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martedì 24 giugno 2025

"Nunc cognovimus quia daemonium habes": ora sappiamo che hai un demonio...

Ricordate quell'episodio del Vangelo in cui farisei dicevano "sappiamo che hai un demonio"? Ebbene, ricorda i cosiddetti "catechisti" neocatecumenali. 

Occorre anzitutto spiegare ai nuovi lettori il nocciolo del problema.

Nei primi anni '60 Kiko e Carmen desideravano essere fondatori di una qualche comunità, sentendosi portatori di una qualche imprecisata "novità", come se la Chiesa fosse sbagliata e abbisognasse della loro interpretazione del Concilio per salvarla. Fondarono così quello che sarebbe stato successivamente chiamato "Cammino Neocatecumenale".

Autoproclamandosi "ispirati dallo Spirito" non hanno mai tollerato correzioni, nemmеno sui loro più madornali errori teologici, liturgici, ecclesiali, dottrinali, spirituali, sociali, familiari, eccetera, come se lo Spirito ispirasse errоri, disubbidienze, tracotanza, superbia. "Kiko ha il carisma, chi sei tu per giudicarlo?", cioè nella mentalità neocatecumenale non importa la verità, importa solo l'opinione di Kiko e Carmen, di cui va scimmiottato tutto.

I cosiddetti "catechisti", cioè la gerarchia di pretoriani di Kiko e Carmen, ne sono i ripetitori a pappagallo, e quindi spesso (spessissimo) si ritrovano di fronte a un bivio: ribаdire la dottrina kikiana-carmeniana, o insegnare ciò che insegna la Chiesa? eseguire la volontà di Kiko e Carmen, o compiere ciò che è gradito a Dio? seguire le indicazioni di Kiko e Carmen, o quelle del Papa, dei documenti liturgici validi per tutta la Chiesa, e dello stesso Statuto del Cammino? Calpestare la dignità dei fratelli del Cammino o il proprio egoismo? Ovvio che a seguire Dio anziché Kiko, o a tentennare anche una sola volta, è una catastrofe per il cosiddetto "catechista" neocaetcumenale. Kiko e Carmen non ammettono altro che l'ubbidienza cieca.

Volenti o nolenti i cosiddetti "catechisti" devono far rigare dritto i "fratelli del Cammino" affinché questi facciano crescere il prestigio e i soldi di Kiko, della sua setta neocatecumenale, e dei suoi pretoriani. (Eh sì, perché essere un cosiddetto "catechista" del Cammino comporta un discreto numero di piccoli privilegi, incluso il difendere certe maialate).

Occorre qui far notare che in una qualsiasi normale aggregazione cattolica, piccola o grande che sia, lo scopo dei fondatori è santificare sé stessi e aiutare altri a santificarsi; e tale deve essere lo scopo anche della gerarchia sottostante, e anche del popolino dei seguaci. Se non c'è tale scopo, non si può più parlare di comunità, aggregazione, fraternità, associazione, famiglia religiosa, gruppo, eccetera: si può parlare solo di "setta", dove i fondatori (e i loro emissari) hanno a cuore qualcosa di mondano, non la propria santificazione, e quindi ogni loro azione, insegnamento, pensiero, sarà orientato a come massimizzare soldi, potere, prestigio, e altri lerci interessi, anche se proclamassero continuamente di essere "ispirati", di sentirsi chiamati a "guidare", di dover insegnare certe cose anziché certe altre, di aver "fatto tanto ma proprio tanto"...

Quelli che davvero vollero santificare sé stessi (e contribuire ad aiutare gli altri a santificarsi) sono approdati spesso alla santità. Giganti come don Bosco, padre Kolbe, Teresa d'Avila, Francesco d'Assisi, Alfonso de' Liguori, hanno "fondato" comunità non per un progetto pastorale, non perché bramassero di essere capi e fondatori, ma perché nel loro specifico caso era un indispensabile strumento per contribuire alla propria salvezza personale (altrimenti ne avrebbero fatto volentieri a meno - e persino Francesco d'Assisi era pronto ad azzerare la propria intera opera se il Papa avesse fatto un solo cenno), era un mettere a frutto i particolari talenti ricevuti dal Signore.

Certo, siamo anche abituati alla rara possibilità (accade molto raramente) che un pessimo "fondatore" dia vita suo malgrado ad un'opera tutto sommato buona (come nel caso di Maciel, fondatore dei Legionari), fermo restando che non è merito suo ma solo dei membri di buon cuore che nel seguirlo hanno sempre inteso ravvivare la propria fede e santificarsi secondo l'insegnamento della Chiesa, la Tradizione della Chiesa, e i sacramenti così come la Chiesa comanda di celebrarli.

Nel caso del Cammino Neocatecumenale, invece, i fondatori sono pessimi, in quanto alla base non c'era un desiderio di santificazione ma solo un'evidente avidità, una dimostrabilissima superbia, e un'innegabile brama di potere: si sono alleati perché entrambi volevano sentirsi "fondatori di qualcosa", riveriti, ubbiditi, temuti, e soprattutto pagati (cfr. Kiko che si lamenta che nei primi tempi quando menzionò le Decime i madrileni che aveva attirato a sé scelsero di non seguirlo più: e da allora lui e Carmen hanno escogitato ogni sorta di trucchi e astuzie per rendere inevitabile ai fratelli del Cammino il dover «mollare il malloppo» e ubbidire ciecamente ai dettami di Kiko distribuiti attraverso i suoi fedelissimi "catechisti").

Anche se non avessimo già una vastissima quantità di testimonianze su come i cosiddetti "catechisti" del Cammino hanno sempre calpestato la vita e la dignità dei fratelli delle comunità (se non calpestano hanno già un piede fuori dal Cammino e in brevissimo tempo anche l'altro), avremmo facile certezza che i cosiddetti "catechisti" debbono sempre scegliere fra il proprio tornaconto personale (che passa anzitutto attraverso il gloriare i "fondatori" e procurar loro prestigio e soldi e altri adepti) o l'essere estromessi e additati come "il demonio".

Quella certezza deriva dal fatto che il Cammino è una setta eretica che cerca di spacciarsi per cattolica. Eretica perché insegna dottrine distorte, che si palesano anche in una liturgia piena di strafalcioni, oltre che una vera e propria idolatria per i fondatori. Sono stati proprio Kiko e Carmen a promuovere quelle dottrine e quelle carnevalate liturgiche, spacciandosi per "novità" in campo cattolico e cercando di raggranellare adepti dalle parrocchie. Sarebbe come se l'ultimo iscritto al club degli scacchi decidesse di chiamare "scacchi" il muovere la torre anche in diagonale... ed avesse sufficiente "leva" (di soldi, di raccomandazioni, di protezioni in alto loco) da non essere stato ancora espulso a pedate dal club.



Così si chiarisce dunque quell'espressione usata dai farisei per insultare Nostro Signore e dai cosiddetti "catechisti" del Cammino per dichiarare di aver sempre ragione: "hai un demonio".

I cosiddetti "catechisti", proprio come Kiko, spesso tirano in ballo il "demonio" ("hai un demonio", "il demonio ti ha ingannato", "sei in braccio al demonio"...), ed ovviamente tale "demonio" ingannerebbe sempre e solo i fratelli del Cammino, mai i cosiddetti "catechisti" o la gerarchia neocatecumenale su fino al sommo Don Kikolone.

In pratica, nel Cammino, "demonio" è il termine con cui si indica una riduzione del prestigio della setta, dei suoi soldi, del suo numero di adepti, della loro cieca ubbidienza dovuta ai capicosca della setta.

Occorre qui notare non solo la facilità con cui tirano in ballo il "demonio" ma anche l'arroganza e la tracotanza con cui lo fanno: decontestualizzando, recitando, ingannando. Loro hanno il "potere", cioè l'investitura approvata da Kiko, e tu fratello delle comunità sei solo la loro materia da plasmare per arricchire di prestigio, ricchezze e comodità la casta dei capicosca del Cammino. E spesso "comodità" include anche i loro porci comodi, a cominciare dall'assecondare la propria sete di potere e altro.

I cosiddetti "catechisti" si comportano esattamente come quelli che accusarono Nostro Signore: "ora sappiamo che hai un demonio". Chiunque fosse stato presente lì davanti a Gesù e i farisei si sarà domandato: ma come?, questi stessi farisei hanno visto i miracoli, hanno udito la predicazione, hanno visto i segni, conoscono da una vita intera le profezie e non possono negare che in Gesù si siano avverate, e dopo tutto questo Lo vanno insultando con "hai un demonio"? ma perché? Sono incapaci di capire o sono furenti perché le loro malefatte sono state svelate

Allo stesso modo, i cosiddetti "catechisti" neocatecumenali subito tirano in ballo il "demonio" non appena si accorgono che qualche fratello di comunità non è totalmente alla loro mercè... o qualche propria malefatta viene svelata o rischia di essere svelata.

E tutto questo avviene in mezzo a mille pomposissimi proclami, a interminabili discorsetti dove il tre volte santo nome di Nostro Signore, i dogmi di fede, le virtù cristiane, vengono nominati senza sosta (e a sproposito).

Il problema fondamentale dei cosiddetti "catechisti" è infatti il dover difendere l'eresia, l'inganno, la menzogna, il sopruso. Nonostante vengano chiamati "catechisti", non insegnano nulla del Catechismo: sono solo degli sterili ripetitori delle fandonie propalate da Kiko e Carmen - e vengono scelti solo in base a quanto siano fedeli nel ripetere il contenuto dei "mamotreti" (i brogliacci contenenti le sgangherate elucubrazioni kikiane-carmeniane) e le bizzarrie estemporanee di Kiko (vi ricordate di quando Kiko disse che il Signore "ci parla attraverso i testimoni di geova"?).

