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lunedì 24 ottobre 2022

Fuentes del Carbonero: una nuova tappa alla riscoperta delle sacre origini del sacro Cammino

Nel libro "Note biografiche" di Aquilino Cayuela dedicate a Carmen Hernández, co-iniziatrice del Cammino neocatecumenale, a pagina 213, si parla di una prima convivenza della prima comunità delle Palomeras, borgo popolare di Madrid, dal 17 al 22 settembre 1965 «in un luogo abbandonato della provincia di Segovia, vicino al distretto di Carbonero el Mayor, dove c'è una chiesa in rovina, Nostra Signora dell'Assunzione, che Kiko, come San Francesco, aveva l'aspirazione di ricostruire.»

Nel marzo del 1967 Kiko e Carmen tornarono con i fratelli delle Palomeras alla chiesetta abbandonata per celebrare la Pasqua.

Nel 1969, ricorda don Francesco Cuppini nel libro "Intervista a Francesco Cuppini", erano di nuovo a Fuentes. 

«Celebrammo la Pasqua in Sagrestia. Con noi c'erano due seminaristi di Siviglia. Avevamo un braciere per scaldarci. A un certo punto qualcuno avvertì un malessere: la colpa era del braciere. Uscimmo immediatamente.  Rientrato per finire la celebrazione. In seguito dormimmo un po' alla meglio, sdraiati sulla predella in Sagrestia. In mattinata prendemmo il treno per Madrid.»

Infatti fra Madrid e Fuentes del Carbonero la distanza è di più di 90 chilometri.

In quello stesso luogo si celebreranno , negli anni successivi, alcune tra le prime convivenze di catechisti e di itineranti del Cammino.
 
Nel Cammino di Kiko rimase e si consolidò questa consuetudine di fare i ritiri spirituali "fuori sede"; ma, dopo l'esperienza  del braciere fumigante e della notte sulla predella della sacrestia, predilesse piuttosto gli alberghi in comode località  balneari.

Come nasce il legame particolare di Kiko Argüello con il rudere della chiesa intitolata alla Madonna dell'Ascensione del paesino abbandonato di Fuentes del Carbonaio, in provincia di  Segovia, nella comunità  autonoma di Castiglia e Leòn?
Il rapporto tra questa chiesa e il fondatore del Camino nasce in modo fortuito, in quanto  Kiko è venuto la prima volta a Fuentes su consiglio di una donna che lavorava come collaboratrice domestica e che veniva da Fuentes.
Ci chiediamo se fosse la stessa collaboratrice domestica che veniva picchiata dal marito alcolizzato che fu uno dei motivi per cui Kiko disse di aver cominciato sua missione nelle baracche del rione popolare delle Palomeras.

Passano gli anni, i decenni, il Cammino di Kiko diventa un movimento esteso e dalle grandi capacità  economiche, al punto tale da costruire un edificio in Israele, con vista sul lago di Genezareth, la Domus Galilaeae, una specie di lussuoso albergo e di sito religioso ove realizzare le grandiose idee "artistiche" del suo poliedrico iniziatore.

Ma, nonostante tutto, rimane l'idea fissa di mettere le mani sulla chiesetta di Fuentes, per 30 anni sotto la giurisdizione del comune limitrofo di Carbonero el Mayor che avrebbe dovuto restaurarla ma che non aveva reperito i fondi necessari.
 
Nel 2009 deve essere sopraggiunta all'orecchio di Kiko la notizia che l'immobile sarebbe stato ceduto dal Comune alla diocesi di Segovia: ed infatti eccolo a fare visita, con l'autorevole supporto di mons. Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio pro laicis e suo amico e sostenitore, al vescovo di Segovia, ufficialmente per "scambiarsi opinioni sui lavori di ristrutturazione delle parrocchie", in realtà molto probabilmente per sondare la possibilità di acquisire "quella" particolare struttura; ma evidentemente il vescovo non ha ritenuto fosse il caso di alienare a favore del potente spagnolo, pur con tutte le sue influenti amicizie in Vaticano, la chiesetta di Fuentes che era sotto la sua giurisdizione diocesana.
 
Il momento opportuno viene molto tempo dopo, nel 2020, quando finalmente il Cammino neocatecumenale riesce a farsi cedere dall'attuale vescovo la chiesetta di Fuentes con un comodato  di 99 anni per ristrutturarla e farla diventare un centro neocatecumenale.

Ed è  così  che, leggiamo sulla stampa locale: «con l'emozione visibile in molte persone, tra cui gli ex residenti di Fuentes, nucleo ormai spopolato di Carbonero el Mayor, questo giovedì (13 ottobre 2022) dopo 57 anni, la campana ha suonato di nuovo –sebbene presa in prestito– nella chiesa di Nostra Signora di l'Assunta, restaurata dal Movimento Neocatecumenale con un budget globale di 492.000 euro, da donazioni.

Per questa organizzazione cattolica, i cui membri sono conosciuti come 'kikos', dal nome del suo iniziatore Kiko Argüello, insieme a Carmen Hernández – la cui candidatura sarà aperta il 4 dicembre all'Università Francisco de Vitoria –, questo tempio è l'unico testimonianza fisica dei suoi inizi perché entrambi vi celebrarono la prima Veglia pasquale, nel 1968, con altri 'fratelli' delle baraccopoli di Palomeras, oggi zona urbanizzata di Madrid (...)

Oltre al suo valore spirituale, come luogo di pellegrinaggio, dovrebbe essere un punto di interesse turistico, poiché, solo questa estate, ancora in costruzione, la chiesa è stata visitata da circa 5.500 persone, provenienti da paesi latinoamericani ed europei , come Brasile, Colombia, Costa Rica, Francia, Italia o Spagna, secondo il membro del Cammino di Segovia, Miguel Ángel Conde, che sottolinea che nella zona ci sono ristoranti che hanno menu speciali per i pellegrini. Predice inoltre che, il prossimo anno, in concomitanza con la Giornata Mondiale della Gioventù (Gmg) a Lisbona, "migliaia e migliaia di persone" parteciperanno

Su questo aspetto, il presidente del Consiglio provinciale, Miguel Ángel de Vicente, ha ritenuto che "sarà un polo di attrazione verso la provincia, questi movimenti provocano un'adesione fortissima dei suoi fedeli e grande mobilità».

È evidente come la chiesetta restaurata secondo la nueva estetica neocatecumenale, con le sedie di metacrilato trasparente, i tappeti, l'enorme tavolone posto dell'altare e l'immancabile Madonna di Kiko nella navata destra, è  già diventata una delle mete dei pellegrinaggi neocatecumenali "alla riscoperta delle sacre origini del sacro Cammino".

Sono queste le uniche prospettive di sviluppo turistico della chiesetta dedicata alla Madonna dell'Assunzione (un dogma che a Kiko non va né  su né  giù): l'essere visitata nell'ambito dei pellegrinaggi neocatecumenali con tappe obbligatorie a Madrid, presso la cameretta "degli orrori" di Kiko in cui dice di aver visto la Madonna, il mausoleo di Carmen nel giardino del Seminario RM, e forse il Museo delle opere di Kiko Argüello, di prossima apertura.

Sappiamo che, il 12 ottobre 2022, nel corso della cerimonia di inaugurazione  della chiesetta dove furono celebrate le prime liturgie atipiche volute dai due riformatori Carmen e Kiko, il responsabile dell'equipe del Cammino Neocatecumenale per il nordest della Spagna, «ha letto un messaggio di Argüello, che non ha potuto partecipare per malattia.
Argüello ha affermato nella lettera che "il Signore si è servito di me e di Carmen per il rinnovamento della Chiesa nata sulla scia del Vaticano II".»

La solita neocatecumenalizzazione

Ecco in sintesi ciò che vogliono far credere: che i due laici spagnoli abbiano in qualche modo rinnovato la Chiesa. Per loro il rinnovamento passa attraverso la mistificazione, come per la antica chiesetta di Fuentes del Carbonaio: una mano di bianco, sedie trasparenti, magari una bella moquette blu e le "opere" di Kiko.

Non così per San Francesco, inopinatamente tirato in ballo come fosse un antecedente del più  celebre e versatile Francisco Kiko Gomez Argüello Wirtz.

