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giovedì 13 aprile 2023

Penosa esibizione pasquale neocatecumenale nella cattedrale di Trento

Poco prima di Pasqua, lo storico organista della cattedrale di Trento ha deciso di andarsene e di rinunciare al suo incarico, suscitando rammarico e sorpresa, espresso anche negli articoli della stampa locale.

L'addio non è  indolore e viene comunicato con rammarico dal musicista trentino, che lo motiva lamentando il fatto che, nel tempio, «la musica non è all'altezza dello splendore del luogo».

Effettivamente  sul Duomo di Trento,  finemente restaurato, non si è voluto investire perchè fosse dotato nuovamente di un organo all'altezza della bellezza e della sontuosità dell'edificio sacro. Ma è una situazione che perdura già dai primi anni '60 quando, smobilitato l'antico strumento, veniva utilizzato un organo più piccolo detto "corale", quindi la rinuncia dello storico organista della cattedrale, senza d'altra parte aver ricevuto altre offerte di maggior rilievo, suscita una certa perplessità.

I cattolici trentini però, dopo aver assistito, in diretta o in differita tramite gli strumenti offerti dalla rete, alla celebrazione della Veglia di Pasqua nel Duomo di Trento, pensano di aver capito quale possa essere stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso della esasperazione dello storico organista della loro città.

Nel corso della solennissima celebrazione infatti, ci sono stati almeno due momenti "topici" in cui non solo un esperto di musica sacra ma anche un normale fedele amante della liturgia, non potevano non sentirsi cadere le braccia e avvertire la tentazione di scappare via; uno in particolare, che vi riproponiamo in uno spezzone della registrazione presente su YouTube, è la canzonetta neocatecumenale con ritornello "Precipitò nel mare cavallo e cavaliere" cantata da uno schitarrante in veste bianca (presbitero, diacono o "eletto" del Cammino) con il massimo dell'enfasi kikiana, e concluso con l'invocazione  "Parola di Dio".

Si comprende, ascoltandolo, come l'organista, che ha accettato per decenni di fare il proprio servizio musicale presso la Cattedrale utilizzando uno strumento pur modesto e sottodimensionato, non se la sia sentita di avallare, con la propria presenza, un tale scempio musicale e liturgico nella Casa del Signore. C'è un limite a tutto!

Ecco lo spezzone con l'esibizione musical-canora di stampo kikiano, con testo tratto liberamente  dal Canto di Mosè di Esodo 15, perpetrata con zelo tutto neocatecumenale dall'ambone del Duomo trentino nel corso della solenne liturgia  della Veglia Pasquale.


Un secondo momento di "caduta di stile", meno grave del primo ma sempre aberrante, si è verificato con il "Resuscitò" kikiano come canto alla comunione.

Vogliamo ricordare un'altra esibizione paragonabile a questa risalente sempre ad una Veglia di Pasqua, questa volta a Loreto; anch'essa ha suscitato nei fedeli presenti scandalo e ripulsa.

Ci rendiamo conto invece di come, ancora una volta, i neocatecumenali neppure si accorgono di quanto ciò che a loro risulta bello ed entusiasmante sia in realtà stonato, inadatto, inopportuno, desacralizzante e profano.

Facciamo nostro a questo proposito un commento riportato dai social in quell'occasione e lo riteniamo perfettamente descrittivo di quanto accaduto a Trento:

«Com'è stata possibile una cosa simile nella Basilica della Santa Casa di Loreto? Grottesca, imbarazzante, abietta.

(...) è stata la "sorpresa" che ha sconvolto un po' tutti...

Il testo, la musica e quel modo di cantare hanno indubbiamente un significato fortemente emotivo per un gruppo omogeneo nel contesto di un'azione liturgica "particolare" (approvata per la sua limitata specificità) uno "stile" che non può essere tuttavia esteso, senza provocare disorientamento, traumi e disgusto, ai fedeli "normali" che non appartengono cioè ad un determinato gruppo».

Non sono mancati, anche in questo caso, i commenti sui social dei fedeli cattolici, scandalizzati e offesi per questa caduta di stile e questa offesa alla liturgia, al senso estetico, al raccoglimento solenne della Veglia Pasquale nel principale Tempio della cattolicità della città sede dello storico Concilio.


Ne riportiamo di seguito alcuni:

No comment
Al di là di tutto... canto di una bruttezza unica
Fantastico! 🤣Canzonetta da osteria
Non ho parole! O meglio, ne ho, ma sarei bannato e scomunicato in tre secondi se le dicessi
Anche no
Senza parole! Dov'è la vera liturgia?
...disponibile anche per feste private
Per carità, per carità: basta 'ste robe
Devo stare zitto...
È  proprio questo il problema: che stiamo zitti e di fronte a questo non ci alziamo e andiamo via
Ok non sto zitto: che vadano a ca@are! Firmato: un organaro
L'ambone è fatto per proclamare la parola di Dio: non per passerella di canti e chitarra suonata o meglio strimpellata in malo modo.
Esistono brani approvati a livello nazionale da utilizzare nelle liturgie. E i canti neocatecumenali sono banditi, non ne è  stato approvato nemmeno uno. È  una forma di pseudosetta che celebra i suoi riti al di fuori della liturgia nazionale.
Vergogna!

Una sola grande virtù: IL CORAGGIO!
Chissà se l'organo ha il registro bala  laica 🤣
Ma veramente??
Mi ricorda un sacco il CantaGallo di Robin Hood 😅
Ma quello sapeva anche fischiare, vuoi mettere?
Vergognatevi
Ma chi è, il fratello di Albano?
Lo scorso anno in cattedrale a Chieti. È il canto dei neocatecumenali... alla ennesima schitarrata del cavallo e cavaliere che precipitò nel mare, uno di fronte si gira e mi fa... sto cavaliere è proprio morto ormai 🤣🤣🤣
Non è un caso che l'organista se ne sia andato
Questo canto è  una kikata
Sarei andata via di corsa
400 anni di musica sacra buttata al vento
Questa oscenità conferma la gente nell'ateismo
Grazie, mi sono appena andati di traverso pranzo e cena pasquali. La
Chiesa modernaaaa, aperta ai giòvaniiii 😅Dio mio, perdona loro perché non sanno quello che fanno. Ora capisco perché il Maestro Rattini ha rassegnato le dimissioni...
È la corrida o the voice?
Non posso crederci
Questa è la dimostrazione che Dio è bontà  infinita, se no lo avrebbe già fulminato
Misericordia!
Siamo alla frutta
Che pena
Andate in sinagoga o a Sanremo a mettere in scena queste buffonate
La blasfemia suprema è  che usano le parole dei salmi
Il declino della Chiesa Cattolica
Mi chiedo come l'arcivescovo di Trento possa aver acconsentito a questa esibizione durante la Veglia Pasquale. Non era certo il luogo e  il momento  adatto
Ma è  pazzesco! È tutto vero?
Purtroppo sì
Siamo basiti
SOLO STRAVAGANZE!
Che disastro! Non sembra neppure intonato. Non sono liturgie moderne sono neocatecumenali
No questa è la veglia di Pasqua in cattedrale
Si si però spesso i salmi sono animati dai neocatecumenali e quello che ha eseguito il tipo è cavallo e cavaliere del repertorio neo
Spesso? Spero di no. Dov'è il coinvolgimento dell'assemblea?
Dov'è la partecipazione attiva fruttuosa e consapevole? 

ehhh bella domanda.
però se lui era lì vuol dire che c'è una presenza forte neocatecumenale infatti poi in sottofondo si sente il battito di mani al ritmo tipico che hanno sempre
Quindi "loro" sono consapevoli e partecipi
Non entro in merito 😅
Ma per favore che strazio! Povera chiesa siamo proprio messi molto male!

