venerdì 18 settembre 2009

Evitare la secolarizzazione dei sacerdoti e la clericalizzazione dei laici


Più volte abbiamo affrontato in questa agorà il tema scottante del vero ruolo che il laicato cattolico deve assumere alla luce della Christifideles Laici, ma, in generale ,di tutto il Magistero e di tutta la sana e sempre fondante Tradizione della Chiesa.

Ci ritorniamo stavolta con le parole del Garante Supremo di tale Magistero e di tale Fondamento Ecclesiale, il Sommo Pontefice stesso.
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Il Santo Padre ai vescovi Brasiliani, il 17 settembre scorso:

Con i suoi fedeli e con i suoi ministri, la Chiesa è sulla terra la comunità sacerdotale organicamente strutturata come Corpo di Cristo, per svolgere efficacemente, unita al suo capo, la sua missione storica di salvezza. Così ci insegna san Paolo: "Voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra" (1 Cor 12, 27). In effetti, le membra non hanno tutte la stessa funzione: è questo che costituisce la bellezza e la vita del corpo (cfr. 1 Cor 12, 14-17). È nella diversità fondamentale fra sacerdozio ministeriale e sacerdozio comune che si comprende l'identità specifica dei fedeli ordinati e laici. Per questo è necessario evitare la secolarizzazione dei sacerdoti e la clericalizzazione dei laici. In tale prospettiva, i fedeli laici devono quindi impegnarsi a esprimere nella realtà, anche attraverso l'impegno politico, la visione antropologica cristiana e la dottrina sociale della Chiesa.

L'approfondimento armonioso, corretto e chiaro del rapporto fra sacerdozio comune e sacerdozio ministeriale costituisce attualmente uno dei punti più delicati dell'essere e della vita della Chiesa. Il numero esiguo di presbiteri potrebbe infatti portare le comunità a rassegnarsi a questa carenza, consolandosi a volte con il fatto che quest'ultima evidenzia meglio il ruolo dei fedeli laici. Ma non è la mancanza di presbiteri a giustificare una partecipazione più attiva e consistente dei laici. In realtà, quanto più i fedeli diventano consapevoli delle loro responsabilità nella Chiesa, tanto più si evidenziano l'identità specifica e il ruolo insostituibile del sacerdote come pastore dell'insieme della comunità, come testimone dell'autenticità della fede e dispensatore, in nome di Cristo-Capo, dei misteri della salvezza.

Sappiamo che "la missione di salvezza affidata dal Padre al proprio Figlio incarnato è affidata agli apostoli e da essi ai loro successori; questi ricevono lo Spirito di Gesù per operare in suo nome e in persona di lui. Il ministro ordinato è dunque il legame sacramentale che collega l'azione liturgica a ciò che hanno detto e fatto gli apostoli e, tramite loro, a ciò che ha detto e operato Cristo, sorgente e fondamento dei sacramenti" (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1120). Per questo, la funzione del presbitero è essenziale e insostituibile per l'annuncio della Parola e per la celebrazione dei sacramenti, soprattutto dell'eucaristia, memoriale del sacrificio supremo di Cristo, che dona il proprio Corpo e il proprio Sangue. Per questo urge chiedere al Signore di mandare operai per la sua messe; oltre a ciò, è necessario che i sacerdoti manifestino la gioia della fedeltà alla propria identità con l'entusiasmo della missione.

Alla luce di queste parole e del ruolo dei sacerdoti nella Chiesa, appare sempre più anomala la prassi del Cammino neocatecumenale che vede nel ruolo di guide onnipossenti i catechisti - emanazione del potere verticistico degli iniziatori - ai quali sono assoggettati anche i sacerdoti, tuttora e nonostante tutti i richiami, a partire da quello di Giovanni Paolo II:

