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mercoledì 12 luglio 2023

Alcune precisazioni sulla Provvidenza, l'azione della volontà divina e altre faccende, a uso dei circoncisi (nella ragione)

 

"Trinità" di Guido Reni: particolare

Un paio di commenti di tal "Leonardo" a proposito della generazione della vita mi danno l'occasione per ribadire alcuni concetti in merito all'apertura alla vita e alla relazione fra volontà umana e volontà divina. Qui le citazioni del buon neocatekiko:

per come intendete voi le parole e l'enciclica del Papa, dovremmo tutti bloccarci ad un figlio solo, perchè già solo quello basta a mettere in crisi la vita di una coppia in tanti aspetti. Siamo chiamati a vivere responsabilmente la sessualità e la paternità, e questo vuol dire aprirsi consapevolmente al dono della vita, che dipende da Dio. Una grazia che elargisce nei tempi e le misure della sua sapienza.


Non hai capito un bel niente...Puoi essere fertile quanto vuoi. Se Dio non fa schioccare la scintilla della vita non accade nulla. Stolto


Non è mia intenzione parlare della morale sessuale matrimoniale, che è argomento difficile e vasto, e non ne ho i mezzi, ma solo fare un esercizio logico a uso dei camminanti in buona fede.

Premetto, anche se non ce ne sarebbe bisogno, che nessuno mette in discussione ciò che la Chiesa dice, e che è verificabile da chiunque consultando il Catechismo. Avere figli è, senza dubbio, un dono di Dio, poiché Lui è l'unico Autore della Vita, ed è stato Dio a pensare la meravigliosa natura che ci circonda e a scegliere l'essere umano come collaboratore della trasmissione della vita in esseri coscienti e dotati di anima immortale. A questo proposito il neocatekiko nella sua furia di contraddirci dice una cosa corretta nel coacervo delle altre castronerie:  la vita è un dono e richiede apertura da parte dell'uomo, ed è Dio in ultima istanza ad accordarlo.  
Il kikino, però dimentica un dettaglio particolarmente importante: fra tutti i doni questo è uno dei pochi che richiede l'attiva collaborazione dell'uomo per attuarsi. Mi spiego: Dio nella sua onnipotenza potrebbe far sorgere "figli di Abramo dalle pietre", e di sicuro se non volesse non nascerebbe più neanche un bambino, ma questo non significa affatto che la nascita di ogni uomo in ogni momento dipenda dalla volontà "diretta" di Dio.

Generare è un'attività anche umana, e come tale, come tante altre, può svolgersi contro la volontà divina, perché siamo dotati del libero arbitrio e Lui, che ci prende enormemente sul serio, ci lascia liberi di scegliere.
Supponiamo ad esempio, per assurdo, il caso di una ragazzina che subisca una violenza e resti incinta. Un fatto particolarmente odioso, vero? E tristemente comune. Se Dio "elargisce la Sua grazia nei tempi e misure della Sua Sapienza" (le maiuscole sono mie, il kikus non le usa), e se è vero che se Dio non fa "schioccare la scintilla della vita non accade nulla", cosa dovremmo concludere? Che Dio avrebbe voluto una violenza e che a Lui vada bene così?
Se Dio interviene in ogni attività umana, e dato che può tranquillamente impedire che una vita nasca, perché mai non impedisce che il concepimento si verifichi in un dato istante? Vedete come la logica dei neocatekiki si affoga da sola: Se Dio è motore di qualsiasi cosa, allora è origine anche del male. 

Il fatto che Dio sia onnisciente, che Lui sia onnipotente, non vuol dire che ogni fatto dipenda in modo diretto dal Suo intervento. Capite la sottigliezza: nulla accade se Dio non vuole che accada, ma non tutto è desiderio di Dio eppure succede lo stesso; questo vale per il male naturalmente, ma anche per cose positive, come un nuovo lavoro, una vincita alla lotteria, ricevere un regalo inaspettato e così via: spesso e volentieri sono catene di cause e conseguenze delle decisioni prese dall'uomo. E' il mistero della "permissione divina".
Così è anche per il concepimento di una vita: due esseri umani in età fertile che consumano un rapporto sessuale hanno una certa probabilità di generare la vita, in funzione di una serie di fattori e di certe predisposizioni anche genetiche (ovvero come minimo stabilite alla nascita dalla natura). Se il marito si unisce a sua moglie e non sussistono impedimenti naturali o fisici, la natura farà il suo corso, lo spermatozoo si unirà alla cellula uovo, i cromosomi si uniranno e l'embrione inizierà ad accrescersi, seguendo il programma che Dio ha stabilito all'alba del tempo per mezzo della natura, e nascerà un nuovo individuo. 

In condizioni normali è una scelta della coppia, ma può essere anche il frutto del male commesso da un essere umano su un altro; da ciò si deduce che anche generare un figlio può essere un atto commesso contro la volontà divina. Non è che poiché la nascita in se stessa è fonte di gioia automaticamente sia gradita a Dio. Nel caso di un'ipotetica violenza, ovviamente, poiché Dio è l'unico ad avere il potere di trarre il bene dal male, il figlio che nasce viene incluso nel piano di Dio, ma ciò non assolve in nessun modo chi ha commesso quel male. E' chiaro neokiki? 
Si può fare figli anche per una sorta di "lussuria" spirituale, per superbia, per dimostrare qualcosa ai propri capisetta e "fare bella figura", per invidia verso le altre coppie superfeconde, per superficialità, o magari tentando Dio che viene chiamato in causa con la necessità di provvedere al nuovo nato ("ehi adesso ho tanti figli Dio: fammi trovare un lavoro migliore! Sono un bravo neocatecumenale! Faccio la decima!"). In tutti questi casi state sfidando il Signore a dimostrarvi qualcosa. E' un peccato grave. La nascita in sé è sempre qualcosa di buono, ma non lo sono sempre le motivazioni, perché Dio odia il male.

Immaginiamo che una coppia sappia che con grandi probabilità un figlio nato dall'unione avrebbe gravi malattie. A differenza di quanto accade nel Cammino, una coppia cattolica si interrogherà davanti a Dio sul da farsi: chiederà a Lui il consiglio e la forza per scegliere di generare la vita nonostante i rischi. Nel Cammino invece se ti fai domande simili sei un peccatore, un "religioso naturale", non ti fidi, e così via, e quando il bimbo nasce affetto da una sindrome tutti giù a esorcizzare cianciando di "figlio speciale", "grazia di Dio" e così via, attribuendo, in pratica, a Dio di aver voluto la sofferenza per un essere umano(*). 
Prima che i neurocatecumenali con la bava alla bocca e il dito incollato sul Caps Lock si fiondino ad accusarmi di cose a caso, specifico che ogni vita è degna, pure se vissuta per pochi secondi e anche con la più grave disabilità, perché esiste l'anima ed esiste la Vita Eterna che da senso a tutto, MA ciò non significa che dobbiamo tuffarci nella sofferenza solo per obbedienza alle catechesi distorte di un luterano-giudeo decorato di cattolico.

Ficcatevelo nella zucca neocatecumenali in buona fede: fare la volontà di Dio non vuol dire obbedire come imbecilli, ma conformare la propria volontà a quella divina chiedendo a Lui, agendo secondo coscienza illuminata dalla retta ragione, cosa che si ottiene nutrendosi del Pane di Vita Eterna, nella preghiera e nell'ascolto della parola di Dio, di certo non avvelenandosi la mente con le stupidaggini eretiche di Kiko e Carmen.
___________________

(*) Questo accade in generale anche per le malattie come i tumori, e simili: è sempre Dio che "ha voluto per te"... Dopo anni ancora non capisco che razza di immagine distorta di Dio abbia Kiko.

giovedì 4 maggio 2023

Guai a coloro che itinerano per sè!

 


Quelli della 1^ ora  en el monte Sinaì


" Gli unici che stanno a loro agio sono i catechisti" che puntualmente percepiscono il salario illecito derivante dalle comunità. Si tratta di un'entrata cospicua che mai deroga e che viene spillata anche al fratello che versa nella condizione più indigente. Mai ho visto un personaggio di rilievo del cammino darsi pensiero per chi non possedeva somme da dare, solo rimproveri ed esortazioni decise e minacciose atte a buttare i propri averi, fosse anche l' ultimo euro vagante in tasca, nel sacco nero dell'immondizia.
Le comunità solitamente son tante, di conseguenza l'importo recepito dai capi kikos è ragguardevole. Personalmente ho incontrato catechisti nullafacenti che con questo denaro sottratto hanno provveduto ad effettuare acquisti frivoli che non corrispondevano certamente alle esigenze di prima necessità (ed anche per quelle dovrebbero tirar su le maniche) dichiarate. Ricordo, ad esempio, un dato catechista che si comprò una barca e un tot di moto per i figli. Un altro acquistò una vasca idromassaggio molto spaziosa che piazzò nella casa che gli fu donata da un "benefattore" neoc.
Mi fermo qui, poiché il degrado è molto e lo sdegno notevole. Tutto ciò mentre chi aveva elargito gli ultimi risparmi non sapeva come cavarsela. Catechisti intoccabili che esigono l'infelicita del membro credulone che, ahimè, avendo ancora gli occhi intasati di fango non scorge l'inganno. Il farabutto istiga alla tristezza, dotando le confessioni pubbliche di una connotazione violenta che sospinge a parlar male gli uni degli altri e a creare divisioni non solo in comunità, ma anche all'interno delle famiglie.
E mentre nei giri d'esperienza le sedie se le tirano davvero, i catechisti se ne stanno soddisfatti sul loro palchetto nutrendosi della scontentezza dei fedeli che agevola la manipolazione.
Se per un motivo o per l'altro il catechista dovesse subire la destituzione si ritroverebbe a lagnarsi perché costretto a compiere un lavoro: "Sigh...pietà di me fratelli, sto facendo l'imbianchino per dar sostegno alla mia famiglia hic! Capite che punizione insostenibile? Reintegratemi al mio posticello di catechista affinché possa rinfocillarmi". Poi magari dei sacerdoti kikiani e dei catechisti misericordiosi accolgono il suo lamento assecondandolo. (Tratto da una storia vera)   "    (da Rebel)

" Si lamentavano di non avere niente perché erano impegnati a evangelizzare ma avevano furgoni grandissimi e tanti mezzi di trasporto. I figli facevano mille corsi...musicali, sportivi, e avevano case di tutto rispetto. Ma andassero a...... Grazie Rebel mi hai colpito.  "     (da  Anonimo)

Sulla plancia di comando se la suona e se la canta...


