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domenica 28 maggio 2023

Pentecoste 2023: pecore neocatecumenali a caccia di presbiteri

«La diocesi di Roma si prepara a vivere nella sera di sabato 27 maggio il compimento del Tempo di Pasqua attraverso le celebrazioni della Veglia di Pentecoste, che saranno diverse per favorire la partecipazione dei fedeli: Nella cattedrale di San Giovanni in Laterano alle ore 19;
Settore Centro presso la Basilica dei Santi Apostoli alle ore 21;
Settore Nord presso la parrocchia di Sant’Ugo alle ore 20.30;
Settore Sud presso il Santuario della Madonna del Divino Amore alle ore 21;
Settore Est presso la parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio alle ore 21.

22 maggio 2023»


Queste le indicazioni al popolo cattolico di Roma per la Veglia di Pentecoste 2023; mentre altre diocesi si sono organizzate per un'unica veglia diocesana, ospitata in cattedrale o in una parrocchia prescelta. 

È una delle feste più importanti e significative per i cristiani la Pentecoste,  cioè la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo.  È l’inizio della predicazione dei discepoli di Gesù. Raccontano gli Atti degli Apostoli che “mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo”, il Cenacolo. Oggi quel ritrovarsi in tante città del mondo è come quel radunarsi “tutti assieme nello stesso luogo” per ascoltare la Parola di Dio e continuare a vivere assieme nella memoria del Signore Risorto.

L'intento che ispira queste celebrazioni diocesane riunite con il più  ampio possibile concorso di popolo, è  proprio quello di compiere nuovamente ciò  che narra il Vangelo, di ritornare cioè a quella riunione nel cenacolo degli apostoli che "si trovavano tutti insieme nello stesso luogo" con la Vergine Maria per celebrare il momento nel quale lo Spirito Santo come potenza dell'amore di Dio che viene a dare fiamma di energia nuova alla comunità del Cristo Risorto.

Quali sono, invece, in totale controtendenza, le disposizioni date da Kiko Argüello e dalla équipe internazionale del Cammino neocatecumenale per la Pentecoste 2023? Mentre le diocesi si riuniscono per formare un unico corpo, la lettera prescrittiva inviata dal Tripode neocatecumenale ai responsabili di Nazione, Regionali, Provinciali per essere diramate fino alla più  piccola comunità, ribatte l'ordine di scuderia di isolarsi dalla parrocchia e dalla diocesi, facendo la veglia del Cammino neocatecumenale  e per il Cammino neocatecumenale a parte, direttamente in albergo se possibile e separatamente comunità per comunità, con convivenza il giorno di Pentecoste; cosicché nessun "fratello" possa partecipare a veglie diocesane e neppure alla Messa della domenica in parrocchia o in cattedrale.

"Piccolo gregge" neocatecumenale a caccia
di presbiteri canonica per canonica
Le istruzioni specifiche giunte ai catechisti con la solita circolare dai massimi responsabili del Cammino, abbondando di caratteri in grassetto e di sottolineature, statuiscono infatti che
"è molto importante che ogni comunità celebri la Veglia di Pentecoste da sola".
Non interessa loro nulla della pastorale diocesana e parrocchiale, tirano in ballo infatti la "tradizione del Cammino"... come fosse il Magistero della Chiesa!
"La tradizione del Cammino è che ogni comunità possa vivere la Veglia di Pentecoste da sola e in convivenza".
Ma siccome la tradizione del Cammino non sembra loro sufficiente, citano anche l'Inno dell'Ascensione "Ascende il Buon Pastore" là dove dice:

"veglia il piccolo gregge con Maria nel cenacolo". 

E il piccolo gregge chi è,  per loro? Ma la piccola comunità  neocatecumenale, che riceve lo spirito neocatecumenale per portare al mondo l'annuncio neocatecumenale!

Per essere certi che nessuno possa partecipare a nussun altra iniziativa, nè religiosa, nè familiare nè ricreativa, prescrivono, sempre invocando la "tradizione del Cammino", che si  inizi  il sabato pomeriggio con la preparazione della Parola in gruppi, a cui segue la Veglia di Pentecoste con l'immancabile agape.
La domenica mattina poi si fanno le Lodi, si pranza e si sta ancora insieme, perché ormai la giornata non può prevedere altri programmi con familiari, con parenti o amici.
Se proprio non è possibile andare in convivenza da sabato, le inderogabili disposizioni stabiliscono comunque che  la Veglia si celebri "comunità per comunità", e che la domenica si vada in convivenza "come comunità".

E naturalmente questa frammentazione per comunità presuppone e richiede che ciascuna abbia il suo prete, motivo per cui le lettere arrivate a tutti i capo-responsabili di comunità li richiamano al compito (non facile) di "cercarsi dei presbiteri"  allo scopo di vivere la Pentecoste con una Eucaristia "più intima e non massiva".

E non viene detto, ma anche I battesimi verranno fatti in albergo, in una sala e non in una chiesa consacrata, utilizzando un fonte posticcio.


Ma perché – vien da chiedersi - si dà tanta importanza alla Pentecoste neocatecumenale? E’ chiaro! Perché costoro celebrano la nascita della kikiana chiesa sorta per rinnovare quella stessa Parrocchia da cui, come sempre, si tengono a debita distanza. E chi non l’accolga è condannato all’estinzione. Celebrano, in definitiva, l’avvento dello Spirito Santo sulle loro “piccole comunità”. 

Dice infatti Kiko: 
Avete visto di Pentecoste in Pentecoste Dio che sta benedicendo la vostra comunità.” 
“Questo amore... che prima non esisteva sul nostro pianeta, Dio lo ha voluto dare a noi. Questo amore è nel fondo il compimento della Torà...” 
“I Papi hanno detto che il Cammino Neocatecumenale viene dal cielo per la salvezza della Chiesa: hanno questo carisma di discernimento.”  (cit. tratte dalla Lettera per la Veglia di Pentecoste 2020

Insomma, per fare quella che a loro parere è la volontà dei Papi, dei Vescovi, della Chiesa, vanno contro alle disposizioni, valide per tutti i cattolici e per tutte le realtà e movimenti emanate proprio dai Pontefici, dai Vescovi e dalla Chiesa.

Usciranno mai da questa terribile confusione mentale e spirituale?

domenica 5 giugno 2022

San Basilio: Lo Spirito Santo risplende su coloro che si sono purificati da ogni bruttura

Tanto sfoggio dei "doni" fatti al Papa:
neppure un accenno ai doni ricevuti
(vedasi sulla sinistra della scrivania)
Nel corso dell'udienza che papa Francesco ha concesso all'equipe internazionale del Cammino neocatecumenale, Francisco Argüello detto Kiko, don Mario Pezzi e Ascensiòn Romero il giorno 3 giugno 2022, come succede ogni volta che incontra il Pontefice, l'iniziatore madrileno ha portato in dono alcune sue opere; non sappiamo se questi omaggi siano delle opere originali o delle copie, supponiamo siano delle copie visto che gli originali sono destinati al Museo che verrà eretto (o lo è  già stato, non lo sappiamo) come un monumento perenne all'immenso ego dell'artista spagnolo proprio a Madrid.
In questo caso, Kiko ha portato in omaggio al Pontefice una riproduzione dell'icona dedicata alla Pentecoste; come tutte le sue opere di genere bizantino, si tratta di un plagio dell'originale con alcune "correzioni" che sempre introducono inquietanti alterazioni.

