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sabato 27 marzo 2021

...de bonnes nouvelles de la paroisse Notre-Dame de Bonne-Nouvelle? ...ou pas du tout?

…buone notizie dalla parrocchia di Notre-Dame de Bonne-Nouvelle di Parigi... ? Oppure no?

AGGIORNAMENTO : a fronte di variazioni sul sito della parrocchia di Notre-Dame de Bonne-Nouvelle, effettuate dopo la pubblicazione di questo post, vi rimandiamo ai commenti a fondo pagina per le ultime novità. Lasciamo invece invariato il contenuto del post, che è basato sulle informazioni fornite dalla parrocchia stessa durante l'ultima settimana (21 - 26 marzo) .

Il 23 marzo 2021, due giorni dopo l'Annuncio che abbiamo discusso al post precedente, avevamo dato uno sguardo al sito della parrocchia, nella quale il Cammino Neocatecumenale è molto influente.

Il sito ufficiale è temporaneamente non disponibile, ma nella prima pagina sono riassunte le informazioni pratiche necessarie ai fedeli. Ecco un dettaglio della schermata al 23 marzo scorso.


In fondo a questa stessa pagina compariva la seguente comunicazione sulla notte di Pasqua, in accordo con le direttive fornite dal Parroco durante la videoconferenza del 21/03 sera e di cui abbiamo parlato nel post precedente:

Pasqua: Sabato Santo, 3 aprile:
Una Veglia Pasquale a porte chiuse sarà trasmessa su Zoom/Youtube.

La partecipazione fisica dei fedeli è proibita a tutti. Le famiglie sono invitate a vivere una celebrazione domestica secondo le indicazioni date dai responsabili.

Durante la giornata di sabato, i fedeli potranno venire a prendere la comunione (a condizione di portarsi dietro una teca da asporto).

Domenica di Pasqua, 4 Aprile: Messa della Resurrezione alle ore 11:00, iscrizione obbligatoria. (NDR: c'è il numero chiuso per rispettare la distanziazione, quindi bisogna iscriversi online e trovano posto i primi che si iscrivono).

Qui di seguito, l'immagine dell'originale:



Ci connettiamo di nuovo il 26 marzo, dopo tre giorni e, alleluia, qualcosa è cambiato:

non è più prevista la Comunione da asporto ma si invitano i fedeli a vivere la Comunione spirituale durante la veglia notturna (vedi schermata sottostante):


Vogliamo quindi rallegrarci ed essere rincuorati dalla gioiosa speranza che i fratelli di Parigi terranno fede alla promessa e adotteranno la Comunione spirituale durante la Veglia Notturna, come dichiarato nella loro pagina internet. Nonostante la nostra pluridecennale abitudine ai trucchi e magheggi del Cammino siamo anche consci, per esperienza, del fatto che alcune realtà neocatecumenali, localmente, siano più cattoliche e devote di altre.

Auguriamo ogni bene al Parroco di Notre-Dame de Bonne-Nouvelle e preghiamo per la santificazione del suo ministero sacerdotale.

Sapendo di essere seguiti dai fratelli delle comunità di mezzo mondo, chiediamo, in primis a tutti i Parroci del Cammino (ed anche a quelli non del Cammino) ed, in secundis, ai fratelli eventualmente implicati nella pratica della distribuzione delle Sacre Specie per l'asporto e che dovessero leggere queste pagine, di imitare la lodevole iniziativa dei fratelli parigini e di abbandonare il progetto della Comunione da asporto in favore della più rispettosa Comunione spirituale.


Una spiegazione estesa sull'origine e l'uso della Comunione spirituale
potete trovarla sul sito, sempre istruttivo, "Cooperatores Veritatis"



Nota a margine: il Cammino in Francia è pressoché inesistente e quindi consideriamo significativo che in uno dei pochi posti in cui è presente venga frenato dal buonsenso. 
Ricordiamo che il Cammino ha sempre trattato il Santissimo Sacramento come una specie di "sacro snack" inteso a simboleggiare l'unità fraterna (tantissimi neocat continuano a riceverlo in stato di peccato mortale).
È scandaloso che dei laici sedicenti "riscopritori del battesimo", allo scopo di far riuscire le proprie teatrali iniziative, si siano inventati la Comunione "da asporto take-away", in spregio al Sacramento, alle indicazioni dei vescovi, e all'effettiva possibilità che non tutti i kikos saranno nelle dovute disposizioni per riceverlo.

giovedì 25 marzo 2021

Pasqua 2021: Un Annuncio è stato proclamato...

 ... ma non chiedeteci di chiamarlo pasquale. Il motivo si chiarirà alla fine di questo articolo.

Trovate qui il PDF. Siccome i nostri fratelli in cammino ci hanno abituato al fatto che non fanno tutto quello che dicono e non dicono tutto quello che fanno, abbiamo anche seguito l'annuncio alle comunità francesi e belghe (composte in buona parte da fratelli italiani) che è andato in onda domenica 21 marzo in diretta Zoom e YouTube, dalla parrocchia di Notre-Dame de Bonne Nouvelle a Parigi. Oggi vi diamo un resoconto dei contenuti questa conferenza. 

Ricalcando lo schema simbolico della triade neocatecumenale, un catechista laico di lungo corso, il parroco ed una giovane signora laica si sono susseguiti per: catechizzare, dare le comunicazioni di servizio e poi concludere con ulteriori annunci e direttive, rispettivamente. Proprio come hanno fatto Kiko, Padre Mario ed Ascensión. Esaminiamo l'Annuncio nelle sue parti.

All'interno del resoconto, il testo in questo colore è dei nostri commenti.

Prima parte dell'Annuncio: la catechesi, tenuta da un laico. 

Veglia ed Eucaristia:

La catechesi inizia come la Veglia Pasquale, enfatizzando giustamente il ruolo della luce che arriva ad illuminare le tenebre,  Gv. 1, 4-5, N.d.R. Subito dopo, però, il catechista ci informa che non è importante se quest'anno la notte di Pasqua dovremo celebrarla in famiglia come era per il popolo di Israele, oppure attraverso internet, perché, spiega citando a memoria la Carmen consorella dei primi annunci:

"Cosa credete che sia più importante, nella Pasqua? Credete che solo l'Eucaristia sia la cosa più importante? Siamo fortunati ad averla. Ma immaginatevi che un ebreo si trovi in prigione. E che non possa riunirsi - con gli altri, N.d.R.- per avere tutti i segni. Cosa credete che sia più importante per lui, di avere tutti i segni per celebrare la Pasqua? Di avere il pane azzimo, le erbe, la coppa... ? No!" - ci aveva detto Carmen - "la cosa più importante per il popolo di Israele è la notte! La notte di veglia in onore del Signore. La notte! " 

Il Signore passa per risuscitarci dalla fossa della morte dei peccati:
La catechesi prosegue con la discesa e risalita di Nostro Signore, che duemila anni fa entrò nella morte per uscirne vittorioso e risuscitato dal Padre. Oggi questa morte sono le nostre situazioni, cioè le disgrazie ed i peccati, di cui i più terribili sono quelli della carne. In questa fossa il Signore passa, esattamente durante la notte di Pasqua, per risuscitare a vita nuova chi veglia e prega attendendolo.

