venerdì 27 ottobre 2023

«Ti dicevano che giudichi... Per loro tutto è un idolo!»

Riportiamo qui una testimonianza che abbiamo ricevuto qualche giorno fa.



Sono stata in Cammino all'estero (non in Italia) per 28 anni. Tutti i miei otto figli sono cresciuti nel Cammino e sono arrivata si può dire quasi alla fine.

Sono circa due anni che io e mio marito siamo usciti, e nessuno dei miei figli ha voluto continuare. Forse anche grazie a loro ho capito tante cose che prima non riuscivo a vedere.
Ci eravamo innamorati dell'idea di appartenere a una comunità cattolica e abbiamo cercato di ubbidire, ascoltare e partecipare in tutto. Io personalmente ci ho creduto talmente tanto che ho sofferto tantissimo da non poter più "entrare più chiesa" per un anno! Sto sulla via di guarigione ma il danno fatto dal Cammino è ENORME per tutta la mia famiglia. Nessuno dei miei figli vuole entrare in chiesa.

Non posso dire che tutto è stato cattivo. Certamente il Signore ha lavorato in noi (non eravamo praticanti) e ci ha aiutato a capire la Scrittura e ad avvicinarci a Dio. Ma la "politica" che esiste nel Cammino Neocatecumenale non si può raccontare in due righe.

Anzitutto il fatto che i catechisti del Cammino "valutano i cognomi", cioè sono sempre loro a decidere se tu vali qualcosa o no. E dipende a chi sei affiliato, se il tuo cognome è importante o no nella parrocchia.

Poi il fatto che tali catechisti hanno il "controllo" di tutta una nazione, decidono su tutto: quindi sono "missionari", e dunque i "missionari" e i figli dei "missionari" vengono prima di tutti gli altri.

I "missionari" (ce ne sono tanti) ricevono i biglietti pagati dalle loro varie comunità di origine per tornare in patria una o due volte l'anno. Scoraggiano i giovani ad andare a lavorare perché... i soldi sono un "idolo". Però ne chiedono sempre tanti, e tanti gliene danno i fratelli delle comunità, specie ai missionari. Bisognava sempre pagare il doppio per preti e seminaristi.
I figli dei catechisti vengono incaricati come responsabili in ogni cosa, con la certezza di essere ubbiditi ciecamente.

Non abbiamo mai potuto aprire un'onesta discussione perché se volevi dire anche soltanto un'opinione, ti dicevano che giudichi, o che sei questo o quello, sempre a rimproverarci che siamo peccatori. Tutto è idolo... l'amicizia non si fa in comunità perché le affettività sono idoli. I figli sono idoli. Marito o moglie sono idoli. Ecc... Però queste regole valgono solo con chi gli pare ai catechisti.

Certi preti, poi, senza vergogna!! "Tanto Dio ti ama come sei!!" Questo ci hanno sempre ripetuto! Senza fare sforzo, "Dio ti ama e tutto è grazia!" Sì, d'accordo, ma la grazia che è gratuita va anche desiderata e magari ci devi mettere un po pure d'impegno personale per accoglierla! E invece no, ti dicevano che non devi cambiare, "Dio ti ama e lui fa tutto per te".

Certi catechisti, anche se hanno finito il Cammino, dovrebbero farsi un grande esame di coscienza!! In 28 anni ne ho viste e sentite di tutti i colori! Ma ci dicevano sempre che i catechisti "sanno di più", che sono "mandati da Dio e bisogna ubbidire", che il Demonio ti dice tante bugie e che sei orgogliosa ecc... ma insomma!! A questo Kiko mi piacerebbe raccontargli qualche aneddoto, ma dove lo trovi? Non si sa! Non c'è un email, un indirizzo, un telefono!

Non ci hanno mai parlato della Divina misericordia, di Fatima o Lourdes, tutto per loro è religiosità naturale! I più "convertiti" sono ovviamente loro e gli altri sono... tutti con la fede da neonati. Solo loro hanno una fede adulta!! Davvero? Io non ne ho conosciuti di santi in Cammino, anzi!!

Potrei scrivere un libro sulle ingiustizie viste e subite! Se ti apri riguardo alla tua vita (così come ti insegnano e ti dicono di fare), puntualmente lo usano contro di te quando ti devono "metter giù, "mettere al tuo posto".

E pensare che Kiko lo adoravo. Ora ho tolto tutte le sue "icone" e pian piano chiedo allo Spirito Santo e alla Vergine di curare il mio cuore. Prego tutti i giorni per i miei figli che un giorno possano tornare ad assaporare l'amore di Dio per loro.

E questa e' una goccia della mia esperienza. Amen.

domenica 22 ottobre 2023

La tattica neocatecumenale dell'accusarti di odiarli

Il laico Kiko all'ambone a far l'omelia,
con crocifero e candelieri,
come se fosse un vescovo.
(foto © cammino.info)
Quando vai dal medico, e il medico ti dice che hai un serio problema cardiocircolatorio ma soggiunge che quanto all'unghia incarnita dell'alluce sei guarito e stai benone, la tua reazione quale è? È di festeggiare con gli amici le parole "stai benone" dimenticando tutto il resto, oppure quella di chiedere con preoccupazione cosa fare per proteggere la tua salute?

Così, allo stesso modo, nella mentalità cattolica, il ricevere delle critiche oneste e documentate, anche imprecise, anche non da una massima autorità, ispira riflessione, ispira volontà di correggere e di chiarire, ispira desiderio di eliminare le pietre di scandalo. Succede anche con le critiche poco oneste e scarsamente documentate: "cosa è avvenuto per indurli a pensare così? cosa possiamo fare per sgombrare il campo dagli equivoci?" (Certo, non avviene per le critiche campate in aria, o per quelle artificiosamente ingigantite - come ad esempio quando i sedicenti atei credono di umiliarvi ripetendo la cantilena "pretipedofili-pretipedofili"). Gli ultimi pontefici hanno fatto numerose richieste di perdono anche su questioni secondarie, nell'ottica di favorire la riconciliazione col mondo (non sappiamo dire quanto siano state efficaci, però resta il dato di fatto che le richieste sono state fatte... come pure il dato di fatto, anche più importante, che dal mondo non è mai avvenuto nulla del genere per le persecuzioni dei cristiani).

Nella mentalità neocatecumenale, invece, di fronte a critiche anche oneste e ben documentate, anche molto precise, dettagliate, circostanziate, con abbondanti testimonianze, la reazione è sempre la stessa: negare, negare, negare, far vittimismo, accusare l'interlocutore di maldicenza, calunnia, odio, col sottinteso che il Cammino sarebbe al di sopra di ogni critica, che i suoi capicosca sarebbero agnellini mansueti che evangelizzano, che le nefandezze non possono essere mai avvenute, e che se proprio sono avvenute "voi non avete capito, voi giudicate, il Papa ci loda ma voi ci criticate". Un concentrato di superbia e di falsità.

Tale mentalità ha infatti un pilastro fondamentale: la convinzione che per difendere il prestigio e i soldi della setta e dei suoi capicosca, sarebbe lecito (e addirittura doveroso e santo) per i fratelli delle comunità anche mentire e ingannare. Vediamone un esempio tipico.

