domenica 2 maggio 2010

Dopo aver "preso il largo nel mare digitale"... a che punto siamo?

Senza timori vogliamo prendere il largo nel mare digitale, affrontando la navigazione aperta con la stessa passione che da duemila anni governa la barca della Chiesa. Più che per le risorse tecniche, pur necessarie, vogliamo qualificarci abitando anche questo universo con un cuore credente, che contribuisca a dare un’anima all’ininterrotto flusso comunicativo della rete”: sono parole e pensieri espressi il 24 maggio scorso da papa Benedetto XVI in un suo discorso al convegno della Cei: «Testimoni Digitali. Volti e linguaggi nell'era crossmediale ». “La rete potrà così diventare una sorta di ‘portico dei gentili’, dove fare spazio anche a coloro per i quali Dio è ancora uno sconosciuto” [potete leggere qui il testo integrale del messaggio del Papa molto ricco di ulteriori spunti]. A me viene in mente che, oggi, nella nostra Chiesa c'è bisogno, soprattutto, del 'portico dei diversamente credenti'...

“Prendere il largo nel mare digitale” mi pare una scommessa già quasi vinta per quanto ci riguarda, se pensiamo alla nostra pluriennale impegnativa esperienza, che credo faccia oltrepassare ai nostri interlocutori anche il 'portico dei gentili', perché spesso la comunicazione avviene a livelli più profondi che divulgativi... è una bella immagine che richiama il verso di Dante “per lo gran mar dell’Essere…” che ho scritto di proposito con la maiuscola e nel quale ci sentiamo immersi e, per dirla con S. Paolo "ci muoviamo, viviamo ed esistiamo" (At 17, 28).

Piccola divagazione: parlando del mare digitale, della miriade di informazioni simultanee, di parole e di immagini che la nostra mente incontra e registra esplorando la rete e soffermandosi sui ‘luoghi’ e sui contenuti d’interesse, vengono in mente gli allarmi espressi da alcuni scienziati in ordine ai pericoli per il nostro cervello.. non solo perchè discriminare, giudicare, elaborare assimilare una così gran massa di informazioni è una fatica, ma anche perchè queste informazioni si depositano nella nostra memoria dalla quale vengo ‘registrate’: infopollution (inquinamento da informazioni), la chiamavano anni fa… Purtuttavia un antidoto lo si può già trovare nel meccanismo neuronale fondamentale della cosiddetta ‘memoria selettiva’, cioè la capacità di selezionare i dettagli, in genere sulla base dell’interesse dominante, immagazzinando pochi particolari alla volta. Oltre che, naturalmente, in un uso equilibrato di questi strumenti e nel darsi sempre il tempo della riflessione, come detto più avanti.

Dunque, quando si parla del mare del web non si può non riflettere sul fatto che grazie a internet la nostra mente è sovraccarica e tempestata da notizie di tutti i tipi e opinioni le più contrastanti, che in qualche modo nei percorsi di ricerca entrano nella nostra sfera di attenzione e vanno a depositarsi nella ‘banca dei ricordi’. Ma tutto ciò ci aiuta veramente a pensare? Consente ad ognuno di noi di essere originale, cioè di trovare se stesso, nella propria irrinunciabile personale e solitaria riflessione? Secondo me, ‘darsi il tempo’ della riflessione è indispensabile per poter assimilare e far proprie le nuove acquisizioni; il che consente di emarginare e scartare quanto ritenuto secondario o addirittura contrastante con la propria visuale delle cose, integrando solo ciò che è congeniale alla propria coscienza che, soprattutto se credente, è sempre orientata ma anche aperta al nuovo, naturalmente, con la consapevolezza che non tutto ciò che è nuovo è buono solo in quanto tale. Oltre al tempo per la riflessione, diventa necessario un uso della Rete equilibrato, che non incida in maniera pesante sulla quotidianità non ‘virtuale’.

