martedì 27 settembre 2022

Domanda ai camminanti dubbiosi: "Ma se chiude il Cammino, voi cosa fate?"

Il Cammino Neocatecumenale ha principalmente un solo grande nemico: la coscienza che ogni cattolico ben formato ha della priorità della fede e dei suoi articoli e la sua convinzione che sia sempre e comunque  necessario rispettare  la libertà e la dignità di ciascun individuo, in quanto figlio di Dio,  quindi anche la propria, senza permettere a nessuno di conculcarla.

Per questo motivo, chi si rende conto che per il Cammino ha più importanza la propria dottrina, la propria liturgia, la propria formazione, la propria ritualità, rispetto a quanto la Chiesa dispone e insegna, e parimenti ha più importanza la propria affermazione rispetto alla vita e alla dignità dei singoli, è già sulla  buona via per uscirne e non farvi mai più ritorno. 

Proponiamo due riflessioni su questo tema tratte dallo spazio commenti del nostro blog.

 

Viene il momento in cui si decide di non far più parte del teatrino...


Lancio una domanda ai camminanti dubbiosi:

"MA SE CHIUDESSE IL CAMMINO VOI COSA FARESTE?"

Questa è la domanda che, tanti anni fa io e mio marito ci facevamo:

"Se non avessimo più il cammino..."

La risposta era, per noi due, ovvia:

"Comunque, ANCHE SENZA CAMMINO, siamo nella Chiesa.
Partecipiamo alla vita della parrocchia e cerchiamo di testimoniare con la vita di tutti i giorni la nostra fede."

Per quello che è stata la mia esperienza il Cammino è stato un percorso che mi ha riavvicinato alla Chiesa. 

E' stato un "di più", ma di supporto.

Non ho consegnato la mia vita al Cammino, cosa che invece i catechisti ti chiedono di fare, pretendendo ubbidienza. 

Leggendo il Blog, qualcuno (qualche neocatecumenale) ha detto che guarda la sostanza e chiude un occhio rispetto la forma. 

Anche io per molti anni ho fatto così. 

Il poter ascoltare, leggere, meditare con calma la parola di Dio due volte a settimana, aiuta certo. Negli anni ottanta era una novità e questo, nel percorso da pellegrina su questa terra, penso sia stato bene per me. 

Tuttavia il Cammino è riuscito a diventare totalizzante e ripetitivo di sé stesso senza sapersi rinnovare e soprattutto disubbidendo alle correzioni; questo si esplica nella forma distorta che continua e sulla quale non puoi più far finta di niente.

(da: Alice de') 

 

Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.(Luca 6,39-40)


Se un'anima potesse rendersi conto dell'immanenza di Dio, che è più intimo a noi di noi stessi (Sant'Agostino), direbbe che fa tutto lui, ma se si rendesse conto della libertà che Dio le lascia, anche se è condizionata e suggestionata, le sembrerebbe che tutto dipende da lei.

Per cui i cattolici, se da una parte sono certissimi dei termini della fede Cattolica, dall'altra, proprio perché l'azione umana dipende da una volontà spesso condizionabile e suggestionabile, non sempre sono certi sulle scelte da fare e spesso si rendono conto delle valutazioni sbagliate che in un primo momento avevano fatto.

Per i modernisti, e penso anche per i camminanti, invece, il rischio è che accada l'esatto contrario: gli articoli della fede sono labili e incerti, mentre essi si mostrano sicurissimi sull'infallibilità della loro azione. 

Senza dubbi o ripensamenti: quando li cominciano ad avere, hanno già un piede fuori dal Cammino. 

(da: Pietro NON del Cammino)

sabato 24 settembre 2022

Il Cammino e le profezie che si autoavverano (ma non sempre)

Nel 1965, lo psicologo di Harvard Robert Rosenthal descrisse il così detto “Effetto Pigmalione”, oggi meglio conosciuto come profezia che si autoavvera. La profezia che si autoavvera è un fenomeno psicosociale per cui ciò che crediamo di noi stessi influenza i nostri comportamenti e quelli degli altri nei nostri confronti.

Lo "specchio delle brame" del catecumeno

I mamotreti di Kiko, e in particolare gli esempi di scrutini, cioè di interrogatori pubblici degli adepti, sfruttano sistematicamente questo meccanismo psicologico. Il catechista "vaticina" un certo avvenimento che sicuramente avverrà nella vita del neocatecumeno scrutinato: per esempio che se abbandonerà il Cammino la sua vita sarà un seguito di disgrazie (vedi la tristemente famosa pagina 108 del mamotreto del Secondo Scrutinio); oppure che in casi di giogo disuguale, cioè di fidanzato fuori dal Cammino, sicuramente la coppia andrà incontro alla separazione; oppure ancora hanno una visione profetica sulla vocazione del neocatecumeno, prossimo presbitero in un seminario Redemptoris Mater o suora di clausura se si tratta di una giovane; inoltre hanno visioni anticipatorie anche sulle prospettive di aver figli per coppie con problemi di fecondità, oppure anche sul successo di un cambiamento lavorativo o altro ancora. 

Non ci sono limiti sulla tipologia di argomenti su cui ritengono di poter esprimere la "volontà divina" e il modo in cui si realizzerà nel futuro del candidato.

Dato il contesto particolare in cui vengono espresse queste previsioni, cioè in una situazione carica di aspettative in cui i catechisti hanno convinto chi li ascolta d'essere direttamente inviati da Dio, che parla quindi per loro bocca, le persone messe "sotto torchio" vengono spesso suggestionate a tal punto da convincersi di queste "previsioni ispirate", facendole proprie e agendo quindi e comportandosi in modo tale che queste "profezie" in effetti si avverino, secondo il noto meccanismo psicologico.

Nel caso però  che questo non succeda, i catechisti si riservano sempre una giustificazione: l'adepto non ha avuto abbastanza fede, ha interpretato male i loro consigli, o Dio stesso ha deciso diversamente per il loro bene operando la loro correzione. Naturalmente, nel caso che le false aspettative generate dai loro consigli abbiano provocato danni psicologici e materiali, non ci sarà mai una ammissione di colpa.

Leggiamo su Cruxsancta alcuni interessanti episodi che confermano l'uso di queste strategie per legare gli adepti neocatecumenali al Cammino e per confermare l'autorità sulla loro vita e le loro scelte dei loro "profeti", i catechisti discernenti.


Lo "specchio delle brame" del catechista

Una delle prime cose che mi ha fatto aprire gli occhi e ricredere sulla fiducia riposta nei catechisti neocatecumenali  - la stessa fiducia su cui facevano affidamento quando affermavano di venire da parte del Vescovo, su mandato della Chiesa, e di parlare nel nome di Gesù Cristo - è stata l'imbarazzante l'arroganza con cui sostenevano che, per il loro alto discernimento, non c'erano segreti nella vita degli altri... Degli altri, non della loro, visto che le loro famiglie non erano per nulla un buon esempio, anzi, erano un controesempio della loro presunzione, poiché tra loro c'erano violenti, bevitori, adulteri e tutta quella serie di problemi  che, dicono, guariscono magicamente se crocifiggi la ragione e obbedisci solo a loro. 

Il che dimostra che ciò che predicano non si è adempiuto in loro.... o che loro per primi non hanno obbedito ai propri catechisti!
Ma nonostante la loro vita non fosse esemplare, da buoni catechisti talebani chiedevano obbedienza a tutti i loro catecumeni. Come è evidente,  con quelle premesse, da loro non si poteva cavare nulla di buono.

Ricordo un'occasione, la seconda volta in cui la mia comunità è stata sottoposta al secondo scrutinio, i catechisti furono chiaramente illuminati sul futuro che attendeva una neocatecumena implicata in un complesso processo di divorzio.
Per darvi un'idea, il marito di questa donna se ne era andato con una sua amica, e lei ha dovuto lavorare come donna di servizio - non aveva studi - per poter mantenere i suoi figli. Firmarono la separazione e, per anni, mentre lei lavorava di casa in casa, l'ex amica andava a passeggio a braccetto con il marito. Dopo anni di umiliazioni, il marito ha chiesto il divorzio,   e lei si è ritrovato coinvolta in un procedimento legale che non voleva ma non poteva evitare.

Seduta sulla sedia dell'esame, ha dovuto spiegare ai luminari catechisti che, sebbene fosse contraria al divorzio, la sentenza sarebbe stata in qualche modo la fine di un calvario, se non altro perché il marito ormai conviveva da molti anni con un'altra, con la quale voleva sposarsi civilmente.

Che senso aveva, in una situazione del genere, opporsi al divorzio? Bisognerebbe chiedere a quelli di discernimento superiore!

La premonizione del catechista
Durante quello scrutinio  il catechista più anziano ha avuto una premonizione, un'ispirazione sul futuro di questo matrimonio fallito, e lo ha fatto sapere all'esaminata (e a tutti i presenti, visto che lo scrutinio si svolge davanti a tutta la comunità). 

