martedì 29 dicembre 2020

La "Summa Teologica" di Kiko Arguello. Destinata a chi ha intrapreso il Cammino Neocatecumenale perseverando in esso.

Esasperata auto-referenzialità
Siamo ormai a fine anno, e, nel corso di questo 2020, al termine di un lungo periodo di assenza dalle scene, abbiamo avuto l'opportunità di vedere Kiko Argüello tornare alla ribalta con due discutibili 'catechesi' fatte in occasione dell'Inizio Corso e dell'Annuncio di Avvento.

Si tratta di due testi poco chiari.

Il primo dei due probabilmente non è stato neppure mai pronunciato, da un Kiko così infuriato e depresso da "non avere più parole" da dire ai suoi;
il secondo invece è stato addirittura pubblicato sul sito del Cammino, tanto sembrava "ispirato": si tratta invece, ai nostri occhi, di un discorso stolidamente ripetitivo apparentemente innocuo ma non esente dai soliti richiami  all'elitarismo e al separazionismo, e persino, a tratti, minaccioso e ricattatorio.

Probabilmente, comunque, in ambedue i casi i due soliloqui sono segnati dall'esposizione 'a braccio' di un Kiko ormai poco lucido, preda dei propri stati emotivi e in evidente stato confusionale.

Per capire con più  chiarezza quale sia il messaggio fondante del Cammino, dobbiamo risalire perciò ad una cosiddetta catechesi che, in tempi di lockdown, l'iniziatore del Cammino Neocatecumenale non ha potuto pronunciare dal vivo (e quindi rimasta nella propria redazione originale) che è  contenuta nella lettera inviata alle Comunità  in occasione della Pentecoste.

La lettera a cui facciamo riferimento viene introdotta da un messaggio a firma della triade responsabile internazionale ma non scritta da Kiko. Chi sa, forse dal padre Mario Pezzi.

Già l'introduzione è sconcertante: 

"Il Signore ha preparato per noi delle feste e in queste feste. preparate per noi, si è impegnato, ci ha promesso un'assistenza particolare....". 

Puntano subito i riflettori solo su loro stessi e le prassi liturgiche proprie e diverse da quelle della Chiesa. Essi sono una cosa a parte e come d'incanto tutto il resto scompare.

"Molti fratelli ci hanno chiesto una parola di Kiko in occasione della prossima Veglia di Pentecoste"
 
Andrebbe, di seguito, letta tutta d'un fiato la Lettera di Pentecoste 2020 indirizzata da Kiko a tutti i fratelli del Cammino neocatecumenale.  

Dopo un lungo silenzio, l'iniziatore del Cammino aveva ceduto alle pressanti richieste: 
Kiko, dacci una parola!

Sono appena tre paginette.  La necessità di fissare un testo scritto sembra aver liberato Kiko dalla sua logorrea.  Nel fiume di parole finisce per diluire la sua dottrina.  Queste tre paginette, invece, hanno il pregio di offrire un concentrato, una summa dei suoi insegnamenti, una sorta di Testamento Spirituale.
Kiko tratteggia il nucleo centrale di tutto il suo insegnamento.  Balza all'occhio immediato il frutto e l'obiettivo finale della sua predicazione.

Troviamo conferma del fatto che Kiko e Carmen sono riusciti a dare vita ad un mondo a parte. Nulla in esso vi è di Ecclesiale né di Cattolico, neanche di Cristiano e ancor meno di umano.
Il Neocatecumenato delle piccole comunità, incistate e allocate nelle Parrocchie, che doveva essere "una" modalità dell'Iniziazione Cristiana  al "servizio" dei Vescovi è stato strutturato in una rigida organizzazione laica piramidale, fondata sulla cieca obbedienza al carisma. 
Un mondo a parte, dicevamo.

Chi ne entra a far parte deve aver ricevuto e accettato l'indottrinamento iniziale.  La prima convivenza si chiama, infatti, dell'Amen. "Chi non fa il cammino non può capire"!
Da qui l'arcano. La consegna è precisa: non raccontare a nessuno dentro cosa accade  - "Vieni e vedi!" -  ma accompagnare le persone ad ascoltare le catechesi: un'infinita caccia a nuovi adepti camuffata da annuncio del Vangelo ai lontani.  Ma tutti sono "da convertire"; anche i vicini diventano lontani.

Un sacerdote pochi giorni fa mi raccontava che non ha voluto il Cammino nella sua Parrocchia per lo strapotere dei laici e perché mentre lo avevano fatto partecipare, dietro invito, agli incontri che dicevano loro quando, in una diversa occasione (i capi in testa portavano avanti una Redditio in una Parrocchia confinante con la sua), fu lui spontaneamente a chiedere di partecipare, gli fu risposto che non era possibile in quella circostanza (Tappa e annessi scrutini) perché "lui non faceva il cammino" e "non avrebbe capito"! Tanto è bastato a quel Parroco per tenerli lontani come la peste. Cosa facevano mai che egli non poteva "capire"? Sentì - questo mi ha detto - puzza di setta.


Interessanti alcuni passaggi del discorsetto di Kiko.

