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giovedì 14 luglio 2022

"Vivi per la comunità" anziché per la famiglia

Un figlio di famiglia neocatecumenale, famiglia "in missione in Etiopia", concede un'intervista al podcast "Il treno va".

Anzi, famiglia ex neocatecumenale. Dopo tanta missione kikiana-carmeniana, alla fine hanno lasciato il Cammino perché... compivano atti di carità verso persone non del Cammino. Nello specifico, hanno adottato bambini. Imperdonabile, per il Cammino: la perfida Carmen Hernández urlava infatti di "lasciarli nei fossi", perché la presunta "testimonianza", il presunto percorso di perfezionamento spirituale, nella mentalità del Cammino non può avere a che fare con opere di carità.

Ai vertici del Cammino, infatti, la famiglia era considerata "problematica" (o addirittura "eretica") perché faceva qualcosa che non era proprio previsto dal Cammino. Faceva opere di carità al di fuori della setta.

L'intervistato spiega ad un certo punto che Carmen era ostile alla "teologia della liberazione". Purtroppo l'affermazione è foriera di equivoci. La "teologia della liberazione", infatti, è un guazzabuglio di teorie pseudoteologiche diffusesi in certi paesi dell'America Latina, che spesso sfociava in atteggiamenti assurdi (i preti che imbracciavano le armi per fare la guerriglia), cioè riduceva il cristianesimo a ideologia politica, a lotta politica. Ma l'intervistato intendeva solo dire che per Kiko e Carmen il cristiano non deve resistere al male ma deve "farsi crocifiggere" (il che è altrettanto sbagliato, perché perfino Nostro Signore, schiaffeggiato dal servo del sommo sacerdote, chiese ragione e mostrò l'errore; e ancora Nostro Signore si guardò bene dal farsi provocatoriamente vedere in pubblico a Gerusalemme nel momento di festeggiare la Pasqua; e comunque rovesciò i tavoli dei banchieri nel tempio; in breve, l'atteggiamento completamente passivo e autolesionista, predicato da Carmen e Kiko, non è cristiano, e non c'entra quasi niente con la cosiddetta "teologia della liberazione).

Da notare che l'intervistato non ha una piglio polemico anti-neocatecumenale, al contrario (mentre la famiglia lasciava il Cammino lui era persino entrato in un seminario neocatecumenale in Finlandia - sede non scelta da lui -  sia pure lasciando tutto al termine degli studi). Ma ciò che spiega è sufficiente a capire la perfida mentalità neocatecumenale alla quale i genitori dell'intervistato non si erano completamente piegati, altrimenti, ubbidendo ciecamente alle direttive neocatecumenali, non avrebbero mai adottato bambini dando loro un futuro diverso. Chi pratica la cristiana virtù della carità ha già un piede fuori dal Cammino.

"Fatta la legge, trovato l'inganno": così l'intervistato spiega le "approvazioni" del Cammino, e menziona specificamente gli scrutini e la mancanza di cautela da parte di chi conduce l'interrogatorio e la mancanza di un vero consenso da parte dei poveracci seduti sulla "sedia bollente".

L'intervistato spiega anche che il lasciare il Cammino non è una cosa che avviene da un giorno all'altro, ma include - prima e dopo - tanti momenti di dubbio, incertezze, fatiche. E comunque, nel suo caso, lo hanno "maledetto" quando ha lasciato, hanno profetizzato che avrebbe "combinato solo disastri", e robe così. Quando tutto ciò che era diventato il tuo mondo "improvvisamente ti vomita", è un momento durissimo (ed è anche il motivo per cui gli ex di una qualsiasi esperienza totalizzante hanno spesso tanta ritrosia a parlarne).

Il podcast dura 47 minuti e contiene purtroppo canzonette e intermezzi, e l'intervistatore sempre pronto a interrompere, ma può essere interessante.

mercoledì 29 giugno 2022

Repetita iuvant? Ennesima tirata d'orecchie da Papa Francesco

Glielo aveva detto a meno di un anno dalla sua elezione al soglio Pontificio, nel 2014, il primo febbraio; ripetuto il 18 marzo del 2016; ribadito il 5 maggio 2018, per il 50esimo del Cammino neocatecumenale a Tor Vergata; lunedì 27 giugno 2022, tre giorni fa, nell'aula dedicata a san Paolo VI, dove persino i muri hanno recepito quei semplici concetti,  papa Francesco, reggendosi a fatica con il bastone e con l'ostinazione che gli è  propria, ha dovuto ripeterlo ancora una volta: evangelizzare non vuol dire conculcare, non vuol dire snaturare, non vuol dire portare se stessi, non si fa senza la Chiesa o nonostante la Chiesa. Se no, è chiaro per noi, per i neocatecumenali immaginiamo ancora no, non si può essere dono per la Chiesa, come rivendicato da Kiko Argüello nella sua introduzione (rigorosamente scritta).
 
Per questo papa Francesco ha fatto un discorso interamente a braccio, come ha fatto notare esultante Salvatore Cernuzio su Vatican News: ormai questi rimproveri ai neocatecumenali può ripeterli a memoria, senza bisogno di appunti scritti....

Riportiamo perciò l'asciutto discorso papale, questa volta senza neppure le rassicurazioni con cui i pontefici contemperano i richiami e le tirate d'orecchio, con una semplice esortazione finale ad "andare avanti", un riconoscimento alla generosità dei cuori di chi si mette a disposizione, e un'ultima ammonizione a sentire su di sé lo sguardo di Gesù (non di altri) che li invia a predicare e a obbedire alla Chiesa (non ad altri).

 


DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
ALLE COMUNITÀ NEOCATECUMENALI
Aula Paolo VI
Lunedì, 27 giugno 2022


Abbiamo sentito la missione di Gesù: “Andate, date testimonianza, predicate il Vangelo”. E da quel giorno gli apostoli, i discepoli, la gente tutta è andata avanti con la stessa forza di quello che Gesù aveva dato loro: è la forza che viene dallo Spirito. “Andate e predicate… Battezzate…”.
Ma sappiamo che, una volta che abbiamo battezzato, la comunità che nasce da quel Battesimo è libera, è una nuova Chiesa; e noi dobbiamo lasciarla crescere, aiutarla a crescere con le proprie modalità, con la propria cultura… È questa la storia dell’evangelizzazione. Tutti uguali in quanto alla fede: credo in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, il Figlio che si è incarnato, è morto e risorto per noi, lo Spirito che ci aiuta e ci fa crescere: la stessa fede. Ma tutti con la modalità della propria cultura o della cultura del posto dove è stata predicata la fede.
E questo lavoro, questa ricchezza pluriculturale del Vangelo, che nasce dalla predicazione di Gesù Cristo e si fa cultura, è un po’ la storia della Chiesa: tante culture ma lo stesso Vangelo. Tanti popoli, lo stesso Gesù Cristo. Tante buone volontà, lo stesso Spirito. E a questo siamo chiamati: andare avanti con la forza dello Spirito, portando il Vangelo nel cuore e nelle mani. Il Vangelo di Gesù Cristo, non il mio: è di Gesù Cristo, che si adegua alle diverse culture, ma è lo stesso. La fede cresce, la fede si incultura, ma la fede è sempre la stessa.
Questo spirito missionario, cioè di lasciarsi inviare, è un’ispirazione per tutti voi. Vi ringrazio di questo, e vi chiedo docilità allo Spirito che vi invia, docilità e obbedienza a Gesù Cristo nella sua Chiesa. Tutto nella Chiesa, niente fuori dalla Chiesa. Questa è la spiritualità che deve accompagnarci sempre: predicare Gesù Cristo con la forza dello Spirito nella Chiesa e con la Chiesa. E quello che è il capo – diciamo – delle diverse Chiese è il vescovo: sempre andare avanti con il vescovo, sempre. È lui il capo della Chiesa, in questo Paese, in questo Stato…
Andate avanti. Coraggio! Grazie della vostra generosità. Non dimenticatevi dello sguardo di Gesù, che ha inviato ognuno di voi a predicare e a obbedire alla Chiesa. Grazie tante!

 

Inculturazione in salsa neocat:
bambini coreani festeggiano l'arrivo dei re magi alla Domus

Anche dopo quest'ultimo, chiarissimo, articolato rimprovero, siamo convinti che ci sarà più  di un neocatecumenale che verrà a commentare essendo convinto di aver ricevuto soltanto l'ennesima approvazione; riportiamo quindi e facciamo nostra già in anticipo la risposta data da Lino Lista ad un fratello del Cammino che "credeva" senza probabilmente aver prima ascoltato.

Io Credo che voi oggi stiate confermando la natura del CNC: incorreggibile.

Io Credo che voi:
 
  • non lascerete a casa le suppellettili di Kiko
  • non rinuncerete ai trionfalismi
  • continuerete a pretendere di dettare il passo agli altri
  • continuerete ad isolarvi e a voler imporre il vostro senso di marcia
  • continuerete a voler fare i maestri e non i discepoli
  • continuerete a non rispettare (perché non le amate) le culture e le tradizioni dei popoli,   pretendendo di evangelizzare partendo dai vostri modelli prestabiliti, dai vostri schemi e teorie
  • ancora crederete che lo Spirito Santo non vi anticipa ma viene assieme a voi;
  • pretenderete sempre che il cammino degli altri debba essere identico al vostro, tappa dopo tappa, mamotreto dopo mamotreto.


Queste considerazioni, naturalmente, sono mie invenzioni, perché a voi il Papa ha dato solo totale approvazione.

