Visualizzazione post con etichetta eresie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta eresie. Mostra tutti i post

martedì 17 ottobre 2023

Osservazioni sul Cammino, che anche gli estranei possono verificare

Osservazioni d’indole generale e introduttiva,
verificabili anche dagli estranei al Cammino


1 - Cominciando dalla terminologia, la voce «cammino» è suggestiva, ma equivoca. Non basta muoversi, bisogna sapere dove si va. Cammina l’assassino per uccidere e il santo per soccorrere un moribondo; l’atleta nello stadio per vincere, e il pazzo che si precipita verso il burrone... La morale deve essere diretta dalla teologia dogmatica...

2 - Il Cammino prepara ad un nuovo battesimo. Benissimo. Ma di quale battesimo si tratta? Si parla di «battesimo» anche dalle molte sètte protestanti, dai Testimoni di Geova e dalle tante altre società pseudomisteriche, quale rito d’iniziazione... Ora, il «nuovo battesimo» dei Neocatecumeni è realmente e integralmente cattolico, almeno dal punto di vista (assolutamente primario) dei contenuti della fede? È quanto resta da esaminare.

3 - Altro lato negativo — come si è già notato — è la segretezza di questi contenuti. Nessuno potrà mai pensare che Kiko-Carmen abbiano da insegnare qualcosa di più vero e di misterioso del depositum fidei esposto, difeso e divulgato dalla Gerarchia Cattolica, che non esclude nessuno dal suo messaggio, neppure i più rozzi, prevenuti e ostinati dei suoi nemici. Pochi giorni fa, un signore mi ha spedito una vera piccola dissertazione dal titolo «massoni e neocatecumenali - Strane concordanze tra i principi dei primi e i comportamenti dei secondi». [Disponibile in formato PDF a questo link]

4 - Gravemente errato, indegno di un cristiano, proporre i libri del Nuovo Testamento come «meno importanti» di quelli dell’Antico, come fa Kiko.

5 - Solo i Protestanti, dopo Lutero e collaboratori della Riforma, hanno presunto di interpretare la S. Scrittura indipendentemente dalla Tradizione Apostolica e dal Magistero di Papi e Concili... Ma Kiko non si preoccupa di tal Magistero. Egli insegna che «la Bibbia si interpreta da se stessa, attraverso parallelismi».
«L’interpretazione arbitraria della Bibbia, adatta alle esigenze individuali, è un’altra delle eresie neocatecumenali. Tutti i catecumeni — scrive un testimone —spiegano arbitrariamente la Bibbia e strumentalizzano la parola di Dio, tutti sono invitati a dire pubblicamente ciò che la "parola" ha ispirato loro; e, in genere, essa ispira solo testimonianze di peccato...».

6 - In seno al C.N. il potere è detenuto ed esercitato in modo autonomo e insindacabile dai «catechisti» che si attribuiscono il delicato compito non solo di formare, assistere e organizzare la vita della «comunità»; ma altresì quello di dirigere spiritualmente gli adepti, esigere da essi la confidenza dei propri segreti e debolezze, intimidirli, umiliarli in pubblico, decidere della loro sorte... Appunto ciò che da essi è negato ai presbiteri, perché anche questi sudditi, ossia subordinati in tutto ai catechisti, a cui compete il diritto di commentare la Bibbia, catechizzare i fedeli; mentre ai sacerdoti spetta il dovere di ascoltarli come tutti gli altri ed eseguire le liturgie secondo le disposizioni dei catechisti...
 «Lo stesso presbitero — scrive un altro ex neocatecumeno — deve apprendere a situarsi nella comunità come gli altri, e deve fare lo stesso cammino di conversione e di fede. E così sminuisce sempre più il suo magistero. E così perdono valore i Sacramenti, specie la confessione individuale e la Comunione, che qui insegnano ad intendere solo come "simbolo e non come reale presenza" di Gesù...».
Qui dunque il carisma (?) prevale sul sacramento dell’Ordine sacro, un’istituzione di laici supera la Chiesa Gerarchica.

Neocatecumenalizzazione
di una chiesa tradizionale:
tappeti, seggiole pieghevoli,
kikolatrie varie
7 - Non meno preoccupanti sono la diffidenza e il deliberato rifiuto della speculazione teologica, quale tentativo di cogliere il senso intelligibile della Rivelazione cristiana. La Chiesa, pur essendo assistita dallo Spirito Santo, non ha voluto mai prescindere dal contributo dei «teologi» che — negli scritti degli Apologisti, nella catechesi dei Padri, nelle grandi sintesi dei pensatori della Scolastica e di quanti altri hanno continuato il solco da essi aperto — hanno preparato i responsi della S. Sede e le definizioni dei Concili Ecumenici... Il modo di esprimersi di Kiko-Carmen echeggia il fideismo della riforma luterana...

8 - Il comune credente — anche se sommariamente informato di storia della Chiesa — sa bene che questa, dall’età apostolica al Vaticano Il, non ha mai subito contaminazioni quanto alla struttura giuridica e soprattutto alla vitalità che caratterizza il Corpo Mistico... Ma, purtroppo, Kiko-Carmen, seguendo i pregiudizi della Riforma protestante, hanno preteso di scoprire nel corso della sua millenaria vicenda storica una frattura durata ben sedici secoli. Secondo loro, con la Pace costantiniana (e quindi dal Concilio di Nicea fino al Vaticano II), la Chiesa, istituzionalizzandosi, avrebbe prevaricato rispetto a quella primitiva eminentemente carismatica dei primi tre secoli...
Eppure, Gesù aveva promesso che non l’avrebbe lasciata «orfana», che il potere delle tenebre non avrebbe prevalso. Una volta interrotta — e per una lunga serie di secoli — la linea di successione dei suoi Pastori, chi e con quale autorità avrebbe potuto risuscitare la defunta Chiesa Apostolica?
Osservazioni particolari d’indole teologica

So bene che non sono state né saranno mai gradite queste osservazioni a quanti non intendono saperne di «dogmi», ossia di verità assolutamente certe, definitive, irreformabili, contro il relativismo gnoseologico e quindi lo storicismo seguito dal modernismo, secondo il quale «la verità non è più immutabile dell’uomo stesso, giacché essa si evolve in lui, con lui e per lui» (Decr. Lamentabili, n. 58). E: «Cristo non insegnò un determinato corso di dottrina applicabile a tutti i tempi né a tutti gli uomini» (iv., n. 59).

Come s’intuisce, uno storicismo del genere obbligherebbe a ritenere egualmente vere tutte le religioni d’ogni epoca e cultura; per cui la Chiesa Cattolica non sarebbe l’unica vera fondata da Cristo, non potrebbe imporsi alle altre come l’unica madre e maestra di verità e quindi l’unica arca di salvezza per tutti i redenti.

Ciò richiamato, posso dichiarare, contro la teologia di Kiko-Carmen:

  1.  È falso che l’uomo, pur subendo le conseguenze del peccato originale, non sia più capace di resistere al male e di fare il bene: la sua libertà e responsabilità morale è indiscutibile, contro il pessimismo luterano.
    Fosse nere al posto degli occhi,
    mano  enorme e aberrante,
    "ω" rovesciata, segno "V"...
    la diabolica "arte" di Kiko
  2. È falso che il demonio, per quanto malvagio e insidioso, possa dominare la volontà umana al punto da costringerla al peccato, per cui la colpa non ricadrebbe principalmente sull’uomo.
  3. È falso che l’uomo, col soccorso della grazia, non possa ne debba lottare contro le proprie passioni, ossia sforzarsi di correggersi e tendere positivamente alla santità del suo stato.
  4. È falso che una vera conversione comporti solo il riconoscimento e l’accusa dei propri peccati con la speranza del perdono di Dio; e non esiga quindi anche la contrizione e il fermo proposito di non peccare più.
  5. È falso che il ricupero della grazia non implichi quella «giustificazione» che, insieme, è espiazione del peccato, riconciliazione con Dio e reale rigenerazione dell’anima, che torna a godere la sua amicizia e meritare la vita eterna.
  6. È falso che l’uomo, peccando, non offenda veramente Dio e non sia perciò tenuto ad espiare la sua colpa, soddisfacendo un grave dovere di giustizia.
  7. È falso che Dio, esigendo tale soddisfazione mediante il sacrificio, sia «crudele»: Egli non intende ricuperare qualcosa che l’uomo, peccando, Gli ha sottratto; e l’uomo può solo danneggiare se stesso, rifiutando il suo unico Bene. La «soddisfazione» a cui è obbligato consiste nel ri-affermare l’assoluto primato di Dio e la radicale dipendenza della creatura da Lui. Soltanto così essa dà a Dio quel che è di Dio, e a sé quel che è suo. Il dovere della giustizia coincide con quello del rispetto dovuto alla verità ontologica di Dio e dell’uomo.
  8. È falso che la «religiosità», fondata sulla natura e la ragione, non sia un vero e degno culto dovuto a Dio quale Creatore e Provvidenza; e non sia perciò la legittima e doverosa tappa da raggiungere, necessaria perché l’uomo arrivi ad adorare il «Dio vivente» della Rivelazione ebraico-cristiana.
  9. È falso che, nella Chiesa Cattolica, il sacrificio sia un residuo della mentalità pagana. Lo sarebbe soltanto se Dio, a cui si offre, fosse un idolo qual era concepito dalla mitologia classica: geloso e vendicativo... La legge mosaica prescriveva un «sacrificio di espiazione» ed altri, per celebrare i quali istituì il «sacerdozio». Perché la Chiesa non dovrebbe averlo come supremo atto di culto?
  10. È falso e blasfemo affermare che Gesù, Verbo Incarnato, non abbia redento l’umanità peccatrice, espiando le sue colpe col Sacrificio della Croce.
  11. È falso e offensivo negare che Egli si sia presentato come unico e supremo Modello di vita, e che la salvezza sia possibile soltanto a coloro che si sforzano di imitare il suo esempio.
  12. È falso insegnare che Gesù, per continuare sulla terra la sua mediazione salvifica e applicare alle future generazioni i meriti del suo Sacrificio di espiazione e redenzione, non abbia istituito la Chiesa come società anche gerarchica, ossia visibile e giuridicamente organizzata.
  13. È falso ritenere che i poteri da Lui conferiti alla Chiesa non siano fondati unicamente sul sacramento dell’Ordine Sacro, ossia sul sacerdozio ministeriale, essenzialmente distinto da quello comune a tutti i battezzati.
  14. È falso soprattutto pensare che il più sublime e caratteristico atto del culto cattolico non sia la celebrazione del sacrificio eucaristico quale ri-presentazione incruenta dell’unico, perfetto e irripetibile Sacrificio della Croce. Soltanto morendo Cristo ha redento il mondo, non risorgendo, come soltanto per la partecipazione alla sua morte l’uomo può meritare la vita dell’anima (= la grazia) oggi, e domani la risurrezione della carne.
  15. È falso che la Messa non sia «il» sacrificio per eccellenza, ma solo un «convito fraterno»; è innegabile invece che questo — ossia la Comunione eucaristica — deriva il proprio significato e l’efficacia santificante dalla partecipazione dei fedeli al Sacrificio di Cristo, ripresentata nella distinta consacrazione del pane e del vino, fatta all’altare dal sacerdote-ministro, non dalla comunità, la cui eventuale assenza non rende invalida la celebrazione eucaristica.
  16. È falso che la consacrazione del pane e del vino si limiti a conferire a questi elementi un nuovo significato, lasciandoli essenzialmente immutati; essa infatti fa diventare l’uno e l’altro il Corpo e il Sangue di Cristo in virtù del prodigio assolutamente unico della transustanziazione.
  17. È falso che, in seguito alla consacrazione, sull’altare abbiamo soltanto dei segni del Corpo e del Sangue di Cristo, e non l’uno e l’altro veramente, realmente e sostanzialmente presenti, ossia la stessa Umanità integrale assunta dal Verbo. Non adoriamo «il segno», ma il Significato; non «il simbolo» di Cristo, ma la sua stessa Persona divina.
  18. È falso che la Comunione eucaristica non esiga la Confessione sacramentale dei peccati mortali o che, al più, sia sufficiente un atto di contrizione perfetta per riceverla degnamente...; ed è altrettanto falso che non il sacerdote-confessore, ma la comunità riconcili il peccatore con Dio.
  19. È falso che Dio perdoni e salvi tutti: perdona soltanto chi si pente di averlo offeso; e si salva unicamente chi, corrispondendo alla sua grazia, muore in pace con Lui. L’inferno è realissimo come e quanto è possibile l’ostinazione del peccatore che muore nello stato d’impenitenza finale.
  20. È falso che non siamo tenuti ad imitare le virtù di Cristo e tendere alla santità, possibile mediante l’esercizio di un’ascesi ch’è volontaria pratica dei consigli evangelici. La purificazione interiore che ne segue è indispensabile per evitare il purgatorio.
Molto reverendo P. Livio, concludo l’elenco delle aberrazioni dottrinali di Kiko-Carmen, che sembra abbiano presunto di riformare la Chiesa inventando un nuovo Cristianesimo. Di fatto ne è risultato un sincretismo quale mostruoso agglomerato di fandonie, nel quale restano solo alcuni frammenti della dottrina cattolica, simili a tante verità impazzite, avulse dal loro originale, autorevole e venerando contesto.

