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venerdì 3 febbraio 2023

Del Cammino Neocatecumenale Kikocentrico e dei suoi frutti ovviamente marci.

Due catechesi preparano all'ascolto del Kerigma nel mamotreto delle catechesi iniziali:

V Giorno: Chi è Dio per te?
VI Giorno: Chi sono io?

CHI SONO IO?
E’ tutta una catechesi "esistenziale" fatta da Kiko per connettere gli ascoltatori alla sua pseudo-dottrina che andrà ad esplicitare nel SUO Kerigma soggiogante, così come lo ha abilmente strutturato per poi ripeterlo, in maniera parossistica, ai suoi adepti fino alla consunzione totale (degli adepti, si intende! Che lui non si consuma mai, ma in questa opera si rigenera ogni giorno!).
Opera di abbindolamento delle menti e delle coscienze, che negli anni successivi andrà mano mano sempre più abilmente a plagiare il popolo neocatecumenale a sua immagine e somiglianza.
In questa catechesi Kiko riproduce molti dei suoi disagi giovanili e delle sue paranoie e paturnie varie. Solo con gli anni ho compreso che Kiko non era assediato da una crisi esistenziale, degna sicuramente di uomini migliori di lui, connotata da una onesta ricerca del senso della vita e del significato della morte che porta all'incontro profondo e vero con Dio.
Kiko, centrato sempre e solo su se stesso: è sotto gli occhi di tutti il fatto inconfutabile che il Cammino Neocatecumenale, purtroppo per Kiko e ancor più per gli sfortunati che lo seguono, non è Cristocentrico ma Kikocentrico.

                       Guardate questa assemblea celebrante nella Tenda di Porto San Giorgio:

                                                  tutto parla di lui e Kiko è al centro.



Questo dato è innegabile e dettagliatamente esposto in un numero infinito di articoli, post e commenti di chi il cammino lo ha fatto come me, che per 30 anni ho vissuto a stretto contatto con loro.
Ed è evidente ancor oggi, dopo tanto tempo che ho lasciato il cammino e continuando a seguirli da lontano.


Il Vangelo dei Miserabili by Kiko
Il Cammino Neocatecumenale è Kikocentrico.

CHI SONO IO? Questa catechesi che Kiko definisce “esistenziale” e che dipinge l’uomo nei suoi travagli quando cerca di scoprire il “senso della vita” e combatte col non-senso - che come in una morsa stringe ogni cosa a causa della ineluttabilità della morte - infondo parla del Kiko giovanile, il Kiko a paranoia del Vangelo dei Miserabili, il Kiko del Servo di Jhavè che una volta incontrata Carmen si è emancipato rapidamente vestendo un nuovo look, che ha assunto “di pronto” e di buon grado perché a lui più confacente (Kiko deve moltissimo a Carmen, tutto quello che è diventato).
Kiko aveva vissuto in quegli anni lontani un solo disagio (basta leggere alcuni suoi racconti autobiografici): quello di non riuscire a imporsi come un Numero UNO, come leader.
Kiko era alla ricerca spasmodica del successo personale, del prendersi la scena. Altro che di Dio.
Se la sua fosse stata una vera ricerca di Dio avrebbe avuto a cuore per prima cosa la salvezza della sua anima e quella delle persone che Dio gli affidava e gli metteva nelle mani. Avrebbe sacrificato se stesso per loro e non viceversa, come di fatto ha fatto.

Tutto nel cammino è asservito al gigantesco e ingombrante IO kikiano (il famoso YO YO YO di cui Carmen lo accusava sempre). Avrebbe fatto di tutto, lui che da sempre si autoproclama presuntuosamente “Giovanni Battista in mezzo a noi”, per far “crescere” Cristo nella vita delle persone e, man mano che Cristo cresceva, avere per sé un solo desiderio: “diminuire”, scomparire dalla scena. Ma questa cosa Kiko mai l’ha fatta ed è lontanissima da lui che incita i fratelli ad ogni annuncio a ringraziare Dio del gran dono di aver loro dato per la vita un simile catechista: Kiko Arguello, che ha rinunciato a tutto per loro e al quale devono obbedienza assoluta e cieca per fare la volontà di Dio sulla quale da soli non hanno alcun discernimento...
Perché Kiko con la sua opera ha costruito nient'altro che il suo impero. E lui si è posto al centro; tutto ruota intorno a lui, tutto è grazie a lui e per lui. Punto.

Qualcuno vuole provare a smentire?
Quando mai si è vista un’opera nella Chiesa in cui il fondatore o l’iniziatore ha più visibilità del Signore stesso?
Kiko è stato dominato sempre da un'esigenza incontenibile di diventare qualcuno ad ogni costo. Altro che travaglio esistenziale. E lo dimostra il semplice fatto che una volta conquistato il palcoscenico non è sceso mai più da esso. Non ha consentito a nessuno di diventare comprimario con lui, neanche a Carmen, men che meno a padre Mario, soprannominato a ragione e in maniera esaustiva "pesce rosso".

Neanche i secondi ha mai sopportato, se è per questo. Solo sottoposti ossequianti, adulanti, succubi, obbedienti e ripetitori delle sue stesse parole a pappagallo.

Nessuno mai ha potuto arricchire il Cammino con un suo contributo, eppure lo stesso Kiko lo ripeteva spesso che è lo Spirito Santo che nel Neocatecumenato guida e governa tutto!
Ma lo Spirito Santo - fino a prova contraria - soffia dove vuole e quando vuole e tu “ne senti la voce, ma non sai da dove viene e dove va.…”.
("Nessuno lo tiene nel borsellino"
, parola di Kiko, che poi, guarda caso, mette in mezzo proprio il borsellino, chi sa mai perché?!).
E dunque lo Spirito Santo può benissimo scegliere altre vie in alcuni momenti, altre persone, fratelli comuni che non siano lui nè da lui scelti, giusto?
Magari l’ultimo della comunità!
Mica deve chiedere il permesso a Kiko, ogni volta.

Vogliamo tralasciare qui la storia di Fabio Rosini o di Daniel Lifshitz e di tanti altri meno noti. Ci basta richiamarli alla memoria. Con tutti Kiko ha fatto lo stesso. Dal più grande al più piccolo.
Era comunque sorprendente vedere che, se a qualcun altro veniva qualche idea e questo qualcun altro trovava finanche il coraggio di esprimerla veniva pubblicamente redarguito severamente e aspramente. Sempre con le solite stolte accuse degne di un complessato: "Tu pensi di essere più intelligente di me?" "Nel Cammino nessuno deve inventare niente, tutto passa per il nostro (di Kiko e di Carmen) discernimento" e fregnacce simili. E chiedo scusa, ma la mia esperienza è un poco datata. Queste cose risalgono tutte agli anni d'oro del Cammino.
Quando i due Iniziatori “unici” erano al loro fulgore e padre Mario, sempre in cura per una depressione serpeggiante (vorrei vedere noi al suo posto!), faceva il paravento ecclesiastico di facciata.

Ora per sgombrare il campo da residui dubbi faccio un esempio banale ma che la dice lunga.

Kiko non ha mai sopportato neanche che lo Spirito Santo avesse disposto un giorno di ispirare il canto dello Shemà non a lui ma al povero Giorgio Filippucci, che per questa cosetta e varie altre spesso e volentieri veniva bastonato perché calasse la cresta, come suol dirsi. Ma Giorgio sinceramente non dava proprio l’impressione di essere un gran presuntuoso. Era Kiko geloso (e anche invidioso) a dipingerlo così. Kiko vedeva nemici dappertutto!
Apro una breve parentesi:
(Vedeva forse negli altri i suoi peccati? Quante volte abbiamo sentito dalla sua bocca negli scrutini “Il fratello è lo specchio dei tuoi peccati!” - altro mantra ripetuto a pappagallo dai kikatekisti sguinzagliati per il mondo ai loro diretti catecumeni - questo per irretire, per ridurre al silenzio e all’ipocrisia per paura: chi osava denunciare quel che subiva, finiva per essere bastonato lui ben bene con il “NON giudicare” e il devi chiedere perdono TU al fratello che hai giudicato”.)

