha diritto, a meno che non esista una specie per pubblico decreto del Vescovo in proposito, di occupare con elementi provenienti per quasi il 90%, da altre parrocchie, la tua parrocchia, che è di tutti i tuoi parrocchiani. È codesto un precedente pericolosissimo che lacera il tessuto delicato della distribuzione della Salvezza sul territorio che fa capo al nostro vescovo. Un precedente ed una realtà che giustamente mettano in allarme e in disgusto i parroci, che vedono persone vive e capaci di assumere la legittima collaborazione parrocchiale, defilarsi, anche con orari strani (che diventano uggiosi e pesanti per la famiglia "normale") in altra parrocchia.

L'occupazione da parte del cammino neocatecumenale della tua parrocchia, che ti fu di recente affidata dall'arcivescovo, si rivela anche dalla costante "disobbedienza", che tranquillamente si pratica con le liturgie neocatecumenali della Messa, al sabato notte. Sono in verità quelle stanza abilitate all'uso liturgico di Messe dette in contemporanea da preti e frati che non sanno stare nelle loro parrocchie o nei loro conventi? Perché il cammino neocatecumenale ha, in concreto, abolito la vera concelebrazione? E non esiste in diocesi l'esplicito divieto del  vescovo (ma perché non ne fece un pubblico decreto?) che vieta queste messe (anche sei o sette) in contemporanea, che si rincorrono per le stanze adiacenti? A volte penso che il nostro Vescovo si lascia tranquillamente prendere in giro dal cammino neocatecumenale, che comunque costituisce in diocesi una realtà che non parte dai suoi piani pastorali e di cui lui stesso conosce poco, salvo il 25% delle grosse somme che il cammino leva ai suoi adepti, e che vanno, in detta percentuale, al vescovo locale.

Perché il cammino neocatecumenale crea altri punti di riferimento per l'obbedienza e per la comunione presbiterale. Quante volte si sono visti i preti del cammino lasciar tutto e partire per seguire le direttive di Kiko, con spostamenti sia italiani che internazionali?

Tu presenti, nel suddetto dépliant, la "catechesi degli adulti" che inizia il 21 ottobre. Ma perché non sei sincero e non dici che quel "momento forte di evangelizzazione" è nei fatti un modo per propagandare il cammino neocatecumenale e che la tua parrocchia non ha e non esercita una catechesi completa e normale per gli adulti così come non ha e non esercita una prefettura dei testi liturgici domenicali per gli adulti eccetera eccetera eccetera? È legittimo presentare il cammino come "la" evangelizzazione? 

Per me che ho partecipato, sia in Italia che in Brasile, a quelle catechesi, condotte su ciclostilati uguali ovunque e strettamente segregati (io comunque ce li ho perché ci vuol poco a fendere le esclusioni create su spasmodicamente dai neocatecumenali), sono molto deboli e tanto incomplete dal punto di vista della dottrina e soprattutto della storia della Chiesa; sono ovunque uniformi, non tenendo conto alcuno delle direttive del Santo Padre, oltre che del Concilio, che sempre si raccomanda al rispetto delle culture locali; sono tanto affette da soggezioni psicologiche che ben poco hanno a che fare - se pur per certe tipologie di coscienza sono opportune - con la semplicità e la linearità del Vangelo.

Ma l'occupazione da parte del cammino neocatecumenale della tua parrocchia, con conseguente fuga massiccia di fedeli e di persone atte alla collaborazione, si rileva anche dall'elenco delle "persone che coordinano i vari servizi della parrocchia". Sono 32 persone, un bel numero. Orbene, 14 di queste appartengono alla parrocchia di ..., altre quattro appartengono alla parrocchia di ..., 10 alle varie parrocchie della città; il diacono ha due incarichi in lista (e perciò si arriva al numero di 10). Della tua parrocchia solo 4 sono presenti nella lista dei coordinatori, e per incarichi meno essenziali: ... per l'animazione dei canti ma insieme a due neocatecomunali extra parrocchiali; ...  per i chierichetti. Tutti questi, così come tutti gli extra parrocchiali, sono neocatecumenali di ferro. Va aggiunta per l'Apostolato della Preghiera, ..., che ovviamente non è neocatecumenale e che nella lunga lista è come la lucina nel bosco. 

Dunque una parrocchia di oltre 7.000 parrocchiani è diretta da 31 coordinatori neocatecumenali, di cui solo 3 della parrocchia, e da una coordinatrice non neocatecumenale. Ti pare, caro don Marco, un fatto intelligente, dal punto di vista pastorale e del rispetto della capacità della tua gente più attenta in parrocchia (capacità tanto collaudata dal tuo predecessore), la quale si sente ovviamente trattata come "minorata" nella dedizione, nella appartenenza e nella partecipazione alla vita parrocchiale?

La cosa poi diventa particolarmente grave, se si considera che, nell'attività catechistica, cioè tipicamente di evangelizzazione, sono stati allontanati tutti i catechisti non neocatecumenali, alcuni dei quali avevano sulle spalle anni e anni di impegno e di servizio con la tua parrocchia. Anche don ... si è trovato in difficoltà per l'annullamento - così mi dicono - del suo impegno, del resto ben condotto, coi genitori e con i giovani del dopo cresima.

Vedi dati - statistiche alla mano - che l'occupazione esiste e che gli aventi diritto ad avere in proprio la parrocchia sono esclusi e messi in difficoltà.

Ora: se tutti i movimenti ecclesiastici di oggi (oltretutto sono simili fra loro e maggioranza perché forti nei soldi e nelle intransigenze o negli integralismi) si mettessero a fare quello che tu  realizzi a ..., dove andrebbe a finire l'organizzazione base della diocesi? Il Cammino compia pure la sua strada, creandosi le sue sedi (si dice che il terreno disponibile vedrà lo sviluppo di costruzione neocatecumenali con centinaia di milioni di spesa), ma lasciando in tutta pace la vita autentica e normale delle parrocchie. 