E naturalmente si tengono ben stretta la nomina, in quanto apportatrice di comodi privilegi (vedasi il miracolo della macchina).

giovedì 4 maggio 2023

Guai a coloro che itinerano per sè!

 


Quelli della 1^ ora  en el monte Sinaì


" Gli unici che stanno a loro agio sono i catechisti" che puntualmente percepiscono il salario illecito derivante dalle comunità. Si tratta di un'entrata cospicua che mai deroga e che viene spillata anche al fratello che versa nella condizione più indigente. Mai ho visto un personaggio di rilievo del cammino darsi pensiero per chi non possedeva somme da dare, solo rimproveri ed esortazioni decise e minacciose atte a buttare i propri averi, fosse anche l' ultimo euro vagante in tasca, nel sacco nero dell'immondizia.
Le comunità solitamente son tante, di conseguenza l'importo recepito dai capi kikos è ragguardevole. Personalmente ho incontrato catechisti nullafacenti che con questo denaro sottratto hanno provveduto ad effettuare acquisti frivoli che non corrispondevano certamente alle esigenze di prima necessità (ed anche per quelle dovrebbero tirar su le maniche) dichiarate. Ricordo, ad esempio, un dato catechista che si comprò una barca e un tot di moto per i figli. Un altro acquistò una vasca idromassaggio molto spaziosa che piazzò nella casa che gli fu donata da un "benefattore" neoc.
Mi fermo qui, poiché il degrado è molto e lo sdegno notevole. Tutto ciò mentre chi aveva elargito gli ultimi risparmi non sapeva come cavarsela. Catechisti intoccabili che esigono l'infelicita del membro credulone che, ahimè, avendo ancora gli occhi intasati di fango non scorge l'inganno. Il farabutto istiga alla tristezza, dotando le confessioni pubbliche di una connotazione violenta che sospinge a parlar male gli uni degli altri e a creare divisioni non solo in comunità, ma anche all'interno delle famiglie.
E mentre nei giri d'esperienza le sedie se le tirano davvero, i catechisti se ne stanno soddisfatti sul loro palchetto nutrendosi della scontentezza dei fedeli che agevola la manipolazione.
Se per un motivo o per l'altro il catechista dovesse subire la destituzione si ritroverebbe a lagnarsi perché costretto a compiere un lavoro: "Sigh...pietà di me fratelli, sto facendo l'imbianchino per dar sostegno alla mia famiglia hic! Capite che punizione insostenibile? Reintegratemi al mio posticello di catechista affinché possa rinfocillarmi". Poi magari dei sacerdoti kikiani e dei catechisti misericordiosi accolgono il suo lamento assecondandolo. (Tratto da una storia vera)   "    (da Rebel)

" Si lamentavano di non avere niente perché erano impegnati a evangelizzare ma avevano furgoni grandissimi e tanti mezzi di trasporto. I figli facevano mille corsi...musicali, sportivi, e avevano case di tutto rispetto. Ma andassero a...... Grazie Rebel mi hai colpito.  "     (da  Anonimo)

Sulla plancia di comando se la suona e se la canta...


Gli itineranti devono dedicarsi all'evangelizzazione come attività esclusiva e non è un optional. Non sono solo loro che non vogliono lavorare!

E' condizione irrinunciabile dell'essere itinerante lasciare il lavoro per dedicarsi all'evangelizzazione in obbedienza a Kiko e inviati da lui.  

 

Il vero Tripode neocatecumenale

Una parentesi:

Nel governo del cammino ha molto inciso Carmen. Ora non c'è più, per cui si parla di Kiko mentre Carmen aleggia su tutto. Il sistema fondato sui cd. ITINERANTI è stato messo in piedi da entrambi, con pari responsabilità: 50 e 50. Era Carmen che sempre ripeteva, ossessivamente, che per essere itinerante necessario e irrinunciabile è "essere legato a NOI". Che gran genialata! E che DEVI LASCIARE IL LAVORO! Una specie di prova del 9 della tua fedeltà, del tuo essere votato completamente alla causa, anima e corpo: lasciare tutto per seguirli e non solo il lavoro.
Più "legato" di così!
(... più ricattabile!)

Si comprende che se l'unico sostentamento è il cammino, tu sei tenuto in pugno; ostaggio totalmente degli autonominati iniziatori. Ad ogni alzata di testa, possono irretirti ripetendo: "Chi sei tu oggi senza il cammino?" (fuor di metafora: "dove vai? che fai? dove sbatti la testa?").

Attenzione:

Qui parliamo di capo-equipe laici, con moglie e prole molto numerosa. Parliamo di famiglie. Che se dovessero, dopo anni e anni, smettere di fare gli itineranti resterebbero letteralmente senza sostentamento, senza più nessuna possibilità di mantenersi autonomamente. Se per il cammino hai rinunciato a tutto, dove vai a finire? Tu, tua moglie e i tuoi figli?  (...questa l'oscura minaccia)

E ora andiamo al punto. Rivolgendoci a chi si scaglia contro di noi con violenza ogni volta che raccontiamo "fatti concreti" di cui siamo testimoni, accusandoci di mentire, chiedo in sincerità: vista la condizione dell'itinerante nel C.N., spiegateci voi come fanno costoro a vivere? Con sei, otto, dieci e anche più figli? Senza un lavoro, senza alcuna entrata autonoma? 

Non solo. Ma come fanno a vivere così bene come vivono? 

Tutte le coppie itineranti - quelle della prima ora, quelle che insieme agli Iniziatori realmente governano tutto, che hanno fondato e diffuso il Cammino in tutto il mondo, legate come nessuno a Kiko e Carmen - hanno almeno un lussuoso e comodissimo SUV, case tutte molto confortevoli nelle zone loro affidate. 

 

I due compari
Questo è dappertutto, lo ribadiamo, per i cd. itineranti della prima ora, quelli storici - i primogeniti di Kiko e Carmen - che vivono proprio come "figli di re" senza privazioni di sorta e senza far mancare niente ai propri figli, per gli studi e per tutto il resto. 

Ho conosciuto anche io itineranti che mandavano i figli nelle Università o in Istituti Privati tra i più costosi. Dicevano: "il Signore provvede!" senza pudore, senza vergogna. Tiravano in ballo ogni volta la provvidenza e nessuno osava fiatare poichè si trattava di discutere l'opera di Dio! 

Ma le mormorazioni serpeggiavano eccome nelle comunità. Perché i soldi, di fatto, poi li cacciavano loro: i fratelli. Anche perchè tante volte questi figli fighetti dei mitici itineranti non erano neanche un esempio o un modello di virtù ed educazione! E fuor di dubbio se la passavano molto meglio della maggior parte dei loro catechizzati, che coi loro soldi gli consentivano la bella vita, pur dovendo mantenere anche loro famiglie numerose e molto spesso monoreddito (poiché la moglie, giocoforza, era stata costretta a lasciare il lavoro - cosa frequentissima - o non aveva potuto neanche cercarlo mai) e in più tutti paganti decima.

Eravamo con alcune comunità in Israele. C'era l'abitudine di lasciare un pomeriggio libero, che veniva dedicato a un giro nel quartiere ebraico, ricco e pieno di splendidi negozi. Si faceva qualche acquisto e c'era sempre qualche ostiario zelante che dava l'incarico di comprare il costosissimo incenso profumatissimo che solo in Israele si trova. Quella volta ero in compagnia di un itinerante storico appunto, che mi chiese di accompagnarlo perché voleva acquistare un regalo alla moglie per un anniversario. Ebbene rimasi basita quando vidi che scelse una sciarpa/foulard che costava 500 euro, così in un colpo e senza batter ciglio. Comprese la mia istintiva ripugnanza e mi guardò con una certa pena. Ma, senza scomporsi e con un sorriso compassionevole,  mi disse: "Questo avevo pensato; un regalo minimo sui 500 o 600 euro...". (Certo, qui si pone lo stesso quesito che ci siamo posti per Kiko che ogni mattina fa un'elemosina di 50 euro alla botta, pur essendo povero in canna). 

Un altro capitolo di spesa senza tetto era, questa volta per gli itineranti alla triade più vicini, il regalo da portare a Carmen quando si veniva onorati di un'udienza privata. Carmen, una molto esigente, amante del bello e del costoso, una che non accontenti facilmente. Scegliere un regalo per lei: una vera impresa e delle più complicate,  perchè Carmen aveva di tutto e ognuno cercava di portarle il meglio. Grande studio richiedeva la scelta e sempre correvi il rischio che il regalo (generalmente un vestito o un tessuto molto prezioso) non le piacesse affatto. Ella lo rifiutava senza problemi e lo rispediva al mittente senza tante cerimonie. Soluzione non era togliersi dall'imbarazzo non omaggiandola affatto,  poiché questo avrebbe portato sicuro a conseguenze peggiori.