Prosegue il catechista: "che il Signore in questa notte vi possa mettere la potenza della sua resurrezione, del suo amore e che ci faccia vivere l'esperienza di una cosa che si chiama il cielo. Sapete cosa vuol dire il cielo? Vuol dire Dio, in tutta la sua totalità. Ecco per cosa ci prepariamo a vivere, quest'anno."

Il Poema Rabbinico delle Quattro Notti
Questo argomento richiede un post a parte e ne riparleremo in seguito. Al posto del testo vi lasciamo questa bella icona di San Paolo Apostolo delle genti, ed un testo scelto da noi, tratto dagli atti degli Apostoli.

At 19, 11-17: Gli esorcisti giudei. 
Dio intanto operava prodigi non comuni per opera di Paolo, al punto che si mettevano sopra i malati fazzoletti o grembiuli che erano stati a contatto con lui e le malattie cessavano e gli spiriti cattivi fuggivano. Alcuni esorcisti ambulanti (itineranti?) giudei si provarono a invocare anch'essi il nome del Signore Gesù sopra quanti avevano spiriti cattivi, dicendo: «Vi scongiuro per quel Gesù che Paolo predica». Facevano questo sette figli di un certo Sceva, un sommo sacerdote giudeo. Ma lo spirito cattivo rispose loro: «Conosco Gesù e so chi è Paolo, ma voi chi siete?». E l'uomo che aveva lo spirito cattivo, slanciatosi su di loro, li afferrò e li trattò con tale violenza che essi fuggirono da quella casa nudi e coperti di ferite. Il fatto fu risaputo da tutti i Giudei e dai Greci che abitavano a Efeso e tutti furono presi da timore e si magnificava il nome del Signore Gesù.

Continuiamo con l'Annuncio:


Cazziatone generale per le assenze, anzi, no: Richiamo al senso della comunità:
Continua il catechista: "Molti fratelli hanno iniziato a disertare l'assemblea per paura del covid e della morte, nonostante il nostro grande rispetto delle misure di sicurezza [...]. Ma l'assemblea... è la presenza di Gesù Cristo, che si rende visibile!  Il Signore vuole che formiamo una comunità che è il Corpo di Cristo, per questo vuole che ci amiamo tra noi. 

È una cosa meravigliosa che Dio voglia che Nostro Signore Gesù Cristo risuscitato dalla morte abiti in noi perché possiamo amarci. Amatevi facendo del bene a quelli che vi fanno del male. Amatevi di un amore nuovo, che deve apparire nella parrocchia e nelle comunità. Un amore nuovo in cui portiamo su di noi anche i peccati e le tare degli altri. Dobbiamo avere fiducia profonda nel Signore, che è Lui che ci dona la forza di amare i nemici, le persone difficili, quelli che non ci amano, ci fanno del male, secondo l'esempio magnifico dei nostri fratelli in Iraq.

Per questo siamo privilegiati. Perché il Signore ci ha scelti, ci ha eletti e vorrebbe che le nostre parrocchie risplendessero di queste comunità nelle quali poco a poco, nutrendo la nostra fede, noi possiamo arrivare a questa statura adulta della fede, che è la presenza di Gesù Cristo in ciascuno di noi [...] che possiamo trasmettere ai nostri figli."


Seconda parte dell'annuncio: comunicazioni di ordine pratico, date dal parroco.


Ordinazione Sacerdotale: Durante il canto delle Litanie i fedeli si inginocchiano, mentre  

gli ordinandi si prostrano a terra in segno di umiltà e di consegna totale della propria vita a Dio.


Un parroco giovane e pieno di energie ha dovuto mettere da parte i tria munera sacerdotali (insegnare, santificare, governare) per limitarsi alle comunicazioni di servizio, cioè riferire il comunicato di Padre Mario, il quale, anche lui, ha solamente dato voce alle disposizioni del laico Kiko.

Kiko, colto da un afflato di obbedienza ed umiltà, ha invitato tutti i fratelli a sottostare "alle differenti disposizioni dei governanti e delle Chiese nelle differenti nazioni, seguendo l'esempio del Figlio di Dio che, fatto uomo, si è fatto obbediente al Padre, fino alla morte e alla morte di croce. "

Padre Mario, per nobilitare ulteriormente il nobile sacrificio di Kiko, ha letto il passo della Prima Lettera di San Pietro (5-11):

"Rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili. Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, perché vi esalti al tempo opportuno, gettando in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi. Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono le stesse sofferenze di voi. E il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo, egli stesso vi ristabilirà, dopo una breve sofferenza vi confermerà e vi renderà forti e saldi. A lui la potenza nei secoli. Amen! "

Nel seguito, a dispetto di tutto questo cantare di obbedienza, umiltà, sacrificio, martirio... alla prova del fuoco di una situazione generale obiettivamente difficile, i neocatecumenali rivelano, con le decisioni prese in merito alla Veglia Pasquale, l'irrinunciabile supremazia attribuita a "la notte" di Pasqua, a scapito dell'Eucaristia.

Ora, causa restrizioni covid, a Parigi è vietato celebrare Messe notturne. Tutte le Veglie Pasquali della città sono posticipate alle sei e mezzo di domenica mattina ed i controlli della polizia sono stati rinforzati, cui va ad aggiungersi la collaborazione dei residenti dalla denuncia facile. Il Vescovo ha già dovuto tirar fuori dai commissariati qualcuno dei suoi figli sacerdoti e non concede più deroghe a nessuno e per nessun motivo. Il Parroco di Bonne Nouvelle ha tentato, inutilmente, di convincerlo che la veglia fino all'alba è fondamentale e che i Neocatecumenali in particolare non possono rinunciarvi, dal momento che hanno il grande merito di averla restituita a Madre Chiesa, la quale l'aveva ormai dimenticata da secoli. Per ribadire questo merito, non si esita, anche in questo Annuncio, a citare le lodi fatte al Cammino da Papi e Vescovi.

In realtà, il Cammino la veglia l'ha restituita solo a se stesso, dal momento che la celebra separatamente, spesso neanche in una chiesa consacrata ma in istituti religiosi o, peggio, negli alberghi, e che i neocatecumenali non si sono mai più sciolti nelle parrocchie come avevano promesso inizialmente. Del resto come poteva essere altrimenti, dal momento che la loro Pasqua è la notte in cui il Signore letteralmente passa e ci fa resuscitare dalla fossa della morte e dal fango della palude, cioè da tutte situazioni di sofferenza e di peccato? Questa non è la Pasqua Cattolica ed i Neocatecumenali lo sanno benissimo anche quando non lo sanno spiegare: la spiegazione sta nelle loro scelte.

Seguono quindi le disposizioni pratiche per la Pasqua, e qui siamo alle solite: tutto come l'anno scorso.

