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martedì 25 aprile 2023

Il clima conflittuale nella piccola comunità volutamente introdotto ed alimentato dai catechisti neocatecumenali


Chi tra noi ha fatto il Cammino e non ricorda le consegne dei catechisti sul come proseguire il Cammino, una volta nata la comunità dopo le catechesi iniziali?

Dai catechisti viene raccomandato di essere se stessi senza freni inibitori e senza ipocrisie al fine di far emergere l'uomo vecchio che "VA AD ESSERE DISTRUTTO NEL FONTE BATTESIMALE PERCHE' POSSA NASCERE LA CREATURA NUOVA".

Ed uno può pensare che all'inizio ci può anche stare!

Nella celebre via di Palermo le sedie volanti
erano le portantine, nelle comunità
sono le sedie in plexiglas, infrangibile

 Tanto più  che i catechisti ti ribadiscono, con le parole di Kiko nella convivenza del Primo scrutinio, circa tre anni dopo le catechesi iniziali:

"Adesso ti stiamo preparando  per un rito nel quale ti si va a dare la fede, un inizio di fede perché  tu cominci il Cammino. Fino ad oggi hai fatto  un periodo di assestamento, di prova, se vuoi finora non abbiamo ancora cominciato  il Cammino sul serio. Siamo stufi di trionfalismo, di dire che siamo cristiani.  C'è  bisogno di camminare più  adagio, c'è  bisogno di sperimentare  questo cammino catecumenale dopo molte crisi, di lagnarsi dei fratelli, che ti criticano, di renderti conto della tua realtà, che si sfascino i tuoi ideali di comunità, di gente che si vuol bene ecc." (Orientamenti per il primo Scrutinio, 1986, pag. 98-99)

E alla Traditio, dopo circa dieci anni? Kiko è  ancora più  esplicito e virulento:

"Dobbiamo vivere una vita sciapa, stupida, “come ci vogliamo tutti bene, che bene stiamo qui a sentire la Parola di Dio, la carità è squisita...” Ma quello è una merda! Che cosa stai dicendo? Questo è cristianesimo? “Qui c’è carità, c’è comunione!” Alcuni dopo tanti anni ancora, non hanno capito niente." (Traditio Symboli, 1982, pag.109)

Perciò  non ci stupiamo se le testimonianze ci raccontano, e noi stessi ne siamo testimoni, che  normalmente in tutte le comunità del Cammino, nella propria come anche, secondo quanto si viene a sapere dai fratelli, nelle altre comunità  in altre parrocchie, città o nazioni, questo stato di litigiosità e di perdita di rispetto per la dignità altrui e di attenzione alla privacy di ciascuno, non si limita al primo periodo del ciclo di vita della piccola comunità neocatecumenale, durante il quale si fa la reciproca conoscenza mettendo da parte ipocrisie e ritualità sociali,  ma tende a diventarne un triste status perenne.

Ad un esame superficiale, proprio non si comprende perchè poi la comunità continui a vivere così tanto a lungo da finire estenuati da cotanto tormento. Non è questa la comunità cristiana di sicuro!
E non è  neppure ciò che viene promesso fin dalle prime catechesi neocatecumenali: nel disegnino delle catechesi iniziali infatti vediamo una scala che scende (Kenosi) fino alle acque del Battesimo, ma poi risale a costruire l'uomo nuovo: ma, nei fatti, anche quando è finito il cammino e oltre, nell'itinerario kikiano non esiste alcuna risalita, non è contemplata ascesi, mai si risale.
Tu aspetti e aspetti invano. E il tempo passa... Quello che possiamo dire per esperienza è che, ad un certo punto, come d'incanto, tutto viene soffocato e seppellito all'improvviso.
La pietra tombale che mette la parola fine a tutto l'ambaradan - a tanta sincerità imposta, a tanti litigi, agli stracci volati insieme alle famose sedie delle estenuanti convivenze mensili dell'eterno redde rationem neocatecumenale - è il diktat: "Non devi giudicare MAI". 

L'unica sedia all'altezza dell'ego di Kiko

Tale imperioso comando piomba improvviso e imprevedibile su tanto scompiglio, e tutt'intorno si fa silenzio, come sempre quando parlano i mega-super-catechistoni (specie se itineranti).

Di natura nuova neanche l'ombra (dicevo ascesi non c'è) poichè con gli anni nel cammino tra scrutini scorticanti, fango spalmato sugli occhi, Redditio dove si fa a gara a chi la spara più grossa ecc. ecc.

È tutto basato su un eterno reprimersi e farsi violenza. Ma poi i rancori si acuiscono, il lungo allenamento a spararsi a vicenda la verità in faccia tra fratelli di comunità, durato anni, ha la meglio, e le comunità vivono un eterno disagio, un diuturno scontento: la malizia serpeggia, la diffidenza reciproca pure, i giudizi non si esprimono più, ma sono tutti lì ed esplodono in gelosie ed invidie neanche troppo celate.

Bisogna dire che, in questa utopia del poter essere veramente se stessi solamente in interazione con il gruppo, il Cammino rivela la propria appartenenza ad un determinato periodo, quello dei collettivi, dei centri sociali e delle terapie di gruppo. 

Però, invece di elevare la fantasia al potere, nelle comunità neocatecumenali il disegno è quello di aderire ad un modello predefinito, tant'è che, alla fine, vista una comunità neocatecumenale le hai viste tutte, mentre, se veramente ciascuno potesse esprimersi liberamente, alla fine sarebbero diversissime tra loro, come sono diverse le singole personalità.

Invece il conformismo neocatecumenale è asfissiante: le comunità vengono lasciate apparentemente sole (in realtà i catechisti le vigilano continuamente attraverso la longa manus dei responsabili) ma alla fine vi è un solo modello che viene premiato, quello prestabilito. 

I primi anni di Cammino sono interamente dedicati a decostruire ciò che il cattolico pensa debba essere una comunità di credenti: pace, serenità, rispetto dell'altro, comprensione, dialogo, valorizzazione delle qualità dei singoli vengono bollate come ipocrisia, così come ciascuna iniziativa caritativa o semplicemente ricreativa viene scoraggiata fin da subito e rimandata ad un futuro indefinito, quando sarai un cristiano vero, 'rinato' e quindi libero.

Ora non devi creare interferenze o azioni di disturbo allo “spirito del cammino” che è la conversione finalizzata all’evangelizzazione neocatecumenale. Il Cammino ti ha salvato? Questo devi portare, inviato da Kiko ai “lontani” ma anche ai “cristiani della domenica” delle parrocchie che vogliono fare sul serio come te.

Tutto il resto è solo distrazione… del demonio.

Intanto il litigio e il regolamento dei conti di fronte a tutti viene addirittura istituzionalizzato. Tanto alla fine il risultato è sempre quello: perché non c'è un confronto di opinioni da cui può nascere qualcosa di nuovo, di positivo e costruttivo (anche le risonanze sono un esempio di come in cammino si parla sempre a se stessi, non si cerca il confronto) ma solo tempeste di emotività, fini a se stesse.

Dal momento poi che i catechisti (sempre presenti, come i registi nella Casa del Grande Fratello) premiano le personalità e le idee che aderiscono al modello di Kiko, oltre naturalmente a fare dello sfacciato nepotismo per i figli propri rispetto agli altri, dopo qualche tempo chi ha delle idee diverse o le cambia o impara a tenersele per sè e chi persiste nel manifestarle apertamente (e ci vuole un bel coraggio), prima o poi andrà via o sarà cacciato.

Ti danno anche l’illusione, con l’elezione dei catechisti della tua comunità, che qualcosa dipenda da te (questa elezione è preceduta da una ‘monizione’ in cui ti dicono che devi tener conto del “grado di conversione” del fratello che tu vuoi diventi catechista: “grado di conversione” - ti faranno capire chiaramente – commisurato alla “fedeltà al cammino” e allo “spirito del cammino” dato nelle consegne e al totale allineamento alla “obbedienza a Kiko e Carmen”). La verità è che questi catechisti ‘eletti’ - quando alla prova dei fatti, non rientrino nei canoni dati - possono, in ogni momento, essere rimossi dai tuoi stessi catechisti, che sono quelli che conducono il cammino nella tua parrocchia.
 