Gli itineranti devono dedicarsi all'evangelizzazione come attività esclusiva e non è un optional. Non sono solo loro che non vogliono lavorare!

E' condizione irrinunciabile dell'essere itinerante lasciare il lavoro per dedicarsi all'evangelizzazione in obbedienza a Kiko e inviati da lui.  

 

Il vero Tripode neocatecumenale

Una parentesi:

Nel governo del cammino ha molto inciso Carmen. Ora non c'è più, per cui si parla di Kiko mentre Carmen aleggia su tutto. Il sistema fondato sui cd. ITINERANTI è stato messo in piedi da entrambi, con pari responsabilità: 50 e 50. Era Carmen che sempre ripeteva, ossessivamente, che per essere itinerante necessario e irrinunciabile è "essere legato a NOI". Che gran genialata! E che DEVI LASCIARE IL LAVORO! Una specie di prova del 9 della tua fedeltà, del tuo essere votato completamente alla causa, anima e corpo: lasciare tutto per seguirli e non solo il lavoro.
Più "legato" di così!
(... più ricattabile!)

Si comprende che se l'unico sostentamento è il cammino, tu sei tenuto in pugno; ostaggio totalmente degli autonominati iniziatori. Ad ogni alzata di testa, possono irretirti ripetendo: "Chi sei tu oggi senza il cammino?" (fuor di metafora: "dove vai? che fai? dove sbatti la testa?").

Attenzione:

Qui parliamo di capo-equipe laici, con moglie e prole molto numerosa. Parliamo di famiglie. Che se dovessero, dopo anni e anni, smettere di fare gli itineranti resterebbero letteralmente senza sostentamento, senza più nessuna possibilità di mantenersi autonomamente. Se per il cammino hai rinunciato a tutto, dove vai a finire? Tu, tua moglie e i tuoi figli?  (...questa l'oscura minaccia)

E ora andiamo al punto. Rivolgendoci a chi si scaglia contro di noi con violenza ogni volta che raccontiamo "fatti concreti" di cui siamo testimoni, accusandoci di mentire, chiedo in sincerità: vista la condizione dell'itinerante nel C.N., spiegateci voi come fanno costoro a vivere? Con sei, otto, dieci e anche più figli? Senza un lavoro, senza alcuna entrata autonoma? 

Non solo. Ma come fanno a vivere così bene come vivono? 

Tutte le coppie itineranti - quelle della prima ora, quelle che insieme agli Iniziatori realmente governano tutto, che hanno fondato e diffuso il Cammino in tutto il mondo, legate come nessuno a Kiko e Carmen - hanno almeno un lussuoso e comodissimo SUV, case tutte molto confortevoli nelle zone loro affidate. 

 

I due compari
Questo è dappertutto, lo ribadiamo, per i cd. itineranti della prima ora, quelli storici - i primogeniti di Kiko e Carmen - che vivono proprio come "figli di re" senza privazioni di sorta e senza far mancare niente ai propri figli, per gli studi e per tutto il resto. 

Ho conosciuto anche io itineranti che mandavano i figli nelle Università o in Istituti Privati tra i più costosi. Dicevano: "il Signore provvede!" senza pudore, senza vergogna. Tiravano in ballo ogni volta la provvidenza e nessuno osava fiatare poichè si trattava di discutere l'opera di Dio! 

Ma le mormorazioni serpeggiavano eccome nelle comunità. Perché i soldi, di fatto, poi li cacciavano loro: i fratelli. Anche perchè tante volte questi figli fighetti dei mitici itineranti non erano neanche un esempio o un modello di virtù ed educazione! E fuor di dubbio se la passavano molto meglio della maggior parte dei loro catechizzati, che coi loro soldi gli consentivano la bella vita, pur dovendo mantenere anche loro famiglie numerose e molto spesso monoreddito (poiché la moglie, giocoforza, era stata costretta a lasciare il lavoro - cosa frequentissima - o non aveva potuto neanche cercarlo mai) e in più tutti paganti decima.

Eravamo con alcune comunità in Israele. C'era l'abitudine di lasciare un pomeriggio libero, che veniva dedicato a un giro nel quartiere ebraico, ricco e pieno di splendidi negozi. Si faceva qualche acquisto e c'era sempre qualche ostiario zelante che dava l'incarico di comprare il costosissimo incenso profumatissimo che solo in Israele si trova. Quella volta ero in compagnia di un itinerante storico appunto, che mi chiese di accompagnarlo perché voleva acquistare un regalo alla moglie per un anniversario. Ebbene rimasi basita quando vidi che scelse una sciarpa/foulard che costava 500 euro, così in un colpo e senza batter ciglio. Comprese la mia istintiva ripugnanza e mi guardò con una certa pena. Ma, senza scomporsi e con un sorriso compassionevole,  mi disse: "Questo avevo pensato; un regalo minimo sui 500 o 600 euro...". (Certo, qui si pone lo stesso quesito che ci siamo posti per Kiko che ogni mattina fa un'elemosina di 50 euro alla botta, pur essendo povero in canna). 

Un altro capitolo di spesa senza tetto era, questa volta per gli itineranti alla triade più vicini, il regalo da portare a Carmen quando si veniva onorati di un'udienza privata. Carmen, una molto esigente, amante del bello e del costoso, una che non accontenti facilmente. Scegliere un regalo per lei: una vera impresa e delle più complicate,  perchè Carmen aveva di tutto e ognuno cercava di portarle il meglio. Grande studio richiedeva la scelta e sempre correvi il rischio che il regalo (generalmente un vestito o un tessuto molto prezioso) non le piacesse affatto. Ella lo rifiutava senza problemi e lo rispediva al mittente senza tante cerimonie. Soluzione non era togliersi dall'imbarazzo non omaggiandola affatto,  poiché questo avrebbe portato sicuro a conseguenze peggiori.

Un'equipe proveniente dalla comunità madre di Roma dei Martiri Canadesi alla ricerca di un alloggio degno nella Regione assegnata, espose in convivenza di itineranti la sua scelta, caduta su una bella villa nel quartiere più alto della città di destinazione con annesso, ragguardevole, affitto da pagare. Chiese, senza mezzi termini, che si provvedesse tramite la Fondazione Famiglia di Nazareth.
Giustamente, essendo primogeniti di cotanti illustri genitori !
Altri non avrebbero osato chiedere tanto e con tanto candore al cassiere generale Giampiero Donnini e alla presenza di Kiko e Carmen. Questo perché il Centro neocatecumenale già esistente nel capoluogo di quella Regione, con annesso alloggio, a dir loro era indegno di accoglierli.
Ora, vi pare che gente che non lavora, che non ha mai lavorato, possa permettersi tanto lusso e pretendere di campare a scrocco così? Mostravano apertamente di  essere incontentabili anche loro, come Carmen era incontentabile, disdegnosa e capricciosa con i soldi sudati da altri e messi nelle collette anche da poveri fratelli chi sa con quanti sacrifici (pezzenti moralisti e tirchi pure!). Collette sollecitate da loro con sfacciataggine, senza alcun ritegno e ad ogni occasione, con insistenza, con una petulanza condita di accuse indegne di attaccamento al danaro, orecchio chiuso alla parola e quant'altro. 

E non dimentichiamo di ribadire una cosa: per gli itineranti certo che si attinge anche alla decima. Neanche a dirlo. 

Dovunque possono i responsabili raccattano i soldi necessari per il mantenimento di un simile caravanserraglio. Che, oltretutto, ne va del loro mantenimento in carica (prova tu responsabile a non passare per sei mesi di fila "la busta" ai tuoi catechisti itineranti, e vedi come "di pronto" vieni sostituito!). Mantenimento che deve essere a 360 gradi come ben si comprende più annessi e connessi. 

Questo fa parte del linguaggio non scritto e non detto del Cammino (e ovviamente neppure approvato). 

Ma è regola ferrea e condivisa ovunque il neocatecumenato si sia espanso. 

Non rispettarla è causa di rimozione certa in primis dei responsabili delle prime comunità delle parrocchie che sono le comunità pilota. Questi responsabili, sono i collettori di tutte le comunità  della parrocchia affinché le buste fluiscano regolarmente alla volta degli itineranti. Se iniziano a scarseggiare o non si vedono soldi per un pò, son dolori! Sicuro.

Repetita juvant... per le teste dure. 