La veglia notturna sarà celebrata a porte chiuse, in teleconferenza dalla chiesa, dai preti insieme ai soli seminaristi che vivono nella stessa casa, più un cantore. Le comunità celebreranno nelle case, ogni famiglia per sé seguendo il libretto neocatcumenale e, se vorranno, si connetteranno su Zoom e YouTube. Questo permetterà loro di  riscoprire il sacerdozio dei fedeli (di cui al CCC 1656, dietro al quale si riparano) che consiste nella trasmissione della fede dai genitori ai figli, intenzione lodevole ma attuata secondo le modalità della Pasqua Ebraica.

La Comunione da asporto, come l'anno scorso, sarà distribuita ai fedeli nel pomeriggio del Sabato Santo, secondo una modalità non meglio specificata (... i nostri timori e domande sono gli stessi dell'anno scorso: pane intero? pane già spezzato? ostie? chi spezza il pane? chi lo distribuisce? quando è stato preparato? quando è stato consacrato?...). I fedeli dovranno recarsi in Chiesa portando con sé un' apposita teca per ricevere il pane consacrato che consumeranno la notte in famiglia.

Qui dobbiamo purtroppo constatare che, messi di fronte all'alternativa tra onorare degnamente il Sacramento dell'Eucaristia come comanda Madre Chiesa ed anche a costo di iniziare la celebrazione all'alba, come consentito dalle autorità civili e salvaguardare "la notte" ubbidendo a Kiko tramite l'obbedienza alle leggi dello Stato, i neocatecumenali hanno deciso, senza esitare, per la seconda opzione, prendendo una serie di misure contrarie alla disciplina dei sacramenti. E tutto pur di rispettare la loro dottrina eterodossa o nascondendosi dietro ad essa, pur di agire come un unico corpo, corpo del quale hanno tutta l'intenzione di conservare inalterata l'identità.

Una inquietante novità che fino a qualche anno fa aleggiava solo vagamente nell'aria, è la dichiarata attesa del ritorno del Messia in carne ed ossa e del rapimento al cielo dei suoi cristiani in questa notte di Pasqua 2021. Ne aveva accennato esplicitamente Kiko nel 2018 :"S. Paolo dice che, quando verrà, coloro che sono vigilanti nella notte pasquale, in piedi leggendo i profeti, in quella notte si apriranno i cieli in tutto il mondo e vedranno Cristo che viene nella gloria, insieme ai santi. Quelli che sono nella Veglia Pasquale saranno trasformati, saranno rapiti, senza passare dalla morte fisica e mentre salgono in cielo saranno trasformati. Questa è Parola di Dio." , ma ora sembrerebbe che la voce si sia sparsa tra i fratelli delle comunità ed  infatti tutti quelli che hanno fatto l'Annuncio a Notre Dame de Bonne Nouvelle hanno dichiarato di aspettarsi questo evento.

Ma... tra parentesi: scusate, fratelli delle comunità: dite che tra due settimane torna il Signore, dite anche che fate parte della Chiesa e non avvertite gli altri fedeli? O non credete a una delle due cose che dite, ma, se credete ad entrambe: siete dei grandissimi filibustieri!

E, purtroppo, persino il parroco dice di sperarci e sembra, benché con un po'di ironia, possibilista.

Ci lascia profonda tristezza constatare che un presbitero di Santa Romana Chiesa speri che questa sia "l'ultima notte", quella del "rapimento della Chiesa", in cui i fedeli (ma presumibilmente solo i neocatecumenali) saranno rapiti al cielo, come nelle dottrine pretribolazioniste dei pentecostali e senza tener conto di tutti gli eventi che, secondo la Tradizione Cattolica, precederanno la fine dei tempi. Preghiamo, umilmente, da laici, per questo Sacerdote di Dio e per la santificazione del suo Ministero.

Terza parte dell'Annuncio: Santa? Subito?

Dipinti in vecchia estetica di tre Santi fondatori, del terribile periodo
tra l'Editto di Costantino e il Concilio Vaticano II, quando i cristiani erano dogmatici
e ipocriti e pregavano ripetendo formulette imparate a memoria. (cit.)

Ascensión, a nome di tutti gli iniziatori, invita i fratelli alla missione di evangelizzazione nelle strade, cioè a fare almeno un'uscita domenicale collettiva di piazza e strada, come avviene tipicamente durante la Cinquantina di Pasqua, per quanto consentito dalle norme sanitarie in vigore nelle varie regioni. Lo scopo è quello di testimoniare la gioia della resurrezione. I fratelli che hanno avuto il covid sono invitati a raccontare la loro esperienza con la malattia, perché può essere una testimonianza forte per chi ascolta. Si invita anche a fare un kerigma. Si ricorda che, data la situazione, la gente si trova in un momento di grande fragilità ed ha bisogno di una parola, di essere evangelizzata.

I giovani non ne possono più dei contatti solo virtuali e si raccomanda quindi alle comunità di non lasciarli soli. Purtroppo non si possono organizzare né le missioni due a due né un grande pellegrinaggio. Si raccomanda di trarre profitto dal periodo estivo, in cui le restrizioni sanitarie presumibilmente si allenteranno, per organizzare dei brevi pellegrinaggi, anche di due o tre giorni ed anche se i giovani tornano a casa a dormire. Ciascuna parrocchia o zona si organizzi secondo la sua creatività, per organizzare un pellegrinaggio giovanile con catechesi, penitenziali, scrutatio, vite dei Santi...

Il 19 luglio prossimo la diocesi di Madrid aprirà la causa di beatificazione di Carmen (applausi in sala) e presto sarà distribuita una biografia della sua vita. Ascensión sottolinea che proprio a Carmen dobbiamo il centro della nostra vita cristiana, cioè, la notte di Pasqua, per l'ispirazione che il Signore le ha concesso. 

Carmen fu espulsa dal suo ordine di suore proprio nel momento in cui, dopo otto anni di preparazione, era a Londra sul punto di imbarcarsi per l'India come missionaria. Ha sperimentato la crocifissione in nome della legge, soleva ripetere, sentendo questa crocifissione fortissima un giorno particolare in cui si trovò in una sala di museo a Madrid nella quale erano esposti dei crocifissi. Ascensión ribadisce che anche noi oggi siamo crocifissi dalla legge, ma il Signore viene a risuscitarci. 

"Il Signore passerà anche in questa Pasqua, che forse sarà l'ultima, anche se siamo pieni di dolore e di peccati  Il Signore non ci lascia nelle nostre situazioni e viene a risuscitarci."

                                                                   ------

FINE. Ringraziamo Exitus per il resoconto sulla videoconferenza.

                                                                   ------

L'Annuncio è terminato ma esitiamo ancora a definirlo pasquale. Vi abbiamo trovato elementi cattolici, ebraici, luterani, pentecostali, influenze gnostiche, persino elementi di teoria del complotto... di che Pasqua stiamo parlando?

