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sabato 30 giugno 2018

Proposta indecente

Temevamo che sarebbe successo, che prima o poi qualche neocatecumenale zelante avrebbe pensato di proporre le alzate vocazionali, attività che Kiko Argüello pratica così volentieri da averne fatto la propria occupazione principale, non solo per avviare giovani al sacerdozio e al monastero kikiano, all'itineranza o alle missioni all'estero, ma anche per altro genere di chiamata vocazionale.
Non vogliamo rovinarvi la sorpresa, quindi vi lasciamo subito alla lettura della "proposta indecente" qui di seguito (pubblicata sulla testata di ispirazione neocatecumenale Kairòs Terzo Millennio), per capire per quale scopo si dovrebbero alzare i giovani, seguendo le procedure ormai collaudate dal fondatore del Cammino Neocatecumenale, e soprattutto "quale" sarebbe la personalità carismatica individuata come la più adatta allo scopo di portare a termine la missione proposta.
Ci riserviamo di fare al termine un breve commento.
I punti elenco e il maiuscolo finale sono nel testo originale.

Proposta (indecente?) a Costanza Miriano

Cara Costanza,
ti scrivo come se scrivessi ad una mia amica. In realtà ci siamo visti una sola volta, alla Fiera del Libro di Torino, 2 anni fa, quando sei venuta a presentare il tuo "Obbedire è meglio" (mi hai anche fatto un autografo!). Ti voglio dire prima di tutto che sei bella, brava e simpatica! Io sto nel Cammino neocatecumenale dal lontano 1984 (mamma mia, e non sono ancora diventato cristiano!!!), ho partecipato a tante Giornate Mondiali della Gioventù in giro per il mondo e a tanti incontri "vocazionali" con Kiko, un amico che (credo) abbiamo in comune... Proprio ripensando a tutti questi incontri mi è venuta una idea che vorrei sottoporre alla tua attenzione di donna, di madre e di sposa. Ti chiedo perdono in anticipo se oso rivolgerti una proposta tanto singolare, però sono sicuro che tu sei l'interlocutrice giusta.

Normalmente gli incontri che Kiko guida ormai da 40 anni da una parte all'altra del globo hanno alcune caratteristiche "fisse" e una scansione tipica che riassumerei così:
  1. una preghiera di invocazione allo Spirito Santo, di solito cantata ("O Signor, manda il Tuo Spirito che rinnovi la faccia della Terra");
  2. una monizione ambientale che prepara l'evento e che culmina nella processione solenne di una icona o di una statua della Vergine Maria, accompagnata dalle note di "Maria piccola Maria" o di "Maria, casa di benedizione", al cui link rinvio in fondo a questa lettera (leggi il testo del canto e vedrai che ha molto a che fare col matrimonio...);
  3. la proclamazione di un testo paolino, di solito 2Cor. 5,14-6,1: "Poiché l'amore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti...";
  4. l'annuncio del Kerygma, il cuore del cristianesimo, per cui Dio ci ama proprio così come siamo e non esige da noi assolutamente nulla mentre dona assolutamente tutto...;
  5. ancora una monizione ed un canto, di norma "Gloria! Gloria! Gloria!", tratto dal capitolo 66 di Isaia, un testo "vocazionale" in senso tecnico: "Io verrò a radunare tutti i popoli e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria. E la annunzieranno a tutte le nazioni... e tra di essi prenderò sacerdoti per me...";
  6. un saluto (breve) del presidente, che è sempre un vescovo, che richiama la bellezza del ministero ordinato, l'onore di spendere la vita per annunciare Cristo e celebrarne i misteri;
  7. la chiamata o, in gergo neocatecumenale, la "alzata", durante la quale si ripete il miracolo: centinaia (a volte migliaia) di ragazzi e ragazze,  di giovani  che gioiosamente CORRONO verso lo Sposo e danno la loro disponibilità ad entrare in un seminario per iniziare il percorso che li porterà alla ordinazione presbiterale (se maschietti) oppure in un monastero, per di più spesso di clausura (se femminucce).
Ricordo di ordinazione sacerdotale:
icona di Kiko, firma di Kiko, ottagono di Kiko...
risultato: prete di Kiko consacrato a Kiko?

Come saprai già, ad oggi i Seminari Missionari Diocesani "Redemptoris Mater" sono più di cento, sparsi in tutti i continenti, e i sacerdoti da essi provenienti più di 3000 (proprio così). Non ho dati certi per le suore, ma i monasteri di mezza Italia sono pieni di sorelle del Cammino...Come dire che i giovani quando si innamorano fanno sul serio...

E ADESSO VENIAMO A TE. IMMAGINA DI ESSERE TU LA GUIDA DI INCONTRI COME QUELLO CHE (SINTETICAMENTE) HO ILLUSTRATO SOPRA. DI CAMBIARE GIUSTO L'INDISPENSABILE DEI PUNTI 1, 2, 3, 4, 5, 6...E DI PASSARE AL PUNTO 7 RIVOLGENDO UNA VERA E PROPRIA CHIAMATA AL MATRIMONIO CRISTIANO (EVIDENTEMENTE DA "CONSUMARE" SOLO DOPO UN TEMPO OPPORTUNO DI FIDANZAMENTO....). SCOMMETTIAMO CHE SAREBBE OGNI VOLTA UN SUCCESSO???
PENSACI E FAMMI SAPERE.
DIO BENEDICA TE E LA TUA FAMIGLIA.

   
Ci sarebbero molte cose da dire su questa proposta rivolta a Costanza Miriano.
Ci limitiamo ad osservare che questi decenni di attività del Cammino e le iniziative di Kiko Argüello, hanno ingenerato la convinzione, nel suo popolino, che la vocazione sia una formula magica: prendi una personalità carismatica, segui il programma in sette punti e avrai centinaia se non migliaia di giovani che CORRONO a farsi prete e suora di clausura o, come in questo caso, a sposarsi..
Non a caso, comunque, questa lettera è stata scritta alla giornalista Costanza Miriano, una delle personalità di rilievo allora facente parte del direttivo del Family Day, poco prima della seconda di queste manifestazioni, a gennaio 2016, quando molti cattolici (e i neocatecumenali hanno garantito il successo della manifestazione dietro invito pressante ad essere presenti ad essa) si sono radunati per manifestare in difesa appunto della famiglia tradizionale;
probabilmente dopo il 30 gennaio 2016 questa lettera non sarebbe più stata scritta, perché, proprio nell'imminenza della manifestazione, per precisa volontà del neocatecumenale "pensante" Gandolfini, del programma in 7 punti da alzate vocazionali non sia rimasto proprio nulla, e a Kiko, dopo la boutade del femminicidio del 2015, è stato chiesto addirittura di liberare il palco dalla sua ingombrante e "kerigmatica" presenza.
Altro commento che ci teniamo a fare: questi 50 anni di cammino hanno così tanto confuso le menti e ottenebrato le coscienze da far pensare al neocatecumenale medio che si possano formare delle coppie tramite chiamata vocazionale (non si capisce se da abbinare con sorteggio, pratica tristemente abituale nel cammino), non perché "consumino" subito il rapporto (bontà sua!) ma per essere avviate al fidanzamento e al matrimonio.
Ci rimane solo da sapere se la Miriano abbia letto questa proposta così allettante e cosa abbia risposto.

martedì 29 maggio 2018

La "sagra della zucca" del Cammino

ORA VE LA DO IO UNA LETTURA PER "LA SAGRA DELLA ZUCCA" DEL CAMMINO

Ora ve la illustro io una lettura inconfutabile della "sagra della zucca" di Pentecoste organizzata nel Cammino, neocatecumenali.
La foto della tavolata imbandita con fette di anguria e banane mi è stata inviata da una NC in crisi.

Cammino Neocatecumenale: Liturgia delle Banane

Assieme a questa ne ho ricevuta un'altra, del medesimo genere, e vari screen-shot di commenti estratti da uno dei soliti gruppi segreti FB del Cammino.

