Nel 1983
la RAI mandò in onda un ciclo di sei puntate di un programma intitolato “
Il sale della terra”, condotto dal neocatecumenale Mimmo (Pier Emilio) Gennarini, padre dei due pilastri neocatecumenali, Giuseppe e Stefano.
Giuseppe è attualmente il responsabile degli USA e ne abbiamo spesso sentito parlare riguardo alle
faccendacce di Guàm.
“
GENNARINI GO HOME”
si leggeva al suo arrivo sull’isola di Guam.
Il capostipite Mimmo Gennarini, scomparso nel 1987, era un
dirigente della RAI che si dice “abbia inventato la RAI” insieme ad altri nomi illustri come Enzo Biagi, Arrigo Levi, Umberto Eco… e che fosse uno tra gli
uomini fidati dell’allora partito governante, per una forma di monopolio dell’azienda RAI.
Ettore Bernabei stesso, soprannumerario dell’Opus Dei e dirigente generale della RAI, ai tempi in cui Mimmo Gennarini era incaricato della selezione del personale, racconta che gli diceva di assumere solo cristiani. Infatti quando Gennarini gli disse: “
Tranquillo, direttore, questo è un democristiano di ferro”, lui gli rispose: “
Ma almeno crede in Dio? Perché che sia democristiano interessa poco, conta di più che sia credente".
Bernabei era un pezzo veramente grosso: era in
contatto permanente con la segreteria di Stato vaticana e coi cardinali Dell’Acqua, Benelli e Casaroli. Però, «di certe questioni», parlava direttamente con il Papa, prima con Giovanni XXIII, poi con Paolo VI, e quindi con Giovanni Paolo II.
Non avreste voi garantito o messo una buona parola davanti al card. Dell’Acqua o al Papa, quando fu il momento per Kiko di presentarsi a chiedere il permesso di incistare la sua creatura, sulla parola di Gennarini senior che si trattava di
“gente che crede molto in Dio”?
È naturale che potendo l’abbia anche fatto, a maggior ragione considerando che tale permesso fu chiesto “dopo” aver iniziato l’attività, come dice anche Kiko, quindi “dopo” aver catechizzato nel ’69 la parrocchia del ricco quartiere "bene" Parioli, S. Luigi Gonzaga, territorio della famiglia Gennarini.
Dal 1963, in RAI Mimmo Gennarini fu a
capo del Comitato programmi, che decideva sulle messe in onda.
Gli fu facile così inserire nella programmazione del sabato sera una trasmissione che, non dichiaratamente, propagandava il Movimento Neocatecumenale ed era portata avanti da persone che hanno tutte poi avuto un significativo ruolo nel Movimento Neocatecumenale.
Io mi sono guardata tutte e sei le puntate e devo dire che, a parte qualche rarissima e breve ammissione ad altri Movimenti,
tutte le puntate parlavano del Movimento Neocatecumenale, però in modo subdolo, senza dare nell'occhio, nominandolo solo qualche volta incidentalmente e con
nonchalance.
Predicazione esclusivamente neocatecumenale, terminologia neocatecumenale, ospiti favorevoli al Movimento Neocatecumenale, testimonianze quasi esclusivamente neocatecumenali, addirittura canti neocatecumenali…
Però ufficialmente “era la Chiesa” rinnovata post Concilio Vaticano II.
In un paio di occasioni, lo stesso Mimmo Gennarini
ha ammesso che la trasmissione era il frutto del lavoro in squadra con altre persone, come del resto si vede anche nei titoli durante la sigla.
Queste “persone” erano naturalmente tutte neocatecumenali DOC: oltre a
Mimmo Gennarini, neocatecumenale comprovato e “mentore” romano di
Daniel Lifschitz, c’erano anche
Angela Pellicciari, in cammino dal 1971, l’ormai tristemente arcinoto figlio di Mimmo,
Giuseppe Gennarini, quindi
Giuseppe (Pino) Manzari,
Luciano Tosti (ex sacerdote dispensato su sua richiesta nel 1950 e poi sposatosi ed appartenente al Movimento Neocatecumenale dal 1971 nella parrocchia romana di S. Luigi Gonzaga),
Pierluigi Varvesi, giornalista e capo-redattore RAI, in Cammino dal 1970 e una certa Annamaria Federici, della quale non è stato possibile reperire notizie.
Anche nel
backstage c’erano neocatecumenali DOC, magari nemmeno dipendenti stabili della RAI: collaboratore in redazione,
Maurizio Pastore e tecnico audio
Carlo Striano.
Quest’ultimo, anch’egli giornalista collaboratore anche del quotidiano
Avvenire, fu cinereporter per la RAI e fotografo free-lance e amico del giornalista
Bruno Vespa, col quale andò a cena insieme al giovane card. Wojtyla, poi Papa.
Questi sono gli ambienti in cui si è sviluppato inizialmente il Movimento Neocatecumenale.
Ambienti di soli VIP.