...In questo cammino l'opera dei sacerdoti rimane fondamentale. Di qui la necessità che sia ben chiara la posizione che a voi spetta come guide delle Comunità, affinché la vostra azione sia in sintonia con le reali esigenze della pastorale. La prima esigenza che vi s'impone è di sapere mantener fede, all'interno delle Comunità, alla vostra identità sacerdotale. In virtù della sacra Ordinazione, voi siete stati segnati con uno speciale carattere che vi configura a Cristo Sacerdote, in modo da poter agire in suo nome (cfr. Presbyterorum Ordinis, 2). Il ministro sacro quindi dovrà essere accolto non solo come fratello che condivide il cammino della Comunità stessa, ma soprattutto come colui che, agendo "in persona Christi", porta in sé la responsabilità insostituibile di Maestro, Santificatore e Guida delle anime, responsabilità a cui non può in nessun modo rinunciare. I laici devono potere cogliere queste realtà dal comportamento responsabile che voi mantenete. Sarebbe un'illusione credere di servire il Vangelo, diluendo il vostro carisma in un falso senso di umiltà o in una malintesa manifestazione di fraternità. Ripeterò quanto già ebbi occasione di dire agli Assistenti Ecclesiastici delle Associazioni Internazionali Cattoliche: "Non lasciatevi ingannare! La Chiesa vi vuole sacerdoti, e i laici che incontrate vi vogliono sacerdoti e niente altro che sacerdoti. La confusione dei carismi impoverisce la Chiesa, non la arricchisce"(Dal Discorso di Giovanni Paolo II ai Sacerdoti delle comunità neocatecumenali il 9.12.1985)

19 commenti:

mic ha detto...

di fatto, a tutt'oggi il potere dei catechisti laici, esercitato anche sulle coscienze e sulle vite delle persone, è immutato e assoluto.

Quel che ne deriva, a prescindere perfino dall'anomalia che emerge in raffronto alle indicazioni del Papa -che pure è un dato serio- è il disagio e la coartazione che molti subiscono, con gravi danni piscologici ed esistenziali, che coinvolgono singoli e molte famiglie che non siano inglobate nel Cammino nc con tutti i loro membri.

Nei confronti di chi lascia perpetuarsi queste (ed altre) anomalie, si configura anche la mancata tutela di chi è più a rischio e viene lasciato in balia di situazioni non sane e poteri che violano la libertà individuale

mic ha detto...

chi volesse approfondire può leggere le numerose testimonianze che, corredate dei dati personali non si è mancato di inviare alla Santa Sede

Francesco ha detto...

Ho ragione di pensare che la Christifideles Laici, sull'onda dei plateali " entusiasmi" postconciliari, abbia in qualche modo voluto superare se stessa nel momento medesimo in cui vedeva la luce.
Sed transeamus e accostandoci rispettosamente ai suoi contenuti, ormai patrimonio della Chiesa, discernendo l'essenziale dal posticcio, i cardini dai ricami, possiamo dare atto e darci atto che la sintesi di questo fondamentale documento risiede proprio nelle poche e scarne parole che il Papa ieri ha rivolto ai vescovi brasiliani e che costituiscono il titolo di questo tghread.
E' sorprendente come in tanti ( Caterina in primis) abbiamo pensato tutti oggi a questo nuovo argomento di discussione.

cinzia ha detto...

"La confusione dei carismi impoverisce la Chiesa".
In effetti, la situazione all'interno del c.n.c, è veramente paradossale, se si pensa che il SACERDOTE, deve chiedere il PERMESSO di ogni singola azione al CATECHISTA.
Il carisma del Sacerdote è fondamentale per i credenti, i quali da sempre hanno aperto i loro cuori alla sapienza che Dio promana attraverso di loro. Con l'avvento dei neocat, si è giunti alla confusione totale per ciò che compete al laico e al presbitero;
Kiko e i suoi fedeli sono stati divinizzati di colpo...ma da chi?
La stessa Chiesa ha permesso tutto questo e oggi più di ieri ne stiamo pagando le conseguenze, che, se mi è lecito profettizzare, ancora non è stata raggiunta la misura colma.

Stefano78 ha detto...

Con l'avvento dei neocat, si è giunti alla confusione totale per ciò che compete al laico e al presbitero;


Devo correggerti. Non è affatto l'Avvento dei Neocat ad aver portato confusioni di ruoli ma l'esatto opposto. E' la confusione di ruoli pre-esistente ad aver consentito il proliferare di ogni altra confusione.

mic ha detto...

E' la confusione di ruoli pre-esistente ad aver consentito il proliferare di ogni altra confusione.

nella Chiesa i sacerdoti sono stati sempre considerati "pastori d'anime" e questo il concilio lo ha in parte trasformato; ma nessuno ha sovvertito il ruolo dei sacerdoti come il Cammino nc col risultato anche di confondere -diluendolo, per poi eliminarlo alla protestante maniera - il sacerdozio ordinato rispetto a quello battesimale di ogni credente.