... cammello e cammelliereeeeee, cammello e cammmelliere
tràn-tràn tràn-tràn, tràntràntrààààan!!!!!

Allucinante! Ma chi sono i responsabili della liturgia? Secoli di storia della musica seria buttati al vento. The answer, my friend, is blowin' in the wind, the answer is blowin' in
the wind....... (sono un organista
professionista serio)
Quando si vuole a tutti i costi "includere" nella Chiesa, proponendo oscenità settarie (neocatecumenali). La liturgia deve essere anche bellezza, non solo partecipazione. A parte che, esclusi gli appartenenti a tali sette cattoliche, vorrei proprio vedere chi partecipava, dei semplici fedeli dell'assemblea, al canto di tale amenità!
Personalmente suono l'organo in chiesa da 28 anni e dirigo un coro da 25. Ho fatto diversi corsi di liturgia e musica liturgica. Mai mi sarebbe saltato in mente di proporre una cosa del genere a una veglia pasquale.
Poi si domandano perché le chiese si
svuotano...

Basta mettere non mi piace come ho fatto io e scrivere una lettera alla Congregazione  per il Culto Divino
Dategli un sombrero (e lavategli la veste)
Ecco perché  a Trento hanno inaugurato  i 'battesimi' civili
Povero Signore
Fortuna che si stanno estinguendo
(In spagnolo) E la liturgia, perché ce ne curiamo? Basta prendere una chitarra, vestirsi da settario e lanciare qualche urlo. Meglio tirare fuori il vino, questa musica è adatta per ubriacarsi.
Neocat!
Va bene per una festa di paese, non in chiesa
Orribile, da censurare
Qui c'è lo zampino di "SANTANA"
Questi hanno scambiato la Chiesa per un osteria.  Vade retro!
La maggior parte dei giovani oggi non viene in chiesa perché  è un ambiente di vecchi ridicoli.




Nota: Nel settembre 1562 la ventiduesima sessione del Concilio di Trento deliberava su la musica sacra in Chiesa:

"Tutto deve essere regolato in modo tale che, sia che le messe si celebrino parlando sia cantando, ogni cosa, chiaramente ed opportunamente pronunciata, scenda dolcemente nelle orecchie e nei cuori degli uditori. Quanto alle cose che si suole trattare con musica polifonica o con l'organo, nulla vi deve essere di profano in esse, sì soltanto inni e divine lodi [...] In ogni modo, tutta questa maniera di salmodiare in musica non deve essere composta per un vacuo diletto delle orecchie, bensì in modo tale che le parole siano percepite da tutti (ut verba ab omnibus percipi possint), affinché i cuori degli ascoltatori siano conquistati dal desiderio delle armonie celesti e dal gaudio della contemplazione dei beati [...] Espellano dalla chiesa quelle musiche, nelle quali sia tramite l'organo sia tramite il canto, si mescoli alcunché di lascivo e di impuro [...] sì che la casa di Dio sembri e possa esser detta veramente la casa della preghiera."

venerdì 7 aprile 2023

Un insieme di doverismi vuoti, inutili e sterili: la Pasqua del Cammino neocatecumenale

In occasione della Pasqua, le comunità neocatecumenali diventano un vero formicaio in attività febbrile dall'inizio della settimana santa e qualche volta anche prima.

Incontri per la programmazione del triduo, prove dei canti, prove dei vestiti "adatti all'evento", formazione dei gruppi, partecipazione incrociata di rappresentanza anche alle attività parrocchiali, per non essere da meno.

Doppi impegni: parrocchiali (facoltativi) e comunitari (obbligatori).

Un turbine continuo fino alla notte del sabato, con il digiuno dal giorno prima, le lodi comunitarie la mattina, "mangiare la parola" il sabato, al posto del pranzo insieme al gruppo di preparazione e tante altre problematiche varie, tipo andare a sistemare ed addobbare la sala affittata per la veglia pasquale fuori parrocchia.

 
Pasqua neocatecumenale 2020 e 2021 con comunione take-away

Il consiglio di cercare di dormire un po' prima dell'inizio della Veglia, diventa cosa impossibile visti gli impegni svolti in precedenza e quelli ancora da svolgere.

E poi, ciliegina sulla torta, il "segno comunitario" dopo la veglia.
Questo "banchetto" comunitario del dopo veglia prevede due possibilità :
Fare l'agape, cioè aggiungere l'impegno di cucinare qualcosa da mangiare insieme, trovare una sala adatta, apparecchiare, etc, etc, etc

Oppure andare in un ristorante quasi all'alba, mangiare poco e male per poi andare a casa stravolti, cercando di dormire, con lo stomaco sottosopra, distrutti dentro e fuori.

Se poi hai dei bambini piccoli che hanno dormito durante la veglia, giustamente si svegliano mentre tu sei ancora in coma profondo, ed allora si rischia di perdere la ben poca pazienza rimasta e rovinarsi anche il giorno di Pasqua.
Personalmente le ultime veglie pasquali mi sono rifiutato di partecipare al banchetto o "segno".
Mi hanno criticato aspramente dicendo che il "segno" fa parte della Veglia Pasquale.
Ringrazio la mia decisione di fregarmene , evitando di sentirmi male, come mi è successo sempre, negli anni precedenti, dopo questi "banchetti" comunitari, inutili, forzati e assurdi.

Però c'è gente a cui piace avere tutta questa adrenalina addosso per tutta la settimana, anche se poi si lamentano e stanno male il giorno di Pasqua e di pasquetta.

Sono scelte di vita, che nel caso del cammino neocatecumenale vengono imposte dall'alto.
Ecco il solito problema, non sono mai decisioni autonome, sono modi di fare sempre uguali, delle modalità e procedure fisse e non negoziabili.
Attività da "fare", assolutamente ed a livello comunitario, che garantiscono il raggiungimento di una "fede adulta".
Azioni umane che portano alla Fede, anche senza vera partecipazione spirituale.

Fede (ebraica) trasmessa ai piccoli del Cammino

Un doverismo vuoto, inutile e sterile.

Durante l'infinita veglia pasquale neocatecumenale, sei perfino contento se hai qualcosa da fare, almeno ti passano meglio quelle ore obbligatorie.
Se non hai niente da fare ( cosa molto difficile in una comunità che fa la veglia di Pasqua da sola e fuori parrocchia) allora quel tempo della Veglia diventa infinito.
Mi è successo all'inizio del CN, quando sei ancora considerato un ospite.

Altro che "gustarsi la celebrazione della Pasqua", non fare nulla rende ancora più difficile accettare tutte quelle ore di veglia.

Non ti passa MAI.