Ho voluto che il pubblico udisse un’altra campana, da moltissimi non ancora udita. Il suo suono è talmente grave, solenne, assordante, da coprire tutte le voci di approvazione e di elogio dei vari membri della Gerarchia, che — in buona fede — si son lasciati sedurre da Kiko-Carmen.

Ed è con sincero rispetto che mi permetto ancora una volta di invitare tutti (Papa, cardinali, vescovi, parroci, sacerdoti) ad esaminare personalmente gl’incriminati Orientamenti, leggendone pagina dopo pagina e parola per parola le Catechesi quali risultano citate e discusse nei miei volumi.

Non prima sono disposto a reddere rationem del mio operato.
[...]

 p.  Enrico Zoffoli, 22 febbraio 1994

lunedì 18 settembre 2023

Il mistero della Transustanziazione è vero con o senza attività dei fedeli

Vorrei qui aggiungere una breve riflessione sul mistero della Transustanziazione e il carattere essenzialmente sacrificale della Santa Messa.

Il punto è cruciale, perché sulla Liturgia, che è la sintesi più sublime della fede cattolica, si sono combattute aspre battaglie nel corso della storia, e, per quanto ne ho memoria, tutti o quasi i movimenti ereticali hanno messo in discussione soprattutto la dimensione sacrificale della Messa, la conversione delle sostanze del pane e del vino nella sostanza della Carne e del Sangue di Nostro Signore, o mettendo in contrasto alcuni significati con altri, nel tentativo di annacquare ciò che più caratterizza la cattolicità.

Ciò si realizza non solo propalando eresie, ma anche modificando nei fatti la Liturgia, che da atto nel quale viene amministrato il Sacramento diventa uno spettacolo autogestito dove "si portano avanti significati" dubbi o eterodossi, si compiono strafalcioni e si toglie spazio all'unica parte davvero importante, ovvero al mistero sublime per il quale si perpetua il Sacrificio del Signore.

Introduco l'argomento con la splendida e autorevole spiegazione del teologo domenicano P. Angelo Bellon:

1. la Messa è la perpetuazione del sacrificio di Cristo sui nostri altari.
Allora sia che venga celebrata da un solo sacerdote oppure da molti, sia con nessun fedele oppure con la presenza di una moltitudine di gente, ogni Messa offre a Dio un’adorazione, una lode e ringraziamento, una supplica di perdono e di richiesta di grazia che ha un valore infinito.

(…)

6. Il sacerdote, per motivi seri, può celebrare anche senza la presenza di un solo fedele.
Nel nostro Ordine, per antico privilegio, questo è sempre stato concesso.

Ultimamente i Papi non hanno cessato di esortare i sacerdoti a celebrare quotidianamente anche se non vi fosse la presenza del popolo.
Per il merito intrinseco ad ogni Messa, un sacerdote dà di più alla Chiesa e al mondo intero con la celebrazione dell’Eucaristia che con molte altre opere.


L'ottima spiegazione dottrinale di P. Bellon afferma alcuni concetti che mi preme sottolineare:

  • Il Sacrificio di Cristo che si perpetua sull'altare in modo incruento al momento della consacrazione ha un valore infinito;
  • questo valore esiste a prescindere dalla presenza del popolo;
  • il Sacrificio perpetuato attraverso l'Eucarestia produce frutti di grazie che si spandono nel mondo intero, ed è così grande che sarebbe sufficiente anche una sola Consacrazione per tutte le anime del mondo.

È che ovvio che sia raccomandabile che il Sacrificio si svolga davanti al popolo, ovvero, se non vi sono motivi per celebrare la Messa senza il popolo, non è giustificabile farlo, ma primariamente è necessario che il sacerdote celebri quotidianamente la Messa, offrendo Cristo in sacrificio per il bene proprio e di tutto il mondo.

Il bene primario è la celebrazione della Messa, non la partecipazione del popolo.

Nel Cammino, per anni, si è invece insegnato che l'Eucarestia sarebbe principalmente un rendimento di grazie, in linea con le convinzioni di stampo giudaico-luterano di Kiko e Carmen e che durante l'Eucarestia il Signore "passa" come se fosse una specie di alito di vento, per "trascinare" l'assemblea al Cielo.

Carmen, la "serva del dio-Kiko", insegnava inoltre che i Tabernacoli sono inutili, dato che Cristo non vorrebbe stare lì, e anzi che Gesù si sarebbe fatto pietra se la Sua intenzione fosse stata di essere conservato con mille onori nel Tabernacolo, ed effettivamente convertire il pane (l'ostia) nella propria divina sostanza in vera Carne e vero Sangue da preservare per l'Adorazione. E dunque, dato che il pane va a male, la transustanziazione (che secondo Kiko è solo una parolina) si verifica solo per il tempo che serve a che l'assemblea consumi il pasto, perché (Carmen dixit) a una cena si va per mangiare e per bere.

L'enfasi sul rendimento di grazie (un aspetto dell'Eucarestia ma non il principale), sul passaggio del Signore ("pesach"), sul consumare tutto il pane transustanziato come in un banchetto nel quale non devono esserci avanzi, sono tutti segnali piuttosto evidenti del fatto che Kiko e Carmen non hanno mai realmente creduto nella Presenza Reale di Cristo, al massimo in una manifestazione transitoria del Signore nelle sacre specie e che la stessa sia dipendente dalla celebrazione assembleare. Senza l'assemblea il mistero non si perpetua, poiché è l'assemblea dei fedeli con un "presbitero" come officiante amministratore liturgico, nell'antico senso di "anziano", capo dell'assemblea.

È ovvio che in questa teologia distorta non c'è spazio per la santità della celebrazione del sacrificio supremo di Gesù. Tutto nel Cammino è temporaneo, smontabile, trasportabile. Il Tabernacolo non serve, l'Adorazione è inutile, l'altare fisso è superfluo e se c'è assume la forma di una tavola del banchetto, una mensa per una "santa cena". Esso inoltre è collocato in basso, anziché in alto verso Dio (dalla notte dei tempi persino i primitivi avevano intuito che se c'era divinità essa dovesse trovarsi in alto, nei cieli e in ogni cultura gli uomini hanno costruito luoghi elevati dove offrire sacrifici) come invece nella stragrande maggioranza delle chiese di tutto il mondo dove si salgono dei gradini per raggiungere lo spazio dell'altare, il presbiterio, o al limite lo stesso si trova separato dall'assemblea anche da barriere fisiche.

Nella teologia kikiana-carmeniana invece ogni sforzo è teso ad annullare qualsiasi elemento di sacrificio (non importa che di quando in quando i due eretici parlino di piaghe di Gesù o che Egli offrì se stesso al padre), e a far pensare che non ci sia nulla di sacro nella Liturgia

Gli spazi dove si svolgono le celebrazioni eucaristiche neocatecumenali non sono neppure spazi sacri o dedicati, ma normalissime sale dove si svolgono altre attività come conferenze, scrutini, anche buffet e banchetti, prove dei canti, catechismo, nonostante le raccomandazioni dello stesso Concilio Vaticano II.

Non raccomandare di inginocchiarsi (ma se Dio è davanti a te nel Pane, perché non inginocchiarsi alla Sua Maestà, alla infinita Bellezza di un Dio che ci ha considerati tanto importanti da morire per noi? Inginocchiarsi per amore e gratitudine!), non raccomandare l'Adorazione ("io guardo Lui e Lui guarda me", persino un contadino analfabeta è in grado di capire i misteri più dei kikolatri con cammini fino alla morte che non portano da nessuna parte), insistere ossessivamente sul Cristo Risorto tralasciando il Cristo morto sulla Croce (persino nell'inquietante "Cena pascual" con il Gesù già risorto che istituisce l'Eucarestia), insistere ossessivamente sulle origini ebraiche (che noi abbiamo superato e compiuto in Gesù che ha distrutto il Tempio, edificandolo in se stesso per sempre, vera Vittima, Altare e Sacerdote), esaltare il ruolo dell'assemblea fino al parossismo (tanto che è tutto un "fare", un "preparare", allestire con le suppellettili designed by Kiko non consacrate: crocefisso kikiano, hanukkiah kikiana, patene e calici kikiani con misteriosi simbolismi, pane made in Kiko-land, vino aleatico e tutto l'armamentario completato adesso dalle icone idolatriche di Carmen sanitificata a prescindere), tutto lascia pensare nei fatti che Kiko e la defunta collaboratrice fossero nemici del Sacrificio e che non ci abbiano mai creduto.

Come tutti gli eretici non hanno fatto altro che dissimulare e ingannare, nascondendosi nel sottobosco e nel caos post-conciliare, finché non hanno avuto sufficienti adepti per rivendicare un peso nella Chiesa cattolica.

Hanno fabbricato una liturgia e un movimento dove essere capi indiscussi, venerati e spesati, altro che riscoperta delle origini! La verità di fede è invece che il Sacramento è amministrato dal Sacerdote e che l'assemblea può solo unirsi a lui per ricevere benefici e offrire le proprie fatiche e le proprie buone opere all'unico sacrificio di Gesù, che si perpetuerebbe anche se sulla faccia della Terra ci fosse un solo sacerdote vivente a celebrare un'unica messa, perché egli non sarebbe solo ma unito a tutta la schiera celeste in virtù della Comunione dei Santi. Questa è la verità, questo è ciò che accade nella Messa:

“Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, si rende presente Cristo, il Figlio del Dio vivo” (S. Francesco d'Assisi)

lunedì 10 aprile 2023

Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi



Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.(Gal. 5,1)



La salvezza si è compiuta sulla croce di Cristo, nessun cammino possiede questa medesima facoltà nè può garantire un'elezione d'eccezione seppur la prometta. Ed è proprio da lì, dalla croce di Cristo, che siamo stati liberati dal peccato.