Una premessa:

Il centro dell'universo e l'ombelico del mondo nell'immaginario kikiano è il suo "potente cammino".  Non esiste altro.  Né all'interno della Chiesa, né fuori di essa.  Tutto il resto appare sfocato.  Tutto è in funzione del "progetto".
Le persone vengono ammaestrate negli interminabili anni di cammino a non vivere di niente altro, in una segregazione simile a quella di chi è tenuto in ostaggio.

Partiamo dalla conclusione della Lettera, questa:

"Vedete la situazione del mondo oggi, nel tempo della pandemia del coronavirus: come una donna in parto, grida, urla, piena di sofferenza. Ma il Signore distrugge queste tenebre con la sua apparizione, con la sua resurrezione, il Signore ha mostrato i segni del suo amore."

Plasticamente è dimostrata l'alienazione totale di Kiko Arguello, vittima designata delle sue stesse false profezie. Egli parla della situazione del mondo oggi, al tempo della pandemia, con una superficialità sconcertante. Il mondo grida di dolore, come una donna in parto ma a noi il Signore prepara delle Feste e si impegna per la nostra felicità! Punto. Riduttiva e squallida sintesi kikiana!

Kiko crea il suo solito: gli altri e noi.

Ai fratelli del cammino, infatti, si rivolge continuando:

"Coraggio! Che per voi Dio ha ancora dei segni più grandi, ancora vi mostrerà cose maggiori.  Avete visto di Pentecoste in Pentecoste Dio che sta benedicendo la vostra comunità. Non guardate la vostra debolezza, ma il progetto, il disegno che Dio ha per la salvezza di questa generazione."

Kiko si è affacciato un attimo soltanto sul mondo circostante, per rituffarsi subito nel "suo" trascinando dietro tutti quelli che lo seguono.

Kiko augura per tutti il dono dello Spirito Santo, la lingua di fuoco sulla testa che non può lasciare tranquillo nessuno di loro, pensando alla "tantissima gente" che "non conosce Gesù Cristo" "che sta nell'inferno" (espressione usuale di Kiko per definire tutti quelli che sono fuori del cammino e che bisogna salvare).


Egli stesso si ritrae
aggrovigliato nei suoi grovigli.

  "Noi abbiamo questo dono immenso di aver incontrato il Signore."

Solita spinta poderosa che imprime ai suoi adepti, per orientarli dritto dritto alla sola cosa che gli importa avvenga nel Cammino: fare proselitismo.

Esorta: "Chiamate lo Spirito Santo! Dio ti chiama e ti invita ad amare."

Questa la sintesi di Kiko. Egli ancora una volta spiega a cosa conduce questa chiamata all'amore nel suo cammino, nella piena maturità ... di Kiko! Non certamente di Cristo! (cfr.  San Paolo Ef.  4,13)

"Noi siamo tutti dei privilegiati, perché Dio ha mostrato in noi quest’opera, che non è nostra, perché la comunione la costruisce Gesù Cristo, costantemente, grazie allo Spirito Santo, per cui ci dà questa lingua unica che è la comunione dei santi, che è meravigliosa e che ci permette di perdonarci."

Kiko definisce i Neocatecumeni dei "privilegiati" per mezzo dei quali Dio ha mostrato la sua opera. Opera di Dio sarebbe - a suo avviso - quella che egli definisce la "lingua unica" e che identifica con la "comunione dei santi" sempre intesa a modo suo e incardinata sul pessimo perdono neocatecumenale del quale abbiamo trattato infinite volte e che ha strutturato all'interno delle comunità il trionfo dell'ingiustizia e l'impero incontrastato degli iniqui impenitenti.

Basta mettere a confronto le parole dette a vanvera da Kiko con gli Atti degli Apostoli in cui si narra la Pentecoste. I discepoli "cominciarono a parlare in altre lingue" e ciascuno li sentiva parlare nella sua lingua nativa. (cfr. Atti 2, 3s.. 7s.)

Dove mai ha letto Kiko questo dell'"unica lingua"? Maestro di mistificazioni!
Egli ha fatto sempre questo.

Quando i discepoli uscirono dal Cenacolo a Pentecoste non avevano guadagnato la "lingua unica". Essi parlavano la lingua degli altri e tutti li comprendevano perfettamente. Erano diventati universalmente comprensibili.

Kiko, al contrario, ha ridotto tutti i linguaggi umani ad un' "unica lingua": la sua. 
Lingua comprensibile solo ai catechizzati all'interno del contesto settario, poiché ad essa bisogna essere "iniziati" gradualmente, attraverso "arcani" tanto impenetrabili che se introdotti all'improvviso potrebbero devastare gli sprovveduti.
Persino un prete che ha fatto tutta la Teologia se scaraventato di botto nel contesto esclusivo del cammino, assistendo imprudentemente a tappe avanzate di questa straordinaria iniziazione, ne resterebbe scandalizzato!

La unica lingua di cui Kiko parla non è utile ad unire, ma a separare e dividere. A fare distinguo. Essa non proviene dallo Spirito Santo!  
 
