martedì 4 maggio 2010

"punto nave" per ripartire... nel "mare digitale"

Riprendiamo con la riflessione di Caterina:

PRENDERE IL LARGO.... quante riflessioni che fa venire a mente!
Penso anche alle tempeste, prendere il largo significa entrare in punti sconosciuti, andare incontro alle tempeste improvvise, trovarsi davanti delle "onde anomale" oppure delle volte trovare il mare piatto, troppo calmo... sole a picco, magari qualche noia al motore... insomma, prendere il largo e capire a che punto siamo difficile dirlo... magari si scorge all'orizzonte qualche isola sperduta, magari solo scogli, magari il mare aperto...

Pensavo al naufragio di Paolo che lo portò a Malta.... chissà a noi dove ci ha portato o dove ancora ci porterà... di certo è un'esperienza che arricchisce, insegna a navigare, insegna a sopravvivere, insegna ad accontentarsi... dice a ragione Mic:

per dirla con S. Paolo "ci muoviamo, viviamo ed esistiamo" (At 17, 28).

e, aggiungerei: impariamo, predichiamo, assistiamo... SPERIAMO, preghiamo e... facciamo anche discernimento, dice infatti il Papa sull'uso di internet:

Aumentano pure i pericoli di omologazione e di controllo, di relativismo intellettuale e morale, già ben riconoscibili nella flessione dello spirito critico, nella verità ridotta al gioco delle opinioni, (..) Cari amici, anche nella rete siete chiamati a collocarvi come "animatori di comunità", attenti a "preparare cammini che conducano alla Parola di Dio", e ad esprimere una particolare sensibilità per quanti "sono sfiduciati ed hanno nel cuore desideri di assoluto e di verità non caduche"

Io penso che da quando abbiamo "preso il largo" seppur fra tempeste e bonacce, possiamo ritrovarci in queste parole del Santo Padre...

ad maiora a tutti e con serenità, FIDUCIA IN CRISTO E NEL SUO VICARIO... avanti TUTTA!
Ovvio che si Mic, non siamo mai soli! ^__^

le tempeste sono utili per compattare la ciurma ahahahah ^__^
è durante la tempesta sul lago che san Pietro si affida al Signore, è proprio in quel riconoscersi BISOGNOSI DI AIUTO che non solo si testimonia la VERITA', ma si riceve anche l'Aiuto vero....

Il 15 aprile scorso così ha ben parlato Benedetto XVI nell'accennare a queste tempeste:

Sotto gli attacchi del mondo che ci parlano dei nostri peccati, vediamo che poter fare penitenza è grazia. E vediamo che è necessario far penitenza, cioè riconoscere quanto è sbagliato nella nostra vita, aprirsi al perdono, prepararsi al perdono, lasciarsi trasformare. Il dolore della penitenza, cioè della purificazione, della trasformazione, questo dolore è grazia, perché è rinnovamento, è opera della misericordia divina”.

Stupendo concetto del prendere il largo mai da soli, ma sempre con l'umiltà che ci fa riconoscere le bonacce, il mare calmo, le tempeste.... e MAI a discapito del nostro compito che è appunto quello indicato dal Papa, ripetiamole con fiducia queste parole:

Cari amici, anche nella rete siete chiamati a collocarvi come "animatori di comunità", attenti a "preparare cammini che conducano alla Parola di Dio", e ad esprimere una particolare sensibilità per quanti "sono sfiduciati ed hanno nel cuore desideri di assoluto e di verità non caduche"

parole che ci dicono in un certo senso "a che punto siamo".... come a dire "c'è ancora molto da fare, non scoraggiatevi"

10 commenti:

mic ha detto...

... sì c'è molto da fare, soprattutto c'è molto da custodire la nostra fedeltà

chisolm ha detto...

Non so nuotare, e da bambino ho sofferto molto per questo…
Vedere gli amici “prendere il largo” e io a rimanere lì, sottocosta, appiccicato alla battigia perché se non si sa nuotare, il largo fa paura.