Meritate tutta la disapprovazione che riscuotete all'esterno delle vostre salette.

Neocatecumenali in Danimarca, Tanzania
Colombia, Libano: scopri le differenze...

Facciamo nostra l'analisi di A. Non.

Proviamo a tradurre il discorso del Papa per i fan de "il Papa ci loda!"
"La Chiesa chiede al Cammino, quando non sa cosa fare (cit. 2021)!"

1. La comunità che nasce da quel battesimo è libera = non è una serva del Cammino

2. Dobbiamo lasciarla crescere = non li soffocate subito con le vostre catechesi iniziali e non vi appropriate di queste persone come al solito

3. Il Vangelo di Gesù Cristo, non il mio = bruciate quegli accidenti di mamotreti una buona volta, meglio per voi se lo fate prima che scoppi uno scandalo sulla stampa mainstream.

4. Questo spirito missionario, cioè di lasciarsi inviare, è un’ispirazione per tutti voi. Vi ringrazio di questo, e vi chiedo docilità allo Spirito che vi invia, docilità e obbedienza a Gesù Cristo nella sua Chiesa. Tutto nella Chiesa, niente fuori dalla Chiesa. = Kiko deve sistemare le bandierine e voi ci credete veramente. Va bene, partite allora, ma non combinate disastri come avete fatto in Giappone. Rimanete fedeli alla Chiesa e non a Kiko

5. E quello che è il capo – diciamo – delle diverse Chiese è il vescovo: sempre andare avanti con il vescovo, sempre. È lui il capo della Chiesa, in questo Paese, in questo Stato… = come in Giappone, appunto, ve lo ridico, cercate di capire. E smettetela di dire cose come "Siamo andati a Vescovi!", "Animo, che i vescovi vanno a obbedire a noi!" che poi lo veniamo a sapere fino in Vaticano.

6. Non dimenticatevi dello sguardo di Gesù, che ha inviato ognuno di voi a predicare e a obbedire alla Chiesa. = ve lo dico un'altra volta sperando che finalmente la capiate: OBBEDIRE, non comandare.

Il "giogo soave"

Per chi non avesse voglia o tempo di visionare il video dell'udienza dello scorso lunedì 27 giugno (che comunque è breve), riportiamo qui di seguito gli avvenimenti  salienti.

Canto d'ingresso: Benedetta sei tu Maria (tutti i canti sono urlati e stonati).

Il Papa entra nell'aula e stringe la mano a Kiko, don Pezzi e Ascension.
Applauso.

Il Papa fa il segno di croce.

Kiko introduce (leggendo). Saluta i vescovi, arcivescovi, membri del dicastero per i laici la famiglia e la vita presenti.
Dà una notizia che "sappiamo La renderà felice: la diocesi di Madrid ha fatto sapere che prossimamente sarà avviato in modo ufficiale il processo di canonizzazione di Carmen" (ne davano per certo l'avvio a settembre scorso).

"Applauso a Carmen!".
Rapidissima presentazione delle famiglie a partire dalle famiglie che erano in Ucraina "e che stanno desiderando di tornare" e di quelle destinate alla Cina che non possono rientrare per motivi sanitari, con un applauso per ogni continente.

Kiko fa alzare anche i catechisti itineranti responsabili delle nazioni, i presbiteri e i seminaristi. Nominati i seminaristi e formatori in partenza per il Seminario di Macao.

Per fare numero, le comunità di Roma.

Di seguito Kiko legge una presentazione del Cammino Neocatecumenale che porterebbe ad una "fede adulta".

In piedi, si canta l'inno allo Spirito Santo, quello composto da Kiko in cui lo Spirito Santo "è un giogo" che "ci insegna ad essere pazienti con i nostri peccati".

Un sacerdote legge cantando un brano dal Vangelo di Matteo.
Discorso del Papa.
Kiko subito dopo prosegue con "diamo un canto a la Virgen" e si canta il Salve Regina dei Cieli (anch'esso con il testo modificato per farci entrare l'onnipresente cammino).

Il Papa legge la preghiera sulle famiglie "inviate secondo le necessità  delle Chiese particolari".

Kiko ordina di "arrodigliarsi" (inginocchiarsi):  momento di grande confusione tra i camminanti  non abituati a piegare le ginocchia. Sempre Kiko ordina: "in ginocchio! Tirate fuori la croce! (Sogghignando) Che si vedano le vostre croci!".
Il Papa le benedice: "fa che si impegnino a rinnovarsi nell'immagine del Tuo Figlio".
In seguito 5 famiglie si accostano, una alla volta, al Papa, in rappresentanza di tutte le presenti, quantificate in 430. Poi è la volta dei presbiteri, mentre risuona il canto martellante  "andate ed annunciate ai miei fratelli che vadano in Galilea".

Il Papa saluta i vescovi e i membri del dicastero per i laici presenti ed esce dall'aula.

Infiorata neocatecumenale Vs. infiorata cattolica

Nel frattempo, all'incontro mondiale delle famiglie  a Roma dal 22 al 26 giugno chi ha partecipato? Ma naturalmente, quei bigottoni della Messa delle 12!

domenica 8 marzo 2020

Mentalità neocatecumenale: le famiglie in Missione per il Cammino

La "comunione tutti insieme al celebrante",
ridotta praticamente a uno snack obbligatorio
Commentiamo qui sotto un'intervista che comparve il 13 gennaio 2006 su Gente Veneta e che qualche anno fa venne commentata a Guam sul sito web Thoughtful Catholic con un articolo intitolato We've been judged!.

Il giorno dopo la pubblicazione a Guam la signora Francesca ha scritto, sulla stessa pagina di Thoughtful Catholic, un commento di generiche scuse che però - come fa notare lo stesso Chuck - non è un vero scusarsi perché non entra nei dettagli, cioè lascia il sottinteso che la fede dei "cristiani della domenica" di Guam non sarebbe autentica, né vissuta, come invece lo sarebbe nel Cammino.

Qualunque convinzione abbiano oggi i cosiddetti "missionari" intervistati nell'articolo di Gente Veneta, non cambia il valore di tale intervista,
che manifesta bene la mentalità neocatecumenale, mentalità che presuppone che coloro che non fanno il Cammino devono essere "evangelizzati", e che coloro che rifiutano il Cammino starebbero con ciò stesso rifiutando lo Spirito Santo.

Facciamo anche notare che a gennaio 2006, al momento di quell'intervista, il Cammino disponeva solo di un'approvazione "ad experimentum", che non era affatto detto che divenisse definitiva; inoltre i cosiddetti "mamotreti" non godevano ancora di alcun riconoscimento (dal Vaticano non hanno mai ricevuto approvazioni, tranne - nel 2010 - la sola «approvazione alla pubblicazione»); per di più, dal 1° dicembre 2005, era entrata in vigore la cosiddetta "lettera di Arinze" contenente le mai modificate «decisioni del Santo Padre» contro gli strafalcioni liturgici neocatecumenali. Pertanto, ancor prima di fare considerazioni sulla missionarietà e sull'arroganza, bisogna sottolineare che i sullodati "missionari" neocatecumenali stavano spiritualmente compiendo un passo troppo azzardato (infatti le virtù cristiane non consistono nel "chi esagera di più"; la missione non consiste nel "dilettanti allo sbaraglio"; i doveri di stato degli sposi non consentono di "giocare ai missionari a casaccio" sradicando per giunta i figli dal loro ambiente; ma nella setta neocatecumenale si compiono sempre questi errori, ed anche peggiori).



"Andiamo agli antipodi per servire"

Enrico e Francesca D.P., 37 e 34 anni, sono i coniugi di una delle quattro famiglie, appartenenti alla comunità neocatecumenale di Ss. Apostoli, che partiranno presto per la missione: in Serbia, in Irlanda, In Inghilterra e nell'isola di Guam, nelle Filippine. Ben tre di queste famiglie sono legate tra di loro dal legame di parentela: i tre uomini sono tre fratelli. Famiglie giovani e coraggiose, con al seguito 3, 4 e 6 figli, che hanno fatto la scelta di dedicarsi a tempo pieno all'annuncio del Vangelo, lasciando lavoro, amici, casa e comfort. «Proveniamo entrambi da famiglie neocatecumenali» spiega Francesca: «Io poi ho vissuto da bambina l'esperienza della missione itinerante in Irlanda. Mio padre era anestesista, mia madre gestiva dei negozi qui a Venezia e hanno lasciato la loro vita agiata per andare nel mondo ad annunciare il Vangelo. A me e ai miei nove fratelli non è mai mancato nulla perché il Signore ha sempre provveduto alla nostra vita». La fede nella Provvidenza è un tratto costante nella vita di Enrico e Francesca: «Ci siamo sposati giovanissimi» prosegue lei: «Io avevo 20 anni e il mio desiderio più grande era costruire una bella famiglia numerosa, come lo erano state le nostre.