Basta pensare a quanto già annunciato nelle prime catechesi (anche con schemi e lavagne), e cioè il considerare la gerarchia ecclesiale, – e in particolare il sacerdozio ordinato – come non indispensabili, illustrando la nuova idea di chiesa, nella quale la parrocchia ormai alla deriva va sostituita da non meglio chiarite cellule comunitarie. Viene enfatizzato il sacerdozio dei fedeli anche negando le validità delle celebrazioni in assenza dell'Assemblea (questo insegna Kiko). Se è vero che ogni cristiano è 'sacerdote, profeta e re' è altrettanto vero che solo il Sacerdote ordinato può agire in persona Christi nella Consacrazione, la quale è valida anche se per una qualunque ragione non vi partecipa nessuno! (questo insegna la Chiesa)

Giovanni Paolo II nell’enciclica "Ecclesia De Eucharistia " (2003), al n. 31, scrive: "Si capisce, dunque, quanto sia importante per la vita spirituale del Sacerdote, oltre che per il bene della Chiesa e del mondo, che egli attui la raccomandazione conciliare di celebrare quotidianamente l’Eucaristia, "la quale è sempre un atto di Cristo e della Sua Chiesa, anche quando non è possibile che vi assistano fedeli".

Kiko invece insegna e pratica: "non c'è eucaristia senza Assemblea"!

Caterina63 ha detto...

Francesco ha detto...

E' sorprendente come in tanti ( Caterina in primis) abbiamo pensato tutti oggi a questo nuovo argomento di discussione.

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questo accade quando si è un cuor solo e un anima sola CON Pietro....
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Stefano78 ha detto...

ma nessuno ha sovvertito il ruolo dei sacerdoti come il Cammino nc col risultato anche di confondere -diluendolo, per poi eliminarlo alla protestante maniera - il sacerdozio ordinato rispetto a quello battesimale di ogni credente.


Sono d'accordo sul fatto che in CnC il concetto è Radicale.

Ma si potrebbe dire che questo è un "merito". Non ci sono, all'interno ovviamente, tentennamenti o negoziazioni.

Nella realtà viva e vivente delle parrocchie, la confusione babelica sul Sacerdozio è invece presente e costante. In forme meno veementi ma assolutamente identiche nella sostanza della confusione.

Basta assistere alla Santa Messa "ordinaria" in una Parrocchia.

zufolo ha detto...

per ricollegarmi (tenuamente) con quanto sostenuto da stefano, faccio presente che se la gente andasse in Chiesa, fosse in grado di trasmettere la fede ai figli, facesse abbastanza figli non dico da riempire le chiese ma almeno da consentire alla specie di sopravvivere (>= 2.1 figli per famiglia, vi ricordo), desse qualche traccia di comportamento cristiano -- tipo non abortire, non divorziare, combattere l'eutanasia, non farsi causa per qualsiasi stupidaggine -- anziche' andare in giro a lamentarsi che il Papa e' troppo conservatore (ma avete mai messo il naso fuori di casa e chiesto al cattolico medio cosa ne pensa del Papa?) -- fino ad allora, dicevo, gruppi come il cammino o rinnovamento o qualsiasi cosa che prometta un'esperienza evangelica piu' seria prospereranno.

nel frattempo, nessun Papa sano di mente si metterebbe a stroncare uno di questi gruppi perche' non gli piacciono i candelabri che usano. e certamente non si lamentera' perche' dei laici evangelizzano.

e i tradizionalisti? boh, staremo a vedere tra trenta-quarant'anni, come abbiamo visto con il cammino, per salvare la Chiesa non basta essere formalmente inoppugnabili, ma dare frutti. vedremo che frutti darete -- io spero che li darete perche' secondo me c'e' bisogno anche di voi, ma e' presto per dirlo.

z

tanto rumore per nulla ha detto...

Ma non avete un lavoro?Non avete cose piu' interssanti e utili da fare che trascorrere tantr ore su un blog dandovi ragione a vicenda?

Francesco ha detto...

Vedi, Zufolo, il tuo ragionamento apparentemente non fa una grinza: è il " ragionamento - cavallo di battaglia" di molti catechisti neocat e di molti "coordinatori" dei gruppi Rns ( I Focolarini sono più restii a barattare la Verità con slogans), che consiste sostanzialmente nel seguente sillogismo:

- neocat e Rns hanno mille pecche però sono le uniche realtà evangelizzatrici;
- l'evangelizzazione nei suoi canali tradizionali è in crisi irreversibile;
- turiamoci il naso e teniamoci le mille pecche di queste realtà e in cambio apprezziamo il loro contributo evangelizzante.

