Visualizzazione post con etichetta parrocchia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta parrocchia. Mostra tutti i post

sabato 24 giugno 2023

Il neo-catecumenato: ma quanto dura, si può sapere?

Alcune osservazioni sul libro "The Catholic Church in the United States A Hemorrhaging Church Evangelization and the Neocatechumenal Way" (La Chiesa cattolica negli Stati Uniti: evangelizzazione di una Chiesa emorragica e il Cammino neocatecumenale)   di Robert V.Thomann.

La Chiesa paragonata all'emorroissa del Vangelo

L'autore del libro è un professore emerito di ingegneria ambientale al Manhattan College, diacono  nella parrocchia di "Our Lady of Mount Carmel" Ridgewood, New Jersey, catechista neocatecumenale; insieme alla moglie, uno dei catechizzati da Giuseppe Gennarini e consorte.
Comprendiamo subito il livello di attaccamento al Cammino Neocatecumenale  dai ringraziamenti iniziali, diretti, oltre che alla moglie, esclusivamente al prefetto degli studenti del Seminario neocatecumenale di Kearny NJ e alla coppia Gennarini, responsabili di nazione per il CN negli USA per "la chiarezza e la bellezza del kerigma cristiano che ha in modo così sostanziale cambiato le nostre vite".
Il prof. Thomann era diacono da 17 anni quando si è  imbattuto nel Cammino, viene da chiedersi come abbia potuto fare una scelta di servizio nella Chiesa se sono dovuto venire i coniugi Gennarini per spiegargli le basi della fede cristiana cattolica. Ma ben comprendiamo che più che di annuncio cristiano si intende parlare di kerigma  kikiano.

Il libro si compone di due parti: nella prima, con il supporto di statistiche, schemi e tabelle, si riportano i dati di una Chiesa che, negli USA, sta perdendo milioni di adesioni e quindi è più  propriamente scientifica; nella seconda parte invece, quella in cui prospetta LA soluzione finale per ogni problema delineato, è cioè, manco a dirlo, la "nueva" evangelizzazione tramite il Cammino neocatecumenale, il professore comincia a diventare del tutto asistematico e quasi allergico ai numeri, oppure ne fa un uso del tutto fantasioso e per nulla scientifico.

Prendendo infatti per assodato che solo la nuova evangelizzazione possa impedire il calo sistematico delle adesioni alla Chiesa cattolica, assume come modello di evangelizzazione l'attuazione dell'iniziazione cristiana, analizzando Il R.I.C.A. quale percorso di catechesi per i non battezzati e il Cammino neocatecumenale come percorso di catechesi per i già  battezzati.

Scrive infatti: "Il modello di iniziazione cristiana per l'evangelizzazione è stato istituito nella Chiesa in due forme: il Rito dell'Iniziazione Cristiana per Adulti  (R.I.C.A.), per i non battezzati e per coloro che desiderano entrare nella Chiesa da altre espressioni  cristiane e il Cammino neocatecumenale , sia per i battezzati che per i non battezzati, in un catecumenato  post-battesimale".

Nel grafico del libro
riproposta la parentesi millenaria
tra Costantino e Concilio Vat. II
delle catechesi iniziali
Con questa affermazione già sembra voler presumere che il CN sia un istituzione della Chiesa così come il R.I.C.A., e che solo il CN attui una catechesi post battesimale, per il solo fatto che tale associazione si pone questo come obbiettivo, mentre in realtà  la formazione che la Chiesa fa ai credenti, in primo luogo in preparazione ai sacramenti  ma non solo, è tutta formazione post battesimale; non si chiama "catecumenato" semplicemente perché, storicamente, questa era una parola riservata all'istruzione dei catecumeni, cioè dei non battezzati.

Dunque, dopo aver descritto sommariamente la struttura del R.I.C.A. (Rito dell'Iniziazione Cristiana per Adulti) e le sue fasi, il catechista e diacono prof. Thomann osserva che, a suo parere, il R.I.C.A. avrebbe tre punti deboli o limitazioni.

Il primo: non c'è un solo catechismo specifico da somministrare a tutti i catecumeni. "È stata pubblicata una grande varietà  di materiali per accompagnare i catecumeni nel loro percorso ma l'uso individuale e l'applicazione del contenuto delle catechesi è ancora in gran parte lasciato alle scelte della singola parrocchia.  Nei fatti, non c'è materiale normativo per le catechesi. Per cui, tende ad esserci un'inevitabile non uniformità  nei contenuti di fede che vengono insegnati come la portata della tradizione della Chiesa e l'insegnamento su una varietà di argomenti storici ed attuali".

Il secondo: dura solo due anni, a volte anche uno, e gli scrutini possono essere effettuati solo durante la Quaresima.

Il terzo: manca la comunità di supporto ai catecumeni, prima e soprattutto  dopo il battesimo.

Sappiamo bene che tutte queste "limitazioni" non toccano il Cammino neocatecumenale: infatti esiste un catechismo, il cosiddetto Direttorio, che stabilisce persino le virgole di ciò che deve essere detto ai neocatecumeni: peccato che sia tenuto segreto. Così come sono strettamente riservate tutte le prassi, ancor più  stringenti, a cui si devono sottoporre tutti gli adepti. Questo catechismo non ha nulla o quasi nulla a che fare con la tradizione della Chiesa e con i suoi insegnamenti, che secondo Thomann dovrebbero assolutamente esservi trattati.
Esiste una comunità: peccato che, mentre la comunità che supporta i battezzandi è  una comunità di persone già  battezzate e da lungo tempo nella Chiesa, ed è  proprio per questo che può  accogliere e supportare i nuovi ingressi; la comunità neocatecumenale, invece, è una comunità  di "pari grado", vale a dire di "catecumeni" tutti allo stesso livello di "istruzione", e nella Chiesa mai si è  vista una cosa del genere!

Ma è  trattando della seconda "limitazione" del R.I.C.A., quella della durata, che il ragionamento  dell'autore perde tutta la sua precisione numerica e comincia a farsi fumoso.
Perché  infatti: quanto dura, invece, il percorso neocatecumenale, che non ha questa limitazione? Sicuramente più  di due anni... ma quanto?

Come sale Kiko/ Come sale la Chiesa

Riportiamo qui solo alcune volte in cui il libro vi accenna:

  • "l'annuncio ai lontani è  credibile se proveniente da testimoni formati per un periodo di tempo relativamente  lungo in una comunità  cristiana"
  • "Il rinnovamento  nelle piccole comunità necessita di anni per attuarsi..."
  • "La prima fase è  di due anni, il precatecumenato; la seconda fase..la terza fase... dopo questo periodo (quale periodo? Quanto dura? Anni o decenni?) il neocatecumenato post-battesimale è  terminato"
  • "Una formazione post-battesimale di anni si svolge in modo non dissimile dal catecumenato della Chiesa primitiva..."
  • "Così, questi che erano lontani, che se ne vagavano distanti, hanno l'opportunità di essere accettati esattamente  come sono. Non vengono fatte domande. Non ci sono spinte urgenti ad essere coinvolti. Poco a poco, per un periodo di anni...(sì, anni, l'abbiamo capito: ma quanti anni, esattamente?)"
  • "La realizzazione di questa chiamata attraverso il Cammino, ad ogni modo, necessita della consapevolezza che la formazione della comunità cristiana  in parrocchia abbisogna di un periodo di tempo misurabile in anni..."
  • "L'affermarsi del Cammino neocatecumenale, che forma cristiani adulti nelle piccole comunità, camminando per un periodo di molti anni..."

Insomma, la misurazione della durata di questo neocatecumenato è troppo complessa anche per i formidabili strumenti matematici del prof. Thomann: va sicuramente dai due anni (questo almeno sembra acclarato) all'infinito...
E ci sembrerebbe il minimo, che ai volenterosi  che accettano di continuare questa esperienza dicendo sì alla convivenza iniziale, sia detto quanto questo "corso" debba durare: anche perché se ci si ferma a qualsiasi stadio e non si completa, è  come non aver fatto nulla...
Fra l'altro, nessuno mai viene avvisato del fatto che, quand'anche arrivasse, dopo decenni e sostanziali investimenti anche finanziari, alla fine del neocatecumenato, non potrebbe ancora uscirne perché... tac...ecco che si trasforma in formazione permanente. Quindi, fine pena, mai.

 In conclusione, scrive l'autore: non aspettatevi il "quick fix", "la soluzione veloce non c'è: la scala di tempo è  misurabile in decadi.
Lo sviluppo di una formazione di fede post battesimale nelle piccole comunità che, per ultima cosa, mostri i segni della fede, è lenta, nascosta, non immediatamente calcolabile."

Per cui... fino alla fine del ben documentato libro, che non teme di dare i numeri quando si tratta della emorragica Chiesa cattolica, questo piccolissimo particolare, cioè la durata del salvifico Cammino neocatecumenale, non emerge. Suonava male in effetti scrivere "30 anni" (se vi va bene)... e poi comunque fino a che morte non ve ne liberi.