Quando Filippucci è morto ma già prima, pian piano con gli anni, l'autore dello Shemà è diventato lui nel convincimento di tutti. Kiko non poteva concepire di avere a che fare con chi sapeva e accettava di essere un “servo inutile” per un motivo semplicissimo: lui non si è mai considerato né servo né inutile ma indispensabile e unico e insostituibile e anche molto bravo e dotato di inestimabili talenti… che chi sa che carriera avrebbe fatto come pittore se non avesse rinunciato a tutto per loro… e tutto questo lo faceva pesare. Questa la verità falsa a cui ha sempre creduto e crede per cui si dà le arie di portare il mondo sulle spalle, con gran fatica! Per questo Kiko detestava tutte le persone che con uno spirito buono stavano dietro a lui e ce n'erano, e hanno tutti sofferto tanto. A parte che Filippucci, morto anche all’improvviso e giovane ancora, si è ritrovato, come tanti altri itineranti che lo hanno servito tutta la vita, a non essere mai ricordato, mai compianto. Ma certo. Questa è roba da donnicciole dalla fede debole, devote e religiose naturali.

Un piccolo quadretto esplicativo sul destino dei seguaci del percorso neocatecumenale, ovvero dei frutti marci inevitabili:

da Tomista EX nc :

“Mi interesserebbe conoscere qualcosa in più sul rapporto tra Giorgio Filippucci e Kiko. Quando morì avevo solo 9 anni, ma sapevo chi fosse perché in famiglia si ascoltavano le sue versioni dei canti, anche in macchina. A tal proposito mi vengono in mente due cosette.
Ho sempre fatto il cantore, sin dall'età di 13 anni, ed ho sempre preferito (e diffuso) le interpretazioni di Filippucci a quelle di Kiko, rifacendomi a queste durante l'esecuzione dei canti. Per questo motivo venivo spesso redarguito dal capo-cantore, in quando non "fedele al carisma". Lo stesso Morfino vietava apertamente e pubblicamente di imparare i canti da Filippucci.
Ricordo che durante una convivenza dei cantori disse: "Proibito registrare i canti, proibito metterli su internet. Ci provò tanti anni fa Filippucci con Radio Maria facendo arrabbiare Kiko. Per questo poi è morto!" (Risate dei presenti).
Da cosa derivava questa ostilità? Possibile ci sia stata una sorta di damnatio memoriae? O si tratta semplicemente di invidia?”


Una cosa simile da Morfino o da altri lì dentro io non l'avevo mai sentita. Raccapricciante. Non trovo altre parole. Si vede che nella sua zona, dove faceva il vicerè, andava ancor più a ruota libera.
Ma certi atteggiamenti li teneva pure in assemblea di itineranti. Morfino era un minus, sotto tutti gli aspetti. Eppure ha fatto una gran carriera come itinerante perchè così si deve essere: funzionali al sistema con grande efficacia e fedeltà. Purtroppo Morfino era fatto così! Non parlava mai seriamente, faceva il simpatico, una sequenza ininterrotta di battute, stupide per la gran parte e sempre inopportune. Sperava forse così di compensare la sua palese inconsistenza.

Ma il vero responsabile di tanta inconcludenza era Kiko che per primo ridacchiava, legittimando - di fatto - lo sbracamento generale e incontrollato dell’assemblea gaudente alle sue cretinate.

Ricordo una volta mentre Morfino relazionava tutti i problemi provocati come sempre, diceva lui, dall'ostilità del Vescovo, che all’epoca era Mons. Luigi Bommarito per loro di tristissima memoria. Facendo il buffone Morfino lo aveva ribattezzato “Buonadonna”. E in assemblea lo chiamava, ridendo ovviamente, sempre e solo così.
Secondo voi Kiko lo ha mai ripreso una mezza volta per questa squallida trovata per nulla comica? MAI! Rideva pure lui e pacione diceva: "Ok, vai avanti Salvatore…" “Coraggio!”
Ormai è morto anche Morfino da un pò. E stendiamo un manto pietoso.

 

Giorgio Filippucci, itinerante e cantore.
Giorgio Filippucci era un ragazzo in gamba di suo. Laureato in ingegneria. Ha rinunciato a tutto per seguire Kiko come itinerante. Sposato con Lucia, lei era incinta dell'11 figlio quando Filippucci è morto d'infarto in pochi minuti, giovane e bello che era.
Mai ho sentito commemorarlo da Kiko. Per onestà devo precisare che Kiko non ha mai commemorato nessuno dei suoi itineranti più di tanto. Mai l'ho visto veramente commosso per la perdita di qualcuno di loro né sofferente. Sempre un panzer che va avanti, passando su tutto e tutti, senza voltarsi mai indietro. La chiamano “fede forte” che non lascia spazio alla compassione mai, né ad alcun umano sentimento. Io la trovo non fede, ma obbrobrio! Non sono uomini!
Il rapporto con Giorgio era storicamente inficiato dal fatto che Giorgio era un ragazzo intelligente e intraprendente. Ogni convivenza era una storia, lo teneva puntato come suol dirsi, perché lui voleva fare sempre di più, prendeva iniziative di ogni genere per sponsorizzare e far avanzare il cammino, mica per altro! Eppoi, come cantore era più bravo di lui. Avrebbe dovuto essere contento il Kiko, macchè! Si percepiva anche che c'era qualche spione seriale (categoria molto fiorente in quell'ambiente diffidente) che portava rapporto, che teneva quasi sotto controllo Filippucci quando lavarova nella Regione a lui assegnata e dove era molto amato, l'Umbria. Kiko esordiva sempre dicendo "Abbiamo saputo che tu" "Si dice che tu"... e simili. E iniziava il processetto ogni volta. A Kiko lo zelo di Giorgio non andava mai bene perché vedeva in atto la famosa “iniziativa personale” per lui detestabile e totalmente bandita dal cammino. Perché offuscava il marchio doc di Kiko.


 

Seguite ME... voi tutti...
Essendo il cammino personale, nessun'altra personalità oltre la sua e al massimo quella di Carmen poteva emergere, a nessun livello. Questo era il rapporto: conflittuale e sempre improntato a correzioni.

Era consueto sentire Kiko dire, rivolgendosi a Filippucci: "Tu sei ingegnere, vero, e ti senti molto intelligente". Con la frequente aggiunta del "Tu ti credi più intelligente di me" (non è poi che ci voglia molto, detto fra noi!) oppure "Che credi di aver fatto col canto dello Shemà?". “Non devi considerarlo cosa tua – questo in sostanza il discorso - è del Cammino e va messo nel libro dei canti senza specificare che è tuo.” E giù sempre le solite accuse gettando le mani avanti: “Sei un superbo, un idolatra, vuoi farti il tuo piccolo impero, ecc., ecc…”.

E’ semplicemente ridicolo tutto questo! Converrete con me.

Ma Kiko, non ti accorgi che stai parlando di te? 

“Il fratello è specchio dei tuoi peccati”... è vero? Per favore, dillo a te stesso! Medico, cura te stesso! Come non definirlo un ciarlatano travestito?

Insomma, nel Cammino è sempre la stessa musica.

Ripensando all'aria che si respirava nei consessi di Kiko/Carmen e itineranti, mi tornano alla mente tante e tante cose.

L'atteggiamento di tutti gli itineranti era uno solo, di totale soggezione, spogliati di ogni dignità. Sembravano degli elemosinanti. Dei pezzenti a cui il re aveva concesso di indossare abiti regali. Qualunque fosse la loro estrazione sociale (e per alcuni era molto molto alta!) pareva che nella vita nessuno avesse avuto mai nulla di buono all'infuori dell'incontro con Kiko. Anche alcuni di loro avevano rinunciato a molto e donato tantissimo al Cammino e a Kiko e a Carmen.

Ma nessun prezzo pagato poteva compensare la gran concessione di far parte della casta privilegiata degli itineranti, magari enumerati pure tra i 12 o i 72. La corte celeste del re sole!

Mai negli atteggiamenti o nelle parole di Kiko e Carmen un che di riconoscenza, di ammirazione, meno ancora di rispetto.

Per fare itinerante, parlavamo di Filippucci, dovevi aver rinunziato del tutto alla tua vita, alla tua carriera, alla tua laurea e quant'altro.
Embé? Che avevi fatto? Niente!

Vuoi mettere con il "sedere alla destra o alla sinistra" di Kiko e Carmen? ma che, scherziamo? Niente valeva occupare un posto d’onore sulla immensa Merkabà!

Questo comportava che tutti erano lì con la mano tesa, contenti di ottenere anche il minimo incarico in più, la più piccola promozione nei molteplici ruoli previsti. Per contare qualcosa più degli altri e comandare per la loro parte con scettro di ferro, anche loro, spadroneggiando sulle persone.
E poi... ogni giorno vivevi con la paura di essere rimosso, al primo leggero smottamento della terra sotto i tuoi piedi.

Kiko e Carmen erano bravissimi a tenere tutti sui carboni ardenti.

