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sabato 22 febbraio 2025

Catho-washing neocatecumenale - cioè l'ipocrisia degli eretici

Glossario per i non addetti ai lavori:

  • "Annuncio": autocelebrazione stagionale di Kiko, in cui annuncia sé stesso.
  • "Kerigma": le elucubrazioni "annunciate" da Kiko, farcite di eresie e di svarioni tragicomici.
  • "SRM": seminario neocatecumenale Redemptoris Mater, uno degli oltre cento avamposti kikolatri nel mondo, solitamente consistente in un presbikiko e un paio di "seminaristi".
  • "SRM Roma": il primo SRM aperto nel 1990 grazie al cardinal massone Ugo Poletti.
  • "Catho-washing": quando si aggiunge un po' di decorazione fintamente cattolica sopra un coacervo di eresie e malvagità, per farle sembrare cattoliche a chi non è abbastanza informato. Si applica il noto detto partenopeo: "Pascà, è inutile che aggiungi rum: una cacca non diventerà mai un babà".

Ci permettiamo qui sotto di spiegare alcuni termini da pagina 18 dell'Annuncio di Paskiko 2024, desiderando mettere alla luce la smania neocatecumenalizia di sembrare più cristiani dei cristiani.

 "Accompagnato dai sacramenti": per la nostra salvezza Nostro Signore ha istituito i sacramenti, non i "kerigmi" di autoeletti "iniziatori", nemmeno se questi ultimi si autoproclamassero "ispirati dallo Spirito". Infatto lo Spirito non suscita eresie, né ipocrisie, né malvagità, né pagliacciate liturgiche.

"Morire gli uni per gli altri": modo troppo pomposo per indicare la virtù della carità; nel Cammino, però, contiene il sottinteso che quella virtù vale solo all'interno delle comunità neocatecumenali e solo sotto la direzione dei cosiddetti "catechisti" del Cammino. Se compi un atto di carità verso qualcuno che non ti è stato indicato esplicitamente da tali "catechisti", infatti, "sei un superbo", "hai un idolo", "non stai facendo bene il Cammino", ecc.

"Perché il Kerygma porti frutto": «affinché le elucubrazioni di Kiko e Carmen continuino a prоdurre i pessimi frutti che hanno prodotto dal 1964 fino ad oggi». Frutti di idolatria, di ipocrisia, di mancаnza di carità, di clericаlismo, di eresia, di sacrilegi eucaristici...

"Crоcifiggerci per gli altri": modo troppo pomposo per indicare la virtù della pazienza; stranamente non si tratta mai di esercitare tale virtù verso persone che criticano il Cammino...

"Amare il nostro fratello": fratello di comunità, s'intende; e s'intende che devono anche "volare le sedie", altrimenti non stai "facendo bene il Cammino". Invece, verso le persone esterne al Cammino, i neocatecumenali vengono addestrati a fingere di essere sempre calmi e sorridenti, in modo da poter dire all'interlocutore "ma perché si altera?", col sottinteso: "io non mi altero, dunque io ho ragione".

"Non resistere al male": ipocrisia pura, visto che sono abituati a minacciare azioni legali, compiere vendette e rappresaglie, fare mobbing e doxxing, verso chiunque critichi il Cammino - specialmente quando lo critica in modo pacato, documentato, e con testimonianze dettagliate. (Nota: per gli adepti di Kiko, una "testimonianza" è tale solo se favorevole al Cammino, a Kiko, e ai suoi pretoriani cosiddetti "catechisti").

"Lavanda dei piedi": un gesto liturgico della Chiesa interno alla liturgia del giovedì santo, che i neocatecumenali hanno staccato e alterato per trasformarlo in carnevalata autocelebrativa comunitaria.

"Sermone della cena": enorme fiume di parole kikolatriche, di cui se ne poteva proprio fare a meno. Chissà perché lo chiamano "sermone", come i protestanti. Forse per indicare che a parlare è un cosiddetto "catechista" laico anziché un sacerdote?

"Non accettiamo di essere umiliati dai nostri fratelli": sottinteso che i fratelli di comunità sono autorizzati a umiliare gli altri fratelli (alla faccia dell'amare il nostro fratello). Sottinteso del sottinteso: i cosiddetti "catechisti" devono umiliare tutti, ma non devono ricevere alcuna critica perché altrimenti "stai criticando lo Spirito"...

"È importante che non solo il presbìtero... si umilia": nel Cammino si comanda che il gesto liturgico del sacerdote debba essere scimmiottato dai laici. In questo caso col termine "umiliarsi" vogliono intendere un "accettare che qualcun altro reciti la scenetta del lavare i tuoi piedi". Ribadiamo che nella liturgia cattolica è il sacerdote a compiere il gesto, che ha valore simbolico (cioè non riguarda nel merito ciò che i partecipanti avrebbero da perdonarsi).

"Ma anche noi che ci mettiamo al servizio dei fratelli": si intende dei fratelli del Cammino; in quel contesto il "servizio" sarebbe il darsi da fare nel cerimoniale kikolatrico che scimmiotta (e modifica) il segno liturgico della lavanda dei piedi della liturgia cattolica.

"Prendendo su di noi i loro peccati": colossale idiozia, anche se volesse scimmiottare l'offrirsi come vittima per i peccati di altri. Infatti ognuno è responsabile dei propri peccati, e spesso è anche vittima dei peccati altrui. Ma anche se è possibile offrire preghiere e penitenze per le anime altrui, nessuno prende formalmente "su di sé" i peccati" degli altri, in quanto i peccati sono offesa a Dio (per cui non bastava una riparazione umana, non bastavano olocausti e sacrifici, se non quello di Nostro Signore, vero uomo e vero Dio). In altre parole, nel Cammino confondono i peccati con le sofferenze e le difficoltà...

"Significa accettare che la croce è...": bisogna diffidare di chi cerca di infilare significati diversi (anche se "eleganti") su ciò che fa e dice la Chiesa. Nella sua plurimillenaria saggezza, la Chiesa (che ci ha sempre insegnato che solo Dio merita adorazione) ha stabilito il rito dell'adorazione della croce, per farci meglio comprendere il Venerdì Santo, la Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo. In qualità di cattolici, seguiamo ciò che ha sempre fatto e celebrato e insegnato la Chiesa, senza infilare a forza "nuovi significati" (che hanno sempre il sottinteso che i "vecchi significati" insegnati dalla Chiesa sarebbero superati, incompleti, sbagliati).

"La croce è il cammino luminoso...": tanta pompa magna per evitare di dire che nel Vangelo l'espressione «rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» (cfr. Lc 9,23) ci insegna che siamo chiamati alla salvezza attraverso le difficili circostanze della vita di ogni giorno, e che siamo chiamati a costo di rinnegare le nostre cattive inclinazioni (attraverso le penitenze, la preghiera, le opere buone) e i peccati (attraverso la confessione, l'unzione degli infermi, il battesimo).

"Vivremo una notte di festa": sono solo alcune comunità monastiche a passare la notte di Pasqua in veglia e preghiera. Nella Chiesa cattolica, infatti, a parte la "messa della notte" (che raramente comincia più tardi delle 23), non è richiesto di far levatacce o seratacce o nottatacce, tanto meno alle persone anziane, ai bambini, ai malati. La Chiesa non impone fardelli da farisei, ma usa il buon senso. Nel Cammino, invece, si fa la nottataccia con interminabile digiuno, e con grande cagnara alle sei del mattino - dove dei poveracci che bevono a stomaco vuoto si ubriacano o peggio, e altre scenette mondane tutt'altro che di manifestazione di fede nel Risorto.

"Anche i bambini la stanno desiderando": che ipocrisia! È come dire "il mio gatto è vegano".

"È un modo per catechizzarli": in senso kikiano, s'intende.

"Coloro che hanno terminato l'itinerario neocatecumenale sono chiamati a vivere 50 giorni di festa": chiamati da Kiko, non dalla Chiesa; festa per Kiko, non della Chiesa; e naturalmente dovranno continuare a pagare la Decima e a dipendere dai cosiddetti "catechisti", poiché il Cammino Neocatecumenale non termina mai, nemmeno dopo vari decenni quando sarebbe ufficialmente "terminato".

sabato 8 febbraio 2025

Quando dicono "non mi risulta", sono ipocriti (o al più ingenui)

Nei suoi autoritratti,
Kiko si autorappresenta come il Redentore:
non vi "risulta"?
"Ho fatto il Cammino e non mi risulta che..."

Quante volte abbiamo sentito questa frase, che denota ipocrisia, ingenuità, arroganza.

Ingenuità: credere che se XYZ è una "prassi invalsa", allora è giustificata "sicuramente" da qualcosa. Ma questo è un errore madornale. Equivale a dire, alla vittima di un furto, che dopotutto oggidì i ladri vanno rapinando qua e là, "è una prassi invalsa", cioè che quel furto è "sicuramente" giustificabile, "non mi risulta che sia proibito". Che quindi, se nel Cammino è "prassi invalsa" l'obbligo di versare la Decima, allora la Decima sarebbe ben fondata, accettabile, giustificata, anche se la Chiesa Cattolica non la chiede, non la impone, non la consiglia, non la raccomanda, non la nomina neppure come possibilità per i cattolici di oggi (ed infatti la Decima non è prevista nemmeno dallo Statuto del Cammino: ve la fanno pagare e basta!). La Chiesa si limita a dire che tutti siamo chiamati alla carità, ciascuno secondo la propria libertà, e a raccomandare alcune prassi minime (come ad esempio l'offerta per le intenzioni di Messa) solo allo scopo di evitare abusi.
Invece nel Cammino hanno dovuto esasperare la rappresentazione di un problema dell'animo umano (l'attaccamento ai soldi) per giustificare l'esazione fiscale della Decima (come se quell'attaccamento svanisse solo se paghi il "pizzo" al Cammino).

Ingenuità: credere che se XYZ ha un nome elegante, allora è qualcosa di elegante, bello, desiderabile. È un errore madornale in cui ci cascano solo i bambini. Ed equivale a dire, alla vittima di un furto, che non è stata una rapina ma solo un "esproprio proletario". Immaginate la voce fantozziana della vittima: "ah, ma allora cambia!" Così come le Decime vengono estratte dalle tasche dei fratelli a suon di ricatti morali ("fa' un'elemosina che ti faccia sanguinare il cuore!", "un tesoro in cielo!", "sei troppo attaccato a Mammona!", "vi dovete provare sui beni!"...), allo stesso modo i neocatecumenali definiscono pomposamente "liturgia" quella che invece è solo una carnevalata autogestita, chiamando pomposamente "Decima" l'esazione di una tangente del dieci per cento del tuo reddito mensile, qualificando pomposamente "evangelizzazione" il tentativo di impiantare nuove comunità kikolatriche di Paganti Decima: sono tutte menzogne, sono tutti paroloni altisonanti che non rendono né giuste, né serie, né valide, né legittime, né eleganti tali iniziative.