Neocatecumeno in attesa di diventare "cristiano adulto"

Nella parte finale del libro il professore, diacono e catechista Thomann si dichiara convinto della ortodossia del Cammino neocatecumenale, in quanto "sempre sotto gli occhi della Chiesa", ma nello stesso tempo ammette che esso è "osteggiato e sospettato da pastori e vescovi" (chissà perché???!!!).

Negli Stati Uniti gli aderenti al Cammino sono circa 20.000, la diffusione tocca il 40% delle diocesi, e i dati sono più o meno fermi da dieci anni a questa parte.
E quindi, come può  candidarsi il Cammino, ampiamente minoritario rispetto alla realtà cattolica USA (sono neocatecumenali  lo 0,04 % circa dei 50 milioni di battezzati) a risolvere i problemi di emorragia della Chiesa statunitense?
 
Semplice, spiega il prof. Thomann. Se si prende in considerazione la teoria dei 6 gradi di separazione - ipotesi secondo la quale ogni persona può essere collegata a qualunque altra persona o cosa attraverso una catena di conoscenze e relazioni con non più di 5 intermediari -, e si tiene conto che attualmente con lo sviluppo delle reti informatiche i possibili collegamenti sono aumentati di molto, si può ipotizzare, al ribasso, un numero di 600 possibili contatti per ciascun individuo.
 
Pandemia neocatecumenale

Ebbene, moltiplicando i 20.000 camminanti per 600 contatti, si arriva presto a contare 12 milioni di persone raggiunti  dalla fede dei neocatecumenali. Con lo stesso criterio, una comunità neocatecumenale di 50 persone entra in contatto con altre 30.000. Bontà sua, l'autore non suppone che tutti tutti si convertano... ma... da un seme può  nascere un grande raccolto. 
 
Sebbene, beninteso: questa inimmaginabile  fecondità non vale per i cattolici "normali", vale solo per coloro che "accrescono la propria fede camminando in una piccola comunità".
Anche in questo caso siamo un po' colpiti dalle deduzioni del professore, soprattutto conoscendo la qualità morale e coerenza comportamentale di molti aderenti del Cammino, figli del Cammino, e figli dei figli, osservando i quali è più facile perdere ogni residuo di fede che acquistarla.

mercoledì 31 maggio 2023

Cagliari: non passate sotto il retablo di Kiko ma a lato. (da FungKu)

Esimii lettori del Blog: neocatecumenali, non neocatecumenali e Puntini (che è un ibrido di tutt'e due le cose); l'altro giorno entrando in redazione mi sono messo come sempre a sbirciare da dietro le spalle cosa scorreva nei monitor e intanto catechizzavo tutti quanti, con salmi imprecatorii e lamentazioni perché la Sampdoria scende in serie B, mentre il Genoa risale in serie A! Sono arrivati i tempi del dem@nio! Penitenziàgite!!

Mentre Valentina cercava gentilmente di scacciarmi, ho scorto, tra le email pervenute, una comunicazione dalla Sardegna ed ho iniziato a porre domande indiscrete. Ed è così che, per tenermi impegnato, la redazione mi ha incaricato di riferirvi il contenuto di questa segnalazione, che è tragicomica, con i nostri più sentiti ringraziamenti a chi ce l'ha inviata!

In breve, il contenuto è il seguente: da Cagliari, più precisamente dal quartiere Poetto, emerge la notizia che le magnifiche opere e progressive di Kiko Arguello il novatore stanno già ai restauriLa nueva estetica di Kiko il distruttore dell'antichità è già un'anticaglia, un successo conseguito in soli 50 anni. I ponti romani sono ancora in piedi, il retablo di Kiko ha bisogno di 150 mila euri dalla Regione (ma che siete matti? ma lo sapete cosa ci esce con 150 mila euri?!) per restaurarlo. 

La notizia la trovate a questo link da cui riportiamo solo una citazione degna di nota:

L’umidità, dovuta anche a celebrazioni affollate e della durata di ore, sta minacciando le opere d’arte della chiesa della beata Vergine della Salute. La giunta Truzzu dà il via libera ai lavori di restauro finanziati dalla Regione.

Le cosiddette opere d'arte in questione sono principalmente il suddetto retablo kikiano, che, per chi - fortuna sua - non lo sapesse, è quella pala gigantesca nelle tonalità nero-rosso-oro (ha intinto il pennello nella bandiera della Germania, Kiko?) piena di imprecisioni iconografiche (cioè di eresie) che il guru ha fatto copiare ovunque gli sia riuscito di colonizzare gli edifici di culto. In questo blog se ne è parlato, per esempio, qui (2010)qui (2011)qui (2013)qui (2018)

Ecco il capolavoro a cui non dovete passare sotto, che vien giù tutto! (Io non ci posso manco passare di lato, che le opere di Kiko mi ispirano lo stesso affetto di quelle del Rùppniqq).

Anche dal punto di vista tecnico, il retablo è stato dipinto con una tale maestria che i ragli, volevo dire, i canti, protratti per ore e ore, dei fratelli impacchettati in batteria, sono riusciti a farlo ammuffire! A questo link poi ci fan sapere che il retablo ha impreziosito la chiesa di Nostra Signora della Salute di via Ausonia – quartiere Poetto, nel 2013. 10 anni di gloria, 150 mila euri di riparazioni. Morale: appendi nella tua chiesa un Kikez di molto discutibile valore artistico, e sono subito 15 mila euri all'anno di spese di manutenzione! E siccome il sacco nero ormai gira e rigira a vuoto, andiamo pure a scroccare dai contribuenti, che saranno felicissimi di mollare questo malloppo al Kiko sottraendolo agli ospedali, alle scuole, alle strade da riasfaltare, al restauro del vero patrimonio artistico...

Un'altra citazione degna di nota, da stampare ed appendere in bacheca insieme alle vignette di Snoopy e alle citazioni di KungFu Panda e di Osho, è la seguente definizione di Cammino Neocatecumenale:

Il Cammino Neocatecumenale è la dottrina che promuove il ritorno al cristianesimo primitivo e la riduzione della distanza fra il potere temporale e quello spirituale al fine di ricondurre i fedeli alla Chiesa.
Il resto lo trovate ai link indicati, e con questo è tutto. Torno a piangere la Sampdoria e viva sempre la Sardegna! Una, autonoma, indipendente, libera (soprattutto dal Cammino) e repubblicana - oppure anche monarchica, ma questo sarà deciso grazie ad un referendum popolare.

Mellus unu burricu biu che unu dottori mortu! 
Meglio un asino vivo che un dottore morto, tradotto: se sei somaro è meglio rimanere vivo invece che ammazzarsi a studiare. Proverbio che, oltre a me e FAV, pure il 4v. Dottore HC Argutello ha capito benissimo.

venerdì 19 maggio 2023

Ansia, disperazione e pensieri suicidi: cosa deve succedere ancora perché i vescovi dicano di no al Cammino neocatecumenale?

Riportiamo un articolo tratto dal blog degli amici statunitensi di "The Neocatechumenal Way in the USA", ringraziandoli, con l'occasione, per l'encomiabile lavoro svolto e per la pubblicazione delle versioni in inglese di alcuni articoli di Osservatorio: all'etichetta American Way sarà  possibile consultare sia gli articoli di Osservatorio nella versione inglese, sia gli articoli del blog statunitense in versione italiana su Osservatorio.


Se si comporta come una setta, parla come una setta.....

Ancora una volta ho incontrato qualcuno che faceva parte del Cammino neocatecumenale e sta sperimentando confusione, disperazione e infine pensieri suicidi. Con il suo consenso, condivido una breve sinossi della sua storia, tralasciando i dettagli per proteggere la sua identità. Anche così facendo, queste vicende all'interno del mondo del Cammino Neocatecumenale sono purtroppo così comuni, da mettere in forse, ai miei occhi, la credibilità di qualsiasi vescovo che affermi di avere una posizione di "non tolleranza" nei confronti degli abusi all'interno della Chiesa. Suppongo che questi vescovi si riferiscano più specificamente agli abusi sessuali: anche se si limitassero a questa fattispecie, mi sento di poter dire che non si sta facendo una seria indagine in proposito.  


"Vengo presto": più che una promessa,
con quel volto, sembra una minaccia!

La giovane donna che ho incontrato mi ha riferito di essere entrata in una comunità neocatecumenale per il semplice fatto che i suoi genitori appartenevano al Cammino, di essere sprofondata sempre più nella disperazione e alla fine, durante il secondo scrutinio, di essere stata ricoverata in ospedale con impulsi suicidi.
I suoi genitori e i catechisti si sono rifiutati di accettare che il suo stato mentale fosse in gran parte dovuto alla visione della vita trasmessale nell'ambito del Cammino Neocatecumenale.