Qualche giorno fa una certa Cristina ci ha scritto:

Prego per voi tutti che da come leggo siete capaci solo di maldicenze. Nessuno vi giudica. Ma fratelli cari, togliete il veleno dalla vostra lingua perché farà male soltanto a voi. Pace e bene. Preghiamo per voi
A prima vista sembrano le solite pie esternazioni fatte con paroloni eleganti. In realtà sono solo un concentrato di superbia e giudizi temerari. Ma analizziamo punto per punto il suo messaggio.

1) Ce l'ha con «voi tutti». Dal 2006 ad oggi, questo blog ha pubblicato oltre 2800 pagine. Dunque ci aspetteremmo che almeno qualche fratello del Cammino Neocatecumenale abbia abbastanza onestà per dire: "mettiamo che nel caso peggiore il novantanove per cento delle critiche espresse sulle oltre 2800 pagine del blog siano infondate... resterebbe l'un per cento di critiche in qualche modo fondate, 28 argomenti su cui riflettere e correggersi".

Liturgia neocatecumenale
E invece no: Cristina divide l'universo in due parti, da un lato il Cammino - al di sopra di ogni critica, anche la più onesta e documentata -, dall'altra "voi tutti". Proprio come in ogni setta, l'inossidabile mentalità del "tutto il mondo è contro di noi" (sottinteso per gli adepti: "fidatevi solo di quel che dice la setta").

2. «Prego per voi tutti». La prima cosa che Cristina fa è annunciarci che lei prega, mica come noi cattivoni che (nella sua testolina) non preghiamo mai. Ebbene, lei non solo prega, ma - nientemeno! - prega per noi tutti, e si degna anche di notificarcelo, perché qualcuno nel Cammino avrà sentito dire che i martiri cristiani pregavano per la conversione dei loro assassini, non perché ci guardi con cristiana simpatia. E dunque, senza minimamente sospettare che ciò risulti come superbia, lo annuncia in pompa magna.

3. «...che da come leggo, siete capaci solo di maldicenze». Cristina ci accusa non solo di "maldicenze", ma addirittura di essere "capaci solo di maldicenze". E per dare l'impressione che l'accusa sarebbe fondata, premette "da come leggo". Cristina è capitata per caso su un blog di oltre 2800 pagine, chissà quante ne avrà lette per formarsi un retto giudizio, e cosa fa? Annuncia in tono roboante che lei "prega", perbacco, lei "prega per noi tutti" perché tutti noi saremmo "capaci solo di maldicenze", cioè ci giudica radicalmente incapaci di aver detto anche una sola parola di verità.

4. «Nessuno vi giudica». La cara sorella Cristina delle comunità del Cammino ci ha appena giudicato (con la foglia di fico del "da come leggo") e subito soggiunge che "nessuno vi giudica (sottinteso: nemmeno Cristina)". Vi preghiamo dunque di osservare questa tipica scaletta retorica neocatecumenale:

  • "prego per voi" (superbia)
  • "vi ho letto/ascoltato, cioè automaticamente capito tutto" (ipocrisia)
  • vi giudico in modo temerario
  • "nessuno vi giudica (ipocrisia)
L'omelia laicale neocatecumenalizia potrebbe concludersi già qui.

5. «Ma fratelli cari...» Dopo averci classificati come "capaci solo di maldicenze" ci chiama ironicamente "fratelli cari".

6. «Togliete il veleno dalla vostra lingua, perché farà male soltanto a voi». Chiaro? La lingua di Cristina non ha veleno, è una lingua che vi giudica temerariamente ma non avrebbe alcun veleno, infatti il veleno ce l'avete solo "voi tutti" che non lodate il Cammino, anzi, il veleno sulla vostra lingua ce l'avete messo proprio voi, di vostra spontanea volontà, così, senza motivo, e perciò Cristina-lingua-non-velenosa vi intima di toglierlo, e vi minaccia: "perché farà male soltanto a voi". Sembra quasi una minaccia mafiosa ("smettila di criticare il boss perché quelle critiche faranno male solo a te, mi capisci?").

7. «Pace e bene. Preghiamo per voi». Normalmente le comunicazioni neocatecumenali vengono concluse timbrandole con un "la pace", sostantivo, senza avverbi, senza precisazioni (quale pace? quella di Nostro Signore, fondata sulla verità, o quella degli uomini, fondata sul tacere delle "armi"?). Stavolta invece Cristina usa il saluto dei francescani, "pace e bene", che è più clerically correct, con un'ulteriore aggiunta "preghiamo per voi" (sarà un pluralis maiestatis oppure la testimonianza indiretta che tutti quelli del Cammino pensano allo stesso modo riguardo a "veleni", lingue e "maldicenze"?).

L'autoproclamato "il Vostro Catechista",
Francisco "Kiko" Argüello Wirtz

C'era stato poi il fratello Leonardo che pur non avendo fatto quell'omelia laicale giudicante, si era limitato a copiaincollare alcuni paragrafi del Catechismo (il 2306 sul rinunciare all'azione "violenta", il 2262 riguardo al comandamento del "non uccidere", ecc.), probabilmente col furbesco sottinteso che noi staremmo "uccidendo" (a parole) e "violentemente" (sempre a parole) i poveri agnellini evangelizzanti kikolatri, cioè lui e Cristina e gli altri della setta neocatecumenale (e la loro moralità dell'accettare supinamente l'ingiustizia "altrimenti non sei cristiano"), e furbescamente ci scaglia contro il Catechismo, col sottinteso che dovremmo essere noi a chiarire, spiegare, motivare, e col sottinteso che non vede l'ora di ribattere con slogan del tipo "voi contraddicete il Catechismo". Nelle sue kikiane-carmeniane intenzioni, vuole estenuarci, infastidirci, metterci in una posizione scomoda: così gli avran detto di procedere, i suoi capicosca, cioè di non entrare mai nel merito delle "critiche al Cammino", ma di scagliare contro gli interlocutori il Vangelo, il Catechismo, la Bibbia, lo Statuto, i (rari) elogi di qualche Papa e di qualche vescovo (ma mai le loro critiche né le loro decisioni sfavorevoli alla setta), anche se non c'entrano niente, e di presentarsi sempre come innocui candidi innocenti agnellini.

In parole povere, sono convintissimi che per difendere il neocatecumenalismo occorre la menzogna, l'inganno, l'ipocrisia. Occorre il giudizio temerario, occorre estenuare gli interlocutori non kikolatri, fiaccarli, costringerli a dare spiegazioni di ogni evidenza (spiegazioni a cui i fedelissimi del tripode Kiko-Carmen-Cammino non riconosceranno mai alcun valore né dignità). Occorre cioè difendere il Cammino usando gli strumenti preferiti del demonio: infatti la verità, la correttezza, l'onestà, la tradizione cattolica, il magistero, ecc., danneggiano in modo gravissimo il Cammino, per cui i suoi adepti avvertono il massimo bisogno di adoperare trucchetti, furbate, astuzie, giudizi temerari, inganni, menzogne... E dunque potete facilmente indovinare chi è il vero padre del Cammino.

martedì 17 ottobre 2023

Osservazioni sul Cammino, che anche gli estranei possono verificare

Osservazioni d’indole generale e introduttiva,
verificabili anche dagli estranei al Cammino


1 - Cominciando dalla terminologia, la voce «cammino» è suggestiva, ma equivoca. Non basta muoversi, bisogna sapere dove si va. Cammina l’assassino per uccidere e il santo per soccorrere un moribondo; l’atleta nello stadio per vincere, e il pazzo che si precipita verso il burrone... La morale deve essere diretta dalla teologia dogmatica...