Eppure ti fanno invocare lo Spirito Santo prima della votazione, farsa nella farsa! Per cui... i responsabili più amati, quelli che sono stati votati dai fratelli perché obbiettivamente persone migliori e più adeguate, vengono sostituiti dagli yes men o da chi è più conformista, rigido, meno simpatetico; la comunità si cristallizza e si incartapecorisce diventando ciò che si voleva fosse fin dall'inizio, cioè una cellula obbediente del corpo di Kiko.

In un terrificante messaggio di WhatsApp, i catechisti stigmatizzavano il fatto che, in tempo di lockdown per coronavirus, si potesse partecipare a riunioni su piattaforma digitali con comunità non proprie oppure anche che ci si potesse trovare per pregare all'interno della stessa comunità al di fuori delle 'celebrazioni' stabilite e dei gruppi di preparazione fissati. Perché? Perché nulla deve sfuggire al rito predeterminato, perché non si stabilisca nulla di nuovo, neppure se positivo ed apprezzato, anzi, soprattutto se positivo e apprezzato!
Così pure, in tempi normali, sono vietate o comunque  caldamente  sconsigliate le escursioni e le attività sociali che non diano convivenze e pellegrinaggi previsti ed organizzati dall'alto.

Questo 'sistema educativo', a lungo andare, oltre a favorire depressione e calo di stima in se stessi, plasma personalità aggressive, non allenate all'autocritica, illogiche, impositive; le forma e, finché sono in cammino, in qualche modo le giustifica e le appoggia. 

Per questo per alcuni è impossibile uscire, non tanto dal Cammino, ma da ciò che, appreso in Cammino, sembra ormai far parte della propria personalità: i tipici casi a cui si può dire: "sei la dimostrazione che si può uscire una persona dal cammino ma non si può uscire il cammino da una persona"...

 

Per ottenere questi "bei" risultati c'è necessità di mantenere un clima di pressione in comunità, pressione della decima, delle visite dei catechisti, dei plurimi impegni, degli incontri, dei mille obblighi nei confronti dei fratelli, a cui si aggiunge questa continua conflittualità interna, prevista ed alimentata dai catechisti, secondo la antica strategia del divide et impera.

Senza questa divisione tra componenti della comunità dovuta a cause estrinseche, cioè alla pressione che viene praticata dall'esterno, alla mini gerarchia all'interno della stessa comunità che crea continuamente dissapori, all'impossibilità di avere chiarezza sulla gestione finanziaria, il gruppo detto comunità troverebbe una propria armonia interna ma soprattutto una propria autonomia nei confronti dei catechisti. 

Ecco, questo benedetto equilibrio viene visto come una jattura e si lavora attivamente per minarlo. Kiko stesso dedica sempre un angolo delle sue invettive a tuonare contro l'essere borghesi ed installati e ogni anno c'è qualche iniziativa per portare 'movimento' che si traduce solitamente in ansia, la quale poi genera insicurezza e conflittualità interna. 

"Dimostra d'essere un catecumeno senza dirlo":
niente di più facile...
Un esempio di ciò è stata la pensata delle communitates in missionem a Roma, che doveva comportare lo sradicamento delle comunità più vecchie, quindi anche dei più anziani anagraficamente, dalle proprie parrocchie per trasferirsi in altre.
Non abbiamo prove di come sia andata a finire questa transumanza, magari in nulla, ma intanto ha sortito gli effetti voluti: grandi paroloni all'esterno e grandi fastidi all'interno, con divisioni fra i più talebani e quelli meno, fra chi dice di sì e poi trova tutte le scappatoie e quelli che covano rancore per i soliti ipocriti primi della classe eccetera, ed il riemergere di antichi rancori.

Per assurdo, il blocco forzato di ogni attività  comunitaria dovuta ai lockdown causa coronavirus aveva avuto risvolti favorevoli per la serenità degli animi ed anche per l' unione orizzontale tra fratelli: il tiranno vero era rappresentato dalla normativa emergenziale e del tutto inutile è stato tempestare le persone chiedendo loro l'eroismo da protocristiani! Molti, in quel periodo, avevano ritrovato la pace e l'equilibrio per anni loro negato, e la pentola del Cammino, per un po', aveva misericordiosamente smesso di bollire.

Insomma, queste dinamiche sono ben raffigurate dal pentolone che  bolle e sobbolle e sempre rischia di trasbordare; questo assicura che mai la piccola comunità neocatecumenale si possa affrancare da catechisti, garanti, censori, padrini, didascali, responsabili, da quella lunga catena cioè con cui i controllati sono i propri stessi controllori, secondo il modello dei "migliori" campi di detenzione. 

Salgono? Scendono?
("Salita e discesa" - Escher - 1960)




Nota 1: La prima cosa che viene imposta è la riduzione allo stato infantile nella fede ("reset to factory settings!"). Poco importa se siamo battezzati, cresimati, sposati in chiesa, e magari persino ordinati: per il Cammino tutti questi sacramenti sono carta straccia (come le lauree hc di Kiko, per capirsi) perché non sono stati ancora vissuti in comunità. È solo partecipando alla comunità neocatecumenale che si apprende il valore del Battesimo e lo si vive nel concreto.

Dalle catechesi iniziali pag. 368:

Quando Gesù nasce, nasce piccolo ed ha bisogno di una famiglia dove crescere in sapienza e grazia, come dice il Vangelo: è la famiglia di Nazareth. Lo stesso con voi: uno appena battezzato è un bambino piccolo che deve ricevere molte cose. Dopo il battesimo non si può uscire di lì e dare cazzotti alla gente. Per questo San Paolo dice ai Galati che ancora hanno bisogno di latte come i bambini piccoli, perché hanno ricevuto da poco il battesimo ed hanno bisogno di sentimento ed altre cose. Ossia che dopo il battesimo passerete un tempo di neofitato.
Sapete come sarà la comunità dopo il battesimo? Come la famiglia di Nazareth, che vive in semplicità, normalmente. Maria non aveva acqua in casa e la andava a prendere alla fonte; faceva i lavori di casa; una volta alla settimana andava al mercato. Giuseppe metteva a posto sedie ed aratri, lavorava come falegname di villaggio. Vivevano in semplicità senza fare cose straordinarie. Così vivrete dopo il battesimo. Perché il neobattezzato è goffo ed impulsivo, vive molto di sentimenti ed è pieno di vita ed entusiasmo, allora ha bisogno di un periodo di maturazione vivendo in silenzio, in umiltà.
Questo cammino è una Kenosis, una discesa e nessuno può passare per la porta del Regno se non si fa piccolo, se non ha scoperto che tutto è grazia di Dio, dono gratuito. Chi non ha scoperto la sua povertà reale di uomo peccatore non scoprirà che Dio è quello che dalla morte e dal peccato tira fuori la vita ed una nuova creatura.

La re-inizializzazione dei fedeli ad una specie di infanzia nella fede è la premessa per una lenta riprogrammazione nel formato neocatecumenale.


Nota 2: Emblematica l’esperienza di Lino Lista che – per avventura – si ritrovò nella sua Parrocchia ad assistere alla predicazione neocatecumenale “catechesi della fase iniziale o della conversione”. Lino manifestò subito, senza reticenze, le sue perplessità ponendo domande. Fu bloccato come tutti col dire: “qui si viene ad ascoltare, non a dialogare… la fede viene per l’udito” “Ascolta fratello! Poi arriverà il tempo per dialogare” (altra colossale menzogna!). Lino interruppe qui l’esperienza. Già aveva capito tutto. Da questo nasce il suo meritevole impegno di disvelare i segreti neocatecumenali e il suo lavoro prezioso sulle trame oscure del Cammino.

sabato 17 dicembre 2022

Quando la comunità celebra solamente se stessa

Vi presentiamo una nostra traduzione di un articolo pubblicato su Infocatolica: "Senza autocelebrarci" 
(sempre dello stesso autore questo articolo già  pubblicato sul blog).