Cammino Neocatecumenale: Liturgia delle Angurie

I commenti, in primo luogo. Non c'è il solito "vulemose bene" neocat, anzi! Sulla questione contendono, litigano, si offendono e minacciano segnalazioni a Facebook finalizzate al blocco. C'è chi difende l'esposizione agricola, degna di un mercatino della Coldiretti:
R.: "Vi scandalizzate e state facendo un processo per una mensa, nelle comunità ci sono problemi molto più seri e più gravi. Concentriamoci su Gesù Cristo!".
C'è chi richiama all'obbedienza ai "catechisti" del Cammino, manco se nelle comunità dei mercatini agricoli a filiera breve non ce ne fossero:
L.: "Ricordo che i segni nelle celebrazioni neocatecumenale sono importanti cosi come l obbedienza ai catechisti che vigilano sulla tradizione del cammino sempre in obbedienza ai vescovi e al parroco per questo la figura dell ostiario o coppia ostiaria oostiaria è fondamentale che vengano preparati ed educati a questa liturgia dai catechisti o dagli ostiari più anziani di altre comunità.Nel Cammino e tutto codificato non ci si inventa nulla anche perché è dagli anni '60 che e nato cosi i canti la sala le icone ecc.".
Ci sta chi banalizza, come se la mensa non fosse per lui l'Altare dell'Eucarestia:
T.: "PENSATE CHE SE LA FRUTTA E' TROPPA O CI SIA QUALCHE PICCOLO ERRORE NELLA MENSA, GESU' CRISTO SI OFFENDE E NELLA CELEBRAZIONE DI PENTECOSTE CI SESINERA' LO SPIRITO SANTO? SIAMO SERI E PIU' UMILI".  L.: "Si ma non mi sembra il caso di farne una faccenda di Stato..".
 E ci sta chi ci va giù pesante:
M.: "Ci sono indicazioni poi c è chi ci mette del suo e francamente l’eucarestia ha una solennità ed un rispetto che non è lo stesso della sagra della zucca! Perdonate non è un giudizio ma prima di fare certe cose siate certi che avete il consenso dei catechisti...".
Cosa emerge? Che ha ragione Kiko: i neocat dovrebbero astenersi da internet. Si contrastano, c'è chi chiede di poter consultare il mamotreto per gli ostiari ed è rimbeccato, chi  vorrebbe leggere i mamotreti e viene liquidato bruscamente. La discussione suoi mamotreti è esilarante, ne cito alcuni interventi.
A.; "Sono appunti non ufficiali di Kiko e di altri su catechesi, convivenze, essendo tutto non strutturato circolavano questi appunti, e da questi sono stati estrapolati gli statuti".
J.: "Pueden compartir el mamotreto!?" (tr."Potete condividere il tomo!?"). M.: "No fratello".
Nessuno dei commentatori, purtroppo, si è chiesto cosa mai si può leggere nella frutteria addobbata sulla mensa neocatecumenale a Pentecoste. Lo suggerisco io.

La Pentecoste, nell'ebraismo, è anche la festa del raccolto e della mietitura. Perciò, fossi io stato un neocatecumenale, avrei difeso a spada tratta la sagra dell'anguria: "Mica stiamo celebrando la discesa dello  Spirito Santo nel Cenacolo, fratelli? Mica la nostra mensa è Altare del Sacrificio? Mostriamo il raccolto e le primizie, quindi, e non mormorate!".

A proposito di ebraismi. Tra le tecniche della formazione (l'ho spesso usata in qualità di direttore di corsi, astenendomi dall'intervenire se non per moderare eventuali toni accesi) c'è quella di lanciare una discussione di gruppo, lasciando ai corsisti piena libertà di espressione. In tal modo si possono meglio comprendere sia le opinioni dei singoli, sia le relazioni che intercorrono nel gruppo, sia i giudizi sull'impianto formativo e sulle docenze. Dagli screen shot ricevuti dalla signora in crisi e concernenti la "libera discussione dei neocatecumenali", ho appreso quanto segue.
S.: "Chiedevo x i cantori perché alcuni dei miei fratelli dicono che lo shema deve essere fatto esclusivamente da un uomo. Io sono convinta che uomo o donna non ci sia differenza se viene bene e se prima di tutto non portiamo noi stessi ma proclamano la parola di Dio".
Le risposte, se le potesse leggere, farebbero gongolare monsignor Athanasius Schneider, che definì il Cammino Neocatecumenale un movimento giudaico-protestante.
M.: "Solo uomo ...ci è stato riferito alla convivenza cantori di quest'anno".M.: "È proprio maschile .... purtroppo ... Poi è brutto cantato da una donna io anke sono cantore .... Come il Preconio ad esempio .... Lo possiamo suonare se il diacono o il sacerdote non sa suonare e nn c è un cantore che lo canti".
L.: "Stiamo parlando di un canto ebraico rabbinico dove le donne in sinagoga non potevano stare con gli uomini così il Preconio ma ci sono tanti canti belli da poter suonare e cantare".

Mi va di concludere con un appello al nostro affezionato commentatore che si firma Simone Volt.:
"Caro Simone, invece di perdere tempo nell'Osservatorio nel vano tentativo di migliorare l'immagine che del Cammino qui danno gli innominabili, perché non vai nei vostri gruppi Facebook a spiegare che il Tempio di Gerusalemme fu, definitivamente, distrutto dall’imperatore Tito nel 70 d.C. e che le sinagoghe sono luoghi di culto di una fede differente da quella cattolica?".

mercoledì 25 aprile 2018

Convivenza di Pentecoste: Spòsati (con il cammino) e sii sottomesso!

"Nel matrimonio un uomo e una donna saranno due in una sola carne, ma sono due e solo la carne è una. Ma qui Cristo dice «essere perfettamente uno», è una cosa sorprendente. Nella vostra comunità siete uno?"
È la domanda dell'ormai celebre ed ennesimo questionario di Kiko Argüello a cui i Neocatecumenali dovranno rispondere nella "Convivenza di Pentecoste", new entry nel Cammino e, come tutte gli adempimenti del Cammino, subito provvidenziale, necessaria ed imprescindibile.
Sì proprio così: durante questa ulteriore giornata sottratta alla famiglia, le coppie neocatecumenali si sforzeranno di pensare a cos'altro fare per poter ancor più deprivare la propria vita coniugale e personale in favore della comunità.
Ma la comunità è forse un Sacramento, come il matrimonio?
Da questa domanda nasce l'interessante riflessione che proponiamo, dedicata in special modo a chi, per avventura, si trovi a far parte del Cammino ed ancora non abbia pienamente realizzato che il legame con la comunità, non con Cristo, sia un vincolo per tutta la vita, come un cappio che, sembra impossibile, non finisce mai di stringersi.


"Kiko mentre cerca di capire perché la gente
odia il Cammino Neocatecumenale
senza aver mai camminato" (Memes Neocat)
E infatti, chi non può dedicare quei trenta
quarant'anni per provare a fare il Cammino?
"È forse un Sacramento, come invece lo è il matrimonio, la comunità neocatecumenale?"

La risposta è nell'invenzione postuma del "matrimonio spirituale", un vero e proprio "contratto sponsale" nel quale sei legato alla tua comunità per la vita.
E' la risposta di Kiko all'evidente fallimento delle comunità che avevano finito il cammino e si disperdevano.
Ha avuto il coraggio di dirlo anche davanti al Papa:
"Ma come? Adesso che finalmente la comunità si ama la sciogliamo?"

Riflettevo anche sul discorso dell'entusiasmo iniziale che abbiamo conosciuto quando il Cammino era ancora relativamente agli inizi.
Le comunità allora non erano più avanti del secondo scrutinio, al massimo si richiedeva loro la decima.