Ma i progetti del Signore erano diversi. Per molti anni non abbiamo potuto avere figli. Ma anche in questa sofferenza abbiamo visto l'intervento di Dio. Lui usa strade diverse dalle nostre per fare la sua volontà. Infatti abbiamo vissuto l'esperienza dell'adozione con un bambino russo. Poi i medici hanno scoperto la causa della mia sterilità e sono arrivati anche Giosuè e Miriam».
Sono 230 le famiglie che partiranno per la missione in tutto il mondo nei prossimi giorni. Più di 500 sono già in missione. Ma in che modo una famiglia finisce con l'aprirsi a questa esperienza? «All'inizio si dà la propria disponibilità - dice Enrico - poi si viene assegnati a una destinazione. Un periodo di prova e se va tutto bene ci si trasferisce definitivamente. A monte c'è la richiesta da parte di comunità neocatecumenali di tutto il mondo di avere l'aiuto di una famiglia che è già inserita nel Cammino. In Europa questa esperienza è viva da 30 anni, ma in alcuni paesi del mondo è agli inizi. Per quanto riguarda l'isola di Guam - Enrico prende un mappamondo per mostrare dove si trova Guam: estremo Oriente, oltre le Filippine, in mezzo all'Oceano Pacifico: «La proposta è partita dal vescovo locale, che richiedeva l'intervento di una famiglia come aiuto pastorale. Lì c'è un parroco molto coraggioso che sta operando un rinnovamento profondo e strutturale nella sua parrocchia. Il cammino neocatecumenale è iniziato da appena otto anni».

Perché proprio a Guam? L'avete scelto voi? No, quando si dà la propria disponibilità non si sa dove si verrà assegnati. Poteva capitare il Nordeuropa come il Burundi, Taiwan o la Serbia. Spesso si fa una semplice estrazione, ma altre volte si tiene conto anche di altre necessità. A Guam ad esempio serviva aiuto anche nella ristrutturazione nella manutenzione degli impianti idraulici ed elettrici del seminario, e poi c'è una canonica da costruire. Questo è il mio lavoro, perciò siamo stati assegnati lì, in modo che potessi essere utile anche in quell'attività.

In cosa consisterà la vostra vita a Guam? Io - continua Enrico – mi dividerò tra il lavoro al seminario e la parrocchia; poi saremo inseriti nella comunità e proseguiremo lì il nostro cammino, disponibili dove ci sarà bisogno di aiuto.

Quali difficoltà vi attendono? Innanzitutto - spiega il marito - un clima perennemente caldo e umido al quale ci dovremo abituare. A Guam poi si parla inglese, mia moglie è facilitata dalla sua esperienza in Irlanda e dai suoi studi, io dovrò imparare. L'isola è civilizzata - prosegue Francesca - e vive molte contraddizioni: a una grande adesione esteriore al culto non si accompagna una fede autentica. È un paese che non vive, come invece accade qui, la secolarizzazione: le chiese sono ancora piene di fedeli, ma si tratta di persone che aderiscono solo esteriormente al messaggio cristiano e che poi nella vita quotidiana non si comportano in modo aderente al loro credo. Il nostro compito è anche quello di dare testimonianza di quel modello di famiglia cristiana che il Signore ci ha chiamati a vivere.

Sarà difficile essere così lontani da casa… Ci attendono tre scali e circa 30 ore di volo - sospira Francesca - e non potremo tornare a Venezia molto spesso. Solitamente le famiglie in missione fanno ritorno una volta l'anno. Ma non siamo eroi. Anche noi abbiamo paure e difficoltà per l'attaccamento alla nostra città, agli affetti, alla casa e alle famiglie. Noi non stiamo fuggendo da qualcosa, non andiamo via perché qui non stiamo bene, anzi. Ma siamo sicuri che il Signore ci darà anche gli affetti di cui abbiamo bisogno.

Le vostre famiglie di origine come hanno reagito alla notizia? Comprendono la nostra scelta e ne sono felici, ma anche per loro non sarà facile. Soprattutto per i genitori di Enrico: di 7 figli ne vedranno partire 3, gli unici tre ad essere sposati e ad aver dato loro dei nipotini. Eppure sono felici di vedere che i propri figli lavorano per la Chiesa. Il 6 gennaio conclude Enrico- alla celebrazione in Basilica con il P atriarca, mio padre era commosso nel vederci tutti e tre davanti al Patriarca a ricevere il crocefisso per l'invio in missione». Il 12 gennaio tutte le 230 famiglie saranno in Sala Nervi a Roma, ricevute dal Santo Padre. Poi la partenza.
(C) Gente Veneta n.2/2006


Cosa dire sulle famiglie neocatecumenali in missione?

Niente, se è una loro libera scelta.
Conosco personalmente alcune famiglie in missione del Cammino ed alcune sono veramente ottime persone.
Quello che mi chiedo è se sanno cosa vanno a portare in MISSIONE.
Portano la Chiesa o il cammino neocatecumenale?
Fanno sacrifici e li impongono a tutta la loro famiglia (molto spesso numerosa), per portare la gente alla Chiesa di Cristo o al cammino di Kiko?
Questo è il punto di queste missioni “famigliari”.
Poi ci sono altre cose da considerare.
Tipo ad esempio, il fatto che in virtù del sacramento del matrimonio, quando si forma una famiglia si assumono delle responsabilità, in particolare verso i figli.
Sradicare una famiglia dal suo paese, dalla sua storia, dalle sue origini e dai suoi affetti, non è sempre facile e neanche indolore, non tanto per gli adulti, ma per i bambini e gli adolescenti.

Qualche tempo fa mi hanno raccontato che nel Cammino esisterebbero alcune regole interne al Cammino, regole "non scritte", per valutare la vocazione delle famiglie con prole che vogliono andate in missione all’estero, proprio per tutelare i figli di queste famiglie un po' troppo frettolose nel dare la propria disponibilità.

Ma, come tutto quello che riguarda il cammino, non esiste nulla di scritto, è tutto relativo secondo l’estro di Kiko e dei suoi cosiddetti "catechisti".

Perché se i genitori vogliono andare in missione ed i figli non sono d’accordo, ci pensa poi il buon catechista di turno a convincere i figli a dichiararsi d’accordo negli incontri vocazionali o nelle convivenze con estrazione “a caso” fatte da Kiko.

L’illuminato Spagnolo fondatore e riferimento UNICO del Cammino, alle volte segue la sua personale ispirazione (lui ha un collegamento diretto 24 ore su 24 con lo "Spirito Santo") e magari, in certi casi non si fida del CASO (o come dicono i catechisti: estrarre a sorte i nomi e le località della missione cioè lasciare la scelta la Signore), ma decide lui la destinazione di certe famiglie.
“Perché proprio a Guam? L'avete scelto voi?“No, quando si dà la propria disponibilità.Spesso si fa una semplice estrazione, ma altre volte si tiene conto anche di altre necessità”.
Chiaro !!!

Generalmente sceglie "lo Spirito Santo" (cioè Kiko estrae a sorte, cioè, secondo lui, lascia la scelta al Signore).
In questo caso no.
Forse c’era una richiesta “precisa”?
Magari dal parte del vescovo Apuron o del catechista itinerante Gennarini, responsabile e compagno di merende del Vescovo in quella zona?
Quindi, per questa volta, (e per tutte le volte in cui sono in gioco gli interessi personali di Kiko o dei suoi SUPER-CATECHISTI) niente ispirazione DIVINA,
Mi sembra chiarissimo, quando è importante decidono LORO, quando si tratta di ordinaria amministrazione decide la SORTE, no, scusate, decide il SIGNORE.

Ma noi cristiani della domenica, non possiamo capire, noi cerchiamo di usare la testa ed il buonsenso.
Nel Cammino di Kiko, testa e buonsenso sono disprezzate, sono chiamate le armi preferite dal demonio, quindi, le decisioni del Cammino sono sempre ispirate dal discernimento degli illuminati catechisti o dal loro capo-catechista-unico Kiko Argüello o dalle loro CONVENIENZE, altro che: “noi facciamo decidere al SIGNORE.”

Quello che per i cattolici è un tentare Dio, per i neocatecumenali è invece un affidarsi alla PROVVIDENZA.
Se hanno ragione i neocatecumenali, allora perché la Chiesa manda come missionari i suoi sacerdoti? Sacerdoti che hanno scelto questa vita, sacerdoti che hanno rinunciato liberamente ai vincoli familiari per donarsi interamente al Signore per tutta la vita, sacerdoti che vengono preparati accuratamente alla Missione in terra straniera.

La Chiesa manda i suoi Sacerdoti Missionari tra gli atei, i pagani o gli aderenti ad altre religioni.

Il cammino di Kiko manda le sue famiglie senza alcuna preparazione, senza alcuna conoscenza del posto, della lingua degli usi e dei costumi locali.
Con vincoli familiari e figli e li manda là dove c’è già la Chiesa ed i cristiani.
Loro hanno il Kerigma di Kiko e la “stoltezza della predicazione”, ma siamo proprio sicuri che non serve altro?

Capite la differenza?

Questa famiglia evidenzia la grande incongruenza delle missioni neocatecumenali.
Kiko ed il suo “movimento” laico, vanno a fare “Missione” ed a convertire al cristianesimo, atei, pagani o la gente di altre religioni, come ha fatto per secoli la Chiesa?

No, le famiglie missionarie del Cammino di Kiko vanno in terra straniera, ma solo dove già ci sono Chiesa e cristiani.

Che senso ha questa cosa?
Dice Enrico: “Per quanto riguarda l'isola di Guam - Enrico prende un mappamondo per mostrare dove si trova Guam: estremo Oriente, oltre le Filippine, in mezzo all'Oceano Pacifico: «La proposta è partita dal vescovo locale, che richiedeva l'intervento di una famiglia come aiuto pastorale. Lì c'è un parroco molto coraggioso che sta operando un rinnovamento profondo e strutturale nella sua parrocchia. Il cammino neocatecumenale è iniziato da appena otto anni».”
Capito!!!