L'autore dell'articolo, Javier Sánchez Martínez, sacerdote della diocesi di Córdoba, ordinato il 26 giugno 1999, Laureato in Teologia, con specializzazione in liturgia, ha tenuto vari corsi di formazione liturgica ed è stato docente per la formazione permanente della vita religiosa e consacrata e membro dell'équipe diocesana di liturgia. Si è spento all'età di 48 anni l'11 settembre 2021. 
Riportando questo suo articolo, ci uniamo al suo ricordo con la preghiera.

La liturgia cessa di essere liturgia cristiana, culto nello Spirito e nella verità, quando diventa spettacolo festoso, incentrato sulla celebrazione del gruppo stesso o sull'esaltazione dei suoi presunti “impegni”.

Una comunità che non celebra se stessa

 C'è un cambiamento secolarista nella liturgia che manipola il sacro e lo sostituisce con il "noi"; Cristo viene rimosso e al suo posto viene messo il gruppo-comunità. La liturgia diventa il segno distintivo del gruppo per rafforzare i legami umani, trasmettere slogan e valori umani e ripetere instancabilmente che "renderemo una società più giusta e premurosa".

Questo si nota negli accenti umani, didattici e molto moralistici delle osservazioni e dell'omelia (questa lunghissima, un comizio); si nota nel tipo di canti durante la liturgia che cercano di avere ritmo e di provocare emozione e sentimentalismo; Si nota anche nel modo in cui gli elementi si moltiplicano affinché molti possano intervenire salendo al presbiterio (un avviso alla volta, un lettore per richiesta... o anche la lettura di un manifesto o «impegno»). Quella liturgia centra tutto sul gruppo concreto.

Fatto ciò, ci sono elementi della liturgia che vengono posticipati perché non hanno senso né sanno cosa farne: silenzio nell'atto penitenziale, dopo il “Preghiamo” della preghiera collettiva o dopo l'omelia; il canto del salmo responsoriale, meditativo, contemplativo; le preghiere della Messa e la stessa preghiera eucaristica, rivolte a Dio, che si recitano velocemente perché non sappiamo più pregare Dio con la liturgia; soppressi i segni dell'adorazione (genuflessione, inginocchiarsi alla consacrazione, profondo inchino al passaggio davanti all'altare... così come le processioni (ingresso, Vangelo) o gli incensi...

La liturgia cessa di essere liturgia cristiana, culto nello Spirito e nella verità, quando diventa spettacolo festoso , incentrato sulla celebrazione del gruppo stesso o sull'esaltazione dei suoi presunti “impegni”.

Una comunità  che celebra se stessa
Sempre più la liturgia diventa antropocentrica: l'uomo si esalta, la comunità stessa è centro e polo di attrazione : tutto è discorso, nuovo moralismo, valori e impegni, un movimento di commozione e di sentimenti in canti e gesti (canti sentimentali, tante baci e abbracci in pace…).

È finita la sobrietà, la gravità, la delicatezza, della liturgia che celebra Dio ed è azione di Dio, e quindi ci eleva e ci unisce a Lui. Tutto diventa banale, volgare, superficiale, emotivo.

Il primo inganno sarebbe centrare la liturgia come se fosse qualcosa di proprietà del sacerdote, dell'équipe liturgica o della comunità, e quindi manipolata. Piuttosto, la liturgia appartiene alla Chiesa, e noi ci inseriamo in essa, con rispetto, per ricevere la Vita e glorificare il Signore. 

Questa visione ecclesiale della liturgia è stata più volte esposta da Papa Benedetto XVI: «Dobbiamo chiederci sempre di nuovo: chi è il soggetto autentico della Liturgia? La risposta è semplice: la Chiesa. Non è il singolo -sacerdote o fedele- o il gruppo che celebra la liturgia, cioè in primo luogo l'azione di Dio, attraverso la Chiesa , che ha la sua storia, la sua ricca tradizione e la sua creatività» (Lettera al Gran Cancelliere del Pontificio Istituto di Musica Sacra nel I Centenario della sua fondazione, 13 maggio 2011).
La liturgia è anzitutto azione di Dio, non nostra propria azione creatrice ; è il luogo della grazia e della santificazione di Dio e per questo la liturgia viene accolta come dono, non viene fabbricata ogni volta come un'invenzione umana o una festa secolare, in attesa di vedere cosa si inventano ogni domenica:
«Possiamo dire che né il sacerdote da solo, né la comunità da sola sono responsabili della liturgia; ma è il Cristo totale, Capo e membra. Il sacerdote, la comunità, ciascuno è responsabile nella misura in cui è unito a Cristo e nella misura in cui lo rappresenta nella comunità del Capo e del Corpo. Ogni giorno deve crescere in noi la convinzione che la liturgia non è il nostro 'fare', ma, al contrario, è l'azione di Dio in noi e con noi» (SILVESTRE VALOR, JJ, Con uno sguardo a Dio Riscoprire il liturgia con Benedetto XVI, Madrid 2014, 185).
Conviene approfondire e ripetere questi concetti, di pari passo con Benedetto XVI, per sradicare qualcosa di così diffuso come il fatto che la liturgia appartiene al gruppo e deve essere una festa divertente e originale, che colpisce:
«Non è la sola persona – sacerdote o fedele – o il gruppo che celebra la liturgia, ma la liturgia è anzitutto l'azione di Dio attraverso la Chiesa, che ha la sua storia, la sua ricca tradizione e la sua creatività. Questa fondamentale universalità e apertura, che è caratteristica dell'intera liturgia, è uno dei motivi per cui non può essere ideata o modificata dalla comunità o dagli esperti, ma deve essere fedele alle forme della Chiesa universale» (Udienza generale, ottobre 3, 2012).
La liturgia si riceve dalla Chiesa, si celebra in comunione con tutta la Chiesa, plasma le nostre anime e ci santifica glorificando Dio . Questa è, quindi, la sua esatta prospettiva e, opportunamente assimilata, corregge la falsa creatività e la demistifica.
«Non è che facciamo qualcosa, che mostriamo la nostra creatività, cioè tutto ciò che potremmo fare. Proprio la liturgia non è uno spettacolo, non è un teatro, una rappresentazione, ma vive dell'Altro. Questo deve essere visto chiaramente. Per questo è così importante il fatto che la forma ecclesiale sia prestabilita. Tale modulo può essere riformato nei dettagli, ma non può essere prodotto in ogni caso dalla comunità. Come ho detto, non si tratta di produrre se stessi. Si tratta di uscire da se stessi e andare oltre se stessi, arrendersi a Lui e lasciarsi toccare da Lui… [lo stile celebrativo, la liturgia] non nasce solo dalla moda del momento» (Benedetto XVI, Luz del mundo, Barcellona 2010, 164).
Per questo, in ogni liturgia, in ogni parrocchia, monastero, chiesa, comunità cristiana, ecc., solo Dio deve risplendere , e per questo è essenziale adeguarsi ai libri liturgici e celebrare con sguardo contemplativo, con adorazione, sapendo davanti a chi siamo. No, non celebriamo noi stessi.

«In fondo, questa è la domanda: celebriamo il mistero della morte e risurrezione di Gesù Cristo o celebriamo le nostre esperienze di morte e di vita, perché in qualche modo di celebrare sembra che la presenza o la non presenza di Dio non importa, poiché tutto è incentrato sulla comunità» (Rodríguez, P., La sagrada liturgia, 305).

 

Javier Sánchez Martínez , sacerdote.



domenica 7 agosto 2022

Depressione, malattie e vecchiaia non si addicono ai neocatecumenali

Riproponiamo un'esperienza molto interessante su come la depressione ed altre malattie debilitanti, allontanano dalla comunità  neocatecumenale invece di avvicinarla.

