giovedì 6 maggio 2010

Ministero ordinato. Munus sanctificandi

Riproduciamo un ampio stralcio dalla Catechesi tenuta dal Papa durante l'udienza di ieri. Riguarda il ruolo dei sacerdoti, completamente oascurato (!) dalla moderna teologia. Va letto attentamente, perché ne scaturiscono anche insegnamenti sulle Verità di Fede che operano la santificazione sia del sacerdote che dei fedeli.
Restano aperte domande molto serie, tra cui: come continuare a giustificare il fatto che nel cammino neocatecumenale il ruolo dei sacerdoti sia totalmente assoggettato a quello di onnipotenti catechisti laici, i cui insegnamenti continuano a 'ripetere' pedissequamente catechesi segrete e ad imporre a tutti, sacerdoti compresi, prassi discutibilissime? Come continuare a consentire il sovvertimento delle Verità di Fede così chiaramente e limpidamente riaffermate?
...
Si realizza in un modo particolarmente denso nei Sacramenti. L’immersione nel Mistero pasquale di morte e risurrezione di Cristo avviene nel Battesimo, è rafforzata nella Confermazione e nella Riconciliazione, è alimentata dall’Eucaristia, Sacramento che edifica la Chiesa come Popolo di Dio, Corpo di Cristo, Tempio dello Spirito Santo (cfr GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. Pastores gregis, n. 32). E’ quindi Cristo stesso che rende santi, cioè ci attira nella sfera di Dio. Ma come atto della sua infinita misericordia chiama alcuni a “stare” con Lui (cfr Mc 3,14) e diventare, mediante il Sacramento dell’Ordine, nonostante la povertà umana, partecipi del suo stesso Sacerdozio, ministri di questa santificazione, dispensatori dei suoi misteri, “ponti” dell’incontro con Lui, della sua mediazione tra Dio e gli uomini e tra gli uomini e Dio (cfr PO, 5).

Negli ultimi decenni, vi sono state tendenze orientate a far prevalere, nell’identità e nella missione del sacerdote, la dimensione dell’annuncio, staccandola da quella della santificazione; spesso si è affermato che sarebbe necessario superare una pastorale meramente sacramentale. Ma è possibile esercitare autenticamente il Ministero sacerdotale “superando” la pastorale sacramentale? Che cosa significa propriamente per i sacerdoti evangelizzare, in che cosa consiste il cosiddetto primato dell’annuncio? Come riportano i Vangeli, Gesù afferma che l’annuncio del Regno di Dio è lo scopo della sua missione; questo annuncio, però, non è solo un “discorso”, ma include, nel medesimo tempo, il suo stesso agire; i segni, i miracoli che Gesù compie indicano che il Regno viene come realtà presente e che coincide alla fine con la sua stessa persona, con il dono di se, come abbiamo sentito oggi nella lettura del Vangelo. E lo stesso vale per il ministro ordinato: egli, il sacerdote, rappresenta Cristo, l’Inviato del Padre, ne continua la sua missione, mediante la “parola” e il “sacramento”, in questa totalità di corpo e anima, di segno e parola. Sant’Agostino, in una lettera al Vescovo Onorato di Thiabe, riferendosi ai sacerdoti afferma: “Facciano dunque i servi di Cristo, i ministri della parola e del sacramento di Lui, ciò che egli comandò o permise” (Epist. 228, 2). E’ necessario riflettere se, in taluni casi, l’aver sottovalutato l’esercizio fedele del munus sanctificandi, non abbia forse rappresentato un indebolimento della stessa fede nell’efficacia salvifica dei Sacramenti e, in definitiva, nell’operare attuale di Cristo e del suo Spirito, attraverso la Chiesa, nel mondo.

Chi dunque salva il mondo e l’uomo?