Un inconveniente della comunicazione virtuale che si genera sulla rete è quello della mancanza della 'linguaggio non verbale' fatto di gesti, sguardi, espressività del volto, inflessioni della voce, che non è mai asettica. Ovviamente la ‘comunicazione non verbale’ si dà parlando de visu e ‘lascia passare’ anche il clima emotivo e spirituale di cui chi parla è portatore e rende tanto più incisiva la comunicazione quanto più ciò che viene pronunciato con le labbra e attraverso le parole corrisponde al vissuto della persona. Sulla rete, purtroppo, anche quando parliamo di Fede, mancano questi elementi che non hanno la capacità di lasciar 'passare' la commozione, la gioia, la Pace, il desiderio di condivisione, la gratitudine e l'ulteriore attesa di bene che solo il pensare al Signore ci suscita e che potrebbero diventare un dono concreto e tangibile riversandosi dal nostro cuore quello di chi ascolta, dal quale ricevere altrettanto le Tracce di una Presenza... Ho tuttavia la convinzione che anche queste parole pronunciate così sul web, se corrispondono al sentimento e alla realtà evocata e non sono parole al vento, conservino la 'pienezza' e la ricchezza di cui sono comunque portatrici e possano raggiungere il cuore di chi ascolta. Infatti, non penso di sbagliarmi dicendo che tra noi questo accade: mi basta pensare a quel che ‘sento’ e ricevo dai vostri messaggi... Penso di poter dire che quel che vale è la 'trasparenza' del linguaggio di cuori in sintonia. Non a caso anche il Vangelo e i maestri spirituali parlano di occhi ed orecchi del cuore! Viceversa, anche a fronte di passate ma soprattutto recenti esperienze, a volte quel tono, astioso, rabbioso, aggressivo, che si ritrova in alcuni frequentatori di forum e blog mi fa pensare che “il gran mare digitale” per alcuni possa diventare fonte di angoscia, di nervosismo, e alla fine resta dentro la sensazione di uno sgradevole e multiforme caos, una cacofonia di voci dove, in definitiva, nessuno ascolta veramente nessuno se non se stesso o quello di cui è già convinto, se è rimasto invischiato in un contesto ideologizzante.

Si potrebbero pensare anche altre forme comunicative, ad esempio l'inserimento di video, non dimenticando che la 'madre di tutte le comunicazioni' è quella del volto, uscendo -per chi se la sente- da un anonimato che, se pensato per salvaguardare noi, di fatto penalizza e depaupera il nostro messaggio. Ciò, naturalmente, come tentativo più completo di risposta all'invito di Pietro a comunicare anche con i linguaggi dei media, la ragione della speranza che è in noi.

21 commenti:

Gabriella ha detto...

Bel post.
Certo la comunicazione personale è importantissima ma io vedo l'internet come un accesso ad una biblioteca senza fine ... ;)

I blog e i siti sulla Tradizione Cattolica sono moltissimi, e alcuni molto belli - penso si dovrebbe organizzare un 'webring' ...

Francesco ha detto...

Ottimo articolo, Mic,ricco di spunti per le future discussioni , ma soprattutto di riflessione.
Almeno su questi contenuti credo sia d'accordo anche Kiko Arguello che fino a qualche tempo vietava il proliferare di siti neocatecumenali e oggi invece si è reso conto , a quanto pare, che più ve ne sono e meglio è.
Certo è un'equivalenza molto opinabile per un movimento che deve difendere la propria immagine monolitica che, da qualche tempo a questa parte, viene scomposta in mille immagini parziali e a volte deformate proprio dai suoi stessi fautori, autori improvvisati di siti, alcuni dei quali sotto osservazione dalla polizia postale.

mic ha detto...

Cara Gabriella,

ti ringrazio e sono d'accordo con te sullo straordinario valore di Internet come biblioteca senza fine... ma soprattutto come grande palestra di espressione di idee e di pensieri, che fanno da moltiplicatore, per l'intelligenza sia collettiva che individuale se si riesce ad attingere in maniera sana da fonti serie ed attendibili, e così possono generare nuovi frutti e ulteriormente circolare per l'arricchimento reciproco...