Un'equipe proveniente dalla comunità madre di Roma dei Martiri Canadesi alla ricerca di un alloggio degno nella Regione assegnata, espose in convivenza di itineranti la sua scelta, caduta su una bella villa nel quartiere più alto della città di destinazione con annesso, ragguardevole, affitto da pagare. Chiese, senza mezzi termini, che si provvedesse tramite la Fondazione Famiglia di Nazareth.
Giustamente, essendo primogeniti di cotanti illustri genitori !
Altri non avrebbero osato chiedere tanto e con tanto candore al cassiere generale Giampiero Donnini e alla presenza di Kiko e Carmen. Questo perché il Centro neocatecumenale già esistente nel capoluogo di quella Regione, con annesso alloggio, a dir loro era indegno di accoglierli.
Ora, vi pare che gente che non lavora, che non ha mai lavorato, possa permettersi tanto lusso e pretendere di campare a scrocco così? Mostravano apertamente di  essere incontentabili anche loro, come Carmen era incontentabile, disdegnosa e capricciosa con i soldi sudati da altri e messi nelle collette anche da poveri fratelli chi sa con quanti sacrifici (pezzenti moralisti e tirchi pure!). Collette sollecitate da loro con sfacciataggine, senza alcun ritegno e ad ogni occasione, con insistenza, con una petulanza condita di accuse indegne di attaccamento al danaro, orecchio chiuso alla parola e quant'altro. 

E non dimentichiamo di ribadire una cosa: per gli itineranti certo che si attinge anche alla decima. Neanche a dirlo. 

Dovunque possono i responsabili raccattano i soldi necessari per il mantenimento di un simile caravanserraglio. Che, oltretutto, ne va del loro mantenimento in carica (prova tu responsabile a non passare per sei mesi di fila "la busta" ai tuoi catechisti itineranti, e vedi come "di pronto" vieni sostituito!). Mantenimento che deve essere a 360 gradi come ben si comprende più annessi e connessi. 

Questo fa parte del linguaggio non scritto e non detto del Cammino (e ovviamente neppure approvato). 

Ma è regola ferrea e condivisa ovunque il neocatecumenato si sia espanso. 

Non rispettarla è causa di rimozione certa in primis dei responsabili delle prime comunità delle parrocchie che sono le comunità pilota. Questi responsabili, sono i collettori di tutte le comunità  della parrocchia affinché le buste fluiscano regolarmente alla volta degli itineranti. Se iniziano a scarseggiare o non si vedono soldi per un pò, son dolori! Sicuro.

Repetita juvant... per le teste dure. 


E sempre per le stesse teste di coccio, un'ultima testimonianza:

Vi volevo parlare delle famiglie neocat in missione : dieci anni fa il mio parroco, che era del Cammino, invitò una famiglia con 12 figli, della Palma, che stava partendo in Sud America, che ci chiedeva un contributo per le spese. Nessuno diede niente, poi ho saputo che il padre di lei era ricco, l'ho conosciuto, era un industriale che vicino a Oristano ha un'azienda che commercia idrocarburi tra l'Italia e il Sud America. Il genero lavorava con lui, parti e rimase alcuni anni fuori, poi è ritornato e ha ripreso a lavorare con il suocero. Quando venne il nuovo parroco da noi, che era stato anni prima proprio alla Palma, e che non è del Cammino, mi parlò del suocero che ogni tanto veniva a s. Bartolomeo per sentire la messa, questi era un neocat, aveva 8 figlie tutte nel Cammino, tutte sposate con neocat e con figli tutti nel Cammino. Forse questo è un eccezione, non credo siano molte le famiglie che vanno in missione con un suocero ricco che le mantiene. (da Aldo dei focolari di Cagliari)

Certo. Fa riflettere il rapporto ancestrale del C.N. con il denaro e la ricchezza; a partire dalla ricca Carmen, di una delle famiglie più ricche di Spagna. Ma le famiglie ricche ci sono sempre state nel Cammino, alcune molto ricche e nobili pure. C'è da chiedersi il perchè del forte impatto del Cammino in questi contesti sociali. Anche tra gli itineranti molti provengono da famiglie agiate. A conoscerli da vicino non mostrano in questo un gran cambiamento di natura, in verità. 

Quelli che ho conosciuto più da vicino si sono portati dietro negli anni tutta la loro spocchia, la supponenza originaria, che andava ad aggiungersi alla conclamata e ben nota arroganza congenita dei super-itineranti/super-catechisti

Neanche lontanamente sembrano disposti ad assumere uno stile di vita più modesto. In genere fanno sotto gli occhi di tutti e pure sfacciatamente "i figli di re" come Kiko insegna. D'altra parte Carmen Hernandez è capofila di questa prominente dinastia, il jet-set internazionale neocatecumenale. 

Delle famiglie in missione non conosco la percentuale dei ricchi. Ma non mi meraviglia affatto che parta giuliva una famiglia costituita, come pare sia in questo caso, da fratelli che sono nati e cresciuti nel cammino. Aperti alla vita, con 12 figli, figli a loro volta di camminanti storici della prima ora "di alto bordo" appunto, come nel caso esposto.

Generalmente questi illustri capostipiti spesso rivestono importanti ruoli di responsabilità nel contesto.

La finta sceneggiata dei sorteggi



Certo fa scena: Guarda questi! Che vocazione! Lasciano la loro vita agiata e sicura par andare 'famiglia in missione'.... che eroi (la spazzatura del mondo, come condannati a morte...)! 

Ma FERMI tutti, ALTOLA'. E se ti fermi cosa noti? Oh, giochi del destino!!! 

Noti che - Ma GUARDA CASO - questa splendida famiglia - PER SORTEGGIO (come tutti, nevvero?) - dove è stata inviata da Kiko in missione? Ma che coincidenza!!!! 

Ma certo in Sud America!!! 

Proprio dove lo straricco suocero commercia felicemente i suoi idrocarburi. Da sempre. A sua volta il fortunato genero di cotanto suocero (che da sempre com'è ovvio lavora con lui in Azienda) rimane solo ALCUNI ANNI in terra di missione (pardon terra di esportazione), per poi tornare alla base e "riprendere" a lavorare con il munifico suocero CHE - come ben noto - ERA UN felice NEOCATECUMENO anche lui. Felice come solo i naocatecumenali ricconi e opulenti possono essere lì dentro! Protetti da una speciale immunità che li rende diversi dai comuni camminanti. Dei privilegiati.

Davvero a leggere simili esperienze ci si apre un mondo! E viene il voltastomaco. 

Il Cammino è davvero un teatro ed un gran palcoscenico!

Questi possono darla a bere a molti, ma non a gente come noi; e purtroppo per loro.

venerdì 28 aprile 2023

Mi disse il catechista neocatecumenale: “Devi obbedire e basta! Perché, che tu lo voglia o no, noi siamo Dio!”

Dal libro "Verità sul Cammino neocatecumenale": raccolta di documenti e testimonianze a cura di padre Enrico Zoffoli, vi proponiamo una testimonianza firmata  stilata da un fedele cattolico sulla propria esperienza di Cammino neocatecumenale, traumatica soprattutto per il comportamento dei cosiddetti "angeli", se non "Dio stesso", i catechisti neocatecumenali.
 
Questa testimonianza fa parte di una serie di contributi che intendiamo proporvi tratti dalle testimonianze e dai documenti che  il teologo passionista padre Zoffoli raccolse da tutta Italia ormai trent'anni fa.
Nel frattempo ne è passata di acqua sotto i ponti: sono  stati approvati lo Statuto del Cammino e il Direttorio delle sue catechesi. Ma il Cammino neocatecumenale è rimasto esattamente ciò che era, e lo dimostra la grande attualità delle trascrizioni, delle descrizioni, delle impressioni, delle denunce e delle lacrime di tanti fedeli e sacerdoti coinvolti in esso a vario titolo fin dal suo primo apparire nelle parrocchie italiane .
Prima di leggere la lettera, vogliamo evidenziare una citazione di padre Rotondi in quarta di copertina:
 
"Si può dire in breve che nel pensiero di Kiko e Carmen errori teologici antichi e nuovi confluiscono in un vulcano tale di contraddizioni, che non è possibile non solo dedurne una logica di verità , ma neppure un sistema coerente di errori.
Nessuna originalità, ma ripetizioni critiche di aberrazioni teologiche antiche e nuove senza alcun riferimento a quanto la Scrittura e il Magistero della Chiesa hanno da sempre professato o rigettato".
Versione in spagnolo dell'articolo sul blog Cruxsancta
Versione in inglese dell'articolo sul blog American Way in USA

PICCOLA AUTOBIOGRAFIA


Città (...), 11.12.91 Rev.mo Don Enrico Zoffoli, Piazza S. Giovanni in Laterano

Dopo diciotto anni di matrimonio con un uomo stupendo nel rapporto con il quale ho avuto un assaggio dell'amore infinito di Dio, il 20 novembre del 1985 il Signore volle mio marito accanto a Sé.

Nei tre brevissimi mesi della malattia non ebbi il tempo di prepararmi ad un distacco così repentino e restai quasi inebetita di fronte alla mia nuova realtà sebbene aiutata dalla Fede che il Signore ha voluto donarmi e dalla presenza di due meravigliosi figli che allora avevano 12 e 17 anni, io ne avevo 40.


La condizione delle vedove nel Cammino neocatecumenale

Ai primi del mese di febbraio 1986 iniziò la catechesi dei neocatecumenali nella nostra parrocchia, quella della B.V. del Carmelo a [...], ed io con i miei figli iniziai a partecipare alla riunione regolarmente due volte alla settimana. Alla sera si faceva abbastanza tardi, ma io ero molto attratta dall'approccio alla Parola di Dio che, a onor del vero, era la prima volta che mi veniva spiegata in maniera così viva e dai canti eseguiti con molta fede e spirito di unità.

Alla fine di questo primo corso della durata di circa un mese seguì una prima “convivenza” presso il monastero di [...]. Vi partecipai con entrambi i miei figli. Ci furono alcune cerimonie molto belle, ma quello che mi colpì fu il fatto che alla fine del terzo giorno quando si doveva pagare il conto alle suore ci fu la circolazione tra di noi, tutti raccolti in preghiera, di un sacco della spazzatura nel quale ognuno depose “quello che poteva, generosamente, pensando anche ai fratelli che non potevano pagare”.