E sempre per le stesse teste di coccio, un'ultima testimonianza:

Vi volevo parlare delle famiglie neocat in missione : dieci anni fa il mio parroco, che era del Cammino, invitò una famiglia con 12 figli, della Palma, che stava partendo in Sud America, che ci chiedeva un contributo per le spese. Nessuno diede niente, poi ho saputo che il padre di lei era ricco, l'ho conosciuto, era un industriale che vicino a Oristano ha un'azienda che commercia idrocarburi tra l'Italia e il Sud America. Il genero lavorava con lui, parti e rimase alcuni anni fuori, poi è ritornato e ha ripreso a lavorare con il suocero. Quando venne il nuovo parroco da noi, che era stato anni prima proprio alla Palma, e che non è del Cammino, mi parlò del suocero che ogni tanto veniva a s. Bartolomeo per sentire la messa, questi era un neocat, aveva 8 figlie tutte nel Cammino, tutte sposate con neocat e con figli tutti nel Cammino. Forse questo è un eccezione, non credo siano molte le famiglie che vanno in missione con un suocero ricco che le mantiene. (da Aldo dei focolari di Cagliari)

Certo. Fa riflettere il rapporto ancestrale del C.N. con il denaro e la ricchezza; a partire dalla ricca Carmen, di una delle famiglie più ricche di Spagna. Ma le famiglie ricche ci sono sempre state nel Cammino, alcune molto ricche e nobili pure. C'è da chiedersi il perchè del forte impatto del Cammino in questi contesti sociali. Anche tra gli itineranti molti provengono da famiglie agiate. A conoscerli da vicino non mostrano in questo un gran cambiamento di natura, in verità. 

Quelli che ho conosciuto più da vicino si sono portati dietro negli anni tutta la loro spocchia, la supponenza originaria, che andava ad aggiungersi alla conclamata e ben nota arroganza congenita dei super-itineranti/super-catechisti. 

Neanche lontanamente sembrano disposti ad assumere uno stile di vita più modesto. In genere fanno sotto gli occhi di tutti e pure sfacciatamente "i figli di re" come Kiko insegna. D'altra parte Carmen Hernandez è capofila di questa prominente dinastia, il jet-set internazionale neocatecumenale. 

Delle famiglie in missione non conosco la percentuale dei ricchi. Ma non mi meraviglia affatto che parta giuliva una famiglia costituita, come pare sia in questo caso, da fratelli che sono nati e cresciuti nel cammino. Aperti alla vita, con 12 figli, figli a loro volta di camminanti storici della prima ora "di alto bordo" appunto, come nel caso esposto.

Generalmente questi illustri capostipiti spesso rivestono importanti ruoli di responsabilità nel contesto.

La finta sceneggiata dei sorteggi



Certo fa scena: Guarda questi! Che vocazione! Lasciano la loro vita agiata e sicura par andare 'famiglia in missione'.... che eroi (la spazzatura del mondo, come condannati a morte...)! 

Ma FERMI tutti, ALTOLA'. E se ti fermi cosa noti? Oh, giochi del destino!!! 

Noti che - Ma GUARDA CASO - questa splendida famiglia - PER SORTEGGIO (come tutti, nevvero?) - dove è stata inviata da Kiko in missione? Ma che coincidenza!!!! 

Ma certo in Sud America!!! 

Proprio dove lo straricco suocero commercia felicemente i suoi idrocarburi. Da sempre. A sua volta il fortunato genero di cotanto suocero (che da sempre com'è ovvio lavora con lui in Azienda) rimane solo ALCUNI ANNI in terra di missione (pardon terra di esportazione), per poi tornare alla base e "riprendere" a lavorare con il munifico suocero CHE - come ben noto - ERA UN felice NEOCATECUMENO anche lui. Felice come solo i naocatecumenali ricconi e opulenti possono essere lì dentro! Protetti da una speciale immunità che li rende diversi dai comuni camminanti. Dei privilegiati.

Davvero a leggere simili esperienze ci si apre un mondo! E viene il voltastomaco. 

Il Cammino è davvero un teatro ed un gran palcoscenico!

Questi possono darla a bere a molti, ma non a gente come noi; e purtroppo per loro.

lunedì 6 febbraio 2023

Neocatecumenali insegnano nei corsi di preparazione al matrimonio portando se stessi ad esempio: ma è proprio il caso?

Un esempio di convivenza nel Cammino
Abbiamo già parlato in più  occasioni dei corsi di preparazione al matrimonio organizzati dai neocatecumenali, anche alla luce dei commenti letti sui social, sui forum o sulle riviste on line, osservando i loro numerosi punti di caduta.

In primo luogo abbiamo considerato il fatto che vengano presi come un occasione per fare campagna acquisti per le comunità  del Cammino, e a questo scopo si cerchi di trasmettere alle coppie partecipanti una grande insicurezza sulla qualità e sulla durata del loro rapporto lontani da una comunità  (quella neocatecumenale) che preghi per loro, che sia loro di guida e di supporto costante.

Questa insicurezza e un certo grado di pessimismo viene instillato anche tramite le esperienze raccontate dalle coppie dei catechisti, che invariabilmente, descrivono il loro rapporto come sempre sull'orlo di cadere nel baratro del fallimento, oppure tendono a esaltare gli aspetti negativi del matrimonio, il fatto che il coniuge sia una croce da portare con rassegnazione, sempre allo scopo di convincere i promessi sposi che, da soli, non saranno certamente  in grado di affrontare tutti i pericoli, le incomprensioni e le sofferenze in agguato nel prossimo futuro matrimoniale.

Ci sono poi altri aspetti, come il tentativo di fare un'operazione di love bombing, invitando le coppie a casa propria, allestendo ogni volta le celebri "agapi" neocatecumenali, oppure anche il fatto che il corso non venga integrato con una trattazione sui sistemi naturali di programmazione familiare, pur permessi dalla Chiesa, che appesantiscono vieppiù questi corsi neocatecumenali.
Noi sappiamo inoltre che gli argomenti  non sono decisi autonomamente dal parroco o dai catechisti, ma, come al solito, c'è  un mamotreto kikiano che stabilisce cosa si debba dire e anche gli atteggiamenti che si devono tenere.

Un aspetto su cui naturalmente il mamotreto non può dare indicazioni specifiche è  il racconto della propria esperienza da parte delle coppie di catechisti. Ma conoscendo il Cammino neocatecumenale possiamo dire che non c'è in realtà nulla di più scontato.

Leggendo un'intervista ad una coppia di catechisti neocatecumenali su Aleteia, impegnati appunto nei corsi in preparazione  al matrimonio, e seguendo passo passo le loro dichiarazioni, possiamo farne un breve ripasso.
Innanzitutto: il Cammino ha salvato il loro matrimonio. Anzi, in primo luogo non si sarebbero neppure sposati, senza il Cammino neocatecumenale. In questo caso, la allora fidanzata era in Cammino  (probabilmente di famiglia neocatecumenale) e lui no, ma fa la catechesi per entrare. Assicura di essere stato lasciato nella più completa libertà, in proposito. E noi non abbiamo dubbi: spesso il fidanzato neocatecumenale lascia all'altro la libertà  di decidere di non entrare in Cammino, riservando però  a se stesso la libertà, in quel caso, di non sposarlo. 

Ricordiamo l'insistenza di Kiko e catechisti, nei confronti dei giovani, di non sposarsi con chi non è  nel Cammino: secondo Kiko la ragazza conosciuta all'università ha addirittura una "diversa natura".

Afferma infatti Kiko Argüello: "Se un ragazzo del Cammino ha passione per una ragazza carina dell'università, non si rende conto che lì c'è una realtà completamente diversa. C'è un santuario diverso dal tuo."
Parole forti, che sappiamo condizionare fortemente  le scelte di vita dei giovani neocatecumenali.


Carmen: "Sin la mujer no hay descendencia"
Seconda caratteristica  comune nelle spose neocatecumenali, che ritroviamo nell'intervista: prima del matrimonio  non hanno alcun istinto materno. Non  succede alle ragazze del Cammino come a quelle "del mondo" che magari desiderano avere figli ma rimandano perché  vogliono prima avere un lavoro sicuro, la casa oppure anche non si sentono pronte per questa scelta. No: le neocatecumenali dichiarano di non aver voluto avere figli. Forse perché provenendo da famiglie neocatecumenali a loro volta hanno sofferto nell'avere tanti fratelli, magari più  piccoli di loro, a cui hanno dovuto accudire. Oppure è  una dichiarazione che viene fatta per poter considerare un "miracolo inaspettato" l'aver poi fatto un certo numero di figli. Certo che, sempre, dimenticano di dire che poi i figli li hanno desiderati, prima di generarli. Noi speriamo che sia così, perlomeno.

Fatto sta che "il Signore le ha donato figli prima ancora che li desiderasse", cioè a pochissimi mesi dal matrimonio. Come è  normale per tutte le coppie del Cammino, che, se non cominciano a figliare immediatamente, vengono sospettate di non essere "aperte alla vita". Per questo, facciamo veramente fatica a credere alla dichiarazione di lei "quando ci siamo sposati mai avrei pensato di avere sette figli, se me lo avessero detto li avrei presi per pazzi": anche questo sembra il solito copione neocatecumenale: "ma guarda in po', non sapevo che in Cammino si facesse a gara a chi fa più figli". Ma proseguiamo.
Segue la descrizione dettagliata di due gravidanze e relativi parti da incubo.
Dopo i quali lei ha una comprensibilissima paura di restare nuovamente incinta, anche perché erano passati i due anni prescritti dal medico di attesa per una prossima gravidanza. E quindi lei non aveva più  "giustificazioni mediche" per non proseguire con la scaletta delle gravidanze, aggiungiamo noi.
Due figli, per una coppia del Cammino, equivalgono alla sterilità; al punto tale che molti tengono conto anche dei figli perduti con aborti spontanei  per aumentarne il numero. Alla temuta domanda "quanti figli hai?" è  possibile così  rispondere, magari: "ne ho cinque, tre in cielo" e così  si è  a posto con i canoni richiesti dal Cammino.