In ogni parte del mondo cattolico il cammino neocatecumenale è motivo di divisione: non certo perché colloca autenticità o completezza del Vangelo su stantie tradizioni, o su ambienti solo in superficie cristiani. Ma perché ovunque crea le sue appartenenze, la sua esclusività ed esclusione, la bugia d'essere d'accordo in tutto col Papa scavalcando Conferenze Episcopali e vescovi (che si lasciano, alcuni, scavalcare), la dipendenza, spesso di carattere psicologico o plagiante, dei suoi adepti. Kiko Argüello vuol fare (insieme all'agitata Carmen) quel tipo di evangelizzazione? Bene, c'è posto anche per lui e speriamo che lui stesso si abitui alle cose "normali", ad esempio alla "Messa normale". Alludo con questo al fatto che, quando dipingeva sulle pareti di fondo della tua chiesa quegli "enormi santini" (il valore artistico è nullo), al momento della Messa vespertina in orario se ne saliva in casa per la sigaretta e il bicchierino ed il chiacchiericcio con i vari esponenti neocatecumenali, salvo poi a schitarrare il sabato notte in quelle liturgie eucaristiche in cui c'è più abuso, o carenza di cultura storico-liturgica, che autenticità sacrificale e sacramentale.

Ma smetta di imbrogliare le chiese locali, occupando e facendo occupare spazi, momenti, situazioni che "di suo" sono di tutti e per tutti. Un parroco può volere nella sua parrocchia "anche" il cammino neocatecumenale, così come qualsiasi altro movimento ed associazione; ma senza che questo o quelli condizionino, con la loro presenza ed attività, ciò che spetta a tutti e che a tutti appartiene.

Rifletti a questo: perché questa mia lettera aperta, e quindi destinata di suo a chiunque? Perché tu sappia - e puoi farlo - riflettere fino a diventare davvero un parroco fra i parroci e non un prete neocatecumenale, che si distanzia, per questa sua appartenenza che lo guida e lo condiziona in tutto, dalla faticosa azione e dalle umili speranze degli altri parroci.

E ti faccio un augurio fiducioso: codesta parrocchia è nata da un dono (il terreno) e per l'iniziativa dell'Opera ..., in viva comunione col vescovo. Ancora in ... sono presenti (e si svilupperanno se a Dio piacerà), tipica attività di servizio incarnato della nostra opera.

Orbene: ti auguro di cuore di essere un parroco alla don ... e quindi radicalmente diverso del Cammino Neocatecumenale. Questo lo puoi benissimo tenere nella tua coscienza e poi dargli "uno" spazio in parrocchia, in parità con altri movimenti ed associazioni e con la partecipazione unica dei tuoi parrocchiali. Ma non puoi affatto dare "tutta" la parrocchia al cammino neocatecumenale,  soprattutto di carattere superparrocchiale.

Ti auguro di essere come don ..., un parroco di tutto il suo popolo, un parroco incarnato nella carità crocifiggente; un parroco che onora la povertà; un parroco che si ritrova nella normalità di tutti gli altri parroci.
Prega tanto per me e per i miei poverissimi, sia in Italia che in Brasile. Tuo ...
 

(lettera firmata)

giovedì 15 settembre 2022

Lettera aperta di padre Enrico Zoffoli ai neocatecumenali

 
Carissimi fratelli,

per me siete e sarete sempre tali, anche se alcuni di voi credono di appartenere ad "un'altra Chiesa", quella parallela rispetto a alla tradizionale del Concilio di Trento a cui erroneamente si vorrebbe contrapporre il Vaticano II.

Nonostante tutto, ripeto, amo ritenervi "fratelli", specialmente perchè  innumerevoli  tra voi ignorano il fondo dottrinale del "cammino" e vivono nella migliore "buona fede", sempre aperti alla verità e disposti a professarla contro ogni mistificazione del forma, ciò  che mi commuove, incoraggiando a non far saltare tutti i ponti.

Mi risulta che la pubblicazione del saggio sulle "eresie" attribuite ai fondatori e dirigenti del Movimento (ndr: "Eresie del Cammino neocatecumenale")  vi ha allarmato; ma sappiate che io ho sofferto ben più  di voi nel constatare quanto nel testo-base della vostra formazione catechisti a contrasta con la nostra fede.

Purtroppo alla mia sofferta segnalazione voi preferite rispondere col silenzio; il quale però  complica e aggrava la vostra situazione, equivalendo ad un implicito irrigidimento su posizioni che fanno almeno sospettare dell'ortodossia delle vostre idee, della rettitudine e sicurezza del vostro "cammino".

Non trattandosi di una denunzia riguardante persone particolari e interessi privati, ma il supremo dei valori per tutti - qual è  appunto la fedeltà  al Magistero della Chiesa-, sarebbe errato ed ingenuo oppormi il Vangelo che inculca il perdono e il silenzio. 

I Santi, nei vostri panni, non avrebbero mancato di insorgere per un dovere di lealtà e non essere motivo di scandalo per nessuno, specialmente per i fedeli meno illuminati e ferventi. Perciò, accusati di eresia, voi dovreste reagire non per difendere le vostre persone - che nessuno ha mai avuto intenzione di offendere - ma per onorare la vostra fede, professandola in modo inequivocabile contro ogni eventuale interpretazione inesatta delle vostre convinzioni.

Non essendo infallibile, devo supporre di aver potuto procedere con poca accortezza, comprensione e indulgenza; ma dichiaro di essermi sforzato di esaminare il vostro "documento segreto" con la debita serietà e ponderazione; ossia di non aver "estrapolato" frasi isolate dal contesto per provare la fondatezza di conclusioni aprioristicamente concepite, come qualcuno ha pensato...; bensì analizzando l'intero volume (spesso involuto, contorto, ripetitivo, contraddittorio) e confrontando poi tra loro e con l'insieme le singole posizioni incriminate. 