Si tratta certamente di una copia; ma se anche si trattasse dell'originale, molto probabilmente il Papa dovrebbe impegnarsi a separarsene  (immaginiamo con quanto dolore!) per poterlo far confluire nella raccolta delle opere di Kiko Argüello custodita nel museo eretto a suo nome.

Sulla sinistra l'icona originale, sulla destra quella di Kiko.
Notare la scomparsa del sole e della colomba

sul capo della Madonna

Torniamo infatti con la memoria all'annuncio di inizio corso del 2018. Kiko aveva affermato:

"Ho fatto alcuni dipinti degli arcangeli. Ora portano l’originale dell’arcangelo S. Gabriele e la riproduzione dell’arcangelo Michele che è nella stanza di Mario, l’originale lo ha mons. Cordes...

[Indicando il dipinto] Questo è l’arcangelo S. Michele. Qui c’è scritto: caritas, humilitas. Sullo scudo dell’arcangelo S. Michele, con la spada, c’è scritto “caritas, humilitas”. Su quest’altro non c’è scritto nulla. 
Guardatelo perché questo è l’originale e presto andrà in un museo. Stanno preparando un museo con tutte le mie opere, perché morirò presto. Manca S. Raffaele che ho regalato a un medico che mi ha curato e che si chiama Raffaele. Gli ho chiesto una scrittura che dica che alla sua morte l’icona sia data al museo. Questo museo sarà importante perché oggi non c’è quasi arte sacra nelle chiese, niente o pochissimo...


Quindi l'originale dell’arcangelo Michele dato al cardinale Cordès, l'originale dell’arcangelo Raffaele donato in un empito di riconoscenza al medico che lo aveva curato, andranno esposti in questo museo.
Motivo per cui anche al Papa sicuramente Kiko ha ritenuto opportuno regalare una riproduzione. 

Ma il Papa, si sarà reso conto di avere di fronte, oltre ad un santo in terra, un riformatore della fede cattolica (e cristiana in generale), ma soprattutto un immenso artista?

Il quale, nell'Annuncio di Pasqua 2017, così dichiarava:

Altro dono di Kiko (2019):
un Francesco Saverio uguale
ad un eroe dei cartoni!
"IO ho fatto solo il volto del Pantocrator, il volto del Gesù della Trinità, che vi ho regalato all'annuncio della Quaresima (…) In questi affreschi IO ho dovuto riproporre le MIE conoscenze della pittura moderna: di Matisse, Braque, di Picasso, solamente in due dimensioni, senza la terza dimensione. (IO) Ho dato vigore alla iconografia orientale, facendo con questo grande dipinto un ponte tra l'arte dell'Oriente e quella occidentale. Speriamo che lo possa inaugurare il Santo Padre. (…) è un evento importantissimo. Vedete Dio ha fatto sì che IO sia un artista per voi. (IO) Devo essere umile per accettare di essere un artista, questo dipinto è un fatto importantissimo, qui porteranno gli alunni delle scuole. l ragazzini che lo vedranno non lo dimenticheranno per tutta la loro vita, mai. Questo è un dipinto che parla all'anima. In occidente non abbiamo immagini che parlino all'anima e che riflettano la nostra fede. Ci sono alcune sculture barocche che si usano nelle processioni, ma poco..."

E, ancora nella convivenza di inizio corso 2017, sempre l'augusto Kiko, così pontificava:

"Nel Medio Evo in qualche modo tutte le nazioni credevano, tutti erano cristiani, e i mille anni di cristianesimo in Europa finiscono con il Rinascimento. Questo è molto interessante! Pensate quello che dicono gli ortodossi del ‘400 fiorentino: dicono che è un orrore. Per questo l’arte religiosa occidentale muore, prima l’Occidente presentava l’arte come un kerigma, come un annunzio, e diceva che tutte queste cose non erano inventate dal pittore, ma era la tradizione della Chiesa. Tutto questo muore, appare un Raffaello che dipinge Madonnine dolci e carine, ma poco religiose. E non ti dico Michelangelo con tutti i suoi muscoli! O il genio di Beethoven…, ma di religioso non ha nulla, perché l’arte religiosa occidentale va morendo. Abbiamo immagini oggi? La Vergine di Fatima? Abbiamo statue così, sculturine, ma davvero poco o niente nelle chiese, non abbiamo immagini che alimentino la nostra fede. L’arte è molto importante. Coraggio, non voglio darvi ora una conferenza sull’arte."
Esempi di "Arte sacra" kikiana


Ma il genio poliedrico di Kiko non si limita alla pittura, alla scultura, alla musica: si estende anche alla poesia.

Sempre nella convivenza di inizio corso 2017 infatti ebbe a dichiarare:

"Chiaro, noi vorremmo creare una corrente nuova, e speriamo che il Signore ci aiuti, perché non solamente la pittura, le immagini, sono importantissime, ma anche la musica, e mi impressiona anche la poesia. Per questo dico ai giovani: Non siate somari! Conoscete qualche poeta, leggete qualcosa? Ditemi qualcosa. Che cosa è la poesia? Dico questo perché forse c’è qualche giovane che ha ispirazione poetica. C’è qualche ispirazione poetica oggi in Italia? Di Montale ho un libro: interessante Montale, mi piace quando dice che il mondo attende il genio: come la lepre lascia delle orme sulla neve, così l’umanità sta attendendo queste tracce che lascia il genio sull’umanità. Ecco un’espressione poetica: Montale."

Non è difficile capire chi sia, nell'interpretazione di Argüello, il genio-lepre che lascia le sue orme all'umanità.
Forse chissà, sarebbe stata più adatta a Kiko un'altra citazione di Montale: "Io sono come un vino che sta invecchiando. Il vino invecchiando dicono che migliori. Ma non tutti migliorano: alcuni inacidiscono".


Ancora in occasione dell'inizio corso del 2018, aveva annunciato una sua opera poetico-religiosa: un inno allo Spirito Santo.

"Ho fatto un inno allo Spirito Santo per questa convivenza. L’ho fatto qualche anno fa e qualcuno lo ha conservato, me lo ha fatto vedere e l’ho messo in musica… inno che ho fatto nel 1989. In una convivenza l’ho regalato a tutti e uno l’ha conservato nella Bibbia e lo teneva lì dall’89....
Lo Spirito Santo è l’autore, l’autore di queste convivenze, la sua presenza in mezzo a noi nella convivenza ispira me a parlarvi, è lui che vi apre l’orecchio per ascoltare..."

Non riportiamo il testo di questo inno, può essere letto nell'articolo che gli abbiamo dedicato, senza alcun commento perché si commenta da solo, soprattutto in alcuni passaggi, come quello in cui lo Spirito Santo ci insegnerebbe ad essere pazienti con i nostri peccati e tenerceli sempre da conto, come insegna il Cammino, perché non si crede neppure che si possa ottenere la grazia se prima non si pecca.

Scriveva invece San Basilio Magno nel suo Trattato sullo Spirito Santo: " Per Lui (lo Spirito Santo) i cuori si elevano in alto, i deboli vengono condotti per mano, i forti giungono alla perfezione. Egli risplende su coloro che si sono purificati da ogni bruttura e li rende spirituali per mezzo della comunione che hanno con Lui".

Si capisce la differenza abissale tra i due?
 
