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mercoledì 10 maggio 2023

Storie d'amore fallite con fidanzati "radicati" nel Cammino

Proponiamo la lettura di due commenti, il primo recentissimo, il secondo di qualche tempo fa, sulle difficoltà di relazione incontrate con giovani del Cammino neocatecumenale.

Nonostante la diversità di persone e di ambienti, la descrizione del fidanzato neocatecumenale sembra riguardare la stessa persona, impositiva, ossessionata e ossessionante, dominata da pensieri fissi, incapace di stabilire un rapporto di reciproca conoscenza e accettazione delle esperienze e del modo di vedere dell'altro, è la descrizione perfetta del narcisista patologico.

Non si tratta di un caso, o di combinazione: i giovani neocatecumenali ricevono una precisa formazione ed addestramento che, in molti casi e soprattutto nei più esposti e predisposti, producono delle personalità a "guscio vuoto", atte a contenere semplicemente e solamente una replica del modo d'essere, del pensiero, delle idealitá, del comportamento, del guru, cioè di Kiko Argüello.

Non si tratta, da parte di questi ragazzi, del desiderio, perfettamente lecito, di voler condividere fede e valori con colei che potrebbe in futuro divenire una compagna di vita, ma di irresistibile richiamo alla omologazione, di sé e delle persone intorno va sé, ad un modello limitato e limitante, autoritario, non attrattivo ma respingente ed elitario, che nulla ha a che vedere con il cattolicesimo e tutto con un settarismo che non eleva le coscienze ma le appiattisce e le riduce ad essere spente e caricaturali.


Sono da poco (pochissimo) uscita da una relazione con un neocatecumenale radicato (che, ovviamente, non si è presentato come tale). Qualche giorno fa ho detto basta scampandomela così alla famosa e attesa nottata della veglia di Pasqua. 

Basta a storie allucinanti sulla castità, sull’obbedienza ai catechisti, sulle missioni, sulla famiglia cristiana; basta ai “se non entri in cammino ti lascio”, ai “vorrei una ragazza in cammino”, “ti amo ma ho bisogno che fai il cammino” ai “tu non capisci perché non entri” e ancora “prova almeno le catechesi poi vedrai che ti piacerà e non ne uscirai” oppure “tu non puoi dire di avere Fede se non fai il cammino”. 

Ho detto basta ai weekend in cui aspettavo con ansia che il mio ragazzo tornasse dai ritiri a Porto San Giorgio. Puntualmente non tornava mai come ci eravamo salutati, un pezzo di lui rimaneva lì e il resto che tornava era completamente fuori di sé, con gli occhi spiritati e pieno di convinzioni assurde e di “non puoi capire tu, ci vedi sempre del marcio e invece è una cosa così bella, basta non ne voglio parlare”. Le vicende e gli aneddoti sono tanti e vari che a pensarci l’unica cosa che mi viene in mente è “ma come ho fatto a sopportare”.

Ringrazio questo blog e chi se ne occupa con attenzione. L’ho trovato dopo varie ricerche, in un periodo buio in cui non mi sentivo capita, anzi. Un periodo in cui mi sentivo stupida, diversa, incapace di comprendere, negativa, sbagliata, impura, cattiva, ignorante, non abbastanza, sotto pressione, anormale, pazza. Come solo un neocatecumenale sa farti sentire, se non sei uno di loro.

Grazie, per non avermi fatta sentire sola.
Abbraccio chiunque si trovi nella mia stessa situazione e non riesce ad uscirne. Coraggio, c’è una vita oltre <3

 


Anch'io ho avuto una brutta esperienza di tre o quattro mesi con una persona che conoscevo da anni, ma avevo perso di vista. Nel rinfrescare la conoscenza mi sono resa conto che tutto, in questa persona, era permeato di presunta 'religiosità'.
Ma la trovavo ossessiva.

'Come hai conosciuto la tal persona'?... risposta costante ed invariabile: 'in un gruppo di Chiesa'.

Poi mi parla di 'convivenze', di 'comunità' (io fino a quel momento, l'unica 'Comunità' che avevo visto era stata San Patrignano, per un progetto in cui erano stati coinvolti anche Studenti delle superiori con i loro Docenti.

Pieno di boria e saccenza, sempre pronto a cercare di farmi sentire 'sbagliata', a fare commenti taglienti sulla mia passione per il mio lavoro (tipica dei Cappuccini, tra le altre cose!), poi mi ha fatto conoscere una famiglia di Neocatecumenali, e percepivo che mi teneva come 'sotto osservazione', pronto a scattare.

Nei tre mesi in cui mi sono vista (disgraziatamente!) con questa persona - solo per conoscersi il più a fondo possibile, come è mia abitudine!... infatti la frequentazione non è sfociata in nessuna storia visto il disastro cui ho assistito - ho potuto sperimentare l'aggressività malcelata, nelle parole cosí come nelle critiche taglienti, una personalità impositiva, che se ne vanta e, soprattutto, una grandissima tendenza ai tentativi di manipolazione.

Dopo tre mesi di frequentazione, in cui intuivo che la persona era come scollata dalla realtà, e vedevo con grande stupore che ogni avvenimento ed ogni aspetto della vita veniva ricondotto ossessivamente a strani richiami religiosi, finalmente mi sono decisa a porgli la fatidica domanda: 'ma a quale movimento Cattolico appartieni? Comunione e Liberazione? Rinnovamento Cattolico?'
Io conoscevo solo i Focolarini per aver avuto diversi amici che li frequentavano...
E invece NO: dopo mille giri di parole e indovinelli vari, durati un paio di giorni, lui mi dice:'Neocat'.
Per me stava come l'Ostrogoto ad un Arabo.
Ho indagato. Ho cominciato una ricerca per andare alla radice di questa organizzazione, cosí malata.
Dopo due settimane ho bloccato definitivamente il numero.
A me la religione ha insegnato come essere LIBERI!!! Ringrazio di aver conosciuto la Fede dai frati Cappuccini.

(A casa sua c'è una foto ben in vista, incorniciata, con lui insieme ad alcuni ragazzi vestiti come nella prima Comunione, o Cresima, non lo so: lui tutto vestito di nero... UH, UH... una visione da brivido davvero, infatti gli avevo detto che vestito cosí era da depressione!!!... insomma ho scoperto più tardi... vestito COME KIKO).

lunedì 6 febbraio 2023

Neocatecumenali insegnano nei corsi di preparazione al matrimonio portando se stessi ad esempio: ma è proprio il caso?

Un esempio di convivenza nel Cammino
Abbiamo già parlato in più  occasioni dei corsi di preparazione al matrimonio organizzati dai neocatecumenali, anche alla luce dei commenti letti sui social, sui forum o sulle riviste on line, osservando i loro numerosi punti di caduta.

In primo luogo abbiamo considerato il fatto che vengano presi come un occasione per fare campagna acquisti per le comunità  del Cammino, e a questo scopo si cerchi di trasmettere alle coppie partecipanti una grande insicurezza sulla qualità e sulla durata del loro rapporto lontani da una comunità  (quella neocatecumenale) che preghi per loro, che sia loro di guida e di supporto costante.

Questa insicurezza e un certo grado di pessimismo viene instillato anche tramite le esperienze raccontate dalle coppie dei catechisti, che invariabilmente, descrivono il loro rapporto come sempre sull'orlo di cadere nel baratro del fallimento, oppure tendono a esaltare gli aspetti negativi del matrimonio, il fatto che il coniuge sia una croce da portare con rassegnazione, sempre allo scopo di convincere i promessi sposi che, da soli, non saranno certamente  in grado di affrontare tutti i pericoli, le incomprensioni e le sofferenze in agguato nel prossimo futuro matrimoniale.

Ci sono poi altri aspetti, come il tentativo di fare un'operazione di love bombing, invitando le coppie a casa propria, allestendo ogni volta le celebri "agapi" neocatecumenali, oppure anche il fatto che il corso non venga integrato con una trattazione sui sistemi naturali di programmazione familiare, pur permessi dalla Chiesa, che appesantiscono vieppiù questi corsi neocatecumenali.
Noi sappiamo inoltre che gli argomenti  non sono decisi autonomamente dal parroco o dai catechisti, ma, come al solito, c'è  un mamotreto kikiano che stabilisce cosa si debba dire e anche gli atteggiamenti che si devono tenere.

Un aspetto su cui naturalmente il mamotreto non può dare indicazioni specifiche è  il racconto della propria esperienza da parte delle coppie di catechisti. Ma conoscendo il Cammino neocatecumenale possiamo dire che non c'è in realtà nulla di più scontato.

Leggendo un'intervista ad una coppia di catechisti neocatecumenali su Aleteia, impegnati appunto nei corsi in preparazione  al matrimonio, e seguendo passo passo le loro dichiarazioni, possiamo farne un breve ripasso.
Innanzitutto: il Cammino ha salvato il loro matrimonio. Anzi, in primo luogo non si sarebbero neppure sposati, senza il Cammino neocatecumenale. In questo caso, la allora fidanzata era in Cammino  (probabilmente di famiglia neocatecumenale) e lui no, ma fa la catechesi per entrare. Assicura di essere stato lasciato nella più completa libertà, in proposito. E noi non abbiamo dubbi: spesso il fidanzato neocatecumenale lascia all'altro la libertà  di decidere di non entrare in Cammino, riservando però  a se stesso la libertà, in quel caso, di non sposarlo

Ricordiamo l'insistenza di Kiko e catechisti, nei confronti dei giovani, di non sposarsi con chi non è  nel Cammino: secondo Kiko la ragazza conosciuta all'università ha addirittura una "diversa natura".