Leggiamo infatti un brano della Leggenda dei tre compagni (VI-VII-VIII):


Francesco ripara la sua Chiesa:
Kiko la trasforma in un suo museo
 «Mentre passava vicino alla chiesa di San Damiano, fu ispirato a entrarvi. Andatoci prese a fare orazione fervidamente davanti all’immagine del Crocifisso, che gli parlò con commovente bontà: “Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Va’ dunque e restauramela”. Tremante e stupefatto, il giovane rispose: “Lo farò volentieri, Signore”. Egli aveva però frainteso: pensava si trattasse di quella chiesa che, per la sua antichità, minacciava prossima rovina. Per quelle parole del Cristo egli si fece immensamente lieto e raggiante; sentì nell’anima ch’era stato veramente il Crocifisso a rivolgergli il messaggio.
Uscito dalla chiesa, trovò il sacerdote seduto lì accanto, e mettendo mano alla borsa, gli offrì del denaro dicendo: “Messere, ti prego di comprare l’olio per fare ardere una lampada dinanzi a quel Crocifisso. Finiti questi soldi, te ne porterò degli altri, secondo il bisogno”.
In seguito a questa visione, il suo cuore si struggeva, come ferito, al ricordo della passione del Signore. Finché visse ebbe sempre nel cuore le stigmate di Gesù il che si manifestò mirabilmente più tardi, quando le piaghe del Crocifisso si riprodussero in modo visibile nel suo corpo…
Gioioso per la visione e le parole del Crocifisso, Francesco si alzò, si fece il segno della croce, poi, salito a cavallo, andò alla città di Foligno portando un pacco di stoffe di diversi colori. Qui vendette cavallo e merce e tornò subito a San Damiano.
Ritrovò qui il prete, che era molto povero, e dopo avergli baciato le mani con fede e devozione, gli consegnò il denaro… (qui la Leggenda racconta che, in un primo momento, il prete rifiutò di credergli e solo poi cominciò a fidarsi, cominciando infine a cucinare per Francesco che voleva solo fare penitenza).
Di ritorno alla chiesa di San Damiano, tutto felice e fervente, si confezionò un abito da eremita e confortò il prete di quella chiesa con le stesse parole d’incoraggiamento rivolte a lui dal vescovo. Indi, rientrando in città, incominciò ad attraversare piazze e strade, elevando lodi al Signore con l’anima inebriata. Come finiva le lodi, si dava da fare per ottenere le pietre necessarie al restauro della chiesa. Diceva: “Chi mi dà una pietra, avrà una ricompensa; chi due pietre, due ricompense; chi tre, altrettante ricompense!”…
C’erano anche altre persone ad aiutarlo nei restauri. Francesco, luminoso di gioia, diceva a voce alta, in francese, ai vicini e a quanti transitavano di là: “Venite, aiutatemi in questi lavori! Sappiate che qui sorgerà un monastero di signore, e per la fama della loro santa vita, sarà glorificato in tutta la chiesa il nostro Padre celeste”.
Era animato da spirito profetico, e preannunciò quello che sarebbe accaduto in realtà. Fu appunto nel sacro luogo di San Damiano che prese felicemente avvio, ad iniziativa di Francesco, a circa sei anni dalla sua conversione, l’Ordine glorioso e ammirabile delle povere donne e sacre vergini.»

sabato 13 agosto 2022

Un Kiko mitologico, povero tra i poveri nel borghetto latino di Roma

La vulgata del Cammino neocatecumenale, basata sui racconti dei suoi stessi iniziatori, ha sempre accreditato la versione del Cammino neocatecumenale  nato tra i poveri e per i poveri, a Madrid nelle baracche di Palomeras "altas" e poi a Roma, dove Kiko si stabilì nel borghetto latino, cioè in una zona in cui vi erano delle casette popolari accanto a costruzioni precarie.

Della sua permanenza a Madrid abbiamo già avuto occasione di parlare, quindi in questa sede cerchiamo di approfondire la presenza di Kiko nelle baracche di Roma.

Racconta Kiko stesso, nella sua testimonianza alla Cattedra di S.Giusto a Trieste il 27 marzo 2012,  che fu una decisione presa dopo che più di un parroco si era rifiutato di mettergli a disposizione l'evangelizzazione nella propria parrocchia:

«E lì nella parrocchia vicina al Borghetto Latino c’è la parrocchia di San Giuda e Taddeo, ho parlato col parroco e mi ha detto: “C’è una suora che lavora nella borgata”, l’ha chiamata e dice: “Questo vorrebbe un posto dove vivere coi poveri in preghiera, in contemplazione, vivere con loro, secondo le orme di de Foucauld, allora questa suora ha trovato un pollaio. Nella spazzatura abbiamo trovato delle porte, uno mi ha regalato una cucinetta, un altro un letto, e ho portato a vivere con me un seminarista. Carmen è andata a vivere dalle suore di Santa Brighitta in piazza Navona ed io al Borghetto Latino, sperando che Dio ci aiutasse.  
Una volta sono passati dei giovanotti della parrocchia dei Martiri Canadesi, non so chi aveva parlato loro di me e sono rimasti impressionati e mi hanno invitato ad un incontro dei giovani».

Lo stesso Kiko ammette che il suo obbiettivo era stato fin dall'inizio venire a contatto con il Papa  (e don Dino Torreggiani era ben introdotto in Vaticano) e riformare le parrocchie; in particolare le parrocchie in cui fece nascere le prime comunità neocatecumenali non furono popolari ma borghesi. E si appoggiò sempre agli altri, soprattutto a preti, parrocchie e istituti religiosi al punto tale che persino il "pollaio" delle Palomeras romane glielo trovò una suora. E il viaggio per venire in Italia la prima volta lo pagò loro don Torreggiani con una borsa dell'Azione Cattolica; lo rivela Kiko sempre nella sua testimonianza a Trieste del 2012, peccato abbia omesso di dire chi ha poi pagato tutti gli altri viaggi avanti indietro fino ad ora.

Dalla lettura del libro "Intervista a Francesco Cuppini", che fu il primo presbitero a far parte della èquipe di Kiko e Carmen dal loro arrivo in Italia, traiamo un quadro del tutto diverso rispetto alla versione edulcorata e mitologica dei siti curati dai neocatecumenali che si basano sul racconto degli iniziatori.

Kiko e Carmen arrivano a Roma nella prima settimana  di giugno del 1968 su invito di don Dino Torreggiani, che pensava di aver trovato le persone giuste per evangelizzare i capelloni di piazza Navona.

Ma Kiko «nicchiava; dormiva fino a tardi, andava al cinema... un vero disastro come acquisto apostolico».

Infatti ricordiamo che Kiko e Carmen recavano con sé  una lettera di presentazione di Morcillo, vescovo di Madrid, che diceva "il sig. Francisco Argüello, residente a Madrid, dedica tutto il suo tempo all'evangelizzazione delle classi più umili" ed era per questo che don Torreggiani li aveva invitati ed ospitati a Roma. È  chiaro che la sua aspettativa fu del tutto tradita dai due.

Così, già nell'agosto del 1968, don Dino manda i due aspiranti riformatori delle parrocchie spagnoli a fare i "predicatori di sostegno" presso la casa canonica di Ventoso, provincia di Reggio Emilia.

Lì  conoscono don Francesco Cuppini che, visto che si era scandalizzato dal doverli ospitare sotto lo stesso tetto nella casa canonica, li doveva portare a dormire a Reggio Emilia nella casa dell'Istituto Servi della Chiesa (fondato da don Torreggiani) e tornare a prenderli al mattino.

Dopo l'estate Kiko e Carmen tornano a Roma, ed è allora che Kiko, per dimostrare indipendenza rispetto alle richieste di don Torreggiani e probabilmente per evitare d' essere da lui tenuto sotto controllo, si fa assegnare da una suora il famoso pollaio nel borghetto latino che ristruttura, con l'aiuto di altri, per farsene un alloggio.

Secondo quanto dichiarato da Kiko nel 2020 ad Aquilino Cayuela per le Note biografiche di Carmen (pag. 235), anche Carmen seguì il suo esempio, ma fu cacciata via dal borghetto latino per schiamazzi notturni.
«Quando giunse a Roma, Carmen alloggiò dalle suore di Santa Brigida, che le hanno lasciato una stanza; in seguito una signora le lasciò una capanna, una parte di una baracca, davanti a quella di Kiko, a circa cento metri. Dopo un po', tuttavia, la cacciò via perché le persone che ci visitavano non la lasciavano dormire. Per questo dovette tornare dalle suore di Santa Brigida».
Evidentemente nelle baracche di Roma la gente, che lavorava di giorno, la notte voleva dormire e non era ammessa la vita disordinata e notturna dei due spagnoli e dei loro amici.

A ottobre 1968 don Cuppini li raggiunge a Roma e  "celebrano" l'Eucaristia nella baracca (nessun accenno ai partecipanti); si sa però che contemporaneamente vengono allestite le catechesi nella parrocchia borghese dei Martiri Canadesi e a inizio novembre nasce la prima comunità.

La Gran Via - Madrid
Il 17 novembre 1968 il terzetto Kiko Carmen Cuppini già non è più  a Roma: dell'agenda del sacerdote infatti risulta fossero a Madrid, e non certo nelle baracche di Palomeras.

Annota infatti don Cuppini: «Abitiamo in pieno centro, in calle Miguel Moya, 6 a lato della "Gran Via", in un appartamento di Marcelo Riesgo, amico di Kiko».

Il 24 novembre 1968 vanno a Lisbona, portati in macchina dai "fratelli" di Madrid, ove rimangono ospiti in  istituti religiosi e in un appartamento offerto dal parroco. Le catechesi comunque, annota don Cuppini, si risolsero in un flop.
Natale ed Epifania 1969 a Madrid.

A Pasqua 1969 sono ancora in Spagna e celebrano la Pasqua nella sacrestia della chiesa abbandonata di Fuentes.

A primavera si dirigono nella regione della Mancha, dove il padre di Kiko possedeva una villa con piscina, insieme alle tre sorelle di Carmen. Cuppini in quell'occasione faceva l'autista con la macchina del padre di Kiko.

