La Chiesa ha vinto le eresie, ma ha ben più difficoltà a vincere le confusioni.
(Card. Giuseppe Siri)
Nel periodo quaresimale la Diocesi di Trieste riparte con la "Cattedra di San Giusto", tradizionale appuntamento voluto dall'arcivescovo monsignor Giampaolo Crepaldi per aprire alla cittadinanza le porte della Cattedrale di San Giusto quale luogo di condivisione su tematiche religiose e culturali.Il ciclo di incontri ruota attorno al tema "Testimoni di Dio"
Il primo di questi incontri è dedicato a don Luigi Giussani, il secondo a Carmen Hernàndez, il terzo a Papa Benedetto XVI.
D'altronde monsignor Crepaldi, ormai in uscita dalla Diocesi per sopraggiunti limiti di età, ha sempre avuto un occhio di riguardo per il Cammino neocatecumenale, avendo ospitato più volte Kiko Argüello, avendo pure aperto un Seminario Redemptoris Mater ed essendo stato più volte agli incontri dei vescovi promossi presso la fastosa Domus Galilaeae, il "nuevo Vaticano" dei kikos sul lago di Genezareth, in Israele. Nonostante questo, nella Diocesi di Trieste il Cammino neocatecumenale si può definire come imbalsamato, a dimostrazione del fatto che, anche laddove il vescovo non è "faraone" -come i neocatecumenali chiamano i vescovi da cui si sentono "perseguitati"- ormai abbiano raggiunto il limite della propria espansione: poche parrocchie con alcune comunità per ciascuna.
L'incontro dedicato a Carmen Hernàndez, tenutosi mercoledì scorso 8 marzo 2023, ha avuto come relatrice Maria Ascensiòn Romero, colei che, da segretaria di don Pezzi, è assurta a membro della equipe internazionale, massimo organo di governo del Cammino Neocatecumenale, destando invero non pochi malumori fra le catechiste itineranti nubili e agguerrite con assai più titoli ed anzianità di servizio della sconosciuta Romero, proprio in sostituzione della defunta Carmen Hernàndez.

La presentazione viene letta da Stefano Gennarini, responsabile itinerante di Trieste e del Triveneto con Silvana Venditti e il presbitero Diego Martinez. Stefano, fratello del più celebre Giuseppe, tra i primi adepti di Kiko e Carmen nella parrocchia "borghese" di San Luigi Gonzaga di Roma già dal 1970, sembra non del tutto lucido e ormai più che pensionabile, assai oltre al numero massimo di 5-10 anni stabilito da papa Francesco per gli incarichi all'interno dei movimenti ecclesiali.
Ascensiòn ha in mano una certa quantità di fogli da cui leggerà il proprio intervento, con qualche difficoltà comprensibile visto che non conosce perfettamente l'italiano.
Meno comprensibile è che colei che è succeduta a Carmen, e che è stata itinerante in Bielorussia per 25 anni (ma sappiamo che i catechisti itineranti fanno spesso convivenze e riunioni con gli iniziatori) non possegga o comunque non voglia offrire nessun ricordo personale della fondatrice del Cammino Neocatecumenale.
Inizia già male chiedendo "chi è questa donna che al compiersi del 7° anniversario della sua morte avrà visto più di 80mila persone visitare la sua tomba e che dopo 6 anni (esattamente dopo 6 anni e mezzo) dalla sua morte già è una Serva di Dio?"
La nostra risposta è che il Cammino neocatecumenale, organizzazione ormai esperta nel marketing interno, cioè nei confronti dei propri adepti, ed esterno, sta organizzando pellegrinaggi a spron battuto a Madrid presso il Seminario nel cui giardino Carmen è stata sepolta e con altrettanto impegno si pretendono segnalazioni di grazie da tutti gli adepti; è stata scritta una biografia con il chiaro intento di voler affibbiare alla defunta qualità cristiane che ella non aveva nè desiderava possedere, sono stati mossi sicuramente tutti i passi possibili presso la Diocesi di Madrid e presso il Vaticano per far partire una causa di canonizzazione per colei che abbiamo definito "la più improbabile candidata alla santità di tutti i tempi".
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L'equipe di itineranti Gennarini- Venditti
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Anche nei fogli di Ascensiòn, che lei leggerà con l'applicazione di una scolaretta e la devozione di una chierichetta, o meglio, di una vestale, c'è la ricostruzione di una Carmen Hernàndez che non è mai esistita.