2 - Il Cammino prepara ad un nuovo battesimo. Benissimo. Ma di quale battesimo si tratta? Si parla di «battesimo» anche dalle molte sètte protestanti, dai Testimoni di Geova e dalle tante altre società pseudomisteriche, quale rito d’iniziazione... Ora, il «nuovo battesimo» dei Neocatecumeni è realmente e integralmente cattolico, almeno dal punto di vista (assolutamente primario) dei contenuti della fede? È quanto resta da esaminare.

3 - Altro lato negativo — come si è già notato — è la segretezza di questi contenuti. Nessuno potrà mai pensare che Kiko-Carmen abbiano da insegnare qualcosa di più vero e di misterioso del depositum fidei esposto, difeso e divulgato dalla Gerarchia Cattolica, che non esclude nessuno dal suo messaggio, neppure i più rozzi, prevenuti e ostinati dei suoi nemici. Pochi giorni fa, un signore mi ha spedito una vera piccola dissertazione dal titolo «massoni e neocatecumenali - Strane concordanze tra i principi dei primi e i comportamenti dei secondi». [Disponibile in formato PDF a questo link]

4 - Gravemente errato, indegno di un cristiano, proporre i libri del Nuovo Testamento come «meno importanti» di quelli dell’Antico, come fa Kiko.

5 - Solo i Protestanti, dopo Lutero e collaboratori della Riforma, hanno presunto di interpretare la S. Scrittura indipendentemente dalla Tradizione Apostolica e dal Magistero di Papi e Concili... Ma Kiko non si preoccupa di tal Magistero. Egli insegna che «la Bibbia si interpreta da se stessa, attraverso parallelismi».
«L’interpretazione arbitraria della Bibbia, adatta alle esigenze individuali, è un’altra delle eresie neocatecumenali. Tutti i catecumeni — scrive un testimone —spiegano arbitrariamente la Bibbia e strumentalizzano la parola di Dio, tutti sono invitati a dire pubblicamente ciò che la "parola" ha ispirato loro; e, in genere, essa ispira solo testimonianze di peccato...».

6 - In seno al C.N. il potere è detenuto ed esercitato in modo autonomo e insindacabile dai «catechisti» che si attribuiscono il delicato compito non solo di formare, assistere e organizzare la vita della «comunità»; ma altresì quello di dirigere spiritualmente gli adepti, esigere da essi la confidenza dei propri segreti e debolezze, intimidirli, umiliarli in pubblico, decidere della loro sorte... Appunto ciò che da essi è negato ai presbiteri, perché anche questi sudditi, ossia subordinati in tutto ai catechisti, a cui compete il diritto di commentare la Bibbia, catechizzare i fedeli; mentre ai sacerdoti spetta il dovere di ascoltarli come tutti gli altri ed eseguire le liturgie secondo le disposizioni dei catechisti...
 «Lo stesso presbitero — scrive un altro ex neocatecumeno — deve apprendere a situarsi nella comunità come gli altri, e deve fare lo stesso cammino di conversione e di fede. E così sminuisce sempre più il suo magistero. E così perdono valore i Sacramenti, specie la confessione individuale e la Comunione, che qui insegnano ad intendere solo come "simbolo e non come reale presenza" di Gesù...».
Qui dunque il carisma (?) prevale sul sacramento dell’Ordine sacro, un’istituzione di laici supera la Chiesa Gerarchica.

Neocatecumenalizzazione
di una chiesa tradizionale:
tappeti, seggiole pieghevoli,
kikolatrie varie
7 - Non meno preoccupanti sono la diffidenza e il deliberato rifiuto della speculazione teologica, quale tentativo di cogliere il senso intelligibile della Rivelazione cristiana. La Chiesa, pur essendo assistita dallo Spirito Santo, non ha voluto mai prescindere dal contributo dei «teologi» che — negli scritti degli Apologisti, nella catechesi dei Padri, nelle grandi sintesi dei pensatori della Scolastica e di quanti altri hanno continuato il solco da essi aperto — hanno preparato i responsi della S. Sede e le definizioni dei Concili Ecumenici... Il modo di esprimersi di Kiko-Carmen echeggia il fideismo della riforma luterana...

8 - Il comune credente — anche se sommariamente informato di storia della Chiesa — sa bene che questa, dall’età apostolica al Vaticano Il, non ha mai subito contaminazioni quanto alla struttura giuridica e soprattutto alla vitalità che caratterizza il Corpo Mistico... Ma, purtroppo, Kiko-Carmen, seguendo i pregiudizi della Riforma protestante, hanno preteso di scoprire nel corso della sua millenaria vicenda storica una frattura durata ben sedici secoli. Secondo loro, con la Pace costantiniana (e quindi dal Concilio di Nicea fino al Vaticano II), la Chiesa, istituzionalizzandosi, avrebbe prevaricato rispetto a quella primitiva eminentemente carismatica dei primi tre secoli...
Eppure, Gesù aveva promesso che non l’avrebbe lasciata «orfana», che il potere delle tenebre non avrebbe prevalso. Una volta interrotta — e per una lunga serie di secoli — la linea di successione dei suoi Pastori, chi e con quale autorità avrebbe potuto risuscitare la defunta Chiesa Apostolica?
Osservazioni particolari d’indole teologica

So bene che non sono state né saranno mai gradite queste osservazioni a quanti non intendono saperne di «dogmi», ossia di verità assolutamente certe, definitive, irreformabili, contro il relativismo gnoseologico e quindi lo storicismo seguito dal modernismo, secondo il quale «la verità non è più immutabile dell’uomo stesso, giacché essa si evolve in lui, con lui e per lui» (Decr. Lamentabili, n. 58). E: «Cristo non insegnò un determinato corso di dottrina applicabile a tutti i tempi né a tutti gli uomini» (iv., n. 59).

Come s’intuisce, uno storicismo del genere obbligherebbe a ritenere egualmente vere tutte le religioni d’ogni epoca e cultura; per cui la Chiesa Cattolica non sarebbe l’unica vera fondata da Cristo, non potrebbe imporsi alle altre come l’unica madre e maestra di verità e quindi l’unica arca di salvezza per tutti i redenti.

Ciò richiamato, posso dichiarare, contro la teologia di Kiko-Carmen:

