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giovedì 14 gennaio 2021

I ciechi nati del cammino neocatecumenale (prima parte)

In quel tempo, venne a Gesù un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!». 
Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!». 
Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. (Mc 1,40-45) 
 

 
Presentiamo, a partire da oggi, alcune considerazioni di Lino Lista (1952-2019) e di Beati Pauperes Spiritu. Prima di cedere loro la parola, riteniamo opportuno presentare Lino a coloro che abbiano scoperto solo di recente il nostro blog:
Ingegnere, poeta e studioso brillante e consequenziale, Lino Lista è soprattutto un buon cattolico innamorato della Verità. Rispettoso della Sacra Tradizione, della Sacra Scrittura, del Magistero Bimillenario, quindi della Santa Madre Chiesa Cattolica, ha sempre operato disponendo al servigio degli altri il dono divino che gli è stato conferito: un intelletto prodigioso congiunto a una profonda sensibilità.
Lino Lista ha di già trattato l'affaire Cammino (insensate interpretazioni di racconti evangelici, simbolismi, gergo, icone, canti, scrutini di passaggio,  strategie formative, rituali vari) nel saggio «Il fango e il segreto», pubblicato nel 2015 dalla Edizioni Segno -, ma con le considerazioni che pubblichiamo a partire da oggi ci riserva un'ulteriore sorpresa, un compendio degli errori neocatecumenali ove ne evidenzia l’eterodossia riproponendone la corretta dottrina cristiano-cattolica. 
Con il presente lavoro si intende fissare ciò che il Cammino è stato per circa cinquant'anni. Lo si farà prioritariamente presentando le catechesi e gli scrutini della tappa Traditio, basati sulla mistificazione di Gv 9. Lo stesso Kiko definisce come "tempo del Cammino" e "immagine del Cammino" la sua interpretazione di Gv 9, una sequenza di manipolazioni del Vangelo che non ha simili nella storia dell'esegesi neotestamentaria: il criterio di presentazione, quindi, non è arbitrario -.        

Di seguito la prima parte della stringata sequenza di brani estrapolati dall'opera in questione di Lino Lista.


Storia del Cammino, delle approvazioni vantate e delle critiche ricevute. 
Il Cammino neocatecumenale: un cavallo di Troia nella Chiesa 
«Si tratta di un fenomeno molto triste e complesso. Per dirla apertamente: [Il Cammino Neocatecumenale] è un cavallo di Troia nella Chiesa. Li conosco molto bene perché per loro sono stato delegato apostolico per parecchi anni in Kazakhstan, a Karagandà. E ho assistito alle loro Messe e ai loro incontri, e ho letto gli scritti di Kiko, il loro fondatore, per cui li conosco bene. Parlando apertamente, senza diplomazia, dico che il Neocatecumenato è una comunità Protestante-Ebraica all'interno della Chiesa, che di cattolico ha solo la decorazione».
L'opinione sul fenomeno "molto triste e complesso", motivata dalla conoscenza che egli possiede del CNC, fu espressa da monsignor Athanasius Schneider nel corso di una intervista rilasciata nel marzo 2016 a Dániel Fülep del Centro John Henry Newman.

Coloro che non hanno approfondito la questione possono, a causa della martellante propaganda della lobby neocatecumenale e dei media cattolici che lo appoggiano, ritenere che il Cammino sia stato destinatario esclusivamente di lodi da parte di papi, cardinali, vescovi e sacerdoti. In realtà, e da decenni, non è così: le critiche alla dottrina iniziatica neognostica, alle prassi liturgiche che deviano dall'Ordinamento Generale del Messale Romano, alla consuetudine di sfigurare l'estetica delle parrocchie dove si insedia con le architetture, l'iconografia e gli addobbi creati dal fondatore Kiko Arguello, al rituale degli scrutini che violano il foro interno dei seguaci, arrivano da ogni dove e non soltanto da ambienti tradizionalisti. Ovunque il CNC si è introdotto, ha generato fratture con i credenti "non adulti nella fede". Proprio così: "non adulti nella fede"; basterebbe da sola questa locuzione svilente, con la quale i neocatecumenali definiscono i cattolici esterni al Cammino, a generare un inconciliabile contrasto.