Promessi sposi nc alla GMG
Continua il racconto:
"Mi sono chiusa alla vita e questo ha generato una profonda crisi spirituale. Ho cominciato prima a non andare più in comunità, poi nemmeno in chiesa. Il nostro matrimonio ha rischiato di saltare, un periodo davvero brutto e difficile. Avevo fatto tutto come era giusto: casa, scuola, chiesa, perché avevo dovuto subire un’esperienza così negativa? Mi sembrava tutto sbagliato, che il Signore con me aveva toppato tutto, che non doveva andare così perché ero stata una brava ragazza. Buona con la mia famiglia d’origine, studiosa a scuola. A 23 anni laureata, a 24 sposata, a 25 primo figlio, a 27 il secondo. E Dio non poteva farmi questa cosa qua, non era giusto che mi “punisse”, che mi desse una storia così, non me lo meritavo e non l’accettavo. Per me era diventato tutto una grande fregatura. Avevo dentro una rabbia e una ribellione fortissima. La mia fede era molto infantile, immatura, basata ancora sul meritarsi le cose. Non mi importava più di niente, sentivo mio marito sempre più lontano da me, e il nostro matrimonio era sul punto di sfasciarsi.
Una sera i catechisti vennero a visitare la nostra comunità. Mio marito decise di andare. Il nostro catechista gli chiese: “dov’è tua moglie?”, “a casa”. E loro: “vai a prenderla”. Mio marito venne da me pieno di dubbi, non pensava di riuscire a convincermi. Ricordo che gli dissi in malo modo: “vengo ma non chiedermi niente. Non voglio ascoltare. Mi siedo su quella sedia e basta”. Da quell’incontro abbiamo ricominciato a frequentare la comunità, io sempre arrabbiata e con quella chiusura fortissima. Però il semplice fatto di andare è bastato al Signore per addolcire il mio cuore poco a poco. Ad un certo punto mi ritrovai incinta
".

Qui c'è qualche incoerenza di fondo. Perché  mai una donna che non voleva avere figli né  aveva istinto materno, arriva al punto di piombare in una grave crisi spirituale perché può  avere, per il momento, "solo" due figli?

Dal racconto, risulta evidente invece che aveva ben chiaro come dovesse andare la sua vita: laurea, matrimonio, figlio numero 1, 2, 3 eccetera, probabilmente al passo con altre coetanee in comunità già madri per la terza, quarta, quinta volta...
Per carità: ognuno ha il diritto ad avere i propri progetti. Ma allora, a che pro negarli?
Immaginiamo che questo sia il racconto fatto anche nei corsi prematrimoniali, portando ad esempio una vicenda di vita del tutto incomprensibile a chi, pur cattolico, non conosce le dinamiche del Cammino neocatecumenale.
Per chi lo vive, invece, non c'è  altra realtà che questa!

Il fatto poi che i catechisti "mandino a prendere" la moglie assente in crisi con il Cammino, è  anch'esso normalità  nel Cammino: tutto si risolve in questo modo, con l'intromissione degli "autorevoli catechisti" nella vita e nelle ferite della coppia. E non sempre questo modus operandi si conclude con una riconciliazione, spesso anzi aumenta le tensioni nella coppia, i sensi di colpa, le accuse reciproche fino alla rottura.

Alla domanda dell'intervistatore "Quante volte vi hanno chiesto: “come fate a campare con 7 figli?”
è il marito a rispondere: "Provvidenza. Te ne raccontiamo una delle tante. All’interno del percorso del Cammino neocatecumenale è previsto un pellegrinaggio in Terra Santa: c’era da pagare il viaggio in Israele e noi non potevamo permettercelo. I soldi invece sono arrivati. 20 anni fa avevo fatto una banale polizza vita che è scaduta tre giorni prima della data in cui andava fatto il bonifico per il viaggio. Chi se lo immaginava."
Ecco un'altra risposta non accettabile, anch'essa sicuramente data nei corsi alle coppie che si preparano alle nozze. Ci sono tante altre risposte da dare: ci mantengono i genitori... abbiamo un vitalizio... i fratelli di comunità si sobbarcano alcune spese. Certo che tutto è Provvidenza: ma c'è sempre qualcuno da ringraziare per essersi fatto provvidenza al posto tuo.
Sorvoliamo poi sull'uso dei proventi della assicurazione sulla vita, che di solito nelle famiglie normali sono stipulate per aiutare a sostenere, un domani, i figli negli studi, per andare alla Domus ad adempiere all'obbligo di uno dei tanti pellegrinaggi forzati neocatecumenali.
Nell'ordine della carità, un posto predominante lo ha l'obbligo di sovvenire ai propri doveri di stato, in particolare nei confronti dei figli.

Per quanto riguarda l'apporto dato alle coppie che vengono ai loro corsi prematrimoniali, si sostanzia in questo, sempre secondo quanto risulta dall'intervista: raccontare la propria esperienza (e questo l'avevamo intuito) e dire loro, che già sono fragili e pronte all'idea il loro rapporto potrebbe non durare per sempre e finire, prima o poi, che "senza la Parola a cui aggrapparsi si va subito dall'avvocato".
Difficile allora capire come matrimoni di credenti vadano in frantumi ed altri, fra non credenti, siano incredibilmente  duraturi. Sembra di sentir riecheggiare Kiko che, al Family Day, dava sua personale interpretazione del femminicidio analizzando le motivazioni che possono spingere un uomo a uccidere moglie e bambini: poiché un marito "si nutre dell'amore della moglie", quando la moglie lo abbandona "il primo moto (!!!) è quello di ucciderla" perché "sperimenta il non essere amato e il non amore è un inferno".

sabato 13 agosto 2022

Un Kiko mitologico, povero tra i poveri nel borghetto latino di Roma

La vulgata del Cammino neocatecumenale, basata sui racconti dei suoi stessi iniziatori, ha sempre accreditato la versione del Cammino neocatecumenale  nato tra i poveri e per i poveri, a Madrid nelle baracche di Palomeras "altas" e poi a Roma, dove Kiko si stabilì nel borghetto latino, cioè in una zona in cui vi erano delle casette popolari accanto a costruzioni precarie.

Della sua permanenza a Madrid abbiamo già avuto occasione di parlare, quindi in questa sede cerchiamo di approfondire la presenza di Kiko nelle baracche di Roma.

Racconta Kiko stesso, nella sua testimonianza alla Cattedra di S.Giusto a Trieste il 27 marzo 2012,  che fu una decisione presa dopo che più di un parroco si era rifiutato di mettergli a disposizione l'evangelizzazione nella propria parrocchia:

«E lì nella parrocchia vicina al Borghetto Latino c’è la parrocchia di San Giuda e Taddeo, ho parlato col parroco e mi ha detto: “C’è una suora che lavora nella borgata”, l’ha chiamata e dice: “Questo vorrebbe un posto dove vivere coi poveri in preghiera, in contemplazione, vivere con loro, secondo le orme di de Foucauld”, allora questa suora ha trovato un pollaio. Nella spazzatura abbiamo trovato delle porte, uno mi ha regalato una cucinetta, un altro un letto, e ho portato a vivere con me un seminarista. Carmen è andata a vivere dalle suore di Santa Brighitta in piazza Navona ed io al Borghetto Latino, sperando che Dio ci aiutasse.  
Una volta sono passati dei giovanotti della parrocchia dei Martiri Canadesi, non so chi aveva parlato loro di me e sono rimasti impressionati e mi hanno invitato ad un incontro dei giovani».

Lo stesso Kiko ammette che il suo obbiettivo era stato fin dall'inizio venire a contatto con il Papa  (e don Dino Torreggiani era ben introdotto in Vaticano) e riformare le parrocchie; in particolare le parrocchie in cui fece nascere le prime comunità neocatecumenali non furono popolari ma borghesi. E si appoggiò sempre agli altri, soprattutto a preti, parrocchie e istituti religiosi al punto tale che persino il "pollaio" delle Palomeras romane glielo trovò una suora. E il viaggio per venire in Italia la prima volta lo pagò loro don Torreggiani con una borsa dell'Azione Cattolica; lo rivela Kiko sempre nella sua testimonianza a Trieste del 2012, peccato abbia omesso di dire chi ha poi pagato tutti gli altri viaggi avanti indietro fino ad ora.

Dalla lettura del libro "Intervista a Francesco Cuppini", che fu il primo presbitero a far parte della èquipe di Kiko e Carmen dal loro arrivo in Italia, traiamo un quadro del tutto diverso rispetto alla versione edulcorata e mitologica dei siti curati dai neocatecumenali che si basano sul racconto degli iniziatori.

Kiko e Carmen arrivano a Roma nella prima settimana  di giugno del 1968 su invito di don Dino Torreggiani, che pensava di aver trovato le persone giuste per evangelizzare i capelloni di piazza Navona.

Ma Kiko «nicchiava; dormiva fino a tardi, andava al cinema... un vero disastro come acquisto apostolico».

Infatti ricordiamo che Kiko e Carmen recavano con sé  una lettera di presentazione di Morcillo, vescovo di Madrid, che diceva "il sig. Francisco Argüello, residente a Madrid, dedica tutto il suo tempo all'evangelizzazione delle classi più umili" ed era per questo che don Torreggiani li aveva invitati ed ospitati a Roma. È  chiaro che la sua aspettativa fu del tutto tradita dai due.

Così, già nell'agosto del 1968, don Dino manda i due aspiranti riformatori delle parrocchie spagnoli a fare i "predicatori di sostegno" presso la casa canonica di Ventoso, provincia di Reggio Emilia.

Lì  conoscono don Francesco Cuppini che, visto che si era scandalizzato dal doverli ospitare sotto lo stesso tetto nella casa canonica, li doveva portare a dormire a Reggio Emilia nella casa dell'Istituto Servi della Chiesa (fondato da don Torreggiani) e tornare a prenderli al mattino.

Dopo l'estate Kiko e Carmen tornano a Roma, ed è allora che Kiko, per dimostrare indipendenza rispetto alle richieste di don Torreggiani e probabilmente per evitare d' essere da lui tenuto sotto controllo, si fa assegnare da una suora il famoso pollaio nel borghetto latino che ristruttura, con l'aiuto di altri, per farsene un alloggio.