Nel primo giro non fu raccolta la somma necessaria. Fu fatto un altro giro e la nostra catechista con parole molto sentite fece capire che c’era stato qualcosa di grandioso...: la somma non solo era stata raggiunta ma superata! La cosa aveva un sapore magico, rimasi tanto impressionata di come in mezzo a noi la gente avesse potuto essere così generosa! Poi tornerò su questo episodio.

Superato quindi il primo passaggio, si formò la nostra comunità detta "seconda Comunità”, poiché una prima esisteva già di 3 o 4 anni. La nostra comunità fu organizzata con quattro responsabili di cui uno ero io (sono una insegnante), una mia collega, due studenti universitari. Ci riunivamo regolarmente durante la settimana: una volta per preparare le letture relative alla “parola” che ci era stata assegnata, una volta per la celebrazione della liturgia della parola alla quale presenziava anche il nostro parroco, una volta per la celebrazione Eucaristica il sabato notte.

Tutto questo era molto coinvolgente, ma estremamente stancante perché si terminava in orari vicini e oltre la mezzanotte. Dopo ho capito che anche questo serviva a stancare le persone e renderle abbastanza prive di volontà. 

Io in qualità di responsabile ho partecipato ad alcune convivenze per soli responsabili, sia presso l'hotel “Ergife” di Roma sia ad Arcinazzo. La partecipazione a queste convivenze era per me assai gravosa poiché dovevo lasciare da soli i miei due ragazzi (portarmeli, come sostenevano loro, sarebbe stato per me un po’ gravoso finanziariamente) e in più due anziani suoceri di cui ero l’unica nuora.

Nel frattempo il nostro parroco si ammalò di cuore e dovette lasciare la parrocchia ad un altro sacerdote, persona buona e onesta, ma non risoluta come il nostro che riusciva a tenere testa a un certo Giovanni che era il capo dell'équipe venuta da Roma per catechizzarci.

Questo signore però era il catechista della prima comunità quindi non avrebbe dovuto aver niente a che fare con noi della seconda. lo sono di indole un po’ribelle e non accetto facilmente imposizioni per cui non volli mai imparare la fraseologia sempre uguale che tutti ripetevano durante le celebrazioni; mi esprimevo sempre secondo la mia preparazione, confidando sempre nella Misericordia di Dio e guardandolo solo e sempre con Amore. 
Rimasi perciò molto scossa quando la moglie di Giovanni, una donna fredda e acida che non ho mai visto sorridere, durante un’omelia da lei tenuta ribadì più volte che “...chi non odia suo fratello, e badate bene che la parola odio detta in lingua greca è proprio odio, odio... ecc. ecc. non è degno di Me”. Risposi a questo intervento riproponendo il Vangelo di S. Giovanni e la prima lettera, ma non feci altro che attirarmi la sua antipatia. 
 

 
Una volta dopo una convivenza di un giorno, durante quello che si chiamava il giro delle esperienze, mi sentii accusare da una ragazzina di essere stata poco ospitale, poiché, avendo io messo a disposizione della comunità la mia casa per l’agape della notte di Pasqua, avrei dovuto consentire non so che cosa, come canti e suoni di gente sbronza.

E mai che qualcuno dei miei confratelli si fosse preoccupato che io ero una donna vedova con regole e abitudini di una educazione per così dire all'antica! Ma le cose si complicano alla fine dell'anno del mio Cammino neocatecumenale.

Infatti la prassi prevede che dopo due anni ci sia un effettivo “passaggio” a non so che cosa. Era la fine di gennaio, mio suocero affetto da un male alla gola, aveva 82 anni, doveva essere assistito poiché dopo qualche giorno lo avrebbero operato e chi si doveva occupare di questo ero io. Fra anche la fine del quadrimestre ed ero impegnata con la scuola, e proprio in quei giorni bisognava andare a [...] per la convivenza del suddetto passaggio, Dato che [...] dista da [...] pochi chilometri, feci presente ai miei catechisti la mia situazione, proponendo loro che io avrei partecipato alla convivenza rimanendo a [...] durante il giorno, ma che la sera io sentivo il dovere morale e civile di essere a casa. Mi fu detto che dovevo esporlo a Giovanni.

Ebbi occasione di incontrarlo il 17 gennaio giorno di S. Antonio festeggiato qui da noi. Mi ascoltò con aria di sufficienza e mi disse che se non dormivo anche a [...] il Signore per me non sarebbe passato e che comunque potevo fare la “pendolare” se volevo, lasciandomi intendere che il passaggio lo avrei fatto lo stesso. Insieme ad altre 3 persone andai e tornai da [...] il venerdì, il sabato e la domenica.

Proprio la domenica c'era la cerimonia del “passaggio”. Portai i fiori per la mensa, ma siccome erano di mandorlo furono gettati via, portai un flacone di profumo “Opium” che fu in parte usato per profumare l’olio e molti dolci per l'agape che doveva seguire la cerimonia. Mi era stato detto di essere su a [...] per le 15. Quando arrivammo tutto era quasi pronto nella grande sala del refettorio delle Clarisse, una cinquantina di persone sedute in cerchio attorno all’ambone e ai fiori sul tappeto.

Kairos, un dio da afferrare per il ciuffo
Ci sedemmo anche noi. Giovanni irruppe nella sala e con gesto perentorio: “Tu, tu, e tu venite con me”, disse. Con molto imbarazzo ci alzammo e lo seguimmo in una piccola stanza dove si trovava anche il sacerdote che sostituiva il nostro parroco e un certo Don [...], un prete piccolo e assolutamente insignificante in balia di Giovanni. Ci fu detto in modo villano che non potevamo fare il passaggio perché non avevamo dormito a [...] e che quindi il Signore (sia sempre ringraziato) per noi non era passato. lo mi opposi dicendo che Dio non passa a [...] o in altri luoghi, ma nella vita delle persone e mi appellai anche alla sua comprensione attraverso la mediazione di S. Giovanni Bosco di cui ricorreva quel giorno la festa. Mi rispose con grande disprezzo “... e chi è questo S. Giovanni Bosco?!".

Umiliate e maltrattate lasciammo quell’assemblea per andare a [...] dal nostro parroco malato che ci confortò moltissimo riportandoci alla razionalità. Dopo una settimana passata in modo piuttosto traumatico, ci ritrovammo, io e le altre due signore mie amiche, di nuovo insieme ai fratelli di comunità che avevano fatto il famoso passaggio per celebrare l’Eucarestia del sabato notte. Un fratello, una persona che io conosco bene, prese la parola per “l'ammonizione ambientale” che precede la funzione. Con toni deliranti parlò di una presenza in seno alla comunità, quella del demonio, ripeté più volte il concetto con un parafrasare che ci mise francamente a disagio, ci sentivamo additate come “quelle che non hanno fatto il passaggio”.

Rimanemmo per tutta la Celebrazione e vi partecipammo ancora per altri sabati come anche ad alcune liturgie della parola. Fu durante una di queste liturgie che uno dei responsabili e precisamente quello che aveva parlato della presenza del demonio, ci chiamò da parte pregando di radunare, quanto prima, dei soldi, perché c'era una comunità, forse di [...], che si accingeva a fare un passaggio e perciò, cito le sue parole:Dobbiamo fare come al solito, cioè tenere a loro disposizione una generosa cifra, caso mai non bastassero loro i soldi del primo giro di raccolte”.

Fu per me peggio di una pugnalata!!! Compresi che per noi, la prima volta era stato lo stesso. C'era stata altra gente che in qualche modo ci aveva aiutati! Era stato sempre un aiuto della Provvidenza, ma perché non dirlo chiaramente, perché celare quel senso di mistero e di magia per impressionarci!

Ne parlai col sacerdote responsabile e mi rispose che... non dovevo giudicare (?!). Non andai più in comunità.

Passato qualche tempo una mia amica mi disse che se volevo rientrare in comunità potevo andare a fare quel famoso secondo passaggio, nel quale dovevo palesare a tutti la mia “Croce”, potevo associarmi ad un'altra comunità di Roma e andare ad Arcinazzo. Risposi di no. Un anno dopo le persone con le quali ero stata in comunità per 3 anni si recavano ad Arcinazzo per lo “Shemà”. Chiesi se vi potevo partecipare come “esterna”: mi sarebbe piaciuto trascorrere qualche giorno in preghiera e raccoglimento. Mi fu risposto che dovevo parlare con il catechista capo: Giovanni.

L'idea non mi piacque per niente e risposi subito di no. Qualche giorno prima della festa annuale dedicata a S. Antonio, il sacerdote che suppliva il postro parroco sempre malato, mi chiamò dicendomi che Giovanni mi voleva parlare; risposi che non avevo niente da dirgli e non volevo vederlo, lui mi rispose di fare un gesto di obbedienza... e io, sebbene a malincuore, accettai l'invito.

Fui convocata presso la parrocchia di [...] per le ore 20.30 del 17 gennaio 1989. Pensavo di essere la sola con la quale l'équipe catechistica che veniva dalla comunità dei Martiri Canadesi di Roma, capeggiata da Giovanni, volesse parlare. Mi accorsi invece che era stato allestito una specie di tribunale per me ed altri 5 (mi pare) fratelli. Noi eravamo seduti gomito a gomito appoggati ad una parete e dalla parte opposta, di fronte a noi, gli inquisitori: Giovanni, sua moglie, |...], una signorina su 40 anni di cui non ho mai saputo il nome, il parroco di [...] e un neocatecumenale che aveva passato molti anni in India ed aveva l’aspetto di un vero indiano.