Lì c’è un parroco molto coraggioso (sottinteso: è un presbikiko che ha il compito di neocatecumenalizzare la parrocchia; e in effetti ci vuole un barbaro coraggio, una temerarietà, per cancellare la fede cristiana e sostituirla con quella neocatecumenale), cioè un parroco che non sta cercando di evangelizzare il 15% di popolazione non cristiana, ma “CORAGGIOSAMENTE” sta tentando di rifilare la “PATACCA” neocatecumenale ai suoi parrocchiani, sotto forma di Nuovo modo di fare Chiesa, Nuova Evangelizzazione, Nuova Estetica, Nuova Liturgia, Nuovo Seminario.

E sono già otto anni che ci sta provando e gli serve una mano.

Quindi nel 2006 il Cammino a Guam c’era già da otto anni?

Ma allora a che servono ben 4 famiglie in Missione?
A cosa serve la MISSIONE Kikiana dove c’è già il cammino neocatecumenale, di che MISSIONE stiamo parlando?
Allora è vero che il cammino “evangelizza” solo i cristiani?
Allora è vero che il cammino tenta di sostituirsi alla Chiesa e di portare i cristiani in una realtà parallela al Cristianesimo?
“A Guam ad esempio serviva aiuto anche nella ristrutturazione nella manutenzione degli impianti idraulici ed elettrici del seminario, e poi c'è una canonica da costruire. Questo è il mio lavoro, perciò siamo stati assegnati lì, in modo che potessi essere utile anche in quell'attività. “
Ecco la vera missione Kikiana, lavorare gratis presso il seminario neocatecumenale Redemptoris Mater di Guam (soppresso nel 2017) e per la costruzione della canonica.
Serve una “Missione di Evangelizzazione” per fare questo?

Ma andiamo avanti e cerchiamo di capire perché è importante la testimonianza di queste famiglie.
Ecco cosa afferma candidamente la nostra futura missionaria la signora Francesca:
“L'isola è civilizzata - prosegue Francesca - e vive molte contraddizioni: a una grande adesione esteriore al culto non si accompagna una fede autentica. È un paese che non vive, come invece accade qui, la secolarizzazione: le chiese sono ancora piene di fedeli, ma si tratta di persone che aderiscono solo esteriormente al messaggio cristiano e che poi nella vita quotidiana non si comportano in modo aderente al loro credo. Il nostro compito è anche quello di dare testimonianza di quel modello di famiglia cristiana che il Signore ci ha chiamati a vivere.”
Avete capito il concetto?

Mettetevi nei panni di un "missionario neocatecumenale", che prima di partire si mette a giudicare pubblicamente l'autenticità della fede altrui.

E stiamo parlando dell’isola di Guam, piccola isola del Pacifico, davanti alla coste Americane, un isola in cui circa l’85% delle persone sono già di religione Cristiana.
Questo secondo la Chiesa, mentre secondo la signora Francesca, questa gente:
“vive molte contraddizioni: a una grande adesione esteriore al culto non si accompagna una fede autentica.”
Chiaro !!!!

La signora Francesca, grande esperta di religione, teologia, liturgia, scienze comportamentali, psicologia, sociologia e grande conoscitrice degli usi, dei costumi, delle tradizioni e della cultura degli isolani di Guam ha capito il problema di queste persone: sono finti cristiani, ed hanno bisogno di queste famiglie neocatecumenali per riscoprire i veri valori della FEDE in Cristo.

Fantastico!!!!

La signora Francesca - anzi, qualunque persona "missionaria" che sotto sotto condivide la mentalità neocatecumenale espressa in quell'intervista - dovrebbe essere chiamata in Vaticano come consigliera personale del Papa.

Un così grande talento, una così grande cultura e percezione della realtà della fede degli altri, dovrebbe essere messa in evidenza e riconosciuta a livello Internazionale.

Una vera esperta in materia, che dovrebbe quanto prima occupare un posto di responsabilità all’interno della Chiesa, non è concepibile mandare una persona così preparata e così esperta di Evangelizzazione in un isoletta del Pacifico, a convertire pochi “religiosi naturali”.

Kiko, mi dispiace dirtelo, ma stai sprecando le tue risorse migliori per compiti di poco conto.
Tanto per chiarire la mentalità neocatecumenale, il discorso prosegue in modo ancora più illuminante:
“È un paese che non vive, come invece accade qui, la secolarizzazione: le chiese sono ancora piene di fedeli”
Allora io mi chiedo, che cosa ci và a fare una esperta come lei?
Ecco la risposta da perfetto manuale Kikiano :
le chiese sono ancora piene di fedeli, ma si tratta di persone che aderiscono solo esteriormente al messaggio cristiano e che poi nella vita quotidiana non si comportano in modo aderente al loro credo.”
Incredibile analisi a distanza !!!

Ma come avrà fatto la signora Francesca a sapere cosi bene, come vivono la fede, questi cristiani dell’isola di Guam ?
Avranno dei rapporti dettagliati dalla Diocesi di Venezia, avranno un Dossier completo preparato per loro dalla “Congregazione per la Fede” o dalla “Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli.”
O forse hanno un rapporto, ultra dettagliato, redatto dal Vescovo di Guam, un certo Apuron,  detto «fratel Tony» dai suoi fratelli di comunità neocatecumenale.

Magari ci sono delle telecamere sparse su tutta l’isola, comprese le case degli isolani, da dove la signora Francesca o per lei il Vescovo Apuron, si rendono conto, senza ombra di dubbio, quello che succede davvero e decidono di sollecitare Kiko e di conseguenza, il Papa, ad un intervento in loco.
E si, sarà proprio così perché, subito dopo, la nostra signora Francesca (agente segreto nome in codice libellula), spiega i compiti della Task Force, scelta da Kiko sicuramente con la collaborazione di nostro Signore (o su precise e chiare indicazione del Vescovo Apuron e dei suoi ispiratori):
“Il nostro compito è anche quello di dare testimonianza di quel modello di famiglia cristiana che il Signore ci ha chiamati a vivere.”
Ecco, ora è chiaro: questi isolani di Guam, sono “religiosi naturali”.
Capito l’antifona?
Questi sempliciotti si credono cristiani ma non lo sono perché, per diventare cristiani VERI, hanno bisogno di un modello di riferimento, quindi presto avranno una “perfetta” famiglia Kikiana che li ispirerà verso l’unica e Vera Fede in Kiko.
Anzi, visto che le famiglie sono 4, avranno già una “piccola comunità neocatecumenale” di riferimento e di appoggio al tipo di EVANGELIZZAZIONE richiesta esplicitamente dal Vescovo Apuron.
Ora si capisce meglio, Kiko, và ad esportare il cammino neocatecumenale a Guam, con un modello “concreto” di piccola comunità, forte dell’appoggio del SUO “tifoso” e “sostenitore”, Vescovo Apuron, fedelissimo amico del Cammino e garante della Ortodossia Neocatecumenale.
“Le vostre famiglie di origine come hanno reagito alla notizia? Comprendono la nostra scelta e ne sono felici, ma anche per loro non sarà facile. Soprattutto per i genitori di Enrico: di 7 figli ne vedranno partire 3, gli unici tre ad essere sposati e ad aver dato loro dei nipotini.”
Poveri nonni, felici di avere dei nipotini “in missione” all’altro capo del mondo.
E si, sono proprio FELICI questi nonni.
“Il 6 gennaio conclude Enrico- alla celebrazione in Basilica con il Patriarca, mio padre era commosso nel vederci tutti e tre davanti al Patriarca a ricevere il crocefisso per l'invio in missione.”
Ma certo, piangeva di… gioia, al pensiero che tutti e tre i suoi figli sposati e le loro famiglie, andavano oltre-oceano ad esportare il Kikianesimo.
Speriamo che questi nonni siano autosufficienti e che non abbiano problemi fisici, altrimenti saranno felici e gioiosi anche gli altri 4 figli che dovranno risolvere, da soli, i problemi dei loro genitori.

In fondo questi nonni sono fortunati, infatti partono solo le 3 famiglie e rimangono a casa ben 4 figli, io ho visto partire in missione anche figli unici con genitori anziani, di cui si fanno carico badanti e fratelli di comunità pagati dai catechisti neocatecumenali con i soldi delle “decime” delle comunità.