Secondo quanto dichiarato da Kiko nel 2020 ad Aquilino Cayuela per le Note biografiche di Carmen (pag. 235), anche Carmen seguì il suo esempio, ma fu cacciata via dal borghetto latino per schiamazzi notturni.
«Quando giunse a Roma, Carmen alloggiò dalle suore di Santa Brigida, che le hanno lasciato una stanza; in seguito una signora le lasciò una capanna, una parte di una baracca, davanti a quella di Kiko, a circa cento metri. Dopo un po', tuttavia, la cacciò via perché le persone che ci visitavano non la lasciavano dormire. Per questo dovette tornare dalle suore di Santa Brigida».
Evidentemente nelle baracche di Roma la gente, che lavorava di giorno, la notte voleva dormire e non era ammessa la vita disordinata e notturna dei due spagnoli e dei loro amici.

A ottobre 1968 don Cuppini li raggiunge a Roma e  "celebrano" l'Eucaristia nella baracca (nessun accenno ai partecipanti); si sa però che contemporaneamente vengono allestite le catechesi nella parrocchia borghese dei Martiri Canadesi e a inizio novembre nasce la prima comunità.

La Gran Via - Madrid
Il 17 novembre 1968 il terzetto Kiko Carmen Cuppini già non è più  a Roma: dell'agenda del sacerdote infatti risulta fossero a Madrid, e non certo nelle baracche di Palomeras.

Annota infatti don Cuppini: «Abitiamo in pieno centro, in calle Miguel Moya, 6 a lato della "Gran Via", in un appartamento di Marcelo Riesgo, amico di Kiko».

Il 24 novembre 1968 vanno a Lisbona, portati in macchina dai "fratelli" di Madrid, ove rimangono ospiti in  istituti religiosi e in un appartamento offerto dal parroco. Le catechesi comunque, annota don Cuppini, si risolsero in un flop.
Natale ed Epifania 1969 a Madrid.

A Pasqua 1969 sono ancora in Spagna e celebrano la Pasqua nella sacrestia della chiesa abbandonata di Fuentes.

A primavera si dirigono nella regione della Mancha, dove il padre di Kiko possedeva una villa con piscina, insieme alle tre sorelle di Carmen. Cuppini in quell'occasione faceva l'autista con la macchina del padre di Kiko.

A maggio 1969 sono a Roma ma già a giugno a Scandicci. Fino a metà ottobre, poi, di nuovo in Spagna. A novembre 1969 di nuovo a Roma per fare le catechesi a S. Francesca Cabrini. A dicembre a Napoli e a gennaio 1970 ad Ivrea. A marzo 1970 a fare Pasqua a Madrid, ad aprile a Roma a fare catechesi a S.Luigi dei Parioli, alla Natività e a santa Francesca Cabrini, che sono parrocchie ricche della capitale. 

Ad agosto pellegrinaggio in Terra Santa. Da novembre ad aprile 1971 in Spagna, Pasqua a Roma. Poi un tour a Firenze, dove alloggiavano nella casa di riposo degli artisti dello spettacolo viaggiante dei Servi di Maria; poi a Brescia, Bolzano, Trieste, Milano, Ivrea, ove Kiko e Cuppini rimangono ospiti in Seminario, Carmen presso una famiglia e tutti e tre pranzano sempre dal parroco don Antonio.

Il 1 luglio 1971 l'agenda di don Cuppini si interrompe perché il sacerdote viene richiamato definitivamente a Bologna.

Gli spostamenti avvenivano sempre in macchina, con un Citroën 2 cavalli che guidava sempre Cuppini, con camicia azzurro-prete-autista, visto che i due non sanno guidare.

Ma la baracca nel borghetto latino? Kiko evidentemente la teneva solo per rappresentanza. Costruita nell'autunno del 1968, fu abbandonata come abitazione stabile  per i periodi di permanenza a Roma nell'inverno dell'anno successivo;  sappiamo infatti dalle agende del presbitero che dall'inverno del 1969, Kiko, avendo avuto un'influenza  con febbre, fu ospite fisso, con Cuppini, a casa di Nunzio, della prima comunità dei Martiri  Canadesi, in via Lucchesi vicino alla Fontana di Trevi mentre Carmen, dopo aver fatto le valigie ed essersene andata dai "sagrestani" (l'Istituto Servi della Chiesa di don Torreggiani) fu ospite abitudinaria di Maura (itinerante della prima ora, quando i catechisti erano single su modello Kiko-Carmen) quando si trovava a Roma.

Cioè: la baracca era semplicemente la carta di identità di Kiko, la dimostrazione del suo essere altro, addirittura eversivo nei confronti della realtà ecclesiale, il suo distintivo di hippy anti clericale, mentre invece, nei fatti, si appoggiava in toto a istituti religiosi, ai pranzi nelle canoniche, ai seminari, prima ancor di scegliere la soluzione più  comoda e farsi direttamente ospitare (anche per le vacanze in montagna e al mare) dalle famiglie dell'alta borghesia sue adepte di comunità. E Carmen come lui, visto che addirittura si poteva permettere di scegliere fra un ospite e l'altro.

Nè pare facessero alcuna attività lavorativa, essendo ospiti non paganti e ricevendo donativi che poi, visto che Kiko "non faceva del pauperismo" (parole di don Cuppini) venivano spesi per frequentare bar, ristoranti e cinema sempre della zona bene di Roma, oltre che per fumare e per i loro viaggi per motivi familiari.

Quindi, con la semplice consultazione delle agende di don Cuppini, possiamo ridimensionare del tutto la mitologia del Cammino tra i poveri e la permanenza di Kiko in una baracca di Roma proprio per stare con i poveri della Capitale: è esattamente il contrario.
Altro che dottorato honoris causa di cui furono insigniti i due iniziatori iberici per la loro dedizione ai poveri!

In questo articolo, si possono vedere le immagini delle baracche del borghetto latino che fanno parte del fascicolo fornito ad un gruppo di pellegrini neocatecumenali filippini presenti a Roma nel maggio del 2018 per le celebrazioni del 50esimo del Cammino neocatecumenale.

Le famigliole filippine si sono recate di persona a visitare i "sacri luoghi" in cui il loro guru Kiko racconta di aver vissuto povero tra i più poveri, ora trasformati in parco, e hanno preso religiosamente pure delle immagini.

Un "valore aggiunto" l'ha fornito la presenza dell'ex Vescovo di Guam e "fratello" del Cammino neocatecumenale già allora condannato dal tribunale ecclesiastico per pedofilia, Antony Sablan Apuron, che Kiko impose al Papa nel parterre delle autorità religiose. Qui sotto lo vediamo in una foto sorridente e spensierato, sicuro di aver guadagnato comunque e sempre un posto al sole, e non una baracca da poveraccio, per i meriti acquisiti in favore del Cammino neocatecumenale.


 

lunedì 30 agosto 2021

Dal Sacco Nero dei "cristiani adulti", alle quote pro capite. La brutta fine di un altro sogno neocatecumenale.


La musica è finita...
 Ci è pervenuta quella che hanno chiamata pre-prenotazione. Singolare innovazione di quest'anno, in cui ci chiedevamo se l'Inizio Corso avrebbe avuto corso. Avrà corso. I ritmi basilari del Cammino vanno mantenuti. Intanto di Kiko e delle sue attuali condizioni post-COVID nessuna notizia trapela dagli ambienti neocatecumenali. Un silenzio che dà da pensare. 

Stanno procedendo così. Non la solita Lettera di Annuncio della Convivenza di rito che inaugura il nuovo corso 2021/22. È comprensibile in ottemperanza alle norme di protezione in tempo di pandemia. Ma in questa letterina, sicuramente predisposta a livello centrale e poi diramata per zone dalle singole equipe itineranti responsabili di Regione, ci attira un passaggio che riteniamo cruciale. Una gran novità, che già da un paio d'anni si profilava all'orizzonte e da quest'anno diventa prassi.

 

 "Le quote per pagare l’albergo saranno raccolte dal responsabile prima della convivenza; i fratelli invitati alla convivenza che sono in difficoltà a pagare la quota possono rivolgersi al proprio responsabile che, nei limiti del possibile, farà in modo che la comunità li aiuti." (dalla Programmazione Convivenze Inizio Corso 2021/2022; Lettera dei catechisti itineranti ai responsabili di zona). 

 

 Non sembrano più loro! Sacco Nero mandato in soffitta? Sacco Nero sì. Un nome e un cognome perché è come fosse anche lui un fratello di comunità, un membro onorario! Il Sacco Nero non è un modo per gestire il lato economico del Cammino. È uno stile di vita. Una precisa identità. Senza, il C.N. non è più lo stesso. Su di esso tutto viene impiantato fin dai primordi; il suo senso più profondo, poi, ti sarà chiaro al termine del Secondo Scrutinio. Elemento portante di tutta la struttura. 

No, il Sacco Nero non può essere archiviato con tanta disinvoltura. Soprattutto senza rovinose ricadute su tutto l'impianto. 

Pur mettendo da parte il kikiano disprezzo atavico per tutte le altre realtà ecclesiali che da sempre ragionano, in via ordinaria, per quote, quando organizzano ritiri o raduni, ci chiediamo costernati: ma com'è che di colpo sono caduti tanto in basso e si sono completamente snaturati? 

 

Questa storia fa il paio con 'Nessun santo! Carmen santa!'... e, come se non bastasse, pure "di categoria superiore" con tanto di immaginette e preghiere di impetrazione. Aspettiamo a breve la statua da portare in processione per le vie di Madrid il 19 luglio con gran devozione e migliaia (vista la mole di miracoli dell'aspirante santa) di ex voto penzolanti, mentre una folla festante di neocatecumenali in delirio accompagna, con bonghi, chitarre e nacchere, danzando magari scalzi o in ginocchio. 

 

Attaccamento al denaro, radice di tutti i mali
 Neocatecumenali che pagano la quota di partecipazione - e la pagano a testa e anticipatamente al proprio responsabile - non sono più neocatecumenali; ancor meno cristiani adulti che hanno finito il Cammino... sono solo comuni mortali come tutti gli altri uomini. E devono prendere atto del loro totale fallimento. 