Esattamente da quel peccato che il cammino neocatecumenale esalta e colloca ad un gradino superiore applicandogli un significato di guarigione. Un controsenso che Kiko chiama "stoltezza della predicazione", uno stratagemma verbale che rende plausibile quanto appare più illogico e subdolo. 

Nella realtà, incontrare il Risorto significa cambiare radicalmente vita, è Paolo a dircelo, ma occorre restare nella vita nuova donata da Cristo, non ricadere nelle dinamiche dell’uomo vecchio, nell’affermazione di sé. 

Ma davvero si può evitare di essere egoisti e tronfi, dunque superbi, quando proprio Kiko e i catechisti suoi vicari, idoli ammirati ed emulati, sono tali?
Per acquisire la pace e mantenersi in uno stato di grazia bisogna fissare lo sguardo perennemente su Gesù. Ma come si può orientare lo sguardo a Cristo se le pareti sono interamente tappezzate di ritratti raffiguranti un idolo, Argüello che si sostituisce a nostro Signore, e le Sacre Scritture risultano mistificate? 

Come poter compiere dei passi edificanti sulle orme di Cristo se Carmen ha dichiarato a gran voce, come se fosse un comando intransigente proveniente da un'ispirazione mistica (credenze e sensazioni prettamente neocatecumenali): "Gesù non è modello di santità per nessuno"

Questa donna, la Hernàndez, nella sua particolare fede (che purtroppo ha divulgato imprimendola in molte anime) non ha tenuto conto del fatto che la Croce di Cristo è nostra gloria, salvezza e risurrezione, e che non può sussistere una croce senza il Crocifisso...senza Gesù!


È importante notare che è Cristo che ci ha liberati, non siamo noi a liberare noi stessi. Ragion per cui non è pensabile che delle tappe umane, determinate da dimostrazioni consecutive e faticose (consegna dei beni, obbedienza cieca ai catechisti, preghiere diurne e notturne secondo regole prefissate e rigide, confessioni pubbliche e via dicendo), possano donare quella libertà ambita. Questa è semplicemente l'illusione dello schiavo che pensa di essere libero.

La libertà è un dono di Gesù, dataci e ricevuta per fede. Quando facciamo degli sforzi - inoltre imposti da uomini dalle intenzioni dubbie e inique - per ottenere la liberazione, ritorniamo ad essere ridotti sotto il giogo della schiavitù.

 
 
Nelle comunità di Kiko sussiste un dominio psichico indotto mediante suggestione. Pensiamo ad esempio ai noti e temuti scrutini che invadono il foro interno degli affiliati, vale a dire l'ambito più riservato e delicato della coscienza che dovrebbe esser tema di confessori o padri spirituali, i quali vengono preceduti da catechesi battenti e incalzanti che indeboliscono la psiche e la dispongono ad accogliere l'abuso.

Gli scrutinatori non sono altro che i catechisti del contesto, i quali giurano e spergiurano che le confessioni pubbliche sono destinate ad essere dimenticate nell'immediatezza.

Ma quei segreti vengono appuntati nella mente d'ogni singolo 'fratello' e sfruttati come merce di ricatto.

Gli immusoniti catechisti esigono un abbandono totale di sé, una consegna incondizionata del proprio essere, un affidamento senza riserve; un'apertura del cuore che sfora nell'abuso. Il tutto nasce da una pretesa di obbedienza inconcepibile che pressa le coscienze e le condiziona a rivelare ciò che dovrebbe esser confidato nel dominio sacramentale della confessione.

Tutto ciò fa paura, deprime, scoraggia, toglie ogni briciola di dignità e rende servi dell'uomo, succubi del cammino; la sensazione è quella di avere un cappio al collo che si stringe inesorabilmente di più ad ogni confidenza, una trappola che strugge la vita del soggetto, della sua famiglia, ma anche dei semplici presenti nell'assemblea. Nelle sale si scandalizza e si uccide l'anima con una facilità allarmante e sconvolgente.

Questi personaggi, le divinità del cammino, privi di reale autorità esercitano dominio sulla coscienza altrui, operando dei soprusi che, proprio per la loro natura spirituale, sono più infidi e rovinosi di qualsiasi altro tipo di abuso.

 

Nessuna persona può esercitare autorità sulla coscienza dell’altro, neanche una guida spirituale - vera e santa - è dotata di una simile libertà. È un principio che non sopporta eccezioni o deroghe.

Kiko promette una libertà: la libertà di peccare. Come se fosse una condizione appetibile, un frutto tutto da godere, una torta donata a dei golosi che null'altro aspettano.

Invece si tratta di una contraddizione in termini. Per comprendere basta leggere queste parole tratte dal capitolo 8 di Giovanni, in cui Gesù dice: “chiunque commette il peccato è schiavo del peccato”. Quindi Kiko non regala la libertà ma la schiavitù.

A tutti è donata la facoltà di scegliere, il libero arbitrio, la condizione di pensiero in virtù della quale ogni individuo può determinare in assoluta autonomia la finalità delle proprie azioni. Ma è necessario capire che una scelta peccaminosa comporta inesorabilmente l'oppressione, la prigionia.

Dato che il peccato ci rende schiavi, di converso l’azione di Gesù Cristo ci rende liberi! La libertà è Gesù stesso!

 


Molti neocatecumenali desiderano compiere il bene, ma non ci riescono, perché si sentono legati. Sono schiavi del peccato inteso come necessario. La filosofia kikiana, assimilata come se si trattasse della Parola di Dio, comporta la convinzione dell'ineluttabilità del peccato, una realtà che si protrae per tutta la vita e che deprime sino alla disperazione.

Il fedele neocatecumenale necessita di incessanti drammi e di peccati di una certa importanza da poter annunciare con atteggiamento altero - quasi si trattasse di un vanto e non di un vizio di cui liberarsi -, solo così può evitare di essere ritenuto un superbo.

Durante questi eventi ho veduto il volto più luttuoso del cammino: gente disperata (sconsolata e oppressa da un pianto incessabile), isterica (tremante, colta da un nervosismo irrefrenabile), crudele (accusatori furenti). Nessuna consolazione, solo l'inconfondibile ombra di quella obbligatorietà al peccato che rende schiavi!

Perchè vi incastrate così cari neocatecumenali? Non vi rendete conto che vi viene assicurata la libertà da un prigioniero alla perseverante ricerca degli onori, della riuscita ad ogni prezzo dei suoi disprezzabili obiettivi? Kiko è uno schiavo che a causa della ripetitività dei suoi peccati (infatti ancora illude e svia anime) è giunto a perdere anche la sua dignità.

Il cammino è segnato dall'ingiustizia, uno stato pietoso che sospinge a peccare contro la carità. Pertanto, allontanandosi dalla legge morale, l'uomo attenta alla propria libertà, si fa schiavo di se stesso, spezza la fraternità coi suoi simili e si ribella contro la volontà divina.

Gv 8,32: "la verità vi rende liberi".

Kiko non può consegnarvi la libertà, perché in lui alberga palesemente la schiavitù della menzogna!




lunedì 14 novembre 2022

Il Cammino è possibile solo grazie al modernismo

Insistiamo a far notare ai lettori di questo blog che la radice fondamentale dell'eresia neocatecumenale è il "modernismo".

Non spiegheremo qui i contorni filosofici e teologici del modernismo. Ci limiteremo a far osservare che il pensiero "modernista" si basa ultimamente sulla convinzione che l'errore e la verità avrebbero gli stessi diritti. Perciò Kiko e Carmen, "iniziatori" del Cammino, hanno potuto esalare un mucchio di panzane, errori, vere e proprie eresie, presumendo di avere come minimo la stessa dignità delle verità di fede che la Chiesa insegna da venti secoli.

...e neppure questa volta
dicono chi sono
Il cosiddetto "itinerario" inventato dai due spagnoli eretici ha addirittura la pretesa di portare alla fede cattolica. Sarebbe come se un bambino capriccioso impastasse sabbia e acqua di mare e dicesse di aver reinventato l'elettronica. Non è che etichettando "resistenze" e "condensatori" quelle polpettine di sabbia avverrebbe la magia. Non è che ricordando che nella sabbia c'è anche silicio, che l'elettronica improvvisamente prende vita. La fede cattolica non è il magico prodotto di qualche estemporanea invenzione. La fede è un dono di Dio. Per desiderarla, per alimentarla, per rafforzarla, occorre fidarsi della Chiesa che per venti secoli l'ha nutrita, promossa, diffusa, per esplicito mandato del Signore; Kiko e Carmen si sono illusi di sostituirsi alla Chiesa, si sono illusi che il loro errore avesse la stessa dignità della verità insegnata dalla Chiesa... si sono dati da fare per crearsi il loro piccolo impero in cui essere capi riveriti, osannati, temuti, e soprattutto pagati. Il Cammino è andato avanti fino ad oggi grazie all'ignoranza dei suoi adepti.


Un anziano giornalista se la prendeva con certi politici «privi di cultura generale, adoratori di una modernità che non hanno i mezzi intellettuali per capire nelle sue insidie e nelle sue falle e imposture: per questo la adorano come un idolo, i “Mercati”, la Scienzah, i Diritti… Una classe dirigente che crede alla propria propaganda…»

Sembra la descrizione dei facinorosi kikolatri:

- "privi di una cultura generale" sulle cose della fede. È inaccettabile che un qualsiasi "itinerario" di formazione cattolica non faccia conoscere gli elementi fondamentali della fede. Sul serio, Kiko va blaterando che la confessione dei peccati mortali sarebbe facoltativa e rinviabile a piacere («il Signore ti ha già perdonato... domani, se vuoi, sigillerai in confessione...») e nessuno dei kikolatri riconosce il madornale errore;

- "adoratori di una modernità che non hanno i mezzi intellettuali per capire nelle sue insidie e nelle sue falle e imposture": i kikolatri sono convinti che ciò che era di grandissimo valore per i santi fino a ieri, oggi sarebbe da buttare perché "preconciliare". Per esempio la Messa tridentina - quella celebrata da padre Pio da Pietrelcina - per loro è fumo negli occhi, è qualcosa da dimenticare e da abolire. Nella propaganda neocatecumenalizia le carnevalate kikiste-carmeniste del sabato sera sarebbero "adatte ai tempi odierni", ma non sanno spiegare perché - non hanno i "mezzi intellettuali" per capirlo, dunque non hanno alcuna intenzione di ascoltare chi dimostra che il Cammino ha ridotto la liturgia a uno spettacolino autogestito, ha ridotto la dottrina a fastidioso orpello, le devozioni a esteriorità per vecchiette "cristiane della domenica" (tranne nel caso in cui c'è da fingere devozione per la defunta cofondatrice del Cammino)... Non sanno spiegare perché una cosa che era valida fino a ieri (padre Pio) oggi sarebbe da rigettare con furiosa forza;

- "adorano come un idolo la modernità": ve lo ricordate Kiko che nella primavera 2013 si leccava i baffi gasatissimo dall'aver visto che il neoeletto Bergoglio aveva comandato di togliere gli inginocchiatoi dalla cappella Sistina? «Questo vuol dire qualche cosa! Questo vuol dire qualche cosa!» gridava, senza avere il coraggio di dire a chiare lettere il suo sogno: il divieto di inginocchiarsi davanti al Santissimo. (E infatti se parlate con qualche kikos vi dirà che l'adorazione eucaristica è tenuta talmente in gran conto nel Cammino che... è stata -nientemeno!- allestita una cosiddetta "cappella dell'adorazione" nella Domus kikiana in Israele, e quindi l'adorazione si può fare lì e solo lì; non sia mai che un kikolatra tradisca il proprio divin Kiko e si metta ad adorare il Signore Dio dell'Universo presente nel Santissimo Sacramento);