Coppone-insalatiera
"designed by Kiko":
nella liturgia onorano KIko,
non Nostro Signore
Ipocrisia: se non so o se fingo di non sapere ("non mi risulta! mai sentito!"), allora non esiste. L'ipocrisia è un requisito essenziale per poter far bene il Cammino. È come fingere di non vedere che la spia della riserva è accesa: "bof, questo benzinaio non mi piace, proseguiamo il viaggio". Ma la spia della riserva - o, se volete, le critiche al Cammino - getta luce sul problema, ti avverte proprio per consentirti di risolverlo prima che sia troppo tardi. Il far finta di non sapere, il fare i finti tonti, dimostra che c'è una forte volontà di non risolvere i problemi, pur sapendo che esistono quei problemi. L'ipocrisia è uno dei pilastri fondamentali del Cammino: se stai soffrendo a causa del Cammino, è perché ti rifiuti di essere ipocrita, ti rifiuti di mentire a te stesso o agli altri, ti rifiuti di fingere.

Ipocrisia: sto facendo / ho fatto il Cammino, dunque ne so più di te. Questa è un mix di ipocrisia e arroganza. C'è l'ipocrisia del credersi più informati solo perché si è membri di... di una setta che sugli "arcani" e sui "segreti" ci ha costruito un intero sistema. "Non chiedere cosa verrà dopo!" (Non sia mai che tu scopra le bidonate che riceverai, non sia mai che tu venga a conoscenza delle porcherie che ti aspettano). E poi c'è l'arroganza del pretendere che tu, che non hai fatto le mie stesse "tappe" nella mia stessa "comunità", non possa essere al corrente di cosa c'è nel Cammino. È lo stesso che dire: "per maturare un giudizio sulla droga occorre drogarsi".

Arroganza: anche se so che dici la verità sul Cammino, mi rifiuto di ascoltare, e uso il "non mi risulta" come alibi. Se un fratello del Cammino avesse a cuore la verità, prenderebbe in considerazione anche le critiche al Cammino per capire quanto c'è di vero, per capire cosa bisogna correggere del Cammino.
Noi cattolici difendiamo la nostra fede ricorrendo alla verità. I neocatecumenali, per difendere la loro fede in Kiko, ricorrendo alla menzogna, all'arroganza, al fintotontismo del "non mi risulta", "non puoi capire", "non hai fatto esperienza del Cammino"...

domenica 29 settembre 2024

La bufala della Decima "per i fratelli poveri" della comunità neocatecumenale

"Kiko si vuole incontrare con te"...
Però ci scrivono "Cristo" per ingannarti.
E per fregarti meglio, non ti scrivono che è un
reclutamento del Cammino Neocatecumenale
La questione della Decima ai "fratelli poveri" non è per niente come viene raccontata.

Innanzitutto la si può dare ai "poveri" solo se ne avanza, dopo il saldo di tutte le altre spese e degli anticipi.

Inoltre, se i "poveri" sono più di uno, è il responsabile che decide a chi darla, secondo criteri suoi.
Se uno chiede tutti i mesi, a volte non gli verrà data per darla ad altri, per esempio.
Se uno chiede una somma, può ricevere una somma inferiore per poter accontentare tutti.
Si può adottare il metodo del "chi primo arriva meglio alloggia", dandola soltanto a chi ne fa richiesta per primo e non agli altri.

Insomma, siccome la decima viene maneggiata solo dal responsabile, che sa anche quanto è l'importo, il fatto di ricevere o meno dipende dal ricavato, dalle spese e dalla gestione del responsabile.
Non è per niente scontato che il "fratello povero" ottenga ciò che chiede.

E poi, i furbetti, predicano di dare comunque la decima anche se si è in difficoltà, perché richiederla indietro sarebbe un "esercizio di umiltà".
In realtà è una trappola, perché non è assolutamente garantito che la si possa avere indietro.

Ed è anche un "esercizio di umiltà" stupido, dare per poi richiedere.
"Liberarsi da Mammona" per poi chiedere Mammona.

La questione è sempre questa: nelle comunità ci sono i ricchi e i poveri, nessuno mette i propri beni ai piedi degli "apostoli" perché vengano divisi secondo le necessità.

Io ho fatto 35 anni di cammino e chi ha iniziato da ricco è rimasto ricco, mentre chi ha iniziato da povero è rimasto povero.
Chi aveva molte case se le è tenute, come si è tenuto la casa al mare, per esempio, alla faccia di chi non possedeva nemmeno una casa.
Il Cammino è per i furbi o per gli ingenui.

(Marco)

giovedì 11 luglio 2024

Chiamano "provvidenza" le loro furbette malversazioni

Ricordiamo ai nuovi lettori che la Parlantina Neocatecumenale è ingegnerizzata proprio per veicolare inganni e menzogne.

Esempio tipico di tale parlantina:

"abbiamo un Grosso Progetto ma non abbiamo soldi, non abbiamo risorse, non abbiamo appoggi, quindi è il progetto su cui Dio può operare; ne abbiamo parlato al parroco/vescovo/cardinale/papa e ci ha incoraggiato, tutti pensavano che il progetto sarebbe fallito e invece la Provvidenza lo ha realizzato!"

Vedete? Anzitutto è un atteggiamento contrario al Vangelo. Nostro Signore, infatti, ci raccomanda il buonsenso: «...Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo...» (cfr. Lc 14,28-30).

Dunque è bene confidare nella Divina Provvidenza nei momenti di difficoltà ma è sbagliato avviare un "progetto" con la pretesa che Dio supplisca alla volontaria mancanza di impegno, di tempo, di fondi. È come voler costruire una torre senza prima fare le giuste valutazioni. È come un crearsi appositamente difficoltà pretendendo che poi la Provvidenza produca una soluzione, come se fosse un tappabuchi, una bacchetta magica. È come un dare più valore alla propria idea che alla realtà, è un tentare Dio, oltre che un dimenticare che la Provvidenza agisce per vie che "non sono le nostre vie".

Ma notate anzitutto come la prima grande menzogna neocatecumenale sia in quella terminologia ambigua: sul Grosso Progetto di cui sopra, Dio "potrebbe" (sottinteso: "deve!") operare. Come se Dio fosse al servizio del Cammino.

La seconda grande menzogna riguarda i presunti "incoraggiamenti". Correranno in udienza dal parroco, vescovo, sommo pontefice, per dirgli "abbiamo questo Grosso Progetto". Cosa potrà rispondere? Non potrà certo scoraggiare chi gli sta presentando in pompa magna il Grosso Progetto senza sembrare un disfattista prepotente e incompetente. Dunque, se rispondesse anche soltanto "ah, bene", i neocatecumenali suoneranno le trombe per dire "il parroco ci approva! il vescovo ci incoraggia! il Papa ci chiede di realizzare il nostro Grosso Progetto!" (e non parliamo di cosa escogiteranno per estrarre soldi a chi "incoraggia").
Ci manca solo che dicano che Dio li implora di andare avanti.

Chiaro il punto? quando i neocat vantano qualche presunto "incoraggiamento", si tratta nel migliore dei casi di una risposta di cortesia, cioè di un prendere atto che i kikolatri gli hanno detto qualcosa, e soprattutto un guardingo tentativo di evitare che chiedano soldi, risorse e approvazioni che non sei disposto a dare.

Ed infatti quando il parroco-vescovo-papa non molla neanche un centesimo, la propaganda kikiana si limita a soggiungere: "ci ha incoraggiati! ha detto che è per l'evangelizzazione! le missioni! i seminari!..." (non lo aveva mai detto, ma ai neocatekikos piace tantissimo mettere nella bocca altrui molti elogi alla kikolatria).

Seguirà poi la terza grande menzogna, menzionando la Provvidenza: "mentre eravamo in mezzo a tanti guai, all'improvviso ci son piovuti addosso un sacco di milioni, e grazie alla Provvidenza il Grande Progetto è andato in porto!" 

I kikolatri sono ottimi pianificatori. Ma nei loro discorsetti, non potendo menzionare le porcate (non solo finanziarie) fatte per raggiungere l'obiettivo, si sentono autorizzati ad ingannare i propri seguaci (e possibilmente anche i fedeli cattolici) con la parlantina di cui sopra.

Anzitutto hanno falsamente etichettato "Provvidenza" il tam-tam dei capicosca della setta per estrarre quanti più soldi è possibile dalle tasche del popolo bue dei neocatecumenali. E quando la richiesta è urgente, sbuca sempre fuori dal nulla un "anonimo donatore" che molla un malloppo di milioni e milioni senza battere ciglio (cioè solitamente un prestanome a cui era intestata un sacco di roba, roba estratta dalle tasche dei fratelli delle comunità a suon di ricatti morali, riceve l'ordine dal "cerchio magico" di Kiko, e per non dare spiegazioni sugli strani grossi movimenti di denaro i capicosca della setta blaterano di "Provvidenza").

Cosplay religioso neocatecumenale
In secondo luogo hanno furbescamente nascosto che la realizzazione non è né completa, né pagata: i Grandi Progetti neocatecumenali sono sempre indebitatissimi, e le varie spese mensili (bollette, affitti...) vengono sempre accollate agli altri. Per esempio il seminario neocatecumenale di Takamatsu, soppresso dai vescovi giapponesi molti anni fa, era in una grossa struttura in affitto a spese dei cattolici (cinquemila cattolici, era la diocesi più piccola del Giappone, prima di venir accorpata a quella di Osaka). Letteralmente il Cammino derubava i cattolici pur di tenere in piedi l'avamposto kikolatrico in Giappone. (Così come a Guam, quando tentarono di derubare la diocesi di un asset multimilionario che costituiva l'avamposto kikolatrico a Guam).

Dunque era logico che quei "tutti" pensassero che il Grosso Progetto neocatecumenale sarebbe fallito. Era letteralmente la tipica cialtroneria (non solo neocatecumenale) del "ehi, ho in mente un Grosso Progetto, presto, qualcuno ci metta i soldi, il tempo, e le risorse!".