Certo, il discorso del webring dovrebbe essere promosso e generalizzato: sarebbe molto utile e creerebbe buone sinergie; ma, a questo proposito, sai che è stato rifiutato l'inserimento di questo blog e del relativo sito tra quelli cattolici?

Come vedi, così come siamo prigionieri in casa nelle parrocchie, altrettanto correremmo il rischio di esserlo sulla rete, se essa non avesse in sé proprio la tendenza a farsi veicolo anche di libertà... ovvio che poi c'è il rovescio della medaglia degli eccessi, delle contraffazioni e di tante orrende negatività; ma in fondo internet non è altro che lo specchio della realtà e alla fine ognuno vi trova quello che cerca e desidera veramente... il resto è e rimane spazzatura

mic ha detto...

... comunque il fatto che ci abbiano rifiutati non ci fa né sentire né essere meno cattolici: siamo consapevoli di essere 'scomodi' e un po' fuori dal coro... ma non può che essere così in questo tempo così frammentato e confuso e disorientato; ma cerchiamo di essere tralci della Vera Vite perché da soli non potremmo far nulla e la nostra Fiducia e la nostra Speranza sono nel Signore della Vita e della Storia....

Emma ha detto...

Beh, caro mic, se ti può consolare mi ricordo che anche ai gestori del magnifico sito Maranatha fu rifiutata l`iscrizione nei siti cattolici!
Non so se la situazione è in seguito cambiata.
Questo rifiuto è solo sintomatico e rivelatore dell`orientamento di chi decide dell`eventuale inserimento.

jonathan ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
mic ha detto...

Un passaggio della stupenda meditazione del Papa a Torino, davanti alla Sindone:

"In quel “tempo-oltre-il-tempo” Gesù Cristo è “disceso agli inferi”. Che cosa significa questa espressione? Vuole dire che Dio, fattosi uomo, è arrivato fino al punto di entrare nella solitudine estrema e assoluta dell’uomo, dove non arriva alcun raggio d’amore, dove regna l’abbandono totale senza alcuna parola di conforto: “gli inferi”. Gesù Cristo, rimanendo nella morte, ha oltrepassato la porta di questa solitudine ultima per guidare anche noi ad oltrepassarla con Lui. Tutti abbiamo sentito qualche volta una sensazione spaventosa di abbandono, e ciò che della morte ci fa più paura è proprio questo, come da bambini abbiamo paura di stare da soli nel buio e solo la presenza di una persona che ci ama ci può rassicurare. Ecco, proprio questo è accaduto nel Sabato Santo: nel regno della morte è risuonata la voce di Dio.

E’ successo l’impensabile: che cioè l’Amore è penetrato “negli inferi”: anche nel buio estremo della solitudine umana più assoluta noi possiamo ascoltare una voce che ci chiama e trovare una mano che ci prende e ci conduce fuori. L’essere umano vive per il fatto che è amato e può amare; e se anche nello spazio della morte è penetrato l’amore, allora anche là è arrivata la vita. Nell’ora dell’estrema solitudine non saremo mai soli: “Passio Christi. Passio hominis”."
...

vi metto qui il testo intero. Sublime!

Freedom ha detto...

Anch'io ho sempre pensato ad Internet
come ad una grandissima libreria
ma l'ho sempre associato all'idea di
liberta' e creativita'. Mentre scrivo e' notte
si sente solo il rumore del vento e della
pioggia. Nella vuota solitudine di questa
notte e' bellissimo trovare delle voci
amiche.Prego per ognuno di voi vi sento
vicini.... Veramente sublime il discorso del
Papa.... oltre che illustre teologo, un grande
Poeta
Freedom

mic ha detto...