A maggio 1969 sono a Roma ma già a giugno a Scandicci. Fino a metà ottobre, poi, di nuovo in Spagna. A novembre 1969 di nuovo a Roma per fare le catechesi a S. Francesca Cabrini. A dicembre a Napoli e a gennaio 1970 ad Ivrea. A marzo 1970 a fare Pasqua a Madrid, ad aprile a Roma a fare catechesi a S.Luigi dei Parioli, alla Natività e a santa Francesca Cabrini, che sono parrocchie ricche della capitale. 

Ad agosto pellegrinaggio in Terra Santa. Da novembre ad aprile 1971 in Spagna, Pasqua a Roma. Poi un tour a Firenze, dove alloggiavano nella casa di riposo degli artisti dello spettacolo viaggiante dei Servi di Maria; poi a Brescia, Bolzano, Trieste, Milano, Ivrea, ove Kiko e Cuppini rimangono ospiti in Seminario, Carmen presso una famiglia e tutti e tre pranzano sempre dal parroco don Antonio.

Il 1 luglio 1971 l'agenda di don Cuppini si interrompe perché il sacerdote viene richiamato definitivamente a Bologna.

Gli spostamenti avvenivano sempre in macchina, con un Citroën 2 cavalli che guidava sempre Cuppini, con camicia azzurro-prete-autista, visto che i due non sanno guidare.

Ma la baracca nel borghetto latino? Kiko evidentemente la teneva solo per rappresentanza. Costruita nell'autunno del 1968, fu abbandonata come abitazione stabile  per i periodi di permanenza a Roma nell'inverno dell'anno successivo;  sappiamo infatti dalle agende del presbitero che dall'inverno del 1969, Kiko, avendo avuto un'influenza  con febbre, fu ospite fisso, con Cuppini, a casa di Nunzio, della prima comunità dei Martiri  Canadesi, in via Lucchesi vicino alla Fontana di Trevi mentre Carmen, dopo aver fatto le valigie ed essersene andata dai "sagrestani" (l'Istituto Servi della Chiesa di don Torreggiani) fu ospite abitudinaria di Maura (itinerante della prima ora, quando i catechisti erano single su modello Kiko-Carmen) quando si trovava a Roma.

Cioè: la baracca era semplicemente la carta di identità di Kiko, la dimostrazione del suo essere altro, addirittura eversivo nei confronti della realtà ecclesiale, il suo distintivo di hippy anti clericale, mentre invece, nei fatti, si appoggiava in toto a istituti religiosi, ai pranzi nelle canoniche, ai seminari, prima ancor di scegliere la soluzione più  comoda e farsi direttamente ospitare (anche per le vacanze in montagna e al mare) dalle famiglie dell'alta borghesia sue adepte di comunità. E Carmen come lui, visto che addirittura si poteva permettere di scegliere fra un ospite e l'altro.

Nè pare facessero alcuna attività lavorativa, essendo ospiti non paganti e ricevendo donativi che poi, visto che Kiko "non faceva del pauperismo" (parole di don Cuppini) venivano spesi per frequentare bar, ristoranti e cinema sempre della zona bene di Roma, oltre che per fumare e per i loro viaggi per motivi familiari.

Quindi, con la semplice consultazione delle agende di don Cuppini, possiamo ridimensionare del tutto la mitologia del Cammino tra i poveri e la permanenza di Kiko in una baracca di Roma proprio per stare con i poveri della Capitale: è esattamente il contrario.
Altro che dottorato honoris causa di cui furono insigniti i due iniziatori iberici per la loro dedizione ai poveri!

In questo articolo, si possono vedere le immagini delle baracche del borghetto latino che fanno parte del fascicolo fornito ad un gruppo di pellegrini neocatecumenali filippini presenti a Roma nel maggio del 2018 per le celebrazioni del 50esimo del Cammino neocatecumenale.

Le famigliole filippine si sono recate di persona a visitare i "sacri luoghi" in cui il loro guru Kiko racconta di aver vissuto povero tra i più poveri, ora trasformati in parco, e hanno preso religiosamente pure delle immagini.

Un "valore aggiunto" l'ha fornito la presenza dell'ex Vescovo di Guam e "fratello" del Cammino neocatecumenale già allora condannato dal tribunale ecclesiastico per pedofilia, Antony Sablan Apuron, che Kiko impose al Papa nel parterre delle autorità religiose. Qui sotto lo vediamo in una foto sorridente e spensierato, sicuro di aver guadagnato comunque e sempre un posto al sole, e non una baracca da poveraccio, per i meriti acquisiti in favore del Cammino neocatecumenale.


 

domenica 15 maggio 2022

Che cosa ha da spartire san Carlo de Foucauld con Kiko Argüello?

Qui la versione inglese dell'articolo a cura del blog "Neocatechumenal Way in the USA".

Statua di Charles de Foucauld
a Nazareth
Oggi, 15 maggio 2022, viene proclamato santo in Piazza San Pietro Charles de Foucauld,  un originale apostolo del Vangelo che ardeva dal desiderio di far conoscere e amare il “suo” Gesù, vivendo tra i Touareg nel Sahara algerino: “Risiedo qui, solo europeo… Felice di essere solo con Gesù, solo per Gesù”.

L'evento, come ogni canonizzazione, coinvolge e commuove tutta la Chiesa, e soprattutto le 19 famiglie di laici e sacerdoti che si richiamano alla sua spiritualità.

C'è  però anche un 'figlio spurio' che si sente coinvolto e quasi accomunato al nuovo santo in questa giornata speciale, ed è  Kiko Argüello, fondatore del Cammino Neocatecumenale.

Sul sito ufficiale del Cammino neocatecumenale infatti alla canonizzazione di fratel Carlo è stato dedicato un articolo, a firma di don Ezechiele Pasotti,  in cui si afferma che, con Kiko,  vi  sarebbero «legami vari e profondi, e vanno dal momento della loro conversione, all’intuizione della vita nascosta in mezzo ai poveri, al modo di stare come “poveri tra i poveri”, sino al “sogno” di una cappella per l’adorazione sul Monte delle Beatitudini».

Vogliamo analizzare uno ad uno questi presunti legami fra il santo che oggi viene elevato agli altari e colui che, con tanta insistenza, da più  di mezzo secolo sostiene di essere un suo fedele imitatore.

La conversione.

Charles de Foucauld, dopo un’adolescenza vissuta lontano dalla fede, immerso nei piaceri di una vita facile e agiata, cominciò ad avvertire un’inquietudine esistenziale durante una pericolosa esplorazione in Marocco e, rientrato in Francia, continuò la sua ricerca stimolato dai buoni esempi di persone cristiane: «Ho iniziato ad andare in chiesa, senza essere credente, non mi trovavo bene se non in quel luogo e vi trascorrevo lunghe ore continuando a ripetere una strana preghiera: “Mio Dio, se esisti, fa che io Ti conosca!”». Con l’aiuto di un santo sacerdote, il padre Huvelin, ritrovò la fede e tornò ai Sacramenti nel 1886; aveva 28 anni. 
 
«Come credetti che c’era un Dio, compresi che non potevo far altro che vivere per Lui solo». 
Il cammino di fratel Charles, dal giorno del suo rinnovamento interiore, continua ad essere ricerca appassionata di Cristo, delle sue orme, da ricalcare amorosamente una per una, in modo tale che la sua vita sia insieme imitazione fedele di Gesù e perdita di sé nel “Beneamato”: «Amo Nostro Signore Gesù Cristo e non posso sopportare di condurre una vita diversa dalla Sua... Non voglio attraversare la vita in prima classe, quando Colui che amo l’ha attraversata in ultima classe...».
 
Anche Kiko ebbe una crisi esistenziale, e una conversione, ma il suo obbiettivo non era quello professato da Charles de Foucauld, il seguire l'esempio di Cristo. 
Lo spiega più tardi, nei suoi "Orientamenti per la fase di conversione" (il mamotreto delle catechesi iniziali): «Gesù Cristo non è  affatto un ideale di vita»  «la gente pensa che Gesù Cristo è  venuto a darci una legge più perfetta della precedente e che, con la sua vita e la sua morte, la sua sofferenza soprattutto, ci ha dato l'esempio perché noi si faccia lo stesso. Per queste persone (ndr: ossia per tutti i credenti) Gesù  è un ideale, un modello di vita» «se Gesù Cristo fosse venuto a darci un ideale di vita, come avrebbe potuto darci un ideale talmente alto, talmente elevato, che nessuno lo può raggiungere?»
 
Kiko nelle grotte di Murcia
in una posa "alla de Foucauld"

Il teologo passionista padre Enrico Zoffoli commentava queste, che definì senza esitazione "fandonie", scrivendo: 
«Kiko ignora che il Vangelo è  il messaggio esistenziale che in ultima analisi si riduce alla più  sapiente, amorosa ed eroica sequela di Cristo, spinta fino a pensare, sentire, vivere come Lui, in Lui e per Lui (Fil.2,5).»

Cosa pensava invece Charles de Foucauld della possibilità e necessità di imitare Cristo? Scriveva: «Approfittiamo degli esempi dei santi, ma senza fermarci a lungo né prendere per modello completo questo o quel santo, e prendendo di ciascuno ciò che ci sembra più conforme alle parole e agli esempi di Nostro Signore Gesù, nostro solo e vero modello, servendoci così delle loro lezioni, non per imitare essi, ma per meglio imitare Gesù».

