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lunedì 24 luglio 2023

Siamo nel 2023 e ancora negano le "confessioni pubbliche" e la "scarnificazione delle coscienze"...

Un fratello del Cammino è passato a rimproverarci che «non esistono le confessioni pubbliche nel Cammino».

Ora, di fronte ad una tale asineria è bene mettere i puntini sulle "i" e chiarire il quadro ai lettori cattolici che si imbattessero per la prima volta in questo blog.

Anzitutto quel «non esistono» è una menzogna.

Nel corso di diversi decenni sono stati in moltissimi a lamentare che nel Cammino avviene una «scarnificazione delle coscienze con domande che nessun confessore farebbe». Come ad esempio mons. Bommarito, che in qualità di Arcivescovo di Catania scrisse una lettera per l'Avvento 2001 alle comunità neocatecumenali della sua diocesi - e per conoscenza al clero diocesano - lamentando che nei cosiddetti "scrutini" neocatecumenali «...scarnificano le coscienze con domande che nessun confessore farebbe. Ma come ciò può essere permesso ad un laico sia pure catechista? Non vorrei parlare neppure delle confessioni pubbliche... Ma chi può autorizzare uno stile che la Chiesa, nella sua saggezza e materna prudenza, ha abolito da secoli?»

Conviene leggere per intero il testo della lettera di mons. Bommarito; vi invitiamo a notare il modo in cui è scritta - da pastore che ha davvero a cuore il suo gregge -, i numerosi riferimenti e documenti allegati, e a pensare come mai quelle parole sono validissime ancor oggi.

Osserviamo in particolare che mons. Bommarito divide esplicitamente in due la questione: da un lato i cosiddetti "catechisti" che «scarnificano le coscienze», dall'altro l'attitudine dei neocatecumenali a prestarsi alle "confessioni pubbliche", perché così vengono addestrati a fare... da Kiko, Carmen, e dai cosiddetti "catechisti". È proprio la mentalità vigente nel Cammino ad essere sbagliata e anticattolica.

Il Vescovo Luigi Bommarito benedice dall'elicottero la città di Catania

In secondo luogo, quel «non esistono» pretende con arroganza di non far esistere tantissime testimonianze.

Esistono troppe testimonianze sulle "confessioni pubbliche". Sarebbero tutte contemporaneamente false? E soltanto perché qualche kikolatra nega risolutamente l'esistenza di testimonianze sfavorevoli al Cammino?

Quando qualche fratello del Cammino se ne esce con un'asineria come quel «non esistono», sta negando il valore e la sincerità non solo dei prelati che con autorità hanno detto «esistono», ma anche delle tantissime anime che hanno attraversato le forche caudine di uno "scrutinio", dei "giri di esperienze", del dover "vuotare il sacco" parlando delle proprie "croci" e dei propri "idoli", e di altre "scarnificazioni di coscienze" operate da "laici catechisti" in altri momenti per "rimettere al suo posto" il fratello di comunità che non si è piegato a qualcuno dei dettami della setta.

Oltre a negare il valore, il kikolatra negatore dell'evidenza vuole mettere a tacere i testimoni - passati, presenti e futuri - delle storture del neocatecumenalismo. È proprio della mentalità dei kikolatri il credere che mettendo a tacere le critiche, automagicamente tutto sia risolto. E questa mentalità parte dai piani alti, dai cosiddetti "catechisti", e da Kiko (autodefinitosi "il Vostro Catechista").

Infatti nella mentalità neocatecumenale "l'ubbidienza al cosiddetto «catechista» è tutto", e quindi il cosiddetto "catechista" è abituato a calpestare i fratelli delle comunità, è abituato a far vuotare il sacco, è abituato a considerare (e far considerare) gravissima mancanza il non aver tirato fuori qualche super-mega-peccato interessante. E gli adepti della setta sono abituati a farsi calpestare, a compiere gesti autolesionisti (incluse le "confessioni pubbliche") e imbarazzanti, a considerare del tutto normale che tali gesti vengano loro continuamente richiesti. (Ed è il motivo per cui mons. Bommarito distingueva la «scarnificazione delle coscienze» operata dai cosiddetti "catechisti", dalle «confessioni pubbliche»).

Come in ogni setta, anche in quella di Kiko e Carmen vige la mentalità secondo cui mentire e ingannare sarebbe lecito, qualora servisse a difendere il prestigio e i soldi della setta.

I fratelli del Cammino si sentono moralmente autorizzati a mentire e ingannare, quando ciò faccia comodo alla setta. Fateci caso, e se ne avete l'opportunità, chiedetelo loro esplicitamente: "ma tu mentiresti mai per difendere gli «arcani» del Cammino, il prestigio del Cammino, il giro di soldi in cui è invischiato il Cammino? davanti a Dio, davanti al Santissimo Sacramento, ti sentiresti giustificato a mentire e ingannare?".

E quindi osservatene le giravolte, i sofismi, il tentare di cambiar discorso, il fintotontismo, e magari pure il tirar fuori gli artigli. Sì, i fratelli del Cammino sono disponibili a mentire, ingannare, fingere di non sapere, pur di salvaguardare il prestigio e i soldi della setta e della sua gerarchia. E quindi se qualcuno testimonia le pessime cose che avvengono nella setta, cercheranno di sfuggire in ogni modo al discorso, minimizzando, ridicolizzando, cambiando argomento, fingendo di cadere dal pero, aggredendo verbalmente l'interlocutore (anche solo con un ridicolo "ma ti stai alterando?"), mentiranno in ogni modo, contro ogni evidenza, pur di non trovarsi nella situazione di dover rispondere:

"sì, davanti a Dio e davanti alla Chiesa quelle cose sono ingiuste e su tale argomento bisogna correggere il Cammino e la sua gerarchia, e nel mio piccolo farò il possibile per «piacere a Dio piuttosto che agli uomini» del Cammino".

sabato 11 marzo 2023

Ascensiòn a Trieste per parlare della più improbabile candidata alla santità di tutti i tempi

La Chiesa ha vinto le eresie, ma ha ben più difficoltà a vincere le confusioni.
(Card. Giuseppe Siri)

Nel periodo quaresimale  la Diocesi di Trieste riparte con la "Cattedra di San Giusto", tradizionale appuntamento voluto dall'arcivescovo monsignor Giampaolo Crepaldi per aprire alla cittadinanza le porte della Cattedrale di San Giusto quale luogo di condivisione su tematiche religiose e culturali.Il ciclo di incontri ruota attorno al tema "Testimoni di Dio" 
Il primo di questi incontri è dedicato a don Luigi Giussani, il secondo a Carmen Hernàndez, il terzo a Papa Benedetto XVI.
D'altronde monsignor Crepaldi, ormai in uscita dalla Diocesi per sopraggiunti limiti di età, ha sempre avuto un occhio di riguardo per il Cammino neocatecumenale, avendo ospitato più  volte Kiko Argüello, avendo pure aperto un Seminario Redemptoris Mater ed essendo stato più  volte agli incontri dei vescovi promossi presso la fastosa Domus Galilaeae, il "nuevo Vaticano" dei kikos sul lago di Genezareth, in Israele. Nonostante questo, nella Diocesi di Trieste il Cammino neocatecumenale si può definire come imbalsamato, a dimostrazione del fatto che, anche laddove il vescovo non è  "faraone" -come i neocatecumenali chiamano i vescovi da cui si sentono "perseguitati"- ormai abbiano raggiunto il limite della propria espansione: poche parrocchie con alcune comunità per ciascuna.
L'incontro dedicato a Carmen Hernàndez, tenutosi mercoledì  scorso 8 marzo 2023, ha avuto come relatrice  Maria Ascensiòn Romero, colei che, da segretaria di don Pezzi, è assurta a membro della equipe internazionale, massimo organo di governo del Cammino Neocatecumenale, destando invero non pochi malumori fra le catechiste itineranti nubili e agguerrite con assai più titoli ed anzianità di servizio della sconosciuta Romero, proprio in sostituzione della defunta Carmen Hernàndez.


La presentazione viene letta da Stefano Gennarini, responsabile itinerante di Trieste e del Triveneto con Silvana Venditti e il presbitero Diego Martinez. Stefano, fratello del più  celebre Giuseppe, tra i primi adepti di Kiko e Carmen nella parrocchia "borghese" di San Luigi Gonzaga di Roma già dal 1970, sembra non del tutto lucido e ormai più che pensionabile, assai oltre al numero massimo di 5-10 anni stabilito da papa Francesco per gli incarichi all'interno dei movimenti ecclesiali.
Ascensiòn ha in mano una certa quantità di fogli da cui leggerà il proprio intervento, con qualche difficoltà comprensibile visto che non conosce perfettamente l'italiano.
Meno comprensibile è  che colei che è succeduta a Carmen, e che è stata itinerante in Bielorussia per 25 anni (ma sappiamo che i catechisti itineranti fanno spesso convivenze e riunioni con gli iniziatori) non possegga o comunque non voglia offrire nessun ricordo personale della fondatrice del Cammino Neocatecumenale.
Inizia già  male chiedendo "chi è  questa donna che al compiersi del 7° anniversario della sua morte avrà  visto più di 80mila persone visitare la sua tomba e che dopo 6 anni (esattamente dopo 6 anni e mezzo) dalla sua morte già è una Serva di Dio?"
La nostra risposta è che il Cammino neocatecumenale, organizzazione ormai esperta nel marketing interno, cioè  nei confronti dei propri adepti, ed esterno, sta organizzando pellegrinaggi a spron battuto a Madrid presso il Seminario nel cui giardino Carmen è  stata sepolta e con altrettanto impegno si pretendono segnalazioni di grazie da tutti gli adepti; è stata scritta una biografia con il chiaro intento di voler affibbiare alla defunta qualità cristiane che ella non aveva nè desiderava possedere, sono stati mossi sicuramente tutti i passi possibili presso la Diocesi di Madrid e presso il Vaticano per far partire una causa di canonizzazione per colei che abbiamo definito "la più improbabile candidata alla santità di tutti i tempi".