Jean II Restout, Pentecoste 1732

Altro passaggio scabroso dell'inno di Kiko, quello in cui si ringrazia lo Spirito Santo per il "nostro ministero sacerdotale", come se i laici fossero preti (e i preti laici, naturalmente).


Ci chiediamo: è  a conoscenza papa Francesco che quell'inno che gli viene donato come fosse il compitino di un alunno precoce, nelle comunità viene letto e cantato nel corso della liturgia, come fosse appunto un inno liturgico, in sostituzione al Veni Creator Spiritus?
È  edotto del fatto che ai neocatecumenali viene data disposizione dal proprio iniziatore, di fare una veglia separata di Pentecoste, possibilmente anche dividendo le stesse comunità?


sabato 22 maggio 2021

“Veglia di Pentecoste”: Pentecoste ebraica o Pentecoste cattolica? Solita confusione neocatecumenale!

 

La voce "Notizie" del Sito Ufficiale del C.N. è ferma al 13 Aprile scorso. Si comunicavano le dimissioni del padre Mario Pezzi dall'ospedale. Si chiedeva ancora di "continuare a pregare per Kiko e P. Mario fino al loro completo recupero". Dopo questo più nulla. Che fine hanno fatto? Come se la passano? Dove sono? Sempre a Madrid nel loro rifugio? Aspettavamo qualche segno di vita per la Pentecoste. Poiché lo scorso anno Kiko scrisse una Lettera in preparazione alla Veglia. Ma quest’anno solo silenzio. 

Pare che le indicazioni alle comunità siano arrivate dai catechisti direttamente: "Si celebri al sabato la Veglia in presenza il più possibile, visto il miglioramento della situazione. Chi non può si colleghi su piattaforma: è vietato giudicare i fratelli che non se la sentono ancora..." (oh, come sono diventati comprensivi e misericordiosi!). La domenica, poi, si tenga una convivenza di mezza giornata con le lodi e il giro di esperienze, e ciascuno torni a casa sua per pranzo. Meglio non correre ulteriori rischi di contagio. Insomma, si può iniziare pian piano la ripresa. 

Intanto la domanda è sempre la stessa: Ma Kiko dov’è? O non sta ancora bene del tutto, o non sa più cosa dire. I fratelli, intanto, che si attengano allo schema trasmesso lo scorso anno in uno con la Lettera di Kiko per la Veglia di Pentecoste 2020. Queste le disposizioni orali un poco dappertutto. 

 Grande festa la Pentecoste, “festa della nascita della Chiesa”, sottolinea Kiko. Ma tutto devono rivisitare! Tutto devono ri-vivere a modo loro e per conto loro. Da anni ormai le comunità per Pentecoste vanno in convivenza fuori dalla Parrocchia. Per disposizione degli Iniziatori già da molti anni l’ideale è recarsi in un albergo fin dal sabato sera per celebrare per comunità e in forma solenne la Veglia con le sette letture (e certo, devono sempre strafare, moltiplicando pure le risonanze). Si ricorda anche che questa è l’unica occasione in cui è consentito battezzare i propri figli, sempre rigorosamente per immersione, oltre che alla Veglia di Pasqua. 

Ma perché – vien da chiedersi - si dà tanta importanza alla Pentecoste neocatecumenale? E’ chiaro! Perché costoro celebrano la nascita della kikiana chiesa sorta per rinnovare quella stessa Parrocchia da cui, come sempre, si tengono a debita distanza. E chi non l’accolga è condannato all’estinzione. Celebrano, in definitiva, l’avvento dello Spirito Santo sulle loro “piccole comunità”

Dice Kiko: 

“Coraggio! Che per voi Dio ha ancora dei segni più grandi, ancora vi mostrerà cose maggiori. Avete visto di Pentecoste in Pentecoste Dio che sta benedicendo la vostra comunità. Non guardate la vostra debolezza, ma il progetto, il disegno che Dio ha per la salvezza di questa generazione” 

“Questo amore... che prima non esisteva sul nostro pianeta, Dio lo ha voluto dare a noi. Questo amore è nel fondo il compimento della Torà...” 

“I Papi hanno detto che il Cammino Neocatecumenale viene della cielo per la salvezza della Chiesa: hanno questo carisma di discernimento.”  (cit. tratte dalla Lettera per la Veglia di Pentecoste 2020

Kiko ostenta e si pone al centro. Questa sempre la sua malattia. Il C.N., opera di Dio per la Chiesa e per gli uomini, guai a chi non lo riconosce! 

E, scoperta nella scoperta: l’ebraicizzazione come ritorno alle origini e all’autenticità perduta. 

Spazzati via secoli e secoli di storia che lo hanno preceduto. I secoli, il creato e il mondo intero aspettavano con ansia il suo avvento! Kiko aggancia all’ebraismo il suo avvento e lo racchiude nel suo spazio angusto. Disincarna Gesù Cristo, Vero Dio e Vero Uomo, dal suo Cammino iniziatico. Da esso esclude la Chiesa universale, cattolica, romana. 

Si cita, per produrne prova, dalle Letture della Messa di Domenica scorsa: Ascensione del Signore (Anno B) 

Dal Vangelo secondo Marco 16, 15 : 

Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. 

Dagli Atti degli Apostoli 1, 3-8 : 

Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre «quella, disse, che voi avete udito da me: Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni». Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: «Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra».

 Questa precisa parola avevano nel cuore gli Apostoli e la Vergine Maria radunati nel Cenacolo in obbedienza a Gesù e in preghiera. 

Nella Lettera dello scorso anno con sconcerto prendevamo atto del limitato e limitante orizzonte kikiano (dovuto alla sua ignoranza o voluto?)

Shavuot.
Festa della Mietitura

Rotolo di Ruth

“Quando gli Apostoli stavano celebrando nel Cenacolo, con la Madonna, la discesa del Signore sul monte Sinai e la consegna della Torà, sapete che un vento impetuoso ha smosso le finestre e di colpo sono apparse come lingue di fuoco sulle loro teste ed è disceso su di loro lo Spirito Santo…”. 

Kiko innesta la Pentecoste direttamente sulla festa ebraica della Torà: la consegna delle tavole della legge a 50 giorni dall’uscita dall’Egitto. Lo Shavuot, in senso stretto, per gli ebrei è primariamente Festa delle settimane (sette settimane dopo la Festa degli azzimi), in greco Pentecoste poiché cade 50 giorni dopo Pesach. E’ Festa delle primizie, festa conclusiva della mietitura: gli Israeliti si recavano al Tempio portando con sé le primizie del raccolto e offrendo sacrifici. 

Questo che Kiko fa con la Pentecoste è lo stesso che nel Cammino si fa per la Pasqua, tutta innestata sulla Pasqua ebraica (e di conseguenza per l’“eucarestia” pasqua della settimana, che va celebrata rigorosamente alla vigilia del giorno di festa e di riposo) che viene intesa solo come mero compimento e perfezionamento dell’uscita dall’Egitto: schiavitù-libertà = morte-vita. Passaggio sigillato nel pane e nel vino che assurgono a “segno” e basta, a mero simbolo. Ossia importante è il significato catechetico che incarnano (non dimentichiamo mai che nel Cammino tutto è catechesi e in funzione della catechesi!). Pane della fretta, Pane della schiavitù dell’Egitto; Vino della Terra Promessa, sigillo della libertà conquistata. Tutto il resto della Messa per la dottrina kiko/carmeniana è incrostazione, come ben si sa. E primariamente è incrostazione per l’aspetto sacrificale, per il silenzio, per l’adorazione. Come si può accettare l’ "Ostia" al posto del “Pane”? Quando Ostia significa proprio Vittima e il suo posto è l’Altare consacrato

Ma non vogliamo disperderci, parlavamo della Pentecoste. Il raffronto ci aiuta solo a comprendere che nulla nel Cammino è affidato al caso. Si risponde sempre alla medesima logica. Come ben vediamo. E’ proprio al fine di strutturare bene la loro concezione negli adepti, che tutte le più rilevanti Feste Cattoliche si tende a viverle, nel contesto neocatecumenale, in un clima di totale isolamento. Le rigide, inderogabili e puntuali “consegne” approntate rispondono a questa precisa logica ed esigenza: educare un popolo di “credenti” che si mantengano chiaramente distinti dai comuni fedeli e diversi da tutti gli altri. Che si autoescludano puntualmente dalla comunione ecclesiale, in tutte le occasioni in cui più opportuni sarebbero gli incontri. 