Nel Collegio Elettivo neocatecumenale contenuto negli Statuti
ad experimentum del 2002, figurano, guarda caso:
Giuseppe Gennarini,
Stefano Gennarini,
Giuseppe (Pino) Manzari,
Carlo Striano e
Maurizio Pastore.
La trasmissione era quindi organizzata da massimi esponenti del Movimento, al posto giusto nel momento giusto.
Non per infierire, ma chi lo dice che il Movimento Neocatecumenale salva le famiglie?
Pierluigi Varvesi non fa mistero, in uno dei suoi molteplici siti web, che dopo la prima separazione ha ottenuto l’annullamento del matrimonio, ma che anche il secondo matrimonio è naufragato nel 2007. Dal 2013 la comunità se l'è vissuta a Nettuno e gira e rigira è diventato in vecchiaia “laico consacrato” a Gesù.
Ognuno ha la sua storia, non c'è giudizio da fare, ma i fatti sono fatti.
Insomma, con la benedizione della RAI, il gruppetto VIP neocatecumenale, prevalentemente se non esclusivamente della parrocchia di S. Luigi Gonzaga di Roma, ha impetrato
INTERESSI PROPRI, portando avanti per ben sei puntate un programma televisivo di evidente propaganda del loro personale Movimento, definendolo “Chiesa”.
Allora potevano agire indisturbati, spacciando ogni cosa volessero ma oggi, anno 2020, un po’ di cosette le possiamo capire meglio, dopo quasi 30 anni.
E non ci sembra nemmeno corretto che senza nulla dichiarare, come in una sorta di
pubblicità occulta che ti manda input e immagini del prodotto da pubblicizzare, in modo che ti rimangano nella mente,
una privilegiata parrocchia della “Roma bene” del ricco quartiere Parioli, abbia potuto metter su un intero programma di sei puntate a diffusione nazionale per propagandare quel particolare "itinerario", soprattutto spacciandolo per la Chiesa.
È stato un po’ come quando nei film mettono la lattina della Coca Cola in bella vista: non è una pubblicità esplicita della Coca Cola, ma la visione del prodotto ne induce la conoscenza ed il conseguente incentivo all’acquisto.
Product Placement, così lo chiamano i pubblicitari: e si pagava profumatamente.
All’epoca nessuno si sarà accorto di nulla, dopotutto nessuno li conosceva, questi neocatecumenali, ma oggi capiamo benissimo.
In quel programma tutto parla di Movimento Neocatecumenale, a partire dalla disposizione scenografica.
Alla destra del conduttore Mimmo Gennarini, infatti, fa bella mostra di sé la croce astile kikiana rialzata su un piedistallo (come la lattina della Coca Cola).
Ma anche la sigla fa riferimento al Movimento Neocatecumenale perché, pur contenendo immagini di varia natura, propone l’immagine di un battesimo neocatecumenale per immersione nella classica vasca interrata ed i volti di alcuni “testimoni”, che poi risulteranno essere neocatecumenali ed è accompagnata da un canto neocatecumenale, precisamente
“Per amore dei miei fratelli”.
Naturalmente, l’orchestrina a lato, munita di strumenti vari, è costituita da cantori neocatecumenali, di cui la voce solista è quella del compianto
Giorgio Filippucci ed è ben visibile al
charango la moglie di Giuseppe Gennarini, Claudia. I canti proposti, ovviamente, sono tutti canti neocatecumenali, ma non viene detto MAI.
Si dice solo alcune volte: “canto che forse non conoscerete”, consci del fatto che solo i pochi neocatecumenali esistenti nel 1983 li potevano conoscere, anche in virtù dell’«arcano», che proibiva tassativamente di diffondere questi canti a chi non fosse neocatecumenale e non fosse giunto alla tappa prevista.
Esperienza personale, ricordi precisi.
Ai “fratellini minori” veniva imposto l’arcano, mentre i grandi capi pubblicizzavano occultamente…
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| L'orchestrina neocatecumenale |
Tutto molto in famiglia, si può affermare tranquillamente, servendosi di persone chiave della RAI.
Kiko deve molto alla famiglia Gennarini.
Stefano Gennarini, infatti, rimembrava in seguito che:
“Quando tornai a Roma per il Natale del ’69 (dalla Germania), tutta la mia famiglia stava seguendo le catechesi condotte da Kiko Argüello e Carmen Hernández – iniziatori del Cammino – con don Francesco Cuppini, nella parrocchia di S. Luigi Gonzaga."
Ma l’interessante, oltre all’impianto scenografico e musicale totalmente neocatecumenale, è la scelta delle persone invitate a parlare, tutte naturalmente in linea perfetta con la dottrina Kika, nonché anche i collegamenti esterni, scelti
ad hoc.
Alcuni dei personaggi o delle parrocchie intervistate nel 1983, però, sappiamo oggi che fine hanno fatto: i diseredati riabilitati, gli onorati infamati, gli sconosciuti rivelati… in un ribaltone rispetto all’epoca veramente impressionante.