In quel “tempo-oltre-il-tempo” Gesù Cristo è “disceso agli inferi”. Che cosa significa questa espressione? Vuole dire che Dio, fattosi uomo, è arrivato fino al punto di entrare nella solitudine estrema e assoluta dell’uomo, dove non arriva alcun raggio d’amore, dove regna l’abbandono totale senza alcuna parola di conforto: “gli inferi”. Gesù Cristo, rimanendo nella morte, ha oltrepassato la porta di questa solitudine ultima per guidare anche noi ad oltrepassarla con Lui.

certo il Papa in un discorso del genere ha espresso la sua meditazione allo scopo di raggiungere il cuore delle persone e le sue parole sono di una grande e consolante efficacia anche perché esprimono una realtà tangibile e liberante: davvero non siamo mai soli, se invochiamo il Signore e lo sentiamo Presente, consapevoli di questa sua condivisione estrema e liberante dei nostri "inferni" creati dalla mancanza d'amore e dalla solitudine...

Tuttavia l'inferno non è solo la tragica mancanza d'amore la solitudine, e anche l'indurimento nel peccato, che sperimentiamo nella nostra vita e da cui il Signore è venuto a salvarci, ma anche una tremenda realtà piuttosto che un semplice 'luogo' teologico... Purtroppo la Chiesa, oggi non parla più dei 'novissimi' (morte, giudizio, inferno, paradiso) cioè della realtà oltre la morte e del nostro destinto eterno, che può essere nel Signore o lontano da Lui, se lo rifiutiamo... non mi soffermo su questa ultima terribile ipotesi, che tuttavia non può essere accantonata perché è determinata dal fatto che Dio ha voluto l'uomo una creatura libera ed è in questa libertà, coniugata con la Sua Provvidenza accolta o rifiutata, che si compie il suo destino eterno.

Non dimentichiamo che Kiko nella Domus Galileae ha disegnato un inferno vuoto e ci sono teologi, soprattutto modernisti, che la pensano così... vorrei tanto anch'io che così fosse: sarebbe molto rassicurante, ma anche molto deresponsabilizzante... e la Chiesa non è questo che insegna da sempre.

gianluca cruccas ha detto...

Carissimo mic ti ho mandato una Mail e non so se l'hai letta...

pippoarturo ha detto...

Scusate se posto in OT. VOlevo raccontarvi quanto segue.

Mi è capitato ieri di partecipare (invitato) ad una prima Comunione in parrocchia NC (Roma).

Cantori e catechisti posti a destra dell'altare. Canti NC (a parte un GLoria e Symbolum), comunque riarrangiati in chiave Kikesca e quindi cantati dai 4 chitarristi-cantori.

Parroco che nella omelia sostiene che bisogna essere buoni ebrei per essere buoni cristiani (mi pare che nel NT già si parlava di questo).

Una cosa che mi ha lasciato perplesso, ma forse è mia ignoranza, e volevo il vostro aiuto, è stata la modalità di svolgimento della prima comunione dei bambini:

Uno alla volta si sono avvicinati e hanno ricevuto il Corpo di Cristo, una voltrata molto funzionale al cammino, a ricevutolo ognuno è andava al suo posto.

Quando 'ultimo bambino si è seduto, la processione è ricominciata per ricevere il Sangue di Cristo nelle specie del vino.

Io questa cosa qua non l'avevo mai vista, e frequento prime comunioni da parecchio.

Ad occhio mi è sembrata molto funzionale al modo NC, qua lessi qualcosa sul significato del pane e della coppa secondo kiko.

E comunque immagino il raccoglimento di un bambino alla prima comunione chedeve essere pronto a rialzarsi per la seconda Specie.

A, naturalmente i catechisti non si sono mossi dal loro posto, sono stati "serviti" dal ministro.

Saluti e grazie per eventual risposte.

Caterina63 ha detto...

Gentile pippoarturo....

partendo dal Concilio di Trento (1545-1563) che dovette affrontare i riformatori protestanti i quali, guidati da Lutero, ritenevano una tirannia romana interdire il calice ai laici, tal Concilio risolve la prima questione al termine dei tre periodi nei quali si svolsero le sedute... fu emanato un documento riguardante la comunione sotto le due specie, che sinteticamente prescriveva ai laici e ai chierici non celebranti di non essere tenuti per diritto divino alla comunione sotto le due specie...