Afferma infatti Kiko Argüello: "Se un ragazzo del Cammino ha passione per una ragazza carina dell'università, non si rende conto che lì c'è una realtà completamente diversa. C'è un santuario diverso dal tuo."
Parole forti, che sappiamo condizionare fortemente  le scelte di vita dei giovani neocatecumenali.


Carmen: "Sin la mujer no hay descendencia"
Seconda caratteristica  comune nelle spose neocatecumenali, che ritroviamo nell'intervista: prima del matrimonio  non hanno alcun istinto materno. Non  succede alle ragazze del Cammino come a quelle "del mondo" che magari desiderano avere figli ma rimandano perché  vogliono prima avere un lavoro sicuro, la casa oppure anche non si sentono pronte per questa scelta. No: le neocatecumenali dichiarano di non aver voluto avere figli. Forse perché provenendo da famiglie neocatecumenali a loro volta hanno sofferto nell'avere tanti fratelli, magari più  piccoli di loro, a cui hanno dovuto accudire. Oppure è  una dichiarazione che viene fatta per poter considerare un "miracolo inaspettato" l'aver poi fatto un certo numero di figli. Certo che, sempre, dimenticano di dire che poi i figli li hanno desiderati, prima di generarli. Noi speriamo che sia così, perlomeno.

Fatto sta che "il Signore le ha donato figli prima ancora che li desiderasse", cioè a pochissimi mesi dal matrimonio. Come è  normale per tutte le coppie del Cammino, che, se non cominciano a figliare immediatamente, vengono sospettate di non essere "aperte alla vita". Per questo, facciamo veramente fatica a credere alla dichiarazione di lei "quando ci siamo sposati mai avrei pensato di avere sette figli, se me lo avessero detto li avrei presi per pazzi": anche questo sembra il solito copione neocatecumenale: "ma guarda in po', non sapevo che in Cammino si facesse a gara a chi fa più figli". Ma proseguiamo.
Segue la descrizione dettagliata di due gravidanze e relativi parti da incubo.
Dopo i quali lei ha una comprensibilissima paura di restare nuovamente incinta, anche perché erano passati i due anni prescritti dal medico di attesa per una prossima gravidanza. E quindi lei non aveva più  "giustificazioni mediche" per non proseguire con la scaletta delle gravidanze, aggiungiamo noi.
Due figli, per una coppia del Cammino, equivalgono alla sterilità; al punto tale che molti tengono conto anche dei figli perduti con aborti spontanei  per aumentarne il numero. Alla temuta domanda "quanti figli hai?" è  possibile così  rispondere, magari: "ne ho cinque, tre in cielo" e così  si è  a posto con i canoni richiesti dal Cammino.

Promessi sposi nc alla GMG
Continua il racconto:
"Mi sono chiusa alla vita e questo ha generato una profonda crisi spirituale. Ho cominciato prima a non andare più in comunità, poi nemmeno in chiesa. Il nostro matrimonio ha rischiato di saltare, un periodo davvero brutto e difficile. Avevo fatto tutto come era giusto: casa, scuola, chiesa, perché avevo dovuto subire un’esperienza così negativa? Mi sembrava tutto sbagliato, che il Signore con me aveva toppato tutto, che non doveva andare così perché ero stata una brava ragazza. Buona con la mia famiglia d’origine, studiosa a scuola. A 23 anni laureata, a 24 sposata, a 25 primo figlio, a 27 il secondo. E Dio non poteva farmi questa cosa qua, non era giusto che mi “punisse”, che mi desse una storia così, non me lo meritavo e non l’accettavo. Per me era diventato tutto una grande fregatura. Avevo dentro una rabbia e una ribellione fortissima. La mia fede era molto infantile, immatura, basata ancora sul meritarsi le cose. Non mi importava più di niente, sentivo mio marito sempre più lontano da me, e il nostro matrimonio era sul punto di sfasciarsi.
Una sera i catechisti vennero a visitare la nostra comunità. Mio marito decise di andare. Il nostro catechista gli chiese: “dov’è tua moglie?”, “a casa”. E loro: “vai a prenderla”. Mio marito venne da me pieno di dubbi, non pensava di riuscire a convincermi. Ricordo che gli dissi in malo modo: “vengo ma non chiedermi niente. Non voglio ascoltare. Mi siedo su quella sedia e basta”. Da quell’incontro abbiamo ricominciato a frequentare la comunità, io sempre arrabbiata e con quella chiusura fortissima. Però il semplice fatto di andare è bastato al Signore per addolcire il mio cuore poco a poco. Ad un certo punto mi ritrovai incinta
".

Qui c'è qualche incoerenza di fondo. Perché  mai una donna che non voleva avere figli né  aveva istinto materno, arriva al punto di piombare in una grave crisi spirituale perché può  avere, per il momento, "solo" due figli?

Dal racconto, risulta evidente invece che aveva ben chiaro come dovesse andare la sua vita: laurea, matrimonio, figlio numero 1, 2, 3 eccetera, probabilmente al passo con altre coetanee in comunità già madri per la terza, quarta, quinta volta...
Per carità: ognuno ha il diritto ad avere i propri progetti. Ma allora, a che pro negarli?
Immaginiamo che questo sia il racconto fatto anche nei corsi prematrimoniali, portando ad esempio una vicenda di vita del tutto incomprensibile a chi, pur cattolico, non conosce le dinamiche del Cammino neocatecumenale.
Per chi lo vive, invece, non c'è  altra realtà che questa!

Il fatto poi che i catechisti "mandino a prendere" la moglie assente in crisi con il Cammino, è  anch'esso normalità  nel Cammino: tutto si risolve in questo modo, con l'intromissione degli "autorevoli catechisti" nella vita e nelle ferite della coppia. E non sempre questo modus operandi si conclude con una riconciliazione, spesso anzi aumenta le tensioni nella coppia, i sensi di colpa, le accuse reciproche fino alla rottura.

Alla domanda dell'intervistatore "Quante volte vi hanno chiesto: “come fate a campare con 7 figli?
è il marito a rispondere: "Provvidenza. Te ne raccontiamo una delle tante. All’interno del percorso del Cammino neocatecumenale è previsto un pellegrinaggio in Terra Santa: c’era da pagare il viaggio in Israele e noi non potevamo permettercelo. I soldi invece sono arrivati. 20 anni fa avevo fatto una banale polizza vita che è scaduta tre giorni prima della data in cui andava fatto il bonifico per il viaggio. Chi se lo immaginava."
Ecco un'altra risposta non accettabile, anch'essa sicuramente data nei corsi alle coppie che si preparano alle nozze. Ci sono tante altre risposte da dare: ci mantengono i genitori... abbiamo un vitalizio... i fratelli di comunità si sobbarcano alcune spese. Certo che tutto è Provvidenza: ma c'è sempre qualcuno da ringraziare per essersi fatto provvidenza al posto tuo.
Sorvoliamo poi sull'uso dei proventi della assicurazione sulla vita, che di solito nelle famiglie normali sono stipulate per aiutare a sostenere, un domani, i figli negli studi, per andare alla Domus ad adempiere all'obbligo di uno dei tanti pellegrinaggi forzati neocatecumenali.
Nell'ordine della carità, un posto predominante lo ha l'obbligo di sovvenire ai propri doveri di stato, in particolare nei confronti dei figli.

Per quanto riguarda l'apporto dato alle coppie che vengono ai loro corsi prematrimoniali, si sostanzia in questo, sempre secondo quanto risulta dall'intervista: raccontare la propria esperienza (e questo l'avevamo intuito) e dire loro, che già sono fragili e pronte all'idea il loro rapporto potrebbe non durare per sempre e finire, prima o poi, che "senza la Parola a cui aggrapparsi si va subito dall'avvocato".
Difficile allora capire come matrimoni di credenti vadano in frantumi ed altri, fra non credenti, siano incredibilmente  duraturi. Sembra di sentir riecheggiare Kiko che, al Family Day, dava sua personale interpretazione del femminicidio analizzando le motivazioni che possono spingere un uomo a uccidere moglie e bambini: poiché un marito "si nutre dell'amore della moglie", quando la moglie lo abbandona "il primo moto (!!!) è quello di ucciderla" perché "sperimenta il non essere amato e il non amore è un inferno".

domenica 9 ottobre 2022

L'ordine della carità sull'amore ai familiari e al prossimo

"Sono moglie e mamma, mio marito frequenta assiduamente il Cammino, per il Cammino farebbe qualsiasi cosa, destina cifre consistenti al movimento: io non so che cosa significa andare a mangiare una pizza, a vedere un film o una vacanza, perchè non c'è tempo, ma per seguire tutti gli incontri durante la settimana, il sabato e le convivenze fuori casa della durata di due giorni e mezzo, che si avvicendano abbastanza di frequente e che mi comunica all'ultimo momento, ci mette tutto il tempo.

