mercoledì 2 settembre 2009

Romano Amerio e la 'pochezza' di Avvenire

Avvenire di ieri fa una recensione di Romano Amerio, che è una stroncatura ideologica dalla prima all'ultima virgola e dimostra davvero la pochezza di chi scrive, che sarebbe già un complimento definire mediocre, se risce a esprimersi in questi termini:
Iota unum (e ancor più il suo seguito Stat veritas, 55 chiose all’enciclica Tertio millennio adveniente di Giovanni Paolo II) è in larga parte una delusione, e non solo perché non riesce a tener testa al suo stesso mito ... Adesso che si può leggerlo, lo Iota appare proprio uno iota: una critica cioè «piccola» nel suo giuridicismo e letteralismo, che estrapola singole frasi dal contesto per trarne conclusioni teologiche generali e assolute; secondo un metodo di dissezione dei particolari che – proprio nella sua apparenza di oggettività analitica – conduce invece a perdere di vista il panorama globale, con esiti paradossali di incomprensione.
Intanto Iota Unum non è né era un mito, ma un colto, appassionato, circostanziato "studio" multidisciplinare (con pregnanza filosofico teologica, ma con contributi filologici, storici, antropologici, sociologici ecc.) sulle "variazioni" della Chiesa cattolica nel XX secolo.
Non si può non notare che per fornire i giudizi quotati (quello sull'estrapolazione è confutabilissimo) il nostro Beretta neppure "estrapola", stronca e basta, senza riuscire ad entrare nella corposa profondità dello studio di Amerio, che racchiude una riflessione frutto di un ricchissimo universo culturale ma anche di credente, dipanatasi nell'arco dell'intera vita di uno dei più grandi pensatori del nostro tempo. Mi spiace esprimermi con questa vis polemica - determinata dal primo impatto con certe pseudo-riflessioni che hanno suscitato tutta la mia indignazione - che dovrò smaltire per rispondere con il dovuto equilibrio. [Intanto per vostra documentazione inserisco il link ai due testi che potrete scaricarvi in formato rtf].
Tuttavia penso che è già importante che se ne parli e che nel mondo cattolico per lo meno si stia aprendo un dibattito, che sarà opportuno alimentare.
Da parte dell'universo 'neoterico' c'era da aspettarsi una simile accoglienza, dato che esso è formato dalla cultura degli slogan e della superficialità, più basata sul sentimento che sulla Ragione che approfondisce e chiarisce e interpreta argomentando.
E così Avvenire dimostra ancora una volta da che parte sta.
Anche il secondo articolo, di Cesare Cavalleri, non è da meno nel voler affermare a tutti i costi la 'continuità' del Vaticano II... questo sì che è diventato un mito! Ma almeno ha il pregio di indicare con esattezza alcuni punti chiave di lettura, con citazioni puntuali, ma molto sommarie e senza approfondimenti.
Ovviamente non è detto che con le tesi di Amerio si debba necessariamente essere d'accordo; ma un conto è fare un dibattito serio, un conto stroncature ideologiche o troppo rapidi excursus. Quando di parla dell'opera di Amerio bisogna darsi tempi di studio e di meditato approfondimento che in genere 'pesca' in più orizzonti: ed è quello che farò dopo questa essenziale re-azione, ripromettendomi una adeguata necessaria puntualizzazione.

30 commenti:

by Tripudio ha detto...

Da Beretta non me l'aspettavo. Ma tanti giornalisti cattolici, dopo ottime battaglie su questioni importanti, finiscono poi per rivelare il loro vero volto.

Magari lo ha scritto sotto dettatura, o per pura convenienza.

Bah! Se i giornalisti - specie quelli cattolici - fossero veramente liberi, prima o poi qualcuno aprirebbe un'inchiesta seria sul Cammino...

mic ha detto...

Così ho postato su messainlatino che ha ripreso e pubblicato i testi di cui stiamo parlando

L'articolo di Cavalleri, a differenza del primo, almeno ha il pregio di indicare con esattezza alcuni punti chiave di lettura, con citazioni puntuali, ma molto sommarie e senza approfondimenti.