Semplicemente non sapevano che i neocatecumenali sono ottimi pianificatori... oltre che abituati alle più vergognose malversazioni. E alle più squallide menzogne: ingannare e mentire, nella loro mentalità, sono azioni sante qualora adoperate per difendere il prestigio e i soldi della setta e dei suoi capicosca. 

Un esempio dal blog del Taniguchi:

«...Nel 1988 è stato fondato a Roma il primo Seminario Redemptoris Mater. È stata una collaborazione tra Giovanni Paolo II e Kiko, il fondatore della Comunità Neocatecumenale... Il Seminario Redemptoris Mater di Takamatsu, in Giappone, è stato purtroppo chiuso da Mons. Mizobe, successore del suo fondatore, Mons. Fukahori. Papa Benedetto XVI se ne pentì e lo portò a Roma come suo seminario... nell'autunno del 2019 il Vaticano ha trasformato il seminario per il Giappone, che era in esilio a Roma, in "Pontificio Seminario per l'Asia" e lo ha restituito al Giappone... Ma, ancora una volta, l'idea non venne realizzata a causa dell'opposizione dei vescovi giapponesi. Papa Francesco ha trasferito a Macao frettolosamente la sede del “Pontificio Seminario Redemptoris Mater per l'Asia”... Nessuno sa quale sarà il suo destino in futuro. Il piano di Dio è incommensurabile... i paesi che non hanno accettato [il seminario neocatecumenale] continuano a languire a causa della mancanza di vocaziani...»
Letteralmente panzane su panzane: è quello il gergo ampolloso ed enfatico che i cosiddetti "catechisti" usano nelle comunità neocatecumenali.

  • Kiko decide di aprire i suoi seminari? "Collaborazione fra il Papa e Kiko!"
  • I vescovi giapponesi sopprimono il seminario di Takamatsu? "Benedetto XVI se n'è pentito e lo trasferisce a Roma!" (lo hanno trasferito i kikolatri per non dispiacere Kiko)
  • Il cerchio magico dei collaboratori di Kiko tenta di riaprirlo a Tokyo? "Il Vaticano lo vuole restituire al Giappone!"
  • I vescovi giapponesi si accorgono della furbata? "Papa Francesco lo ha trasferito a Macao!" (è stato Filoni, ubbidendo agli ordini del "cerchio magico")
  • La situazione a Macao non è così florida? "Il piano di Dio è incommensurabile!"... (il piano di Kiko è incommensurabile!) 
  • In certi paesi non si riesce a corrompere nessun vescovo? "continueranno ad aver mancanza di vocazioni!" (vocazioni al kikismo-carmenismo al servizio esclusivo del Cammino)

Letteralmente panzane su panzane: attribuire al Papa e a Dio quelle che sono le convenienze, le manovrine e le furbate di Kiko e dei suoi più fanatici scagnozzi.
La spiritualità del Cammino è la spiritualità degli inganni e delle menzogne.

giovedì 25 aprile 2024

COME INIZIA(VA) LA NEOCATECUMENALIZZAZIONE DELLE PARROCCHIE. VITA VISSUTA

Neocatecumenalizzazione
di una chiesa tradizionale
Dedichiamoci un po’ a descrivere come una parrocchia “della domenica” inizia a trasformarsi in parrocchia “neocatecumenalizzata”, secondo procedure standard che posso narrare perché, a mia vergogna, sono stata per troppi anni una di quelle che l’ha vissuta e, ahimé, realizzata.

Sarebbe meglio però usare il tempo passato, “iniziava”, perché sono anni, se non decenni, che almeno qui in Italia pochissime nuove parrocchie “aprono” al neocatecumenalesimo. I pochi casi ormai sono solo quelli di presbiteri neocatecumenali ai quali viene assegnata una nuova parrocchia, nessun sacerdote che non sia neocatecumenale lo introduce più da tempo.

Il Movimento Neocatecumenale arriva in una parrocchia per due motivi: o l’apre un parroco neocatecumenale (e questo sarebbe il tentativo attraverso la formazione di “presbiteri” d’appartenenza sparpagliati nel mondo), o perché un parroco più o meno simpatizzante accetta di ospitarlo. Per diversi motivi: perché rimane abbindolato da una visita di catechisti programmata per i parroci delle parrocchie, perché ingenuamente pensa di attirare nuove persone in parrocchia, perché ha conosciuto alcuni neocatecumenali perbene…

Oggigiorno, ma da un bel pezzo ormai, i parroci non neocatecumenali che accettano il Movimento Neocatecumenale in parrocchia sono più rari delle mosche bianche, ma un tempo erano molti di più. Tanti non sapevano, si fidavano, venivano attratti dalla novità…

Poco cambia però se il parroco è neocatecumenale o meno: quando arrivano in parrocchia comandano i neocatecumenali, tranne rare situazioni in cui il parroco non neocat è forte ed allora può anche succedere anche che li allontani dalla parrocchia, se la fanno troppo da padroni.

Dal momento che si decide di “aprire” al Movimento Neocatecumenale, viene inviata un’equipe da parte di un’ ALTRA PARROCCHIA DIVERSA GIÀ NEOCATECUMENALIZZATA, normalmente scelta secondo vari criteri, ma comunque attingendo sempre nelle prime comunità. 

I catechisti che “porteranno avanti” il Movimento Neocatecumenale, quindi, per definizione NON APPARTENGONO ALLA PARROCCHIA da neocatecumenalizzare. Ci vanno solo ad insegnare, perché loro “hanno la fede adulta” e quindi possono catechizzare i parrocchiani che “invece non ce l’hanno”. Poi tornano nel loro territorio e frequentano in tutto e per tutto la loro parrocchia di appartenenza. Fanno solo delle isolate incursioni. Della parrocchia oggetto d’incursione conoscono solo il parroco e quelli della prima e seconda comunità. STOP. Dalla terza comunità in poi, normalmente, non conoscono più nessuno (tranne i figli dei loro catecumeni), né neocatecumenali, né parrocchiani semplici. Aleggiano sulla parrocchia ma non ci stanno. Sono quasi invisibili.

In realtà, questi CATECHISTI IMPORTATI dalla fede adulta, quindi in grado di evangelizzare parrocchie intere, ripetono solo i mamotreti kikiani, parola per parola, imitando il modus di Kiko negli atteggiamenti, nel tono della voce, addirittura con la mimica del corpo.
Quello con la “fede adulta”, quindi, dovrebbe essere l’autore dei brogliacci, non chi li ripete solo a pappagallo: se venissero in possesso degli scritti, ripetere a pappagallo lo saprebbero fare anche i “parrocchiani dalla fede infantile”.
Peccato però che la fede adulta non l’abbia nemmeno l’autore degli scritti, come più volte ha dimostrato, e qui si pone un bel problema.

Catechisti che si muovono dalla loro parrocchia
per andare ad "evangelizzare" in un'altra

Ma rimaniamo nel discorso.

L’equipe ESTRANEA ALLA PARROCCHIA che deve neocatecumenalizzare, concorda col parroco i giorni degli “annunci”. Le catechesi solitamente si fanno o a ottobre, per finire prima di Natale, o a gennaio-febbraio, per finire prima di Pasqua. In questi ultimi anni si facevano anche a seguito delle missioni dopo Pasqua, ma si raccattava sempre pochissimo o addirittura nulla.

Nell’ultimo periodo era invalso anche il nuovo uso di fare una cosiddetta “missione” prima dei cosiddetti "annunci", in modo da propagandare un po’ quel “grande evento” che stava per accadere in parrocchia e per vedere se si racimolavano dei candidati. Successi? pari a zero.
A pensarci oggi, l’introduzione di questa modalità deve essere stata escgitata da quando il Movimento Neocatecumenale ha iniziato a perdere colpi. Prima le missioni di propaganda non si facevano perché non ce n'era bisogno.
Mi ricordo una volta che dovetti presentare io la mia "esperienza" durante la "missione". Prima di me avevano parlato persone con situazioni ed esperienze “bomba”, scelte apposta per impressionare. Io diedi la mia esperienza di una vita normale, che non aveva nulla di eclatante o eroico e, morale della favola, alla fine fui l’unica della giornata ad essere fermata da una signora che volle esprimere il suo apprezzamento, anche se poi alle catechesi non ci venne.

Questo per dire che la gente non ha bisogno di autoproclamati eroi, di super cristiani che dicono di accettare cose incredibili, che non mostrano umanità ma sono già arrivati. La gente ha bisogno di sentirsi uguale, perché molte vite sono normali e non hanno nulla di artificiosamente eclatante. La sfida infatti è proprio vivere la normalità e la quotidianità.

Comunque sia, l’équipe destinata alla neocatecumenalizzazione si presenta ad ogni Messa parrocchiale del sabato e della domenica per fare l’”annuncio”.
Spesso i parrocchiani non lo sanno e quindi si ritrovano ad ascoltare delle persone che non conoscono, ESTRANEE ALLA PARROCCHIA, che parlano dopo una breve introduzione del parroco dopo l’omelia o, in dei casi, al posto di quella (praticamente "omelie laicali" nella liturgia...).

Le consegne per fare l’annuncio sono di portare la propria testimonianza, evidenziando il “prima” e il “dopo” dell’esperienza neocatecumenale e solo alla fine invitare gli ascoltatori a partecipare agli incontri di cui vengono comunicati ora e giorni, due alla settimana.
Se ci sono difficoltà con figli o anziani, nessun problema, provvedono loro baby sitter o persone per compagnia, come anche il trasporto di quelli che hanno difficoltà a spostarsi o si pensa che non si muovano se non li si va a prendere.

Adesso no, la gente per lo più sa di che pasta è fatto il Movimento Neocatecumenale, ma prima i parrocchiani non sapevano chi fossero quelle persone, nemmeno immaginavano che se avessero aderito se li sarebbero ritrovati come “catechisti a vita”.
ESTRANEI arrivati da una parrocchia diversa dove svolgono totalmente la loro vita spirituale, senza alcun coinvolgimento con la parrocchia dove vanno a “evangelizzare”. 