Cominciando dal padre Mario sotto costante minaccia di Carmen, soprattutto, che godeva a tormentarlo, pur così fragile. Altre volte ho ricordato che Carmen, con un cinismo raro, amava vedere il terrore dipingersi sul volto dell'interlocutore di turno quando, a proposito o a sproposito, pronunciava la fatidica frase: "Senti che dici? Ti togliamo da... e ti spediamo... in Siberia!". Un periodo era proprio fissata con la Siberia.
E poi era sempre lei che ripeteva, fissando negli occhi: “Tu DEVI essere legato a noi” (mi esimo da interpretazioni che sono superflue a questo punto).

Tra loro così è finita, ma Kiko non si rammarica.



Afflitti da ansia di prestazione, protesi a sempre nuovi traguardi, intenti a cogliere ogni minima aspirazione kikiana per essere il primo e magari l'unico a soddisfarla, in una competizione incessante, gli itineranti tra loro erano gli uni contro gli altri - alimentato tutto questo dalla pessima conduzione degli Iniziatori, che li governavano ad arte con il “divide et impera” - smaniosi di vivere anche un piccolo, passeggero, momento di gloria davanti all’assemblea, mentre tutti ti guardano meravigliati e invidiosi.




Non così il Signore ha ammaestrato i suoi, quando discutevano accesamente chi fosse il primo tra loro!

"Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
(Mc.10, 35ss. 41-45)

Perché sono bugiardi!





Altro ha insegnato Kiko, offrendo se stesso come esempio!

Il C.N. è Kikocentrico, idolatria pura, ha tradito il Vangelo, ha ingannato i fratelli.



giovedì 19 gennaio 2023

Video sulle mirabilia di Kiko e Carmen (seconda parte)

Il video pubblicitario del Cammino  neocatecumenale (qui l'articolo di illustrazione e commento della prima parte) prosegue, a ritmo serrato. Da parte nostra, continuiamo a proporre i punti che ci sembrano più interessanti.

Sembra quasi che sia già stato preparato in previsione della dipartita di Kiko, più  che per onorare Carmen.

Infatti, il riferimento alla città di nascita della Hernández, Olveda, in Soria (da cui il simpatico nomignolo appioppato da Kiko a Carmen, "soriana seca", come la carne secca in scatola prodotta in quelle zone) è  l'occasione per mostrare le immagini dell'orchestra kikiana e della sinfonia eseguita, a quanto pare, in ricordo della iniziatrice. 

Kiko e l'arte dell'accrocco

Riportiamo una frase detta in quell'occasione dal poliedrico Argüello: "Ancora più importante  della sinfonia, per cui c'è  bisogno di possedere un'arte, è  aprire una iniziazione cristiana in tutta la Chiesa, con tutti i suoi riti, con i suoi passaggi, con i suoi scrutini. Questa è  veramente un'arte!"

Dobbiamo dare ragione al modestissimo Kiko (i fotogrammi permettono di apprezzare le espressioni del volto): per la sinfonia bisogna possedere un'arte, che sappiamo non essere sua in quanto ha egli stesso ammesso di non conoscere la musica. Allo stesso modo i contenuti del Cammino non sono stati un'idea sua, ma solo una brutta, bruttissima copia dei Riti di Iniziazione Cristiana degli Adulti, offertagli "come su un vassoio" da Carmen e dal teologo Farnès.

E a proposito del tentativo di costruire l'immagine di una Carmen diversissima dalla realtà, registriamo le parole dette dal vescovo nel corso della cerimonia dedicata alla sua illustre concittadina, in cui afferma che la Hernandez avrebbe avuto un qualche interesse o propensione per i poveri.

"Carmen era una donna" è l'unica affermazione su cui possiamo convenire (con riserva)
 

La cosa non risulta assolutamente a chi ha conosciuto personalmente l'iniziatrice del Cammino neocatecumenale, sempre pronta a ricordare ai propri itineranti troppo tenerelli di cuore che  loro dovere era portare la parola (di Kiko), non aiutare i poveri né  i bambini abbandonati (celebre la frase carmeniana "lasciateli nei fossi!").

Naturalmente, come nella prima parte, il filo conduttore è  quello del pellegrinaggio  dei giovani nelle varie mete che contrassegnato le origini e lo sviluppo del "sacro" Cammino.

In ginocchio davanti al Carmen-battistero (il cordone è stato messo per evitare che i più devoti prendessero delle reliquie per contatto?)

Infatti possiamo vedere i giovani (e meno giovani) che mai si sognerebbero di inginocchiarsi in chiesa o davanti alle reliquie di un santo, in ginocchio in atteggiamento devoto e adorante davanti alla pila battesimale di Carmen.

Sempre seguendo il video, che ripercorre le vicende dell'incontro fatidico di Carmen con Kiko e delle mitiche origini del Cammino, abbiamo la conferma che Carmen e Kiko, ambedue con delle vocazioni religiose frustrate e incompiute alle spalle, nutrivano dei desideri di affermazione e, forse, di rivalsa nei confronti della Chiesa e delle sue gerarchie.  

Qui al papa avevano raccontato che il Cammino finiva dopo 7 anni...

Come si è lasciato sfuggire Kiko parlando a braccio nella cerimonia di apertura del processo a Carmen, lei lo disprezzava: solamente quando ha visto che il vescovo Morcillo veniva a fargli visita si è  ricreduta su di lui e ha accettato di collaborare.
E da Madrid il duetto di ambiziosi riformatori, attraverso la mediazione di Mons. Torreggiani che credeva che fossero degli apostoli dei poveri, giunge a Roma: esattamente là dove Kiko voleva arrivare, ammette candidamente don Cuppini, il loro primo presbitero.

Si torna a parlare della chiesa di Fuentes del Carbonero, con le immagini dell'edificio in ristrutturazione  (diventerà un centro neocatecumenale meta di pellegrinaggi di fedeli avidi di conoscere la kiko-story), con un audio di Kiko che ricorda come aveva portato in quella chiesa i baraccati delle Palomeras a dormire sulla paglia.

Fuentes de Carbonero: un altra tappa obbligata dei pellegrinaggi ai santuari della presenza di Kiko

Con immensa faccia tosta l'iniziatore del Cammino neocatecumenale, una vera e propria macchina per far soldi, afferma: "A mi me ha impressionato portarme tutte le famiglie delle baracche, poveri, nella chiesa. Era impressionante vedere la chiesa piena di poveri, perché  ciascuno se ha messo ...è  andato a prendere un po' de paglia e se ha messo un pezzettino nella chiesa. Qui c'è  una famiglia, qui un'altra, qui un'altra y sotto avevano della paglia e una copertina y allì  dormivano. Era impressionante vedere la chiesa piena de poveri. Digo questo è il futuro del mondo: la Chiesa piena de poveri".
Quando mai il Cammino neocatecumenale si è  occupato dei poveri? Stanno stiracchiando da 60 anni questo mito per qualche mese di frequentazione con un gruppo di nomadi, subito dimenticati per andare ad "evangelizzare" le parrocchie più  ricche di Roma!

Dice don Rino Rossi: "Kiko e Carmen hanno lottato molto per far capire a sacerdoti, parroci, vescovi, che il Cammino non è una spiritualità, non è  un movimento, ma è una iniziazione cristiana, è  il cammino del battesimo... un cammino di iniziazione, la porta della Chiesa."
Notiamo la concezione di chiesa kika: la chiesetta di Fuentes ha ricevuto una bella mano di bianco, sono stati piazzati la solita icona di Maria-kiko, la croce barbarica kikiana, il tavolone-mensa e le sedie trasparenti in metacrilato.
È  vero comunque che il Cammino non è una spiritualità: non si può infatti definire una spiritualità ciò  che fa stare questi giovani in piedi, con le braccia conserte, con le mani in tasca durante la consacrazione del Corpo e del Sangue di Cristo. Che vergogna...

In piedi e con le mani in tasca davanti a Gesù; in ginocchio e a mani giunte davanti a Carmen


Sì, lo ribadiamo:  che vergogna.
Carlos Metola, il postulatore della causa di Carmen dichiara: "Il popolo di Dio? Cosa ne pensa il popolo di Dio? In visita alla tomba di Carmen sono già  passate 40mila persone che hanno lasciato "condolenze", firme, 25mila grazie, favori... e questa è una fama di santità estesa in tutto il mondo".
Ecco i giovani stravaccati davanti al Santissimo ora inginocchiati sul marmo del mausoleo stile discoteca playmobil ove è sepolta la santa di categoria superiore.
In ginocchio davanti a Carmen: con le mani in tasca davanti al Santissimo? È  proprio vero: questo cammino non è una spiritualità, hanno fatto benissimo Kiko e Carmen a specificarlo in più  occasioni.

