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giovedì 14 gennaio 2021

I ciechi nati del cammino neocatecumenale (prima parte)

In quel tempo, venne a Gesù un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!». 
Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!». 
Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. (Mc 1,40-45) 
 

 
Presentiamo, a partire da oggi, alcune considerazioni di Lino Lista (1952-2019) e di Beati Pauperes Spiritu. Prima di cedere loro la parola, riteniamo opportuno presentare Lino a coloro che abbiano scoperto solo di recente il nostro blog:
Ingegnere, poeta e studioso brillante e consequenziale, Lino Lista è soprattutto un buon cattolico innamorato della Verità. Rispettoso della Sacra Tradizione, della Sacra Scrittura, del Magistero Bimillenario, quindi della Santa Madre Chiesa Cattolica, ha sempre operato disponendo al servigio degli altri il dono divino che gli è stato conferito: un intelletto prodigioso congiunto a una profonda sensibilità.
Lino Lista ha di già trattato l'affaire Cammino (insensate interpretazioni di racconti evangelici, simbolismi, gergo, icone, canti, scrutini di passaggio,  strategie formative, rituali vari) nel saggio «Il fango e il segreto», pubblicato nel 2015 dalla Edizioni Segno -, ma con le considerazioni che pubblichiamo a partire da oggi ci riserva un'ulteriore sorpresa, un compendio degli errori neocatecumenali ove ne evidenzia l’eterodossia riproponendone la corretta dottrina cristiano-cattolica. 
Con il presente lavoro si intende fissare ciò che il Cammino è stato per circa cinquant'anni. Lo si farà prioritariamente presentando le catechesi e gli scrutini della tappa Traditio, basati sulla mistificazione di Gv 9. Lo stesso Kiko definisce come "tempo del Cammino" e "immagine del Cammino" la sua interpretazione di Gv 9, una sequenza di manipolazioni del Vangelo che non ha simili nella storia dell'esegesi neotestamentaria: il criterio di presentazione, quindi, non è arbitrario -.        

Di seguito la prima parte della stringata sequenza di brani estrapolati dall'opera in questione di Lino Lista.


Storia del Cammino, delle approvazioni vantate e delle critiche ricevute. 
Il Cammino neocatecumenale: un cavallo di Troia nella Chiesa 
«Si tratta di un fenomeno molto triste e complesso. Per dirla apertamente: [Il Cammino Neocatecumenale] è un cavallo di Troia nella Chiesa. Li conosco molto bene perché per loro sono stato delegato apostolico per parecchi anni in Kazakhstan, a Karagandà. E ho assistito alle loro Messe e ai loro incontri, e ho letto gli scritti di Kiko, il loro fondatore, per cui li conosco bene. Parlando apertamente, senza diplomazia, dico che il Neocatecumenato è una comunità Protestante-Ebraica all'interno della Chiesa, che di cattolico ha solo la decorazione».
L'opinione sul fenomeno "molto triste e complesso", motivata dalla conoscenza che egli possiede del CNC, fu espressa da monsignor Athanasius Schneider nel corso di una intervista rilasciata nel marzo 2016 a Dániel Fülep del Centro John Henry Newman.

Coloro che non hanno approfondito la questione possono, a causa della martellante propaganda della lobby neocatecumenale e dei media cattolici che lo appoggiano, ritenere che il Cammino sia stato destinatario esclusivamente di lodi da parte di papi, cardinali, vescovi e sacerdoti. In realtà, e da decenni, non è così: le critiche alla dottrina iniziatica neognostica, alle prassi liturgiche che deviano dall'Ordinamento Generale del Messale Romano, alla consuetudine di sfigurare l'estetica delle parrocchie dove si insedia con le architetture, l'iconografia e gli addobbi creati dal fondatore Kiko Arguello, al rituale degli scrutini che violano il foro interno dei seguaci, arrivano da ogni dove e non soltanto da ambienti tradizionalisti. Ovunque il CNC si è introdotto, ha generato fratture con i credenti "non adulti nella fede". Proprio così: "non adulti nella fede"; basterebbe da sola questa locuzione svilente, con la quale i neocatecumenali definiscono i cattolici esterni al Cammino, a generare un inconciliabile contrasto.