Potrebbe essere facile banalizzare questa breve storia, per esempio dicendo  che aveva già dei problemi mentali, o forse che è lo stato generale dei giovani di oggi. 

La mia esperienza nel Cammino è quella di aver avuto idee suicide mai sperimentate prima, e ho potuto sentire un intero autobus charter pieno di giovani (in tutto 56) diretti alla Giornata Mondiale della Gioventù attestare che anche loro avevano frequenti pensieri di suicidio (tutti giovani del Cammino, molti di loro dalla nascita). 

Sarebbe facile pensare che con i giovani di oggi la depressione sia all'ordine del giorno. Le statistiche post-pandemia mostrano che a febbraio 2023 il suicidio è la seconda causa di morte tra le persone di età compresa tra 15 e 24 anni negli Stati Uniti. Quasi il 20% degli studenti delle scuole superiori riferisce seri pensieri di suicidio e il 9% ha tentato di togliersi la vita, secondo l' Alleanza nazionale sulla malattia mentale . Mentre i tassi di suicidio sono in aumento tra i giovani, i tassi più alti si registrano tra i giovani adulti di età compresa tra 25 e 34 anni. 

Un'altra donna che ho conosciuto si è trovata inavvertitamente a "camminare" senza sapere veramente di essere nel Cammino, perché non le è mai stato detto cosa significasse veramente partecipare alla catechesi.
Lo ha capito dopo aver raggiunto tali abissi di disperazione da iniziare a mettere in discussione la sua fede cattolica, la sua fede in Dio in generale, il suo matrimonio e, in definitiva, lo scopo della sua stessa esistenza. 
Per fortuna, è stata in grado di comprendere in cosa era coinvolta dopo aver visto il logo Neocat e, ricordando ciò che altri le avevano detto sul Cammino Neocatecumenale, è stata in grado di districare il pasticcio contorto che avevano combinato nella sua mente in un breve lasso di tempo.

Il termine "setta" o culto è stato inflazionato e la maggior parte lo associa agli scenari peggiori come i Branch Davidians, i Mormoni Fondamentalisti o il Tempio del Popolo/Jonestown. 
Un Neocat si affretterà a dire che non sono in alcun modo una setta o un culto (a loro non piace nemmeno il termine movimento poiché ciò implicherebbe che sono qualcosa di nuovo all'interno del cattolicesimo e non la Chiesa cattolica "originale" come affermano di essere). 
Il Neocat citerà come prova che sono stati "approvati" da più vescovi e persino dagli ultimi tre papi (puoi leggere di più in proposito qui, qui e qui). The Thoughtful Catholic fa una grande analisi degli aspetti cultuali del Cammino (vedi la pagina principale qui, in particolare sotto il sottotitolo "Setta o culto?"), e potete leggere un articolo del 1997 del cardinale Schönborn (ironia della sorte, lui stesso un grande patrono del Cammino) sulle sette nella Chiesa qui.

A livello relazionale, tuttavia, ecco le mie esperienze e osservazioni utilizzando una lista di controllo adattata sviluppata dal Dott. Michael D. Langone, Ph.D., direttore esecutivo dell'International Cultic Studies Association. 


  • Il tuo gruppo mostra un attaccamento incondizionato nei confronti del suo leader, vivo o morto?

Durante la Giornata Mondiale della Gioventù nel 2016, ad esempio, l'attenzione alla Messa papale del Santo Padre è stata di gran lunga messa in secondo piano rispetto all'incontro al termine del raduno con Kiko Argüello. Dei due eventi della Giornata Mondiale della Gioventù a cui abbiamo effettivamente partecipato con altri giovani di tutto il mondo, siamo arrivati ​​in estremo ritardo siamo rimasti ai margini dell'evento.(Leggi qui per saperne di più sull'umile culto di Kiko). 

Con l'età di Kiko e a causa dei molti passi falsi negli ultimi tempi, tuttavia, le comunità sembrano prendere le distanze da un Kiko ormai senile

Tuttavia, dopo la sua morte, c'è stata una grande spinta per ottenere la canonizzazione di Carmen, che ancora adesso è riconosciuta come "Serva di Dio". (Leggi qui per sapere perché è una prospettiva terribile.)


  • I dubbi e le domande vengono scoraggiati o puniti?  

Assolutamente sì.

Quando ho iniziato il Cammino, prima ancora di sapere di essere nel Cammino, stavo semplicemente partecipando sulla fiducia nel mio pastore, padre Felix Medina , e nell'allora catechista p. Giuseppe Fedele (curiosamente ormai irrintracciabile). 

Tutte le domande che avevamo ci avevano detto avrebbero avuto risposta a suo tempo.  Siamo stati continuamente tenuti all'oscuro, eravamo solo "pecore stupide" e ci è stato detto di seguirli.

Se qualcuno osava insistere per ottenere ulteriori informazioni, veniva sminuito di fronte alla comunità: "il Signore ha una parola per te e tu vuoi tornare dalla babysitter!" “Il Signore vuole avere un incontro con te e tu e per te il tuo lavoro viene prima del Signore!”

Si trattava solo di domande su quando la funzione, già passate le 23, poteva finire, o quanto tempo dovevamo aspettare per conciliare gli impegni di lavoro  con una “convivenza” del fine settimana. Si può immaginare come siano gli scrutini su domande meno banali! 


  • Le tecniche che alterano la mente come la meditazione, il canto, il parlare in lingue e la privazione del sonno o il lavoro eccessivo vengono utilizzate in modo prevalente (e, inconsapevolmente o meno, spesso servono a sopprimere i dubbi sul gruppo e sulla sua leadership)?

Durante i ritiri, le convivenze, gli incontri generali riguardanti la Lettera di Avvento di Kiko, la Lettera di Quaresima, la Giornata Mondiale della Gioventù; le lunghe ore, seduti e ascoltando gli stessi mantra di come siamo merda, ma Dio ci ama nelle nostre ferite, tradimenti, ecc.; fino a notte fonda o nelle prime ore del mattino con i canti del Cammmino intensamente ripetitivi, batter di mani e ritmi con i bonghi che mi fanno rabbrividire quando li sento oggi. 

C'è poco o nessuno spazio per il silenzio all'interno del Cammino; la meditazione tranquilla sarebbe occupata da qualche catechista narcisista che continua a urlare su come siamo semplicemente dei buoni a nulla.


  • La leadership detta come i membri dovrebbero pensare, agire e sentire? Come dovrebbero vestirsi, dove dovrebbero vivere e chi dovrebbero sposare?

Siamo stati fortemente incoraggiati a stare solo con quelli delle comunità. 

Il giudizio è ENORME. A qualsiasi domanda o lamentela si rispondeva con "perché stai giudicando?!" solo per scoprire alla convivenza che eravamo incoraggiati a esprimere le nostre lamentele e, essenzialmente, a giudicare. Ricordo che, quando nessuno aveva davvero qualcosa di brutto da dire, ci dicevano che eravamo finti, che indossavamo le nostre mascherine, era come se i catechisti volessero che ci ferissimo a vicenda. 


  • Il gruppo sente di avere una missione speciale per la salvezza dell'umanità? Vedono il loro leader come un essere speciale, un simbolo? 

 “Sei stato scelto, il Signore ti ha chiamato qui per incontrarlo. Per essere sale e luce”. Se te ne vai... beh, sei Giuda.

  • Il gruppo ha una mentalità "noi contro loro"?

 Quando sei in comunità, fai parte “del club”. Letteralmente, nei ritiri che coinvolgono la parrocchia,  stilavano le liste contrassegnando le persone  “già in comunità”

Ci è stato detto di tenerci le cose per noi perché quelli che non camminavano non avrebbero capito - "quelli" ovviamente erano gli altri cattolici della nostra parrocchia. 

Il favoritismo da parte del parroco Neocat era notevole quando eri "dentro" rispetto a quando eri "fuori". Ho iniziato lentamente a vedere i parrocchiani di lunga data che si offrivano volontari o lavoravano per la parrocchia sostituiti con neocatecumenali che vedevi raramente alla "normale" messa o funzione della chiesa.


  • La leadership induce sentimenti di vergogna o di colpa per influenzare o controllare i membri?  

Spesso questo viene fatto attraverso la pressione dei propri pari e sottili forme di persuasione. 

Le "confessioni pubbliche", fatte faccia a faccia con un prete ma con la musica che suona, o durante uno scrutinio affinché tutti possano ascoltarle - il Cammino insiste per conoscere qualunque vergogna tu abbia. Diranno che è per  aiutarti, per "sbucciare la cipolla", per così dire, ma non c'è assoluzione.  Sarà usato contro di te, se non al servizio del Cammino, per etichettarti come pazzo quando oserai andartene. 