Legge per esempio che si sarebbe "spesa e consumata" per la realizzazione del Concilio Vaticano II (e non per la diffusione del Cammino Neocatecumenale come invece a noi pare) "nelle parrocchie viaggiando i 5 continenti"; la verità è che Kiko e Carmen hanno catechizzato direttamente in pochissime parrocchie e per poche comunità, solamente nei primi anni, seguendo poi le stesse comunità iniziali e sottoponendole ai vari passaggi. Le loro "predicazioni" sono state religiosamente trascritte e riversate nei famosi libri blu, che i loro catechizzati, promossi sul campo catechisti, dovevano imparare a memoria, fingendo di essere ispirati sul momento dallo Spirito Santo, per poi, loro sì, viaggiare in tutto il mondo per portare la parola dei propri iniziatori. Chi ha letto, furtivamente, queste prime raccolte di catechesi, sacerdoti e teologi come padre Zoffoli, don Conti, don Marighetto, padre DiMatteo, le hanno definite un'accozzaglia di eresie, in cui le poche affermazioni corrette erano sepolte da quelle confuse o del tutto erronee. Come confuse e abusive erano le liturgie fatte celebrare nelle comunità in questo modo fondate e diffuse nelle parrocchie di mezzo mondo.
Quindi Kiko e Carmen non sono stati missionari del Vangelo, ma organizzatori e propagatori di una "ricetta" che hanno diffuso tramite un'organizzazione multi-level, di cui loro sono sempre stati saldamente al vertice.
Come non è vero che "migliaia di giovani la acclamavano e le chiedevano una parola perché la verità e la originalità con cui predicava conquistavano tutti"; è vero invece che la Hernàndez, pur avendo molte idee provenienti da letture personali e non dallo studio della dottrina della Chiesa, ha sempre fatto molta difficoltà ad esprimersi, soprattutto in lingue diverse dalla propria, come l'italiano, che mai sarà in grado di imparare a parlare con una certa proprietà. Motivo per cui i suoi interventi erano spesso incomprensibili, accolti da risate, soprattutto per i siparietti con Kiko, che lei trattava a pesci in faccia e che a sua volta cercava di toglierle la parola. Anche nelle convivenze con gli itineranti a Porto San Giorgio faceva i capricci, non scendeva, oppure faceva delle scenatacce che facevano rimpiangere che si fosse decisa a partecipare. Allo stesso modo si comportò nel corso di un incontro nazionale di una giornata dei cantori che Carmen pretendeva non venisse fatto (questo di fronte a tutti i cantori già convenuti).
Sorvoliamo sul lunghissimo racconto dell'infanzia di Carmen a Tudela, sul suo desiderio fin da bambina di partire in missione contrastato dal padre, un industriale per accontentare i progetti del quale si laureò in Chimica con il massimo dei voti.
Ma a 21 anni era già scappata di casa, alla volta di un convento della congregazione Missionarie di Gesù, dove diede i primi voti dopo due anni, e successivamente si trasferì nella sede di Valencia per altri cinque anni, due dei quali passati a lavare biancheria nelle case e tre a studiare teologia in un Istituto aperto alla frequentazione delle suore. In seguito andò in Inghilterra a studiare l'inglese per prepararsi alla missione in India, e da lì fu richiamata a Barcellona e, con un telegramma, cacciata dall'ordine con altre tre compagne.
A questo proposito, Ascensiòn contribuisce a diradare le ombre sui motivi dell'espulsione. Dice infatti che la congregazione aveva subito una sterzata un po' più conservatrice, e che "Carmen, con un piccolo gruppo, credeva che le missioni debbano essere formate per far fronte ai problemi degli uomini nel momento attuale" e che "le superiori non comprendevano le riforme che le suore giovani volevano proporre".
In sintesi, Carmen voleva imporre le proprie idee: quali fossero non lo sappiamo, ma la tesina di teologia che, vanta Ascensiòn, ha ricevuto un voto encomiabile, rivela già un atteggiamento di Carmen insofferente verso la devozione popolare, la preghiera del rosario, la dimensione sacrificale della Santa Messa, idee che probabilmente non parevano opportune per una suora missionaria appartenente a quella congregazione.
Possiamo comprendere che la cacciata dal convento dopo tanti anni abbia scombussolato Carmen, ma non l'importanza addirittura messianica che viene attribuito a questa, del resto comprensibile alla luce di quanto detto sopra, espulsione dall'ordine religioso.
