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martedì 16 maggio 2023

Le sètte «sorelle»: analisi delle caratteristiche di gruppi settari all'interno della Chiesa cattolica

Nel libro, i nomi non li fa,
ma in copertina sì!
Nel
libro "Le sètte «sorelle»", edizioni Messaggero Padova e Facoltà Teologica del Triveneto, a disposizione nelle librerie per chi volesse acquistarlo sia in formato cartaceo sia elettronico, di cui proporremo brevi estratti e di cui consigliamo senz'altro la lettura integrale, l'autore, don Giorgio Ronzoni (*), presentando alcune caratteristiche problematiche dei nuovi movimenti post Conciliari, cerca di individuare le ragioni in base alle quali accogliere o respingere determinate prassi in uso all’interno delle nuove aggregazioni ecclesiali, ritenendo che un esercizio di vigilanza e di discernimento sia più che mai necessario nell’attuale stagione ecclesiale caratterizzata dalla presenza di una miriade di gruppi e movimenti. 

Non possiamo che concordare, e, leggendo l'ottimamente documentato ed equilibrato lavoro del sacerdote, ritroviamo esposti molti degli elementi critici che anche il nostro blog ha contribuito ad evidenziare nelle prassi e nella struttura del gruppo ecclesiale neocatecumenale: proselitismo, segretezza, elitarismo, autoritarismo, formazione di sacerdoti legati a doppio filo al gruppo, abusi di potere, abusi liturgici, abusi fisici eccetera

Tutto ciò contrasta con la visione ideale coltivata a bella posta nei fans del Cammino neocatecumenale, i quali sono convinti che il successo del proprio movimento sia senz’altro e interamente opera dello Spirito Santo, e quindi indebitamente deducono che tutto ciò che fanno è bene perché pensano di agire per il trionfo della buona causa per eccellenza, cioè il regno di Dio, visto che i frutti della loro azione, le conversioni e le adesioni, sono abbondanti.

Scrive infatti in premessa l'autore:

"Non è facile infatti, anzi è molto spesso arduo stabilire un limite oltre il quale l’evangelizzazione diventa proselitismo, la formazione condizionamento, l’annuncio propaganda.(...)

A posteriori, è stato facile a molti identificare i segni premonitori del penoso fallimento di imprese iniziate con grandi idealità. Segni che però all’inizio erano tutt’altro che chiari e univoci, dato che anche i santi fondatori di grandi ordini religiosi spesso hanno incontrato dubbi, resistenze, o persino aperta ostilità da parte dei contemporanei. Spesso è stata una condotta sessuale riprovevole a permettere di formulare un giudizio definitivo su relazioni che fin dall’inizio erano segnate da profonde ambiguità, oppure uno scandalo finanziario: viene spontaneo chiedersi se si debba necessariamente arrivare a riscontrare peccati sessuali o ruberie per mettere in questione prassi pastorali, comunitarie, vocazionali ed educative.(...)

Non sarà inutile stabilire comunque delle soglie di attenzione e delle convergenze pericolose di più indicatori sommati insieme. Analogamente a quanto avviene per le diagnosi psichiatriche, dove l’esistenza della malattia è indicata dalla presenza contemporanea di un certo numero di sintomi tra tutti quelli possibili, la valutazione pastorale di un’esperienza, di un gruppo o di un movimento potrà fondarsi sulla presenza o assenza di alcuni di questi indicatori, non necessariamente sulla totalità di essi.(Ndr: noi però possiamo assicurare che questi "indicatori" il Cammino Neocatecumenale li ha TUTTI)

Lo scopo è tentare di abbozzare un inventario delle prassi pastorali tendenzialmente criticabili o per lo meno discutibili, indicandone i motivi.
Non si vuole quindi spegnere lo Spirito, ma esaminare tutto e tenere ciò che è buono (cf. 1Ts 5,19-21)."

Di seguito, presentiamo alcuni passi tratti dal libro "Le sette sorelle" riferiti ad un gruppo di questi indicatori, riferiti a prassi più  che discutibili, per ciascuno dei quali dovrebbe scattare il campanello d'allarme: la segretezza, o per meglio dire l'assenza di trasparenza quando non la vera e propria menzogna, che il Cammino  neocatecumenale ha addirittura istituzionalizzato con il nome di "arcano"; l'invasione dell'intimità personale (o foro interno); la mancata trasparenza (nel caso del Cammino il totale arbitrio) nella gestione economica.

Meglio prestare attenzione a certi segnali d'allarme...

Dire o non dire la verità?

Prima metà del XX secolo. Uno scocciatore bussa alla porta della canonica. La domestica del parroco va ad aprire. Lo scocciatore chiede: «C’è il parroco?» La domestica, opportunamente istruita, risponde: «No» e mentalmente soggiunge: «Per te, in questo momento».

Il buon parroco che ha studiato bene i manuali dì morale e che non vuole essere disturbato ma non vuole autorizzare la domestica a mentire, le ha insegnato a praticare la «restrizione mentale», In pratica è una bugia, ma in teoria è una restrizione della verità comunicata a una persona che non ha titolo a conoscerla interamente. Perché mentire è peccato, ma non si è obbligati a dire a tutti tutta la verità, specialmente se l’interlocutore non ha diritto a conoscerla.


Ai tempi di Pascal, ì gesuiti erano maestri in questo genere di stratagemmi, tanto che il termine «gesuita» un po’ alla volta era venuto a significare persona falsa e ipocrita. Questo significato, con il tempo, è stato ormai dimenticato, segno che i gesuiti hanno abbandonato questi trucchi.
È possibile, però, che altri abbiano raccolto il testimone della restrizione mentale.

1. La reticenza

Oltre alla menzogna, infatti, esiste quella distorsione della verità più sfumata che è la reticenza: si possono tacere, magarì per un periodo più o meno breve, delle informazioni rilevanti come ad esempio la paternità di una îniziativa o l’appartenenza di singoli o gruppi a un determinato movimento ecclesiale. Come si è visto in precedenza, una modalità di reclutamento di nuovi adepti da parte di alcune sette è chiedere a qualcuno di compilare un questionario o di partecipare a una conferenza, senza dichiarare le loro vere intenzioni, In un secondo tempo si propone di partecipare ad attività più coinvolgenti e soltanto quando le persone sono state stabilmente «agganciate» si comincia a presentare la setta e si propone di farne parte.

L'eventuale uso di procedure simili da parte di gruppi o movimenti cattolici dovrebbe suscitare forti perplessità; perché nascondere la propria identità sotto sigle anonime?

Manifesti delle catechesi iniziali: non dicono che sono neocatecumenali!

 

È giusto dichiarare di voler offrire gratuitamente servizi a determinate categorie di persone, quando in realtà si stanno cercando nuovi affiliati? È vero che i pregiudizi potrebbero tenere alcune persone lontane da esperienze che permetterebbero loro di capire meglio con chi hanno a che fare e di dissolvere le loro precomprensioni sfavorevoli, Ma cercare di aggirare la loro diffidenza con la reticenza sulla propria identità rischia di generare altri
pregiudizi ancora più sfavorevoli.

Perciò le attività e gli eventi organizzati da un’associazione o un movimento per avvicinare - ed eventualmente per reclutare - nuove persone non dovrebbero mai dissimulare l'identità dell’ente organizzatore con nomi o sigle che nulla hanno a che fare con l’associazione o il movimento.

Il giudizio si fa ovviamente più sicuro quando la reticenza riguarda obblighi e doveri, anche di tipo economico, di cui i neofiti vengono a conoscenza soltanto dopo che hanno assunto un qualche impegno all’interno dell’organizzazione che li ha accolti.
Infatti, l'aspetto economico, insieme ai comportamenti sessuali, è quello che con maggiore certezza contribuisce a formulare il giudizio conclusivo su persone e gruppi che hanno agito male in ambito ecclesiale. A questo aspetto economico sarà dedicato il terzo paragrafo di questo capitolo, mentre su quello sessuale ben poco resta da dire: il verificarsì di condotte peccaminose o scandalose richiede un intervento dell’autorità ecclesiastica per far cessare gli abusi, ma proprio il desiderio di «impedire gli scandali», cioè di occultare ì peccati di ecclesiastici e religiosi, ha causato i più grandi scandali in cui sono state coinvolte intere chiese nazionali.

Perciò, nascondere la verità del tutto o in parte è sempre un segnale preoccupante. Quasi ovunque è comunemente accettato l'assioma che «non si può sempre dire tutto». Come motivazione si adduce di volta in volta la delicatezza verso le persone che hanno diritto alla loro riservatezza oppure la necessità di discrezione per portare a termine determinate operazioni senza interferenze da parti ostili alla causa. A volte, però, le motivazioni sono molto meno nobili e la reticenza , può coprire verità scomode, comportamenti illeciti o comunque difficilmente giustificabili.

Nelle Regole di vita cristiana che chiudono gli Esercizi spirituali di sant'Ignazio di Loyola ce n’è una che dice: Il demonio si comporta come un frivolo corteggiatore che vuole rimanere nascosto e non essere scoperto. Infatti un uomo frivolo, che con discorsi maliziosi circuisce la figlia di un buon padre o la moglie di un buon marito, vuole che le sue parole e le sue lusinghe rimangano nascoste; è invece molto contrariato quando la figlia rivela le sue parole licenziose e il suo disegno perverso al padre, o la moglie al marito, perché capisce facilmente che non potrà riuscire nell'impresa iniziata. Allo stesso modo, quando il nemico della natura umana presenta a una persona retta le sue astuzie e le sue lusinghe, vuole e desidera che queste siano accolte e mantenute segrete; ma quando essa le manifesta a un buon confessore o ad altra persona spirituale che conosca gli inganni e le malizie del demonio, questi ne é molto indispettito; infatti capisce che non potrà riuscire nella malizia iniziata, dato che i suoi evidenti inganni sono stati scoperti.

Sant'Ignazio si ispira alla propria esperienza di vita: il silenzio e il segreto da parte di una persona onesta possono coprire le intenzioni disoneste di qualcun altro. Il demonio è il più grande menzognero ma non l'unico: membri e leader di gruppi, movimenti e comunità possono mentire come qualsiasi altra persona perché lo ritengono opportuno o addirittura necessario, ma si tratta pur sempre di un giudizio soggettivo.