  1.  È falso che l’uomo, pur subendo le conseguenze del peccato originale, non sia più capace di resistere al male e di fare il bene: la sua libertà e responsabilità morale è indiscutibile, contro il pessimismo luterano.
    Fosse nere al posto degli occhi,
    mano  enorme e aberrante,
    "ω" rovesciata, segno "V"...
    la diabolica "arte" di Kiko
  2. È falso che il demonio, per quanto malvagio e insidioso, possa dominare la volontà umana al punto da costringerla al peccato, per cui la colpa non ricadrebbe principalmente sull’uomo.
  3. È falso che l’uomo, col soccorso della grazia, non possa ne debba lottare contro le proprie passioni, ossia sforzarsi di correggersi e tendere positivamente alla santità del suo stato.
  4. È falso che una vera conversione comporti solo il riconoscimento e l’accusa dei propri peccati con la speranza del perdono di Dio; e non esiga quindi anche la contrizione e il fermo proposito di non peccare più.
  5. È falso che il ricupero della grazia non implichi quella «giustificazione» che, insieme, è espiazione del peccato, riconciliazione con Dio e reale rigenerazione dell’anima, che torna a godere la sua amicizia e meritare la vita eterna.
  6. È falso che l’uomo, peccando, non offenda veramente Dio e non sia perciò tenuto ad espiare la sua colpa, soddisfacendo un grave dovere di giustizia.
  7. È falso che Dio, esigendo tale soddisfazione mediante il sacrificio, sia «crudele»: Egli non intende ricuperare qualcosa che l’uomo, peccando, Gli ha sottratto; e l’uomo può solo danneggiare se stesso, rifiutando il suo unico Bene. La «soddisfazione» a cui è obbligato consiste nel ri-affermare l’assoluto primato di Dio e la radicale dipendenza della creatura da Lui. Soltanto così essa dà a Dio quel che è di Dio, e a sé quel che è suo. Il dovere della giustizia coincide con quello del rispetto dovuto alla verità ontologica di Dio e dell’uomo.
  8. È falso che la «religiosità», fondata sulla natura e la ragione, non sia un vero e degno culto dovuto a Dio quale Creatore e Provvidenza; e non sia perciò la legittima e doverosa tappa da raggiungere, necessaria perché l’uomo arrivi ad adorare il «Dio vivente» della Rivelazione ebraico-cristiana.
  9. È falso che, nella Chiesa Cattolica, il sacrificio sia un residuo della mentalità pagana. Lo sarebbe soltanto se Dio, a cui si offre, fosse un idolo qual era concepito dalla mitologia classica: geloso e vendicativo... La legge mosaica prescriveva un «sacrificio di espiazione» ed altri, per celebrare i quali istituì il «sacerdozio». Perché la Chiesa non dovrebbe averlo come supremo atto di culto?
  10. È falso e blasfemo affermare che Gesù, Verbo Incarnato, non abbia redento l’umanità peccatrice, espiando le sue colpe col Sacrificio della Croce.
  11. È falso e offensivo negare che Egli si sia presentato come unico e supremo Modello di vita, e che la salvezza sia possibile soltanto a coloro che si sforzano di imitare il suo esempio.
  12. È falso insegnare che Gesù, per continuare sulla terra la sua mediazione salvifica e applicare alle future generazioni i meriti del suo Sacrificio di espiazione e redenzione, non abbia istituito la Chiesa come società anche gerarchica, ossia visibile e giuridicamente organizzata.
  13. È falso ritenere che i poteri da Lui conferiti alla Chiesa non siano fondati unicamente sul sacramento dell’Ordine Sacro, ossia sul sacerdozio ministeriale, essenzialmente distinto da quello comune a tutti i battezzati.
  14. È falso soprattutto pensare che il più sublime e caratteristico atto del culto cattolico non sia la celebrazione del sacrificio eucaristico quale ri-presentazione incruenta dell’unico, perfetto e irripetibile Sacrificio della Croce. Soltanto morendo Cristo ha redento il mondo, non risorgendo, come soltanto per la partecipazione alla sua morte l’uomo può meritare la vita dell’anima (= la grazia) oggi, e domani la risurrezione della carne.
  15. È falso che la Messa non sia «il» sacrificio per eccellenza, ma solo un «convito fraterno»; è innegabile invece che questo — ossia la Comunione eucaristica — deriva il proprio significato e l’efficacia santificante dalla partecipazione dei fedeli al Sacrificio di Cristo, ripresentata nella distinta consacrazione del pane e del vino, fatta all’altare dal sacerdote-ministro, non dalla comunità, la cui eventuale assenza non rende invalida la celebrazione eucaristica.
  16. È falso che la consacrazione del pane e del vino si limiti a conferire a questi elementi un nuovo significato, lasciandoli essenzialmente immutati; essa infatti fa diventare l’uno e l’altro il Corpo e il Sangue di Cristo in virtù del prodigio assolutamente unico della transustanziazione.
  17. È falso che, in seguito alla consacrazione, sull’altare abbiamo soltanto dei segni del Corpo e del Sangue di Cristo, e non l’uno e l’altro veramente, realmente e sostanzialmente presenti, ossia la stessa Umanità integrale assunta dal Verbo. Non adoriamo «il segno», ma il Significato; non «il simbolo» di Cristo, ma la sua stessa Persona divina.
  18. È falso che la Comunione eucaristica non esiga la Confessione sacramentale dei peccati mortali o che, al più, sia sufficiente un atto di contrizione perfetta per riceverla degnamente...; ed è altrettanto falso che non il sacerdote-confessore, ma la comunità riconcili il peccatore con Dio.
  19. È falso che Dio perdoni e salvi tutti: perdona soltanto chi si pente di averlo offeso; e si salva unicamente chi, corrispondendo alla sua grazia, muore in pace con Lui. L’inferno è realissimo come e quanto è possibile l’ostinazione del peccatore che muore nello stato d’impenitenza finale.
  20. È falso che non siamo tenuti ad imitare le virtù di Cristo e tendere alla santità, possibile mediante l’esercizio di un’ascesi ch’è volontaria pratica dei consigli evangelici. La purificazione interiore che ne segue è indispensabile per evitare il purgatorio.
Molto reverendo P. Livio, concludo l’elenco delle aberrazioni dottrinali di Kiko-Carmen, che sembra abbiano presunto di riformare la Chiesa inventando un nuovo Cristianesimo. Di fatto ne è risultato un sincretismo quale mostruoso agglomerato di fandonie, nel quale restano solo alcuni frammenti della dottrina cattolica, simili a tante verità impazzite, avulse dal loro originale, autorevole e venerando contesto.

Ho voluto che il pubblico udisse un’altra campana, da moltissimi non ancora udita. Il suo suono è talmente grave, solenne, assordante, da coprire tutte le voci di approvazione e di elogio dei vari membri della Gerarchia, che — in buona fede — si son lasciati sedurre da Kiko-Carmen.

Ed è con sincero rispetto che mi permetto ancora una volta di invitare tutti (Papa, cardinali, vescovi, parroci, sacerdoti) ad esaminare personalmente gl’incriminati Orientamenti, leggendone pagina dopo pagina e parola per parola le Catechesi quali risultano citate e discusse nei miei volumi.

Non prima sono disposto a reddere rationem del mio operato.
[...]

 p.  Enrico Zoffoli, 22 febbraio 1994

giovedì 12 ottobre 2023

Come rendere cattolico il Cammino Neocatecumenale? È sufficiente ripartire dalla dottrina cattolica e dalla liturgia cattolica

Ci tocca purtroppo chiarire spesso alcuni punti che per noi fedeli cattolici sono scontati, ma che per i fratelli del Cammino Neocatecumenale sembrano ostici, incomprensibili, sconosciuti, irrilevanti.

I fratelli in Kiko, infatti, in mezzo a tante cosiddette "catechesi del Cammino", vengono solo diluviati di paroloni altisonanti e slogan menzogneri, secondo i quali il loro attivismo settario costituirebbe un "itinerario di fede", "di riscoperta del battesimo", "di iniziazione"... Tante chiacchiere farcite di termini del lessico cristiano, ma dietro cui c'è il nulla, c'è solo una setta che di cattolico ha solo la decorazione.


Come abbiamo spesso ricordato in tutti questi anni, un "Cammino Neocatecumenale" cattolico non è impossibile: basta estirpare dal Cammino attuale tutto ciò che non è allineato all'unica vera fede dell'unica vera Chiesa, cioè tutto ciò che chiaramente non viene dallo Spirito.