Dal momento che spettegolare e dare giudizi affrettati sugli altri è un'attività a cui sono molto inclini nel Cammino, la prima cosa che questo catechista ha spiegato a tutta l'assemblea è stata che la ragazza che aveva preso il marito dell'amica era ovviamente una povera donna, una imbrogliona che ha cercato solo di assicurarsi la vita sfruttando la proprietà altrui. Quindi era ovvio che avrebbe sfruttato lo sciocco che era andato con lei, l'avrebbe spremuto più che poteva, fino al sangue, lo avrebbe prosciugato e poi, quando lo avesse privato di tutti i beni materiali, sarebbe andata via da  lui abbandonandolo. Si sarebbe sbarazzata di lui come uno straccio sporco.

In quel momento, quando lei lo avesse cacciato via come un cane, era dovere della moglie legittima aprirgli le braccia e riaccoglierlo come marito, perché lo era. E padre dei suoi figli.
Questo era ciò che sarebbe successo. Questo è ciò che Dio ha stabilito.

Ma, affinchè il marito, che era un povero tapino ingannato dal diavolo non per propria colpa, sapesse a chi rivolgersi quando lo avrebbero gettato per strada come un mozzicone di sigaretta, era necessario che lei, la legittima moglie,gli facesse sapere che lo aveva perdonato e che la porta di casa sua e della sua camera da letto sarebbe stata sempre aperta per lui. Sempre, poiché tale è l'obbligo della moglie cristiana.

Di conseguenza, le ordinò di chiamare il marito ribelle e di fargli sapere che lo amava ancora e che poteva tornare da lei quando voleva... o quando non avesse avuto altro posto dove rifugiarsi. Naturalmente la catecumena era invitata a digiunare, pregare e fare l'elemosina prima di procedere con la telefonata, ma che la dovesse fare era fuori discussione, cioè non spettava a lei discernere se tale chiamata avesse un senso, ma piuttosto era un imperativo divino, al punto tale che le avrebbero chiesto in seguito se avesse obbedito prima di decidere se poteva compiere il rito del secondo scrutinio.

La telefonata avvene. Lei si umiliò e lui scoppiò a ridere. E questa fu la conclusione di tutto. L'infedele e l'ex amica si sono sposati e anni dopo, quando già i ragazzi erano usciti di casa, il marito è tornato in tribunale per recuperare la sua quota di quella che era la casa di famiglia. Poiché la prima moglie non aveva i mezzi per comprarne la metà, la casa fu messa in vendita.

Attualmente, l'infedele e l'ex amica sono ancora insieme e si godono la pensione su un'isola tropicale. La moglie legittima sopravvive con la pensione da collaboratrice domestica nel minuscolo appartamento che ha potuto acquistare con la metà del ricavato della vendita della casa di famiglia.
Non pare proprio che la profezia di riconciliazione si sia realizzata.


Profeta veggente e ragliante
Vede, prevede e stravede

Lui non era nel Cammino ma entrò per lei (era di famiglia neocatecumenale d'alto lignaggio). Quando sono arrivati al secondo scrutinio,  lei voleva vendere la casa che stavano ultimando con i soldi di lui (lei non lavorava) per ottemperare al comando di vendere  i beni, e alla fine ci è riuscita. Da allora la loro relazione è peggiorata fino a quando lui se ne è andato e ha chiesto il divorzio (avevano già una figlia). Con i documenti quasi tutti firmati, gli illuminati catechisti l'hanno convinta a non accettare il divorzio e che doveva riconquistarlo, anche se lui si era già  fatto una nuova vita. 

Fatto sta che la moglie ha adoperato obbedientemente tutti i mezzi e tutto il suo fascino (era sempre molto bella). Lei lo ha riconquistato quel tanto che bastava a rimanere di nuovo incinta e lui ha finito per lasciarla di nuovo, creando un clima fra loro molto peggiore, che si è concluso con un divorzio conflittuale. Qualche anno fa e grazie alle "tasche" delle sue comunità (quella di origine, quella attuale e quella dei suoi genitori), ha ottenuto i soldi per pagare la nullità e poter essere di nuovo "single". Di lui non ho mai più saputo nulla, anche se so che ha un buon rapporto con i suoi figli, cosa che la moglie non ha.



Nella mia comunità ci sono stati diversi casi di donne separate, una delle quali ha divorziato dopo un matrimonio che non avrei augurato a nessuno. Ebbene, per passare attraverso la benedetta "porta stretta" obbligarono due di queste donne ad ottenere la nullità. Come tutti sapete, la nullità, purtroppo, è qualcosa che si può ottenere solo con molti soldi, ecco perché nella mia città è noto che solo i toreri la ottengono...  e kikos, haha. 

Una di queste non volle farlo  e ovviamente l'hanno invitata a tornare indietro, in una comunità più giovane, per ripensare la questione. Non ha superato il Secondo Scrutino, ha lasciato la comunità e non ci ha più messo piede, grazie a Dio. L'altra ha speso tutto ciò che aveva ed anche ciò che non aveva fino a quando non ha ottenuto la nullità. Visto che questa aveva assunto un avvocato fin dall'inizio (consigliata ovviamente dai kikotisti) e loro erano a conoscenza dell'intero processo, l'hanno lasciata andare avanti.



Ricordo che quei mascalzoni profetizzarono a un fratello che doveva rifiutarsi di divorziare, che la moglie sarebbe tornata. Dopo 25 anni gli stessi mascalzoni catechisti dissero a questo fratello: E cosa aspetti? Dopo tanto tempo, pensi che tua moglie tornerà da te??!!


Comunque sia, sono cose tipiche  delle sette.

 


mercoledì 21 settembre 2022

La Serva Padrona


No, non sta stirando
la camicia di Kiko...
In questi giorni alcuni nostri lettori neocatecumenali sono andati in fibrillazione per la conferma dell'apertura, da parte dell'arcidiocesi di Madrid, del processo di  canonizzazione per la loro co-iniziatrice Carmen Hernàndez Barrera nei primi giorni di dicembre di quest'anno.

I neocatecumenali non stanno nella pelle alla prospettiva di poter lucrare la santità cattolica per la loro capostipite, pronti a trasformare la bisbetica e intrattabile Carmen in una piissima figlia di Maria, costi quel che costi, sia in termini di investimento economico, sia in termini di "riconversione" dei ricordi e delle testimonianze che riguardano vita e opere della cofondatrice del Cammino neocatecumenale.

A questo proposito, è stata vergata anche una biografia, scritta dal neocatecumenale Aquilino Cayuela, che fa parte della "positio" della candidata, nella quale osserviamo una certa sproporzione fra i racconti della sua giovinezza, segnata dalla ricerca di una vocazione e dal fallimento della stessa, e dei primissimi anni "eroici" di Cammino, mentre si occupa in modo del tutto superficiale degli anni in cui Carmen, insieme a Kiko Argüello, ha costruito un movimento fortemente gerarchizzato, ha deciso della sua gestione economica, ha lavorato ai fianchi vescovi e pontefici per ottenere agibilità ed approvazioni, ha spadroneggiato su catechisti, presbiteri, seminaristi e laici. 

Insomma, manca la parte di maggior interesse e che di certo potrebbe far inclinare in modo non previsto i piatti della bilancia della presunta santità carmeniana.

Ma per quanto la biografia sia fortemente edulcorata, sono rinvenibili in essa diversi punti che stridono e che rivelano la trama di una storia e soprattutto  di una persona completamente diversa da quella che si vorrebbe narrare e far credere.

Abbiamo già  messo in luce la "storiella" delle pecore perdute, cioè il tentativo di far credere  che Carmen si occupasse con grande affetto di coloro che avevano, nel Cammino, problemi personali e difficoltà di vita, quando invece lo stesso diario della Hernàndez rivela che le pecore perdute erano ex adepti di un certo rilievo, sacerdoti (come avrebbe potuto essere un don Fabio Rosini) o catechisti (come avrebbe potuto essere un Antonio Lombardi) che avrebbero potuto, con le loro rivelazioni, mettere in grande difficoltà la gestione tutt'altro che trasparente degli iniziatori neocatecumenali, e che quindi andavano assolutamente reintegrati, con le buone o le meno buone, o comunque contenuti, umiliati e convinti a tacere.

Abbiamo chiarito anche la questione del "grande attaccamento" alla Messa quotidiana di Kiko e Carmen, probabilmente un ricordo dei tempi delle loro vocazioni religiose giovanili (mancate), che in realtà, nelle loro catechesi, è sempre stato un segno deprecato di bigottismo; la Messa quotidiana non  veniva -e non viene ancora oggi-proposta in comunità ai laici  (se non per la maratona iniziatica della cinquantina) né tantomeno ai sacerdoti.

Ora, sempre partendo dalla biografia di Carmen, testo, come si diceva, spesso involontariamente rivelatore, vogliamo dimostrare il rapporto degli iniziatori, e in particolar modo della "serva di Dio" Carmen Hernàndez, con i sacerdoti e con le norme della Chiesa, e le strategie di aggiramento, quando non fosse stata possibile la cooptazione, messe in atto fin dai primissimi tempi della loro opera di "evangelizzazione".


"Io m'ho cresciuta questa serva piccina. L'ho fatta di carezze, l'ho tenuta come mia figlia fosse! Or ella ha preso perciò tanta arroganza, fatta è sì superbona, che alfin di serva diverrà padrona!" (La serva padrona, di Giovan Battista Pergolesi)

Si tratta di un passaggio della biografia involontariamente rivelatore del fatto che Kiko e Carmen abbiano sempre vissuto come persecuzioni i tentativi fatti dalla Chiesa attraverso i suoi ministri di dar loro una qualsiasi 'raddrizzata' e della triste constatazione che mai sia sorto in loro il dubbio di aver sbagliato qualcosa, magari per eccesso di entusiasmo o per impreparazione su teologia o dottrina della Chiesa.