L'arcano

Per lungo tempo il CNC si è diffuso agendo nel silenzio e nel segreto. Nel contempo, sin dagli ultimi anni '60 quando il movimento si insediò a Roma, il proselitismo del Cammino è stato attuato essenzialmente nelle parrocchie mediante esortazioni a partecipare alle prime quindici catechesi, sia con inviti formulati dagli amboni nel corso delle Messe sia con manifesti attaccati all'esterno delle chiese. Successivamente alla fase di proselitismo e dei quindici incontri (fase nella quale è massima l'apertura al prossimo dei neocatecumenali, un vero e proprio love bombing) già le neo-costituite piccole comunità vengono chiuse alla comunità parrocchiale più ampia. In coloro che accettano di proseguire nel percorso strutturato a gradi, infatti, è indotta la convinzione che occorra mantenere nascosti gli insegnamenti e le prassi dell'itinerario iniziatico neocatecumenale. È lo stesso Kiko, nel suo catechismo, a raccomandarlo varie volte: "Questo non dovete dirlo alla gente", "Non dite nulla di tutte queste cose". Il Cammino riferisce di rifarsi alle comunità cristiane dei primi secoli e il nascondimento delle attività viene motivato con il richiamo alla “disciplina degli arcani” (della cui esistenza, peraltro, mancano prove per i primi duecento anni di cristianesimo; per i tre successivi si trattò presumibilmente di prudenza dovuta alle persecuzioni e semplicemente di una formazione di tre anni dei non battezzati, ai quali non era consentito di assistere alla parte centrale della celebrazione eucaristica né di venire a conoscenza dei Sacramenti). In ogni modo, il riferimento al catecumenato primitivo appare fuori luogo giacché il movimento di Kiko Argüello si è sviluppato attingendo massimamente tra i cattolici praticanti, battezzati e comunicati. Il cosiddetto arcano del CNC, che non per caso concerne ogni aspetto del movimento, appare dunque funzionale più alla segretazione della dottrina e delle pratiche invece che al recupero di una disciplina delle origini, considerata dai più mitologica. Infine, in cauda venenum – una coda non mostrata nella fase di proselitismo e nelle quindici catechesi iniziali – la durata del Cammino neocatecumenale è di circa trent'anni!

Dal 1972 fino ai primi anni del terzo millennio i neocatecumenali hanno utilizzato un proprio catechismo, costituito da tredici volumi per migliaia di pagine, tutte sbobinate da registrazioni degli insegnamenti orali tenuti da Kiko e dalla cofondatrice Carmen Hernández. I contenuti di tali volumi (definiti mamotreti oppure Orientamenti alle équipe di catechisti) per quasi tre decenni non furono sottoposti ad alcun controllo di ortodossia da parte delle Congregazioni vaticane competenti. Anzi: dell'esistenza dei mamotreti – tradotti alla lettera nelle lingue dei numerosi Paesi dove il Cammino si andava diffondendo e imparati a memoria dai catechisti in ogni luogo – a lungo fu negata l'esistenza. Nelle intenzioni dei fondatori i mamotreti dovevano restare occultati: la facondia delle equipe di evangelizzatori neocatecumenali è stata sempre motivata con la costante illuminazione che lo Spirito Santo donerebbe loro. Dal 1997 al 2003 il catechismo neocatecumenale fu revisionato e corredato di note (correttive più che esplicative) dalla Congregazione per la Dottrina della Fede; le numerose eterodossie in esso contenute furono pesantemente corrette e in molti casi del tutto cancellate, un atteggiamento, quello delle Eminenze, che stride parecchio con la vulgata neocatecumenale che parla esclusivamente di “approvazioni”. Nemmeno le rettifiche alle numerose eterodossie dei mamotreti furono pubblicizzate; se non fosse stato grazie a dissenzienti romani di un livello alto, i quali ritennero giusto divulgare sia i mamotreti originali sia i revisionati, le correzioni della Chiesa ancora sarebbero immerse nel segreto [...].

Le confutazioni di ecclesiastici alla dottrina del Cammino […]

Daniel Lifschitz, un ex catechista neocatecumenale itinerante in vari Paesi esteri, in una sua biografia racconta un aneddoto tanto divertente quanto significativo.
"Una sera, mentre père Elie faceva visite ai suoi numerosi parrocchiani, preparavamo la catechesi dell’indomani nel suo salotto e, terminata la lettura – la conoscevamo già tutti a memoria e per me era diventata una gran noia – nascosi il mio mamotreto sotto il cuscino di un divano".
«Ecco, da dove da dove tirate fuori la vostra parlantina! Ora ho capito chi siete: siete tutti dei pappagalli!», ironizzò padre Elie dopo aver rinvenuto il tomo, con il quale si potevano spiegare la sapienza e l'unità di intenti degli evangelizzatori neocatecumenali, i quali parlano sempre a braccio.
Il testo dimenticato da Daniel sotto un cuscino è il medesimo che il Servo di Dio mons. Pier Carlo Landucci, teologo e autore di numerosi saggi che godettero di un'ampia diffusione, riuscì a ottenere e fotocopiare con uno stratagemma. In un ampio e dettagliato studio, mons. Landucci espose la "qualità negativa del movimento: il segreto, l’esoterismo".

"Non c'è alcuna posizione dottrinale o pratica cattolica che non sia gravemente deformata. Il tutto presentato con impressionante grossolanità e confusione teologica e biblica, congiunte all'ostentato atteggiamento di acuta riscoperta e di suggestionanti prospettive di personale, elitario impegno e sacrificio", scrisse mons. Landucci di quel catechismo che, oramai, pur essendo privo di ogni approvazione e correzione, era stato diffuso in migliaia di copie e nelle principali lingue.