Se non ci sono riuscito, vi prego di correggermi non elusivi giudizi di biasimo e assai meno col silenzio, che non giova a nessuno; bensì riprendendo ogni tesi coi relativi passi paralleli, necessari per non perdere di vista il contesto e lo spirito degli Orientamenti...

Almeno finora, tirando le somme, ho dovuto parlare di vere e gravi eresie, ma, se tali non vi sembrano, siete sempre in tempo per annullare ogni contestazione, dichiarando semplicemente di accettare il "credo" della Chiesa Cattolica e cancellando - delle due colonne dell'appendice - quella degli errori a voi attribuiti, sì da vanificare ogni sospetto e condanna. 

Cos'altro potrei dire per dimostrarvi la sincerità del mio affetto, la volontà di un "dialogo" seriamente costruttivo?

Anche se le vostre idee discordano dalla più autentica norma della fede, tuttavia riconosco che voi, Neocatecumenali, disponete di una invidiabile ricchezza di vita spirituale, dati il fervore, la generosità, lo spirito di sacrificio, la decisione con la quale sostenete nobilissimi ideali di vita umana e cristiana. 

Chi non potrebbe compiacersi dell'ansia squisitamente evangelica con la quale, nel vostro "cammino", tentate di rivalutare il senso più profondo e soprannaturale del battesimo, celebrato come rinascita nel Cristo e morte ad una natura decaduta, intesa come definitivo rifiuto di un mondo dominato dal maligno? 

Chi di noi non deplora l'apatia e il malcostume di molti fedeli, gli scandali del clero, l'inefficacia di certa liturgia, la decadenza della vita religiosa, i tradimenti dell'amore, la disgregazione della famiglia, la rivolta contro la Trascendenza, la corsa sempre più precipitosa verso la catastrofe di una società opulenta, tecnicamente progredita, ma disperatamente scettica e amorale, impazzita e violenta?...

Carissimi amici neocatecumenali come vedete, nel constatare la crisi del mondo contemporaneo, siamo pienamente d'accordo. Cosa resta da fare?

Se, da una parte, noi dobbiamo ammirare e imitare il fervore della vostra pietà religiosa; dall'altra, voi siete invitati a recuperare la purezza della nostra fede. 

Se la fede senza le opere non salva; le opere senza la fede possono soltanto illudere e trascinare alla rovina.

Il primato spetta alla Verità, alla sapienza della Rivelazione, alle direttive del Magistero, al rispetto di quella grande Tradizione Cattolica da cui voi avete ereditato tutto il bene che vi onora; ma non certo le novità che, inventate dai vostri maestri, caratterizzano un cammino "aberrante" dall'ortodossia. 

Interessanti le vostre esperienze personali, le quali però, se non sono controllate della più sana scienza teologica, spingono verso l'anarchia, ossia alla demolizione della Chiesa, alla liquidazione di un Cristianesimo fondato sull' incarnazione del Verbo e l'opera che Egli continua nei suoi ministri.

Se, contro una società materialistica ed atea, che c'ignora o disprezza, uniremo le nostre migliori energie, confido che non ci saranno più "chiese parallele" nè "cammini" autonomi rispetto a quello indicato dsll'unica vera Chiesa di Cristo, gerarchica e insieme carismatica, impegnata a salvare il mondo.

Vi saluta il vostro affezionatissimo
p. Enrico Zoffoli
p.zza S. Giovanni in Laterano, 14 - 00184 Roma


Roma, 2 novembre 1990

Nota

 
Dopo oltre cinque anni, la lettera non sembra che abbia giovato a qualcuno, non avendo ricevuto alcun riscontro positivo. Speravo il contrario; ma l'ostinazione del Movimento è stata tale e tanta da stimolarmi a continuare la mia opera di apologia della fede.



UN GRANDE APOSTOLO DELLA VERITA':

P. ENRICO ZOFFOLI


P. Enrico Zoffoli, nasce a Marino (Roma) il 3 settembre 1915 da ottima famiglia. Rimasto orfano in tenerissima età del padre, riceve dalla madre Maria Volpi, una forte educazione cristiana. Assai intelligente, di temperamento vivace e sincero, sperimenta le difficoltà dell'adolescenza. È desideroso di conoscere le ragioni più profonde di tutto e la sua inquietudine di indagare il "mistero" giunge a preoccupare sua madre.

Il 28 aprile 1929, allora festa di S. Paolo della Croce, si trova a fare un ritiro presso lo zio materno, il Passionista Padre Volpi, a Moricone in Sabina. Lì viene folgorato dalla Grazia di Dio e scopre Gesù Cristo come l'Amico per eccellenza al Quale consacrare la vita per sempre. Nella meditazione, nella preghiera, nella lotta contro se stesso, comprende che solo seguendo Gesù sulle orme di S. Paolo della Croce, potrà rispondere alla chiamata che gli urge sempre più impellente nell'anima.

Il 21 ottobre 1931, parte per il noviziato dei Passionisti sul Monte Argentario. Seguono i primi voti, gli studi filosofici e teologici, la professione religiosa perpetua e, infine, il 29 aprile 1939, l'ordinazione sacerdotale. Membro ormai di un Istituto che lo invita a partecipare alla Passione di Cristo per un'azione missionaria carica di luce e di forza, si lancia con fervore nell'apostolato della predicazione, dell'insegnamento e della penna.

Completa gli studi all'Angelicum di Roma e a Lovanio (Belgio) laureandosi brillantemente in filosofia, e intraprende la sua opera di missionario di Gesù Crocifisso, Verità di Dio e dell'uomo, con l'ardore degli apostoli. Insegna nel suo Istituto, allo Studio di Teologia per laici S. Croce di Firenze, alla Pontificia Università Lateranense, al Centro di Teologia per laici di Roma. In seguito farà parte della Pontificia Accademia di S. Tommaso d'Aquino e diventerà esaminatore dei candidati alle ordinazioni e confessore presso il Vicariato di Roma insieme a illustri colleghi.