L'equipe di itineranti Gennarini- Venditti

Anche nei fogli di Ascensiòn, che lei leggerà con l'applicazione di una scolaretta e la devozione di una chierichetta, o meglio, di una vestale, c'è la ricostruzione di una Carmen Hernàndez che non è  mai esistita.
Legge per esempio che si sarebbe "spesa e consumata" per la realizzazione del Concilio Vaticano II (e non per la diffusione del Cammino Neocatecumenale come invece a noi pare) "nelle parrocchie viaggiando i 5 continenti"; la verità  è  che Kiko e Carmen hanno catechizzato direttamente in pochissime parrocchie e per poche comunità, solamente  nei primi anni, seguendo poi le stesse  comunità iniziali e sottoponendole ai vari passaggi. Le loro "predicazioni" sono state religiosamente trascritte e riversate nei famosi libri blu, che i loro catechizzati, promossi sul campo catechisti, dovevano imparare a memoria, fingendo di essere ispirati sul momento dallo Spirito Santo, per poi, loro sì, viaggiare in tutto il mondo per portare la parola dei propri iniziatori. Chi ha letto, furtivamente, queste prime raccolte di catechesi, sacerdoti e teologi come padre Zoffoli, don Conti, don Marighetto, padre DiMatteo, le hanno definite un'accozzaglia di eresie, in cui le poche affermazioni corrette erano sepolte da quelle confuse o del tutto erronee. Come confuse e abusive erano le liturgie fatte celebrare nelle comunità in questo modo fondate e diffuse nelle parrocchie di mezzo mondo.
Quindi Kiko e Carmen non sono stati missionari del Vangelo, ma organizzatori e propagatori di una "ricetta" che hanno diffuso tramite un'organizzazione multi-level, di cui loro sono sempre stati saldamente  al vertice.
Come non è  vero che "migliaia di giovani la acclamavano e le chiedevano una parola perché la verità  e la originalità  con cui predicava conquistavano  tutti"; è  vero invece che la Hernàndez, pur avendo molte idee provenienti da letture personali e non dallo studio della dottrina della Chiesa, ha sempre fatto molta difficoltà ad esprimersi, soprattutto in lingue diverse dalla propria, come l'italiano, che mai sarà in grado di imparare a parlare con una certa proprietà. Motivo per cui i suoi interventi erano spesso incomprensibili, accolti da risate, soprattutto per i siparietti con Kiko, che lei trattava a pesci in faccia e che a sua volta cercava di toglierle la parola. Anche nelle convivenze con gli itineranti a Porto San Giorgio faceva i capricci, non scendeva, oppure faceva delle scenatacce che facevano rimpiangere che si fosse decisa a partecipare. Allo stesso modo si comportò nel corso di un incontro nazionale di una giornata dei cantori che Carmen pretendeva non venisse fatto (questo di fronte a tutti i cantori già  convenuti).

Sorvoliamo sul lunghissimo racconto dell'infanzia di Carmen a Tudela, sul suo desiderio fin da bambina di partire in missione contrastato dal padre, un industriale per accontentare i progetti del quale si laureò in Chimica con il massimo dei voti.
Ma a 21 anni era già  scappata di casa, alla volta di un convento della congregazione Missionarie di Gesù, dove diede i primi voti dopo due anni, e successivamente si trasferì nella sede di Valencia per altri cinque anni, due dei quali passati a lavare biancheria nelle case e tre a studiare teologia in un Istituto aperto alla frequentazione delle suore. In seguito andò in Inghilterra  a studiare l'inglese per prepararsi alla missione in India, e da lì  fu richiamata a Barcellona e, con un telegramma, cacciata dall'ordine con altre tre compagne.

A questo proposito, Ascensiòn contribuisce a diradare le ombre sui motivi dell'espulsione. Dice infatti che la congregazione aveva subito una sterzata un po' più  conservatrice, e che "Carmen, con un piccolo gruppo, credeva che le missioni debbano essere formate per far fronte ai problemi degli uomini nel momento attuale" e che "le superiori non comprendevano le riforme che le suore giovani volevano proporre".
In sintesi, Carmen voleva imporre le proprie idee: quali fossero non lo sappiamo, ma la tesina di teologia che, vanta Ascensiòn, ha ricevuto un voto encomiabile, rivela già un atteggiamento di Carmen insofferente verso la devozione popolare, la preghiera del rosario, la dimensione sacrificale della Santa Messa, idee che probabilmente non parevano opportune per una suora missionaria appartenente a quella congregazione.
Possiamo comprendere che la cacciata dal convento dopo tanti anni abbia scombussolato Carmen, ma non l'importanza addirittura messianica che viene attribuito a questa, del resto comprensibile alla luce di quanto detto sopra, espulsione dall'ordine religioso.
Legge Ascensiòn queste dichiarazioni di Carmen: "Il Signore mi fece approdare lì per farmi partecipe della Passione di Gesù  Cristo... Barcellona fu entrare non in qualcosa della Passione, ma nella Passione stessa di Gesù  Cristo: il che vuol dire essere giudicato dal proprio popolo in nome della Legge che Egli aveva dato e essere cacciato fuori dal Suo popolo ed essere crocifisso fuori dalle mura"


Quindi, nella visione di Carmen, lei era come Gesù  Cristo, all'interno del proprio ordine religioso, la detentrice della rivelazione e Verbo di Dio ella stessa; le religiose invece, come il popolo di Gerusalemme, non hanno saputo riconoscere che ella era il Messia e in nome della stessa Legge di cui lei era la massima rappresentante (qui la cosa si fa davvero delirante)  l'avevano crocifissa cacciandola fuori dalle mura del convento.

Ci viene da pensare a un principio basilare della nostra coscienza cristiana: "Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te". Ebbene, se Carmen ha tanto sofferto per l'esclusione dal proprio ordine religioso, come è possibile che abbia comminato la stessa "Passione" a tanti, come i catechisti itineranti che, avendo perso il lavoro, ormai sono totalmente dipendenti dalle provvigioni del Cammino? Mentre lei, figlia di industriale, era così facoltosa che avrebbe potuto comperarselo, un convento, come a suo dire il padre le propose.
Pensiamo a Daniel Lifschitz, cacciato dal Cammino e sottoposto alla damnatio memoriae, pensiamo a don Rosini, reo di non far confluire i giovani attirati dalle sue catechesi nelle comunità neocatecumenali, pensiamo a quella famiglia di catechisti cacciata per aver adottato troppi bambini e non averli lasciati morire nei fossi... e a tante, troppe storie che Osservatorio ha raccolto negli anni. Il Cammino Neocatecumenale ha cacciato molte persone, alcune le ha portate al suicidio, altre le ha "solo" messe sul lastrico, distruggendo famiglie e matrimoni; e il Cammino neocatecumenale è in primo luogo Carmen Hernandez, che ritenne d'essere come Gesù Cristo crocifisso per aver subito ciò che, in misura molto maggiore e a volte con vero e proprio sadismo, lei ha fatto subire a moltissime famiglie e persone che hanno commesso l'errore di fidarsi di lei e del suo compagno Kiko Argüello.

Sta di fatto che questo delirio di auto commiserazione occupa varie pagine del pacchetto di fogli in mano ad Ascensiòn.
Riporta anche una dichiarazione di Kiko fatta in una convivenza: "Se Carmen non avesse passato quella Kenosi terribile che ti sentenzino in nome della Legge, non avrebbe capito il senso del mistero Pasquale che poi porterà a me e sarà  portato al Cammino Neocatecumenale."
Conclude Ascensiòn, che "le sofferenze di Carmen sono state feconde per Kiko, per il Cammino e senza dubbio per tutta la Chiesa".
Non riporta invece un'altra dichiarazione di Kiko, e cioè che lo Spirito  Santo aveva abbandonato la congregazione delle suore Missionarie dopo l'espulsione di Carmen per seguire appunto l'iniziatrice  neocatecumenale

Come volutamente non riporta in modo letterale la "locuzione" avuta da Carmen a Ain Karem, a suo dire direttamente dalla Vergine, durante il viaggio che decise di fare in Israele, invece che andare senz'altro in Bolivia seguendo il suo richiamo alla missionarietà. Carmen infatti raccontava in proposito:
"È stata per me come una visione, una visione del futuro; ho sentito la Madonna che mi diceva - io che forse pensavo che dovevo creare un movimento, un'associazione, qualcosa - ho sentito la voce della Madonna che mi diceva
"No, benedetta tu fra le donne, sarà la Chiesa".
Ecco come invece l'autore del panegirico di Carmen letto da Ascension pensa di rigirare la frittata:
"Ad Ain Karem ebbe la certezza assoluta come in una visione che si voleva qualcosa da lei per la Chiesa universale, che non si trattava di fondare una congregazione come pensava di fare con le sue compagne perché  il vangelo si poteva incarnare in una donna qualunque, come lei."
Congratulazioni, bel salto mortale carpiato e con piroetta finale! "Benedetta tu fra le donne, sarà  la Chiesa" aveva immaginato di sentirsi dire Carmen, non altro...
Immaginiamo che sarà questo che viene raccontato alla commissione diocesana per la sua canonizzazione; la frase sentita da Carmen, che pur lei riteneva tanto importante soprattutto nella sua eterna lotta con Kiko per stabilire chi avesse veramente ispirato il Cammino, non viene neppure riportata nella sua biografia ufficiale vergata da Aquilino Cayuela.