L’unica risposta che possiamo dare è: Gesù di Nazaret, Signore e Cristo, crocifisso e risorto. E dove si attualizza il Mistero della morte e risurrezione di Cristo, che porta la salvezza? Nell’azione di Cristo mediante la Chiesa, in particolare nel Sacramento dell’Eucaristia, che rende presente l’offerta sacrificale redentrice del Figlio di Dio, nel Sacramento della Riconciliazione, in cui dalla morte del peccato si torna alla vita nuova, e in ogni altro atto sacramentale di santificazione (cfr PO, 5).

E’ importante, quindi, promuovere una catechesi adeguata per aiutare i fedeli a comprendere il valore dei Sacramenti, ma è altrettanto necessario, sull’esempio del Santo Curato d’Ars, essere disponibili, generosi e attenti nel donare ai fratelli i tesori di grazia che Dio ha posto nelle nostre mani, e dei quali non siamo i “padroni”, ma custodi ed amministratori. Soprattutto in questo nostro tempo, nel quale, da un lato, sembra che la fede vada indebolendosi e, dall’altro, emergono un profondo bisogno e una diffusa ricerca di spiritualità, è necessario che ogni sacerdote ricordi che nella sua missione l’annuncio missionario e il culto e i sacramenti non sono mai separati e promuova una sana pastorale sacramentale, per formare il Popolo di Dio e aiutarlo a vivere in pienezza la Liturgia, il culto della Chiesa, i Sacramenti come doni gratuiti di Dio, atti liberi ed efficaci della sua azione di salvezza.

Come ricordavo nella santa Messa Crismale di quest’anno: “Centro del culto della Chiesa è il Sacramento. Sacramento significa che in primo luogo non siamo noi uomini a fare qualcosa, ma Dio in anticipo ci viene incontro con il suo agire, ci guarda e ci conduce verso di Sé. (...) Dio ci tocca per mezzo di realtà materiali (...) che Egli assume al suo servizio, facendone strumenti dell’incontro tra noi e Lui stesso” (S. Messa Crismale, 1 aprile 2010).

La verità secondo la quale nel Sacramento “non siamo noi uomini a fare qualcosa” riguarda, e deve riguardare, anche la coscienza sacerdotale: ciascun presbitero sa bene di essere strumento necessario all’agire salvifico di Dio, ma pur sempre strumento. Tale coscienza deve rendere umili e generosi nell’amministrazione dei Sacramenti, nel rispetto delle norme canoniche, ma anche nella profonda convinzione che la propria missione è far sì che tutti gli uomini, uniti a Cristo, possano offrirsi a Dio come ostia viva e santa a Lui gradita (cfr Rm 12,1). Esemplare, circa il primato del munus sanctificandi e della giusta interpretazione della pastorale sacramentale, è ancora san Giovanni Maria Vianney, il quale, un giorno, di fronte ad un uomo che diceva di non aver fede e desiderava discutere con lui, il parroco rispose: “Oh! amico mio, v’indirizzate assai male, io non so ragionare... ma se avete bisogno di qualche consolazione, mettetevi là... (il suo dito indicava l’inesorabile sgabello [del confessionale]) e credetemi, che molti altri vi si sono messi prima di voi, e non ebbero a pentirsene” (cfr Monnin A., Il Curato d’Ars. Vita di Gian-Battista-Maria Vianney, vol. I, Torino 1870, pp. 163-164).

Cari sacerdoti, vivete con gioia e con amore la Liturgia e il culto: è azione che il Risorto compie nella potenza dello Spirito Santo in noi, con noi e per noi. Vorrei rinnovare l’invito fatto recentemente a “tornare al confessionale, come luogo nel quale celebrare il Sacramento della Riconciliazione, ma anche come luogo in cui ‘abitare’ più spesso, perché il fedele possa trovare misericordia, consiglio e conforto, sentirsi amato e compreso da Dio e sperimentare la presenza della Misericordia Divina, accanto alla Presenza reale nell’Eucaristia” (Discorso alla Penitenzieria Apostolica, 11 marzo 2010).