Da mons. Landucci nei primi anni '80 fino a oggi numerosissime sono state, nel mondo intero, le prese di posizione avverse alla dottrina e alle prassi liturgiche ed extraliturgiche neocatecumenali. Non basterebbe un casellario a contenerle tutte. Nel tempo, da Bruno Foresti vescovo di Brescia all'arcivescovo di Firenze cardinale Silvano Piovanelli, dal cardinale dell'arcidiocesi di Palermo Salvatore Pappalardo all'arcivescovo di Westminster e presidente della Commissione Episcopale dell'Inghilterra e del Galles fino al vescovo di Takamatsu mons. Osamu Mizobe, dal vescovo di Clifton a monsignor Bommarito arcivescovo di Catania fino al cardinale Raymond Leo Burke Prefetto del Tribunale del Vaticano, decine e decine sono le autorità ecclesiastiche che hanno contestato il Cammino, talvolta sospendendone le attività. Negli ultimi mesi ciò è accaduto nell'isola di Guam e nella diocesi di Lancaster; a Guam l'inviato dal Papa arcivescovo Michael J. Byrnes ha bloccato per un anno la formazione di nuove comunità; sia a Guam sia nella diocesi di Lancaster (vescovo Michael G. Campbell) i neocatecumenali sono stati destinatari di lettere pastorali nelle quali si impone loro di celebrare l'Eucarestia conformemente all'Ordinamento Generale del Messale Romano. Nel settembre 2017 l’arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, presidente della Conferenza episcopale abruzzese e molisana, ha pubblicamente richiamato i neocatecumenali che avevano programmato le loro missioni evangelizzatrici senza richiedere l'autorizzazione del vescovo.

Tutto ciò, e tanto altro, è sempre stato omesso dalla propaganda del Cammino; nelle comunità locali, dove gli interventi critici e le prescrizioni non possono essere nascoste, le disposizioni pastorali sono state invece presentate come persecuzioni da parte di "faraoni" (in tal modo, nel gergo neocatecumenale, sono definite le personalità che disapprovano taluni aspetti del CNC).

Nell'elenco precedente, al fine di dedicargli lo spazio che merita, si è volutamente tenuto fuori il nome del sacerdote che maggiormente si è impegnato nella confutazione del CNC: il compianto teologo passionista Enrico Zoffoli. Anche padre Zoffoli potette leggere il primo tomo degli insegnamenti neocatecumenali solo perché gli era stato consegnato da un suo confratello, padre Vittorio Lucchetti, che ne entrò in possesso grazie alla solita sbadataggine di un catechista neocatecumenale che lo aveva dimenticato in una parrocchia. Fu l'analisi del volume "Orientamenti alla equipe di catechisti per la Fase di conversione” che sospinse padre Zoffoli a intraprendere una eroica battaglia contro la dottrina di Kiko e Carmen. Una battaglia che lo portò a essere rimproverato da personalità ai vertici della Chiesa. 


(fine prima parte - segue)

domenica 8 dicembre 2019

Intervista a Paola

Padre Enrico Zoffoli insegna ad un nipotino
a venerare l'immagine di Gesù crocifisso
Intervista di Lydia Tamburrino a Paola Travaglini, 85 anni, tre figli, nove nipoti una persona semplice, “comune”, attaccata strenuamente al Magistero bimillenario della Chiesa, nel solco dei più grandi teologi e sacerdoti che ha conosciuto nella sua vita, a cominciare da Padre Enrico Zoffoli, con il quale ha collaborato.

Quali sono i suoi fondamentali nella religione cattolica?

Prima di tutto la mia appartenenza al Cristianesimo è un’appartenenza all’unica Rivelazione nella storia, dove il Signore Gesù, Figlio Unigenito di Dio, si fa carne e con la Sua morte in Croce mi redime.

Da che cosa la redime?

Dal peccato, che è un’offesa a Dio.

Oggi, perchè è amareggiata?

Sono amareggiata perchè vedo come trattano sia i sacerdoti che i laici la Santissima Eucaristia. Dal 1983 ho incominciato a difendere le Sacre Specie, perchè fui testimone oculare di atti di profanazione in San Giovanni in Laterano e per questo feci una denuncia (n.d.r.: vedi “Il segno del soprannaturale”, n. 177, marzo 2003), ma tutto cadde nel silenzio, perchè non ebbi una risposta. Qui iniziò la mia battaglia per difendere Gesù e così potei incontrare sacerdoti e vescovi santi.
Collaborai con tanti di essi, con i vescovi Pestana e Bommarito, con Gherardini, con Landucci, oltre che con padre Zoffoli e il cardinale Ivan Diaz. Incontrai perfino due volte, una delle quali fortuita, l’allora cardinale Ratzinger. Erano in tanti ad opporsi al decreto del cardinale Poletti, che chiedeva di prendere la Comunione in mano. La Chiesa di sempre difendeva le Sacre Specie. Sono stata testimone oculare di liturgie con balli e profanazioni. Le ho fotografate e denunciate… Non mi sono mai arresa. Oggi, invece, vedo che il male è dichiarato bene e viceversa.

Da dove parte secondo lei tutto questo?

Per mia esperienza, sono certa che tutto è partito dalla deriva della liturgia neocatecumenale. S’intende, sono brave persone i catecumeni, ma con tanti errori dottrinali mai corretti dalla Chiesa.

Ci faccia un esempio.