Rappresentazione di come i catechisti di una parrocchia chiedono
obbedienza ai neocatecumenali parrocchiani di parrocchia diversa dalla loro.
La chiedono però solo alla comunità al centro, la prima (o anche la seconda).
Tutti gli altri "atomi" con loro non c'entrano nulla, specialmente i parrocchiani
"della domenica"

Danno arginato, se si rivolgessero solo ai loro adepti, ma purtroppo le loro azioni ricadono pesantemente su tutta la parrocchia, dividendo le persone, trasformando gli arredi, gli spazi, sottraendo fedeli alle celebrazioni importanti e non, ritrovandosi in modo esclusivo, distribuendo palme alte per pochi e ulivi benedetti per tutti ma, soprattutto, iniziando a far credere ai "neocatecumeni" di essere in grado di “evangelizzare” proprio quella signora che solo pochi anni prima sedeva accanto a te nella panca.
Sì perché al "secondo passaggio", con l’elezione dell’équipe dei catechisti, quelli della prima comunità normalmente iniziano ad "evangelizzare" loro nella propria parrocchia, rimanendo comunque sottoposti a catechisti ESTERNI di parrocchia diversa.

Nell’équipe ci si mette d’accordo o si sorteggia la Messa nella quale il singolo "catechista" necoatecumenale deve fare "l’annuncio" e per falsa umiltà mi ricordo che tutti temevano toccasse la Messa più frequentata, con l’uditorio più numeroso. In realtà spesso all’interno dell’equipe nascono da subito competizioni e invidie per le "catechesi" più importanti e sostanziose o per la capacità dialettica, spirituale e mnemonica dell’altro, anche se per anni non lo si dà a vedere. Poi magari, dopo anni ed anni, scoppia tutto improvvisamente e sembra che sia una cosa solo del momento, risanabile “stando nella verità”. Falso. Se non cambia il cuore non si risana proprio nulla, è solo ipocrisia e falsità. Infatti esistono équipes in cui la rivalità è palese e le discordie continue.
Come se il Signore togliesse loro “la mano dalla testain continuazione, ne “combinano di ogni…
Ma i parrocchiani questo non lo sanno ed alcuni, anche solo per provare, aderiscono.

Iniziano gli incontri e si cerca di precettare più persone possibile, ogni neocatecumenale della comunità dei catechizzatori è invitato a portare persone alle catechesi, precettandole tra amici, colleghi, parenti e chi più ne ha più ne metta. Se si prevede scarso afflusso si invitano anche delle comparse (quelli che “per curiosità” vanno a vedere come va), che fanno numero e che i parrocchiani non possono identificare come già neocatecumenalizzati. Naturalmente chi porta gente la deve anche accompagnare, così che c’è pure la presenza degli accompagnatori.
Anche queste sono raccomandazioni che sono sorte nel tempo, i primi tempi non ce n’era bisogno, perché le persone ignare partecipavano senza induzioni, spontaneamente. Era un evento di parrocchia come un altro, non c’erano motivi per disertare.

Ma col calo drastico degli uditori si è cercato di aggiustare il tiro, riempiendo la saletta o la Chiesa di comparse, così i nuovi arrivati hanno l’impressione di non essere due gatti.
Si torna allo stesso punto di sempre: nemmeno alle "catechesi" i numeri sono attendibili, perché metà delle presenze non sono persone “nuove”.

Dimenticavo: normalmente si invitano anche le coppie dei matrimoni e dei battesimi, nonché i bambinelli di 13 anni figli di neocatecumenali, che devono andarci per forza.
Tutti sanno che le coppie dei matrimoni e dei battesimi non rimarranno dopo, tranne casi rarissimi. I figli invece, molti ob torto collo, per un certo tempo rimangono. Alcuni per sempre. Alcuni vanno e vengono.

Così ultimamente, una volta formato il gruppetto iniziale, partono gli incontri che normalmente vedono l’avvicendarsi di persone diverse ad ogni appuntamento: coloro che frequentano con costanza tutti e due i mesi di catechesi sono sempre una minoranza. Naturalmente però, quando si deve comunicare il numero dei partecipanti, si parla sempre in eccesso e si conteggiano anche quelli che si son visti solo poche volte, tanto la speranza è che all’appuntamento finale, la convivenza dal venerdì alla domenica, si possano sempre recuperare. Di solito non avviene, ma ci si tenta.
E’ quasi patetico ascoltare i catechisti che annoverano nel conteggio anche quelli che non si sono presentati all’accoglienza ma “aderiscono”, è solo che non potevano venire, che avevano un impegno…
In realtà, anche se si dovessero presentare una volta, quelle persone non aderiranno mai. Tutti lo sanno, ma non lo dicono.

Durante i due mesi di catechizzazione, gli ESTRANEI ALLA PARROCCHIA ripetono riga per riga i mamotreti kikiani, alzando debitamente la voce nei momenti salienti come il "kerygma", imitando pedissequamente Kiko.
Il nostro primo parroco, neocatecumenale della primissima ora, direttamente "catechizzato" da Kiko, esigeva che al "kerygma" alzassimo il tono della voce ed impugnassimo la croce. Un po’ di scena, penso oggi. La scena che fa Kiko.

Voglio tentare di rappresentare quello che accade in un’équipe mentre sta "catechizzando", ma non so se ci riuscirò pienamente.
Il tempo di catechesi è vissuto come un tempo “forte”, ma solo i catechisti ne rimangono affascinati. Il resto della comunità normalmente se ne frega allegramente, salvo chiedere più per dovere che per interesse, come “stanno andando le catechesi”. A volte. A volte nemmeno.

I catechisti davvero si sentono “inviati”, davvero credono di avere voce in capitolo sulle persone che ascoltano e poi aderiscono, davvero credono che lo Spirito Santo agisca in loro. In una parola: DAVVERO SI SENTONO SPECIALI. Titolati. Prescelti. Privilegiati. Col carisma del catechista riconosciuto dalla comunità (e basta).

Per coronare il tutto, prima dell’avvio delle catechesi, si fa un’Eucarestia alla quale sono invitate tutte le comunità della parrocchia d’appartenenza (quindi quella diversa da quella che si va a catechizzare), durante la quale l’équipe catechizzante riceve l’”invio”.
Ad un certo punto dell’Eucarestia, infatti, l’équipe si alza e va davanti al parroco che legge una formula di invio e benedice gli “inviati”. Anche questo è molto formale e “speciale”.

Anch’io, che ero una catechista “anomala”, ho provato queste sensazioni e creduto a quelle immani balle.
Solo quando ho iniziato a recuperare la ragione ho totalmente ricusato tutti quegli assunti ed ho provato vergogna solo per aver pensato di avere un titolo (ma dato da chi?) per poter parlare sulle vite altrui. Come non avevo io lo “Spirito Santo” garantito, non lo avevano neanche gli altri. Lo Spirito Santo non è mai garantito, specialmente se persistono situazioni divisorie e di autogratificazione mascherate da carisma.
A Dio ho già chiesto ripetutamente perdono della mia stoltezza.
Ma posso dire per comprovata esperienza, conoscendo bene la vita di molti, che i CATECHISTI NON HANNO LO SPIRITO SANTO ASSICURATO, QUINDI NEMMENO POSSONO PARLARE PER SUA BOCCA.

Però, quando vivi pienamente in quel contesto, pare normale che sia così e credi davvero di avere qualcosa da trasmettere, anche se lo credi in buona fede.
Date queste premesse, quindi, si capisce come mai ci si dà tanto da fare per far nascere una comunità. E’ quasi la conferma che lo Spirito ti ha accompagnato, che le persone hanno ascoltato, che la missione si compie.
Per questo fine è considerato ammissibile giocare sui numeri, barare, invitare comparse, mandare a prendere le persone a casa, accompagnarle, offrire babysitteraggi…

Arrivata la convivenza finale c’è la fatidica domanda se “pensi di continuare”.
Ma quelli che dicono NO, e ce ne sono alcuni, non li si lascia in pace per la loro strada, si lascia sempre aperta una possibilità, magari invitandoli all’Eucarestia dell’accoglienza, o chiedendo di poterli ricontattare successivamente.

E così si comincia. Si elegge un responsabile, nella cui votazione i catechisti votano in blocco colui che, dopo consultazione, nell’équipe è parso più “adatto”, nella speranza che possa venire confermato.
Adatti sono coloro che mostrano coinvolgimento ed entusiasmo, nonché una certa attitudine alla guida.

E’ lui, da allora in poi, il contatto tra comunità e catechisti, è lui quello al quale i catechisti ESTRANEI ALLA PARROCCHIA comanderanno di comprare tutti gli orpelli kikiani, nel tempo di approntare spazi appositi per la/le comunità, di costruire o sistemare la/le sala/e degli Eletti, di introdurre la "Madonna di Kiko" sul treppiede in chiesa, accanto o al posto della Madonna che già c’era…
E’ la longa manus di GENTE ESTERNA, che dopo aver fatto la sua apparizione non più in parrocchia, come per gli annunci, ma soltanto nel gruppetto della comunità, poi sparisce e spesso nessun parrocchiano non ne sospetta neppure l’esistenza.
Sono quelli che “portano avanti il Cammino nella tal parrocchia” e, nel farlo, condizionano la vivibilità di tutti gli altri parrocchiani che con loro non hanno nulla a che fare, che non li hanno voluti, che non hanno aderito.

Quello che quindi accade, in soldoni, è che non sono i neocatecumenali della parrocchia di fresco neocatecumenalizzata che prendono iniziative, ma sono proprio gli ESTRANEI ALLA PARROCCHIA che comandano, introducono, suggeriscono... E a loro SI DEVE OBBEDIENZA, quindi si fa come dicono loro.
La regia sulle parrocchie è sempre in mano a PERSONE NON DI PARROCCHIA, perché i responsabili è a queste che obbediscono, riversando a cascata ogni innovazione su qualsivoglia aspetto anche su chi aveva già deciso in precedenza di non accettare di aderire al Movimento.

Se il prete è neocatecumenale, poco male, ci si intende: le trasformazioni avverranno in buon accordo.
Se il prete non è neocatecumenale, sta al responsabile o all’équipe dei corresponsabili convincere il parroco, sempre SU INDICAZIONE DEGLI ESTRANEI ALLA PARROCCHIA, oppure ci pensano loro direttamente.
Certamente il responsabile o gli ostiari potranno prendere iniziative, ma saranno sempre di minimo conto, come mettere tre tappeti invece di due e qualche quadretto kikiano qua e là.