E vorrei anche invitare ogni sacerdote a celebrare e vivere con intensità l’Eucaristia, che è nel cuore del compito di santificare; è Gesù che vuole stare con noi, vivere in noi, donarci se stesso, mostrarci l’infinita misericordia e tenerezza di Dio; è l’unico Sacrificio di amore di Cristo che si rende presente, si realizza tra di noi e giunge fino al trono della Grazia, alla presenza di Dio, abbraccia l’umanità e ci unisce a Lui (cfr Discorso al Clero di Roma, 18 febbraio 2010).
E il sacerdote è chiamato ad essere ministro di questo grande Mistero, nel Sacramento e nella vita.

Se “la grande tradizione ecclesiale ha giustamente svincolato l’efficacia sacramentale dalla concreta situazione esistenziale del singolo sacerdote, e così le legittime attese dei fedeli sono adeguatamente salvaguardate”, ciò non toglie nulla “alla necessaria, anzi indispensabile tensione verso la perfezione morale, che deve abitare ogni cuore autenticamente sacerdotale”: c’è anche un esempio di fede e di testimonianza di santità, che il Popolo di Dio si attende giustamente dai suoi Pastori (cfr Benedetto XVI, Discorso alla Plenaria della Congr. per il Clero, 16 marzo 2009). Ed è nella celebrazione dei Santi Misteri che il sacerdote trova la radice della sua santificazione (cfr PO, 12-13).

Cari amici, siate consapevoli del grande dono che i sacerdoti sono per la Chiesa e per il mondo; attraverso il loro ministero, il Signore continua a salvare gli uomini, a rendersi presente, a santificare. Sappiate ringraziare Dio, e soprattutto siate vicini ai vostri sacerdoti con la preghiera e con il sostegno, specialmente nelle difficoltà, affinché siano sempre più Pastori secondo il cuore di Dio.

11 commenti:

mic ha detto...

Cari sacerdoti, vivete con gioia e con amore la Liturgia e il culto: è azione che il Risorto compie nella potenza dello Spirito Santo in noi, con noi e per noi. Vorrei rinnovare l’invito fatto recentemente a “tornare al confessionale, come luogo nel quale celebrare il Sacramento della Riconciliazione, ma anche come luogo in cui ‘abitare’ più spesso, perché il fedele possa trovare misericordia, consiglio e conforto, sentirsi amato e compreso da Dio e sperimentare la presenza della Misericordia Divina, accanto alla Presenza reale nell’Eucaristia

vengono qui affermati due principi completamente disattesi nel contesto NC:
1. l'azione di Cristo nella Liturgia, Opera sua e non dell'Assemblea
2. i confessionali non sono "casette di legno" (definizione derisoria kikiana) inventate dalla Chiesa, ma 'luoghi' in cui si sperimenta la Misericordia e il Perdono che la Tradizione, che significa approfondimento e disvelamento dell'insegnamento di Cristo trasmesso dai suoi Appostoli, ci consegna nel modo mirabile che conosciamo.
Ne parla con molta dovizia Giovanni Paolo II nella Misericordia Dei

Vi invito a riprendere e ad approfondire altri punti molto 'forti' e significativi

Caterina63 ha detto...

Intanto....dal bellissimo libro di Francesco Colafemmina di FidesetForma "il mistero della Chiesa di san Padre Pio" che ho appena acquistato e leggendo con sommo interesse....vi dono questa riflessione a pag.45

"Se l'infame nemico del genere umano, per contrastare il più possibile i vostri tentativi, qualche volta si adopererà a che la peste del male avanzante sia nascosta fra le gerarchie religiose del secolo, vi prego di non perdervi d'animo, ma di camminare nella casa di Dio con l'accordo, la preghiera e la verità che sono le armi della Nostra milizia"

Non sono parole di un "uomo", ma di un Pontefice... Pio VI nella sua "inscrutabili divinae" del 25.12. 1775

^__^

Tornando alla Catechesi del Papa, la seconda delle tre che aveva anticipato di fare per i Sacerdoti, appare in evidenza di come il Papa sa perfettamente della situazione drammatica in cui si trova il Clero...