Per rinfrancarci l'anima proponiamo quindi un breve quanto lineare e luminoso "Annuncio di Pasqua di Risurrezione" dal Catechismo di San Pio X Papa. Certo, sarebbe meglio se i parroci lo insegnassero a catechismo e durante le omelie. Intanto, lo si può leggere e meditare da soli a casa, sul treno, davanti al Tabernacolo...

Santa Madre Chiesa insegna e tramanda che Nostro Signore Gesù Cristo è innanzitutto Eucaristia, e che dobbiamo vivere santamente per poterci accostare ad essa, e cioè a Gesù Stesso. In caso di impedimenti gravi, Dio nella sua provvidenza e creatività ci invia altri strumenti di Comunione con lui. 

Ma in assenza di impedimenti è comandamento e precetto andare a Messa tutte le domeniche e precetto comunicarsi almeno a Pasqua. Quindi, siccome è sacrilegio fare la Comunione senza aver confessato i peccati mortali, la Pasqua è il giorno in cui Nostro Signore ci trova tutti belli rinnovati, puliti, confessati e disposti a cambiar vita. In questo senso la Pasqua è il giorno dell'anno in cui un cattolico, idealmente, dovrebbe farsi trovare sulle vette dell'imitazione di Cristo, e non in fondo alla fossa dei peccati.

Iniziamo a notare le enormi differenze tra la dottrina del kikarmenesimo e quella cattolica e che buon pro ci faccia.

sabato 15 dicembre 2018

Il Cammino Neocatecumenale è una deriva settaria all'interno della Chiesa

Pubblichiamo un documento frutto di un'analisi di Sr Chantal-Marie SORLIN, responsabile dell’Ufficio Derive settarie (CEF) e delle riflessioni di don Dominique Auzenet, delegato alla Pastorale «Nuove credenze e derive settarie» ed esorcista diocesano.
La Conferenza Episcopale Francese, infatti, di fronte alle denunce di consistenti gruppi di ex aderenti a gruppi o comunità religiose e laicali, ha deciso di adottare una vera e propria Pastorale che si occupi di identificare gli elementi a rischio deriva settaria di queste associazioni e, per quanto possibile, di combatterli, tutelando nel contempo le vittime di abusi psicologici e non solo.
Ebbene, benché questo documento non si occupi specificamente di Cammino Neocatecumenale, lo descrive con fedeltà impressionante e, dalla quantità di link ad articoli del nostro blog, possiamo concludere che il Cammino non "ha" alcune derive settarie, ma che il Cammino Neocatecumenale, nel suo complesso, "è" una deriva settaria, probabilmente la peggiore e la più distruttiva nel panorama attuale della Chiesa Cattolica.
Si consideri che nell'articolo non viene affrontato il problema degli abusi liturgici e della deriva teologica, altro campo in cui il Cammino Neocatecumenale non ha rivali per quantità e qualità.

VITA NELLA CHIESA E INFLUENZA SETTARIA

I – UNA GRIGLIA IDENTIFICATIVA DELLE DERIVE SETTARIE ANCHE ALL'INTERNO DI ISTITUZIONI ECCLESIALI

Il servizio «Pastorale Derive Settarie» della Conferenza Episcopale Francese, diretta da suor Chantal-Marie Sorlin, ha recentemente redatto un documento che permette di valutare le derive settarie all'interno di una comunità religiosa facendo riferimento ad alcuni criteri.
Per identificare tali derive, l'analisi si concentra su quattro aspetti del funzionamento deviante dei gruppi: il culto della personalità, la rottura con il mondo esterno, la manipolazione, l'incoerenza della vita.
Tale testo è accessibile su vari siti Internet.
Nell'esposizione, verranno fornite delle riflessioni complementari, con l'obiettivo di ampliare la prospettiva alle comunità non residenziali di varia natura e origine, che investono ormai la vita della Chiesa fino ai più alti livelli di responsabilità.
Esaminiamo ora i quattro capitoli sottostanti.

1. IL CULTO DELLA PERSONALITÀ



Idolatria dei fondatori:
«Carmen santa subito»
e «Tutto ciò che il signore ispira a Kiko è buono»
1.1 LA NASCITA DEL GRUPPO
Una disfunzione nel discernimento delle vocazioni può avere conseguenze temibili. Non mancano esempi di candidati al sacerdozio respinti in una diocesi ma accettati in un’altra. Stessa cosa per quanto riguarda il riconoscimento di un’associazione di fedeli o di una comunità.
I vescovi svizzeri hanno quindi appena ricordato questa esigenza: «Quando i candidati al sacerdozio o alla vita religiosa cambiano luogo di formazione o comunità, le informazioni tra i responsabili devono circolare in modo chiaro e preciso.»
Riflessioni:
Stessa cosa per quanto riguarda il riconoscimento di un'associazione di fedeli o di una comunità.
Occorre esaminare da vicino il contesto socio-culturale dell'epoca della fondazione ed è altrettanto importante tener conto delle filiazioni a cui fa appello il fondatore e degli strumenti di formazione che privilegia.
Alcune comunità cristiane sono state fondate in un periodo torbido, in cui la disgregazione morale della società sconvolgeva anche i fondamenti evangelici della vita ecclesiale.
I membri tendono a considerarsi assediati, assumendo una posizione difensiva, da detentori della verità, convinti di aver ricreato all'interno della loro cerchia comunitaria un'atmosfera dottrinalmente pura.
Questa cultura della "rettitudine" e della "fedeltà al Santo Padre" ha spesso come corollario lo sviluppo di uno spirito di superiorità. Convinti di essere gli unici salvatori della Chiesa, cercano di mettere in atto la propria rete. Nonostante le apparenze, tale "verità senza carità" si rivela altamente tossica.
Kiko, il «profeta», la «verità» che cambia la vita
1.2 IL CULTO DEL FONDATORE
In alcuni gruppi accade che il fondatore o il superiore prenda il posto di Cristo: i membri del gruppo lo venerano, lo innalzano su un piedistallo, gli giurano un’obbedienza assoluta. Dio passa direttamente solo e soltanto attraverso di lui. La sua parola è… parola del Vangelo. E i suoi scritti arrivano a sostituire le Sacre Scritture, che ovviamente è possibile capire solo grazie alle spiegazioni del “maestro”.
Un tale investimento nel fondatore permette in modo del tutto naturale di proclamarlo “Pastore a vita”.
E ovviamente qualsiasi rivelazione di comportamenti scandalosi va incontro al diniego, alla denuncia di complotto e di persecuzione.
Riflessioni:
Questo investimento rischia di invitare la comunità a lanciarsi in un' "operazione di brillantezza" dell'aura del fondatore. La corsa alla beatificazione e alla canonizzazione ne è un'espressione eloquente.
Nella maggior parte dei casi, le comunità sane non hanno un fondatore, ma un gruppo di fondatori.
1.3 NIENTE SALVEZZA FUORI DAL GRUPPO
Il gruppo non si presenta come complementare di ciò che già esiste, ma si concepisce come esclusivamente alternativo. È solo e soltanto attraverso di lui che passa oggi la salvezza della Chiesa.
Tutto il resto è tacciato di tiepidezza, d’infedeltà, di modernismo.
Da questo elitismo deriva il carattere “olistico” di tali comunità: tutte le vocazioni sono rivendicate nel gruppo, che basta così a sé stesso come un’“arca di salvezza” e una chiesa parallela.
Il gruppo si vuole autosufficiente perfino nel discernimento o nell’accompagnamento: gli psicologi esterni sono il diavolo! A volte è fatto obbligo di confessarsi presso un solo sacerdote della comunità, poiché gli altri non sarebbero in grado di comprendere il carisma.
La formazione si svolge rigorosamente all’interno e il pensiero del fondatore è fortemente enfatizzato.
Riflessioni:
Certe comunità sono a tal punto segnate dal fondatore che questi diviene il loro punto di riferimento assoluto, esclusivo e insuperabile.
Ma altre trovano il loro punto di riferimento "al proprio interno", e nel loro stesso nome il "marchio di qualità" ecclesiale.
Il fatto che questa realtà abbia solide basi non rappresenta un ostacolo a una sana rimessa in discussione?
Non si corre il rischio di sviluppare il sintomo della "Chiesa autoreferenziale" denunciato da Papa Francesco? O ancora diventare senza dirlo una "Chiesa nella Chiesa"?