Ovviamente non è detto che con le tesi di Amerio si debba necessariamente essere d'accordo; ma un conto è fare un dibattito serio, un conto stroncature ideologiche o troppo rapidi excursus. Quando di parla dell'opera di Amerio bisogna darsi tempi di studio e di meditato approfondimento che in genere 'pesca' in più orizzonti
Appena possibile lo farò

Intanto trovo positivo che ci sia occasione di dibattito all'interno del pensiero cattolico. Mi sembra importante alimentarlo e non lasciare che i soliti noti possano fare scempio anche dell 'sdoganamento' di un autore troppo semplicisticamente e superficialmente liquidato da Beretta.

L'illazione di presentare Amerio come un nuovo San Tommaso mi pare possa definirsi frutto della fervida fantasia dell'autore ed è l'unico tocco personale che ha dato all'articolo - che è il copia-incolla di cose già note - oltre all'enfasi sulla continuità del concilio, tutta da verificare

Uriel ha detto...

Risposta ad una domanda di Mic posta tempo fa.

Ti faccio un esempio elementare Uriel.

Se tua moglie non ti avesse seguito nella tua decisione, come sarebbe finita?

O saresti rimasto dentro seguitando a ingoiare quello che non ti stava più bene oppure uno dentro e l'altro fuori con l'unità familiare spezzata e i figli da una parte o dall'altra. Scusa ma questa è la realtà e ringraziamo il Signore che a te non sia accaduto. So di molti (troppi) a cui non è andata così

09 agosto, 2009 09:44


Caro Mic,
le decisioni che si prendono all'interno di una famiglia non sono mai personalistiche ma sempre ispirate al bene comune.
Il matrimonio non e' espressione di due individualità ma diventa un unicum, come ricorda San Paolo nella Lettera agli Efesini.

La decisione di uscire dal Cn fu rigorosamente presa insieme dopo non poco traversie e ripensamenti, perche' non esiste che in seno ad una famiglia vi possano essere spaccatura in merito a scelte cosi delicate ed importanti.

Il fine di due sposi deve essere sempre quello di non turbare l'equilibrio familiare (figli in particolare); se altrimenti accade e' il concetto di matrimonio che i due sposi hanno che deve essere rivisto e corretto!!

Uno dei tanti motivi per cui siamo approdati alla San Pio X e' che anche li' si mantiene il concetto di famiglia costruita su base sacramentale non solo a parole ma anche nei piccoli fatti.

Questo fine settimana, per esempio, andiamo tutti al pellegrinaggio Bevagna-Assisi, e con noi tantissime famiglie al completo anche con bimbi piccini.

Spesso, e qui ritorno su vecchie discussioni, le lacerazioni che produce il Cn (come ricordi nella tua domanda)hanno origini in problemi personali o di coppia.
Il Cn, delle volte,funziona un po' da cartina tornasole della propria situazione personale: e' successo diverse volte anche a me; tutto sta nel capire quello che ti succede.

mic ha detto...

Tra l'altro quella che per noi è a pieno titolo damnatio memoriae - prova ne è che dal 1985 (anno della prima edizione) si è dovuto attendere il 2007 prima che l'Osservatore ne parlasse - per Beretta diventa "quel volume quasi fosse riservato a una scarna congrega di privilegiati o addirittura iniziati, accrescendo quindi l’appetito dei curiosi", per poi stroncare l'aspettativa sull'annunciata riedizione con la sua incolta delusione

mic ha detto...

Questo commento, da messainlatino, mi è piaciuto proprio!

"Non sapevo che Iota Unum fosse un mito e allora mi chiedo: se era un mito perché, in questi decenni, tutto questo silenzio nei suoi confronti da da parte della stampa cattolica?

Iota Unum non è un mito, ma un colto, dettagliatissimo, circostanziato e inoppugnabile studio sulle variazioni della Chiesa cattolica nel XX secolo.

Se non si è d'accordo con Amerio lo si confuti, se ci si riesce.
Per il resto di piccolo c'è solo la recensione che ne fa Avvenire.

Ma una recensione passa; domani non se la ricorderà più nessuno, Iota Unum invece lo ricorderanno e lo leggeranno anche dopodomani e dopodomani l'altro. Perché è la fotografia di un "lifting" (mal riuscito) che la Chiesa del XX secolo ha voluti farsi. Iota Unum ritrae la plastica facciale che col Vaticano II la Chiesa s'è voluta fare. Ma negli anni in cui se l'è fatta la chirurgia estetica era in una fase preistorica. E si vede in un volto che si voleva ringiovanire ma che invece ora appare più decrepito di prima.
E io alle tumefazioni e alle piaghe dovute ad un lifting preferisco le rughe dovute all'età. Non foss'altro perché almeno sono naturali, e non sono ridicole.