Proprio la Pentecoste è il momento che più accomuna tutte le realtà ecclesiali (sempre i Papi lo hanno ribadito). E i neocatecumenali, per kikiana disposizione, proprio in questa occasione così significativa e di aggregazione attorno al Papa, si vanno a relegare, neanche nelle consuete sale e salette parrocchiali, ma addirittura in alberghi prenotati fuori città. 

Kiko e Carmen, per re-immergere la loro creatura totalmente nell’ebraismo (mai abbastanza rimpianto!) hanno scavallato non solo 2000 anni di storia della Chiesa, ma anche Nostro Signore, che rimarcò con la sua vita, morte e resurrezione e in tutta la sua predicazione il totale superamento dell’ebraismo, aprendo a tutte le nazioni e popoli, fino agli estremi confini della terra. Così è tutto per costoro!

Concluso con la Pentecoste il tempo pasquale, si arriva rapidamente alla Solennità del Corpus Domini. E Kiko cosa ti inventa? 

L’“adorazione notturna” per i fratelli più avanti nel cammino. Ti pareva non dovesse fare qualche invenzione? E’ sempre lo “spirito del cammino” a fagocitare tutto. Non sia mai che entri qualcosa di puramente cattolico nei suoi indottrinati. 

Si segue, come sempre, uno schema preciso, predisposto ad hoc dai “santi” Iniziatori tra letture, canti, salmi e un poco di preghiera silenziosa. (Ci si reca in Chiesa sera molto tardi, perchè si permarrà fino al mattino. Il Parroco o chi per lui esporranno per il gruppo adorante il Santissimo, per poi andar via e tornare al mattino per riporre l'Ostensorio). E poi, restando davanti a Gesù Sacramentato esposto nell’Ostensorio sulla mensa preparata mentre i fratelli veglianti siedono tutt’intorno, si procede ognuno aprendo una parola al caso per sè e, per l’occasione, si concede qualcosa di veramente eccezionale. 

 

Accozzaglia di simboli kikiani asfissianti.
 Nel cammino, generalmente, ognuno dà la sua esperienza; nessuno si deve ergere a censore o giudicare il fratello. Solo col sorgere, dopo il Padre Nostro, del gruppo dei “garanti” (altro carisma neocatecumenale adulto) si concederà al solo garante di poter "dare una parola" ai fratelli del suo gruppo, che sono quelli che a lui sono stati assegnati (normalmente per sorteggio) dai catechisti alla consegna del cammino per la Tappa del Padre Nostro. Il garante, insomma, è una sorta di primus inter pares e il collante con i catechisti…. Ma in questa notte di veglia speciale nella settimana del Corpus Domini, in cui si alterneranno a gruppi tutti i fratelli della comunità, avviene che dopo che uno ha “aperto al caso” la parola per sé (perché il Signore va a dare in questa notte a ciascuno una “parola profetica per la sua vita”) è concesso a chiunque lo voglia, di dire una parola “ispirata” al fratello di turno; e così per tutti. Questo sempre davanti a Gesù esposto. Incapaci come sono di mettersi in ascolto silenzioso e in preghiera e a questo mai educati.

Gesù esposto sulla kikiana mensa

  i fratelli seduti restano nascosti

(anche questo è arcano!)

 


Ricordo bene che all’Iniziazione alla Preghiera ci fu detto: "da ora piano piano avrete il Cristo parlante in voi, vi insegneremo ad ascoltarlo; il Maestro Interiore di cui parla Sant’Agostino…. Non ti servirà più nessun catechista...

Come sempre tutte balle e solo balle raccontano! Alla fine del cammino ecco che si arriva, piuttosto, a queste oscene pagliacciate. 

Le Feste, le Solennità più grandi, potrebbero essere altrettante occasioni per fare almeno le prove di inclusione nella Chiesa (sarebbe pure ora!). Per educare alla comunione ecclesiale, alla partecipazione attiva alla vita della Parrocchia (se non si sbaglia, questo era lo scopo finale dell’ispirazione di Kiko: sciogliersi nella Parrocchia), per iniziare ad assaporare la fede adulta condivisa nella vera “comunione dei santi”, non in quella comunione elitaria e distorta dalla visione kikiana dell’essere UNO

Esclusivismo neocatecumenale
Invece i momenti più forti dell’anno liturgico sono per il Neocatecumenato altrettante occasioni per isolarsi ancor più, per escogitare liturgie e riti propri e marcatamente caratterizzanti, buoni solo a incrementare le differenze. Perché sulle sue trovate Kiko struttura l’unicità, identità, autenticità del suo “carisma”. E’ così che il divario tra Chiesa e Cammino, Parrocchia e Comunità si fa sempre più grande fino a divenire incolmabile. Com’è sotto gli occhi di tutti. E questo è per tutte le Feste Liturgiche! Vogliamo parlare ancora del Santo Natale? O dei tempi di preparazione ai tempi forti: Avvento e Quaresima? Tutto così nel cammino, senza riuscire ad intravedere neanche la più piccola eccezione che, come si dice, confermerebbe la regola! 

Se osservi tutte queste incongruenze mentre fai parte del cammino da lunghi anni o sei alla fine del percorso e oltre, può essere che ti sorgono dei dubbi e vorresti porre qualche domanda. Non sia mai! 

Qui scatta l’obbedire senza pensare che si lega, senza soluzione di continuità, all’originario: Nel cammino non si pongono domande, il cammino è sull’ascolto… quel che non comprendi lo capirai… forse… e se no, non fa niente, anzi meglio di tutto è "obbedire senza pensare!" (Come se il tenere attivo il senso critico e la ragione fosse l’ostacolo insormontabile, l’impedimento più grande all’ascolto e alla conversione). 

Trigramma col nome di Cristo nella Chiesa di San Francesco (Prato) (1420 ca.)

 

martedì 23 marzo 2021

La Comunione dei santi o la Comunione dei peccati?

Nella Lettera di Pentecoste 2020, che stiamo analizzando brano per brano perché, a nostro parere, è di straordinario interesse per comprendere alcuni aspetti della dottrina sottesa al Cammino neocatecumenale, Kiko Arguello dichiara a un certo punto:


«I Papi hanno detto che il Cammino Neocatecumenale viene dal cielo per la salvezza della Chiesa: hanno questo carisma di discernimento. Noi siamo tutti dei privilegiati, perché Dio ha mostrato in noi quest’opera, che non è nostra, perché la comunione la costruisce Gesù Cristo, costantemente, grazie allo Spirito Santo, per cui ci dà questa lingua unica che è la comunione dei santi, che è meravigliosa e che ci permette di perdonarci.