Lingua unica - Comunione dei santi: molto discende da questo nell'immaginifica kikolandia. Menzogne con menzogne impastate.
Così la  Comunione dei santi nel cammino si riduce ad un regime incontrastato di connivenza e omertà. Comunione forzata o forzosa, basata sulla violenza, sulla convocazione nelle salette, sugli scrutini condotti da laici ignoranti e studiati apposta per sottomettere il popolino allo scettro di ferro di chi è posto al comando delle comunità che conduce e al governo del cammino secondo i vari gradi del potere piramidale e laico. Tra loro, lo dice l'esperienza, tanti sfruttatori, aguzzini spietati che hanno giurato obbedienza incondizionata a Kiko e Carmen e sono da sempre saldamente "legati" a loro. Questa è l'unica condizione richiesta, oltre alla fedeltà provata, per essere inviati nel loro stesso nome a percorrere tutta la terra per fare seguaci (chiarisco che l'espressione "dovete essere legati a noi" la adoperava Carmen in forma esplicita nelle adunanze di itineranti, per inculcare bene come funziona il Cammino).

Con chi faranno mai comunione costoro se non tra loro soltanto? Contro la Chiesa e contro il mondo intero?  Cos'ha a che vedere con tutto questo la "comunione dei santi"?
Quando tutto somiglia molto più ad un'associazione di persone sì, ma "associazione a delinquere".

Blaterano di "arcani" per giustificare e tenere al sicuro i loro inconfessabili segreti.

Un solo vero arcano regna nel C.N.: l'arcano del che non si parla, non si può parlareNessuno sa niente delle magagne degli altri "fratelli della comunità".  E se qualcuno sa qualcosa tace, altrimenti son dolori.  Serpeggia giudizio e malcontento, scandali sedati e scalpitanti sotto la cenere bollente, pronti a prendere fuoco in qualsiasi momento ma tenuti sepolti da un regime dispotico e spietato che sa farsi temere e rispettare.

Ma di che comunità magnifiche parla mai Kiko?  Di quale splendida, invidiabile, inossidabile comunione perfetta?
Tra i neocatecumeni è tutto un disastro.  Macerie su macerie.  Parlo a ragion veduta delle numerose comunità  che conosco e che hanno finito il cammino e si dibattono tra un Viaggio in Israele e un Matrimonio Spirituale e una Cena dell'Alleanza, un rinnovamento delle promesse battesimali e un rinnovamento del rinnovamento del rinnovamento....
Una saga infinita peggio della peggiore stiracchiata Telenovela a cui mai si scrive la parola fine.

Non li coglie vergogna perché non la conoscono.
L'amore sviscerato al denaro e ai suoi stretti parenti lì ha completamente accecati, sommersi da un fango che oramai si è indurito come cemento sui loro occhi ottenebrati, indurito come il loro cuore, più della pietra.

E' vergognoso e incommentabile l'abuso che Kiko fa della Parola di Dio!  Essa è asservita ai suoi fini.  Quali sono i suoi fini? Tenere i fratelli in ostaggio, docili e rassegnati ad ogni angheria, sopruso o violenza.  Si parla di Croce, di amore ai nemici, di non resistere al male.  Ma la Croce sulle spalle dei fratelli sono loro stessi a caricarla, sono loro i nemici da cui i poveri fratelli martiri dovrebbero difendersi e gli autori del male che li affligge.


Intanto Kiko continua a sorprenderci:
"... ma il Figlio offre quella sofferenza per gli stessi assassini che lo stanno uccidendo, di modo che dal rifiuto, dal peccato, Dio trae la salvezza:  il rifiuto Dio lo trasforma in nostra salvezza."
Ma vi pare possibile che sia questo il modo di parlare di un Apostolo?
 
Nessun accenno neanche piccolo alla contrizione e al pentimento necessari e indispensabili per accedere alla salvezza!




Al cpv. successivo Kiko, per completare l'opera, trasforma tutto quanto in una legge:
"... tutti i giorni ci troviamo con eventi, con fatti piccoli o grandi nei quali dobbiamo offrire la nostra gola come pecore al macello."

Egli elenca una serie di cose ingiuste e, via: "dobbiamo offrire la nostra gola come pecore al macello" dobbiamo e dobbiamo... ut semper.
"Offrire la tua gola come Isacco" "E' l'obbedienza." Ma... "abbiamo tutti bisogno dello Spirito Santo" non è con i nostri sforzi e i nostri pugni.

 
E ora arriva al punto, al top del top. Dopo c'è solo la fine:
"È un mistero meraviglioso anche quello che si compie in noi, perché il Cammino Neocatecumenale che cos’è? Lo Spirito Santo ci sta donando la comunione, tenendoci insieme da tanti anni, tutti con lo stesso linguaggio, la stessa comunione. ... siete uno spettacolo... è una cosa bellissima, impressiona moltissimo vedere una comunità unita..."
Che grande menzogna!

Kiko mente sapendo di mentire. Egli conosce bene tutti i disastri e i fallimenti delle comunità, specie di quelle più vecchie di cammino e mente spudoratamente.


 
E spara l'ultima palla megagalattica, più grossa delle altre fin qui sparate, per offuscare la vista:
"I Papi hanno detto che il Cammino Neocatecumenale viene dal cielo per la salvezza della Chiesa: hanno questo carisma di discernimento."

Che volete di più?

21 commenti:

  1. Scrive Pax:

    Chi ne entra a far parte deve aver ricevuto e accettato l'indottrinamento iniziale. La prima convivenza si chiama, infatti, dell'Amen. "Chi non fa il cammino non può capire"!
    Da qui l'arcano. La consegna è precisa: non raccontare a nessuno dentro cosa accade - "Vieni e vedi!" - ma accompagnare le persone ad ascoltare le catechesi: un'infinita caccia a nuovi adepti camuffata da annuncio del Vangelo ai lontani. Ma tutti sono "da convertire"; anche i vicini diventano lontani.