Il Cristo sofferente di G.Afrune
immagine che il CN rigetta.
La comunità che ho frequentato per 12 anni, della quale sono stato responsabile, ha “vantato” diversi episodi di depressione e sofferenza vari (nei fatti a seguito descritti, i fratelli, maschi e femmine, li chiamerò “persona” per discrezione).

Un giorno una persona della comunità ha iniziato a sentirsi male, a non avere più tanta forza e nemmeno la solita lucidità mentale. Durante il decorso della sua malattia, le uniche volte che stava con i ‘fratelli’ erano quelle in cui lei - racimolando le forze - veniva alle celebrazioni, altrimenti stava in casa senza che nessuno andasse a visitarla. 

Dopo qualche tempo scoprimmo che aveva metastasi al cervello e, dopo poco tempo, morì.

Non posso dimenticare quanto mi ha impressionato la richiesta fattami da un cantore di un’altra comunità che, galvanizzato dalla possibilità di ‘cantare’ durante un funerale (perché nell’accezione NC il funerale è una festa e quindi si canta e si balla attorno alla salma dicendo “... perché il morire è certamente migliore ...”), mi chiese il permesso (visto che io ero il primo cantore della comunità) di poter fare questo ‘servizio’ al posto mio perché ... perché ... boh? ... lui ha detto soltanto «... è da tempo che sento di farlo!» (che volete, un funerale non capita tutti i giorni eh!).
 
Peccato che questo fratello non si era mai visto durante il “calvario” di questa persona ormai defunta.
 
Comunque ... una bella croce sul suo nome nel bel “mezzo” della Sacra Bibbia e pace all’anima sua!
 
Per chi non lo sapesse ... Al primo passaggio ognuno scrive il proprio nome sui dei fogli bianchi apposti tra il VT ed il NT dopo aver ‘ricevuto dai catechisti’ le seguenti parole: «... quindi, adesso che hai capito che qui non c’è qualcuno che ti dice soltanto quali sono gli ingredienti e come si fa una torta ma che te ne dà una bella fetta già pronta da mangiare e gustare, se vuoi continuare a gustarla, prendi la tua decisione davanti a Dio ed alla comunità, scrivendo il tuo nome sul “Libro della Vita”.
 
Un’altra persona, in cura da sempre per problemi di depressione, veniva visitata dai fratelli esclusivamente quando era di turno il suo gruppo di preparazione e per di più veniva trattata da imbecille perché non era molto partecipe e presente durante l’incontro (chissà perché ... saranno stati gli psico-farmaci?). 
 
Comunque ... poi è morta anche lei (aveva anche altre malattie) quindi un’altra croce ha fatto capolino su quella ‘lista’.
 
Ancora un’altra persona (in cura anch’essa ma con in più diversi tentativi di suicidio) a me molto cara, che - sempre a causa delle cure - si assopiva spesso, era oggetto di commiserazione perché in quello stato non poteva fare bene il cammino. 
Per farla breve, questa persona -sentendosi soltanto criticata- è uscita dalla comunità con tutta la sua famiglia ma la cosa più bella è che è “uscito dalla depressione” grazie ad un vero atto di fede - libero e cosciente - non imposto da travolgenti e sconvolgenti emozioni (ricordo il mio I° passaggio tra lacrime, dubbi, incertezze e combattimenti anche con mia moglie) quali quelle che “propina” il CN.
 
Per inciso, né questa persona - né tantomeno qualcuno della sua famiglia - è stato più cercato da qualche ‘membro’ (senza offesa) della loro ex comunità e se venivano menzionati era soltanto per dire quanto può fare il demonio per distruggere le comunità (senza pensare quanto può aver fatto il “giudizio”su di loro) o che non avevano trovato ciò che cercavano (lasciando intendere che nel CNC non trovi gente che ti fa ‘il sorrisino e ti tratta dolcemente’ ma trovi gente concreta che senza ipocrisia ti dice ‘la verità’ - CAPITO!!!).
 
Mi rendo conto che la “depressione” crea forti pregiudizi e terrore soprattutto quando, come ‘insegnano’ i catechisti, viene attribuita al proprio peccato di orgoglio scaturente dal voler a tutti i costi ottenere ciò che si vuole senza “discernere” se è quello che vuole Dio per noi.
 
Capirete i sensi di colpa a ripetizione che si aggiungono allo stato di prostrazione dovuto alla sua malattia. Malattia - la chiamo con il suo nome - perchè, come un’appendicite acuta che può capitare a chiunque anche ai più ‘forti’, può essere curata!
 
A riguardo, non posso dimenticare quanto ebbe a dire un fratello di una comunità ‘avanti nel cammino’, ormai fuoriuscito anche lui, che diceva sempre: «Depressione. E’ una spada di Damocle che tutti hanno ma che non vedono».

Da ciò accadde che altre persone della comunità - chi prima chi dopo - hanno subito tale sofferenza, trattata quasi con indifferenza dal resto dei fratelli, anche perché si diceva: «cosa posso fare io per lui/lei ... e poi che ne so se è peggio andare a trovarlo/a e si deprime ancora di più? Posso solo pregare per lui».
 
Alcuni di questi soggetti ‘difficili’, sono stati ‘fermati’ al II° Passaggio senza ascoltare il loro grido: «non toglietemi la mia comunità, ho soltanto questo», altri hanno reagito con aggressività per non essere commiserati e/o criticati, altri, dopo una lunga assenza e senza che nessuno li abbia più cercati, sono morti ... in compenso ‘i fratelli’ sono subito accorsi al capezzale, infischiandosene della perplessità dei parenti diretti che non avevano visto nessuno durante il decorso della malattia (cancro) del loro caro defunto, per fare la regolare veglia con annessi Vespri. 
 
Ah dimenticavo ... la croce sul nome, quella non si deve dimenticare!
 
La misura si è colmata con l’estromissione di una di queste persone ‘difficili’ che, dopo un periodo passato fuori la comunità, ha chiesto di poter rientrare ...
Non potete crederci, ma è così, gli è stato detto che non sarebbe potuto più rientrare perché nel frattempo la comunità aveva ripetuto un passaggio (che lui comunque aveva già fatto) e lui non si era presentato in ‘quella convivenza’; comunque, se voleva, poteva inserirsi nella nuova comunità che sarebbe nata con le prossime catechesi (non so come si fa lo smile che esprime “sgomento” ma è quello che ho provato quando l’ho saputo).
 
«A voi, per i quali il fardello più pesante che dovete trascinare siete voi stessi. A voi, che fareste pazzie per tornare indietro nel tempo e dare un'altra piega all'esistenza. A voi, che ripercorrete il passato per riesaminare mille volte gli snodi fatali delle scelte che oggi rifiutate. A voi, che avete il corpo qui, ma l'anima ce l'avete altrove. A tutti voi voglio ripetere: non abbiate paura». Don Tonino Bello
 
Senza parlare poi delle persone anziane... poverine, non possono più muoversi, non possono frequentare bene... va bè, non le chiamare più mi sono sentito dire dal responsabile dell’equipe dei miei ex catechisti.
 
Non so che frutti siano questi ma, cosa pretendiamo da una comunità che nasce sotto ammonizioni di questo genere: «... e quando vi incontrate in casa per preparare, fatelo senza portare e/o preparare nulla da mangiare, perché non siete chiamati a scambiarvi le cortesie; voi fate parte di una comunità non per fare amicizia ma per fare esperienza di Dio nella vostra vita. Sarà il Signore a fare di voi una famiglia.»
 
Caspita! Ma non è stato Gesù a dire “quando avete fatto queste cose ad uno di loro, lo avete fatto a me”?
Ma davvero il nostro ‘fare’ per i fratelli si limita alle preghiere e non serve a nulla la presenza personale per condividere la sofferenza? Già, vero, la sofferenza non si può dividere con qualcun altro - dicono tra i ranghi NC - ma dico, almeno è possibile com-patire, o no?
 