Dopo 50 anni di cammino non è ancora nata la creatura nuova.

Com'è? 

Il Signore non provvede? 

Ha smesso di provvedere il Signore? E questi, pur di continuare, provvedono loro. Hanno deciso di forzare la volontà di Dio. 

Le fondamenta dell'edificio sono la rinuncia ai beni (Kiko dixit). Il passaggio per eccellenza è il Secondo Passaggio: "Va, vendi quello che hai..." ...Chi non lo fa sul serio neanche entra nel catecumenato. Poiché tutto ciò che viene prima è chiamato pre-catecumenato. 

Quando anche in seguito le cose non vanno per il verso giusto o si va in crisi, la cura è sempre la stessa: vendere i propri beni: "Si vede che non hai fatto bene il secondo passaggio"...! (vedi scrutini della Traditio di Kiko). 

Un rapporto nuovo col denaro è di base. Funziona solo per collette e mai nulla è mancato, dicono. Cosa si è rotto? 

Le fondamenta dell'edificio. Poi si costruisce. E hanno costruito. Ma ora hanno messo una bomba sotto le fondamenta: le quote pre-pagate per convivenze pre-preparate. 

Saltate le fondamenta, tutto l'edificio crolla. 

"Non resterà pietra su pietra...!", ripeteva Carmen convinta. 

Ma lei si riferiva alle kikocostruzioni idolatriche. 

Qui crolla proprio il Cammino, di Carmen e di Kiko, il suo odioso, insopportabile, indigesto co-iniziatore. 

giovedì 26 agosto 2021

"La svolta delle opere" nella gestione neocatecumenale. Trattasi di "annidamento delle truffe".

 

Mettiamo in evidenza un istruttivo commento di Mav:  


Spese spicciole neocat.

L'uso della decima da consegna iniziale era ad uso esclusivo dei fratelli della comunità, al massimo se ne restava la si dava al parroco, o ai catechisti ITINERANTI ( più avanti capirete il perché dell'enfasi ).

Infatti nel mamotreto del II scrutinio si fa riferimento al fatto che non ci può più essere il ricco ed il povero nella comunità. Tent'è che se non davi la decima ti dicevano che stavi rubando ai poveri della comunità. Non solo era proibito fornire un fisso a chiunque, ma andava diviso secondo le necessità del momento e bisognava liberarsi il prima possibile della cassa. 

Questa era la consegna. 

Da qui in poi nascono le prime "eccezioni": 

- Nasce la quota fissa da destinare ai catechisti ITINERANTI ( contro la consegna del se ce n'è la dai altrimenti pace ) 

- Nasce l'uso di utilizzare la decima per non fare collette aggiuntive ( fiori e quant'altro ) 

Poi arriva la svolta epocale ( i primissimi anni 2000 ) sui lavori della Domus...

Di punto in bianco si convocano TUTTI i responsabili delle comunità di TUTTO il mondo che abbiano passato il secondo scrutinio ( e quindi dotati di decima ) per impegnare la decima a copertura di un prestito che doveva richiedere il responsabile per pagare dei lavori urgentissimi e non rimandabili. 

Da qui in poi le richieste simili non si possono più contare. 

In un botto sono stati sconfessati un paio di "dogmi" : 

"non fare debiti" 

"usare la decima solo per i fratelli" 

"non dare quote fisse" 

La radice di tutte queste eccezioni è "la svolta delle opere".

Infine, l'enfasi sulla parola ITINERANTI? 

E' presto detto. Col tempo alcuni catechisti hanno preteso dalle "loro" comunità gli stessi privilegi degli itineranti, senza averne alcun titolo.   (da Mav)


Le "opere" del Cammino

 

Valentina Giusti tira le somme:

 

Trattasi di "annidamento delle truffe". 

Primo step: Catechesi iniziale - è tutto gratis, vieni e vedi! 

Secondo step: Convivenza dell'Amen: l'albergo va pagato, ma se non hai soldi non importa: ci pensa la Provvidenza (a forza di giri del sacco nero, qualcuno pagherà il doppio della propria quota, già opportunamente maggiorata; ma non la chiamano generosità né esasperazione nè ricatto, la chiamano appunto Provvidenza). 

Terzo step: già fin dall'inizio si fanno collette per fiori, bollette, arredi della saletta, eventuali GMG.

Quarto step: allo Shema - devi fare un 'segno' di rinuncia al danaro di cui ti viene chiesto conto. 

(ndr. il denaro che si raccoglie in tutte le convivenze dello Shemà è rigorosamente destinato all'itineranza. Si dice pure, nella corposa ammonizione alla colletta, che questa è l'unica volta che nel C.N. si fa una colletta per gli itineranti! Ahahahahah - che barzelletta!)

Quinto step: al secondo scrutinio - ti fanno vendere i beni e ti impongono la decima ogni mese oltre a tutte le collette ma ti dicono che è una specie di comunione dei beni in comunità. 

Sesto step: "la svolta delle opere" - la decima è un plafond che i catechisti usano per ogni tipo di spesa. 

 

"La decima è il minimo!" (Kiko dixit)
 

 

 Da tutto gratis a diventare lo sponsor obbligato di ogni iniziativa del guru spagnolo e di tutti i suoi gurini, è proprio un attimo!   (da Valentina Giusti)







martedì 12 gennaio 2021

Storia di una colazione non fatta, di un borsellino miracoloso e di come Kiko si salverà l'anima

Leggiamo su Cruxsancta il seguente commento:

«Ricordo che i catechisti non perdevano ogni occasione propizia per magnificare l'austerità di Kiko che sbarca il lunario con non più di 300 euro al mese (tenendo conto del fatto che viene spesato di tutto, non vedo che merito ne abbia, ma lo dicevano sempre quando potevano).

Poi è stato lo stesso Kiko a uscire con la cavolata che ogni giorno dava 50 euro al poveretto all'angolo. E non dava di più perché non lavora e non ha sussidi (per quanto incassi, in sacchi molto neri).

È palesemente un miracolo che, senza spendere più di 300 euro al mese, possa dare 50 euro ogni giorno.

Il fatto è che, a dire cavolate, sono proprio imbattibili.»

Chiariamo subito che non è bello fare i conti in tasca a nessuno.

Però, dal momento che la dichiarazione della elemosina di 50 euro al povero ogni mattina recandosi alla Messa l'ha fatta proprio Kiko Argüello e l'ha diffusa via mail a tutti i catechisti del Cammino neocatecumenale perché venisse riferita a più di un milione di aderenti per invitarli a seguire il suo esempio di generosità, e dal momento che, allo stesso modo, la notizia sulla austerità di vita dello stesso Kiko, attraverso sempre i soliti canali, ha raggiunto sempre gli stessi utenti a livello planetario, ci corre l'obbligo di cercare di chiarire come possa avvenire questo vantato ennesimo plateale 'miracolo' del Cammino.

Diciamo subito che l'indole al risparmio del denaro (proprio) e il rapporto noncurante e generoso con il denaro (altrui) di Kiko Argüello ci viene raccontato in primo luogo da Carmen Hernández, che, già al primo incontro con il profeta delle Palomeras, dovette pagare il conto del bar e il taxi per il suo rientro a casa.

Lo stesso genere di risparmio personale e di fiducia nella "Provvidenza", ha sempre caratterizzato la missionarietà dell'Argüello.

Nella sua baracca infatti del Borghetto latino, in cui soggiornò nei primissimi tempi del suo arrivo a Roma, campeggiava la scritta: "Non darmi né povertà né ricchezza: fammi avere il cibo necessario".

È il suo concetto di ciò che è "necessario" che ci intriga...

Riportiamo qui un episodio raccontato da don Cuppini, il sacerdote che affiancò i due iniziatori proprio in quei primi anni di scorribande.

«Era il giorno della proclamazione di S.Teresa d'Avila "Dottore della Chiesa" ad opera di Paolo VI.

Quel giorno dovevamo vedere Mons. Morcillo, che per l'occasione era venuto a Roma. Kiko ed io dormivamo nella baracca al borghetto latino. Franco Voltaggio ci aveva lasciato una 600.

La mattina (era il 27 settembre 1970) vado a mettere in moto la macchina: ci avevano rubato la benzina! Avevamo 200 lire, quanto bastava per la colazione. Allora a Roma cappuccino e brioche costavano 100 lire. Ma andai dal benzinaio, con una bottiglia, a prendere un po' di benzina e quindi non facemmo colazione.

Mi ricordo che Kiko disse: "Il Padre ci tratta male questa mattina... ci deve una riparazione" (o qualcosa di simile).

Andammo a pranzo da Nunzio (allora abitavano in via dei Lucchesi); ad un certo punto arriva un fratello della comunità di S.Luigi dei Parioli e ci porta una busta a nome del Parroco. Sapeva che dovevamo andare ad Ivrea e ci mandava i soldi del viaggio. Quando salutammo Nunzio, anche lui ci diede dei soldi, che Kiko mise in tasca senza guardare. Quando guardammo i soldi, erano due biglietti da 100.000 (erano le prime banconote da 100.000 che io vedessi).

Mi ricordo che Kiko disse: "Ecco la riparazione!".

La sera, dopo l'incontro con Mons.Morcillo, andammo al cinema, una prima visione in via Veneto e poi a cena alla "Carbonara" a Campo dei Fiori.

Quei soldi servirono a Carmen per prendere l'aereo per andare da suo padre che stava male (quando fummo a Ivrea ci telefonarono che il padre di Carmen stava morendo).

Kiko non ha mai fatto del pauperismo.

