Dai catechisti viene raccomandato di essere se stessi senza freni inibitori e senza ipocrisie al fine di far emergere l'uomo vecchio che "VA AD ESSERE DISTRUTTO NEL FONTE BATTESIMALE PERCHE' POSSA NASCERE LA CREATURA NUOVA".
Ed uno può pensare che all'inizio ci può anche stare!
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| Nella celebre via di Palermo le sedie volanti erano le portantine, nelle comunità sono le sedie in plexiglas, infrangibile |
Tanto più che i catechisti ti ribadiscono, con le parole di Kiko nella convivenza del Primo scrutinio, circa tre anni dopo le catechesi iniziali:
"Adesso ti stiamo preparando per un rito nel quale ti si va a dare la fede, un inizio di fede perché tu cominci il Cammino. Fino ad oggi hai fatto un periodo di assestamento, di prova, se vuoi finora non abbiamo ancora cominciato il Cammino sul serio. Siamo stufi di trionfalismo, di dire che siamo cristiani. C'è bisogno di camminare più adagio, c'è bisogno di sperimentare questo cammino catecumenale dopo molte crisi, di lagnarsi dei fratelli, che ti criticano, di renderti conto della tua realtà, che si sfascino i tuoi ideali di comunità, di gente che si vuol bene ecc." (Orientamenti per il primo Scrutinio, 1986, pag. 98-99)
E alla Traditio, dopo circa dieci anni? Kiko è ancora più esplicito e virulento:
"Dobbiamo vivere una vita sciapa, stupida, “come ci vogliamo tutti bene, che bene stiamo qui a sentire la Parola di Dio, la carità è squisita...” Ma quello è una merda! Che cosa stai dicendo? Questo è cristianesimo? “Qui c’è carità, c’è comunione!” Alcuni dopo tanti anni ancora, non hanno capito niente." (Traditio Symboli, 1982, pag.109)
Perciò non ci stupiamo se le testimonianze ci raccontano, e noi stessi ne siamo testimoni, che normalmente in tutte le comunità del Cammino, nella propria come anche, secondo quanto si viene a sapere dai fratelli, nelle altre comunità in altre parrocchie, città o nazioni, questo stato di litigiosità e di perdita di rispetto per la dignità altrui e di attenzione alla privacy di ciascuno, non si limita al primo periodo del ciclo di vita della piccola comunità neocatecumenale, durante il quale si fa la reciproca conoscenza mettendo da parte ipocrisie e ritualità sociali, ma tende a diventarne un triste status perenne.
Ad un esame superficiale, proprio non si comprende perchè poi la comunità continui a
vivere così tanto a lungo da finire estenuati da cotanto tormento. Non è
questa la comunità cristiana di sicuro!
E non è neppure ciò che viene promesso fin dalle prime catechesi neocatecumenali: nel disegnino delle
catechesi iniziali infatti vediamo una scala che scende (Kenosi) fino
alle acque del Battesimo, ma poi risale a costruire l'uomo nuovo: ma, nei fatti, anche
quando è finito il cammino e oltre, nell'itinerario kikiano non esiste
alcuna risalita, non è contemplata ascesi, mai si risale.
Tu aspetti
e aspetti invano. E il tempo passa... Quello che possiamo dire per
esperienza è che, ad un certo punto, come d'incanto, tutto viene
soffocato e seppellito all'improvviso.
La pietra tombale che mette
la parola fine a tutto l'ambaradan - a tanta sincerità imposta, a tanti
litigi, agli stracci volati insieme alle famose sedie delle estenuanti
convivenze mensili dell'eterno redde rationem neocatecumenale - è il
diktat: "Non devi giudicare MAI".
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| L'unica sedia all'altezza dell'ego di Kiko |
Di
natura nuova neanche l'ombra (dicevo ascesi non c'è) poichè con gli
anni nel cammino tra scrutini scorticanti, fango spalmato sugli occhi,
Redditio dove si fa a gara a chi la spara più grossa ecc. ecc.
È
tutto basato su un eterno reprimersi e farsi violenza. Ma poi i rancori
si acuiscono, il lungo allenamento a spararsi a vicenda la verità in
faccia tra fratelli di comunità, durato anni, ha la meglio, e le
comunità vivono un eterno disagio, un diuturno scontento: la
malizia serpeggia, la diffidenza reciproca pure, i giudizi non si
esprimono più, ma sono tutti lì ed esplodono in gelosie ed invidie
neanche troppo celate.