Non c'erano:
  • le Lodi ogni mattina (Iniziazione alla Preghiera)
  • le Uscite nelle case (Traditio)
  • le Lodi all'alba in comunità in Quaresima ed in Avvento (Prima convivenza del Padre Nostro)
  • l'Angelus ed il Rosario (dopo il pellegrinaggio a Loreto)
  • le Cene delle Alleanze (dopo la Prima Convivenza di Elezione)
  • la "famigerata" Cinquantina (Fine del Cammino)
  • la Veglia del Corpus Domini (dopo un anno dalla fine del Cammino)...
Provate a mettere insieme tutto questo e, per ovvi motivi di accorpamento, il tempo che diventa infinito per finire l'itinerario... con le celebrazioni due volte la settimana, le preparazioni, le convivenze e nel mentre vivere la vita di ogni giorno lavorando educando i figli etc.
Credo che si capisca bene adesso la "stanchezza" evidente in tutta la baracca, per poi sentirti dire, minimo due volte all'anno, che sei la stessa merda di 40 anni prima, che magari è pure vero, ma che è esattamente quello che fa il demonio, accusarci continuamente, mentre Dio non ha mandato Suo Figlio per questo...

..e non ho citato tutti i pellegrinaggi, missioni, scrutatio, post cresima, e chi più ne ha più ne metta...

Salgono? Scendono?
("Salita e discesa" - Escher - 1960)
Prima che il solito purista si stracci le vesti, tutto quello che ho citato sono cose intrisecamente buone, ma se fatte per mera osservanza non valgono assolutamente niente, peggio non producono frutti, alla faccia del tanto combattuto fariseismo, nel CN è pieno di farisei...

...poi ci sono le eccezioni (poche purtroppo) che invece si incontrano con il Signore sul serio..

Nel disegno iniziale della prima catechesi, ripropinato ad ogni occasione per "spiegare" il CN ai vescovi di turno, sono presenti anche i gradini in salita, peccato che il CN nella prassi quei gradini li ignori, niente catechesi mistagogiche (a parte una il giorno del rito finale, ma che nessuno ascolta perchè si è stravolti), niente di niente, si scende in eterno anche sl disotto del fonte....

Un altro fallimento clamoroso è rappresentato dalla Pastorale di Mediazione (dopo la Redditio) che nelle intenzioni iniziali (basta leggere il mamotreto) dovrebbe servire per aprirsi alle altre realtà mentre di fatto la si usa per "colonizzare" e "neocatecumenalizzare" tutta la pastorale della parrocchia.
Kiko stesso si dimentica quello dice e poi va per una strada che è l'esatto contrario, Pax ne è testimone diretta.

Sempre per evitare che qualcuno si stracci le vesti, porto solo l'esempio della preparazione al matrimonio, per la quale esce fuori quasi subito un mamotreto adhoc, che è la sintesi delle catechesi iniziali più le varie chatechesi dello Shemà e della Traditio sul matrimonio e sulla educazione dei figli. Altro che aprirsi.

(da: Mav)

lunedì 2 gennaio 2017

Anche la vigilia di Natale deve essere rigorosamente kikizzata

Molte prove - quasi sempre provenienti da foto e video pubblicati dagli stessi kikos - ci indicano chiaramente che non c'è un aspetto della vita (di fede e non) dei neocatecumenali che non possa e non debba essere rigorosamente kikizzato, dal più serio al più banale.

L'elenco dei "rituali" kikiani, intesi come da definizione del dizionario ovvero "Complesso di abitudini e di usi fedelmente osservati" in questo caso dai fedeli neocatecumenali, è davvero lunghissimo. C'è un rituale per tutto, dalla sveglia alla mattina, al modo di recitare la liturgia delle ore o il Rosario, al modo di pregare in silenzio, alla benedizione del cibo, alla benedizione dei bambini, alle icone sacre da appendere in casa o meglio portare al collo, addirittura alla preghiera prima di unirsi al proprio coniuge nel rapporto, senza contare ovviamente le assurdità e gli scempi liturgici (vedi il bancariello del fruttaruolo addobbato sull'altare dell'eucaristia, il ballo finale al termine della Messa, il modo di marciare in processione, il cicchetto latte e miele per i cristiani adulti nella fede, la disposizione della sala liturgica....).

Non c'è niente di quello che fanno i neocatecumenali che non si possa assimilaere a un rituale, eseguito più o meno fedelmente, secondo algoritmo kikiano (sul blog Cruxsancta anche per questo motivo li motteggiano con il nomignolo di "kikobots"); ovviamente non poteva mancare la Vigilia di Natale. Vediamo, a tal proposito, un video insieme, postato da una famiglia di neocat su YouTube. Premettiamo che non stiamo prendendo in giro né i bambini, né i loro genitori e parenti:


Prima della cena il capostipite della famiglia, il padre-catechista, riunisce tutti i bambini fino all'età di più o meno 10 anni e organizza una breve processione con un canto kikiano (di solito "Andiamo già pastori", come nel video, oppure altre hit natalizie: "Viene il Signore vestito di maestà", "Già viene il mio Dio"). Il più piccolo della casa porta il bambinello da mettere nel presepe (che per ovvi motivi non può mancare in casa kikiana), e gli altri qualche altro segno, ad esempio un cero o candela, il vangelo, ecc.
Il padre o chi per lui quindi fa una "catechesi", come al solito, a volte legge un Vangelo della nascita di Gesù. Questa catechesi che, si può ascoltare nel video, ci interessa particolarmente. Se la si ascolta bene, in essa non c'è quasi niente di originale, per la maggior parte si tratta di frasi riprese da quello che dice Kiko da decenni in tutti gli "annunci" di Natale (ad es. le frasi sui pastori, che "non avevano niente da perdere", considerati solo peccatori e non gente semplice, come nella tradizione cattolica), condite da pure invenzioni (le palle di natale rappresenterebbero gli astri dell'Universo) e battuta priva di nesso logico ("le palle di Natale sono quelle che ci girano a noi tutti i giorni...").

Dopo la "catechesi" in salsa kika si legge il Vangelo e finalmente ci si siede a mangiare.

I figli hanno potuto imparare che c'è una Vigilia "vera", quella kikiana, fatta bene, e una "mondana" dei cristiani della domenica, che magari benedicono solo il cibo e si recano alla Messa di mezzanotte perché hanno una fede devozionale e infantile. I bambini cresceranno, anno dopo anno, assorbendo questo ennesimo rituale, senza il quale la cena della Viglia non potrà mai più considerata un'autentica Vigilia.

venerdì 7 ottobre 2016

Fanno il pane ma 'si disfano' di Gesù

Abbiamo parlato più volte in questo blog del pane azzimo usato dai neocatecumenali al posto dell'Ostia nelle Eucaristie: a causa del fatto che viene manducato seduti, senza troppa preoccupazione per le briciole che dalle mani ai vestiti vengono scrollate su pavimento e tappeti, sotto l'effetto di catechesi che puntano l'attenzione sulla Pasqua ebraica e sul passaggio 'alla festa' senza rammentare il Sacrificio di Gesù, celebrando su un tavolone-mensa al posto dell'altare consacrato, ci siamo chiesti più volte se i neocatecumenali credessero nella reale Presenza di Gesù nelle sacre Specie.

Quasi in risposta a queste perplessità, da più parti in rete, insieme alla ricetta del pane, viene illustrata anche la preghiera che, piamente, viene recitata all'inizio, a dimostrazione della serietà con cui viene preso questo compito ed anche il pane stesso destinato, con la consacrazione, a divenire Corpo di Cristo.