Cominciò l'interrogatorio di coloro che mi precedevano e io, mentre li sentivo articolare pietose risposte e giustificazioni, mi sentivo sempre più sgomenta e smarrita, non mi sarei mai aspettata una cosa del genere. Presa dall'impazienza chiesi che mi parlassero subito altrimenti sarei andata via!

Giovanni, allora, con fare di sopportazione ed autorità offesa cominciò a chiedermi se avevo fatto il passaggio, risposi di no e che sicuramente il Signore avrebbe deciso Lui quando sarebbe stato il momento. Non poté rispondermi. Mi chiese se volevo qualcosa, risposi che mi sarebbe piaciuto andare (a mie spese) ad Arcinazzo e unirmi alla comunità per le preghiere. Rispose che non lo potevo assolutamente fare se prima non facevo il famoso passaggio. Risposi se per caso c'era qualche passo del Vangelo in cui, a chi volesse unirsi agli altri per pregare, ciò era vietato.

Inoltre ripetei che spesso e dovunque il Papa ripeteva “aprite le porte a Cristo!”, nel senso di accogliere Gesù e i fratelli e aiutarli quando si trovavano in difficoltà...

Mi rispose Giovanni: “Devi obbedire e basta! Perché, che tu lo voglia o no, noi siamo Dio!”.

Mi sembrava di sognare, nessuno intervenne e lui aggiunse “se non proprio Dio siamo i suoi angeli!.

Di nuovo nessuno rispose, mi aspettavo una parola dal sacerdote, da qualcuno dei presenti... nulla! Di scatto raccolsi la borsa mi alzai e me ne andai per sempre! 
 
Io pensavo di fondare con alcune amiche un'associazione nuova, un movimento.
Ma ho sentito dalla Madonna: 'No, è la Chiesa. Benedetta tu fra le donne sarà la Chiesa.' (Carmen)



Nessuno dei così detti fratelli mi ha più cercata, fatta eccezione per una mia cara amica e parente che uscì con me insieme ad altre persone dalla comunità. Questa mia amica però dopo assidue pressioni e insistenti inviti è rientrata in comunità, è una insegnante come me, ma non si è sposata, quindi è più disponibile nel senso del tempo e denaro verso la comunità. Ormai le comunità neocatecumenali non ci sono più nella nostra parrocchia, si sono trasferite altrove.

È stata un’esperienza anche questa! Io ho sofferto, ma con l’aiuto del Signore e delle persone che mi vogliono bene ne sono venuta fuori. Devo dire però che per quello che riguarda i primi due anni di cammino neocatecumenale, esso è buono, è l’unica comunità che insegna ad accostarsi alle Scritture anche se prende troppo alla lettera l’antico testamento, e che, se guidata da sacerdoti intelligenti e capaci, catechizza veramente gli adulti. Deve restare però una scuola, un mezzo libero che aiuta la gente a conoscere e amare Dio accettando il Suo grande mistero. Se le comunità neocatecumenali devono diventare ordini religiosi allora è bene che i responsabili ne scrivano la “regola” e le persone che intendono farne parte devono sapere con chiarezza a che cosa vanno incontro.
 
(lettera firmata, da "Verità sul Cammino neocatecumenale")

mercoledì 12 ottobre 2022

Pascete il gregge di Dio

Il 23 maggio 2021 Papa Francesco promulgava la Costituzione Apostolica Pascite Gregem Dei con cui viene riformato il libro VI del Codice di Diritto Canonico.

Di seguito, presentiamo una sintesi del testo ed alcune nostre brevi notazioni.

«Pascete il gregge di Dio, sorvegliandolo non perché costretti ma volentieri, come piace a Dio» (cfr. 1 Pt 5, 2).

 

Le parole ispirate dell’Apostolo Pietro riecheggiano in quelle del rito della ordinazione episcopale: «il Signore nostro Gesù Cristo, inviato dal Padre a redimere gli uomini, mandò a sua volta nel mondo i dodici apostoli, perché pieni della potenza dello Spirito Santo, annunziassero il Vangelo a tutti i popoli e riunendoli sotto l’unico pastore, li santificassero e li guidassero alla salvezza. (...) È Cristo che nella sapienza e prudenza del Vescovo guida il popolo di Dio nel pellegrinaggio terreno fino alla felicità eterna» (cfr. Ordinazione del Vescovo, dei Presbiteri e dei Diaconi). E il Pastore è chiamato a esercitare il suo compito «col consiglio, la persuasione, l’esempio, ma anche con l’autorità e la sacra potestà» (Lumen gentium, n. 27), giacché la carità e la misericordia richiedono che un Padre si impegni anche a raddrizzare ciò che talvolta diventa storto.

Procedendo nel suo pellegrinaggio terreno, sin dai tempi apostolici, la Chiesa si è data regole di condotta che nel corso dei secoli hanno composto un coeso corpo di norme vincolanti, che rendono unito il Popolo di Dio e della cui osservanza sono responsabili i Vescovi.

Tali norme riflettono la fede che noi tutti professiamo, dalla quale traggono la loro forza obbligante, e su di essa fondate, manifestano la materna misericordia della Chiesa, che sa di aver sempre come fine la salvezza delle anime. (...)

Appariva evidente la necessità di sottoporre a revisione anche la disciplina penale,(...) nel Codice di Diritto Canonico, (...) in modo da permettere ai Pastori di utilizzarla come più agile strumento salvifico e correttivo, da impiegare tempestivamente e con carità pastorale ad evitare più gravi mali e lenire le ferite provocate dall’umana debolezza.(...)

L’osservanza della disciplina penale è doverosa per l’intero Popolo di Dio, ma la responsabilità della sua corretta applicazione – come sopra affermato – compete specificamente ai Pastori e ai Superiori delle singole comunità. È un compito che non può essere in alcun modo disgiunto dal munus pastorale ad essi affidato, e che va portato a compimento come concreta ed irrinunciabile esigenza di carità non solo nei confronti della Chiesa, della comunità cristiana e delle eventuali vittime, ma anche nei confronti di chi ha commesso un delitto, che ha bisogno all’un tempo della misericordia che della correzione da parte della Chiesa.

In passato, ha causato molti danni la mancata percezione dell’intimo rapporto esistente nella Chiesa tra l’esercizio della carità e il ricorso – ove le circostanze e la giustizia lo richiedano – alla disciplina sanzionatoria. Tale modo di pensare – l’esperienza lo insegna – rischia di portare a vivere con comportamenti contrari alla disciplina dei costumi, al cui rimedio non sono sufficienti le sole esortazioni o i suggerimenti.

Questa situazione spesso porta con sé il pericolo che con il trascorrere del tempo, siffatti comportamenti si consolidino al punto tale da renderne più difficile la correzione e creando in molti casi scandalo e confusione tra i fedeli. È per questo che l’applicazione delle pene diventa necessaria da parte dei Pastori e dei Superiori. La negligenza di un Pastore nel ricorrere al sistema penale rende manifesto che egli non adempie rettamente e fedelmente la sua funzione. (...)

Invero la carità richiede che i Pastori ricorrano al sistema penale tutte le volte che occorra, tenendo presenti i tre fini che lo rendono necessario nella comunità ecclesiale, e cioè il ripristino delle esigenze della giustizia, l’emendamento del reo e la riparazione degli scandali. (...)

Tutto ciò premesso, con la presente Costituzione Apostolica, promulgo il testo revisionato del Libro VI del Codice di Diritto Canonico così come è stato ordinato e rivisto, nella speranza che esso risulti strumento per il bene delle anime, e che le sue prescrizioni siano applicate dai Pastori, quando necessario, con giustizia e misericordia, nella consapevolezza che appartiene al loro ministero, come dovere di giustizia – eminente virtù cardinale – comminare pene quando lo esiga il bene dei fedeli.
(...)
Dato a Roma, presso San Pietro, Solennità di Pentecoste, 23 maggio 2021, nono anno del mio Pontificato.
Francesco



Scriveva San Giovanni Paolo II, promulgando la precedente edizione del Codice Canonico il 25 gennaio del 1983:
"Bisogna riandare con la mente al lontano patrimonio di diritto contenuto nei libri del Vecchio e Nuovo Testamento dal quale, come dalla sua prima sorgente, proviene tutta la tradizione giuridico-legislativa della Chiesa.
Cristo Signore, infatti, non ha voluto affatto distruggere il ricchissimo retaggio della legge e dei profeti, che si era venuto man mano formando dalla storia e dall'esperienza del popolo di Dio nell'Antico Testamento, ma gli ha dato compimento (cf. Mt 5, 17), così che esso in modo nuovo e più elevato entrò a far parte dell'eredità del Nuovo Testamento. Perciò, quantunque san Paolo nell'esporre il mistero pasquale insegni che la giustificazione non si ottiene con le opere della legge, ma per mezzo della fede (cf. Rm 3, 28; Gal 2, 16), con ciò tuttavia né annulla l'obbligatorietà del decalogo (cf. Rm 13, 8-10; Gal 5, 13-25; 6, 2), né nega l'importanza della disciplina nella Chiesa di Dio (cf. 1 Cor cap. 5 e 6). In tal modo gli scritti del Nuovo Testamento ci consentono di percepire ancor più l'importanza stessa della disciplina e ci fanno meglio comprendere come essa sia più strettamente congiunta con il carattere salvifico dello stesso messaggio evangelico.(...)
Esorto, quindi, tutti i fedeli a voler osservare le norme proposte con animo sincero e buona volontà, nella speranza che rifiorisca nella Chiesa una rinnovata disciplina; e che, di conseguenza, sia sempre più favorita con l'aiuto della beatissima Vergine Maria, madre della Chiesa, la salvezza delle anime.