1.4 AL DI SOPRA DELLE LEGGI
Gli abitanti della “Città celeste” che costituisce il gruppo non appartengono più al mondo. Quindi, contrariamente alle ingiunzioni dei vescovi, non si versano i contributi sociali alla Cavimac… Per non parlare delle infrazioni a livello economico, o sul piano del diritto del lavoro, o alla normativa in materia di sicurezza. Peraltro, l’ambiguità giuridica del gruppo espone i membri recalcitranti a ogni sorta di abusi senza la minima possibilità di presentare ricorso.
Riflessioni:
In certe comunità si è potuto constatare come gli insegnamenti biblici inducessero una concezione deformata della Provvidenza divina, portando ad un fideistico infantilizzante, che svilisce il senso di responsabilità. Si cercava in questo modo di giustificare le infrazioni costanti e lo sfruttamento dei membri allo scopo di arricchire la comunità.

2. LA ROTTURA CON IL MONDO ESTERNO

2.1 LE ROTTURE
Sono molteplici, e tali da rinchiudere la recluta in una vera e propria bolla completamente sconnessa dalla realtà:
Riflessioni:
Senza andare così lontano, come non notare gli squilibri introdotti nella vita delle giovani famiglie, esortare a mettere il loro tempo a disposizione dei servizi comunitari, o a sostenere il ritmo imposto dagli incontri comunitari? Come se la comunità fosse prioritaria rispetto alla famiglia…
Certo, le giovani famiglie possono correre senza avere l'impressione di una mancanza di tempo; anche se forse un giorno il risveglio sarà più difficile. Ma i nonni, dal canto loro, si vedono costretti a subordinare i nipoti alle esigenze della comunità. È forse normale?

2.2 CONTROLLO SULLA SCELTA DI CONFESSORI E DIRETTORI SPIRITUALI
Riflessioni:
L'infiltrazione, tentazione frequente della comunità, conduce più o meno alla sindrome della "chiesa nella Chiesa": se la comunità è potente,è in grado di "duplicare" le strutture diocesane già esistenti, con l'obiettivo di un'evangelizzazione performante. E allo stesso tempo imprigiona i suoi membri impegnati, limitando il loro paesaggio ecclesiale è un ripiego sul nutrimento intracomunitario.
Finiranno tutti per bere a un'unica fonte…

2.3 UNA FORMAZIONE CARENZATA, nutrita esclusivamente degli scritti del fondatore o di una selezione tendenziosa di autori. L’enfasi non è posta sulla Parola di Dio in quanto tale.

Riflessioni: la formazione può anche non essere carente, ma univoca. La comunità orienta verso le buone formazioni, serie, e possibilmente esenti da quei virus troppo contaminanti nella Chiesa diocesana ordinaria.
L'epoca in cui viviamo, con una società europea destrutturata al massimo, non rischia forse di favorire il pensiero ecclesiale "preconfezionato", elaborato dai responsabili della Comunità?
Domus Galileae:
lapidi con i nomi degli "eletti"

2.4 UN LESSICO SPECIFICO DEL GRUPPO
o tramite la creazione di nuove parole, o per cambiamento di significato delle parole usuali.
Riflessioni:
Non è solo il lessico, ma anche l'abbigliamento, il ritmo di vita, la liturgia, l'architettura, il modo di presentarsi, la strategia evangelizzatrice, ecc., che possono essere ambivalenti.
Se da un lato rappresentano elementi di aggregazione che aiutano a costruire l'identità credente, dall'altro possono anche trasformarsi in un'influenza vincolante.
Pertanto occorre sempre controllare il "gioco" della libertà offerta ai membri comunitari.

2.5 LA MOLTEPLICITÀ DI DEVOZIONI SENZA LEGAME DI UNITÀ DOTTRINALE
con sovrabbondanza di regole, segni e ascesi di ogni tipo, obbedendo all’ispirazione, ai capricci o alle trovate del responsabile. L’enfasi è posta sul demonio, il che spiega la frequenza delle liberazioni e degli esorcismi selvaggi; la visione dualista presenta il mondo come malvagio e ogni critica come una persecuzione dei “santi”.
Riflessioni:
In certi ambienti «apparizionistici» si ricorre alla consumata arte di sviluppare un business finanziario intorno a queste famose devozioni.

2.6 CONDIZIONI DI VITA DISUMANE CON PERICOLOSE CONSEGUENZE PER LA SALUTE FISICA, PSICHICA E SPIRITUALE
In queste comunità problematiche si ritrovano le stesse carenze che si manifestano nei gruppi settari in generale: carenze alimentari, carenze di sonno, carenza d’igiene di vita e di cure, estenuazione da lavoro, ecc. E se succede un incidente, l’irresponsabilità che l’ha causato viene nascosta elaborando un’interpretazione in chiave mistica dell’accaduto.
Riflessioni:
Queste interpretazioni «mistiche» possono riguardare ovviamente il cibo, a partire da demonizzazione ecologiche o da rivelazioni private.
Ma possono anche influire sul sonno per eccessivo impegno nell'adorazione eucaristica o in preghiere notturne, che possono diventare una nicchia privilegiata per persone fragili.
O sviluppare una concezione erronea della guarigione divina allo scopo di far desistere il soggetto dalle cure mediche necessarie.
O ancora indurre a sviluppare un attivismo invadente e stressante, che quasi non lascia tempo per la preghiera, e ancora meno per il riposo personale.