"Restaurata solo grazie allo sforzo
e al lavoro del Cammino neocatecumenale"
Sì, per farne una meta del proprio
turismo religioso
- «"Mercati", "Scienzah", "Diritti"...»: anche i kikolatri hanno i loro dogmi, "piccola comunità", "evangelizzazione", "testimonianza"... Notare la grande somiglianza concettuale: la critica non era ai mercati, alla scienza, ecc., ma alla loro perversione. Così, noi qui critichiamo non l'evangelizzazione (quale cristiano la criticherebbe mai?) ma il fatto che i kikolatri chiamano abusivamente "evangelizzazione" la propaganda della loro setta; qui critichiamo non la possibilità di vivere in modo comunitario la fede (che storicamente è avvenuta in tantissimi modi, non solo "parrocchia") ma il fatto che i kikolatri chiamano abusivamente "comunità" solo l'attivismo kikolatrico (come se l'intera Chiesa avesse sbagliato per venti interi secoli e fosse rinata solo grazie al comunitarismo kikiano-carmeniano, ed infatti, ad eccezione di quando devono "farsi notare", evitano in ogni modo qualsiasi iniziativa comunitaria cristiana); qui non critichiamo la necessità della testimonianza per ogni cristiano, ma il fatto che i kikos chiamino "testimonianza" i loro discorsetti preconfezionati ("io non faccio aborti risse divorzi discoteche: il Cammino mi ha salvato il matrimonio!") coi quali sentirsi nettamente superiori ai "cristiani della domenica";

- «una classe dirigente che crede alla propria propaganda»: esattamente come quella del Cammino Neocatecumenale, esattamente come quella dell'Unione Sovietica. Notare che l'URSS collassò all'improvviso proprio perché credette troppo ai numeroni inventati dalla propria stessa propaganda, giungendo al punto di chiedersi dov'era la crescente Produzione e il moltiplicarsi di Fabbriche.


In filosofia il concetto di "modernità" è grosso modo riassumibile così: «riconoscere alla verità e all'errore gli stessi diritti».

Applicatelo alla liturgia: "la liturgia cattolica è quella del Messale ma noi del Cammino celebriamo Variazioni Liturgiche che son molto belle, oh come sono belle, son proprio sentitissime".

Applicatelo alla dottrina: "la dottrina cattolica è quella del Catechismo ma noi del Cammino facciamo «esperienza», mica ci mettiamo sui libri (a proposito, avete comprato i libri di Kiko? e i libri di Carmen?), mica facciamo come i «cristiani della domenica»".

Applicatelo all'ubbidienza al Papa e alla Chiesa: "noi del Cammino siamo ubbidientissimissimi al Papa e alla Chiesa, che però certe volte «non capiscono il Cammino» e allora in quei casi facciamo di testa nostra, cioè testa di Kiko, per esempio la Lettera di Arinze non esiste, però è stata anche superata da qualcosa ma non ricordo cosa, ma comunque era privata ma è stata subito abolita, e poi nessuno deve intromettersi sul modo in cui celebriamo, poiché la liturkikia ci è stata consegnata da Kiko".


Sia lodato e ringraziato ogni momento...
Se l'errore ha gli stessi diritti della verità, uno smette di seguire la verità e l'autorità che la garantisce, e comincia a seguire le proprie paturnie. "Comunione seduti"? Autoreferenzialità esasperata? Liturgie carnevalesche con diluvio di omelie laicali? "Decime" obbligatorie e con ricatti morali? I cosiddetti "catechisti" arroganti e ignoranti che impongono arbitrariamente scelte di vita ai poveri adepti, fanno nefandezze di ogni genere, e devi continuare a incensarli? "Ma Kiko ha il carisma, chi sei tu per giudicarlo?"

Se l'errore ha gli stessi diritti della verità si finisce immediatamente nell'idolatria, nella menzogna, nell'arroganza. "Kiko ha il carisma, chi sei tu per giudicarlo?" "Il Cammino mi ha salvato! Ha salvato il mio matrimonio da ubriachezze, risse, divorzi, discoteche! Noi facciamo evangelizzazione! E voi invece?"

Ricordatevene, specialmente quando i kikolatri blaterano di "ventimila preti per la Cina" (a proposito, a che punto siamo? nel corso di tutta la loro esistenza i seminari neocatecumenali Redemkikos Mater hanno "prodotto" neanche 1800 presbikikos - includendo nel novero quelli poi spretati, quelli poi morti, quelli che poi hanno abbandonato il Cammino -, quanto manca per arrivare a 20.000?), o vi mostrano foto degli "alzati" che stanno in ginocchio davanti a Kiko (e vi dicono "90 ragazzi" quando nella foto super-panoramica non sono neanche 40), "trecento neocatecumenali a cantare sotto la finestra del Papa" (in realtà erano mezza dozzina di cui uno con la chitarrella e uno coi tamburelli, e il monsignore che si affacciò non lo fece per ringraziarli ma per dire di fare silenzio che il Papa era ammalato e doveva riposare), o gli stessi presbikikos e cosiddetti "catechisti" vi dicono ereticamente che «Gesù era un peccatore che ha fatto esperienza del perdono del Padre»...

lunedì 3 ottobre 2022

Fin dalle origini del cristianesimo segretezza e pratiche nascoste puzzavano di eresia

Una caratteristica innata del Cammino neocatecumenale è  quella di promuovere le riunioni e le celebrazioni delle proprie comunità in ambiente riservato e chiuso, non pubblico. Per questo motivo, pur facendo le proprie catechesi iniziali in parrocchia nel salone parrocchiale aperto a tutti per poter attirare i parrocchiani nelle comunità con il beneplacito del parroco, in seguito le attività delle comunità si svolgono nel chiuso delle salette parrocchiali, o dei "catecumenium" costruiti a bella posta per crearsi ulteriori spazi, e in parte nelle case private; oppure ancora negli alberghi, che prediligono per i propri incontri periodici, oppure in sale private o palestre per la celebrazione per esempio della Veglia di Pasqua.

Giustificano queste loro abitudini, e soprattutto la preferenza dei luoghi privati per i loro ritrovi, rispetto ai luoghi pubblici per eccellenza, le chiese, con la necessità che ogni comunità proceda con il proprio percorso, la riservatezza di quanto viene detto nelle risonanze (cioè del racconto di quanto al singolo abbia rivelato la parola di Dio), la segretezza (o arcano) che si deve mantenere sulle attività di ciascuna comunità  perché ad altri non venga "rovinata la sorpresa" riguardo a ciò che attende loro nel prosieguo della propria frequenza del Cammino oppure anche perché non si "spaventino" per quanto gli verrà richiesto, e non fuggano a gambe levate.

Un'altra motivazione per lo svolgimento delle proprie attività anche cultuali separatamente  e in ambienti privati, è quella dell'imitazione di quanto facevano i primi cristiani, che si riunivano nelle case; nelle loro ricostruzioni storico-religiose gli iniziatori del Cammino neocatecumenale individuano nella costruzione delle chiese  come luoghi di culto e nel dissolvimento delle piccole comunità la causa di una "istituzionalizzazione" della fede e del suo decadimento.

Non solo: sia Kiko sia Carmen, quando incontravano delle difficoltà  nelle parrocchie o comunque più  in generale a livello ecclesiale, identificavano la Chiesa con la Sinagoga e i neocatecumenali  come i primi cristiani cacciati dal Tempio (cioè  dalla Chiesa) che si riunivano nelle case.
Anche i romani, secondo Kiko, perseguitavano i cristiani perché  non si riunivano pubblicamente nel tempio ma privatamente nelle case (e dimentica di dire che nel tempio i cristiani avrebbero dovuto sacrificare all'imperatore come a un dio).

Vescovo affamato e feroce insidia Kiko e il suo Cammino

Riportiamo infatti quanto detto nel 2017 da Kiko in proposito:

"Fratelli, voi siete stati eletti da Dio per una missione, per un carisma, che la Chiesa ritorni ai primi secoli.
Nei primi secoli i cristiani vivevano la fede in comunità, in una piccola comunità.
Queste piccole comunità vinsero la bestia.
Sapete la bestia aveva il sei sei sei (traccia nell'aria le tre cifre).
Come è possibile che le piccole comunità che si riunivano nelle case vincessero la bestia, l'impero romano?
È successo grazie alla propaganda.
Dice Plinio che quando i cristiani entravano nel Colosseo per essere divorati dalle fiere, il popolo intero gridava: a morte gli atei!
Vedete, questa è storia.
La lettera a Diogneto, primo secolo: tutti ci odiano, se chiedi il perché non lo sanno dire, ma chi ci conosce si converte.
Perché li odiano? Perché i cristiani non avevano un culto pubblico, non avevano una chiesa, non avevano templi, per cui pensavano fossero atei, perché in quell'epoca il mondo era molto religioso, tutto era pieno di sette, comunità, di religioni, tutto pieno.
Queste piccole comunità a Roma in mezzo al culto a Mitra, al culto a Iside, religioni e religioni, templi e templi, queste comunità che si riunivano nelle case… perché furono cacciati dalle sinagoghe perché si creava una tensione nella sinagoga, come succede nelle parrocchie.
Nasce la comunità, e tutti della parrocchia ti odiano, ti detestano, e ti denunciano al vescovo. Si crea una tensione.
Pensano nella parrocchia: questa è una setta…anche lo stile…è verità!
E non vi dico i processi che abbiamo avuto in Germania… in tante parti.
Grazie a Dio, siamo molto contenti di essere perseguitati perché la cosa più importante per un cristiano è essere come Gesù Cristo che fu odiato, e noi non possiamo essere più grandi di Nostro Signore, il discepolo deve essere come il suo maestro
".

Quindi Kiko vuole convincere i propri aderenti che tornare alla autenticità delle prime comunità dei credenti implica necessariamente il ritorno ad una fede vissuta clandestinamente, o comunque non in luoghi pubblici, coperta da segretezza e da arcano perché le parrocchie possono essere luoghi in cui i veri credenti sono perseguitati, così  come i primi cristiani.
Questa visione se vogliamo "romantica", nel Cammino neocatecumenale viene diffusa e mantenuta esclusivamente per evitare il controllo esterno sulle proprie pratiche interne, per nulla corrispondenti a quanto previsto dagli Statuti con i quali sono stati approvati; funzionale a questa strategia è, a tutt'oggi, la mancata pubblicazione del Direttorio delle catechesi e la "disciplina dell'arcano" con cui mantengono totale riservatezza sulle loro attività interne.

Per quanto riguarda la vita delle prime comunità cristiane, invece l'importanza della dimensione pubblica rispetto a quella privata, viene evidenziata  dallo studio di Harry O. Maier,  professore di Nuovo Testamento e di Studi sul Cristianesimo antico presso la Vancouver School of Theology, "Luoghi segreti e pratiche nascoste - La costruzione dell'eretico nel cristianesimo delle origini" pubblicato nel 2015 per i tipi delle Edizioni Dehoniane di Bologna.
In questo libretto, che invitiamo a leggere perché molto lineare ed interessante, si dimostra infatti che, fin dagli albori della Chiesa apostolica, il culto a Dio e le attività della comunità dovevano essere il più possibile pubbliche, sebbene avvenissero principalmente nelle case, mentre i culti privati e riservati venivano vissuti con sospetto ed associati alle attività di falsi pastori, alle eresie che già  allora venivano prepotentemente alla luce.
L'autore infatti si propone di prendere in esame la distinzione tra pubblico e privato nell'antichità greco-romana facendo emergere la stretta corrrelazione tra lo spazio pubblico e privato e la rappresentazione  del vero e del falso insegnamento nella cristianità emergente.