  • Il gruppo richiede ai membri di tagliare i legami con la famiglia e gli amici o di modificare radicalmente gli obiettivi personali e le attività che i membri avevano prima dell'adesione? 

Il Cammino occuperà così tanto del tuo tempo che i rapporti con gli amici e la famiglia al di fuori di essa ne risentiranno . Ho giustificato il tempo dedicato al Cammino pensando che stavo lavorando alla mia crescita spirituale, il tutto trascurando la mia famiglia e i miei amici. Diamine, quei catechisti con famiglie numerose e bambini piccoli, quante volte, quante ore stanno seduti a fare la catechesi, lasciando i bambini piccoli a casa, a volte lontani?


  • Il gruppo è preoccupato di portare nuovi membri e/o fare soldi? 

Le catechesi si rivolgono a una porzione presente ed attiva dei fedeli cattolici . La loro "missione" è quella di convertire i cattolici al Cammino. 

Una volta ho chiesto perché si continua a fare le catechesi nella chiesa, non evangelizzando chi non ha chiesa, mi è stato detto che si entra in comunità su invito, e presto la catechesi avrebbe coinvolto chi è al di fuori della Chiesa... questa era una bugia - la catechesi continua ancora oggi nella mia ex parrocchia rivolta ai cattolici che frequentano regolarmente.  
Il  sacco della spazzatura (perché il denaro è spazzatura e male, ma a quanto pare importante e necessario) passava più volte, senza che chiarissero quanto servisse per coprire le spese o quanto fosse stato fino allora raccolto - mai. Ho chiesto al nostro parroco come queste raccolte potrebbe essere rendicontate e sono stato sgridato: mi è stato detto che le comunità danno più di qualsiasi parrocchiano. "Come mai? Dov'è riportata questa "raccolta" negli Statuti?" Nessuna risposta. 


  • Temi le conseguenze per te stesso o per gli altri se lasci, o addirittura  solo pensi di lasciare, il gruppo?  

Molte persone, come me, sono entrate in Cammino per vivere in modo più profondo il senso di appartenenza alla parrocchia.  Trascorri così tanto tempo insieme a queste altre persone, che alla fine non riesci ad andartene . Quando qualcuno smetteva di presentarsi doveva essere contattato. Sono stato trattato come un lebbroso, mi è stato detto che ero debole e non potevo farcela, e poi  dopo che me ne sono andato e mi è capitato di vederli alle normali funzioni della chiesa hanno distolto lo sguardo come se non mi avessero mai conosciuto.
La Chiesa cattolica che conosco e con cui sono cresciuto incoraggia invece l'apertura e la capacità di porre domande, e mi insegna che la mia famiglia dovrebbe essere trattata come una "piccola Chiesa" e che i miei doveri di genitore sono il compito più importante che Dio mi ha dato. 

Coloro che sono in Cammino sembrano condividere questi sentimenti; tuttavia, se non presenziavo ad una funzione comunitaria come l'Eucaristia per partecipare alla Messa con la mia famiglia, oppure assistevo alla partita di mio figlio invece della Liturgia della Parola con la mia comunità, stavo facendo della mia famiglia il mio idolo, secondo loro. 

 
In conclusione: fino a che punto bisognerà giungere perché i vescovi comincino ad opporsi a tutto questo?

giovedì 6 ottobre 2022

Lettera aperta a un parroco neocatecumenale da un suo confratello: "il Cammino Neocatecumenale, che occupa la tua parrocchia e i suoi locali, è una realtà del tutto estranea al tessuto vivo del tuo popolo"

Riportiamo, traendola dal libro "Verità sul Cammino Neocatecumenale - testimonianze e documenti" di padre Enrico Zoffoli, una lettera aperta del 1991, inviata da un sacerdote missionario a tutti i Vescovi della Toscana,  ai cardinali e vescovi amici sia in Italia che in Brasile. Si tratta di una solenne denuncia nei confronti del parroco della chiesa di San Bartolomeo in Tuto a Scandicci, periferia di Firenze, per aver "sposato" la realtà del cammino neocatecumenale, aver messo in mano tutte le attività a persone esclusivamente organiche a questa realtà, fra l'altro provenienti da altre parrocchie, isolando e demotivando i parrocchiani attivi e collaborativi, aver diffuso delle liturgie monche e stravaganti, utilizzando parte di "somme veramente ingenti sottratte alle economie delle famiglie" per acquistare il favore dei vescovi. 

Nel libro, che riporta questa lettera aperta, per comprensibili motivi sono stati omessi tutti i nomi propri, le località, i riferimenti alle parrocchie.

Questo documento, oltre che importante per la rilevanza pubblica che gli fu data e la sua ampia diffusione,  per i suoi contenuti è, pur a distanza di trent'anni, ancora attualissimo.
Nonostante infatti il tentativo di regolamentare tramite Statuto il cammino neocatecumenale, la realtà delle parrocchie "neocatecumenalizzate" rimane desolantemente quella descritta in questa lettera aperta e il Cammino si è  confermato essere una realtà che "ovunque crea le sue appartenenze, la sua esclusività ed esclusione, la bugia d'essere d'accordo in tutto col Papa, la dipendenza, spesso di carattere psicologico o plagiante nei suoi adepti".

Non dicono che sono neocatecumenali,
ma "condizionano, con la loro presenza,
ciò che spetta a tutti e che a tutti appartiene"


Caro Marco,
è pervenuto anche a me il tuo depliant con il "Calendario Liturgico e delle Attività per il corrente anno pastorale. Mi rallegro sia per la tempestività della comunicazione, sia per l'ampiezza dell'iniziativa. Fin da quando ti conoscevo (eri curato a ...), ho sempre visto e pensato che hai squisite doti pastorali.
Permettimi dunque, nell'ambito di questa stima e di questo affetto, di farti pubblicamente alcune considerazioni in ordine alla presenza del Cammino Neocatecumenale nella tua Parrocchia, presenza diventata ormai la "piena occupazione" della Parrocchia stessa.

Già il giornale diocesano della scorsa settimana recava l'eco accorato di tantissime voci, preoccupate per il condizionamento che il cammino neocatecumenale pone alla Propositura di .... Ora mi pare e mi risulta che lo stesso cammino possegga ormai del tutto la tua parrocchia ad un livello più escludente di quella di  ...
È del tutto caduto ormai l'equilibrio che sapeva mantenere don ... tra i fedeli normali (la stragrande maggioranza) e ed i pochissimi del cammino neocatecumenale.
Dico volutamente "pochissimi", perché le Comunità Neocatecumenali, che han fatto propria, secondo le tue direttive, la parrocchia di ..., sono, almeno per quattro quinti, formate da adepti provenienti da altre parrocchie della zona.

Per cui il cammino neocatecumenale che occupa la tua parrocchia e i suoi locali, è una realtà super parrocchiale o extra parrocchiale del tutto estranea al tessuto vivo del tuo popolo.

Ricorda sempre che la chiesa e di locali furono costruiti sul terreno donato da ...  con i soldi del popolo tutto e il concorso della  Curia Arcivescovile. Non certo con i contributi del cammino neocatecumenale, che pure dispone di somme ingentissime, come altri movimenti ecclesiastici moderni, che nulla hanno a che vedere con Madonna Povertà o con un'economia provvidenziale, alla maniera, ad esempio, di don ..., il Servo di Dio ... più diverso e più lontano - per il suo spirito e le sue opere - dal cammino neocatecumenale.

L'occupazione è, secondo me, abusiva.
Se i Sacri Canoni hanno un valore, se la tradizione ecclesiale merita collocazione nella nostra diocesi, così priva ancora (speriamo nel Sinodo, ma è una speranza "contra spem"), di disciplina e di coordinazione, lo "status" della tua parrocchia è del tutto anomalo e crea di suo gravi problemi di coscienza fra la tua gente.

Se la parrocchia "rappresenta in certo modo la Chiesa visibile, stabilita su tutta la terra" (Concilio Vaticano II, La Liturgia, 42), come può una parrocchia, superata e direi annullata da un'invasione comunque estranea al suo tessuto popolare, quel tessuto vivo e connettivo di cui nessun parroco degno di questo nome può fare a meno, diventare un segno fecondo di questa incarnazione locale della Chiesa universale?

Non discuto affatto la legittimità (del resto ancora tutta da sancire da parte della Santa Sede, sia a livello ideologico che catechistico, strutturale, economico, transnazionale eccetera) del cammino neocatecumenale.
Dico appena che questo cammino non ha diritto, a meno che non esista una specie per pubblico decreto del Vescovo in proposito, di occupare con elementi provenienti per quasi il 90%, da altre parrocchie, la tua parrocchia, che è di tutti i tuoi parrocchiani. È codesto un precedente pericolosissimo che lacera il tessuto delicato della distribuzione della Salvezza sul territorio che fa capo al nostro vescovo. Un precedente ed una realtà che giustamente mettano in allarme e in disgusto i parroci, che vedono persone vive e capaci di assumere la legittima collaborazione parrocchiale, defilarsi, anche con orari strani (che diventano uggiosi e pesanti per la famiglia "normale") in altra parrocchia.