È il periodo della preparazione alla Pasqua del 1970: sappiamo che già da novembre 1968 era nata la prima comunità dei Martiri Canadesi e, mentre nel 1969 gli iniziatori spagnoli avevano "celebrato la Pasqua" nella sacrestia della chiesa sconsacrata di Fuentes, quell'anno volevano celebrarla a Roma, ed evidentemente incontravano delle difficoltà (comprensibilissime, data la loro anarchia liturgica) con il padre sacramentino Guglielmo Amadei, allora viceparroco della parrocchia dei Martiri Canadesi. Tant'è che gli iniziatori quell'anno celebrarono la Veglia pasquale a Cuenca, dai salesiani.

Nel marzo del 1970 Carmen era stata chiamata a Madrid, il padre era moribondo. L'ereditiera poté prendere l'aereo grazie a un consistente gruzzolo di soldi ricevuti dalle comunità di Roma per l'evangelizzazione,  che fu spesa principalmente per cene e prime visioni di film in via Veneto, come racconta don Francesco Cuppini - naturalmente nella biografia di Carmen questi particolari non vengono narrati.

L'autore della biografia riporta, a riprova della comunione fra i due iniziatori, alcuni brani di un carteggio intercorso tra Kiko Argüello e Carmen  Hernàndez proprio in quel periodo di forzata lontananza. In particolare, Kiko si dimostrava abbattuto per una lettera "molto dura" ricevuta dal vice parroco della parrocchia dei Martiri Canadesi. Purtroppo la lettera di padre Amadei non è acclusa, sarebbe stata molto interessante saperne esattamente il contenuto, sebbene essa di certo non sia altro che una delle tante manifestazioni di insofferenza e di rifiuto di parroci e parrocchie cattoliche alla colonizzazione neocatecumenale.

Il biografo Aquilino Cayuela scrive:
Carmen consola Kiko, mostrando un'autentica e profonda comunione con lui, che è  molto abbattuto perché ha ricevuto una lettera molto dura dal padre sacramentino Guglielmo Amadei, vice-parroco di Nostra Signora del Santissimo Sacramento e dei Santi Martiri Canadesi a Roma. Kiko infatti aveva scritto a Carmen: "Se hai letto la lettera puoi immaginare come mi trovo (...). In questo  momento  non so nulla, mi sento confuso e voglio rifugiarmi in Gesù  Cristo, vedo in lontananza una forte persecuzione, che spero che il Signore mi darà  la forza di sopportare (...)."
Risponde Carmen:
"Ho appena ricevuto la tua lettera (...). Kiko, va tutto molto bene, lo Spirito del Signore che semina è  lui che vive e che combatte. Non preoccupare e abbandonati alla fede, riposando in tutto (...). Devi incontrare i responsabili, l'équipe, le équipes e dovete dialogare e deliberare in comune, e poi consultare il parroco o chiamarlo perché venga tra noi (...). Lascia passare il tempo. Fai visita alle altre comunità di Roma nell'ultima settimana, confermale nella fede, preparale alla Pasqua. (...)
Bene, non soffrire, non dare importanza ai commenti delle persone, è quasi meglio ignorare tutto e preparare insieme la Pasqua in équipe, come più  convenga, e sia il pensare unanime... in comunione. Non avere paura!"
Sicuramente nella lettera di padre Amadei ci saranno state delle osservazioni sulla Pasqua, l'Eucarestia neocatecumenale, le fantasie liturgiche che ben conosciamo. Oppure altre osservazioni sul comportamento dei due iniziatori e dei loro accoliti, gli svarioni dottrinali, l'elitarismo, l'atteggiamento settario.

Ebbene, Kiko non ha esitazioni a definirle una persecuzione, Carmen gli consiglia di ignorarle, gli chiede di confermare le comunità "nella fede" (in chi e in che cosa?). Nessuno dei due riflette sulle critiche ricevute da padre Amadei né cerca di capire se l'errore è proprio e se c'è qualcosa che va corretto.

Il loro atteggiamento è quello di evangelizzatori cristiani nei confronti di pagani, che, se, come in questo caso, sono sacerdoti, sono pure pericolosi e persecutorii, data l'autorità che rivestono. Altro che "servizio" al parroco e alla parrocchia! È interessante ricevere queste conferme dal libro che dovrebbe dimostrare la santità e l'obbedienza alla Chiesa di Carmen. Si vede che non hanno null'altro da citare.

L'impressione è che sia quasi impossibile scrivere qualcosa sui due iniziatori senza incappare nella dimostrazione della loro sicumera e prepotenza, con cui hanno piegato molti uomini di Chiesa che si sono opposti loro, con le buone in modo ipocrita, comprandoli, o con le cattive minacciandoli. E poi parlano di "opera del Signore"!

I litigi con padre Amadei non furono solo temporanei: quando a settembre del 1970, per la proclamazione di santa Teresa d'Avila a dottore della Chiesa, l'Arcivescovo Morcillo venne a Roma, Carmen gli strillò senza troppi preamboli: "Padre, quel prete è  contro di noi!". 
 
Segnaliamo questa frase, così tipica del carattere dolce, modesto, remissivo e obbediente alla Chiesa e ai Suoi ministri della aspirante alla santità cattolica Carmen Hernàndez, tratta dal libro "Intervista a don Francesco Cuppini", pag. 41, per completare opportunamente la biografia della "serva di Dio" Carmen Hernàndez Barrera.
 
D'altra parte sono numerosissime le intemperanze di Carmen che contribuiscono ad una folta aneddotica a suo riguardo (qui e qui strappa rosari, qui si dà al turpiloquio, qui contraddice il Papa, qui fa la prima donna e impone agli altri -pure in Vaticano!- il suo vizio patologico del fumo, qui fa l'isterica e non sopporta neppure per pochi giorni i genitori di Kiko, qui fa la scienziata, qui la teologa, qui tratta tutti da maggiordomi, qui è ossessiva e maligna, qui si dichiara la benedetta tra le donne, qui pesca i vescovi, li esamina, li zittisce, qui impone ai suoi missionari di lasciare i bambini nei fossi, qui tira pugni...) mentre non si riscontrano elementi da portare a suo favore, se non quello d'aver supportato Kiko Argüello  nella fondazione e nella conduzione di quel controverso movimento nella Chiesa che è, ancor oggi, il Cammino neocatecumenale.
 
Come diceva un comico italiano caro alla nostra memoria "la serva serve!"; in questo caso, serve a completare quella vernice di cattolicesimo che indora in superficie il Cammino neocatecumenale, non importa quante forzature e quante finzioni questa "mission impossible" debba comportare.

La serva (Serpina), al padrone: "Stizzoso, mio stizzoso voi fate il borïoso, ma non vi può giovare. Bisogna al mio divieto star cheto, e non parlare. E... Serpina vuol così".

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Consigliamo anche la lettura dei seguenti contenuti:

domenica 18 settembre 2022

Neocatecumenali: cosa dicono di voi (di tutto, tranne "come si amano!")

C'è un grande divario tra l'idea impregnata di eroismo e superiorità che i neocatecumenali hanno di se stessi e ciò che davvero gli altri, soprattutto gli altri cattolici, pensano di loro.

Pensano d'essere un esempio di vita cristiana e di radicalità nella fede, quindi di stupire e di attirare quelli che loro chiamano "cristianucci della domenica", oppure di essere, per gli stessi motivi,  odiati e perseguitati dai cosiddetti "cristiani secolarizzati",  "parrocchiosi", "faraoni" (se sono sacerdoti o vescovi), "giuda" e "pecore perdute" (se sono ex neocatecumenali).

Non si aspettano che gli altri li considerino con un misto di stupore e di leggero fastidio, ma in buona sostanza, con grande pietà e sincero dispiacere. 

Abbiamo raccolto da un forum cattolico i contenuti principali di una conversazione avente come soggetto principale proprio loro, questi strani soggetti che sono i neocatecumenali.


 

Famiglia e figli

Numero di figli: poichè aborrono la contraccezione (come del resto insegna la Chiesa), le famiglie NC si distinguono per il gran numero di figli; mentre le famiglie "normali" faticano a gestirne già tre, loro ne fanno comodamente sei, sette, otto... una signora che ho conosciuto ne aveva undici. 

 


Quando ti parlano di loro conoscenti, non dicono tanto "il tale che abita in via X" o "il talaltro che ha studiato colì e lavora colà", bensì "Tizio, che ha sei figli" o "Caia che è incinta di tre gemelli". 

Il numero di figli, pertanto, diventa fra di loro uno status symbol, una sorta di "voto di condotta": se hai tanti figli, significa che sei molto aperto alla vita e molto fiducioso nella Provvidenza; se non ne hai o ne hai un numero "normale", rischi di passare per poco aperto e poco fiducioso in Dio.