Soprattutto quando si chiede o si ordina ad altri di mentire o di tacere, proprio allora devono nascere delle domande urgenti: perché questo ordine o questa richiesta? Chi o che cosa si cerca di coprire? Quali sarebbero le conseguenze se la verità fosse di pubblico dominio?

L'esperienza dimostra che prima dello scoppio di scandali sessuali o finanziari, spesso le verità scomode erano state taciute per molto tempo da coloro che le conoscevano. Il segreto e le bugie, anziché proteggere dallo scandalo, avevano permesso il proliferare del male e, alla fine, hanno scandalizzato in misura maggiore.

 



2. Il diritto a proteggere l’intimità personale

L'annotazione di sant’Ignazio, però, apre la strada anche a un’altra riflessione. Nella formazione, soprattutto dei novizi religiosi e dei seminaristi, ma anche di altri soggetti, da sempre sono incoraggiate l'apertura e la confidenza nei confronti dei formatori. La fiducia nel padre spirituale o nel maestro dei novizi permette a chi è in formazione di aprire il proprio animo e di essere aiutata a vincere le tentazioni, come pure ad assimilare lo «spirito», il carisma del gruppo di cui si vuole entrare a far parte.

Ma fino a che punto una persona è tenuta a rivelare il proprio intimo a un’altra persona?

Se è vero che i «padri del deserto» - i primi monaci cristiani nel deserto egiziano - incoraggiavano i novizi ad aprire il loro animo con piena confidenza al discernimento degli «anziani» senza tener nascosto loro nulla, è anche vero che ciò avveniva senza il sostegno di norme o regolamenti che esercitassero una pressione sui novizi: essi andavano a interrogare gli anziani - e non viceversa - se e quando lo desideravano.

Come allora, anche oggi la direzione - o accompagnamento, o guida spirituale - è necessaria ai giovani che si avviano a scelte impegnative come il sacerdozio o la consacrazione per mezzo dei voti. L’accompagnatore o l’accompagnatrice potrà quindi essere certamente un educatore proposto dall’istituzione di cui il giovane desidera far parte, ma dovrà comprendere il proprio ministero al servizio della persona che accompagna e non solo dell'istituzione alla quale consegnare un nuovo membro docile e ben preparato. Perché il rapporto di direzione spirituale possa dare buoni frutti, è necessario che chi è accompagnato abbia piena fiducia che il suo accompagnatore voglia solo il suo bene, disinteressatamente. Solo a partire da questa convinzione il giovane potrà aprire pienamente il suo animo ell'educatore, sicuro che ciò che ha confidato non potrà mai essere strumentalizzato a suo danno.

Le patologie di cui può ammalarsi il rapporto di direzione spintuale sono molteplici e richiederebbero una trattazione a parte, molto lunga. Qui si vuole soltanto sottolineare la convenienza di quanto sancisce il canone 220 del Codice di diritto canonico, quando afferma che «non è lecito ad alcuno [...] violare il diritto di ogni persona a difendere la propria intimità».

Sono perciò da considerare negativamente le pretese da parte di un leader di conoscere tendenzialmente «tutto» dei suoi sottoposti attraverso varie modalità: dai colloqui personali alla lettura del «diario spirituale» o di una relazione scritta periodica concernente il proprio vissuto (pratica chiamata anche con il nome di «comunione di anima»). È da considerare alla stessa stregua anche la pratica di colloqui inquisitivi (o «scrutini») in cui la persona sia obbligata mettere a nudo ogni particolare della propria vita davanti al gruppo: ognuno deve essere libero di difendere le propria intimità.

Per quanto riguarda il sacramento della riconciliazione, invece, la completezza della confessione, almeno per quento riguarda i peccati mortali secondo il loro numero e la loro specie, è necessaria per la valida celebrazione del sacramento. Il confessore, però, è tenuto a mantenere un segreto assoluto su quanto ha ascoltato, mentre il penitente è libero di scegliere il proprio confessore.

Perciò l'imposizione da parte del gruppo o della comunità di un ben preciso confessore o di un gruppo di confessori all’interno del quale scegliere il proprio è da ritenere una forzatura molto pericolosa e una violazione della libertà individuale. Infatti, anche senza dubitare che il segreto del confessionale possa essere infranto, è possibile che il gruppo voglia orientare la scelta del confessore facendola cadere su una persona che condivida pienamente l'ideologia del gruppo stesso e che quindi possa suggenre al penitente riflessioni e comportamenti approvati dal gruppo. Si inserirebbero in questo modo nella celebrazione del sacramento dei fini eterogenei al sacramento stesso.

Parlando di confessione, infine, si deve anche accennare alla «confessione pubblica» che è una delle pratiche in uso nelle sette per raggiungere la piena sottomissione degli adepti e cementare lo spirito di gruppo.

Nei conventi e nei monasteri, un tempo esisteva effettivamente il «capitolo delle colpe»: si trattava di un'usanza secondo la quale ogni religioso si accusava davanti alla comunità riunita in capitolo o davanti a una parte di essa (novizi, professi anziani, ecc.) di mancanze contro la regola, come ad esempio aver rotto il silenzio o essere arrivato in ritardo in coro. Il superiore o l’abate comminavano la pena che in genere era lieve, come ad esempio recitare una preghiera, dato che le colpe più gravi e segrete non venivano manifestate in capitolo, ma nel confessionale.

Proprio perché le colpe vere e proprie erano riservate all'ascolto del confessore, il capitolo delle colpe molto spesso si svuotava di significato e venivano manifestate in esso soltanto mancanze molto lievi o dovute a disattenzione. Sono pochi, quindi, se pure esistono, i monasteri o i conventi dove ancora si pratica regolarmente questa usanza,

Indurre i membri di una comunità o di un gruppo a confessare pubblicamente le proprie colpe o accusarsi davanti a tutti è da considerare una prassi deprecabile perché lede il diritto della persona a salvaguardare la propria intimità (cf. can. 220 dei Codice di diritto canonico), soprattutto se tale prassi è riproposta con una certa frequenza e se la confessione pubblica riguarda anche aspetti di vita che solo l'interessato conosce. 



3. La gestione dei beni economici

Trattando il tema della verità, non si può omettere di parlare di denaro, giacché non si comprende - o forse si comprende anche troppo bene - perché una comunità che vuole essere particolarmente impegnata e fervorosa chieda ai suoi membri di confessare tutto, diventando «trasparenti» agli occhi gli uni degli altri, mentre magari non pratica la trasparenza in materia di bilanci economici. Quello della correttezza e trasparenza in materia finanziaria, dallo IOR in giù, è un problema che si pone a tutti i livelli della vita ecclesiale: diocesi, vescovi, istituti religiosi, parroci... Tutti gestiscono cifre più o meno importanti e dovrebbero renderne conto perché non si tratta di soldi personali, ma di beni che appartengono a vario titolo a comunità più o meno grandi. Molto spesso
invece, a tutti questi livelli, la situazione patrimoniale e i bilanci non vengono pubblicati o lo sono in maniera così sommaria de rendere impossibile una vera comprensione del modo in cui i beni e i soldi sono stati amministrati. 

«Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta».
Ed egli divise tra loro le sue sostanze.
(Luca 15,11)

Nuovi movimenti, comunità e istituti religiosi purtroppo fanno eccezione molto raramente: magari i loro membri si impegnano in modo encomiabile - come singoli e famiglie “a vivere la povertà evangelica; in alcuni casi versano del tutto o in parte (la «decima») i loro guadagni a una cassa comune, oppure destinano ai poveri - non chiamandolo elemosina, ma «restituzione» - tutto il denaro che non spendono per vivere in modo assai austero. È però molto difficile trovare gruppi, movimenti o comunità che facciano certificare i propri bilanci o che almeno li pubblichino in modo dettagliato.

Certamente, c'è differenza tra una piccola comunità religiosa che vive di lavoretti artigianali venduti visitatori e di qualche offerta, e un ordine religioso internazionale o un movimento che possiede molti beni immobili e promuove anche attività commerciali e operazioni finanziarie: nel primo caso si può dare quasi per
scontato (ma le sorprese non sono mancate!) che il bilancio comprenda poche entrate e uscite legate alla sussistenza o poco più; nel secondo caso la situazione patrimoniale e finanziaria può essere talmente complessa da sfuggire a qualsiasi verifica ordinata dall'autorità ecclesiastica o dalla magistratura.

Sembra però abbastanza chiaro - tranne che ai diretti interessati - che sono ormai trascorsi i tempi in cui l'appartenenza a un istituto religioso o alla gerarchia ecclesiastica era garanzia sufficiente per sapere che eventuali offerte sarebbero state usate a fin di bene. L'opinione pubblica è oggi scandalizzata non soltanto dalle malversazioni di singoli, ma anche dall’intreccio tra religione e finanza, dalle comuni e sospette appartenenze di imprenditori, politici e banchieri a un’unica «famiglia» religiosa.

Nelle barzellette antiebraiche di un tempo erano le sinagoghe i luoghi in cui si combinavano lucrosi affari: il sospetto che oggi tali affari vengano conclusi in qualche chiesa o cappella non fa ridere nessuno, ma getta discredito sulla Chiesa perché si teme che imprenditori o finanzieri cattolici possano fare lobby e godere di illeciti appoggi. Per dissolvere tale sospetto le strade possibili sono solo due: un deciso cambio di direzione nel caso che i sospetti siano veri, oppure una maggiore trasparenza nel caso che i sospetti siano infondati. L'attuale situazione di frequente opacità nei bilanci di soggetti ecclesiali vecchi e nuovi favorisce qualsiasi tipo di illazione ed è di grave ostacolo alla credibilità della Chiesa e quindi all'annuncio del Vangelo.

Il difficile rapporto con le ricchezze di questo mondo non si gioca soltanto sul piano dell’austerità personale di vita: i cristiani che operano nel mercato e nel mondo della finanza sono tentati — come tutti! - di accettare come ineluttabili e adottare gli usi invalsi in tali ambienti, che non a caso vengono spesso chiamati «leggi».