Non riesci a seguire e non riesci a non seguire.
Vivi in un mondo di mezzo, esausto ma agitato, assonnato ma vigile, pieno di the, caffè, succhi di frutta, cioccolatini e caramelle.
Sempre più stanco e sempre più agitato.
Quando finalmente finisce tutto, hai una reazione di immensa gioia mischiata ad una prostrazione da ubriaco di sonno e stanchezza infinite.
In tutto questo c'è l'ultimo ostacolo da superare prima del meritato riposo: il "segno" del banchetto comunitario obbligatorio.
Ricordo il cibo assunto troppo frettolosamente, per lo stomaco vuoto dal digiuno del venerdì, stomaco che proprio non riesce a contenere più di un tot di cibo.

Soddisfatto un minimo sindacale di fame, inizia la fuga di massa dal locale del banchetto, con i responsabili di comunità a correre dietro alla gente per raccogliere i soldi per il ristorante.

Spesso non si arrivava all'importo richiesto e bisognava anticipare dei soldi da riprendere con le collette e la decima. Una grande abbuffata senza senso, con alcuni cibi imposti per tradizione, tipo uovo sodo, carne di agnello e verdure amare.

Tante pietanze immangiabili e sprecate.

Cibo, tempo e soldi buttati.
 
Sacre manducazioni tutti insieme appassionatamente

Qualche volta, con i ragazzini al seguito, qualcuno si sentiva male per il cibo ingerito troppo in fretta oppure è successo che questi ragazzini abbandonati a sè stessi e senza freni inibitori per la stanchezza e l'eccitazione, facevano danni nei locali.
Danni da risarcire sempre dal povero responsabile, che sperava di saldare il debito alle prossime collette di comunità.
Si ripete il tutto, in formato, per fortuna molto ridotto, dopo 50 giorni, per la veglia di Pentecoste.
Altra veglia obbligata ed obbligatoria.

Sono sempre più contento di essere uscito da tutto questo "doverismo" inutile e bigotto.

La cosa più assurda è che, sono stato attratto dal cammino neocatecumenale, proprio per una catechesi in cui si diceva che il CN ha tolto il "DEVI" dal cristianesimo.


(da: LUCA)

martedì 4 aprile 2023

Annuncio di Pasqua 2023. Consegne dei santi iniziatori, vivi e morti.

 

 

Arieccoli, puntuali.


 

Appunti tratti dalla registrazione per uso riservato alla trasmissione dell’annuncio. 

Da non pubblicare, in qualunque forma, sulla rete Internet. 


 

 

E’ evidente. Lo sanno. Uscire allo scoperto a loro non conviene, hanno tutto da perdere. Per questo amano le tenebre e le loro catacombe. Giusto possono imbambolare gli adepti avvezzi alle loro stranezze al punto da considerarle profezie divine dietro le quali giocarsi la vita senza l’ombra di un dubbio. Il più grande servizio alla verità e alla giustizia lo si rende mettendoli a nudo: che si mostrino per quelli che sono.
Nessuno li condanna. Le loro stesse parole li condannano. Basta leggerli di fila. 

“Buona sera a tutti, ragazzi!”

esordisce Kiko alla sua solita maniera (pag.3). 

Carino quel “ragazzi”, ridotti come sono, senza uno straccio di ricambio generazionale da oltre 50 anni (al netto di quello imposto da sorella morte!). 


E si presenta (pag.10): 

“Io sono qui oggi l’arcangelo Gabriele per prometterti una cosa da parte di Dio e tu puoi, senza guardare la tua stanchezza, la tua vecchiaia, la tua grossezza, tuo marito, i tuoi figli, il tuo lavoro…, puoi guardare chi ti parla e credere, credere che potente è Dio che ha mandato Kiko a perdere la vita per te! Ma tu credi che io sono inviato oggi da Dio per te? O sto facendo un rito che devo fare, che è annunziare la Pasqua, così, come ogni anno? Dio ha voluto che la nostra fede sia alimentata attraverso i sacramenti della Chiesa, ma la fede viene dall’ascolto, viene per la predicazione. Se Dio non ti apre l’orecchio tu non ascolti assolutamente nulla. Perché non entra nulla dentro di te? …” 

… e ovviamente continua con la consueta solfa del “tu offri tutto a te stesso” che nel cammino è un mantra. E “allora io ti devo dire da parte di Dio che... Tu non sei dio!”
Insomma, che tu stia nel cammino da un’ora o da 40 anni, sempre questo è il tuo problema, e Kiko te lo annuncia (sbatte in faccia) ogni volta. E tu stai sempre fermo lì (altro che cammino) forse solo perché - lo abbiamo capito - è Kiko a stare da una vita bloccato a quel punto.
Ma non basta!
La fede, sì, è alimentata dai sacramenti. Siamo tutti d’accordo. E Kiko lo ammette pure lui.

MA
senza la SUA predicazione – sia ben chiaro – non c’è proprio nessuna fede, ché “la fede viene per l’udito”.
E ci risiamo: è sempre lui dio. 

 

Lavanda dei piedi in comunità,
nonostante le indicazioni: Non si svolgano celebrazioni
“in favore di piccoli gruppi particolari” (PCFP, 47)

Lasciamolo ora parlare liberamente e senza interferenze, alla sua maniera, e noi attentamente stiamolo ad ascoltare come egli stesso richiede, ma forse non a noi che siamo intrusi.
Ci soffermiamo sulle mitiche consegne del tempo pasquale - che non vengono scalfite da alcuna interferenza del parroco, del vescovo e della chiesa in generale, che non ascoltano e mai hanno ascoltato - di questo ennesimo annuncio, sempre lo stesso e sempre uguale. Eppure sono maestri di catecumeni che significa coloro che hanno l'orecchio aperto. Tanto per rimarcare che insegnano sempre quello che loro per primi non mettono in pratica (da pag.14 ): 

“Prima di finire vorrei dire che nel tempo pasquale andremo per tre domeniche ad annunciare il Vangelo. È importante cantare e ballare, un giovane dà la sua esperienza e un catechista, se possibile giovane, annunzia un Kerigma partendo della sua esperienza. Io sono veramente contento nel pensare a quanta gente, grazie a queste missioni, Dio potrà trasmettere la sua grazia. Quanto è difficile oggi per il Signore poter dare la sua grazia. Per questo è importantissimo mettere il nostro corpo non più a servizio dell’iniquità ma a servizio della salvezza degli uomini.” 

Scusate, ma rimarchiamo:

“Io sono veramente contento nel pensare a quanta gente, grazie a queste missioni, Dio potrà trasmettere la sua grazia. Quanto è difficile oggi per il Signore poter dare la sua grazia.”

A parte il “quanto è difficile” che è incommentabile. Kiko pretende di leggere il pensiero di Dio e se ne fa interprete.
Ma alle nostre orecchie suona proprio stonato che le autoreferenziali missioni per le strade del cammino, che ben conosciamo come funzionano, trasmettano la grazia di Dio e non siano piuttosto opera di adescamento di nuovi adepti per le catechesi neocatecumenali.

Leggiamo di seguito, mettendo già in evidenza qualche punto cruciale: 

 "vivere bene tutto il Triduo Pasquale:

vivere in comunità la lavanda dei piedi

Il Venerdì Santo, la Croce, vivendo il segno: la croce è gloriosa."