E così  riscrivono la storia: con un lavorio intenso e continuo, come la raccolta delle grazie così  necessarie per stabilire la fama di santità della Hernàndez.
Comunque, continua la lettura della Romero,  la visita in Israele aiutò  Carmen "vedendo nel ritorno alle origini cristiane e alle radici ebraiche i pilastri più  importanti  per il rinnovamento della Chiesa".
E la successiva esperienza nelle baracche di Madrid con Kiko e gli zingari fu "come un terreno di coltivazione per iniziare il Cammino neocatecumenale tutto quello che Dio ci fece sperimentare in mezzo a un mondo povero, Dio lo aveva preparato  per la sua Chiesa".
Persino lo stesso fatto che abbiano collaborato  Kiko e Carmen, un uomo e una donna, alla fondazione di una realtà  ecclesiale, viene esaltato  come un evento unico nella storia della Chiesa che "Dio ha reso possibile per dare inizio al Cammino neocatecumenale per rinnovare la Chiesa".
Ma il fatto è  che la Chiesa, per nostra fortuna, non si è  fatta "rinnovare" da Kiko e Carmen, anzi, laddove ha potuto, ha abbassato le loro pretese e spuntato le loro ali. Eppure i tronfi epigoni del Cammino neocatecumenale  continuano a sostenere di aver "salvato la Chiesa" quando invece purtroppo hanno contribuito ad aumentare la confusione e il disagio di molti fedeli che, per breve o per lungo tempo, si sono lasciati coinvolgere dal Cammino  neocatecumenale.
Anche i continui litigi e i rabbuffi tra Kiko e Carmen, due persone troppo narcisiste e troppo centrate su di sé per poter veramente  collaborare in modo generoso, vengono attribuiti ad un'elezione divina.
"Kiko e Carmen sono rimasti fedeli alla loro elezione senza scendere dalla croce perché  noi, i fratelli del Cammino, ricevessimo una fede adulta. Loro morivano a se stessi perché i fratelli ricevessero la resurrezione".

No comment.

E per quanto riguarda la patologia nervosa di Carmen, sfociata nella demenza già  vari anni prima del suo ritiro dalla scena pubblica che l'ha immersa nel silenzio fino alla morte?
La Romero legge la versione ufficiale: "Tutti noi che abbiamo conosciuto Carmen ci rendevamo  conto della sua sofferenza" e per forza, Carmen non era una che nascondesse il disagio: urlava, sbraitava, metteva il muso, alzava le mani "ma fino a quando non abbiamo letto i suoi diari non potevamo nemmeno immaginare fino a che punto. Dio le ha fatto vivere momenti di grande depressione che l'hanno fatta passare per la notte oscura dell'anima com'è successo a tanti grandi santi".
Peccato che questi santi, come Madre Teresa, pur vivendo la notte oscura mantenevano il sorriso, il servizio al prossimo, nell'umiltà e nella apparente serenità: non facevano scontare agli altri le proprie infelicità come la signorina Hernàndez Barrera. Che tanto era aggressiva e odiosa durante il giorno, quanto poi faceva "la mistica" nei suoi Diari, scrivendo "Gesù  mio, ti amo, vieni, dolcissimo" mentre invece sappiamo che il vero amore per Gesù è inscindibile dall'amore per i fratelli.

In conclusione, il vescovo Crepaldi fa una piccola rivelazione. "Io l'ho conosciuta, Carmen.  Quando lavoravo in curia romana durante il mese di dicembre noi curiali, prefetti, segretari, andavamo a fare gli auguri al Papa. Dopo si scendeva nel cortile di San Damaso. E chi c'era? Kiko e Carmen. Alcuni andavano a salutarli, altri ridacchiavano un po' così...non è  che sia stata una donna molto amata...e avevano sempre in mano una torta, perché  lei faceva una torta e la portavano a san Giovanni Paolo II. Era incartata, non si sapeva cosa c'era dentro. Segreto neocatecumenale!
Io non sapevo niente del Cammino e dico... ma guarda questa ...
Ho conosciuto il Cammino quando sono arrivato qui a Trieste, avevo la testolina impregnata di tanti pregiudizi ma insomma poi mi sono conv...mi sono lasciato convertire, mi sono convertito
".


Eh sì lo sappiamo come si è  convertito... con lo stesso sistema della torta, si è  lasciato convertire.



 

venerdì 19 agosto 2022

I Vescovi polacchi chiedono ai nuovi movimenti di non anteporre i loro carismi e pratiche particolari alla fedeltà alla Chiesa, alla sua dottrina, alla sua morale e alla sua liturgia

Il documento "Criteri per l'ecclesialità delle comunità cattoliche" è stato approvato nella riunione del Comitato per la Dottrina della Fede dell'Episcopato polacco il 14 maggio 2022 ed è stato presentato nella prima settimana di giugno. 

In questo documento, i vescovi polacchi esortano i nuovi movimenti ecclesiali ad essere fedeli alla fede, alla morale e alla liturgia della Chiesa e chiedono ai nuovi movimenti di non anteporre i loro carismi e pratiche particolari alla fedeltà alla Chiesa, alla sua dottrina, alla sua morale e alla sua liturgia.

Per chi volesse approfondire le tematiche affrontate, mettiamo a disposizione la nostra traduzione del documento completo "Criteri per l'ecclesialità  delle comunità  cattoliche" tratto dall'originale pubblicato dalla Conferenza Episcopale Polacca.

Il documento preparato dal Comitato per la Dottrina della Fede della CEP, presieduto da Mons. Stanisław Budzik, Arcivescovo di Lublino, spiega che la Chiesa fin dall'inizio della sua esistenza ha cercato di indicare i criteri che permetterebbe di distinguere ciò che nelle attività di determinate comunità viene dallo Spirito di Dio e ciò che viene dallo spirito di questo mondo . E lo fa anche oggi. Da qui la necessità di sviluppare questo documento, tenendo conto delle tendenze attuali nella Chiesa.

I vescovi polacchi avvertono che “il dinamismo della vita spirituale, così chiaramente visibile nell'esistenza e nell'attività delle comunità o dei movimenti di formazione ed evangelizzazione, non è esente dal rischio di distorsioni ”. Questo perché " lo spirito di questo mondo ha avuto un'influenza deformante e di conseguenza distruttiva sul dinamismo di alcuni gruppi o comunità fin dai tempi apostolici".

Il documento - si legge nell'introduzione - non stabilisce nuove regole per il buon funzionamento delle comunità o dei movimenti di formazione ed evangelizzazione. Né ha valore giuridico.  Si rivolge a tutti i membri, dirigenti, fondatori e superiori delle comunità come strumento utile per discernere la comunione di una data comunità con la Chiesa universale e il suo sano funzionamento e sviluppo adeguato. 

Lo scopo del testo è preservare, proteggere e sostenere il grande bene che le comunità e i movimenti di formazione ed evangelizzazione rappresentano nella vita della Chiesa cattolica, assicurando al tempo stesso che conservino il pieno deposito della fede e il modo di operare della Chiesa in piena comunione con lei e con i suoi pastori.

Il documento è radicato nello spirito e nell'insegnamento del Concilio Vaticano II, che ha parlato del valore speciale dell'apostolato dei laici . San Giovanni Paolo II, alla vigilia della solennità di Pentecoste del 1996, ha spiegato che «uno dei doni dello Spirito Santo per il nostro tempo è certamente il fiorire dei movimenti ecclesiali (…). Sono una testimonianza della molteplicità dei modi in cui l'unica Chiesa si esprime e costituiscono una novità indiscutibile, del cui significato positivo e della cui utilità per il Regno di Dio nel mondo di oggi dobbiamo essere pienamente consapevoli.

Struttura del documento

La prima parte del documento è dedicata alla formulazione e spiegazione dei criteri dottrinali in base ai quali una determinata comunità o movimento di formazione ed evangelizzazione può essere considerata cattolica , cioè in comunione con la Chiesa universale.
La seconda parte individua e discute i criteri teologici e pastorali per il buon funzionamento delle comunità in comunione con la Chiesa universale. 

Questi criteri si basano sugli attributi della Chiesa come una, santa, cattolica e apostolica, come definita nella professione di fede del Credo niceno-costantinopolitano e si riferiscono ai frutti dello Spirito Santo menzionati da san Paolo nella Lettera a i Galati.

Criteri dottrinali di base del cattolicesimo

Il primo criterio che prova l'unità di un determinato movimento con la Chiesa universale è «la piena accettazione della fede che la Chiesa professa». Spiega anche che "il rifiuto di una qualsiasi delle verità di fede rompe la comunione con la Chiesa universale".

 Inoltre, la fede deve essere integrale affinché «una verità di fede non possa mai essere proclamata a costo di minare o indebolire altre».
Un criterio importante è anche “il rispetto del culto, specialmente delle sue forme , che sono state confermate nella tradizione secolare della Chiesa”. 

Si ricorda che nessuna comunità o movimento può «rifiutare, modificare o interpretare liberamente - oltre i limiti consentiti dalla corrispondente autorità spirituale - le forme liturgiche che definiscono le modalità della celebrazione liturgica, soprattutto quando si tratta della celebrazione dell'Eucaristia e di altre sacramenti. Per questo «può essere preoccupante promuovere nelle comunità e nei movimenti nuove forme di preghiera e di pietà che siano chiaramente contrarie a quelle tradizionali , liturgiche o non liturgiche».

Un altro criterio del cattolicesimo è la questione del rispetto dell'insegnamento morale della Chiesa. Il documento ricorda che “il rifiuto dell'insegnamento morale della Chiesa da parte di una comunità o di un movimento rende impossibile riconoscere quel gruppo come comunità cattolica”. Criticano anche l'idea che l'incontro personale con Dio possa essere separato proprio dalle esigenze morali del Decalogo, del Vangelo e, più specificamente, da quelle segnate da Cristo nel Discorso della Montagna.