Esponeva infatti in tal modo la propria ricetta spirituale: «L’imitazione è inseparabile dall’amore: è il segreto della mia vita: ho perduto il mio cuore per questo Gesù di Nazareth crocifisso millenovecento anni fa e passo la mia vita a cercare di imitarlo per quanto è possibile alla mia debolezza.»

È  così  che, dopo essersi consacrato a Dio come monaco trappista,  assetato di maggior povertà, maggior penitenza, maggior conformità a Gesù, con il beneplacito dei superiori e del direttore spirituale, lasciò la Trappa e si recò a Nazareth come eremita presso un monastero di Clarisse; il suo scopo era quello di «condurre il più fedelmente possibile la vita di Nostro Signore, vivendo soltanto del lavoro manuale e seguendo alla lettera tutti i Suoi consigli...».

L'idea, il proposito e la trasposizione nella vita di fratel Carlo di Gesù della sequela di Cristo e del conformarsi a Lui è completamente antitetica a quella di Francisco (Kiko) Argüello.

La vita nascosta tra i poveri.

Charles de Foucauld volle approfondire la sua vocazione attraverso una sorta di vita eremitica, in preghiera, adorazione, lavoro silenzioso e grande povertà.
Ciò avviene inizialmente in Terra Santa presso le Clarisse di Nazareth.

Fratel Charles desiderava condividere questa “vita di Nazareth” con altri fratelli. Per questo scrisse la Regola dei Piccoli Fratelli, che codifica come una “vita di famiglia attorno all’Ostia consacrata”. 
«La mia regola – scrisse – è così strettamente legata al culto della Santa Eucaristia che è impossibile che molti la osservino senza che ci siano un prete e un tabernacolo; solo quando sarò diventato prete sarà possibile avere un oratorio attorno al quale riunirsi e solo allora potrò avere qualche compagno...».

Tornato nuovamente nel suo Paese venne ordinato sacerdote a 43 anni nella Diocesi di Viviers. Ma l’Africa lo chiamava nuovamente e così si recò nel deserto algerino del Sahara, prima a Beni Abbès, povero tra i più poveri, poi più a sud a Tamanrasset con i Tuareg dell’Hoggar.


Kiko Argüello, sostiene l'articolo sul sito del Cammino, ha seguito passo passo le orme del santo. E riporta una affermazione del fondatore spagnolo: «De Foucauld mi ha dato la formula per realizzare il mio ideale monastico: vivere come un povero tra i poveri, condividendo la sua casa, il suo lavoro e la sua vita, senza chiedere niente a nessuno e senza fare niente di speciale».

Non sappiamo esattamente cosa fece Kiko, insieme a Carmen, nel rione popolare delle Palomeras di Madrid.
Certo è  che vi rimasero per poco, e quasi subito cercarono di esportare l'esperienza di "fraternità" provata in particolare con una colonia di zingari stanziatisi in quella zona nelle parrocchie ricche di Madrid.
La povertà estrema, dopo averla provata sulla propria pelle, non era assolutamente il loro ideale di vita, il paradigma di Charles de Foucauld era diversissimo dal loro!

Un esempio della totale indifferenza di Kiko Argüello rispetto all'apostolato fra i reietti della società, si ha con il suo arrivo, insieme a Carmen Hernàndez, in Italia.

Don Dino Torreggiani, primo sponsor ecclesiastico dei due ispanici sul suolo italico, aveva creduto nella autenticità delle loro vantate esperienze tra i poveri di Madrid  e nutriva grandi speranze e aspettative su di loro come "apostoli dei capelloni"  (simpatizzanti del movimento Hippy) che stazionavano giorno e notte in piazza Navona.

Ma Kiko, sbarcato nella Capitale proprio per questa missione, si rivelò un vero disastro! 
Non voleva saperne di evangelizzare i capelloni: dormiva, fino a tardi, andava al cinema...; come confidò lo stesso Kiko a don Cuppini, presbitero nella loro equipe prima di don Pezzi, la sua "ispirazione-aspirazione" era esclusivamente quella di andare a Roma per avvicinarsi al Papa (ed entrare nelle sue grazie).  (Dal libro "Intervista a Francesco Cuppini" di Tarcisio Zanni).

Altro che vita nascosta tra i poveri!

Lo stesso don Francesco Cuppini rileva come "interessante" il fatto che la prima parrocchia "evangelizzata" da Kiko e Carmen a Roma fosse quella dei Martiri Canadesi.
Scrive infatti «da uno che vive con i baraccati ci si poteva aspettare più  logicamente un apostolato rivolto ai poveri, una comunità  di poveri, un po' come a Madrid».
Ma conclude: «Invece il Signore qui a Roma il Cammino lo ha passato direttamente dalle baracche ai borghesi». Quindi, secondo l'idea che Cuppini vuole accreditare, è stato Dio a volerlo, facendo evaporare in breve volgere di tempo  il grande amore dei due iberici (borghesi pure loro) per Madonna povertà!
Non è inessenziale ricordare che questo afflato di vita nascosta tra i poveri non farà  mai più parte degli obbiettivi dei due fondatori del Cammino neocatecumenale.

Il sogno di una cappella per l’adorazione sul Monte delle Beatitudini

Scriveva Charles de Foucauld: «…Io credo mio dovere sforzarmi di acquistare il luogo probabile del Monte delle Beatitudini, di assicurarne il possesso alla Chiesa cedendolo poi ai Francescani, e di sforzarmi di costruire un altare dove, in perpetuo, sia celebrata la messa ogni giorno, e resti presente Nostro Signore nel Tabernacolo...». 
Su questo il santo ha tanto riflettuto e pregato che ne fissa anche la data: 26 aprile 1900, festa di Nostra Signora del Buon Consiglio. Ed era profondamente convinto che la sua vocazione di «imitare il più perfettamente possibile nostro Signore Gesù, nella sua vita nascosta» riceverà qui, sul Monte delle Beatitudini, una consacrazione più radicale e definitiva. 
«Lì potrò infinitamente di più per il prossimo, per la mia sola offerta del santo sacrificio…, sistemando un tabernacolo che con la sola presenza del Santissimo Sacramento, santificherà invisibilmente tutti i dintorni, allo stesso modo in cui nostro Signore nel ventre della madre santificò la casa di Giovanni… come pure con i pellegrini… con l’ospitalità, l’elemosina, la carità che cercherò di praticare verso tutti».

Quando essere stati marxisti
ed atei diventa un vanto...
Ebbene, a questo proposito appare proprio il caso di ricordare il disprezzo nei confronti del Tabernacolo, la tiepidezza nei confronti della Presenza reale e dell'adorazione al Santissimo di Kiko e Carmen.

Diceva Kiko negli "Orientamenti per la fase di conversione": «Noi cristiani non abbiamo altare, perché  l'unica pietra santa è Cristo, Pietra angolare. Perciò  noi possiamo celebrare l'eucarestia sopra un tavolo; e la possiamo celebrare in una piazza, in campagna e dove ci piaccia! Non abbiamo un luogo in cui esclusivamente si debba celebrare il culto».

E Carmen gli faceva da sponda dichiarando: «Io sempre dico ai Sacramentini che hanno costruito un tabernacolo immenso: se Gesù Cristo avesse voluto l'Eucarestia per stare lì, si sarebbe fatto presente in una pietra che non va a male» e proseguiva descrivendo come devianti «l'adorazione, le genuflessioni durante la Messa ad ogni momento, l'elevazione perché tutti adorino...Nel Medioevo all'elevazione si suonava la campana, e quelli che erano in campagna adoravano il Santissimo.»

Date queste premesse, è  normale che finiscano per dichiarare che «stanno scomparendo i contrasti con i protestanti perché andando al centro, all'essenziale, coincideremo con loro» (secondo Kiko e Carmen, saremo noi a coincidere con i protestanti, non viceversa!).

Sempre più abissale la differenza tra la visione di Kiko e Carmen, sulla quale hanno istruito tutti i propri adepti e mai è stata esplicitamente rigettata, e quella di fratel Carlo de Foucauld.

Su quanto poi il lussuoso mausoleo della Domus Galilaeae con la cappella dell'adorazione circolare oppressa dal gruppo bronzeo kikiano  corrisponda all'ideale di de Foucauld, si è  ben espresso in una lettera aperta dolorante e scandalizzata un membro di una delle fraternità ispirate all'esempio di vita di fratel Carlo.

Domanda più che lecita...
Infine, dopo aver parlato dell'imitazione di Cristo, della vita nascosta con i poveri, dell'adorazione davanti al Tabernacolo che furono i fondamenti su cui si è  santificato Charles de Foucauld e rispetto ai quali invece Kiko Argüello e Carmen Hernàndez hanno scelto una strada totalmente agli antipodi, concludiamo con l'idea che nutriva fratel Carlo dell'evangelizzazione cristiana.