“A volte i preti non ci capiscono e vogliono che facciamo cose massive”

“Alcuni vogliono che andiamo alla Veglia Pasquale con tutta la parrocchia, anche se la fanno di due o tre ore soltanto”

La Chiesa ha bisogno di noi, per questo dobbiamo essere fedeli al nostro carisma. Il Cammino si distruggerà quando le liturgie cominceranno ad essere una routine, quando comincia ad essere tutto uguale”
(questo passaggio trasuda tutto della dottrina di Carmen/Farnes)


Ecco il passo completo (da pag.15):

“Prima della preghiera vorrei dire anche che è molto importante vivere la Veglia Pasquale bene, così come tutto il Triduo Pasquale: vivere in comunità la lavanda dei piedi. Il presbitero lava i piedi ai fratelli e dopo il responsabile, come segno di tutta la comunità, di desiderare di metterci con umiltà a servizio dei fratelli. Il Venerdì Santo, la Croce, vivendo il segno: la croce è gloriosa. A volte i preti non ci capiscono e vogliono che facciamo cose massive, con tutta la parrocchia; ma c’è una propedeutica sacramentale importantissima, perché la gente viva le cose profondamente. Alcuni vogliono che andiamo alla Veglia Pasquale con tutta la parrocchia, anche se la fanno di due o tre ore soltanto. Per noi è importante il senso che ha una notte intera di Veglia, attendendo l’alba, la risurrezione, il senso del digiuno dopo il pranzo del venerdì fino all’Eucaristia della Pasqua: è un digiuno sacramentale, si può bere, ma non mangiare. I fratelli che hanno finito il Cammino si mettono le tuniche bianche già nella Veglia. Siete chiamati a vivere 50 giorni di festa, fino alla Pentecoste! Il Cammino Neocatecumenale è un carisma, cioè un dono dello Spirito Santo per la Chiesa, come hanno detto i Papi. Lo stesso Papa Francesco ha detto ai vescovi di Santo Domingo: “La Chiesa deve al Cammino Neocatecumenale il ripristino della Notte Santa”. La Chiesa ha bisogno di noi, per questo dobbiamo essere fedeli al nostro carisma. Il Cammino si distruggerà quando le liturgie cominceranno ad essere una routine, quando comincia ad essere tutto uguale. Voglio dire con questo che è importante che viviamo queste cose con tutta la forza che il Signore ci ha ispirato. Dio ha dato a Carmen anche di capire il contenuto essenziale della rinnovazione del Concilio Vaticano II, l’importanza della liturgia per i figli, per passare la fede ai figli. I vostri bambini stanno aspettando questa notte, digiunano anche loro, è una notte particolare e meravigliosa, con quell’Alba che viene. Preparare la chiesa o la sala, preparare il banchetto per comunità. Bene, fratelli, che il Signore ci aiuti a vivere questo tempo pasquale con tutta la forza, in modo che il Signore, passando, ci permetta di morire con lui e di risuscitare con lui. Coraggio, fratelli. Siamo contenti di annunziarvi che viene la Pasqua del 2023. Prepariamoci a vivere questa Veglia del 2023 con forza, con attesa, con il desiderio che il Signore venga e metta la sua dimora dentro di noi, ci converta e la comunità si rafforzi nell’amore vicendevole.” 
  • Tutta la Notte fino all’alba
  • Digiunando dal pranzo del Venerdì Santo fino all’Eucarestia della Pasqua
  • E poi… le tuniche bianche
  • E passare in questa Notte la fede ai figli
  • E preparare la chiesa o la sala e preparare il banchetto per comunità (anche questi canoni sono rigidi e divisivi, non si transige)

  • VIVERE QUESTO TEMPO PASQUALE CON TUTTA LA FORZA (Wow! Perchè gli altri, i cristiani della domenica, lo vivono con la debolezza? Che ridere!)


Battesimi nel "bicchiere" in plexiglas kikiano
nonostante le indicazioni di battezzare
i bambini in parrocchia al fonte battesimale
senza usarne di posticci

E ora viene il più bello, in un crescendo inarrestabile di autoesaltazione. Kiko non conosce vergogna, frutto anche questo dell’aver vissuto lui per primo l’insano isolamento neocatecumenale. Se la canta e se la suona come gli pare; e se la crede pure!
Neanche si accorge di quanto è ridicolo.

Ma lasciamolo esprimere in pienezza: 

“Che gran cosa vi ha dato il Signore! Catechisti come me, Carmen, P. Mario e Ascensión. Catechisti! Vi ha dato dei catechisti ed una comunità. Quanta gente vive la propria fede senza una comunità e perché voi siete diversi? Perché vi ha dato catechisti così bravi come me, Carmen, P. Mario e Ascensión? Fantastico! Coraggio, viene la Pasqua del 2023! Viene la Pasqua che ci invita a passare dai nostri peccati alla grazia. A passare ad amare il Signore, a stare con Lui, ad amare i fratelli, a vivere la comunità con la forza che ha perché tanti cristiani non hanno alcuna comunità, hanno la parrocchia, hanno la liturgia nella parrocchia: voi avete una comunità cristiana e avete dei catechisti che vi vogliono bene. Catechisti che pregano per voi, fantastico, il Signore è grande, è buono ed eterna è la sua misericordia! Pregate per noi catechisti perché il Signore ci dia forza e coraggio e amore a Dio e a voi. Una cosa enorme che abbiate dei catechisti, lo dico sul serio, voi non lo capite. Credete che sia una cosa così: non è vero! Tantissimi cristiani non hanno catechisti, nulla, voi avete dei catechisti che sono qui con voi, in mezzo a voi, per parlarvi della Pasqua che viene per aiutarvi. Avete dei catechisti: una grazia enorme, una cosa meravigliosa. Ascensión deve dare degli avvisi. È peggio di Carmen. Sapete che Carmen era di Tudela e lei è di Tudela.” 

Quanto abbiamo appena riportato non si può sentire!

avete dei catechisti che vi vogliono bene? Ma per carità Kiko, amaci di meno. Meglio, scordati di noi, pietà!
tanti cristiani non hanno alcuna comunità? Beati loro.
hanno la parrocchia, hanno la liturgia nella parrocchia? Ecco la prova che Kiko è fuori dalla Chiesa.

Ma perché ripete e ripete questo dei catechisti tante volte?
E sono pure bravi come nessuno. E se lo dice da solo. Alla faccia della umiltà del “sono un peccatore, pregate per me” che tanto ostenta. 

Ma gli avvisi e le consegne non sono finiti.
Degnamente Ascensión ha preso il posto di Carmen, e Kiko a quanto pare l’ha promossa.
Pare che sia anche più petulante della titolare a cui è subentrata. Contento lui! Certo Ascen ha fatto bingo.
Chi doveva dirglielo che avrebbe raggiunto tanta notorietà? E poi, magari, anche lei può sperare che un giorno sarà fatta santa o beata o almeno serva di Dio.

Kiko con crocifero e candelieri a lato come fosse un sacerdote


Nota a margine: ogni anno è sempre la stessa storia, praticamente ogni anno ci ritroviamo ad osservare sempre le stesse cose. 

Per avere una breve carrellata da quest'anno agli anni precedenti, consultare i seguenti articoli:

Altri articoli non elencati sopra sulla Pasqua neocatecumenale si possono consultare a questo link.

domenica 24 aprile 2022

Triduo Pasquale da neocatecumeni, neofiti e “adulti nella fede”: Giovedì Santo: “Lavanda dei piedi tra fratelli”; Venerdì Santo: “Adorazione del kikiano scrutinio”; Veglia Pasquale: “Jahvè che passa”. E alla fine tutti a “latte e miele” festosamente danzanti. Per Cristo non c’è posto...