Il criterio della cattolicità di una determinata comunità o movimento è anche la corretta trasmissione del deposito della fede della Chiesa . Si sottolinea che «rifiutando uno qualsiasi dei libri della Sacra Scrittura (...) separando o contrapponendo la Sacra Scrittura alla Tradizione come unico sacro deposito della fede affidato alla Chiesa, e ledendo la competenza esclusiva del Magistero della Chiesa ad autenticare spiegare la parola di Dio, hanno come conseguenza l'esclusione dalla comunità in cui si verificano tali situazioni, dalla comunione con la Chiesa cattolica». Inoltre, «modalità e modalità di lettura e interpretazione della Sacra Scrittura che si basano più su associazioni individuali o intuizioni di membri o dirigenti comunitari che nella Tradizione interpretativa della Chiesa devono essere considerati come evidenti e pericolosi abusi»

I sacramenti sono una priorità

Il criterio per la cattolicità di un determinato movimento è il suo stesso atteggiamento verso i sacramenti. Il documento ricorda che “nessuna comunità e nessun movimento appartenente alla Chiesa cattolica può, nella predicazione o nella pratica, anteporre all'azione sacramentale qualsiasi altro segno, forma, preghiera o azione paraliturgica”. 

Per questo le comunità che danno «maggiore importanza ai carismi e ai doni straordinari (come, ad esempio, il dono della guarigione, il dono delle lingue, il dono dell'interpretare le lingue) rispetto all'amministrazione dei sacramenti e alla celebrazione del liturgia sacramentale, si situano (...) al di fuori della fede della Chiesa cattolica».

Inoltre, il documento richiama l'organizzazione gerarchica della Chiesa, che è legata al trasferimento della successione apostolica. Pertanto, qualsiasi servizio al Popolo di Dio può essere svolto solo in unione con il Vescovo e il suo presbiterio. Pertanto, «ogni opposizione alla struttura sacramentale, apostolica e gerarchica della Chiesa istituita da Cristo con carismi o doni straordinari deve essere considerata essenzialmente incompatibile con la fede della Chiesa».

Il criterio del cattolicesimo - come ricorda il documento - è anche l'accettazione della verità che «sono i vescovi ad amministrare le Chiese loro affidate come sostituti e lasciti di Cristo». 

Così, «la missione pedagogica affidata a vescovi e presbiteri non può essere trascurata in una comunità o movimento sano, né sostituita o posta al di sotto dell'insegnamento del capo comunità»

Si ricorda inoltre che «l'ordinamento interno delle norme e delle leggi applicabili in una determinata comunità non può essere in contraddizione con il Codice di diritto canonico e con le decisioni emanate con effetti canonici e giuridici dalla competente autorità spirituale».

Criteri teologici e pastorali

Oltre ai criteri dottrinali, il documento della Commissione per la Dottrina della Fede della KEP cita anche criteri teologici e pastorali, che consentono di definire il corretto funzionamento e lo sviluppo di comunità o movimenti. Più precisamente, i criteri derivano dalle quattro caratteristiche della Chiesa e si riferiscono ai frutti dello Spirito Santo. Questi sono:

  • Sforzarsi di costruire unità.  Il documento sottolinea che “l'unità sul modello della Santissima Trinità significa che la Chiesa non solo non elimina le differenze tra i singoli membri e le comunità, ma costruisce anche la propria identità e consente la vera diversità”.
  • Rispetto della diversità, perché «la diversità esprime la ricchezza dell'azione dello Spirito Santo che costruisce l'unità della Chiesa a partire dai vari doni che essa offre, e non attraverso l'unificazione delle forze umane».
  • La ricerca della santità, perché «ciascuna delle comunità appartenenti alla Chiesa universale è chiamata a percorrere la via della santità, consapevole che è proprio su questa via che il mistero del già e dell'ancora» dell'azione salvifica di Cristo.
  • La consapevolezza di essere in cammino che «è in relazione con la virtù teologale della speranza che fa del cristiano un pellegrino, cioè un uomo in cammino (homo viator) verso la casa del Padre».
  • Consapevolezza dello stadio attuale della storia della salvezza.
  • Il rispetto dell'universalità e apostolicità della Chiesa.
  • I frutti dello Spirito Santo, come l'amore, la gioia, la pace, la pazienza, la benevolenza, la bontà, la fedeltà, la mitezza, la temperanza. 

Il documento afferma che:

«sebbene l'elenco di cui sopra non possa essere trattato come un catalogo rigorosamente definito delle caratteristiche di una buona comunità, la costante mancanza dei suddetti frutti dello Spirito di Dio nelle relazioni mostra che lo stato della comunità richiede una seria riflessione e attento esame.»


Membri del Comitato Dottrinale

Il presidente del Comitato CEP per la Dottrina della Fede è l'arcivescovo Stanisław Budzik, ei membri sono: monsignor Andrzej Czaja, monsignor Jacek Kiciński, monsignor Marek Marczak, monsignor Piotr Turzyński. Il segretario della commissione è P. Antoni Nadbrzeżny, ei suoi consulenti sono: fr. Krzysztof Bardski, P. Marek Chmielewski, P. Bogdan Czestochowa, P. Tadeusz Dola, P. Bogdan Ferdek, P. Marek Gilski, P. Krzysztof Góźdź, P. Krystian Kałuża, P. Jacek Kempa, p. Jan Perszon, P. Mateusz Przanowski OP, P. Maciej Roszkowski OP, P. Kazimierz Wolsza e P. Mirosław Wróbel. 

Rappresentano 9 diocesi e 8 università e l'Istituto Tomista Domenicano di Varsavia.

lunedì 11 luglio 2022

Il Cammino che preoccupa Papa Francesco

 

Sul settimanale "il venerdì" di Repubblica dello scorso 8 luglio 2022 è  comparso, per la rubrica "Cronache celesti" del vaticanista don Filippo Di Giacomo, un trafiletto con la foto di Kiko Argüello, iniziatore del Cammino  Neocatecumenale.

Il titolo è il seguente:

"Il Cammino che preoccupa Bergoglio"

E subito di seguito si spiegano i motivi che hanno portato alla  scelta proprio di quell'immagine e di quel titolo:

"Gli ultimi a ricevere il papagno bergogliano sono stati i rappresentanti del Cammino neocatecumenale.
Ricevuti il 27 giugno dal Papa si sono sentiti dire, senza se e senza ma, che devono operare "nella Chiesa e con la Chiesa". E che "il capo delle diverse Chiese è  il vescovo: sempre andare avanti con il vescovo, sempre...".
Ai discepoli di Kiko Argüello viene infatti rimproverato il  contrario, cioè di  obbligare i vescovi ad obbedire a ciò  che il Cammino intende dire e fare, in ogni campo."

Il seguito dell'articolo è incentrato sulle "beghe" che riguardano i più potenti movimenti laicali soprattutto nella Capitale, Cammino neocatecumenale, Focolarini, Comunione e Liberazione, Opus Dei, e sulle azioni che questo pontificato ha intrapreso per ridurne un potere ritenuto eccessivo e riportarli al rispetto del carisma originario.

Noi ci soffermiamo su ciò  che ci interessa particolarmente, e cioè sulla dimostrazione  che non è  assolutamente frutto di  una nostra impressione, ma una realtà  riconosciuta dai più  attenti osservatori della politica vaticana, il fatto che Papa Francesco, lo scorso 27 giugno, abbia volutamente espresso una forte critica al Cammino neocatecumenale, approfittando di un evento che Kiko Argüello ha sempre usato per blandire i pontefici e per carpirne lodi e approvazioni, e cioè l'invio delle famiglie neocatecumenali nelle Missio ad Gentes.

Cartellino giallo!

Il Santo Padre, nel suo discorso del 27 giugno 2022,  ha sostanzialmente ribadito le tre "tirate d'orecchie" del suo stesso discorso ai neocatecumenali fatto il 5 maggio 2018, risalente al 18 marzo 2016, ma già pienamente formato il primo febbraio del 2014 quando disse:

«...camminare insieme, come unico gregge, sotto la guida dei Pastori delle Chiese locali. La comunione è essenziale: a volte può essere meglio rinunciare a vivere in tutti i dettagli ciò che il vostro itinerario esigerebbe, pur di garantire l’unità tra i fratelli che formano l’unica comunità ecclesiale, della quale dovete sempre sentirvi parte...»;

«...la necessità di una speciale attenzione al contesto culturale... Tanto più importante sarà il vostro impegno ad "imparare" le culture che incontrerete...»

«La libertà di ciascuno non deve essere forzata, e si deve rispettare anche la eventuale scelta di chi decidesse di cercare, fuori dal Cammino, altre forme di vita cristiana che lo aiutino a crescere nella risposta alla chiamata del Signore».

Nell'articolo de "il venerdì" l'accento cade sulla prima delle raccomandazioni, l'obbedienza ai pastori, che per i neocatecumenali deve piuttosto risolversi in una obbedienza dei pastori al Cammino; è  chiaro che si fa riferimento alla situazione della diocesi di Roma, dove la neocatecumenalizzazione è  a uno stadio avanzato proprio per demerito degli "amici vescovi e cardinali".

Non è improbabile che il severo richiamo al rispetto della cultura e della personalità altrui provenga al Pontefice anche dalla lettura del delirante mamotreto per la preparazione alla Cresima neocatecumenale che sta girando proprio in questi giorni sicuramente nelle diocesi e nelle parrocchie italiane.
 
Attenti, fratelli del Cammino,
che dopo il cartellino giallo, c'è quello rosso!

Preghiamo perché il Pontefice sia in grado di districare questo nodo, questo cappio a scorsoio del Cammino neocatecumenale stretto alla gola delle parrocchie di Roma e di tutto il mondo.

martedì 24 maggio 2022

Lo scandalo!

Denuncio, denunciamo, e denunceremo sempre chiunque offenda, abusi, violi, maltratti e trascuri un piccolo, un debole, un vulnerabile. Lo chiede il Vangelo e la grande e feconda tradizione profetica e della viva e vera predicazione di Gesù e della comunità credente e redenta cristiana. Non ci sono sconti né dimenticanze perché, anche se nell'ambiente kikiano si suole scordarlo agevolmente, Dio è Giusto!