Peraltro, essendo il Concilio guidato dallo Spirito Santo che è Spirito di sapienza e d’intelletto, di pietà e di consiglio, e che tale Concilio è stato citato diverse volte come supporto al Vaticano II nella Sacrosanctum Concilium... ergo quello stesso documento stabilì che non si poteva dubitare che la comunione nell’una o nell’altra specie non fosse sufficiente alla salvezza, evitando per altro di strumentalizzare la traditio proveniente direttamente dalle parole dette da Cristo e scritte dagli apostoli per non dare modo di pensare che tutti i cristiani siano obbligati da un comando divino a ricevere le due specie.

Inoltre il Concilio proclamò che la Chiesa aveva il potere di stabilire e cambiare l’amministrazione dei sacramenti, mantenendo integra la sostanza, nel momento in cui si riteneva opportuno per le mutate condizioni dei tempi e dei luoghi: Ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio (1Cor 4, 1)....

Ordunque, oggi?
^__^

Il Concilio Vaticano II dice che … " pur restando i principi dottrinali stabiliti dal Concilio di Trento, la comunione sotto le due specie si può concedere ai laici e ai chierici in casi determinati dalla Sede Apostolica e secondo il giudizio dei Vescovi".

Attenzione perchè già con san Pio X, il quale decretò la Prima Comunione ai PICCOLI ossia appena il bambino/a raggiungeva l'età della comprensione (circa 8 anni), in quel giorno si poteva dare l'Eucarestia INTINGENDO L'OSTIA NEL SACRO CALICE...

Idema stabilì il Vaticano II, nell'intenzione di dare le due specie per mezzo del L'INTINZIONE DELL'OSTIA NEL CALICE DA PARTE DEL PRESBITERO...

successivamente, essendo divenuta pratica in non poche comunità DISOBBEDIENTI E RETICENTI, la Redemptionis Sacramentum così stabiliva:

[103.] Le norme del Messale Romano ammettono il principio che, nei casi in cui la Comunione è distribuita sotto le due specie, ‘il Sangue di Cristo può essere bevuto direttamente al calice, per intinzione, con la cannuccia (per gli anziani o i malati n.d.a.) o con il cucchiaino’(persone con problemi di deglutizione n.d.a.).

[191] ... Se si amministra la Comunione per intinzione, si ricorra ad ostie che non siano né troppo sottili, né troppo piccole e il comunicando riceva dal Sacerdote il Sacramento soltanto in bocca. [192]

[104.] Non si permetta al comunicando di intingere da sé l'ostia nel calice, né di ricevere in mano l'ostia intinta. Quanto all'ostia da intingere, essa sia fatta di materia valida e sia consacrata, escludendo del tutto l'uso di pane non consacrato o di altra materia.

[105.] Se non fosse sufficiente un solo calice per distribuire la Comunione sotto le due specie ai Sacerdoti concelebranti o ai fedeli, nulla osta che il Sacerdote celebrante usi più calici.
[193] ... In ragione del segno, è lodevole servirsi di un calice principale più grande insieme ad altri calici di minori dimensioni.

[106.] Ci si astenga, tuttavia, dal riversare dopo la consacrazione il Sangue di Cristo da un vaso in un altro, per evitare qualunque cosa che possa risultare irrispettosa di così grande mistero. Per ricevere il Sangue del Signore non si utilizzino in nessun caso brocche, crateri o altri vasi non integralmente rispondenti alle norme stabilite 12.


Questa prassi è già usata in tutte le Parrocchie per le Prime Comunioni!

Caterina63 ha detto...

