Si dice spesso che essere cattolici è una battaglia quotidiana. Una battaglia per restare buoni cattolici, specialmente in questa società moderna, sempre più secolarizzata, quando non apertamente ostile. Ma anche una battaglia per conservare la fede di fronte allo schifo proveniente quasi quotianamente dai nostri leader. Non c'è bisogno di spiegare molto i motivi per cui noi cattolici siamo stati diluviati da eventi che potrebbero mettere in crisi perfino il più devoto dei fedeli.
A Guam, in particolare, i fedeli hanno dovuto subire una serie di alti e bassi, sia riguardo al clero locale che riguardo alla nuova malattia che ha colonizzato l'isola: il Cammino Neocatecumenale.
Lo scorso anno un tribunale vaticano presieduto dal cardinal Burke, su richiesta del cardinal Müller e di papa Francesco, ha investigato le accuse contro il nostro ex arcivescovo, corrotto e profondamente ingiusto, e lo ha riconosciuto colpevole.
Subito dopo costui ha presentato appello e, a differenza di McCarrick, tale appello è tuttora in esame.
Ma ciò che è seguito è sia irritante che vergognoso.
Snervante, perché ha lasciato i fedeli di Guam - più molti negli USA e nel resto del mondo - impossibilitati a voltar pagina e andare avanti.
Vergognoso, perché ha rivelato - ben prima dello scandalo McCarrick - un profondo livello di corruzione e di politiche di pugnalate alla schiena del peggior tipo, sia nella Chiesa che negli USA e nel Vaticano stesso.
La scorsa estate, durante il viaggio di ritorno da Dublino a Roma, lo stesso papa Francesco, di fronte al crescere dello scandalo McCarrick e alle rivelazioni (mai direttamente contestate dal Vaticano) fatte dall'arcivescovo Viganò (ex nunzio apostolico in USA ed ex amministrativo del Vaticano) affermò, senza esserne richiesto dai giornalisti, all'aver preso personalmente in carico da quel momento in poi gli appelli da parte dei vescovi come nel caso di Apuron.
Con quell'abile mossa papa Francesco di fatto negò la richiesa del cardinal Müller di attivare un tribunale permanente vaticano per i casi riguardanti i vescovi. Perciò Müller non fu confermato nell'incarico nella Congregazione per la Dottrina della Fede e fu "pensionato" con cinque anni di anticipo.
Come si è scoperto in seguito, l'intero affare è stato orchestrato da uno dei più controversi cardinali romani: il cardinal Coccopalmerio, anch'egli travolto dagli scandali. È stato uno di quegli attivisti progressisti (di quelli che negli USA chiamerebbero sprezzantemente "SJW", Social Justice Warriors) che hanno infestato la Chiesa fin dal Vaticano II.
Intanto negli USA Gennarini e il Cammino Neocatecumenale hanno adoperato tutta la discrezione possibile. Il rischio per loro è alquanto alto, visto che hanno avuto a che fare molto a lungo col McCcarrick, al punto di allestirgli una suite nel seminario Redemkikos Mater del Maryland, dopo che ha lasciato la sede di Washington DC.
Ciò è doppiamente imbarazzante, poiché se l'arcivescovo Viganò ha ragione, papa Benedetto all'epoca aveva già decretato misure contro McCarrick e l'ospitare un tal predatore in un seminario pieno di tanti appetibili giovani maschietti era non meno che una cosa criminale.
Eppure fino ad oggi la grande maggioranza di siti web cattolici hanno sorvolato su tale dettaglio.
Quando finalmente lo scandalo è diventato pubblico, McCarrick si era nuovamente trasferito, stavolta in una casa di riposo per il clero, a Washington DC, e quindi - durante il processo a suo carico - in una casa dei Cappuccini nel Kansas.
Nel frattempo, consideriamo uno dei più rumorosi sostenitori del Cammino Neocatecumenale, il cardinale O'Malley di Boston.
O'Malley ha improvvisamente riscoperto le virtù dell'ortodossia di fronte ai casi di abuso sessuale, allo scopo di coprire lo scandalo sorto in un seminario della sua stessa arcidiocesi, ma anche per prendere le distanze dalla sinistra ecclesiale americana - cioè quella dell'estremista di sinistra cardinal Cupich di Chicago, stretto confidente di papa Francesco ed ex protetto del McCarrick.
Suona perciò ironico il fatto che lui sia stato uno dei più attivi sostenitori dell'operazione "spretare McCarrick".
In realtà è stato Cupich a dare il colpo di grazia all'audace tentativo del cardinal Di Nardo, presidente della Conferenza Episcopale Americana (USCCB), di mettere in piedi una soluzione ragionevole contro gli abusi dei vescovi.
Siamo al punto in cui l'estrema sinistra della USCCB ha fatto tutto ciò che poteva per castrare ogni tentativo di affrontare onestamente il problema.
Nel frattempo Apuron è ancora libero di muoversi come gli pare (tranne a Guam), e non ha ancora dovuto pagare le conseguenze delle sue azioni.
Nonostante la sua promessa di agire tempestivamente, papa Francesco non ha mantenuto la parola.
Mentre l'arcivescovo Byrnes a Roma partecipa al vertice in Vaticano sugli abusi nel clero [da domani 21 febbraio 2019] uno dei pericoli più immediati è l'alta probabilità che soggetti come Filoni, Coccopalmerio e altri tentino di coprire il loro uomo a Guam: Apuron, e il male oscuro che lui rappresenta.
Potrebbe essere ora di tornare in piazza coi cartelli e ricominciare daccapo.
Spero di essere stato troppo pessimista e di venir smentito dalla realtà. Il quadro generale è tutto contro di noi.
(Nota a margine): nello scrivere quanto sopra, mi sentivo un po' come Giovanni il Battista che predica nel deserto davanti a gente indifferente di fronte alle ingiustizie. Un articolo di Crux Now ci informa che il gruppo Bishop Accountability sta chiedendo che almeno altri cinque prelati vengano trattati alla stessa maniera del McCarrick: riguardo Apuron hanno ricordato che «c'è una preponderanza di prove che costui ha inflitto danni incalcolabili». Speriamo che ciò venga preso in considerazione dal vertice dei vescovi, riaccendendo il dibattito sui nostri peccaminosi leader. Vediamo cosa ne verrà fuori. Inoltre, il modo in cui i media tratteranno (o taceranno) di tali importanti questioni (e del far pagare ad Apuron i suoi crimini), ci farà capire cosa dovremo aspettarci.
(nostra traduzione da un
articolo di Frenchie su Jungle Watch)
