Ragionamento privo di ogni logica:

1) intanto i " canali usuali" di evangelizzazione devono essere riaperti, riscoperti, ripensati; i sacerdoti devono tornare a fare i sacerdoti ( lo dice il Papa). non i " deleganti" a 360 gradi; i laici devono " collaborare " all'evangelizzzione ( lo dice la "Christifideles Laici", non prenderne l'iniziativa esclusiva e proporre ai neofiti un percorso di fede, pardon un percorso evangelizzante verso non si sa quale fede o quale sincretistica e fantasiosa religione;

2)occorre riscoprire l'enorme valore evangelizzante e catechetico che ha in sè la sana liturgia e la sana dottrina della Chiesa nella loro semplicità di sempre ( non mi si venga a dire che il rito neocatecumenale sia meno ridondante , complesso, arzigogolato e pomposo di quanto, a prima vista, potrebbe apparire ai neofiti la messa V.O.);

3)Non bisogna confondere gli effetti della desacralizzazione del Sacro ( superficialità o assenza di evangelizzatori) con le cause ( abdicazione della Chiesa e dei suoi pastori alla missione precipua affidatale da Cristo: la predicazione. E la predicazione spetta anzitutto ai sacerdoti e ai vescovi, non necessariamente all'improvvisazione e alla fantasia dei laici;

4)Non esiste una " fronda tradizionalista " nella Chiesa. Occorre uscire da questo tremendo equivoco. Chi come noi invoca un ritorno alla sana dottrina ed alla sana liturgia, quali premesse feconde e indispensabili della nuova evangelizzazione ( che sta fallendo miseramente e certo non è valutabile positivamente solo sul quel misero 1,2 per cento di cattolici che frequenta i movimenti) non deve "dare frutti" di per sè, perchè non ha nessun hortus conclusus da difendere o imporre. I frutti li deve dare - e liu darà, perchè li ha sempre dati in 2000 anni, la Chiesa di Cristo, a condizione che, come dice Benedetto XVI, non rinunci al suo ruolo forte e imprescindibile di guida, di esempio e di azione nei suoi pastori e nei suoi sacerdoti, prima ancora che nei "Suoi" laici.

mic ha detto...

Ma non avete un lavoro?Non avete cose piu' interssanti e utili da fare che trascorrere tantr ore su un blog dandovi ragione a vicenda?

certo che abbiamo un lavoro e anche molti impegni; tra cui c'è questo, che consideriamo un servizio e vedi di leggere e comprendere meglio prima di fare affermazioni a casaccio, che servono solo a portare acqua al mulino del cammino nc

zufolo ha detto...

francesco... occorre fare questo... occorre riscoprire quest'altro... bla bla...

se agli alberi di fichi fosse chiesto di far chiacchiere invece di fichi, saremmo tutti santi.

e certo che puzziamo, nella Chiesa c'e' posto per tutti, per i dottori e per gli ignoranti balbuzienti, ma non troverai nessun Papa con cosi' poca saggezza da far star zitto i puzzoni (hai notato che parla SEMPRE di frutti quando parla dei nc?)

z

Francesco ha detto...

X tanto rumore....neocat..

La domanda se hanno un lavoro o meno e se vivono o meno sulle spalle altrui la dovresti porgere ai tuoi catechisti...

Francesco ha detto...

Conosco un ex catechista itinerante, la cui famiglia ( numerosa) è stata devastata dall'itineranza inconcludente di dieci anni e che adesso vive degli aiuti della Provvidenza e dei VERI cattolici.

Emma ha detto...

Scrive Zufolo:
"
nel frattempo, nessun Papa sano di mente si metterebbe a stroncare uno di questi gruppi perche' non gli piacciono i candelabri che usano. e certamente non si lamentera' perche' dei laici evangelizzano."

E qui sta una delle mie osservazioni che certo non contribuiscono ad aumentare il mio capitale fiducia e ottimismo.
Mi spiego: oggi il cammino neocat avanza indisturbato, facendosi vessillo della morale, ardente difensore della famiglia, prende posizione sulla "scena "ecclesiale come un difensore dei valori tradizionali e per questo è d`altronde considerato, ad esempio all`estero, come un gruppo tradizionalista, conservatore, di destra!
La morale, i numeri sostituiscono la sana Dottrina e la divina Liturgia.