 


Osserviamo quindi che:

  •  nella Chiesa sono sempre state promulgate e fatte rispettare dai Pastori norme disciplinari che sono ordinate al ristabilimento della giustizia, alla difesa delle vittime ed anche all'educazione ed al recupero di chi ha commesso azioni disciplinarmente sanzionabili.
  • Carità  e misericordia richiedono certamente il perdono, ma anche l'impegno, da parte di chi ha responsabilità del gregge, a "raddrizzare ciò che talvolta diventa storto".
  • Tali norme non sono una sovrapposizione giuridica ai precetti di fede evangelici, ma anzi, "riflettono la fede che professiamo"; sono uno "strumento salvifico e correttivo" atto a "evitare più  gravi mali e lenire le ferite provocate dall'umana debolezza".
  • L'osservanza  della disciplina penale è  "doverosa per l'intero Popolo di Dio" e deve essere fatta rispettare dai Pastori come "concreta ed irrinunciabile  esigenza di carità".
  • E, chiariva san Giovanni Paolo II, "quantunque san Paolo nell'esporre il mistero pasquale insegna che la giustificazione  non si ottiene con le opere della legge, ma per mezzo della fede, con ciò tuttavia né annulla l'obbligatorietà del decalogo né  nega l'importanza della disciplina della Chiesa di Dio".
Il Buon Pastore originale e quello "fake" by Kiko

Quanto detto sopra è una doverosa riflessione che proponiamo a coloro che, a ciò istruiti all'interno  del Cammino neocatecumenale, si oppongono all'applicazione di giustizia e disciplina nei confronti di chi, nei loro ranghi, commette azioni riprovevoli, in nome di un fumoso (e spesso peloso) rispetto delle beatitudini evangeliche e del tanto vantato "amore al nemico" e di un perdonismo dissennato che prepondera rispetto ai valori di rispetto del prossimo e di giustizia e carità nei confronti del più debole.

Si fa presente con l'occasione, dal momento  che i vertici del Cammino neocatecumenale non hanno ritenuto di varare un codice di disciplina interna per tutelare i minori e i fragili, le tanto misconosciute "Linee guida" richieste a tutte le realtà ecclesiali  laicali direttamente da Papa  Francesco, che il reato di abuso di minori, nella  sezione penale del rinnovato Codice Canonico, è ora inquadrato non all’interno dei reati contro gli obblighi speciali dei chierici, bensì come reato commesso contro la dignità della persona.

E cioè, in pratica, il nuovo canone 1398 del Codice di Diritto Canonico comprende a questo riguardo le azioni compiute non solo da parte dei chierici, che come si sa appartengono alla giurisdizione riservata della Congregazione per la Dottrina della Fede, ma anche i reati di questo tipo commessi da religiosi non chierici e da laici che occupano alcuni ruoli nella Chiesa, così come eventuali comportamenti del genere, con persone adulte, ma commessi con violenza o abuso di autorità.

In questa prospettiva, riusciamo a comprendere in modo più  completo il Motu proprio di Papa Francesco del 10 maggio 2021, pochi giorni prima della Costituzione Apostolica Pascite Gregem, di istituzione del ministero  laicale di catechista: il ruolo riconosciuto come ministeriale permetterà un controllo più stretto non solo sui contenuti formativi e dottrinali delle "catechesi" dei laici, tenuti a fare un percorso serio di istruzione presso le strutture diocesane, ma anche la possibilità di sanzionare disciplinarmente chi si fosse macchiato di delitti contro la persona, sospendendolo dal proprio incarico di catechista.

Stiano perciò attenti tutti coloro che interpretano il Vangelo delle beatitudini come un indulto per i malfattori e che, nel contempo, si stanno accostando alla Chiesa per ottenere un ministero come quello di lettore o di catechista: i loro comportamenti eventualmente lesivi nei confronti di minori e di persone fragili, verranno sanzionati non solo dallo Stato, ma anche dal codice Canonico!

Stiano all'erta certi "catechisti", se interessati a interpretare le regole di perfezione nella carità di Matteo 5 come un tana libera tutti per chi quella carità e quel perdono  li pretende dagli altri a propria giustificazione: il Codice Canonico non glielo consentirà.

E dovranno adeguarvisi: a meno che che non vogliano sostenere che la morale e il diritto della Chiesa cattolica sono in contrasto con il Vangelo.

sabato 24 settembre 2022

Il Cammino e le profezie che si autoavverano (ma non sempre)

Nel 1965, lo psicologo di Harvard Robert Rosenthal descrisse il così detto “Effetto Pigmalione”, oggi meglio conosciuto come profezia che si autoavvera. La profezia che si autoavvera è un fenomeno psicosociale per cui ciò che crediamo di noi stessi influenza i nostri comportamenti e quelli degli altri nei nostri confronti.

Lo "specchio delle brame" del catecumeno

I mamotreti di Kiko, e in particolare gli esempi di scrutini, cioè di interrogatori pubblici degli adepti, sfruttano sistematicamente questo meccanismo psicologico. Il catechista "vaticina" un certo avvenimento che sicuramente avverrà nella vita del neocatecumeno scrutinato: per esempio che se abbandonerà il Cammino la sua vita sarà un seguito di disgrazie (vedi la tristemente famosa pagina 108 del mamotreto del Secondo Scrutinio); oppure che in casi di giogo disuguale, cioè di fidanzato fuori dal Cammino, sicuramente la coppia andrà incontro alla separazione; oppure ancora hanno una visione profetica sulla vocazione del neocatecumeno, prossimo presbitero in un seminario Redemptoris Mater o suora di clausura se si tratta di una giovane; inoltre hanno visioni anticipatorie anche sulle prospettive di aver figli per coppie con problemi di fecondità, oppure anche sul successo di un cambiamento lavorativo o altro ancora. 

Non ci sono limiti sulla tipologia di argomenti su cui ritengono di poter esprimere la "volontà divina" e il modo in cui si realizzerà nel futuro del candidato.

Dato il contesto particolare in cui vengono espresse queste previsioni, cioè in una situazione carica di aspettative in cui i catechisti hanno convinto chi li ascolta d'essere direttamente inviati da Dio, che parla quindi per loro bocca, le persone messe "sotto torchio" vengono spesso suggestionate a tal punto da convincersi di queste "previsioni ispirate", facendole proprie e agendo quindi e comportandosi in modo tale che queste "profezie" in effetti si avverino, secondo il noto meccanismo psicologico.

Nel caso però  che questo non succeda, i catechisti si riservano sempre una giustificazione: l'adepto non ha avuto abbastanza fede, ha interpretato male i loro consigli, o Dio stesso ha deciso diversamente per il loro bene operando la loro correzione. Naturalmente, nel caso che le false aspettative generate dai loro consigli abbiano provocato danni psicologici e materiali, non ci sarà mai una ammissione di colpa.

Leggiamo su Cruxsancta alcuni interessanti episodi che confermano l'uso di queste strategie per legare gli adepti neocatecumenali al Cammino e per confermare l'autorità sulla loro vita e le loro scelte dei loro "profeti", i catechisti discernenti.


Lo "specchio delle brame" del catechista

Una delle prime cose che mi ha fatto aprire gli occhi e ricredere sulla fiducia riposta nei catechisti neocatecumenali  - la stessa fiducia su cui facevano affidamento quando affermavano di venire da parte del Vescovo, su mandato della Chiesa, e di parlare nel nome di Gesù Cristo - è stata l'imbarazzante l'arroganza con cui sostenevano che, per il loro alto discernimento, non c'erano segreti nella vita degli altri... Degli altri, non della loro, visto che le loro famiglie non erano per nulla un buon esempio, anzi, erano un controesempio della loro presunzione, poiché tra loro c'erano violenti, bevitori, adulteri e tutta quella serie di problemi  che, dicono, guariscono magicamente se crocifiggi la ragione e obbedisci solo a loro. 

Il che dimostra che ciò che predicano non si è adempiuto in loro.... o che loro per primi non hanno obbedito ai propri catechisti!
Ma nonostante la loro vita non fosse esemplare, da buoni catechisti talebani chiedevano obbedienza a tutti i loro catecumeni. Come è evidente,  con quelle premesse, da loro non si poteva cavare nulla di buono.

Ricordo un'occasione, la seconda volta in cui la mia comunità è stata sottoposta al secondo scrutinio, i catechisti furono chiaramente illuminati sul futuro che attendeva una neocatecumena implicata in un complesso processo di divorzio.
Per darvi un'idea, il marito di questa donna se ne era andato con una sua amica, e lei ha dovuto lavorare come donna di servizio - non aveva studi - per poter mantenere i suoi figli. Firmarono la separazione e, per anni, mentre lei lavorava di casa in casa, l'ex amica andava a passeggio a braccetto con il marito. Dopo anni di umiliazioni, il marito ha chiesto il divorzio,   e lei si è ritrovato coinvolta in un procedimento legale che non voleva ma non poteva evitare.

Seduta sulla sedia dell'esame, ha dovuto spiegare ai luminari catechisti che, sebbene fosse contraria al divorzio, la sentenza sarebbe stata in qualche modo la fine di un calvario, se non altro perché il marito ormai conviveva da molti anni con un'altra, con la quale voleva sposarsi civilmente.

Che senso aveva, in una situazione del genere, opporsi al divorzio? Bisognerebbe chiedere a quelli di discernimento superiore!