Attraversa l'Italia per predicare missioni e corsi di cultura cattolica per sacerdoti e laici. Presso la "Scala Santa", in Roma, dà vita a un cenacolo di studi teologici per giovani e adulti desiderosi di crescere nell'intelligenza della fede, sotto la guida sicura del Magistero della Chiesa. Per più di mezzo secolo, scrive libri di filosofia, apologetica, spiritualità, teologia, agiografia e storia, alcuni dei quali rappresentano opere imponenti di mole e di contenuto.

Gesù è il centro unico della sua vita: Padre Enrico ne studia la persona, l'opera, il "mistero", e lo vede giganteggiare nella Sacra Scrittura e nella Chiesa, nell'insegnamento dei Padri e dei Maestri più grandi, in primo luogo S. Tommaso d'Aquino, nella testimonianza dei Santi e dei Martiri. Lo sente vivo e operante nella storia ad attrarre tutti a Sé: Gesù Crocifisso sorgente unica di ogni santità, di ogni rinnovamento autentico nella Chiesa e nel mondo. La più tenera e filiale devozione alla Madonna, invocata ogni giorno con il Rosario, lo conduce a Lui, unico Salvatore del mondo, dall'alto della Croce.

Nel 1958, dopo una visita a suor Celina Martin, l'ultima sorella allora vivente di S. Teresa di Gesù Bambino, ha dai superiori del suo Ordine l'incarico di redigere la Storia critica di S. Paolo della Croce: ne escono tre volumi in più di seimila pagine. Alcune di queste pagine saranno inserite nell'Ufficio delle letture del rinnovato Breviario Passionista, assurgendo all'onore di preghiera liturgica.

Accanto al suo S. Paolo della Croce, P. Enrico studia a fondo S. Teresa di Gesù Bambino, scrivendone poi lo stupendo libro "Tempo ed eternità" (Edizioni Carmelitane, Roma, 1990). Di P. Enrico ricorderemo "Principi di filosofia" (Edizioni Fonti vive, Roma, 1988), il "Dizionario del Cristianesimo" (Edizioni Synopsis, Genova, 1992), presentato dall'Osservatore Romano con giudizio entusiasta (16 aprile 1993), nonché il testo "Cristianesimo, Corso di Teologia Cattolica" (Edizioni Segno, Udine, 1994), che in tre tappe, "ragionare", "credere", "vivere la fede" , conduce a Cristo, quale unico Mediatore tra Dio e gli uomini, Capo della famiglia umana da Lui redenta sulla croce, Centro, Chiave di volta, Alfa e Omega dell'universo. Allo stesso modo ricordiamo il "Catechismo della fede cattolica" (Edizioni Segno, Udine, 1993) che rende accessibile il Cattolicesimo a persone di umile e media cultura, con il metodo delle domande e risposte.

P. Enrico è innamoratissimo del Mistero Eucaristico, studioso profondo e apostolo instancabile, intrepido difensore contro ogni errore e irriverenza, in questo nostro tempo, in cui Gesù-Ostia, è da molti abbandonato e persino profanato. Ammirevole e degna di essere accolta la sua struggente e fondata raccomandazione di ricevere la Comunione solo sulla lingua ("modo che dev'essere conservato, come segno di riverenza verso l'Eucaristia", come affermò Papa Paolo VI e da Giovanni Paolo II mai smentito) e non sulla mano (che non è un obbligo per alcuno, ma solo permesso, non consigliato e tantomeno imposto), per evitare profanazioni del più sublime Mistero della nostra fede.

Nel 1989, 50° anniversario del suo sacerdozio, P. Enrico pubblica la "La Messa è tutto" (Edizioni Fonti Vive, Roma, 1989), che nella prefazione Mons. Antonio Piolanti, tra i più qualificati teologi dell'Eucaristia, ha definito "lavoro grandioso e allettante". A questo libro poi, tradotto in "catechismo" con il medesimo titolo, La Messa è tutto, seguono altre piccole opere (Edizioni Segno) per difendere la presenza reale di Gesù nell'Eucaristia, la realtà della Messa come vero Sacrificio della Croce, per inculcare il rispetto, l'adorazione e l'amore che gli sono dovuti da tutti nella Chiesa.

Negli ultimi anni, davvero brandisce la spada, in difesa della Verità nell'integrità. del Credo Cattolico. Letti e studiati i testi di Kiko Argüello, l'iniziatore del "cammino neocatecumenale", ne scopre i gravissimi errori dottrinali e si mobilità per smascherarli, in modo che il movimento si corregga, sia richiamato alla Verità da parte della Chiesa e più nessuno sia irretito in esso.

Sull'argomento, escono uno dopo l'altro, in edizioni sempre migliori i libri del P. Enrico:

"Eresie del cammino neocatecumenale" (Edizioni Segno, Udine, 1995 );

"Catechesi neocatecumenale e ortodossia del Papa" (Edizioni Segno, Udine, 1995) con approvazione ecclesiastica del 28 febbraio 1995 , e infine, "Verità del Cammino neocatecumenale" (Edizioni Segno, Udine, 1996).

Già nel "Dizionario del Cristianesimo" citato, P. Zoffoli, riassumendo tutte le loro eresie, alla voce "Neocatecumenali" (pag. 338) aveva scritto: "Risulta che il loro fondo dottrinale è gravemente compromesso da errori che colpiscono i dogmi fondamentali del Cristianesimo qual è stato interpretato e proposto dal Magistero dei Papi e dei Concili. Si nega la Redenzione, il carattere sacrificale della morte di Cristo e, quindi, il "Sacrificio dell'altare", con il relativo culto eucaristico (transustanziazione, adorazione...); si sostiene l'unico sacerdozio di Cristo, annullando la distinzione essenziale tra "sacerdozio ministeriale" e "sacerdozio comune", restando perciò soppressa la Gerarchia, fondata su questa distinzione. Si nega il dovere e la possibilità dell'imitazione di Cristo; si altera gravemente la nozione di peccato, della Grazia, del libero arbitrio...; si fantastica "un perdono" concesso a tutti da Dio e che implica il rifiuto dell'inferno... (...). È certo che la dottrina fondamentalmente errata del movimento costituisce una gravissima minaccia per tutti".