Certo le missioni Kikiane sono più importanti dei doveri familiari, in fondo il Vostro primo catechista, non ripete sempre da 50 anni lo stesso mantra :”Lascia che i morti seppelliscano i morti” e afferma che l’ha detto nostro Signore Gesù, e l’ha detto “esattamente” come lo intende Kiko; cioè che LUI (Kiko) ed il SUO cammino neocatecumenale vanno sempre messi al PRIMO posto, nella vita dei SUOI adepti.
Quindi prima Kiko e poi tutti gli altri: coniuge, figli, genitori e fratelli.
“Sono 230 le famiglie che partiranno per la missione in tutto il mondo nei prossimi giorni. Più di 500 sono già in missione.”“Il 12 gennaio tutte le 230 famiglie saranno in Sala Nervi a Roma, ricevute dal Santo Padre. Poi la partenza.”
Non poteva mancare, nell’articolo, un po’ di propaganda neocatecumenale.
Peccato che c’è sempre una grande pubblicità sui numeri delle partenze e delle famiglie già in missione, ma nessuna informazione sulle famiglie che falliscono e rientrano in patria, magari dopo aver rinunciato alla casa, al lavoro, alle responsabilità ed agli affetti familiari.
Ma si, una bella esperienza, una lunga vacanza pagata dalle comunità, magari con il risultato di una vita distrutta e da ricostruire, comunque sempre a spese delle comunità, anzi scusate della “PROVVIDENZA” neocatecumenale.
“Quali difficoltà vi attendono? Innanzitutto - spiega il marito - un clima perennemente caldo e umido al quale ci dovremo abituare. A Guam poi si parla inglese, mia moglie è facilitata dalla sua esperienza in Irlanda e dai suoi studi, io dovrò imparare.”
Enrico non ti preoccupare, avrete tutti i confort che merita chi “si mette a disposizione dello Spirito missionario di Kiko Argüello”.
Non vi mancherà nulla, anzi è facile che vi troverete con un di più che non avevate prima.
Tutto pagato dal Cammino, voi siete il fiore all’occhiello di Kiko, sarete coccolati e vezzeggiati, voi e le vostre famiglie.
Magari qualcuno delle vostre comunità italiane dovrà tirare la cinghia, ma voi non vi date pensiero, in fondo quelli sono solo piccoli borghesi da divano e da sedere piatto.
Voi siete la punta di diamante del perfetto sistema di proselitismo neocatecumenale, voi esportate la VERA CHIESA.
Quindi Voi meritate la bellezza e la meritate in tutte le sue manifestazioni, su questo il vostro Gurù fa scuola, LUI non si fa mancare NIENTE.
LUI serve il Signore, lo serve da 50 anni e quindi ha diritto solo al MEGLIO.


Conclusioni

Se ancora qualcuno è così tonto da non aver capito la mentalità neocatecumenale che viene così perfettamente evidenziata nell'intervista, si chiederà che senso ha riportarla dopo oltre quattordici anni dalla pubblicazione.

Il senso è quello di vedere certe storie in prospettiva diciamo “diversa”, alla luce degli eventi “reali”che si sono verificati in seguito.
Dare una chiave di lettura “diversa” a queste storie, quando gli entusiasmi calano e succedono altri “fatti” che chiariscono il “contesto generale” in cui si muovono le scelte e le strategie Kikiane.

Tutto quello che succederà in seguito: “lo scopriremo solo vivendo” come dice il nostro Lucio Battisti, quello che sappiamo di sicuro è che, nella missione di Guam, le cose, purtroppo, non sono andate “esattamente”, come si aspettano nell’ordine: il guru Kiko, l'ineffabile super-catechista Gennarini, l’ex Vescovo Apuron, l'ex parroco "coraggioso" e l'ex famiglia “missionaria”.

Ma questa è un’altra storia.

giovedì 4 ottobre 2018

Le priorità di monsignor Migliavacca: "allargare gli orizzonti" dei kikos

Notare sull'altare l'armamentario
dei gadget (anti-liturgici) di Kiko:
mega-patena ottagonale by Kiko,
menoràh a 9 fuochi, distesa di fiori,
insalatiere ottagonali by Kiko...
(foto © dal sito web della diocesi)
Su Toscana Oggi dello scorso 21 settembre 2018 è comparsa un'intervista al vescovo di San Miniato dall'altisonante titolo: "Il vescovo Migliavacca in Cina: «Abbiamo allargato i nostri orizzonti»".

Monsignor vescovo, di ritorno dalla in Cina con una delegazione diocesana, ha dichiarato: «Tutte le tappe del nostro soggiorno sono state contrassegnate dall'incontro con la Chiesa locale e dal desiderio di conoscere la realtà storica del posto».

Interessante, pensiamo noi, soprattutto in un momento così delicato per la Chiesa in Cina, visti gli eventi recenti (vedere approfondimenti [qui] ed anche [qui]), interessante questa visita alla "Chiesa locale"!

L'intervistatore domanda: come è nata l’idea di effettuare un viaggio in Cina? E qui si scoprono gli altarini! Il vescovo risponde:
Alcune famiglie del cammino neocatecumenale che là vivono ci avevano da tempo rivolto un invito a visitarle. Il desiderio di onorare questa richiesta ha fatto scaturire questo viaggio, che ci ha portato anche a conoscere la realtà delle Chiese che là sono presenti. Con padre Antonio Sergianni,  conoscitore della Cina (vi è stato per molti anni come sacerdote del PIME), abbiamo valutato e approfondito l’opportunità di questa iniziativa. Successivamente si sono aggregati a me e a padre Sergianni, un gruppo di persone, tra cui alcuni aderenti al Cammino neocatecumenale e i sacerdoti diocesani don Tommaso Botti, don Giovanni Fiaschi e don Marco Balatresi.
Fermiamoci un secondo a riflettere.

  • Primo dato: la visita è stata organizzata su invito delle famiglie in missione neocatecumenali.
In quante altre occasioni monsignor vescovo sarà volato dall'altra parte della Terra per onorare un invito proveniente da cattolici anziché da neocatecumenali?


  • Secondo dato: l'organizzatore del viaggio è un prominente membro del Cammino (monsignor vescovo non ne fa cenno).
Padre Antonio Sergianni, in quanto "sacerdote del PIME", è conoscitore della Cina (leggiamo che è laureato nel New Jersey con specializzazione in Storia della Cina), ma più che altro è in qualità di "catechista" della Seconda Comunità neocatecumenale di San Bartolo in Tuto, che ha fatto 23 anni di itineranza neocatecumenale in Australia, Hong Kong, Singapore, Malesia, Taiwan, anche come rettore di seminario Redemkikos Mater (oltre ad essere membro del Collegio Elettivo del Cammino Neocatecumenale).

Quindi, "missionario" in qualità di "catechista" pioniere del cammino neocatecumenale, non in quanto sacerdote del PIME.


  • Terzo dato: la delegazione in visita: solo neocatecumenali e almeno due sacerdoti su quattro fedelmente "in Cammino".
L'uovo sodo liturgico del Cammino
e l'insalatiera "eucaristica" kikiana
usata come
vera insalatiera per la
Berakà neocatecumenale-ebraica:
foto dal Centro Parrocchiale
Giovanni XXIII a S. Croce sull'Arno,
diocesi di San Miniato
Ma andiamo avanti con la lettura. Alla domanda: quali luoghi e quali Chiese avete visitato? Sua eccellenza monsignor vescovo risponde:
Tutte le tappe del nostro soggiorno sono state contrassegnate dall’incontro con la Chiesa locale e dal desiderio di conoscere la realtà storica del posto. 
Non  facendoci distrarre dalla descrizione delle attività turistiche (la Città Proibita, la Muraglia Cinese, ecc.) attendiamo impazienti il preannunciato incontro del Vescovo e della sua delegazione neocatecumenale con la Chiesa locale cinese.

Oltre però alla visita di cortesia a qualche confratello dell'episcopato cinese, leggiamo solo che il vescovo  Migliavacca è stato:
"...toccato profondamente dall’incontro con le famiglie neocatecumenali. Famiglie cattoliche che vivono in Cina, dove hanno un lavoro e sono là con i figli. Incontrare la loro gioia, la loro dedizione, è stato di grande arricchimento per tutti noi."
Grande arricchimento (speriamo spirituale) a causa dell'incontro coi neocatecumenali. E invece, per i fratelli nella fede cinesi?

All'ambiziosa domanda dell'intervistatore: qual è la testimonianza dei cattolici cinesi di cui le nostre comunità cristiane occidentali-europee, e in particolar modo italiane, possono e debbono far tesoro?, sua eccellenza non può che replicare (speriamo desolato):
Non è semplice rispondere alla luce del nostro viaggio. Noi abbiamo incontrato i vescovi e queste famiglie. Abbiamo avuto solo una piccola esperienza della comunità cinese di credenti.
Diciamocelo pure chiaramente, caro vescovo: NESSUNA. E tutti gli allargati orizzonti del titolo, dove sarebbero?

L'intervista si conclude con un fervorino sulla perenne novità del Vangelo e il solito "vogliamo bene a Papa Francesco".

Vorremmo chiedere al Vescovo di San Miniato se per caso ha avuto l'occasione di celebrare l'Eucaristia "in casa" alla maniera inventata da Kiko Argüello e Carmen Hernández con le famiglie neocatecumenali "in missione" che ha visitato.

Proselitismo neocatecumenale:
non dicono chi sono
A questo proposito ci permettiamo di ricordargli la lettera che il suo predecessore, monsignor Tardelli, scrisse nel 2012, nella quale l'allora presule chiarì a qualche neocatecumenale "distratto" che l'approvazione data dal Pontificio Consiglio per i laici (ndr: relativa a quelle celebrazioni “contenute nel direttorio catechetico del Cammino neocatecumenale che non risultano per loro natura già normate dai libri liturgici della Chiesa”) non riguarda la celebrazione eucaristica, cosa già esaminata in passato e risolta autorevolmente richiamando la necessità di seguire i libri liturgici della chiesa con la sola eccezione dello spostamento del segno della pace. Non riguarda nemmeno la celebrazione degli altri Sacramenti come della liturgia delle ore. Sono state approvate invece, solo le celebrazioni "non strettamente liturgiche" che accompagnano le varie tappe del Cammino Neocatecumenale. 

Chissà se queste regole valgono anche per i suoi fedeli ora in Cina? Oppure anche nelle salette della sua diocesi, per non andare troppo lontano?