Guardi, il più sconcertante è l’oggetto della mia pubblica denuncia. Padre Mirco, del Cammino Neocatecumenale, in San Giovanni in Laterano, in presenza di altri testimoni, ebbe a dire che loro non credono nella Transustanziazione, ma nella transignificazione (ricordo della Cena). Le pare poca cosa!?!
Io non mi capacito come di fronte a tale gravità dei fatti, i papi non solo hanno taciuto, ma anche approvato. Tant’è che oggi mi ritrovo sul foglietto della Domenica primo ottobre 2017 che la Chiesa ringrazia Lutero del grande dono spirituale e teologico che ci ha fatto. Ma come si fa, mi domando in un colloquio interiore, a screditare così il sacrificio dei martiri che sono morti per la fede? Penso, per esempio, a Tommaso Moro.

Forse la Chiesa si è modernizzata!?!

Ma cosa dice, la Chiesa è irreformabile e immutabile, perchè custodisce la Verità. La Verità non può essere messa ai voti con la collegialità (la Cei). La Verità è Una e non cambia.

Quando va a Messa oggi, perchè dice di soffrire?

Perchè parecchi sacerdoti non spiegano la parola di Dio in base al Magistero, ma fanno dire alla Sacra Scrittura le cose più fantasiose. Faccio dire tante Messe, proprio per i Sacerdoti, perchè il sacerdote può assolvermi dal peccato e celebrare la Messa. Solo a lui, neanche alla Vergine Santissima è stato dato questo potere. Purtroppo, oggi si preferisce dire Messa concelebrata, andando contro il diritto canonico (canone 904). Anche se ci fossero sull’altare otto sacerdoti che concelebrano, la Messa è una, uno il Sacrificio, uno la Vittima, uno Gesù. Così facendo si sottrae tanta grazia a Dio, perchè tante Messe vengono meno. Il sacrificio non si moltiplica in base ai celebranti. Ecco perchè lo stesso Paolo VI sollecita ed evidenzia il valore immenso della Messa, anche se celebrata da un solo sacerdote senza assemblea (Mysterium Fidei, n. 15). Io le sottolineo che a noi è stato sempre insegnato che sull’altare, in quel momento, c’è tutta la Chiesa: militante, purgante e trionfante.

Nella sua denuncia si parla anche di confessioni pubbliche…

Sì, è vero. I neocatecumenali hanno diversi ingressi piramidali e ogni gradino d’ingresso non conosce l’altro e praticano la confessione pubblica che Santa Romana Chiesa non ha mai consentito. Conservo ancora una copia del libro “Verità sul Cammino Neocatecumenale”. Questo è una raccolta di tutte le testimonianze delle persone sulle eresie del Cammino Neocatecunenale. Per farle capire quanto sia stato grave tacere su tutto ciò, le faccio un esempio. L’altro giorno, nel confessionale a San Giovanni, sono stata corretta nell’Atto di Dolore dal sacerdote. Questa cosa è pubblica, diffusa nei confessionali. Invece di dire “Ho meritato i Tuoi castighi”, avrei dovuto dire: “Mi sono allontanata dal Tuo amore”. Il sacerdote ha aggiunto che Dio non castiga. Mi domando: ma se la giustizia di Dio ha messo in croce Suo Figlio per salvarmi, com’è possibile che un sacerdote erri fino a questo punto? Come pretendono questi teologi che vivono oggi la Storia, cambiare il bimillenario Magistero della Chiesa? Il Magistero è la fede e neanche il papa può modificarlo. Il Magistero è lo Spirito Santo che ci ha sempre confermati in duemila anni nel Corpo Mistico della Chiesa. Come ebbe a dire Padre Zoffoli, “anche se dovessi rimanere solo, continuerei a credere perche il Magistero mi basta”. Io ascolto più Messe possibili, certa del loro valore salvifico, sia in latino che in italiano. Il valore della Messa è infinito! Una Messa vale di gran lunga di più di tutto il sangue dei martiri messo insieme.

Signora Paola, secondo lei perchè oggi i giovani non vanno più in Chiesa?

I ragazzi di oggi sono soli e pur cercando delle risposte, trovano una Chiesa che corre dietro alle cose del mondo: pace, ecologia, fratellanza universale. Questo fa sì che li si vuoti dal di dentro della loro personalità. Sono lontani dal concetto per cui ognuno di noi è, per Nostro Signore, unico, irripetibile. Tutto ciò era così chiaro quando avevamo il Catechismo di San Pio X! Con le domandine e le risposte, quanti santi bambini ha formato quel Catechismo. Capivamo il senso salvifico del sacrificio quotidiano, a cui l’uomo è chiamato nel tempo della sua vita. Ecco perchè anche da bambini saremmo stati felici di soffrire e morire per Gesù. Il Catechismo di San Pio X oggi è proibito nella Chiesa. Le dico proibito perchè io sono stata catechista. Ho preparato sempre le mie nipotine alla Prima Comunione. E proprio quando Papa Ratzinger decise di ristamparlo, io preparai l’ultima delle mie nipoti alla Prima Comunione. Beh, mi fu proibito di poter far accedere la bambina al Sacramento, proprio perchè preparata sul catechismo di San Pio X. In tutta Roma non ci fu una Chiesa che ci accolse. Ormai, Lutero, che è sulla copertina del Catechismo CEI, sembra che abbia vinto attraverso lo strumento del Catechismo di Kiko Argüello. Nell’aula Paolo VI, il papa ha fatto esporre una sua statua. Che Dio ci perdoni e abbia misericordia di noi!