2.7 QUALE POVERTÀ?
Ci si procura il cibo presso il Banco alimentare. I membri non sono iscritti alle assicurazioni sociali, ma richiedono la CMU. Il lavoro è per la gente del mondo, ma si pratica la mendicità presso i “veri” poveri: Ai pagani, le preoccupazioni del mondo… Tuttavia, la collettività in quanto tale non disdegna i beni immobili e altri investimenti onerosi.
Riflessioni:
Possiamo tutti scivolare dalla ricerca di povertà autentica alla messa in atto di una povertà pigra.
Per esempio, la «mentalità da pascià», separazione semplicistica della componente spirituale da quella materiale: noi siamo al servizio della componente spirituale e della santificazione delle anime; grazie di provvedere al nostro sostentamento.
O ancora, la «mentalità hippy»: ignorare e infrangere deliberatamente le leggi dell'economia, le disposizioni di sicurezza anti incendio, dell'igiene alimentare, con il pretesto di promuovere la semplicità, la flessibilità, la carità…
Avere in bocca la parola «Provvidenza» senza preoccuparsi minimamente del prezzo dei beni, come se la cosa non riguardasse queste persone, è segno di una spiritualità sviata.
2.8 UNA DISINCARNAZIONE
Alcuni gruppi, per via della loro concezione e del loro sistema, hanno reciso il legame che unisce i figli ai genitori: l’autorità parentale viene per così dire trasferita al “pastore” e i figli diventano figli della comunità; l’immagine dei genitori ne risulta sminuita.
Quanto alla sanità: un evidente bisogno di trattamento terapeutico lascia posto a una pericolosa parola d’ordine: «Il Signore guarisce! Noi ci crediamo.»
Riflessioni:
L'accettazione del dovere di stato, il discernimento delle priorità, la preoccupazione di verificare gli equilibri sono tre mezzi da utilizzare per evitare di lasciarsi trascinare in progetti mirabolanti che finiranno per calpestare l'umanità delle persone.
Gesù non è stato estraneo alla vita ordinaria, anzi, l'ha accettata e vissuta in pieno per trent'anni. Vivere da cristiano non è il sogno di un destino straordinario, ma l'apprendimento dell'amore ordinario vissuto nel quotidiano..
Quando un'esperienza spirituale importante, o ancora una vita comunitaria pregnante, giungono a turbare la vita familiare, nei suoi equilibri (tensioni eccessive) e nelle sue relazioni (rottura con i parenti), occorre porsi in fretta le domande opportune.

2.9 DOLORISMO E CULTO DELLA SOFFERENZA
Le difficoltà – obiettive – incontrate sono sublimate con l’invito al sacrificio. La sola risposta è del tipo: «Soffrendo,porti la croce che salva i tuoi amici; se vivi la croce significa che sei sulla buona strada, molto vicino a Gesù; se stai male significa che cresci lottando contro le tue debolezze; se soffri è perché non ti sei ancora convertito a sufficienza»; «Se non hai retto è perché non preghi abbastanza; significa che non ti sei ancora spogliato completamente di te stesso».
Occorre sottolineare, in alcuni gruppi, la proporzione rilevante di membri in cattive condizioni di salute: in particolare, depressioni, tentativi di suicidio, suicidi, comparsa o aggravamento di malattie psichiatriche.

3. LA MANIPOLAZIONE


Proselitismo con figli al seguito
3.1 IL PROSELITISMO
I membri del gruppo organizzano delle uscite dalla loro cittadella allo scopo di andare a convertire gli altri, che si presume vivano nell’ignoranza e nell’errore. All’esterno, l’alterità non è oggetto di interesse o di curiosità, o promessa di arricchimento. L’altro è davvero accettato solo negandone la differenza e l’apporto. Il suo interesse risiede solo nel fatto di essere un potenziale convertito.
Riflessioni:
Tutto ciò ha anche a che vedere con la castità.
Quest'ultima caratterizza il nostro atteggiamento di profondo rispetto all'altro , nel complesso delle nostre relazioni umane.
Rispetto delle opinioni altrui, ascolto attento delle persone, rifiuto di giudicare, di etichettare, di chiudere in una scatola, di mettere la mano sull'altro, di nutrire una curiosità malsana nei suoi confronti… Questa delicatezza è l'espressione della castità.
Viceversa, la sua assenza si esprime tramite atteggiamenti di seduzione, di predazione, di dominio, di manipolazione, di violenza psicologica…

3.2 IL RECLUTAMENTO VOCAZIONALE
Bisogna sedurre e portare in comunità. Il reclutamento è rapido, le prede sono spesso giovani e senza grande esperienza. Se, malgrado tutto, il bersaglio si pone delle domande, lo si mette sotto pressione, convincendolo che il dubbio è opera del demonio. Il reclutatore è un esperto nell’arte della doppia costrizione. Richiamiamo soltanto il canone 219 del Codice di diritto canonico: «I fedeli godono del diritto di non essere sottoposti ad alcuna costrizione in merito alla scelta di uno stato di vita.»
Riflessioni:
L'attuazione - più o meno esplicita - di un vero e proprio potere di seduzione può diventare uno stile di vita. Tale spirito di seduzione riveste molteplici forme nel comportamento della personalità, nel tono della voce, nelle prese di posizione, nel vissuto relazionale: mellifluo, ossequioso, ammaliatore, sentimentale o sessuale, subdolo, canzonatorio, bugiardo, insinuatore, perverso…
La si potrebbe quasi definire una predazione organizzata.
«Cosa sarebbe la "pastorale delle vocazioni" se si trattasse di una tecnica di reclutamento, con tanto di agenti reclutatori e reti di influenza?
Cosa ne sarebbe delle persone che, adescate da queste reti, dovessero rendersi conto un giorno di essere state strumentalizzate e brandite come segno di una buona prestazione spirituale, con proposte pie dietro le quali si nascondono pratiche meno confessabili?
Alla lunga, queste forme di gestione spirituale si rivelano pericolose, malgrado i risultati positivi che ottengono nell'immediato.»
(Mons. Claude Dagens, "La pastorale delle vocazioni non è una strategia" La Croix dell'8 luglio 2014).

3.3 LA CONFUSIONE DEI FORI ESTERNO E INTERNO
I ruoli di confessore e direttore spirituale (foro interno) non devono mai essere confusi con l’incarico di superiore (foro esterno). Eppure, ci si accorge che questa confusione è molto comune.
Allo stesso modo, il sostegno psicologico non dovrebbe mai essere effettuato all’interno di una comunità o di un’associazione cristiana, per tutelare la libertà delle persone e ridurre le interazioni:
presa di potere, lotta d’influenza, rischio di concertazione senza riguardo per il segreto del sostegno, gaffe varie e indiscrezioni che scaturiscono e si spandono velocemente in un ambiente
ristretto. Se una stessa persona gestisce i ruoli comunitari importanti, il sostegno spirituale e psicologico, e perfino la confessione, non è difficile capire quanta influenza possa esercitare sulle persone. Questa distinzione tra pubblico e intimo è anche distrutta dalla moda della “trasparenza”,
in altre parole dalle confessioni pubbliche. Sotto l’apparenza di fraternità e compassione, l’intimità salutare dell’individuo è calpestata, forzando la persona a una sorta di esibizionismo psico-spirituale, che in definitiva è sinonimo di stupro psichico.
Riflessioni:
La distinzione tra foro interno e foro esterno è un concetto fondamentale per la vita spirituale.
Tutto ciò che ha attinenza con la vita privata e intima, che si condivide con un confessore o con un accompagnatore spirituale sotto il sigillo della fiducia, appartiene al foro interno e non può essere divulgato a terzi senza l'autorizzazione dell'interessato.
Nel diritto canonico, il giudizio di un atto del foro interno avviene in rapporto alla coscienza personale.
Ciò che viene fatto in rapporto della società, degli altri, appartiene invece al foro esterno e il giudizio degli atti commessi avviene riferendosi a criteri oggettivi esterni.
Questa confusione è lo strumento numero uno messo in atto per sfociare in derive gravi.
La porta è aperta agli abusi di potere, all'onnipotenza del «guru» che, nell'esercizio della propria autorità, rafforza le sue ragioni «visibili» con ragioni «invisibili» e private.