E’ strana questa mia antica paura dell’acqua, considerando che la mia vita biologica e quella spirituale altro non sono state che il salto dal liquido amniotico di mia madre all’acqua del Fonte battesimale.
Formato nell’acqua del ventre materno e accolto nel ventre acquoso della Chiesa: il mio piccolo “prendere il largo” si misura in questo spazio brevissimo, corto, essenziale.

Mai avuta la tentazione di spingermi oltre, mai sentito il bisogno di varcare oceani sconosciuti: forse il mio piccolo mare era quello, è questo, magari sottocosta, a smanacciare braccia e gambe per mostrare una parvenza di nuoto, ma sempre vicino alla spiaggia, sempre nei pressi di una voce rassicurante, di una presenza visibile.

Ora vorrei “prendere il largo”, davvero vorrei farlo, lasciare tutto e tutti per fissarmi col chiodo al muro di un’adorazione silenziosa, alla luce di un cero, al ritmo della preghiera del cuore ripetuta e ripetuta come il mio respiro.
Vorrei, ma forse il mio “largo” è questo, vicino alla battigia, a guardare gli altri che sfrecciano come delfini e sperare, un giorno, di poter essere veloce come loro…

Chisolm

mic ha detto...

Vorrei, ma forse il mio “largo” è questo, vicino alla battigia, a guardare gli altri che sfrecciano come delfini e sperare, un giorno, di poter essere veloce come loro…

si ha sempre l'impressione che gli altri volino più in alto o nuotino più veloci, riuscendo ad arrivare "al largo" mentre noi restiamo "alla battigia"...

ma secondo me rimanere attaccati "alla battigia" nel senso che intendi tu, caro Chisolm, non è solo un bisogno di sicurezza, quanto un dato di fedeltà, se per "prendere il largo" si intendono acrobazie, avventure dello spirito, che alla fine sono solo immaginifiche illusioni che col Soprannaturale - e soprattutto con la sua concreta Incarnazione nel Figlio dell'Uomo da parte del Figlio di Dio - hanno poco a che vedere...

tamar ha detto...

ogni mattina dico a GESU:"DOVE MI PORTI OGGI?"...E Lui mi dice:"NEL MIO CUORE"...allora io sò che chiunque incotrerò è perchè Lui lo ha deciso...qualunque cosa succeda è perchè Lui l'ha voluta...è un viaggio quotidiano travagliato ...a volte fatto di scontri...a volte di incontri...ma è un viaggio insieme LUI...non è importante come si "nuota"...l'importante è "nuotare con LUI !!!

Francesco ha detto...

Tamar, la tua riflessione è toccante. Lodiamo e benediciamo il Signore per tutto ciò che ci permette di vivere ogni momento e lodiamolo anche per il quarto anno di vita di questo blog, che si compie proprio in queste settimane.
Ci sono stati fino ad ora tanti attacchi, ma siamo andati sempre avanti uniti quasi tutti nel Signore, certi che ...non prevalebunt!

a.rita ha detto...

per Tamar:
GRAZIE di cuore ...

per Francesco:
"ma siamo andati sempre avanti uniti quasi tutti nel Signore, certi che ...non prevalebunt!"

"uniti QUASI tutti"??... 0__0
...in che senso?...

Caterina63 ha detto...

^__^ leggere Chisolm di mattino è meglio di un cornetto alla crema.....^__^

Ieri vedevo un video carinissimo che parla della CASTITA'...si, pensate, sono giovani fidanzati che, cattolicamente, fanno il giro delle scuole (in america) per invitare i loro coetanei a non lasciarsi fregare dalle mode del mondo...
insomma qui trovate il tutto, gustatevelo, è un altro modo per "prendere il largo" SULLA STESSA BARCA!!
http://difenderelafede.freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=9228340&a=2#last

in questo video c'è un esempio calzante:

un uomo ha un cane in giardino il quale comincia ad abbaiare puntando il muso verso un cespuglio.
Il padrone spazientito lo fa tacere dandogli dello stupido perchè abbaia verso un cespuglio...
Dopo un'ora il cane ricomincia ad abbaiare verso lo stesso cespuglio, il padrone perde la pazienza e con un bastone gli intima di tacere...
Ma il cane, fedele al padrone, ricomincia ad abbaiare...e così tutta la serata finchè, spazientito il padrone prende il fucile e gli spara....