Quella di Charles de Foucauld  è un'evangelizzazione «non attraverso la parola, bensì – come lui dirà – attraverso la presenza del Santissimo Sacramento, l’offerta del divino Sacrificio, la preghiera, la penitenza, la pratica delle virtù evangeliche, la carità, una carità fraterna ed universale che divide fin l’ultimo boccone di pane con qualsiasi sconosciuto che si presenti, e che riceve chiunque come fratello amatissimo...».
Imparando la lezione del Vangelo: “Tutto ciò che fate ad uno di questi piccoli, l’avete fatto a me”, apriva sempre la porta quando qualcuno bussava, rompendo la sua solitudine contemplativa. «Dalle 4.30 del mattino alle 20.30 della sera – scriveva in alcuni giorni –, non smetto di parlare, di vedere gente: schiavi, poveri, ammalati, soldati, viaggiatori, curiosi».
La sua vita trascorreva così, all’interno del suo recinto, senza uscire a predicare ma pronto a ospitare chiunque passi di lì, amico o nemico che fosse.

Che differenza con la verbosa, ridondante, costrittiva, dispendiosa, elitaria, divisiva, rumorosa, autoreferenziale  "evangelizzazione" di Kiko, Carmen e del Cammino neocatecumenale!

Kiko voleva che fosse un "monastero"
ma dovette ripiegare sulla cappella

San Carlo de Foucauld, ti affidiamo nella preghiera tutti coloro che ancora credono nelle assurde pretese di santità e di cattolicità del Cammino neocatecumenale così come voluto dai suoi fondatori, perchè, considerando il tuo esempio e le tue virtù, rigettino senza altro indugio le finzioni e le inautenticità con le quali li si vuole tenere avvinti. Così sia.

giovedì 11 marzo 2021

Il Catechismo Olandese e il Catechismo di Kiko

I libri di istruzione religiosa sono stati scritti fin dal tempo dei Padri della Chiesa, ma il termine catechismo è entrato in uso nel XVI secolo con la pubblicazione da parte di Lutero nel 1529 di testi diretti all'indottrinamento dei fedeli, spesso in forma di domande e risposte. 
 
Pasquale Cati, Allegoria del Concilio di Trento
(1588-1589), affresco; Roma,
Basilica di Santa Maria in Trastevere

Il primo Catechismo vero e proprio fu sviluppato durante il Concilio di Trento, diretto ai parroci perché potessero meglio insegnare la dottrina cattolica e contrastare la Riforma protestante. Il Catechismo tridentino fu promulgato da papa Pio V ed adottato dall'intera Chiesa cattolica. 
Fino alla promulgazione del catechismo attualmente in vigore (Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato nel 1992 e poi il Compendio del 2005) non ci sono stati altri catechismi "universali", ma solo catechismi locali. Nel 1905 il catechismo redatto da papa Pio X per la diocesi di Roma (detto Catechismo maggiore) ebbe una grande diffusione e fu adottato da gran parte delle diocesi italiane circolando anche all'estero. Il Concilio Vaticano II non aveva chiesto la stesura di un nuovo catechismo, che sostituisse quello del Concilio di Trento; esso si era limitato a disporre la preparazione di un “Direttorio per l’istruzione catechistica del popolo” (Christus Dominus, n. 44), cosa che si era realizzata nel 1971.
Prima quindi del 1992, la stesura dei catechismi era lasciata all’iniziativa delle conferenze episcopali, le quali, nel periodo successivo al Concilio, si attivarono per la pubblicazione di catechismi nazionali per le diverse fasce d’età.
Uno sforzo immane, che però ebbe risultati piuttosto deludenti; tanto è vero che i Vescovi riuniti nel Sinodo straordinario del 1985 chiesero al Papa di preparare un catechismo unico per tutta la Chiesa; richiesta che fu prontamente esaudita con la pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica nel 1992. Una volta pubblicato il catechismo universale (che è stato un enorme successo, non solo editoriale), i catechismi locali hanno perso qualsiasi rilevanza fino praticamente a scomparire.

Fra i catechismi inadatti e fallimentari che hanno preso forma nei turbolenti anni postconciliari, annoveriamo anche il Nuovo Catechismo Olandese (pubblicato nel 1966) e, perché no?, il Catechismo  neocatecumenale, che apparve, dattiloscritto nei famosi ed arcani libri blu detti "mamotreti" (cioè scartafacci), proprio dal 1968 in poi.

Ma dedichiamoci innanzitutto al Nuovo Catechismo Olandese. Si cominciò a lavorare al Catechismo nel 1956: i Vescovi olandesi affidarono in quell’anno all’Istituto catechetico superiore di Nimega il compito di rivedere il Catechismo allora in uso nelle loro diocesi. Già prima del Concilio esistevano catechismi locali; non si deve pensare che in tutta la Chiesa si facesse uso del Catechismo di San Pio X, che si era imposto solo in Italia. Tanto per fare un esempio, negli Stati Uniti fin dal 1885 si usava il Baltimore Catechism.

  • Invece del Catechismo di Kiko, fin dall'inizio, si negava addirittura l'esistenza. I due spagnoli Kiko Argüello e Carmen Hernandez sostenevano di predicare in modo spontaneo senza far uso di alcun testo. Kiko aveva una preparazione acquisita presso i Cursillos de Cristianidad, Carmen aveva frequentato un corso di Teologia quando era ancora novizia prima di essere cacciata, come racconta lei stessa, dalle Suore Missionarie.

Sicuramente i due facevano uso di testi specifici di cui Kiko si portava dietro gli appunti in misteriosi foglietti di cui parlò don Cuppini (nel libro intervista a cura di Tarcisio Zanni). Dal diario di don Cuppini. "7 dicembre 1968. Lisbona. Inizia la catechesi alla Penha de França. Kiko ha una serie di foglietti". Successivamente: "Zamora: lì Kiko ha scritto per la prima volta le catechesi. Avevo preso appunti mentre dava catechesi alla Penha: dopo io li leggevo e Kiko scriveva. Erano comunque già le catechesi (più o meno) che si danno ora".

Torniamo al Catechismo Olandese: Esso fu pubblicato poco dopo la conclusione del Concilio, il 9 ottobre 1966, col titolo Nuovo Catechismo. 

  • Il Catechismo di Kiko invece, pur girando da cinquant'anni nei famosi libri dattiloscritti (ora stampati) non è MAI stato pubblicato.

Fin da subito il Nuovo Catechismo Olandese suscitò forti perplessità, dentro e fuori i Paesi Bassi, tanto è vero che il Papa volle che tre teologi scelti dai Vescovi olandesi si incontrassero con tre teologi designati da Roma. L’incontro si svolse a Gazzada dall’8 al 10 aprile 1967. Questo incontro non ebbe alcun risultato, dal momento che le due parti rimasero ciascuna sulle proprie posizioni. 
 
  • Invece il Catechismo di Kiko, di cui si ignorava addirittura l'esistenza, e che i catechisti neocatecumenali dovevano imparare a memoria per poi sostenere di aver ripetuto sul momento quanto lo Spirito Santo andava ispirando loro, non poté essere analizzato. Solamente quando papa Giovanni Paolo II pretese che il movimento di Kiko si dotasse di uno Statuto, l'iniziatore spagnolo si vide costretto a consegnare i suoi testi perché fossero visionati e corretti. 
 
Per quanto riguarda il Catechismo Olandese, una volta conosciuto l’esito del colloquio di Gazzada, Paolo VI decise di affidare a una Commissione cardinalizia il compito di esaminare ed emendare il Catechismo.

  • In un arco di tempo fra il 1997 e il 2012 i testi del catechismo di Kiko furono l'oggetto di una laboriosa e di certo contrastata revisione nell'ambito di una commissione formata da teologi della Congregazione per il Culto della Fede e "teologi" del Cammino. 
 
Il 15 ottobre 1968 la Commissione che esaminava il Catechismo Olandese emanò una dichiarazione contenente i punti da correggere nel Catechismo:

  1. Circa la creazione degli angeli
  2. Circa la caduta di tutti gli uomini in Adamo
  3. Circa la concezione di Gesù da Maria in modo verginale
  4. Circa la “soddisfazione” operata da Nostro Signore Gesú Cristo
  5. Circa il sacrificio della Croce e il sacrificio della Messa
  6. Circa la reale presenza e la conversione eucaristica
  7. Circa l’infallibilità della Chiesa e la conoscibilità dei misteri rivelati
  8. Circa il sacerdozio ministeriale o gerarchico e circa la potestà di insegnare e di governare nella Chiesa
  9. Circa alcuni argomenti di teologia dogmatica
  10. Circa alcuni argomenti di teologia morale
I libri segreti del Cammino, i mamotreti

  • La commissione di teologi modificò profondamente il catechismo di Kiko e, non essendo sufficienti le drastiche correzioni e le censure nel corpo del testo, aggiunsero numerose note a piè di pagina con gli articoli del Catechismo della Chiesa Cattolica su molteplici argomenti, tra i quali:

  1. Circa l'opera redentrice di Cristo e la realtà storica del peccato.
  2. Circa il rapporto tra Grazia divina e libertà umana. Circa la soddisfazione operata dal Nostro Signore Gesù Cristo offertosi come Vittima di espiazione
  3. Circa la salvezza operata da Gesù per i meriti della sua passione e morte
  4. Circa la Chiesa quale società visibile e gerarchica. .
  5. Circa la distinzione fra sacerdozio ordinato e sacerdozio universale
  6. Circa il sacrificio della croce e il sacrificio della Messa
  7. Circa la Transustanziazione e la reale presenza eucaristica
  8. Circa la pratica della Comunione frequente, le visite, le benedizioni, le processioni, le adorazioni solenni, i congressi; come pure il dovere di osservare le rubriche riguardanti il contegno da tenersi alla presenza di Cristo, e ogni norma volta a coltivare la sensibilità eucaristica dei fedeli, ecc..
  9. Circa la distinzione tra il sacramento della Penitenza e quello del Battesimo.
  10. Circa il sacramento della penitenza: la «conversione» del peccatore come fatto eminentemente personale, l'importanza del perdono di Dio tramite assoluzione, l'importanza della confessione auricolare
  11. Circa l'esistenza dell'Inferno 
  12. Circa l'importanza della Chiesa per la salvezza
  13. Circa Gesù, unico Redentore e Maestro, e unico Modello di santità che i credenti devono sforzarsi di imitare.
  14. Circa la piena armonia tra Concilio Vaticano II e quello di Trento.
  15. Circa l'interpretazione autorevole della Bibbia del Magistero della Chiesa
  16. Circa altri temi di teologia dogmatica e morale

Le correzioni romane non furono accolte dalla maggioranza dell’establishment cattolico olandese. Nel gennaio del 1969 il Consiglio pastorale olandese, riunito a Noordwijkerhout, emise una “dichiarazione di indipendenza”, con la quale si schierò a favore del Nuovo Catechismo senza le correzioni romane. Il Catechismo comunque fu tradotto in diverse lingue e diffuso. La Chiesa ottenne solo che venissero messe in allegato le correzioni con i riferimenti ai paragrafi corretti. 

  • Il catechismo di Kiko, denominato Direttorio, fu rilasciato dal Pontificio dicastero per i laici come vincolante per la catechesi del Cammino Neocatecumenale. Non essendo però mai stato pubblicato, non è chiaro se sia corrispondente ai testi dati in uso ai catechisti. Ciò che è certo comunque è che gli errori originali a tutt'oggi vengono trasmessi tramite le catechesi del Cammino ai suoi adepti.

Forse è il caso di fare qualche riflessione su questa vicenda: 
Il Catechismo olandese non è tutto da buttare. Può essere utile riportare la conclusione della dichiarazione della Commissione cardinalizia: Le presenti osservazioni, anche se non poche e non di lieve importanza, lasciano intatta la maggior parte del Nuovo Catechismo, con il lodevole suo carattere pastorale, liturgico e biblico. Esse non si oppongono all’intento degno di elogio degli autori del Catechismo di proporre l’eterno vangelo di Cristo in forma aderente al modo di pensare degli uomini del nostro tempo. Le grandi doti per cui l’opera si caratterizza, richiedono che essa rifletta sempre la dottrina della Chiesa senza oscuramento di alcuna ombra (loc. cit., p. 499). 
 
  • Per quanto riguarda il Catechismo di Kiko, non registriamo invece nessun elogio da parte della Commissione esaminatrice, mentre l'iniziatore Argüello, che ha sempre avuto un rapporto molto controverso con la verità, sostiene di essere stato lodato e che del suo testo originale è stato cambiato "pochissimo". 
 
Dopo la pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, fortemente voluto da Papa Giovanni Paolo II e dal futuro Benedetto  XVI, cardinal Ratzinger, la predicazione e la catechesi hanno cercato, in genere, di conformarsi all’insegnamento ufficiale della Chiesa e il Catechismo Olandese fu accantonato. 
 
  • Invece il Catechismo di Kiko ancora attualmente è insegnato e non è stato assolutamente sostituito dal Catechismo della Chiesa Cattolica
 
Le lacune del Catechismo olandese erano notevoli, ma non era impossibile colmarle. È ciò che fece la Commissione cardinalizia costituita da Paolo VI. Il problema è che si volle rifiutare la correzione proveniente da Roma, pensando che la posizione romana rappresentasse un passato destinato presto a finire, mentre quella olandese fosse l’inizio di un radioso futuro per la Chiesa. La storia dimostra che è stato esattamente il contrario. Non è un caso che il cinquantesimo del Catechismo non è stato celebrato da nessuno, non solo perché i protagonisti di quella vicenda erano nel frattempo scomparsi (cosa abbastanza comprensibile), ma anche perché non avevano lasciato nessun erede: nei Paesi Bassi, la Chiesa cattolica in questi cinquant’anni è andata progressivamente assottigliandosi fino quasi a scomparire, per essere sostituita dall’Islam. 
 
  • Le lacune e gli spropositi del
    Catechismo di Kiko erano notevoli e quasi impossibili da colmare. Il testo corretto non è stato pubblicato e gli errori teologici, dogmatici, antropologici, biblici continuano ad essere diffusi. Il Catechismo di Kiko in cinquant'anni ha prodotto il consolidarsi di una esperienza segnata dal settarismo e dal fanatismo che si è incistata all'interno della Chiesa Cattolica provocando danni enormi e gravi sofferenze. 
 
In conclusione, i risultati del “rinnovamento” della Chiesa olandese, di cui Il nuovo Catechismo è in qualche modo l’emblema, dovrebbero farci riflettere sulle prossime prospettive di sfacelo di cui il Catechismo di Kiko finirà per rendersi responsabile.

martedì 12 gennaio 2021

Storia di una colazione non fatta, di un borsellino miracoloso e di come Kiko si salverà l'anima

Leggiamo su Cruxsancta il seguente commento:

«Ricordo che i catechisti non perdevano ogni occasione propizia per magnificare l'austerità di Kiko che sbarca il lunario con non più di 300 euro al mese (tenendo conto del fatto che viene spesato di tutto, non vedo che merito ne abbia, ma lo dicevano sempre quando potevano).

Poi è stato lo stesso Kiko a uscire con la cavolata che ogni giorno dava 50 euro al poveretto all'angolo. E non dava di più perché non lavora e non ha sussidi (per quanto incassi, in sacchi molto neri).

È palesemente un miracolo che, senza spendere più di 300 euro al mese, possa dare 50 euro ogni giorno.

Il fatto è che, a dire cavolate, sono proprio imbattibili.»

Chiariamo subito che non è bello fare i conti in tasca a nessuno.

Però, dal momento che la dichiarazione della elemosina di 50 euro al povero ogni mattina recandosi alla Messa l'ha fatta proprio Kiko Argüello e l'ha diffusa via mail a tutti i catechisti del Cammino neocatecumenale perché venisse riferita a più di un milione di aderenti per invitarli a seguire il suo esempio di generosità, e dal momento che, allo stesso modo, la notizia sulla austerità di vita dello stesso Kiko, attraverso sempre i soliti canali, ha raggiunto sempre gli stessi utenti a livello planetario, ci corre l'obbligo di cercare di chiarire come possa avvenire questo vantato ennesimo plateale 'miracolo' del Cammino.

Diciamo subito che l'indole al risparmio del denaro (proprio) e il rapporto noncurante e generoso con il denaro (altrui) di Kiko Argüello ci viene raccontato in primo luogo da Carmen Hernández, che, già al primo incontro con il profeta delle Palomeras, dovette pagare il conto del bar e il taxi per il suo rientro a casa.

Lo stesso genere di risparmio personale e di fiducia nella "Provvidenza", ha sempre caratterizzato la missionarietà dell'Argüello.

Nella sua baracca infatti del Borghetto latino, in cui soggiornò nei primissimi tempi del suo arrivo a Roma, campeggiava la scritta: "Non darmi né povertà né ricchezza: fammi avere il cibo necessario".

È il suo concetto di ciò che è "necessario" che ci intriga...

Riportiamo qui un episodio raccontato da don Cuppini, il sacerdote che affiancò i due iniziatori proprio in quei primi anni di scorribande.

«Era il giorno della proclamazione di S.Teresa d'Avila "Dottore della Chiesa" ad opera di Paolo VI.

Quel giorno dovevamo vedere Mons. Morcillo, che per l'occasione era venuto a Roma. Kiko ed io dormivamo nella baracca al borghetto latino. Franco Voltaggio ci aveva lasciato una 600.

La mattina (era il 27 settembre 1970) vado a mettere in moto la macchina: ci avevano rubato la benzina! Avevamo 200 lire, quanto bastava per la colazione. Allora a Roma cappuccino e brioche costavano 100 lire. Ma andai dal benzinaio, con una bottiglia, a prendere un po' di benzina e quindi non facemmo colazione.

Mi ricordo che Kiko disse: "Il Padre ci tratta male questa mattina... ci deve una riparazione" (o qualcosa di simile).

Andammo a pranzo da Nunzio (allora abitavano in via dei Lucchesi); ad un certo punto arriva un fratello della comunità di S.Luigi dei Parioli e ci porta una busta a nome del Parroco. Sapeva che dovevamo andare ad Ivrea e ci mandava i soldi del viaggio. Quando salutammo Nunzio, anche lui ci diede dei soldi, che Kiko mise in tasca senza guardare. Quando guardammo i soldi, erano due biglietti da 100.000 (erano le prime banconote da 100.000 che io vedessi).

Mi ricordo che Kiko disse: "Ecco la riparazione!".

La sera, dopo l'incontro con Mons.Morcillo, andammo al cinema, una prima visione in via Veneto e poi a cena alla "Carbonara" a Campo dei Fiori.

Quei soldi servirono a Carmen per prendere l'aereo per andare da suo padre che stava male (quando fummo a Ivrea ci telefonarono che il padre di Carmen stava morendo).