Mi raccontavano una volta di una giovane coppia che, in vista del matrimonio, si era accollata un mutuo stratosferico per acquistare due appartamenti contigui ed unificarli, convinti di fabbricare una squadra di calcio. Purtroppo si sono scontrati con una realtà ben più dura: di bambini nemmeno l'ombra! Ed erano andati in crisi, perchè la moglie non voleva più frequentare la comunità, dov'è tutto un fiorire di pance, passeggini e carrozzine.

Un altra coppia, mi hanno detto, dopo tre bambini non riusciva più ad averne, andando incontro ad un aborto dietro l'altro. In gran segreto, allora, meditavano di fare la fecondazione assistita, perchè va bene che bisogna accettare la volontà di Dio, ma tre figli erano pochi!

Famiglia anni '50 (finta): ho avuto modo di ascoltare alcuni discorsi di queste coppie. Nonostante nella realtà i padri si prestino abbastanza alla cura dei numerosi bambini, ci tengono ad atteggiarsi un po' da mariti di una volta, che delegano alla moglie la gestione del figliolame. Le donne, per contro, pur lavorando (nelle poche settimane che separano la fine del congedo per il nono figlio e l'inizio di quello per la gravidanza del decimo...), parlano come se fossero delle casalinghe di una volta, tutte prese a lavare, stirare e sfornare torte e biscotti come Nonna Papera.

Sempre sulla famiglia stile anni '50 (finta): una volta dissi a uno del CNC che mi piace fare in casa cose tipicamente femminili, come lavare i piatti, caricare e scaricare la lavastoviglie ecc., tutto scandalizzato mi disse di non farlo, che sarei diventato gay.

Pudicizia: la pudicizia non è certo un disvalore. A volte, però, mi pare più che altro - e ancora una volta - ostentata. Una volta ero a casa di una famiglia di NC che vivono a piano terra, i quali dicevano ridendo di non potersi negare al citofono, poiché i visitatori, passando, vedono se sono in casa o meno. Per ridere, ho detto che sarà difficoltoso anche girare in mutande, ma loro, con sussiego, hanno risposto: "Quello non è un problema: in casa nostra nessuno gira in mutande". Un'altra volta dissi di aver preso una bronchite per aver dormito nudo e scoperto in estate con la finestra aperta (dissi "nudo", ma in realtà ero in mutande) e un NC replicò saputello che "basterebbe non dormire nudi e certi inconvenienti non succederebbero".

Fame: questi bambini hanno sempre fame. Essendo in 18 a tavola, gli viene scodellato un piatto di pasta e via andare. Il resto lo mangiano ai compleanni, ai rinfreschi ed in qualsiasi altro luogo in cui si possa trovare cibo.

 

Provvidenzialismo / fatalismo

Provvidenza: fanno figli allegramente, confidando nella Provvidenza. Mentre altri genitori si sgolano e si affannano affinchè i bambini non si mettano in pericolo, spesso i padri e madri NC ci tengono a mostrarsi imperturbabili nelle stesse situazioni, guardando ai genitori che corrono dietro all'unico figlio con una sorta di compatimento: se cade si rialza, se mangia qualcosa di cattivo gli viene la diarrea, se si mette nei guai lo spavento gli servirà da norma per la prossima volta... in ogni caso, c'è Dio che li guarda e, se è nei Suoi disegni che accada una disgrazia, noi non siamo nessuno per poterla impedire. 

Il Papa, nel famoso e controverso discorso aereo "dei conigli", aveva detto che nella Provvidenza si confida, ma non la si sfida: secondo me aveva ragione.

Fideismo: per loro ogni cosa è da ricondurre a Dio. Si fulmina una lampadina? Dio ti ha mandato un segnale. Accade quella cosa? Dio ha voluto così. Una volta parlando con uno di loro, dissi scherzando: "C'è una signora che abita dietro da me e che viene da Roma; ogni volta che viene qui, piove sempre!" Lui mi fa: "Si vede che il Signore non vuole che venga lì".

 

Primato del Cammino / elitarismo / isolazionismo 


Primato del CNC
: qualsiasi iniziativa o impegno stabilito dalla Comunità ha la precedenza sulla vita privata del singolo e delle famiglie. Se si è stabilita una vacanza, una scampagnata o preso un impegno, ed in quel giorno il Cammino fissa qualcosa d'altro, non hanno alcuna remora ad annullare su due piedi gli impegni presi, per onorare quelli della Comunità.

Culto della persona che hanno del loro fondatore, ritratti suoi ovunque, le immagini di Gesù con i suoi lineamenti ecc.

Sesso: il loro interesse insano e malato per il sesso, figli a tutto spiano, chi non si sposa è visto strano e questo continuo accostamento con la fonte battesimale e l'utero. 

Elitarismo: Il loro essere "paralleli", fare le cose per conto loro ecc.

Una bambina NC di 7 anni, amica di mia figlia, ha sempre e solo visto la sua chiesa, che ha una cripta allestita come una chiesa comune e la chiesa superiore organizzata al gusto dei NC: altare cubico portato il più possibile al centro, panche disposte a raggiera, assenza di tabernacolo e mega-affresco ad icone realizzato da Kiko Arguello in persona.
Una volta è venuta al mio paese, dove c'è una bella chiesa del '700 e, entrandovi, ha esclamato: "che chiesa strana... non sembra una chiesa normale!"

Sottobosco: poiché si organizzano, se non come una setta, quantomeno come un gruppo abbastanza chiuso e autoreferenziale, fanno sempre riferimento, di preferenza, a persone del loro ambiente: l'idraulico, l'imbianchino, la baby sitter, il fotografo di fiducia, sono tutti del loro giro. E spessissimo sono persone che lo fanno in nero come secondo lavoro (anche perché per mantenere otto figli fatti in sette anni, bisogna pur dare una vile mano umana alla Provvidenza...).


Proselitismo

Poichè, come dicevo, la parrocchia vicino a casa mia è il loro quartier generale, capita che ti bussino alla porta per fare proselitismo, invitandoti alle loro catechesi, un po' come i TDG.

Gli stessi inviti li ho velatamente ricevuti in altre occasioni ("vieni alla nostra Veglia Pasquale, è un'esperienza meravigliosa!"; no grazie, mi sono bastate una volta per sbaglio le vostre Lodi Mattutine schitarrate!), addirittura in confessionale.

Noto che il loro stile, per fare proseliti, è sempre lo stesso: ti raccontano di un passato buio e triste, fatto di solitudine, peccato e insicurezza... finchè non si sono imbattuti nel CNC, che ha loro ridonato vita, serenità, calore, sostegno, sicurezza.
Probabilmente fa presa su persone con caratteri deboli e insicuri, che temono la solitudine e l'errore e che, perciò, necessitano di qualcuno che li guidi, li rassicuri, li faccia sentire sostenuti e approvati in quello che fanno.

Poi con quest'idea dei figli come dono di Dio (che è vero, ma non nel senso esasperato che intendono loro e che ha un che di veterotestamentario), più figliano, più si sentono importanti agli occhi del Signore e della Comunità.

 

Rapporti con la Chiesa / liturgia

Al centro dell'altare il candelabro
a nove braccia al posto della croce
Tendono ad ignorare le gerarchie. Loro considerano solo il fondatore, la loro comunità e il papa, stop! Ignorano la Chiesa intermedia tra il papa e i sacerdoti. Non ho mai sentito un neocatecumenale fare riferimento al vescovo/arcivescovo X, al cardinale Y; al Vaticano, al dicastero Z del Curia romana ecc. Tendono molto all'idea di Chiesa orizzontale. Vedono vescovi o cardinali come una cosa umana. Tendono infatti a citare spesso a sproposito la frase dell'A.T.: "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo ecc."

Veterotestamentari e ebraizzanti: Mentre per un cattolico tradizionalista il nucleo, la tradizione, il punto di riferimento è la Chiesa e la tradizione tridentina (liturgia, latino, concilio di Trento ecc.) loro si rifanno tantissimo all'Antico testamento (specie al re Davide e al mondo ebraico), e qualcosa alla Chiesa dei primi decenni (san Paolo ecc.), infatti le loro canzoni e gruppi in genere hanno nomi ebraici. E imitano le danze che gli antichi ebrei facevano nel tempio di Gerusalemme.

Alcuni anni fa morì un sacerdote molto anziano della mia parrocchia e al suo funerale vennero vari NC. L'indomani mi fu riferito che alcuni dissero: "Le nostre messe durano le ore, noi cantiamo, balliamo, andiamo all'ambone e raccontiamo di noi, suoniamo tamburi e chitarre, ci passiamo la comunione tra noi, abbiamo l'altare al centro. Qui da voi la messa è breve e piatta, non c'è l'altare al centro, non ci sono i ritratti del fondatore, non ci sono le icone. Che chiesa è?"

La nonna di mia moglie, invece, era andata una volta al funerale di un NC ed era tornata indignata: "Ma quelli lì sono matti! cantano, ballano, suonano la chitarra... con lì un morto! sembrava un matrimonio, mica un funerale!".

Fumo, ma non d'incenso: diversi anni fa vidi una chiesa neocatecumenale, ovviamente diversissima da una chiesa cattolica, e accanto la porta c'erano due grossi vasi vuoti. Domandai che significato avessero, mi fu detto che servivano per gettarvi i mozziconi di sigarette. Io semi scandalizzato chiesi se fumassero durante la messa e mi fu risposto di sì.