Persone estremamente corrette e caritatevoli sul piano personale potrebbero adottare criteri decisamente mondani - o, per meglio dire, disonesti - quando si tratta di agire per conto della propria organizzazione. Corruzione, concussione, evasione ed elusione fiscale... Tutto può sembrare, se non lecito, almeno inevitabile quando si opera in un'organizzazione commerciale al servizio del regno di Dio, non accorgendosi che in tal modo si sta favorendo l'avvento di ben altro regno.

Quando ci si interroga sull'effettiva bontà ed «evangelicità» di un gruppo o di un movimento o di una comunità religiosa, non si dovrebbe considerare solo l’austerità di vita dei suoi membri, ma ci si dovrebbe chiedere anche quanti soldi guadagna o riceve, quale sia la loro provenienza e come vengono impiegati. La maggiore o minore facilità nel rispondere a queste domande è già un indice significativo: chi non può o non vuole praticare la trasparenza può essere sospettato di usare i soldi in modo non onesto.

Perfino l’elemosina - cioè l’atto più disinteressato che si possa realizzare con il denaro - può non essere priva di secondi fini. Nella primitiva comunità cristiana di Gerusalemme, «quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l’importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno» (At 4,3435). Oggi qualcuno può «deporre ai piedi» di vescovi e parroci doni cospicui nella speranza di ottenere favori o per lo meno di crescere nella loro considerazione.

Se una nuova comunità religiosa che voglia trovare spazio in una diocesi o in una parrocchia, o un movimento che desideri ottenere un riconoscimento da parte dei pastori della Chiesa locale dona loro molto denaro magari per opere di carità - anziché provvedere direttamente a esse - si può sospettare riguardo alle sue reali intenzioni.

Perché vale anche oggi ciò che scrisse il Siracide: «Regali e doni accecano gli occhi dei saggi, come bavaglio sulla bocca soffocano i rimproveri» (Sir 20,29).

Inoltre sarebbe importante capire - anche se spesso è tutt'altro che facile - da dove provengono i soldi che vengono donati o impiegati per le «opere» del movimento o della comunità: la cronaca purtroppo ha registrato casi in cui anche imprenditori, finanzieri e politici dichiaratamente cattolici sono stati indagati e condannati per vari reati di natura economica, finanziaria e fiscale.

Ma anche quando i soldi del gruppo provengono dalla libera contribuzione dei propri membri, è necessario appurare se l'offerta sia stata effettivamente spontanea o se invece le persone siano state oggetto di pressioni di vario genere da parte del gruppo o dei suoi leader.

Particolarmente ripugnante è la richiesta rivolta ai membri di farsi anticipare l'eredità familiare (prima della morte dei genitori o dei parenti) per devolveria al gruppo.

La povertà e il distacco affettivo ed effettivo dal denaro e dei beni di questo mondo sono grandi valori evangelici non riservati esclusivamente ai religiosi, ma non tutte le richieste di spogliarsi di questi beni sono sicuramente motivate dal desiderio di far crescere nelle persone la libertà dall'idolatria del denaro. Può accadere che il bisogno di soldi per determinati scopi spinga alcuni gruppi e i loro leader a forzare la contribuzione dei membri.

Tale forza di obbligazione può essere notevole nel caso in cui l’attività lavorativa dei membri si svolga all’interno di imprese afferenti al proprio gruppo o un movimento o associazione.

I motivi più vari possono spingere i membri dì uno stesso gruppo religioso a condividere un'attività lavorativa: dalla pura e semplice necessità di fare reddito - come nel caso di uns comunità religiosa che deve mantenersi in qualche modo - alla volontà di aiutare persone disagiate; dalla promozione di contenuti culturali all'erogazione di servizi di vano genere.

Ma avere come datori, colleghi e partner di lavoro i propri «fratelli e sorelle» può comportare diversi rischi, soprattutto quello di fare lobby, cioè di stringere alleanze al limite della legalità per favorire i propri alleati e addirittura penalizzare coloro che - all'esterno o perfino all'interno del gruppo - non fanno parte della «rete» o non ne accettano le linee direttive.

All'interno di imprese formate da persone dello stesso gruppo o movimento è quindi importante verificare non solo il rispetto di tutte le leggi e della deontologia professionale - che potrebbero essere violate come in ogni altra impresa - ma anche la capacità di collaborare con persone non appartenenti al gruppo o movimento.


 

4. Una doppia morale?

Da quanto si è detto finora, può nascere la domanda se anche nei movimenti e delle comunità cattoliche, non meno che nelle sette, si possa instaurare una sorta di «doppia morale»; i rapporti tra i membri, all'interno, sarebbero improntati a valori di trasparenza, dedizione reciproca, altruismo... mentre i rapporti all’esterno sarebbero governati da standard morali molto differenti.

Coerentemente con la sua impostazione, Singer accusa le sette - a differenza delle religioni - di avere un doppio standard morale:
i membri vengono spronati ad essere onesti all'interno del gruppo, e a confessare tutto al leader, contemporaneamente vengono incoraggiati a imbrogliare e manipolare i non membri. Le religioni istituzionali e morali, al contrario, insegnano ad essere onesti e sinceri con tutti, e a rifarsi ad un solo standard morale. Nelle sette la filosofia più importante è che il fine giustifica i mezzi, un punto di vista che permette alla setta di istituire il suo particolare tipo di moralità, al di fuori dei normali obblighi sociali.

Questo giudizio appare però eccessivamente semplificato. L'analisi di Maniscalco è più articolata e sembra più rispettosa della realtà: riconosce che la setta è «una unione  prevalentemente basata su affinità elettive ed inserita in un più ampio contesto con il quale deve sempre misurarsi ed è spesso in contrasto», Per questo i singoli non hanno in essa alcuna autonomia rispetto ai comportamenti prescritti una volta accettati e interiorizzati i valori della collettività se ne considerano parte intercambiabile e sono sempre pronti a sacrificarsi per il gruppo.

Si riconoscono quindi un'articolazione e una contrapposizione interno-esterno, dove il comportamento interno è caratterizzato dalla lealtà e dalla disponibilità al sacrificio, tuttavia definire  morale settaria solamente e unicamente nei termini di una morale della dedizione e del sacrificio significa considerare un solo aspetto delle sua molteplici valenze: al contrario è possibile osservarne ulteriori altri tratti significativi. 

Così, per esempio, la tipica esasperazione della separatezza e il profondo senso della distanza che ne deriva [...] fanno sì che il gruppo tenda a formulare sistemi ideologici, normativi e culturali «puri», cioè concepiti ed elaborati in assenza di mediazioni provenienti dall'esterno. Le reazioni tendono allora a concatenarsi senza alcun meccanismo di mediazione e di moderazione; razionalità e ragionevolezza vengono meno con esiti che distorcono pesantemente la sensibilita empirica e morale dei membri”. 

Per quanto riguarda la gerarchia dei valori, essa tende a porre un’enfasi eccessivamente selettiva solo su alcuni elementi a discapito di altri: i singoli per esempio sono portati (anche per far fronte al più volte sottolineato inevitabile senso di sacrificio e di rinuncia che l'entrata in unioni così esigenti determina) a spingere all'eccesso il processo di idealizzazione e di sacralizzazione del gruppo (talvolta rappresentato dalla figura del capo) ed a formulare una stima eccessiva delle relative potenzialità. Emerge così una sorta di «egoismo di gruppo» che, alimentando una serie di comportamenti ad esso coerenti, tende ulteriormente ad irrigidire la struttura della configurazione setteria. Quest'ultima non può essere mutata, né può scendere a compromessi con il mondo esterno; al contrario i processi interni tendono ad intensificarsi lungo tutte le direzioni già esaminate: l'egoismo di gruppo mira a ripetere l’esistente, con sempre maggiore incisività e fanatismo fino alle estreme conseguenze.

Non si tratta quindi - come sembra suggerire Singer - di una sorta di associazione a delinquere che però osserva un rigido codice di comportamento al proprio interno: rispetto a un’organizzazione criminale, i membri di una setta hanno un diverso rapporto con gli «esterni» perché la loro associazione non nasce necessariamente con l’intento di ricavare profitto ai danni degli altri membri della società, anche se non è escluso che ciò possa accadere. È possibile infatti che i membri di una setta possano compiere azioni immorali e delinquenziali rispondenti a logiche interne di un gruppo che non vuole rendere conto di sé alla società «esterna».

Per quanto riguarda gruppi, comunità e movimenti in ambito cattolico, si dovrà porre attenzione a quei comportamenti devianti - anche solo di lieve entità - tollerati o addirittura incoraggiati dall'autorità con varie motivazioni.

Come si è detto in precedenza, si deve fare attenzione ai normali aspetti della vita morale cristiana: la veracità nella comunicazione, l'uso del denaro, la sessualità, il rispetto delle leggi, ecc.

 

Il 5° vangelo: quello secondo Kiko?

(*) Don Giorgio RONZONI è parroco di Santa Sofia in Padova e insegna teologia pastorale alla Facoltà Teologica del Triveneto. Con le Edizioni Messaggero Padova ha pubblicato: Una pietra scartata (2014); Via crucis secondo Marco (2015); Il dono perfetto (2017); La storia di Marco e Barnaba (2019); Il Padre Nostro è tradotto bene? (2019); «Prendi e leggi», anzi: no! (2020); I miei occhi hanno visto la salvezza (2021); Testimoni del Natale (2021). Per la collana Sophia in coedizione con la Facoltà Teologica del Triveneto ha curato una ricerca sul burnout tra i presbiteri, Ardere, non bruciarsi (2011) e scritto Le sètte «sorelle». Modalità settarie di appartenenza a gruppi, comunità e movimenti ecclesiali? (2016), tradotto anche in francese; l'ultimo libro pubblicato è "L'abuso spirituale" (2023).