Comunque, in quei tre anni, le entrate erano sempre aleatorie, ma abbiamo sempre viaggiato, mangiato, fumato (loro) senza nessuna preoccupazione»

Don Cuppini ribattezza Kiko

Ecco svelato l'arcano, il motivo occulto del palese miracolo della austerità di Kiko e, nel contempo, del fatto che giri con rotoli di monete in tasca, viaggi con il jet personale, pasteggi ad ostriche e non si neghi neppure il whisky in bar appena sveglio (cioè non prima di mezzogiorno): il 'Padre' di Kiko - sulla cui reale identità preferiamo non azzardare ipotesi, ma deve avere qualcosa a che fare con i cornetti - per quella colazione saltata il 27 settembre del 1970, ha pagato e sta pagando salato fino ad oggi per ogni iniziativa o capriccio del figlioletto spagnolo.

Naturalmente, tutto questo fiume provvidenziale di danaro, viene "mediante" (preposizione che ai neocatecumenali piace assai) il sacco nero, le buste, le offerte, le decime che i neocatecumenali fanno pervenire, dietro pressante e continua richiesta, perché non si fermi ciò che viene loro spacciata come "evangelizzazione".

Come dimostrato dall'episodio precedente, Kiko, essendo povero, non ha due borselli, ma ne ha uno solo: quindi, sia per le proprie necessità personali, sia per edificare la lussuosissima Domus, attinge allo stesso borsello, continuamente rifornito dai Pantaloni neocatecumenali, spinti in modo magico a ripianare quel debito che il 'Padre' di Kiko ancora non ha finito di pagare per quella famosa colazione saltata.

Per questo Kiko miracolosamente può dire con il salmista "nulla mi manca" pur essendo un modello di austerità e spendendo dai suoi miseri risparmi di disoccupato senza sussidio al massimo 300 euro al mese (forse il provento di una piccola pensione sociale dello Stato Italiano?)

"Sacra reliquia di san Kiko"
Rimane il dubbio amletico: per cosa spende Kiko questi suoi 300 miseri euro mensili? Per la casa no: solo le spese condominiali dell'appartamento davanti a San Pietro sono altissime, quindi per quelle sovviene il borsello del Cammino, come pure per i viaggi e gli spostamenti, le vacanze eccetera.

Colazione, giornali, pranzi, cene, vestiario e quant'altro sappiamo essere tutte a carico dei "maggiordomi" del Cammino, che a loro volta attingono le risorse dai soliti proventi dei salassati adepti neocatecumenali o da proprie fortune personali messe ai piedi del guru madrileno.

Le sigarette? Fumando più di un pacchetto al giorno, e considerando che Kiko fuma anche pregiati sigari, la spesa supera di gran lunga i 300 euro. E poi, non penseremo mica che i maggiordomi factotum non riforniscano regolarmente il nicotina-dipendente con idonee stecche della marca preferita e con profumati Avana?

Resta solo da ipotizzare che Kiko, per una volta nella sua vita, abbia detto la verità e che elargisca i suoi personali 300 euro proprio per le elemosine al povero con il carrettino che lo aspetta speranzoso sotto casa. 

Certo, non più di sei volte al mese, a colpi di 50 euro per volta. Ma d'altronde, siamo seri: quante volte andrà ad una Messa cattolica Kiko Arguello? Una o due volte la settimana sono già troppe.

E con questa elemosina, tratta dai propri soldi personali, di cui nessuno ha finora mai visto neppure il colore, Kiko forse si comprerà la salvezza dal Padre quello vero, non dal 'Padre' con i cornetti che gli sta ripagando principescamente la colazione perduta cinquant'anni addietro . 

Anzi, forse, nonostante questo grande sacrificio personale, Kiko non si salverà l'anima, almeno secondo i propri stessi criteri, per i quali chi si vanta dell'elemosina ne perde ogni merito; e lui se ne è vantato, eccome! 

Povero Kiko...

mercoledì 26 settembre 2018

Scriteriati trasferimenti in capo al mondo e senza conoscere la lingua: la chiamano "missione"

L’evangelizzazione è essenzialmente connessa con la proclamazione del Vangelo a coloro che non conoscono Gesù Cristo o lo hanno sempre rifiutato. Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo.

Proselitismo neocatecumenale nelle piazze
Ma c’è una forma di predicazione che trascende la logica e le esortazioni bibliche ed ecclesiastiche e che si basa totalmente sulle elucubrazioni contorte di uno spagnolo visionario e sul suo kerygma stravolto. Egli induce i suoi eletti ad aderire a una strana forma di “evangelizzazione” tramite minacce psicologiche e spirituali; lo fa in modo da far sembrare sensato ciò che non lo è (nascondendosi dietro paroloni altisonanti come “iniziazione cristiana”, “kerygma”, “annunziare il Vangelo”, ecc.), persuadendo il soggetto tramite un indottrinamento che è pieno di contenuti eretici.
Così il fedele viene ingannato ed arriva a ritenere plausibile l'improponibile.

Ma non stentiamo oltre, rileviamo le parole incriminate riguardo l'evangelizzazione, che kiko arguello ha pronunciato in più occasioni con ostinatezza. Queste, nello specifico, giungono dal mamotreto della convivenza di Inizio Corso 2017/18:
«Per questo Cristo dice alla fine dei tempi:
“Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere”.
Chi ha dato da mangiare a questi poveri che vanno senza borsa, senza denaro, senza nulla? Se non li accolgono muoiono nel freddo della strada, se non gli danno da mangiare muoiono. “E quando lo abbiamo fatto?”. “Quando lo avete fatto a uno dei miei fratelli più piccoli”. Infatti questi fratelli più piccoli non sono prima di tutto i poveri della strada, sono gli evangelizzatori che manda Cristo come gli ultimi della terra. Per questo per annunziare il Vangelo noi itineranti andiamo senza nulla, non abbiamo soldi, non abbiamo nulla, non per virtù, ma perché è una essenzialità del mistero cristiano. Alla fine dei tempi gli uomini saranno giudicati non per il sociale, non per la politica, no. Saranno giudicati se hanno rifiutato o accettato questi poveri che Dio ha inviato senza soldi e senza bisaccia.
Volete che vi faccia un esempio? Io sono arrivato a Roma senza sapere l’italiano, senza una lira, con Carmen. Visto che nessun parroco voleva una iniziazione cristiana, perché dicevano: “Uh, questo è molto buono per la Spagna, qui abbiamo l’Azione Cattolica, non abbiamo bisogno”, allora siamo andati a vivere con i poveri, aspettando che Dio ci chiamasse. Bene, un gruppo di giovani della parrocchia dei Martiri Canadesi mi ha accolto, un gruppettino ha accolto me e guardate: tutta l’Italia è piena di comunità, tutta! E tutta l’Europa. Solamente per aver accolto questo povero»
Nell'immediatezza è possibile notare l'associazione che kiko fa tra il povero reale ed il "povero" kikiano , vale a dire un "povero" costruito sulle esigenze di kiko, che vive una precarietà predeterminata e artefatta, artificiale e insensata. Ma se i suoi sudditi vengono spronati ad evangelizzare lui si guarda bene dall'aggregarsi, mantenendo una vita benestante al riparo da possibili inconvenienti.
Ma la metodologia del "Qui e ora" che arguello sfrutta per stimolare una vocazione in tempi precoci, germina confusione e consenso. Quindi la gente parte, allucinata da una vocazione montata pezzo per pezzo dal cammino, per evangelizzare con metodi discutibili.

Kiko - ragazzo della via Gluck:
passano gli anni e ne ha fatta, di strada!!
Il guru, usufruendo delle Sacre Scritture, esprime un suo pensiero come fosse una verità divina rivelata, impartendo ai versi del Vangelo di Matteo un'accezione scorretta:
"Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere".
I versi evangelici indicano soprattutto i membri più abbandonati della comunità, i disprezzati che non hanno posto e non sono ben ricevuti (Mt 10,40). Gesù si identifica con loro. Ma non solo questo. Nel contesto più ampio della parabola finale, l'espressione "miei fratelli più piccoli" si allarga ed include tutti coloro che non hanno posto nella società. Indica tutti i poveri, i "giusti" ed i "benedetti dal Padre mio", tutte le persone di tutte le nazioni che accolgono l'altro in totale gratuità. E quando mai kiko ha esortato a prendersi cura dei più indigenti? Quando mai i "piccoli" del cammino sono stati sostenuti e aiutati realmente? Semmai disprezzati: "sei una nullità, un verme. Non vali a niente!". Oltraggiati nel foro interno, devastati nella spiritualità, impoveriti materialmente e scalfiti nella psiche.
Ma kiko non evita solo i veri poveri della comunità: evita soprattutto i poveri estranei al cammino, i bisognosi veri.
Le parole di elogio arguello le riserva a coloro che agevolano il proselitismo e compiono i suoi affari senza batter ciglio.

Tralasciando la penosa sceneggiata che ha contraddistinto i neocatecumenali l'estate del 2017, in cui a pochi km da casa hanno ostentato la loro scipitezza “evangelizzando” per 7 giorni “senza borsa nè bisaccia”, ma con risorsa (divina provvidenza del bancomat) e occhiataccia (quella delle persone da loro molestate), ci soffermiamo sulla presunzione senza minimi termini del "profeta" e delle bestialità senza frontiere da lui espresse.
Quindi kiko ritiene che la comunicazione tramite linguaggio sia superflua, che la sua mancanza si possa sopperire tramite i segni, i simboli del cammino ovviamente. Tanto, poi, lo Spirito Santo penserà al resto, no? Un po' mediocre come ragionamento, una sfida a Dio, ridotto a servo delle follie di arguello, ridotto a dover bilanciare le circostanze.