Queste, per esempio, sono la ricetta e la preghiera così come riferite da nonna Tina:

Notare la ricetta dello chef Kiko Argüello:
Siete in grado di identificare
l'ingrediente sbagliato?
«Il pane azzimo, utilizzato durante l’Eucarestia della Santa Messa del sabato nella comunità neocatecumenale della quale fa parte nonna Tina, è fatto in casa da lei stessa con i due più semplici ingredienti che si possano immaginare: farina e acqua. Ma molto altro si amalgama nell’impasto di questo pane davvero speciale: la fede, la dedizione, la pazienza, l’emozione dell’incontro con Dio e coi fratelli, la condivisione. Prima di preparare il pane, precisa nonna Tina, occorre recitare questa preghiera: 
“Benedetto sei tu Signore, Padre nostro, Dio Santo, Re eterno, che per la tua bontà e misericordia fai sorgere il frumento dalla terra. Fa’ o Signore, che questa farina sparsa qua e là sopra i colli diventi in questo pane, che mi appresto a fare, una cosa sola. Così si raccolga la tua Chiesa dai confini della Terra sul tuo regno. Perché tua è la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen”»

La preghiera, derivata da un benedizionale ebraico, non parla di Gesù Cristo. Alcuni vanno dicendo che sarebbe tratta dalla Didaché, antico testo cristiano: proviamo dunque a leggerlo al capitolo 9, versetti 3-4:
«Ti rendiamo grazie, Padre nostro, per la vita e la conoscenza che ci hai rivelato per mezzo di Gesù tuo servo. A te gloria nei secoli.
Nel modo in cui questo pane spezzato era sparso qua e là sopra i colli e raccolto divenne una sola cosa, così si raccolga la tua Chiesa nel tuo regno dai confini della terra; perché tua è la gloria e la potenza, per Gesù Cristo nei secoli.»
In giallo il nome di Gesù nel testo originale della Didachè

Quindi nella Didachè, in poche righe, Gesù Cristo viene ringraziato e invocato per due volte.

All'inizio, per esempio, recita "per Gesù Cristo Tuo servo" mentre la preghiera neocatecumenale si rivolge solo al Padre.

Ancor più clamorosa poi l'omissione nella frase finale della benedizione: nella Didachè infatti leggiamo "perché tua è la gloria e la potenza, per Gesù Cristo nei secoli", nella preghiera neocatecumenale "Perché tua è la gloria e la potenza nei secoli dei secoli."

Si tratta senza dubbio di una volontaria e consapevole omissione e non ci rimane che chiederci come mai dalla preghiera della Didachè consigliata ai neocatecumenali per la preparazione del pane azzimo sia stato chirurgicamente ritagliato ed eliminato proprio il nome di Gesù.

Quindi: perché, facendo una preghiera sul pane che diverrà il Corpo di Gesù non lo si nomina, non lo si invoca?
Ma, ancora più inquietante è questa seconda considerazione: perché si usa una preghiera fatta a Dio nel nome di Gesù e a Gloria Sua ma si estrapola e si censura proprio il Suo Nome?

Attendiamo risposte e spiegazioni.

Decori del pane neocatecumenale: notare le crocette
(tribù di Israele) e il cerchio più grande (Antica Alleanza)


Nota finale.

Uno dei tratti meno conosciuti di Gesù è che aveva anche umanamente molti talenti; le sue conoscenze facevano spesso capolino nelle parabole. Conosceva ad esempio tecniche di conservazione del vino, sapeva esprimersi in greco, sapeva perfino cucinare (afferma il teologo Giovanni Cesare Pagazzi nel libro "La cucina del Risorto").

In una parabola, ad esempio, il Cristo dà la ricetta per fare il pane («il regno dei cieli è simile al lievito che una donna prese e mescolo' in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata»).

Come dimenticare il Cuoco celeste mentre si confeziona una Sua ricetta?

lunedì 22 agosto 2016

I neocatecumenali non muoiono, vanno in Cielo

Pagliacciata kikiana del "girotondo col passetto"
attorno alla bara durante i funerali
di un giovane neocatecumenale
(...) Vorrei dire qualcosa sulle usanze spagnole in caso di lutto.
Per noi è buona educazione esprimere le condoglianze alla famiglia del defunto in silenzio, con un abbraccio o un bacio ma sempre con sobrietà.
Pensiamo che le parole si adattino di più alla vita - non facciamo discorsi o esprimiamo emozioni che si discostino dalle semplici espressioni di condoglianze.
Questo è il nostro protocollo culturale per il lutto. Sobrietà, ritegno. Il non aggiungere sofferenza alla famiglia con espressioni emotive. Diamo molto valore al silenzio.
La normalità è andare in cappella mortuaria e fare le condoglianze alla famiglia, poi di solito c'è una messa per gli intimi o pubblica, dipende dai desideri della famiglia; poi il defunto viene seppellito e, alla fine, alcuni giorni dopo, c'è di solito la messa del funerale.

In Spagna non facciamo le cose in modo differente. Non siamo gente "strana".

Tutto questo protocollo non si adatta per nulla agli usi del Cammino Neocatecumenale.

Quando muore un affiliato al cammino, è come una festa. Non ci sono lacrime, né silenzio; non c'è compostezza.
Si canta, si ride e si danza, finanche battendo le mani. Solo gioia e felicità.

Quando qualcuno muore, è una perdita. Anche se sei profondamente cattolico, non ti viene da vivere la tua perdita come un vantaggio. Tu, da cattolico, attendi il giudizio di Dio sull'Amore. Tu, da cattolico, credi nel giudizio finale e nella Resurrezione alla venuta di Dio. Tu, pur cattolico, sei umano. E gli uomini soffrono quando subiscono una perdita. Anche Gesù Cristo pianse alla morte del suo amico Lazzaro.

Invece da te, che sei neocatecumenale, ci si aspetta che canti ad alta voce e festeggi quando un tuo caro muore,  soprattutto se era un membro del Cammino. Quanto più appari felice, tanto più grande è la tua fede.
E si aspettano lo stesso atteggiamento da ogni cattolico e da ogni sincero credente. E se non condividi la loro visione, sei accusato di non avere fede a sufficienza.

Se piangi, per loro, non credi che il defunto sia in Cielo con Dio.

Processione neocatecumenale con "palme alte"
Le loro frasi standard sono "È passato/a al Padre", "sta cantando felice nel Cielo", "sta celebrando l'Eucaristia con Gesù Cristo in Cielo", "è con la veste bianca in Cielo insieme a tutti i Santi" eccetera.

Ricordo una donna molto conosciuta del Cammino in Spagna, figlia di uno dei primi iniziatori insieme a Kiko.
Insieme a suo marito, erano tra le prime famiglie mandate in missione, quando a lui fu diagnosticato un cancro. Morì molto giovane. Celebrarono un'Eucaristia "corpore insepulto" nella loro parrocchia di Madrid e fummo tutti impressionati da lei: fece la ammonizione ambientale, cantò i canti da salmista, cantò e incoraggiò tutti. Fu uno dei più grandi eventi propagandistici del Cammino che abbia mai vissuto in esso.

Fu additata ad esempio da tutti i catechisti come la cristiana perfetta secondo i canoni neocatecumenali.
Utilizzarono la sua vicenda per riprovare altri uomini e donne rimasti vedovi in caso piangessero o si sentissero tristi.

Naturalmente, nel Cammino non conosci mai veramente la vita reale delle persone che ti vengono mostrate ad esempio come le prime della classe.
I tuoi catechisti non ti diranno mai la verità. E io sapevo che questa "super donna" soffriva di gravi depressioni dopo la morte del marito. Lei ed i figli hanno sofferto tanto, come tanti altri.
Ma è stato sempre nascosto, mascherato ed edulcorato.
Io l'ho saputo perché ero buona amica di uno dei suoi fratelli.
L'ho potuto vedere con i miei occhi, nonostante tutti i metodi propagandistici usati dai super catechisti ed anche da Kiko quando parlavano di lei nelle loro catechesi.(...)
Messa "Cinquantina" neocatecumenale dopo Pasqua:
balletto-girotondo dopo aver bevuto il latte e miele
all'interno della liturgia in rito neocatecumenale

(...)  Ricordo mia suocera, che non entrò mai in cammino.
Un giorno assistette ad un funerale neocatecumenale e, alla fine, scandalizzata da quei neocatecumenali che non piangevano e ballavano, ci chiese "per favore, se mi volete bene, piangete almeno un po' per me".
Ora capisco il perché di quelle sue parole.