Nella prima catechesi delle tre, del 14 aprile, il Papa aveva sottolineato:

Sant’Agostino su questo tema ha detto: “Noi, sacerdoti, che cosa siamo? Ministri, servitori di Cristo; perché quanto distribuiamo a voi non è cosa nostra, ma lo tiriamo fuori dalla sua dispensa. E anche noi viviamo di essa, perché siamo servi come voi”

Un sacerdote che "segue" Kiko o si forma NON dai formatori sacerdoti mandati dalla Chiesa, ma dai catechisti CHIUSI nel loro baccello... da quale DISPENSA trarranno le loro sementi?

Pensate bene che perfino per un frate che vuole diventare sacerdote, deve formarsi all'interno DEL PROGRAMMA DIOCESANO ECCLESIALE....non aggiungo altro perchè non voglio giudicare alcuna persona, men che meno un sacerdote...ma è un dovere sollevare domande...

Inoltre il Papa ieri ha detto appunto un altro aspetto inquietante, DENUNCIANDOLO, già evidenziato, QUELLO DI UN ANNUNCIO SEPARATO DALLA LITURGIA...

dice il Papa:

Come ricordavo nella santa Messa Crismale di quest'anno: "Centro del culto della Chiesa è il Sacramento. Sacramento significa che in primo luogo non siamo noi uomini a fare qualcosa, ma Dio in anticipo ci viene incontro con il suo agire, ci guarda e ci conduce verso di Sé. (...) Dio ci tocca per mezzo di realtà materiali (...) che Egli assume al suo servizio, facendone strumenti dell'incontro tra noi e Lui stesso"

Appare evidente che un gruppo, qualunque sia, che avesse la superbia di affermare con un corpo catechistico associato esclusivamente ad un progetto RISERVATO AL PROPRIO GRUPPO e che pretendesse di essere MAESTRO della NUOVA EVANGELIZZAZIONE, è evidente che si dissocia dall'insegnamento della Chiesa...

la dissociazione è prettamente, infatti: TEO-LOGICA
^__^

gianluca cruccas ha detto...

www.pontifex.roma.it

...Continua, nel nostro blog, a tener banco, il tema delle dichiarazioni di don Maggi. Le riferiamo, specie quelle in tema di resurrezione a don Davide Pagliarani, Superiore della Fraternità San Pio X, che in tema di fedeltà al Magistero della Chiesa non ha problemi. Don Davide, tal Padre Maggi di fatto nega la resurrezione della carne: " siamo in piena eresia.Ma generalmente le eresie sono frutto di teorie sbagliate, ma almeno razionali. Questa é senza alcun senso e risulta del tutto incoprensibile,non so come possa definirsi teologo. Qui siamo arrivati allo zenit della anarchia". Anche in tema di omosessualità don Maggi é piuttosto tenero:" lo ripeto: la omosessualità é un peccato gravissimo contro natura che grida vendetta davanti a Dio". Don Davide che cosa pensa dei sacerdoti che non si vestono da preti?: " i soliti faciloni dicono che l' abito non fa il monaco per giustificare questo arbitrio. La verità é che i sacerdoti che ...

... non indossano la talare, che é il solo e vero vestito del prete, pretendono di essere vicini al mondo e nel mondo, pensano di trasformarsi in uomini come noi, come i fedeli e snaturano il valore del sacerdote, nel quale il fedele cerca il senso del sacro. Ora se un prete veste casual, il senso del sacro si allontana, va a farsi benedire. Il sacerdote, anche con gli indumenti e soprattutto con la vita, é un ponte tra cielo e terra, ma questo ponte ha bisogno di segni visibili ed esteriori chiari, come appunto la talare. Ritenere la talare solo un vestito non ha senso, questo indumento ci indica che quell' uomo rappresenta il ponte tra cielo e terra, appunto il senso del sacro".