Di notte, da quel cespuglio, esce il ladro che scavalca il cane ed entra nella casa, e sapendo che la sua vittima ha un fucile, lo uccide per non correre il rischio di essere ucciso a sua volta, e gli svaligia la casa...

Morale della storia:
quel cane che abbaiava è la NOSTRA COSCIENZA...
spesse volte quando questa ci avverte del pericolo, la mettiamo a tacere perchè non ci piace essere disturbati....ci infastidiamo nel sentirci continuamente chiamati all'attenzione di qualcosa che sta avvenendo...
ma spesse volte finiamo con azzittire, uccidere la nostra coscienza per continuare a restare nel nostro dolce "far niente" ^__^
preferiamo gli "accomodamenti" i compromessi, preferiamo restare nel nostro orticello, nella nostra "villetta" dove, neppure la coscienza deve disturbarci...

Nel "mare digitale" spesso ci sentiamo dire: "NON DEVI GIUDICARE"...dimenticando che non è solo un diritto, ma è un DOVERE discutere sulla retta coscienza delle cose, è un dovere discutere su ciò che è giusto e sbagliato, su ciò che è bene o male....è un dovere RICHIAMARE ALLA COSCIENZA quando i conti non tornano, quando la DIVISIONE porta le onde "anomale" a frantumarsi sulla Barca...in una Barca così speciale all'interno della quale TUTTO L'EQUIPAGGIO se non lavora con un Cuor solo ed un anima sola, fa andare alla deriva tutto o peggio, rischia di capovolgersi...

La nostra certezza sta nel fatto che il Nocchiero nostro è DIVINO ^__^ e la Barca non si capovolgerà MAI! Ma questo non ci dispensa mai dal compiere il nostro dovere, con umiltà, spirito di sacrificio, senso del dovere, armati di CARITA'...

Avanti tutta, caro Chisolm, guai "lasciare il tutto e fissarsi ad un chiodo" ^__^
Vorremmo...e si che lo vorremmo... ma la voce della coscienza ci richiama verso il "largo", verso nuove avventure...
^__^

un abbraccio a tutti!

mic ha detto...

Avanti tutta, caro Chisolm, guai "lasciare il tutto e fissarsi ad un chiodo" Vorremmo...e si che lo vorremmo... ma la voce della coscienza ci richiama verso il "largo", verso nuove avventure...

il "fissarsi al chiodo" che intende Chisolm -vedo che lo intuisci, Caterina- è un "prendere il largo", particolare, immergendosi nella pura contemplazione dell'immenso mare di Vita e Carità che è il Cuore del Signore, nel vivere -già da qui- l'unione con Lui ad un livello molto più profondo e pieno, possibile soltanto con l'Adorazione continua, grande purificazione e il distacco totale dal 'mondo'... ma questo è un dono dato a pochi, e davvero è nell'incommensurabile Mistero del Padre

Tuttavia a quel chiodo siamo tutti appesi, non a quel livello, ma - nella misura in cui "rimaniamo" in Lui- in modo sufficiente sia per non perdere la rotta che per non naufragare sugli scogli o ancora per non essere travolti dalle 'onde anomale'.

Giorni fa, mi era venuta un'immagine, che non so quanto corrispondente alla realtà o frutto della mia immaginazione: mi vedevo come un piccolo tassello incuneato nella parete della Barca, per tappare una 'falla' che non lasciasse 'entrare' l'acqua cattiva, ma nello stesso tempo trasparente per essere capace di ricevere la Luce, che dà energia motrice e di sussistenza alla Barca...