Poi vorremmo anche sapere da monsignor Vescovo se ha incontrato qualche demonio in Cina dopo la disinfestazione radicale operata - a suo dire - dal santo guru laico Kiko Argüello (che colà ha inviato le famiglie destinatarie della sua visita pastorale), che si è vantato di aver scacciato tutti i demoni  della Cina mandandoli nel deserto del Gobi.

Infine, ci chiediamo se sua eccellenza conosce davvero la realtà delle cosiddette "Missio ad Gentes" del Cammino, autoreferenziali fino all'endogamia, famiglie andate in "missione" a causa delle forti pressioni dei cosiddetti "catechisti" del Cammino, famiglie mandate come "dilettanti allo sbaraglio"...

mercoledì 26 settembre 2018

Scriteriati trasferimenti in capo al mondo e senza conoscere la lingua: la chiamano "missione"

L’evangelizzazione è essenzialmente connessa con la proclamazione del Vangelo a coloro che non conoscono Gesù Cristo o lo hanno sempre rifiutato. Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo.

Proselitismo neocatecumenale nelle piazze
Ma c’è una forma di predicazione che trascende la logica e le esortazioni bibliche ed ecclesiastiche e che si basa totalmente sulle elucubrazioni contorte di uno spagnolo visionario e sul suo kerygma stravolto. Egli induce i suoi eletti ad aderire a una strana forma di “evangelizzazione” tramite minacce psicologiche e spirituali; lo fa in modo da far sembrare sensato ciò che non lo è (nascondendosi dietro paroloni altisonanti come “iniziazione cristiana”, “kerygma”, “annunziare il Vangelo”, ecc.), persuadendo il soggetto tramite un indottrinamento che è pieno di contenuti eretici.
Così il fedele viene ingannato ed arriva a ritenere plausibile l'improponibile.

Ma non stentiamo oltre, rileviamo le parole incriminate riguardo l'evangelizzazione, che kiko arguello ha pronunciato in più occasioni con ostinatezza. Queste, nello specifico, giungono dal mamotreto della convivenza di Inizio Corso 2017/18:
«Per questo Cristo dice alla fine dei tempi:
“Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere”.
Chi ha dato da mangiare a questi poveri che vanno senza borsa, senza denaro, senza nulla? Se non li accolgono muoiono nel freddo della strada, se non gli danno da mangiare muoiono. “E quando lo abbiamo fatto?”. “Quando lo avete fatto a uno dei miei fratelli più piccoli”. Infatti questi fratelli più piccoli non sono prima di tutto i poveri della strada, sono gli evangelizzatori che manda Cristo come gli ultimi della terra. Per questo per annunziare il Vangelo noi itineranti andiamo senza nulla, non abbiamo soldi, non abbiamo nulla, non per virtù, ma perché è una essenzialità del mistero cristiano. Alla fine dei tempi gli uomini saranno giudicati non per il sociale, non per la politica, no. Saranno giudicati se hanno rifiutato o accettato questi poveri che Dio ha inviato senza soldi e senza bisaccia.
Volete che vi faccia un esempio? Io sono arrivato a Roma senza sapere l’italiano, senza una lira, con Carmen. Visto che nessun parroco voleva una iniziazione cristiana, perché dicevano: “Uh, questo è molto buono per la Spagna, qui abbiamo l’Azione Cattolica, non abbiamo bisogno”, allora siamo andati a vivere con i poveri, aspettando che Dio ci chiamasse. Bene, un gruppo di giovani della parrocchia dei Martiri Canadesi mi ha accolto, un gruppettino ha accolto me e guardate: tutta l’Italia è piena di comunità, tutta! E tutta l’Europa. Solamente per aver accolto questo povero»
Nell'immediatezza è possibile notare l'associazione che kiko fa tra il povero reale ed il "povero" kikiano , vale a dire un "povero" costruito sulle esigenze di kiko, che vive una precarietà predeterminata e artefatta, artificiale e insensata. Ma se i suoi sudditi vengono spronati ad evangelizzare lui si guarda bene dall'aggregarsi, mantenendo una vita benestante al riparo da possibili inconvenienti.
Ma la metodologia del "Qui e ora" che arguello sfrutta per stimolare una vocazione in tempi precoci, germina confusione e consenso. Quindi la gente parte, allucinata da una vocazione montata pezzo per pezzo dal cammino, per evangelizzare con metodi discutibili.

Kiko - ragazzo della via Gluck:
passano gli anni e ne ha fatta, di strada!!
Il guru, usufruendo delle Sacre Scritture, esprime un suo pensiero come fosse una verità divina rivelata, impartendo ai versi del Vangelo di Matteo un'accezione scorretta:
"Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere".
I versi evangelici indicano soprattutto i membri più abbandonati della comunità, i disprezzati che non hanno posto e non sono ben ricevuti (Mt 10,40). Gesù si identifica con loro. Ma non solo questo. Nel contesto più ampio della parabola finale, l'espressione "miei fratelli più piccoli" si allarga ed include tutti coloro che non hanno posto nella società. Indica tutti i poveri, i "giusti" ed i "benedetti dal Padre mio", tutte le persone di tutte le nazioni che accolgono l'altro in totale gratuità. E quando mai kiko ha esortato a prendersi cura dei più indigenti? Quando mai i "piccoli" del cammino sono stati sostenuti e aiutati realmente? Semmai disprezzati: "sei una nullità, un verme. Non vali a niente!". Oltraggiati nel foro interno, devastati nella spiritualità, impoveriti materialmente e scalfiti nella psiche.
Ma kiko non evita solo i veri poveri della comunità: evita soprattutto i poveri estranei al cammino, i bisognosi veri.
Le parole di elogio arguello le riserva a coloro che agevolano il proselitismo e compiono i suoi affari senza batter ciglio.

Tralasciando la penosa sceneggiata che ha contraddistinto i neocatecumenali l'estate del 2017, in cui a pochi km da casa hanno ostentato la loro scipitezza “evangelizzando” per 7 giorni senza borsa nè bisaccia”, ma con risorsa (divina provvidenza del bancomat) e occhiataccia (quella delle persone da loro molestate), ci soffermiamo sulla presunzione senza minimi termini del "profeta" e delle bestialità senza frontiere da lui espresse.
Quindi kiko ritiene che la comunicazione tramite linguaggio sia superflua, che la sua mancanza si possa sopperire tramite i segni, i simboli del cammino ovviamente. Tanto, poi, lo Spirito Santo penserà al resto, no? Un po' mediocre come ragionamento, una sfida a Dio, ridotto a servo delle follie di arguello, ridotto a dover bilanciare le circostanze.

Dare assenso alla povertà che Cristo richiede non corrisponde a travestirsi per apparire, ma essere sotto una luce differente in senso spirituale.
Famiglie intere mandate allo sbaraglio
Compete a tutti noi, come impegno quotidiano, portare il Vangelo alle persone con cui ciascuno ha a che fare, tanto ai più vicini quanto agli sconosciuti. È la predicazione informale che si può realizzare durante una conversazione ed è anche quella che attua un missionario quando visita una casa. Essere discepolo significa avere la disposizione permanente di portare agli altri l’amore di Gesù e questo avviene SPONTANEAMENTE in qualsiasi luogo, nella via, nella piazza, al lavoro, in una strada. Non vi è bisogno di disfarsi della propria vita e identità coinvolgendo i propri cari e sconvolgendoli, come accade nel cammino. Famiglie intere che si spostano dalla propria casa obbligando i figli e molte volte anche il coniuge non prettamente convinto, dissestando la stabilità familiare. La precarietà li colpisce e la serenità viene sfaldata lasciando il posto ad un fulcro unico, il cammino. Ecco il pensiero primario delle famiglie evangelizzatrici di arguello. Mentre la famiglia si disintegra nuove comunità nascono.

Ma la questione che riesce a far regredire ancor di più kiko allo stato dell'uomo delle caverne, è la sua pretesa che gli evangelizzatori si trasferiscano in luoghi lontani pur non conoscendo la lingua. kiko si auto esalta, ponendo come esempio sempre e solo se stesso. Ma uno spagnolo che viene in Italia con il fine di creare un meccanismo che lo realizzi è normale riesca a gestirsi e ad imparere la lingua, infondo le radici latine di entrambe gli idiomi agevolano. Ma avrei voluto vederlo in Sri Lanka... Mettiamo che il Vaticano si trovasse in Vietnam, altro che cammino neocatecumenale! Ma che poi che si autoelogia a fare siccome dopo 50 anni non sa ancora parlare decentemente l'italiano? Va bene, lasciamo stare i quesiti e proseguiamo discutendo dell' irresponsabilità delle famiglie catecumene.

Partiamo da due testimonianze.
Per agevolare lo scorrimento faremo una sintesi di entrambe le testimonianze  rilevando le parti più interessanti. Per intero le potrete leggere nei link che seguono (link Ignazio/Giovanna) (link Luigi/Patrizia):
"Ignazio e Giovanna sono partiti per la Repubblica della Georgia (ex Unione Sovietica) nel giugno 2006 senza conoscere una parola della lingua locale e lasciando tutto quello che avevano costruito in tanti anni di duro lavoro.
Rivela Ignazio: «Era dal 1998 che sentivo la spinta interiore a partire. Espressi questo desiderio a mia moglie che però, in quel momento, non sentiva questa esigenza» (non osiamo immaginare le litigate durante gli scrutini sulla questione ndr.).
E Giovanna dice: «Ma il Signore ha lavorato e nel 2005 durante una convivenza scrutando la Parola di Dio ho sentito la chiamata a cambiare vita e a partire.
Quando confidai questo moto interiore, Ignazio fu contentissimo e manifestammo questo desiderio ai nostri fratelli di comunità».
Alla famiglia capitò come destinazione la Repubblica di Georgia, dove si diressero con la figlia dodicenne. Trovarono abitazione in un casermone di cemento in stile sovietico alla periferia della capitale. Giovanna lasciò il suo lavoro di insegnante elementare e Ignazio di socio in un'azienda che produce infissi.
Vendettero anche il loro grande appartamento
Quindi abbandonarono le loro sicurezze per esaltazione... forse vocazione (ma che tipologia di vocazione? Forse falsa vocazione kikiana? La Chiesa non costringe mai a tanto ma richiama alla responsabilità, rivolgendosi in principal modo alle famiglie, soprattutto se con prole al seguito, poiché il matrimonio è un sacramento e il primo dovere dei coniugi è verso i figli).