 

lunedì 3 ottobre 2022

Fin dalle origini del cristianesimo segretezza e pratiche nascoste puzzavano di eresia

Una caratteristica innata del Cammino neocatecumenale è  quella di promuovere le riunioni e le celebrazioni delle proprie comunità in ambiente riservato e chiuso, non pubblico. Per questo motivo, pur facendo le proprie catechesi iniziali in parrocchia nel salone parrocchiale aperto a tutti per poter attirare i parrocchiani nelle comunità con il beneplacito del parroco, in seguito le attività delle comunità si svolgono nel chiuso delle salette parrocchiali, o dei "catecumenium" costruiti a bella posta per crearsi ulteriori spazi, e in parte nelle case private; oppure ancora negli alberghi, che prediligono per i propri incontri periodici, oppure in sale private o palestre per la celebrazione per esempio della Veglia di Pasqua.

Giustificano queste loro abitudini, e soprattutto la preferenza dei luoghi privati per i loro ritrovi, rispetto ai luoghi pubblici per eccellenza, le chiese, con la necessità che ogni comunità proceda con il proprio percorso, la riservatezza di quanto viene detto nelle risonanze (cioè del racconto di quanto al singolo abbia rivelato la parola di Dio), la segretezza (o arcano) che si deve mantenere sulle attività di ciascuna comunità  perché ad altri non venga "rovinata la sorpresa" riguardo a ciò che attende loro nel prosieguo della propria frequenza del Cammino oppure anche perché non si "spaventino" per quanto gli verrà richiesto, e non fuggano a gambe levate.

Un'altra motivazione per lo svolgimento delle proprie attività anche cultuali separatamente  e in ambienti privati, è quella dell'imitazione di quanto facevano i primi cristiani, che si riunivano nelle case; nelle loro ricostruzioni storico-religiose gli iniziatori del Cammino neocatecumenale individuano nella costruzione delle chiese  come luoghi di culto e nel dissolvimento delle piccole comunità la causa di una "istituzionalizzazione" della fede e del suo decadimento.

Non solo: sia Kiko sia Carmen, quando incontravano delle difficoltà  nelle parrocchie o comunque più  in generale a livello ecclesiale, identificavano la Chiesa con la Sinagoga e i neocatecumenali  come i primi cristiani cacciati dal Tempio (cioè  dalla Chiesa) che si riunivano nelle case.
Anche i romani, secondo Kiko, perseguitavano i cristiani perché  non si riunivano pubblicamente nel tempio ma privatamente nelle case (e dimentica di dire che nel tempio i cristiani avrebbero dovuto sacrificare all'imperatore come a un dio).

Vescovo affamato e feroce insidia Kiko e il suo Cammino

Riportiamo infatti quanto detto nel 2017 da Kiko in proposito:

"Fratelli, voi siete stati eletti da Dio per una missione, per un carisma, che la Chiesa ritorni ai primi secoli.
Nei primi secoli i cristiani vivevano la fede in comunità, in una piccola comunità.
Queste piccole comunità vinsero la bestia.
Sapete la bestia aveva il sei sei sei (traccia nell'aria le tre cifre).
Come è possibile che le piccole comunità che si riunivano nelle case vincessero la bestia, l'impero romano?
È successo grazie alla propaganda.
Dice Plinio che quando i cristiani entravano nel Colosseo per essere divorati dalle fiere, il popolo intero gridava: a morte gli atei!
Vedete, questa è storia.
La lettera a Diogneto, primo secolo: tutti ci odiano, se chiedi il perché non lo sanno dire, ma chi ci conosce si converte.
Perché li odiano? Perché i cristiani non avevano un culto pubblico, non avevano una chiesa, non avevano templi, per cui pensavano fossero atei, perché in quell'epoca il mondo era molto religioso, tutto era pieno di sette, comunità, di religioni, tutto pieno.
Queste piccole comunità a Roma in mezzo al culto a Mitra, al culto a Iside, religioni e religioni, templi e templi, queste comunità che si riunivano nelle case… perché furono cacciati dalle sinagoghe perché si creava una tensione nella sinagoga, come succede nelle parrocchie.
Nasce la comunità, e tutti della parrocchia ti odiano, ti detestano, e ti denunciano al vescovo. Si crea una tensione.
Pensano nella parrocchia: questa è una setta…anche lo stile…è verità!
E non vi dico i processi che abbiamo avuto in Germania… in tante parti.
Grazie a Dio, siamo molto contenti di essere perseguitati perché la cosa più importante per un cristiano è essere come Gesù Cristo che fu odiato, e noi non possiamo essere più grandi di Nostro Signore, il discepolo deve essere come il suo maestro
".

Quindi Kiko vuole convincere i propri aderenti che tornare alla autenticità delle prime comunità dei credenti implica necessariamente il ritorno ad una fede vissuta clandestinamente, o comunque non in luoghi pubblici, coperta da segretezza e da arcano perché le parrocchie possono essere luoghi in cui i veri credenti sono perseguitati, così  come i primi cristiani.
Questa visione se vogliamo "romantica", nel Cammino neocatecumenale viene diffusa e mantenuta esclusivamente per evitare il controllo esterno sulle proprie pratiche interne, per nulla corrispondenti a quanto previsto dagli Statuti con i quali sono stati approvati; funzionale a questa strategia è, a tutt'oggi, la mancata pubblicazione del Direttorio delle catechesi e la "disciplina dell'arcano" con cui mantengono totale riservatezza sulle loro attività interne.

Per quanto riguarda la vita delle prime comunità cristiane, invece l'importanza della dimensione pubblica rispetto a quella privata, viene evidenziata  dallo studio di Harry O. Maier,  professore di Nuovo Testamento e di Studi sul Cristianesimo antico presso la Vancouver School of Theology, "Luoghi segreti e pratiche nascoste - La costruzione dell'eretico nel cristianesimo delle origini" pubblicato nel 2015 per i tipi delle Edizioni Dehoniane di Bologna.
In questo libretto, che invitiamo a leggere perché molto lineare ed interessante, si dimostra infatti che, fin dagli albori della Chiesa apostolica, il culto a Dio e le attività della comunità dovevano essere il più possibile pubbliche, sebbene avvenissero principalmente nelle case, mentre i culti privati e riservati venivano vissuti con sospetto ed associati alle attività di falsi pastori, alle eresie che già  allora venivano prepotentemente alla luce.
L'autore infatti si propone di prendere in esame la distinzione tra pubblico e privato nell'antichità greco-romana facendo emergere la stretta corrrelazione tra lo spazio pubblico e privato e la rappresentazione  del vero e del falso insegnamento nella cristianità emergente.

Di seguito ne riportiamo alcuni paragrafi, che dimostrano l'importanza che ebbero fin dall'inizio le caratteristiche di apertura al mondo esterno e al suo controllo delle prime comunità e come da subito l'eccessiva privatizzazione suscitasse, nello stesso apostolo Paolo (o comunque  dell'autore delle lettere pastorali) e in padri della Chiesa come Ireneo da Lione e Ignazio d'Antiochia, il sospetto di attività settarie e di culti eretici.


Dal libro "Luoghi segreti e pratiche nascoste - La costruzione dell'eretico nel cristianesimo delle origini" di Harry O. Meier

Prendendo in esame le Epistole pastorali di Paolo di Tarso (Prima e Seconda Lettera a Timoteo e Lettera a Tito), il modo in cui Ireneo di Lione rappresenta il suo avversario Marco e le lettere di Ignazio di Antiochia, dimostra come questi autori sposano lo spazio sociale aperto alla visione pubblica con il giusto insegnamento, e lo spazio nascosto all'osservazione con l'insegnamento falso e fondamentalmente eretico.

Vittore Carpaccio, 1520
San Paolo stigmatizzato
Anche se non tutti i primi seguaci di Cristo si incontravano in chiese domestiche, ma si riunivano in un'ampia varietà di luoghi come tabernacolo, popinae, cauponae, thermopilii, stalle, cimiteri e così via, la dimensione pubblica viene sempre considerata importante e discriminante tra le vere e false dottrine.
Nelle Epistole pastorali i requisiti per la leadership ecclesiale includono una casa e una famiglia ben governate: è necessario che un vescovo «sappia guidare bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi e rispettosi, perché, se uno non sa guidare la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?».
Colui che aspira all’incarico di vescovo deve godere «di buona reputazione presso quelli di fuori»

Questi passi riflettono la preoccupazione che il corpus epistolare unanimemente attribuito a Paolo esprime nei confronti dell’esame pubblico. Paolo, per esempio, esorta i seguaci corinzi di Cristo a non esercitare il dono della glossolalia in modo indiscriminato per timore che l’osservazione degli estranei conduca a una cattiva reputazione pubblica: «Quando si raduna tutta la comunità nello stesso luogo, se tutti parlano con il dono delle lingue e sopraggiunge qualche non iniziato o non credente, non dirà forse che siete pazzi?».  In una lettera permeata dal discorso civile, Paolo invita i propri seguaci a immaginare la condotta delle loro assemblee come sottoposta al minuzioso esame dell’occhio pubblico.

Alla rispettabilità che proviene dalla corretta regolazione e dalla supposta buona testimonianza pubblica vengono contrapposti i vizi che emergono dalla mancanza di regolazione nella sfera privata, il luogo in cui l’esame pubblico è più debole, se non addirittura rinnegato, e dove la religione rivela le sue qualità socialmente corrosive.
Nella Seconda lettera a Timoteo Paolo avverte di nuovo che «negli ultimi tempi» arriveranno i socialmente degenerati e tra di loro quelli che, in modo significativo, sono «ribelli ai genitori». «Fra questi vi sono alcuni che entrano nelle case e circuiscono certe donnette cariche di peccati, in balia di passioni di ogni genere, sempre pronte a imparare, ma che non riescono mai a giungere alla conoscenza della verità».

Le case e le famiglie invase da falsi maestri mostrano un ordine che non è in grado di sostenere il pubblico esame perché gli uomini che le turbano sono ancor più incapaci di regolare le relazioni domestiche che se stessi. Sono uomini che deviano e «si sono perduti in discorsi senza senso». Come il discorso prolisso delle donne che influenzano, essi tradiscono tutta la cattiva amministrazione del sé che è associata a uomini chiacchieroni come donne.