Avevo preparato una risposta oggi alla bellissima riflessione di Mic in questo thread, ma qui ha grandinato ed ho preferito non rischiare un altro PC sacrificandolo ai lampi ^__^

PRENDERE IL LARGO....quante riflessioni che fa venire a mente!
Penso anche alle tempeste, prendere il largo significa entrare in punti sconosciuti, andare incontro alle tempeste improvvise, trovarsi davanti delle "onde anomale" oppure delle volte trovare il mare piatto, troppo calmo...sole a picco, magari qualche noia al motore...insomma, prendere il largo e capire a che punto siamo difficle dirlo...magari si scorge all'orizzonte qualche isola sperduta, magari solo scogli, magari il mare aperto...

Pensavo al naufragio di Paolo che lo portò a Malta....
chissà a noi dove ci ha portato o dove ancora ci porterà... di certo è un'esperienza che arricchisce, insegna a navigare, insegna a sopravvivere, insegna ad accontentarsi...dice a ragione Mic:

per dirla con S. Paolo "ci muoviamo, viviamo ed esistiamo" (At 17, 28).

e, aggiungerei: impariamo, predichiamo, assistiamo...SPERIAMO, preghiamo e...facciamo anche discernimento, dice infatti il Papa sull'uso di internet:

Aumentano pure i pericoli di omologazione e di controllo, di relativismo intellettuale e morale, già ben riconoscibili nella flessione dello spirito critico, nella verità ridotta al gioco delle opinioni,
(..)
Cari amici, anche nella rete siete chiamati a collocarvi come "animatori di comunità", attenti a "preparare cammini che conducano alla Parola di Dio", e ad esprimere una particolare sensibilità per quanti "sono sfiduciati ed hanno nel cuore desideri di assoluto e di verità non caduche"


Io penso che da quando abbiamo "preso il largo" seppur fra tempeste e bonacce, possiamo ritrovarci in queste parole del Santo Padre...

ad maiora a tutti e con serenità, FIDUCIA IN CRISTO E NEL SUO VICARIO...avanti TUTTA!
^__^

mic ha detto...

Cari amici, anche nella rete siete chiamati a collocarvi come "animatori di comunità", attenti a "preparare cammini che conducano alla Parola di Dio", e ad esprimere una particolare sensibilità per quanti "sono sfiduciati ed hanno nel cuore desideri di assoluto e di verità non caduche"

forse qualche volta ci siamo riusciti... Che dici, Cate?
Ma non da soli

Seguiamo e preghiamo il Signore: Lui è la Barca e anche il Nocchiero, il Faro e l'Approdo...

Caterina63 ha detto...

Ovvio che si Mic, non siamo mai soli! ^__^

le tempeste sono utili per compattare la ciurma ahahahah^__^
è durante la tempesta sul lago che san Pietro si affida al Signore, è proprio in quel riconoscersi BISOGNOSI DI AIUTO che non solo si testimonia la VERITA', ma si riceve anche l'Aiuto vero....

Il 15 aprile scorso così ha ben parlato Benedetto XVI nell'accennare a queste tempeste:

“Sotto gli attacchi del mondo che ci parlano dei nostri peccati, vediamo che poter fare penitenza è grazia. E vediamo che è necessario far penitenza, cioè riconoscere quanto è sbagliato nella nostra vita, aprirsi al perdono, prepararsi al perdono, lasciarsi trasformare. Il dolore della penitenza, cioè della purificazione, della trasformazione, questo dolore è grazia, perché è rinnovamento, è opera della misericordia divina”.


Stupendo concetto del prendere il largo mai da soli, ma sempre con l'umiltà che ci fa riconoscere le bonacce, il mare calmo, le tempeste....e MAI a discapito del nostro compito che è appunto quello indicato dal Papa, ripetiamole con fiducia queste parole:

Cari amici, anche nella rete siete chiamati a collocarvi come "animatori di comunità", attenti a "preparare cammini che conducano alla Parola di Dio", e ad esprimere una particolare sensibilità per quanti "sono sfiduciati ed hanno nel cuore desideri di assoluto e di verità non caduche"

parole che ci dicono in un certo senso "a che punto siamo"....come a dire "c'è ancora molto da fare, non scoraggiatevi"

^__^

pippoarturo ha detto...