Antonello

2 settembre 2009 14.55

mic ha detto...

per Uriel:
Spesso, e qui ritorno su vecchie discussioni, le lacerazioni che produce il Cn (come ricordi nella tua domanda)hanno origini in problemi personali o di coppia.

senza dubbio!
Ma purtroppo gestite e anche strumentalizzate, senza competenza e carità, da chi non dovrebbe aver titolo e neppure essere deputato farlo, perché l'intimità della persona è sacra e inviolabile!

I problemi personali o di coppia e la loro presa di coscienza e anche possibilità di soluzione vanno visti e gestiti in ben altro modo

E' vero che un contesto in cui c'è la possibilità di confrontarsi e c'è anche l'approfondimento -sia pure pilotato- della Scrittura che ti interpella sempre (e questo è positivo) può diventare la cartina di tornasole dei problemi esistenti; ma poi bisogna vedere come vengono accolti e portati avanti.

Mi rifiuto di credere che solo

- nel cammino NC (e qui solo in teoria, perché se la famiglia non si adegua ai modelli imposti dal cammino si sfascia inesorabilmente: parlo non solo dei matrimoni, ma anche dei legami parentali)

-e nella FSSPX, come tu dici,

si mantiene il concetto di famiglia costruita su base sacramentale non solo a parole ma anche nei piccoli fatti.

Chiunque vive seriamente e con fedeltà la Fede vive tutta la vita e non solo il matrimonio in base alle "opere della Fede" che il Signore SCRIVE indelebilmente nel cuore dei credenti! Non è un'etica (che può diventare moralismo) imposta dall'esterno; ma un comportamento connaturaliter cristiano, con tutte le lotte e le difficoltà, ma anche con le vittorie (nel Signore) che esso comporta

mic ha detto...

... ma poi è normale che ognuno si sceglie il contesto che gli è più congeniale!
Peccato che una volta fagocitato dal cammino sia un po' difficile farlo, se riesci ad aprire gli occhi

Poi per fortuna anzi per Grazia ci sono sempre diverse, ma sofferte e combattute, eccezioni e molto dipende dalla capacità sia personale che di coppia di autogestirsi !

mic ha detto...

Il Papa nell'udienza di oggi

Solo chi è unito spiritualmente a Cristo può partecipare degnamente al suo corpo eucaristico: in caso contrario, mangiare la sua carne e bere il suo sangue non sarebbe di giovamento ma di condanna”.
Così il Papa ha sintetizzato oggi uno degli aspetti caratteristici della spiritualità di Oddone di Cluny: la devozione al Corpo e al Sangue di Cristo, che egli volle mettere a riparo da “una estesa trascuratezza da lui vivacemente deplorata”.
Purtroppo, annota l’abate, questo “sacrosanto mistero del Corpo del Signore, nel quale consiste tutta la salvezza del mondo”, viene “negligentemente celebrato”. Ma i sacerdoti – ammonisce Oddone – che “accedono all’altare indegnamente, macchiano il pane, cioè il Corpo di Cristo””.
Di qui la necessità... di “credere con forza e profondità nella verità della presenza del Signore, nella presenza di Cristo tra di noi che si dà nelle nostre mani e ci trasforma, e trasforma così il mondo”.

Uriel ha detto...

Ma, io parlo per le realtà che conosco; ad esempio nella mia Parrocchia non esistono "attività" per famiglie.

Per quanto riguarda Amerio, ho ascoltato quest'estate una cassetta di un suo intervento ad un convegno di SI SI NO NO, di molti anni fa.
Gia' allora parlava con chiarezza di teologia alla deriva, cioe' affidata sempre di piu' a laici, e della relativa rinuncia del clero al ruolo di teologi.

In questo contesto ti ricordo il tema dello " scorporo delle Letture dal Messale"(nascita del Lezionario) che non hai mai voluto affrontare.

mic ha detto...

spiegati meglio, Uriel, perché non mi ricordo

mic ha detto...