Ma che cosa nel concreto ha determinato l' abbandono della talare?: " questo lo dice la prassi, anche se questo obbligo mai é stato eliminato, i Vescovi dovrebbero vigilare sull' abbigliamento e la compostezza del loro clero. Un sacerdote che non la indossi compie un vero e proprio abuso che merita biasimo e censura. Ma siamo alle solite, le colpe non sono solo dei sacerdoti".

E di chi altri?: " dello spirito che si é creato col il Vaticano II e del clima instauratosi dopo di esso, ecco i frutti del Vaticano II, la laicizzazione del sacerdote, una concezione quasi protestante che si é riflessa come detto altre volte, nella stessa liturgia. Siamo ad una chiesa che cerca di trasformare il mondo scendendo a patti col mondo, un errore teologico enorme".

Poi aggiunge:" quei famosi tre scalini che portavano all' altare non erano un orpello, ma il senso della salita e della verticalità, oggi perduto. E a proposito sull' altare si salga con il piede destro in quanto rappresenta la parte pura della persona".

Bruno Volpe

Freedom ha detto...

OT: il 16 Maggio si compie la memoria liturgica di Santa Gemma Galgani.
Se qualcuno del sito fosse interessato a conoscere meglio la vita di questa Santa. Molto umilmente mi offro io. Ho pregato Gemma per ognuno di voi ,percio' non siate timidi. Ella è già vicina a ciascuno di voi. Se poi vorrete venire a lucca fatemelo sapere.Vedrete sarà un esperienza
.........bellissima.
Gemma proteggici, consolaci, dacci pace con uno solo dei tuoi sorrisi
ultraterreni...
Freedom

mic ha detto...

amici siete spariti... eppure il problema del sacerdozio anche nel cammino è uno dei più seri.
Ne parlerò domani

gianluca cruccas ha detto...

Una bella analisi del Superiore della Frat. San Pio X sugli attacchi al Papa
di mons. Fellay
http://blog.messainlatino.it/2010/05/una-bella-analisi-del-superiore-della.html

...La vostra generosità dimostra, senza il minimo dubbio possibile, il vostro attaccamento e il vostro amore concreto alla nostra Madre la Chiesa cattolica romana, al Successore di San Pietro, alla gerarchia, anche se abbiamo molto a soffrire da questa. Dio è più forte del male e il bene vincerà, ma forse non con tutta la pompa che vorremmo.

Occorre ora convincere le autorità a compiere la famosa consacrazione della Russia che dicono di avere già fatta; occorre ricordare l’attualità di quanto la Madonna diceva a Fatima, mentre nell’anno 2000 hanno voluto girare una pagina per non tornarci più. Le difficoltà e gli ostacoli sembrano moltiplicarsi perché ciò che chiediamo assolutamente non si realizzi. Poco importa, non confidiamo molto più in Dio che negli uomini, così come noi ci aspettiamo da atti tanto semplici quanto la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria dei risultati sorprendenti per la Chiesa e per il mondo, dei risultati che sorpassano tutto quanto possiamo immaginare. Follia agli occhi degli uomini, ma riflesso di quanto san Paolo già predicava ai suoi tempi: ciò che è saggio agli occhi degli uomini è follia per Dio, mentre la sapienza di Dio è considerata dai saggi di questo mondo come una follia insensata (1Co. 1, 20).

Mentre noi porteremo a conoscenza del Santo Padre i vostri notevoli sforzi insieme alla ragione di queste preghiere nella speranza di contribuire così, a nostro modo, al bene della Chiesa, vi chiediamo di continuare questi medesimi sforzi. Seguendo l’invito di Nostro Signore nella sua toccante esortazione alla preghiera “Chiedete e riceverete”, insistendo e anche molto (Mt. 7, 7-11). La grandezza di ciò che chiediamo, senza dubitare di essere esauditi, reclama un’insistenza e una perseveranza proporzionate.