Siamo quasi a Natale, ebbene c'è convivenza dal venerdì sera alla domenica pomeriggio, io sono a casa non ho ancora adornato la casa, né mi sento di farlo, è questo che il Signore vuole da me...?

Mi sento offesa, trascurata, umiliata, come è possibile che il papa non capisca che esistano anche queste situazioni, perchè non impedisce questi oltraggi, le persone che entrano in questo cammino, oltre che ad essere alleggeriti, usano comportamenti con la propria famiglia se non frequentano allucinanti, quante volte ho pensato di dividermi, di farla finita, ma non ce la faccio a fare nulla di tutto ciò, per ora almeno."

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"Nelle famiglie neocatecumenali, il Cammino è anteposto ai figli. Non importa quante sere i genitori si fossero assentati, se i catechisti chiedevano loro un altro incontro, un altro impegno, erano capaci di assentarsi anche nell’unica sera rimasta a disposizione della famiglia. Ho visto bambini piangere disperati perché il loro papà dopo una giornata di lavoro tornava a casa solo per mangiare un boccone e poi scappare (tutto contento) a fare l’ennesima catechesi come se quel pianto non lo riguardasse. Ho visto madri prendere a schiaffi i figli che all’ennesima catechesi le accusavano di preferire i loro catecumeni ai loro figli. Un’aberrazione."

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"Da quando mio figlio è entrato a far parte di quella che per noi è una "setta" la nostra quiete familiare è finita. Non esiste più la mamma, il papà, il fratello, la sorella, i nonni. Un muro è stato alzato tra noi e lui, un muro che da anni, lentamente, sta divorando i nostri cuori. 

È come se ci fosse tanto odio da parte sua...addirittura una volta mi ha urlato di non essere sua madre. E allora, chi è che lo ha messo al mondo? 

Da qualche anno siamo diventati nonni...anche qui, uno dei momenti più belli della nostra vita si è trasformato in un dramma. Ci viene vietato, da entrambi, di vedere il bambino. 

Per riuscire ad avere un dialogo con mio figlio il "loro prete" voleva organizzare una riunione con 6 catechisti, che avrebbero dovuto stabilire quando noi potevamo vedere nostro nipote. 

Il "loro prete" ci ha assolutamente vietato la sua presenza, dicendoci che non eravamo in un tribunale e che alla chiesa non fregava niente delle beghe familiari. 

Ma a quale chiesa? Forse alla loro! Quindi, noi dovevamo avere davanti 6 estranei che niente sanno di noi e noi non potevamo portare nostra figlia. Ma di cosa stiamo parlando? 

Ma chi sono questi "catechisti" che devono decidere sulla nostra vita? È follia, pura follia e non ci rendiamo conto di come nostro figlio, così intelligente, colto, un tempo sensibile, sia potuto cadere in questa trappola infernale, annientandosi e seguendo questi estremisti, passatemi il termine, "malati"!

Da qualche settimana, mia suocera, nonna paterna, lotta tra la vita e la morte in un letto di ospedale e lui non si è degnato di fare neanche mezza telefonata, almeno a suo padre, si è completamente disinteressato...e dire che è cresciuto con i nonni! 

La sua famiglia d'origine non esiste più e noi non riusciamo a riconoscere nostro figlio. Abbiamo tentato il tutto per tutto, ma ci siamo scontrati con gente che di religioso non ha nulla, fanatici senza scrupoli. 

Ci chiediamo come mai la chiesa permetta tutto ciò, permetta di rendere queste persone senza più personalità. Viene fatto loro un lavaggio del cervello tale da non scindere il bene dal male."

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"Sono un ragazzo di 23 anni, papà di un bimbo di 3 anni che amo tantissimo. Ho una relazione con la madre di mio figlio da quasi 5 anni, il problema è che lei e la sua famiglia sono neocatecumenali ed io con la chiesa non avevo mai avuto niente a che fare (non che sia un male, ma semplicemente sono stato educato con la possibilità di scegliere). 

Lei è una ragazza speciale a cui tengo tantissimo, il problema è che al suo fianco mi ha fatto capire che vuole solo un uomo che entri per forza nella comunità neocatecumenale nonostante mi ami e me lo ha sempre dimostrato sarebbe pronta a rinunciare a me, mettendo "dio" davanti a tutto e tutti (figlio compreso)... "

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Nel corso degli anni abbiamo pubblicato molte di queste tristi vicende familiari, tutte caratterizzate da un tratto comune, e cioè l'appartenenza di uno o più  membri della famiglia al Cammino neocatecumenale. 

Purtroppo si tratta di un insegnamento costante e comprovato dai testi delle catechesi degli iniziatori Kiko Argüello e Carmen Hernández,  quello che avvia il distacco dal coniuge, dalla famiglia, dai genitori, un distacco affettivo e a volte anche fisico, e con risvolti spesso economici di grande rilievo.

Tale allontanamento non è fine a se stesso, ma è  specificamente voluto e provocato per privilegiare il rapporto con la "nuova famiglia spirituale" della comunità in cui si è inseriti, con la quale il rapporto simbiotico deve diventare sempre più stretto, fino ad essere addirittura sponsale, con tanto di contratto matrimoniale firmato alla Domus Galilaeae, il "nuevo Vaticano" costruito da Kiko Argüello sul lago di Genezareth, in Israele.

A favore di chi ci leggesse e si fosse lasciato convincere dalle catechesi del Cammino neocatecumenale a credere che sia necessario e corrispondente alla volontà divina il ripudio del rapporto affettivo e di reciproco sostegno anche economico con genitori, coniuge, figli, fidanzato, fratelli carnali per privilegiare quello con la nuova "famiglia spirituale" del Cammino, desideriamo rimettere in ordine certe "priorità" che la Chiesa stessa ordina e prescrive: chi finora vi ha detto il contrario, si è  messo automaticamente al di fuori dell'insegnamento cattolico di sempre.

Ci avvaliamo, a tale scopo, di un articolo del teologo padre Angelo Bellon, sul sito di "Amici domenicani", che chiarisce quale sia l'ordine della carità, cioè quali precedenze vi siano nell'amare noi stessi, i familiari e il prossimo.

 

Lorenzo Lotto, Sacra Famiglia
con i Santi Girolamo, Anna e Gioacchino
1534, Firenze Galleria degli Uffizi

Se nell’amare noi stessi, i familiari e il prossimo vi sia qualche precedenza (l’ordine della carità) 

C'è un ordine nell’amore, nell’esercizio della carità.

1. Circa l’ordine della carità fra noi e il prossimo la Sacra Scrittura comanda di amare il prossimo come se stessi (Lv 19,18 e Mt 22,39), e pertanto l’amore per se stessi precede quello del prossimo, essendone il sommo analogato o esemplare.
Sant’Agostino scrive: “Per prima cosa impara ad amare te stesso… Infatti se non sai amare te stesso, come potrai amare veramente il prossimo?” (Sermo 368).
E San Tommaso: “L’amore con cui uno ama se stesso è la forma e la radice dell’amicizia: l’amicizia infatti che abbiamo verso gli altri consiste nel fatto che ci comportiamo verso di loro come verso noi stessi” (Somma teologica, II-II, 25, 4).

2. Certamente l’amore per la famiglia precede la dedizione agli altri.
Dice la Sacra Scrittura: “Se poi qualcuno non si prende cura dei suoi cari, soprattutto di quelli della sua famiglia, costui ha rinnegato la fede ed è peggiore di un infedele” (1 Tm 5,8).
“Dunque si deve avere una carità maggiore verso i congiunti”, conclude San Tommaso (Somma teologica, II-II, 26, 7, sed contra).

3. Il motivo per cui vanno amati per primi i genitori è questo: dopo Dio sono i primi a darci l’esistenza.
Tuttavia chi è sposato, poiché è diventato una sola carne con il partner e con i figli, deve dare ad essi la precedenza. Vengono poi i genitori, i fratelli e gli altri parenti secondo la necessità e il grado di affinità.

4. Tuttavia c’è una proporzione tra i beni che vanno compiuti.
Tra il tenere il nipotino perché il figlio va a divertirsi per la quarta sera di seguito mentre non si dà una mano ad un vicino che ha un morente in casa ce ne corre.
Basta il buon senso per comprendere a chi si deve dare la precedenza.
Per cui la necessità grave del nostro prossimo ha la precedenza su beni tutto sommato futili dei propri cari.

5. I teologi poi presentano anche altre distinzioni e dicono che non è mai lecito commettere peccato con il pretesto di soccorrere spiritualmente il prossimo, neppure per liberarlo dal peccato mortale.
San Tommaso dice che “non ci si deve mai rassegnare al male del peccato, che è incompatibile con la partecipazione alla beatitudine, per liberare il prossimo dal peccato” (Somma teologica, II-II, 26, 4).
Questo non significa che non si debba soccorrere il prossimo. Solo si applica a questo caso il principio sancito da San Paolo, che non si deve fare il male a fin di bene (Rm 3,8).