Kiko crea, Kiko dirige, Kiko celebra, onore a Kiko!

3.4 DEI VOTI PARTICOLARI
Mai parlare male del fondatore o di un qualunque superiore e denunciare immediatamente quanti infrangono questo voto. Si sente anche parlare di un voto d’unità: le critiche (vale a dire ogni minima domanda legittima od ogni minima riflessione personale) e le disobbedienze mettono in pericolo la fraternità.
Riflessioni:
L'autorità religiosa può purtroppo derivare verso l'oppressione.
La tradizione cattolica ha visto svilupparsi concezioni e pratiche mirate a prevenire - anche se non sempre con successo - gli abusi di potere religioso: basti pensare alla funzione critica della riflessione teologica, alla presa di decisioni collegiale o sinodale, alla pratica della accettazione da parte del popolo di Dio delle decisioni prese e al ruolo insostituibile della coscienza personale.
L'assenza di uno spazio riservato a questi quattro aspetti deve far sorgere qualche domanda.

3.5 IL SEGRETO IMPOSTO COME REGOLA ASSOLUTA
Poiché si suppone che la funzione di tali associazioni sia quella di servire la Chiesa, tutti i membri dovrebbero poter dialogare apertamente e liberamente con i membri della gerarchia, ogniqualvolta si renda necessario. Quando si compiono opere buone, non si ha paura della luce. Succede invece che venga proibito di parlare con il vescovo locale, giudicato incapace di comprendere il carisma…
Allo stesso modo, si fa uso di tutta una documentazione interna che deve rimanere nascosta.
Riflessioni:
Se da un lato si può considerare normale il fatto che non tutti abbiano accesso a tutto, sta di fatto che le persone esterne percepiscono un'opacità quasi totale sulle modalità di governo, sulla gestione finanziaria, ecc.
Perfino all'interno si riscontrano spesso rotture di comunicazione tra i vari livelli o settori, che favoriscono tale opacità. Con l'arrivo delle nuove comunità, si può quindi percepire una sorta di diffusione di cultura del segreto perfino all'interno della Chiesa, come non era mai accaduto prima a questi livelli.
Tra l'altro, si pone così la questione della responsabilizzazione dei battezzati nelle comunità: entrandovi, rischiano di acconsentire inconsapevolmente a una certa formattazione che può sviare in infantilizzazione.

3.6 BUGIE, INGANNI E DISSIMULAZIONI
La dissimulazione può aver luogo fin dall’inizio, ovvero per ottenere l’approvazione (documentazione presentata alle autorità e documentazione “interna”, alla quale i membri stessi non hanno accesso). Successivamente, anche quando l’autorità riesce a penetrare all’interno del funzionamento del gruppo, quest’ultimo fa di tutto per sottrarsi al controllo e alle misure intraprese per migliorare la situazione.

Riflessioni:
In un'ottica di potere, il gioco del gatto e del topo diventa uno sport da cui le comunità rischiano di uscire vincitrici. Viceversa, le relazioni di fiducia presuppongono vulnerabilità, trasparenza, rinuncia ad atteggiamenti di potere, sia da parte dell'autorità ecclesiale che della comunità, cosa che ovviamente presuppone il drastico rifiuto del doppio linguaggio.

3.7 L’AUTORITARISMO DEL RESPONSABILE E LA SOTTOMISSIONE DEI MEMBRI
L’obbedienza – si tratta perfino di sottomissione – è innalzata al rango di somma virtù: ciò avviene in modo incondizionato e infinitamente più marcato rispetto a una comunità religiosa tradizionale. Ma la vera obbedienza non è sinonimo né di autoritarismo, né d’infantilizzazione.
Passa anche attraverso la mediazione e non è caratterizzata da colpi di bacchetta magica del tipo:«Dio mi ha detto»… Non è forse vero che i “capetti” possono lasciarsi prendere da una forma di godimento nel consigliare e nel comandare?
Riflessioni:
Di capetti ve ne sono dappertutto: nelle famiglie, nelle società, nelle imprese, e anche all'interno della Chiesa, dal momento che è dotata di una struttura gerarchica.
La mentalità del «capetto» è prima di tutto una configurazione psicologica.
Spetta al responsabile della formazione individuarla. In seno alla Chiesa cattolica ciò solleva la questione della formazione alla psicologia, anche per i vescovi.

3.8 IL DUBBIO È OPERA DEL MALIGNO
«Decisi di comunicare i miei dubbi e le mie domande al fondatore. La sua risposta è stata corta e precisa: “Sento che non fai più parte della comunità.” Ben undici anni di vita comune, di fede comune, spazzati via da queste poche parole scritte su un foglietto di carta. In questo sistema di certezze, non c’era posto per dubbi e domande. Rispondere ai dubbi significava ammettere la possibilità di averne. L’esclusione era l’unica risposta. L’anzianità, l’impegno solenne a vita, i sacrifici fatti, l’energia profusa senza contare non avevano più alcun valore…»
Riflessioni:
La demonizzazione di colui che solleva dubbi è solo l'ultima tappa di un atteggiamento che consiste semplicemente nell'ignorarlo, o nel fargli presente che lo si comprende, ma di fatto ignorando le sue osservazioni o le sue domande.