Amerio avrebbe meritato un miglior commentatore di Beretta, che dice:

«Ma il modo di procedere del libro risulta nel complesso formalistico; la scelta delle fonti mescola documenti ufficiali a brani giornalistici (e spesso del quotidiano di Lugano, dove lo studioso viveva, o al massimo di ambiente francofono)...»

a smentire un'affermazione così approssimativa ma soprattutto falsa, basta leggere cosa dice lo stesso Amerio delle sue fonti (non documenti peregrini, ma ufficiali)

«Per sfuggire all'accusa che ci si potrebbe muovere di avere in tanta mole di prove e di documentazioni operato una selezione, abbiamo fissato questo criterio. Dovendo provare le variazioni della Chiesa, abbiamo fondato il nostro discorso non su una qualunque parte della quasi infinita pubblicistica ad esse attinente, bensì soltanto su documenti che più certamente annunciano la mente della Chiesa. Le nostre allegazioni sono di testi conciliari, di atti della Santa Sede, di allocuzioni papali, di dichiarazioni di cardinali e vescovi, di pronunciati di Conferenze episcopali, di articoli dell'"Osservatore romano". Ci sono nel nostro libro le manifestazioni ufficiali o ufficiose del pensiero della Chiesa gerarchica...» (Romano Amerio, "Iota Unum", p.3-4)

la riprova di come i pregiudizi e la superficialità non abbiano vergogna

mic ha detto...

una citazione significativa di Romano Amerio su uno dei tanti temi su cui spesso dibattiamo; la decisione della Chiesa di NON condannare l'errore:

“Questo annuncio del principio della misericordia contrapposto a quello della severità sorvola il fatto che, nella mente della Chiesa, la condanna stessa dell'errore è opera di misericordia, poiché, trafiggendo l'errore, si corregge l'errante e si preserva altrui dall'errore. Inoltre verso l'errore non può esservi propriamente misericordia o severità, perché queste sono virtù morali aventi per oggetto il prossimo, mentre all'errore l'intelletto repugna con un atto logico che si oppone a un giudizio falso. La misericordia essendo, secondo S. theol., II, II, q. 30, a. 1, dolore della miseria altrui accompagnato dal desiderio di soccorrere, il metodo della misericordia non si può usare verso l'errore, fatto logico in cui non vi può essere miseria, ma soltanto verso l'errante, a cui si soccorre proponendo la verità e confutando l'errore. Il Papa peraltro dimezza un tale soccorso, perché restringe tutto l'officio esercitato dalla Chiesa verso l'errante alla sola presentazione della verità: questa basterebbe per sé stessa, senza venire a confronto con l'errore, a sfatare l'errore. L'operazione logica della confutazione sarebbe omessa per dar luogo a una mera didascalia del vero, fidando nell'efficacia di esso a produrre l'assenso dell'uomo e a distruggere l'errore”. (Romano Amerio, Iota unum, Ed. Lindau Torino)

Applicando i risultati del comportamento stigmatizzato al nostro oggi, continuano a proliferare il cammino neocatecumenale con tutte le sue storture di prassi e di dottrina ampiamente illustrate sul sito, come pure i numerosi modernisti che aggressivamente detengono e continuano a diffondere la 'cultura egemone' nella Chiesa

cinzia ha detto...

Molte volte anche il giornalismo è prettamente provocatorio più che informativo.....
Personalmente non sono troppo convinta dell'onestà letteraria di certi autori, ma in questo caso, è probabile che si sia voluto accendere un cerino.....forse....

Uriel ha detto...

Nel Vom le letture sono incorporate nel Messale, non nel Nom dove si utilizza il Lezionario.

La Rivelazione, contenuta nella Bibbia e' stata scorporata dalla sua collocazione naturale(SS Sacramento dell'Altare di cui fa parte essendo parte integrante del Messale).

E' abbastanza consequenziale affermare la presenza del Signore nelle Scritture, con tutte le storture che nella pratica ne possono derivare. (Es. Bibbia nel Tabernacolo tanto per citarne una.

La teologia alla base del Nom, imporrebbe dunque un pensare necessariamente alla Messa non come la celebrazione del SS Sacrificio, ma anche come la celebrazione del SS Sacrificio, avendo la Scrittura un ruolo a se stante e spesso preponderante come tempo fisico rispetto a quello dedicato al Ss Sacrificio.