“Amatevi come io vi ho amato”, cioè accettando che l'altro abbia i suoi difetti, come Cristo ha accettato i nostri peccati e li ha perdonati.

Il mondo non può perdonare, gli sembra una follia perdonare, perché se si perdona si continua a fare del male e non sopporta che esista il male, ne è scandalizzato

È molto interessante il concetto di "comunione dei santi", qui espresso dall'estensore della lettera di Pentecoste: essa sembra essere principalmente una partecipazione alla comune vita di grazia, fondata sull'azione di Cristo, nella quale sono incorporati a pieno titolo e della quale godono a tutti gli effetti anche i cattivi.

I cattivi, coloro cioè che a causa del peccato non sono in grazia, secondo Kiko partecipano, in buona sostanza, della comunione dei santi, in virtù del perdono e dell'accettazione dei buoni.

Consultando tre catechismi della Chiesa Cattolica (il Catechismo attuale, quello di san Pio X e il Catechismo di san Pio V) , abbiamo sintetizzato gli aspetti principali della dottrina sulla comunione dei santi della Chiesa cattolica di ieri e di oggi che esponiamo di seguito.

Nella Chiesa militante, che è quella parte di Chiesa non ancora salita alla beatitudine eterna ma in lotta sulla terra contro il mondo, la carne e il demonio, vi sono due specie di uomini: i buoni e i cattivi.

I cattivi partecipano dei medesimi sacramenti e professano la stessa fede dei buoni, ma ne differiscono per la vita e il comportamento.

I buoni sono quelli i quali sono congiunti e stretti tra loro non solo dalla professione della fede e dalla comunione dei sacramenti, ma anche dal soffio della grazia e dal vincolo della carità. Di essi è scritto: Il Signore conosce quelli che sono i suoi (2Tim 2,19).

Noi uomini possiamo immaginare chi siano gli appartenenti a questa schiera di buoni, non però saperlo con sicurezza.

Le vergini stolte e le vergini sagge

La Chiesa viene infatti prefigurata in Genesi nell' arca di Noè, dov'erano chiusi non solo gli animali mondi, ma anche gli immondi; Gesù la paragona alla rete che si getta nel mare, o al campo in cui viene seminato il loglio (Mt 13,47 Mt 13,24); o all'aia in cui si ammucchiano frumento e pula (Lc 3,17); o alle dieci vergini, metà stolte e metà sagge (Mt 15,1-2).

Alla Chiesa appartengono i buoni e i cattivi, ma è ben diversa la condizione di entrambi. I cattivi sono compresi nella Chiesa come la pula sta insieme col frumento sull'aia, o come le membra guaste restano congiunte al corpo vivo.

La comunione dei santi, dono di grazia che caratterizza la Chiesa, indica in primo luogo la comunione delle 'cose sante', cioè la comunione dei Sacramenti e di tutto ciò che, essendo praticato da ciascuno con devozione e santità, appartiene a tutti e viene a favore di tutti, in virtù della carità, che non cerca il proprio vantaggio.

Ma, mentre coloro che vivono una vita cristiana nella carità, come membra vive del corpo di Cristo, godono appieno di questi doni e benefici, le membra morte, e cioè gli uomini peccatori e lontani dalla grazia di Dio, restano pur sempre parte del corpo della Chiesa, ma non percepiscono, perché morti, quel frutto spirituale, di cui godono gli uomini giusti; a meno che, aiutati da coloro che vivono secondo lo spirito, non si ravvedano e ricevano nuovamente la grazia e la vita perduta.

San Pio X sintetizzo così questo concetto:

«Comunione dei santi significa che tutti i fedeli, formando un solo corpo in Gesù Cristo, profittano di tutto il bene che è e si fa nel corpo stesso, ossia nella Chiesa universale, PURCHÉ non ne siano impediti dall’affetto al peccato.»

Se Kiko Arguello avesse voluto parafrasare San Pio X per predisporre la propria dottrina avrebbe scritto invece:

"Comunione dei santi significa che tutti i fedeli, formando un solo corpo in Gesù Cristo, profittano di tutto il bene che è e si fa nel corpo stesso, ossia nella Chiesa universale, E NON ne sono impediti dall’affetto al peccato."

Infatti, lo ripetiamo, proprio questo è il concetto espresso nella Lettera di Pentecoste.

Secondo l'Arguello, la comunione dei santi è principalmente una partecipazione alla comune vita di grazia, fondata sull'azione di Cristo, nella quale sono incorporati a pieno titolo e della quale godono pienamente anche i cattivi.

Detto in modo diverso: i cattivi, coloro cioè che a causa del peccato non sono in grazia, secondo Kiko partecipano, in buona sostanza, della comunione dei santi in virtù del perdono e dell'accettazione dei buoni.

Da dove viene questa impostazione erronea?

Lutero scriveva:

La chiesa per Lutero
«Questa è la comunione dei santi, di cui ci gloriamo… . Il mio peso, quindi, altri lo portano, la loro forza è la mia. La fede della Chiesa viene in soccorso della mia angoscia, la castità altrui mi sorregge nelle tentazioni della mia lascivia, gli altrui digiuni tornano a mio pro, un altro si prende cura di me nella preghiera. E così posso menar vanto dei beni altrui come dei miei propri; e miei propri sono quelli in verità, se me ne delizio e rallegro. Sia pur io vituperevole e turpe, coloro a cui tributo il mio plauso sono belli e gradevoli. Grazie a questo amore faccio miei non solo i loro beni, ma essi medesimi, e così in virtù della loro gloria la mia ingloriosità diventa onore, in virtù della loro dovizia viene colmata la mia indigenza, in virtù dei loro meriti sono sanati i miei peccati. (...) Credere che la Chiesa è santa che altro vuol dire se non che essa forma la comunione dei santi? Con i buoni così come con i cattivi: tutto appartiene a tutto, come è significato sensibilmente dal sacramento dell'altare nel pane e nel vino: vi siamo designati dall'apostolo come un solo corpo, un solo pane, una sola bevanda.»

Rileviamo anche su questo argomento  la perfetta contiguità delle affermazioni di Lutero con quelle di Kiko Arguello, su questo tema come su altri snodi molto importanti della dottrina.

Dedico poi queste poche battute a chi stesse pensando a un piccolo errore espressivo dell'iniziatore del Cammino Neocatecumenale e ricorresse alle solite scusanti:

  • "Kiko è spagnolo, non conosce bene l'italiano": ma questa lettera, nella versione scritta nella sua lingua materna, è perfettamente corrispondente. 
  • "Kiko è emotivo, impulsivo": questa è una lettera, non la sbobinatura di una conferenza o una catechesi, quindi l'emotività non può essere un giustificativo adeguato.
  • "Kiko non è teologo": qui di certo non si tratta di teologia, ma di rudimenti del catechismo. Come può costui arrogarsi il compito di catechizzare centinaia di migliaia di famiglie senza conoscerli?
  • "Kiko non intende dire nulla di diverso da quanto dice la Chiesa. Lo Spirito Santo corregge le sue parole nell'orecchio di chi ascolta": Beh ci arrendiamo! Di fronte a tanta stolidità, mancano addirittura le parole per replicare.