Sola a solo??? ma davvero Maria Santissima era “sola” ad “addolorarsi” davanti al Crocefisso o c’erano anche altre donne e più in là c’era il discepolo prediletto e perché no, c’era anche il centurione, a com-patire - ognuno nella sua misura - con la nostra Madre Celeste?
 
Credetemi c’è tanto ancora di “assurdo” da raccontare ma per adesso mi fermo qui.
Un abbraccio in Cristo a tutti.
 
Ah dimenticavo ...
Chissà se verranno realizzati i ‘cimiteri NC’ (ricordate?) dove i fratelli “nati in cielo” verranno tumulati sottoterra, sempre in semicerchio, coperti soltanto da una lastra di vetro tale da rendere presente, comunque, un appartenente della comunità e dove si protrà celebrare ancora in ‘comunione dei santi’ (non scherzo, Kiko l’ha detto veramente!).
Perciò, anche se da vivo un fratello era un po’ ‘scomodo’, poi si avrà la possibilità di riconciliarsi con lui e pregare ancora insieme.
Poveri noi.
(da: Larus)

mercoledì 6 aprile 2022

Il predominio della "piccola comunità" e l' "azione di disturbo" nei confronti dei Sacramenti e del ruolo del Sacerdote.


Seguiamo l’interessante analisi recentemente svolta da Valentina Giusti in un suo commento:


                   "Ho molti amici alla mia mensa…           ... ma pochissimi della mia Croce."


" L'articolo di oggi chiarisce ancor più, se possibile, l'azione di disturbo che in Cammino viene fatta nei confronti dei Sacramenti e in particolare del ruolo del sacerdote che agisce in persona Christi.

Così come nella Messa neocatecumenale il sacerdote non si comunica all'altare, ma insieme a tutti i fedeli, per significare la predominanza dell'essere comunità rispetto all'azione di Cristo in sé.


       Domus Galilaeae International Center

    gelido luogo di culto kikiano/carmeniano

 

Così la confessione, da momento in cui la singola persona riceve il perdono dei peccati e la grazia dal sacerdote, viene trasformata, nella penitenziale del Cammino, in un momento corale in cui il peccato viene perdonato dalla comunità e il sacerdote non ne è che l'appendice. 

 Sembrerebbe che la comunità si voglia  sostituire al sacerdote, ma l'impressione è che l'obbiettivo sia quello di sostituirsi a Cristo stesso.



Cattedrale di Ascoli Satriano
Vorrebbero radere al suolo per sempre
tutti i luoghi di culto
cari alla nostra memoria

Recentemente è stato portato alla ribalta un nuovo caso di battesimi considerati invalidi per la diversa formula utilizzata dal Sacerdote: "Noi ti battezziamo...la Comunità ti battezza".

 

Esattamente lo stesso "cambio di soggetto" introdotto dal Cammino:


Devono fare sempre i fenomeni!

 

Dalla prima persona singolare (il sacerdote, Cristo) alla prima persona plurale (la comunità neocatecumenale)

Questo è il motivo per cui non è ammesso che chi cammina abbia una figura di riferimento come il direttore spirituale: questo riporterebbe la vita dell'anima e le sue scelte dal plurale al singolare, e avrebbe fine il suo legame non con la comunità dei fratelli, ma con chi pretende di omologarne vita e scelte, in autonomia rispetto alla Chiesa, per motivi di potere e di interesse personale



               Santa Suor Faustina Kowalska


Santa Faustina Kowalska era legata in modo filiale e inscindibile alla propria Congregazione, ed obbediva alla Madre superiora in piena sottomissione: pur essendo religiosa e avendo dato i voti (cosa che non riguarda lo status dei laici appartenenti ai movimenti come il Cammino) viveva il proprio cammino spirituale in modo singolare, guidata da Dio e dal proprio direttore spirituale, accettando anche a volte l'incomprensione dei superiori e lo scherno delle sorelle. 

Chiunque scelga di seguire l'esempio dei santi, si troverà sempre in antitesi ed in contrasto con l'insegnamento veicolato nel Cammino. 


Sicuramente molti neocatecumenali, da persone di fede, cercano di conciliare l'uno e l'altro, ma viene presto il momento del redde rationem, cioè il momento in cui ci si rende conto che si deve scegliere fra il Cammino e la propria vita di fede, così come vissuta dai santi e proposta nella Chiesa."   (*)



                   Gesù, Confido in Te.

basta un confronto con le orride icone di Kiko!



     “ A nessuno diamo occasione d’inciampo”

Un affiliato che deve fare l’imbianchino per Kiko.

           A proposito di “libero arbitrio”.

Concludiamo con Mav:


" ...purtroppo questo avviene dopo troppi anni, il lasciapassare della presenza dei Parroci ha il suo peso.

Se uno arriva da una esperienza di fede pregressa c'è speranza, in caso contrario è molto più difficile.

La pigrizia di non andare mai alle fonti fa il resto. 

La piccola verità del cnc rimane l'assoluto. 

 Il covid ha spezzato un ingranaggio liberando le persone speriamo che serva almeno per esercitare un minimo di libero arbitrio. "   (*)

 

 

 

 

Stemma raffigurante la Y pitagorica.

          La possibilità di scelta

   tra i due opposti sentieri iniziatici

          del vizio e della virtù.

venerdì 10 dicembre 2021

Riflessioni sulla crisi delle 'nuove comunità '

Proponiamo un estratto da un articolo di  padre Laurent-Marie Pocquet du Haut-Jussé, SJM, "Nuove comunità e recenti comunità tradizionali": in esso vengono esposti i punti di debolezza di molte esperienze di nuove comunità laicali, nate in risposta ad una crisi della Chiesa e richiamandosi al Concilio Vaticano II, ma che negli anni hanno dimostrato delle debolezze implicite nella loro stessa struttura, nella figura del fondatore, nelle aspettative dei loro membri, aggravate dall'atteggiamento dei Pastori della Chiesa, poco lungimiranti e spesso deboli ed opportunisti.
Riconosciamo nella descrizione molte delle caratteristiche del Cammino neocatecumenale, sebbene crediamo che, in esso, siano molto più presenti e caratterizzanti rispetto ad altri movimenti post-conciliari, al punto da renderlo una vera e propria deriva settaria in seno alla Chiesa cattolica.
 
 
 Comunità nuove come risposta alla crisi…

Riconosciamo che le comunità nuove (molte di origine carismatica, ma non tutte, annunciate come la primavera della Chiesa, una nuova Pentecoste.) hanno permesso a numerosi cattolici, sacerdoti e fedeli, di trovare una risposta esistenziale alla radicalità anticristiana della modernità e poi della postmodernità: 

  • il rifiuto dell’eredità, 
  • l’omicidio del padre, 
  • l’illusione che ciascuno debba costruire la propria identità e non più riceverla (favorendo l’emergere di nuove generazioni sinistre di depressi festosi), 
  • la necessità di elaborare da soli un progetto di vita senza materiali né modelli (l’eroe ed il santo secondo Bergson), ma in totale dipendenza dai fenomeni alla moda, con l’ingiunzione, presso alcuni cattolici progressisti, di adeguare il cristianesimo in vista di un suo miglioramento (tanto vale voler migliorare il nord magnetico, diceva ancora Péguy)… 

In questo contesto, le comunità nuove hanno costituito un’ancora di salvezza sotto un duplice aspetto: 

  • la protesta profetica e spirituale (a fronte di un profetismo contestatario e politico della sinistra cristiana), quindi identitaria, 
  • ed un esempio di paternità offerto ad una generazione senza padre (e senza riferimenti!). 

C’è anche stata la riproduzione di un modello ben noto nella Chiesa: la comparsa di nuove famiglie religiose attorno al fondatore, che porta con sé un carisma per la Chiesa, una grazia gratis data, un nuovo modo di vivere il Vangelo, modo che attira, riunisce e costituisce una nuova famiglia religiosa, che raggruppa numerosi battezzati con diversi livelli di coinvolgimento. 

Queste nuove comunità hanno adottato per alcuni una forma organizzativa originale con una vita fraterna condotta secondo diversi stati di vita (uomini e donne, famiglie e celibatari…). 