Di seguito ne riportiamo alcuni paragrafi, che dimostrano l'importanza che ebbero fin dall'inizio le caratteristiche di apertura al mondo esterno e al suo controllo delle prime comunità e come da subito l'eccessiva privatizzazione suscitasse, nello stesso apostolo Paolo (o comunque  dell'autore delle lettere pastorali) e in padri della Chiesa come Ireneo da Lione e Ignazio d'Antiochia, il sospetto di attività settarie e di culti eretici.


Dal libro "Luoghi segreti e pratiche nascoste - La costruzione dell'eretico nel cristianesimo delle origini" di Harry O. Meier

Prendendo in esame le Epistole pastorali di Paolo di Tarso (Prima e Seconda Lettera a Timoteo e Lettera a Tito), il modo in cui Ireneo di Lione rappresenta il suo avversario Marco e le lettere di Ignazio di Antiochia, dimostra come questi autori sposano lo spazio sociale aperto alla visione pubblica con il giusto insegnamento, e lo spazio nascosto all'osservazione con l'insegnamento falso e fondamentalmente eretico.

Vittore Carpaccio, 1520
San Paolo stigmatizzato
Anche se non tutti i primi seguaci di Cristo si incontravano in chiese domestiche, ma si riunivano in un'ampia varietà di luoghi come tabernacolo, popinae, cauponae, thermopilii, stalle, cimiteri e così via, la dimensione pubblica viene sempre considerata importante e discriminante tra le vere e false dottrine.
Nelle Epistole pastorali i requisiti per la leadership ecclesiale includono una casa e una famiglia ben governate: è necessario che un vescovo «sappia guidare bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi e rispettosi, perché, se uno non sa guidare la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?».
Colui che aspira all’incarico di vescovo deve godere «di buona reputazione presso quelli di fuori»

Questi passi riflettono la preoccupazione che il corpus epistolare unanimemente attribuito a Paolo esprime nei confronti dell’esame pubblico. Paolo, per esempio, esorta i seguaci corinzi di Cristo a non esercitare il dono della glossolalia in modo indiscriminato per timore che l’osservazione degli estranei conduca a una cattiva reputazione pubblica: «Quando si raduna tutta la comunità nello stesso luogo, se tutti parlano con il dono delle lingue e sopraggiunge qualche non iniziato o non credente, non dirà forse che siete pazzi?».  In una lettera permeata dal discorso civile, Paolo invita i propri seguaci a immaginare la condotta delle loro assemblee come sottoposta al minuzioso esame dell’occhio pubblico.

Alla rispettabilità che proviene dalla corretta regolazione e dalla supposta buona testimonianza pubblica vengono contrapposti i vizi che emergono dalla mancanza di regolazione nella sfera privata, il luogo in cui l’esame pubblico è più debole, se non addirittura rinnegato, e dove la religione rivela le sue qualità socialmente corrosive.
Nella Seconda lettera a Timoteo Paolo avverte di nuovo che «negli ultimi tempi» arriveranno i socialmente degenerati e tra di loro quelli che, in modo significativo, sono «ribelli ai genitori». «Fra questi vi sono alcuni che entrano nelle case e circuiscono certe donnette cariche di peccati, in balia di passioni di ogni genere, sempre pronte a imparare, ma che non riescono mai a giungere alla conoscenza della verità».

Le case e le famiglie invase da falsi maestri mostrano un ordine che non è in grado di sostenere il pubblico esame perché gli uomini che le turbano sono ancor più incapaci di regolare le relazioni domestiche che se stessi. Sono uomini che deviano e «si sono perduti in discorsi senza senso». Come il discorso prolisso delle donne che influenzano, essi tradiscono tutta la cattiva amministrazione del sé che è associata a uomini chiacchieroni come donne.

Altri elementi importanti da tenere in considerazione, ci vengono dall'opera "Contro le eresie" (ndr.: opera scritta da Ireneo, vescovo di Lione, teologo del secondo secolo, discepolo di san Policarpo e, attraverso di lui, dell'apostolo san Giovanni, figura di primaria importanza nella storia della Chiesa, proclamato dottore della Chiesa da Papa Francesco).

Come nelle Epistole pastorali, Ireneo associa la vera dottrina con l’insegnamento pubblico e l’eresia con una forma di insegnamento segreto che egli descrive come circolante privatamente, lontano dalla vista. Sottolinea inoltre la proclamazione pubblica degli apostoli, i quali trasmisero in maniera fedele gli insegnamenti ricevuti da Gesù, prima oralmente e in seguito in forma scritta. 

In tal modo si oppone a quegli eretici che in chiesa professano pubblicamente una cosa, ma in segreto ne pensano un’altra, o che in privato insegnano false opinioni che contraddicono la verità. Per il territorialismo di Ireneo è importante la distinzione tra pubblico e privato.

In Contro le eresie III,4,3, Ireneo descrive il modo in cui Valentino (eretico gnostico) quando giunse a Roma, professò una cosa in pubblico e un’altra in privato. Poco oltre, mette in guardia contro coloro che «nei discorsi che tengono in pubblico (extrinsecus) appaiono simili a noi, per il fatto che dicono le nostre stesse cose; ma dentro (intrinsecus) sono dei lupi». Si tratta di una strategia grazie alla quale «catturano i sempliciotti e li attirano a loro, scimmiottando il nostro modo di predicare». Ma essi immaginano, si chiede Ireneo, per quale ragione, «pur pensandola loro come noi, saremmo noi che ci rifiutiamo senza motivo di essere in comunione con loro; pur dicendo le stesse cose che diciamo noi e avendo la stessa dottrina, noi li apostroferemmo come eretici»?

È importante sottolineare il modo in cui Ireneo collega gli insegnamenti segreti di Marco, eretico seguace di Valentino, con le sue attività all’interno delle case e lontano dalla pubblica vista. Ciò gli consente di produrre lo stesso tipo di collegamento tra il falso insegnamento e le azioni private interne alla casa, esenti dal minuzioso esame pubblico, che abbiamo osservato nelle Epistole pastorali.
Marco agisce all'interno delle case, in particolare blandendo le donne, e convincendole d'essere dotate del dono della profezia.

La vivida luce che Contro gli eretici getta sulle attività private di Marco e le pratiche religiose delle donne che ha sedotto, funziona sia per creare e delimitare lo spazio, che per servirsi della distinzione tra pubblico e privato come strumento per affermare una chiara linea di distinzione tra il vero insegnamento apostolico e l’eresia. In tal senso, Ireneo prende le idee e le associazioni di pubblico e privato presenti nelle Epistole pastorali e le estende per una loro più universale applicazione.

Ignazio di Antiochia, detto L'Illuminatore (35 - +107 circa), vescovo e teologo siro, venerato come santo dalla Chiesa ortodossa e dalla Chiesa cattolica, annoverato fra i Padri della Chiesa e Padre Apostolico e che scrisse sette lettere alle Chiese dell’Asia Minore sulla via per il martirio che avrebbe trovato a Roma, offre una formulazione della territorialità e dell’associazione di insegnamento vero e falso con la configurazione pubblica e privata della fede e delle pratiche, dello stesso tenore di quella che abbiamo incontrato nelle Epistole pastorali e in Ireneo

È invece interessante il modo in cui Ignazio traccia la rispettiva topografia di coloro che accusa come falsi maestri o che considera campioni della vera fede. Egli ritrae i primi come adusi a condurre le proprie assemblee in privato, lontani dallo sguardo del vescovo locale. I secondi si incontrano invece pubblicamente e alla conoscenza del vescovo.

Ignazio delinea un ritratto del vero insegnamento come pubblico e conosciuto e dell’eresia come privata e nascosta. Così facendo egli intende prolungare le linee di osservazione ecclesiale fino a farle penetrare all’interno di tutte le case, non solo di quella del vescovo, per assicurare che solo i rituali a cui egli può assistere (ovvero sanzionare) sono legittimi e tutti quelli che gli sono sconosciuti sono corrotti dalla segretezza e dal vizio.

Insegna così lo smascheramento della condotta disordinata che avvelena con vizi antisociali le riunioni private e presumibilmente segrete. Ciò che è visibile e pubblico è giusto e ciò che è invisibile e dunque privato è sbagliato.

In conclusione: Le Epistole pastorali, il ritratto di Marco proposto da Ireneo di Lione e le lettere di Ignazio di Antiochia, pur secondo modalità proprie, mostrano strategie territoriali che invocano e creano spazi pubblici  per la circolazione della vera fede e individuano negli spazi privati la delimitazione del falso insegnamento.

giovedì 15 settembre 2022

Lettera aperta di padre Enrico Zoffoli ai neocatecumenali

 
Carissimi fratelli,

per me siete e sarete sempre tali, anche se alcuni di voi credono di appartenere ad "un'altra Chiesa", quella parallela rispetto a alla tradizionale del Concilio di Trento a cui erroneamente si vorrebbe contrapporre il Vaticano II.

Nonostante tutto, ripeto, amo ritenervi "fratelli", specialmente perchè  innumerevoli  tra voi ignorano il fondo dottrinale del "cammino" e vivono nella migliore "buona fede", sempre aperti alla verità e disposti a professarla contro ogni mistificazione del forma, ciò  che mi commuove, incoraggiando a non far saltare tutti i ponti.

Mi risulta che la pubblicazione del saggio sulle "eresie" attribuite ai fondatori e dirigenti del Movimento (ndr: "Eresie del Cammino neocatecumenale")  vi ha allarmato; ma sappiate che io ho sofferto ben più  di voi nel constatare quanto nel testo-base della vostra formazione catechisti a contrasta con la nostra fede.

Purtroppo alla mia sofferta segnalazione voi preferite rispondere col silenzio; il quale però  complica e aggrava la vostra situazione, equivalendo ad un implicito irrigidimento su posizioni che fanno almeno sospettare dell'ortodossia delle vostre idee, della rettitudine e sicurezza del vostro "cammino".

Non trattandosi di una denunzia riguardante persone particolari e interessi privati, ma il supremo dei valori per tutti - qual è  appunto la fedeltà  al Magistero della Chiesa-, sarebbe errato ed ingenuo oppormi il Vangelo che inculca il perdono e il silenzio. 

I Santi, nei vostri panni, non avrebbero mancato di insorgere per un dovere di lealtà e non essere motivo di scandalo per nessuno, specialmente per i fedeli meno illuminati e ferventi. Perciò, accusati di eresia, voi dovreste reagire non per difendere le vostre persone - che nessuno ha mai avuto intenzione di offendere - ma per onorare la vostra fede, professandola in modo inequivocabile contro ogni eventuale interpretazione inesatta delle vostre convinzioni.

Non essendo infallibile, devo supporre di aver potuto procedere con poca accortezza, comprensione e indulgenza; ma dichiaro di essermi sforzato di esaminare il vostro "documento segreto" con la debita serietà e ponderazione; ossia di non aver "estrapolato" frasi isolate dal contesto per provare la fondatezza di conclusioni aprioristicamente concepite, come qualcuno ha pensato...; bensì analizzando l'intero volume (spesso involuto, contorto, ripetitivo, contraddittorio) e confrontando poi tra loro e con l'insieme le singole posizioni incriminate. 

Se non ci sono riuscito, vi prego di correggermi non elusivi giudizi di biasimo e assai meno col silenzio, che non giova a nessuno; bensì riprendendo ogni tesi coi relativi passi paralleli, necessari per non perdere di vista il contesto e lo spirito degli Orientamenti...