Altri elementi importanti da tenere in considerazione, ci vengono dall'opera "Contro le eresie" (ndr.: opera scritta da Ireneo, vescovo di Lione, teologo del secondo secolo, discepolo di san Policarpo e, attraverso di lui, dell'apostolo san Giovanni, figura di primaria importanza nella storia della Chiesa, proclamato dottore della Chiesa da Papa Francesco).

Come nelle Epistole pastorali, Ireneo associa la vera dottrina con l’insegnamento pubblico e l’eresia con una forma di insegnamento segreto che egli descrive come circolante privatamente, lontano dalla vista. Sottolinea inoltre la proclamazione pubblica degli apostoli, i quali trasmisero in maniera fedele gli insegnamenti ricevuti da Gesù, prima oralmente e in seguito in forma scritta. 

In tal modo si oppone a quegli eretici che in chiesa professano pubblicamente una cosa, ma in segreto ne pensano un’altra, o che in privato insegnano false opinioni che contraddicono la verità. Per il territorialismo di Ireneo è importante la distinzione tra pubblico e privato.

In Contro le eresie III,4,3, Ireneo descrive il modo in cui Valentino (eretico gnostico) quando giunse a Roma, professò una cosa in pubblico e un’altra in privato. Poco oltre, mette in guardia contro coloro che «nei discorsi che tengono in pubblico (extrinsecus) appaiono simili a noi, per il fatto che dicono le nostre stesse cose; ma dentro (intrinsecus) sono dei lupi». Si tratta di una strategia grazie alla quale «catturano i sempliciotti e li attirano a loro, scimmiottando il nostro modo di predicare». Ma essi immaginano, si chiede Ireneo, per quale ragione, «pur pensandola loro come noi, saremmo noi che ci rifiutiamo senza motivo di essere in comunione con loro; pur dicendo le stesse cose che diciamo noi e avendo la stessa dottrina, noi li apostroferemmo come eretici»?

È importante sottolineare il modo in cui Ireneo collega gli insegnamenti segreti di Marco, eretico seguace di Valentino, con le sue attività all’interno delle case e lontano dalla pubblica vista. Ciò gli consente di produrre lo stesso tipo di collegamento tra il falso insegnamento e le azioni private interne alla casa, esenti dal minuzioso esame pubblico, che abbiamo osservato nelle Epistole pastorali.
Marco agisce all'interno delle case, in particolare blandendo le donne, e convincendole d'essere dotate del dono della profezia.

La vivida luce che Contro gli eretici getta sulle attività private di Marco e le pratiche religiose delle donne che ha sedotto, funziona sia per creare e delimitare lo spazio, che per servirsi della distinzione tra pubblico e privato come strumento per affermare una chiara linea di distinzione tra il vero insegnamento apostolico e l’eresia. In tal senso, Ireneo prende le idee e le associazioni di pubblico e privato presenti nelle Epistole pastorali e le estende per una loro più universale applicazione.

Ignazio di Antiochia, detto L'Illuminatore (35 - +107 circa), vescovo e teologo siro, venerato come santo dalla Chiesa ortodossa e dalla Chiesa cattolica, annoverato fra i Padri della Chiesa e Padre Apostolico e che scrisse sette lettere alle Chiese dell’Asia Minore sulla via per il martirio che avrebbe trovato a Roma, offre una formulazione della territorialità e dell’associazione di insegnamento vero e falso con la configurazione pubblica e privata della fede e delle pratiche, dello stesso tenore di quella che abbiamo incontrato nelle Epistole pastorali e in Ireneo

È invece interessante il modo in cui Ignazio traccia la rispettiva topografia di coloro che accusa come falsi maestri o che considera campioni della vera fede. Egli ritrae i primi come adusi a condurre le proprie assemblee in privato, lontani dallo sguardo del vescovo locale. I secondi si incontrano invece pubblicamente e alla conoscenza del vescovo.

Ignazio delinea un ritratto del vero insegnamento come pubblico e conosciuto e dell’eresia come privata e nascosta. Così facendo egli intende prolungare le linee di osservazione ecclesiale fino a farle penetrare all’interno di tutte le case, non solo di quella del vescovo, per assicurare che solo i rituali a cui egli può assistere (ovvero sanzionare) sono legittimi e tutti quelli che gli sono sconosciuti sono corrotti dalla segretezza e dal vizio.

Insegna così lo smascheramento della condotta disordinata che avvelena con vizi antisociali le riunioni private e presumibilmente segrete. Ciò che è visibile e pubblico è giusto e ciò che è invisibile e dunque privato è sbagliato.

In conclusione: Le Epistole pastorali, il ritratto di Marco proposto da Ireneo di Lione e le lettere di Ignazio di Antiochia, pur secondo modalità proprie, mostrano strategie territoriali che invocano e creano spazi pubblici  per la circolazione della vera fede e individuano negli spazi privati la delimitazione del falso insegnamento.

martedì 3 maggio 2022

Nega di qua e nega di là, del Cammino Neocatecumenale che rimarrà?


Prendendo spunto da un commento di by Tripudio facciamo il punto della situazione.

"In una vignetta pubblicata ben quattordici anni fa un vignettista americano ironizzava così:

Gli Anonimi pluri-nick accaniti al computer

"non vieni a letto?" - "non posso, sto facendo una cosa importante" - "cosa?" - "c'è qualcuno su internet che si sbaglia". 

La vignetta sembra rappresentare benissimo i fratelli del Cammino Neocatecumenale che intervengono su questo blog per negare qualsiasi cosa venga detta. Essendo idolatri non conoscono nessuna regola universale: per loro 2+2 fa 4 soltanto se ciò è gradito al loro idolo. Per noi cattolici invece 2+2 fa 4 anche se lo dicesse Hitler, perché non importa "chi" dice che 2+2 fa 4, importa solo che è vero che 2+2 fa 4. 

Così i kikolatri non trovano pace perché gridano dentro sé stessi: «c'è qualcuno su internet che si sbaglia riguardo a Kiko-Carmen-Cammino!». E quindi con zelo degno di miglior causa si applicano notte e giorno a compulsare ogni nuova pagina, ogni nuovo commento, ragliando a più non posso le loro elucubrazioni asinine, sempre pronti a dimenticare ogni più piccolo dettaglio sgradito al Vitello d'Oro di Categoria Superiore, il tripode Kiko-Carmen-Cammino. "C'è qualcuno su internet che si sbaglia! ora lo aggiusto io!" e quindi vengono qui a prendersela con i singoli redattori e commentatori del blog, come se il dare l'impressione di aver smentito questi ultimi salverebbe il Cammino e i suoi autonominati "iniziatori"." (by Tripudio)


Negano, negano a oltranza senza mai arretrare e contro ogni evidenza, come il marito scoperto dalla moglie tradita. 

E' strategia? E' extrema ratio? ...Ultima soluzione, estremo rimedio!


Negano che il Cammino non finisce mai. Negano che i catechisti restano sempre al loro posto di comando, guidando in tutto e per tutto i fratelli anche quando ormai, finito il cammino, sono diventati 'fedeli adulti'. Negano che per i neocatecumenali (finito o non finito il cammino) è proibita la 'direzione spirituale' da parte di un sacerdote interno o esterno al cammino stesso. Negano che il discernimento è appannaggio esclusivo di Kiko e Carmen e dei laici catechisti 'inviati' da loro. Negano che si deve obbedienza assoluta a Kiko. Negano che il cammino che si fa è altro da quello normato dagli Statuti. Negano che durante l'Eucarestia ci sia dispersione dei frammenti del pane azzimo consacrato. Negano che sia di fatto sconsigliata la confessione fuori dalle Penitenziali comunitarie, magari accedendo al confessionale/casetta (Si precisa che non è detto così, espressamente, ma è fortemente inculcato, come tante altre cose che caratterizzano e identificano i neocatecumenali rispetto ai cattolici). Negano che sia sconsigliata la messa quotidiana...
- Qui non basta un veloce commento, una frase tra parentesi: dobbiamo dilungarci un pò di più perchè anche la messa quotidiana non è espressamente proibita - mica sono scemi proprio! - ma ancora una volta 'inculcata' come sconveniente refuso da religiosità naturale e da devozionismo obsoleto, che non si addice agli 'eletti' e come inammissibile desiderio di 'santificazione personale' considerato malsano: nella superba prospettiva di diventare migliore degli altri e giudicare tutti. Tutte queste pratiche sono invise nel C.N. perché vanno nel senso opposto alla predicazione ricevuta, all'obiettivo perseguito, e magari già faticosamente conseguito di tappa in tappa, con l'aiuto degli scrutini condotti dai catechisti. Ossia che tu sei uno schifoso peccatore/che/non/può/non/peccare. Il peggiore di tutti e capace delle peggio cose che Dio, se servirà per convincerti, sicuramente ti farà commettere. -
...Negano che sia prassi angariare i piccoli, i poveri, i deboli. Negano che ci sia una corsia preferenziale per gli appartenenti alle classi sociali più alte, che vengono trattati, anche negli scrutini, coi guanti gialli (il Cammino è classista). Negano che i preti/presbiteri vengono mal-trattati alla stregua degli altri fratelli e anche di più e in ogni caso contano molto meno dei laici; per meglio dire non contano niente (ministro da "minus": Carmen dixit). Negano che i presbiteri del R.M. debbano giurare obbedienza a Kiko e Carmen piuttosto che ai Vescovi da cui dipendono (anzi, per dirla tutta, propendono per ridurre all'obbedienza gli stessi Vescovi!). Negano che la decima sia peggio di una tassa e che ad essa attingano da sempre i responsabili per foraggiare gli itineranti (NB. Nulla di tutto questo è previsto negli Statuti).
Negano da sempre
che Kiko abbia mentito quando ha promesso che "le piccole comunità", alla fine del cammino, si sarebbero sciolte come sale nella Parrocchia.
Hanno negato per anni e anni l'esistenza dei mamotreti segreti, riservati ai soli kikatekisti evangelizzanti. Anche loro obbedienti alla Triade in tutto e per tutto "secondo lo spirito del cammino e degli iniziatori".