    Fin dall'inizio il Cammino neocatecumenale si presenta come divisivo. Si rivolge ai cattolici già formati: basta leggere le famose catechesi iniziali: non c'è nulla della classica introduzione alla fede cristiana da fare ai non credenti, o agli atei, a partire dalla creazione, primo passo necessario e raccomandato da ogni catechismo, primo libro della stessa Bibbia.
    Ai cattolici, che presuppone già catechizzati e formati e già credenti, fornisce delle informazioni destrutturanti, soprattutto sul valore dei Sacramenti, che addirittura vengono trasformi in un disvalori, se vissuti semplicemente nella Chiesa. Il battesimo viene descritto come morto o inutile...così pure la Messa, che vale poco o nulla, o la confessione personale, svalutata a favore della confessione pubblica di peccato. Per non parlare dell'Ordine Sacro e del ruolo dei sacerdoti, svilito e soffocato dal "sacerdozio comune", o del matrimonio, così debole da non sopravvivere fuori dalla "comunità".

    Svalutando i Sacramenti già ricevuti o da ricevere, si toglie la linfa vitale alla proclamata "comunione dei Santi", che prima di essere comunione di anime, è comunione dei beni, quelli che ci vengono donati da Cristo stesso, i Sacramenti appunto.

    Per questo Kiko si rivolge sempre e solo ai "suoi": sa di averli divisi, ma non dal mondo, sebbene dalla Chiesa. Li ha "privilegiati" rendendoli orfani e trasformando, come un Re Mida al contrario, ciò che era oro in piombo.
    Come salveranno la Chiesa, questi analfabeti funzionali delle dottrina cattolica?

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  2. Quando Kiko parla di "inferno" non si riferisce a quello dei dannati, a cui forse non crede, ma all'inferno della vita, da cui, secondo lui, libera il Cammino.
    Per cui uno dei primi atti del lavaggio del cervello dei neo adepti consiste nel convincerli che prima stavano male, mentre col Cammino stanno bene.
    Ragionamento terra terra e di facile attuazione, soprattutto per chi cerca consolazioni o ha ambizioni spirituali, cioè per chi è già scontento, in quanto all'inizio basta dare un po' di calore umano.

    E' come in certi film di fantascienza, in cui là fuori, sulla superficie della Terra, tutto è radioattivo e solo nel mondo sotterraneo (metafora dell'inferno) ci può essere vita.
    Paure del mondo esterno e guardiani collo scopo di dissuadere i più temerari.
    Poi, nei film, immancabilmente qualcuno riesce a fuggire e là fuori trova una specie di Eden.

    Non che chi esce dal Cammino fuori trovi l'Eden, tutt'altro, ma l'esperienza della libertà trovata è talmente emozionante da ricordare l'epilogo del film "Le ali della libertà": in certi momenti può davvero sembrare di rientrare nell'Eden, dove l'uomo e la donna vivevano nella piena libertà esteriore e interiore.

    Kiko dice anche che il Cammino "non è nostro", ma è un dono di Dio.
    La storia invece sembra dimostrare il contrario: il Cammino non nasce "spontaneamente" per ispirazione divina, ma a tavolino, ad opera di teologi modernisti, tra cui Carmen.
    Poi è stato affidato a Kiko, che ci ha messo del suo. Nel Cammino c'è molta farina del SUO sacco, anche se, data la stravaganza del sedicente artista, alcuni possono aver scambiato gli scherzi di Kiko, per le sorprese dello Spirito.

    Mentre a Pentecoste alcuni presenti potevano scambiare l'ebbrezza dello Spirito per quella del vino, tanto che Pietro avverte che non avevano bevuto, nel Cammino si può scambiare l'effervescenza del cervello di Kiko per la "fantasia inesauribile" dello Spirito Santo.

    CL non è di don Giussani, ma è sorto "spontaneamente" ispirato dallo Spirito.
    Don Giussani non ha fatto nulla per fondare CL, si è solo ritrovato dei giovani che si aspettavano qualcosa, e ha capito, andando avanti un po' alla volta, senza strappi, nella Chiesa.
    Il Cammino iniziato a Roma è stato presentato come si fa con un'auto nuova: già pronto.
    E quello è rimasto, a parte qualche aggiunta che non ne cambiano la sostanza, così come gli adesivi della squadra del cuore non cambiano la sostanza di un'auto.

    L'ossessività con cui nel Cammino si parla di ubbidienza è sospetto.
    Recentemente mi è capitato di ascoltare una predica di un prete del Cammino che, se non erro, dovrebbe risiedere in Giappone. Una predica con dei buoni spunti teologici, ma con un'inaudita serie di richiami all'ubbidienza.
    Sono certo che il termine "ubbidienza" è stato pèronunciato minimo 50 volte. Alche il più paziente dei "pazienti" avrebbe spiaccicato al muro un grillo parlante del genere!
    Ma non c'è da meravigliarsi perché quella è una predica per i camminanti (e forse per convincere anche se stesso).
    Che l'ubbedienza è la garanzia di stare con Dio. è vero, ma si parla di ubbidienza a Dio tramite la CHIESA!
    Non ai "catechisti", che NON hanno ricevuto il mandato dalla Gerarchia, ma solo da Kiko, che non fa parte della Gerarchia.