Almeno finora, tirando le somme, ho dovuto parlare di vere e gravi eresie, ma, se tali non vi sembrano, siete sempre in tempo per annullare ogni contestazione, dichiarando semplicemente di accettare il "credo" della Chiesa Cattolica e cancellando - delle due colonne dell'appendice - quella degli errori a voi attribuiti, sì da vanificare ogni sospetto e condanna. 

Cos'altro potrei dire per dimostrarvi la sincerità del mio affetto, la volontà di un "dialogo" seriamente costruttivo?

Anche se le vostre idee discordano dalla più autentica norma della fede, tuttavia riconosco che voi, Neocatecumenali, disponete di una invidiabile ricchezza di vita spirituale, dati il fervore, la generosità, lo spirito di sacrificio, la decisione con la quale sostenete nobilissimi ideali di vita umana e cristiana. 

Chi non potrebbe compiacersi dell'ansia squisitamente evangelica con la quale, nel vostro "cammino", tentate di rivalutare il senso più profondo e soprannaturale del battesimo, celebrato come rinascita nel Cristo e morte ad una natura decaduta, intesa come definitivo rifiuto di un mondo dominato dal maligno? 

Chi di noi non deplora l'apatia e il malcostume di molti fedeli, gli scandali del clero, l'inefficacia di certa liturgia, la decadenza della vita religiosa, i tradimenti dell'amore, la disgregazione della famiglia, la rivolta contro la Trascendenza, la corsa sempre più precipitosa verso la catastrofe di una società opulenta, tecnicamente progredita, ma disperatamente scettica e amorale, impazzita e violenta?...

Carissimi amici neocatecumenali come vedete, nel constatare la crisi del mondo contemporaneo, siamo pienamente d'accordo. Cosa resta da fare?

Se, da una parte, noi dobbiamo ammirare e imitare il fervore della vostra pietà religiosa; dall'altra, voi siete invitati a recuperare la purezza della nostra fede. 

Se la fede senza le opere non salva; le opere senza la fede possono soltanto illudere e trascinare alla rovina.

Il primato spetta alla Verità, alla sapienza della Rivelazione, alle direttive del Magistero, al rispetto di quella grande Tradizione Cattolica da cui voi avete ereditato tutto il bene che vi onora; ma non certo le novità che, inventate dai vostri maestri, caratterizzano un cammino "aberrante" dall'ortodossia. 

Interessanti le vostre esperienze personali, le quali però, se non sono controllate della più sana scienza teologica, spingono verso l'anarchia, ossia alla demolizione della Chiesa, alla liquidazione di un Cristianesimo fondato sull' incarnazione del Verbo e l'opera che Egli continua nei suoi ministri.

Se, contro una società materialistica ed atea, che c'ignora o disprezza, uniremo le nostre migliori energie, confido che non ci saranno più "chiese parallele" nè "cammini" autonomi rispetto a quello indicato dsll'unica vera Chiesa di Cristo, gerarchica e insieme carismatica, impegnata a salvare il mondo.

Vi saluta il vostro affezionatissimo
p. Enrico Zoffoli
p.zza S. Giovanni in Laterano, 14 - 00184 Roma


Roma, 2 novembre 1990

Nota

 
Dopo oltre cinque anni, la lettera non sembra che abbia giovato a qualcuno, non avendo ricevuto alcun riscontro positivo. Speravo il contrario; ma l'ostinazione del Movimento è stata tale e tanta da stimolarmi a continuare la mia opera di apologia della fede.



UN GRANDE APOSTOLO DELLA VERITA':

P. ENRICO ZOFFOLI


P. Enrico Zoffoli, nasce a Marino (Roma) il 3 settembre 1915 da ottima famiglia. Rimasto orfano in tenerissima età del padre, riceve dalla madre Maria Volpi, una forte educazione cristiana. Assai intelligente, di temperamento vivace e sincero, sperimenta le difficoltà dell'adolescenza. È desideroso di conoscere le ragioni più profonde di tutto e la sua inquietudine di indagare il "mistero" giunge a preoccupare sua madre.

Il 28 aprile 1929, allora festa di S. Paolo della Croce, si trova a fare un ritiro presso lo zio materno, il Passionista Padre Volpi, a Moricone in Sabina. Lì viene folgorato dalla Grazia di Dio e scopre Gesù Cristo come l'Amico per eccellenza al Quale consacrare la vita per sempre. Nella meditazione, nella preghiera, nella lotta contro se stesso, comprende che solo seguendo Gesù sulle orme di S. Paolo della Croce, potrà rispondere alla chiamata che gli urge sempre più impellente nell'anima.

Il 21 ottobre 1931, parte per il noviziato dei Passionisti sul Monte Argentario. Seguono i primi voti, gli studi filosofici e teologici, la professione religiosa perpetua e, infine, il 29 aprile 1939, l'ordinazione sacerdotale. Membro ormai di un Istituto che lo invita a partecipare alla Passione di Cristo per un'azione missionaria carica di luce e di forza, si lancia con fervore nell'apostolato della predicazione, dell'insegnamento e della penna.

Completa gli studi all'Angelicum di Roma e a Lovanio (Belgio) laureandosi brillantemente in filosofia, e intraprende la sua opera di missionario di Gesù Crocifisso, Verità di Dio e dell'uomo, con l'ardore degli apostoli. Insegna nel suo Istituto, allo Studio di Teologia per laici S. Croce di Firenze, alla Pontificia Università Lateranense, al Centro di Teologia per laici di Roma. In seguito farà parte della Pontificia Accademia di S. Tommaso d'Aquino e diventerà esaminatore dei candidati alle ordinazioni e confessore presso il Vicariato di Roma insieme a illustri colleghi.

Attraversa l'Italia per predicare missioni e corsi di cultura cattolica per sacerdoti e laici. Presso la "Scala Santa", in Roma, dà vita a un cenacolo di studi teologici per giovani e adulti desiderosi di crescere nell'intelligenza della fede, sotto la guida sicura del Magistero della Chiesa. Per più di mezzo secolo, scrive libri di filosofia, apologetica, spiritualità, teologia, agiografia e storia, alcuni dei quali rappresentano opere imponenti di mole e di contenuto.

Gesù è il centro unico della sua vita: Padre Enrico ne studia la persona, l'opera, il "mistero", e lo vede giganteggiare nella Sacra Scrittura e nella Chiesa, nell'insegnamento dei Padri e dei Maestri più grandi, in primo luogo S. Tommaso d'Aquino, nella testimonianza dei Santi e dei Martiri. Lo sente vivo e operante nella storia ad attrarre tutti a Sé: Gesù Crocifisso sorgente unica di ogni santità, di ogni rinnovamento autentico nella Chiesa e nel mondo. La più tenera e filiale devozione alla Madonna, invocata ogni giorno con il Rosario, lo conduce a Lui, unico Salvatore del mondo, dall'alto della Croce.

Nel 1958, dopo una visita a suor Celina Martin, l'ultima sorella allora vivente di S. Teresa di Gesù Bambino, ha dai superiori del suo Ordine l'incarico di redigere la Storia critica di S. Paolo della Croce: ne escono tre volumi in più di seimila pagine. Alcune di queste pagine saranno inserite nell'Ufficio delle letture del rinnovato Breviario Passionista, assurgendo all'onore di preghiera liturgica.

Accanto al suo S. Paolo della Croce, P. Enrico studia a fondo S. Teresa di Gesù Bambino, scrivendone poi lo stupendo libro "Tempo ed eternità" (Edizioni Carmelitane, Roma, 1990). Di P. Enrico ricorderemo "Principi di filosofia" (Edizioni Fonti vive, Roma, 1988), il "Dizionario del Cristianesimo" (Edizioni Synopsis, Genova, 1992), presentato dall'Osservatore Romano con giudizio entusiasta (16 aprile 1993), nonché il testo "Cristianesimo, Corso di Teologia Cattolica" (Edizioni Segno, Udine, 1994), che in tre tappe, "ragionare", "credere", "vivere la fede" , conduce a Cristo, quale unico Mediatore tra Dio e gli uomini, Capo della famiglia umana da Lui redenta sulla croce, Centro, Chiave di volta, Alfa e Omega dell'universo. Allo stesso modo ricordiamo il "Catechismo della fede cattolica" (Edizioni Segno, Udine, 1993) che rende accessibile il Cattolicesimo a persone di umile e media cultura, con il metodo delle domande e risposte.

P. Enrico è innamoratissimo del Mistero Eucaristico, studioso profondo e apostolo instancabile, intrepido difensore contro ogni errore e irriverenza, in questo nostro tempo, in cui Gesù-Ostia, è da molti abbandonato e persino profanato. Ammirevole e degna di essere accolta la sua struggente e fondata raccomandazione di ricevere la Comunione solo sulla lingua ("modo che dev'essere conservato, come segno di riverenza verso l'Eucaristia", come affermò Papa Paolo VI e da Giovanni Paolo II mai smentito) e non sulla mano (che non è un obbligo per alcuno, ma solo permesso, non consigliato e tantomeno imposto), per evitare profanazioni del più sublime Mistero della nostra fede.

Nel 1989, 50° anniversario del suo sacerdozio, P. Enrico pubblica la "La Messa è tutto" (Edizioni Fonti Vive, Roma, 1989), che nella prefazione Mons. Antonio Piolanti, tra i più qualificati teologi dell'Eucaristia, ha definito "lavoro grandioso e allettante". A questo libro poi, tradotto in "catechismo" con il medesimo titolo, La Messa è tutto, seguono altre piccole opere (Edizioni Segno) per difendere la presenza reale di Gesù nell'Eucaristia, la realtà della Messa come vero Sacrificio della Croce, per inculcare il rispetto, l'adorazione e l'amore che gli sono dovuti da tutti nella Chiesa.

Negli ultimi anni, davvero brandisce la spada, in difesa della Verità nell'integrità. del Credo Cattolico. Letti e studiati i testi di Kiko Argüello, l'iniziatore del "cammino neocatecumenale", ne scopre i gravissimi errori dottrinali e si mobilità per smascherarli, in modo che il movimento si corregga, sia richiamato alla Verità da parte della Chiesa e più nessuno sia irretito in esso.

Sull'argomento, escono uno dopo l'altro, in edizioni sempre migliori i libri del P. Enrico:

"Eresie del cammino neocatecumenale" (Edizioni Segno, Udine, 1995 );

"Catechesi neocatecumenale e ortodossia del Papa" (Edizioni Segno, Udine, 1995) con approvazione ecclesiastica del 28 febbraio 1995 , e infine, "Verità del Cammino neocatecumenale" (Edizioni Segno, Udine, 1996).

Già nel "Dizionario del Cristianesimo" citato, P. Zoffoli, riassumendo tutte le loro eresie, alla voce "Neocatecumenali" (pag. 338) aveva scritto: "Risulta che il loro fondo dottrinale è gravemente compromesso da errori che colpiscono i dogmi fondamentali del Cristianesimo qual è stato interpretato e proposto dal Magistero dei Papi e dei Concili. Si nega la Redenzione, il carattere sacrificale della morte di Cristo e, quindi, il "Sacrificio dell'altare", con il relativo culto eucaristico (transustanziazione, adorazione...); si sostiene l'unico sacerdozio di Cristo, annullando la distinzione essenziale tra "sacerdozio ministeriale" e "sacerdozio comune", restando perciò soppressa la Gerarchia, fondata su questa distinzione. Si nega il dovere e la possibilità dell'imitazione di Cristo; si altera gravemente la nozione di peccato, della Grazia, del libero arbitrio...; si fantastica "un perdono" concesso a tutti da Dio e che implica il rifiuto dell'inferno... (...). È certo che la dottrina fondamentalmente errata del movimento costituisce una gravissima minaccia per tutti".