Le nostre anime distanti lasciano lo spazio vuoto

dove attecchiscono e prosperano

i nemici della vita e della bellezza.

(Daniele Gabriele)

 

 


Nega di qua e nega di là, cosa mai resta?

Con tutte queste cose che negano del Cammino e tant'altro di sostanziale - che mai la smettono - sono proprio loro a distruggere e radere al suolo quel poco che ancora sopravvive dell'esperienza neocatecumenale.

A questo punto a noi cos'altro resta da fare se non - come le stelle - stare a guardare?

domenica 22 agosto 2021

Quello che i neocatecumenali non dicono

Non si può parlare del candelabro della festa ebraica inserito arbitrariamente nella liturgia Eucaristica; 
 
non si può dire che le liturgie Eucaristiche neocatecumenali sono aperte a tutti, da statuto, ma in realtà sono chiuse alle sole comunità neocatecumenali; 
 
non si può parlare della "decima"obbligatoria imposta come tassa di appartenenza al CN; 
non si può parlare dei mamotreti, alias Direttorio catechetico neocatecumenale, segreto e segregato; 
 
non si può parlare delle prescrizioni del Messale che i neocatecumenali non rispettano;
 
non si può parlare dello statuto approvato dalla Chiesa ma non rispettato dal CN; 
 
non si può dire che Kiko Arguello ha musicato i salmi della Bibbia cambiandone alcune parole per adattarlo alla dottrina neocatecumenale; 
 
non si può dire che nelle liturgie neocatecumenali si devono cantare solo ed esclusivamente i canti di Kiko;
 
non si può dire che nelle salette parrocchiali, usate anche dai neocatecumenali, ci sono solo icone di Kiko; 
 
non si può parlare degli annunci segretissimi di inizio anno e dei tempi forti; 
 
non si può contestare l'obbedienza cieca e totale ai catechisti laici neocatecumenali; 
non si può contestare l'apparizione Kikiana della Madonna di cui non è stata fatta alcuna richiesta alla Chiesa; 
 
non si può contestare la presunta santità di " categoria superiore" di Carmen; 
 
non si può scrivere che Apuron è un ladro pedofilo; 
 
non si può scrivere che Mac Carrick è pedofilo difensore dei pedofili; 
 
non si può scrivere che entrambi questi personaggi sono stati condannati dalla Chiesa ma Kiko li tiene nei suoi seminari e li definisce "perseguitati"; 
 
non si può dire che in Giappone il CN non lo vogliono; 
 
non si può dire che ormai in comunità entrano solo i figli dei camminanti; 
 
non si può dire che le parrocchie neocatecumenalizzate sono deserte perché i parrocchiani frequentano altre parrocchie; 
non si può dire che sempre più parroci non vi vogliono; 
 
non si può dire che sempre più parroci vi cacciano; 
 
non si può dire che sempre più Vescovi non vi accettano nelle loro diocesi; 
 
non si può dire che sempre più Vescovi vi mandano via dalle loro diocesi; 
 
non si può dire che il Papa vi bacchetta;
 
non si può dire che strumentalizzate i discorsi dei Papi; 
 
non si può dire che i neocatecumenali che fanno servizio nelle parrocchie lo fanno solo per portare proseliti al CN,;
 
non si può dire che i seminari neocatecumenali RM servono per sfornare preti fedeli a Kiko ma pagati dalla Chiesa;
 
non si può dire che le famiglie in missione all'estero, non frequentano le parrocchie ed i parrocchiani e servono solo per formare comunità neocatecumenali;
 
non si può dire che il CN è una multinazionale ricca e potente che sfrutta gli adepti per avere denaro senza obbligo di rendicontare nulla;
 
non si può parlare degli avvocati al soldo di Kiko&C, impegnati a difendere il CN contro tutto e contro tutti, mentre agli adepti si predica di non resistere al male e di non denunciare gli abusi ricevuti; 
 
non si può dire che il CN è in crisi nera;
 
non si può dire che il CN predica una dottrina diversa da quella cristiana; 
 
non si può dire che il CN non ha linee guida per gli abusi perché non è una associazione non è un movimento non è confraternita ( ma allora che cos' è?). 
 
 
Cari neocatecumenali, ma allora se vogliamo parlare del CN, spiegateci voi: di cosa si può parlare liberamente? 
Possibile che non c'è un argomento che vi stia bene? 
Possibile che non c'è un argomento che non è segreto o segregato? 
Possibile che voi siete perfetti ed è sempre il blog che sbaglia e vi perseguita? 
Dov'è la decantata umiltà neocatecumenale, dov'è il decantato amore al nemico neocatecumenale, dov'è il "perdonismo ad oltranza" neocatecumenale, dov'è il sentirsi "servi inutili", dov'è il non denunciare, dov'è l'accettazione della croce e delle persecuzioni? 
Dov'è la lettura della volontà divina nei fatti concreti della vita? 
Cosa leggete nel corona-virus? 
Cosa leggete nel fallimento delle vostre opere? 
Cosa leggete nell'incoerenza dei comportamenti del vostro guru e dei suoi luogotenenti? 
Possibile che la maggior parte dei neocatecumenali che rispondono su questo blog non si rendano conto di mostrarsi come gente superba, piena di orgoglio, offensiva, ignorante, presuntuosa, sorda alle critiche, anche a quelle più documentate ? 
Possibile che non si possa ragionare con queste persone che rifiutano di accettare anche l’evidenza più evidente? 
Sono questi i "Cristiani dalla fede adulta"
Sono questi il "piccolo resto", gli eletti,il sale, il lievito, la luce del mondo? 
Ma per favore, rappresentate esattamente quel tizio fermato dai carabinieri nella storiella dell’anonimo del 18 marzo alle 21:31, vi arrampicate sugli specchi all’infinito, pur di non ammettere la VERITA’. 
 
(da: LUCA)

giovedì 20 maggio 2021

30 anni di decima

Scriveva qualche tempo fa un commentatore neocatecumenale sul nostro blog:

"Per quanto riguarda la decima penso che io sia libero di fare dei miei soldi quello che voglio e se voglio condividere con chi e' nel bisogno sono fatti miei"

Pubblichiamo la risposta a questo commento, a nostro parere particolarmente interessante, di 30anni.


 

"Questo non lo puoi sapere per certo visto che è assolutamente vietato sapere che fine fanno i soldi delle decime. 

Ma il vero capolavoro suggestivo è che per parecchi anni riescono a convincerti che questo faccia parte della fede e che viceversa il chiedere conto è segno di incredulità e attaccamento al denaro. E senza contare quanti giudizi e mormorazioni produca questo arcano (tutto sottotraccia ca va sans dire ... ).

Ora, in questo humus suggestivo dare la decima è vera libertà ?

La visione offuscata dei neocat

 

Ma passiamo al famoso "dì fatti concreti" dando dei numeri. 

Se uno guadagna diciamo 5000 EUR al mese dovrebbe darne 500 di decime;

è una cifra molto alta ma presumibilmente la sua famiglia, per es con 5 figli, non avrà problemi economici e solo risparmierà di meno.

Ma se la stessa famiglia ha un solo reddito di 1000 EUR al mese dovrebbe darne 100 di decima; cifra molto inferiore alla precedente ma che per la famiglia significa la differenza tra l'arrivare con fatica a fine mese e il non arrivarci e fare la fame. 
 
Libero di non darla? 
In astratto sì, ma la sua libertà è vincolata dal senso di colpa e dalla paura del giudizio pubblico durante i giri di esperienze. Cosicché molto probabilmente se non dà la decima lo farà senza dirlo. 
 
È libertà questa? 
Direi proprio di no. 
 
Ma ammettiamo che la dia comunque confidando nel prenderla poi dal responsabile. 
Nel migliore dei casi (raro) riavrà i suoi 100 euro in una sorta di teatrino che comunque richiede dal povero padre di famiglia l'umiliazione mensile nel chiedere. 
 
Ma molto più facilmente non ci sarà "trippa" per tutti e il padre si troverà ad essere come quel paralitico del vangelo che si buttava sempre in ritardo nella piscina. 
Quindi otterrà poco o addirittura niente, e questo dopo aver dovuto comunque chiedere ad un responsabile, dominus della situazione, che probabilmente non gli farà mancare come ulteriore umiliazione la classica domanda "a cosa ti servono?" (domanda ignobile perché la rendicontazione del dare è vietata e quindi lo dovrebbe essere anche il ricevere).
 
Se a questo aggiungiamo che anche qui ci sono sempre i "furbi" che si buttano subito nella piscina e prendono più decima e i fessi come il nostro padre di famiglia, il quadro è completo, con le conseguenze in termini di miseria e recriminazioni che si possono immaginare. 
Egregio, non stiamo a raccontarci balle e stiamo sui "fatti concreti".

Quello che ho scritto è esperienza personale; più di 30 anni di cammino, elezione, nome scritto sulla mattonella alla Domus non lontano dai cerbiatti ..."

Lapidi con i nomi di chi ha 'finito' il Cammino
sullo scalone di ingresso alla Domus Galilaeae (Israele)

 

(da 30anni)

giovedì 22 aprile 2021

Il Cammino Neocatecumenale: un sogno che sta diventando un incubo.

Per Kiko, internet è come la chiesa: si può usare internet e si può entrare in chiesa solo per obbedienza al Cammino.
Se si entra in internet o in chiesa per motivi di fede personale o di ricerca della Verità, allora si è indemoniati o parrocchiosi delle 12. (da Valentina Giusti)

Spulciando qui e là tra i nostri commenti...

E' evidente, col prolungarsi dei tempi della pandemia, un cambio di passo nei confronti di internet. Si vede che Satana non se ne serve più per fare uscire i fratelli dal cammino. I fratelli neocatecumenali, sempre più numerosi, frequentano i social e aprono gruppi su fb, mentre la piattaforma in generale è diventata fondamentale anche per i vari capoccia, per mantenere vivo il contatto con le comunità che conducono.