Credono d'essere i padroni della Chiesa...

Purtroppo conosciamo bene le dinamiche neocatecumenali concernenti gli abusi, le trame oscure mirate a mantenere integro il cammino anche a discapito della persona umana. I silenzi, le omissioni e le giustificazioni finalizzate a proteggere chi compie peccati abominevoli contro l'infanzia - e gli indifesi in generale - non ci sono ignoti perché, dalla bocca degli innocenti, si è disvelata nel tempo tutta la tragica verità. Una verità che va affrontata!

Qualche tempo addietro ascoltai l'accorato appello di un padre, Paolo, che illustrava per filo e per segno la sua dolorosa vicenda . Due dei quattro figli di quest'uomo sono stati molestati da un catechista del cammino, mentre un terzo è stato espulso dal seminario da "sua eccellenza" in persona. La motivazione è presto detta, il padre non si è piegato al tentativo di ricatto del vescovo in carica in quel dannato anno, il 2009.

- "O ritiri la denuncia danneggiante il catechista neocatecumenale e, quindi, il cammino, oppure tuo figlio verrà rimosso dal seminario e gli verrà proibita una buona formazione e la soddisfazione della sua vocazione sacerdotale. Qui e altrove!".

E’ tutto un programma, la falsità del verbo della Chiesa in cui operava questo vescovo oramai dimissionato a causa dei suoi scandali, è un filo detestabile di orrori saldamente agganciato al cammino. La sua condotta nel caso in oggetto (poiché non ho intenzione di ampliare le mie valutazioni a sfere che non mi competono. Mi baserò esclusivamente sull'agghiacciante storia che abbiamo intrapreso, notando che la verità si sta dispiegando con il tempo) è fortemente accordata al procedere del cammino in relazione ai casi di violenza, che anche in altri frangenti ci sono stati raccontati.

Sono tredici anni che quest'uomo richiede a gran voce giustizia e verità senza ottenerne assolvimento, perlomeno in apparenza, quindi i colpevoli - il catechista pedofilo, i suoi sostenitori e gli omertosi -  non si rilassino pensando di averla fatta franca perché la Giustizia, quella che si abbraccia alla legge, è sempre dietro l'angolo. Nostro Signore Gesù Cristo non è il dio truce e indifferente del cammino; quello che punisce gli innocenti con fulmini e saette, tragedie, incidenti e divisioni familiari (fede superstiziosa) e premia con abbondanza di doni e protezioni eccezionali i nc osservanti della legge neocatecumenale fedeli alla sua parola (fittizia e kikiana). 

Ma è l'Unico Vero Dio di cui risuona incessante e ferma la Parola:

- “Ma se uno sarà di scandalo a uno di questi piccoli che credono in me, è meglio per lui che gli sia legata al collo una mola asinaria e sia precipitato nel fondo del mare” (Mt 18,6) 

Questo ministro ha tradito la raccomandazione biblica sotto ogni profilo, quello relativo alla pedofilia - dacché è uno dei personaggi che nel caso in esame hanno protetto il violento e impedito il sereno prosieguo della giustizia - e quello pertinente la perdita della fede delle persone semplici. Da allora, la famiglia di Paolo, non entra più in chiesa. Lo sgomento per gli atti scandalosi dei sacerdoti e il dolore per esser stati scacciati dalla chiesa dal parroco che seguiva la loro comunità, ha fatto sì che questa famiglia straziata non entrasse mai più in una chiesa. 

Sarebbe perciò più conveniente per questa gente, il violento e chi, pur rappresentando la Chiesa, ha difeso attivamente il colpevole e danneggiato le vittime, che venisse buttata in fondo al mare, con una grossa pietra legata al collo.

Neppure la giustizia umana, quella dei tribunali, per una serie di motivi potè ristabilire equità e diritto.

 

Ma, pochi giorni fa, la notizia!


 

«La decisione del Santo Padre costituisce l’esito di un approfondito procedimento canonico avviato dalla diocesi nel settembre 2021, a seguito di una investigazione previa, proseguito nella fase diocesana e portato avanti sulla base di indicazioni da parte della Congregazione per il Clero, presso la quale il processo si è concluso al termine della fase apostolica».

Una nota pubblicata sul sito della diocesi di Cassano allo Ionio apre un nuovo squarcio sulla drammatica vicenda della famiglia di Paolo. Uno spiraglio che mette in primo piano la figura di mons. Bertolone, come detto in precedenza sanzionato nel suo ruolo, perchè don Francesco Candia, suo ex segretario, è stato espulso dallo stato clericale e dispensato dagli obblighi sacerdotali. 'Decisione presa direttamente da Papa Francesco giorno 2 maggio e trasmessa il 5 dalla Congregazione per il Clero a monsignor Francesco Savino, attuale vescovo di Cassano all’Jonio'. Il braccio destro di Bertolone ha ottenuto quella che è indubbiamente la pena più grave che la Santa Sede può infliggere. Ed essendo che il nome di questo segretario è saldamente connesso a quello di Bertolone, ed essendo che i tempi dividenti l'una e l'altra pena sono ristretti, è un dato certo che si tengano per mano in una situazione di grave indigenza morale, accomunati da una coscienza degradata. Spero che la giustizia si estenda e abbracci anche la situazione di Paolo e dei suoi bambini. Bambini attualmente ragazzi, che hanno compiuto la maggiore età nella sfiducia più totale verso la Chiesa e i Suoi Ministri.

La denuncia non è contro il Vangelo! Dico questo perché il movimento di Argüello e della Hernàndez ha forgiato una dottrina immorale e perversa che reprime l'idea della denuncia. Tutti noi sappiamo, oramai perfettamente, quanta pressione psicologica compiano i catechisti a danno dei fedeli che dipendono dalla loro parola. Un processo che nasce dall'alto, dai vertici del cammino neocatecumenale. 

Come non alzare la voce contro questo abuso? Come si fa ad asservirsi al silenzio connivente dietro un obbligo o non obbligo giuridico? In quanti hanno compromesso la propria anima pur di non vivere una situazione conflittuale con i catechisti? 

Schivare la giustizia non favorisce la consapevolezza del peccato e consente che il male proliferi e si diffonda. Ma, in effetti, se "il peccato è necessario" come comunica la scienza kikiana, perché mai imboccare la via della legalità e della redenzione spirituale?

Dio è garante e difensore del grido soffocato degli innocenti, ma ciò, ahimè, viene facilmente dimenticato.  

Bisogna essere capaci di strappare all’oblio le testimonianze scomode e  non rimuoverle dalla mente per ‘dormire sonni tranquilli’.

In cammino la protezione di tutti i bambini, giovani e adulti vulnerabili, viene affidata ai catechisti, ai responsabili, alla comunità. Un procedere alquanto pericoloso. 

Maria auxilium christianorum:
"Tu,  terribile come esercito
schierato in battaglia"
San Giovanni Bosco
Se la Chiesa intende applicare contro l'abuso sessuale sui minori il "principio di tolleranza zero", non può evitare di indagare, scandagliare e studiare l'infido contesto neocatecumenale. Ma dopo questo ennesimo scandalo concernente l'ennesimo Vescovo, sono certa che Kiko e il suo mondo osceno, non siano al riparo dalla Santa Giustizia!

Un giorno ebbi un colloquio con un sacerdote che ha vissuto a stretto contatto con il cammino, si discuteva di abusi e ingiustizia. D'un tratto, per giustificare l'azione immonda di un catechista, affermò con voce tonante un concetto dal sapore amaramente kikiano: "noi siamo figli del demonio!".

Quindi mi apparve chiara la motivazione per cui il simbolo del cammino fosse una scala discendente conducente ad una palude mortifera. Se assimili come precetto spirituale un'identità che non coincide alla figliolanza celeste, assumerai di conseguenza una condotta depravata e viziosa che ti farà tollerare addirittura l'abuso. Ho visto intere comunità formate da uomini e donne d'ogni età dar contro alla vittima di una violenza soltanto perché era assetata di giustizia (inconcepibile per la concezione kikiana), e sostenere il catechista molestatore perchè prescelto dal signore. A questo punto è lecito che mi chieda di quale "signore" parlino. 


«Gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvage. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce, perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità, viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio» (Gv. 3, 19-21). 'Ecco dunque che l’amore è effetto della verità, mentre l’odio nasce dalla falsità e dal peccato.'

Da che parte sta chi afferma d'essere sotto il dominio di satana?  


giovedì 14 gennaio 2021

I ciechi nati del cammino neocatecumenale (prima parte)

In quel tempo, venne a Gesù un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!». 
Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!». 
Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. (Mc 1,40-45) 
 

 
Presentiamo, a partire da oggi, alcune considerazioni di Lino Lista (1952-2019) e di Beati Pauperes Spiritu. Prima di cedere loro la parola, riteniamo opportuno presentare Lino a coloro che abbiano scoperto solo di recente il nostro blog:
Ingegnere, poeta e studioso brillante e consequenziale, Lino Lista è soprattutto un buon cattolico innamorato della Verità. Rispettoso della Sacra Tradizione, della Sacra Scrittura, del Magistero Bimillenario, quindi della Santa Madre Chiesa Cattolica, ha sempre operato disponendo al servigio degli altri il dono divino che gli è stato conferito: un intelletto prodigioso congiunto a una profonda sensibilità.
Lino Lista ha di già trattato l'affaire Cammino (insensate interpretazioni di racconti evangelici, simbolismi, gergo, icone, canti, scrutini di passaggio,  strategie formative, rituali vari) nel saggio «Il fango e il segreto», pubblicato nel 2015 dalla Edizioni Segno -, ma con le considerazioni che pubblichiamo a partire da oggi ci riserva un'ulteriore sorpresa, un compendio degli errori neocatecumenali ove ne evidenzia l’eterodossia riproponendone la corretta dottrina cristiano-cattolica. 
Con il presente lavoro si intende fissare ciò che il Cammino è stato per circa cinquant'anni. Lo si farà prioritariamente presentando le catechesi e gli scrutini della tappa Traditio, basati sulla mistificazione di Gv 9. Lo stesso Kiko definisce come "tempo del Cammino" e "immagine del Cammino" la sua interpretazione di Gv 9, una sequenza di manipolazioni del Vangelo che non ha simili nella storia dell'esegesi neotestamentaria: il criterio di presentazione, quindi, non è arbitrario -.        