Dopo aver celebrato su questa terra, nel venerdì e nel sabato precedenti, la festa dei suoi grandi Amori, il Sacro Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria, domenica 16 giugno 1996. P. Enrico Zoffoli va a godere il premio dell'intrepido apostolo del Vangelo, dopo aver dichiarato pochi giorni prima: "Io ho lavorato per la Verità".

mercoledì 24 novembre 2021

"Non avendo il coraggio di negare la Presenza Reale, la travisano" scriveva padre Benedetto Dimatteo

Continuiamo la lettura della lettera di denuncia che il padre cappuccino Benedetto Dimatteo, di Barletta, fece pervenire al proprio vescovo dopo aver letto le eresie di Carmen e Kiko contenute nel mamotreto per le catechesi iniziali, lettera poi pubblicata sul periodico "Chiesa Viva". Qui la prima parte del documento.

 


2 - Contro questo disprezzo ereticale si erge il Concilio di Trento che, dopo aver esaltato il canone Romano, dicendo:  la Chiesa Cattolica, molti secoli fa, stabili questo sacro canone, così puro da ogni errore che niente contiene che non odori massimamente santità e pietà e non elevi a Dio le menti degli offerenti. Esso infatti, consta sia delle parole stesse del Signore, sia delle tradizioni degli Apostoli, sia anche delle pie istituzioni di santi Pontefici. Dopo questa lode, nel canone 6°, finisce: «Se qualcuno dirà che il canone della Messa contiene errori e perciò deve essere abrogato, sia anatema!» È così chiaro che la posizione di questi due è veramente eretica! E dobbiamo anche dire che quello che dice questa Carmen è una grande menzogna! Ella dice, infatti, che il canone Romano è stato rinnovato, cioè corretto, e questo è falso come è falsa e la sua citazione! Il canone Romano, infatti, diceva e dice ancora: (riporto il testo ufficiale in latino per intero):

«Qui pridie quam paterétur accépit panem in sanctas ac venerábiles manus suas et elevátis óculis in cælum, ad te Deum Patrem suum omnipoténtem tibi grátias ágens benedíxit, fregit, dedítque discípulis suis... e per il calice: Símili modo póstquam cenátum est accípiens et hunc præclárum cálicem in sanctas ac venerábiles manus suas: item tibi grátias ágens benedíxit...»

Il termine "benedixit", benedisse, nella lingua ebraica e nell'uso di quel tempo, è un termine eucologico che, nella lode di Dio, ingloba la benedizione delle cose. Lo troviamo già nelle moltiplicazioni dei Pani: «egli prese i cinque Pani e i due pesci, e alzando gli occhi al cielo li benedisse». Altri traducono: «pronunziò la benedizione» (Marco 6,41). E così gli altri Evangelisti. Ecco come si legge in San Matteo: «mentre mangiavano, Gesù prese il pane, pronunziò la preghiera di benedizione, lo spezzò...» Nella Bibbia nuovissima, versione dai testi originali, volume terzo, Nuovo Testamento, Edizioni Paoline, il biblista Lancillotti, in nota, commenta:

«Pronunciò la preghiera di benedizione, cioè recita la formula di benedizione e di lode, come si usava nei pasti ebraici.» Dobbiamo aggiungere, inoltre, che quel benedixit proprio per il calice, si riferisce anche al testo di San Paolo prima Corinzi 10,15: «il calice di benedizione che noi benediciamo, Non è forse una comunione col sangue di Cristo?» 

Carmen lamenta che non si loda più Dio, ma anche questa è una grande falsità! Le genuflessioni, le adorazioni, tanto da lei criticate, non sono forse grandi espressioni di lode a Dio? Il Gloria e Credo, che essi hanno estromessi e il prefazio e il Sanctus non sono forse magnifiche lodi a Dio? Si dimostrano ancora grandi bugiardi, a riguardo del canone Romano, quando dicono, a pagina 335, «noi non vedevamo nella nostra messa da nessuna parte la resurrezione di Gesù Cristo».

È un falso! Perché la Risurrezione veniva ben ricordata nel memoriale, cioè nella anamnesi, che così si esprime: «in questo sacrificio, o Padre, noi tuoi ministri e il tuo popolo Santo celebriamo di memoriale della Beata passione, della Risurrezione dai morti e della gloriosa ascensione del Cristo tuo figlio è nostro Signore».

Quindi, non c'è stato alcun fraintendimento, nè alcun impoverimento, ma tutto era una grande ricchezza! L'impoverimento anzi, il tradimento, lo compiono loro, Kiko e Carmen, questi due villanzoni che vorrebbero ridurre l'Eucaristia a una inconcepibile e freddissima esplosione di allegria, e accusano la Chiesa di aver perduto i segni.

Ma quali sono questi segni perduti? Forse che i segni del pane e del vino non sono sempre rimasti? Basta ricordare come sono valorizzati anche in tanti vecchi canti in tante giaculatoria: "ti adoro ogni momento o vivo pane del ciel, gran Sacramento!" "Panem de coelo praestitisti eis..." "Verbum caro, panem verum verbo carnem efficit ut, fitque sanguis Christi merum... " "Ecce Panis angelorum..."
 
Il pane il vino stanno li, visibili sulla mensa, e tutti li conoscono! E quindi blasfemo e sciocco è l'insulto di Kiko che l'ostia è un pezzo di carta! La Chiesa nella sua sapienza, ha trovato il modo come rendere possibile la distribuzione del pane eucaristico a tutto il popolo, dandogli una sua forma specifica che rende più facile la distribuzione a tanti, e rende facilmente riconoscibile il pane eucaristico e meno soggetto a frammenti. E questo non solo nella chiesa latina, ma anche nella chiesa greca! Nel rito latino, sia l'ostia grande, sia le piccole, sono rotonde; nel rito greco, la grande è quadrata, le piccole, triangolari.
 
Inoltre, quello che lamenta Kiko è che non si fa la Comunione sotto tutte e due le specie. Ma egli ignora che il Magistero della Chiesa -qui, il Concilio di Trento!- ha definito che, per il frutto di una buona comunione, è sufficiente riceverla sotto una sola specie, perché Gesù è integro sotto ognuna specie, e non c'è obbligo delle due specie, se non per il celebrante che deve compiere il sacrificio! Sarebbe anche augurabile la comunione sotto le due specie, ma vi sono gravi motivi che hanno indotto la Chiesa a stabilire la comunione solo sotto le specie del pane!

Nel passato, anche dopo il Concilio di Trento, La Chiesa aveva concesso, ad alcuni Stati, la comunione sotto le due specie, ma, poi, per gli inconvenienti gravi che ne nacquero, la Chiesa ritirò le concessioni fatte punto è così anche adesso, dopo il Vaticano II, la Chiesa ha concesso solo in alcuni casi detta comunione! 

Lo stesso devo dire che alcuni di quegli inconvenienti, registrati anche nella Enciclopedia Cattolica, sotto la voce "comunione eucaristica" (colonna 140) io li osservati presso i neocatecumenali. 
Al posto del Calice, ad esempio, usano una vaschetta del bordo largo, alla quale bevono tutti ma tanti cercano di non mettere le labbra dove sono stati messi da chi li ha preceduti e qualche uomo con tanto di baffi li inzuppa nel vino! Qualche ragazzina invece regge fatica la vaschetta ed è facile che sparga il vino consacrato... ecc.

Cosa succede a farsi guidare da un cieco...

3 - Comunque, non esageriamo con questi segni, importanti, sì, ma quello che più è importante è il significato, cioè la Grazia, cioè colui che è significato è presente sotto questi segni: Gesù.

Cioè: non adoriamo i segni, non parliamo con i segni, non pensiamo ai segni, ma realmente presente sotto quei segni, parliamo con Lui, pensiamo a lui che è presente riceviamo Lui e la sua Grazia!

La seconda catechesi sull'Eucarestia non è da meno: una congerie di falsità e contraffazione storica.
Di alcune ho un'esperienza personale. La Settimana Santa, una volta, era piena di vera pietà, di confessioni il Mercoledì Santo fino a tarda sera, per potersi comunicare il Giovedì Santo.

Il sabato Santo, le chiese erano affollate, mentre questi lestofanti dicono che le chiese, allora, erano completamente vuote: «Alle cerimonie vanno soltanto i preti e sono noiosissime era una cosa da preti che nessuno capiva». (pag. 351).
 C'è un enorme disprezzo per il sacerdote! E pure un disprezzo malcelato per il Concilio di Trento, per S.Pio V, per il culto al Santissimo Sacramento, per le processioni, per tutte le parti della Santa Messa che ne aricchivano la celebrazione, e altre affermazioni ... tanto che, verso la fine (a pagina 352) si accorgono delle enormità delle cose dette e scrivono: «Forse qualcuno dirà: Mamma mia! Che cosa si dicono qui! Vuoi dire che prima era tutto sbagliato?»

E danno una risposta evasiva: «State attenti! Il Concilio Vaticano  II ha detto che bisogna fare catechesi per spiegare la gente in rinnovamento perché non si può fare un rinnovamento liturgico senza spiegarlo al popolo perché la gente si spaventa...»
A proposito di catechesi, è solo da circa 30-40 anni in qua che si ha una crisi, perché spiriti inquieti orgogliosi hanno gettato discredito sul catechismo di San Pio X. Kiko e Carmen fanno quasi vedere che, prima di loro, non c'era catechesi nella Chiesa, mentre, al contrario, tutta la vita bimillenaria della Chiesa è piena zeppa di opere e scritti catechetici!

Per limitarci al solo Concilio di Trento che è stato di forte stimolo ad una più intensa catechesi, possiamo dire che già da allora si richiedeva la Santa Messa in lingua volgare, ma i Padri del Concilio non lo ritennero opportuno. Imposero però ai Vescovi e a tutti coloro che hanno cura di anime, di spiegare i fedeli delle letture durante la Messa specialmente nelle domeniche e nei giorni festivi (vedi Concilio di Trento, sessione XXII cap. 8).
Anche le opere catechetiche abbondavano! Basta ricordare i libri di devozione come le celebri Massime eterne di Sant'Alfonso dove si spiegano le varie parti della Santa Messa e si suggeriscono le preghiere in italiano per accompagnare quelle che fa il sacerdote.
Nella nostra biblioteca del convento di Barletta, ho trovato opere catechetiche del Sei e Settecento, in italiano, di tale ricchezza che, aggiornate nella lingua, possono stare benissimo accanto alle migliori catechesi! 

Altro che le spudorate falsità di Kiko e di Carmen che, a pagina 348, verso la metà, osano dire: «il popolo ha sempre partecipato (ma poco fa non avete detto che le chiese erano completamente vuote?); e siccome non capiva nulla di quello che succedeva, uno saliva al pulpito e cominciava: novena a Santa Rita...».
Si può essere più spudorati di così? E poi parlano di riscoperta, ma non si riesce a capire che cosa è stata riscoperta!

Non avendo il coraggio di negare la Presenza Reale, la travisano: «dicevo che la Chiesa primitiva non ha mai problemi sulla presenza reale. Se a San Pietro fosse stato chiesto se Gesù sia presente nell'Eucaristia, si sarebbe meravigliato, perché per lui non si pone il problema: per lui, Cristo è una realtà vivente che fa la Pasqua e trascina la Chiesa. Non è questione di briciole o cose di questo tipo». (pag. 349).
Ecco perché sento e leggo di sacerdoti che buttano via le briciole del pane che viene consacrato da loro! Io ho reagito a questa profanazione, e ho dovuto portare un cucchiaino per la raccolta delle tante briciole dal pane che essi preparano. Per Kiko, la vera Presenza Reale è «questa forza trascinante, che dovrebbe essere la loro grande riscoperta: la presenza di Gesù è un'altra cosa. È il carro di fuoco che viene a trascinarci verso la gloria...». (pag. 350).