La premonizione del catechista
Durante quello scrutinio  il catechista più anziano ha avuto una premonizione, un'ispirazione sul futuro di questo matrimonio fallito, e lo ha fatto sapere all'esaminata (e a tutti i presenti, visto che lo scrutinio si svolge davanti a tutta la comunità). 

Dal momento che spettegolare e dare giudizi affrettati sugli altri è un'attività a cui sono molto inclini nel Cammino, la prima cosa che questo catechista ha spiegato a tutta l'assemblea è stata che la ragazza che aveva preso il marito dell'amica era ovviamente una povera donna, una imbrogliona che ha cercato solo di assicurarsi la vita sfruttando la proprietà altrui. Quindi era ovvio che avrebbe sfruttato lo sciocco che era andato con lei, l'avrebbe spremuto più che poteva, fino al sangue, lo avrebbe prosciugato e poi, quando lo avesse privato di tutti i beni materiali, sarebbe andata via da  lui abbandonandolo. Si sarebbe sbarazzata di lui come uno straccio sporco.

In quel momento, quando lei lo avesse cacciato via come un cane, era dovere della moglie legittima aprirgli le braccia e riaccoglierlo come marito, perché lo era. E padre dei suoi figli.
Questo era ciò che sarebbe successo. Questo è ciò che Dio ha stabilito.

Ma, affinchè il marito, che era un povero tapino ingannato dal diavolo non per propria colpa, sapesse a chi rivolgersi quando lo avrebbero gettato per strada come un mozzicone di sigaretta, era necessario che lei, la legittima moglie,gli facesse sapere che lo aveva perdonato e che la porta di casa sua e della sua camera da letto sarebbe stata sempre aperta per lui. Sempre, poiché tale è l'obbligo della moglie cristiana.

Di conseguenza, le ordinò di chiamare il marito ribelle e di fargli sapere che lo amava ancora e che poteva tornare da lei quando voleva... o quando non avesse avuto altro posto dove rifugiarsi. Naturalmente la catecumena era invitata a digiunare, pregare e fare l'elemosina prima di procedere con la telefonata, ma che la dovesse fare era fuori discussione, cioè non spettava a lei discernere se tale chiamata avesse un senso, ma piuttosto era un imperativo divino, al punto tale che le avrebbero chiesto in seguito se avesse obbedito prima di decidere se poteva compiere il rito del secondo scrutinio.

La telefonata avvene. Lei si umiliò e lui scoppiò a ridere. E questa fu la conclusione di tutto. L'infedele e l'ex amica si sono sposati e anni dopo, quando già i ragazzi erano usciti di casa, il marito è tornato in tribunale per recuperare la sua quota di quella che era la casa di famiglia. Poiché la prima moglie non aveva i mezzi per comprarne la metà, la casa fu messa in vendita.

Attualmente, l'infedele e l'ex amica sono ancora insieme e si godono la pensione su un'isola tropicale. La moglie legittima sopravvive con la pensione da collaboratrice domestica nel minuscolo appartamento che ha potuto acquistare con la metà del ricavato della vendita della casa di famiglia.
Non pare proprio che la profezia di riconciliazione si sia realizzata.


Profeta veggente e ragliante
Vede, prevede e stravede

Lui non era nel Cammino ma entrò per lei (era di famiglia neocatecumenale d'alto lignaggio). Quando sono arrivati al secondo scrutinio,  lei voleva vendere la casa che stavano ultimando con i soldi di lui (lei non lavorava) per ottemperare al comando di vendere  i beni, e alla fine ci è riuscita. Da allora la loro relazione è peggiorata fino a quando lui se ne è andato e ha chiesto il divorzio (avevano già una figlia). Con i documenti quasi tutti firmati, gli illuminati catechisti l'hanno convinta a non accettare il divorzio e che doveva riconquistarlo, anche se lui si era già  fatto una nuova vita. 

Fatto sta che la moglie ha adoperato obbedientemente tutti i mezzi e tutto il suo fascino (era sempre molto bella). Lei lo ha riconquistato quel tanto che bastava a rimanere di nuovo incinta e lui ha finito per lasciarla di nuovo, creando un clima fra loro molto peggiore, che si è concluso con un divorzio conflittuale. Qualche anno fa e grazie alle "tasche" delle sue comunità (quella di origine, quella attuale e quella dei suoi genitori), ha ottenuto i soldi per pagare la nullità e poter essere di nuovo "single". Di lui non ho mai più saputo nulla, anche se so che ha un buon rapporto con i suoi figli, cosa che la moglie non ha.



Nella mia comunità ci sono stati diversi casi di donne separate, una delle quali ha divorziato dopo un matrimonio che non avrei augurato a nessuno. Ebbene, per passare attraverso la benedetta "porta stretta" obbligarono due di queste donne ad ottenere la nullità. Come tutti sapete, la nullità, purtroppo, è qualcosa che si può ottenere solo con molti soldi, ecco perché nella mia città è noto che solo i toreri la ottengono...  e kikos, haha. 

Una di queste non volle farlo  e ovviamente l'hanno invitata a tornare indietro, in una comunità più giovane, per ripensare la questione. Non ha superato il Secondo Scrutino, ha lasciato la comunità e non ci ha più messo piede, grazie a Dio. L'altra ha speso tutto ciò che aveva ed anche ciò che non aveva fino a quando non ha ottenuto la nullità. Visto che questa aveva assunto un avvocato fin dall'inizio (consigliata ovviamente dai kikotisti) e loro erano a conoscenza dell'intero processo, l'hanno lasciata andare avanti.



Ricordo che quei mascalzoni profetizzarono a un fratello che doveva rifiutarsi di divorziare, che la moglie sarebbe tornata. Dopo 25 anni gli stessi mascalzoni catechisti dissero a questo fratello: E cosa aspetti? Dopo tanto tempo, pensi che tua moglie tornerà da te??!!


Comunque sia, sono cose tipiche  delle sette.

 


venerdì 9 settembre 2022

Tutto bello e fecondo, poi pugnalano il sacerdote alle spalle... e chi si scandalizza, è un moralista

Nelle pagine social del Cammino neocatecumenale ormai è una costante, leggere le esperienze di "fratelli" o ex-fratelli, delusi e amareggiati per una brutta esperienza maturata nelle salette della propria comunità.

Spesso, come nel caso che vi presentiamo, sono desolati, non si capacitano di quanto successo, lo credono un caso unico, o comunque isolato, e lo addebitano a singoli catechisti, o altri responsabili, insensibili, avidi, o disobbedienti alla Chiesa.

Continuano a professare fiducia e ammirazione per il Cammino, per tutte le belle qualità che hanno creduto di scorgervi negli anni di frequentazione, e proprio non capiscono come possa essere successo, in quell'ambiente così apparentemente "fraterno", di imbattersi in tanta cattiveria da parte di alcuni, e in tanta ignavia ed insensibilità da parte di altri.

Ci pensano i "fratelli" del social (riconoscibili per gli interventi sentenziosi e accusatorii) a completare la doccia gelata ricevuta dai malcapitati nelle salette: infatti quelli che osano esternare una esperienza non del tutto positiva, vengono accusati di voler perpetrare delle miserabili "piccole vendette", i loro commenti vengono censurati anche se non contengono nomi o elementi di riconoscimento, gli si dà degli egoisti, dei moralisti, perché "nel Cammino ognuno prima o dopo mostra la sua vera faccia mostra la sua vera identità di peccatore" e "chi si scandalizza dei peccati degli altri è solo perché è un moralista e mostra apertamente di non conoscere se stesso".

Questa, nelle salette neocatecumenali come nei post delle loro pagine sui social, è la carità e l'accoglienza del Cammino, non appena qualcuno dimostra di aver aperto gli occhi e di non tollerare i loro errori, soprattutto, come in questo caso, la disobbedienza alla Chiesa nella persona dei suoi Ministri a cui ipocritamente assicurano sottomissione e fedeltà.

 
Tratto da una chat di un social, e precisamente dai commenti a una pagina neocatecumenale.

Pietro C.: Tutto bello e fecondo, fino a quando i fratelli che credevi tali, e i catechisti che ti hanno sempre detto di essere obbediente alla madre Chiesa attraverso il prete, non ti tradiscono venendo meno a tutto ciò.

Amministratore: Pietro C., cioè se qualcuno non è come pensavi tu il cammino non è più bello e fecondo? Questa è una tua idea, in realtà la debolezza umana è in ogni realtà.

Pietro C.: io amo il cammino, ho tantissime esperienze positive, non parlo male del cammino in se stesso, purtroppo ci sono fratelli e catechisti che non sono in obbedienza al prete, tanto da pugnalarlo alle spalle.
Il cammino mi ha dato tantissimo, con mia moglie e i 4 figli che Dio ci ha donato, abbiano tantissime esperienze.
Mi sarò espresso male...

Amministratore: Pietro C., i suoi giudizi personali verso  persone che non possono dare la loro versione non sono ammessi. Le chiedo gentilmente di rimuovere l'ultimo commento, altrimenti lo farò io. (la conversazione manca infatti del commento con il racconto dei fatti postato da Pietro C., eliminata dall'Amministratore della pagina).

Pietro C.: Faccia pure, io conosco la verità e malgrado la sua imposizione da esse esse, non la cambio.

Utente x: giusto per capire: non viene nominato nessuno personalmente, il sig Pietro C. non ha fatto nomi. La sua presa di posizione puzza di censura tesa ad evitare qualsiasi critica al cammino...

