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| Notare sull'altare l'armamentario dei gadget (anti-liturgici) di Kiko: mega-patena ottagonale by Kiko, menoràh a 9 fuochi, distesa di fiori, insalatiere ottagonali by Kiko... (foto © dal sito web della diocesi) |
Monsignor vescovo, di ritorno dalla in Cina con una delegazione diocesana, ha dichiarato: «Tutte le tappe del nostro soggiorno sono state contrassegnate dall'incontro con la Chiesa locale e dal desiderio di conoscere la realtà storica del posto».
Interessante, pensiamo noi, soprattutto in un momento così delicato per la Chiesa in Cina, visti gli eventi recenti (vedere approfondimenti [qui] ed anche [qui]), interessante questa visita alla "Chiesa locale"!
L'intervistatore domanda: come è nata l’idea di effettuare un viaggio in Cina? E qui si scoprono gli altarini! Il vescovo risponde:
Alcune famiglie del cammino neocatecumenale che là vivono ci avevano da tempo rivolto un invito a visitarle. Il desiderio di onorare questa richiesta ha fatto scaturire questo viaggio, che ci ha portato anche a conoscere la realtà delle Chiese che là sono presenti. Con padre Antonio Sergianni, conoscitore della Cina (vi è stato per molti anni come sacerdote del PIME), abbiamo valutato e approfondito l’opportunità di questa iniziativa. Successivamente si sono aggregati a me e a padre Sergianni, un gruppo di persone, tra cui alcuni aderenti al Cammino neocatecumenale e i sacerdoti diocesani don Tommaso Botti, don Giovanni Fiaschi e don Marco Balatresi.
Fermiamoci un secondo a riflettere.
- Primo dato: la visita è stata organizzata su invito delle famiglie in missione neocatecumenali.
In quante altre occasioni monsignor vescovo sarà volato dall'altra parte della Terra per onorare un invito proveniente da cattolici anziché da neocatecumenali?
- Secondo dato: l'organizzatore del viaggio è un prominente membro del Cammino (monsignor vescovo non ne fa cenno).
Padre Antonio Sergianni, in quanto "sacerdote del PIME", è conoscitore della Cina (leggiamo che è laureato nel New Jersey con specializzazione in Storia della Cina), ma più che altro è in qualità di "catechista" della Seconda Comunità neocatecumenale di San Bartolo in Tuto, che ha fatto 23 anni di itineranza neocatecumenale in Australia, Hong Kong, Singapore, Malesia, Taiwan, anche come rettore di seminario Redemkikos Mater (oltre ad essere membro del Collegio Elettivo del Cammino Neocatecumenale).
Quindi, "missionario" in qualità di "catechista" pioniere del cammino neocatecumenale, non in quanto sacerdote del PIME.
- Terzo dato: la delegazione in visita: solo neocatecumenali e almeno due sacerdoti su quattro fedelmente "in Cammino".
Tutte le tappe del nostro soggiorno sono state contrassegnate dall’incontro con la Chiesa locale e dal desiderio di conoscere la realtà storica del posto.
Non facendoci distrarre dalla descrizione delle attività turistiche (la Città Proibita, la Muraglia Cinese, ecc.) attendiamo impazienti il preannunciato incontro del Vescovo e della sua delegazione neocatecumenale con la Chiesa locale cinese.
Oltre però alla visita di cortesia a qualche confratello dell'episcopato cinese, leggiamo solo che il vescovo Migliavacca è stato:
"...toccato profondamente dall’incontro con le famiglie neocatecumenali. Famiglie cattoliche che vivono in Cina, dove hanno un lavoro e sono là con i figli. Incontrare la loro gioia, la loro dedizione, è stato di grande arricchimento per tutti noi."
Grande arricchimento (speriamo spirituale) a causa dell'incontro coi neocatecumenali. E invece, per i fratelli nella fede cinesi?
All'ambiziosa domanda dell'intervistatore: qual è la testimonianza dei cattolici cinesi di cui le nostre comunità cristiane occidentali-europee, e in particolar modo italiane, possono e debbono far tesoro?, sua eccellenza non può che replicare (speriamo desolato):
Non è semplice rispondere alla luce del nostro viaggio. Noi abbiamo incontrato i vescovi e queste famiglie. Abbiamo avuto solo una piccola esperienza della comunità cinese di credenti.
Diciamocelo pure chiaramente, caro vescovo: NESSUNA. E tutti gli allargati orizzonti del titolo, dove sarebbero?
L'intervista si conclude con un fervorino sulla perenne novità del Vangelo e il solito "vogliamo bene a Papa Francesco".
Vorremmo chiedere al Vescovo di San Miniato se per caso ha avuto l'occasione di celebrare l'Eucaristia "in casa" alla maniera inventata da Kiko Argüello e Carmen Hernández con le famiglie neocatecumenali "in missione" che ha visitato.
A questo proposito ci permettiamo di ricordargli la lettera che il suo predecessore, monsignor Tardelli, scrisse nel 2012, nella quale l'allora presule chiarì a qualche neocatecumenale "distratto" che l'approvazione data dal Pontificio Consiglio per i laici (ndr: relativa a quelle celebrazioni “contenute nel direttorio catechetico del Cammino neocatecumenale che non risultano per loro natura già normate dai libri liturgici della Chiesa”) non riguarda la celebrazione eucaristica, cosa già esaminata in passato e risolta autorevolmente richiamando la necessità di seguire i libri liturgici della chiesa con la sola eccezione dello spostamento del segno della pace. Non riguarda nemmeno la celebrazione degli altri Sacramenti come della liturgia delle ore. Sono state approvate invece, solo le celebrazioni "non strettamente liturgiche" che accompagnano le varie tappe del Cammino Neocatecumenale.
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| Proselitismo neocatecumenale: non dicono chi sono |
Chissà se queste regole valgono anche per i suoi fedeli ora in Cina? Oppure anche nelle salette della sua diocesi, per non andare troppo lontano?
Poi vorremmo anche sapere da monsignor Vescovo se ha incontrato qualche demonio in Cina dopo la disinfestazione radicale operata - a suo dire - dal santo guru laico Kiko Argüello (che colà ha inviato le famiglie destinatarie della sua visita pastorale), che si è vantato di aver scacciato tutti i demoni della Cina mandandoli nel deserto del Gobi.
Infine, ci chiediamo se sua eccellenza conosce davvero la realtà delle cosiddette "Missio ad Gentes" del Cammino, autoreferenziali fino all'endogamia, famiglie andate in "missione" a causa delle forti pressioni dei cosiddetti "catechisti" del Cammino, famiglie mandate come "dilettanti allo sbaraglio"...