Veglia Pasquale nella Notte Santa 

La liturgia non è coreografia, ma presenza viva, nei segni, dell’evento cardine della salvezza: la morte-risurrezione del Signore. «ci rappresenta quasi visivamente il ricordo dell’evento» (s. Agostino).

— Liturgia eucaristica: Il popolo rigenerato nel battesimo per la potenza dello Spirito, è ammesso al convito pasquale. Partecipando al corpo e al sangue del Signore, la Chiesa offre se stessa in sacrificio spirituale per essere sempre più inserita nella pasqua di Cristo.
 



Al centro il Sacrificio 

Partecipando al corpo e al sangue del Signore, la Chiesa offre se stessa in sacrificio spirituale per essere sempre più inserita nella pasqua di Cristo.  

Questo il popolo rigenerato nel Battesimo, questo il compimento della Parola lungamente proclamata nella Notte Santa, questa la Luce del Cristo Risorto che squarcia le tenebre. 

Questa la vera libertà: poter offrirsi in Cristo Signore, totalmente.

Il ‘sacrificio spirituale’, immolazione, offerta, sull’esempio della ‘Vittima Immolata per la nostra Redenzione’: “Lo Spirito Santo faccia di noi un sacrificio perenne a Te gradito, perché possiamo ottenere il premio promesso…”. Questo è il ‘cibo solido’ per i fedeli adulti, non più latte, come i bambini.
Pretendono di essere i cristiani veri, quelli che fanno sul serio, eppure questo linguaggio è ostico per loro, oscurantista.
(L’aspetto sacrificale avrebbe oscurato nei secoli il fulgore, lo splendore del Sole della Pasqua, quella delle origini che solo loro hanno riscoperto e che si innesta sulla Pasqua Ebraica.)

 Altro che tutto ridotto a ‘Jahvè che passa’ e ti trascina e tu ti senti popolo eletto con la veste bianca che come te nessuno. Con quella protervia arrogante e presuntuosa di chi ha finito il cammino: le prime comunità di Kiko Argüello cui tutto è dovuto. La Veglia è vissuta solo come un crescendo e un’esplosione di una chiassosa felicità svuotata di sostanza.
Cosa c’è della maturità della Fede nella Veglia Pasquale neocatecumenale da celebrare per comunità nelle salette e saloni della Parrocchia o anche fuori Parrocchia, pur di stare da soli?
Che poi, il fatto stesso di voler celebrare per conto proprio in un totale isolamento dal contesto ecclesiale comporta già di per sé una profonda distorsione. 

Per tanti, troppi anni ho vissuto il Triduo Pasquale nel Cammino! 

“La Pasqua è il centro di tutto” ripetono spesso, come fosse una loro scoperta, prerogativa esclusiva; e così l’Eucarestia del sabato sera, Pasqua della settimana.
“Se ci toccano l’eucarestia, distruggeranno il Cammino”; "Se ci privano della Pasqua, siamo perduti!".
La Pasqua è il perno di tutto l’impianto, tutto le gira intorno. La Pasqua, completamente rivisitata da Carmen Hernández . 

Ma nella Veglia di Pasqua del Cammino è assente Cristo. 

Prima operazione di Kiko e Carmen, prodromica a tutto il resto: isolare le comunità dal popolo di Dio, allontanarle dalla Chiesa e separarle da essa, primariamente in occasione della Pasqua.
Una delle prime consegne kikiane: “il Triduo Pasquale si celebra per comunità”. Ne va della vita e salute delle comunità stesse e dell’intero Cammino.
(Chi non ricorda le lotte gigantesche ingaggiate ogni anno col proprio Parroco per tentare di ottenere, ad ogni costo, la celebrazione in forma separata dell’intero Triduo? Così come ti istigavano a fare i catechisti, che preferivano tenersi nell’ombra e mandare te in avanscoperta. Che poi ti chiedevano conto dell’esito e ai quali dovevi portare risultati confortanti; se andava male di sicuro ti incolpavano di essere stato poco convincente). 


Liturgia del Giovedì Santo – Cena del Signore 

L’istituzione dell’Eucaristia è certamente l’aspetto più evidente della celebrazione odierna. Lo stesso messale romano invita a meditare su altri due aspetti del mistero di questo giorno: l’istituzione del sacerdozio ministeriale e il servizio fraterno della carità. Sacerdozio e carità sono, in effetti, strettamente collegati con il sacramento dell’Eucaristia

 1. a proposito dell’ Istituzione dell’Eucaristia, cuore di tutto: 

Prefazio della SS. Eucaristia I
Sacerdote vero ed eterno,
egli istituì il rito del sacrificio perenne;
a te per primo si offrì vittima di salvezza,
e comandò a noi di perpetuare l’offerta in sua memoria.
Il suo corpo per noi immolato è nostro cibo e ci dà forza,
il suo sangue per noi versato è la bevanda che ci redime da ogni colpa. 

2. a proposito del servizio fraterno della carità, che si innesta in quel cuore pulsante del Sacrificio Eucaristico: 

Partecipare consapevolmente all’Eucaristia, memoriale del Sacrificio di Gesù, implica avere per il corpo ecclesiale di Cristo quel rispetto che si porta al suo corpo eucaristico

3. a proposito dell’ Istituzione del Sacerdozio Ministeriale

Chi «presiede» la comunità e ne è responsabile, presiede anche l’Eucaristia. 

Il Concilio Vaticano II afferma:
«I Presbiteri... ad immagine di Cristo, sommo ed eterno Sacerdote, sono consacrati per predicare il vangelo, pascere i fedeli e celebrare il culto divino, quali veri sacerdoti dei Nuovo Testamento... Esercitando, secondo la loro parte di autorità, l’ufficio di Cristo Pastore e Capo, raccolgono la famiglia di Dio, quale insieme di fratelli animati da un solo spirito, e per mezzo di Cristo nello Spirito li portano al Padre... » (LG 28). «Il senso ultimo del sacerdozio di Cristo e di ogni sacerdozio che da lui trae origine, è quello di essere modello per tutti coloro che offrendosi in lui, con lui, per lui in sacrificio a Dio gradito, mettono la loro vita a servizio dei fratelli.... Cristo e il suo mistero vive e perdura nella Chiesa; la Chiesa non fa altro che rendere attuale questo mistero di salvezza mediante la Parola, il Sacrificio, i Sacramenti, mentre riceve in sé per la forza dello Spirito Santo, la vita del suo Signore da testimoniare nel mondo... Da questa sacramentalità della Chiesa... scaturisce il significato essenziale della consacrazione-missione di quanti sono chiamati a predicare il Vangelo, a presiedere le azioni di culto e a svolgere un ruolo di guida del popolo di Dio»
(Ordinazione del Vescovo, dei Presbiteri e dei Diaconi, Premesse, p. 12). 




Al centro l’Istituzione dell’Eucaristia 

e, intimamente connessa ad essa, l’Istituzione del Sacerdozio e la dignità che ne discende, sul quale a sua volta si modella il “sacerdozio comune” di tutti i battezzati, che si offrono anch’essi “con Cristo, per Cristo ed in Cristo a Te Dio Padre Onnipotente” mettendo a loro volta la loro vita a servizio dei fratelli. 