Se lei tornasse indietro, cosa cambierebbe nella sua lotta per Gesù, Verità e Vita?

Agli inzi degli anni ’80 ero titubante nell’aiutare padre Zoffoli e il cardinale Ivan Diaz. Li facevano passare per retrogradi e contro il Concilio. Solo oggi ho capito che al Concilio hanno fatto dire l’impossibile, cioè entrare in contraddizione con il Magistero. Desidero morire prima, da cattolica, con tutti i Sacramenti, perchè io non appartengo ad una Chiesa luterana e che Dio non voglia farmela vedere, con questi occhi, diventare pagana.



Nostre note a margine: persone citate:
  • Mons. Luigi Bommarito (1926-2019), vescovo di Catania.
  • Mons. Manuel Pestana Filho (1928-2011), vescovo della diocesi di Anápolis in Brasile.
  • Mons. Pier Carlo Landucci (1900-1986), sacerdote e teologo. È in corso il processo di beatificazione.
  • Mons. Brunero Gherardini (1925-2017), sacerdote e teologo.
  • Padre Enrico Zoffoli C.P. (1915-1996), sacerdote e teologo.
  • Cardinale Ivan Dias (1936-2017).
  • San Tommaso Moro (1478-1535), martire.

martedì 21 luglio 2015

«Un movimento non di massa, ma di élite»: il Cammino Neocatecumenale

Il 31 gennaio 1983 mons. Pier Carlo Landucci (1900-1986, servo di Dio - è in corso il processo di beatificazione), pubblicò sulla rivista «Sì, sì, no, no» (molti anni prima di padre Enrico Zoffoli) un articolo sul movimento neocatecumenale.

Ne evidenziamo qui sotto alcuni passi salienti (l'articolo completo, introdotto da p.Zoffoli, è disponibile a questo link), meravigliandoci - ma non troppo - di come gli errori del Cammino nel 2015 siano gli stessi osservati nel 1983.


Il movimento neocatecumenale

[...] Ho potuto studiare attentamente il volume di quasi 400 pagine che contiene gli "orientamenti" per i catechisti del movimento, tratti "dai nastri degli incontri avuti da Kiko e Carmen per orientare i catechisti di Madrid nel febbraio 1972". Storia, finalità, dottrina e prassi sono qui condensati nel modo più autentico. [...]

Si tratta infatti di un testo riservato ai catechisti, i quali non lo cedono a nessun altro. Io ho potuto averlo e fotocopiarlo solo con uno stratagemma. Va quindi subito notata questa qualità negativa del movimento: il segreto, l’esoterismo. Ripetutamente è scritto: "Non dite nulla di tutte queste cose". "Ciò che dirò non è perché lo diciate alla gente, ma perché voi l'abbiate come fondo, come base".

Ma sono proprio questo "fondo", questa "base" che risultano inammissibili. Quindi e i neo-catechizzandi e i superiori ecclesiastici (verso i quali i catecumenali ostentano tanto ossequio) non essendo illuminati su tale "fondo" sono ingannati. E si tratta, come mostrerò, di gravi deviazioni dottrinali e pratiche.

Nel quadro dolorosamente statico di certe parrocchie i gruppi catecumenali, con le loro attività settimanali (riunioni bibliche, preparate da alcuni membri, a turno, e lunga riunione eucaristica), con gli scambi di esperienze e l'accentuazione comunitaria delle riunioni di "convivenza" mensili, con il programmatico allenamento alla sopportazione del prossimo e al distacco dai beni, con la confessata prospettiva di essere solo in "cammino" di "conversione" da proseguire nel "pre-Catecumenato" e nel "Catecumenato" (cammino di sette anni), tali gruppi, dico, danno la buona impressione di impegno e fervore.

Ma, in realtà, è fervore o fanatismo? È frutto di grazia o di plagio? Kiko mette le mani avanti: "Non si tratta - dice - di plagiare nessuno", in quanto non viene compiuto alcun "lavaggio del cervello attraverso ragionamenti". Ma tale "lavaggio" e il "plagio" derivano invece proprio dalla mancanza di chiari ragionamenti e dal fuoco di fila di affermazioni drastiche, suggestionanti, di tono carismatico. [...]
Confusione e grossolanità teologica di Kiko e Carmen:
"non c'è vita cristiana senza comunità"
Ecco Kiko: "Il cristianesimo tradizionale, come battezzati... prima Comunione... Messa domenicale... non ammazzare, non rubare... non aveva niente di cristianesimo, era uno schifo... eravamo precristiani... senza aver ricevuto uno Spirito nuovo avuto dal cielo... Ora Dio ci ha convocati per iniziare un Catecumenato, verso la rinascita"; "anche se pochi stiamo segnando una pietra miliare... facendo presente che il regno di Dio è arrivato sulla terra"; per il "rinnovamento del Concilio" ci voleva la "scoperta" del "Catecumenato"; "Abramo è la figura del Catecumenato"; "vi parlo in nome della Chiesa, in nome dei Vescovi... i catechisti catecumenali hanno un carisma confermato dai Vescovi"; "sono Giovanni Battista in mezzo a voi: Convertitevi, perché il regno di Dio è molto vicino a voi"; "io sto dando la vita a voi, attraverso la parola di Dio depositata in me... la spiegazione della parola la dò io"; "come Mosè nel deserto siamo il vostro aiuto"; "che Gesù è risuscitato è testimoniato dagli Apostoli: ed io pure lo testimonio... garantendolo con la mia vita"; "come Abramo camminò... voi dovete camminare, secondo la parola che vi abbiamo promesso"; "noi vi consegneremo lo Spirito Santo"; "sarete convocati in assemblea dallo Spirito Santo..., vi parlerà Dio"; "tutti voi siete stati segnalati a dito da Dio"; "nessuna comunità fondata da noi è fallita ...: vi assicuro che qui c'è Dio" .
La carica suggestiva e fanatica è continuamente rafforzata dalla radicalità ed esagerazione delle affermazioni e dai richiami integralisti ed acritici alla Bibbia. [...] Quando nel pre-Catecumenato "si dirà di vendere i beni, si dovranno vendere tutti... non potendo altrimenti entrare nel Regno e neanche nel Catecumenato"; il nostro cristianesimo, prima della nostra conversione catecumenale, fa "schifo", ecc. Tutto ciò, anziché allontanare, accentua il plagio e il fanatismo di chi si è lasciato prendere, tanto più nella prospettiva del promesso lungo (sette anni) cammino formativo.