Di seguito la prima parte della stringata sequenza di brani estrapolati dall'opera in questione di Lino Lista.


Storia del Cammino, delle approvazioni vantate e delle critiche ricevute. 
Il Cammino neocatecumenale: un cavallo di Troia nella Chiesa 
«Si tratta di un fenomeno molto triste e complesso. Per dirla apertamente: [Il Cammino Neocatecumenale] è un cavallo di Troia nella Chiesa. Li conosco molto bene perché per loro sono stato delegato apostolico per parecchi anni in Kazakhstan, a Karagandà. E ho assistito alle loro Messe e ai loro incontri, e ho letto gli scritti di Kiko, il loro fondatore, per cui li conosco bene. Parlando apertamente, senza diplomazia, dico che il Neocatecumenato è una comunità Protestante-Ebraica all'interno della Chiesa, che di cattolico ha solo la decorazione».
L'opinione sul fenomeno "molto triste e complesso", motivata dalla conoscenza che egli possiede del CNC, fu espressa da monsignor Athanasius Schneider nel corso di una intervista rilasciata nel marzo 2016 a Dániel Fülep del Centro John Henry Newman.

Coloro che non hanno approfondito la questione possono, a causa della martellante propaganda della lobby neocatecumenale e dei media cattolici che lo appoggiano, ritenere che il Cammino sia stato destinatario esclusivamente di lodi da parte di papi, cardinali, vescovi e sacerdoti. In realtà, e da decenni, non è così: le critiche alla dottrina iniziatica neognostica, alle prassi liturgiche che deviano dall'Ordinamento Generale del Messale Romano, alla consuetudine di sfigurare l'estetica delle parrocchie dove si insedia con le architetture, l'iconografia e gli addobbi creati dal fondatore Kiko Arguello, al rituale degli scrutini che violano il foro interno dei seguaci, arrivano da ogni dove e non soltanto da ambienti tradizionalisti. Ovunque il CNC si è introdotto, ha generato fratture con i credenti "non adulti nella fede". Proprio così: "non adulti nella fede"; basterebbe da sola questa locuzione svilente, con la quale i neocatecumenali definiscono i cattolici esterni al Cammino, a generare un inconciliabile contrasto.

L'arcano

Per lungo tempo il CNC si è diffuso agendo nel silenzio e nel segreto. Nel contempo, sin dagli ultimi anni '60 quando il movimento si insediò a Roma, il proselitismo del Cammino è stato attuato essenzialmente nelle parrocchie mediante esortazioni a partecipare alle prime quindici catechesi, sia con inviti formulati dagli amboni nel corso delle Messe sia con manifesti attaccati all'esterno delle chiese. Successivamente alla fase di proselitismo e dei quindici incontri (fase nella quale è massima l'apertura al prossimo dei neocatecumenali, un vero e proprio love bombing) già le neo-costituite piccole comunità vengono chiuse alla comunità parrocchiale più ampia. In coloro che accettano di proseguire nel percorso strutturato a gradi, infatti, è indotta la convinzione che occorra mantenere nascosti gli insegnamenti e le prassi dell'itinerario iniziatico neocatecumenale. È lo stesso Kiko, nel suo catechismo, a raccomandarlo varie volte: "Questo non dovete dirlo alla gente", "Non dite nulla di tutte queste cose". Il Cammino riferisce di rifarsi alle comunità cristiane dei primi secoli e il nascondimento delle attività viene motivato con il richiamo alla “disciplina degli arcani” (della cui esistenza, peraltro, mancano prove per i primi duecento anni di cristianesimo; per i tre successivi si trattò presumibilmente di prudenza dovuta alle persecuzioni e semplicemente di una formazione di tre anni dei non battezzati, ai quali non era consentito di assistere alla parte centrale della celebrazione eucaristica né di venire a conoscenza dei Sacramenti). In ogni modo, il riferimento al catecumenato primitivo appare fuori luogo giacché il movimento di Kiko Argüello si è sviluppato attingendo massimamente tra i cattolici praticanti, battezzati e comunicati. Il cosiddetto arcano del CNC, che non per caso concerne ogni aspetto del movimento, appare dunque funzionale più alla segretazione della dottrina e delle pratiche invece che al recupero di una disciplina delle origini, considerata dai più mitologica. Infine, in cauda venenum – una coda non mostrata nella fase di proselitismo e nelle quindici catechesi iniziali – la durata del Cammino neocatecumenale è di circa trent'anni!

Dal 1972 fino ai primi anni del terzo millennio i neocatecumenali hanno utilizzato un proprio catechismo, costituito da tredici volumi per migliaia di pagine, tutte sbobinate da registrazioni degli insegnamenti orali tenuti da Kiko e dalla cofondatrice Carmen Hernández. I contenuti di tali volumi (definiti mamotreti oppure Orientamenti alle équipe di catechisti) per quasi tre decenni non furono sottoposti ad alcun controllo di ortodossia da parte delle Congregazioni vaticane competenti. Anzi: dell'esistenza dei mamotreti – tradotti alla lettera nelle lingue dei numerosi Paesi dove il Cammino si andava diffondendo e imparati a memoria dai catechisti in ogni luogo – a lungo fu negata l'esistenza. Nelle intenzioni dei fondatori i mamotreti dovevano restare occultati: la facondia delle equipe di evangelizzatori neocatecumenali è stata sempre motivata con la costante illuminazione che lo Spirito Santo donerebbe loro. Dal 1997 al 2003 il catechismo neocatecumenale fu revisionato e corredato di note (correttive più che esplicative) dalla Congregazione per la Dottrina della Fede; le numerose eterodossie in esso contenute furono pesantemente corrette e in molti casi del tutto cancellate, un atteggiamento, quello delle Eminenze, che stride parecchio con la vulgata neocatecumenale che parla esclusivamente di “approvazioni”. Nemmeno le rettifiche alle numerose eterodossie dei mamotreti furono pubblicizzate; se non fosse stato grazie a dissenzienti romani di un livello alto, i quali ritennero giusto divulgare sia i mamotreti originali sia i revisionati, le correzioni della Chiesa ancora sarebbero immerse nel segreto [...].

Le confutazioni di ecclesiastici alla dottrina del Cammino […]

Daniel Lifschitz, un ex catechista neocatecumenale itinerante in vari Paesi esteri, in una sua biografia racconta un aneddoto tanto divertente quanto significativo.
"Una sera, mentre père Elie faceva visite ai suoi numerosi parrocchiani, preparavamo la catechesi dell’indomani nel suo salotto e, terminata la lettura – la conoscevamo già tutti a memoria e per me era diventata una gran noia – nascosi il mio mamotreto sotto il cuscino di un divano".
«Ecco, da dove da dove tirate fuori la vostra parlantina! Ora ho capito chi siete: siete tutti dei pappagalli!», ironizzò padre Elie dopo aver rinvenuto il tomo, con il quale si potevano spiegare la sapienza e l'unità di intenti degli evangelizzatori neocatecumenali, i quali parlano sempre a braccio.
Il testo dimenticato da Daniel sotto un cuscino è il medesimo che il Servo di Dio mons. Pier Carlo Landucci, teologo e autore di numerosi saggi che godettero di un'ampia diffusione, riuscì a ottenere e fotocopiare con uno stratagemma. In un ampio e dettagliato studio, mons. Landucci espose la "qualità negativa del movimento: il segreto, l’esoterismo".

"Non c'è alcuna posizione dottrinale o pratica cattolica che non sia gravemente deformata. Il tutto presentato con impressionante grossolanità e confusione teologica e biblica, congiunte all'ostentato atteggiamento di acuta riscoperta e di suggestionanti prospettive di personale, elitario impegno e sacrificio", scrisse mons. Landucci di quel catechismo che, oramai, pur essendo privo di ogni approvazione e correzione, era stato diffuso in migliaia di copie e nelle principali lingue.

Da mons. Landucci nei primi anni '80 fino a oggi numerosissime sono state, nel mondo intero, le prese di posizione avverse alla dottrina e alle prassi liturgiche ed extraliturgiche neocatecumenali. Non basterebbe un casellario a contenerle tutte. Nel tempo, da Bruno Foresti vescovo di Brescia all'arcivescovo di Firenze cardinale Silvano Piovanelli, dal cardinale dell'arcidiocesi di Palermo Salvatore Pappalardo all'arcivescovo di Westminster e presidente della Commissione Episcopale dell'Inghilterra e del Galles fino al vescovo di Takamatsu mons. Osamu Mizobe, dal vescovo di Clifton a monsignor Bommarito arcivescovo di Catania fino al cardinale Raymond Leo Burke Prefetto del Tribunale del Vaticano, decine e decine sono le autorità ecclesiastiche che hanno contestato il Cammino, talvolta sospendendone le attività. Negli ultimi mesi ciò è accaduto nell'isola di Guam e nella diocesi di Lancaster; a Guam l'inviato dal Papa arcivescovo Michael J. Byrnes ha bloccato per un anno la formazione di nuove comunità; sia a Guam sia nella diocesi di Lancaster (vescovo Michael G. Campbell) i neocatecumenali sono stati destinatari di lettere pastorali nelle quali si impone loro di celebrare l'Eucarestia conformemente all'Ordinamento Generale del Messale Romano. Nel settembre 2017 l’arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, presidente della Conferenza episcopale abruzzese e molisana, ha pubblicamente richiamato i neocatecumenali che avevano programmato le loro missioni evangelizzatrici senza richiedere l'autorizzazione del vescovo.