Sugli effetti concreti e nefasti che questi scivoloni dottrinali di Kiko e del Cammino neocatecumenale provocano nella vita di chi si è messo alla sua sequela, tratteremo in un successivo articolo, sempre dedicato alla Lettera di Pentecoste 2020.

Concludiamo, in proposito, con un commento di LUCA, che completa in modo opportuno questo articolo:

«Nel cammino c'è una cultura della croce da gettare sugli altri. I peggiori sono i primi a rifiutarla ma sono anche i primi a metterla sulle spalle del loro prossimo. A parole dicono che ognuno deve portare la propria croce, nei fatti ci sono migliaia di "piccoli" Cirenei incaricati di portare le croci degli altri. E devono essere anche felici di farlo, altrimenti le loro facce lunghe infastidiscono la gerarchia neocatecumenale. Ho pietà di tutti questi "piccoli" portatori di croci, perché loro neanche si rendono conto che quelle croci non sono le loro. Gesù Cristo parla di un giogo leggero, nel CN il giogo è pesante perché è legato ad una serie di croci, pesantissime che non ti appartengono .»

martedì 9 marzo 2021

Babele by Kiko



Citazione dalla Lettera di Pentecoste 2020, predicazione di Kiko Arguello:

Noi siamo tutti dei privilegiati, perché Dio ha mostrato in noi quest’opera, che non è nostra, perché la comunione la costruisce Gesù Cristo, costantemente, grazie allo Spirito Santo, per cui ci dà questa lingua unica che è la comunione dei santi...


Atti 2, 3s.. 7s. opera di Dio:

 

Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi.

Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: «Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com'è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa?...

 

 


 

Dove mai ha letto Kiko questo dell'"unica lingua" a proposito della Pentecoste?

Quando i discepoli uscirono dal Cenacolo nella Pentecoste parlavano in altre lingue e tutti li comprendevano perfettamente. Erano diventati universalmente comprensibili. 

Kiko, al contrario, ha ridotto tutti i linguaggi umani ad un' "unica lingua": la sua.

 

Citazione dalla Lettera di Pentecoste 2020: 

Sapete che Babele, Babilonia significa "confusione delle lingue", cioè significa che non c'è comunione...


Ma non è proprio così!

Perché essi avevano trovato, piuttosto, una bella intesa. Fondata sull'idolatria! Tutti concordi nel realizzare progetti megalomani, centrati sull'"IO" luciferino. E Dio dice che non sarebbe stato loro impossibile. Per questo Egli stesso scende in campo e decide di intervire. È Dio che li getta nella confusione e condanna alla distruzione tutti i loro idolatrici progetti. E come realizza questo? Confondendo le loro lingue per far sì che non possano più intendersi.

Di quale comunione parla dunque Kiko? Fondata sull'unica lingua?
Come nel cammino che si capiscono solo tra di loro?


La comunione si fonda sul parlare il linguaggio dell'altro, non nell'imporre il proprio.


Genesi 11,1-9

1 Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. 2 Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. 3 Si dissero l'un l'altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. 4 Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». 5 Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. 6 Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. 7 Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro». 8 Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. 9 Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.



 Kiko confonde, per pura convenienza, la Pentecoste che è una nuova creazione, con il mondo prima della Torre di Babele. Quando "Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole" (Gn. 11, 1-9), proprio come da 50 anni fanno loro. 

E dunque, Kiko impari la lezione!

Poichè Dio a Babele è sceso e ha confuso la loro lingua, condannandoli alla incomunicabilità. Li ha dispersi su tutta la terra e così essi "cessarono di costruire" (tra l'altro, cosa questa tra le più dolorose per il nostro Iniziatore!).

martedì 29 maggio 2018

La "sagra della zucca" del Cammino

ORA VE LA DO IO UNA LETTURA PER "LA SAGRA DELLA ZUCCA" DEL CAMMINO

Ora ve la illustro io una lettura inconfutabile della "sagra della zucca" di Pentecoste organizzata nel Cammino, neocatecumenali.
La foto della tavolata imbandita con fette di anguria e banane mi è stata inviata da una NC in crisi.

Cammino Neocatecumenale: Liturgia delle Banane

Assieme a questa ne ho ricevuta un'altra, del medesimo genere, e vari screen-shot di commenti estratti da uno dei soliti gruppi segreti FB del Cammino.

Cammino Neocatecumenale: Liturgia delle Angurie

I commenti, in primo luogo. Non c'è il solito "vulemose bene" neocat, anzi! Sulla questione contendono, litigano, si offendono e minacciano segnalazioni a Facebook finalizzate al blocco. C'è chi difende l'esposizione agricola, degna di un mercatino della Coldiretti:
R.: "Vi scandalizzate e state facendo un processo per una mensa, nelle comunità ci sono problemi molto più seri e più gravi. Concentriamoci su Gesù Cristo!".
C'è chi richiama all'obbedienza ai "catechisti" del Cammino, manco se nelle comunità dei mercatini agricoli a filiera breve non ce ne fossero:
L.: "Ricordo che i segni nelle celebrazioni neocatecumenale sono importanti cosi come l obbedienza ai catechisti che vigilano sulla tradizione del cammino sempre in obbedienza ai vescovi e al parroco per questo la figura dell ostiario o coppia ostiaria oostiaria è fondamentale che vengano preparati ed educati a questa liturgia dai catechisti o dagli ostiari più anziani di altre comunità.Nel Cammino e tutto codificato non ci si inventa nulla anche perché è dagli anni '60 che e nato cosi i canti la sala le icone ecc.".
Ci sta chi banalizza, come se la mensa non fosse per lui l'Altare dell'Eucarestia:
T.: "PENSATE CHE SE LA FRUTTA E' TROPPA O CI SIA QUALCHE PICCOLO ERRORE NELLA MENSA, GESU' CRISTO SI OFFENDE E NELLA CELEBRAZIONE DI PENTECOSTE CI SESINERA' LO SPIRITO SANTO? SIAMO SERI E PIU' UMILI".  L.: "Si ma non mi sembra il caso di farne una faccenda di Stato..".
 E ci sta chi ci va giù pesante:
M.: "Ci sono indicazioni poi c è chi ci mette del suo e francamente l’eucarestia ha una solennità ed un rispetto che non è lo stesso della sagra della zucca! Perdonate non è un giudizio ma prima di fare certe cose siate certi che avete il consenso dei catechisti...".
Cosa emerge? Che ha ragione Kiko: i neocat dovrebbero astenersi da internet. Si contrastano, c'è chi chiede di poter consultare il mamotreto per gli ostiari ed è rimbeccato, chi  vorrebbe leggere i mamotreti e viene liquidato bruscamente. La discussione suoi mamotreti è esilarante, ne cito alcuni interventi.
A.; "Sono appunti non ufficiali di Kiko e di altri su catechesi, convivenze, essendo tutto non strutturato circolavano questi appunti, e da questi sono stati estrapolati gli statuti".
J.: "Pueden compartir el mamotreto!?" (tr."Potete condividere il tomo!?"). M.: "No fratello".
Nessuno dei commentatori, purtroppo, si è chiesto cosa mai si può leggere nella frutteria addobbata sulla mensa neocatecumenale a Pentecoste. Lo suggerisco io.

La Pentecoste, nell'ebraismo, è anche la festa del raccolto e della mietitura. Perciò, fossi io stato un neocatecumenale, avrei difeso a spada tratta la sagra dell'anguria: "Mica stiamo celebrando la discesa dello  Spirito Santo nel Cenacolo, fratelli? Mica la nostra mensa è Altare del Sacrificio? Mostriamo il raccolto e le primizie, quindi, e non mormorate!".