Non voglio entrare nel ruolo del Lettore, spesso affidato a bambibi, ragazzi o adulti non diaconi.

Un pensierino e' dovuto.

mic ha detto...

Caro Uriel,
ci devo riflettere e penso che potremo farne oggetto di una prossima discussione. Intanto se qualcuno vuole anticipare, inseriremo il tutto nel nuovo thread

mic ha detto...

le uniche cose che mi vengono in mente così sui due piedi è che le Letture, o meglio la proclamazione di brani della Scrittura, insieme a Salmi e Inni, ha sempre fatto parte dello "spezzare il pane" delle prime comunità cristiane.
In ogni caso dà da pensare il fatto che il testo delle Letture della Messa Gregoriana già dall'epoca di Papa Damaso (IV secolo) è stato sostituito con quello nel testo della Vulgata di S. Girolamo. Questo significa che il Papa allora non volle neppure sfiorare i testi della "Vetus latina" che costituivano l'impianto della Messa, mentre non ebbe alcuna difficoltà a sostituire quelli delle letture.
Questo non può non dimostrare la sacralità nonché l'autorità conferita al Rito, che la riprovevole riforma di Paolo VI ha immiserito, sovvertito e in qualche modo profanato, nonostante nel NOM restino elementi sufficienti per renderlo valido, come dice il Papa quando parla di due forme dello stesso Rito.

Il tuo riferimento ai lettori fa parte della diversa concezione teologica ed ecclesiologica esistente tra le due forme:

- nel VO celebrante è Cristo e il Sacerdote agisce in persona Christi e tutta la clebrazione fluisce come un 'Unicum' ben ordinato: un cosmo perfetto, che riproduce un crescendo nell'entrare e nell'introdursi con sempre maggiore profondità nel mistero del vero culto a Dio, che culmina nella Consacrazione e nella condivisione del Corpo e del Sangue del Signore che ci salva e ci dona anche la Sua anima e divinità con tutti i doni escatologici di cui abbiamo bisogno per la nostra 'Configurazione' a Lui, per mezzo della quale riusciamo a trasferire il VERO Culto a Dio anche nella vita

- nel NO celebrante è l'assemblea di cui il Sacerdote è Presidente e questo spiega anche la figura del "lettore", che introduce la possibilità di inserimento di un laico nella celebrazione Liturgica.
L'impressione che ne ricavo è la frammentazione dei vari momenti liturgici con molta enfasi su quella che viene definita 'mensa della Parola' di stampo neo-protestante

E' un'impressione che verrebbe meno se le stesse letture fossero inserite nel VO e non scandissero i tempi celebrativi come nel Nuovo

mic ha detto...

... anche se ho qualche dubbio che possa esser fatto sic et simpliciter, perché l'anno liturgico del VO ha una Sua configurazione della quale la scelta delle letture è parte integrante e occorrerebbe approfondire l'esame comparato dei due calendari

Vittorio ha detto...

Così si esprime F. Colafemmina sull'opera di Amerio

"Come fa notare lo stesso venerando teologo luganese, buona parte delle modifiche intercorse nella dottrina cattolica grazie al Vaticano II, sono modifiche di senso, modifiche della logica aderenza delle parole ai fatti salienti della dottrina.
Separare le espressioni linguistiche dal loro corrispettivo ontologico, inventare nuove parole per identificare concetti ambigui e vaporosi, adattare parole antiche a nuove interpretazioni spiritualiste e vagheggianti: questo è stato negli ultimi quarant'anni l'impegno attivo di una parte della Chiesa, intenta alla realizzazione di una "nuova religione", come il teologo la definisce con cristallina coerenza."

la fotografia del linguaggio ecclesiale degli ultimi 40 anni

Uriel ha detto...

La Chiesa cattolica di fatto e' spezzata in due, come conferma il Papa quando parla di due forme dello stesso Rito, ma la forma e' spesso anche espressione del contenuto e quindi ci deve essere stato un cambiamento nel contenuto.

Riguardo il rapporto tra Verità e Carità, credo che la Verità sia la prima espressione della Carità
, e quindi diventa irrinunciabile anteporre la Verità.