...alla fine mi pare che sia quello che cerchiamo di fare noi TUTTI e non QUASI tutti, come dice Francesco ;)

perché siamo davvero TUTTI uniti nel Signore e da Lui radunati in questo impegno, che coinvolge seriamente la nostra vita, la nostra storia e parte del nostro tempo (per quanto riguarda il web) perché è ovvio che l'impegno (inteso nel senso lato di risposta al Signore) è totale e ci prende totalmente in tutte le espressioni del nostro essere in tutti i momenti e situazioni quotidiane

Tornando al TUTTI, io non ho dubbi nel togliere quel "quasi", che non so come lo intenda Francesco, perché è un fatto che la nostra unione nel Signore è salda, anche se ognuno di noi, nella schiettezza e libertà che si sa di poter usare in un contesto che ci è familiare (nel senso pieno del termine, perché lo associo ai famulis tui del Signore!) di volta in volta, può esprimere punti di vista diversi o diverse opinioni che riguardano sempre l'operatività e i metodi, mai la sostanza...

immagino poi in quel TUTTI, non ci siamo solo noi 'quattro gatti' che più spesso ci facciamo presenti e alimentiamo questo blog; ma anche quanti si affacciano, seguono, accolgono e si uniscono nella preghiera...

mic ha detto...

... segue

ed è, credo, proprio questa la vera 'unità nella diversità' accolta e integrata nell'insieme e cementata da una comunione che non è di questo mondo o su questioni di esso, ma è data dal Signore ed è proprio da Lui che proviene ed in Lui si alimenta e cresce nella misura in cui guardiamo a Lui e gli siamo fedeli

... una diversità che deriva dal fatto che ognuno di noi è effettivamente una persona unica, che la sua vita e la sua storia ha provvidenzialmente forgiato in maniera diversa e che diventa feconda nella misura in cui, nel Signore, si fa dono per gli altri

... vorrei far notare che è una 'diversità' capace di 'sentire insieme' agli altri e di accogliersi e arricchirsi vicendevolmente e sottolineare come sia ben diversa dalla 'estraneità' sperimentata con chi è impegnato su 'altri fronti' e ha 'sposato' (nell'analogo senso di totale appartenenza di cui parlavo prima) un certo Cammino...

hai voglia a voler essere 'accogliente'! ché non ci abbiamo provato? il problema è che per accogliere loro dovremmo trasformare la nostra identità, che è la nostra Fede, che è appartenenza e adesione ad una Persona e lasciarci fagocitare dalle irriducibili immaginifiche suggestioni che, pur parlandone tanto, ma con menzogne travestite da verità e verità poi sfigurate da successive menzogne, ce ne allontanerebbero tanto subdolamente quanto inesorabilmente

è per questo che la Chiesa di sempre vieta la communicatio in sacris con coloro che non sono famulis, ritenendola possibile solo tra coloro che appartengono alla stessa famiglia perché sono 'familiari' del Signore, veri fratelli e sorelle in Cristo...

E con le Cose Sacre (soprattutto vedi liturgia) non si scherza!!!

jonathan ha detto...

Dice Chisolm
Mai avuta la tentazione di spingermi oltre, mai sentito il bisogno di varcare oceani sconosciuti...

Anche il vecchio Simeone, mi piace pensare, non sapeva nuotare mi sa, non aveva bisogno di 'spingersi oltre'. Gli bastava stare dentro la sua vita, assaporata briciola dopo briciola, come un buon pane quotidiano. Una pienezza di Dio abitava il suo cuore e gli suggeriva l’attesa vigilante e paziente, la certezza della speranza . E quando finalmente prenderà in braccio il Bambino tanto a lungo atteso, solo allora potrà dire ‘ora lascia, Signore…’

Gli ‘oceani sconosciuti’ invece non sanno stare fermi, per così dire. Sono indomabili, fieri di quell’altrove che sembrano contenere. Per chi si spinge al largo, infatti, c’è sempre un altrove da cercare, una qualche bellezza che magari ti seduce ma che si sottrae alla conquista. Perché al largo, in tutti i sensi inteso, non ci sono approdi dove fermarsi e stare, ma solo rotte, forse, per raggiungerne uno. E beato chi giunto a riva trova ad aspettarlo qualcuno che ‘non sa nuotare’, a cui confidare il proprio affanno. Qualcuno che gli contagi la sua pienezza di Dio.