Eucaristia privata per famiglie in missione
Questa povera creatura, la figlia dodicenne, è stata costretta a dirigersi nella freddura delle mura di cemento di un casermone in stile sovietico, abbandonare le sue radici, la scuola, i riferimenti, la LINGUA! Si, perché ricordiamo che il georgiano è una lingua che non ha affini e si scrive utilizzando un alfabeto particolare.
Il vero sacrificio lo compiono i bambini, vittime di genitori idolatri ed esaltati e di kiko, egoista e destabilizzato mentalmente dal suo ego e dalla sua smania di grandezza.

Altra testimonianza:
"IO AVEVO UNA SOCIETA` DI IMPIANTI ELETTRICI INDUSTRIALI E PATRIZIA ERA CASALINGA E FACEVA LEZIONI DI DOPOSCUOLA IN CASA.
SIAMO STATI INVIATI IN GIAPPONE DAL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II,COME FAMIGLIA MISSIONARIA,NEL GENNAIO DEL 1991.
NELL’AGOSTO DELLO STESSO ANNO SIAMO ARRIVATI AD HIROSHIMA DOVE, ACCOLTI DAL VESCOVO MONSIGNOR MITSUE, CON ALTRE 5 FAMIGLIE(UNA ITALIANA E QUATTRO SPAGNOLE) ABBIAMO INIZIATO A LAVORARE NELLA ZONA A NOI AFFIDATA.(ITSUKAICHI).
I NOSTRI FIGLI,ALLORA TRE,OGGI SETTE (PIU` TRE IN CIELO) SI SONO INSERITI NELLA SCUOLA GIAPPONESE FIN DALLE ELEMENTARI CHE DURANO SEI ANNI.
POTETE IMMAGINARE LE DIFFICOLTA` AVUTE SIA CON LA LINGUA CHE CON IL SISTEMA SCOLASTICO MOLTO DIVERSO DA QUELLO ITALIANO.
NOI SIAMO ARRIVATI IN GIAPPONE SENZA SAPERE LA LINGUA.
PER LUNGO TEMPO NON E` STATO POSSIBILE FARE NIENTE, PERO` RINGRAZIANDO IL SIGNORE ADESSO FACCIAMO DELLE LEZIONI DI ITALIANO E QUESTO CI PERMETTE DI AVERE UN PO DI RESPIRO ANCHE SE NON E` UN LAVORO CONTINUATIVO. RINGRAZIANDO IL SIGNORE LA PRECARIETA` NON CI ABBANDONA E QUASTO PUO` SEMBRARE STRANO MA E` UN GRANDE AIUTO PERCHE DOBBIAMO SEMPRE SPERARE NEL SIGNORE".
Capite? Dilettanti allo sbaraglio, partono all'avventura senza conoscere né lingua, né usi e costumi (è il modo migliore per perdere tempo una volta arrivati): “siamo stati inviati dal Santo Padre”, cioè da kiko arguello.

Uno dei problemi maggiori è la lingua, le difficoltà si presentano nel campo della scuola, del lavoro e altro. Il cammino non garantisce alcuna preparazione al riguardo, quindi, questo trasferimento sconsiderato si rivela un'impresa destabilizzante per l'intero nucleo familiare.
Anche in questo caso la lingua determina difficoltà di comprensione e gestione, in un paese lontano in cui la famiglia si ritrova catapultata con violenza forse inaspettata, con conseguenze rilevanti sul morale dell'intero nucleo. Ma qualche comunità è nata, i fratelli di Napoli sono contenti e kiko ancor più, chissenefrega del resto.

Ma per riproporre i versi del Vangelo di Matteo, preso in considerazione da kiko, essi spiegano che quando il "giudice" apparirà, gli uomini si accorgeranno di averlo già incontrato, sulla loro strada, ogni giorno della loro vita. Ogni momento, quando ci troviamo di fronte al nostro prossimo, siamo di fronte al Giudice del cielo. Il giudizio e l'esito finale è già adesso: l'istante presente, nella sua apparente banalità, è decisivo, perché realizza nella piccolezza dell'incontro concreto dell'uomo con l'uomo, la presenza misteriosa dell'incontro con un Dio che nel Figlio dell'uomo continua a rivelarsi come infinita circolazione d'Amore. La banalità di un incontro casuale dinanzi a casa, o al bar a pochi metri dalla scuola di un figlio... non esiste alcun bisogno di finire in Giappone per realizzare quello che Dio chiede ad ogni uomo.

Kiko in una studiata posa "alla Charles de Foucauld"
nelle "grotte" di Murcia
Nella sua biografia kiko si propone come l'erede di Charles de Foucauld, se ne vanta appropriandosi delle sue gesta. Perchè kiko è così, si attibuisce meriti non suoi per non sforzarsi a realizzare opere sante.
Ma, in realtà, nulla accomuna i due.

Ogni volta in cui presenta e si vanta delle proprie Missio ad Gentes, Argüello ripete sempre la medesima manfrina, come in questo articolo:

Come è possibile questa attitudine alla rinuncia,  così come assumersi le difficoltà di ricominciare in un paese del quale non si conosce neppure la lingua?
Gli chiesero.
Kiko Argüello spiegò che "è Dio che si incarica di aprire tutte le porte" e riprese un'idea di Charles de Foucauld, di cui si riconosce discepolo.
"Non si può annunciare il Vangelo come un conquistatore, ma come un povero. Non c'è maggior povertà che non conoscere la lingua".

Sappiamo invece che non c'è nulla di così diverso rispetto all'idea di Kiko, quanto la spiritualità del beato Charles de Foucauld!
Lo scopo primo della sua missione infatti non era l'evangelizzazione, ma la condivisione e l'apprendimento della lingua dell'altro, così da porsi sullo stesso piano, per vivere uno scambio sempre più reciproco ed autentico. Per fare del bene alle anime, bisogna poter parlare ad esse, e per parlare del buon Dio e delle cose interiori bisogna sapere bene la lingua.

Non c'è nulla poi di così antitetico a Kiko come la sua idea di povertà!
Dice infatti Charles de Foucauld sulla povertà:
"Abbiamo non già una povertà di convenzione, ma la povertà dei poveri. La povertà che, nella vita nascosta, vive non di doni né di elemosine né di rendite, ma solo del lavoro manuale".

venerdì 19 maggio 2017

Famiglie neocatecumenali allo sbaraglio: "La Chiesa non vuole questo", ma Kiko sì...

Nostra traduzione:

"Cari tutti,
La missione popolare in Lettonia 2015 è stata fatta in una delle piazze del rione Zolitude (Riga), precisamente in quella che sta davanti al supermercato Maxima che, nell'anno 2013, crollò mentre veniva sopraelevato senza le dovute sicurezze strutturali e provocò 54 morti, lasciando 13 orfani ed una quantità di persone colpite dalla catastrofe. Un bambino fu l'unico superstite.
Abbiamo partecipato: i fratelli della Comunità di Ventspils, una città che sta a 180 km di distanza, da dove vengono due famiglie in missione dall'Italia; le tre famiglie Ad Gentes di Riga con i loro 13 figli provenienti da Italia, Polonia e Valencia; la 1a Comunità Neocatecumenale di St. Albert (Riga) che ci aiutavano con la traduzione in lettone dall'italiano, dallo spagnolo, inglese e polacco.
La preparazione tecnica è consistita nel fare il cartello, distribuire gli inviti nelle case e per le strade, fare gli annunci su Radio Maria, effettuare il trasporto dei segni, delle sedie ecc.
Le prime tre domeniche sono state di freddo, vento ed acqua mista a neve. Siamo rimasti fermi in preghiera sotto gli ombrelli.
Questo ha fatto sì che chi passava non si fermava, non solo per indifferenza e ostilità, ma anche per il maltempo. Noi continuavamo imperterriti, con il morale più alto del Betis quando perde. Questo sì, la curiosità, non potevano dissimularla e guardando di sfuggita, o dalle finestre, oppure dalle macchine e dagli autobus, non potevano non accorgersi che lì stava accadendo qualcosa di insolito: in quel luogo di morte si stava annunciando il vangelo, e da cattolici!
Oltre al poco risultato ed allo scarso interesse, abbiamo dovuto sentire varie critiche: questo è negativo, la Chiesa Cattolica non fa così; c'era poi chi si scandalizzava per i balli, ma noi non ci siamo scoraggiati, sappiamo che Gesù Cristo stava lì, con noi, ponendo la prima pietra del tempio di pietre vive e poi riconoscendo che i primi evangelizzati eravamo noi stessi, in questa che abbiamo definito una auto-evangelizzazione."

martedì 14 marzo 2017

In silenzio, una preghiera

Alcuni giorni fa (precisamente il 4 marzo) sia sul nostro blog, che su CruxSancta, è apparso fra i commenti il messaggio che vi proponiamo di seguito, in entrambi i casi è stato riportato in lingua spagnola. Abbiamo atteso diversi giorni prima di darne pubblicazione, dato il dolore che causa un argomento come questo e volendo reperire qualche conferma.