A proposito di ebraismi. Tra le tecniche della formazione (l'ho spesso usata in qualità di direttore di corsi, astenendomi dall'intervenire se non per moderare eventuali toni accesi) c'è quella di lanciare una discussione di gruppo, lasciando ai corsisti piena libertà di espressione. In tal modo si possono meglio comprendere sia le opinioni dei singoli, sia le relazioni che intercorrono nel gruppo, sia i giudizi sull'impianto formativo e sulle docenze. Dagli screen shot ricevuti dalla signora in crisi e concernenti la "libera discussione dei neocatecumenali", ho appreso quanto segue.
S.: "Chiedevo x i cantori perché alcuni dei miei fratelli dicono che lo shema deve essere fatto esclusivamente da un uomo. Io sono convinta che uomo o donna non ci sia differenza se viene bene e se prima di tutto non portiamo noi stessi ma proclamano la parola di Dio".
Le risposte, se le potesse leggere, farebbero gongolare monsignor Athanasius Schneider, che definì il Cammino Neocatecumenale un movimento giudaico-protestante.
M.: "Solo uomo ...ci è stato riferito alla convivenza cantori di quest'anno".M.: "È proprio maschile .... purtroppo ... Poi è brutto cantato da una donna io anke sono cantore .... Come il Preconio ad esempio .... Lo possiamo suonare se il diacono o il sacerdote non sa suonare e nn c è un cantore che lo canti".
L.: "Stiamo parlando di un canto ebraico rabbinico dove le donne in sinagoga non potevano stare con gli uomini così il Preconio ma ci sono tanti canti belli da poter suonare e cantare".

Mi va di concludere con un appello al nostro affezionato commentatore che si firma Simone Volt.:
"Caro Simone, invece di perdere tempo nell'Osservatorio nel vano tentativo di migliorare l'immagine che del Cammino qui danno gli innominabili, perché non vai nei vostri gruppi Facebook a spiegare che il Tempio di Gerusalemme fu, definitivamente, distrutto dall’imperatore Tito nel 70 d.C. e che le sinagoghe sono luoghi di culto di una fede differente da quella cattolica?".

mercoledì 23 maggio 2018

Veni Creator di Kikus

Indicazioni per la liturgia della Veglia di Pentecoste Neocatecumenale 2018:

  • Leggere l'inno di Kiko (nuovo, NON È UN CANTO)



Lo Spirito Santo è il giogo soave e leggero.

Spirito pieno di comprensione
e misericordia con le nostre mancanze,
di tenerezza e compassione,
di amore senza limiti.

Abitando nell'uomo
ci perdona sempre, spera sempre,
tutto comprende,
scusa tutto.

La sua bontà si spande
come un profumo che tutto inonda.

Fa sentire la sua presenza
e ci dà coraggio
mentre ci rende testimonianza
dell'amore totale di Dio per noi.

Conferma al nostro spirito
che il dono più grande
è l'unione con Dio
e che il vero male e la vera sofferenza
è il peccato.

Per questo è pieno di compassione per il peccatore:
non lo giudica, lo rialza e lo aiuta
a camminare di nuovo.

Ci mostra sempre il Cristo crocefisso
come Sacerdote eterno per tutti gli uomini.

È paziente, benigno,
è il sommo Bene,
è il dono di Dio,
è la garanzia della Vita Eterna.

Lui, il "Paraclito",
ci difende sempre
e ci insegna ad essere pazienti
con noi stessi e con i nostri peccati.

Ci dice chi siamo, dove andiamo,
qual è il cammino,
e perché soffriamo.

Ci mostra la Croce gloriosa di Cristo
e ci invita a salire su di essa
come il luogo del vero riposo.

Ci dice che tutto è santo,
che la nostra storia è santa,
e ci conduce soavemente
all'abbandono totale in Cristo crocefisso:

In Lui, nulla si pretende,
nulla si esige,
si accetta tutto,
si sopporta tutto,
perché assomigliare al Signore sulla croce,
è il nostro vanto
la nostra gloria
la verità,
la salvezza,
la santità,
è ciò che è nostro,
essere cristiano.

Come non evangelizzare,
perché gli uomini trovino l'unico Dio
vero,
il suo Figlio amato,
e ricevano lo Spirito Santo?

Spirito divino, perla preziosa, in Lui amiamo il Padre
come Lui ama io suo Figlio
e amiamo il suo Figlio
come lo ama il Padre.

Spirito Santo, che ci fa persona,
è più me che me stesso,
è più noi che noi stessi,
è tutto in tutti,
è nella Chiesa la Santa Koinonia,
é l'amore perfetto,
è Dio.

Padre carissimo,
come non benedirti,
esaltarti, lodarti, cantarti,
tu che ci hai chiamato al ministero sacerdotale,
che ci hai riempito del dono dei doni,
che ci hai dato te stesso,
che ci hai rivelato il mistero dell'universo:
il tuo totale amore per noi
fino a morire:
Croce gloriosa,
vittoria sulla morte,
umiltà perfetta,
santa Comunione
Chiesa di Dio.

mercoledì 25 aprile 2018

Convivenza di Pentecoste: Spòsati (con il cammino) e sii sottomesso!

"Nel matrimonio un uomo e una donna saranno due in una sola carne, ma sono due e solo la carne è una. Ma qui Cristo dice «essere perfettamente uno», è una cosa sorprendente. Nella vostra comunità siete uno?"
È la domanda dell'ormai celebre ed ennesimo questionario di Kiko Argüello a cui i Neocatecumenali dovranno rispondere nella "Convivenza di Pentecoste", new entry nel Cammino e, come tutte gli adempimenti del Cammino, subito provvidenziale, necessaria ed imprescindibile.
Sì proprio così: durante questa ulteriore giornata sottratta alla famiglia, le coppie neocatecumenali si sforzeranno di pensare a cos'altro fare per poter ancor più deprivare la propria vita coniugale e personale in favore della comunità.
Ma la comunità è forse un Sacramento, come il matrimonio?
Da questa domanda nasce l'interessante riflessione che proponiamo, dedicata in special modo a chi, per avventura, si trovi a far parte del Cammino ed ancora non abbia pienamente realizzato che il legame con la comunità, non con Cristo, sia un vincolo per tutta la vita, come un cappio che, sembra impossibile, non finisce mai di stringersi.


"Kiko mentre cerca di capire perché la gente
odia il Cammino Neocatecumenale
senza aver mai camminato" (Memes Neocat)
E infatti, chi non può dedicare quei trenta
quarant'anni per provare a fare il Cammino?
"È forse un Sacramento, come invece lo è il matrimonio, la comunità neocatecumenale?"

La risposta è nell'invenzione postuma del "matrimonio spirituale", un vero e proprio "contratto sponsale" nel quale sei legato alla tua comunità per la vita.
E' la risposta di Kiko all'evidente fallimento delle comunità che avevano finito il cammino e si disperdevano.
Ha avuto il coraggio di dirlo anche davanti al Papa:
"Ma come? Adesso che finalmente la comunità si ama la sciogliamo?"

Riflettevo anche sul discorso dell'entusiasmo iniziale che abbiamo conosciuto quando il Cammino era ancora relativamente agli inizi.
Le comunità allora non erano più avanti del secondo scrutinio, al massimo si richiedeva loro la decima.