Cosa c’è di tutto questo nel Giovedì Santo del Triduo neocatecumenale da celebrare per comunità nelle salette

Il Giovedì Santo è la “Lavanda dei piedi tra i fratelli della stessa comunità”

Non solo gesto simbolico, fatto dal presidente ad alcuni componenti dell’assemblea. Se c’è il Presbitero deve lavare i piedi a tutti i fratelli della sua comunità, idem il Responsabile (mai sia che sia da meno del prete!). Di seguito, ciascun fratello deve lavare i piedi a tutti quei fratelli che ha giudicato, verso i quali ha nutrito rancore, come gesto di riconciliazione (non dunque di servizio, sull’esempio di Gesù – se non è stravolgimento questo! - stravolgimento nello stravolgimento) e per umiliarsi davanti a lui e a tutta la comunità. Insomma, il Giovedì Santo rischia di diventare nella comunità – come di fatto diventa - una sordida corrida, una sceneggiata penosa; la notte in cui ci si smaschera a vicenda, per kikiana volontà.
Chi oserà opporsi?
Celebrazione preceduta da pena e seguita da lunghi strascichi che rischiano di restare insanabili e insanati per lungo tempo. Sempre, poi, si lascia sul terreno almeno una vittima designata: il fratello (o più di un fratello) insopportabile di turno, immancabile in ogni comunità, il quale, dopo essersi visto lavare i piedi da mezza comunità, si ritira a casa, col segreto desiderio di suicidarsi o di farla pagare a qualcuno.

Giuda presente in una cena post-resurrezione

      Un’altra macabra stramberia kikiana

Grazie Lino Lista per la tua illuminante analisi

Non ricordo mai di aver sentito dai catechisti che il Giovedì Santo fosse qualcosa d’altro o che bisognasse andare in Chiesa per la funzione parrocchiale “In Coena Domini”, che neanche si sapeva cosa fosse (nelle catechesi nulla di memorabile da segnalare in proposito).
Si è cambiato debolmente indirizzo solo molti anni dopo, in seguito a qualche tirata di orecchie da parte della Chiesa, di cui si sono sempre guardati bene dal renderne edotti in maniera chiara noi camminanti, ché andavamo tenuti nella più crassa ignoranza, sempre.

Intanto venivano, sempre più spesso, riprovati dagli stessi Parroci e dai Vescovi. Ma, anche in seguito al cambiamento di rotta (indotto), le cose non sono poi mai cambiate più di tanto.

Alla chetichella si è tentato ogni volta di riportare tutto al nastro di partenza (ut semper, d'altronde!). In definitiva tutto è rimasto sempre più o meno uguale, e non si è mai radicata una assiduità ecclesiale tra i camminanti, come prassi diffusa e caldeggiata dai vertici del C.N.. 

Per i neocatecumeni il Giovedì Santo è nella sostanza, in ogni caso, questo macabro rito comunitario da notte dei lunghi coltelli, forzato e infruttuoso. E basta. 

Nella Liturgia neocatecumenale del Giovedì Santo è assente Cristo. 


Venerdì Santo: Passione del Signore 

L’azione liturgica è dominata dalla Croce; manifestazione luminosa dell’amore divino spinto alla follia, la Croce lascia spazio solo al silenzio e alla contemplazione. 

Contemplazione del seguente Mistero: Gesù come agnello innocente, carico dei delitti del suo popolo, si lascia condurre in silenzio al macello. Gesù muore nel momento in cui nel tempio si immolano gli agnelli destinati alla celebrazione della Pasqua: la sua è un’immolazione «reale», un sacrificio compiuto una volta per tutte, perché la vittima «spirituale» ha reso inutili le vittime materiali. Dal suo fianco trafitto sgorga il sangue da cui sono misteriosamente segnati gli appartenenti al nuovo popolo, quelli che Dio salva (cf Es 12,7.13). Cristo crocifisso è dunque il «vero Agnello pasquale», è lui la «nostra Pasqua» immolata (cf I Cor 5,7). «Vero» perché è la realtà di ciò che i sacrifici antichi esprimevano: l’alleanza con Dio e l’inserimento nel suo progetto di salvezza. 

 


 

L'ostensione della croce

Ecco il legno della Croce, al quale fu appeso il Cristo, salvatore del mondo.
Venite, adoriamo. 

Ecce lignum Crucis, in quo salus mundi pepéndit
Vénite, adorémus.. 


 

Adorazione della Croce

Adoriamo la tua Croce Signore,
lodiamo e glorifichiamo la tua santa risurrezione.
Dal legno della Croce è venuta la gioia in tutto il mondo.

Crucem tuam adorámus, Dómine,
et sanctam resurrectiónem tuam laudámus et glorificámus:
ecce enim propter lignum venit gáudium in univérso mundo. 


Al centro Cristo Crocifisso 

imperscrutabile mistero di Dio che ama fino al sacrificio totale di Suo Figlio, fino alla morte.
Questo il Mistero posto alla nostra adorazione/contemplazione. Vittima realmente immolata nel Sacrificio cruento della Croce e nel Sacrificio incruento dell’Altare.
Questo il fulcro della nostra preghiera, del nostro amore.


L’Adorazione della Croce del Venerdì Santo ci fa staccare da noi i nostri occhi, per fissarli in Cristo Signore, Luce, Verità e Vita, Amore che vince la morte, già nel momento del Suo Sacrificio supremo. Amore che a Sé ci attira con potenza

Ecce lignum Crucis, in quo salus mundi pepéndit
Vénite, adorémus..

“Guarderanno a colui che hanno trafitto” (Zaccaria, 12, 10) 

“Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me” (Giovanni 12, 32) 

In Lui solo dobbiamo fissare il nostro sguardo, Lui solo fare presente alla nostra anima, a Lui solo fare spazio nel nostro cuore. 

Cosa c’è di questo nel Venerdì Santo del Triduo neocatecumenale da celebrare per comunità nelle salette? 

Il Venerdì Santo nel Cammino è quello che oggi non riesco a definir meglio che come “L’adorazione dello scrutinio dei kikatekisti”. Costoro, tra i loro primi compiti istituzionali, hanno quello preminente di illuminarti sulla “tua croce” e farti capire, o aiutarti a capire, qual è. Tu devi darle un nome. Alla croce va dato un nome, sempre, altrimenti i tuoi catechisti ti dicono che sei fuori dalla realtà, fuori dalla TUA storia e non hai discernimento

Il Venerdì Santo ci si deve riunire nuovamente in comunità – per kikiana disposizione - per l’adorazione della croce, appunto. Intanto interessante è chiarire bene in cosa consista per loro questa celebrazione annuale. Bisogna che ogni comunità abbia una bella croce lignea abbastanza grande, da porre al centro dell’assemblea, ben preparata sul solito tappeto e sollevata e riposta su un bel drappo rosso. 

Dopo la celebrazione della Parola e il canto del salmo 21 in versione kika, ciascun fratello procederà all’adorazione personale, inginocchiandosi davanti alla croce e contemplando in essa non il Cristo Crocifisso, ma la propria croce concreta di quel momento della propria vita: “Noi non adoriamo Cristo sulla croce, ma ciò che ci fa soffrire, ciò che non riusciamo ad accettare: quella che è la nostra propria croce. Questa nostra croce concreta, croce gloriosa, dobbiamo contemplare, adorare e amarla e entrare in essa.” (questa più o meno la consegna).
Si sosta un tempo, si bacia e si torna al posto.