Utente y: credo sia giusto dare voce a tutti, non ha mica fatto nomi, ho raccontato fatti... Non censurate che così mi fate paura

Amministratore: Utente y, questa pagina grazie a Dio è letta da tantissime persone e i fratelli e i catechisti del sig. Pietro C. sono riconoscibili a chi lo conosce anche senza fare i nomi. Utilizzare questa pagina, anche involontariamente, per piccole vendette personali, non sarà più consentito.

Utente w: (rivolto a Pietro C.) Allora non è giusto far credere che sono tutti fratelli e poi tutti coltelli attraverso la loro testimonianza esterna , piena di grande egoismo.....ne ho conosciuti molti

Utente z: Nel Cammino ognuno prima o dopo mostra la sua vera faccia mostra la sua vera identità di peccatore, questo è un buon preambolo per il Cammino di conversione, chi si scandalizza dei peccati degli altri è solo perché è un moralista e mostra apertamente di non conoscere se stesso, questi distruggono tutto e tutti, persino loro stessi.


 

L'umile Kiko scende dall'umile jet privato
che utilizza per i suoi umili viaggi

Abbiamo visto che in questo caso chi ha subito una vessazione o un'ingiustizia all'interno della comunità  neocatecumenale viene definito un "moralista "; riportiamo da Cruxsancta, ora, un'altra chicca della benevolenza fraterna dei kikos: il fratello che osa lamentarsi di "venire messo nell'umiltà" da fratelli prepotenti e superbi, è in questo caso, secondo l'amministratore che fa le veci del catechista neocatecumenale sul social, un masochista ed una persona senza discernimento.

Utente: Bene, vedo che molti sappiamo cosa sia l'umiltà, però il problema è  che non la mettono in pratica. Io devo sopportare  in nome dell'umiltà maltrattamenti dai miei stessi fratelli che mi dicono delle "verità" su me stesso secondo loro per portarmi all'umiltà. E io obbediente ci ho creduto, però  mi sono accorto che questi stessi fratelli non entravano a loro volta nella umiltà...

Amministratore: Tu non fai altro che assumere una posizione masochista e accumulare rancore, sufficiente per giudicare tutti e per non convertirti. Devi chiedere il discernimento, così potrai camminare tutta la tua vita senza soffrire per nulla di ciò  che gli altri fanno e dicono...

Insomma, un totale inversione della logica e dell'etica cristiana: questi neocatecumenali installano ancor più i prepotenti sui troni e rovesciano gli umili... accusati, per soprammercato, d'essere moralisti, masochisti, egoisti... e chi più  ne ha, più  ne metta!

Si capisce anche il perché il sacerdote, pur neocatecumenale,  che voglia stabilire un minimo di ordine e di autentico spirito fraterno, finisca  necessariamente per essere pugnalato alle spalle per essere ridotto a più miti consigli.

Questi episodi, riflessi nei post sui social, non sono patologia del Cammino neocatecumenale, ma sua normale fisiologia.


sabato 3 settembre 2022

Il concetto neocatecumenale dei corsi per fidanzati: monologhi, tragedie, pessimismo che fanno passare la voglia di sposarsi anche ai più ben disposti

A proposito dei corsi pre-matrimoniali  per fidanzati organizzati o condotti secondo il testo (segreto come tutti i cosiddetti "mamotreti" neocatecumenali) di Kiko Argüello: leggevo una lettera su Famiglia Cristiana e mi sono chiesta "Chissà se si parla di loro?"

«Siamo due morosi, già conviviamo, ma ci siamo iscritti al corso di preparazione al sacramento del matrimonio: più per far contente le nostre famiglie, a dire il vero. Ebbene, il primo incontro ci ha scioccati: il prete andava dicendo che con il matrimonio porteremo la fede al dito e che questa sarà un legame, oltre che una promessa di fedeltà, un legame duro da condividere, che ci farà anche soffrire perché poi non potremo tirarci indietro. Sembrava dicesse: più che un legame è una catena! E la coppia che lo aiutava come testimone del sacramento sorrideva beata. Non ci abbiamo capito niente...
NICOLÒ E NAOMI».

Questo l'inizio della risposta di "Famiglia Cristiana"

«E non ci capisco niente nemmeno io, cara coppia di conviventi! Anzi, spero proprio che abbiate capito male... secondo voi vi è stata proposta la fede come vincolo-legame-giogo duro da sopportare... anzi, un anello-fede che vi chiederà impegno, coerenza, che vi costerà molto. E quindi (legittimamente, se è questo che vi è stato detto) voi dite: “Ma chi ce lo fa fare?”, stiamo bene come siamo, da conviventi. E se un giorno uno dei due non se la sentirà più di portare avanti il rapporto, lo dirà onestamente: ciascuno per la sua strada!».

Naturalmente, non avendo dato indicazioni specifiche (o non essendo queste state pubblicate) non possiamo essere sicuri che la provenienza di presbitero e di coppia di coniugi docenti sia l'esperienza neocatecumenale; però  gli indizi che ce lo fanno pensare sono più  che consistenti: la visione del matrimonio come una croce, un legame duro da condividere, una catena, è tipica della mentalità neocatecumenale, che identifica la ricerca della felicità, la normale  affettività umana, con il peccato originale e tende ad esaltare le difficoltà e i problemi coniugali per convincere la coppia che "non potrà  mai farcela" senza il sostegno della comunità  neocatecumenale.

La prossime esperienza che riportiamo, infatti, proveniente da un forum che raccoglie le varie impressioni sui corsi parrocchiali di preparazione al matrimonio, è perfettamente  sovrapponibile alla precedente e fa "nome e cognome" del Cammino neocatecumenale.

"Alegría hermanos!"

«Ciao, noi siamo a metà incontri (e per ora vista la situazione gli altri sono stati posticipati a dopo pasqua) sinceramente io sono abbastanza delusa. Ci sono 3 coppie già sposate che fanno parte del gruppo dei neocatecumenali... Che nella nostra parrocchia sono un po' una setta, infatti cercano sempre di invitarci ai loro incontri, e durante quelli del corso prematrimoniale, a turno fanno monologhi, noi non parliamo mai.
Sostanzialmente ogni incontro dobbiamo ascoltare un'ora di racconti delle loro esperienze personali (anche troppo personali sinceramente) di tutte le loro tragedie e di come le hanno superate. Poi magari ti chiedono se vuoi dire qualcosa, ma nessuno dice mai niente, anche perché hai parlato solo dei fatti tuoi, tipo che il tuo matrimonio prima della chiesa era alla deriva, o del fatto che hanno subito (purtroppo) la perdita di un figlio piccolo, o del fatto che avevano tradito il compagno ma ora non lo fanno più.. Che dovrei dire? Sono fatti vostri, non me la sento di dire qualcosa.
E niente, mi sarebbe piaciuto il corso come lo fate voi che state commentando, loro ci hanno detto che lo hanno volutamente impostato in maniera diversa perché secondo loro non ha senso parlare con l'avvocato, con lo psicologo, o affrontare comunque argomenti simili perché è un corso di chiesa e bisogna parlare solo di chiesa... E dei fatti loro.

Corso per fidanzati oriental-neocatecumenale:
"Alegría hermanos!"

A dimostrazione del fatto che queste argomentazioni e questa chiamiamola "didattica" provengono dal mamotreto di Kiko Argüello, riportiamo alcuni tratti di una testimonianza che viene dalla Spagna.

Quest'ultimo contributo individua un vero e proprio "metodo", che oltre ad inoculare insicurezza, senso di impotenza, paura del futuro,  utilizza anche altre tecniche di avvicinamento molto usate nel proselitismo neocatecumenale, come l'invito a casa propria, l'offerta reiterata di cibo e bevande (utilizzata anche nei corsi del dopo cresima). Lo scopo finale è il marketing, cioè l'acquisire nuovi adepti per il Cammino neocatecumenale.

«(...) Ci parlavano del matrimonio come se fosse una tortura, un cammino flagellato dalla sofferenza, dove ci saremmo sentiti soli, perduti, confusi.

Senza balletto ebraico finale
non è un matrimonio che si rispetti:
"Alegría hermanos!"

Prendevano poi talora una Croce di tipo romanico e ci parlavano di Gesù e della Comunità, Gesù e Comunità...
Ripetevano in continuazione: "sei solo, senza Gesù Cristo, il tuo matrimonio non può funzionare", per concludere che "senza la comunità il tuo matrimonio non può funzionare".
Commentavano a noi del corso sull'assurdità e sull'inutilità di dialogo.
Insistevano molto sul fatto che il resto del mondo ci insegnava a vivere in modo tale che avremmo finito per cadere in disgrazia. Io, che sono cresciuta con una morale Cristiana e Cattolica da generazioni, non avevo mai sentito nessuno parlare così del resto della società non credente.
Tornavo dal corso stanca, demoralizzata ed abbattuta, derubata dei miei ideali.
Spesso ci invitavano a mangiare offrendo dolcetti, caffè, birra ecc.
I miei compagni mi dissero che erano "kikos". Io pensai che questo influiva sulla visione della sessualità e poco più, sicché non mi allarmai.
Incominciarono a chiamarci a casa loro. Sabati, domeniche... venerdì alle 21:30 in inverno...
Erano davvero necessari tanti appuntamenti, e a quelle ore tanto improprie, per una catechesi?
Poi, invece di avere un clima disteso ed informale, si dedicavano alla stessa oratoria ed alle stesse litanie, mentre ci presentavano più cibo, dolci e vino.
Da cosa veniva tutto ciò? Era esattamente una strategia commerciale.
Non c'era altro da vedere se non la ripetizione delle stesse cose della settimana precedente.
Ci volevano vendere un prodotto e noi eravamo i futuri clienti. E io non l'avevo capito. Il prodotto è la Comunità».