Tutto ciò, e tanto altro, è sempre stato omesso dalla propaganda del Cammino; nelle comunità locali, dove gli interventi critici e le prescrizioni non possono essere nascoste, le disposizioni pastorali sono state invece presentate come persecuzioni da parte di "faraoni" (in tal modo, nel gergo neocatecumenale, sono definite le personalità che disapprovano taluni aspetti del CNC).

Nell'elenco precedente, al fine di dedicargli lo spazio che merita, si è volutamente tenuto fuori il nome del sacerdote che maggiormente si è impegnato nella confutazione del CNC: il compianto teologo passionista Enrico Zoffoli. Anche padre Zoffoli potette leggere il primo tomo degli insegnamenti neocatecumenali solo perché gli era stato consegnato da un suo confratello, padre Vittorio Lucchetti, che ne entrò in possesso grazie alla solita sbadataggine di un catechista neocatecumenale che lo aveva dimenticato in una parrocchia. Fu l'analisi del volume "Orientamenti alla equipe di catechisti per la Fase di conversione” che sospinse padre Zoffoli a intraprendere una eroica battaglia contro la dottrina di Kiko e Carmen. Una battaglia che lo portò a essere rimproverato da personalità ai vertici della Chiesa. 


(fine prima parte - segue)

martedì 28 gennaio 2020

Un altro Vescovo "amico del Cammino" accusato di pedofilia

La "Comunione seduti"
nella Cattedrale 
di St.James
(a Brooklyn); celebrante

 il vescovo Nicholas DiMarzio
Dopo Apuron, McCarrick, Pell, un altro vescovo “patrono del Cammino” sale ai disonori della cronaca per accuse di pedofilia


Ci rammaricavamo del fatto che, purtroppo, presuli e addirittura cardinali non solo tollerassero il Cammino Neocatecumenale nelle proprie diocesi, ma ne fossero addirittura dei padrini e dei sostenitori.

D'altronde, sappiamo che, da sempre, i due fondatori Kiko Argüello e Carmen Hernández hanno usato ogni mezzo ed ogni blandizie per accreditarsi presso vescovi, cardinali e pontefici di Santa Romana Chiesa, ma sappiamo anche che solo alcuni alti prelati possono essere definiti complici del Cammino Neocatecumenale; molte altre amicizie, invece, come quelle dei Pontefici, sono solo frutto della fantasia, della furbizia e della loquacità dei due laici spagnoli.
Però purtroppo alcuni vescovi e cardinali si sono dimostrati per anni, amici del Cammino Neocatecumenale, presenti alla Domus Galileae e alle parate kikiane in moltissime occasioni, ma soprattutto quinte colonne del Cammino nelle proprie diocesi e in Vaticano.

Ebbene, sarà un caso? Questa "pattuglia acrobatica" di Vescovi affetta da miopia cronica al punto di non accorgersi dei danni materiali e spirituali inflitti ai fedeli nell'ambito di questo "itinerario" purtroppo interno alla Chiesa Cattolica, pare essere preda di qualche altro vizio inconfessabile.

La pedofilia per esempio era uno dei vizi (non il solo) del fratello Antony Sablan Apuron, ex Vescovo di Guam, che addirittura "camminava" sotto la guida di catechisti del Cammino, e da essi faceva guidare la propria diocesi;

L'efebofilia era una caratteristica pure del cardinale Theodore McCarrick, ridotto ora allo stato laicale, grande amico e patrono del Cammino, addirittura ospite fisso presso un Seminario Redemptoris Mater quando ormai era cosa universalmente risaputa la sua passione, non sopita con l'età, per la carne fresca dei giovani seminaristi.

Un altro cardinale accusato di pedofilia e già condannato, è l'australiano George Pell, ospite gradito e molto presente presso la Domus Galileae di Kiko Argüello.

E siamo a tre. Ma l'elenco, scriveva Donna Carson in un suo profetico articolo, è suscettibile di continui aggiornamenti.
A questi vescovi "galeotti" per "troppo amore" verso i piccoli, si è aggiunto infatti recentemente il vescovo di Brooklyn Nicholas DiMarzio, altro fiore all'occhiello della massoneria episcopale (ha fatto carriera grazie al sullodato McCarrick) che fa da appoggio alla sopravvivenza ed allo sviluppo del Cammino Neocatecumenale.

In particolare, DiMarzio ha partecipato alla convivenza per aspiranti seminaristi detta “Merkabah” a Porto San Giorgio, presso il Centro Internazionale del Cammino Neocatecumenale; in tale occasione ha "avuto la grazia di mettere la mano nella borsa di velluto messa sull'altare e di estrarre -a caso- le reliquie di un santo che sarebbe diventato il Patrono del nuovo Seminario di Brooklyn".

(Nostra nota a margine: nel corso delle “Merkabah”, non solo le estrazioni a sorte delle destinazioni dei seminaristi sono farlocche, visto che i figli di catechisti e vip del Cammino vanno in destinazioni eccellenti, i poveracci in posti improponibili in capo al mondo, ma anche la pesca delle reliquie è posticcia. Infatti lo stesso Kiko ammette di avere, in quella borsa di velluto, delle reliquie di santi del tutto sconosciuti, ma questa volta invece, in onore del Vescovo di Brooklyn, la reliquia risulta essere addirittura di sant'Alfonso de Liguori).
Ma torniamo alle recenti vicende del vescovo Nicholas DiMarzio, amico del Cammino e pescatore di reliquie: pochi mesi fa, inviato infatti in visita ispettiva presso il Vescovo Malone, che aveva protetto alcuni sacerdoti in odore di pedofilia, egli stesso viene accusato di aver abusato di un proprio chierichetto.
Alcuni particolari della vicenda li traiamo da un articolo della Gazzetta del Sud:
Un mese dopo essere stato incaricato da Papa Francesco di indagare su un altro porporato coinvolto nel cover-up dello scandalo della pedofilia, il vescovo di Brooklyn Nicholas DiMarzio è stato accusato a sua volta di aver ripetutamente molestato un chierichetto durante il suo mandato sacerdotale negli anni Settanta in New Jersey. Mitchell Garabedian, l’avvocato che aiutò il «Boston Globe" nell’inchiesta premio Pulitzer che portò in luce decenni di abusi sessuali da parte del clero, ha informato le gerarchie cattoliche del New Jersey che sta preparandosi a sporgere denuncia per conto di un cliente, Mark Matzek, che oggi ha 56 anni, e che sostiene di essere stato molestato da DiMarzio e da un altro prete, oggi defunto, quando ne aveva undici e serviva messa nella parrocchia di St. Nicholas a Jersey City.(…) Nella lettera l’avvocato chiede per il suo cliente 20 milioni di dollari di danni. In ottobre il Papa aveva scelto DiMarzio per indagare sulla diocesi di Buffalo, il cui vescovo Richard Malone era stato criticato per come aveva insabbiato lo scandalo, tenendo ad esempio un raccoglitore segreto in cui erano elencati i preti accusati di molestie e avendo espresso più preoccupazione per la sua reputazione personale che per la rimozione di un prete da lui definito «un cucciolo malato».
I cuccioli malati qui sembrano essere molti, troppi; e, sarà una coincidenza?
Sono per lo più grandissimi amici del Cammino Neocatecumenale.
Noi non crediamo alle coincidenze, ma siamo molto più propensi a credere, in sintonia con il vecchio adagio popolare "dimmi con chi vai e ti dirò chi sei", che i prelati amici del Cammino abbiano più di un peccato inconfessabile e che sia questo il motivo della propria affinità elettiva con il Cammino Neocatecumenale.

Siamo altresì convinti, per la casistica ormai sempre più numerosa che sta venendo alla luce, che l'abuso, e segnatamente l'abuso sessuale, non sia un incidente di percorso, ma faccia parte del codice genetico del Cammino Neocatecumenale.


    giovedì 2 gennaio 2020

    Palermo: parrocchia della “Sacra Famiglia”, il Parroco resta unito al suo Vescovo mentre i neocatecumenali "brigano" invano.

    Di solito, quando in una prolifica parrocchia neocatecumenalizzata, muore o si sostituisce il parroco, i catechisti responsabili brigano per fare in modo che vi sia inviato un prete totalmente “Neo” affinché non venga disturbato il predominio e il controllo della comunità religiosa da parte del Cammino senza tenere in alcun conto gli eventuali bisogni dei parrocchiani: in ogni occasione deve risaltare il Cammino e la sua presunta grandezza o la sua presupposta bellezza e i suoi autoreferenziali “frutti”.

    Naturalmente, il frutto più importante da salvaguardare è sempre quello economico: nella fattispecie la gestione delle collette e delle decime che non devono, in assoluto, essere resocontati in nessun modo. In questa “acqua inquinata” o mondo parallelo, viene allevato e vive l’adepto neocatecumenale istruito al pensiero unico, alla cosiddetta “nuova estetica” generata dalla mente disturbata (vedi precedenti interventi sul blog da parte di psichiatri di chiara fama) di un esaltato artista fallito in cerca di gloria e.… denaro.

    Mons. Corrado Lorefice
    dal 5 dicembre 2015
    Arcivescovo Metropolita di Palermo,
    nonché primate di Sicilia.