    Per cui: autorità ministeriale: zero. Autorità profetica: zero, perché li ha nominati Kiko che dice profeta da solo. Autorità morale: come quella di tutti i cristiani, che dipende dalla coerenza della vita alla fede, per cui la nomina a "catechista" non c'entra nulla.

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  3. Tra due giorni l'anno finirà
    e quello nuovo arriverà
    non è stato certo un bell'anno
    per cui che festeggiamo a Capodanno?
    senz'altro l'arrivo del vaccino
    che metterà fino a questo gran casino
    che il Covid dalla Cina ha portato
    e che in tutto il mondo si è propagato
    questo è veramente il grande male
    non il Cammino Neocatecumenale
    che questo blog continua a criticare
    e che da 14 anni va a durare
    e il blog certo non smetterà
    se non quando Kiko Arguello morirà
    perchè un degno successore
    non si troverà a questo signore
    il Cammino come neve al sole si squaglierà
    e il blog allegramente brinderà
    ma se il blog non potrà più criticare
    anche lui non avrà altro da fare
    che chiudere definitivamente
    ma una cosa c'è da dire veramente
    se Kiko per disgrazia morirà
    dopo 3 giorni come Cristo risorgerà
    e questa volta in eterno vivrà
    alla destra del Padre e succederà
    che con Carmen nel frattempo beatificata
    proteggerà la struttura neocat risollevata
    e il cammino sarà imperituro
    e avrà per sempre un radioso futuro
    il blog di nuovo rinascerà
    e a criticare di nuovo riprenderà
    ma noi non ci dovremmo preoccupare
    di un siffatto modo di operare
    perchè dall'Alto avremo protezione
    dal blog che ci vuole in perdizione
    e concludiamo facendo gli auguri a tutti
    a quelli belli e a anche a quelli brutti

    Il poeta folle del CNC

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    1. Tu fossi Kiko questo tuo canto acerbo
      farebbe il giro dell'universo mondo
      da Toma a Tokio, da Rio a Helsinky e ritorno
      sarebbe del Cammino il nuovo Verbo.

      Ma tu Kiko non sei, caro poeta,
      nè il genio della lepre di Montale
      nè grande più di un Giotto o di un Chagale,
      tu non sei santo, mistico o profeta.

      Per ii Cammino, nel suo piano universale,
      sei solo un numero, un decima-pagante
      di cui la sorte ed il destin non è importante:
      a Kiko che idolatri nulla cale!

      E invece Osservatorio che ti è amico
      a cui è cara la tua anima immortale
      ti dedica uno spazio anche a Natale
      e un augurio di un futuro senza Kiko.

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    2. "Poeta" come Kiko è "pittore": come nome suona meglio "Un poeta del folle CNC".

      Valentina: un'altra performance da 30 e lode. Sei riuscita in rima e in stile umoristico a fare una critica acuta alle solite lamentele dei camminanti

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    3. Proprio vero. Sempre sul pezzo con grande maestria e genialità.

      Pax

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    4. Dedicato al poeta folle:

      https://m.youtube.com/watch?v=xse2LtLbfnU

      Tomista EX nc

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  4. Il Cammino, invece di PARTIRE dalla fede per poi "camminare" verso la meta della fede, cioè la visione di Dio, "cammina" per arrivare alla fede o, almeno, a quella che viene definita "fede matura" che, nel linguaggo CNC significa "fede vera" o "fede compiuta", come se a quella di "partenza" mancasse qualcosa.

    Se così, il "camminare" nel Cammino per i camminanti conferisce come un CARATTERE, quasi che fosse un Sacramento. Un'ERESIA.

    Si può crescere nella fede, certo, ma la fede del Battesimo non può crescere perché è già completa.
    Come con l'amore di Dio: si può crescere nel suo amore, ma l'amore di Dio è già pieno e dire che ha bisogno di diventare "maturo" è come dire che gli manca qualcosa.
    Ma aggiungere qualcosa all'amore di Dio, che è infinito e trascendente, significa diminuirlo.
    Significa scambiarlo con un altro amore, naturale e corrotto.
    Di conseguenza se il Cammino pretende di completare la Chiesa, in realtà si manifesta come una "chiesa" umana e corrotta (estremizzo i concetti, ma la logica è quella).

    E' la stessa logica dei MODERNISTI, che non accettano che la realtà, e a maggior ragione la Realtà della fede, sia SEMPLICE, anche se a noi che viviamo nel tempo e nello spazio si manifesta come complessa.
    Anche essi, invece di PARTIRE dalla fede per trattare la complessità della realtà e della società, partono da quest'ultima.

    Ma partire dalla società (come partire dal Cammino) per arrivare alla fede è partire dalla natura e dalla natura non si arriva alla fede soprannaturale: non solo perché da una visione parziale è difficile tornare alla semplicità, ma soprattutto perché la realtà della fede è trascendente.
    Solo a PARTIRE dalla "verità tutta intera" della fede si può ordinare correttamente la complessità, e si può sì "camminare" nella fede, ma secondo l'ordine della Chiesa, non quello di Kiko.