Agganciando la Verità al rito, oggi abbiamo un unico rito (per usare l'espressione del Papa) e ciascuna esprime due parti della Verità:
SS Sacrificio dell'altare da una parte e Banchetto escatologico dall'altra (ho citato chiaramente gli estremi ).
Oggettivamente credo questa sia la connotazione teologica del Vom e del Nom. Il Nom riprende parte del Vom (dici ci sono elementi per considerare valida la Messa) ma poi allarga il contenuto, va oltre il Golgota introducendo di fatto al Banchetto escatologico (e' riportato anche nel catechismo Cei).

Siamo di fronte ad una Verità (quella del VOM) che e' stata allargata, quasi superata, proiettata sembrerebbe in un'altra dimensione spirituale piu' elevata: il Banchetto escatologico ha a che fare con la visione della Gerusalemme Celeste che si fa presente al momento della consacrazione e rimane vivente e nel Tabernacolo con la Presenza del Signore.

Chiedo, il NOM ha cambiato la Verità o l'ha soltanto proiettata in una nuova dimensione dello spirito?

Sono due anni che mi pongo seriamente questa domanda, e la riflessione di Benedetto XVI sulle due forme per unico rito, rafforza ancora di piu' le ragioni del dubbio.

Come cattolici dobbiamo essere contenti di avere due riti, o questo ingenera solo confusione.

Forse e' riduttivo bollare il NOM o il VOM, sarebbe auspicabile un chiarimento teologico da parte di Roma, conseguentemente una sistemazione (riformulazione)della Verità.

Ci sentiamo dopo il Pellegrinaggio.
SLCG

mic ha detto...

ma poi allarga il contenuto, va oltre il Golgota introducendo di fatto al Banchetto escatologico (e' riportato anche nel catechismo Cei).

per il banchetto escatologico non c'era bisogno del NOM!
Cos'altro è altrimenti la Comunione? Di fatto si è diluito -per non dire si è fatto scempio- con rischio di espunzione, l'Offerta e il Sacrificio

Nel VOM c'è tutta la Storia della Salvezza, che ha il suo momento Cruciale nel Sacrificio -passando dal quale avviene la Risurrezione- e il conseguente Banchetto escatologico

Nel NOM viene enfatizzato il Convito fraterno... e termini (non dimentichiamo che se spariscono le parole sparisce anche il significato che veicolano) come espiazione, vittima, sacrificio, sono espunti dal linguaggio modernista post-conciliare, per non parlare di quello neocat

mic ha detto...

Forse e' riduttivo bollare il NOM o il VOM, sarebbe auspicabile un chiarimento teologico da parte di Roma, conseguentemente una sistemazione (riformulazione)della Verità.

La Verità è UNA, non va riformulata, va confermata, difesa, diffusa, custodita

Uriel ha detto...

E allora Mic come fanno NOM e VOM ad essere espressiopne di uno stesso rito?

So de coccio ma non lo capisco

Stefano78 ha detto...

Dice Uriel

Siamo di fronte ad una Verità (quella del VOM) che e' stata allargata, quasi superata, proiettata sembrerebbe in un'altra dimensione spirituale piu' elevata: il Banchetto escatologico ha a che fare con la visione della Gerusalemme Celeste che si fa presente al momento della consacrazione e rimane vivente e nel Tabernacolo con la Presenza del Signore.

Chiedo, il NOM ha cambiato la Verità o l'ha soltanto proiettata in una nuova dimensione dello spirito?


Carissimo fratello, come ti capisco!
Questa confusione "astrale" fa porre continuamente domande e fa sorgere continuamente dubbi.

Io credo che il modo migliore per risolvere questi duibbi sia la Sacra Tradizione Viva, che va dagli apostoli ad oggi...

L'altro modo migliore e decisamente concomitante è la Beata SempreVergine Maria, nostra Madre e nemica di tutte le eresie! Ascoltiamo lei, per capire! E per risovlere i dubbi! Ascoltiamo anche i Santi! San Pio da Pietrelcina, per esempio, o San Giovanni Bosco!

Cosa dicevano e Testimoniavano nella lora carne questi Santi?

C'è poco da fare, Uriel. La Santa Messa è la ripresentazione del Sacrificio del Calvario "finchè Egli Venga". Questo dice Cristo Signore nelle sue parole, questo dice la Tradizione Apostolica e questo dice la Chiesa nei secoli! Questo dicono e dimostrano i santi nella loro Carne!