Legge Ascensiòn queste dichiarazioni di Carmen: "Il Signore mi fece approdare lì per farmi partecipe della Passione di Gesù Cristo... Barcellona fu entrare non in qualcosa della Passione, ma nella Passione stessa di Gesù Cristo: il che vuol dire essere giudicato dal proprio popolo in nome della Legge che Egli aveva dato e essere cacciato fuori dal Suo popolo ed essere crocifisso fuori dalle mura"

Quindi, nella visione di Carmen, lei era come Gesù Cristo, all'interno del proprio ordine religioso, la detentrice della rivelazione e Verbo di Dio ella stessa; le religiose invece, come il popolo di Gerusalemme, non hanno saputo riconoscere che ella era il Messia e in nome della stessa Legge di cui lei era la massima rappresentante (qui la cosa si fa davvero delirante) l'avevano crocifissa cacciandola fuori dalle mura del convento.
Ci viene da pensare a un principio basilare della nostra coscienza cristiana: "Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te". Ebbene, se Carmen ha tanto sofferto per l'esclusione dal proprio ordine religioso, come è possibile che abbia comminato la stessa "
Passione" a tanti, come i
catechisti itineranti che, avendo perso il lavoro, ormai sono totalmente dipendenti dalle provvigioni del Cammino? Mentre lei, figlia di industriale, era così facoltosa che avrebbe potuto comperarselo, un convento, come a suo dire il padre le propose.
Pensiamo a
Daniel Lifschitz, cacciato dal Cammino e sottoposto alla damnatio memoriae, pensiamo a
don Rosini, reo di non far confluire i giovani attirati dalle sue catechesi nelle comunità neocatecumenali, pensiamo a quella
famiglia di catechisti cacciata per aver adottato troppi bambini e non averli lasciati morire nei fossi... e a tante, troppe storie che Osservatorio ha raccolto negli anni. Il Cammino Neocatecumenale ha cacciato molte persone, alcune le ha portate al
suicidio, altre le ha "solo" messe sul lastrico, distruggendo famiglie e matrimoni; e il Cammino neocatecumenale è in primo luogo Carmen Hernandez, che ritenne d'essere come Gesù Cristo crocifisso per aver subito ciò che, in misura molto maggiore e a volte con vero e proprio sadismo, lei ha fatto subire a moltissime famiglie e persone che hanno commesso l'errore di fidarsi di lei e del suo compagno Kiko Argüello.
Sta di fatto che questo delirio di auto commiserazione occupa varie pagine del pacchetto di fogli in mano ad Ascensiòn.
Riporta anche una dichiarazione di Kiko fatta in una convivenza: "Se Carmen non avesse passato quella Kenosi terribile che ti sentenzino in nome della Legge, non avrebbe capito il senso del mistero Pasquale che poi porterà a me e sarà portato al Cammino Neocatecumenale."
Conclude Ascensiòn, che "le sofferenze di Carmen sono state feconde per Kiko, per il Cammino e senza dubbio per tutta la Chiesa".
Non riporta invece un'altra dichiarazione di Kiko, e cioè che lo Spirito Santo aveva abbandonato la congregazione delle suore Missionarie dopo l'espulsione di Carmen per seguire appunto l'iniziatrice neocatecumenale
Come volutamente non riporta in modo letterale la "locuzione" avuta da Carmen a Ain Karem, a suo dire direttamente dalla Vergine, durante il viaggio che decise di fare in Israele, invece che andare senz'altro in Bolivia seguendo il suo richiamo alla missionarietà. Carmen infatti raccontava in proposito:
"È stata per me come una visione, una visione del futuro; ho sentito la Madonna che mi diceva - io che forse pensavo che dovevo creare un movimento, un'associazione, qualcosa - ho sentito la voce della Madonna che mi diceva:
"No, benedetta tu fra le donne, sarà la Chiesa".
Ecco come invece l'autore del panegirico di Carmen letto da Ascension pensa di rigirare la frittata:
"Ad Ain Karem ebbe la certezza assoluta come in una visione che si voleva qualcosa da lei per la Chiesa universale, che non si trattava di fondare una congregazione come pensava di fare con le sue compagne perché il vangelo si poteva incarnare in una donna qualunque, come lei."
Congratulazioni, bel salto mortale carpiato e con piroetta finale! "Benedetta tu fra le donne, sarà la Chiesa" aveva immaginato di sentirsi dire Carmen, non altro...