Dichiara don Rino Rossi: "l'opera che Dio ha fatto per mezzo di queste persone che sono state scelte dal Signore, alle  quali Dio gli ha dato un potere, per le quali il Signore ci ha dato un'obbedienza; questa obbedienza ha dato frutti impressionanti."
Obbedienza? Qui ci dobbiamo fermare. È  forse il Cammino neocatecumenale un ordine religioso? Sono Kiko e Carmen padre e madre superiora a cui dovere obbedienza? Dove sta scritto? Tirate fuori questi benedetti Statuti e vediamo dove si prescrive l'obbedienza da parte dei laici e dei sacerdoti stessi che dovrebbero fare questo tortuoso cammino di fede -che purtroppo "all'incontrario va"- ai due iniziatori!
E questa follia viene dichiarata da un sacerdote, anzi, si fa pure registrare a futura memoria... Il quale poi continua nella sua foga idolatrica di santificazione di Carmen defunta e soprattutto di Kiko ancora vivente.
"E poi l'atteggiamento che hanno avuto, come hanno rischiato per noi, come hanno difeso questo mandato che hanno ricevuto dal Signore, come hanno sofferto per il regno dei cieli. Esto (ndr: spagnoleggiano per essere più  simili al loro Maestro) si chiama virtù eroiche." "Ho visto atteggiamenti eroici in Kiko, ho visto in Carmen. Che la Chiesa riconosca che Carmen si trova in cielo che possiamo invocarla, che abbiamo una che interceda per noi, per questa generazione".
Caro prete neocatecumenale: quando mai voi seguaci di Kiko e Carmen, questi due "eroi" che tanto hanno fatto unicamente per la privatizzazione e la deformazione della fede cattolica,  avete insegnato a pregare chiedendo l'intercessione dei santi? Avete protestantizzato per più  di mezzo secolo la fede cattolica, avete irriso la devozione ai santi ed ora volete invocare Carmen? "Questa generazione" è quella che fate inginocchiare reverentemente davanti agli scarabocchi di Kiko e tenere le mani in tasca davanti al sacrificio di Cristo! Vergogna!

Niente palme, niente veste bianca, niente schitarrate, balletti e "alegria hermanos": le pagliacciate ai funerali valgono per gli altri, non per chi le ha inventate...


Il video-spottone, scandaloso soprattutto per le dichiarazioni di vari sacerdoti, della durata di più di mezz'ora, termina in "bellezza" con il discorso di don Pezzi al funerale di Carmen nel 2016 e con un primo piano della sua bara, senza veste bianca, senza palme; perché quelle sono cose che valgono per i catecumeni e non per lei, grande iniziatrice, che insieme all'artista Kiko le ha inventate e imposte pretendendo religiosa obbedienza.

mercoledì 4 gennaio 2023

Kiko Argüello diceva di Benedetto XVI: "L'unica cosa che ci potrà salvare è che muoia il Papa"

Papa Benedetto XVI
con Mons.Gänswein
In un intervista su Radio Maria, alla domanda:

«Sta dicendo che ha sentito la presenza del diavolo (durante il pontificato di papa Benedetto)?» 

monsignor Gänswein, segretario particolare di Joseph Ratzinger dal 2003, ha dichiarato:

«L’ho sentito in realtà molto contrarie, contro Papa Benedetto».

Tra queste realtà molto contrarie al papa, in cui monsignor  Gänswein ha sentito la presenza demoniaca, una fortemente indiziata d'essere uno dei motivi per cui papa Benedetto ha rinunciato al ministero petrino, l'11 febbraio 2013, data l'ostilità nei suoi confronti, è il Cammino neocatecumenale, piccolo movimento laicale molto coeso e compatto agli ordini di un solo leader "pigliatutto", lo spagnolo Kiko Argüello con l'appoggio della coiniziatrice  Carmen Hernandez.

L'odio nei confronti di papa Benedetto, reo di difendere i fedeli dalle mistificazioni abusive della liturgia eucaristica da parte dei neocatecumenali, giunse al punto, secondo quanto ammesso da Kiko Argüello  stesso a Portorico  nell'aprile del 2017, di augurargli la morte.

Ed ora che il Papa Benedetto è  passato al Padre, il 31 dicembre 2022, leggiamo nel messaggio di Kiko Argüello, don Pezzi e Ascension  Romero, pubblicato sul sito ufficiale del Cammino neocatecumenale:

"Sarebbero tanti gli avvenimenti da ricordare, del suo appoggio costante e del suo affetto per me e per Carmen e per il Cammino Neocatecumenale, soprattutto in Germania."

Riportiamo sotto quanto detto invece da Argüello a Portorico:

"E non vi dico i processi che abbiamo avuto in Germania… in tante parti.(...)
Beh, mi hanno perseguitato a sufficienza… ci volevano ammazzare, distruggere le comunità, la messa delle piccole comunità, e che andassimo a messa con tutti! (moto di orrore). Ci denunciarono alla Feria IV, ci hanno fatto passare… sofferenze orribili! Però (prosegue con voce tremula) grazie a Dio ci ha salvato...io dicevo l'unica cosa che ci potrà salvare è che muoia il papa. E così, stavamo già perduti…
e… non morto ma…(ridacchiando) si è dimesso! Grazie a Dio!
(risate dell'assemblea)".
In spagnolo quest'ultima frase è:  "Lo único que nos podrá salvar es que muera el Papa y así “parao” porque estábamos ya perdidos.  Y no ha muerto, pero se dimi… dimitió. Pues gracias a Dios!"

Notate la "piccola differenza" fra  "l'appoggio costante", soprattutto  in Germania, secondo Kiko ricevuta dal Papa nella lettera "coccodrillo" pubblicata sul suo sito e lo sfogo a Portorico con le "sofferenze  orribili", i "processi in Germania" , il "ci volevano ammazzare, distruggere le comunità, la messa delle piccole comunità, e che andassimo a messa con tutti"?

Quale delle due versioni è più  credibile?

Ma riprendiamo con il nostro racconto, fin da principio.

La lettera del Papa, detta "di Arinze"

Le ostilità  contro papa Benedetto  cominciano subito, ad inizio pontificato. Uno dei primi atti pontificali, a pochi mesi dalla sua nomina, fu proprio il tentativo paterno di Benedetto di mettere ordine nel caos liturgico imposto a tanti fedeli cattolici all'interno del Cammino neocatecumenale. Nel dicembre del 2005 infatti, tramite l'allora Prefetto della Congregazione per la Disciplina della Fede cardinal Francis  Arinze, fece avere ai due iniziatori del Cammino neocatecumenale le proprie disposizioni a cui attenersi rigorosamente.
Questa lettera impartiva le seguenti regole:

  • Almeno una domenica al mese le comunità del  Cammino Neocatecumenale devono perciò partecipare alla Santa Messa della  comunità parrocchiale.;
  • le eventuali monizioni previe alle letture, devono essere brevi;
  • l'omelia, per la sua importanza e natura, è riservata al sacerdote o al  diacono e non sostituita o preceduta da interventi occasionali di  testimonianza da parte dei fedeli laici (le famose "risonanze");
  • si chiariva che non si poteva delegare ad altri il  dovere della predicazione;
  • si dava al Cammino Neocatecumenale un tempo di transizione (non più di due anni) per passare dal modo invalso  nelle sue comunità di ricevere la Santa Comunione (seduti, uso di una mensa  addobbata posta al centro della chiesa invece dell’altare dedicato in  presbiterio) al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa  Comunione. Ciò significava che il Cammino Neocatecumenale doveva camminare verso  il modo previsto nei libri liturgici per la distribuzione del Corpo e del  Sangue di Cristo;
  • Il Cammino Neocatecumenale doveva utilizzare anche le altre Preghiere  eucaristiche contenute nel messale, e non solo la Preghiera eucaristica II. 

In sintesi, si disponeva che il Cammino Neocatecumenale, nella celebrazione della Santa Messa,  seguisse i libri liturgici approvati.

Lo stesso Pontefice, ricevendo le comunità il 12 gennaio 2006 ebbe a dire:

"Proprio per aiutare il Cammino Neocatecumenale a rendere ancor più incisiva la propria azione evangelizzatrice in comunione con tutto il Popolo di Dio, di recente la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti vi ha impartito a mio nome alcune norme concernenti la Celebrazione eucaristica, dopo il periodo di esperienza che aveva concesso il Servo di Dio Giovanni Paolo II. Sono certo che queste norme, che riprendono quanto è previsto nei libri liturgici approvati dalla Chiesa, saranno da voi attentamente osservate".
E il cardinal Ruini ribatteva alle comunità della diocesi di Roma:

Papa Benedetto XVI
in ginocchio davanti al Santissimo
"Perciò il Santo Padre si è dichiarato certo che tali norme saranno attentamente osservate.
In particolare nella Diocesi di Roma, della quale il Santo Padre è il Vescovo, le norme stesse, come in genere tutte quelle emanate dalla Santa Sede, devono essere osservate in maniera esemplare, secondo quella esemplarità a cui è chiamata, di fronte alle Chiese sorelle, la Diocesi del Papa. Ciò vale in rapporto sia ai contenuti delle norme sia ai tempi entro i quali devono essere applicate.(...)