Spaventose imitazioni
delle "opere" di Kiko
3.9 UMILIAZIONI E SENSI DI COLPA INFLITTI
Il ribelle, colui che fa molte domande, non gode mai di buona reputazione in una comunità deviante. E in generale paga i suoi sgarri a caro prezzo, a suon di umiliazioni e sensi di colpa inflitti: « Spiegarsi significa diffidare… la depressione è il rifiuto di Dio… amare significa scendere nel fango… tacere significa amare… la tensione è frutto soltanto della nostra cattiveria… riposarsi significa non amare a sufficienza… rivendicare significa essere egoista… difendersi significa ribellarsi al Vangelo». Quanto a coloro che non si annullano nella sottomissione silenziosa e che rischiano quindi di contaminare gli altri, sono semplicemente cacciati via. All’interno li si copre di calunnie:il ribelle è un Giuda. La dinamica relazionale si semplifica all’estremo: sottomissione o esclusione. Negoziare verbalmente è impossibile, siamo in una situazione di tutto o niente.
L’altro è ridotto allo stato di oggetto: è assimiassorbito o respinto. Non può essere soggetto di parola, e quindi partecipare a un dialogo. Una parola diversa, infatti, suscitando il dubbio, crea angoscia nel gruppo e mette in moto i meccanismi di difesa che culminano nell’esclusione. All’interno del gruppo, l’alterità è insopportabile.
Riflessioni:
Gli specialisti della manipolazione conoscono bene questo fenomeno di mobbing finalizzato all'eliminazione. A questo scopo si può ricorrere ad ogni sorta di tecniche che colpiscono la persona stessa, le modalità e la natura del suo lavoro, la sua posizione sociale all'interno della comunità.
La dinamica relazionale si semplifica all'estremo:sottomissione o esclusione. Negoziare verbalmente è impossibile, siamo in una situazione di tutto o niente. L'altro è ridotto allo stato di oggetto: è assimiassorbito o respinto. Non ha diritto alla parola e quindi non può partecipare a un dialogo.
Una parola diversa, infatti, suscitando il dubbio, crea angoscia nel gruppo e mette in moto i meccanismi di difesa che culminano nell'esclusione. All'interno del gruppo, l'alterità è insopportabile.

3.10 L’ABBANDONO
  • In che condizioni relazionali? Le partenze vengono sempre nascoste agli altri membri. Inoltre, nessuno rivolgerà più la parola al traditore. E poiché l’adepto aveva già tagliato i legami con tutte le sue conoscenze precedenti, si ritrova solo.
  • In che condizioni economiche? Ciò che ha portato al suo arrivo, ciò che ha costantemente versato nella cassa comune, è un dono, no? Dopo aver forse abbandonato una professione, dopo aver lavorato sodo per anni – ovviamente a titolo gratuito e senza assicurazione sociale – colui o colei che lascia il gruppo si ritrova nudo/a come Giobbe… Eppure il canone 702 par. 2 del Codice di diritto canonico stipula che l’istituzione continuerà a comportarsi con equità e carità evangelica nei confronti del membro che è partito.
  • In che condizioni fisiche e psichiche? La vita è stata talmente difficile che la persona ne esce annientata. Alcuni sono ancor più gravemente distrutti a livello psichico: quante depressioni, quanti tentativi di suicidio, quanti suicidi! Le persone, infatti, sono afflitte da sensi di colpa e si ritrovano a fare i conti con un sentimento di fallimento totale.
  • In che condizioni spirituali? Alcuni conservano la fede, perché prima di questa sfortunata esperienza che hanno vissuto avevano davvero incontrato Cristo. Molti, invece, non vogliono più sentirne parlare…


4 L’INCOERENZA DELLA VITA

4.1 LA VITA “STRAORDINARIA" DEI CAPI
Anche solo per una questione di carità: nei confronti dei più deboli, nei confronti delle persone la cui situazione economica è cambiata, nei confronti degli altri componenti della Chiesa, ecc.
Il fondatore dovrebbe consumare gli stessi pasti e attenersi alle stesse regole e costituzioni applicate nella comunità.
Riflessioni:
La cecità della Chiesa sulla doppia vita dei fondatori non è che la conseguenza di due atteggiamenti ben radicati: il suo rifiuto di ascoltare veramente le vittime e la sua ignoranza della perversità delle derive settarie in generale, e al suo interno in particolare.
Il punto più basso è stato raggiunto probabilmente con il fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel.
Numerosi segni mostrano che non è servito da lezione.
Ecco un esempio, senza andare a cercare troppo lontano: il terzo congresso mondiale dei Movimenti ecclesiali e delle nuove comunità, organizzato a Roma dal 20 al 22 novembre 2014 dal Pontificio Consiglio per i Laici, si è svolto presso il collegio internazionale Maria Mater Ecclesiae. Tenere questo congresso un una struttura dei Legionari di Cristo non è neutro. È un segno forte.
Se una struttura creata dal più corrotto di tutti i fondatori viene scelta dal Vaticano come sede di un congresso di questa portata, significa che le altre comunità che possono essere implicate in altri abusi non devono minimamente preoccuparsi.

4.2 IL DENARO
La comunione dei beni:
data la scarsa stabilità offerta dalla vita moderna e la probabilità che dei membri abbandonino la comunità dopo qualche anno, c’è un vantaggio nel mettere i beni di un membro al sicuro fino alla sua morte, in modo tale che se decide di partire, tali beni possano
servire a soddisfare i suoi bisogni una volta uscito dalla comunità. Ma al momento della partenza l’adepto se ne va spesso nudo come Giobbe, sebbene il Codice di diritto canonico parli di equità.
Si capisce allora come, data la situazione, un adepto con un minimo di buon senso non abbia più la forza di partire.

  • Lo sfruttamento del lavoro dei membri.
  • La gestione finanziaria dovrebbe essere sempre onesta e trasparente. Tuttavia, certi gruppi sono esperti nell’arte di mettere in piedi false sotto-associazioni o associazioni fantasma.
  • I doni e le captazioni di eredità.

Riflessioni:
Il volontariato, la gratuità e il disinteresse sono fortemente incoraggiati, se non espressamente richiesto.
Sono tutti comportamenti lodevoli, ma certe comunità sono scivolate, forse senza nemmeno accorgersene, verso uno «sfruttamento» della disponibilità o dell'idealismo dei loro membri, delle loro reti o delle loro offerte. Tali membri fungono allora da manodopera domestica a buon mercato - cucina, cura della casa e del giardino - ma anche di fornitori di fondi, facendo alla comunità e al gruppo cospicue offerte, perfino di una parte dei propri beni.
In questo caso bisognerebbe potersi assicurare che i mezzi raccolti servano appunto a perseguire gli scopi che la comunità si prefigge. Ma spesso la gestione finanziaria è tutt'altro che trasparente.

4.3 I COSTUMI
Qui abbiamo a che fare con reati, perfino reati ben conclamati: pedofilia, stupri, palpeggiamenti, efebofilia…

CONCLUSIONI
Beninteso, un solo criterio non può essere sufficiente per identificare un gruppo a derive settarie.
Solo un insieme di criteri correlati permette di prendere coscienza del carattere patologico di una comunità o di un’associazione.
Ma di fatto sorprende sempre constatare che molti dei sintomi descritti ricorrono regolarmente in un certo numero di gruppi di cui si sente parlare attualmente.
Peraltro, tutte le derive evidenziate in alcune comunità cattoliche sono in fin dei conti identiche a quelle che si riscontrano nei gruppi settari in generale. Le tre tentazioni del potere, dell’avere e del godere sono a tutti gli effetti universali.

Analisi di Sr Chantal-Marie SORLIN, responsabile dell’Ufficio Derive settarie (CEF)
Marzo 2014
Riflessioni di don Dominique Auzenet, delegato alla Pastorale «Nuove credenze e derive settarie» ed esorcista diocesano.
Tratte dal libro «Dall'abuso alla libertà. Derive settarie all'interno della Chiesa. Testimonianze e riflessioni» a cura di Vincent Hanssens.