Cominciamo dal punto più semplice: per riscoprire il battesimo, cosa serve? Serve anzitutto conoscere l'insegnamento della Chiesa - la dottrina cattolica -, perché non si può "riscoprire" ciò che non si conosce.

Nostro Signore ha investito la miglior parte del suo ministero terreno all'insegnamento (cfr. anche Mc 4,33-34: «...ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa»), e nel costituire la Chiesa addirittura le garantisce lo Spirito che «vi guiderà alla verità tutta intera» (cfr. Gv 16,12-15). Per conoscere quel divino insegnamento, occorre dunque affidarsi alla Chiesa, che ha avuto in esclusiva l'incarico di riportarlo fedelmente. Non può essere chiamato "catechesi" qualcosa che non rispecchia chiaramente e fedelmente l'insegnamento perenne della Chiesa, non si può definire "esperienza cristiana" qualcosa che si fonda sull'ignoranza - o addirittura l'alterazione - dell'insegnamento di Nostro Signore di cui solo la Chiesa è garante.

Dunque il "riscoprire il battesimo", "itinerario di riscoperta", "iniziazione cristiana", son tutte cose che hanno anzitutto bisogno dell'insegnamento della Chiesa. Ebbene, il Cammino, tuttora, purtroppo non dà l'insegnamento della Chiesa ma solo quello di Kiko e Carmen, insegnamento piuttosto sballato e ripetuto pedissequamente da oltre cinquant'anni, zeppo di svarioni e strafalcioni che non sono mai stati veramente corretti (e li trovate commentati non solo su questo blog, ma soprattutto da diversi autori molto più preparati e validi di noi).  Non basta ripetere che "Gesù è il Signore", se poi si dicono ambiguità e vaccate (esempi: "il Signore ti manda le disgrazie". non sei pentito ma "il Signore ti ha già perdonato", ecc.).

Nella loro foga di farsi promotori di una "novità", e forti della loro abissale ignoranza teologica, i due eretici spagnoli hanno portato avanti una cosiddetta "catechesi" zeppa di comici equivoci, patetici errori, emerite vaccate, pericolosi svarioni, disprezzo per le verità di fede, espressioni ridicole, vere e proprie eresie, il tutto sempre calpestando la dignità degli adepti...

Per rendere cattolico il Cammino, i "camminanti" devono rifiutare le cosiddette "catechesi" dei suoi fondatori (sul serio, non si salva praticamente nulla), e ripartire dalle sole fonti che la Chiesa garantisce. Cioè, tanto per cominciare, il Catechismo della Chiesa Cattolica. Che è un documento pubblico, disponibile nelle maggiori librerie, perfino gratis su internet. Il Catechismo spiega in modo esteso, autorevole, documentato, con tutti i riferimenti ai tre pilastri della fede (Tradizione, Magistero e Scrittura, e quest'ultima è incomprensibile senza gli altri due), tutto ciò che c'è da conoscere.

Eh sì, perché la Bibbia non è un documento scritto allo scopo di far capire la fede chiaramente e a tutti, ma è un insieme di testi ispirati da Dio e scritti da autori molto diversi, di indole molto diversa, di epoche molto diverse, di stili molto diversi, di destinatari molto diversi, che ha bisogno di un interprete autorevole altrimenti ognuno la interpreterebbe a modo suo (ed è il motivo per cui esiste una sola Chiesa cattolica, e un'infinità di chiesuole protestanti con le loro diverse interpretazioni). La Bibbia, per quanto ispirata da Dio, non è un documento costruito per spiegare i "come" e i "perché" della fede (fuori dalla Chiesa non c'è nemmeno accordo su quali siano i vari libri della Bibbia). Perfino i Vangeli hanno bisogno di chiarimenti perché altrimenti nel leggerli uno potrebbe prendere fischi per fiaschi (si pensi ad esempio al clamoroso equivoco riguardante il «se uno non odia suo padre e sua madre...»: vi pare mai possibile che Nostro Signore possa comandare l'odio? eppure Kiko e Carmen insegnano proprio quell'equivoco, al punto che certi kikos hanno trascurato perfino i funerali di un proprio genitore pur di non mancare ad una "convivenza" kikiana).

Il Cammino salva anche la torta!

Invece il Catechismo della Chiesa Cattolica è stato scritto allo scopo di far capire chiaramente e a tutti, e contiene in maniera estensiva, ragionata, documentata, spiegata, tutto ciò che c'è da sapere sulla fede. A chi ci obietterebbe che è un volume bello grosso, dobbiamo rispondere che il Cammino Neocatecumenale dura più di trent'anni, e la lettura meditata del Catechismo, anche fatta "a puntate" e "meditata", durerebbe molto meno. Nel Cammino il Catechismo è un perfetto sconosciuto, tranne forse qualche sporadica e brevissima apparizione ipocrita intesa solo a far sembrare che si segue la Chiesa. Se Kiko e Carmen contraddicono il Catechismo, i neocatecumenali non hanno dubbi: vogliono seguire i due spagnoli, perché avrebbero "il carisma"! (sottinteso: le elucubrazioni di quei due varrebbero più di ciò che la Chiesa garantisce d'autorità a tutti i fedeli).

Un Cammino che oggi è zeppo di eresie trarrebbe enorme vantaggio spirituale se abbandonasse le ambiguità degli autonominati "iniziatori" e ripartisse dal Catechismo della Chiesa Cattolica. Conoscere bene l'insegnamento della Chiesa consentirebbe davvero di "riscoprire il battesimo", sarebbe davvero un ottimo fondamento per un "itinerario di iniziazione", per far crescere una fede "più adulta", per chiarire meglio ciò che si vive "nella propria esperienza". E invece...

Nostro Signore ha insegnato cose semplici alle persone semplici e spiegato in dettaglio ai discepoli ciò che voleva intendere, precisando che non c'era alcun segreto arcano da mantenere, se non per motivi contingenti: «quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti» (cfr. Mt 10,27), cioè l'unico motivo per non annunciare chiaramente e subito certe cose era solo il... non dare perle ai porci, il non dare alibi gratuiti a gente che già lo odiava e non vedeva l'ora di condannarlo («Ha bestemmiato!... è reo di morte!...»: cfr. Mt 26,65-66; tutti quelli che vanno elucubrando sul "segreto messianico" dimenticano sempre che Gesù non poteva banalmente presentarsi in pubblico dicendo "sono la seconda Persona della santissima Trinità"; e anche potendo, non lo avrebbe fatto, perché anziché imporre le cose dall'alto, sfidava gli ascoltatori a capire, a riflettere, a mettere in moto la ragione, come ad esempio in Lc 5,23: «che cosa è più facile, dire: Ti sono rimessi i tuoi peccati, o dire: Alzati e cammina?», non ti ha esposto una "teoria" ma ti ha invitato a ragionare su ciò che tutti avevano sempre visto e sempre saputo di quel paralitico). Sì, la fede richiede davvero l'uso della retta ragione: «Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?» (cfr. Gv 18,23).