Chiedo che, sia da parte dei Sacerdoti impegnati nella pastorale della Diocesi di Roma sia da parte dei Responsabili romani del Cammino, si voglia ottemperare alla lettera stessa pienamente e di buon grado."

Naturalmente i vertici neocatecumenali (scriviamo "naturalmente" perché teniamo conto della natura di certi personaggi: per un cattolico la normalità sarebbe stata l'obbedienza alle disposizioni del Papa e della Chiesa) in un primo momento tennero nascosta la lettera, Giuseppe Gennarini, responsabile per gli Stati Uniti ne mise in dubbio addirittura  l'autenticità, poi la dichiarò un "instrumentum  laboris" e la spacciò come una approvazione alla liturgia del Cammino; sta di fatto che, comunque, la parola d'ordine in tutto l'"obbedentissimo" Cammino neocatecumenale fu quella di disattendere completamente  gli ordini del Papa.

Lo Statuto e il Direttorio approvati per merito dei "cardinali amici"

Durante i successivi anni del pontificato Benedetto XVI, seguendo le indicazioni del suo predecessore Giovanni Paolo II e la propria stessa esperienza, avendo già messo mano alle catechesi kikiane  correggendole e suscitando il rifiuto del "guru" Kiko, cercò di normalizzare il Cammino.

Ma trovò subito in opposizione l'azione dei vari cardinali e prelati "amici" di Kiko in Vaticano, che tendevano piuttosto a facilitare una approvazione della aggregazione guidata da Kiko Argüello e Carmen Hernández tramite dei veri e propri "colpi di mano":  vedasi lo Statuto approvato in forma definitiva dopo la fase "ad experimentum " e il pasticcio del Direttorio approvato dal Pontificio Istituto pro laicis, presieduto dall'amico cardinal Rylko, a cui i neocatecumenali avrebbero dovuto attenersi per le loro catechesi (cosa nei fatti ad oggi non vericabile in quanto il testo non è mai stato pubblicato).

Anche in queste due occasioni, in cui sembra, dall'esterno, che papa Benedetto avesse approvato i neocatecumenali, la verità dello scontro sotterraneo in atto emerse per le intemperanze di Kiko, quando nella conferenza stampa di giugno 2008 per la presentazione degli Statuti del Cammino, gridò ai giornalisti che le decisioni di Benedetto XVI sulla liturgia neocatecumenale sono «una catastrofe! siamo perduti! qui finisce tutto!».

Kiko in atteggiamento di sfida:
Comunione "a braccia conserte",
espressione di fastidio e noia
nei confronti di Benedetto XVI
(a scapito del Santissimo!)
Allo stesso modo Kiko, dopo aver testimoniato che Benedetto XVI voleva la pubblicazione del "Direttorio catechetico" neocatecumenale, ha poco tempo dopo aggiunto che «sarebbe un male pubblicarlo».
Sì, è stato proprio Kiko in persona ad aver pubblicamente testimoniato che le decisioni di Benedetto XVI sono un "male" per il Cammino: "catastrofe! siamo persi! qui finisce tutto!"

Kiko Carmen e compagnia non smettono quindi neppure allora che sembrano aver ottenuto i propri scopi, di brigare alle spalle di papa Benedetto, per loro ormai divenuto un grande ostacolo, un "Papa Faraone".

Il colpo di mano fallito per miracolo sulla "liturgia  neocatecumenale", non coerente al Magistero del Papa


Lo scandalo Vatileaks infatti ha fatto riemergere una lettera indirizzata a Bertone, presso la Segreteria di Stato, a firma del cardinale Leo Raymond Burke del gennaio 2012 in cui scrive di aver trovato sulla sua scrivania un invito a una celebrazione del Papa prevista sei giorni più tardi, "in occasione dell'approvazione della liturgia del Cammino Neocatecumenale".
L'alto prelato appare molto turbato in proposito, arrabbiato. "Non posso - si legge - come Cardinale e membro della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, non esprimere a Vostra Eminenza la meraviglia che l'invito mi ha causato. Non ricordo di aver sentito di una consultazione a riguardo dell'approvazione di una liturgia propria di questo movimento ecclesiale. Ho ricevuto, negli ultimi giorni, da varie persone, anche da uno stimato Vescovo statunitense, espressioni di preoccupazione riguardo ad una tale approvazione papale, della quale essi avevano già saputo. Tale notizia era per me una pura diceria o speculazione. Adesso ho scoperto che essi avevano ragione".
Come fedele conoscitore dell'insegnamento del Santo Padre sulla riforma liturgica che è fondamentale per la nuova evangelizzazione, ritengo che l'approvazione di tali innovazioni liturgiche, anche dopo la correzione delle medesime da parte del Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei sacramenti, non sembra coerente con il magistero liturgico del Papa".
Dalla lettera si evince  che i neocatecumenali vanno contro il Papa ed è qualcosa che desta «preoccupazione» in tanti vescovi. E che l'anima dell'approvazione della liturgia neocatecumenale, come altre precedenti, stava avvenendo «all'insaputa del Papa».
La risposta autografa di papa Benedetto XVI, e il fatto che la Messa "non coerente con il magistero liturgico  del Papa" non venne approvata, ci dimostrano il flop dell'ennesimo attentato all'autorità della Chiesa e la guerra sotterranea senza quartiere che Kiko Argüello e i suoi sodali conducevano da anni contro papa Benedetto  XVI.

Cosa era successo, in pratica? Ce lo spiega il giornalista Sandro Magister.
Era accaduto che il pontificio consiglio per i laici presieduto dal cardinale Stanislaw Rylko aveva predisposto il testo di un decreto di approvazione globale di tutte le celebrazioni liturgiche ed extraliturgiche del Cammino neocatecumenale, da rendersi pubblico il 20 gennaio 2012 in occasione di un previsto incontro del papa con il Cammino.

Il decreto era stato redatto su indicazione della congregazione per il culto divino, presieduta dal cardinale Antonio Cañizares Llovera. I fondatori e leader del Cammino, Francisco "Kiko" Argüello e Carmen Hernández, ne furono informati e anticiparono festanti ai loro seguaci l'imminente approvazione.

Il tutto all'insaputa del papa.

Benedetto XVI venne a conoscenza del testo del decreto pochi giorni prima dell'incontro del 20 gennaio 2012.
Lo trovò sconclusionato e sbagliato. Ordinò che fosse cancellato e riscritto secondo le sue indicazioni.
Infatti, il 20 gennaio 2012, il decreto che fu promulgato si limitò ad approvare le cerimonie extraliturgiche che scandiscono le tappe catechistiche del Cammino.
Il papa, nel suo discorso, mise in chiaro che solo queste erano convalidate. Mentre a proposito della messa impartì ai neocatecumenali una vera e propria lezione – quasi un ultimatum – su come celebrarla in piena fedeltà alle norme liturgiche e in effettiva comunione con la Chiesa.

In quegli stessi giorni Benedetto XVI ricevette in udienza il nuovo arcivescovo di Berlino, Rainer Maria Woelki, uomo di sua fiducia, che di lì a poco avrebbe fatto cardinale. Woelki gli parlò tra l'altro proprio delle difficoltà che i neocatecumenali creavano nella sua diocesi, con le loro messe separate
Pochi giorni dopo, l'11 febbraio, il papa inoltrò copia di questa lettera alla congregazione per la dottrina della fede, assieme alla sua richiesta di esaminare al più presto la questione, che "concerne non soltanto l'arcidiocesi di Berlino".
La commissione d'esame presieduta dalla congregazione per la dottrina della fede si sarebbe dovuta avvalere, secondo le indicazioni del papa, della collaborazione di altri due dicasteri vaticani: la congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, e il pontificio consiglio per i laici.

E così è stato. Il 26 marzo, nel Palazzo del Sant'Uffizio, sotto la presidenza del segretario della congregazione per la dottrina della fede, l'arcivescovo Luis Francisco Ladaria Ferrer, gesuita, si sono riuniti per un primo esame della questione i segretari degli altri due dicasteri – per il culto divino l'arcivescovo Augustine J. Di Noia, domenicano, e per i laici il vescovo Josef Clemens – e quattro esperti da loro designati. Un quinto esperto, assente, dom Cassiano Folsom, priore del monastero di San Benedetto a Norcia, inviò per iscritto il suo parere.