Caterina, grazie delle precisazioni. Evidentemente mi sono speagato male. Non mettevo in discussione il fatto di ricevere la Comunione sotto le due specie per i laici e nella occasione dela Prima Comunione. Accadde a me tanti anni fa, accade in tutte le parrocchie che frequento oggi.
In genere però avviene come descritto nella S.S., contestualmente. La modalità con cui si ricevono le due specie "a rate" mi ha stupito. I 20 bambini hanno fatto una processione per ricevere l'Ostia, una volta ricevutala sono tornati al proprio posto, poi hanno fatto una nuova processione per il calice.
Pensavo che questa modalità avesse un significato particolare NC.

Se mi sono sbagliato, pazienza.

Grazie della risposta.

gianluca cruccas ha detto...

La modalità con cui si ricevono le due specie "a rate" mi ha stupito. I 20 bambini hanno fatto una processione per ricevere l'Ostia, una volta ricevutala sono tornati al proprio posto, poi hanno fatto una nuova processione per il calice.
Pensavo che questa modalità avesse un significato particolare NC.

Se mi sono sbagliato, pazienza...

Difatti non ti sei sbagliato, quella che hai descritto e' una prassi del CN, tranne la processione, lo stesso eretico Kiko Arguello lo dice:

“Noi l'abbiamo finora sempre fatta da seduti, e non per disprezzo – ha affermato - ma perché per noi è sempre stato molto importante comunicarsi anche con il Sangue. Nelle comunità portiamo avanti infatti una catechesi basata sulla Pasqua ebrea , con il pane azzimo a significare la schiavitù e l'uscita dall'Egitto e la coppa del vino a significare la Terra promessa”...

“Quando nelle cena della Pasqua ebraica si scopre il pane si parla di schiavitù, quando si parla della Terra promessa scoprono il calice, la quarta coppa. In mezzo a questi due momenti c'è una cena, quella nel corso della quale Gesù disse “Questo è il mio Corpo” (a significare la rottura della schiavitù dell'uomo all'egoismo e al demonio) e “Questo è il mio Sangue” (a significare la realizzazione di un nuovo esodo per tutta l'umanità)...

Come vedi non ti sbagliavi affatto.

gianluca cruccas ha detto...

Per quanto riguarda la comunione sotto le due spacie ticonsiglio di leggerti cio' che ha scritto in merito Padre Zoffoli, poi se il Pontefice stesso no amministra la Comunione sotto le due specie ci sara' un motivo

http://www.internetica.it/neocatecumenali/Zoffoli-DifesaEucaristia.pdf

gianluca cruccas ha detto...

Concilio di Tren­to: «L'USO CHE SOLO IL SA­CERDOTE DIA LA COMUNIO­NE CON LE SUE MANI CON­SACRATE, È UNA TRADIZIO­NE APOSTOLICA» (Sessione 13 c.8).

E con una chiarificazione del sommo teologo della Chiesa, San Tommaso d'Aquino:

«IL CORPO DI CRISTO APPAR­TIENE Al SACERDOTI... ESSO NON SIA TOCCATO DA ALCU­NO CHE NON SIA CONSA­CRATO»!

gianluca cruccas ha detto...

I merito il sacerdote Don Luigi Villa ha scritto:
http://www.preghiereagesuemaria.it/sala/comunicarsi%20con%20la%20mano%20di%20don%20luigi%20villa.htm

...I fedeli che non si sono lasciati sorprendere dal gioco dei mo­dernisti e progressisti, si astene­vano dal comunicarsi con la mano. Ma c'era proprio da do­mandarsi come si è giunti fino a quel punto. Il principio fu del clero che cessò di trasmettere le verità di fede al popolo dei battezzati, facendone delle pe­corelle smarrite ed erranti. Noi di "Chiesa viva" abbiamo su­bito reagito, con ben 12 arti­coli, storico teologici, contro questa disposizione sacrilega, chiaramente contro i testi dog­matici del Concilio di Trento.