Si inizia già facendo comprare la Bibbia di Gerusalemme. Nel giro, che dire, di meno di un annetto, tutti la devono avere, perché contiene i riferimenti buoni per la scrutatio.
Ora ne hanno redatta anche una apposita. Verrà comandato-suggerito di comprare anche quella. Stessa cosa per i 4 libri del salterio: ognuno deve avere i propri, anche marito e moglie.
In una famiglia che si rispetti, ognuno deve avere la sua Bibbia, così che se hai 4, 5, 7 figli neocatecumenali in casa, avrai una quantità di Bibbie di Gerusalemme che nemmeno in libreria hanno.
Poi c’è la croce astile, da mettere vicino all’ambone, il piatto ed il calice per l’Eucarestia…

Tutti questi acquisti iniziali, se non fossero comandati dai catechisti esterni, i nuovi catecumeni della nuova parrocchia non li conoscerebbero nemmeno e probabilmente seguiterebbero con le oggettistiche parrocchiali.

Tutto accade pian piano, gradualmente, senza che ci se ne renda conto.
Ma, in soldoni, la realtà è che la kikianizzazione delle parrocchie non è decisa dai parrocchiani, nemmeno da quelli neocatecumenali, ma è DECISA DA PERSONE CHE FREQUENTANO UN’ALTRA PARROCCHIA E CHE COMANDANO IN UNA CHE NON È LA PROPRIA.

Da lì poi, col passare del tempo, quando si saranno convinti di essere cristiani approfonditi, anche i neocat della parrocchia comanderanno sulla parrocchia, faranno a loro volta catechesi, tenteranno di ingrossare le fila, ma alla fine, da chi continuano a dipendere?
Da gente che con la parrocchia non ha nulla a che fare né spartire, che compare solo per disporre, insegnare e comandare su tutti per poi scomparire.

Se tale modalità, invece che a dei laici la estendessimo ai parroci, sarebbe come se un parroco di una parrocchia diversa andasse a disporre e comandare su una parrocchia che non è la sua ed insegnasse al parroco residente come fare le cose. Abominevole.

E’ questo legame sempiterno coi catechisti ESTERNI ALLA PARROCCHIA che alla fine stravolge il passo naturale delle cose. Diversamente sarebbe stato se, una volta compiuta l’”evangelizzazione”, gli esterni si fossero ritirati in buona grazia ed avessero lasciato che i parrocchiani veri conducessero il percorso. Ma così il Movimento Neocatecumenale non avrebbe avuto l’UNIFORMITÀ necessaria all’indottrinamento e si sarebbero potute introdurre “deprecabili” variabili. Quelle variabili si chiamano LIBERTÀ.

Se un parrocchiano “della domenica” non gradisce una kikianata, al massimo si potrà rivolgere al responsabile della prima comunità, oltre che al parroco. Non sa che quel responsabile sta solo obbedendo a persone che il povero parrocchiano magari NON HA MAI VISTO NÉ CONOSCIUTO, che non stanno nella sua parrocchia, che non partecipano a nessun evento parrocchiale perché, dopo aver indottrinato il responsabile e la loro comunità, se ne vanno nel buio della sera verso paesi diversi, parrocchie diverse, territori spesso anche non proprio vicini.

E’ un po’ come la succursale di una ditta: le decisioni le prendono quelli di Milano, per esempio, ma l’attuazione delle decisioni sta in capo al responsabile della succursale che, magari, si trova a Busto Arsizio.

Lo sapessero, i “cristiani della domenica”, che ciò che sopportano deriva dalle DISPOSIZIONI DI GENTE CHE CON LA LORO PARROCCHIA NON HA NULLA A CHE FARE, forse si imporrebbero un po’ di più e non permetterebbero cambiamenti di alcun tipo che non fossero decisi all’interno della parrocchia, ricusando l’incursione serale dei comandanti in trasferta.

domenica 22 ottobre 2023

La tattica neocatecumenale dell'accusarti di odiarli

Il laico Kiko all'ambone a far l'omelia,
con crocifero e candelieri,
come se fosse un vescovo.
(foto © cammino.info)
Quando vai dal medico, e il medico ti dice che hai un serio problema cardiocircolatorio ma soggiunge che quanto all'unghia incarnita dell'alluce sei guarito e stai benone, la tua reazione quale è? È di festeggiare con gli amici le parole "stai benone" dimenticando tutto il resto, oppure quella di chiedere con preoccupazione cosa fare per proteggere la tua salute?

Così, allo stesso modo, nella mentalità cattolica, il ricevere delle critiche oneste e documentate, anche imprecise, anche non da una massima autorità, ispira riflessione, ispira volontà di correggere e di chiarire, ispira desiderio di eliminare le pietre di scandalo. Succede anche con le critiche poco oneste e scarsamente documentate: "cosa è avvenuto per indurli a pensare così? cosa possiamo fare per sgombrare il campo dagli equivoci?" (Certo, non avviene per le critiche campate in aria, o per quelle artificiosamente ingigantite - come ad esempio quando i sedicenti atei credono di umiliarvi ripetendo la cantilena "pretipedofili-pretipedofili"). Gli ultimi pontefici hanno fatto numerose richieste di perdono anche su questioni secondarie, nell'ottica di favorire la riconciliazione col mondo (non sappiamo dire quanto siano state efficaci, però resta il dato di fatto che le richieste sono state fatte... come pure il dato di fatto, anche più importante, che dal mondo non è mai avvenuto nulla del genere per le persecuzioni dei cristiani).

Nella mentalità neocatecumenale, invece, di fronte a critiche anche oneste e ben documentate, anche molto precise, dettagliate, circostanziate, con abbondanti testimonianze, la reazione è sempre la stessa: negare, negare, negare, far vittimismo, accusare l'interlocutore di maldicenza, calunnia, odio, col sottinteso che il Cammino sarebbe al di sopra di ogni critica, che i suoi capicosca sarebbero agnellini mansueti che evangelizzano, che le nefandezze non possono essere mai avvenute, e che se proprio sono avvenute "voi non avete capito, voi giudicate, il Papa ci loda ma voi ci criticate". Un concentrato di superbia e di falsità.

Tale mentalità ha infatti un pilastro fondamentale: la convinzione che per difendere il prestigio e i soldi della setta e dei suoi capicosca, sarebbe lecito (e addirittura doveroso e santo) per i fratelli delle comunità anche mentire e ingannare. Vediamone un esempio tipico.

Qualche giorno fa una certa Cristina ci ha scritto:

Prego per voi tutti che da come leggo siete capaci solo di maldicenze. Nessuno vi giudica. Ma fratelli cari, togliete il veleno dalla vostra lingua perché farà male soltanto a voi. Pace e bene. Preghiamo per voi
A prima vista sembrano le solite pie esternazioni fatte con paroloni eleganti. In realtà sono solo un concentrato di superbia e giudizi temerari. Ma analizziamo punto per punto il suo messaggio.

1) Ce l'ha con «voi tutti». Dal 2006 ad oggi, questo blog ha pubblicato oltre 2800 pagine. Dunque ci aspetteremmo che almeno qualche fratello del Cammino Neocatecumenale abbia abbastanza onestà per dire: "mettiamo che nel caso peggiore il novantanove per cento delle critiche espresse sulle oltre 2800 pagine del blog siano infondate... resterebbe l'un per cento di critiche in qualche modo fondate, 28 argomenti su cui riflettere e correggersi".

Liturgia neocatecumenale
E invece no: Cristina divide l'universo in due parti, da un lato il Cammino - al di sopra di ogni critica, anche la più onesta e documentata -, dall'altra "voi tutti". Proprio come in ogni setta, l'inossidabile mentalità del "tutto il mondo è contro di noi" (sottinteso per gli adepti: "fidatevi solo di quel che dice la setta").

2. «Prego per voi tutti». La prima cosa che Cristina fa è annunciarci che lei prega, mica come noi cattivoni che (nella sua testolina) non preghiamo mai. Ebbene, lei non solo prega, ma - nientemeno! - prega per noi tutti, e si degna anche di notificarcelo, perché qualcuno nel Cammino avrà sentito dire che i martiri cristiani pregavano per la conversione dei loro assassini, non perché ci guardi con cristiana simpatia. E dunque, senza minimamente sospettare che ciò risulti come superbia, lo annuncia in pompa magna.

3. «...che da come leggo, siete capaci solo di maldicenze». Cristina ci accusa non solo di "maldicenze", ma addirittura di essere "capaci solo di maldicenze". E per dare l'impressione che l'accusa sarebbe fondata, premette "da come leggo". Cristina è capitata per caso su un blog di oltre 2800 pagine, chissà quante ne avrà lette per formarsi un retto giudizio, e cosa fa? Annuncia in tono roboante che lei "prega", perbacco, lei "prega per noi tutti" perché tutti noi saremmo "capaci solo di maldicenze", cioè ci giudica radicalmente incapaci di aver detto anche una sola parola di verità.

4. «Nessuno vi giudica». La cara sorella Cristina delle comunità del Cammino ci ha appena giudicato (con la foglia di fico del "da come leggo") e subito soggiunge che "nessuno vi giudica (sottinteso: nemmeno Cristina)". Vi preghiamo dunque di osservare questa tipica scaletta retorica neocatecumenale:

  • "prego per voi" (superbia)
  • "vi ho letto/ascoltato, cioè automaticamente capito tutto" (ipocrisia)
  • vi giudico in modo temerario
  • "nessuno vi giudica (ipocrisia)
L'omelia laicale neocatecumenalizia potrebbe concludersi già qui.

5. «Ma fratelli cari...» Dopo averci classificati come "capaci solo di maldicenze" ci chiama ironicamente "fratelli cari".

6. «Togliete il veleno dalla vostra lingua, perché farà male soltanto a voi». Chiaro? La lingua di Cristina non ha veleno, è una lingua che vi giudica temerariamente ma non avrebbe alcun veleno, infatti il veleno ce l'avete solo "voi tutti" che non lodate il Cammino, anzi, il veleno sulla vostra lingua ce l'avete messo proprio voi, di vostra spontanea volontà, così, senza motivo, e perciò Cristina-lingua-non-velenosa vi intima di toglierlo, e vi minaccia: "perché farà male soltanto a voi". Sembra quasi una minaccia mafiosa ("smettila di criticare il boss perché quelle critiche faranno male solo a te, mi capisci?").

7. «Pace e bene. Preghiamo per voi». Normalmente le comunicazioni neocatecumenali vengono concluse timbrandole con un "la pace", sostantivo, senza avverbi, senza precisazioni (quale pace? quella di Nostro Signore, fondata sulla verità, o quella degli uomini, fondata sul tacere delle "armi"?). Stavolta invece Cristina usa il saluto dei francescani, "pace e bene", che è più clerically correct, con un'ulteriore aggiunta "preghiamo per voi" (sarà un pluralis maiestatis oppure la testimonianza indiretta che tutti quelli del Cammino pensano allo stesso modo riguardo a "veleni", lingue e "maldicenze"?).