Ricordiamo che l’essenziale del messaggio di Fatima non si trova solamente nella consacrazione della Russia, ma piuttosto nella devozione al Cuore Immacolato di Maria. Che tutte queste preghiere e sacrifici facciano crescere e approfondire in noi tutti questa devozione al Cuore della Madre di Dio. Da lì Dio vuole essere toccato...

gianluca cruccas ha detto...

stralcio della terza lettera mandata al santoi Padre da me e Annarita.

...A questo si sta’ rinunciando: ALLE GRAZIE DI MARIA SANTISSIMA ANNUNCIATE A FATIMA!

“Io come una vite ho prodotto germogli graziosi e i miei fiori, frutti di gloria e ricchezza. Io sono la madre del bell'amore e del timore e della scienza e della santa speranza. In me vi è ogni grazia della via e della verità, in me è ogni speranza della vita e della virtù. Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate, e saziatevi dei miei prodotti. Poiché il ricordo di me è più dolce del miele, e la mia eredità è più dolce del favo di miele. Il mio ricordo vivrà nei secoli, per sempre. Quanti si nutrono di me avranno ancora fame e quanti bevono di me avranno ancora sete. Chi mi obbedisce non si vergognerà, chi compie le mie opere non peccherà. Coloro che mi faranno conoscere, avranno la vita eterna. Io sono come un canale derivante da un fiume, e come un corso di acqua sono uscita verso un giardino. Ho detto: «Innaffierò il mio giardino e irrigherò la mia aiuola». Ed ecco il mio canale è diventato un fiume, il mio fiume è diventato un mare. Farò ancora splendere la mia dottrina come l'aurora, la farò brillare molto lontano. Penetrerò in tutte le parti inferiori della terra, getterò lo sguardo su tutti i dormienti, e illuminerò tutti quelli che sperano nel Signore. Riverserò ancora la dottrina come una profezia la lascerò per le generazioni future, per quanti cercano la sapienza, e non cesserò mai di annunziarla.” (Siracide, 24)

Ma a questo si andrà incontro se non si UBBIDIRA’ alla Madonna:

“Vidi il Signore che stava presso l'altare e mi diceva: «Percuoti il capitello e siano scossi gli architravi, spezza la testa di tutti e io ucciderò il resto con la spada; nessuno di essi riuscirà a fuggire, nessuno di essi scamperà. Anche se penetrano negli inferi, di là li strapperà la mia mano; se salgono al cielo, di là li tirerò giù; se si nascondono in vetta al Carmelo, di là li scoverò e li prenderò; se si occultano al mio sguardo in fondo al mare, là comanderò al serpente di morderli; se vanno in schiavitù davanti ai loro nemici, là comanderò alla spada di ucciderli. Io volgerò gli occhi su di loro per il male e non per il bene». Il Signore, Dio degli eserciti, colpisce la terra ed essa si fonde e tutti i suoi abitanti prendono il lutto; essa si solleva tutta come il Nilo e si abbassa come il fiume d'Egitto. Egli costruisce nel cielo il suo soglio e fonda la sua volta sulla terra; egli chiama le acque del mare e le riversa sulla terra; Signore è il suo nome. Non siete voi per me come gli Etiopi, Israeliti? Parola del Signore. Non io ho fatto uscire Israele dal paese d'Egitto, i Filistei da Caftor e gli Aramei da Kir? Ecco, lo sguardo del Signore Dio è rivolto contro il regno peccatore: io lo sterminerò dalla terra, ma non sterminerò del tutto la casa di Giacobbe, oracolo del Signore. Ecco infatti, io darò ordini e scuoterò, fra tutti i popoli, la casa d'Israele come si scuote il setaccio e non cade un sassolino per terra. Di spada periranno tutti i peccatori del mio popolo, essi che dicevano: «Non si avvicinerà, non giungerà fino a noi la sventura.”

gianluca cruccas ha detto...

continua,...