6. I teologi ricordano anche che occorre amare di più il bene spirituale del prossimo che il nostro bene corporale.
Infatti l’anima del prossimo partecipa direttamente alla gloria di Dio, mentre il corpo solo indirettamente (e cioè per la ridondanza che deriva dall’anima).
Perciò quando lo richiede la salvezza eterna del prossimo si è tenuti a soccorrerlo anche col pericolo della propria vita.
Questo è successo molto spesso in passato per i sacerdoti che andavano a soccorrere gli appestati al lazzaretto o nelle loro case.
Padre Cristoforo dei Promessi sposi né è una bella testimonianza.

7. San Tommaso aggiunge: “Ciascuno è strettamente tenuto a curare il proprio corpo; mentre non è tenuto a curare così la salvezza del prossimo, se non in casi particolari.
Perciò la carità non esige a tutto rigore che uno esponga il proprio corpo per la salvezza del prossimo, se non nei casi in cui si è tenuti a provvedervi.
Appartiene però alla perfezione della carità che uno si offra spontaneamente per questo”
(Somma teologica, II-II, 26, 5, ad 3).

Padre Angelo Bellon


sabato 3 settembre 2022

Il concetto neocatecumenale dei corsi per fidanzati: monologhi, tragedie, pessimismo che fanno passare la voglia di sposarsi anche ai più ben disposti

A proposito dei corsi pre-matrimoniali  per fidanzati organizzati o condotti secondo il testo (segreto come tutti i cosiddetti "mamotreti" neocatecumenali) di Kiko Argüello: leggevo una lettera su Famiglia Cristiana e mi sono chiesta "Chissà se si parla di loro?"

«Siamo due morosi, già conviviamo, ma ci siamo iscritti al corso di preparazione al sacramento del matrimonio: più per far contente le nostre famiglie, a dire il vero. Ebbene, il primo incontro ci ha scioccati: il prete andava dicendo che con il matrimonio porteremo la fede al dito e che questa sarà un legame, oltre che una promessa di fedeltà, un legame duro da condividere, che ci farà anche soffrire perché poi non potremo tirarci indietro. Sembrava dicesse: più che un legame è una catena! E la coppia che lo aiutava come testimone del sacramento sorrideva beata. Non ci abbiamo capito niente...
NICOLÒ E NAOMI».

Questo l'inizio della risposta di "Famiglia Cristiana"

«E non ci capisco niente nemmeno io, cara coppia di conviventi! Anzi, spero proprio che abbiate capito male... secondo voi vi è stata proposta la fede come vincolo-legame-giogo duro da sopportare... anzi, un anello-fede che vi chiederà impegno, coerenza, che vi costerà molto. E quindi (legittimamente, se è questo che vi è stato detto) voi dite: “Ma chi ce lo fa fare?”, stiamo bene come siamo, da conviventi. E se un giorno uno dei due non se la sentirà più di portare avanti il rapporto, lo dirà onestamente: ciascuno per la sua strada!».

Naturalmente, non avendo dato indicazioni specifiche (o non essendo queste state pubblicate) non possiamo essere sicuri che la provenienza di presbitero e di coppia di coniugi docenti sia l'esperienza neocatecumenale; però  gli indizi che ce lo fanno pensare sono più  che consistenti: la visione del matrimonio come una croce, un legame duro da condividere, una catena, è tipica della mentalità neocatecumenale, che identifica la ricerca della felicità, la normale  affettività umana, con il peccato originale e tende ad esaltare le difficoltà e i problemi coniugali per convincere la coppia che "non potrà  mai farcela" senza il sostegno della comunità  neocatecumenale.

La prossime esperienza che riportiamo, infatti, proveniente da un forum che raccoglie le varie impressioni sui corsi parrocchiali di preparazione al matrimonio, è perfettamente  sovrapponibile alla precedente e fa "nome e cognome" del Cammino neocatecumenale.

"Alegría hermanos!"

«Ciao, noi siamo a metà incontri (e per ora vista la situazione gli altri sono stati posticipati a dopo pasqua) sinceramente io sono abbastanza delusa. Ci sono 3 coppie già sposate che fanno parte del gruppo dei neocatecumenali... Che nella nostra parrocchia sono un po' una setta, infatti cercano sempre di invitarci ai loro incontri, e durante quelli del corso prematrimoniale, a turno fanno monologhi, noi non parliamo mai.
Sostanzialmente ogni incontro dobbiamo ascoltare un'ora di racconti delle loro esperienze personali (anche troppo personali sinceramente) di tutte le loro tragedie e di come le hanno superate. Poi magari ti chiedono se vuoi dire qualcosa, ma nessuno dice mai niente, anche perché hai parlato solo dei fatti tuoi, tipo che il tuo matrimonio prima della chiesa era alla deriva, o del fatto che hanno subito (purtroppo) la perdita di un figlio piccolo, o del fatto che avevano tradito il compagno ma ora non lo fanno più.. Che dovrei dire? Sono fatti vostri, non me la sento di dire qualcosa.
E niente, mi sarebbe piaciuto il corso come lo fate voi che state commentando, loro ci hanno detto che lo hanno volutamente impostato in maniera diversa perché secondo loro non ha senso parlare con l'avvocato, con lo psicologo, o affrontare comunque argomenti simili perché è un corso di chiesa e bisogna parlare solo di chiesa... E dei fatti loro.

Corso per fidanzati oriental-neocatecumenale:
"Alegría hermanos!"

A dimostrazione del fatto che queste argomentazioni e questa chiamiamola "didattica" provengono dal mamotreto di Kiko Argüello, riportiamo alcuni tratti di una testimonianza che viene dalla Spagna.

Quest'ultimo contributo individua un vero e proprio "metodo", che oltre ad inoculare insicurezza, senso di impotenza, paura del futuro,  utilizza anche altre tecniche di avvicinamento molto usate nel proselitismo neocatecumenale, come l'invito a casa propria, l'offerta reiterata di cibo e bevande (utilizzata anche nei corsi del dopo cresima). Lo scopo finale è il marketing, cioè l'acquisire nuovi adepti per il Cammino neocatecumenale.

«(...) Ci parlavano del matrimonio come se fosse una tortura, un cammino flagellato dalla sofferenza, dove ci saremmo sentiti soli, perduti, confusi.

Senza balletto ebraico finale
non è un matrimonio che si rispetti:
"Alegría hermanos!"

Prendevano poi talora una Croce di tipo romanico e ci parlavano di Gesù e della Comunità, Gesù e Comunità...
Ripetevano in continuazione: "sei solo, senza Gesù Cristo, il tuo matrimonio non può funzionare", per concludere che "senza la comunità il tuo matrimonio non può funzionare".
Commentavano a noi del corso sull'assurdità e sull'inutilità di dialogo.
Insistevano molto sul fatto che il resto del mondo ci insegnava a vivere in modo tale che avremmo finito per cadere in disgrazia. Io, che sono cresciuta con una morale Cristiana e Cattolica da generazioni, non avevo mai sentito nessuno parlare così del resto della società non credente.
Tornavo dal corso stanca, demoralizzata ed abbattuta, derubata dei miei ideali.
Spesso ci invitavano a mangiare offrendo dolcetti, caffè, birra ecc.
I miei compagni mi dissero che erano "kikos". Io pensai che questo influiva sulla visione della sessualità e poco più, sicché non mi allarmai.
Incominciarono a chiamarci a casa loro. Sabati, domeniche... venerdì alle 21:30 in inverno...
Erano davvero necessari tanti appuntamenti, e a quelle ore tanto improprie, per una catechesi?
Poi, invece di avere un clima disteso ed informale, si dedicavano alla stessa oratoria ed alle stesse litanie, mentre ci presentavano più cibo, dolci e vino.
Da cosa veniva tutto ciò? Era esattamente una strategia commerciale.
Non c'era altro da vedere se non la ripetizione delle stesse cose della settimana precedente.
Ci volevano vendere un prodotto e noi eravamo i futuri clienti. E io non l'avevo capito. Il prodotto è la Comunità».

lunedì 22 agosto 2022

Lo ama, ha un figlio con lui, ma non lo vuole sposare perché non è in Cammino

Recentemente abbiamo raccontato la storia di due fidanzati e della rottura del loro rapporto perché, come direbbe Kiko Argüello, erano "disuguali".

E cosa vuol dire per il leader e fondatore del Cammino Neocatecumenale essere disuguali? Cosa porta, a suo parere, all'impossibilità di contrarre un matrimonio felice che possa riunire la nuova famiglia nella grazia di Dio?  

Semplicemente  che, nella coppia, un componente appartenga al Cammino neocatecumenale e l'altro no.

Purtroppo i drammi nelle coppie che si fidanzano o desiderano sposarsi dovuti a questa "difformità", sono tutt'altro che infrequenti.

In un forum abbiamo letto questa richiesta di aiuto da parte di un giovane che si trova a vivere una situazione del genere sopra descritto e che, nonostante tutte le sue più  buone intenzioni, sembra essere senza uscita.

 

Lui, lei, l'altro

«Ciao a tutti sono nuovo del forum e volevo chiedervi aiuto perché sono disperato. 

Sono un ragazzo di 23 anni, papà di un bimbo di 3 anni che amo tantissimo. Ho una relazione con la madre di mio figlio da quasi 5 anni, il problema è che lei e la sua famiglia sono neocatecumenali ed io con la chiesa non avevo mai avuto niente a che fare (non che sia un male, ma semplicemente sono stato educato con la possibilità di scegliere). 