L'arcano

Per lungo tempo il CNC si è diffuso agendo nel silenzio e nel segreto. Nel contempo, sin dagli ultimi anni '60 quando il movimento si insediò a Roma, il proselitismo del Cammino è stato attuato essenzialmente nelle parrocchie mediante esortazioni a partecipare alle prime quindici catechesi, sia con inviti formulati dagli amboni nel corso delle Messe sia con manifesti attaccati all'esterno delle chiese. Successivamente alla fase di proselitismo e dei quindici incontri (fase nella quale è massima l'apertura al prossimo dei neocatecumenali, un vero e proprio love bombing) già le neo-costituite piccole comunità vengono chiuse alla comunità parrocchiale più ampia. In coloro che accettano di proseguire nel percorso strutturato a gradi, infatti, è indotta la convinzione che occorra mantenere nascosti gli insegnamenti e le prassi dell'itinerario iniziatico neocatecumenale. È lo stesso Kiko, nel suo catechismo, a raccomandarlo varie volte: "Questo non dovete dirlo alla gente", "Non dite nulla di tutte queste cose". Il Cammino riferisce di rifarsi alle comunità cristiane dei primi secoli e il nascondimento delle attività viene motivato con il richiamo alla “disciplina degli arcani” (della cui esistenza, peraltro, mancano prove per i primi duecento anni di cristianesimo; per i tre successivi si trattò presumibilmente di prudenza dovuta alle persecuzioni e semplicemente di una formazione di tre anni dei non battezzati, ai quali non era consentito di assistere alla parte centrale della celebrazione eucaristica né di venire a conoscenza dei Sacramenti). In ogni modo, il riferimento al catecumenato primitivo appare fuori luogo giacché il movimento di Kiko Argüello si è sviluppato attingendo massimamente tra i cattolici praticanti, battezzati e comunicati. Il cosiddetto arcano del CNC, che non per caso concerne ogni aspetto del movimento, appare dunque funzionale più alla segretazione della dottrina e delle pratiche invece che al recupero di una disciplina delle origini, considerata dai più mitologica. Infine, in cauda venenum – una coda non mostrata nella fase di proselitismo e nelle quindici catechesi iniziali – la durata del Cammino neocatecumenale è di circa trent'anni!

Dal 1972 fino ai primi anni del terzo millennio i neocatecumenali hanno utilizzato un proprio catechismo, costituito da tredici volumi per migliaia di pagine, tutte sbobinate da registrazioni degli insegnamenti orali tenuti da Kiko e dalla cofondatrice Carmen Hernández. I contenuti di tali volumi (definiti mamotreti oppure Orientamenti alle équipe di catechisti) per quasi tre decenni non furono sottoposti ad alcun controllo di ortodossia da parte delle Congregazioni vaticane competenti. Anzi: dell'esistenza dei mamotreti – tradotti alla lettera nelle lingue dei numerosi Paesi dove il Cammino si andava diffondendo e imparati a memoria dai catechisti in ogni luogo – a lungo fu negata l'esistenza. Nelle intenzioni dei fondatori i mamotreti dovevano restare occultati: la facondia delle equipe di evangelizzatori neocatecumenali è stata sempre motivata con la costante illuminazione che lo Spirito Santo donerebbe loro. Dal 1997 al 2003 il catechismo neocatecumenale fu revisionato e corredato di note (correttive più che esplicative) dalla Congregazione per la Dottrina della Fede; le numerose eterodossie in esso contenute furono pesantemente corrette e in molti casi del tutto cancellate, un atteggiamento, quello delle Eminenze, che stride parecchio con la vulgata neocatecumenale che parla esclusivamente di “approvazioni”. Nemmeno le rettifiche alle numerose eterodossie dei mamotreti furono pubblicizzate; se non fosse stato grazie a dissenzienti romani di un livello alto, i quali ritennero giusto divulgare sia i mamotreti originali sia i revisionati, le correzioni della Chiesa ancora sarebbero immerse nel segreto [...].

Le confutazioni di ecclesiastici alla dottrina del Cammino […]

Daniel Lifschitz, un ex catechista neocatecumenale itinerante in vari Paesi esteri, in una sua biografia racconta un aneddoto tanto divertente quanto significativo.
"Una sera, mentre père Elie faceva visite ai suoi numerosi parrocchiani, preparavamo la catechesi dell’indomani nel suo salotto e, terminata la lettura – la conoscevamo già tutti a memoria e per me era diventata una gran noia – nascosi il mio mamotreto sotto il cuscino di un divano".
«Ecco, da dove da dove tirate fuori la vostra parlantina! Ora ho capito chi siete: siete tutti dei pappagalli!», ironizzò padre Elie dopo aver rinvenuto il tomo, con il quale si potevano spiegare la sapienza e l'unità di intenti degli evangelizzatori neocatecumenali, i quali parlano sempre a braccio.
Il testo dimenticato da Daniel sotto un cuscino è il medesimo che il Servo di Dio mons. Pier Carlo Landucci, teologo e autore di numerosi saggi che godettero di un'ampia diffusione, riuscì a ottenere e fotocopiare con uno stratagemma. In un ampio e dettagliato studio, mons. Landucci espose la "qualità negativa del movimento: il segreto, l’esoterismo".