L'occupazione da parte del cammino neocatecumenale della tua parrocchia, che ti fu di recente affidata dall'arcivescovo, si rivela anche dalla costante "disobbedienza", che tranquillamente si pratica con le liturgie neocatecumenali della Messa, al sabato notte. Sono in verità quelle stanza abilitate all'uso liturgico di Messe dette in contemporanea da preti e frati che non sanno stare nelle loro parrocchie o nei loro conventi? Perché il cammino neocatecumenale ha, in concreto, abolito la vera concelebrazione? E non esiste in diocesi l'esplicito divieto del  vescovo (ma perché non ne fece un pubblico decreto?) che vieta queste messe (anche sei o sette) in contemporanea, che si rincorrono per le stanze adiacenti? A volte penso che il nostro Vescovo si lascia tranquillamente prendere in giro dal cammino neocatecumenale, che comunque costituisce in diocesi una realtà che non parte dai suoi piani pastorali e di cui lui stesso conosce poco, salvo il 25% delle grosse somme che il cammino leva ai suoi adepti, e che vanno, in detta percentuale, al vescovo locale.

Perché il cammino neocatecumenale crea altri punti di riferimento per l'obbedienza e per la comunione presbiterale. Quante volte si sono visti i preti del cammino lasciar tutto e partire per seguire le direttive di Kiko, con spostamenti sia italiani che internazionali?

Tu presenti, nel suddetto dépliant, la "catechesi degli adulti" che inizia il 21 ottobre. Ma perché non sei sincero e non dici che quel "momento forte di evangelizzazione" è nei fatti un modo per propagandare il cammino neocatecumenale e che la tua parrocchia non ha e non esercita una catechesi completa e normale per gli adulti così come non ha e non esercita una prefettura dei testi liturgici domenicali per gli adulti eccetera eccetera eccetera? È legittimo presentare il cammino come "la" evangelizzazione? 

Per me che ho partecipato, sia in Italia che in Brasile, a quelle catechesi, condotte su ciclostilati uguali ovunque e strettamente segregati (io comunque ce li ho perché ci vuol poco a fendere le esclusioni create su spasmodicamente dai neocatecumenali), sono molto deboli e tanto incomplete dal punto di vista della dottrina e soprattutto della storia della Chiesa; sono ovunque uniformi, non tenendo conto alcuno delle direttive del Santo Padre, oltre che del Concilio, che sempre si raccomanda al rispetto delle culture locali; sono tanto affette da soggezioni psicologiche che ben poco hanno a che fare - se pur per certe tipologie di coscienza sono opportune - con la semplicità e la linearità del Vangelo.

Ma l'occupazione da parte del cammino neocatecumenale della tua parrocchia, con conseguente fuga massiccia di fedeli e di persone atte alla collaborazione, si rileva anche dall'elenco delle "persone che coordinano i vari servizi della parrocchia". Sono 32 persone, un bel numero. Orbene, 14 di queste appartengono alla parrocchia di ..., altre quattro appartengono alla parrocchia di ..., 10 alle varie parrocchie della città; il diacono ha due incarichi in lista (e perciò si arriva al numero di 10). Della tua parrocchia solo 4 sono presenti nella lista dei coordinatori, e per incarichi meno essenziali: ... per l'animazione dei canti ma insieme a due neocatecomunali extra parrocchiali; ...  per i chierichetti. Tutti questi, così come tutti gli extra parrocchiali, sono neocatecumenali di ferro. Va aggiunta per l'Apostolato della Preghiera, ..., che ovviamente non è neocatecumenale e che nella lunga lista è come la lucina nel bosco. 

Dunque una parrocchia di oltre 7.000 parrocchiani è diretta da 31 coordinatori neocatecumenali, di cui solo 3 della parrocchia, e da una coordinatrice non neocatecumenale. Ti pare, caro don Marco, un fatto intelligente, dal punto di vista pastorale e del rispetto della capacità della tua gente più attenta in parrocchia (capacità tanto collaudata dal tuo predecessore), la quale si sente ovviamente trattata come "minorata" nella dedizione, nella appartenenza e nella partecipazione alla vita parrocchiale?

La cosa poi diventa particolarmente grave, se si considera che, nell'attività catechistica, cioè tipicamente di evangelizzazione, sono stati allontanati tutti i catechisti non neocatecumenali, alcuni dei quali avevano sulle spalle anni e anni di impegno e di servizio con la tua parrocchia. Anche don ... si è trovato in difficoltà per l'annullamento - così mi dicono - del suo impegno, del resto ben condotto, coi genitori e con i giovani del dopo cresima.

Vedi dati - statistiche alla mano - che l'occupazione esiste e che gli aventi diritto ad avere in proprio la parrocchia sono esclusi e messi in difficoltà.

Ora: se tutti i movimenti ecclesiastici di oggi (oltretutto sono simili fra loro e maggioranza perché forti nei soldi e nelle intransigenze o negli integralismi) si mettessero a fare quello che tu  realizzi a ..., dove andrebbe a finire l'organizzazione base della diocesi? Il Cammino compia pure la sua strada, creandosi le sue sedi (si dice che il terreno disponibile vedrà lo sviluppo di costruzione neocatecumenali con centinaia di milioni di spesa), ma lasciando in tutta pace la vita autentica e normale delle parrocchie. 

In ogni parte del mondo cattolico il cammino neocatecumenale è motivo di divisione: non certo perché colloca autenticità o completezza del Vangelo su stantie tradizioni, o su ambienti solo in superficie cristiani. Ma perché ovunque crea le sue appartenenze, la sua esclusività ed esclusione, la bugia d'essere d'accordo in tutto col Papa scavalcando Conferenze Episcopali e vescovi (che si lasciano, alcuni, scavalcare), la dipendenza, spesso di carattere psicologico o plagiante, dei suoi adepti. Kiko Argüello vuol fare (insieme all'agitata Carmen) quel tipo di evangelizzazione? Bene, c'è posto anche per lui e speriamo che lui stesso si abitui alle cose "normali", ad esempio alla "Messa normale". Alludo con questo al fatto che, quando dipingeva sulle pareti di fondo della tua chiesa quegli "enormi santini" (il valore artistico è nullo), al momento della Messa vespertina in orario se ne saliva in casa per la sigaretta e il bicchierino ed il chiacchiericcio con i vari esponenti neocatecumenali, salvo poi a schitarrare il sabato notte in quelle liturgie eucaristiche in cui c'è più abuso, o carenza di cultura storico-liturgica, che autenticità sacrificale e sacramentale.

Ma smetta di imbrogliare le chiese locali, occupando e facendo occupare spazi, momenti, situazioni che "di suo" sono di tutti e per tutti. Un parroco può volere nella sua parrocchia "anche" il cammino neocatecumenale, così come qualsiasi altro movimento ed associazione; ma senza che questo o quelli condizionino, con la loro presenza ed attività, ciò che spetta a tutti e che a tutti appartiene.

Rifletti a questo: perché questa mia lettera aperta, e quindi destinata di suo a chiunque? Perché tu sappia - e puoi farlo - riflettere fino a diventare davvero un parroco fra i parroci e non un prete neocatecumenale, che si distanzia, per questa sua appartenenza che lo guida e lo condiziona in tutto, dalla faticosa azione e dalle umili speranze degli altri parroci.

E ti faccio un augurio fiducioso: codesta parrocchia è nata da un dono (il terreno) e per l'iniziativa dell'Opera ..., in viva comunione col vescovo. Ancora in ... sono presenti (e si svilupperanno se a Dio piacerà), tipica attività di servizio incarnato della nostra opera.

Orbene: ti auguro di cuore di essere un parroco alla don ... e quindi radicalmente diverso del Cammino Neocatecumenale. Questo lo puoi benissimo tenere nella tua coscienza e poi dargli "uno" spazio in parrocchia, in parità con altri movimenti ed associazioni e con la partecipazione unica dei tuoi parrocchiali. Ma non puoi affatto dare "tutta" la parrocchia al cammino neocatecumenale,  soprattutto di carattere superparrocchiale.

Ti auguro di essere come don ..., un parroco di tutto il suo popolo, un parroco incarnato nella carità crocifiggente; un parroco che onora la povertà; un parroco che si ritrova nella normalità di tutti gli altri parroci.
Prega tanto per me e per i miei poverissimi, sia in Italia che in Brasile. Tuo ...
 

(lettera firmata)

martedì 5 luglio 2022

Catechesi parrocchiali e diocesane affidate ai neocatecumenali: fedeli cattolici confusi e costernati. (Parte 2/2)

Completiamo la testimonianza (qui la prima parte, con l'introduzione al testo) inviataci da lettori cattolici che, pur non avendo frequentato il Cammino, ne hanno ascoltate molte idee e suggestioni, causa la pesante neocatecumenalizzazione della diocesi di appartenenza.