Ma possibile che non si sappia che la "Comunione sulla ma­no" faceva parte di un "piano massonico" da lunga data pre­parato? Eppure, proprio la CEI (novembre 1989), con un vero "colpo di mano" da parte di vescovi progressisti e neo­modernisti, approfittando del­l'assenza di molti Presuli, da un loro raduno su questo tema, riuscì a far passare l"’ordi­nanza" con un solo voto in più! E così, questo "placet" diven­ne "causa" di profanazioni sacrileghe, di sottrazioni di Ostie consacrate per usi sa­crileghi, di "messe nere", di dispersione di frammenti per terra, di allontanamento, infi­ne, delle anime dei fedeli dal ringraziamento dopo la Mes­sa, così da sfumare il senso del divino. Per fare questo, si è pro­ceduto a tappe: dall'obbligo ("bisogno") si passò alla conve­nienza ("conviene"); dalla con­venienza, poi, si passò al si­lenzio, perché non ci fu più, o quasi, il ringraziamento.

gianluca cruccas ha detto...

continua...

Eppure, Pio XII aveva scritto: «Raccogliti nel segreto e gioi­sci del tuo Dio, poiché tu pos­siedi Colui che il mondo inte­ro non può toglierti» (cfr. "Me­diator Dei", 20 settembre 1947).

Piano piano, si abrogò che il Sacerdote facesse l'abluzione delle sue dita dopo la Comunio­ne; si eliminò quasi del tutto il digiuno, previa l'assunzione eu­caristica; si è tolto il Santissi­mo Sacramento dal centro dell'altare, mettendolo "in la­terale", in oscura posizione: si ridussero e si finì col disusare sia le private che le pubbliche devozioni latreutiche para-litur­giche; si tolse dai calendari la solennità del Corpus Domini; si minuscolizzarono le iniziali delle parole sacre; si tolsero i banchi col genuflessorio, sosti­tuendolo con banali sedie e, og­gi, si sono tolte anche queste; non si parlò più della neces­sità della confessione prima di ricevere la santa Comunione, quando fosse necessaria per peccati gravi; si fan trattare le Sacre Specie da tante mani in­degne, e si è arrivato persino, in USA, a spedire, per posta, l'O­stia consacrata a coloro che de­sideravano comunicarsi...

E potrei continuare, ma credo sia sufficiente quello che abbia­mo detto, pur avendo tralascia­to di citare il pensiero dei Padri della Chiesa e del Magistero solenne, "de fide" (Concilio di Firenze e Concilio di Trento), che hanno definito la "Presenza Reale" di Cristo anche nelle "particelle", o "frammenti" di Pane eucaristico, per cui, es­sendo "de fide", diventa certa e logica la mia affermazione che il distribuire la "Comunio­ne sulla mano" diventa un ge­sto oggettivamente sacrilego. Si legga, ad hoc, anche la defi­nizione che ne dà il "Codice di Diritto Canonico": «Sacrile­gio: è profanazione di perso­na, cosa e luoghi sacri o con­sacrati con rito religioso». Ora, qui, nella santa Comu­nione eucaristica, la "Presen­za Reale" non è forse la stes­sa Persona di Gesù, Figlio di Dio e Dio Lui stesso, presente in Corpo, Sangue, Anima e Divinità, anche in tutti i "fram­menti" che, con la nuova pras­si liturgica, possono facilmente cadere in terra e venir calpesta­ti, e tantissime altre particole consacrate finiscono nelle ta­sche e persino sui corpi im­mondi di donne, come avvie­ne nelle "messe nere" o in al­tre profanazioni sataniche, alimentate, appunto, da que­sti sacrilegi sulle "Ostie con­sacrate", trafugate dalle chie­se attraverso proprio la distribu­zione sulle mani?..