Se pure questa seconda sera c’è un presbitero a celebrare con la comunità, anch'egli vivrà la liturgia allo stesso modo.
Neppure il Venerdì Santo è stato mai raccomandato a nessuno di partecipare ‘anche’ alla Celebrazione in Parrocchia. Anzi a maggior ragione lo si ritiene inutile, perché - si dice in aggiunta - che “Tanto la funzione è proprio la stessa. Che senso ha fare una doppia adorazione?"

Ma anche nella Celebrazione del Venerdì Santo in Parrocchia, come il Giovedì Santo, la Chiesa non ci priva del Corpo di Cristo – del quale non sembrano tenere un gran conto - a cui possiamo comunicarci. Mentre la Chiesa ci indica, diversamente da loro, la vera via: Adorare Cristo Signore e non noi stessi con i nostri guai attuali. Adorare Cristo Crocifisso che, per amor nostro, è stato inchiodato ed è morto sulla Croce. Mistero incommensurabile. 

Nella Liturgia neocatecumenale del Venerdì Santo è assente Cristo. 


Storica Parrocchia neocatecumenalizzata di Scandicci


E siamo giunti infine alla Settimana in albis

e i neocatecumenali continuano la loro sceneggiata. pasquale. 

Biancovestiti, in fila verso la Cinquantina

Pensiamo ai neonati/neofiti che nell’ultima Veglia hanno appena rinnovato - in forma solenne - il battesimo e ricevuta l’agognata veste bianca.
Pensiamo a tutte le comunità che, già da tempo, hanno finito il cammino.
Tutti sono impegnati nella Cinquantina, a prolungare e confermare l’auto-esclusione e auto-isolamento dei ‘kikiani adulti’ dalla comunità ecclesiale.
E’ come un sigillo del loro futuro ineluttabile destino, tanto più ingiustificabile ora che hanno finito il cammino.

Non sono più catecumeni/apprendisti ma fedeli e basta. E dunque?

Kiko e Carmen, con questo dei lontani da formare pian piano, hanno preteso di tutto e legittimato qualunque cosa: salette e riti a parte, piccoli gruppi e relativi scrutini, celebrazioni ‘autoctone’, Eucaristie a modo loro, Santa Pasqua e Triduo rigorosamente fatti su misura per la ‘piccola comunità’.

Ma una volta finito il cammino, tutto questo che senso ha? Non ha alcun senso.
Ci hanno preso gusto, questo sì purtroppo! 

E poi… loro sono gli ‘eletti’! Vogliamo scherzare? 

Perchè non ci fate vedere la coppa? Ah, l'arcano!
 La Cinquantina: Eucarestia da celebrare tutti i giorni, comunità per comunità, indossando la veste bianca e, nella prima settimana, con l’inserimento ulteriore di un altro rito inventato di sana pianta: il latte e miele. Una grande coppa di cristallo con dentro latte e miele caldo, su cui si recita una preghiera di benedizione che richiama la ‘terra promessa dove scorre il latte e il miele’, da passare nell’assemblea come il calice, alla fine dell’Eucarestia, però, mentre si canta “Come stilla”

E così, non contenti, continuano sempre sulla stessa linea di totale autonomia, anche quando hanno finito il cammino, che – lo ricordiamo ancora - aveva come scopo di inserirli finalmente nella Chiesa e nella Parrocchia in cui dovevano dissolversi alla buon’ora.
Continuano, in piena autonomia, a inventarsi cose impensabili, totalmente arbitrarie e strampalate. 

Non sanno proprio farne a meno, si vede, delle loro esilaranti trovate. Pur di distinguersi, pur di rimarcare la loro unicità. Insomma, sono gli altri che, caso mai, devono andare a loro, loro non vanno verso nessuno. 

La formazione che hanno ricevuto li ha portati a questo e, forse, a questo punto dobbiamo amaramente riconoscere che era inevitabile! 


Il cammino ha forgiato disadattati, gente capace di vivere solo tra di loro. Solo tra di loro si capiscono, tra di loro acquista senso ciò che fanno; insensatezze a cui danno un valore assoluto. Questo gli è stato inculcato, roba di cui non si può fare a meno ma che produce solo altri danni. Come se quelli già prodotti dal Cammino fossero pochi! 

Un rigido cerimoniale di corte imposto dal sacerdote/profeta che continua indisturbato a regnare su di loro per averli sapientemente legati a sé a vita con un vincolo sempiterno di obbedienza cieca che non conosce eguali. 

Ma quello che più stupisce è osservare come Kiko - di fatto - ha cancellato Cristo.

Lui, il “Giovanni Battista in mezzo a voi!” ante litteram, astutamente, ha ignorato “Egli deve crescere e io diminuire” (Gv. 3, 30) e ha estromesso Gesù. A chi gli dovesse chiedere: “Sei tu il messia che deve venire?” (cfr. Lc.3, 15s.), sicuro risponderebbe: “Sì, io lo sono!” ...”il messia è abitante in me”. Per questo tutto di sé ha intriso.

Ho vissuto 30 anni nel Cammino e oggi ho coscienza: nella liturgia delle comunità tutto parla di lui, di Kiko, e te lo mette costantemente davanti.

Cristo Gesù non c’è, per Lui non c’è mai posto nell'albergo... (a cinque stelle)!

"Madre Nostra Addolorata, donaci il tuo sguardo d'Amore che penetra il Mistero"




domenica 3 aprile 2022

Kiko e padre Mario ordinano al popolo neocatecumenale: "Si torni tutti al coppone questa Pasqua!".

Un post dedichiamo a un punto cruciale da sempre per il Cammino e posto al centro dell'ultimo annuncio di pasqua in due punti, da Kiko e da padre Mario.

L'irrinunciabilità della comunione sotto le due specie per tutti gli adepti, nella maniera stabilita da Kiko e Carmen ab origine e mai emendata. E a questo punto la difesa a spada tratta del coppone a tutti, senza più tergiversare.


Ripropongono la loro catechesi eucaristica, per sottolineare il valore del calice del vino a cui tutti devono comunicarsi, perchè il Sangue di Cristo esplichi in nostro favore la sua forza salvatrice. Si propongono come coloro, gli unici, che hanno incarnato questa verità (gli unici salvati?), poichè SOLO LORO da sempre si sono comunicati tutti senza eccezioni al coppone ottagonale.

Il COVID li ha fermati, ma ricalcitrano contro il pungolo, e non accettano di ricalcitrare invano. Insofferenti alla obbedienza e allergici ad ogni forma di sottomissione che non sia al re Kiko.

Scalciano e ricalcitrano, come muli ostinati e asini cocciuti.

Non si possono guardare!