Fondate per lo più da laici, esse si richiamavano al Concilio (ciò che è dubbio, in quanto il Concilio ha canonizzato piuttosto il modello dell’Azione cattolica, non quello dei laici, che vivono come monaci…). Aggiungiamo un dichiarato attaccamento alla persona del Santo Padre, un’esplicita dimensione mariana, una vita comunitaria ed apostolica centrata sulla liturgia (di preferenza orientale…) ed una forte contestazione della secolarizzazione.

...le porte degli inferi non prevarranno


… ma crisi delle nuove comunità

Come spiegare la crisi che tutti conosciamo oggi? Queste deviazioni, ch’esse hanno generato e favorito, sono oggi ben note: 

  • riferimento unico al «Padre» (il fondatore, che spesso resta per troppo tempo il superiore), 
  • costante sensazione, di fronte alla crisi, di rappresentare la Chiesa nella sua espressione più pura mentre non si è che una comunità ecclesiale
  • la certezza di costituire la piccola falange dei santi degli ultimi tempi e di offrire una sintesi del meglio della tradizione spirituale della cristianità, 
  • confusione tra il foro interno ed il foro esterno

Da parte dei fondatori e nella dottrina insegnata e trasmessa, si trova generalmente ciò che io chiamo un «neo-quietismo»: 

  • le esperienze spirituali forti, 
  • la sicurezza d’essere strumento di Dio per stabilire nella Chiesa una nuova via soprannaturale, 
  • il fascino verso l’onnipotenza che si esercita sui membri, attraverso l’osservanza dei consigli evangelici (però oggetto di semplici promesse o di voti privati…), la cui applicazione si regola da sé, 
  • l’adulazione di cui si è oggetto… 
possono a poco a poco scusare e addirittura legittimare un comportamento contrario al sesto ed al nono comandamento. Il fenomeno dell’ascendente sembra allora autorizzare delle azioni delittuose o addirittura criminali.
 

Carmen Hernández in preghiera a mani giunte (anzi no....)

 

Occorre anche accennare alla responsabilità propria dei membri di queste comunità: 

  • una confidenza deviata, 
  • un soggettivismo dominante ed un’affettività invadente, 
  • l’oblio della dimensione oggettiva e normata delle regole per lo sviluppo di una vita spirituale autentica,
  •  infine l’ignoranza della tradizione della Chiesa, della sua dottrina come della sua spiritualità, a vantaggio di una gnosi ad un tempo elitaria e immorale… 
  • Difficoltà nel prendere le distanze da chi sembri essere stato per voi lo strumento di Dio per la conversione, per un’esperienza spirituale forte, un risveglio o un incontro determinante… 
  • Rifiuto di vedere nel proprio maestro difetti o limiti. 

Ora, è questo un punto di passaggio obbligato tanto nei confronti di un individuo quanto nei confronti di una comunità: la disillusione, momento essenziale per non scegliere che Dio solo, per non vivere che per Dio solo.

Questo si inserisce nel quadro più generale delle purificazioni attive e passive di ogni vocazione verso un’autentica vita spirituale e teologica. 

Citiamo la testimonianza di un religioso, membro di una fondazione recente, a proposito del proprio fondatore:
 
«Era veramente molto bello, ma stavo guardando un film, in cui io non ero presente come persona che si interroga. In cosa tutto ciò m’invitava alla conversione? In quanto giovani religiosi, noi non avevamo le istruzioni per sapere come procedere dopo, con la complessità delle nostre vite personali […] Questi fondatori hanno risvegliato qualcosa di profondo dal punto di vista della fede, ma non sono stati capaci di accompagnare i loro discepoli e di dar loro i mezzi per vivere da soli, per vivere l’esperienza spirituale della notte, che attraversa ogni religioso ad un certo punto della sua vita, in quanto essi stessi non erano forgiati per questo» (Hoyeau, pag. 174-175).
 
Tabernacolo dedicato alla 'visione' mai sottoposta al vaglio della Chiesa con la quale Kiko Argüello attribuisce alla Madonna la fondazione del Cammino neocatecumenale

 

C’è infine la responsabilità dei pastori della Chiesa, garanti della dirittura morale e della fedeltà del popolo diocesano alla Tradizione. 

Si deve constatare un’assenza di lungimiranza prima nel rifiuto e poi nella strumentalizzazione di queste comunità, sempre a causa di questa mancanza di radicamento nella Tradizione e di una chiara comprensione dell’identità cattolica, benché si possa capire la loro necessità di accogliere queste nuove vocazioni, che hanno procurato alcune forze vive ai doveri del ministero, compensando in piccola parte l’erosione del clero diocesano e delle comunità religiose più antiche e che costituivano anche l’ultimo baluardo, l’ultima possibilità per non dover riconoscere l’esistenza, la fecondità, la perennità di un’altra corrente dottrinale e spirituale nella Chiesa, vale a dire il movimento Ecclesia Dei o Summorum Pontificum.

 

Il rinnovamento attraverso la tradizione

È qui che la liturgia tradizionale può rappresentare, con tutto ciò che la costituisce, un’opportunità di rinnovamento per queste comunità come per tutta la Chiesa. 

La vita della Chiesa riposa su di un trittico: la liturgia, il catechismo, la missione. Benché la realizzazione di questo programma pastorale e spirituale sembri al momento leggermente ostacolata, conserviamo la nostra libertà di protesta profetica, poiché la legittimità di ciò che noi siamo e di ciò che noi rappresentiamo è incontestabile come lo è il fatto che esista nella Chiesa un diritto alla critica costruttiva, purché non venga contestata alcuna verità rivelata ed insegnata infallibilmente dal Magistero… 

In questo contesto, non c’è una spiritualità «tradita», ma solo un diritto ed una necessità vitale di difendere un patrimonio spirituale che appartiene a tutta la Chiesa. Per di più, se v’è una pluralità di spiritualità nella Chiesa, la liturgia è la spiritualità della Chiesa. 

Da qui l’importanza di una liturgia di riferimento, una missa normativa che costituisca ciò che chiamavamo poco fa la forma extraordinaria del rito romano, che rappresenta la garanzia dell’ortodossia. 

Il carattere «oggettivo» della liturgia tridentina (cfr. Claude Barthe, Histoire du missel tridentin et de ses origines [Storia del messale tridentino e delle sue origini], Versailles, 2016) ed il fatto ch’essa sia il frutto di uno sviluppo omogeneo attraverso la storia, preservando in tutto il continuum vitale con i Padri della Chiesa ed i tempi apostolici, tutelano i pastori ed i fedeli da tutte le derive, di cui abbiamo appena parlato.

Questo attaccamento dottrinale e missionario si colloca pienamente nella nuova evangelizzazione, a meno che non si voglia eliminare un gruppo di fedeli non in ragione di ciò che crede o di ciò che fa, bensì in ragione di ciò che è.

Il clericalismo non è nient’altro che la deviazione dall’autentica paternità spirituale, che i sacerdoti devono esercitare nella Chiesa a beneficio dei fedeli: il ruolo del padre è quello d’introdurre suo figlio nella realtà, nell’ordine oggettivo delle cose, consentendogli di fare suo l’ordo sapientiae et amoris della Rivelazione cristiana in modo soggettivo e di appropriarsene per costruire. 

Per il figlio, il padre non è un essere onnipotente, bensì il servo di ciò che è più grande di lui, realtà che il figlio è chiamato a sua volta ad amare ed a servire per essere libero. 

Ora, la liturgia tradizionale predispone e conduce a questa attitudine spirituale di povertà e di servizio per la sua ieraticità, la sua oggettività, la sua perennità. Il sacerdote che celebra scompare letteralmente in virtù dell’orientampreghiera anto dell’azione liturgica e del silenzio.
Ecco perché la liturgia tradizionale può essere per queste comunità un pegno di rinnovamento, di riparazione, di riforma. 