Dare assenso alla povertà che Cristo richiede non corrisponde a travestirsi per apparire, ma essere sotto una luce differente in senso spirituale.
Famiglie intere mandate allo sbaraglio
Compete a tutti noi, come impegno quotidiano, portare il Vangelo alle persone con cui ciascuno ha a che fare, tanto ai più vicini quanto agli sconosciuti. È la predicazione informale che si può realizzare durante una conversazione ed è anche quella che attua un missionario quando visita una casa. Essere discepolo significa avere la disposizione permanente di portare agli altri l’amore di Gesù e questo avviene SPONTANEAMENTE in qualsiasi luogo, nella via, nella piazza, al lavoro, in una strada. Non vi è bisogno di disfarsi della propria vita e identità coinvolgendo i propri cari e sconvolgendoli, come accade nel cammino. Famiglie intere che si spostano dalla propria casa obbligando i figli e molte volte anche il coniuge non prettamente convinto, dissestando la stabilità familiare. La precarietà li colpisce e la serenità viene sfaldata lasciando il posto ad un fulcro unico, il cammino. Ecco il pensiero primario delle famiglie evangelizzatrici di arguello. Mentre la famiglia si disintegra nuove comunità nascono.

Ma la questione che riesce a far regredire ancor di più kiko allo stato dell'uomo delle caverne, è la sua pretesa che gli evangelizzatori si trasferiscano in luoghi lontani pur non conoscendo la lingua. kiko si auto esalta, ponendo come esempio sempre e solo se stesso. Ma uno spagnolo che viene in Italia con il fine di creare un meccanismo che lo realizzi è normale riesca a gestirsi e ad imparere la lingua, infondo le radici latine di entrambe gli idiomi agevolano. Ma avrei voluto vederlo in Sri Lanka... Mettiamo che il Vaticano si trovasse in Vietnam, altro che cammino neocatecumenale! Ma che poi che si autoelogia a fare siccome dopo 50 anni non sa ancora parlare decentemente l'italiano? Va bene, lasciamo stare i quesiti e proseguiamo discutendo dell' irresponsabilità delle famiglie catecumene.

Partiamo da due testimonianze.
Per agevolare lo scorrimento faremo una sintesi di entrambe le testimonianze  rilevando le parti più interessanti. Per intero le potrete leggere nei link che seguono (link Ignazio/Giovanna) (link Luigi/Patrizia):
"Ignazio e Giovanna sono partiti per la Repubblica della Georgia (ex Unione Sovietica) nel giugno 2006 senza conoscere una parola della lingua locale e lasciando tutto quello che avevano costruito in tanti anni di duro lavoro.
Rivela Ignazio: «Era dal 1998 che sentivo la spinta interiore a partire. Espressi questo desiderio a mia moglie che però, in quel momento, non sentiva questa esigenza» (non osiamo immaginare le litigate durante gli scrutini sulla questione ndr.).
E Giovanna dice: «Ma il Signore ha lavorato e nel 2005 durante una convivenza scrutando la Parola di Dio ho sentito la chiamata a cambiare vita e a partire.
Quando confidai questo moto interiore, Ignazio fu contentissimo e manifestammo questo desiderio ai nostri fratelli di comunità».
Alla famiglia capitò come destinazione la Repubblica di Georgia, dove si diressero con la figlia dodicenne. Trovarono abitazione in un casermone di cemento in stile sovietico alla periferia della capitale. Giovanna lasciò il suo lavoro di insegnante elementare e Ignazio di socio in un'azienda che produce infissi.
Vendettero anche il loro grande appartamento
Quindi abbandonarono le loro sicurezze per esaltazione... forse vocazione (ma che tipologia di vocazione? Forse falsa vocazione kikiana? La Chiesa non costringe mai a tanto ma richiama alla responsabilità, rivolgendosi in principal modo alle famiglie, soprattutto se con prole al seguito, poiché il matrimonio è un sacramento e il primo dovere dei coniugi è verso i figli).

Eucaristia privata per famiglie in missione
Questa povera creatura, la figlia dodicenne, è stata costretta a dirigersi nella freddura delle mura di cemento di un casermone in stile sovietico, abbandonare le sue radici, la scuola, i riferimenti, la LINGUA! Si, perché ricordiamo che il georgiano è una lingua che non ha affini e si scrive utilizzando un alfabeto particolare.
Il vero sacrificio lo compiono i bambini, vittime di genitori idolatri ed esaltati e di kiko, egoista e destabilizzato mentalmente dal suo ego e dalla sua smania di grandezza.

Altra testimonianza:
"IO AVEVO UNA SOCIETA` DI IMPIANTI ELETTRICI INDUSTRIALI E PATRIZIA ERA CASALINGA E FACEVA LEZIONI DI DOPOSCUOLA IN CASA.
SIAMO STATI INVIATI IN GIAPPONE DAL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II,COME FAMIGLIA MISSIONARIA,NEL GENNAIO DEL 1991.
NELL’AGOSTO DELLO STESSO ANNO SIAMO ARRIVATI AD HIROSHIMA DOVE, ACCOLTI DAL VESCOVO MONSIGNOR MITSUE, CON ALTRE 5 FAMIGLIE(UNA ITALIANA E QUATTRO SPAGNOLE) ABBIAMO INIZIATO A LAVORARE NELLA ZONA A NOI AFFIDATA.(ITSUKAICHI).
I NOSTRI FIGLI,ALLORA TRE,OGGI SETTE (PIU` TRE IN CIELO) SI SONO INSERITI NELLA SCUOLA GIAPPONESE FIN DALLE ELEMENTARI CHE DURANO SEI ANNI.
POTETE IMMAGINARE LE DIFFICOLTA` AVUTE SIA CON LA LINGUA CHE CON IL SISTEMA SCOLASTICO MOLTO DIVERSO DA QUELLO ITALIANO.
NOI SIAMO ARRIVATI IN GIAPPONE SENZA SAPERE LA LINGUA.
PER LUNGO TEMPO NON E` STATO POSSIBILE FARE NIENTE, PERO` RINGRAZIANDO IL SIGNORE ADESSO FACCIAMO DELLE LEZIONI DI ITALIANO E QUESTO CI PERMETTE DI AVERE UN PO DI RESPIRO ANCHE SE NON E` UN LAVORO CONTINUATIVO. RINGRAZIANDO IL SIGNORE LA PRECARIETA` NON CI ABBANDONA E QUASTO PUO` SEMBRARE STRANO MA E` UN GRANDE AIUTO PERCHE DOBBIAMO SEMPRE SPERARE NEL SIGNORE".
Capite? Dilettanti allo sbaraglio, partono all'avventura senza conoscere né lingua, né usi e costumi (è il modo migliore per perdere tempo una volta arrivati): “siamo stati inviati dal Santo Padre”, cioè da kiko arguello.

Uno dei problemi maggiori è la lingua, le difficoltà si presentano nel campo della scuola, del lavoro e altro. Il cammino non garantisce alcuna preparazione al riguardo, quindi, questo trasferimento sconsiderato si rivela un'impresa destabilizzante per l'intero nucleo familiare.
Anche in questo caso la lingua determina difficoltà di comprensione e gestione, in un paese lontano in cui la famiglia si ritrova catapultata con violenza forse inaspettata, con conseguenze rilevanti sul morale dell'intero nucleo. Ma qualche comunità è nata, i fratelli di Napoli sono contenti e kiko ancor più, chissenefrega del resto.

Ma per riproporre i versi del Vangelo di Matteo, preso in considerazione da kiko, essi spiegano che quando il "giudice" apparirà, gli uomini si accorgeranno di averlo già incontrato, sulla loro strada, ogni giorno della loro vita. Ogni momento, quando ci troviamo di fronte al nostro prossimo, siamo di fronte al Giudice del cielo. Il giudizio e l'esito finale è già adesso: l'istante presente, nella sua apparente banalità, è decisivo, perché realizza nella piccolezza dell'incontro concreto dell'uomo con l'uomo, la presenza misteriosa dell'incontro con un Dio che nel Figlio dell'uomo continua a rivelarsi come infinita circolazione d'Amore. La banalità di un incontro casuale dinanzi a casa, o al bar a pochi metri dalla scuola di un figlio... non esiste alcun bisogno di finire in Giappone per realizzare quello che Dio chiede ad ogni uomo.

Kiko in una studiata posa "alla Charles de Foucauld"
nelle "grotte" di Murcia
Nella sua biografia kiko si propone come l'erede di Charles de Foucauld, se ne vanta appropriandosi delle sue gesta. Perchè kiko è così, si attibuisce meriti non suoi per non sforzarsi a realizzare opere sante.
Ma, in realtà, nulla accomuna i due.

Ogni volta in cui presenta e si vanta delle proprie Missio ad Gentes, Argüello ripete sempre la medesima manfrina, come in questo articolo:

Come è possibile questa attitudine alla rinuncia,  così come assumersi le difficoltà di ricominciare in un paese del quale non si conosce neppure la lingua?
Gli chiesero.
Kiko Argüello spiegò che "è Dio che si incarica di aprire tutte le porte" e riprese un'idea di Charles de Foucauld, di cui si riconosce discepolo.
"Non si può annunciare il Vangelo come un conquistatore, ma come un povero. Non c'è maggior povertà che non conoscere la lingua".

Sappiamo invece che non c'è nulla di così diverso rispetto all'idea di Kiko, quanto la spiritualità del beato Charles de Foucauld!
Lo scopo primo della sua missione infatti non era l'evangelizzazione, ma la condivisione e l'apprendimento della lingua dell'altro, così da porsi sullo stesso piano, per vivere uno scambio sempre più reciproco ed autentico. Per fare del bene alle anime, bisogna poter parlare ad esse, e per parlare del buon Dio e delle cose interiori bisogna sapere bene la lingua.

Non c'è nulla poi di così antitetico a Kiko come la sua idea di povertà!
Dice infatti Charles de Foucauld sulla povertà:
"Abbiamo non già una povertà di convenzione, ma la povertà dei poveri. La povertà che, nella vita nascosta, vive non di doni né di elemosine né di rendite, ma solo del lavoro manuale".