Bisogna dire che, in questa utopia del poter essere veramente se stessi solamente in interazione con il gruppo, il Cammino rivela la propria appartenenza ad un determinato periodo, quello dei collettivi, dei centri sociali e delle terapie di gruppo.
Però, invece di elevare la fantasia al potere, nelle comunità neocatecumenali il disegno è quello di aderire ad un modello predefinito, tant'è che, alla fine, vista una comunità neocatecumenale le hai viste tutte, mentre, se veramente ciascuno potesse esprimersi liberamente, alla fine sarebbero diversissime tra loro, come sono diverse le singole personalità.
Invece il conformismo neocatecumenale è asfissiante: le comunità vengono lasciate apparentemente sole (in realtà i catechisti le vigilano continuamente attraverso la longa manus dei responsabili) ma alla fine vi è un solo modello che viene premiato, quello prestabilito.
I primi anni di Cammino sono interamente dedicati a decostruire ciò che il cattolico pensa debba essere una comunità di credenti: pace, serenità, rispetto dell'altro, comprensione, dialogo, valorizzazione delle qualità dei singoli vengono bollate come ipocrisia, così come ciascuna iniziativa caritativa o semplicemente ricreativa viene scoraggiata fin da subito e rimandata ad un futuro indefinito, quando sarai un cristiano vero, 'rinato' e quindi libero.
Tutto il resto è solo distrazione… del demonio.
Dal momento poi che i catechisti (sempre presenti, come i registi nella Casa del Grande Fratello) premiano le personalità e le idee che aderiscono al modello di Kiko, oltre naturalmente a fare dello sfacciato nepotismo per i figli propri rispetto agli altri, dopo qualche tempo chi ha delle idee diverse o le cambia o impara a tenersele per sè e chi persiste nel manifestarle apertamente (e ci vuole un bel coraggio), prima o poi andrà via o sarà cacciato.
In un terrificante messaggio di WhatsApp, i catechisti stigmatizzavano il fatto che, in tempo di lockdown per coronavirus, si potesse partecipare a riunioni su piattaforma digitali con comunità non proprie oppure anche che ci si potesse trovare per pregare all'interno della stessa comunità al di fuori delle 'celebrazioni' stabilite e dei gruppi di preparazione fissati. Perché? Perché nulla deve sfuggire al rito predeterminato, perché non si stabilisca nulla di nuovo, neppure se positivo ed apprezzato, anzi, soprattutto se positivo e apprezzato!
Così pure, in tempi normali, sono vietate o comunque caldamente sconsigliate le escursioni e le attività sociali che non diano convivenze e pellegrinaggi previsti ed organizzati dall'alto.
Questo 'sistema educativo', a lungo andare, oltre a favorire depressione e calo di stima in se stessi, plasma personalità aggressive, non allenate all'autocritica, illogiche, impositive; le forma e, finché sono in cammino, in qualche modo le giustifica e le appoggia.
Per questo per alcuni è impossibile uscire, non tanto dal Cammino, ma da ciò che, appreso in Cammino, sembra ormai far parte della propria personalità: i tipici casi a cui si può dire: "sei la dimostrazione che si può uscire una persona dal cammino ma non si può uscire il cammino da una persona"...
Senza questa divisione tra componenti della comunità dovuta a cause estrinseche, cioè alla pressione che viene praticata dall'esterno, alla mini gerarchia all'interno della stessa comunità che crea continuamente dissapori, all'impossibilità di avere chiarezza sulla gestione finanziaria, il gruppo detto comunità troverebbe una propria armonia interna ma soprattutto una propria autonomia nei confronti dei catechisti.
Ecco, questo benedetto equilibrio viene visto come una jattura e si lavora attivamente per minarlo. Kiko stesso dedica sempre un angolo delle sue invettive a tuonare contro l'essere borghesi ed installati e ogni anno c'è qualche iniziativa per portare 'movimento' che si traduce solitamente in ansia, la quale poi genera insicurezza e conflittualità interna.
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| "Dimostra d'essere un catecumeno senza dirlo": niente di più facile... |
Non abbiamo prove di come sia andata a finire questa transumanza, magari in nulla, ma intanto ha sortito gli effetti voluti: grandi paroloni all'esterno e grandi fastidi all'interno, con divisioni fra i più talebani e quelli meno, fra chi dice di sì e poi trova tutte le scappatoie e quelli che covano rancore per i soliti ipocriti primi della classe eccetera, ed il riemergere di antichi rancori.