(nostra parziale traduzione di un articolo
pubblicato da Lapaz su Junglewatch)

martedì 16 agosto 2016

La chiamano "liturgia" ma è una carnevalata

"Liturgia" neocatecumenale
Prendiamo spunto da un discorso di papa Benedetto XVI ai vescovi francesi in visita ad limina il 18 novembre 2012:
Come ricorda il Concilio, l’azione liturgica della Chiesa fa parte anche del suo contributo all'opera civilizzatrice (cf. Gaudium et spes n. 58, 4). La liturgia è in effetti la celebrazione dell'evento centrale della storia umana, il sacrificio redentore di Cristo. Attraverso quello esso testimonia l'amore con cui Dio ama l'umanità, essa testimonia che la vita dell'uomo ha un senso e che egli è chiamato per vocazione a condividere la vita gloriosa della Trinità.  L'umanità ha bisogno di questa testimonianza. Essa ha bisogno di percepire, attraverso le celebrazioni liturgiche, la coscienza che la Chiesa ha della Signoria di Dio e della dignità dell'uomo. Essa ha diritto di poter discernere, al di là dei limiti che segneranno sempre i suoi riti e le sue cerimonie, che Cristo « è presente nel sacrificio della Messa, e nella persona del ministro » (cf. Sacrosanctum Concilium, n. 7). Conoscendo la cura che dedicate alle vostre celebrazioni liturgiche, vi incoraggio a coltivare l'arte di celebrare, ad aiutare i vostri preti in questo senso e ad operare senza posa per la formazione liturgica dei seminaristi e dei fedeli. Il rispetto delle norme stabilite esprime l'amore e la fedeltà alla fede della Chiesa, al tesoro di grazia che essa custodisce e trasmette ; la bellezza delle celebrazioni, ben più che le innovazioni e gli adattamenti soggettivi, costituisce opera duratura ed efficace di evangelizzazione.
Potete star certi che qualsiasi membro del Cammino Neocatecumenale si dirà pienamente d'accordo con Benedetto XVI, non capendo - o fingendo di non capire - che Benedetto XVI parla d'altro.

Infatti i kikos chiamano falsamente "liturgia" i loro cerimoniali caserecci inventati dai loro "iniziatori".

Benedetto XVI parlava della liturgia come culto a Dio. Cioè la liturgia di tutta la Chiesa, chiaramente normata nei libri e documenti liturgici, che sono "prescrittivi": cioè ti dicono cosa si deve e non deve fare, eventualmente ti dicono cos'altro si può fare, e tutto ciò che non prevedono è espressamente vietato.

Per i neocatecumenali, invece, la liturgia è una fabbricazione umana modificabile a piacere di due laici, gli autonominati "iniziatori del Cammino" Kiko Argüello e Carmen Hernàndez. È uno spettacolino imbecille, in cui ognuno deve "fare la sua parte" (come le omelie dei laici spacciate per "monizioni" e "risonanze"), che termina con un patetico balletto-girotondo finale. Tutto questo è proibito anche dallo Statuto del Cammino.


Kiko Argüello e Carmen Hernàndez da oltre mezzo secolo (fin dalla fine degli anni '60) hanno preteso di chiamare "liturgia" le imbarazzanti carnevalate da loro inventate, ed hanno letteralmente costretto i loro adepti a "celebrare" la pagliacciata del sabato sera, in sostituzione della Messa parrocchiale.

Nella mentalità neocatecumenale la liturgia delle pagliacciate è superiore a quella della Chiesa Cattolica.

Del resto era inevitabile che una fede inquinata producesse un inquinamento della liturgia.

giovedì 9 giugno 2016

L'arcano di fine Cammino: la Pasqua "latte e miele"

Riprendiamo e traduciamo dal blog Crux Sancta il seguente articolo, che tratta di uno dei riti più "arcani" del Cammino Neocatecumenale, descritto nei minimi dettagli da un ex-neocat spagnolo.
Nel blog avevamo già trattato il tema nell'articolo "Latte e miele nella Liturgia?", e oggi proponiamo un'analisi ancora più approfondita dell'assurdo rito e commentiamo, come al solito, utilizzando il Magistero.

Dato che siamo gente pignola abbiamo l'abitudine di verificare prima di pubblicare qualcosa - a differenza di quanto pensano i kikos che frequentano questo blog - perciò se per caso a qualche neocatecumenale sfegatato venisse in mente di passare qui a gridare "non è vero! da me mai successo! siamo approvati!", farà bene a pensarci due volte: la descrizione è certificata da tre fonti diverse.
Le evidenziazioni sono nostre.


Fatti concreti pasquali del Cammino Neocatecumenale

«Grazie a un lettore del blog, pubblichiamo la trascrizione letterale dell'ultima parte di una Messa pasquale dei neocatecumenali bianco vestiti con la tutina griffata by Kiko. Ponete molta attenzione alla sequenza temporale di certi fatti concreti, perché ciò che riportiamo di seguito, che non si ritrova da nessuna parte nei libri liturgici che i neocatecumenali devono seguire fedelmente per ordine del Papa, si verifica all'interno delle celebrazioni eucaristiche dell'ottava di Pasqua.

l'ottavo "sacramento" made in Kiko-land:
il cicchetto latte-miele
«Dopo aver consumato il Corpo e Sangue di Cristo, il presbitero si mette in piedi e tutta l'assemblea con lui, mentre un accolito porta il Messale Romano al presbitero che a mani levate in preghiera legge (dal solito foglietto che è stato posizionato precedentemente nel Messale):
Dio Onnipotente, non smettere di proteggere con amore coloro che hai salvato, perché, noi che siamo stati redenti dalla morte del Tuo Figlio, possiamo rallegrarci nella Sua Resurrezione, per il Nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio che è Dio e con Te e lo Spirito Santo vive e regna nei secoli dei secoli
L’assemblea risponde “Amen”.
Si resta in piedi, mentre due grandi calici di cristallo trasparente contenenti la miscela calda di latte e miele vengono collocati sulla mensa (che non è un altare…), e il presbitero, con le braccia stese in segno benedicente e leggendo nel Messale retto da un accolito, dice:
Benedici Signore questo latte e questo miele che Tu hai creato, e sazia i tuoi fedeli nella fonte di acqua viva che è lo Spirito di verità. Nutrici con questo latte e questo miele, perché hai promesso ai nostri padri Abramo, Isacco e Giacobbe di introdurci nella Terra Promessa dove scorre latte e miele. Unisci perciò, o Signore, questi tuoi servi con lo Spirito Santo, così come sono mescolati e uniti questo miele e questo latte, che rappresentano l’unione della natura celeste, con la natura terrestre in Cristo Gesù Nostro Signore, per mezzo del quale hai fatto per noi tutte le cose.