L'insegnamento delle cose della fede, ovviamente, non basta. Occorre nutrirla anche con i sacramenti, da ricevere secondo le dovute disposizioni. Non come il Cammino Neocatecumenale che ti fa "partecipare" alle celebrazioni imponendoti - con ricatti morali, con sguardini ironici o di sufficienza, col ricattino morale e la fretta di chi ti sembra dire: "tutti si stanno comunicando e tu no? dai, non fare il bastian contrario!", ecc. - di eseguire cose per le quali non ti sentivi pronto, incluso il far la Comunione nonostante la coscienza sporca di peccati mortali, ecc. Nel Cammino l'Eucarestia ha purtroppo un valore meramente simbolico, vi simboleggia l'unità della comunità (per cui l'apparenza del "tutti si comunicano" vale più della libera scelta delle singole anime). Invece nella Chiesa Cattolica i sacramenti sono per la tua salvezza personale, con o senza "comunità", con o senza "attività", con o senza "tutti": nessuno si meraviglia (né scandalizza) quando scegli di non comunicarti.

Il Cammino trarrebbe enorme vantaggio spirituale ad abbandonare le sue carnevalate liturgiche e ad abbracciare la liturgia della Chiesa cattolica, così come descritta dal Messale e dagli altri documenti liturgici, ricordando che la liturgia è da intendersi come l'unico culto a Dio gradito, non come una carnevalata che porta i fratelli "dalla tristezza all'allegria", non come un ritualismo comunitario parolaio e spettacolarizzato in cui l'assemblea finisce per celebrare sé stessa (e in modo molto patetico) anche se sta nominando continuamente il Signore.

Ricordiamo a tutti che quanto alla liturgia cattolica, il Messale spiega in ogni punto ciò che si "deve" dire e fare, ciò che si "può" dire o fare, e fa anche qualche esempio di ciò che non si deve dire o fare; dopotutto Nostro Signore non ha detto "fate come vi pare in memoria di me", tanto meno ha mai detto "fate come dicono Kiko e Carmen in memoria di me".

Ai fratelli delle comunità neocatecumenali, dunque, conviene rifiutare quelle celebrazioni in cui Kiko è praticamente al centro di tutto (letteralmente l'autore dei canti, il designer delle suppellettili sacre, il pittore delle "icone", l'ideatore delle variazioni/omissioni/aggiunte, l'arredatore che ha deciso che bisogna isolarsi in una saletta laterale con seggiole pieghevoli e tavolinetto smontabile, lo chef che ha imposto l'utilizzo di grosse pagnotte-focacce e di grosse quantità di vino, ecc.), e conviene invece abbracciare in pieno la liturgia cattolica così come descritta dal Messale e dagli altri documenti liturgici.

Allo stesso modo i fratelli delle comunità devono sbarazzarsi di tutte le scelte fatte per sembrare più speciali, per esempio tornando a fare la Comunione così come si fa in tutta la Chiesa (come esige anche lo Statuto del Cammino, articolo 13, nota 49, lettera del 1° dicembre 2005, a cui ancor oggi i kikolatri disubbidiscono) e riconsiderare seriamente la devozione al Santissimo Sacramento.

Dottrina e sacramenti, ecco l'essenziale per qualsiasi "itinerario", per qualsiasi "riscoperta": dopotutto è esattamente ciò che alimentava la vita di fede dei "primi cristiani"... e dei cristiani di tutte le altre epoche. Non si può prescindere da ciò che la Chiesa insegna e dai sacramenti, in nome di un'autocertificata "ispirazione", di un ambiguo "carisma", di un'imprecisata "esperienza" (che nel Cammino pare piuttosto una specie di attivismo che imita i club degli alcolisti anonimi, un riunirsi autoreferenziale che se la canta e se la suona). Altro che "preparazioni", "letture della Bibbia" e quant'altro: si rischia di diventare espertissimi della battaglia di Taanach sulle acque di Meghiddo che non fruttò bottino d'argento, e di non sapere quale mano usare per farsi il segno della croce, si rischia di effettuare mille convivenze ma zero gesti di carità. L'eccessivo accento sull'esperienza produce degli ignoranti autoreferenziali che finiscono per vivere in modo abitudinario e spettacolaristico i sacramenti.

Il neocatecumenalismo, purtroppo, ti mantiene nell'ignoranza, il più possibile, ti nasconde le cose (che poi ti piovono addosso inesorabili, specialmente quando proveresti enorme difficoltà a tirarti indietro, come quando ti dicono «darai la Decima!» al fatidico Secondo Passaggio, e non ti ammettono eccezioni o dubbi o rinvii, devi proprio pagare, "dietro quella porta c'è il diavolo: che fai, lasci il Cammino?", e ti colpevolizzano se non ti adegui, e ti chiamano "schiavo di mammona" se contesti che questa bidonata ti era stata furbescamente nascosta fin dal primo giorno, specialmente se fino a quel momento avevi già fatto enorme fatica per arrivare a fine mese).

Il cattolicesimo, invece, non ha nulla da nascondere. Catechismo? Pubblico, e pure sul web. Diritto Canonico? Pubblico. Documenti liturgici? Pubblici. Encicliche, lettere pastorali, commissioni diocesane, dicasteri vaticani, udienze del mercoledì, incarichi dei parroci? Tutto pubblico, e trovi pure sul web archivi, notizie, commenti. Solo il Cammino ti nasconde tutto, a cominciare dal contenuto del suo Direttorio Catechetico e dalla destinazione dei soldi che ti estrae dalle tasche. E se osi nutrire anche un singolo, piccolo, onesto dubbio, anche esprimendolo con la massima gentilezza e correttezza, ti chiamano "schiavo di Mammona", "in braccio al demonio", "Faraone", "Giuda", "non hai fede", "il demonio ti inganna", eccetera. Ed infatti tutte le pressioni psicologiche, tutti i ricatti morali, tutto il calpestare la dignità dei fratelli delle comunità da parte dei cosiddetti "catechisti", c'è proprio perché hanno inquinato dottrina e sacramenti. Il Cammino è fondato sull'arroganza e sull'ignoranza di Kiko e Carmen. Hanno piegato la dottrina quanto basta per rendervi dei disperati paganti Decima che non hanno una via d'uscita. Vi hanno cotto a fuoco lento, con la furberia del farvi trovare sempre in una situazione in cui "sarebbe brutto, complicato, fastidioso, doloroso" seguire la Chiesa anziché i dettami del Cammino, i capi del Cammino, gli autoproclamati "iniziatori" del Cammino.

Il Cammino non ti porta alla fede cattolica ma all'idolatria. L'idolo è ciò a cui viene arbitrariamente assegnato un valore universale ed infinitamente alto: gli ebrei si fabbricarono il vitello d'oro e dichiararono che li aveva fatti uscire dall'Egitto, senza nemmeno fermarsi un attimo a pensare a come diavolo avrebbe fatto una cosa costruita dopo l'uscita a farli uscire.

I fratelli delle comunità hanno un triplice idolo, un vitello d'oro di categoria superiore: il tripode Kiko-Carmen-Cammino. Con la scusa che Kiko e Carmen sarebbero "ispirati" dallo Spirito (e senza chiedersi come mai lo Spirito ispirerebbe tanti madornali errori su dottrina e sacramenti, e perché diavolo ancor oggi non vengono corretti), tutto ciò che hanno detto quei due spagnoli sarebbe al di sopra di ogni critica. E con la scusa che il Cammino sarebbe "ispirato" dallo Spirito, qualsiasi nefandezza - come ad esempio le speculazioni immobiliari milionarie coi soldi delle "missioni" -, qualsiasi porcata dei cosiddetti "catechisti", sarebbe al di sopra di ogni critica (pensate un po' al pedocatechista neocatecumenale che ai genitori della vittima dice: "non denunciatemi, altrimenti «Dio» si vendicherà"). E quindi, anche nella vita di tutti i giorni, vediamo scenette come quella del seminarista neocatecumenale che ride di gusto alle barzellette blasfeme ma si ritira in silenzio con la faccia da cane bastonato quando qualcuno fa una banale illazione sui due fondatori spagnoli del Cammino: per i kikos è proprio impossibile che Kiko e Carmen abbiano sbagliato in qualcosa, ingannato su qualcosa, mentito riguardo a qualcosa. Sono stati addestrati fin dal primo giorno ad essere volontariamente incapaci di qualsiasi considerazione critica, e di qualsiasi gesto di carità che non sia "approvato" e voluto dai cosiddetti "catechisti" della setta.