Nei prossimi articoli analizzeremo ogni singola puntata, perché in ognuna di esse c’è un “tesoro nascosto” da scoprire, un argomento, personaggi. Non correremo il rischio che da
youtube spariscano le puntate, come spesso avviene per le cose “pericolose”, anche se di appartenenza alla RAI. Abbiamo già tutto archiviato.
Intanto però ci preme dire due parole sulla
parrocchia di S. Luigi Gonzaga, che fu una delle prime ad essere catechizzata da Kiko, nel 1969 e alla quale apparteneva l’intero
cast del programma
“Il sale della terra”.
All’epoca della trasmissione, quindi, costoro “camminavano” da appena 13 anni ed il Movimento neocatecumenale esisteva da solo 14.
Sebbene li avesse già rimproverati
a febbraio 1983 («...le norme giuridiche, come anche quelle liturgiche, vanno osservate senza negligenze e senza omissioni...»), si può dire che quando Giovanni Paolo II fece la
visita pastorale nel 1988, ancora non li conosceva bene, cioè intendeva vederne solo i tanto vantati “frutti”.
Infatti, incontrandoli separatamente dal resto delle altre realtà, oltre alle lodi tessute per il loro zelo, disse:
“Fate sì che si realizzi una parola che corrisponda pienamente a quello che voleva Cristo dagli apostoli: Andate. NON DICEVA: PRENDETE I PALAZZI, LE RICCHEZZE, LE CASE . . . NO. GLI DICEVA: ANDATE.”
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| Non palazzi come questi... (Domus Galilaeae) |
Erano all’epoca solo 150 persone divise in cinque comunità: in neanche quindici anni di esistenza del Cammino. Alcuni erano partiti “itineranti” in diversi Paesi dell’Europa, dell’Asia, dell’Africa e delle Americhe (per l’appunto quelle zone che ricorrono nelle puntate gennariane).
È naturale anche che quindi Giovanni Paolo II, diluviato di propaganda neocatecumenale, li definisse “lievito”: erano pochissimi
ma molto VIP.
Povero Giovanni Paolo, avesse saputo allora l’evoluzione in “palazzi, ricchezze e case” che ha avuto questo presunto lievito…
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…o come questi (Centro Neocatecumenale a Porto San Giorgio) |
Vorrei accostare il paragone, perché una volta leggendo articoli di cucina, ne scoprii uno che si intitolava: “
Come il lievito distrugge la tua flora batterica e la tua salute”.
Distrugge e fa male, anche se moltiplica la pasta: si tratta del lievito di birra, quello che contiene fosfati, quello più dannoso, prodotto estremamente industriale e di cattiva qualità. Mentre il lievito senza fosfati è buono e non fa male, come quello per dolci a pasta acida. Interessante accostamento.
Non tutto il lievito è buono e salutare.
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| …o questi (seminario Redemptoris Mater a Medellin) |
Ai tempi di Gesù non esisteva il dannoso lievito di birra fermentato, che fu inventato nella seconda metà dell'800, quindi Gesù parlava di quello buono, quando disse che i futuri cristiani sarebbero stati il lievito, anche se insegnò a diffidare del “lievito dei farisei”.
Tornando a noi, veniamo a conoscere che quella di S. Luigi Gonzaga viene anche definita la “
parrocchia dei VIP” ai Parioli, perché frequentata, anche attualmente, da famosi personaggi pubblici della politica, cultura e spettacolo.
Non c'è bisogno di insinuare nulla, basta parlare chiaro: ora come allora lì stavano persone che contano.
Questo spiega anche molto bene perché l’Argüello lasciò
ex abrupto la sua predisposizione iniziale verso i poveri, una volta in Italia…
Nel 2012 le comunità in quella parrocchia erano
soltanto 10, non un grande
exploit come volevasi presagire, anche se vige il post-cresima neocatecumenale, che evidentemente non riesce a coinvolgere più di tanto nel Movimento Neocatecumenale, anche se viene dedicato a questo un intero articolo sul periodico RomaSette.
Ci hanno delusi: solo 10 comunità in più di 30 anni.
Riguardo alle trasmissioni del 1983, la prima puntata, lo vedremo, è genericamente un’introduzione, ma già si affrontano “neocatecumenalmente” alcuni temi, soprattutto il "rinnovamento": "prima" ed "ora".
In tutte, comunque, e qui sinceramente appare un
déjà vu, si ripete sistematicamente la differenza tra il “prima” e il “dopo” cammino, che per intenderci chiameremo
prima e dopo “la cura”, come se la fede si potesse assimilare ad un trattamento estetico o dimagrante.
Quello che ci importa però, è vedere che fine hanno fatto parrocchie, situazioni e persone citate allora come il
non plus ultra del meglio, nel corso di 30 anni.
Ci sarà da sorprendersi.
(fine prima parte -- segue)