Il "Banchetto Escatologico" è la Santa Comunione che è PEGNO della Vita Futura nella Gerusalemme Celeste. La Resurrezione del Signore è Celebrata DOPO aver partecipato del Suo Corpo e Sangue SACRIFICATO. Ovvero ri-presentato. Il Sacrifico del Calvario e quello della Messa sono il medesimo Sacrificio. Diverso è il modo. Cristo ha reso "Perpetuo" il Suo Sacrificio.

Il NOM genera problemi (è il Papa lo sà) perchè è ambiguo e dà un colpo al cerchio e alla botte.

Porre in risalto Banchetto e Assemblea, mantenendo allo stesso tempo una base Tradizionale ma accompagnandola con altre "tendenze" fa solo casino. Ed è quello che è capitato.

Ma ti assicuro che la Messa è Una. E il "Contenuto" del Nom il Papa vuole "riportarlo" alla Tradizione in modo che sia evidente.

Ecco il motivo delle "due forme dello stesso rito". Vai a visitare il sito dei Benedettini di Norcia che officiano in latino i due riti. Capirai quale è il fine del Papa

Stefano78 ha detto...

Per rendersi conto di quanto caotica sia la realtà attuale andrebbe letta e meditata profondamente la Lettera Apostolica DOMINICAE CENAE, del venerato Papa Giovanni Paolo II. E' scritta in tempi "non sospetti", ovvero nel 1980 a soli 2 anni dall'inizio del Pontificato! Non è affatto uno "caso" che il Papa si occupi immediatamente della Santa Messa! E che ci sia ritornato più e più volte durante il suo Pontificato, cercando (questo lo ipotizzo io) di riportare la Dottrina sulla Messa al suo Significato vero.

E' ovvio che se un Papa in 25 anni è dovuto tornare più e più volte su una Dottrina che dovrebbe essere acquisita, un motivo ci sarà.

E' la straordinarietà della situazione che permette la convivenza di dottrine contrastanti in seno alla Chiesa. Ma di queste dottrine una sola è Vera. Ed è quella che viene dalla Tradizione Apostolica, e che per grazia di Dio tutti i Papi, anche il tanto criticato Paolo VI, hanno difeso e ribadito. Il problema nasce dalla Coerenza a volte poco chiara tra il "dire" e l' "Officiare" (con quello che comporta. Perchè lex orandi, lex credendi)... Ma questo discorso rientra nei problemi di caos che si è deciso di fronteggiare con metodi che facciamo fatica a comprendere ma che evidentemente si sono imposti da sè... E che forse hanno evitato problemi ancora più grandi. Nella citata lettera (ripeto, andrebbe letta e meditata tutta. La trovi Qui ) il Papa dice:

"La presa di coscienza di questa realtà getta una certa luce sul carattere e sul significato del sacerdote-celebrante che, compiendo il santissimo sacrificio e agendo «in persona Christi», viene, in modo sacramentale e insieme ineffabile, introdotto ed inserito in quello strettissimo «sacrum», nel quale egli a sua volta associa spiritualmente tutti i partecipanti all'assemblea eucaristica.
Quel «sacrum» attuato in forme liturgiche varie, può mancare di qualche elemento secondario, ma non può in alcun modo essere sprovvisto della sua sacralità e sacramentalità essenziali, poiché volute da Cristo e trasmesse e controllate dalla Chiesa. Quel «sacrum» non può nemmeno essere strumentalizzato per altri fini. Il mistero eucaristico, disgiunto dalla propria natura sacrificale e sacramentale, cessa semplicemente di essere tale. Esso non ammette alcuna imitazione «profana» che diventerebbe assai facilmente (se non addirittura di regola) una profanazione. Bisogna ricordarlo sempre, e forse soprattutto nel nostro tempo, nel quale osserviamo una tendenza a cancellare la distinzione tra «sacrum» e «profanum», data la generale diffusa tendenza (almeno in certi luoghi) alla dissacrazione di ogni cosa."

Le parole che ho citato pesano come un macigno! Il Papa dice a chiare lettere che la Santa Messa, privata del suo senso e del suo significato principe, CESSA DI ESSERE TALE! Forse non ci rendiamo conto di quello che scrive: la Messa NON E' più tale (valida?) se è priva (viene privata) del suo Significato fondante!
(continua)

Stefano78 ha detto...