Dopo aver celebrato su questa terra, nel venerdì e nel sabato precedenti, la festa dei suoi grandi Amori, il Sacro Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria, domenica 16 giugno 1996. P. Enrico Zoffoli va a godere il premio dell'intrepido apostolo del Vangelo, dopo aver dichiarato pochi giorni prima: "Io ho lavorato per la Verità".

venerdì 29 luglio 2022

Inviti di Inizio Corso (o SALDI di fine stagione?)

Lettera di invito alle Convivenze di Inizio Corso 2022 - 2023

Carissimi Fratelli,

anche quest'anno il Signore ci chiama ad un appuntamento per aprire il nuovo anno di evangelizzazione e di vita delle Comunità Neocatecumenali della nostra Diocesi.

Di fronte a tutti i problemi che ci stanno accompagnando in questo tempo: pandemia, guerra, crisi economica, eccetera, il Signore prepara un nuovo anno che sarà, come dice il salmo "una mensa in faccia a nostri nemici, perché io  possa abitare nella casa del mio Dio per molti anni" (Sl 23, 5-6).

Questo appuntamento non può essere trascurato o sottovalutato se vogliamo iniziare il nuovo anno nella volontà del Signore, rafforzati dal suo Spirito e in comunione con il suo Figlio Gesù Cristo.

E' quindi importante che tutti i fratelli invitati possano partecipare a questa convivenza nella quale vi trasmetteremo quello che avremo ricevuto  dai nostri catechisti  Kiko, Ascension e P. Mario e che voi, come catechisti riporterete alle vostre comunità, così da avere un solo spirito ed essere in comunione gli uni con gli altri.

Gli araldi di Kiko


Con un certo anticipo sul ruolino di marcia, anche quest'anno arrivano, a responsabili e catechisti delle Comunità neocatecumenali, gli inviti a partecipare alla Convivenza di Inizio Corso.
Noi abbiamo pubblicato alcuni capoversi di una fra le tante.
Notiamo che si attribuisce al Signore l'apertura di questo nuovo corso neocatecumenale come "una mensa in faccia ai nostri nemici" e in qualche modo anche la necessarietà di questo incontro: leggiamo infatti "questo appuntamento non può essere trascurato o sottovalutato se vogliamo iniziare il nuovo anno nella volontà del Signore".

E cosa assicura di iniziare l'anno "nella volontà  del Signore" e l'essere in comunione avendo il medesimo spirito?
Il  trasmettere "quello che avremo ricevuto  dai nostri catechisti  Kiko, Ascension e P. Mario" che poi, a loro volta,  "come catechisti riporterete alle vostre comunità".

Insomma, l'unità del Cammino neocatecumenale è assicurata dall'ascoltare la parola di Kiko e della sua èquipe nel corso della convivenza di Roma o Madrid (prima fase), dal farla propria, per poi ripeterla ad altri nelle convivenze regionali (seconda fase) che a loro volta l'ascolteranno, la metabolizzeranno, per poi ripeterla a tutti i neocatecumenali delle comunità  locali (terza fase).

Per assicurarsi che non ci sia troppa autonomia interpretativa,  in un momento antecedente, verrà stilato il solito mamotreto (in italiano scartafaccio, zibaldone) con le "bozze non corrette" (ma quando le correggeranno mai queste bozze???)  contenenti il testo degli interventi di Kiko, di Ascensiòn e don Mario Pezzi da mandare possibilmente a memoria, in modo da poterli ripetere, ma con sufficiente spontaneità, sì da far pensare che lo Spirito che aveva illuminato Kiko in prima fase, venga in qualche modo ereditato anche dai suoi ripetitori. 

Da alcuni anni sappiamo che Kiko o si rifiuta proprio di parlare, come a inizio corso 2020, oppure segue il testo scritto, quindi l'ispirazione in realtà viene dall'ignoto scrittore dei testi. Ma tutti continuano a far finta che non sia così, e si cerca di nascondere il più possibile il decadimento del "vecchio leone".

Altre novità sono quelle organizzative: novità non da poco, che confermano il trend di questi ultimi anni, interrotto solo in parte dalla pandemia.

Alle convivenze regionali, occasioni insostituibili per dimostrare, con l'invito ricevuto, di essere al livello di avere il messaggio di fede kikiana almeno di seconda mano, a suo tempo c'era una lotta al coltello per essere presenti; tanto più la richiesta era veemente, tanto più strette erano le regole per la partecipazione. Ne avevano diritto inizialmente solo le èquipe itineranti, in secondo luogo i catechisti  attivi, quelli che effettivamente facevano catechesi e seguivano le comunità  più giovani, poi le primissime comunità per intero, e infine i presbiteri delle èquipe corrispondenti.

Ora invece sono invitati tutti i catechisti, anche gli inattivi, che ormai, data la scarsità  di nuove catechesi, e visto che ogni comunità comunque li elegge al termine del secondo passaggio, sono veramente un gruppo considerevolmente numeroso.

Inoltre si largheggia nell'invitare per intero comunità anche giovani di Cammino. E si prevede che, se qualcuno non può proprio venire, debba essere sostituito (con scelta casuale? Chi lo sa...). La giustificazione fornita è che ci deve essere un numero minimo di presenze per occupare l'albergo e per evitare il lievitare dei costi. 

Come dire: le sacre consegne kikiane non hanno più quell'importanza che conoscevamo! 