 

Vi abbiamo presentato i commenti di chi vede i neocatecumenali dall'esterno, e tante cose "arcane" non le sa, come, per esempio,  scrutini e decima...


 

 


giovedì 15 settembre 2022

Lettera aperta di padre Enrico Zoffoli ai neocatecumenali

 
Carissimi fratelli,

per me siete e sarete sempre tali, anche se alcuni di voi credono di appartenere ad "un'altra Chiesa", quella parallela rispetto a alla tradizionale del Concilio di Trento a cui erroneamente si vorrebbe contrapporre il Vaticano II.

Nonostante tutto, ripeto, amo ritenervi "fratelli", specialmente perchè  innumerevoli  tra voi ignorano il fondo dottrinale del "cammino" e vivono nella migliore "buona fede", sempre aperti alla verità e disposti a professarla contro ogni mistificazione del forma, ciò  che mi commuove, incoraggiando a non far saltare tutti i ponti.

Mi risulta che la pubblicazione del saggio sulle "eresie" attribuite ai fondatori e dirigenti del Movimento (ndr: "Eresie del Cammino neocatecumenale")  vi ha allarmato; ma sappiate che io ho sofferto ben più  di voi nel constatare quanto nel testo-base della vostra formazione catechisti a contrasta con la nostra fede.

Purtroppo alla mia sofferta segnalazione voi preferite rispondere col silenzio; il quale però  complica e aggrava la vostra situazione, equivalendo ad un implicito irrigidimento su posizioni che fanno almeno sospettare dell'ortodossia delle vostre idee, della rettitudine e sicurezza del vostro "cammino".

Non trattandosi di una denunzia riguardante persone particolari e interessi privati, ma il supremo dei valori per tutti - qual è  appunto la fedeltà  al Magistero della Chiesa-, sarebbe errato ed ingenuo oppormi il Vangelo che inculca il perdono e il silenzio. 

I Santi, nei vostri panni, non avrebbero mancato di insorgere per un dovere di lealtà e non essere motivo di scandalo per nessuno, specialmente per i fedeli meno illuminati e ferventi. Perciò, accusati di eresia, voi dovreste reagire non per difendere le vostre persone - che nessuno ha mai avuto intenzione di offendere - ma per onorare la vostra fede, professandola in modo inequivocabile contro ogni eventuale interpretazione inesatta delle vostre convinzioni.

Non essendo infallibile, devo supporre di aver potuto procedere con poca accortezza, comprensione e indulgenza; ma dichiaro di essermi sforzato di esaminare il vostro "documento segreto" con la debita serietà e ponderazione; ossia di non aver "estrapolato" frasi isolate dal contesto per provare la fondatezza di conclusioni aprioristicamente concepite, come qualcuno ha pensato...; bensì analizzando l'intero volume (spesso involuto, contorto, ripetitivo, contraddittorio) e confrontando poi tra loro e con l'insieme le singole posizioni incriminate. 

Se non ci sono riuscito, vi prego di correggermi non elusivi giudizi di biasimo e assai meno col silenzio, che non giova a nessuno; bensì riprendendo ogni tesi coi relativi passi paralleli, necessari per non perdere di vista il contesto e lo spirito degli Orientamenti...

Almeno finora, tirando le somme, ho dovuto parlare di vere e gravi eresie, ma, se tali non vi sembrano, siete sempre in tempo per annullare ogni contestazione, dichiarando semplicemente di accettare il "credo" della Chiesa Cattolica e cancellando - delle due colonne dell'appendice - quella degli errori a voi attribuiti, sì da vanificare ogni sospetto e condanna. 

Cos'altro potrei dire per dimostrarvi la sincerità del mio affetto, la volontà di un "dialogo" seriamente costruttivo?

Anche se le vostre idee discordano dalla più autentica norma della fede, tuttavia riconosco che voi, Neocatecumenali, disponete di una invidiabile ricchezza di vita spirituale, dati il fervore, la generosità, lo spirito di sacrificio, la decisione con la quale sostenete nobilissimi ideali di vita umana e cristiana. 

Chi non potrebbe compiacersi dell'ansia squisitamente evangelica con la quale, nel vostro "cammino", tentate di rivalutare il senso più profondo e soprannaturale del battesimo, celebrato come rinascita nel Cristo e morte ad una natura decaduta, intesa come definitivo rifiuto di un mondo dominato dal maligno? 

Chi di noi non deplora l'apatia e il malcostume di molti fedeli, gli scandali del clero, l'inefficacia di certa liturgia, la decadenza della vita religiosa, i tradimenti dell'amore, la disgregazione della famiglia, la rivolta contro la Trascendenza, la corsa sempre più precipitosa verso la catastrofe di una società opulenta, tecnicamente progredita, ma disperatamente scettica e amorale, impazzita e violenta?...

Carissimi amici neocatecumenali come vedete, nel constatare la crisi del mondo contemporaneo, siamo pienamente d'accordo. Cosa resta da fare?

Se, da una parte, noi dobbiamo ammirare e imitare il fervore della vostra pietà religiosa; dall'altra, voi siete invitati a recuperare la purezza della nostra fede. 

Se la fede senza le opere non salva; le opere senza la fede possono soltanto illudere e trascinare alla rovina.

Il primato spetta alla Verità, alla sapienza della Rivelazione, alle direttive del Magistero, al rispetto di quella grande Tradizione Cattolica da cui voi avete ereditato tutto il bene che vi onora; ma non certo le novità che, inventate dai vostri maestri, caratterizzano un cammino "aberrante" dall'ortodossia. 

Interessanti le vostre esperienze personali, le quali però, se non sono controllate della più sana scienza teologica, spingono verso l'anarchia, ossia alla demolizione della Chiesa, alla liquidazione di un Cristianesimo fondato sull' incarnazione del Verbo e l'opera che Egli continua nei suoi ministri.

Se, contro una società materialistica ed atea, che c'ignora o disprezza, uniremo le nostre migliori energie, confido che non ci saranno più "chiese parallele" nè "cammini" autonomi rispetto a quello indicato dsll'unica vera Chiesa di Cristo, gerarchica e insieme carismatica, impegnata a salvare il mondo.

Vi saluta il vostro affezionatissimo
p. Enrico Zoffoli
p.zza S. Giovanni in Laterano, 14 - 00184 Roma


Roma, 2 novembre 1990

Nota

 
Dopo oltre cinque anni, la lettera non sembra che abbia giovato a qualcuno, non avendo ricevuto alcun riscontro positivo. Speravo il contrario; ma l'ostinazione del Movimento è stata tale e tanta da stimolarmi a continuare la mia opera di apologia della fede.



UN GRANDE APOSTOLO DELLA VERITA':

P. ENRICO ZOFFOLI


P. Enrico Zoffoli, nasce a Marino (Roma) il 3 settembre 1915 da ottima famiglia. Rimasto orfano in tenerissima età del padre, riceve dalla madre Maria Volpi, una forte educazione cristiana. Assai intelligente, di temperamento vivace e sincero, sperimenta le difficoltà dell'adolescenza. È desideroso di conoscere le ragioni più profonde di tutto e la sua inquietudine di indagare il "mistero" giunge a preoccupare sua madre.

Il 28 aprile 1929, allora festa di S. Paolo della Croce, si trova a fare un ritiro presso lo zio materno, il Passionista Padre Volpi, a Moricone in Sabina. Lì viene folgorato dalla Grazia di Dio e scopre Gesù Cristo come l'Amico per eccellenza al Quale consacrare la vita per sempre. Nella meditazione, nella preghiera, nella lotta contro se stesso, comprende che solo seguendo Gesù sulle orme di S. Paolo della Croce, potrà rispondere alla chiamata che gli urge sempre più impellente nell'anima.

Il 21 ottobre 1931, parte per il noviziato dei Passionisti sul Monte Argentario. Seguono i primi voti, gli studi filosofici e teologici, la professione religiosa perpetua e, infine, il 29 aprile 1939, l'ordinazione sacerdotale. Membro ormai di un Istituto che lo invita a partecipare alla Passione di Cristo per un'azione missionaria carica di luce e di forza, si lancia con fervore nell'apostolato della predicazione, dell'insegnamento e della penna.

Completa gli studi all'Angelicum di Roma e a Lovanio (Belgio) laureandosi brillantemente in filosofia, e intraprende la sua opera di missionario di Gesù Crocifisso, Verità di Dio e dell'uomo, con l'ardore degli apostoli. Insegna nel suo Istituto, allo Studio di Teologia per laici S. Croce di Firenze, alla Pontificia Università Lateranense, al Centro di Teologia per laici di Roma. In seguito farà parte della Pontificia Accademia di S. Tommaso d'Aquino e diventerà esaminatore dei candidati alle ordinazioni e confessore presso il Vicariato di Roma insieme a illustri colleghi.

Attraversa l'Italia per predicare missioni e corsi di cultura cattolica per sacerdoti e laici. Presso la "Scala Santa", in Roma, dà vita a un cenacolo di studi teologici per giovani e adulti desiderosi di crescere nell'intelligenza della fede, sotto la guida sicura del Magistero della Chiesa. Per più di mezzo secolo, scrive libri di filosofia, apologetica, spiritualità, teologia, agiografia e storia, alcuni dei quali rappresentano opere imponenti di mole e di contenuto.