Ma ben più gravi appaiono le deficienze e la dannosità di questo movimento se da queste modalità si passa ai contenuti. Non c'è alcuna posizione dottrinale o pratica cattolica che non sia gravemente deformata. Il tutto presentato con impressionante grossolanità e confusione teologica e biblica, congiunte all'ostentato atteggiamento di acuta riscoperta e di suggestionanti prospettive di personale, elitario impegno e sacrificio. [...]

Ormai il Cammino è stato
allungato a più di trent'anni...
Un crocione su secoli e secoli di vita della Chiesa, con presuntuosa noncuranza, se non altro, di tanti santi che li hanno costellati.

Si tratta dunque di un movimento non di massa, ma di élite. [...]

Qui tocchiamo una prospettiva fondamentale del movimento, strettamente collegata a una nebulosa e inammissibile nozione di "salvezza", continuamente e confusamente ripetuta.

[...] Siamo davanti ad affermazioni roboanti che, pur con qualche addentellato di verità, sono solo atte a suggestionare e plagiare, oltre che a nascondere la reale loro gratuità e incoerenza. Appare subito evidente che tra il Calvario di Gesù e quello che a noi può procurare il prossimo c'è una bella differenza; che Gesù non ha vinto la morte solo col sopportarla, ma fisicamente risorgendo; e che l'edificante solidarietà e altruismo di un gruppo, oltre che potere influire solo su una ristretta cerchia, non sono certo sufficienti per la universale diffusione della fede e della salvezza.

Ma, a parte ciò, il gravissimo equivoco riguarda la nozione fondamentale di salvezza. È vero che, nel quadro di tanta confusione teologica, si registrano anche, al riguardo, alcune affermazioni corrette. Ma esse sono contraddette da altre innumerevoli, che riducono quelle pochissime esatte a vani rattoppi e artificiosi alibi, difensivi contro il timore di condannare. Inutilmente, per esempio, si afferma, incidentalmente, che bisogna anche "dare i segni della fede. Noi non siamo protestanti. La fede senza le opere è morta".

Prima di tutto le opere non sono richieste solo come segno, ma come doverosa conformità alla legge morale, secondo il divino volere. Poi e soprattutto tale affermazione è dissolta dalle innumerevoli ripetizioni della concezione nettamente luterana al riguardo. Nessuno sforzo ascetico, con il sostegno della grazia; la salvezza solo mediante la fede: "L'uomo, separatosi da Dio, è rimasto radicalmente impotente a fare il bene, schiavo del maligno"; "L’uomo non si salva per mezzo di pratiche". [...]

Da Costantino al Vaticano II (314-1962)
per Kiko c'è solo una breve parentesi
Ancor più grave e al di là della stessa concezione luterana è la negazione di ogni colleganza ontologica, soprannaturale, meritoria tra la salvezza e la immolazione di Gesù. Crolla la nozione fondamentale di redenzione, di riscatto: un cardine della fede. Con la risurrezione, dopo la morte, Gesù avrebbe solo notificato agli uomini che l'hanno ucciso la sua volontà di perdono. Con crassa ignoranza si osa affermare che "con il rinnovamento teologico del Concilio non si è parlato più di dogma della Redenzione, ma di mistero di Pasqua di Gesù", come se questa contraddicesse a quella. E con insistenza, sottolineata perfino da grossolana ironia: "Le idee sacrificali sono entrato nell'Eucaristia per condiscendenza suggerita dal momento storico alla mentalità pagana"; "al posto del Dio giustiziere delle religioni che appena ti muovi ti dà una bastonata in testa, scopriamo il Dio di Gesù Cristo"; "forse che Dio ha bisogno del sangue del suo Figlio per placarsi? Ma che razza di Dio abbiamo fatto? Siamo arrivati a pensare che Dio placava la sua ira nel sacrificio di suo Figlio alla maniera degli dei pagani".