Il testo è il seguente:
«Hermanos.
Necesitamos oración especialmente hoy.
En Odessa, al sur de Ucrania, hay una misión Ad Gentes. Una familia polaca que ha llegado hace unos meses necesita nuestra oración. El padre, con 8 hijos, se ha quitado la vida. El demonio le ha engañado profundamente. Qué precariedad, de verdad que llevamos este tesoro en vasos de barro y no somos dignos de que el Señor nos elija para su Iglesia. Todo es por Gracia de Dios y para alabanza suya.
Podéis comunicarlo para que más hermanos se unan a la oración.
Rezad por nosotros porque estamos profundamente tristes e impactados.
No abramos ni un poco la puerta al demonio porque nos quiere destruir.
La Paz.»
Trad.:«Fratelli.Oggi, in modo particolare, abbiamo bisogno di preghiere.A Odessa, nel sud dell'Ucraina, c'è una missione "Ad Gentes". Una famiglia polacca che è arrivata pochi mesi fa ha bisogno della nostra preghiera. Il padre, con 8 figli, si è tolto la vita. Il demonio lo ha ingannato profondamente. Quanta precarietà, davvero portiamo questo tesoro in vasi di creta e non siamo degni che il Signore ci elegga per la Sua Chiesa. Tutto è per Grazia di Dio e per la Sua lode. Potete comunicarlo, perché più fratelli possibile si uniscano alla preghiera. Pregate per noi, perché siamo profondamente scossi e tristi. Non dobbiamo aprire nemmeno un po' la porta al demonio perché vuole distruggerci.La Pace.»

In questi giorni abbiamo cercato conferme su internet e mediante i nostri contatti all'estero, ma non è stato possibile trovare nessuna notizia in merito, finora, soprattutto per questioni di differenza linguistica. L'Ucraina è un paese che ha un elevato tasso di suicidi, specialmente fra la gente misera e i giovani, perciò è possibile che un fatto come questo non abbia grande risonanza sui mezzi di informazione.

Il testo sembra provenire da una e-mail inviata da un responsabile spagnolo della stessa missio ad gentes: la comunicazione infatti contiene una "autorizzazione" a diffondere il messaggio fra le comunità e una simile autorità viene sempre solo da responsabili regionali o nazionali, o itineranti. E' probabile che i referenti per l'Ucraina (nel testo chi scrive parla al plurale), l'equipe responsabile nazionale ad esempio, abbiano dato la notizia.

Ci chiediamo, sconcertati, come possa una famiglia del Cammino, dopo decenni di un presunto itinerario di fede, ritrovarsi in una situazione simile e riproponiamo a tal proposito una riflessione accorata e sempre attuale riguardante un altro suicidio del Cammino:
"Ed è un fatto molto grave che dopo quindici/vent'anni di un cammino di fede uno si tolga la vita, uno compia come ultimo dei suoi gesti un delitto, l’atto che più di ogni altro è contro la fede. Come mai dopo quindici anni di cammino di fede uno perde la fede? E la morte lo trova caduto e non rialzato? Non è un giudizio, il giudizio per fortuna appartiene solo a Dio ... Ma è un fatto grave"
È giusto chiederselo, pensando al Kiko sempre entusiasta che vanta le "morti sante" di tutti i neocatecumenali, promette vecchiaie serene e matrimoni indistruttibili - come se il solo far parte del suo cammino mettesse al riparo da qualsiasi problema e fosse assicurazione della Salvezza eterna - mentre contemporaneamente martella i suoi adepti riguardo al pericolo di lasciarsi "ingannare dal demonio", mantra fisso del Cammino, ripetuto anche in questa breve missiva.

Questa ripetizione ossessiva circa l'azione del demonio, a nostro parere, non fa altro che spostare l'attenzione fuori della persona e della sua condizione, operando, come sempre una completa deresponsabilizzazione, come se fosse il demonio stesso a muovere la mano e la mente di chi decide di togliersi la vita.
Non ci piace per niente la strumentalizzazione della parola di Dio operata anche in questo caso: vasi di creta siamo perché peccatori, non perché possiamo rischiare di suicidarci! Infatti noi portiamo il tesoro dell'amore di Dio dentro di noi, e perché si veda che la straordinaria potenza di questo amore non viene da noi bensì da Lui, restiamo peccatori e deboli, così che appaia la Sua grandezza e non la nostra bravura. Questa debolezza non può comprendere l'autodistruzione, o altri peccati gravissimi (l'omicidio, la sodomia, la pedofilia...), perché significherebbe che quel vaso è un vaso vuoto e non pieno della misericordia, della Grazia, della carità che vengono da Dio; il vaso di creta che contiene quell'enorme tesoro è fragile ma non si spacca, proprio perché sorretto dalla grandezza del Padre Eterno, del Figlio crocefisso e dello Spirito Santo che abita in lui; se invece il vaso è vuoto, come la casa costruita sulla sabbia, si distruggerà quando verrà il giorno della prova.
E' forse quel vuoto che ha spinto questo pover'uomo a compiere un gesto così tremendo? E se c'era un vuoto, perché il cammino non è riuscito a riempirlo? Oppure se quest'uomo aveva disturbi psichici, perché è stato inviato a soffrire in un posto così ostile come l'Ucraina? Non abbiamo risposte per domande così pesanti, anche se abbiamo l'impressione che qualsiasi sia la risposta, il cammino non ne esca molto bene.

Sappiamo che questo non è affatto l'unico caso, anche se all'establishment del cammino non piace parlarne.

Ci uniamo alla preghiera sia per la povera anima di quest'uomo, che Dio ne abbia misericordia, sia per la famiglia che ora si trova senza un padre in un paese ostile e povero.

Aggiornamento 1: una considerazione di Valentina, perché non sfugga il suo acume:

«Sentite come diventano tragiche e inascoltabili le vanterie di quel trombone di Kiko nell'annuncio di Quaresima 2017 ora che abbiamo conosciuto questo tragico epilogo:

Come è possibile? E lo facciamo a sorte, eh?, a sorte. Io dico: “Sono necessarie 70 missio ad gentes”. L’ultima volta, prima dell’invio del Papa, io ho detto: “Missio ad gentes a Odessa, in Ucraina. Abbiamo il presbitero”, ho chiamato il presbitero nell’aula di Porto S. Giorgio e l’ho fatto sedere nel presbiterio. Le famiglie che si sono offerte per andare in qualsiasi parte hanno messo il loro nome in un cesto; abbiamo un cesto con i nomi di 500 famiglie e un altro cesto con i posti delle missio ad gentes. Allora: “Odessa. Qui c’è il presbitero.
Cominciamo”, prendo un nome: “Josefina e Manolo, con 7 figli, della quinta comunità di non so dove”. Si mettono in piedi: “Accettate di andare a Odessa?”. Sì. “Facciamo un applauso, venite qui. Già abbiamo una famiglia, adesso altre quattro”. Così abbiamo fatto con 5 famiglie e così abbiamo fatto per 70 missio ad gentes. Non c’è stata una famiglia che ha detto che non va, e abbiamo missio ad gentes in Africa, in Russia, in Cina… ma come è possibile questo, come è possibile? Abbiamo lavato il cervello alla gente​?»

Eh si Kiko, fatti due domande. Per la serie: "Excusatio non petita, accusatio manifesta"...

Aggiornamento 2: un lettore ci segnala che in un gruppo pubblico neocatecumenale polacco su Facebook un fratello del Cammino scrive un commento sul suicida, accusando i cosiddetti "catechisti" NC di fare pressioni sulle cosiddette "famiglie in missione NC", opprimendone la libertà di abbandonare la missione e tornarsene nel proprio paese d'origine.
Ecco la traduzione:

«Mi ricordo, quando facevo parte della "missio ad gentes", di una famiglia dall'America Latina che durante una convivenza con i "catechisti" NC ha dichiarato che aveva deciso di ritornarsene a casa. La prima cosa che hanno risposto quei "catechisti NC" è stata: "il diavolo vi inganna". Chiaramente lo hanno detto in presenza di tutta la comunità. Potete immaginare quale fortissima pressione hanno creato nella coscienza e sulla libertà di questi poveracci. I neocatecumenali vivono in un costante senso di colpa, che viene mantenuto in un costante tensione durante gli "scrutini" NC, dai gruppi dei "garanti", dove i coniugi devono raccontare la loro vita intima: se hanno rapporti regolari, se sono aperti alla vita, se hanno rapporti interrotti, se versano la decima, se sono "uniti" con i fratelli. Un sistema di controllo così concepito è simile a quello islamico. Sono quasi sicuro che sulla famiglia polacca in missione in Ucraina veniva esercitata una forte pressione. Può essere che il capofamiglia, il padre, ha deciso di ritornare in Polonia e i "catechisti" lo hanno attaccato davanti a tutta la comunità accendendo in Lui i sensi di colpa. Questo è il metodo che viene utilizzato per ammorbidire coloro che non sono obbedienti. Se la Chiesa (i vescovi) non si occuperanno di questo, il dramma di molti non avrà fine........"