E inoltre apre una visione abbastanza desolante sul fenomeno delle defezioni, visto che le pomposità tipo "questo appuntamento  NON PUÒ essere trascurato o sottovalutato" dopo anni di Cammino e di infinite ripetizioni sempre più stanche dei medesimi refrain neocatecumenali, non sortiscono più  alcun effetto.

Altri "marcati a uomo" sono i presbiteri, che debbono essere invitati (e convinti) dal responsabile "per approfondire la conoscenza del Cammino attraverso le catechesi, le esperienze dei fratelli e le celebrazioni liturgiche". Metti infatti che qualche presbitero si ficchi in testa di celebrare secondo il Messale? Sarebbe una sciagura che il Cammino non si può permettere.

Sacchi neri neocatecumenali
in crisi di identità
Altra conferma: la dismissione del "sacco nero" della provvidenza, dei gigli dei campi, degli uccelli del cielo: tutti devono pagare la propria quota (ecco perché  l'allargamento ad altri fratelli di cui in passato si snobbava la presenza: devono pagare per sé e per gli altri, cioè per quel gruppo di persone che non paga MAI) ed è opzionale l'intervento a sostegno del caporesponsabile con i soldi della decima

Come dire, che i fratelli che dovranno essere chiamati in convivenza in terza battuta, la stanno già pagando con le proprie decime.

Se c'è qualcosa che nel Cammino non cambia mai, è proprio questa: ogni sua iniziativa comporta uno o più esborsi. E forse anche per questo arrivano a fine luglio inviti per convivenze che si faranno in ottobre: è un invito a risparmiare, a ridimensionare la vacanza progettata...o a non farla per nulla.

sabato 19 giugno 2021

L'attivismo clericale non converte, nemmeno quello neocat

Condividiamo questa "lettera aperta a un prete", che sta girando sul web e che dà voce a tanti giovani assetati di verità e di bellezza… Anche se riferita in generale alle realtà parrocchiali, è applicabilissima ai neocatecumenali, che complicano la crescita spirituale e la rallentano.

Caro Sacerdote,
non te la prendere, ma due paroline te le devo proprio dire…

Non mi interessano i campetti di calcio, i cineforum, i teatrini, le conferenze, i baretti con videogiochi e biliardini, i porticati coi ping pong e il calciobalilla, le vacanze organizzate, il grest, le pizze dei sabato sera.

Prete con paramenti sacri
si presta alle 'estrazioni del lotto' (truccate)
per le assegnazioni ai Seminari kikiani

In una parola, tutto il ribollente attivismo che ruota intorno alle parrocchie, lo trovo anche fuori, nel freddo "mondo", e magari organizzato meglio, più nuovo, luccicante, efficiente, coinvolgente, appassionante. Non c'e' concorrenza: il "mondo" è specializzato in divertimenti, passatempi, sport, intrattenimenti vari, in cui ha profuso studi, energie e investimenti.

Voi curatemi l'anima. Datemi un direttore spirituale che abbia tempo e pazienza per la mia conversione. Datemi confessori che mi permettano di riconciliarmi con Dio.

Datemi l’Eucarestia da adorare, non tenetela chiusa a doppia mandata nei Tabernacoli d'oro ad aspettare mentre brucia d'Amore.

Dissetatemi col Vangelo dei semplici, non spiegatemi troppo, sono piccolo, una cosa sola ma ripetuta, così che possa ritornarmene a casa con la perla preziosa.

Insegnatemi quel digiuno che tutti hanno dimenticato, ma che ho voglia di tentare, non come un atto di superba autodeterminazione della volontà, ma come fiduciosa invocazione della grazia dello Spirito.

Mostratemi i Santi, voglio farmeli amici. I filosofi mi hanno condotto su strade sbagliate, inquinato la mente, divorato la gioia. I Santi sono felici: ditemi il perché, fatemi scoprire quel filo segreto che li legava alla SS. Trinità.

Il rosario, ho fame di rosario. Perché non lo recitate più? Persino nelle veglie funebri, a volte ci si ferma a tre decine, come se quello intero fosse troppo lungo anche per chi davanti ha l'eternità. Arricchitemi della Divina Misericordia, fatemi gustare soavemente le invocazioni, le giaculatorie, le novene, beneditemi e consacratemi ai SS. Cuori di Gesù e Maria.

Incoraggiatemi nella via della carità, dell'altruismo, dell'occuparmi del prossimo, nel nome di Cristo. Plasmate in me uno spirito missionario, inalatemi la voglia di santità.

Pregate per me qualche volta. Come sarebbe edificante per me trovarvi in ginocchio davanti al Tabernacolo e sapere che stavate pregando per me, per la mia salvezza!

Questo desidero, ma tutto insieme, e in ogni parrocchia; non scegliete quello che più vi aggrada, non discriminate tra ciò che vi sembra più o meno moderno, più o meno consono o proponibile. Voglio tutti gli strumenti di salvezza che la Chiesa ha preparato per me, ho fame di salvezza piena, traboccante, luminosa, ho voglia di Verità.

Che abbia 4 o 100 anni, non starò con voi per il grest o il bel campetto o gli amici che ho incontrato. Ci starò per quel banco consunto in cui mi sono inginocchiato e per quel santo sacerdote che ho incontrato. Ci starò perché Cristo, per mezzo loro, mi ha convertito. Ecco Chi mi salverà l'anima!

Ti prego, sacerdote,
torna ad essere nuovamente
ciò che devi essere!
Ti prego, sacerdote,
torna ad essere nuovamente
ciò che devi essere
perché io, pecorella smarrita e figliol prodigo, possa tornare alla Casa del Padre.

In questo modo tu riavrai la tua dignità umana e sacerdotale, ed io mi salverò, e tutti saremo spronati a supplicare il Padrone della messe perché mandi operai, questi operai, e non assistenti sociali, ma dispensatori dei misteri di Dio.

martedì 29 gennaio 2019

"Fino a quando durerà questo scandalo?"