Come ho detto, tutte le verità teologiche fondamentali sono deformate gravemente; e naturalmente anche i sacramenti. Mi limiterò a qualche rilievo su questi, in particolare sulla Confessione e l'Eucaristia.

L’atteggiamento di fondo, in sé lodevolissimo, di voler fare sul serio è continuamente avvelenato dall'incomprensione e dal superficiale e presuntuoso disprezzo per tutto ciò che si è insegnato e fatto finora. Ecco come è trattata, per esempio, dalla Carmen, la classica e profonda distinzione tra attrizione e contrizione: "Si cominciò a dar valore alla contrizione. Fa quasi ridere pensare che è necessaria la sola attrizione se ti vai a confessare e la contrizione se non ti confessi". Ignoranza che irride!

Per la confessione non manca l'affermazione, di facciata, di obbedienza ecclesiale: "Manteniamo la confessione individuale perché si deve conservare e inoltre perché ha il suo valore". Probabilmente ci sarà stato anche al riguardo qualche esplicito richiamo della autorità. Ma è una prassi evidentemente sopportata. Ed è in antitesi comunque a tutto il contestuale insegnamento. La nozione di peccato come violazione della legge morale e ribellione alla volontà divina è rifiutata, essendo "concezione legalistica del peccato, come mancanza a una serie di precetti". [...]

Anche Lutero fece lo stesso per attaccare le verità cattoliche: deformandole.

"Prima Comunione" neocatecumenale
Quando ebbi le prime notizie sulle riunioni eucaristiche catecumenali pensai che quelle originalità rituali costituissero soltanto delle libertà liturgiche, in parte tollerabili e in parte correggibili. Non avrei mai immaginato che esse avessero invece un retroterra così gravemente eterodosso. Ora capisco anche perché tanta resistenza a richiami autorevoli per conformare i riti alle prescritte norme liturgiche. Tali atteggiamenti di autonomia e difformità, rispetto alle comuni norme e prassi, sono connessi, dottrinalmente e psicologicamente a opposizioni di fondo.

Si pretende addirittura di "scoprire" la vera Eucaristia, giacché avevamo "frainteso e impoverito tutto". [...]

L'essenza della Messa, come sacrificio, è nettamente negata, a modo luterano:
"Le idee sacrificali sono entrate nell'Eucaristia per condiscendenza alla mentalità pagana"; "la massa di gente pagana (che irruppe dopo Costantino) vide la liturgia cristiana con i suoi occhi religiosi, volti all'idea del sacrificio"; "nell'edificio che Dio costruisce, le idee sacrificali che aveva avuto Israele, e che erano state superate dallo stesso Israele nella liturgia pasquale, erano le impalcature: adesso che l'edificio è stato costruito si è tornati a tali impalcature, cioè alle idee sacrificali e sacerdotali del paganesimo"; "le discussioni medievali sul sacrificio riguardavano cose non esistenti nell'Eucaristia primitiva, non essendovi in essa alcun sacrificio cruento, ossia qualcuno che si sacrifica, Cristo, il sacrificio della croce, il Calvario, ma solo un sacrificio di lode, per comunicazione alla Pasqua del Signore, ossia al suo passaggio dalla morte (spezzamento del pane) alla risurrezione (calice)".
Con queste ultime affermazioni, mentre giustamente è escluso dall'altare il sacrificio cruento, è escluso anche il sacrificio incruento, di Gesù sacramentalmente presente, e quindi è esclusa l'attualità sacrificale della Messa. [...] Ed è anche penosamente coerente la loro ostilità alle molte ripetizioni delle Messe, essendo ignorato (Lutero) il frutto impetratorio.

[...] Sono eliminati così ogni movimento ascensionale a Dio e ogni intimo colloquio con Gesù sacramentato, come se questo non fosse che abbassamento "statico" della Eucaristia, la quale non dovrebbe essere che "esultazione" per la "discesa" del divino intervento e anzi la proclamazione della vittoria già ottenuta: "Abbiamo trasformato l'Eucaristia che era un canto al Cristo risorto nel divino prigioniero del Tabernacolo; abbiamo parlato, come nelle ‘prime Comunioni’, di ‘un bambin Gesù’ che ci mettiamo nel petto quando vogliamo... invece la Eucaristia è tutto il contrario... è Dio che passa e trascina l'umanità".

"Tabernacolo a due piazze" in un seminario neocat:
libro e Sacramento posti sullo stesso piano...
Qui già si delinea un oscuramento della fondamentale verità della presenza reale, ammessa la quale dovrebbe apparire invece la preziosità e del Tabernacolo e della presenza in chi si è comunicato e dell'intimo colloquio. Ma ben più grave e diretto tale oscuramento apparisce da altre affermazioni; oscuramento che si riflette ovviamente e sul fatto della consacrazione e sulla natura e il valore dei poteri sacerdotali: "Il sacramento è il pane, il vino e l'assemblea: è dall'assemblea che sgorga l'Eucaristia" (parole adeguate per un rito puramente commemorativo, non certo per il sacramento eucaristico e l'esercizio dei poteri sacerdotali). E, con presuntuosa ostentazione di superiorità su tutta la teologia e la prassi cattolica, spinta fino all'ironia: "La Chiesa Cattolica divenne ossessionata riguardo alla presenza reale, tanto che, per essa, è tutto presenza reale" (falso: non la ritiene tutto, ma fondamento di tutto); le "discussioni teologiche sull'ossessivo fatto se Cristo è presente nel pane e nel vino, fanno ridere"; "in un certo momento fu necessario insistere contro i protestanti sulla presenza reale... ma ora non è più necessario e non bisogna insistervi più (con l'attuale disordine teologico e liturgico è invece più necessario di prima)"... [...]