I neocat, profilandosi come difensori della famiglia e della morale, occultano la realtà delle loro prassi liturgiche e catechetiche distorte.
Guardate quanti figli facciamo, e scrivendo mi vien in mente Arguello in San Pietro agitandosi davanti al Papa, vantando le famiglie neocat e i loro numerosi figli, anche undici figli, Santo Padre.

Ma questo può succedere solo perchè chi doveva intervenire non lo ha fatto e purtroppo la legittimazione di queste prassi continua.
Il candelabro ebreo non è un dettaglio, come non lo è l`armadio della Parola, come non lo sono tutti i simboli ebrei, come non lo sono tutti gli strafalcioni teologici di Kiko Arguello, come non lo è la confusione fra sacerdozio battesimale e ordinato.
Non sono dettagli insignificanti, senza valore e importanza, non dovrebbero esserlo,purtroppo sembrano esserlo diventati per l`autorità ecclesiastica, per chi dovrebbe vegliare sul deposito della fede.
E questo permettettemi di dire è grave, almeno io lo considero grave.

Caterina63 ha detto...

tanto rumore per nulla ha detto...
Ma non avete un lavoro?Non avete cose piu' interssanti e utili da fare che trascorrere tantr ore su un blog dandovi ragione a vicenda?

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Prova a contestare la neo notizia che la CEI sta preparando un testo nel quale si chiederà di eliminare le chitarre dalla Messa...
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Si ci diamo ragione fra di noi, lo chiede la lettera di san Pietro, e diamo ragione alle richieste del Pontefice, tu no?
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by Tripudio ha detto...

Segnalo un altro aggiornamento del blog La Verdad De Los Kikos.

mic ha detto...

Conferenza del card. Joseph Ratzinger sulla Musica Sacra e Liturgia:

Gruppo o Chiesa?

Cerchiamo brevemente di conoscere questa concezione nelle sue li­nee maestre. Il punto di partenza della liturgia — così ci viene detto —è il riunirsi di due o tre che stanno insieme nel nome di Cristo (199 a). Questo riferimento alla parola del Signore (Mt 18, 20) di primo acchito sembra innocuo e tradizionale. Ma tale parola acquista una portata ri­voluzionaria per il fatto che la citazione biblica è tolta dal suo contesto e viene fatta risaltare per contrasto sullo sfondo di tutta la tradizione liturgica. Perché i «due o tre» sono messi ora in opposizione nei con­fronti di un’istituzione con ruoli istituzionalizzati e nei confronti di ogni «programma codificato ». Così tale definizione significa quanto segue: non è la Chiesa che precede il gruppo, bensì il gruppo precede la Chiesa.
Non la Chiesa nel suo insieme fa da supporto alla liturgia dei singoli gruppi e comunità, bensì il gruppo stesso è il luogo dove di volta in volta nasce la liturgia. La liturgia perciò non si sviluppa neppure par­tendo da un modello comune, da un «rito» (ridotto, in quanto «pro­gramma codificato», all’immagine negativa della mancanza di libertà); la liturgia nasce nel momento e nel luogo concreto grazie alla creatività di quanti sono riuniti. In tale linguaggio sociologico il sacramento del sacerdozio viene considerato un ruolo istituzionalizzato che si è procu­rato un monopolio (206 w) e, grazie all’istituzione (cioè alla Chiesa) ha dissolto l’unità primitiva e la comunitarietà dei gruppi. In tale contesto la musica, così ci viene detto, come pure il latino, sono divenuti un lin­guaggio da iniziati, «la lingua di un’altra Chiesa, cioè dell’istituzione e del suo clero».



Due Chiese?

L’aver isolato il passo di Mt 18, 20 dall’intera tradizione biblica ed ecclesiale della preghiera comune della Chiesa, come si vede, mostra ora gravi conseguenze: a partire dalla promessa che il Signore ha fatto a quanti pregano in ogni luogo, si è fatta una dogmatizzazione dei gruppi autonomi. La comunanza della preghiera è stata esasperata sino a divenire un appiattimento che considera lo sviluppo del ministero sacerdo­tale il sorgere di un’altra Chiesa. Da questo punto di vista ogni propo­sta che viene dalla Chiesa universale è giudicata una catena contro cui bisogna insorgere per amore della novità e libertà della celebrazione li­turgica. Non l’ubbidienza di fronte a un tutto, bensì la creatività del mo­mento diviene la forma determinante.

:-)
http://difenderelafede.freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=8806012