Kiko non ha mai fatto del pauperismo.

Comunque, in quei tre anni, le entrate erano sempre aleatorie, ma abbiamo sempre viaggiato, mangiato, fumato (loro) senza nessuna preoccupazione»

Don Cuppini ribattezza Kiko

Ecco svelato l'arcano, il motivo occulto del palese miracolo della austerità di Kiko e, nel contempo, del fatto che giri con rotoli di monete in tasca, viaggi con il jet personale, pasteggi ad ostriche e non si neghi neppure il whisky in bar appena sveglio (cioè non prima di mezzogiorno): il 'Padre' di Kiko - sulla cui reale identità preferiamo non azzardare ipotesi, ma deve avere qualcosa a che fare con i cornetti - per quella colazione saltata il 27 settembre del 1970, ha pagato e sta pagando salato fino ad oggi per ogni iniziativa o capriccio del figlioletto spagnolo.

Naturalmente, tutto questo fiume provvidenziale di danaro, viene "mediante" (preposizione che ai neocatecumenali piace assai) il sacco nero, le buste, le offerte, le decime che i neocatecumenali fanno pervenire, dietro pressante e continua richiesta, perché non si fermi ciò che viene loro spacciata come "evangelizzazione".

Come dimostrato dall'episodio precedente, Kiko, essendo povero, non ha due borselli, ma ne ha uno solo: quindi, sia per le proprie necessità personali, sia per edificare la lussuosissima Domus, attinge allo stesso borsello, continuamente rifornito dai Pantaloni neocatecumenali, spinti in modo magico a ripianare quel debito che il 'Padre' di Kiko ancora non ha finito di pagare per quella famosa colazione saltata.

Per questo Kiko miracolosamente può dire con il salmista "nulla mi manca" pur essendo un modello di austerità e spendendo dai suoi miseri risparmi di disoccupato senza sussidio al massimo 300 euro al mese (forse il provento di una piccola pensione sociale dello Stato Italiano?)

"Sacra reliquia di san Kiko"
Rimane il dubbio amletico: per cosa spende Kiko questi suoi 300 miseri euro mensili? Per la casa no: solo le spese condominiali dell'appartamento davanti a San Pietro sono altissime, quindi per quelle sovviene il borsello del Cammino, come pure per i viaggi e gli spostamenti, le vacanze eccetera.

Colazione, giornali, pranzi, cene, vestiario e quant'altro sappiamo essere tutte a carico dei "maggiordomi" del Cammino, che a loro volta attingono le risorse dai soliti proventi dei salassati adepti neocatecumenali o da proprie fortune personali messe ai piedi del guru madrileno.

Le sigarette? Fumando più di un pacchetto al giorno, e considerando che Kiko fuma anche pregiati sigari, la spesa supera di gran lunga i 300 euro. E poi, non penseremo mica che i maggiordomi factotum non riforniscano regolarmente il nicotina-dipendente con idonee stecche della marca preferita e con profumati Avana?

Resta solo da ipotizzare che Kiko, per una volta nella sua vita, abbia detto la verità e che elargisca i suoi personali 300 euro proprio per le elemosine al povero con il carrettino che lo aspetta speranzoso sotto casa. 

Certo, non più di sei volte al mese, a colpi di 50 euro per volta. Ma d'altronde, siamo seri: quante volte andrà ad una Messa cattolica Kiko Arguello? Una o due volte la settimana sono già troppe.

E con questa elemosina, tratta dai propri soldi personali, di cui nessuno ha finora mai visto neppure il colore, Kiko forse si comprerà la salvezza dal Padre quello vero, non dal 'Padre' con i cornetti che gli sta ripagando principescamente la colazione perduta cinquant'anni addietro . 

Anzi, forse, nonostante questo grande sacrificio personale, Kiko non si salverà l'anima, almeno secondo i propri stessi criteri, per i quali chi si vanta dell'elemosina ne perde ogni merito; e lui se ne è vantato, eccome! 

Povero Kiko...

martedì 23 giugno 2020

TRENT'ANNI DI CAMMINO A CONFRONTO: COS'È SUCCESSO? (IL SALE DELLA TERRA - 1)

Nel 1983 la RAI mandò in onda un ciclo di sei puntate di un programma intitolato “Il sale della terra”, condotto dal neocatecumenale Mimmo (Pier Emilio) Gennarini, padre dei due pilastri neocatecumenali, Giuseppe e Stefano.


Giuseppe è attualmente il responsabile degli USA e ne abbiamo spesso sentito parlare riguardo alle faccendacce di Guàm.
GENNARINI GO HOMEsi leggeva al suo arrivo sull’isola di Guam.

Il capostipite Mimmo Gennarini, scomparso nel 1987, era un dirigente della RAI che si dice “abbia inventato la RAI” insieme ad altri nomi illustri come Enzo Biagi, Arrigo Levi, Umberto Eco… e che fosse uno tra gli uomini fidati dell’allora partito governante, per una forma di monopolio dell’azienda RAI.

Ettore Bernabei stesso, soprannumerario dell’Opus Dei e dirigente generale della RAI, ai tempi in cui Mimmo Gennarini era incaricato della selezione del personale, racconta che gli diceva di assumere solo cristiani. Infatti quando Gennarini gli disse: “Tranquillo, direttore, questo è un democristiano di ferro”, lui gli rispose: “Ma almeno crede in Dio? Perché che sia democristiano interessa poco, conta di più che sia credente".

Bernabei era un pezzo veramente grosso: era in contatto permanente con la segreteria di Stato vaticana e coi cardinali Dell’Acqua, Benelli e Casaroli. Però, «di certe questioni», parlava direttamente con il Papa, prima con Giovanni XXIII, poi con Paolo VI, e quindi con Giovanni Paolo II.

Non avreste voi garantito o messo una buona parola davanti al card. Dell’Acqua o al Papa, quando fu il momento per Kiko di presentarsi a chiedere il permesso di incistare la sua creatura, sulla parola di Gennarini senior che si trattava di “gente che crede molto in Dio”?
È naturale che potendo l’abbia anche fatto, a maggior ragione considerando che tale permesso fu chiesto “dopo” aver iniziato l’attività, come dice anche Kiko, quindi “dopo” aver catechizzato nel ’69 la parrocchia del ricco quartiere "bene" Parioli, S. Luigi Gonzaga, territorio della famiglia Gennarini.

Dal 1963, in RAI Mimmo Gennarini fu a capo del Comitato programmi, che decideva sulle messe in onda.

Gli fu facile così inserire nella programmazione del sabato sera una trasmissione che, non dichiaratamente, propagandava il Movimento Neocatecumenale ed era portata avanti da persone che hanno tutte poi avuto un significativo ruolo nel Movimento Neocatecumenale.

Io mi sono guardata tutte e sei le puntate e devo dire che, a parte qualche rarissima e breve ammissione ad altri Movimenti, tutte le puntate parlavano del Movimento Neocatecumenale, però in modo subdolo, senza dare nell'occhio, nominandolo solo qualche volta incidentalmente e con nonchalance.

Predicazione esclusivamente neocatecumenale, terminologia neocatecumenale, ospiti favorevoli al Movimento Neocatecumenale, testimonianze quasi esclusivamente neocatecumenali, addirittura canti neocatecumenali…
Però ufficialmente “era la Chiesa” rinnovata post Concilio Vaticano II.

In un paio di occasioni, lo stesso Mimmo Gennarini ha ammesso che la trasmissione era il frutto del lavoro in squadra con altre persone, come del resto si vede anche nei titoli durante la sigla.
Queste “persone” erano naturalmente tutte neocatecumenali DOC: oltre a Mimmo Gennarini, neocatecumenale comprovato e “mentore” romano di Daniel Lifschitz, c’erano anche Angela Pellicciari, in cammino dal 1971, l’ormai tristemente arcinoto figlio di Mimmo, Giuseppe Gennarini, quindi Giuseppe (Pino) Manzari, Luciano Tosti (ex sacerdote dispensato su sua richiesta nel 1950 e poi sposatosi ed appartenente al Movimento Neocatecumenale dal 1971 nella parrocchia romana di S. Luigi Gonzaga), Pierluigi Varvesi, giornalista e capo-redattore RAI, in Cammino dal 1970 e una certa Annamaria Federici, della quale non è stato possibile reperire notizie.

Anche nel backstage c’erano neocatecumenali DOC, magari nemmeno dipendenti stabili della RAI: collaboratore in redazione, Maurizio Pastore e tecnico audio Carlo Striano.

Quest’ultimo, anch’egli giornalista collaboratore anche del quotidiano Avvenire, fu cinereporter per la RAI e fotografo free-lance e amico del giornalista Bruno Vespa, col quale andò a cena insieme al giovane card. Wojtyla, poi Papa.

Questi sono gli ambienti in cui si è sviluppato inizialmente il Movimento Neocatecumenale.
Ambienti di soli VIP.

Nel Collegio Elettivo neocatecumenale contenuto negli Statuti ad experimentum del 2002, figurano, guarda caso: Giuseppe Gennarini, Stefano Gennarini, Giuseppe (Pino) Manzari, Carlo Striano e Maurizio Pastore.
La trasmissione era quindi organizzata da massimi esponenti del Movimento, al posto giusto nel momento giusto.