I giudizi espressi sono stati tutti critici delle messe dei neocatecumenali. Molto severo è risultato anche quello che la stessa congregazione per la dottrina della fede aveva chiesto, prima della riunione, al teologo e neocardinale Karl J. Becker, gesuita, professore emerito alla Pontificia Università Gregoriana e consultore del dicastero.

Il dossier predisposto per la riunione dalla congregazione per la dottrina della fede comprendeva la lettera del papa dell'11 febbraio, la lettera del cardinale Woelki al papa nell'originale tedesco e in versione inglese, il parere del cardinale Becker e una traccia per la discussione nella quale si metteva esplicitamente in dubbio la conformità alla dottrina e alla prassi liturgica della Chiesa cattolica dell'art. 13 § 2 dello statuto dei neocatecumenali, quello con cui essi giustificano le loro messe separate del sabato sera.

In realtà, il pericolo temuto da Benedetto XVI e da molti vescovi – come risulta dalle numerose denunce pervenute in Vaticano – è che le modalità particolari con cui le comunità neocatecumenali di tutto il mondo celebrano le loro messe introducano di fatto nella liturgia latina un nuovo "rito" artificialmente composto dai fondatori del Cammino, estraneo alla tradizione liturgica, carico di ambiguità dottrinali e fattore di divisione nella comunità dei fedeli.

Alla commissione da lui voluta, il papa ha affidato il compito di accertare la fondatezza di questi timori. In vista di decisioni conseguenti.
I giudizi elaborati dalla commissione furono esaminati in una riunione plenaria della congregazione per la dottrina della fede, un mercoledì – una "feria quarta" – della seconda metà di aprile.

Tutto il meccanismo messo in moto da papa Benedetto XVI, tramite i lavori del comitato della Feria quarta, mirava alla definitiva condanna degli abusi liturgici perpetrati in seno al Cammino Neocatecumenale.

Naturalmente Kiko e Carmen e il gotha neocatecumenale ne erano perfettamente consapevoli, se non altro per il coinvolgimento  del pontificio Istituto pro laicis e possiamo essere certi che abbiano manovrato in tutti i modi e messo in campo tutte le loro forze per impedirlo.
Sta di fatto che il lavoro della Feria  Quarta si interrompe drasticamente con la rinuncia al Ministero petrino di papa Benedetto il 13 febbraio 2013 e non viene ripreso sotto il governo di papa Francesco.
 
Le "rivelazioni" di Portorico: Kiko si augurava che "il Papa morisse"

Non avremmo saputo nulla delle reazioni ed intenzioni neocatecumenali se la prorompente vanità di Kiko Argüello, unita a un principio di demenza, che già devastava la mente della coiniziatrice  Carmen Hernández, non lo avesse indotto a parlarne nel corso di una giornata vocazionale a Portorico nell'aprile del 2017.
I neocatecumenali hanno persino tolto la registrazione da YouTube per evitare che, soprattutto  in questi giorni dopo la scomparsa di papa Benedetto se ne potesse riparlare: ma in quell'occasione lo stesso Kiko Argüello svelò che, nel periodo antecedente alle sue dimissioni e durante i lavori del Comitato Feria Quarta, egli si era visto perduto, obbligato, con tutti i suoi discepoli, ad "andare a Messa con tutti" (sic!) e si era augurato che il Papa morisse.

Riportiamo, nella nostra traduzione, un ampio stralcio del discorso-sfogo di allora di un Kiko evidentemente in preda ad un raptus di onnipotenza e forse già in una fase di perdita di alcuni freni inibitorii:

"Ci volevano ammazzare...volevano che andassimo a messa con tutti...io dicevo: l'unica cosa che ci potrà salvare è che muoia il papa"

"Nasce la comunità, e tutti della parrocchia ti odiano, ti detestano, e ti denunciano al vescovo. Si crea una tensione.
Pensano nella parrocchia: questa è una setta…anche lo stile…è verità!
E non vi dico i processi che abbiamo avuto in Germania… in tante parti.
Grazie a Dio, siamo molto contenti di essere perseguitati perché la cosa più importante per un cristiano è essere come Gesù Cristo che fu odiato, e noi non possiamo essere più grandi di Nostro Signore, il discepolo deve essere come il suo maestro.
A Cristo lo hanno odiato e si sono riuniti per ucciderlo…
E a te, Kiko, ti applaudono eh?
No! Se vuoi essere cristiano devi prepararti alla croce.
Io ho il cuore che non sta bene e mi dice il medico: tu non puoi soffrire.
E io: come, non posso soffrire, che dici! Se vengono per sollevarmi in alto e mi vogliono uccidere!
Mi chiedo: sei un cristiano? Così, come me, preparati.
(Prosegue con aria tragica)
Beh, mi hanno perseguitato a sufficienza, e ci ha salvato… ci volevano ammazzare, distruggere le comunità, la messa delle piccole comunità, e che andassimo a messa con tutti! (moto di orrore).
Ci denunciarono alla Feria IV, ci hanno fatto passare… sofferenze orribili!
Però (prosegue con voce tremula) grazie a Dio io dicevo l'unica cosa che ci potrà salvare è che muoia il papa.
E così, stavamo già perduti…
e… non morto ma(ridacchiando) si è dimesso!
Grazie a Dio! (risate dell'assemblea).
E tutto era pronto, era una sentenza orribile. Ho telefonato alla Santa Sede e ho chiesto se era operativa. Non è operativa, aspettiamo il seguente papa.
E Bergoglio ci ha salvato! Il cardinal Bergoglio."

Riflettiamo che, oltre ad aver augurato la morte a Papa Benedetto ed essersi rallegrato per le sue dimissioni, ha chiamato il papa regnante "cardinal  Bergoglio".

Ciò  fa capire che la lotta intestina contro i papi non si è esaurita con la capitolazione per sfinimento di papa Benedetto, ma continua con il più  coriaceo papa Francesco.
Perché la guerra di Kiko e Carmen, e di conseguenza di tutto il comitato direttivo  neocatecumenale, non è finita con papa Ratzinger, di cui fintamente piangono la morte dopo avergliela augurata, ma continuerà, visto che  non è una guerra contro quel vescovo o contro quel determinato papa, ma contro la Chiesa.

domenica 5 giugno 2022

San Basilio: Lo Spirito Santo risplende su coloro che si sono purificati da ogni bruttura

Tanto sfoggio dei "doni" fatti al Papa:
neppure un accenno ai doni ricevuti
(vedasi sulla sinistra della scrivania)
Nel corso dell'udienza che papa Francesco ha concesso all'equipe internazionale del Cammino neocatecumenale, Francisco Argüello detto Kiko, don Mario Pezzi e Ascensiòn Romero il giorno 3 giugno 2022, come succede ogni volta che incontra il Pontefice, l'iniziatore madrileno ha portato in dono alcune sue opere; non sappiamo se questi omaggi siano delle opere originali o delle copie, supponiamo siano delle copie visto che gli originali sono destinati al Museo che verrà eretto (o lo è  già stato, non lo sappiamo) come un monumento perenne all'immenso ego dell'artista spagnolo proprio a Madrid.
In questo caso, Kiko ha portato in omaggio al Pontefice una riproduzione dell'icona dedicata alla Pentecoste; come tutte le sue opere di genere bizantino, si tratta di un plagio dell'originale con alcune "correzioni" che sempre introducono inquietanti alterazioni.

Si tratta certamente di una copia; ma se anche si trattasse dell'originale, molto probabilmente il Papa dovrebbe impegnarsi a separarsene  (immaginiamo con quanto dolore!) per poterlo far confluire nella raccolta delle opere di Kiko Argüello custodita nel museo eretto a suo nome.

Sulla sinistra l'icona originale, sulla destra quella di Kiko.
Notare la scomparsa del sole e della colomba

sul capo della Madonna

Torniamo infatti con la memoria all'annuncio di inizio corso del 2018. Kiko aveva affermato:

"Ho fatto alcuni dipinti degli arcangeli. Ora portano l’originale dell’arcangelo S. Gabriele e la riproduzione dell’arcangelo Michele che è nella stanza di Mario, l’originale lo ha mons. Cordes...

[Indicando il dipinto] Questo è l’arcangelo S. Michele. Qui c’è scritto: caritas, humilitas. Sullo scudo dell’arcangelo S. Michele, con la spada, c’è scritto “caritas, humilitas”. Su quest’altro non c’è scritto nulla. 
Guardatelo perché questo è l’originale e presto andrà in un museo. Stanno preparando un museo con tutte le mie opere, perché morirò presto. Manca S. Raffaele che ho regalato a un medico che mi ha curato e che si chiama Raffaele. Gli ho chiesto una scrittura che dica che alla sua morte l’icona sia data al museo. Questo museo sarà importante perché oggi non c’è quasi arte sacra nelle chiese, niente o pochissimo...