Questa testimonianza dà ulteriore conferma del fatto che quando il Cammino Neocatecumenale si insedia in una parrocchia o in una diocesi, le catechesi e le attività dell'organismo ospitante finiscono inevitabilmente per ricalcare il modus operandi neocatecumenale. L'obiettivo del Cammino, quando si adopera sul territorio per la parrocchia o per la diocesi, è quello di predisporre i cattolici ad essere successivamente attirati nella cerchia neocatecumenale.

Chi, senza entrare in una comunità, frequenta regolarmente incontri o ritiri organizzati dal Cammino viene fortemente esposto alla cosiddetta "neocatecumenalizzazione", esercitata con discorsi martellanti e ferree pratiche esclusive, dalle pessime conseguenze sulla salute spirituale, psichico-intellettiva, emotiva, organizzativa, materiale e fisica, nel senso stretto della sicurezza personale.


CONTINUIAMO CON IL RESOCONTO:




7. Ipocrita disparità di trattamento verso le donne:

Durante i resoconti dei questionari o le condivisioni spontanee, registravamo nei presbiteri un atteggiamento sbilanciato, nei confronti di maschi e femmine. I presbiteri soprassedevano, annuendo con paterna comprensione, su racconti di misfatti maschili al limite del penale. Trattavano invece le femmine con paternalistica impazienza, rimproverandole con accanimento per aspetti caratteriali sgradevoli ma di nocività obiettivamente inferiore. Dall'immediatezza delle reazioni di questi soggetti deducevamo l'esistenza di due precisi (benché non espliciti) sistemi di giudizio, a cui veniva fatto riferimento a seconda del genere dell'interlocutore. Lo stesso vigore con cui pretendevano di ammaestrare le ragazze non veniva applicato per far crescere e contenere i ragazzi in un modello di virile e capace cristianità.

Avevamo avvistato la punta dell'iceberg del maschilismo di matrice neocatecumenale ma non lo sapevamo ancora: portando i loro discorsi a compimento, una società di donne isteriche oppresse e di maschi come bestie allo stato brado risultava essere il desolante panorama della normalità umana: è precisamente ciò che Kiko predica e che è trascritto nei mamotreti, ma questo non potevamo saperlo. Pareva che il ruolo della donna fosse quello di subire e di perdonare l'uomo, e quello dell'uomo di peccare e di essere perdonato dalla donna e da Dio. Erano le premesse per arrivare a considerare la violenza come un dato quasi naturale, inevitabile. 


8. Narrativa catechetica condiscendente verso l'abusatore di donne e bambini:

Raccontando aneddoti di abusi sessuali commessi su donne e bambini, i presbiteri si dilungavano sul recupero del colpevole da parte di Dio misericordioso "che ama l'uomo così com'è" e spendendo poche parole sul dovere morale di prevenzione e giustizia. Come risultato, la figura della vittima veniva relegata nel dimenticatoio narrativo: un effetto piuttosto sinistro. Ma infine tornano i conti perché nei libri segreti delle dottrine del Cammino sta scritto che la condizione di vittima è voluta da Dio per la conversione di chi vi incorre e va quindi accettata senza giudicare e senza denunciare.

Nelle storie esemplari delle catechesi, la vittima brava, convertita, che perdona il colpevole, era più spesso la moglie che il marito. In tempi di processi penali a preti abusatori di giovani maschi, i pedofili nominati da questi presbiteri erano regolarmente i padri di figlie femmine. E puntualmente era tralasciato il discorso sul durissimo processo di espiazione e purificazione che spetta al peccatore che si pente e si converte.

Le contraddizioni neocatecumenali: trascinare una ragazza per
i capelli va bene, 
basta che a mezzanotte ce la riporti a casa!

9. Matrimonio impossibile all'uomo ma possibile a...  ...al Cammino:

Mentre predicavano che soltanto il Signore può far funzionare i matrimoni perché ciò è impossibile all'uomo, mostravano di ritenere che nessuna coppia possegga, per semplice grazia di Dio ma senza bisogno di alcun sostegno nella vita di fede (sottinteso: un ambito come la comunità neocatecumenale), la buona volontà e le risorse per mantenere l'amore in equilibrio, tra le mille difficoltà. Sorvolavano sugli esempi contrari, insinuando talvolta il sospetto che qualche problema ancora nascosto dovesse affiorare prima o poi in quelle relazioni.

Invece di focalizzarsi in modo incoraggiante sulla solida e nobile dottrina cattolica in materia di relazioni e matrimonio, si accanivano atrocemente sulla descrizione di tutti i problemi di coppia possibili ed immaginabili, per poi invitare i catechizzati, come unica soluzione praticabile, a seguire il "Signore". E questo inseguimento portava alle salette neocatecumenali. Si trattava della modalità del "vieni e vedi" che ritroviamo nei mamotreti, un invito privo di ulteriori spiegazioni a causa del rinnegamento neocatecumenale del ricco patrimonio della Chiesa.

In effetti i presbiteri sembravano anche ritenere che gli uomini non siano per natura inclini ad amare le donne e, viceversa, le donne gli uomini. Insegnavano quindi che quando "Dio ti manda una persona" non è bene fare capricci sulla persona che Dio ti ha mandato. Prospettavano quindi due possibilità ai fidanzati: sposarsi entro un anno (il famoso "fissa la data!" neocatecumenale) oppure lasciarsi. Se, da cattolici quali eravamo, ritenevamo già che le relazioni di coppia vissute con superficialità e ignavia sono peccato e rovinano la vita, l'imprudenza e la faciloneria con cui questi presbiteri pareva considerassero la scelta di una persona a scopo matrimonio mettevano addosso una profonda inquietudine. 

A fianco di alcune belle testimonianze di sposi da "vetrina della fede", ne affioravano altre, tra i partecipanti, che al contrario incarnavano l' idea neocatecumenale di matrimonio come unione forzata e dolorosa che solo Dio (leggi: la frequentazione della comunità) può tenere insieme e che solo in seguito abbiamo scoperto essere un tema dominante nel Cammino. Per nostra maggiore inquietudine veniva pubblicizzato il numero esorbitante di divorzi, presentandolo come probabilità aprioristica di fallimento, uguale per tutti ed indipendentemente dalle condizioni specifiche. Non lo sapevamo ma ci stavano già lanciando addosso le esche endogamiche tipiche del discorso neocatecumenale in cui il coniuge deve essere del Camminoil coniuge è la tua croce e se lasciate il Cammino vi lascerete anche tra voi.



APPENDICE DOLENTE SUI PRESBITERI DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE


Il discorso dei presbiteri di Kiko è fedele ai mamotreti eretici di Kiko e Carmen.
La stessa fedeltà si riscontra nelle prassi, nei giudizi, negli atteggiamenti.


10. Cattivi giudici: I gradi della colpa? Non pervenuti.

Senza mai menzionare la questione dei gradi della colpa, i presbiteri sfumavano la gravità di colpe mortali, gravi e veniali. A volte ne invertivano il peso relativo, secondo la categoria del peccatore. Per farlo si servivano dell'accostamento di esempi, del tono della voce, di altri trucchetti retorici. In questo modo, senza doversi arrischiare a dichiararlo esplicitamente, la violenza sessuale perpetrata da un uomo appariva di gravità pari alla scenata di gelosia isterica di una moglie. Un gesto duro di autodifesa risultava peggiore dell'atto più grave che lo aveva scatenato, così come per altri insegnamenti del genere, che ora sappiamo essere fedeli ai mamotreti e formalmente contrari alla dottrina della Chiesa.


11. Cattivi maestri: I progressi dello spirito? Dei gran salti immaginari.

Premettiamo che l'eroica pazienza insegnata dai Santi è la qualità del cristiano, soprattutto del consacrato, che si raggiunge dopo anni di pratica di vita ascetica, in virtù della Grazia Divina.

I presbiteri che esigevano, talvolta con sdegno superbo, questo tipo di pazienza dalle donne vittime di molestie o violenze, erano gli stessi consacrati perfettamente in grado di ribellarsi violentemente alla semplice contraddizione da parte di un ascoltatore. Figuriamoceli a sopportare pazientemente le persone moleste o insulti spregevoli contro la loro persona fisica. In definitiva questi presbiteri parevano afflitti da problemi irrisolti con l'altro sesso e forse anche col proprio e mai del tutto guariti dai dichiarati disordini della vita precedente all'ordinazione, persino incapaci di fronteggiare chi li contraddiceva. Quindi non potevano essere presi sul serio nell'indicazione della via dell'eroismo ad anime cosiddette "incipienti". La loro incoerenza faceva perdere di credibilità alla Chiesa che essi rappresentavano.