Suvvia, non è difficile rendere cattolico il Cammino. È sufficiente ripartire da ciò che insegna la Chiesa, e da ciò che celebra la Chiesa.

sabato 7 ottobre 2023

La salvezza personale e gli strumenti che solo la Chiesa può offrire

Pagliacciata "ebraica" dei kikolatri,
fatta usando le stesse suppellettili sacre
che  usano per la "liturgia" del sabato sera
Ricordiamo ai lettori distratti che la questione fondamentale, per ognuno di noi, per qualunque anima, è ottenere la salvezza eterna. A che valgono le glorie di questo mondo - sociali, politiche, sentimentali, economiche, perfino ecclesiali - se si perde la propria anima?

Per la salvezza sono necessarie la fede e le opere. Più esattamente, la retta fede (che include i sacramenti, ed esclude le eresie, e che include l'appartenenza alla Chiesa, ed esclude il fingersi qualcosa perché anche ingannando gli uomini non si può certo ingannare Dio), e le buone opere (perché è facile illudersi che siano buone solo quelle spettacolaristiche, e sappiamo come andò a finire con Anania e Safira, esperti nel sembrare caritatevoli, e i farisei che si sfiguravano la faccia per far credere di star digiunando).

Un qualsiasi attivismo ecclesiale - movimenti, gruppi di preghiera, associazioni, "itinerari di riscoperta dei primi cristiani delle origini cristiane", eccetera - o è funzionale a quella salvezza (cioè aiuta la Chiesa a compiere la propria opera di dare a tutti gli strumenti per salvarsi, anzitutto dottrina e sacramenti) oppure è nel migliore dei casi inutile, e normalmente rischioso e dannoso, o addirittura diabolico.

Per questo non ci stanchiamo mai di ricordare che il Cammino ti impedisce di vivere la fede, il Cammino non ti porta alla salvezza, il Cammino non è come lo vorrebbe la Chiesa. Infatti il Cammino:

- ti insegna dottrine sbagliate (non importa quante volte ripetiate il mantra "ilsignore-ilsignore": se professate una dottrina sbagliata, finirete inevitabilmente per vivere una fede sbagliata e una morale sbagliata, cioè finirete per allontanarvi dalla salvezza mentre vi illudete di avvicinarvi; vedi anche l'articolo un "Dio cattivo" per i kikos; vedi anche l'articolo "a quanti però lo hanno accolto...");

Nella "liturgia" neocatecumenale
sono obbligatori certi gesti imbarazzanti
che nella liturgia cattolica non esistono
(e nemmeno fra i "primi cristiani")
- ti fa celebrare carnevalate, banalizzando i sacramenti (non importa con quanto buon cuore tentate di viverli; a lungo andare finirete per vivere i sacramenti come un ritualismo "magico", come qualcosa per essere diversi dalla Chiesa, come un'occasione di vita sociale, per di più "personalizzato" di Kiko e Carmen, cioè ridurrete drasticamente le vostre possibilità di salvezza); vedi anche l'articolo "devozione alla Madonna"? per i kikos è qualcosa da superare;

- ti inquina la morale, perché insegna cose sbagliate riguardo al peccato e alla grazia, ai sacramenti del perdono, al modo di rapportarsi con chi non è del Cammino (o che ha lasciato il Cammino), eccetera, e di conseguenza ti impedisce di compiere davvero buone opere (vedi articolo "lasciateli nei fossi!");

- ti fa vivere cose che danneggiano la tua vita materiale e spirituale, perché nonostante tanta grancassa, il vero obbiettivo del Cammino non è facilitarti la salvezza, ma solo far fare la bella vita a Kiko e ai suoi scagnozzi; vedi anche l'articolo "si devono «alzare» tutti! o anche l'articolo la prigione con le sbarre invisibili



Note a margine per chi volesse proprio cercare il pelo nell'uovo:

¹) Lo sappiamo, lo sappiamo benissimo che Nostro Signore nella sua infinita misericordia può salvare anche anime che non hanno brillato per fede e per morale. Ma l'infinita misericordia non è mai in opposizione all'infinita giustizia. E sarebbe ingiusto salvare anime malvage e impenitenti. In quei casi c'è sempre un momento - non è detto che sia pubblico e documentabile come quello del Buon Ladrone - in cui la singola anima, prima di morire, ha scelto da che parte stare. E Nostro Signore, che scruta i cuori, sa ben distinguere chi merita la salvezza eterna.

²) Nonostante le tante furbate della setta di Kiko e Carmen, le cosiddette "approvazioni" del Cammino non sono mai state approvazioni di carnevalate liturgiche (vedi articolo "tutto all'insaputa del Papa"), né approvazioni di eresie, né approvazioni del comportamento malvagio e arrogante dei cosiddetti "catechisti" (lupi travestiti da agnelli, che «scarnificano le coscienze» dei fratelli delle comunità mentre ne scarnificano pure il portafoglio) e di coloro che hanno calpestato la fede, la speranza e la carità.

³) Le buone intenzioni, il darsi da fare, il seguire "in buonafede", non sono automagicamente strumenti di salvezza. Anche perché prima o poi (più "prima" che "poi") ognuno inevitabilmente scoprirà qualcosa che non quadra nei cosiddetti "catechisti" (e nei loro superiori, su fino al sommo Kiko, autodefinitosi «il Vostro Catechista»): può essere un'azione arrogante, una parola allusiva, un comportamento ipocrita, un gesto viscido, un insegnamento sbagliato, una vera e propria menzogna... e si troverà, anche solo per un attimo, a chiedersi cosa c'entra Dio con quelle porcate. E lì dovrà scegliere se fingere di non aver visto nulla, o se la giustizia di Dio ha un qualche valore. E lì rischia di innescarsi il circolo vizioso dell'abbiam fatto trenta, facciamo anche trentuno. E così si spiega come mai tanti neocat che sembrano mansueti agnellini, che sembrano tanto fervorosi nel lodare il Signore, sono invece complici di quello scempio e profondamente collusi, pronti a dire ipocritamente "il Signore mi ha salvato grazie al Cammino", ma per nulla pronti a rifiutare le porcherie del Cammino o le porcate fatte dagli esponenti del Cammino.

lunedì 2 ottobre 2023

Cosa comporta il fatto che i presbikikos hanno come unico orizzonte Kiko-Carmen-Cammino

Kiko in atteggiamento di sfida:
Comunione "a braccia conserte",
espressione di fastidio e noia
nei confronti di Benedetto XVI
(a scapito del Santissimo!)