L'autoproclamato "il Vostro Catechista",
Francisco "Kiko" Argüello Wirtz

C'era stato poi il fratello Leonardo che pur non avendo fatto quell'omelia laicale giudicante, si era limitato a copiaincollare alcuni paragrafi del Catechismo (il 2306 sul rinunciare all'azione "violenta", il 2262 riguardo al comandamento del "non uccidere", ecc.), probabilmente col furbesco sottinteso che noi staremmo "uccidendo" (a parole) e "violentemente" (sempre a parole) i poveri agnellini evangelizzanti kikolatri, cioè lui e Cristina e gli altri della setta neocatecumenale (e la loro moralità dell'accettare supinamente l'ingiustizia "altrimenti non sei cristiano"), e furbescamente ci scaglia contro il Catechismo, col sottinteso che dovremmo essere noi a chiarire, spiegare, motivare, e col sottinteso che non vede l'ora di ribattere con slogan del tipo "voi contraddicete il Catechismo". Nelle sue kikiane-carmeniane intenzioni, vuole estenuarci, infastidirci, metterci in una posizione scomoda: così gli avran detto di procedere, i suoi capicosca, cioè di non entrare mai nel merito delle "critiche al Cammino", ma di scagliare contro gli interlocutori il Vangelo, il Catechismo, la Bibbia, lo Statuto, i (rari) elogi di qualche Papa e di qualche vescovo (ma mai le loro critiche né le loro decisioni sfavorevoli alla setta), anche se non c'entrano niente, e di presentarsi sempre come innocui candidi innocenti agnellini.

In parole povere, sono convintissimi che per difendere il neocatecumenalismo occorre la menzogna, l'inganno, l'ipocrisia. Occorre il giudizio temerario, occorre estenuare gli interlocutori non kikolatri, fiaccarli, costringerli a dare spiegazioni di ogni evidenza (spiegazioni a cui i fedelissimi del tripode Kiko-Carmen-Cammino non riconosceranno mai alcun valore né dignità). Occorre cioè difendere il Cammino usando gli strumenti preferiti del demonio: infatti la verità, la correttezza, l'onestà, la tradizione cattolica, il magistero, ecc., danneggiano in modo gravissimo il Cammino, per cui i suoi adepti avvertono il massimo bisogno di adoperare trucchetti, furbate, astuzie, giudizi temerari, inganni, menzogne... E dunque potete facilmente indovinare chi è il vero padre del Cammino.

venerdì 21 luglio 2023

I neocat non fanno memoria dei Santi ma celebrano l'anniversario della morte dell'eretica Carmen

La sera del 19/07 avrei avuto una cena con un amico neocatecumenale che non vedo da un po', uno di quelli con cui è rimasta stima reciproca nonostante la profonda diversità di vedute. Tuttavia all'ultimo l'appuntamento è saltato perché lui aveva da partecipare a una celebrazione extra della quale si era dimenticato. Capirete il mio sconcerto nello scoprire che si trattava dell'anniversario della morte di Carmen, l'eretica co-fondatrice del cammino.
Come può intercedere
se non credeva nella intercessione?
 
In tanti anni non è mai capitato che le comunità facessero memoria della festa di un Santo qualunque con una celebrazione specifica, né del titolare delle parrocchie che li ospitano né del patrono della città né alcunché del genere, neppure dei Santi Apostoli. Santi riconosciuti dalla Chiesa, di provata santità di vita, mediatori di veri e dimostrati miracoli, venerati da secoli e secoli. E invece si prodigano per pregare davanti alla foto posticcia e ritoccata di una che non solo Santa non è ma che a ben vedere dovrebbe essere chiamata "santa del cazzo", per usare una colorita e brutale ma quanto mai azzeccata definizione di don Ariel Levi di Gualdo che con il suo abituale sarcasmo, all'apertura della causa di beatificazione nella fase diocesana, scriveva così della "piccola eretica":
"dico piccola perché l’eresia è una cosa molto seria. Nel corso della storia della Chiesa, i grandi eretici sono stati delle personalità dotate di intelletto sopraffino e di rare doti filosofiche, teologiche e speculative. Carmen Hernández era invece una povera e tronfia ignorante che mescolava l’emotività pseudo-poetica a una disastrosa teologia fai-da-te, che in mezzo secolo ha prodotto danni immani in un esercito di soggetti altrettanto emotivi e fragili che si sono messi al seguito suo e del suo sodale Kiko Argüello. Pertanto, nel definirla eretica, come teologo dogmatico e storico del dogma mi corre l’obbligo, per dovere e onestà intellettuale, di chiedere anzitutto perdono a delle menti speculative eccelse tali furono quelle di grandi eretici del calibro di Ario e Pelagio."
E ancora:
"In molti ci stiamo domandando ― e ce lo domandiamo “seriamente” si fa per dire ―, quali possano essere le “virtù eroiche” di una donna che ha fatto scempio della dottrina cattolica, della sacra liturgia e della storia della Chiesa, che assieme a Kiko Argüello ha dato vita a un movimento pseudo-cattolico (...) 

Non è affatto irriverente indicare a futura memoria Carmen Hernández come La Santa del Cazzo, perché in questa espressione non c’è nulla di volgare, al contrario c’è tutto di vero, tutto di storico e di documentato. Tutt’oggi sono sani e vegeti numerosi testimoni oculari, ecclesiastici e laici di tutte le nazionalità, che durante numerosi contesti pubblici l’hanno udita intercalare: «… e cazzo … e cazzo!». Una volta, quella pia donna di Chiara Lubich, che era amabile e delicata come una bambola di porcellana, trovandosi con Luigi Giussani a un incontro al quale erano presenti tutti i fondatori e le fondatrici dei movimenti laicali in occasione del grande Giubileo del 2000, stava per svenire a terra, udendo a poca distanza da lei, la futura Santa Carmen Hernández, che tra una sigaretta e l’altra colloquiava intercalando «… e cazzo … e cazzo!».

(...) forse, dinanzi all’apertura del processo di beatificazione di un soggetto a dir poco improponibile come Carmen Hernández, dobbiamo anche prenderli sul serio? [la Congregazione per le Cause dei Santi, NdR] No, purtroppo non ci resta che prenderli per il culo, non abbiamo altra idonea arma di difesa, se non la sapiente e caritatevole presa di culo verso chi pensa di poter trasformare la Santa Chiesa di Cristo in un grottesco e squallido teatrino del ridicolo, mutando la eroicità delle virtù, ossia la santità, in un premio conferito persino a eretici e a sguaiate cazzare spagnole.
"
una totale menzogna
Non possiamo non concordare con don Ariel, avendola conosciuta, e ben sapendo quale fosse la sua reale levatura morale, la sua enorme confusione teologica, i suoi notevoli problemi psicologici e quanto praticasse l'odioso vizio del fumo

Sappiamo quanto potesse essere violenta, a tratti crudele, fuori dai grandi palchi, e come disprezzasse ogni gesto di devozione o carità. 
Non era affatto Santa, e la causa di beatificazione aperta per lei è uno scandalo che grida vendetta verso il Cielo perché confonde le anime. 
Non crederemo mai a nessun pronunciamento della diocesi, evidentemente pressata dai kikos e forse corrotta dagli stessi. Il solo fatto che esista una causa simile è un'offesa ai veri Santi che hanno dato la vita per diffondere il Vangelo. 

Quando i kikolatri si riuniranno nel mondo con la foto di Carmen nella saletta oltre a disobbedire alla Chiesa compiranno un atto di idolatria nel rendere culto a una donna che ha fatto tanto male.
Non credete alle baggianate di Kiko, che si crede già santo pure lui, rigettate invece la sua dottrina sfasata ed eretica! 

venerdì 13 gennaio 2023

Cammino: quale grado di ubbidienza alla Chiesa?

Una volta il Cammino mi piaceva. Forse era perché non ne facevo parte e mi soffermavo solo su aspetti che ritenevo positivi.

Non che mi fossero simpatici i camminanti, a parte qualche amico con cui avevo rapporti alla pari, anzi, li giudicavo molesti, perché spesso rivelavano saccenza e arroganza. Semplicemente cercavo di guardare a ciò che consideravo essere la sostanza, trascurando ciò che consideravo solo dei difetti umani.

Ma allora non tenevo conto che, quando certi difetti sono generalizzati, significa che c’è qualche stortura o qualche errore che li ha generati.
Per questo, per riflettere sul Cammino con la massima obiettività possibile, occorre partire non tanto dai singoli episodi negativi, ma piuttosto dalla frequenza di alcune tipologie di difetti e di peccati che, se elevata, può sfociare in vere e proprie prassi negative, originate da vizi di forma che, come si diceva una volta, “stanno a monte”.

Tra i “vizi” che più mi hanno colpito del popolo di Kiko, è la riluttanza dei kikiani a mischiarsi con gli altri cattolici, un po’ come i giudei avevano riluttanza a mischiarsi coi gentili.

Infatti, nei ricordi che ho di incontri pubblici con la partecipazione di aderenti al Cammino, questi mi sono sempre apparsi come avessero un forte senso di superiorità.

Ricordo una giovane madre che per 3 o 4 volte venne a degli incontri che riguardavano l’accoglienza alla vita: qualunque cosa si dicesse non le andava bene ed aveva sempre un’aria disgustata o che sembrava tale.

E ricordo che a un incontro mariano, un camminante a un certo punto iniziò a urlare come un invasato che quello di cui la Chiesa aveva bisogno era un cammino di riscoperta del Battesimo: forse pensava che la Madonna potesse fare ombra al Cammino di Kiko e Carmen.

Col tempo, però, grazie soprattutto alla conoscenza di questo blog, ho cominciato a giudicare il Cammino non come una realtà buona in cui dei fratelli sbagliano, ma come una realtà viziata in cui i fratelli sono inclini a fare tutti gli stessi errori.

Ma è davvero così? Davvero i vizi gli errori dei camminanti non sono riconducibili a dei vizi ed errori teologici del Cammino?

Allo scopo mi piacerebbe condurre un “esperimento”, che è impossibile da attuarsi praticamente soprattutto perché i camminanti dovrebbero essere trasparenti e sinceri a cominciare da loro stessi, ma che ognuno, specie chi conosce il Cammino avendovi fatto parte, può, con un certo margine di errore, immaginare come potrebbe andare.