Quindi l'originale dell’arcangelo Michele dato al cardinale Cordès, l'originale dell’arcangelo Raffaele donato in un empito di riconoscenza al medico che lo aveva curato, andranno esposti in questo museo.
Motivo per cui anche al Papa sicuramente Kiko ha ritenuto opportuno regalare una riproduzione. 

Ma il Papa, si sarà reso conto di avere di fronte, oltre ad un santo in terra, un riformatore della fede cattolica (e cristiana in generale), ma soprattutto un immenso artista?

Il quale, nell'Annuncio di Pasqua 2017, così dichiarava:

Altro dono di Kiko (2019):
un Francesco Saverio uguale
ad un eroe dei cartoni!
"IO ho fatto solo il volto del Pantocrator, il volto del Gesù della Trinità, che vi ho regalato all'annuncio della Quaresima (…) In questi affreschi IO ho dovuto riproporre le MIE conoscenze della pittura moderna: di Matisse, Braque, di Picasso, solamente in due dimensioni, senza la terza dimensione. (IO) Ho dato vigore alla iconografia orientale, facendo con questo grande dipinto un ponte tra l'arte dell'Oriente e quella occidentale. Speriamo che lo possa inaugurare il Santo Padre. (…) è un evento importantissimo. Vedete Dio ha fatto sì che IO sia un artista per voi. (IO) Devo essere umile per accettare di essere un artista, questo dipinto è un fatto importantissimo, qui porteranno gli alunni delle scuole. l ragazzini che lo vedranno non lo dimenticheranno per tutta la loro vita, mai. Questo è un dipinto che parla all'anima. In occidente non abbiamo immagini che parlino all'anima e che riflettano la nostra fede. Ci sono alcune sculture barocche che si usano nelle processioni, ma poco..."

E, ancora nella convivenza di inizio corso 2017, sempre l'augusto Kiko, così pontificava:

"Nel Medio Evo in qualche modo tutte le nazioni credevano, tutti erano cristiani, e i mille anni di cristianesimo in Europa finiscono con il Rinascimento. Questo è molto interessante! Pensate quello che dicono gli ortodossi del ‘400 fiorentino: dicono che è un orrore. Per questo l’arte religiosa occidentale muore, prima l’Occidente presentava l’arte come un kerigma, come un annunzio, e diceva che tutte queste cose non erano inventate dal pittore, ma era la tradizione della Chiesa. Tutto questo muore, appare un Raffaello che dipinge Madonnine dolci e carine, ma poco religiose. E non ti dico Michelangelo con tutti i suoi muscoli! O il genio di Beethoven…, ma di religioso non ha nulla, perché l’arte religiosa occidentale va morendo. Abbiamo immagini oggi? La Vergine di Fatima? Abbiamo statue così, sculturine, ma davvero poco o niente nelle chiese, non abbiamo immagini che alimentino la nostra fede. L’arte è molto importante. Coraggio, non voglio darvi ora una conferenza sull’arte."
Esempi di "Arte sacra" kikiana


Ma il genio poliedrico di Kiko non si limita alla pittura, alla scultura, alla musica: si estende anche alla poesia.

Sempre nella convivenza di inizio corso 2017 infatti ebbe a dichiarare:

"Chiaro, noi vorremmo creare una corrente nuova, e speriamo che il Signore ci aiuti, perché non solamente la pittura, le immagini, sono importantissime, ma anche la musica, e mi impressiona anche la poesia. Per questo dico ai giovani: Non siate somari! Conoscete qualche poeta, leggete qualcosa? Ditemi qualcosa. Che cosa è la poesia? Dico questo perché forse c’è qualche giovane che ha ispirazione poetica. C’è qualche ispirazione poetica oggi in Italia? Di Montale ho un libro: interessante Montale, mi piace quando dice che il mondo attende il genio: come la lepre lascia delle orme sulla neve, così l’umanità sta attendendo queste tracce che lascia il genio sull’umanità. Ecco un’espressione poetica: Montale."

Non è difficile capire chi sia, nell'interpretazione di Argüello, il genio-lepre che lascia le sue orme all'umanità.
Forse chissà, sarebbe stata più adatta a Kiko un'altra citazione di Montale: "Io sono come un vino che sta invecchiando. Il vino invecchiando dicono che migliori. Ma non tutti migliorano: alcuni inacidiscono".


Ancora in occasione dell'inizio corso del 2018, aveva annunciato una sua opera poetico-religiosa: un inno allo Spirito Santo.

"Ho fatto un inno allo Spirito Santo per questa convivenza. L’ho fatto qualche anno fa e qualcuno lo ha conservato, me lo ha fatto vedere e l’ho messo in musica… inno che ho fatto nel 1989. In una convivenza l’ho regalato a tutti e uno l’ha conservato nella Bibbia e lo teneva lì dall’89....
Lo Spirito Santo è l’autore, l’autore di queste convivenze, la sua presenza in mezzo a noi nella convivenza ispira me a parlarvi, è lui che vi apre l’orecchio per ascoltare..."

Non riportiamo il testo di questo inno, può essere letto nell'articolo che gli abbiamo dedicato, senza alcun commento perché si commenta da solo, soprattutto in alcuni passaggi, come quello in cui lo Spirito Santo ci insegnerebbe ad essere pazienti con i nostri peccati e tenerceli sempre da conto, come insegna il Cammino, perché non si crede neppure che si possa ottenere la grazia se prima non si pecca.

Scriveva invece San Basilio Magno nel suo Trattato sullo Spirito Santo: " Per Lui (lo Spirito Santo) i cuori si elevano in alto, i deboli vengono condotti per mano, i forti giungono alla perfezione. Egli risplende su coloro che si sono purificati da ogni bruttura e li rende spirituali per mezzo della comunione che hanno con Lui".

Si capisce la differenza abissale tra i due?
 
Jean II Restout, Pentecoste 1732

Altro passaggio scabroso dell'inno di Kiko, quello in cui si ringrazia lo Spirito Santo per il "nostro ministero sacerdotale", come se i laici fossero preti (e i preti laici, naturalmente).


Ci chiediamo: è  a conoscenza papa Francesco che quell'inno che gli viene donato come fosse il compitino di un alunno precoce, nelle comunità viene letto e cantato nel corso della liturgia, come fosse appunto un inno liturgico, in sostituzione al Veni Creator Spiritus?
È  edotto del fatto che ai neocatecumenali viene data disposizione dal proprio iniziatore, di fare una veglia separata di Pentecoste, possibilmente anche dividendo le stesse comunità?


lunedì 17 gennaio 2022

Chi si oppone ai trionfi di Kiko è il demonio.

 Kiko si identifica nel Signore Gesù e si immedesima nel Messia. E' cosa risaputa.

Per converso il demonio è sempre ciò che a Kiko si oppone o va contro la comunità o tenta di distruggere il cammino. Che poi distruggere il cammino perché la Chiesa lo corregge, o perché i fratelli non si amano e non sono uno, o perché uno scandalo lo scuote, o perché i presbiteri non obbediscono a Kiko o, infine, perchè qualche neo-catecumeno si ribella, poco importa. 

Uno solo è l’artefice degli elencati disastri: il demonio. E la elencata marmaglia son tutti diavoli o amici suoi. Tutti coalizzati contro il santo Kiko, infallibile, sommo iniziatore fin “dalla fondazione del mondo”, destinato alla più grande missione cattolica del ventesimo secolo!

...Con un unico risultato: il demonio la fa da protagonista per la gran parte della predicazione e, in alta percentuale, riporta pure la vittoria. 

Gesù allontana da sè il demonio.
 

Dall'ultima Convivenza di Inizio Corso traiamo, riportandoli testualmente, ampi stralci della kikiana predicazione, quale autorevole conferma della bislacca teoria con tanta convinzione propugnata. 

Andiamo alle fonti, dunque, le più recenti. A riprova che Kiko persiste intrepido nei suoi errori primordiali e nelle sue stranezze che, a furia di ripeterle, diventano per coloro che lo ascoltano una cosa normale.

(dalla Catechesi dell’Inizio Corso 2021, sabato mattina - estratti da pag.26 a pag.30 del mamotreto

  • Le due facce della stessa medaglia.

Identificatosi Kiko, del tutto proditoriamente col Messia, conclude che chi va contro di lui o contro i catechisti è dal demonio. E’ il demonio. 