Gesù è il centro unico della sua vita: Padre Enrico ne studia la persona, l'opera, il "mistero", e lo vede giganteggiare nella Sacra Scrittura e nella Chiesa, nell'insegnamento dei Padri e dei Maestri più grandi, in primo luogo S. Tommaso d'Aquino, nella testimonianza dei Santi e dei Martiri. Lo sente vivo e operante nella storia ad attrarre tutti a Sé: Gesù Crocifisso sorgente unica di ogni santità, di ogni rinnovamento autentico nella Chiesa e nel mondo. La più tenera e filiale devozione alla Madonna, invocata ogni giorno con il Rosario, lo conduce a Lui, unico Salvatore del mondo, dall'alto della Croce.

Nel 1958, dopo una visita a suor Celina Martin, l'ultima sorella allora vivente di S. Teresa di Gesù Bambino, ha dai superiori del suo Ordine l'incarico di redigere la Storia critica di S. Paolo della Croce: ne escono tre volumi in più di seimila pagine. Alcune di queste pagine saranno inserite nell'Ufficio delle letture del rinnovato Breviario Passionista, assurgendo all'onore di preghiera liturgica.

Accanto al suo S. Paolo della Croce, P. Enrico studia a fondo S. Teresa di Gesù Bambino, scrivendone poi lo stupendo libro "Tempo ed eternità" (Edizioni Carmelitane, Roma, 1990). Di P. Enrico ricorderemo "Principi di filosofia" (Edizioni Fonti vive, Roma, 1988), il "Dizionario del Cristianesimo" (Edizioni Synopsis, Genova, 1992), presentato dall'Osservatore Romano con giudizio entusiasta (16 aprile 1993), nonché il testo "Cristianesimo, Corso di Teologia Cattolica" (Edizioni Segno, Udine, 1994), che in tre tappe, "ragionare", "credere", "vivere la fede" , conduce a Cristo, quale unico Mediatore tra Dio e gli uomini, Capo della famiglia umana da Lui redenta sulla croce, Centro, Chiave di volta, Alfa e Omega dell'universo. Allo stesso modo ricordiamo il "Catechismo della fede cattolica" (Edizioni Segno, Udine, 1993) che rende accessibile il Cattolicesimo a persone di umile e media cultura, con il metodo delle domande e risposte.

P. Enrico è innamoratissimo del Mistero Eucaristico, studioso profondo e apostolo instancabile, intrepido difensore contro ogni errore e irriverenza, in questo nostro tempo, in cui Gesù-Ostia, è da molti abbandonato e persino profanato. Ammirevole e degna di essere accolta la sua struggente e fondata raccomandazione di ricevere la Comunione solo sulla lingua ("modo che dev'essere conservato, come segno di riverenza verso l'Eucaristia", come affermò Papa Paolo VI e da Giovanni Paolo II mai smentito) e non sulla mano (che non è un obbligo per alcuno, ma solo permesso, non consigliato e tantomeno imposto), per evitare profanazioni del più sublime Mistero della nostra fede.

Nel 1989, 50° anniversario del suo sacerdozio, P. Enrico pubblica la "La Messa è tutto" (Edizioni Fonti Vive, Roma, 1989), che nella prefazione Mons. Antonio Piolanti, tra i più qualificati teologi dell'Eucaristia, ha definito "lavoro grandioso e allettante". A questo libro poi, tradotto in "catechismo" con il medesimo titolo, La Messa è tutto, seguono altre piccole opere (Edizioni Segno) per difendere la presenza reale di Gesù nell'Eucaristia, la realtà della Messa come vero Sacrificio della Croce, per inculcare il rispetto, l'adorazione e l'amore che gli sono dovuti da tutti nella Chiesa.

Negli ultimi anni, davvero brandisce la spada, in difesa della Verità nell'integrità. del Credo Cattolico. Letti e studiati i testi di Kiko Argüello, l'iniziatore del "cammino neocatecumenale", ne scopre i gravissimi errori dottrinali e si mobilità per smascherarli, in modo che il movimento si corregga, sia richiamato alla Verità da parte della Chiesa e più nessuno sia irretito in esso.

Sull'argomento, escono uno dopo l'altro, in edizioni sempre migliori i libri del P. Enrico:

"Eresie del cammino neocatecumenale" (Edizioni Segno, Udine, 1995 );

"Catechesi neocatecumenale e ortodossia del Papa" (Edizioni Segno, Udine, 1995) con approvazione ecclesiastica del 28 febbraio 1995 , e infine, "Verità del Cammino neocatecumenale" (Edizioni Segno, Udine, 1996).

Già nel "Dizionario del Cristianesimo" citato, P. Zoffoli, riassumendo tutte le loro eresie, alla voce "Neocatecumenali" (pag. 338) aveva scritto: "Risulta che il loro fondo dottrinale è gravemente compromesso da errori che colpiscono i dogmi fondamentali del Cristianesimo qual è stato interpretato e proposto dal Magistero dei Papi e dei Concili. Si nega la Redenzione, il carattere sacrificale della morte di Cristo e, quindi, il "Sacrificio dell'altare", con il relativo culto eucaristico (transustanziazione, adorazione...); si sostiene l'unico sacerdozio di Cristo, annullando la distinzione essenziale tra "sacerdozio ministeriale" e "sacerdozio comune", restando perciò soppressa la Gerarchia, fondata su questa distinzione. Si nega il dovere e la possibilità dell'imitazione di Cristo; si altera gravemente la nozione di peccato, della Grazia, del libero arbitrio...; si fantastica "un perdono" concesso a tutti da Dio e che implica il rifiuto dell'inferno... (...). È certo che la dottrina fondamentalmente errata del movimento costituisce una gravissima minaccia per tutti".

Dopo aver celebrato su questa terra, nel venerdì e nel sabato precedenti, la festa dei suoi grandi Amori, il Sacro Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria, domenica 16 giugno 1996. P. Enrico Zoffoli va a godere il premio dell'intrepido apostolo del Vangelo, dopo aver dichiarato pochi giorni prima: "Io ho lavorato per la Verità".

lunedì 12 settembre 2022

Formalismo neocatecumenale

Secondo i camminanti, chi scrive in questo blog avendo uno spirito critico verso il Cammino, sarebbe un formalista. Soprattutto quando il tema trattato è la liturgia.

 

Commentatori neocatecumenali sul blog
cercano di allestire il gioco delle tre carte

Ad esempio, Fallacio Asino Vinicio, invece di parlare degli abusi liturgici del Cammino, il 7 settembre scorso, nel suo intervento delle 14 e 24, la butta in caciara:

sarebbe interessante sapere se i discepoli all'ultima cena hanno fatto o no la processione, se hanno mangiato un'ostia o un pane, ma soprattutto in che ordine”.

Come se questo giustificasse il disubbidire alla Chiesa.

 

Mentre il sedicente “martello degli eretici”, sempre il 7 settembre, alle 16 e 42, dall’alto della sua autorità di adepto del Cammino, discetta sulla sostanza del rito della Comunione ammettendo di fatto di disattendere le norme della Chiesa:

“…non vedo cosa cambi se ci si comunica assieme o il presbitero qualche istante prima, la sostanza del rito della comunione è che tutti i partecipanti siano uno in Cristo, non si vuole sottolineare le diversità, pertanto ci si comunica sempre insieme

Inoltre vi invito a fare attenzione a fare i precisini con l'OGMR perché… l'importante della liturgia non è attenersi maniacalmente alle norme…”.

 

E ancora, l’anonimo camminante dell’8 settembre, ore 11 e 35, scrive:

Ma voi pensate veramente che Dio, il giorno del Giudizio Universale, ci giudicherà in base al modo come facevamo la comunione e il suo ordine cronologico? Cioè, prima il prete e poi, uno per uno i fedeli, in Paradiso, invece contemporaneamente all'Inferno. Se questa è la Chiesa Cattolica, un milione di volte meglio quella Protestante. Ma serve scriverlo? no, non serve..............................................................”.

Ammette così di essere un apostata potenziale, che sarebbe pronto a diventare protestante se solo avesse l’occasione giusta, un po’ come chi guarda una donna con desiderio è un adultero potenziale e, perciò, nel cuore è già adultero.

 

In pratica passa l'idea che formalista è chi segue fedelmente le regole della Chiesa, mentre non lo è chi segue le regole del Cammino

 

Farisei
Sacro Monte di Varallo-Cappella XXXV
(Gesù condannato alla morte di croce)

Ma chi è il “formalista”?

Inquadriamo prima chi non lo è.

Dice Gesù: “Se mi amate osserverete i miei comandamenti” (Gv 14,15), perciò tra l’osservanza dei comandamenti di Gesù e l’amore non c’è contrasto ma consequenzialità. Infatti, se l’amore garantisce di non cadere nel formalismo, l’osservanza garantisce di rimanere nell’amore.

Questa osservanza vale anche per le norme della Chiesa, in quanto ordinate all’osservanza dei comandamenti di Gesù.

 

Per cui, non è formalista chi osserva fedelmente i comandamenti di Gesù e le norme della Chiesa solo per amore, cioè senza alcun timore servile, fidandosi di Dio, che “è più grande del nostro cuore”.