Imboccando questo cammino, con tutto l’affetto filiale di cui esse sono capaci, dimostreranno agli occhi dei nostri pastori la loro libertà nello Spirito, adottando i più sicuri mezzi di conversione e di generosità missionaria. Papa Francesco ha detto ai suoi confratelli gesuiti slovacchi il 12 settembre scorso che non si deve aver paura della libertà nella Chiesa. 

Sta a noi ed a queste comunità mostrargli la necessità di rompere con tutte queste misure restrittive e paralizzanti!

(padre Laurent-Marie Pocquet du Haut-Jussé, SJM)



mercoledì 18 agosto 2021

È vero che uscire dal Cammino significa "restare soli"?

Qualcuno ha scritto ( ma non è la prima volta, è un tam tam che ripetono fino allo sfinimento):

Anonimo 12 agosto 2021 13:52
Una domandina a chi dice che lascerà la comunità? In cosa si trasformerà la tua vita cristiana? Si sa che la fede non si vive da soli, in modo individuale, privatamente, facendo riti individuali. Si sa che questo non è cristianesimo ma religiosità naturale, la fede si vive nella comunità e insieme ai fratelli e sorelle, come pensi di realizzare questo, una volta fuori dal Cammino? Dove troverai una comunità che ti accompagna? Fatti concreti. Grazie

Premessa, e riflessione con la Parola di Dio:

"Temo però che, come il serpente nella sua malizia sedusse Eva, così i vostri pensieri vengano in qualche modo traviati dalla loro semplicità e purezza nei riguardi di Cristo. 4Se infatti il primo venuto vi predica un Gesù diverso da quello che vi abbiamo predicato noi o se si tratta di ricevere uno spirito diverso da quello che avete ricevuto o un altro vangelo che non avete ancora sentito, voi siete ben disposti ad accettarlo..."

Mia piccola introduzione:
Quando alcuni introducono il veleno, perché di questo si tratta, ecco che bisogna ragionarci sopra un pochettino, e si vedrà il veleno della menzogna sparire con la verità. Infatti il Signore ci ha dotati e ci ha messi nella condizione di ragionare.

Alcuni vanno scrivendo (ma lo dicono nelle loro convivenze, a partire dal loro grande capo e maestro) che in comunità neocatecumenale non si sia soli (famoso slogan come la fine delle parrocchie) mentre gli altri cristiani della domenica (così chiamati dai super nc) siano soli.

OK! Analizziamo il tutto.

Per loro noi siamo soli e quindi viviamo una fede solitaria, mentre loro sono in compagnia, cioè formano comunità, la famosa comunità cristiana, e per cui è scontato che se dessimo valore a questa loro conclusione a questo punto noi, solitari ( come ci dicono loro), siamo in errore, e loro sono quelli che sono nel vero.

Mi chiedo e chiedetevi: ma quando questi sono comunità e quando noi siamo soli?
Penso, e credo di non sbagliare, che per loro l'essere comunità sia quando si riuniscono il sabato sera e sia durante la settimana e sia nelle loro convivenze. Sappiamo come si svolgono e cosa fanno, perché abbiamo partecipato anche noi. Per cui senza che scrivo nel dettaglio come si svolgono i loro incontri.
Bene! 

Per cui analizziamo la loro compagnia e la nostra solitudine. Metto Tizio è un neocat, Caio è un cristiano della domenica.

Tizio ( o single o con famiglia) esce di casa per andare il sabato sera nella sua Celebrazione, entra nella saletta, si siede nella sedia di plastica e attende che si inizia. Normalmente si inizia quando fa comodo ad alcuni, spesso in ritardo rispetto all'orario prestabilito. Sapete come si svolge la Celebrazione, senza che scrivo. Poi Tizio uscito scambia due parle con i partecipanti.
Caio ( o single o con famiglia) esce di casa per andare la domenica mattina alla Santa Messa, entra nella chiesa, si siede sulla panca e attende che si inizia, ma attenzione a un punto, Caio ha davanti a se il Tabernacolo, e prima dell'inizio parla con Gesù, gli confida tutto, chiede perdono, prega per i famigliari e altri, insomma dialoga con Gesù. Si inizia ad orario, in alcune chiese si fa la Processione, ci si inginocchia davanti a Dio che si fa presente. Sapete come si svolge la Santa Messa. Poi uscito Caio scambia due parole con i partecipanti.

Notate che Tizio sia in compagnia e Caio sia solo? Io noto l'opposto, Tizio è solo, in quanto ha relazioni solo umane, Caio ha relazioni umane e divine, cioè parla con Dio perché in chiesa lo ha presente davanti a se nel Tabernacolo e poi anche durante la Santa Messa.
Ma sappiamo che vi è la celebrazione della parola, e per cui durante la settimana ci si incontra dentro una stanza. Il fatto si ripete, Tizio esce di casa, va nella stanza, scambia due parole, inizia la celebrazione, la conosciamo, usciti si scambiano due parole. Poi rienta a casa.

Caio non va a questa celebrazione, ma lavora, e durante la giornata scambia parole con tutti, ma nello stesso tempo quando passa davanti ad una chiesa, ecco che si ferma e va cinque minuti a scambiare due parole con Gesù. Finita la giornata lavorativa rientra a casa e prima di andare a dormire prega il Signore.
Premetto che sto facendo esempi comuni, perché le sfumature potrebbero essere molte, in quanto Caio potrebbe frequentare un Gruppo di Preghiera, o CL, o altro.
Anche qui vedete che Tizio sia un vero cristiano e Caio no?

Passiamo alle loro convivenze.
Tizio esce di casa e va in albergo, per tre o quattro giorni si siede dentro una stanza e ascolta catechesi dalla mattina alla sera, dove per lo più si raccontano fatti umani ( infatti lo pseudocatechista, di cui ho avuto la sfortuna di subirmelo, raccontava ogni volta di se, della sua esperienza di fede, così si gonfiava sempre più) e altre cose legate alla Chiesa e al Vangelo e altro. Per tre o quattro giorni ecco che sei bombardo da un fiume di parole, a senso unico, dove sei costretto a subire. Ovviamente durante tutto questo si mangia, si fuma, si beve, si ride, si creano gruppetti, si è soli sopra un divano dell'albergo, si è soli in stanza ( perché non è che stai sempre in compagnia h24, è un dato di fatto che ci sono momenti in cui sei solo), ecc, ecc.
 


Caio non va in queste convivenze, ma ogni tanto si prende un fermo biologico, le ferie per chi non capisse, e se ne va ad un santuario, o eremo. Non subisce per tre giorni valanghe di parole a senso unico, ma prega e si mette davanti a Dio a dialogare. Poi esce e va in giro, mangia e fa colazione, e gira nel posto e ogni tanto scambia una parola con qualcuno, tipo al bar mentre si prende il caffè. Ogni tanto prega, e parla con qualche sacerdote per quache direzione spirituale o confessione.
Notate, anche qui, che Tizio sia un vero, e Caio sia ingannato perché non è in comunità neocat?

Mi fermo qui, perché il senso si è capito. Ora da questo piccolo esempio possiamo capire come alcuni siano talmente di parte, cioé dei talebani del sistema, che non riescono a vedere oltre il proprio naso, hanno lo sguardo mozzato e il ragionamento compresso nelle loro quattro cose. Non riescono proprio a capire e ragionare, neanche si chiedono cosa stiano formulando dentro la loro mente. 
 
Ma, mi dispiace scriverlo, perché non voglio deludere qualcuno (non mi piace, ma in alcuni casi lo si deve fare), bisogna ammettere che vi è sempre un emittente che emana il messaggio e gli altri lo ricevono, e poi lo ritrasmettono in giro. Per cui vi è qualcuno in mezzo a loro che inserisce questi ragionamenti nei cuori. Ora sappiamo chi è e chi sono, è inutile che facciamo finta di nulla.
 