Lo stesso Kiko ha dovuto fare di necessità virtù, concedendosi sempre più di frequente in modalità videoconferenza. Anche se proprio non riesce a rinunciare al modello tradizionale per cui ci si sposta dai quattro angoli della terra pur di venire ad ascoltarlo in presenza, mentre proclama il suo verbo che agisce di pronto; con tutte le conseguenze di diffusione sconsiderata del contagio, come abbiamo visto di recente, quando il COVID ha colpito frontalmente la Triade stessa degli Iniziatori (e Dio solo sa quanti altri partecipanti!).

 

Un pavone, ma dietro due ali oscure
Ma in presenza o via streaming, ci spiega Valentina Giusti, solo e sempre un'unica motivazione li muove:

La caratteristica più plateale del Cammino e del suo iniziatore è questa: sono sostanzialmente e inguaribilmente pavoni, non possono fare a meno di vantarsi! 
Ma questo vizietto mal si concilia con una metodica che ha permesso al Cammino fino ad ora di sopravvivere nella Chiesa: l'arcano. L'arcano, il segreto, il celare le proprie prassi, consente di incapsulare la spike del virus letale del Cammino in modo che le difese immunitarie del corpo della Chiesa non lo individuino, possa penetrare nelle cellule-parrocchie sane, e in esse essere comodamente replicato e proliferare. 
L'arcano si difende con il silenzio; ma quando subentra il pavone che c'è in ogni neocatecumenale che si rispetti, l'arcano si può difendere solo con le (pietose) bugie. Ecco perché nel Cammino la menzogna è rispettata ed utilizzata largamente a scapito della verità. 
È esemplare in proposito questo articoletto-comunicato del Cammino, in cui i soliti pavoni si vogliono vantare che il proprio Guru abbia profetizzato pubblicamente la propria malattia/morte (e, sottinteso, la propria pasquale resurrezione).
Per questo devono riferire degli Annunci di Pasqua di Roma e Madrid, momenti clou in cui il leader morente saluta lieto i suoi con le parole di Gesù (ah no, scusate: con le parole di Tagore. Ma fa lo stesso).
Ma qui interviene l'arcano: il mondo crudele, che sa leggere e far di conto, potrebbe addebitare al guru una imperdonabile leggerezza, nel fare affollate conferenze pubbliche in tempi di pandemia! E quindi scatta la prima bugia: gli incontri da riunioni in presenza si trasformano in meeting virtuali, in streaming; e, nel dubbio che comunque qualcuno possa fare accostamenti indebiti, non viene citata la data di Madrid, troppo vicina all'evento infettivo. 
E così il pateracchio è servito! Fino alla prossima vanteria. (da Valentina Giusti)


Tira le somme LUCA:

È sempre lo stesso discorso del pavone che spiegava Valentina.  
Quando il CN era in pieno sviluppo Kiko non voleva che i suoi adepti andassero sui social e su internet per paura di svelare gli "arcani", quegli "arcani" che gli hanno consentito di ottenere un posto nella Chiesa e gli consentono di crescere indisturbati, nonostante le eresie proclamate e conclamate. 
Ora che il CN è in declino, perché gli arcani sono stati svelati, l'ultima risorsa è farsi pubblicità in tutti i modi ed ecco la necessità dei social e di internet.  

 

Gli stessi neocatecumenali si rendono conto che c'è qualcosa che non va nel loro piccolo mondo che diventa sempre più piccolo, quindi, per dimostrare a tutti che non sono in crisi nera, si fanno pubblicità cercando di mostrare il volto migliore del CN.

Sentono il bisogno di auto-convincersi di essere i migliori.
Visto che il mondo li ignora, ecco la necessità di farsi pubblicità da soli, di auto-proclamarsi gli unici ed ultimi cristiani-con-la-fede-adulta, contribuendo a svelare gli ultimi segretucci rimasti.  
I catechisti sono disperati e gli adepti sono fuori controllo.
Fanno come gli pare, dentro e fuori del CN.
Sono saltati gli schemi rigidi della disciplina imposta dalla gerarchia neocatecumenale.

È finita, lo sanno tutti, ma nessuno ha il coraggio di dichiararlo.
C'è troppa gente spaventata che vede il vuoto sotto ai suoi piedi.
Gente che ha sprecato la sua vita dietro un sogno che sta diventando un incubo. (da LUCA)

 


Oggi è stato davvero un successo
Kiko Arguello è stato dimesso
dopo pochi giorni dall'ospedale
oh che notizia fenomenale
adesso il Cammino Neocatecumenale
si può dire salvo meno male
a casa in convalescenza resterà
ma ben presto del tutto guarirà
poi tra noi di nuovo tornerà
e ancora a lungo ci guiderà
e diremo : Kiko non è morto
sì Kiko è davvero risorto

            (da un Anonimo)

martedì 6 aprile 2021

Ma perchè devono mentire sempre?

L'arcano è carattere distintivo del Cammino Neocatecumenale. Tra un arcano e l'altro, una cosa non la dicono, una la nascondono, l'altra ancora la falsificano. Rarissimo sentire uscire dalla loro bocca qualcosa che corrisponda al vero.

Per questo sono scontati. Noi, che troppo bene li abbiamo conosciuti, ogni volta che li leggiamo o li sentiamo parlare, comprendiamo al volo il come e il perchè. Servizio alla verità e giustizia anche questo! 


Kiko impegnato ad autoritrarsi

In uno dei comunicati diffusi in questi giorni, in seguito alla notizia della positività di Kiko Arguello al COVID, ci hanno colpito alcune cose.  

Ma, prima di ogni altra considerazione, ecco il testo dell'articolo. 

Papa Francesco prega per Kiko Argüello, l’iniziatore dei Neocatecumenali ricoverato a Madrid per Covid 

Una settimana fa la scoperta della positività al virus. Asintomatico fino a ieri poi, la febbre e i sintomi di una polmonite. Da qui il ricovero presso un ospedale di Madrid. 

di Easy TV Redazione Madrid 1 aprile 2021 
 
Da quanto si è appreso, Papa Francesco, questa mattina, è stato informato sulle condizioni di salute dell’iniziatore del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello, 82 anni, ricoverato per Covid in un nosocomio della capitale spagnola, e segue con apprensione la degenza ospedaliera assicurandogli la sua preghiera. 
Secondo il comunicato diffuso questa mattina dai centri neocatecumenali di Madrid e Roma, ai catechisti itineranti e agli appartenenti al Cammino, lo spagnolo Kiko Argüello «una settimana fa è risultato positivo al coronavirus. Nei giorni scorsi non ha avuto febbre ed anche l’ossigenazione era buona. Ma ieri mattina si è svegliato con 38,2 di febbre e con un principio di polmonite». 
I medici, che lo stanno seguendo, dinanzi a questo quadro clinico, hanno consigliato il ricovero presso un ospedale attrezzato per l’assistenza e le cure. 
Lo scorso 14 marzo, da Roma, in collegamento streaming Kiko Argüello, Padre Mario Pezzi e María Ascensión Romero, l’equipe internazionale del Cammino Neocatecumenale, hanno tenuto il consueto ‘Annuncio di Pasqua‘, riportato alle quasi 22mila comunità sparse nei cinque continenti. 
Per l’occasione Kiko si era presentato in un  buono stato di salute, molto sereno ma «stanco – aveva detto –di essere ancora in terra e desideroso di andare in Cielo. La vità è un passaggio! – aveva continuato – Dico con tutta contentezza e allegria: me ne vado», e citando una poesia di Tagore: «’me ne vado da ogni parte’, perché nel Cielo c’è tutto. Me ne vado, non so se tra un mese, 15 giorni, 7 giorni o un anno, quando Dio voglia». 
Al momento non si hanno ulteriori notizie sulle condizioni di salute dell’artista e catechista spagnolo. 
Da parte di Padre Mario e Ascensión c’è l’invito alla preghiera: «Invitiamo tutti i fratelli, in questi giorni Santi del Triduo Pasquale a pregare per lui, per intercessione di Carmen (Hernández Barrera , co-iniziatrice, morta il 19 luglio 2016, ndr), perché possa superare questo momento critico e tornare a celebrare con noi la Santa Pasqua».
Tante volte, negli incontri internazionali vocazionali per i giovani, Kiko ha sempre incoraggiato tutti, compresi noi giornalisti, con le parole: «Coraggio fratelli, Dio ci ama!». Memori di quelle belle parole piene di speranza e di fiducia sentiamo di dirgli: «Coraggio Kiko, sii forte!».
(Incidentalmente notiamo che il Papa non ha fatto dichiarazioni sul ricovero del fondatore del CN, ma ne è solo stato informato.)
 
I kikos sono già pronti
per santificare il guru


Prima di tutto, Kiko viene ricordato come artista e poi come catechista: "Artista di León", "pittore e catechista spagnolo".
Fa specie che venga prima l'artista e pittore e poi il "catechista"; neanche iniziatore o fondatore. Questo lo si dà per scontato. Chi non conosce Kiko Arguello?
Ma se salta subito alla mente ciò che egli era prima della sua "vocazione", sta a significare che non ha mai rinunciato a nulla di se stesso. 
Kiko si è sempre raccontato così. E avesse almeno narrato di essere "un" artista, egli molto spesso si è vantato di essere un "grande artista", ogni volta che ne ha avuta l'occasione.

Ma la cosa che ci preme far rilevare  è la seguente: si rende conto in questo stesso comunicato che:

"Lo scorso 14 marzo, da Roma, in collegamento streaming Kiko Argüello, Padre Mario Pezzi e María Ascensión Romero, l’equipe internazionale del Cammino Neocatecumenale, hanno tenuto il consueto ‘Annuncio di Pasqua‘, riportato alle quasi 22mila comunità sparse nei cinque continenti."

Dei due annunci presenziati e condotti da Kiko si ricorda solo quello del 14 marzo tenuto a Roma, più lontano nel tempo rispetto a quello di Madrid del 19 marzo. (E' legittimo chiedersi il perchè).

Si precisa poi che l'annuncio è stato tenuto in "collegamento streaming"

Questo non è vero. 

Kiko ha fatto l'Annuncio di persona e in presenza, con le Comunità e gli Itineranti che hanno potuto raggiungere il luogo convenuto (come già avevano fatto in Quaresima).
Lo stesso Annuncio è stato replicato, come di consueto, a Madrid (il 19 marzo) e con le medesime modalità: chi poteva in presenza, chi no via streaming.