Egli che vive e regna con Te nell’Unità dello Spirito Santo per i secoli dei secoli
L’assemblea risponde “Amen”.
Si siedono tutti, compreso il presbitero, e uno degli accoliti gli avvicina uno dei calici. Il presbitero lo prende, lo alza e dice:
“Gustate e vedete quanto è buono il Signore”
 “Beato l’uomo che si compiace in Lui (o si rifugia in Lui)”
Gustate e vedete quanto è buono il drinketto
Il presbitero beve e poi dà da bere ai due accoliti, e di seguito questi ultimi distribuiscono la bevanda al resto dei fratelli con la stessa formula.
Durante la distribuzione si accompagna con il canto “Come stilla il miele”, ispirata (mica tanto…) alla Ode 40 di Salomone.
Terminata la distribuzione della bevanda (che, ti piaccia o no, deve essere finita tutta), l’assemblea si mette in piedi per ricevere la Benedizione Solenne Finale:
P. Il Signore sia con voi”  A. E con il tuo spirito

P. Ci benedica Dio Onnipotente in questo giorno solenne di Pasqua, e che la Sua misericordia ci protegga da ogni peccato  A. Amen 
P: Egli che ci ha redenti per la Resurrezione di Gesù Cristo ci arricchisca con il premio della Vita Eterna – A. Amen 
P. E a voi che al termine dei giorni della Passione del Signore, celebrate con gioia la festa di Pasqua, vi conceda anche di rallegrarvi con la gioia della Pasqua Eterna  A. Amen 
P. E la Benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi  A. Amen 
P. Andate in pace, alleluja, alleluja  A. Rendiamo grazie a Dio, alleluja, alleluja
Ovviamente, l’uscita del celebrante deve avvenire dopo la benedizione e non prima, benedizione che deve essere data dopo il giro del cicchetto di latte e miele a cui devono partecipare tutti, ma proprio tutti tutti. E solo dopo aver finito di saziarsi a latte e miele si procede con la benedizione, l’uscita del sacerdote, il canto finale e il balletto girotondo dei puffi.»

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Aggiungiamo qualche nostra considerazione in merito.

In primo luogo, il  fatto più grave è che si trasforma la celebrazione Eucaristica in un cerimoniale, banalizzando e svilendo il Santissimo Sacramento e le Sacre Specie, che vengono accostate a un simbolico miscuglio di latte e miele che non ha nulla di sacro, che non muta sostanza, che non trasmette nessuna grazia! Non esiste una "benedizione" per il latte e miele nel Benedizionale cattolico moderno, tanto meno per quanto riguarda le formule da pronunciarsi all'interno della Santa Messa.
E il Sacerdote che si presta a questa assurdità, non si rende conto che sta recitando una formula abbandonata da secoli che non è più parte della Tradizione della Chiesa?

Nota: sappiamo che Kiko è abituato a copiare, e, a questo proposito, Lino ci fa notare che la benedizione usata da Kiko per il suo latte e miele non è originale, ma è presa pari pari dal Sacramentario Leoniano, una semplice raccolta, fatta a titolo privato, di alcuni formulari di Messe tenute nelle chiese di Roma, scomparsa nel VI secolo, dunque un libro "squisitamente" NON liturgico. Nel Sacramentario e in un libro che lo commenta ci sono altri indizi abbastanza interessanti sulla vera genesi dei rituali del Cammino e la filosofia dalla quale attingono, ma ne parleremo più estesamente in un altro post.

In più, l'utilizzo del Messale col foglietto preparato dentro è un grave abuso alla fiducia dei fedeli: il neocat poco attento o ingenuo vedrà il prete scandire una benedizione dal librone rosso con su scritto "Messale Romano" in lettere oro, e penserà "è tutto ok, siamo approvati, noi seguiamo fedelmente il Messale".

Non pensiamo di esagerare se sosteniamo che questo tipo di "rituali" rappresentano un vero veleno per l'anima e che questa aggiunta indegna può qualificare la "messa" dell'ottava in un rito non cattolico!

In secondo luogo, nella "messa" neocatecumenale celebrata durante l'ottava di Pasqua si muta il rito della Messa valido per tutta la Chiesa, un abuso, lo ripetiamo, estremamente grave; giova ricordare quanto insegna il Magistero a proposito di arbitrarie modifiche del rito della Messa:
«22. L'ordinamento liturgico compete alla gerarchia
  1. Regolare la sacra liturgia compete unicamente all'autorità della Chiesa, la quale risiede nella Sede apostolica e, a norma del diritto, nel vescovo.
  2. In base ai poteri concessi dal diritto, regolare la liturgia spetta, entro limiti determinati, anche alle competenti assemblee episcopali territoriali di vario genere legittimamente costituite.
  3. Di conseguenza assolutamente nessun altro, anche se sacerdote, osi, di sua iniziativa, aggiungere, togliere o mutare alcunché in materia liturgica.» (Sacrosantum Concilium, n. 22
Ci sembra chiaro, intanto - ma forse non lo è per il neocatecumenale medio - che nessuno, in nessun caso può modificare, togliere, aggiungere al rito della Messa. Solo il Papa può "regolare" la Sacra Liturgia, e anch'egli non può agire di proprio arbitrio, essendo alcune parti del rito intoccabili per istituzione divina.
La questione della Liturgia ha un senso sia dottrinale che pastorale. Primo, modificando la liturgia si è modificato ciò in cui si crede (dato che lex orandi = lex credendi), secondo, nell'utilizzare testi e riti dubbi o non approvati o obsoleti e abbandonati, si rischia di spezzare l'unione stessa con Cristo e con la Chiesa tutta quale Suo Corpo Mistico, con gravissimo danno per l'anima che si nutre a una fonte inquinata:
«10. La stessa Chiesa non ha alcuna potestà rispetto a ciò che è stato stabilito da Cristo e che costituisce parte immutabile della Liturgia. Se fosse, infatti, spezzato il legame che i sacramenti hanno con Cristo stesso, che li ha istituiti, e con gli eventi su cui la Chiesa è fondata, ciò non sarebbe di nessun giovamento per i fedeli, ma nuocerebbe a loro gravemente. La sacra Liturgia, infatti, è intimamente collegata con i principi della dottrina e l’uso di testi e riti non approvati comporta, di conseguenza, che si affievolisca o si perda il nesso necessario tra la lex orandi e la lex credendi.»(Istruzione Redemptionis Sacramentum, n. 10
La Santissima Eucaristia è il Sacramento dell'unità, è ciò che distingue la Chiesa Cattolica da altre denominazioni e confessioni, è su di essa che la Chiesa si regge. Modificare il rito della Messa vuol dire attentare all'unità della Sposa di Gesù, all'unità del Suo Corpo Mistico, causando insicurezza dottrinale, scandalo e creando fazioni e divisioni, che possiamo chiamare più semplicemente scisma:
«11. Troppo grande è il Mistero dell’Eucaristia «perché qualcuno possa permettersi di trattarlo con arbitrio personale, che non ne rispetterebbe il carattere sacro e la dimensione universale». Chi al contrario, anche se Sacerdote, agisce così, assecondando proprie inclinazioni, lede la sostanziale unità del rito romano, che va tenacemente salvaguardata, e compie azioni in nessun modo consone con la fame e sete del Dio vivente provate oggi dal popolo, né svolge autentica attività pastorale o corretto rinnovamento liturgico, ma priva piuttosto i fedeli del loro patrimonio e della loro eredità. Atti arbitrari, infatti, non giovano a un effettivo rinnovamento, ma ledono il giusto diritto dei fedeli all'azione liturgica che è espressione della vita della Chiesa secondo la sua tradizione e la sua disciplina. Inoltre, introducono elementi di deformazione e discordia nella stessa celebrazione eucaristica che, in modo eminente e per sua natura, mira a significare e realizzare mirabilmente la comunione della vita divina e l’unità del popolo di Dio. Da essi derivano insicurezza dottrinale, perplessità e scandalo del popolo di Dio e, quasi inevitabilmente, reazioni aspre (...)  
12. Tutti i fedeli, invece, godono del diritto di avere una liturgia vera e in particolar modo una celebrazione della santa Messa che sia così come la Chiesa ha voluto e stabilito, come prescritto nei libri liturgici e dalle altre leggi e norme. Allo stesso modo, il popolo cattolico ha il diritto che si celebri per esso in modo integro il sacrificio della santa Messa, in piena conformità con la dottrina del Magistero della Chiesa. È, infine, diritto della comunità cattolica che per essa si compia la celebrazione della Santissima Eucaristia in modo tale che appaia come vero sacramento di unità, escludendo completamente ogni genere di difetti e gesti che possano generare divisioni e fazioni nella Chiesa.» (Istruzione Redemptionis Sacramentum, n. 11,12
Aderire consapevolmente a una liturgia profondamente diversa o modificata e magari credendo che il proprio "rito" sia migliore, più speciale, che abbia più significati, equivale a compiere uno scisma, non canonico, ma un piccolo scisma del cuore, che allontana dall'unica vera Chiesa di Cristo, la quale si distingue attraverso la partecipazione all'unico rito della Messa.
Contemporaneamente si violano sia i diritti dei fedeli (che non devono ricevere pagliacciate e strafalcioni ma una vera Messa, alimento per l'anima) sia soprattutto i diritti di Dio (che non ha comandato "fate come vi pare, in memoria di Me") modificando l'unico culto "ad Egli gradito".