La valutazione che davano dei progressi spirituali era molto semplice: coloro che essi ritenevano ben ricalcare le loro orme (e cioè i diktat, le scelte, il linguaggio e le categorie di giudizio neocatecumenali), erano portati ad esempio di persona di grandissima fede. Chi nella vita di fede percorreva le vie dell'intelletto (che, se ordinato a Dio, è una forma di amore) veniva da essi considerato con sufficienza o riprovazione. Il dogma kikiano a cui si appigliavano per discriminare era quello della sperimentazione nel qui ed ora nelle sue varianti: il Signore passa qui, oggiDio ti parla oggi tramite meil Signore ti ha chiamato qui, la Parola letta a casa domani non ha lo stesso effetto di quella che ascolti qui oggi.


12. Cattivi medici: La malasanità dello spirito.

Avendo essi catalogato le persone secondo le direttive eretiche del Cammino, non è una sorpresa che in qualità di medici spirituali le loro "diagnosi" fossero supponenti, ricalcate e sbrigative. Ad ascoltare i loro consigli si finiva o in Cammino o fuori strada - quindi, all'atto pratico, sempre fuori strada. 

Le conseguenze del loro operato erano quelle comuni a tutta la cattiva medicina, cioè, che il paziente finisce da un altro medico a curarsi sia per il male originario che per i danni provocati dalla cura del cattivo dottore.

Metteresti la tua salute, fisica, mentale, spirituale,
nelle mani di un medico di torbida fama? E quella dei tuoi figli?


Termina qui questa selezione (non esaustiva) dei più eclatanti tratti neocatecumenali che abbiamo rilevato negli incontri organizzati dal Cammino in parrocchia o in diocesi. Confermiamo anche la neocatecumenalità del metodo: iniziatico, gnostico, superstizioso, apodittico, emotivo, contestatario. Tutti questi aspetti non raggiungevano l'intensità a cui si arriva nelle comunità ma, in maggiore diluizione, la sostanza era la stessa. Un ulteriore punto dolente erano le Messe, celebrate alla neocatecumenale con canti, balli, bonghi e battimani, la focaccia, la coppa del vino, la consumazione insieme da seduti, le risonanze. Come già detto, chi veniva catechizzato in parrocchia dai neocatecumenali poi entrava più facilmente in comunità.

Le storture venivano somministrate in mescolanza a parti ortodosse della dottrina e a pratiche accettabili. Tuttavia, nella confusione dottrinale imperante e per la fiducia (e pigrizia) generali, gli aspetti eretici non erano facilmente identificabili. Se ne salvava in parte chi di sua iniziativa si volgeva alle buone letture. Ciononostante, in quel momento in cui anche il Cammino non aveva iniziato a declinare, il successo che queste catechesi, incontri e ritiri riscuotevano era dovuto alla spiegazione ed alla attualizzazione che in essi veniva offerta della Parola di Dio. 

La domanda interiore, soprattutto da parte dei giovani, era molto forte e sarebbe stato bello avere accesso ad una sapienza nutriente per l'anima, ma in modo ortodosso e strutturato, non neocatecumenale. Si perse quindi, in questo modo, una bella occasione di evangelizzazione, che all'epoca servì soprattutto per portare persone e potere alla realtà del Cammino Neocatecumenale.

sabato 2 luglio 2022

Catechesi parrocchiali e diocesane affidate ai neocatecumenali: fedeli cattolici confusi e costernati. (Parte 1/2)

Riceviamo e pubblichiamo una lunga e meditata testimonianza (che abbiamo separato in due parti - qui la seconda) di nostri lettori cattolici che, pur non avendo frequentato il Cammino, ne hanno ascoltate molte idee e suggestioni, causa la pesante neocatecumenalizzazione della diocesi di appartenenza.

Questa testimonianza dà ulteriore conferma del fatto che quando il Cammino Neocatecumenale si insedia in una parrocchia o in una diocesi, le catechesi e le attività dell'organismo ospitante finiscono inevitabilmente per ricalcare il modus operandi neocatecumenale. L'obiettivo del Cammino, quando si adopera sul territorio per la parrocchia o per la diocesi, è quello di predisporre i cattolici ad essere successivamente attirati nella cerchia neocatecumenale.

Chi, senza entrare in una comunità, frequenta regolarmente incontri o ritiri organizzati dal Cammino viene fortemente esposto alla cosiddetta "neocatecumenalizzazione", esercitata con discorsi martellanti e ferree pratiche esclusive, dalle pessime conseguenze sulla salute spirituale, psichico-intellettiva, emotiva, organizzativa, materiale e fisica, nel senso stretto della sicurezza personale.



TESTIMONIANZA: 
Uno sguardo critico sul passato.

Pur non appartenendo al Cammino Neocatecumenale, era molto difficile evitarne l'influenza. Il Cammino era presente in numerose parrocchie della diocesi in ruoli decisionali o preminenti: nei consigli pastorali, nell' animazione delle Messe, con canti, ammonizioni ed occasionali redditio. Anche le omelie erano modellate sui testi segreti del Camminoche ancora non conoscevamo, con tutte le esagerazioni e le eresie del caso. I neocatecumenali gestivano il catechismo per bambini, di pre- e post-cresima, cicli di catechesi sui dieci comandamenti ed ovviamente le immancabili catechesi iniziali del Cammino Neocatecumenale con cui all'epoca rimpolpavano ancora le file degli adepti. Magari non li vedevi al volontariato ma avevano in mano la narrativa catechetica.

Nelle parrocchie rimaste fedeli alla dottrina cattolica il discorso catechetico si contrapponeva a quello neocatecumenale. Tuttavia, la libertà lasciata ai fedeli di scegliere tra due realtà opposte ed inconciliabili, come se fossero entrambe valide, dava luogo ad una penosa confusione, aggravata dal fanatismo con cui questi neo-schitarratori convinti di sé, veri parvenus del "rapporto finalmente personale col Signore", criticavano  la fede "dei nonni", fatta di messe giornaliere, rosari, sacrifici, digiuni e devozioni, tutti aspetti in realtà ammirevoli.

Leggendo questo blog abbiamo finalmente trovato ragione delle numerose dissonanze a cui va incontro un battezzato cattolico in una diocesi fortemente neocatecumenalizzata. All'epoca dei fatti ignoravamo che dietro al fanatismo chiassoso ed apparentemente spontaneo di molte parrocchie governasse la ferrea volontà di un'organizzazione ben finanziata e dalla rigida struttura occulta, il messaggio della quale, lungi dall'essere improvvisazione dello "Spirito Santo" come vantato, era scritto in copioni tenuti segreti. Il Cammino avanzava in diocesi, seguendo il suo progetto di colonizzazione.

recenti post sugli scrutini, sui garanti, sulle vicende di abusi, sia fisici che di potere, ci hanno dato occasione di confrontarci per raccogliere i ricordi sul messaggio catechetico neocatecumenale in materia di relazioni interpersonali. Desiderando lasciare una testimonianza ma limitati da ragioni di brevità, ci siamo focalizzati sulle catechesi sul sesto comandamento, per via delle stringenti somiglianze con quei metodi neocatecumenali che avete ampiamente documentato nel blog.

Le catechesi diocesane e parrocchiali a cui torna la nostra memoria, gestite da presbiteri del Cammino e loro collaboratori, erano aperte a tutti e vi partecipavano perlopiù giovani e giovani adulti di età compresa tra i 17 ed i 35 anni. Ciascuna delle sezioni che seguono si riferisce a momenti diversi delle catechesi sul sesto comandamento o del corrispondente ritiro finale della durata di qualche giorno.


1. I "gruppetti" di discussione sui peccati contro il sesto comandamento:

Gli organizzatori dividevano il gruppo dei partecipanti al ritiro sul sesto comandamento in piccoli sottogruppi, separati per sesso, nei quali era richiesto di aprirsi gli uni agli altri seguendo le domande di un questionario. Improvvisamente ci si trovava in questi mini-gruppi formati in modo casuale, composti da persone sconosciute e di età e stili di vita anche molto diversi tra loro. A tutti era chiesto di aprirsi: si mescolavano abitudinari della promiscuità, persone afflitte da tristi vicende di aborto, personaggi rancorosi ed aggressivi che usavano il sesso come un'arma, altri dipendenti da pornografia ed altri vizi, sposi dal matrimonio in disordine o in crisi, ma anche persone che non avevano molto da dire, continenti, vergini, e qualche minorenne. Alla fine della discussione, il referente di ciascun mini-gruppo riportava, di fronte a tutti quanti i partecipanti, un resoconto anonimo di quanto richiesto dal questionario. I resoconti venivano brevemente commentati dai presbiteri, secondo categorie di giudizio che abbiamo in seguito individuato come tipiche del Cammino.