Escluso ogni aspetto di sacrificio e tutto ridotto a "banchetto" di esultanza (concezione, questa sì ossessiva, dei catecumenali, spinta fino a ricevere la Comunione a sedere e a considerare "inconcepibile il non comunicarsi di qualcuno, perché alla cena pasquale si va proprio per mangiare"), "tutti i valori di adorazione e contemplazione alieni dalla celebrazione del banchetto vanno eliminati"; "il pane e il vino non sono fatti per essere esposti, perché vanno a male (!); la preoccupazione per i ‘frammenti’, caratteristica di chi crede nella presenza reale, è ridicolizzata: ‘Non è questione di briciole, ma di sacramento di assemblea’"; "Tabernacolo, Corpus Christi, esposizioni solenni, processioni, adorazioni, genuflessioni, elevazione, visite al santissimo, tutte le devozioni eucaristiche, andare a Messa per far la Comunione e portare Gesù nel cuore, ringraziamento dopo la Comunione, Messe private... minimizzano l'Eucaristia... sono molto lontani dal senso della Pasqua". [...]

Come ho già detto, non c'è verità teologica o biblica che non sia deformata, anche perché questi catechizzatori laici, mancando di qualsiasi solida formazione teologica e biblica di base, dipendono da pochi testi, scelti tra i meno sicuri e più avventati (per esempio, la rivista Concilium). Questa evanescenza e confusione si inquadrano poi nella fondamentale dottrina catecumenale, vista all'inizio, dell'annuncio pasquale di salvezza, nebulosamente presentato, senza alcuna precisazione, e inconsistente quanto al dogma della redenzione.

Il metodo semplicistico e astuto di questi impreparati e improvvisati maestri per scavalcare ogni seria indagine e discussione teologica è di svalutarla in partenza e sostituirla con categoriche affermazioni. E il metodo per evitare condanne e fratture con i superiori sono la raccomandazione del segreto, la nebulosità di certe espressioni (cortine fumogene) e le affermazioni di ossequio al Magistero inserite qua e là, che hanno tutta l'aria di polvere negli occhi, essendo continuamente contraddette dal contesto.

"Liturgia" neocatecumenale:
notare l'espressione del suonatore di tamburo
Ci troviamo, in conclusione, davanti a un penoso e dannosissimo lavaggio del cervello, di tipo fanatizzante, sul piano dottrinale, pratico, liturgico, su gruppi di fedeli, animati, in fondo, da ottime intenzioni, ma illusi e deviati dalla giusta via della sicura ascetica, dell'esempio dei santi, e della ortodossia. Questi gruppi suscitano ammirazione, nei confronti con certi ambienti tanto grigi e apatici, perché si presentano volenterosi e impegnati. Sono mossi effettivamente dalla brama dell'autentico, del diverso, del più, rispetto a tanto grigiore. Ma questo "diverso" purtroppo è inteso come ripulsa della maturazione dottrinale e pratica della Chiesa da Costantino in poi, ritorno ossessivo alla Chiesa primitiva (inesattamente interpretata), avversione alle "strutture" ecclesiali, autonomia laica rispetto al clero e alla Gerarchia (nelle riunioni la presidenza data al parroco è fittizia: la guida effettiva è dei catechisti, anche nelle riunioni bibliche).

Le interpretazioni integriste e acritiche della Scrittura, come il vendere tutto, l'assoluta passività non violenta, la prospettiva stessa di morire per gli altri, danno l'impressione di grande e ammirevole fervore. Ma, se questo può essere equilibrato e reale in alcuni soggetti, in complesso riflette un falsificante processo di fanatizzazione e una ingannevole costruzione sulla sabbia, con il grande danno complessivo dello sbandamento dottrinale e disciplinare. Anche Valdo (salve le proporzioni) si lanciò e lanciò i suoi laici catechisti, partendo dal totale "vendi ciò che hai", suscitando fervorosi seguaci e finendo nella ribellione ed eresia.

Sleale è il frequente appello che fanno al Vaticano II, come rotto con la Tradizione e in particolare col Tridentino, il che è assolutamente falso. È la falsità diffusa anche oggi da tutti i modernisti. I Catecumenali osano addirittura affiancarsi al Vaticano II, come se la sua linea si identificasse con quella catecumenale e soltanto con quella.

Ecco un saggio di questa sleale identificazione e delle clamorose prospettive fanatizzanti: "Vi assicuro che il rinnovamento del Concilio Vaticano II secondo l'itinerario catecumenale, porterà la Chiesa a una gloria indescrivibile e riempirà di stupore e ammirazione gli orientali e i protestanti, essendo il Concilio ecumenico".

Può servire da sintesi conclusiva.

Pier Carlo Landucci