I neocatecumenali celebrano un rito che, per 8 giorni all'anno almeno, li separa dal Corpo Mistico del Signore, perché li costringe a partecipare di una diversa "dottrina".

In terzo luogo, si costringono dei fedeli, spesso ignari, a celebrare un rituale abbandonato dalla Chiesa da quasi 1.500 anni, per buone ragioni. Scrive Lino nel suo volume "Il Fango e il Segreto" a proposito della veste bianca:
«"La indosseranno nella Ottava di Pasqua quando, al termine della liturgia eucaristica celebrata nella comunità neocatecumenale, prima della benedizione finale, il presbitero passerà con una coppa di latte e miele tiepidi, offerta a quanti hanno completato il Cammino con la proclamazione del verso: «Gustate e vedete quanto è buono il Signore» (Salmi 33,9). E sarà intonato il canto di Kiko «Come stilla il miele» (Ode XL di Salomone): 'come stilla il miele dal favo delle api / e fluisce il latte dalla donna che ama i suoi bimbi' è il distico pertinente".»
Lo stesso Lino ci fornisce anche la seguente interpretazione simbolica:
«Le Odi di Salomone sono inni ricondotti da molti studiosi a un filone gnostico. Salomone, naturalmente, è associato alla sapienza. Biblicamente, il latte è simbolo della Parola e il miele della Sapienza.  I due simbolismi, comunque si scambiano e fondono. Nella mia camera da letto ho un dipinto della Vergine che allatta il Bambino: il "latte della Vergine" è simbolo di Sapienza.

Nel Cristianesimo primitivo - e credo che questo sia il senso del rito NC -  il latte diventò segno della beatitudine, della vita eterna del cristiano. Ci sono raffigurazioni di Cristo (dei primi secoli) che depone a terra una coppa di latte. Il rito della coppa del latte e del miele è propria di questi tempi ed era un tutt'uno con quella del Pane e del Vino nel rito del Battesimo e Prima Comunione: il battezzato che si comunicava stava entrando nella Terra Promessa dove scorrono latte e miele. Perfettamente coerente con la catechetica del Cammino, questo. Come sai, la Chiesa ha proibito questi riti protocristiani per evitare di ingenerare confusione con le Sostanze del Memoriale. Mi pare che il Cammino li abbia ripristinati assolutamente.  Al di là dei simbolismi vari, se tu mi chiedessi quale interpretazione do al rito del CNC, direi proprio quest'ultimo: con la consegna della veste bianca sono entrati nella Terra Promessa, dopo trent'anni di Cammino
E sempre Lino aggiunge ancora: «Un cammino di "conoscenza di se stessi", fondato su kenosis, scrutini, esperienze personali sotto la guida di un maestro illuminato», al termine del quale si brinda a latte e miele della sapienza faticosamente raggiunta. Il neocat ora "sa", è "illuminato", può "essere luce" per gli altri. Se non è un'eresia neo-gnostica questa, poco ci manca!

Insomma i neocatecumenali   da fine cammino si ritengono esseri a metà fra celeste e terrestre, che già indossano la "veste bianca" dell'Apocalisse (cfr. Ap 3:5 e 6:9), ma griffata by Kiko, si trovano nella "terra promessa" alla fine del Cammino, sono gli eletti che già gustano su questa terra il "latte e miele" del Paradiso, non come noi poveri comuni mortali della Messa delle 12.
Il rito chiaramente si svolge a porte assolutamente chiuse (in alcuni casi anche a chiave) e in una stanza appositamente ristrutturata e arredata, corredata delle giuste "icone" di Kiko, in particolare quella della "Cena Pascual", oppure la "Pentecoste", con le sedie, mensa e trono di plexiglass trasparente, moquette blu... 

Il rito è, nei fatti, segreto. Anche se qualcosa trapela in forma di diceria nelle salette, fra i membri delle comunità più giovani, fra i neocatecumenali nulla si sa di come si svolge questo rito perché su di esso vige la regola del più stretto "arcano". E' segreto perché riservato agli eletti neocatecumenali, non adatto a essere condiviso con "la gente", per evitare di "creare un mucchio di problemi". 

Il prossimo arcano kikiano super-segreto:
l'Egg-Nog da Messa
Ci domandiamo se questo rito fa parte delle cosiddette approvazioni, se la gerarchia cattolica sa che nel rito della Messa è inserito lo "shottino" latte e miele, o se furbamente sarà stato detto "tranquilli, lo facciamo dopo la benedizione, è un rito extra-liturgico", come per il balletto-girotondo.

Sia chiaro che qui non si intende urtare la sensibilità di nessuno, né di coloro che sono usciti dal Cammino, anche dopo moltissimi anni, e che magari hanno partecipato a questa "liturgia" del tutto inconsapevoli di ciò che stavano vivendo, né di coloro che sono ancora dentro, e che vengono, in proposito, ingannati.

Se qualcuno si sentisse offeso, o ferito, dobbiamo ricordargli che la prima forma di carità è la Verità, e che la Verità  «è più tagliente di ogni spada a doppio taglio; penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, e discerne i pensieri e gli intenti del cuore» 

p.s.: Di nuovo grazie a Lino per il preziosissimo contributo

venerdì 25 marzo 2016

Quei kikos che devono sciropparsi due Veglie Pasquali

Saletta per lo spettacolino-Veglione neocatecumenale
Vorrei dare il mio contributo sul ciclo “La considerazione della Veglia Parrocchiale nella mentalità neocatecumenale” perché mi sono tornati alla memoria due spassosissimi ricordi che non posso non condividere.

Veglia di Pasqua di una dozzina di anni fa, eravamo una comunità relativamente giovane, meno di 10 anni di cammino, e una coppia avrebbe dovuto battezzare la terza figlia (ed era anche ora, visto che era nata a Maggio dell’anno precedente, ma lasciamo perdere…). La coppia però era perplessa, perché viveva un periodo di profondi problemi con la famiglia di lei e non si sentiva di far diventare il Battesimo l’ennesimo casus belli visto che già per gli altri due battesimi in particolare la madre anziana (la nonna dei battezzandi) aveva molto sofferto, lamentato e rinfacciato il fatto che battezzare i suoi nipoti nella Veglia Neocatecumenale di tutta la notte di fatto significava escluderla perché lei non era nelle condizioni di affrontare una Veglia di quel tipo.

La coppia allora, pensando di fare una cosa buona, aveva avuto l’idea di fare un segno di riconciliazione scegliendo di battezzare nella Veglia parrocchiale anziché in quella neocatecumenale. Ovviamente però una tal decisione non si può prendere da soli, e così hanno chiesto il permesso ai loro cosiddetti "catechisti" neocatecumenali. I "catechisti" dapprima li hanno blandamente scoraggiati con frasi del tipo “Tanto i problemi che avete non si risolvono con questo contentino che gli date, è un ricatto affettivo” e altre amenità di questo tipo, e già questo mi suonò un po’ strano (ma come? erano gli stessi "catechisti" che di fronte ai problemi con i nemici spingevano a gesti di umiltà, ad amare l’altro nella dimensione della Croce e a farsi perfino carico del peccato degli altri?).