Per assurdo, il blocco forzato di ogni attività comunitaria dovuta ai lockdown causa coronavirus aveva avuto risvolti favorevoli per la serenità degli animi ed anche per l' unione orizzontale tra fratelli: il tiranno vero era rappresentato dalla normativa emergenziale e del tutto inutile è stato tempestare le persone chiedendo loro l'eroismo da protocristiani! Molti, in quel periodo, avevano ritrovato la pace e l'equilibrio per anni loro negato, e la pentola del Cammino, per un po', aveva misericordiosamente smesso di bollire.
Insomma, queste dinamiche sono ben raffigurate dal pentolone che bolle e sobbolle e sempre rischia di trasbordare; questo assicura che mai la piccola comunità neocatecumenale si possa affrancare da catechisti, garanti, censori, padrini, didascali, responsabili, da quella lunga catena cioè con cui i controllati sono i propri stessi controllori, secondo il modello dei "migliori" campi di detenzione.
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| Salgono? Scendono? ("Salita e discesa" - Escher - 1960) |
Nota 1: La prima cosa che viene imposta è la riduzione allo stato infantile nella fede ("reset to factory settings!"). Poco importa se siamo battezzati, cresimati, sposati in chiesa, e magari persino ordinati: per il Cammino tutti questi sacramenti sono carta straccia (come le lauree hc di Kiko, per capirsi) perché non sono stati ancora vissuti in comunità. È solo partecipando alla comunità neocatecumenale che si apprende il valore del Battesimo e lo si vive nel concreto.
Dalle catechesi iniziali pag. 368:
Quando Gesù nasce, nasce piccolo ed ha bisogno di una famiglia dove crescere in sapienza e grazia, come dice il Vangelo: è la famiglia di Nazareth. Lo stesso con voi: uno appena battezzato è un bambino piccolo che deve ricevere molte cose. Dopo il battesimo non si può uscire di lì e dare cazzotti alla gente. Per questo San Paolo dice ai Galati che ancora hanno bisogno di latte come i bambini piccoli, perché hanno ricevuto da poco il battesimo ed hanno bisogno di sentimento ed altre cose. Ossia che dopo il battesimo passerete un tempo di neofitato.
Sapete come sarà la comunità dopo il battesimo? Come la famiglia di Nazareth, che vive in semplicità, normalmente. Maria non aveva acqua in casa e la andava a prendere alla fonte; faceva i lavori di casa; una volta alla settimana andava al mercato. Giuseppe metteva a posto sedie ed aratri, lavorava come falegname di villaggio. Vivevano in semplicità senza fare cose straordinarie. Così vivrete dopo il battesimo. Perché il neobattezzato è goffo ed impulsivo, vive molto di sentimenti ed è pieno di vita ed entusiasmo, allora ha bisogno di un periodo di maturazione vivendo in silenzio, in umiltà.
Questo cammino è una Kenosis, una discesa e nessuno può passare per la porta del Regno se non si fa piccolo, se non ha scoperto che tutto è grazia di Dio, dono gratuito. Chi non ha scoperto la sua povertà reale di uomo peccatore non scoprirà che Dio è quello che dalla morte e dal peccato tira fuori la vita ed una nuova creatura.
La re-inizializzazione dei fedeli ad una specie di infanzia nella fede è la premessa per una lenta riprogrammazione nel formato neocatecumenale.
Nota 2: Emblematica l’esperienza di Lino Lista che – per avventura – si ritrovò nella sua Parrocchia ad assistere alla predicazione neocatecumenale “catechesi della fase iniziale o della conversione”. Lino manifestò subito, senza reticenze, le sue perplessità ponendo domande. Fu bloccato come tutti col dire: “qui si viene ad ascoltare, non a dialogare… la fede viene per l’udito” “Ascolta fratello! Poi arriverà il tempo per dialogare” (altra colossale menzogna!). Lino interruppe qui l’esperienza. Già aveva capito tutto. Da questo nasce il suo meritevole impegno di disvelare i segreti neocatecumenali e il suo lavoro prezioso sulle trame oscure del Cammino.





