Lei è una ragazza speciale a cui tengo tantissimo, il problema è che al suo fianco mi ha fatto capire che vuole solo un uomo che entri per forza nella comunità neocatecumenale nonostante mi ami e me lo ha sempre dimostrato sarebbe pronta a rinunciare a me, mettendo dio davanti a tutto e tutti (figlio compreso)

Tra l'altro pensate che da quando è nato mio figlio non è mai voluta andare a convivere perché contro la convivenza e pro solo al matrimonio, quindi per stare con mio figlio mi ritrovo ad essere ospite a casa dei suoi. 

Ero convinto che fosse lei quella giusta nonostante tutte le difficoltà che abbiamo affrontato e con il tempo siamo cresciuti tanto come coppia ma adesso mi trovo davanti a un bivio e non ho davvero idea di cosa fare, anche perché ci ho provato ad entrare in comunità ma non riesco davvero a trovare la fede. 

Quando stiamo tutti e tre insieme è tutto perfetto e non riesco ad immaginarmi un futuro senza la mia famiglia perché tale la considero. Sono disperato, a volte mi sveglio la mattina e penso di essere io quello sbagliato, sono sempre nervoso ed ho paura di buttare una relazione così bella e piena soltanto perché secondo loro i matrimoni si fanno solo tra neocatecumenali. Vi chiedo solo un consiglio, scusatemi per lo sfogo.

Secondo me il problema vero è che dentro di me in questi cinque anni ho dato troppe cose per scontato, dopo tutto questo tempo scontrarsi con la realta fa davvero male. Ci ho parlato poco fa e mi ha detto che mi ama tanto ed è l'ultimo dei nostri problemi ma mi ha anche ribadito che non scenderà a compromessi e che secondo lei la comunità è l'unico modo per vivere su questo pianeta altrimenti nulla avrebbe senso!!! Sono una persona che grazie a dio non ha mai avuto problemi a trovarsi ragazze ma in questo momento anche solo l'idea di dover cominciare tutto da capo mi fa impazzire, con un bambino poi... Comunque per quanto riguarda la custodia non c'è ne sarebbe bisogno perché lei tiene davvero al fatto che il bambino abbia entrambe le figure genitoriali. A questo punto spero solo che possa andare il meno peggio possibile, anche perché qualsiasi scelta sarebbe difficilissima in una situazione simile».

 

Sono passati alcuni anni da questo appello disperato e speriamo sinceramente che questa coppia di giovani abbia trovato la "quadra" del proprio rapporto possibilmente senza intromissioni o pressioni terze di familiari o, peggio ancora, di fanatismo ed elitarismo di stampo settario.

L'importante, nel rapporto, è  che ci sia chiarezza e rispetto dell'altro, perché altrimenti ci si può ritrovare nella triste situazione descritta da una interlocutrice del forum:


«Io per amore mi sono incastrata in questa setta ed oltre a vedere perduta la vita di mio marito ho perso ogni libertà. 

Purtroppo cerco di svegliarlo da questo sonno ma quello che inculcano nel cervello delle persone cancella ogni buon senso e autonomia di pensiero... io mi sento in prigione, da sola e anche io sono ad un bivio deleterio. 

Quello che mi sento di dirti è di non entrarci mai perché  uscirne senza danno sociale è impossibile...»






lunedì 20 giugno 2022

Sei libero di entrare o meno in comunità: ma se non entri, ti lascio

L'antefatto: catechesi del "giogo disuguale".

Dice Kiko Argüello:

Il giogo "diseguale" vuol dire che non si possono mettere insieme un bue e un somaro, perché hanno stature diverse: si riferisce a questo. Tra un pagano e un non pagano c'è una disuguaglianza. In spagnolo dice: "jugo disegual". vediamo cosa dice l'italiano.

Legge 2 Corinti 6, 14-16: "Non lasciatevi legare al giogo estraneo degli infedeli. Quale rapporto infatti ci può essere tra la luce e le tenebre? (...) Io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo"


Il giogo "estraneo" mi sembrava una parola un po' strana e ho messo al suo posto "diseguale" ma posso cambiarla. Il parallelismo che pone qui il testo si riferisce esattamente all'Antico Testamento, quando si parla di mettere sotto il giogo, per arare la terra, un bue con un somaro. Lo dice Dt 22, 10: non è possibile arare con due bestie completamente diseguali, sbilanciate. Noi siamo un corpo nuovo, una nuova natura. Questa è un'immagine ed un'affermazione molto FORTE, che va ben compresa e sviluppata... Se un ragazzo del Cammino ha passione per una ragazza carina dell'università, non si rende conto che lì c'è una realtà completamente diversa. C'è un santuario diverso dal tuo.

 

Le applicazioni "in vivo": l'ennesimo sfidanzamento neocatecumenale.

Ci scrive qualche mese fa un lettore del blog:

Voglio premettere che non sono del Cammino, ma per un anno e mezzo sono stato fidanzato con una ragazza NC.
Appena le ho detto chiaro e tondo che non avevo nessuna intenzione di andare alle catechesi, lei mi ha mollato dopo pochi giorni....se questa non è una setta io sono Babbo Natale...

Allora racconto brevemente quello che è successo.

Lei mi ha portato ad un incontro con il prete che li seguiva e, in questa sede, lui mi ha detto chiaramente che se non entravo nel cammino il mio matrimonio non avrebbe retto e che non c'era altro modo!
Di conseguenza ha aggiunto che dovevo annullare la mia ragione, dovevo annientare me stesso, dovevo rinnegare me stesso.
Andando via da lì, ci ha detto di non parlare di queste cose tra di noi, ma di agire e basta.
Da quel momento in poi io ho capito che presto avrei potuto perdere questa ragazza.

(Ndr: prima che tutto finisse tra di loro, il giovane ha cercato di capire da cosa dipendesse , per la sua fidanzata, questa necessità di obbligarlo a frequentare il Cammino e ha cercato di farla ragionare, ma inutilmente.)

Le ho detto semplicemente che il bisogno che io entrassi nel cammino era suo non mio.... Lei allora ha detto che se stavo con lei io dovevo conoscere la sua realtà, e io le ho risposto che questo si chiamava "ricatto affettivo"che non c'entrava niente con la fede (si scrive così "c'entrava"? :)))

Un altro dettaglio che mi ricordo è che lei mi disse "quando io ti ho proposto le catechesi la prima volta tu mi hai detto di sì" come a dire che non potevo più cambiare idea.
Io le risposi che stava trattando la questione come farebbe un venditore di aspirapolveri "visto che hai detto di sì la dimostrazione pratica a casa gliela vengo a fare".

 



Sapevo quindi che sarebbe giunto il momento di un ultimatum da parte sua, quindi ho deciso di anticipare io quel momento e ho deciso di portarla a compiere quella scelta.

Quando all'ennesima volta lei mi ha proposto le catechesi, io le ho detto chiaramente che non ne sentivo il bisogno; poi ho aggiunto che se per lei era una condizione fondamentale che io entrassi nel cammino ai fini del matrimonio, evidentemente doveva cominciare a ragionare sul fatto che io potevo non essere la persona giusta per lei.
In buona sostanza, le ho aperto una via di fuga; lei ha pensato a queste cose per un po' di giorni e alla fine è tornata alla carica per convincermi a partecipare alle catechesi.

Io sono stato fermo sulla mia posizione e alla fine per questo mi ha lasciato dicendo che non potevamo stare insieme con questi presupposti. Io non l'ho trattenuta, non l'ho pregata l'ho semplicemente accompagnata alla stazione.

Quest'ultimo suo gesto mi ha dato la prova finale che il cammino neocatecumenale è divisivo e non si può definire cattolico in quanto cattolico sta a significare universale e loro di universale non hanno proprio niente.

Che tristezza infinita!

Loro non si firmano nei loro manifesti, deve essere una strategia per non fare spaventare la gente oppure per evitare che la gente sapendo di dover entrare in un movimento punti i piedi.

Le catechesi, poi, io le ho definite le forche caudine del cammino, lo strumento per mettere al setaccio tutte le relazioni e dividerle tra quelle che, secondo loro, meritano di andare avanti e quelle che invece devono decadere.

Alla mia ex ragazza ho detto chiaramente di aver capito che loro nel cammino seguono un vero e proprio copione: se la ragazza del cammino trova il partner fuori deve fare di tutto per farlo entrare, in caso contrario... selezione naturale 😁

Poi le ho fatto anche questa domanda: "Perché non lasciate che sia la gente a venire a cercare voi?
Perché questa ossessione di tirare dentro la gente come se foste le promoter che si trovano fuori dai locali?
Potreste fare una prova: per un anno non fare catechesi nelle pubblicità e vedere in quanti si presentano alla vostra porta chiedendo di entrare lì avrete la prova che il vostro cammino è ispirato dallo Spirito Santo".