Non per infierire, ma chi lo dice che il Movimento Neocatecumenale salva le famiglie?
Pierluigi Varvesi non fa mistero, in uno dei suoi molteplici siti web, che dopo la prima separazione ha ottenuto l’annullamento del matrimonio, ma che anche il secondo matrimonio è naufragato nel 2007. Dal 2013 la comunità se l'è vissuta a Nettuno e gira e rigira è diventato in vecchiaia “laico consacrato” a Gesù.
Ognuno ha la sua storia, non c'è giudizio da fare, ma i fatti sono fatti.

Insomma, con la benedizione della RAI, il gruppetto VIP neocatecumenale, prevalentemente se non esclusivamente della parrocchia di S. Luigi Gonzaga di Roma, ha impetrato INTERESSI PROPRI, portando avanti per ben sei puntate un programma televisivo di evidente propaganda del loro personale Movimento, definendolo “Chiesa”.

Allora potevano agire indisturbati, spacciando ogni cosa volessero ma oggi, anno 2020, un po’ di cosette le possiamo capire meglio, dopo quasi 30 anni.

E non ci sembra nemmeno corretto che senza nulla dichiarare, come in una sorta di pubblicità occulta che ti manda input e immagini del prodotto da pubblicizzare, in modo che ti rimangano nella mente, una privilegiata parrocchia della “Roma bene” del ricco quartiere Parioli, abbia potuto metter su un intero programma di sei puntate a diffusione nazionale per propagandare quel particolare "itinerario", soprattutto spacciandolo per la Chiesa.

È stato un po’ come quando nei film mettono la lattina della Coca Cola in bella vista: non è una pubblicità esplicita della Coca Cola, ma la visione del prodotto ne induce la conoscenza ed il conseguente incentivo all’acquisto. Product Placement, così lo chiamano i pubblicitari: e si pagava profumatamente.

All’epoca nessuno si sarà accorto di nulla, dopotutto nessuno li conosceva, questi neocatecumenali, ma oggi capiamo benissimo.

In quel programma tutto parla di Movimento Neocatecumenale, a partire dalla disposizione scenografica.
Alla destra del conduttore Mimmo Gennarini, infatti, fa bella mostra di sé la croce astile kikiana rialzata su un piedistallo (come la lattina della Coca Cola).

Ma anche la sigla fa riferimento al Movimento Neocatecumenale perché, pur contenendo immagini di varia natura, propone l’immagine di un battesimo neocatecumenale per immersione nella classica vasca interrata ed i volti di alcuni “testimoni”, che poi risulteranno essere neocatecumenali ed è accompagnata da un canto neocatecumenale, precisamente “Per amore dei miei fratelli”.

Naturalmente, l’orchestrina a lato, munita di strumenti vari, è costituita da cantori neocatecumenali, di cui la voce solista è quella del compianto Giorgio Filippucci ed è ben visibile al charango la moglie di Giuseppe Gennarini, Claudia. I canti proposti, ovviamente, sono tutti canti neocatecumenali, ma non viene detto MAI.

Si dice solo alcune volte: “canto che forse non conoscerete”, consci del fatto che solo i pochi neocatecumenali esistenti nel 1983 li potevano conoscere, anche in virtù dell’«arcano», che proibiva tassativamente di diffondere questi canti a chi non fosse neocatecumenale e non fosse giunto alla tappa prevista.
Esperienza personale, ricordi precisi.
Ai “fratellini minori” veniva imposto l’arcano, mentre i grandi capi pubblicizzavano occultamente…

L'orchestrina neocatecumenale
Tutto molto in famiglia, si può affermare tranquillamente, servendosi di persone chiave della RAI.
Kiko deve molto alla famiglia Gennarini.

Stefano Gennarini, infatti, rimembrava in seguito che:
Quando tornai a Roma per il Natale del ’69 (dalla Germania), tutta la mia famiglia stava seguendo le catechesi condotte da Kiko Argüello e Carmen Hernández – iniziatori del Cammino – con don Francesco Cuppini, nella parrocchia di S. Luigi Gonzaga."
Ma l’interessante, oltre all’impianto scenografico e musicale totalmente neocatecumenale, è la scelta delle persone invitate a parlare, tutte naturalmente in linea perfetta con la dottrina Kika, nonché anche i collegamenti esterni, scelti ad hoc.

Alcuni dei personaggi o delle parrocchie intervistate nel 1983, però, sappiamo oggi che fine hanno fatto: i diseredati riabilitati, gli onorati infamati, gli sconosciuti rivelati… in un ribaltone rispetto all’epoca veramente impressionante.

Nei prossimi articoli analizzeremo ogni singola puntata, perché in ognuna di esse c’è un “tesoro nascosto” da scoprire, un argomento, personaggi. Non correremo il rischio che da youtube spariscano le puntate, come spesso avviene per le cose “pericolose”, anche se di appartenenza alla RAI. Abbiamo già tutto archiviato.

Intanto però ci preme dire due parole sulla parrocchia di S. Luigi Gonzaga, che fu una delle prime ad essere catechizzata da Kiko, nel 1969 e alla quale apparteneva l’intero cast del programma “Il sale della terra”.

All’epoca della trasmissione, quindi, costoro “camminavano” da appena 13 anni ed il Movimento neocatecumenale esisteva da solo 14.

Sebbene li avesse già rimproverati a febbraio 1983 («...le norme giuridiche, come anche quelle liturgiche, vanno osservate senza negligenze e senza omissioni...»), si può dire che quando Giovanni Paolo II fece la visita pastorale nel 1988, ancora non li conosceva bene, cioè intendeva vederne solo i tanto vantati “frutti”.

Infatti, incontrandoli separatamente dal resto delle altre realtà, oltre alle lodi tessute per il loro zelo, disse:
Fate sì che si realizzi una parola che corrisponda pienamente a quello che voleva Cristo dagli apostoli: Andate. NON DICEVA: PRENDETE I PALAZZI, LE RICCHEZZE, LE CASE . . . NO. GLI DICEVA: ANDATE.

Non palazzi come questi... (Domus Galilaeae)
Erano all’epoca solo 150 persone divise in cinque comunità: in neanche quindici anni di esistenza del Cammino. Alcuni erano partiti “itineranti” in diversi Paesi dell’Europa, dell’Asia, dell’Africa e delle Americhe (per l’appunto quelle zone che ricorrono nelle puntate gennariane).
È naturale anche che quindi Giovanni Paolo II, diluviato di propaganda neocatecumenale, li definisse “lievito”: erano pochissimi ma molto VIP.

Povero Giovanni Paolo, avesse saputo allora l’evoluzione in “palazzi, ricchezze e case” che ha avuto questo presunto lievito…

…o come questi
(Centro Neocatecumenale a Porto San Giorgio)
Vorrei accostare il paragone, perché una volta leggendo articoli di cucina, ne scoprii uno che si intitolava: “Come il lievito distrugge la tua flora batterica e la tua salute”.
Distrugge e fa male, anche se moltiplica la pasta: si tratta del lievito di birra, quello che contiene fosfati, quello più dannoso, prodotto estremamente industriale e di cattiva qualità. Mentre il lievito senza fosfati è buono e non fa male, come quello per dolci a pasta acida. Interessante accostamento.
Non tutto il lievito è buono e salutare.

…o questi (seminario Redemptoris Mater a Medellin)
Ai tempi di Gesù non esisteva il dannoso lievito di birra fermentato, che fu inventato nella seconda metà dell'800, quindi Gesù parlava di quello buono, quando disse che i futuri cristiani sarebbero stati il lievito, anche se insegnò a diffidare del “lievito dei farisei”.

Tornando a noi, veniamo a conoscere che quella di S. Luigi Gonzaga viene anche definita la “parrocchia dei VIP” ai Parioli, perché frequentata, anche attualmente, da famosi personaggi pubblici della politica, cultura e spettacolo.

Non c'è bisogno di insinuare nulla, basta parlare chiaro: ora come allora lì stavano persone che contano.
Questo spiega anche molto bene perché l’Argüello lasciò ex abrupto la sua predisposizione iniziale verso i poveri, una volta in Italia…

Nel 2012 le comunità in quella parrocchia erano soltanto 10, non un grande exploit come volevasi presagire, anche se vige il post-cresima neocatecumenale, che evidentemente non riesce a coinvolgere più di tanto nel Movimento Neocatecumenale, anche se viene dedicato a questo un intero articolo sul periodico RomaSette.

Ci hanno delusi: solo 10 comunità in più di 30 anni.

Riguardo alle trasmissioni del 1983, la prima puntata, lo vedremo, è genericamente un’introduzione, ma già si affrontano “neocatecumenalmente” alcuni temi, soprattutto il "rinnovamento": "prima" ed "ora".

In tutte, comunque, e qui sinceramente appare un déjà vu, si ripete sistematicamente la differenza tra il “prima” e il “dopo” cammino, che per intenderci chiameremo prima e dopo “la cura”, come se la fede si potesse assimilare ad un trattamento estetico o dimagrante.

Quello che ci importa però, è vedere che fine hanno fatto parrocchie, situazioni e persone citate allora come il non plus ultra del meglio, nel corso di 30 anni.
Ci sarà da sorprendersi.

(fine prima parte -- segue)