    Questo incipit è necessario per comprendere cosa stia succedendo nella Parrocchia della “Sacra Famiglia” di Palermo storicamente neocatecumenalizzata fino dagli inizi degli anni settanta da una equipe itinerante di Roma.
    Parrocchia Sacra Famiglia, di Palermo

    Ogni anno le "catechesi iniziali" del Cammino – a volte due (Quaresima e Avvento) –, vedevano la nascita di comunità neocat numerose, qualche volta addirittura gemelle. In questa Parrocchia sono sorti molti itineranti e famiglie in missione in Germania e Inghilterra sin dalla prima ora. Tra questi si annovera l’arrogante Salvatore Morfino, cantore pedissequo a Kiko e a lui vicino in ogni convivenza, responsabile del Cammino in Sicilia e Calabria; Daniele Lifschitz, ebreo di nascita trapiantato in Svizzera e neocatecumenalizzato a Palermo, itinerante prima in Sicilia e dopo negli Stati Uniti d’America dove si è incontrato e scontrato con il famigerato Giuseppe Gennarini. Lifschitz, pittore e scrittore affermato – cosa che gli provocò (chissà perché?) una aperta avversione da parte di Kiko – finito il Cammino ebbe l’ardire di predire che, con quelle effimere basi teoriche e pratiche, l’esperienza neocatecumenale si sarebbe lentamente estinta (profezia quanto mai veritiera!). Di rimando Kiko e Carmen, cattivi e malvagi profeti, gli preannunziarono catastrofi e malefici di ogni sorta che ancora, grazie a Dio, sono rimaste completamente disattese.

    Don Paul, originario dello Zambia,
    ordinato nel 2001, e nella
    parrocchia Sacra Famiglia da 2009-2019
    Alle morte del Parroco richiedente Cammino, la Diocesi si ritrovò con il serio problema di chi potesse avvicendarsi nella guida di una Parrocchia già conosciuta per chiusura comunionale e ritrosia verso le direttive vescovili. Dopo alcuni anni di stallo, fu incaricato un Parroco non neocatecumenale. Mai fu disposto a frequentare le "catechesi iniziali" del Cammino e quantomeno a far parte di una qualsiasi comunità. Così, quando con gioia dei caporioni fu trasferito in altro luogo, pensarono di risolvere la questione con un prete (pardon, presbitero) proveniente dal seminario neocatecumenale “Redemptoris Mater” di Roma, e che, in quanto africano, avrebbe dovuto essere riconoscente e sottomesso al Cammino che lo aveva elevato a tale posizione nell’ambito della Chiesa. Se si conoscono i formatori e il cursus studiorum, e io ne ho piena contezza, che hanno i seminaristi del summenzionato “seminario diocesano missionario” (denominazione volutamente aggiunta per ingannare anche i Vescovi ed accedere alle prebende diocesane), se ne comprende quale possa esserne valenza e qualità presbiterali. Repressi, arroganti, altezzosi (tanti ne ho conosciuti), tutto gli è dovuto ma tutto devono chiedere tramite i loro catechisti, ciò non per “Comunione” ma affinché possano essere tenuti sotto controllo e sotto ubbidienza (a Kiko, naturalmente, non di certo al Vescovo!).

    Tutto ciò io non lo racconto per sentito dire, ma perché sono fatti di cui sono testimone e che ho vissuto direttamente sulla mia pelle in tantissimi anni di “cammino”, (non per niente mi chiamo Veterano!).

    Ma ecco che, il nuovo parroco “Neo”, passati i primi anni della “luna di miele”, si sveglia – Deo Gratias – e comincia a capire che tante cose non vanno bene in parrocchia e gli scontri con i responsabili e catechisti si fanno sempre più frequenti.
    Dopo la morte di Franco Voltaggio, grosso super-catechista neocatecumenale di Roma, e il ritiro dalle scene - già da un bel po' di tempo - di Morfino, a causa della grave malattia che lo ha portato alla morte, il parroco si trovò a tentare di dialogare con l’arcinoto archistar Mattia del Prete che, per arroganza saccenza e superbia, non si lascia battere da nessuno. A questo punto, il povero prete (pardon, presbitero), si rende conto che litigi e ingovernabilità della Parrocchia non erano problemi di specificità locale, ma che sono nella struttura dell’intero Cammino, e non gli rimane altro da fare che rivolgersi (ed era ora!), all’Arcivescovo della diocesi, mons. Corrado Lorefice. (vedi nota sotto)

    I due hanno avuto un lungo colloquio, di certo molte cose il Vescovo già le conosceva, ed alla fine ne ebbe una serie di indicazioni che, il povero Don, ebbe cura di appuntarsi per iscritto, note che, giunto in Parrocchia sentì il dovere di promulgare a tutti i responsabili e catechisti appositamente convocati ad inizio dicembre.

    Saloncino neocatecumenale,
    dal sito web ufficiale della parrocchia
    Grazie a “Sentinella”, un lettore di questo blog, possiamo presentare qui il testo del volantino delle indicazioni del vescovo Lorefice, indicazioni ricevute direttamente dal Parroco don Paul. (vedi testo sotto)

    Il risvolto della cosa è semplicemente impressionante e vergognoso. Dai vertici della Parrocchia si è subito sparsa la falsa diceria secondo la quale il Parroco sarebbe andato a lamentarsi dal Vescovo perché, essendo “africano” (precisamente dallo Zambia) soffrirebbe di complesso d’inferiorità non solo verso i "catechisti" neocatecumenali, ma anche verso i più innocui fratelli di comunità. Hanno messo anche in giro la voce che quelle indicazioni non proverrebbero dal Vescovo ma sarebbero state scritte da lui stesso in quanto è ciò che vorrebbe succedesse nella sua Parrocchia, cioè che lui (guardatene l’ardire) vorrebbe prenderne la guida (!).

    Altra saletta in plexiglass
    Effetto finale: nessuno più considera il Parroco fratello di comunità perché traditore. In compenso continuano a fare ciò che vogliono ed hanno fatto da sempre e cioè seguire le indicazioni dei "catechisti" neocat romani e dare a loro onore, gloria e ubbidienza cieca, con buona pace di ciò che loro stessi affermano nello pseudo-Statuto e pseudo-Direttorio mai ufficialmente pubblicato che descriverebbero il Cammino come una "iniziazione cristiana a servizio dei Vescovi" e, di conseguenza, a servizio del Parroco.
    Se non ci fosse da piangere ci sarebbe persino da ridere…

    (da Veterano e M.i.B.)



    INDICAZIONI DEL VESCOVO LOREFICE
    PER LE C.N.C DELLA PARROCCHIA S.FAMIGLIA di Palermo
    3 dicembre 2019

    Chi non è d'accordo è chiamato ad affrontare direttamente l'Arcivescovo.
    1 PASQUA: (Veglia e Triduo)
    Si fa riferimento al Decreto.

    2 VEGLIA DI PENTECOSTE:
    Non ho rilasciato nessun Decreto, dice il Vescovo.
    Ma si fa la Veglia di Pentecoste in Parrocchia per tutte le comunità.

    3 Nessuna Veglia di Pentecoste negli alberghi.
    Domenica di Pentecoste si segua il programma delle comunità per le convivenze.

    4 DENARO
    Massima trasparenza e contabilità per tutte le persone che gestiscono il denaro dei fedeli (preti e laici).
    Alla S.Famiglia va informato il Parroco per le RACCOLTE che si fanno in Comunità (eccetto per le raccolte normali prestabilite per gestire la comunità). Di tutte le raccolte per varie iniziative il Parroco va informato:
    1. Quanto si è raccolto
    2. e la destinazione
    5 CHI HA L'AUTORITÀ IN PARROCCHIA?
    1. Il Vescovo - È il PASTORE (al quale si deve obbedienza)
    2. Il Parroco - partecipa alla missione del Vescovo come Pastore in una Parrocchia - (si deve obbedire)
    3. Tutti gli altri laici in Parrocchia in comunione con il Parroco collaborano anche loro per guidare i fedeli ciascuno secondo il carisma della realtà (in comunione con il Parroco e il Vescovo partecipano alla missione in Parrocchia di guidare i fedeli che il Vescovo ha affidato al Parroco come PASTORE)
    4. Nessuno deve COMANDARE sui fedeli in Parrocchia sia all'interno della Parrocchia o dall'esterno della medesima. (Se non in comunione con il Parroco e il Vescovo).
    6 IL Cammino Neocatecumenale È NELLA PARROCCHIA.
    1. La Parrocchia S. Famiglia non è "la Parrocchia neocatecumenale" - È la Parrocchia "CON le comunità".
    2. La parrocchia è una proprietà della Diocesi quindi del Vescovo.
    3. Le C.N.C. sono dentro la Parrocchia. Questo significa per loro accettare che "Esiste la comunione gerarchica" Papa, Vescovo, Parroco, Laici.
    4. Se non si osserva questo – dice il Vescovo - Posso venire tranquillamente in Parrocchia a dichiarare tutti quanti come una "SETTA RELIGIOSA" che segue un GURU. Quindi fuori dalla "comunione ecclesiale".
    7 LE OPERE ORDINARIE E STRAORDINARIE DELLA STRUTTURA PARROCCHIALE.
    1. Sono approvate da me Arcivescovo e gli uffici competenti della Curia.
    2. Sono tutti chiamati a contribuire nella raccolta fondi. È il Vescovo che lo Vuole e lo approva. Ogni fedele secondo la propria capacità, non usando indifferenza.
    3. Diaconi, Accoliti, Ministri Straordinari, Resp. Comunità (se sono nella comunità sono doni della Chiesa, e non vanno disprezzati (lo dice S. Paolo quando parla del Corpo di Cristo - Assemblea)
    8 Per la distribuzione dell'Eucaristia :
    Si seguano le indicazioni che la Chiesa ha già stabilito nei libri Liturgici Ufficiali, come guida per fare bene il servizio nella celebrazione Eucaristica.

    * * *


    Vien da concludere: Beccatevi questa! Finalmente musica per le nostre orecchie!
    E si dimostra che non ci vuole poi tanto!
    Come vorremmo che simili eventi si moltiplicassero per ogni dove!
    Una specie di assedio al gran Kikolone arroccato nel suo malmesso fortino, e vediamo quanto resistono!

    (nota)