E nella medesima maniera l'Annuncio è stato riportato nelle varie Zone dagli Itineranti che, anche in dispregio delle "zone rosse", si sono spostati per fare l'Annuncio in presenza nei vari capoluoghi della loro Regione (come pastori che vanno per radunare le pecore disperse!). 
Essi hanno riunito tutti quelli che era possibile convocare; i restanti hanno seguito su piattaforma, come si può agevolmente riscontrare dagli innumerevoli annunci apparsi in questi giorni su You-Tube (e che oggi riscontriamo puntualmente rimossi).

Queste strane alterazioni della realtà, una data dimenticata e la modalità stessa dell'annuncio fatto, secondo il comunicato neocatecumenale, rigorosamente  NON in presenza, non sono casuali.

Anche perché chiunque potrebbe chiedersi perchè ci hanno tenuto tanto a precisare che Kiko si è recato da Madrid a Roma e da Roma a Madrid (anche se, lo ribadiamo, stranamente nel comunicato si parla solo di quello antecedente di Roma) per fare due annunci in streaming

Poteva farli da casa sua! Avrebbe corso meno rischi lui e avrebbe esposto gli altri a minori rischi. O no?

Facciamo notare, prima di passare alla spiegazione del perché di tali false informazioni, questo passaggio intenzionalmente riportato nel medesimo comunicato:

Per l’occasione Kiko si era presentato in un buono stato di salute, molto sereno ma «stanco – aveva detto – di essere ancora in terra e desideroso di andare in Cielo. La vità è un passaggio! – aveva continuato – Dico con tutta contentezza e allegria: me ne vado»
Arcano Mayor

E qui vorremmo sgomberare il campo da eventuali illazioni e strumentalizzazioni postume. Non è la prima volta che Kiko esordisce così.
In realtà sempre egli dice che desidera morire presto... che il morire è  certamente migliore. 

Lo faceva già tanti, tanti anni fa, quando anche io ero lì, ad ascoltarlo. 
Questo solo per chiarire che non può essere ritenuta una eventuale profezia.

Quindi ricapitolando: l'articolo di fattura neocatecumenale  del 1° aprile contiene  lo scoop di grande effetto: l'artista e catechista Kiko, di 82 anni, aveva previsto pubblicamente la sua malattia e pure la sua probabile morte.

E infatti si annuncia che è ricoverato in ospedale con la polmonite dopo una settimana di positività al Covid.
Chiunque, leggendo, potrebbe dire: ma che profeta è  costui? Fa conferenze affollate in presenza a Roma e Madrid - ricordiamo la data: 19 marzo - e subito dopo, qualche giorno di tempo per il tampone, risulta positivo al Covid e, dopo un periodo di una settimana  da asintomatico, il tracollo e la polmonite.

La normale conclusione sarebbe: il profeta se l'è cercata! 
E non solo: con sé ha messo in pericolo molte altre persone, visto che in tali incontri molti avranno contratto la malattia o ne sono stati messi a rischio.


Ecco perché nell'articolo  si dice che gli annunci  sono stati fatti non in presenza ma solo in streaming -prima bugia- e -seconda bugia- ci si 'dimentica' la data del 19 marzo di Madrid. 

Ma le bugie hanno le gambe corte.  

Infatti:

Tornando alla positività di Kiko al COVID riscontrata nell'ultima settimana del mese di marzo, basta fare due conti per capire che, molto probabilmente, Kiko si è infettato proprio andando in giro a fare annunci di Pasqua, incurante dell'allarme alto di contagi e delle rigorose chiusure disposte dalle autorità in tutti i vari paesi europei e non solo.

Egli, durante questi mesi così difficili, a questa stessa leggerezza ha invogliato tutti gli itineranti (e gli itineranti, a loro volta, tutti i fratelli dipendenti da loro) con le sue catechesi insistenti ma, prima di tutto, con l'esempio.

(Anche se è pure da dire che Kiko, per quanto ha potuto, e mentre gli itineranti comunque continuavano a presidiare i territori loro assegnati, si è segregato da subito a Madrid, dove è rimasto rinchiuso in qualche suo rifugio segreto per la gran parte del tempo da che il COVID impazza nel mondo).

Kiko si è recato fisicamente a Roma e a Madrid per l'Annuncio di Pasqua, come sempre ha fatto, incurante del pericolo, proprio per farlo in presenza. 

Ma intanto ci tengono molto a precisare, chiaramente mentendo, che lo ha fatto esclusivamente via streaming

E il più bello è che loro stessi forniscono la prova delle loro bugie. 

Dal testo linkato dell'Annuncio si può prendere visione dell'elenco delle comunità e degli itineranti che hanno seguito via streaming e di tutti quelli che invece hanno seguito in presenza.

Si copia qui di seguito, dall'inizio dell'Annuncio, la parte delle "presentazioni" che ci interessa. 

Concludendo che a Kiko tutto questo assembrarsi, per una volta, gli è costato molto caro.

(Se qualcuno può fare la stessa cosa con l'Annuncio di Madrid gli saremo grati.).

 ANNUNCIO DI PASQUA

Roma, Fraterna Domus 14 marzo 2021

Kiko:
Buona sera a tutti, coraggio! Alla battaglia, siamo disposti ad entrare in battaglia.

Preghiamo.
−Preghiera iniziale e invocazione allo Spirito Santo.

Faremo un incontro breve e sostanzioso e dopo, contenti, andiamo a casa. A voi piace ascoltarmi, ma a me piace poco parlare. Per prima cosa ci presentiamo, rapidamente. Sono contento di vedervi, vedere come vi siete invecchiati.

−Presentazioni

Sono presenti 

le nostre comunità di Roma: 

1 SS. Martiri Canadesi
2 SS. Martiri Canadesi
1 S. Francesca Cabrini
2 S. Francesca Cabrini
1 S. Luigi Gonzaga
2 S. Luigi Gonzaga
1 Natività
2 Natività

le équipes itineranti di:

Italia

Lombardia
Piemonte eScandinavia
Triveneto ePolonia
Udine, Gorizia e Trento
Liguria
Marche -Abruzzi e Malta
Umbria
Roma eLazio
Rettore e Formatori Srm Roma
Seminaristi
Presbiteri Di Roma
Campania -Molise
Campania 2
Campania 3 Irpinia
Puglia Basilicata e Albania
Puglia Salento
Calabria e Sicilia
Calabria 2
Sicilia 2
Sardegna 

Europa:

Svezia e Danimarca
Germania e Olanda
Germania 2
Olanda 2
Svizzera Tedesca
Slovenia -Croazia -Serbia-Macedonia -Bosnia –Montenegro
Turchia -Grecia

Africa:

Rwanda
Ghana
Congo
Benin -Togo
Centro Africa
Sud Africa

Asia:

India -Sri Lanka -Pakistan –Nepal
Filippine
Myanmar
Cina
Manciuria

Seguono in Streaming

le nostre comunità:

1 S. Bartolo in Tuto di Firenze
1 S. Bernardo di Ivrea
1 Bonne Nouvelle di Parigi
1 S. Honoré d’Eyleau di Parigi

le equipes di:

Emilia Romagna
Gran Bretagna
Francia Nord -Belgio -Lussemburgo
Francia Sud -Svizzera Francese
Austria
Ungheria
Ceca, Slovacchia
Kazachstan -Siberia
Lituania -Lettonia -Bielorussia
Russia-Georgia -Estonia
Ucraina
Romania -Rep. Moldavia

Le Equipes Itineranti di:

Africa
Asia
Australia
Alcune Nazioni Dell’America.

Fine della copia. 

Fa impressione il fatto che non ci sia proporzione tra i presenti (la maggioranza assoluta) e gli assenti (una minoranza) e molto interessante è anche notare le mille provenienze degli assembranti

Per quante cautele abbiano potuto adottare, è molto probabile che il povero Kiko non sia stato il solo ad essersi contagiato.

In questo tempo tutti i neocatecumenali sono stati deformati dagli insensati appelli ad un falso "eroismo" in nome della santa causa comune, che altro non è se non sconsideratezza.

La sconsideratezza ha contraddistinto dal primo giorno della pandemia i loro comportamenti. E solo loro sanno quante vittime veramente essa ha mietuto... ..."via streaming"!

A cominciare dal primo focolaio di Vallo della Lucania in Campania, con morti e feriti in gran numero. Ma, come al loro solito, hanno abilmente depistato da sè l'attenzione, a TUTELA DEL BUON NOME DEL CAMMINO, facendo ricadere, senza scrupoli, la responsabilità su un sacerdote che non ricopriva alcun ruolo organizzativo. Facendo pagare il conto come sempre a un innocente.
 

A quando, il prossimo bagno di folla?

  "Hai la vita dentro, non ce l'hai?"  

Uno dei mantra coniati da Kiko, per incitare a correre incontro alla morte senza paura. 

L'importante è tenere in vita la comunità... se no muore la fede dei fratelli. 

Questo dicono e ripetono, quando la verità è un'altra.

Sono loro che rischiano di morire (di estinguersi), senza le comunità riunite, e per ciò stesso più facilmente controllabili e gestibili, non hanno più nessun futuro davanti e si giocano la loro stessa sopravvivenza!
 

Una ultima postilla: 
Si vede, dall'elenco delle comunità che hanno seguito l'annuncio, la prima comunità della parrocchia Bonne Nouvelle di Parigi: quella che ha organizzato la comunione per asporto con tanta coscienziosità.
Domanda: cosa hanno detto veramente Kiko e Pezzi nell'Annuncio di Pasqua?
Quali sono state le loro esatte disposizioni, prima della raccomandazione finale 'celebrate la Pasqua COME POTETE?'   (da: Valentina Giusti

Ma tu guarda quante scoperte in un colpo solo! 

Comune denominatore come sempre: fare le cose di nascosto e mentire; mentire e fare le cose di nascosto.

In tutto questo - sia ben chiaro - che di cuore auguriamo a Kiko lunga vita. Come siamo certi che sarà.