Tutti gli altri, in certo modo, sono formalisti. Ma, se mi si passa l’espressione, c’è formalismo e formalismo.

 

C’è il formalismo di chi insiste sull’osservanza perché questa gli garantisce di rimanere nell’amore di Dio, secondo le parole di Gesù: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama” (Gv 14,21), e c’è il formalismo farisaico di chi, per sentirsi liberi dalle norme della Chiesa, si fa schiavo di altre norme che sono solo tradizioni di uomini.

 

I primi sono consapevoli di essere imperfetti e guardano alla legge per essere certi di non perdere di vista la volontà divina, mentre i secondi sono inconsapevoli del loro formalismo e accusano i primi di formalismo, non accorgendosi che stanno seguendo fin nei minimi dettagli leggi opprimenti che essi stessi si sono dati per scrollarsi di dosso la Chiesa, che sentono come opprimente.

Il formalismo degli imperfetti usa le leggi della Chiesa come un pedagogo che li conduce alla pienezza della libertà, il formalismo farisaico, invece, è un tentativo (vano) di gabbare Dio.

 

Se non segue i 613 precetti kikiani...
Se il Cammino non fosse formalista, perché nelle sue Messe mai nessuno si comunica subito dopo aver ricevuto il Corpo del Signore, sebbene le norme della Chiesa lo prevedono?

La risposta più ovvia sembra essere: perché quella forma di comunicarsi, dalla quale nessuno può derogare, nasconde un significato che la Chiesa non contempla.

Di fatto, o si è formalisti perché si è eretici, o perché manca la fiducia nell'amore di Dio, mancanza che potrebbe sfociare nell'eresia, perché è di fede che di Dio occorre fidarsi.

 

Così il Cammino, più che una “scuola” di fede, appare come una scuola di fariseismo, sia in campo dottrinale, che liturgico, che comportamentale.

E come i farisei seguivano 613 precetti non biblici, ma riportati dal Talmud, così i camminanti seguono forse più di 613 precetti non ecclesiastici, ma inventati da Kiko e Carmen.

Se “... i precetti aggiunti al Vangelo da parte della Chiesa devono esigersi con moderazione «per non rendere gravosa la vita ai fedeli», perché così si muterebbe la nostra religione in una schiavitù” (Gaudete et exultate, 59), cosa direbbe Papa Francesco di precetti aggiuntivi al Vangelo che non sono della Chiesa, ma inventati da Kiko e Carmen?

venerdì 9 settembre 2022

Tutto bello e fecondo, poi pugnalano il sacerdote alle spalle... e chi si scandalizza, è un moralista

Nelle pagine social del Cammino neocatecumenale ormai è una costante, leggere le esperienze di "fratelli" o ex-fratelli, delusi e amareggiati per una brutta esperienza maturata nelle salette della propria comunità.

Spesso, come nel caso che vi presentiamo, sono desolati, non si capacitano di quanto successo, lo credono un caso unico, o comunque isolato, e lo addebitano a singoli catechisti, o altri responsabili, insensibili, avidi, o disobbedienti alla Chiesa.

Continuano a professare fiducia e ammirazione per il Cammino, per tutte le belle qualità che hanno creduto di scorgervi negli anni di frequentazione, e proprio non capiscono come possa essere successo, in quell'ambiente così apparentemente "fraterno", di imbattersi in tanta cattiveria da parte di alcuni, e in tanta ignavia ed insensibilità da parte di altri.

Ci pensano i "fratelli" del social (riconoscibili per gli interventi sentenziosi e accusatorii) a completare la doccia gelata ricevuta dai malcapitati nelle salette: infatti quelli che osano esternare una esperienza non del tutto positiva, vengono accusati di voler perpetrare delle miserabili "piccole vendette", i loro commenti vengono censurati anche se non contengono nomi o elementi di riconoscimento, gli si dà degli egoisti, dei moralisti, perché "nel Cammino ognuno prima o dopo mostra la sua vera faccia mostra la sua vera identità di peccatore" e "chi si scandalizza dei peccati degli altri è solo perché è un moralista e mostra apertamente di non conoscere se stesso".

Questa, nelle salette neocatecumenali come nei post delle loro pagine sui social, è la carità e l'accoglienza del Cammino, non appena qualcuno dimostra di aver aperto gli occhi e di non tollerare i loro errori, soprattutto, come in questo caso, la disobbedienza alla Chiesa nella persona dei suoi Ministri a cui ipocritamente assicurano sottomissione e fedeltà.

 
Tratto da una chat di un social, e precisamente dai commenti a una pagina neocatecumenale.

Pietro C.: Tutto bello e fecondo, fino a quando i fratelli che credevi tali, e i catechisti che ti hanno sempre detto di essere obbediente alla madre Chiesa attraverso il prete, non ti tradiscono venendo meno a tutto ciò.

Amministratore: Pietro C., cioè se qualcuno non è come pensavi tu il cammino non è più bello e fecondo? Questa è una tua idea, in realtà la debolezza umana è in ogni realtà.

Pietro C.: io amo il cammino, ho tantissime esperienze positive, non parlo male del cammino in se stesso, purtroppo ci sono fratelli e catechisti che non sono in obbedienza al prete, tanto da pugnalarlo alle spalle.
Il cammino mi ha dato tantissimo, con mia moglie e i 4 figli che Dio ci ha donato, abbiano tantissime esperienze.
Mi sarò espresso male...

Amministratore: Pietro C., i suoi giudizi personali verso  persone che non possono dare la loro versione non sono ammessi. Le chiedo gentilmente di rimuovere l'ultimo commento, altrimenti lo farò io. (la conversazione manca infatti del commento con il racconto dei fatti postato da Pietro C., eliminata dall'Amministratore della pagina).

Pietro C.: Faccia pure, io conosco la verità e malgrado la sua imposizione da esse esse, non la cambio.

Utente x: giusto per capire: non viene nominato nessuno personalmente, il sig Pietro C. non ha fatto nomi. La sua presa di posizione puzza di censura tesa ad evitare qualsiasi critica al cammino...

Utente y: credo sia giusto dare voce a tutti, non ha mica fatto nomi, ho raccontato fatti... Non censurate che così mi fate paura

Amministratore: Utente y, questa pagina grazie a Dio è letta da tantissime persone e i fratelli e i catechisti del sig. Pietro C. sono riconoscibili a chi lo conosce anche senza fare i nomi. Utilizzare questa pagina, anche involontariamente, per piccole vendette personali, non sarà più consentito.

Utente w: (rivolto a Pietro C.) Allora non è giusto far credere che sono tutti fratelli e poi tutti coltelli attraverso la loro testimonianza esterna , piena di grande egoismo.....ne ho conosciuti molti

Utente z: Nel Cammino ognuno prima o dopo mostra la sua vera faccia mostra la sua vera identità di peccatore, questo è un buon preambolo per il Cammino di conversione, chi si scandalizza dei peccati degli altri è solo perché è un moralista e mostra apertamente di non conoscere se stesso, questi distruggono tutto e tutti, persino loro stessi.


 

L'umile Kiko scende dall'umile jet privato
che utilizza per i suoi umili viaggi

Abbiamo visto che in questo caso chi ha subito una vessazione o un'ingiustizia all'interno della comunità  neocatecumenale viene definito un "moralista "; riportiamo da Cruxsancta, ora, un'altra chicca della benevolenza fraterna dei kikos: il fratello che osa lamentarsi di "venire messo nell'umiltà" da fratelli prepotenti e superbi, è in questo caso, secondo l'amministratore che fa le veci del catechista neocatecumenale sul social, un masochista ed una persona senza discernimento.

Utente: Bene, vedo che molti sappiamo cosa sia l'umiltà, però il problema è  che non la mettono in pratica. Io devo sopportare  in nome dell'umiltà maltrattamenti dai miei stessi fratelli che mi dicono delle "verità" su me stesso secondo loro per portarmi all'umiltà. E io obbediente ci ho creduto, però  mi sono accorto che questi stessi fratelli non entravano a loro volta nella umiltà...

Amministratore: Tu non fai altro che assumere una posizione masochista e accumulare rancore, sufficiente per giudicare tutti e per non convertirti. Devi chiedere il discernimento, così potrai camminare tutta la tua vita senza soffrire per nulla di ciò  che gli altri fanno e dicono...

Insomma, un totale inversione della logica e dell'etica cristiana: questi neocatecumenali installano ancor più i prepotenti sui troni e rovesciano gli umili... accusati, per soprammercato, d'essere moralisti, masochisti, egoisti... e chi più  ne ha, più  ne metta!

Si capisce anche il perché il sacerdote, pur neocatecumenale,  che voglia stabilire un minimo di ordine e di autentico spirito fraterno, finisca  necessariamente per essere pugnalato alle spalle per essere ridotto a più miti consigli.

Questi episodi, riflessi nei post sui social, non sono patologia del Cammino neocatecumenale, ma sua normale fisiologia.


martedì 6 settembre 2022

Omelia di papa Francesco per la beatificazione di papa Luciani: lo stile di Dio non è quello dell'astuto leader, che strumentalizza i bisogni, ama le folle e il consenso

Su segnalazione di più lettori e collaboratori del Blog Osservatorio, proponiamo la lettura della Omelia del Santo Padre in occasione della beatificazione di Papa Albino Luciani, pronunciata la scorsa domenica 4 settembre 2022.