    Per questo la religione naturale non è quella delle vecchiette che dicono il "semplice" Rosario, come credono i camminanti, ma proprio la loro, quella dei camminanti.

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  5. Certo che quanto si tira fuori ascoltando e leggendo Kiko è sorprendente.
    Sempre a caccia di frasi ad effetto per colpire l'uditorio, mentre fa man bassa della Parola di Dio ne stravolge completamente il senso. E riversa la sua falsa dottrina sugli adepti che ne restano intossicati.

    Questo della "lingua unica" è sintomatico. Certo gli serve questo concetto. Perchè nel cammino si persegue il portare tutti al pensiero unico e finanche ad esprimersi in una identica maniera. Col tempo si impara e ciascuno apprende, giocoforza.
    Perchè la peculiarità del cammino non è certo specchiata in quello che San Paolo persegue quando dice "mi sono fatto tutto a tutti". Kiko si spende per perseguire l'esatto opposto: fare tutti lui.
    Non può stargli a cuore un linguaggio che sia universalmente comprensibile, col quale ti apri al mondo, ha bisogno di chi ripeta, piuttosto, le sue pappardelle a pappagallo, chiuso, rintanato nelle salette, che nessun estraneo lo senta!

    Pax

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  6. In realtà quello che per i nc è la cosiddetta fede "adulta", fede "matura", che li renderebbe superiori (privilegiati, eletti) agli altri, è uno smisurato fanatismo. Questo fanatismo è caratterizzato dall'obbedienza cieca ai dettami di ignoranti catechisti e di fatto si esprime in azioni temerarie che hanno lo scopo, appunto, di dimostrare la supposta superiorità di chi le compie, ma mostrano solo la sua adesione fanatica e cieca ad un movimento in cui la sua nullità si ammanta di eroismo e di unicità. Adesione che spesso copre o riempie un grande vuoto esistenziale. Questo estremismo si accompagna una notevole intolleranza in particolare verso i cattolici che non fanno parte del nc, accusati, come è stato spesso detto, di una fede "semplice" di essere portatori di una "religiosità naturale", ecc. ecc. Basta sentire parlare un nc del suo movimento per rendersene conto. A parole magari dice che il Cammino neocatecumenale è solo uno dei frutti del concilio e che ci sono nella Chiesa altre strade (intendendo movimenti) valide, ma se si va un po' più a fondo, si scopre che, nella sua mente, solo il Cammino neocatecumenale è il migliore o l'unico capace di dare una fede "autentica". E' vero, i neocat. parlano una lingua unica, hanno parole ed espressioni che solo chi conosce il Cammino può capire. Sono adepti di una setta chiusa, autoreferenziale. Ogni tanto capita che qualcuno di questi fanatici riacquisti la ragione e si accorga di cosa è diventata la sua vita lì dentro, e allora sono dolori... a cui segue una devastazione totale. Quasi ci si augurerebbe che alcune persone non debbano mai aprire gli occhi per non rompere un equilibrio che si sono create con gli anni e su cui hanno appoggiato la loro fragile esistenza... Che enorme inganno! Se solo se ne rendessero conto!

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    1. Quanto hai ragione, purtroppo è proprio così, anche il fatto di avere un proprio linguaggio è un'altra caratteristica dei gruppi settari; aggiungo anche che quando poi una persona esce e comincia ad essere critica verso gli aspetti liturgici
      dottrinali del Cammino, allora è facile che si senta dire che lo fa solo per rancore nei confronti degli ex fratelli;gli antichi romani dicevano "Divide et impera", credo che si addica bene al Cammino neocatecumenale

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  7. Kiko persevera nel proferire dei concetti completamente incentrati su sé stesso e autoreferenziali. È un vanaglorioso che si è prefissato dei traguardi secondo lui grandiosi e leggendari - in primo luogo la trasformazione della Chiesa Cattolica in neocatecumenale -.

    Richiama una lingua unica che nelle salette già esiste, un gergo kikiano meticolosamente emulato dai fedeli che prevede l' imitazione di ogni caratteristica del fondatore, inclusa la sua perversione, la quale si ritrova saldamente incasellata nella traviata dottrina kikiana.
    Gli annunci del guru sono disseminati di devianze che, come ben sappiamo, convincono gli astanti della setta. Concetti subdoli che istigano all' errore e che generano un vortice inesorabile dentro il quale gli innocenti divengono sempre più delle vittime sacrificali ed i potenti dei vessatori protetti e avvantaggiati dal contesto. Nù schifo! Un esempio proviene dalla mia storia - che purtroppo è solo una goccia in un oceano di altrettanti amari accadimenti - che mostra quanto questa "unica lingua", quindi la ricalcatura del fondatore e l' aderenza ad ogni suo atteggiamento, sia vergognosamente accentuato.
    Dopo aver dichiarato il male arrecatomi da un dato super catechista i potenti del contesto tentarono di insabbiare la vicenda sospingendomi a chinare il capo e chiedere perdono al violento e al contesto tutto. Tutto ciò affinché non vi fossero ripercussioni per l' ispirato eletto e il cammino. Non acconsentì ad una simile ingiustizia. La verità urtò i capi che decisero di rifiutarmi e umiliarmi, a loro si unirono anche le comunità. Comunità costituite da persone d' ogni età, nonni, madri e padri di famiglia, ragazzini...tutti con una coscienza debellata e fortemente connessa al guru. Ecco la peculiarità di stile che incorpora tutti i camminanti al vanesio Kiko.