Da questo passaggio dell'annuncio si comprende definitivamente - se ancora ce ne fosse bisogno - che:

  • mai si faranno correggere dalla Chiesa (vedi inutile Lettera del Cardinal Arinze del lontano 2005);
  • mai si piegheranno alla storia, agli eventi esterni che non dipendono dalla volontà dell'uomo;
  • mai si piegheranno - è chiarissimo a questo punto - neanche a Dio. La cui Volontà si manifesta appunto, oltre che nella parola della Chiesa a cui hanno tolto ogni valore e che da sempre ignorano, anche in tutti quei fatti che superano l'uomo e non dipendono dalla sua volontà (questo se lo dicono da soli nei loro scrutini; è l'abc del lessico neocatecumenale!). Come sempre, le loro stesse parole li condannano.


da:   ANNUNCIO DI PASQUA
Roma -Sacrofano, Fraterna Domus
         20 marzo 2022

Kiko: Cristo fa la messa, il Seder Pasquale, in cui anticipa nel sacramento, nel memoriale della Pasqua ebraica. Lui dirà che questo pane significa l'uscita dall'Egitto, che Dio rompe la schiavitù. L'uomo è schiavo del peccato. "Questo è il mio Corpo": lui rompe la schiavitù con la sua morte. E questa coppa del Sangue dell'Alleanza -perché l'Alleanza si deve sigillare con sangue -"questo è il mio Sangue." L'entrata della nostra umanità nella terra promessa non è sigillata con sangue di capre o agnelli come è stata la prima alleanza, ma con il suo stesso Sangue. Ossia, il giuramento che Dio fa sulla nostra salvezza è stato fatto col Sangue di Cristo versato per noi; di forma che se qualcuno dubitasse dell'amore di Dio "ecco il Sangue di Cristo per te". Non è il sangue di una capra o di un agnello: è Cristo stesso che ha versato il suo Sangue perché il Padre ti introduca nella sua casa. Il Sangue di Cristo ha il valore vero di santificarti, di purificare i nostri peccati. Cristo è la nostra Pasqua; è stato già immolato per noi. 

VI INVITIAMO A RIPRENDERE IL CALICE IN QUESTA PASQUA DOVE SIA POSSIBILE. IN TANTE PARTI GIA’ LE COMUNITA’ HANNO RIPRESO IL VINO. SPERIAMO IN ITALIA SI POSSA DURANTE IL TEMPO PASQUALE. (pag.8s.)


Cosa comporta il coppone riempito fino all'orlo.


Nel testo dell'Annuncio si fa ricorso al grassetto e si rimarca la disposizione centrale ponendola in carattere maiuscolo

Non ce la fanno proprio più. 

La storia li ha piegati lì dove la Chiesa non è riuscita mai. Spiegano ancora, come fosse la prima volta, il perchè non possono e non vogliono rinunciare alla comunione sotto le due specie ed esclusivamente 'fatta' nella modalità invalsa nelle comunità e consolidata da 50 anni di ostinata cocciutaggine e reiterata disobbedienza incurabile e cronicizzata.

Temendo che i fratelli non avessero ben compreso, prima del suo intervento, torna sull'argomento il padre Mario.

P. Mario: Kiko nell’ Annuncio di questa sera, ha parlato di riprendere la comunione al Calice, e ve lo ripeto nel caso non lo abbiate capito: tutti auspichiamo che con la Pasqua si possa tornare al calice.
(Applauso)
Però cercate di parlarne con i Vescovi, intercedete, alcune comunità già celebrano con il calice per chi vuole, senza farne propaganda fuori. Per esempio, nella Diocesi di Madrid già è possibile, sono tolti tutti i divieti: allora dove è possibile, con prudenza e con pazienza, cerchiamo di provvedere, come possiamo senza suonare le trombe. Va bene? (Applauso) (pag.18)


Il super-paladino del coppone eterno
sempre felice e contento


Ecco, come sempre leggere il padre Mario crea ogni volta una indignazione più grande! Per il suo ruolo, perchè riesce ogni volta ad essere peggio ancora di Kiko, e non si capisce come sia mai possibile!
Trapela, neanche tanto sottotraccia, che già da tempo fanno, dovunque possono, come sempre hanno fatto.
Quando sono costretti a privarsi delle loro 'consegne' soffrono crisi di astinenza terribili; che gran dipendenza crea mai il Cammino Neocatecumenale! Noi stessi ne siamo stupiti ogni volta.

Solo i figli del demonio sono così impossibilitati alla sottomissione e all'obbedienza come loro.

Non suonate le trombe! Niente propaganda. Pazienza... prudenza!  

Queste le raccomandazioni del presbitero dell'equipe internazionale.
Quando non gli conviene sanno tenere anche il profilo basso.

Neocatecumenali intenti a suonare le trombe
per farsi notare dal Papa in visita a Malta

E noi che li amiamo, invece, li mettiamo in prima pagina, perchè tutti sappiano, perchè tutti vedano. Non si pùò "tenere nascosta una città collocata in cima a un monte"!

Confidiamo che anche questa ultima sconsideratezza contribuisca a scardinare il cammino, creando o alimentando all'interno divisioni e discordia tra i talebani e fanatici e quei fratelli che ancora conservano un minimo di sano "buon senso".

________

Per un'ultima volta
vogliamo mettere bene in evidenza queste due espressioni correlate del sopraccitato discorso di Kiko:

" Il Sangue di Cristo ha il valore vero di santificarti, di purificare i nostri peccati. "

" VI INVITIAMO A RIPRENDERE IL CALICE IN QUESTA PASQUA... "


Dando ad intendere che, privati del calice, non si ha accesso pienamente alla salvezza:

comunione al Corpo di Cristo (il pane) è comunione alla Sua Morte;
comunione al Sangue di Cristo (il vino) è comunione alla Sua Resurrezione.

Solo con questo partecipi alla morte e resurrezione.

Questa è la bislacca catechesi di Carmen riportata dopo 50 anni  con diabolica ostinazione. Ecco spiegata l'irrinunciabilità del ripristino del coppone nelle eucarestie del cammino:

Senza il vino si ha accesso alla salvezza solo per metà. E quidi NON si ha accesso!

E' preclusa "l'entrata nella terra promessa" e che "il Padre ti introduca nella sua casa".


Tragica conseguenza dell'asserto è che comunicarsi solo al pane (o peggio all'ostia) per i neocatecumenali equivale a non comunicarsi affatto. (Cosa veramente pensano costoro della Messa celebrata in Parrocchia e del destino dei 'cristiani della domenica'?)


Dulcis in fundo:

P.S. I due gran personaggi non ne fanno cenno, ma di certo le loro speranze si fondano anche sulla fine dello stato di emergenza santaria, che scatta in Italia il 31 marzo prossimo, e sancita dalla Lettera della CEI che contiene le nuove disposizioni in proposito. 

Si parla però di "Misure dettate dal buon senso", quello che precisamente manca a questa manica di pericolosi fanatici facinorosi.

Se poi si leggono con attenzione gli "Orientamenti per la Settimana Santa 2022" che la CEI ha indirizzato alle Chiese Locali in vista della Settimana Santa con tutte le nuove disposizioni, è lampante la inammissibilità della comunione al coppone ottagonale al quale accedono un numero di fratelli che oscilla tra i 25 e i 45 a coppone; quando lo si riempia fino all'orlo ho visto anche questo!

(N.B. Si insegna ad assumere il vino bevendo rigorosamente dagli angoli - per evitare sgocciolamento sui lati del coppone ottagonale - per cui da ogni angolo bevono in media dai 4 ai 5 fratelli a distribuzione) 

Per disposizione ribadita dalla CEI nell'ultima Lettera, precisiamo, permane espressamente questo per la distribuzione dell’Eucaristia: 

“i Ministri continueranno a indossare la mascherina e a igienizzare le mani prima di distribuire l’Eucaristia preferibilmente nella mano”

Figuriamoci se si può intendere concesso abbeverarsi allo stesso calice (coppa o coppone) tra le 30/40 persone alla volta, per di più in anguste salette!

Come ha fatto mai Padre Pio a diventare santo?