Comunque poi in un gesto di grande benevolenza li lasciarono liberi, gli dissero che se ritenevano potevano battezzare nella Veglia parrocchiale (con tutto il biasimo possibile) ma A CONDIZIONE che appena finita la Veglia Parrocchiale, in fretta e furia corressero a raggiungere la comunità (in albergo) per la Veglia (quella vera, of course).

A parte la ridicolaggine della cosa a ripensarci ora, questi due poveracci in buona fede che fanno tutto quel casino e con armi e bagagli, figli piccoli, parenti venuti per il battesimo, hanno dovuto sopportare tale buffonata, ma quello su cui vorrei soffermarmi è proprio la posizione dei "catechisti", che hanno dimostrato una volta di più che il loro “mandato” non ha niente a che fare né con il buon senso umano, né con la dottrina della Chiesa cattolica, ma che il loro scopo è solo quello di indirizzare verso il Cammino.

Fervoroso imitatore di Kiko ad una celebrazione neocat
Pasqua di una quindicina di anni fa, i miei genitori finiscono il Cammino e come sapete in quell’occasione si fa la veglia parrocchiale dal vescovo in veste bianca. L’evento era vissuto in grandissima pompa anche perché all’epoca erano pochissime le comunità che avevano finito.

Nella mia comunità eravamo diversi figli di neocatecumenali in procinto dell’elezione e ci siamo posti il problema di quale veglia fare, se con i nostri genitori o con la nostra comunità. Le fazioni erano divise tra i duri e puri che sostenevano che se proprio costretti sarebbero andati a quella del Vescovo per scappare subito dopo e raggiungere la Veglia Neocatecumenale (quella vera) e quelli più possibilisti che dicevano che sarebbero andati a quella del Vescovo e che se proprio alla fine si fosse rivelata deludente avrebbero raggiunto l’altra, altrimenti si sarebbero “accontentati”. Ci fu anche una sorella, geniale, che teorizzò una terza posizione, ovvero vado alla veglia del Vescovo, se proprio mi ammorba me ne vado a dormire, se invece ne esco abbastanza euforica raggiungo la comunità e faccio Pasqua anche con la comunità. Il sonno della ragione genera mostri, da brivido ripensarci ora.

(da: Donna Carson)
Palcoscenico in preparazione alla pagliacciata

lunedì 21 marzo 2016

Domenica delle Palme Alte Neocatecumenali

Neocatecumenali in USA dotati di "Palme Alte"
a norma dello standard internazionale dei kikos
Cronaca della S.Messa della Domenica di Passione svoltasi nella parrocchia di cui vi ho parlato in una testimonianza dello scorso gennaio ed in altri post (riepilogo: Diocesi di Roma, settore Est, circa 4000 anime, limitrofa al G.R.A. e con 4 comunità neocat).

Ci si è radunati, per la processione, in una chiesetta succursale (che è stato il luogo principale di culto della parrocchia in questione fino al 2004, quando venne inaugurata la nuova chiesa): ebbene, c'erano le comunità neocatecumenali al gran completo (mai avevo visto la "bellezza" di ben 5 o 6 cantori con relative chitarre) rami di palma ovviamente tutti per loro, mentre a noi "semplici" cristiani della domenica ci sono toccati i rami d'olivo. La benedizione è andata avanti normalmente, ma la proclamazione del Vangelo non è stata proprio cantata, ma letteralmente urlata da parte non del parroco, ma di un sacerdote che da un po' di tempo risiede in parrocchia (ignoro se sia collaboratore parrocchiale, perché nemmeno il sito web della diocesi dice nulla a tal riguardo)... naturalmente accompagnata dal sottofondo di schitarrate neocatecumenali.

Comincia quindi la processione, con croce astile, sacerdoti (5 in totale, compresi il parroco e il vicario parrocchiale) poi loro, i neocat, che portavano le "palme alte" (sì, non ci crederete: così ha detto il parroco nell'ordinare la processione prima di partire: «davanti, le "palme alte"» ossia i neocat, e dietro le "palme basse" ossia i rami d'olivo, cioè i "semplici" cristiani della domenica).

Durante la processione, canti cantati, anzi, urlati, solo da loro, dai soliti neocat, il resto della processione in silenzio assoluto, me compreso (ed è pure comprensibile visto che i canti non li conosceva nessuno dei "cristiani domenicali"); ingresso in chiesa con Osanna stra-urlato dai cantori neocat e relative chitarrelle; si svolge poi tutto pressoché regolarmente fino al Sanctus, quando i neocat alzano le loro "palme alte" e le cominciano a sventolare, seguiti a ruota, purtroppo, anche dagli ignari "cristiani della domenica" (io ho evitato di alzare i rami, visto che nel Messale Romano non è prevista una tale cosa). Ma la cosa più grave, secondo me, è la seguente: il sacerdote che ha proclamato il Vangelo prima della Processione (e a questo punto non ho più dubbio alcuno che sia anch'egli neocat), alle acclamazioni urlate di Osanna, batte letteralmente le punte delle palme sul pavimento della chiesa (che cos'è questa se non una pagliacciata? A che serve battere le palme a terra? Forse a far vedere che l'Osanna arrivi più in alto? O a far vedere che loro sono gli eletti che cantano le lodi a Dio, e gli altri sono nulla?)

Il carisma delle bocche urlanti
Anche il Credo (è stato utilizzato il Simbolo degli Apostoli, ma suppongo sempre musicato da Kiko) è stato cantato, anzi urlato, letteralmente urlato all'ennesima potenza, dai neocat con le loro "palme alte" sventolanti e battute in terra.

Effettivamente quelli con le "palme alte" stavano nei posti davanti; sull'altare non c'erano coloro che avevano fatto la redditio, ma in loro vece, i sacerdoti che hanno concelebrato, li hanno sostituiti "benissimo" (purtroppo, dico io: uno sventolava la palma che aveva in mano, l'altro sventolava e batteva la palma sul pavimento...).


Insomma, uno spettacolino-pagliacciata niente male...

Per fortuna poi tutto si conclude regolarmente, senza ulteriori pagliacciate.

Scusatemi la lunghezza del post, ma credo ne valesse la pena.

Mi sono amaramente pentito di aver partecipato a una tale scempiaggine, il prossimo anno, con più discernimento, cercherò una parrocchia dove non avvengono queste vergogne senza che alcuno muova un dito.

Mi ero illuso che le cose, almeno nella diocesi del Papa, stessero pian piano cambiando a questo riguardo... invece mi tocca constatare che non è così.

Anche se oggi [domenica 20 marzo 2016] la parrocchia in questione era strapiena in ogni ordine di posti (cappellina feriale compresa), resta sempre il fatto che il Cammino Neocatecumenale è portatore di divisione e fa svuotare le parrocchie in cui si insedia. Se qualcuno non pone un freno intervenendo con decisione e fermezza, ho la sensazione che ci troveremo dinanzi ad una gravissima crisi. Immaginate voi quali potrebbero essere le ulteriori conseguenze.

Tanto dovevo, in questa mia testimonianza.
(da: Wolf)

Una possibile risposta è negli ebraismi del CNC.
Per la celebrazione della festa delle Capanne in memoria del cammino nel deserto - una fissazione dei neocatecumenali - vengono sbattuti a terra rami di salice (uno dei quattro rami, tra i quali quelli di palma, che gli ebrei portano). Il rituale è simbolico: sbattendo i rami cadono le foglie, a significare la caduta dei peccati.
Niente di più probabile che, in luogo dei rami di salice, i neocatecumenali compiano l'azione con i rami di palma, riportando l'azione dalla festa delle Capanne all'ingresso di Gesù in Gerusalemme.
Nel Cammino, come ho scritto molte volte, nessuna azione simbolica è casuale.
(da: Lino)


Aggiornamento: su questo link facebook un'antologia fotografica di "Palme Alte Neocatecumenali".