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    1. Come smantellare in un colpo l' annuncio di Kiko. Se posso permettermi vorrei aggiungere che tra tutte quelle persone imbarazzanti di tutte le età che hanno debellato la coscienza ci sono da includere anche i preti che si sottomettono volontariamente a Kiko tradendo il loro ministero....che dovrebbe renderli ancora più sensibili degli altri su determinati temi. Invece....

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    2. I sacerdoti, pur non essendo infallibili, sono sempre coloro che tramite i Sacramenti contribuiscono alla salvezza delle anime; molti di loro sono sinceramente convinti delle buone intenzioni del Cammino, altri ci collaborano solo per obbedienza, possiamo solo informarli sulle cose che accadono in Cammino e pregare per loro

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  8. "tutti i giorni ci troviamo con eventi, con fatti piccoli o grandi nei quali dobbiamo offrire la nostra gola come pecore al macello."

    Nessuno ci chiede di offrire la gola per essere martirizzati, questo lo chiede Kiko per rendere le persone fragili, capaci poi di mollare a lui il malloppo.

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  9. Kiko ha predicato esattamente così:

    "... ma il Figlio offre quella sofferenza per gli stessi assassini che lo stanno uccidendo, di modo che dal rifiuto, dal peccato, Dio trae la salvezza: il rifiuto Dio lo trasforma in nostra salvezza."

    Questa è l'esaltazione del rifiuto e del peccato. Dire dal rifiuto, dal peccato Dio trae la salvezza, acquista tutto un senso perverso per Kiko, funzionale al suo sistema. Diventa un esempio. Non è che Kiko dica cose inventate. E' l'enfasi che mette. Ciò che potenzia e ciò che omette o sfuma.
    E' evidente, quasi quasi qui l'assassino è portato in trionfo. Della serie, senza lui nessuna salvezza. Da ciò nel cammino il perverso, il peccatore anche seriale GUAI A CHI LO TOCCA.
    C'è nel cammino il trionfo del vero illuminato, colui che si lascia neocatecumenalmente illuminare. La luce del cammino è quella luce degli occhi che acquista il cieco nato (spiegato magistralmente da Lino Lista), dopo il "fango" che gli vien messo sugli occhi: fango fatto con la saliva (Parola di Dio) di Gesù e con la polvere (i suoi peccati). La luce che ti mostra come apice della conoscenza il tuo essere peccatore, che tu sei un peccatore "che non può non peccare", che sei un assassino, appunto, un perverso, un traditore, il peggio del peggio.
    CHI HA FATTO IL CAMMINO E NON HA CONOSCIUTO QUESTO NON HA CONOSCIUTO NULLA. Questo è l'apice e dire la frasetta CHE NON PUO' NON PECCARE significa che se, per caso, questa conoscenza tende a scemare se, per caso, ti illudi che col peccato hai definitivamente tagliato ecco che Dio ti toglie la mano dalla testa e tu cadi rovinosamente, peggio che mai....
    La cosa folle è che ciò viene enfatizzato al massimo grado.
    Mai si parla se non di striscio del fatto che, per accedere alla salvezza che Cristo ci ha guadagnato sulla croce, è indispensabile il pentimento, la contrizione, la confessione dei peccati e il fermo proponimento di non peccare più, il desiderio di emandarsi e riparare. Queste cose nel cammino son solo moralismi sterili, possono far crescere la presunzione, la pretesa di diventare santi e quindi MIGLIORI degli altri fratelli che non ce la fanno a non peccare, che continuano a peccare, e che richiedono costantemente la tua misericordia, che tu NON DEVI GIUDICARE.
    Ma come fai?
    Se intanto tu riesci a non peccare più? A cambiare vita, a tagliare del tutto con i peccati di morte che contraddicono l'essere cristiano? (Scusate ma metànoia non è anche questo??)

    ........

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  10. ........

    San Paolo distingue le opere della carne dalle opere dello spirito e dice in modo netto che è necessario tagliare con la condotta di prima, quando si viveva come i pagani dando soddisfazione ad ogni desiderio disordinato. E' scritto finanche: di certe cose nenanche se ne parli tra voi, come si addice a santi.

    Kiko mi fa impazzire con questa enfasi reiterata sull'assassino necessario e predominante, come il Giuda necessario. Esaltazione e quasi sublimazione del male ai danni del bene e del giusto. Che egli riduce a roba da pivellini, principianti della fede.
    Quasi - ad ascoltare Kiko fino in fondo - dovremmo erigere un monumento a questi benemeriti assassini, poichè sembra proprio che il centro siano loro.

    Ma negli Atti degli Apostoli al capitolo 3 tante volte proclamato come incipit al Kerigma l'annuncio è un altro:

    Atti 3, 13-15.17-20

    "Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, avete chiesto che vi fosse graziato un assassino e avete ucciso l'autore della vita. Ma Dio l'ha risuscitato dai morti e di questo noi siamo testimoni.
    Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, così come i vostri capi; Dio però ha adempiuto così ciò che aveva annunziato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo sarebbe morto. Pentitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati e così possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore ed egli mandi quello che vi aveva destinato come Messia, cioè Gesù."