E ancora: «in un certo momento, fu necessario insistere contro i protestanti sulla presenza reale. Ma una volta che questo non è più necessario, non bisogna insistere di più, perché quel momento storico è passato...». (pag. 353-354)

4 - E ancora: «la Chiesa primitiva non ha avuto mai problemi circa la presenza reale. Ma se già nella Pasqua Dio era presente...  Dio è presente completamente, in maniera efficace, come diciamo noi; è una presenza sacramentale, reale, autentica, memoriale. Come si realizza la Pasqua se non c'è il braccio potente di Jahvè che trae fuori dall'Egitto? Con Gesù Cristo è lo stesso. Il memoriale che egli lascia è il suo spirito resuscitato dalla morte, fatto vita per portare al Padre tutti quelli che celebrano la Pasqua, tutti quelli che celebrano la cena con lui. La Chiesa primitiva non ha problemi a proposito di questa presenza... »(pag. 246). «quando scopriremo quello che è il centro, tutte le altre cose che vi girano attorno perderanno importanza, a vantaggio del tesoro centrale nascosto». (pag. 312). 

Sotto queste parole quei due fraudolenti nascondono la loro negazione della "Presenza Reale" che non è un semplice memoriale ma il suo vero corpo, nato da Maria!
Inoltre il problema della "Presenza Reale" non è un fatto di un momento storico contro i protestanti; ma è la base necessaria e assoluta dell'Eucarestia, sia come sacramento che come sacrificio; è un problema che, nato a Cafarnao, come primo annunzio dell'Eucarestia, si è completato nell'Ultima Cena, ed è stato sottolineato da San Paolo ("chi mangia indegnamente viola il corpo di Cristo") ed ha avuto persino una eco del pensiero dei pagani, i quali sospettavano che i cristiani uccidessero e mangiassero un bambino; 
è attestato dai Padri, che anticipano il termine "transustanziazione": come Cirillo di Gerusalemme: conversione (metabole); come Gregorio Nisseno: trans elementazione (metastoixeiosis); come san Crisostomo traslazione (metarritmesis); come Cirillo di Alessandria: trasposizione (metistesis);  come Giovanni Damasceno: trasformazione  (metapoiesis); come sant'Ambrogio, il quale parlando del pane che diventa corpo di Cristo dice: "se è tanta la potenza delle parole di Gesù Cristo, che le cose che non esistevano incominciano ad essere, quanto più efficaci saranno per far sì che le cose che già esistevano si convertano in altre!..."

Nel Medioevo, poi, le lunghe discussioni di Ratramno, le eresie di Berengario, condannate dalla Chiesa, e poi tante altre, fino a Lutero, che non nega la presenza reale ma, come dice Kiko schernendo il Concilio di Trento, «negò solo la parolina transustanziazione, che è una parola filosofica che vuole spiegare il mistero».(pag. 345).
Ma la più aperta eresia di questi "villanzoni" è la negazione del sacrificio di Cristo, sia del sacrificio espiatorio della Croce, sia del sacrificio della Messa, perché, secondo loro, l'idea del sacrificio espiatorio è un'idea pagana da rigettare. 

Ascoltiamoli: «quando poi nel medio evo si mettono a discutere (n.d.r.: i teologi, cioè  la Chiesa!) del sacrificio, in fondo discutono di cose che non esistevano nell'eucarestia primitiva. Perché sacrificio nella religione è “sacrum facere”, fare il sacro, mettersi a contatto con la divinità tramite sacrifici cruenti. In questo senso non c'è  sacrificio nell'eucarestia: l'Eucaristia è sacrificio in un altro senso, perché nell'eucarestia c'è sì, la morte, ma c'è anche la resurrezione dalla morte. L'Eucarestia è Pasqua, passaggio dalla morte alla resurrezione. Per questo dire che l'Eucarestia è sacrificio è giusto, ma è incompleto.  
L'Eucarestia è sacrificio di lode, una lode completa di comunicazione con Dio attraverso la Pasqua del Signore. Ma in questa epoca l'idea di sacrificio non è intesa così ma nel senso pagano. Ciò che essi vedono nella Messa è che qualcuno si sacrifica, cioè il Cristo. Nell'eucarestia vedono soltanto il  sacrificio della croce di Gesù Cristo. E se oggi chiedeste alla gente qualcosa a questo proposito, vi direbbe che nella Messa vede il calvario». (pag. 312).

Ora, la gente dice così perché questo è l'insegnamento della Chiesa, che essi, invece, Kiko e Carmen, rinnegano.

E ancora a pagina 353 scrivono:
«Carmen vi ha spiegato come le idee sacrificali, che Israele aveva avuto ed aveva sublimato, si introdussero di nuovo nella Eucarestia cristiana. Forse che Dio ha bisogno del Sangue del Suo Figlio, del suo sacrificio per placarsi? Ma che razza di Dio abbiamo fatto? Siamo arrivati a pensare che Dio placava la sua ira nel sacrificio di Suo  Figlio alla maniera degli dèi pagani. Per questo gli atei dicevano: Che tipo di Dio sarà quello che riversa la sua ira contro Suo Figlio nella croce?... E chi poteva rispondere?... 
Le razionalizzazioni sull'Eucarestia ci avevano condotto a queste deformazioni. Ma le cose non stanno così. Dio, in Cristo, dice San Paolo, stava riconciliando il mondo in noi, non perché Cristo placa Dio in qualche modo, ma perché vuole dimostrare agli uomini che ci ama nonostante il nostro peccato; aveva bisogno di dimostrarci che anche se ammazzavano Suo Figlio continuava ad amarci.».

Ma che razza di Dio hanno creato questi due "deliranti"? La dottrina Cattolica, invece, è di una logica impeccabile: Gesù si è fatto uomo, nostro fratello, non avendo noi come riparare gli oltraggi fatti a Dio, ecco che egli, uomo come noi, nostro fratello per solidarietà, si è offerto lui a riparare tutti i nostri peccati!

Ma questi due eretici travisano la Sacra Scrittura e la fede che la Chiesa ha sempre professata e definita.
Nella Sacra Scrittura è Dio stesso che stabilisce sacrifici espiatori. Vedi Levitico 16,2 e seg.: «Disse Jahvè a Mosè: ordina ad Aronne tuo fratello... Aronne entrerà nel santuario in questo modo: con un giovenco per un sacrificio espiatorio e con un montone per un olocausto».

Ora questa idea non è stata mai corretta o sublimata. Difatti, Malachia, ultimo dei profeti (capitolo 1) parla di sacrifici espiatori che Dio rigetta solo perché i sacerdoti gli offrono gli scarti del gregge, come gli animali storpi; questi sacrifici critici, non solo non lo placano, ma suscitano il suo sdegno, e Dio annunzia il degno sacrificio messianico: (verso 11) «In ogni luogo si presenta un sacrificio, si offra al mio nome un oblazione monda. Sì, Il mio nome è grande tra le genti dice Jahvè degli eserciti!».

Dunque è falso quello che dicono Kiko e Carmen che è Dio che offre mentre è vero che, nell'eucaristia, e l'uomo che offre a Dio l'oblazione monda.
Ecco le parole di questi due eretici (pag. 341):
«È chiaro che questo offrire a Dio non è affatto una cosa cattiva. Tu puoi offrire a Dio quello che vuoi, ma l'Eucarestia è una cosa ben diversa, nettamente distinta da tutto ciò. Nell'eucaristia tu non offri nulla! È Dio assolutamente presente quello che dà la cosa più grande e cioè la vittoria di Gesù Cristo sulla morte.»

A conferma della loro falsità, proprio nell'ultimo libro storico della Bibbia, il secondo libro dei Maccabei, troviamo l'offerta di sacrificio espiatorio: «Giuda Maccabeo manda a Gerusalemme 12000 dracme d'argento per far celebrare un sacrificio di espiazione per i peccati dei soldati morti in battaglia; e l'autore ispirato dice: egli lo fece per un pensiero buono e pio riguardo alla risurrezione. Se, infatti, non avesse avuto la speranza che coloro che caduti sarebbero poi risorti, superfluo e vano sarebbe stato pregare per i morti!»
Dal servo di Jahvè di cui parla il profeta Isaia: «...trafitto a causa dei nostri peccati, schiacciato a causa delle nostre colpe...»( Isaia 53,5), all'Agnello dell'Apocalisse a cui tutto il cielo innalza il canto «Tu sei degno... poiché fosti immolato e acquistasti per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione» tutta la scrittura parla del sacrificio perfetto di Cristo!

A noi basta ricordare le parole stesse della consacrazione: «Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi... questo è il calice del mio sangue, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati...»
E non parliamo di tutta la letteratura della Chiesa e di tutti i suoi documenti! Questi due presuntuosi, quindi, stanno ripetendo esattamente eresie già condannate apertamente dal Concilio di Trento. Il Concilio Vaticano II tratta dell'Eucarestia nel documento sulla Liturgia al capitolo intitolato "Il mistero eucaristico", e alcuni punti dei documenti "Ministero e vita sacerdotale" (n.5) "Chiesa e mondo" in.38) "Lumen gentium" (nn. 3 e28).
La sacra Congregazione dei Riti ha inoltre emanato l'istruzione culto del mistero eucaristico istruzione completa in cui detta anche i principi da tenersi nelle catechesi al popolo.

Ora è molto sintomatico che con tutte queste autentiche ed autorevoli catechesi, questi signori Kiko e Carmen si ostinino a inviare ai loro catechisti questa loro vecchia catechesi che non è altro che una continua diatriba, acida e melensa, tendenziosa e aberrante, che non fa altro che offendere tutta la Chiesa, Papi sapienti, dottori illuminati, teologi profondi, innumerevoli santi che sono vissuti in una totale atmosfera eucaristica, San Tommaso, Il Cantore del Corpus Domini; Sant'Antonio, che fa adorare l'Eucaristia da una mula affamata; San Francesco che nel suo testamento afferma la sua fede dicendo: "Ti adoriamo Signore Gesù Cristo, anche in tutte le chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo!" e afferma pure la Redenzione operata da Cristo; in seguito afferma il suo grande rispetto per tutti i sacerdoti: "e questo lo faccio perché dello stesso Altissimo figlio di Dio niente altro vedo corporalmente, in questo mondo, se non il santissimo Corpo e santissimo Sangue che essi (sacerdoti) ricevono, essi solo amministrano agli altri."
E ancora: San Pasquale, il santo per antonomasia dell'Eucaristia, scelto come patrono dei Congressi eucaristici; poi, il grande dottore Sant'Alfonso Maria de' Liguori, delle "Visite a Gesù sacramentato"... 

Colui che dona la sapienza a quelli che lo amano,
rivelò a questo giusto, Pasquale Baylón,
i tesori ascosi ai dotti del mondo.

Tutti questi Santi e i grandi miracoli operati da Gesù Eucaristia hanno illuminato la mente della Chiesa a capire che quando Gesù dice non vi lascio orfani, vado e vengo a voi... sarò con voi fino alla fine del mondo... intendeva parlare non solo della Sua presenza spirituale ma anche della Sua continua permanenza eucaristica in tutte le chiese del mondo come l'Emmanuele, il Dio con noi!