Nella seguente testimonianza, non confondete il ruolo di catechista parrocchiale con la figura del "catechista" neocatecumenale (purtroppo il Cammino abusa il lessico cattolico dando significati molto diversi: il vero catechista è colui che insegna il Catechismo, non colui che insegna il kikismo-carmenismo che è una cosa completamente diversa e zeppa di errori).

La lettera, inviata all'oliatissimo Ryłko in qualità di Prefetto del Pontificio Consiglio per i Laici, "stranamente" non ricevette alcuna risposta.

Notate in particolare la vendetta neocatecumenale: derisioni, annullamento degli incarichi, addirittura cacciato suo figlio dall'oratorio.


Ecc.za Rev.ma,

mi chiamo Giuseppina F. e Le scrivo da Cicognara, in provincia di Mantova. Ho 43 anni. Sono sposata e madre di 3 ragazzi. Per 8 anni ho fatto la catechista nella parrocchia di Cicognara e per 6 ho frequentato il Cammino necatecumenale dove ero entrata su invito del parroco don Luigi Pietta (anch'egli del Cammino) che ci aveva presentato dei catechisti che dicevano d'essere stati inviati dal Vescovo di Cremona.

Fiduciosa in don Luigi, con altri parrocchiani accettai di partecipare alle catechesi, terminate le quali, fummo invitati a partecipare ad una Convivenza di tre giorni in un lussuoso albergo sul lago di Garda. Lì ci istruirono su come proseguire il Cammino fino al Primo Passaggio che, in seguito, facemmo sempre nello stesso albergo sul lago di Garda.

Per due mesi, dalle 21 a mezzanotte, ascoltammo una serie di catechesi massacranti. Ci venne detto in maniera ossessiva e martellante, che eravamo delle nullità, dei peccatori che facevano schifo. Arrivati al rito conclusivo ci chiusero in un salone e dopo una intensa catechesi ci dissero che eravamo stati scelti dal Signore, che stava passando in quel momento. Ci chiesero se eravamo disposti a vendere i nostri beni per aderire alla Sua chiamata e che dietro la porta c'erano tanti demoni scatenati perché lì si stava compiendo un'opera di conversione. Ci fecero scrivere i nostri nomi sulla Bibbia e tutto si concluse con il Rito dell'Esorcismo, fatto su ognuno di noi da parte dei catechisti e del parroco.

Io mi sentii così male che chiesi aiuto ai miei responsabili, una coppia che come me aveva aderito a questo Cammino. Tornai a casa psicologicamente distrutta. Non potevo parlare con i miei, perché avevo ricevuto l'ordine dai catechisti di non parlare a nessuno. I catechisti ci dicevano in continuazione che erano stati mandati da Dio e che noi dovevamo loro una totale obbedienza. Chiamai così don Luigi. Lui mi consolò dicendomi di fidarmi e di proseguire. Così feci, nonostante i miei "perché e per come", ma solo perché don Luigi mi invitava ad avere fiducia.

Arrivammo allo Shemà, durante il quale ci fu ribadito con insistenza di staccarci dai beni. Chiedemmo spiegazioni in merito e ci risposero: "Hai un conto in banca? Svuotalo! Hai la macchina? Vendila! Hai beni immobili? Vendili! Hai preziosi o qualcosa a cui tieni molto? Staccati! Vendili e il ricavato mettilo nella cassetta dei poveri della parrocchia. Con tutto questo ci dovevamo sentire strappare il cuore, altrimenti non potevamo fare alleanza con Cristo, che poi ci avrebbe reso il centuplo.

Arrivammo al Secondo Passaggio, quello degli Scrutini. Uno alla volta ci hanno portati al centro della stanza, facendoci sedere al fianco della Croce, di fronte ai catechisti e al parroco. E' cominciato così l'interrogatorio da parte del capo catechista. In quei momenti chi non è abbastanza forte, con quel interrogatorio viene svuotato della sua vita o, per meglio dire, della gioia di vivere e della propria dignità e identità. Per ben due volte noi non "passammo"!

A loro dire, non ci eravamo provati abbastanza sui beni; non avevamo detto tutto della nostra vita; avevamo fregato i fratelli, ma non Dio! Io mi ero "provata" sui beni, offrendo del danaro, nella maniera più discreta possibile, ad una famiglia bisognosa, ma mi dissero che ciò non valeva, perché quella famiglia mi sarebbe stata riconoscente per tutta la vita.

Così dovetti rifare la prova.

Faccio notare che sono casalinga e non percepisco alcun stipendio, ma tra riti, prove ed altre richieste, in breve tempo mi si sono volatizzati otto anni di risparmi. Arrivammo per la terza volta allo Scrutinio. Dopo aver assistito con sofferenza agli Scrutini dei fratelli, arrivò il mio turno. Mi fecero la fatidica domanda: "Che cosa non hai accettato della tua vita?" Mi risultava difficile capire.

Risposi che non avevo accettato le decisioni che i miei genitori avevano preso sulla mia vita, quali lo studio e l'arte, alla quale tenevo molto. Il catechista mi chiese se queste scelte riguardassero anche il mio matrimonio. Io non volevo rispondere perché in precedenza privatamente avevo detto loro che queste scelte riguardavano il mio fidanzamento e che in seguito il mio matrimonio era riuscito bene.

Mia madre non aveva voluto che interrompessi il mio fidanzamento e forse, proprio per questo, lei era stata lo strumento di Dio perché il matrimonio si realizzasse. Io non ne volevo parlare, per rispetto a mio marito che amo molto, e per rispetto a mia madre, cui voglio altrettanto bene. Mi trovai in una situazione psicologica difficile perché essi mi dicevano che di fronte alla Croce non potevo mentire. Così parlai. Lei non può immaginare come mi sentissi male. Incominciò un interrogatorio allucinante che non finiva più. Venni accusata di avere giudicato mia madre e per questo dovevo inginocchiarmi e chiederle perdono.
Anche a mio marito dovevo chiedere perdono. Risposi che allora avevo solo sedici anni e che non avevo l'età per poter giudicare mia madre. Il capo catechista mi disse che sicuramente avevo pensato: Che razza di uomo mi sta rifilando mia madre, e molte altre cose.