Con quella che consideriamo una felice intuizione, alla personalità del novello beato, alla sua umiltà e spirito di servizio per la Chiesa, Papa Francesco contrappone la descrizione del "leader astuto", ebbro del proprio successo personale, della folla che lo segue, dei numeri, portatore di proprie ambizioni, che non comprendono certo la salvezza delle anime, che sa gestire con destrezza e furbizia. In pratica, la perfetta descrizione del leader di un controverso movimento laicale, il signor Francisco Gomez Argüello detto Kiko.

Vi proponiamo perciò i testi completi dell'omelia e dell'Angelus del Santo Padre tratti dal sito ufficiale del  Vaticano. Sono nostri i grassetti e i salto riga, aggiunti per evidenziare alcuni punti di interesse.

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SANTA MESSA E BEATIFICAZIONE DEL SERVO DI DIO IL SOMMO PONTEFICE GIOVANNI PAOLO I
OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO
Piazza San Pietro
XXIII domenica del Tempo Ordinario, Domenica 4 settembre 2022

 [Multimedia]
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Il beato Luciani con il santo Woytila

Gesù è in cammino verso Gerusalemme e il Vangelo odierno dice che «una folla numerosa andava con lui» (Lc 14,25). Andare con Lui significa seguirlo, cioè diventare discepoli. Eppure, a queste persone il Signore fa un discorso poco attraente e molto esigente: non può essere suo discepolo chi non lo ama più dei propri cari, chi non porta la sua croce, chi non si distacca dai beni terreni (cfr vv. 26-27.33). Perché Gesù rivolge alla folla tali parole? Qual è il significato dei suoi ammonimenti? Proviamo a rispondere a questi interrogativi.
Anzitutto, vediamo una folla numerosa, tanta gente, che segue Gesù. Possiamo immaginare che molti siano stati affascinati dalle sue parole e stupiti dai gesti che ha compiuto; e, quindi, avranno visto in Lui una speranza per il loro futuro. 

Che cosa avrebbe fatto un qualunque maestro dell’epoca, o – possiamo domandarci ancora – cosa farebbe un astuto leader nel vedere che le sue parole e il suo carisma attirano le folle e aumentano il suo consenso? Capita anche oggi: specialmente nei momenti di crisi personale e sociale, quando siamo più esposti a sentimenti di rabbia o siamo impauriti da qualcosa che minaccia il nostro futuro, diventiamo più vulnerabili; e, così, sull’onda dell’emozione, ci affidiamo a chi con destrezza e furbizia sa cavalcare questa situazione, approfittando delle paure della società e promettendoci di essere il “salvatore” che risolverà i problemi, mentre in realtà vuole accrescere il proprio gradimento e il proprio potere, la propria figura, la propria capacità di avere le cose in pugno.

Esempio di "culto dei numeri"

Il Vangelo ci dice che Gesù non fa così. Lo stile di Dio è diverso. È importante capire lo stile di Dio, come agisce Dio. Dio agisce secondo uno stile, e lo stile di Dio è diverso da quello di questa gente, perché Egli non strumentalizza i nostri bisogni, non usa mai le nostre debolezze per accrescere sé stesso. A Lui, che non vuole sedurci con l’inganno e non vuole distribuire gioie a buon mercato, non interessano le folle oceaniche. Non ha il culto dei numeri, non cerca il consenso, non è un idolatra del successo personale. Al contrario, sembra preoccuparsi quando la gente lo segue con euforia e facili entusiasmi. Così, invece di lasciarsi attrarre dal fascino della popolarità – perché la popolarità affascina –, chiede a ciascuno di discernere con attenzione le motivazioni per cui lo segue e le conseguenze che ciò comporta. Tanti di quella folla, infatti, forse seguivano Gesù perché speravano sarebbe stato un capo che li avrebbe liberati dai nemici, uno che avrebbe conquistato il potere e lo avrebbe spartito con loro; oppure uno che, facendo miracoli, avrebbe risolto i problemi della fame e delle malattie. Si può andare dietro al Signore, infatti, per varie ragioni e alcune, dobbiamo riconoscerlo, sono mondane: dietro una perfetta apparenza religiosa si può nascondere la mera soddisfazione dei propri bisogni, la ricerca del prestigio personale, il desiderio di avere un ruolo, di tenere le cose sotto controllo, la brama di occupare spazi e di ottenere privilegi, l’aspirazione a ricevere riconoscimenti e altro ancora. Questo succede oggi fra i cristiani. 

Ma questo non è lo stile di Gesù. E non può essere lo stile del discepolo e della Chiesa. Se qualcuno segue Gesù con questi interessi personali, ha sbagliato strada.
Il Signore chiede un altro atteggiamento. Seguirlo non significa entrare in una corte o partecipare a un corteo trionfale, e nemmeno ricevere un’assicurazione sulla vita. Al contrario, significa anche «portare la croce» (Lc 14,27): come Lui, farsi carico dei pesi propri e dei pesi degli altri, fare della vita un dono, non un possesso, spenderla imitando l’amore generoso e misericordioso che Egli ha per noi.

Si tratta di scelte che impegnano la totalità dell’esistenza; per questo Gesù desidera che il discepolo non anteponga nulla a questo amore, neanche gli affetti più cari e i beni più grandi.

Ma per fare ciò bisogna guardare a Lui più che a noi stessi, imparare l’amore, attingerlo dal Crocifisso. Lì vediamo quell’amore che si dona fino alla fine, senza misura e senza confini. La misura dell’amore è amare senza misura. Noi stessi – disse Papa Luciani – «siamo oggetto da parte di Dio di un amore intramontabile» (Angelus, 10 settembre 1978). Intramontabile: non si eclissa mai dalla nostra vita, risplende su di noi e illumina anche le notti più oscure. E allora, guardando al Crocifisso, siamo chiamati all’altezza di quell’amore: a purificarci dalle nostre idee distorte su Dio e dalle nostre chiusure, ad amare Lui e gli altri, nella Chiesa e nella società, anche coloro che non la pensano come noi, persino i nemici.
 
Il Cammino gestito come una holding finanziaria

Amare: anche se costa la croce del sacrificio, del silenzio, dell’incomprensione, della solitudine, dell’essere ostacolati e perseguitati. Amare così, anche a questo prezzo, perché – diceva ancora il Beato Giovanni Paolo I – se vuoi baciare Gesù crocifisso, «non puoi fare a meno di piegarti sulla croce e lasciarti pungere da qualche spina della corona, che è sul capo del Signore» (Udienza Generale, 27 settembre 1978). L’amore fino in fondo, con tutte le sue spine: non le cose fatte a metà, gli accomodamenti o il quieto vivere. Se non puntiamo in alto, se non rischiamo, se ci accontentiamo di una fede all’acqua di rose, siamo – dice Gesù – come chi vuole costruire una torre ma non calcola bene i mezzi per farlo; costui, «getta le fondamenta» e poi «non è in grado di finire il lavoro» (v. 29). Se, per paura di perderci, rinunciamo a donarci, lasciamo le cose incompiute: le relazioni, il lavoro, le responsabilità che ci sono affidate, i sogni, anche la fede. E allora finiamo per vivere a metà – e quanta gente vive a metà, anche noi tante volte abbiamo la tentazione di vivere a metà –, senza fare mai il passo decisivo – questo significa vivere a metà –, senza decollare, senza rischiare per il bene, senza impegnarci davvero per gli altri. Gesù ci chiede questo: vivi il Vangelo e vivrai la vita, non a metà ma fino in fondo. Vivi il Vangelo, vivi la vita, senza compromessi.

Fratelli, sorelle, il nuovo Beato ha vissuto così: nella gioia del Vangelo, senza compromessi, amando fino alla fine. Egli ha incarnato la povertà del discepolo, che non è solo distaccarsi dai beni materiali, ma soprattutto vincere la tentazione di mettere il proprio io al centro e cercare la propria gloria. Al contrario, seguendo l’esempio di Gesù, è stato pastore mite e umile. Considerava sé stesso come la polvere su cui Dio si era degnato di scrivere (cfr A. Luciani/Giovanni Paolo I, Opera omnia, Padova 1988, vol. II, 11). Perciò diceva: «Il Signore ha tanto raccomandato: siate umili. Anche se avete fatto delle grandi cose, dite: siamo servi inutili» (Udienza Generale, 6 settembre 1978).

Con il sorriso Papa Luciani è riuscito a trasmettere la bontà del Signore. È bella una Chiesa con il volto lieto, il volto sereno, il volto sorridente, una Chiesa che non chiude mai le porte, che non inasprisce i cuori, che non si lamenta e non cova risentimento, non è arrabbiata, non è insofferente, non si presenta in modo arcigno, non soffre di nostalgie del passato cadendo nell’indietrismo. Preghiamo questo nostro padre e fratello, chiediamo che ci ottenga “il sorriso dell’anima”, quello trasparente, quello che non inganna: il sorriso dell’anima. Chiediamo, con le sue parole, quello che lui stesso era solito domandare: «Signore, prendimi come sono, con i miei difetti, con le mie mancanze, ma fammi diventare come tu mi desideri» (Udienza Generale, 13 settembre 1978). Amen.