Questo "lavoro di gruppo", oltre che non preannunciato, non era veramente facoltativo, senza considerare il fatto che poteva risultare estremamente sgradevole. Tuttavia era una tappa obbligata in questo percorso chiamato "di incontro col Signore". Si dava per scontato che tutti avessero qualcosa da raccontare e che tutti volessero parlare dei fatti propri ed ascoltare quelli degli altri. 

Indipendentemente dalla carità e dalla discrezione dei partecipanti, forzare questo tipo di condivisione era, già di per sé, una sorta di violazione morale dei confini personali, una specie di morbido preludio agli scrutini neocatecumenali, che possono essere molto scioccanti. Anche se il linguaggio e l'atteggiamento dei partecipanti, perlopiù di formazione o cultura cattolica (non ancora neocatecumenali) erano rispettosi, gli organizzatori avevano organizzato le attività in modo da lasciare briglia sciolta alla condivisione spudorata. Anche le catechesi erano ricche di esempi concreti ed espliciti. L'impudicizia primigenia proveniva dal Cammino e consisteva nell'imporre le sue abitudini ai cattolici che esso definisce "della domenica".

Purtroppo, si riscontrava anche una certa complementarietà con il punto seguente:


2. L'eccessiva facilità con cui la maggior parte dei giovani esponeva i dettagli più delicati della vita intima:

La maggior parte dei partecipanti ai gruppetti di discussione si apriva senza ribellarsi, incoraggiata sicuramente dalla scriteriata ideologia, già da tempo imperante, del condividere i fatti propri, in pieno contrasto con le indicazioni di San Paolo: ”Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi." (Ef 5,3). Questo tipo di condivisione costituisce già una molestia sessuale di tipo morale, sia sui maschi che sulle femmine.

In molti casi si trattava di incosciente fiducia nel prossimo. In taluni soggetti si riscontravano superficialità, esibizionismo, voyeurismo, desiderio di sporcare almeno a parole, insomma quei mali che andrebbero gestiti in ambiente controllato, come in una pudica e ben fatta confessione oppure in un ambulatorio psichiatrico o addirittura in un'aula di tribunale. Invece, tutti erano tenuti ad "accogliere l'altro nell'ascolto e nella condivisione". 

Eccettuato un brevissimo richiamo formale dei presbiteri alla delicatezza e alla segretezza con l'esterno, la moderazione dei contenuti era lasciata ai partecipanti. Alcune coincidenze ci hanno fatto capire che gli organizzatori raccogliessero, da queste esternazioni semipubbliche, materiale da portare come esempi di supporto in catechesi per altri gruppi. 

A volte i presbiteri, senza indicare il peccatore, riportavano materia udita in confessione, specificandolo esplicitamente. Quando in seguito abbiamo scoperto i mamotreti, non ci ha stupito leggere che Kiko avvalora le sue indicazioni con il fior fiore delle confessioni pubbliche ottenute nei suoi scrutini (in alcuni casi addirittura riportati nella loro completezza).



3. Inopportuna esposizione dell'intimità coniugale:

Durante le risonanze e i giri di esperienze, succedeva che persone sposate esponessero, tranquillamente e pubblicamente, dei fatti da rendere noti solo al confessore. La cosa avveniva persino a coniuge presente e di fronte ad una foltissima assemblea di sconosciuti. Nessuno si permetteva di commentare e riteniamo anche possibile che la maggior parte dei presenti, caritatevolmente, non abbia fatto pettegolezzi in quel periodo. Ma sulla correttezza di quelli che successivamente sono entrati nel Cammino Neocatecumenale, in cui si parla senza veli dei fatti di tutte le persone che si conoscono, non possiamo scommettere.

Solo in seguito abbiamo riconosciuto come neocatecumenali il linguaggio e l'atteggiamento di queste persone. All'epoca non sapevamo che nelle comunità neocatecumenali si travalicano i limiti dell'individuo e della coppia, arrivando persino ad obbligare lo scrigno santo e sacramentale dell'unione tra l'uomo e la donna ad aprirsi alla conversazione con i fratelli di comunità ed a sottostare alla supervisione dei cosiddetti "catechisti ispirati".

Abbiamo considerato come la trivializzazione pubblica, tipicamente neocatecumenale, dei discorsi sul legame tra uomo e donna, a lungo andare crei una massa indistinta di confidenze illecite, che forza tutti ad essere trasversalmente pseudo-sposati con tutti e ad oltrepassare i confini di ciò che è lecito pensare, dire e fare a proposito della vita degli altri. Quando le persone non sono abituate alla continenza, né verbale, né psicologica, né fisica, si rischia di sconfinare nella violenza, sia morale che fisica. Si tratta di casi dalle tinte estreme ma purtroppo tutt'altro che rari.


4. Introduzione del dogma dell'inevitabilità del vizio ed allontanamento dagli apostati:

In generale, con il procedere delle catechesi, venivano sparse le spore dello stigma di bigotto, di ipocrita, di bugiardo, di stolto che perde il "passaggio del Signore" e rinuncia al cielo per aggrapparsi alla propria buona fama, contro chi difendeva la virtù e contro chi si rifiutava di sottoporre "volontariamente" la propria intimità alla revisione altrui (boicottando per esempio i questionari e le risonanze). Il Cammino, tramite i suoi emissari in ambiente diocesano, stava lentamente iniziando a screditare chi rifiutava il dogma dell'inevitabilità del vizio e la condivisione impropria e forzata.

In quel contesto, in cui si andava principalmente per ascoltare, le relazioni tra i partecipanti non erano particolarmente forti e neppure conflittuali. Tuttavia il cammino dei colpi bassi iniziava ad aprirsi: in diversi erano già in trance da annuncio: in mesi di ascolto passivo e di fallacie logiche avevano assorbito il linguaggio neocatecumenale e la relativa forma mentale. 
Al termine dei cicli di catechesi, dietro invito o sotto pressione dei presbiteri, molti partecipanti entravano nelle comunità neocatecumenali e portavano a compimento le abitudini acquisite alle catechesi parrocchiali e diocesane.

Dottrina neocatecumenale del peccato:
Quando vi trovate davanti una pozza di fango cosa fate, non vi ci buttate?!
Non cercate di negarlo, ipocriti! Borghesi!

5. Ignoranza del dovere di riparazione:

Durante gli incontri di catechesi, alcuni collaboratori (forse fratelli di comunità) davano la loro testimonianza di conversione. In materia di sesto comandamento raccontavano le esperienze sbagliate della loro vita precedente l'incontro con il Signore, una specie di redditio

Una cosa però mancava alle loro storie finite bene: benché in certi casi avessero arrecato gravi danni al matrimonio proprio o a quello altrui, parlavano di misericordia divina sempre intesa come "annullamento del debito" e mai ricordavano la necessità di far penitenza e riparare. Benché la loro stessa testimonianza di conversione potesse essere considerata una forma di riparazione, lo stile omissivo con cui catechizzavano lasciava passare (non sappiamo quanto consapevolmente) il messaggio neocatecumenale che a riparare i peccati anche molto gravi ci pensa esclusivamente il Signore e che nessuna responsabilità e nessuna riparazione sono richiesti al peccatore. I presbiteri invece contestavano esplicitamente la riparazione, insegnando che il peccato è un atto talmente grave che l'uomo è folle se pensa di poter riparare. Unendo questa nozione a quella dell'impossibilità di evitare di peccare, ci si allontanava di molto dalla via dello sforzo personale e dell'ascesi e ci si avvicinava alla kenosi del Cammino.


6. Colpevolizzazione delle vittime e l'inversione di ruolo tra vittima e colpevole:

Durante i giri di esperienze o nelle direzioni personali, i maestri di spirito neocatecumenale invitavano donne e ragazze vittime di torti contra sextum (molestie, violenze, maltrattamenti, tradimenti...) a spostare piuttosto l'attenzione sui propri peccati, per convincerle di non essere meno peccatrici della persona da cui avevano subito il torto, che andava perdonata con una sanatoria generale e definitiva. Di fatto pretendevano che la vittima si ripiegasse su se stessa, rivolgendo su di sé l'eventuale aggressività e dimenticasse l'idea di volere giustizia, facendosi carico del male altrui.

Questa strana ideologia, mai sentita fino a quel momento, suonava da subito visceralmente invertita e sinistramente infetta e non capivamo come mai la Chiesa, che sempre ha un occhio per tutti, si mettesse a salvare "il primo che picchia", tramite questi emissari. Tuttavia, purtroppo, succedeva anche che se una vittima veniva catturata dalla predicazione di questi fanatici, proseguiva per la via dell'autodistruzione e a nulla valevano i richiami alla ragionevolezza degli amici. Distorcendo gli esempi di eroica pazienza dei santi, il Cammino Neocatecumenale preparava gli animi di chi sarebbe successivamente entrato in comunità, a non denunciare e addirittura a chiedere perdono al violentatore.

Fine della prima parte.