A questo arriveremo, perché Maria SS. lo ha promesso: “… Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà. Il santo Padre mi consacrerà la Russia che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di pace. In Portogallo, si conserverà sempre il dogma della fede; ecc...”.
Noi, Santità, speriamo e preghiamo Iddio in ginocchio, affinché “il santo Padre” di cui profetizzò nel 1917 la Madonna, dicendo che avrebbe infine consacrato al Suo Cuore Immacolato la Russia, SIA PROPRIO LEI! Vogliamo credere e sperare, con tutti noi stessi, che la nostra Santissima Madre stesse pensando a Lei, come a quel docile strumento della Grazia divina che, leggendo i segni dei tempi, sarebbe finalmente giunto alla determinazione di ottenere, a questa nostra Chiesa martoriata e all’umanità tutta, con la Conversione della Russia, la salvezza di molte anime e la Pace nei cuori.

“In quel giorno rialzerò la capanna di Davide, che è caduta; ne riparerò le brecce, ne rialzerò le rovine, la ricostruirò come ai tempi antichi, perché conquistino il resto di Edom e tutte le nazioni sulle quali è stato invocato il mio nome, dice il Signore, che farà tutto questo. Ecco, verranno giorni, — dice il Signore — in cui chi ara s'incontrerà con chi miete e chi pigia l'uva con chi getta il seme; dai monti stillerà il vino nuovo e colerà giù per le colline. Farò tornare gli esuli del mio popolo Israele, e ricostruiranno le città devastate e vi abiteranno; pianteranno vigne e ne berranno il vino; coltiveranno giardini e ne mangeranno il frutto. Li pianterò nella loro terra e non saranno mai divelti da quel suolo che io ho concesso loro, dice il Signore tuo Dio.” (Amos, 9, 1-15)

gianluca cruccas ha detto...

Si vuole porre rimedio allo disfacimento del Sacerdozio? si faccia cio' che la Madonna ha chiesto a Fatima.

Si vuole porre rimedio al disfacimento della liturgia cattolica? si faccia cio' che la Madonna ha chiesto a Fatima.

Si vuole porre rimedio alle eresie del CN, nel fermarlo non nel accoglierlo,?
si faccia cio' che la Madonna ha chiesto a Fatima.

Se questo non si fara', niente di buono ci si potra' aspettare

gianluca cruccas ha detto...

«Siamo letteralmente invasi dai travisamenti e dalle menzogne: i cattolici in larga parte non se ne avvedono, quando addirittura non rifiutano di avvedersene. Se io vengo percosso sulla guancia destra, la perfezione evangelica mi propone di offrire la sinistra. Ma se si attenta alla verità, la stessa perfezione evangelica mi fa obbligo di adoperarmi a ristabilirla: perché, dove si estingue il rispetto della verità, comincia a precludersi per l'uomo ogni via di salvezza» (Card. G. Biffi).

Francesco ha detto...

La difesa del sacerdozio ordinato in questi tempi bui deve passare attraverso una forte difesa del Papato.
Gli attacchi al Papa sono anche e soprattutto attacchi al sacerdozio.
Ricordiamoci cosa ha detto Vito Mancuso nell'intervista all' Espresso della scorsa settimana:

- Il Pontefice ” ha deluso milioni di cattolici”;
-”La statura morale del Papa è compromessa”;
-”…le decisioni sui pedofili sono state tardive”;
-”…il bilancio del pontificato non è entusiasmante…”;
inoltre le solite uscite su:
- celibato dei preti;
- necessità di un nuovo concilio;
- Giordano Bruno;
- sesso represso… ecc.

L'attacco al sacerdozio ministeriale è evidentissimo.