Non c'erano:
  • le Lodi ogni mattina (Iniziazione alla Preghiera)
  • le Uscite nelle case (Traditio)
  • le Lodi all'alba in comunità in Quaresima ed in Avvento (Prima convivenza del Padre Nostro)
  • l'Angelus ed il Rosario (dopo il pellegrinaggio a Loreto)
  • le Cene delle Alleanze (dopo la Prima Convivenza di Elezione)
  • la "famigerata" Cinquantina (Fine del Cammino)
  • la Veglia del Corpus Domini (dopo un anno dalla fine del Cammino)...
Provate a mettere insieme tutto questo e, per ovvi motivi di accorpamento, il tempo che diventa infinito per finire l'itinerario... con le celebrazioni due volte la settimana, le preparazioni, le convivenze e nel mentre vivere la vita di ogni giorno lavorando educando i figli etc.
Credo che si capisca bene adesso la "stanchezza" evidente in tutta la baracca, per poi sentirti dire, minimo due volte all'anno, che sei la stessa merda di 40 anni prima, che magari è pure vero, ma che è esattamente quello che fa il demonio, accusarci continuamente, mentre Dio non ha mandato Suo Figlio per questo...

..e non ho citato tutti i pellegrinaggi, missioni, scrutatio, post cresima, e chi più ne ha più ne metta...

Salgono? Scendono?
("Salita e discesa" - Escher - 1960)
Prima che il solito purista si stracci le vesti, tutto quello che ho citato sono cose intrisecamente buone, ma se fatte per mera osservanza non valgono assolutamente niente, peggio non producono frutti, alla faccia del tanto combattuto fariseismo, nel CN è pieno di farisei...

...poi ci sono le eccezioni (poche purtroppo) che invece si incontrano con il Signore sul serio..

Nel disegno iniziale della prima catechesi, ripropinato ad ogni occasione per "spiegare" il CN ai vescovi di turno, sono presenti anche i gradini in salita, peccato che il CN nella prassi quei gradini li ignori, niente catechesi mistagogiche (a parte una il giorno del rito finale, ma che nessuno ascolta perchè si è stravolti), niente di niente, si scende in eterno anche sl disotto del fonte....

Un altro fallimento clamoroso è rappresentato dalla Pastorale di Mediazione (dopo la Redditio) che nelle intenzioni iniziali (basta leggere il mamotreto) dovrebbe servire per aprirsi alle altre realtà mentre di fatto la si usa per "colonizzare" e "neocatecumenalizzare" tutta la pastorale della parrocchia.
Kiko stesso si dimentica quello dice e poi va per una strada che è l'esatto contrario, Pax ne è testimone diretta.

Sempre per evitare che qualcuno si stracci le vesti, porto solo l'esempio della preparazione al matrimonio, per la quale esce fuori quasi subito un mamotreto adhoc, che è la sintesi delle catechesi iniziali più le varie chatechesi dello Shemà e della Traditio sul matrimonio e sulla educazione dei figli. Altro che aprirsi.

(da: Mav)

venerdì 20 aprile 2018

Scrutiamo Kiko Arguello col suo ultimo questionario: "Cosa devi fare, tu personalmente, per realizzare l'Amore e l'Unita' nella Chiesa? Di' fatti concreti!" [Seconda Parte]

(seconda parte -- la prima parte è qui)

Luca ci scrive:
Interessante novità: l'ulteriore convivenza che Kiko propone (ovviamente impone!) a tutte le comunità con la domanda: “Nella vostra comunità siete uno? Siete perfettamente uno?" “Siate uno e il mondo crederà”.

Siete uno? Allora dovete fare una convivenza e domandarvi: “Siamo uno?”, prima domanda.

Seconda domanda: “Che cosa dobbiamo fare per essere uno?”. E parlate.

Terza domanda: “Cosa dovremmo fare per arrivare ad essere perfettamente uno secondo il Vangelo?”.
Già nei primi anni del cammino Kiko si parava, mettendoci in guardia dal pensare che la "nascita della creatura nuova" fosse un fatto automatico e matematicamente certo.
Essendo tutto il cammino paragonato ad una gestazione, portò genialmente l'esempio della cosiddetta "gravidanza isterica". Ossia, puo' accadere che hai tutti i sintomi e le manifestazioni dell'essere incinta, ma non porti in grembo alcun bambino!

Cappella R.M. di Santo Domingo:
"nuova estetica" di Kiko.

Per spiegare che può succedere anche questo!
Tutti pero' siamo d'accordo sul fatto che parliamo di qualche eccezione, non certo della regola! ["se una o due macchine esce dalla fabbrica con un difetto può essere un errore umano, ma se il 99% hanno tutte lo stesso difetto allora non è errore umano ma di progettazione." (Lino)]

Trascorsi ormai 50 anni, è tempo di bilanci anche per voi! Giusto?

E dunque, finita la convivenza, un consiglio: potreste ribaltare il tavolo e invertire le parti
dettando voi a Kiko - per una volta - un bel questionario, modellato sul suo.

Poi proponete una "convivenza mondiale" perché venga a relazionarvi; può anche riunirsi col padre Mario e la Ascen.

Il questionario da dettare a Kiko potrebbe essere più o meno questo:
  • prima domanda:

Perché, dopo 50 anni, all'interno delle Comunità Neocatecumenali non si danno i Segni della Fede: l'Amore e l'Unità?
  • seconda domanda:
Come mai non si sono compiute le Promesse che hai fatto a chi ascoltava le tue Catechesi e che hai posto a fondamento di tutto il Cammino?
  • terza domanda:
Cosa devi fare, tu personalmente, in qualità di "iniziatore", per realizzare nella Chiesa Cattolica, attraverso il Cammino Neocatecumenale, la Parola di Gesù: "Amatevi e siate Uno, perchè il mondo creda?" [vedi nota 1]

Fai molto male, Kiko,
mettendoti dietro la Croce,
a non ascoltare mai nessuno!
Abbiamo profilato un'ipotesi irrealizzabile, lo sappiamo bene!

Kiko mai ha reso conto del suo operato alla Chiesa stessa, figuriamoci se si abbassa a rendere conto ai fratelli che hanno messo la loro vita nelle sue mani!

Unica cosa da fare: mandarlo a farsi benedire...

"Vai a farti benedire, caro Kiko Arguello, che ne hai bisogno!"

Sarebbe ora che i fratelli nostri - ancora camminanti nel melmoso pantano di fango in cui, piuttosto che camminare, si sprofonda, irrimediabilmente, sempre più in un baratro oscuro e senza via di uscita - ricevuto il questionario e dopo averlo letto attentamente, lo tirassero dietro a Kiko e compagni, insieme ad arredi, icone, libri, mamotreti, Hanukkah, Menorah, tavolini smontabili, piatti e insalatiere, chitarre e libri di canti, seppellendoli, una buona volta!...
...E ritornando, finalmente, in seno alla Santa Madre Chiesa.




[nota 1]
Cosa ne pensate? Quando Gesù parla, si riferisce all'Unità e all'Amore da realizzare - secondo il chiaro intento kikiano - nel chiuso mondo, segregato, delle comunità neocatecumenali?
O non, piuttosto, il Signore si rivolge a tutte le realtà ecclesiali, perchè possano risplendere nella Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica, i Segni della Fede: l'Amore e l'Unità?

Giovanni 13,34-35:
34Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. 35 Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri».

Giovanni 17,20-23:
20Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; 21perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
22E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. 23Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.