E noi? Noi non siamo soli, siamo sempre in compagnia della Santissima Trintà, la Madonna l'Angelo Custode, i Santi del Paradiso, le Anime Purganti, la Chiesa tutta, la famiglia, i Fratelli di quaggiù, nel blog, e altro. 
Qualcuno di voi si è dato la Fede da sè? Non mi pare. Ovviamente ritorna il solito slogan di parte e senza senso, lo scopo è quello di sottomettervi alla loro volontà decaduta nell'errore. 
Usano ogni mezzo, come gli scritti dei Padri e altro, e manipolano il prossimo per piegarlo. 
Ma non ci preoccupiamo, noi abbiamo dentro di noi lo Spirito Santo che non lo permette, infatti lo Spirito brucerà ogni azione iniqua. Rimaniamo sempre uniti alla Santissima Trinità, chiediamo allo Spirito Santo di bruciare tutto nel Suo Fuoco Divino.

(da: Cristiano Della Domenica)

giovedì 20 settembre 2018

Sul concetto di "comunità" all'interno del Cammino Neocatecumenale

Crocifisso-sogliola designed by Kiko.
Sullo sfondo, la moschea d'oro di Omar
Il Cammino Neocatecumenale ha come sua caratteristica fondamentale (almeno il Cammino delle origini, perché l’attuale può essere solo considerato “quello che resta” di una cosa nata con uno scopo, trasformato in corso d’opera, ed oggi sussistente con altri scopi e parte delle vecchie strutture: un edificio in stato di decadenza) la sostituzione della teologia della redenzione classica, operata da Cristo, con una teologia della redenzione in cui il ruolo attivo è svolto dalla comunità. Cioè, sostanzialmente il centro del Cammino è l’idea di comunità, la quale assorbe in sé prerogative divine e cristologiche: se la Chiesa è il corpo di Cristo, il Cammino si identifica come la vera chiesa, e quindi la comunità neocatecumenale è Cristo. Con tutto quello che ne consegue, di categorie teologiche tradizionali travisate e reinterpretate alla nuova bisogna: fuori dalla comunità neocatecumenale non c’è salvezza; la comunità ha il potere di rimettere i peccati; la comunità salva.

Credo che l’origine di una simile teoria sia incentrata nella mentalità anni ‘60, quel comunitarismo che nel mondo ha prodotto comuni, hippies, lotta armata ecc. Il senso del Cammino è quello di trasferire gli attributi di Cristo alla comunità, pertanto occorre da un lato destrutturare la tradizione e tutto ciò che essa attribuisce a Cristo (la liturgia, la sacralità del culto, l’idea di sacrificio: tutti “retaggi pagani”, di religiosità “verticale”); dall’altro ricoprire la comunità di tutti gli attributi di Cristo, usando anche tecniche di fidelizzazione dell’appartenenza comunitaria.

Il catechista non è un esperto di fede, ma un guardiano della comunità, che vigila affinché i membri stiano alle regole e non ci siano deviazioni; la liturgia è svuotata di fini e caratteristiche soprannaturali, ma serve a istituire-rinforzare-ricompattare la comunità (è un rito collettivo in cui sentirsi membri di una sola cosa: ecco che non puoi sostituirla con una celebrazione qualsiasi, non è uguale alle altre messe perché è un privilegio della tua sola comunità di cui tu sei un eletto membro; ha canti che altri non cantano, ma tutti li cantano insieme; idem per i balli e le altre cose che cementano l’appartenenza al gruppo, al vertice c’è il pane azzimo, volutamente distinto dalle tradizionali ostie, svuotato del senso sacramentale, diventa un pane di condivisione comunitaria).

Guappo concertone kikiano per celebrare
Kiko, "autore" delle vocazioni neocat
La confessione dei peccati alla comunità è basata sull’idea che sia la comunità a redimere e a garantire la salvezza, non un atto di clemenza sovrana di un Dio altissimo. Pensiamo anche a tutte quelle caratteristiche che sono simili ai partiti di massa (anche se più squallide): uso di simboli comuni per riconoscersi e cementare l’unità (icone e merchandising di Kiko); si leggono le stesse letture, si ascolta la stessa musica, si usa la stessa uniforme (la barba sfatta, le Lucky Strike, il clergyman, i camici con lo stesso pizzo, le casule con le stesse righine d’oro, ma pure la giacca e cravatta a messa ecc.).

Ora, senza il presupposto di una comunità divinizzata, che ruba attributi soteriologici a Cristo, tutto ciò non ha senso. E senza il ribaltamento della dottrina su redenzione e peccato, tutto ciò non ha senso. Kiko ha svuotato il Cammino del suo presupposto originario, ed ora c’è una balena abnorme che continua ad esistere, con mille seminari e centomilioni di chitarristi, ma senza più la sua “mission” originaria. Il fatto che Kiko abbia ricondotto la teologia su alcuni punti alla visione tradizionale (sto preparando una riflessione sul “cambio di rotta” interno al Cammino circa la teologia della soddisfazione vicaria, la natura sacrificale della Messa, l’offertorio e la Presenza reale.


Ora non sappiamo se Kiko se si sia pentito o cosa: certamente l’orgoglio gli impedisce di fare ammenda e di ritenere che la sua creatura sia un gigantesco equivoco nato per sbaglio), fa sì che si celebri la “messa” per niente, che ci si umili di fronte ai catechisti per niente, che ci si riempia la casa di icone per niente: lo si faceva perché era il gruppo a dare la salvezza in quanto unico; era la sola vera chiesa cattolica, dato che il presupposto logico del Cammino è una crisi della chiesa (dal 313) talmente grave che essa ha smesso di essere salvifica e utile spiritualmente, laddove non addirittura dannosa e complice di dannazione dei suoi fedeli, educati al paganesimo e al disprezzo della bibbia e della comunitarietà; in pratica il Cammino è una sorta di sedevacantismo, dove si ritengono la sola vera chiesa, pure all’interno del contenitore formale cattolico con vescovi e cardinali e papi (immagino che i più zelanti abbiano sempre pensato che i vescovi stessi non neocatecumenali che li accoglievano in diocesi sarebbero finiti nel girone dei pagani), dove soprattutto tutti i sacrifici sono giustificabili da quel presupposto. Pago le decime altrimenti sono fuori dalla sola comunità che salva. Confesso le oscenità altrimenti sono dannato. Ecc.

Clone di Kiko che clona gli sgorbi di Kiko
Io credo che conti moltissimo in questo processo anche il passare del tempo e la modernità. Una volta non ci si conosceva, non ci si parlava, trovare testi e informazioni era difficile. Con internet tutto è cambiato e sono circolate le informazioni e pure l’accesso all’informazione. La comunità come sola fonte di istruzione religiosa non ha senso oggi, quando col cellulare ti leggi quello che vuoi ovunque. Poi su internet la comunitarietà è diversa: non ci si incontra o chatta insieme solo tra membri del gruppo. Scopri che esistono altri che si interessano delle stesse cose e dicono le stesse cose. Pensavi di essere l’unico che avesse interesse per la liturgia e scopri mille blog e forum liturgici con gente più competente di te. Pensavi di essere l’unico a tutelare la famiglia o la procreazione e scopri che ce ne sono a milioni anche fuori dal Cammino. Il Cammino era l’unico posto in cui c’erano certi valori e scopri che tutti li possono avere e anche meglio, pure fuori. Secondo me è questo che ha spaventato Kiko, più che il pericolo di leggere i blog. Il pericolo di scoprire che la specificità unica del Cammino non ha fondamento, perché è solo una goccia in un mare. Che quindi tutte le croci fatte portare ai membri in nome del privilegio di appartenere alla sola comunità degli eletti, non hanno senso perché ci sono altri che riescono ad essere cattolici ottimamente anche senza Cammino. Essere un gruppo della vasta chiesa è inconcepibile per chi si riteneva la sola chiesa. Probabilmente Kiko sta cercando in extremis di salvare il Cammino, dandogli una teologia “tradizionale” (che sia effettivamente tale poi mi sembra discutibile) per farlo diventare una delle stampelle tradizionali della chiesa, ma questa operazione gli si ritorce contro.

(da: Tomista ex NC)