Vediamo.

Se davvero il Cammino è un percorso di fede cattolica, allora coloro che hanno iniziato il Cammino, cioè coloro che hanno partecipato alle catechesi iniziali e alla prima convivenza, si possono generalmente considerare più indietro nella fede e nell’amore verso la Chiesa di come lo saranno man mano che “avanzano”.

Per cui, se un giorno il Papa decidesse di chiude il Cammino, la percentuale di chi accetta la decisione papale dovrebbe aumentare man mano che si avanza nel percorso.

Perciò, in un eventuale diagramma, si dovrebbe notare come, più si avanza nel “cammino”, più la tendenza dei camminanti ad essere disposti a chiudere il Cammino ad un cenno del Papa, dovrebbe tendere al 100%.

Sarà così? Non lo so. Ma a volte, considerando casi specifici, come quello di don Rosini che fu cacciato dal Cammino, penso che più si avanza verso il vertice della piramide del potere neocatecumenale, più l’amore dei camminanti cresce per il Cammino, ma a discapito di quello per la Chiesa.

E l’atteggiamento di Kiko, il “faraone” di tutto il Cammino, verso la lettera di Arinze, e le sue parole in cui, ai tempi del pontificato di Benedetto XVI, diceva che se il Papa non fosse morto, per il Cammino sarebbe stata una catastrofe, mi fanno sospettare che il vertice più alto della piramide del potere del Cammino, che si riduce a una sola persona, cioè a Kiko, se messo alle strette, potrebbe facilmente scegliere di rompere la comunione ecclesiale piuttosto che rinunciare al “suo tesoro”.

In tal caso, il diagramma sulla tendenza ad essere disposti, se il Papa lo volesse, a chiudere il Cammino, al suo vertice, invece di raggiungere il 100%, risulterebbe ZERO.


venerdì 2 dicembre 2022

Santa Adidas, ora pro nobis

Non credendo ai nostri stessi occhi, vi proponiamo la nostra traduzione di un articoletto tratto da una testata giornalistica cattolica in lingua spagnola, intitolato: "La "santa" che vestiva Adidas". Il grassetto è dell'articolo originale.


«Ricordo che era l'anno 2010 e io, a quel tempo, lavoravo in un giornale a tiratura nazionale. La mia sezione era così piccola che eravamo solo l'editore e altri due stagisti. Tra i colleghi della sezione Sport e quelli della sezione Società, ho passato del tempo a chiacchierare con Teresa, una donna meravigliosa, incaricata di realizzare le grafiche per tutti quelli che passavano di là. 
Il pomeriggio è trascorso in modo blando, tipico di un quotidiano, di quelli in cui non c'è molto da fare, finché non c'è tutto da fare. E così sarebbe successo anche quel giorno. A pochi minuti dalla riunione di redazione, la notizia è arrivata. Alcuni spagnoli molto importanti si erano recati in Vaticano per visitare il Papa . L'intuito giornalistico, ancora in boccio, mi faceva sospettare che la notizia potesse essere rilevante, ma non pensavo quanto lo sarebbe stata per me in seguito.
Le notizie di agenzia  avevano cominciato a bombardarci con un'immagine davvero curiosa. Al primo sguardo, poteva sembrare un particolare frivolo, o superficiale, ma quella fotografia conteneva tutto . Quell'immagine non solo ritraeva una persona che vestiva in modo molto particolare davanti alla massima autorità. Quel fotografo, senza saperlo, aveva saputo cogliere cosa è la libertà e, ne sono certo, la santità .

Era ora di andare alla riunione e, anche se non ero capo di nulla, dovevo andare a nome della mia sezione. Attorno a un lungo tavolo, i falchi della sezione Cronaca,  Sport, Esteri... calavano i loro assi. Quando tutti avevano già parlato, il direttore guardava di traverso quello della rubrica Religione e gli chiedeva se c'era qualcosa di importante da raccontare. Con voce tremante, quel giorno ho proposto quello che avevo preparato e, alla domanda se c'era una foto, ho lanciato un assordante: "Sì, certoooo!"

Nel cuore stesso della cristianità, accanto alla figura più importante della Chiesa cattolica, un vero e proprio Capo di Stato, il rappresentante di Dio in terra... una donna era stata capace di scavalcare tutti i protocolli per incontrare chi per lei era un padre, il Santo Padre. 
Come San Francesco d'Assisi nel celebre film di Zeffirelli, Carmen percorreva i lucidi corridoi vaticani con la semplicità del mendicante di Dio, ma anche con la convinzione di Caterina da Siena e con la libertà di chi è profondamente conosciuta come la figlia prediletta del Creatore. 

Il 4 dicembre la diocesi di Madrid inizierà la causa di canonizzazione di Carmen Hernández Barrera. Per me, senza dubbio, una delle tre donne più importanti della Chiesa cattolica del XX secolo, insieme a Madre Teresa e Edith Stein. Un autentico esempio di santità , che è già patrimonio di tutti i credenti. Sapendo dell'esistenza di un Dio buono, che si è fatto uomo e si è lasciato uccidere perché tutti potessimo essere felici, Carmen ha professato durante la sua vita un così grande amore per la Chiesa, che si è riflesso nel suo stretto rapporto con tutti i Papi, che, fino ad oggi, rimane, per molti di noi, davvero sorprendente. 

Timida, intelligente, volitiva poliglotta, brillante teologa, una cultura straripante. Quando parli con Carmen, hai smesso d'essere una "signor nessuno" e diventi una vero figlio di Dio. Che tu sia un umile cameriere o un generale decorato, lei inizierebbe a parlarti dell'importanza delle galassie ai fini di contenere una tempesta. Priva di ogni minima remora alle convenzioni sociali, si preoccupava solo di trasmettere bene il volto di Qualcuno che l'amava profondamente. La sua intensa e autentica comunione con Kiko lo ha reso evidente. Un modello di amore fino all'estremo , dove "l'altro è Cristo", che è servito e serve oggi, in tutto il mondo, a migliaia di fratelli del Cammino Neocatecumenale.

E Carmen, oltre a tutto ciò, è stata la grande protettrice delle donne . "' La donna ' è attaccata perché porta dentro di sé la fabbrica della vita", diceva sempre ai giovani. Oggi la Chiesa, che è anche madre e saggia, comincia a riconoscere che questa donna impressionante è un modello per tutti i cristiani. Per me lo sarà sempre, in tutti i sensi, sia nell'apparente semplicità delle ormai fuori moda camicie da pellegrinaggio che usava indossare, sia nella sua immensa eredità spirituale. Oggi Carmen Hernández, ne sono certo, gode già in cielo della comunione dei santi e dell'eterno abbraccio con il Padre. Ma un giorno la rivedremo, e lei sarà lì, discreta, sicura di sé, felice e, sì, con la maglia Lisbona 2023. Perché, mai, l'abbigliamento di una "santa", e che "santa"! , ha significato tanto.» 

Foto di gruppo con il Papa, senza Adidas

In prossimità del 4 dicembre, giorno dell'apertura ufficiale del processo di canonizzazione di Carmen Hernández, per il quale tutta la macchina organizzativa del Cammino neocatecumenale sta lavorando da anni, è  significativo che i neocatecumenali delle varie redazioni dei giornali "cattolici", in cerca di qualcosa di fresco e di autentico da dire su Carmen, beatifichino persino l'abbigliamento inopportuno della cofondatrice per l'udienza papale, cercando disperatamente di vederci il segno di una ricerca di confidenza speciale con il Papa o di modestia francescana.

È chiaro, i giovani o meno giovani kikos di cui sono disseminate le redazioni di questi giornali, neppure sanno chi sia stata Carmen Hernández.  Sanno solo che era intrattabile, che diceva "la donna è la fabbrica della vita", che nel 2010 è andata dal Papa indossando una maglietta sportiva, pur avendo un bel guardaroba di costose  camicette che solo a chi è  abituato a vestirsi nei grandi magazzini o con le marche più  note nel mainstream giovanile, possono forse apparire modeste o ordinarie.

Non fanno il confronto con mille altre foto in cui Carmen è vestita con gusto, se pur particolare; non sanno che a Carmen piacevano le stoffe e i monili ricercati e che i "suoi" itineranti non si potevano presentare senza un omaggio per lei, che poi, se non gradito, veniva aspramente criticato e rifiutato dalla "donna escatologica", abituata a farsi uscire dalla bocca tutto ciò che pensava, soprattutto le spiacevolezze, senza rispetto  alcuno dei sentimenti altrui. Don Pezzi, bontà  sua, questa forma di incontinenza verbale la chiamava "parresia"...

Non si rendono conto che nel 2010 Carmen, dopo decenni di crisi e di esaurimenti nervosi, che Kiko simulò di scoprire post mortem dalla lettura dei suoi Diari, era  ormai in pieno decadimento cognitivo? 

No, questo i giovani kikos non lo sanno, o fanno finta di non saperlo pur avendo sentito la loro cofondatrice, questa persona per loro evidentemente del tutto sconosciuta, incespicare penosamente sulle parole senza riuscire a completare una frase nonostante dovesse solo leggerla da un foglio, poco prima che Kiko decidesse di ritirarla dalle scene. 

Tutto fa brodo di santità! 

Noi continueremo a seguirli, certi di scoprire attraverso i loro occhi non si sa quanto ingenui e quanto stolidi, i segnali di una santità di categoria superiore che di volta in volta qualcuno si premurerà di presentare loro per il supremo interesse del Cammino  neocatecumenale che ha bisogno di un santo come nume tutelare, e che non si fermerà davanti a nulla pur di far apparire tale anche questa donna infelice.

P.S.: per sapere chi fosse Carmen, meglio leggere questo articolo, scritto da una persona che la conosceva davvero.

L' immensità dell'ipocrisia
  




mercoledì 21 settembre 2022

La Serva Padrona


No, non sta stirando
la camicia di Kiko...
In questi giorni alcuni nostri lettori neocatecumenali sono andati in fibrillazione per la conferma dell'apertura, da parte dell'arcidiocesi di Madrid, del processo di  canonizzazione per la loro co-iniziatrice Carmen Hernàndez Barrera nei primi giorni di dicembre di quest'anno.