Quella grossa insalatiera la chiamano "calice"...
A questo punto mi sono sentita morire. Mi avevano distrutta: non solo avevano lesa la mia dignità, ma anche quella di mio marito. Mi sentii terribilmente in colpa con mio marito, con mia madre e, addirittura, con i miei figli.

Quella era una storia che riguardava solo me e mio marito. Che diritto avevano quei laici a interferire così nella mia vita, mentre il parroco, lì presente, non proferiva parola? Andai a casa disperata e non dormii per tutta la notte. Verso le cinque del mattino svegliai mio marito e gli raccontai tutto, ma continuai a stare male. Per più di un mese presi dei tranquillanti, anche perché non potevo parlare con nessuno.

Andai da don Luigi che quasi mi cacciò. Ritornai da lui per confessarmi e gli dissi la mia sofferenza, ma lui mi rispose che ciò era un bene, perché voleva dire che il Passaggio era stato valido e che il Cammino andava bene per me.

Tanto mi sentivo male che avrei voluto rispondergli che stavo camminando verso una struttura psichiatrica. Il Passaggio si concluse dopo alcuni giorni con il Rito del Sale. Altre offerte in danaro e di oggetti vari. Con il dito puntato verso la porta della chiesetta delle suore di Viadana, anch'io come gli altri rinunciai a satana e a tutte le sue opere perché, a detta dei catechisti, il demonio si trovava dietro quella porta. Il sacerdote ci esorcizzò ancora una volta e tutto si concluse con la cena.

I catechisti tornarono nelle sere successive per istruirci sulla questione delle decime. Praticamente ognuno doveva detrarre ogni mese la decima parte dal suo stipendio, e metterla in una cesta per essere devoluta in opere di carità, non ben specificate.

A chi, come me, era solo, è stato detto di pretendere dal marito la metà del suo guadagno e di detrarre da questa il 10%. Pian piano mi accorsi come questo Cammino stava rovinando la mia vita. Venni a conoscenza di altri Passaggi a dir poco terrificanti. Mi consultai con un Padre francescano che mi consigliò di mollare tutto, perché ciò non poteva venire da Dio che non mette mai nessuno nell'angoscia e nella disperazione. Credo che la conversione sia un fatto personale e graduale. Per ognuno di noi, i tempi sono diversi. Solo Dio li conosce.

Ora che sono uscita da questo incubo soffro ancora per le migliaia di "fratelli" finiti in questa rete, ma soprattutto per i tanti consacrati. Come noi sposati ci fondiamo nel matrimonio in un cammino di salvezza per mezzo dell'amore, vissuto nella fedeltà e nel dono reciproco, così i consacrati nella Chiesa dovrebbero cercare in essa, e non altrove, quelle grazie e quelle virtù che Gesù, nostro Signore, è venuto a portarci.

Ringrazio Iddio per avermi aperto in tempo gli occhi. Ora posso finalmente respirare quella libertà che Lui ci ha procurato morendo in croce per noi. Prego sempre per quanti si trovano ancora in questa organizzazione (o, per meglio dire, setta).

Spero tanto che gli organismi preposti nella Chiesa predano in seria considerazione questa mia testimonianza, per far sì che Dio sia glorificato e trionfi presto la Sua giustizia.

Ora che sono uscita dal Cammino sono stata esonerata dall'incarico di catechista. Ciò ha procurato un grande dispiacere ai bambini che hanno lottato tanto per riavermi, ma non c'è stato nulla da fare. Oltre a me hanno colpito anche mio figlio che è stato cacciato dall'oratorio e dalle opere parrocchiali, perché aveva la stessa colpa della madre, quella di aver abbandonato il Cammino neocatecumenale.

Quanto è successo a me è toccato pure ad un'altra catechista, lei pure uscita dal Cammino. Speravo che con la venuta del nuovo parroco qualcosa cambiasse, ma con mio grande rammarico ho constatato che non è cambiato nulla. Oltre al dolore che ho provato nell'uscire da questa setta, ora devo subire anche le derisioni che il nuovo parroco riserva a coloro che hanno abbandonato il Cammino.

Al suo arrivo molti erano andati da lui per avere una parola di conforto, per essere accolti, ascoltati e amati, come ci si aspetterebbe da un buon discepolo del Signore. Lui però si è schierato subito dalla parte di chi frequentava assiduamente il Cammino. Ora la parrocchia è stata completamente trasformata in un ghetto: l'oratorio è stato definitivamente chiuso ai bambini e ai ragazzi che sono stati accusati d'aver commesso chissà quali crimini; gli anziani
non vengono ascoltati e si lamentano per l'assenteismo del parroco. La parrocchia è gestita solo da persone che frequentano il Cammino, che pensano d'essere i soli veri cristiani e trattano tutti gli altri con aria di superiorità, chiamandoli pagani e additano noi che abbiamo lasciato il Cammino come indemoniati.

Come è possibile che accada tutto ciò? Fino a quando durerà questo scandalo? Cosa devono fare costoro per toccare il fondo dell'illegalità? Non è questo il volere di Dio e nemmeno l'esempio che ci ha dato Gesù, nostro Signore. Prego Iddio che faccia finire al più presto questo incubo, che faccia tornare la pace ed il sorriso sul volto dei ragazzi, degli anziani, degli uomini e delle donne, e che l'oratorio torni ad essere la casa di tutti.

Faccio appello alla Vostra coscienza perché serva fedelmente la Santa Chiesa.

Mi benedica.
Grazie.
Giuseppina F.

Cicognara, lì 13.11.2005

(il testo della lettera aperta fu pubblicato sul
sito web Alterinfo e quindi ripubblicato
sul forum Usenet: it.cultura.religioni)