Ricordo con dolore il tentativo parzialmente riuscito di neocatecumenalizzare un seminario diocesano di queste parti. Il vescovo non voleva saperne dei Redemkikos Mater e così i capicosca della setta di Kiko fabbricarono mediante la loro tipica pagliacciata delle "alzate" alcune presunte "vocazioni" neocatecumenali per colonizzare direttamente tale seminario diocesano.

L'unico che riuscì ad arrivare infine al sacerdozio, nel giro di pochi anni venne "inviato in missione", inviato naturalmente dai suoi cosiddetti "catechisti" per una missione neocatecumenale, mentre il clero locale tirò un sospiro di sollievo perché il soggetto aveva lasciato dietro di sé una vasta scia di danni e innumerevoli tentativi malriusciti di neocatecumenalizzazione.

Quegli abilissimi mentitori - i cosiddetti "catechisti" del Cammino -, abilissimi anche nella pianificazione a lungo termine, avevano già pronto tutto un tostone pubblicitario inteso a far leccare i baffi a quei "cristiani della domenica" clerically correct (oltre che ai fratelli delle comunità) con la scusa del "guardate, il Cammino rimpolpa un seminario decadente con le proprie vocazioni! Miracolo! Kiko suscita vocazioni con la sua chiamata!" Con grande soddisfazione del demonio (quello vero, non il simpatico portasfortuna neocat che ti fa trovare pioggia quando vai alla convivenza).

Il problema, infatti, è che le cosiddette "vocazioni" del Cammino hanno un unico invincibile e inderogabile obbiettivo: servire il Cammino e i suoi autonominati "iniziatori", ubbidendo ciecamente ai cosiddetti "catechisti" neocatecumenali (e soprattutto a Kiko, imperiosamente autodefinitosi «io sono il Vostro Catechista») a costo di andar contro il proprio vescovo, contro il Papa e contro ogni buonsenso. Se poi con un po' di fortuna e una enorme dose di ipocrisia trovano un alibi per poter vantarsi anche di aver ubbidito mezza volta al vescovo o al Papa, se ne vanteranno fino a nauseare il prossimo.

Presbikikos che imitano
i gesti più assurdi di Kiko:
marciano a braccia conserte
Ricordiamo ai distratti che chi ritiene di essere chiamato dal Signore a servire nella sua vigna, cioè chiede di accedere al sacerdozio, sta chiedendo con ciò stesso di servire tutta la Chiesa, cioè la vigna del Signore. Non importa che costui provenga dalla parrocchia o da un movimento ecclesiale, importa solo che abbia a cuore tutta la Chiesa  anziché il suo piccolo club (purtroppo, data la scarsità di clero oggi, tanti vescovi sono disposti a chiudere un occhio, nella speranza che il candidato, un giorno, faccia almeno il minimo indispensabile per "coprire una parrocchia").

La fondazione dei seminari Redemkikos Mater nel 1987-1990 avvenne non per servire la Chiesa ma solo perché il Cammino aveva bisogno di preti totalmente dediti al "piccolo club", e fino a quel momento nei seminari e conventi le presunte "vocazioni" neocatecumenali si erano rivelate dei fallimenti mostruosi (dovuti a tanti fattori: grandissima ignoranza delle cose della fede, cretineria liturgica, vita morale discutibile, vita sacramentale squinternata, incapacità di legare con qualcuno che non fosse altrettanto kikolatra, e soprattutto un'invincibile arroganza dovuta al sentirsi parte dell'unico "club" degno di vantare una "fede adulta").

La fondazione del primo seminario neocatecumenale Redemkikos Mater a Roma avvenne quando il Cammino non aveva alcuno statuto, ed era ancora numericamente irrilevante. Ci volle un cardinale massone per approvare quatto quatto (e bruciando le tappe) quel seminario neocatecumenale in cui - a detta delle proprie stesse costituzioni - formare giovani al presbiterato secondo lo stile e le esigenze del Cammino Neocatecumenale. Tanto poi un vescovo compiacente e ben "oliato", per ordinare al sacerdozio i kikos chiamati al kikismo-carmenismo, lo si trova sempre.

Una volta fatto lo scempio, è potuta partire la propaganda kikiana su tali "missionari diocesani" e la finzione di essere al servizio del vescovo per qualche tempo, necessaria solo perché l'iscrizione allo "stipendio" dei preti (Sostentamento Clero) impiega a volte anche più di un annetto dopo l'ordinazione al sacerdozio.

Il progetto non sarebbe decollato se non avesse potuto far leva sulla simpatia che Giovanni Paolo II nutriva per i movimenti ecclesiali. Ma non tutti i movimenti ecclesiali sono uguali: la disponibilità a sostenere le parrocchie e le diocesi è stata sempre alquanto variabile e... non sempre limpida. Perciò Giovanni Paolo II volle che tutti i movimenti si dessero una regolazione statutaria e avessero un rapporto chiaramente definito coi vescovi. Ma mentre alcuni movimenti lo considerarono un onore e una responsabilità, altri - specialmente il Cammino - lo considerarono un'approvazione di qualsiasi porcata, passata, presente e futura, continuando a ripetere il falso slogan "il Papa ci approva (dunque non hai il diritto di criticarci)".

Quando uno è chiamato al sacerdozio desidera donarsi totalmente al Signore, e di conseguenza desidera servire nella vigna del Signore. Se viene ordinato nella diocesi, promette ubbidienza "al vescovo e ai suoi successori", per servire nella diocesi. È lecito avere un accento particolare ("per i giovani", "per le vocazioni", "per evangelizzare", ecc.), nel qual caso la vocazione si rivolgerà non alla diocesi ma ad un istituto religioso con quello specifico carisma (salesiani, vocazionisti, domenicani, ecc.). Ma il voler curare solo il proprio orticello, il proprio gruppetto, è come un pretendere il sacerdozio di tutta la Chiesa per "usarlo" solo a casa con gli amici.

Nella mentalità neocatecumenale il Cammino sarebbe la Chiesa o addirittura la parte migliore della Chiesa. Ma questo è falso. Se fosse vero, vescovi e pontefici si sarebbero dati da fare per "neocatecumenalizzare" la Chiesa. Invece, nel migliore dei casi, lo hanno considerato un movimento ecclesiale in mezzo ai tanti. Il Cammino non è la Chiesa (né tanto meno la "parte migliore" della Chiesa) anche perché nel Cammino si dice troppo spesso "il Cammino non fa per te, il Cammino non fa per lui", dunque la Chiesa non fa per te? la Chiesa non fa per lui? allora Nostro Signore ha sbagliato a fondare la Chiesa? il Signore doveva aspettare che Kiko e Carmen risolvessero il problema?

"Il passo dell'oca" a braccia conserte:
specialità dei presbiteri kikolatri
Le vocazioni provenienti dagli altri movimenti ecclesiali hanno anzitutto chiaro che devono servire tutta la vigna del Signore, anzi, lo considerano un onore ("il movimento da cui provengo dà vocazioni alla Chiesa! sostiene tutta la Chiesa!"), e una responsabilità ("se non lavoro nella vigna come e meglio degli altri, il mio movimento ne trarrà danno almeno di immagine; e Nostro Signore non apprezzerà ciò che faccio"). Per tali vocazioni, anche se curassero "poco" il proprio movimento di provenienza, è un disonore sentirsi dire "tu vuoi convertire la parrocchia al tuo movimento". Dopotutto il Signore guarderà la fede e le opere, non il tesserino del club o il numero di "convivenze" e di grattugiate di chitarrella.