Ma lasciamo pure che Kiko colmi da solo la misura: 

Seconda premessa (Kiko si descrive)

Io sono stato nell’assurdo, c’è una tentazione esistenziale di dire che tutto è assurdo, vivi l’assurdo beffardamente, fatti beffe di Dio e di tutti, vivi la vita come un assurdo, trasformati in un esistenzialista. (ndr. ostenta pure la sua personalità disturbata)

Ora nominerà il demonio per la prima volta. 

- Tutta la predicazione, da questo momento alla fine, ossessivamente viene improntata su di lui, il nemico.
Ascoltate! 

Dice Gesù Cristo: Voi siete figli del vostro padre, il demonio, che fu omicida dal principio; non si mantenne nella verità. Per questo mi volete uccidere, non mi ascoltate, la mia parola non resta dentro di voi. Non mi potete ascoltare, perché ascoltate vostro padre; lui sì, lo ascoltate, lui che è assassino dal principio. A voi la verità non interessa, vi interessa la verità del demonio. E qual è la verità del demonio? “Fatti tu dio, non accettare la creazione che ha fatto Dio. Perché devi accettare che sei nano? Ribellati. Perché devi accettare che sei donna? Perché devi accettare che un coniglio è un coniglio? Chi è questo Dio che fa i conigli? Perché? Ribellati. Non ti mantenere nella verità”. E’ una cosa profonda, una tentazione cerebrale, tentazione del demonio quando ti parla. E chi lo ascolta? C’è gente che lo ascolta! Perché ascoltiamo il demonio? (ndr. Kiko banalizza il "mantenersi nella verità" riducendolo alla non conoscenza)

 - Nell’attualizzazione comunitaria Kiko - colui che annuncia ai poveri la salvezza - non fa altro che parlare del demonio e della sua opera distruttiva nella “piccola comunità”.
Ascoltiamolo come, non contento, incalza ostinato!

Se il demonio riesce a farti mormorare contro qualcuno non ti lascia più, continua a parlarti: “Guarda quello, guarda le ingiustizie, qui ci sono gli amichetti, in comunità ci sono i gruppi”! Perché lo ascolti? Un giorno ci sarà il giudizio: Perché hai ascoltato il demonio? Cosa ti piace di lui? Il demonio ti adula, ti dice: “Non ti amano, vedi?" 

E’ da notare come il demonio, per partito preso, viene fatto responsabile di ogni pensiero contrario, spirito critico e cristiano discernimento. Tutto questo – è chiaro – è bandito nella comunità. Ci si deve amare tutti, bisogna essere uno e soldatini allineati e obbedienti; nessuna revisione dell’itinerario o comunitaria, autocritica zero. 

- Le cose stanno come Kiko annunzia, punto; e le chiavi di lettura buone per tutti sono le sue. 

 Quelli sono tutti una mafia, responsabili e catechisti”. Continua a mormorare, distruggi tutti. Ma quel veleno entra nell’anima e la fa fuori completamente. Per questo dice l’Apostolo: “Fate tutto senza mormorazioni, siate irreprensibili e semplici”. “Non giudicate, non condannate”, dice Gesù Cristo nel Sermone della Montagna. Non può venire lo Spirito Santo su uno che giudica. E’ difficile, anche io sento il demonio che sempre adula. Ma chi ti adula è tuo nemico: ti invita a giudicare qualcuno dicendoti che quello non ti ama, che si è comportato male con te. Contro il demonio sappiamo –come dicono tutti i Padri –che c’è una sola difesa: l’umiltà.
(ndr. Ecco è questo il punto vero: Kiko non sa di umiltà, che è una virtù, né per sé, né per gli altri. Kiko getta il seme della umiliazione vergognosa a cui riduce i suoi adepti, sottomettendoli del tutto negli anni, di tappa in tappa)

- Ed ecco le sue infallibili ricette, tutte strumentali al mantenere in piedi la baracca. Chiunque legga ora attentamente lo percepirà da solo. Per questo importante è leggere Kiko per fugare ogni residuo dubbio sulla sua conclamata disonestà. 

 Dì al demonio: “Allontanati da me. Non è vero, io merito questo. Tu dici che a tutti hanno dato cose e a me no? Ma questo è quello che merito. Perché metti zizzania per farmi invidiare gli altri?”. Che succede? Ha trovato che tu lo ascolti e per questo non ti lascia. Ti dice: “Guarda, quello ha più soldi di te, a te non danno nulla”, se tu lo ascolti, stai sempre invidiando, sei un meschino, stai distruggendo la tua anima, contestando, mai contento. ... Per questo dice Gesù Cristo: “Non giudicate, perdonatevi, siate misericordiosi gli uni con gli altri”. Ti ha offeso? Perdonalo, perdonalo! Anche tu hai offeso tante volte. Dicono i Padri del deserto (ndr. troppo generico; come sempre manca puntuale citazione) che una persona umile non ha bisogno che gli chiedano perdono perché sa che è capace di fare peggio, per questo non ha bisogno che nessuno gli chieda perdono. E’ umile, umile. Umile significa che sta nella verità. Quale verità? Che tutti noi siamo peccatori...”

- Di seguito un altro passaggio topico della kikopredicazione (che merita un rilievo speciale): 

Per chi ha fede, per chi è umile, la ragione non è un ostacolo.
(nrd. Per il semplice motivo che nel cammino la ragione viene annullata proprio; essa non va mai utilizzata, neanche attivata).
La fede ti fa vedere quando la ragione deve stare zitta.
(ndr. nel cammino sempre!)
e deve accettare il mistero: se hai fede! Se uno non ha fede mette al di sopra la ragione e vuole che Dio gli spieghi questo che non capisce, e va al baratro più totale perché è pieno di superbia. Appoggia la ragione alla superbia invece di appoggiarla all’umiltà della fede. Ci sono cose che per la ragione sono un mistero: che Dio ci ha predestinato, o tantissime altre cose.
(ndr. tra cui chiedersi il perchè Kiko o il tuo catechista ti ordina certe cose!).
Se uno ha fede, è umile, anche la ragione ti invita ad accettare, a non esigere, a non uccidere Dio perché nessuno ti spiega questo: quella sarebbe superbia totale.

(nrd. veramente perverso assimilare chi vuol comprendere con l’"uccidere Dio”. Qui si giustifica il “Tu devi obbedire senza pensare. Chi gli si oppone con un minimo di ragionamento, non ne parliamo poi se azzarda un contraddittorio con lui, l' "infallibile” "ineffabile", può ritrovarsi accusato del famigerato “Dì la verità. Tu ti senti più intelligente di me. Come se fosse un delitto; come se poi ci volesse tanto...)
… E’ chiaro che esiste la libertà umana, è chiaro che il demonio ti può dire: “Sono tutte menzogne, non c’è niente, siamo in un mare di porcherie, non c’è nessun Dio, il mondo è pieno di beffardi, di ricchi borghesi che sfruttano i poveri”.
Può succedere che lo credi e diventi una lucertola che striscia e vede tutto orribile, orribile: i ricchi che sfruttano i poveri, tutto orribile. Può succedere, perché Dio ha dato all’uomo questa possibilità di credere qualunque cosa, se vuole

(? ma insomma l’uomo per la sua volontà può o non può?).
Ma voi siete chiamati da Dio a credere in Cristo, ad accettare la predicazione cristiana
(ndr. che nel contesto è esclusivamente la sua);
per questo la predicazione cristiana ha bisogno della testimonianza
(ndr. sempre e solo di Kiko e i suoi),
perché allora ti viene dato lo Spirito Santo che ti fa partecipare della vita divina.

Questo è il suo demonio (di Kiko). Gli ha messo la "creatura nuova" tra le braccia!

 Anche questa volta finalmente ha concluso, ma con quanto amaro in bocca per chi lo ha ascoltato per ore! E’ partito col Signore. Poi ha rivelato che è lui il kirios, che Gesù parla per mezzo di lui… Il "messia abitante in noi", vostri catechisti per tutta la vita… 

Poi, pian piano, scendendo, giù giù, sempre più in basso – anche questa è Kenosi e parte del Kerigma! – ha portato accanto a lui sulla scena un formidabile co-protagonista: il demonio. Per spiegare come funziona, far capire con discernimento il perché profondo delle cose e delle varie dinamiche e come solo il nemico dell’uomo tiri le fila. 

Peccato che al posto della promessa libertà una ben triste e dura schiavitù si sia prepotentemente insinuata e definitivamente imposta. 

Concreta, dura e cruda realtà diventata l’unico presente neocatecumenale un pò dappertutto. Certo Kiko è stato profeta! 

 

Nel Nome di Maria la vittoria finale. Non praevalebunt.