La cosa che mi colpisce di più, però, è che lei ritenga che la storia sia naufragata per colpa mia che non ho accettato il cammino, non sua che non ha rispettato la mia coscienza... poi il bello è che diceva "sei libero di entrare o no"... però se poi per questo vengo piantato dove è la libertà?

mercoledì 16 febbraio 2022

Testimonianza di Maria: "ho subito una ferita che ancora non si rimargina"

Spesso chi rimane traumatizzato e ferito dal Cammino e dalle sue prassi, pur desiderando esprimere la propria sofferenza, per sfogarsi, per ottenere giustizia oppure anche essere d'aiuto e di sollievo a chi si fosse trovato nelle stesse difficoltà, rimane comunque vittima di un mutismo dell'anima, che lo rende incapace di esprimersi come vorrebbe, soprattutto in contesti pubblici. 

Per questo motivo, ho raccolto la storia di Maria e l'ho aiutata ad esprimerla, per il momento sul nostro blog. 

Maria è una ragazza molto sensibile e fragile che ha sofferto dei gravi traumi  in seno al Cammino neocatecumenale al punto tale, pur essendone uscita e avendo potuto, con l'aiuto di Dio e grazie alla fede in Lui e nella vita, ricostruire la propria esistenza, da aver ancora bisogno di un supporto psicologico importante.

Ho cercato, con il suo consenso e la sua approvazione, di dare voce alla storia di Maria, e, insieme a lei, ad ancora molte, troppe persone che non hanno la forza di esprimere il proprio dolore ed ancora non hanno trovato la strada della completa guarigione.

 

Finché sei sepolto sotto la coltre di nebbia, non puoi vedere che, al di sopra della caligine, splende il sole.


 

Mi chiamo Maria, sono un'ex neocatecumenale e desidero comunicare i soprusi che accadono nella setta di Kiko Argüello. 

Vado subito al punto senza preamboli. 
Dopo aver subito violenze psicologiche (e non solo), essere stata letteralmente sfruttata, visto che mi hanno indotto, con insistente prepotenza, a svolgere mansioni faticose e impegnative, funzionali  esclusivamente a quel  circolo chiuso, ed essere stata sottoposta a ricatti morali e spirituali, ho ritenuto necessario aggrapparmi all'unica via di salvezza che ho concluso essere la più idonea: abbandonare il Cammino neocatecumenale. 
 
Non fu una scelta facile dacché, essendo del tutto imbrigliata  nel Cammino, ho dovuto rinunciare a molte abitudini e amicizie, le quali si dileguarono all'istante; in seguito valutai fosse la cosa migliore che mi potesse capitare, quella di perdere quelle amicizie legate al Cammino e non alla mia persona, ma sul momento fu fonte di acuta sofferenza e di grande desolazione.

Il mio ex fidanzato, ancora oggi facente parte del Cammino, nel corso della nostra relazione ha posto la figura dei catechisti e dei fratelli al di sopra di me e del nostro legame - è un atteggiamento tipico degli affiliati alla setta - e ha lasciato che mi sminuissero e rendessero succube di un meccanismo che mi stava triturando l'anima e la psiche. 

Anche lui mi ha fatto violenza. Catturato dalla visuale prevaricante e prepotente del cammino, non ha stentato a concretizzare la teoria insita nelle catechesi del gruppo secondo cui il più forte deve sopraffare e schernire il più debole. Ed io, allora, ero molto fragile. 

L'ho accennato prima: le "sorelle" di comunità mi inducevano a pulire le loro abitazioni senza compenso né gratitudine, semplicemente sfruttando la mia incapacità di sottrarmi alle loro richieste. I personaggi più emergenti della comunità mi manovravano ed i loro ordini dovevano essere immediatamente eseguiti. 

Gli abusi contro la S.Eucarestia
si accompagnano agli abusi contro
i più piccoli e indifesi
Dopo la celebrazione eucaristica mi istigavano a compiere un gesto che mi addolorava perché colpiva la mia spiritualità: dovevo rimettere in ordine la sala e spazzare via anche i Frammenti dispersi del Pane friabile che utilizzano in sostituzione delle ostie. 

Ero così plagiata da non riuscire a contraddire coloro che nell'ambiente venivano identificati come degli illuminati. 

Volevano che facessi mio il loro linguaggio, riproducendo i loro termini e i loro ragionamenti facendomi perdere sempre più ogni capacità di autonomia e di autodeterminazione. 

Durante il percorso ho dovuto mettere nelle mani del gruppo delle cifre ingenti, questo perché hanno stabilito un nesso di causa-effetto tra la consegna dei propri soldi e la maturazione nella fede: un inganno, questo, non facilmente distinguibile quando si è ancora  là dentro!

Ma ciò che è  più grave, le esperienze  vissute in quel contesto, ancor oggi che ne sono uscita, hanno impresso nel mio animo un senso di inquietudine e angoscia, una vera e propria depressione; questo "male oscuro " a tratti si aggrava, in special modo quando affiorano certi ricordi che mi fanno rivivere sensazioni di angoscia e di impotenza.

Le reminiscenze degli anni vissuti nel Cammino ancor oggi, a distanza di qualche anno dal mio "strappo" dalla comunità, mi infliggono malessere, apportando ciò che è stato diagnosticato  come un vero e proprio danno biologico.

Ciò deriva anche dal fatto che alcuni dei miei ex "fratelli" ancora hanno influenza su di me  perchè sono presenti nella mia stessa famiglia, e non è semplice affrontare questa situazione, soprattutto  perché  debbo, per la pace familiare, sopportare le loro continue e ciniche provocazioni. Questi familiari sono le medesime persone che in associazione agli altri adepti tentavano di convincermi che fuori dal Cammino non sarei stata più  nulla  e che avrei rinvenuto soltanto problemi. 

Oggi, dopo anni di mesto silenzio, ho deciso coraggiosamente di parlare e di rendere note le percosse, materiali e spirituali, che ho subito. Sono guidata dalla scintilla proveniente del desiderio di giustizia. Un bel salto in avanti per me che sopportavo tutte le prepotenze con sottomissione!

Accuso, con tutte le ragioni, ancora una forte amarezza nei confronti del mio precedente compagno, il quale mai mi ha chiesto perdono per avermi inflitto degli abusi di natura psichica e fisica; ma evidentemente non è affatto pentito. Si fa certo forte del fatto che, che secondo la logica neocatecumenale, è la vittima a dover supplicare di essere perdonata per aver indotto a peccare il suo prossimo. Un tragico paradosso, degno del cammino neocatecumenale!

La setta mi ha devastata ma ora sono pronta a rialzarmi e a pretendere giustizia! Come accade a molti, sono entrata nel Cammino con la speranza di riscontrare quell'aiuto che la setta pubblicizza. Essa si identifica con un percorso di salvezza che risolve ogni tipologia di problemi, invece ho constatato l'opposto: vessazione e schiavitù, visto che sono stata soggiogata e costretta ad aderire alle pretese non soltanto dei catechisti, ma addirittura dei membri della mia stessa comunità che, conoscendo i miei limiti e la mia sensibilità, con prepotenza e presunzione mi ordinavano di svolgere delle mansioni stancanti e logoranti mortificandomi in ogni istante.

Dopo tempo riuscii a liberarmi da quella prigionìa, ma non senza pena. 

Il mio fidanzato mi ripudiò affiancandosi a tutti gli altri "fratelli", ed io mi ritrovai di punto in bianco da sola. 

Ora mi rendo conto che misi piede in Cammino in un tempo in cui avevo la necessità di trovare dei punti fermi e delle risposte ai miei quesiti esistenziali e spirituali; mi fidai di quegli annunci che i neocatecumenali appendono in ogni dove per poter reclutare nuova gente, che solo in seguito si rivelano essere menzogneri. 

A chi 'conviene' veramente farli entrare in casa propria? Quando ambiguamente non ammettono neppure d'essere il Cammino neocatecumenale ?

 

Ora so che quel "Vieni e vedi!" che primeggia a lettere cubitali su quegli inviti non aderisce alla realtà cristiana ma si relaziona alle oscenità insite nell'ambiente ideato da Kiko Argüello e Carmen Hernández.

È difficile riuscire a trasferire in termini soddisfacenti tutto il male che la setta è in grado di infliggere agli affiliati in buona fede. Al momento sono in cura da uno psicologo per riuscire a rimarginare le ferite.

Sento nel mio animo il desiderio di denunciare e ringrazio chi mi ha aiutato ad esprimere una vicenda che ancora mi tormenta, sperando che la mia testimonianza possa evitare ad altri inutili sofferenze e frustrazioni o possa dare loro conforto nel proprio percorso di riscatto.


domenica 18 ottobre 2020

Evangelizzare nuovi polli da spennare

 
 

Proselitismo? Ma no, si dice "evangelizzare", questo è il termine corretto da usare nel Cammino Neocatecumenale, ovvero portare la parola di Kiko Arguello nelle case di ignoti e trasformarli in polli a cui spennare neuroni e denaro, utilizzato per fare la felicità di questa holding affaristico/religiosa.

Ho scoperto il proselitismo porta a porta, dopo aver sfiorato gli zombies barlettani del Cammino.

La figlia dura e pura del Cammino - che ha tentato di reclutarmi facendomi seguire catechesi presso una parrocchia compiacente - ha altrettanti genitori duri e puri, i quali usano anche il dolore altrui per reclutare adepti.