Immaginiamo che sarà questo che viene raccontato alla commissione diocesana per la sua canonizzazione; la frase sentita da Carmen, che pur lei riteneva tanto importante soprattutto nella sua eterna lotta con Kiko per stabilire chi avesse veramente ispirato il Cammino, non viene neppure riportata nella sua biografia ufficiale vergata da Aquilino Cayuela.

E così riscrivono la storia: con un lavorio intenso e continuo, come la raccolta delle grazie così necessarie per stabilire la fama di santità della Hernàndez.
Comunque, continua la lettura della Romero, la visita in Israele aiutò Carmen "vedendo nel ritorno alle origini cristiane e alle radici ebraiche i pilastri più importanti per il rinnovamento della Chiesa".
E la successiva esperienza nelle baracche di Madrid con Kiko e gli zingari fu "come un terreno di coltivazione per iniziare il Cammino neocatecumenale tutto quello che Dio ci fece sperimentare in mezzo a un mondo povero, Dio lo aveva preparato per la sua Chiesa".
Persino lo stesso fatto che abbiano collaborato Kiko e Carmen, un uomo e una donna, alla fondazione di una realtà ecclesiale, viene esaltato come un evento unico nella storia della Chiesa che "Dio ha reso possibile per dare inizio al Cammino neocatecumenale per rinnovare la Chiesa".
Ma il fatto è che la Chiesa, per nostra fortuna, non si è fatta "rinnovare" da Kiko e Carmen, anzi, laddove ha potuto, ha abbassato le loro pretese e spuntato le loro ali. Eppure i tronfi epigoni del Cammino neocatecumenale continuano a sostenere di aver "salvato la Chiesa" quando invece purtroppo hanno contribuito ad aumentare la confusione e il disagio di molti fedeli che, per breve o per lungo tempo, si sono lasciati coinvolgere dal Cammino neocatecumenale.
Anche i continui litigi e i rabbuffi tra Kiko e Carmen, due persone troppo narcisiste e troppo centrate su di sé per poter veramente collaborare in modo generoso, vengono attribuiti ad un'elezione divina.
"Kiko e Carmen sono rimasti fedeli alla loro elezione senza scendere dalla croce perché noi, i fratelli del Cammino, ricevessimo una fede adulta. Loro morivano a se stessi perché i fratelli ricevessero la resurrezione".
No comment.
E per quanto riguarda la patologia nervosa di Carmen, sfociata nella demenza già vari anni prima del suo ritiro dalla scena pubblica che l'ha immersa nel silenzio fino alla morte?
La Romero legge la versione ufficiale: "Tutti noi che abbiamo conosciuto Carmen ci rendevamo conto della sua sofferenza" e per forza, Carmen non era una che nascondesse il disagio: urlava, sbraitava, metteva il muso, alzava le mani "ma fino a quando non abbiamo letto i suoi diari non potevamo nemmeno immaginare fino a che punto. Dio le ha fatto vivere momenti di grande depressione che l'hanno fatta passare per la notte oscura dell'anima com'è successo a tanti grandi santi".
Peccato che questi santi, come Madre Teresa, pur vivendo la notte oscura mantenevano il sorriso, il servizio al prossimo, nell'umiltà e nella apparente serenità: non facevano scontare agli altri le proprie infelicità come la signorina Hernàndez Barrera. Che tanto era aggressiva e odiosa durante il giorno, quanto poi faceva "la mistica" nei suoi Diari, scrivendo "Gesù mio, ti amo, vieni, dolcissimo" mentre invece sappiamo che il vero amore per Gesù è inscindibile dall'amore per i fratelli.
In conclusione, il vescovo Crepaldi fa una piccola rivelazione. "Io l'ho conosciuta, Carmen. Quando lavoravo in curia romana durante il mese di dicembre noi curiali, prefetti, segretari, andavamo a fare gli auguri al Papa. Dopo si scendeva nel cortile di San Damaso. E chi c'era? Kiko e Carmen. Alcuni andavano a salutarli, altri ridacchiavano un po' così...non è che sia stata una donna molto amata...e avevano sempre in mano una torta, perché lei faceva una torta e la portavano a san Giovanni Paolo II. Era incartata, non si sapeva cosa c'era dentro. Segreto neocatecumenale!
Io non sapevo niente del Cammino e dico... ma guarda questa ...
Ho conosciuto il Cammino quando sono arrivato qui a Trieste, avevo la testolina impregnata di tanti pregiudizi ma insomma poi mi sono conv...mi sono lasciato convertire, mi sono convertito".
Eh sì lo sappiamo come si è convertito... con lo stesso sistema della torta, si è lasciato convertire.