    Ho ripreso perchè mai si finisce di smascherare l'inganno abilmente camuffato da questi mistificatori. A dimostrazione che imbrogliando le parole puoi arrivare da cose vere ad affermare perfette falsità, complete eresie.

    Ben lo raffigura l'autoritratto, riportato nel post, che Kiko fa di se stesso tutto intento, collocandosi da solo tra mille grovigli aggrovigliato.

    Pax

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  11. L'incitamento ai suoi seguaci di "offrire la nostra gola come pecore al macello" la dice lunga sulla malvagità del capo. Uno che non ha neanche obbedito alla chiesa e ai Papi rappresentanti di Cristo in terra che con amore paterno lo invitavano al rispetto della liturgia e della tradizione della Chiesa Cattolica, uno che non si sognerebbe mai di offrire non dico la gola, ma nemmeno un dito, invita i suoi disgraziati seguaci a farsi immolare ogni giorno, e, immagino soprattutto in comunità, ad opera di fratelli frustrati e peccatori impenitenti, cioè camminanti perfetti. Altro che amore, altro che unità, altro che comunione! Nelle comunità neocatecumenali non si potranno mai realizzare perché chi ama, chi si sforza di non peccare, chi sinceramente ricerca l'unità e la concordia viene generalmente deriso dagli altri e tacciato di moralismo. E però vi si dice che dovete rimanere in comunità, che solo nella comunità c'è la vostra salvezza. Cioè vi si intima di rimanere laddove spesso ricevete più male che bene e l'amore di Cristo fa molta fatica a farsi vedere. E' chiaro che chi vi spinge a questo non vuole il vostro bene.

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    1. Dici benissimo Porto, aggiungo qualcosa che in me ha risvegliato la lettura del tuo commento.

      Voi siete "carne da macello". A volte Kiko la diceva così nelle sue catechesi, in modo ancor più crudo.
      Faceva accapponare la pelle, soprattutto quando dava indicazioni ai didascali su come catechizzare i piccoli. Sì, i bambini delle comunità: condannati a cotanto supplizio sol perchè gli era toccato in sorte di nascere in famiglie neocatecumenali.
      Dovete far capire ai vostri figli che hanno una missione nel mondo: non resistere al male, agnelli condotti al macello. Essi devono capire che SONO DIVERSI DA TUTTI GLI ALTRI BAMBINI, hanno una missione e non possono vivere come tutti gli altri.
      Ecco che appena si ha l'uso della ragione si viene educati a fare la famosa divisione, che poi nel cammino diventerà insanabile. NOI e GLI ALTRI. Fuori dal cammino, tutto il male; tutti gli altri, lontani da convertire. O altrimenti gente con cui non devi avere niente a che fare. La distinzione è e rimane sempre tra chi accoglie il Kerigma, e decide di seguirti e di fare anche lui il cammino, e chi no.
      Tutta la tua vita e il tuo futuro è marcato dal fatto di essere nato nel Cammino, questo fa la differenza. La persona, il singolo individuo, come mille volte abbiamo detto, non ha alcuna dignità, perchè non gode di nessuna autonomia di pensiero, nè di autonomia decisionale. Zero libertà. Non mi pare che Dio ci abbia creati così, con un destino segnato a priori in modo netto, divisi in compartimenti stagno. Neppure si ipotizza lontanamente la possibilità che qualcuno, crescendo, possa decidere di seguire altre strade. Certo, questo accade a volte, ma è vissuto come un fallimento della coppia che non ha saputo "inculcare" a dovere la "fede" ai figli. Una iattura che getta un'ombra di vergogna. E il figlio che si allontana paga un prezzo altissimo per riappropriarsi della sua libertà e del governo della sua vita.
      Ringraziando il Signore, però, ricordo che era sorprendente vedere che i figli più ribelli, più ingovernabili erano, guarda caso, quelli di alcune "coppie itineranti" tra le più talebane o kikocarmeniane irriducibili. Dio sia lodato! Ma qualche domanda di più non se la facevano. Come mai? Proprio loro? Io penso dipendesse molto dal fatto che proprio costoro erano contraddizioni viventi, vestiti di falsa umiltà, povertà zero, perchè pretendevano molto e nulla si facevano mancare. Dei ras senza misericordia e senza misura in niente. Amanti del potere che Kiko conferiva loro e che esercitavano con pugno di ferro.

      Pax

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    2. "inculcare" a dovere la "fede".
      Pax se questa frase non l'avessi ascoltata personalmente con le mie orecchie, avrei creduto tranquillamente a semplice propaganda anti-cammino.
      Invece l'ho sentita e ripetuta molte volte dai miei catechisti ed a scanso di equivoci è stato detto chiaramente che "inculcare" la fede nel cammino neocatecumenale è l'unica soluzione possibile per un figlio nato in una famiglia neocatecumenale.
      INCULCARE, anche a forza, anche contro la volontà dei genitori oltre che logicamente dei figli.
      Sono contento di avere ascoltato questo ordine perentorio in un momento di grandi dubbi e fortissime tensioni interne.
      È stata una delle parole che più mi hanno convinto della necessità di lasciare una realtà sempre più folle, fanatica, assurda.

      LUCA

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  12. Non so se vi può aiutare,ma anche io alla convivenza dello Shema' ricordo chiaramente di aver sentito questa espressione nei confronti di un neonato

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