La coppia genitoriale, ufficialmente "salvata dal Cammino" fin dal 1978, hanno il classico curriculum da adepto nella prima comunità di Barletta, ubicata presso il quartier generale neocatecumenale e speculazione edilizia (cosiddetta chiesa) "Sacra Famiglia".

La loro tecnica di reclutamento?

La coppia si materializza ogni qual volta un loro conoscente abbia un lutto, una grave malattia, un grave problema, senza nominare mai il Cammino Neocatecumenale.

I due barlettani in cammino si presentano a casa del conoscente a lutto e proporgli una serie di incontri in parrocchia per risollevare lo spirito e trovare Dio.

Nel caso in cui un conoscente sia affetto da malattia grave, sono soliti telefonare al domicilio ed invitare in parrocchia.

In tempi non sospetti, i coniugi in cammino hanno festeggiato il loro anniversario matrimoniale in parrocchia, invitando conoscenti e colleghi di lavoro ignari di dover essere "evangelizzati". La festa si riveló una catechesi infarcita di hits musicali by Kiko, con relativo invito a frequentare gli incontri in parrocchia.

L'avvenimento lasciò interdetti gli invitati, che preferirono il banchetto agli inviti da marketing religioso. I coniugi duri e puri, lavorando nel settore pubblico, non hanno perso occasione di invitare alle catechesi i loro colleghi di lavoro. 

Come tutti gli altri salvati e invasati dal Cammino, nemmeno loro perdono occasione di imitare il guru spagnolo: la moglie - oltre a guardare con diffidenza chiunque non faccia parte del Cammino - si destreggia nel dipingere icone (ad imitazione del suo sciamano Kiko) e a suonare la chitarra, non per niente proprio lei ha coinvolto il marito in Cammino, ennesima dimostrazione di come spesso siano le donne a trascinare i propri compagni in realtá inquietanti.

Questi sono soltanto alcuni segnali estetici del fanatismo, che si rivela in molti adepti nella imitazione del loro sciamano spagnolo, a cominciare dalla barba da vecchio saggio sclerotico.

Il proselitismo della coppia barlettana ha avuto inizio nel talamo nuziale, generando 5 figli, nati e allevati in comunità, i quali crescendo sono diventati gli zombies sorridenti di Kiko, facendo a gara tra loro su chi fosse un perfetto cristiano di 2000 anni fa, non mancando di far precipitare i fidanzati nell'allevamento/comunità, indispensabile passaggio per sposarsi e procreare cloni neocatecumenali. 

Senza polli da spennare, il Cammino non cammina.

 (da: Tommaso Francavilla/ giornalista)

venerdì 20 luglio 2018

Una "tappa del silenzio"?

Chiassata "liturgica" neocatecumenale
Salve, mi chiamo Fabio e avrei una "piccola" domanda da porvi. Mi sono imbattuto nel vostro blog a seguito di una "frequentazione", se così si può definire, con una ragazza neocatecumenale, che adesso credo sia al "secondo passaggio". Il vostro blog mi ha aiutato a unire tanti pezzi che prima non riuscivo a incastrare.

L'estate scorsa ho conosciuto questa ragazza, come dicevo, facente parte del cammino. Inizialmente, seppur in forma d'amicizia, ci siamo legati molto. Finita l'estate restammo d'accordo sul fatto di voler cominciare a uscire insieme. Arrivati al momento in cui veramente sarebbe potuta nascere questa relazione, qualcosa è cominciato a cambiare. Freddezza a giorni alterni, battibecchi continui, distanza. Senza mai arrivare a una chiusura definitiva, soprattutto da parte sua. Ovviamente ho pensato fossero le solite dinamiche di una frequentazione che per tanti motivi non va. Può capitare, fa parte della vita. Ma cominciai a notare in lei cose troppo strane.

Una delle sue scuse più frequenti era la mancanza di tempo a causa degli studi universitari e di tanti altri impegni, compresa la comunità. Ma soprattutto mi disse per ben due volte che aveva il bisogno di stare da sola in quanto era arrivata a una certa tappa del cammino detta "del silenzio", e che non poteva spendere energie per non so che motivo. Ad ogni modo ci incontrammo qualche altra volta senza che il rapporto si evolvesse mai. Una di queste uscite avvenne una settimana dopo che lei aveva partecipato ad una "convivenza", impegno che appresi essere inderogabile. Venni quindi invitato a prender parte a dei loro eventi aperti al pubblico.

Fu qui che cominciai a sentir puzza di bruciato e a sospettare che lei volesse verificare quanto io fossi disponibile ad entrare nel cammino. Rimase molto male quando dissi sinceramente che alcune cose del Cammino non mi piacevano e chiuse immediatamente il discorso (ciò avvenne nonostante lei mi avesse sempre detto di essere aperta al dialogo).

Potrei elencare tante altre stranezze, ma preferisco fermarmi qui e non perdere il focus della questione. Prima di passare alla domanda concludo con le cose che credo possano essere degne di nota vissute o scoperte in questi mesi:

  • in presenza delle sue amiche neocatecumenali non si aggregava mai per più di quindici secondi quando ci incontravamo, trattandomi come un conoscente qualsiasi e millantando che una di loro avesse problemi di salute (falso). Ho scoperto che accadeva la stessa cosa anche in presenza delle sue amiche non della comunità. Una volta ammise che queste amiche neocatecumenali erano sempre pronte ad accusarla di perdere troppo tempo a parlare con la gente.
  • Le suddette "amiche" l'hanno accusata gravemente durante le riunioni comunitarie, di essersi assentata alle funzioni del sabato sera per seguire i propri impegni. Questo l'ha fatta stare parecchio male.
  • La prima volta che uscimmo insieme era di sabato. Lei inizialmente aveva declinato l'invito perché certe sue amiche le avevano fatto storie per non essere uscita con loro nelle ultime settimane. Fu già il giorno che cominciarono i suoi strani comportamenti, quasi a voler mantenere una distanza nei miei confronti, distanza che difatti mi sembrava forzata e non sincera. Col tempo ho scoperto che le amiche fossero le solite e che evidentemente l'essere uscita con un ragazzo (seppur non fossimo neanche da soli) di sabato piuttosto che andare in comunità è stato un fatto evidentemente sacrilego.

La mia domanda sarebbe principalmente cosa sarebbe questa tappa del silenzio, è l'unica cosa che non riesco a trovare, magari ha altri nomi.

mercoledì 4 luglio 2018

"Spose neocatecumenali, ci sieteeee????" Domani sposi con rito neocatecumenale

Vi presentiamo una seconda puntata della saga "Domani sposi", con i commenti di alcune prossime spose, tutte con una particolarità: quella di appartenere al cammino.
Infatti, l'informazione più importante che viene trasmessa e richiesta è a che punto si è arrivate del cammino: c'è chi semplicemente "ci è nata", chi ha fatto il primo passaggio, chi il secondo, chi la Traditio o la reTraditio.
Altra notizia essenziale, il livello di introduzione del fidanzato / prossimo sposo nel cammino: c'è chi propriamente "ancora" non ci è entrato e, per essere degno di impalmare una neocatecumenale, si sta sottoponendo alle catechesi iniziali; c'è chi è più indietro e quindi farà retrocedere anche la promessa sposa. Nessuno dei fidanzati è fuori dal cammino, in perfetta aderenza all'insegnamento dei catechisti che sconsigliano, alle figlie di Israele, di vincolarsi ad un "giogo disuguale".
Ci confermano inoltre le confidenze  delle giovanissime prossime spose, dell'esistenza di un "rito" matrimoniale neocatecumenale, le cui parti salienti sono i canti, le ammonizioni, le risonanze, con la preparazione e l'animazione delle Comunità proprie o dei genitori e l'influenza determinante dei catechisti, che in un caso consigliano anche il tempo più adatto per la festa di fidanzamento.
Il linguaggio che utilizzano tra loro queste giovanissime aspiranti spose neocatecumenali è così specializzato e criptico che più d'una commentatrice, evidentemente capitata per caso nella discussione, domanda spiegazioni e si chiede "di che religione" siano costoro o perché utilizzino fra loro un linguaggio "iniziatico" senza saper o voler spiegare ad altri a cosa esattamente si riferiscano..
Ma le spose neocatecumenali non vanno oltre alla solita rispostina preconfezionata, oppure ribattono "è difficile spiegare...", e continuano serafiche a cinguettare di particolari incomprensibili ai più: il matrimonio con rito neocatecumenale 


Spose neocatecumenali, ci sieteeeee????

Bia: Chi di voi come me fa parte del cammino neocatecumenale e farà la celebrazione con rito neocat.????

Carmen: Presente...!!!! se Dio vuole noi ci sposeremo il 07/07/2017 ovviamente con rito neocatecumenale... :

Rachele: Presente !! Noi ci sposiamo sabato 19/9/2015 non vedo l'ora : :

Valentina: Ciao ragazze, così per curiosità posso chiedere in cosa consiste? Come festeggiate!? Grazie mille

Barbara: Mi accodo, non ne ho mai sentito parlare. Scusate la mia ignoranza, di che religione si tratta?

Bia: Ciao!! È semplicemente un cammino di fede della chiesa cattolica volto a riscoprire il battesimo e a credere nella morte e Risurrezione di Cristo per i nostri peccati.

Bia: Anche io nel 2017!!! Di dove sei?