I neocatecumenali non stanno nella pelle alla prospettiva di poter lucrare la santità cattolica per la loro capostipite, pronti a trasformare la bisbetica e intrattabile Carmen in una piissima figlia di Maria, costi quel che costi, sia in termini di investimento economico, sia in termini di "riconversione" dei ricordi e delle testimonianze che riguardano vita e opere della cofondatrice del Cammino neocatecumenale.

A questo proposito, è stata vergata anche una biografia, scritta dal neocatecumenale Aquilino Cayuela, che fa parte della "positio" della candidata, nella quale osserviamo una certa sproporzione fra i racconti della sua giovinezza, segnata dalla ricerca di una vocazione e dal fallimento della stessa, e dei primissimi anni "eroici" di Cammino, mentre si occupa in modo del tutto superficiale degli anni in cui Carmen, insieme a Kiko Argüello, ha costruito un movimento fortemente gerarchizzato, ha deciso della sua gestione economica, ha lavorato ai fianchi vescovi e pontefici per ottenere agibilità ed approvazioni, ha spadroneggiato su catechisti, presbiteri, seminaristi e laici. 

Insomma, manca la parte di maggior interesse e che di certo potrebbe far inclinare in modo non previsto i piatti della bilancia della presunta santità carmeniana.

Ma per quanto la biografia sia fortemente edulcorata, sono rinvenibili in essa diversi punti che stridono e che rivelano la trama di una storia e soprattutto  di una persona completamente diversa da quella che si vorrebbe narrare e far credere.

Abbiamo già  messo in luce la "storiella" delle pecore perdute, cioè il tentativo di far credere  che Carmen si occupasse con grande affetto di coloro che avevano, nel Cammino, problemi personali e difficoltà di vita, quando invece lo stesso diario della Hernàndez rivela che le pecore perdute erano ex adepti di un certo rilievo, sacerdoti (come avrebbe potuto essere un don Fabio Rosini) o catechisti (come avrebbe potuto essere un Antonio Lombardi) che avrebbero potuto, con le loro rivelazioni, mettere in grande difficoltà la gestione tutt'altro che trasparente degli iniziatori neocatecumenali, e che quindi andavano assolutamente reintegrati, con le buone o le meno buone, o comunque contenuti, umiliati e convinti a tacere.

Abbiamo chiarito anche la questione del "grande attaccamento" alla Messa quotidiana di Kiko e Carmen, probabilmente un ricordo dei tempi delle loro vocazioni religiose giovanili (mancate), che in realtà, nelle loro catechesi, è sempre stato un segno deprecato di bigottismo; la Messa quotidiana non  veniva -e non viene ancora oggi-proposta in comunità ai laici  (se non per la maratona iniziatica della cinquantina) né tantomeno ai sacerdoti.

Ora, sempre partendo dalla biografia di Carmen, testo, come si diceva, spesso involontariamente rivelatore, vogliamo dimostrare il rapporto degli iniziatori, e in particolar modo della "serva di Dio" Carmen Hernàndez, con i sacerdoti e con le norme della Chiesa, e le strategie di aggiramento, quando non fosse stata possibile la cooptazione, messe in atto fin dai primissimi tempi della loro opera di "evangelizzazione".


"Io m'ho cresciuta questa serva piccina. L'ho fatta di carezze, l'ho tenuta come mia figlia fosse! Or ella ha preso perciò tanta arroganza, fatta è sì superbona, che alfin di serva diverrà padrona!" (La serva padrona, di Giovan Battista Pergolesi)

Si tratta di un passaggio della biografia involontariamente rivelatore del fatto che Kiko e Carmen abbiano sempre vissuto come persecuzioni i tentativi fatti dalla Chiesa attraverso i suoi ministri di dar loro una qualsiasi 'raddrizzata' e della triste constatazione che mai sia sorto in loro il dubbio di aver sbagliato qualcosa, magari per eccesso di entusiasmo o per impreparazione su teologia o dottrina della Chiesa.

È il periodo della preparazione alla Pasqua del 1970: sappiamo che già da novembre 1968 era nata la prima comunità dei Martiri Canadesi e, mentre nel 1969 gli iniziatori spagnoli avevano "celebrato la Pasqua" nella sacrestia della chiesa sconsacrata di Fuentes, quell'anno volevano celebrarla a Roma, ed evidentemente incontravano delle difficoltà (comprensibilissime, data la loro anarchia liturgica) con il padre sacramentino Guglielmo Amadei, allora viceparroco della parrocchia dei Martiri Canadesi. Tant'è che gli iniziatori quell'anno celebrarono la Veglia pasquale a Cuenca, dai salesiani.

Nel marzo del 1970 Carmen era stata chiamata a Madrid, il padre era moribondo. L'ereditiera poté prendere l'aereo grazie a un consistente gruzzolo di soldi ricevuti dalle comunità di Roma per l'evangelizzazione,  che fu spesa principalmente per cene e prime visioni di film in via Veneto, come racconta don Francesco Cuppini - naturalmente nella biografia di Carmen questi particolari non vengono narrati.

L'autore della biografia riporta, a riprova della comunione fra i due iniziatori, alcuni brani di un carteggio intercorso tra Kiko Argüello e Carmen  Hernàndez proprio in quel periodo di forzata lontananza. In particolare, Kiko si dimostrava abbattuto per una lettera "molto dura" ricevuta dal vice parroco della parrocchia dei Martiri Canadesi. Purtroppo la lettera di padre Amadei non è acclusa, sarebbe stata molto interessante saperne esattamente il contenuto, sebbene essa di certo non sia altro che una delle tante manifestazioni di insofferenza e di rifiuto di parroci e parrocchie cattoliche alla colonizzazione neocatecumenale.

Il biografo Aquilino Cayuela scrive:
Carmen consola Kiko, mostrando un'autentica e profonda comunione con lui, che è  molto abbattuto perché ha ricevuto una lettera molto dura dal padre sacramentino Guglielmo Amadei, vice-parroco di Nostra Signora del Santissimo Sacramento e dei Santi Martiri Canadesi a Roma. Kiko infatti aveva scritto a Carmen: "Se hai letto la lettera puoi immaginare come mi trovo (...). In questo  momento  non so nulla, mi sento confuso e voglio rifugiarmi in Gesù  Cristo, vedo in lontananza una forte persecuzione, che spero che il Signore mi darà  la forza di sopportare (...)."
Risponde Carmen:
"Ho appena ricevuto la tua lettera (...). Kiko, va tutto molto bene, lo Spirito del Signore che semina è  lui che vive e che combatte. Non preoccupare e abbandonati alla fede, riposando in tutto (...). Devi incontrare i responsabili, l'équipe, le équipes e dovete dialogare e deliberare in comune, e poi consultare il parroco o chiamarlo perché venga tra noi (...). Lascia passare il tempo. Fai visita alle altre comunità di Roma nell'ultima settimana, confermale nella fede, preparale alla Pasqua. (...)
Bene, non soffrire, non dare importanza ai commenti delle persone, è quasi meglio ignorare tutto e preparare insieme la Pasqua in équipe, come più  convenga, e sia il pensare unanime... in comunione. Non avere paura!"
Sicuramente nella lettera di padre Amadei ci saranno state delle osservazioni sulla Pasqua, l'Eucarestia neocatecumenale, le fantasie liturgiche che ben conosciamo. Oppure altre osservazioni sul comportamento dei due iniziatori e dei loro accoliti, gli svarioni dottrinali, l'elitarismo, l'atteggiamento settario.

Ebbene, Kiko non ha esitazioni a definirle una persecuzione, Carmen gli consiglia di ignorarle, gli chiede di confermare le comunità "nella fede" (in chi e in che cosa?). Nessuno dei due riflette sulle critiche ricevute da padre Amadei né cerca di capire se l'errore è proprio e se c'è qualcosa che va corretto.

Il loro atteggiamento è quello di evangelizzatori cristiani nei confronti di pagani, che, se, come in questo caso, sono sacerdoti, sono pure pericolosi e persecutorii, data l'autorità che rivestono. Altro che "servizio" al parroco e alla parrocchia! È interessante ricevere queste conferme dal libro che dovrebbe dimostrare la santità e l'obbedienza alla Chiesa di Carmen. Si vede che non hanno null'altro da citare.

L'impressione è che sia quasi impossibile scrivere qualcosa sui due iniziatori senza incappare nella dimostrazione della loro sicumera e prepotenza, con cui hanno piegato molti uomini di Chiesa che si sono opposti loro, con le buone in modo ipocrita, comprandoli, o con le cattive minacciandoli. E poi parlano di "opera del Signore"!

I litigi con padre Amadei non furono solo temporanei: quando a settembre del 1970, per la proclamazione di santa Teresa d'Avila a dottore della Chiesa, l'Arcivescovo Morcillo venne a Roma, Carmen gli strillò senza troppi preamboli: "Padre, quel prete è  contro di noi!". 
 
Segnaliamo questa frase, così tipica del carattere dolce, modesto, remissivo e obbediente alla Chiesa e ai Suoi ministri della aspirante alla santità cattolica Carmen Hernàndez, tratta dal libro "Intervista a don Francesco Cuppini", pag. 41, per completare opportunamente la biografia della "serva di Dio" Carmen Hernàndez Barrera.
 
D'altra parte sono numerosissime le intemperanze di Carmen che contribuiscono ad una folta aneddotica a suo riguardo (qui e qui strappa rosari, qui si dà al turpiloquio, qui contraddice il Papa, qui fa la prima donna e impone agli altri -pure in Vaticano!- il suo vizio patologico del fumo, qui fa l'isterica e non sopporta neppure per pochi giorni i genitori di Kiko, qui fa la scienziata, qui la teologa, qui tratta tutti da maggiordomi, qui è ossessiva e maligna, qui si dichiara la benedetta tra le donne, qui pesca i vescovi, li esamina, li zittisce, qui impone ai suoi missionari di lasciare i bambini nei fossi, qui tira pugni...) mentre non si riscontrano elementi da portare a suo favore, se non quello d'aver supportato Kiko Argüello  nella fondazione e nella conduzione di quel controverso movimento nella Chiesa che è, ancor oggi, il Cammino neocatecumenale.
 
Come diceva un comico italiano caro alla nostra memoria "la serva serve!"; in questo caso, serve a completare quella vernice di cattolicesimo che indora in superficie il Cammino neocatecumenale, non importa quante forzature e quante finzioni questa "mission impossible" debba comportare.

La serva (Serpina), al padrone: "Stizzoso, mio stizzoso voi fate il borïoso, ma non vi può giovare. Bisogna al mio divieto star cheto, e non parlare. E... Serpina vuol così".

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