(segue)
Ora, il NOM a ben vedere NON PRIVA la Messa in modo diretto ed esplicito del suo Significato fondante. In certe parti lo diluisce, lo rende più "coperto". Le bordate moderniste assembleariste si notano in certi prefazi ed in certe "eulogie", ma il fondamento rimane. Questo lo ha capito anche la San Pio X, che anche nei commenti più duri dice che il NOM è Valido, anche se è una torta "avvelenata".
Veniamo al discorso del "Banchetto". Ecco cosa scrive il Papa:

"Alcune volte, anzi in casi abbastanza numerosi, tutti i partecipanti all'assemblea eucaristica si accostano alla comunione, ma talora, come confermano pastori esperti, non c'è stata la doverosa preoccupazione di accostarsi al sacramento della penitenza per purificare la propria coscienza. Questo può naturalmente significare che coloro i quali si accostano alla mensa del Signore non trovino, nella loro coscienza e secondo la legge oggettiva di Dio, nulla che impedisca quel sublime e gioioso atto della loro unione sacramentale con Cristo. Ma può anche nascondersi, qui, almeno talvolta, un'altra convinzione: e cioè il considerare la messa soltanto come un banchetto (cfr. «Institutio Generalis Missalis Romani», 7-8: «Missale Romanum»), al quale si partecipa ricevendo il corpo di Cristo, per manifestare soprattutto la comunione fraterna. "

Dunque questa dimensione conviviale preoccupava il Papa. Il Convivio, come dice San Tommaso, nonostante ci sia è SACRO. Per cui non è un Convivio "comune". La dimensione Escatologica della Messa è in PEGNO. Non può essere realizzata in pienezza qui ed ora, perchè non possiamo anticipare i tempi che solo Dio si da.

Stefano78 ha detto...
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jonathan ha detto...

Dice Stefano
Perchè per più di un 40ennio siamo stati dis-educati dalla retta Fede.

Accostandosi in modo prepotente alla retta Fede tutta una serie di venti diversi, abbiamo perduto la coscienza che si dovrebbe evere della Santa Messa.

L' unione all' Oblazione di Cristo. L'Offerta dei nostri Dolori, il valore che acqustano e soprattutto il senso che hanno in unione con Gesù.

Non credi che sarebbe più utile alla riflessione comune ridimensionare la tua analisi, onde evitare ingiuste generalizzazioni? Perché quella coscienza del valore e significato della Messa non è perduta. Ci sono tanti, tantissimi, sacerdoti e fedeli, che professano e vivono la propria fede ancorati nella Tradizione viva e perenne della Chiesa, pur celebrando la Messa secondo il rito ordinario in vigore da 40 anni a questa parte. La Verità non può rinnegare se stessa.

Stefano78 ha detto...

Ci sono tanti, tantissimi, sacerdoti e fedeli, che professano e vivono la propria fede ancorati nella Tradizione viva e perenne della Chiesa, pur celebrando la Messa secondo il rito ordinario in vigore da 40 anni a questa parte. La Verità non può rinnegare se stessa.


Era proprio quello che intendevo dire rispondendo ad Uriel.

Sono certissimo che non si può generalizzare, e che il NOM (come ho scritto) non è da demonizzare.

Ma è altrettanto vero che, almeno io, ho trovato grande difficoltà ad essere isruito alla Fede Tradzionale. Perchè genericamente ha prevalso la confusione.

Stefano78 ha detto...

Chiedo scusa per aver divagato forse un po' troppo e mi rnedo conto che la mia risposta alla domanda di Uriel non è stata diretta. Ma è anche vero che l'argomento non si presta a risposte secche.
Comunque, a mio avviso, il Nom non costituisce quell'innovazione teologica radicale che molti considerano.

Il Nom mantiene un legame con la tradizione. Il problema è che però non è evidente.

jonathan ha detto...

Grazie, Stefano. Il problema è che, per chi, come me, è uscito dal cammino, è davvero doloroso e destabilizzante dover riconoscere che anche fuori di là permangono le stesse contraddizioni. Dove andremo, Signore? E allora diventa necessario salvare il salvabile. E conservare e custodire la propria fiducia nella Chiesa, quella delle 7 del mattino, che ha dimenticato il latino, ma non il Vangelo, per dirla in parole poverissime.