Bia: Woooow ti manca pochissimo!!!!!!! Poi voglio vedere le foto eh! Di dove sei??

Floriana: Presente pure io... noi ancora non abbiamo fissato la data ma pensiamo nel 2017

Anna: Detto così non sembra che la base classica del cattolicesimo, o sbaglio? Cioè, cosa c'è di particolare? Scusa sono curiosa perchè non ne ho mai sentito parlare

Bia: Ma infatti non andiamo fuori dalla "base classica" del cottolicesimo"... però un conto è andare a messa e sentire il prete che parla, un altro invece è sperimentare questa cosa con dei fratelli che fanno questo percorso insieme a te e che ti possono portare la loro esperienza. È un modo per vivere la propria fede in modo più approfondito... a volte nei momenti più difficili è bello riceve la parola di Dio da fratelli che possono aiutarti.

Nozze neocat: rito della "velatio"
con tallit ebraico
Carmen: Tanti auguri..

Carmen: Palermo... tu.???

Carmen: Ciao Floriana...ho visto che anche tu sei di Palermo..

Floriana: Ciao carmen sono di un paesino in provincia di palermo

Carmen: Anch'io... Quindi fai anche parte del cammino.??.

Rachele: Grazie mille ...
Te quando?
Di dove sei?

Rachele: Siiiiii  manca pochissimo : !! Poi ti mando le foto!!
Io sono di Brescia, te?
Quando ti sposi?

Carmen: 07/09/2017 comunque sono di Palermo..

Bia: Io di Roma e mi sposo il 20/5/2017... ho un sacco di tempo ancora!!! Mi dai qualche consiglio sulla celebrazione?  tipo canti.. letture... chi fai ammonire ecc...

Balletto al termine della cerimonia
Trilli: Siiiiii eccomi!!! Di dove siete? Io Liguria

Bia: Ciaooo io Roma!!! A che passaggio sei?

Trilli: Traditio...tu?

Rachele: Noi abbiamo preparato con i testimoni, responsabile, capo cantore e prete...Faranno i testimoni le ammonizioni e il papà l'ambientale... Come canti abbiamo scelto quelli che ci piacevano... Mentre per le letture abbiamo scelto: Tobia 8,4-8; Filippesi 4,4-9; Marco 10,1-12 
Se hai piacere ti passo il libretto che abbiamo fatto!!
Ps: a che punto del cammino sei?

Rachele: Manca ancora un po di tempo!! Ma vedrai che volano questi 2 anni !! 

Bia: Secondo passaggio concluso.. ma siccome sono lontano da casa la mia comunità è andata avanti e ha fatto fino alla convivenza della traditio... speriamo che riesca a recuperare al piu presto!

Bia: Siiii grazie!!! Ti do l'email: f...@gmail.com..
Sono al secondo passaggio concluso ma siccome sono lontana da casa la mia comunità è andata avanti fino alla convivenza della traditio.. tu invece?

Rachele: Te lo mando subito!! 
Io iniziazione alla preghiera! Ma siccome il mio fidanzato è indietro di molto (shema) tornerò indietro!
Foto di nozze con la Comunità Neocatecumenale

Bia: Ahahah ideem io devo ricominciare proprio! Il mio ragazzo nn ha fatto nemmeno il primo passaggio!

Bia: Ma ho visto che sei giovanissima!! Io ho 21 anni!

Anna: Ciao... Ci sono anche io.... Stiamo in una situazione un po' delicata ma molto probabilmente ci sposeremo a Luglio, il 9, o il 16, comunque prima che partano i pullman per la gmg a cui i miei fratelli vorranno partecipare, per il momento nessuno sa nulla di concreto, apparte i catechisti, che ci hanno consigliato di fare prima una festa di fidanzamento che terremo molto probabilmente intorno al 16 di ottobre, e lì comunicheremo tutto....

Bia: Ciaooooo!!! Bella idea questa! Anche noi vorremmo andare alla gmg però abbiamo qualche problema con il lavoro... speriamo bene!

Anna: Comunque anche io sono di Roma, sto in provincia però..

Bia: Ah si?? Dove di preciso? Io sono roma est

Anna: Sto in un paesino in provincia, ... vicino Fiuggi... E sono del settore di Roma est comunque.... chissà se ci siamo mai incontrate...

Carmen: Siii..lo spero..

Bia: Dai davvero sei vicino Fiuggi? ? Ci ho fatto le meglio convivenze li  allora le nostre parrocchie hanno lo stesso catechista! 

Rachele: Ne sono sicura !

Rachele: Siii ! Anche tu sei molto giovane! Faccio i 21 a novembre.. Mi sa che abbiamo la stessa età 

Bia: Classe '94!  bene nn sono l'unica a decidere di sposarsi così presto 

Rachele: Ahahahahahah!!! Io sono contenta della mia scelta !

Marika: Scusate l'ignoranza, che vuol dire?
Ciao
Famiglie neocatecumenali a Tor Vergata
Miriam: Ahaha grande topic! ci sono anche io ;-) sarà un matrimonio un po neocat e un po no, perchè il mio fm non è proprio entrato in cammino ancora... ma non abbiamo ancora definito molto, solo qualche canto che ci piace... ci sposiamo il 10 aprile. auguri a tutte !!

Anna: Si giampierooo... ma una domanda, voi farete anche risonanze e eucarestia sotto le due specie??

Bia: Anche io!!! E non vedo l'ora!  però ad aprile mi devo sposare al comune per motivi burocratici.. ma sarà ovviamente quello in chiesa il vero matrimonio!

Bia: Ahahah sii è stato un modo per conoscerci!! ) non mi aspettavo tante risposte! 

Bia: Ahahah siiii!!! Cmq nn so ancora, è tutto ancora da decidere, però nn penso che faremo le risonanze... per l'eucarestia bisogna vedere le tempistiche, già tutti gli invitati del mio ragazzo entrano in chiesa solo a natale, se poi faccio la cerimonia lunga mi maledicono 

Maria: Scusate la mia ignoranza ma cosa vuol dire?

Bia: Ciao Maria! È un cammino di fede della chiesa cattolica per giovani e adulti in cui si vive la parola di Dio insieme ad altri fratelli.

Anna: Si in effetti anche io sono combattuta, forse diventerebbe estremamente lungo... A me piacerebbe fare una risonanza solo noi sposi, nel senso di testimoniare un pochettino perché siamo lì a dire si... Ma devo ancora pensarci...

Bia: Io nn so se riuscirei a farlo... gia sarò emozionata, se poi devo parlare davanti a tutti sarà una tragedia  cmq se avevi intenzione di farlo non è per niente una cattiva idea... senti ma tu fai fare il canto quando entra lo sposo?

Maria: Del tipo che abitate insieme?

Bia: No no!!!! Ci incontriamo due volte a settimana e facciamo la messa

Anna: Si infatti dovró valutare bene anche perché sono di lacrima facile, non so quanto, nonostante lo Spirito riuscirei a farlo... per il canto d'ingresso dello sposo ci sto pensando... Sarebbe molto bello in realtà ma non so quanto fattibile... Conoscendo le tempistiche neocatecumenali sarà estremamente difficile.... Tra l'altro l'addobbo in chiesa me lo farà interamente la comunità....

Maria: Ah OK! ho capito 

Bia: Mmmm infatti... io mi faccio animare la celebrazione anche dalla comunità di mia madre e quindi sarà ancora più complicato calcolare i tempi vista la mezz'ora fissa di ritardo...

Elena: Io so perfettamente cosa significa neocatecumenale, ma leggendo questo post noto che avete il (comprensibile) piacere di confrontarvi tra di voi ma siete molto poco chiare con chi vi chiede delle spiegazioni, continuate a usare termini super specifici per aggiornarvi sulla vostra reciproca preparazione e invece vi spiegate alle altre con una genericità enorme... È un peccato!

Trilli: Non è facile spiegare ....

Susy: Io e farò il rito neocatecumenale

Susy: Ciaoooo bellissimo questo topic ! Stima profonda. Noi ci sposeremo con rito neocatecumenale il 27 giugno 2016. Io sono della provincia di Napoli e sono al secondo passaggio aperto.

Bia: Ciao susy!!!! Che bello un'altra sorella  così ci possiamo confrontare 

Susy: Siiiiii è davvero bello potersi confrontare
Si certo!!! Ovviamenteeeee! 
La differenza fra quando
ti bacia un ragazzo "del mondo"
e quando ti innamori di
un ragazzo del Cammino

Bia: Ciao Benedetta anche tu sei del cammino?

Benedetta: Si!!! Da quando sono nata praticamente!  

Sara: Noi faremo il matrimonio neocatecumenale  💓

Sara: Ragazze scusatemi qualcuna di voi ha fatto il libretto?

Laura: Ciao ci sono anch'io :)

Bia: Ciao laura! Quando ti sposi??

Laura: Ciao mi sposo il primo luglio :) :) tu?

Bia: Io il 29 aprile.. che passaggi hai fatto? Io secondo concluso () hai già pensato a come fare la celebrazione?

Laura: Io alla retraditio... la celebrazione sicuramente con la liturgia neocatecumenale... Ci sposa un fratello di comunità... I dettagli ancora tutti da decidere.