"Non c'è alcuna posizione dottrinale o pratica cattolica che non sia gravemente deformata. Il tutto presentato con impressionante grossolanità e confusione teologica e biblica, congiunte all'ostentato atteggiamento di acuta riscoperta e di suggestionanti prospettive di personale, elitario impegno e sacrificio", scrisse mons. Landucci di quel catechismo che, oramai, pur essendo privo di ogni approvazione e correzione, era stato diffuso in migliaia di copie e nelle principali lingue.

Da mons. Landucci nei primi anni '80 fino a oggi numerosissime sono state, nel mondo intero, le prese di posizione avverse alla dottrina e alle prassi liturgiche ed extraliturgiche neocatecumenali. Non basterebbe un casellario a contenerle tutte. Nel tempo, da Bruno Foresti vescovo di Brescia all'arcivescovo di Firenze cardinale Silvano Piovanelli, dal cardinale dell'arcidiocesi di Palermo Salvatore Pappalardo all'arcivescovo di Westminster e presidente della Commissione Episcopale dell'Inghilterra e del Galles fino al vescovo di Takamatsu mons. Osamu Mizobe, dal vescovo di Clifton a monsignor Bommarito arcivescovo di Catania fino al cardinale Raymond Leo Burke Prefetto del Tribunale del Vaticano, decine e decine sono le autorità ecclesiastiche che hanno contestato il Cammino, talvolta sospendendone le attività. Negli ultimi mesi ciò è accaduto nell'isola di Guam e nella diocesi di Lancaster; a Guam l'inviato dal Papa arcivescovo Michael J. Byrnes ha bloccato per un anno la formazione di nuove comunità; sia a Guam sia nella diocesi di Lancaster (vescovo Michael G. Campbell) i neocatecumenali sono stati destinatari di lettere pastorali nelle quali si impone loro di celebrare l'Eucarestia conformemente all'Ordinamento Generale del Messale Romano. Nel settembre 2017 l’arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, presidente della Conferenza episcopale abruzzese e molisana, ha pubblicamente richiamato i neocatecumenali che avevano programmato le loro missioni evangelizzatrici senza richiedere l'autorizzazione del vescovo.

Tutto ciò, e tanto altro, è sempre stato omesso dalla propaganda del Cammino; nelle comunità locali, dove gli interventi critici e le prescrizioni non possono essere nascoste, le disposizioni pastorali sono state invece presentate come persecuzioni da parte di "faraoni" (in tal modo, nel gergo neocatecumenale, sono definite le personalità che disapprovano taluni aspetti del CNC).

Nell'elenco precedente, al fine di dedicargli lo spazio che merita, si è volutamente tenuto fuori il nome del sacerdote che maggiormente si è impegnato nella confutazione del CNC: il compianto teologo passionista Enrico Zoffoli. Anche padre Zoffoli potette leggere il primo tomo degli insegnamenti neocatecumenali solo perché gli era stato consegnato da un suo confratello, padre Vittorio Lucchetti, che ne entrò in possesso grazie alla solita sbadataggine di un catechista neocatecumenale che lo aveva dimenticato in una parrocchia. Fu l'analisi del volume "Orientamenti alla equipe di catechisti per la Fase di conversione” che sospinse padre Zoffoli a intraprendere una eroica battaglia contro la dottrina di Kiko e Carmen. Una battaglia che lo portò a essere rimproverato da personalità ai vertici della Chiesa. 


(fine prima parte - segue)

venerdì 22 giugno 2012

Testimonianze di padre Vittorio Lucchetti

Testimonianza scritta resa dal sacerdote passionista Vittorio Lucchetti e pubblicata su Chiesa Viva nel numero di marzo 1990 (pag. 8) col titolo: «La "sètta neo-catecumenale": un'altra testimonianza».


Sono stato ordinato sacerdote, la domenica 24 giugno 1979, da Sua Santità Giovanni Paolo II, nella basilica di san Pietro in Vaticano. Dopo l'ordinazione, fui inviato in una nostra comunità [di passionisti a Soriano] nella provincia di Viterbo. Lì ebbi modo di conoscere pratica e teoria del "Movimento neo-catecumenale".

Già prima ero stato in quel convento per fare gli esercizi spirituali, precedenti la professione perpetua e il diaconato. Dai discorsi che già da allora si facevano sul "Movimento neo-catecumenale" mi aveva colpito e indignato l'assoluto esclusivismo e il disprezzo sistematico della sacra Liturgia, come pure la connivenza del Vescovo, che, come tale, era tenuto a rispettare e a far rispettare il Codice di diritto canonico, mentre invece con la sua presenza, faceva e approvava tutto il contrario!

Cito solo alcune cose: non si può consacrare le chiese, secondo il rito prescritto nel Pontificale, e poi celebrare l'Eucarestia nel salone attiguo, adibito alle riunioni e celebrazioni del Movimento neo-catecumenale! Non si può consacrare gli altari, secondo il rito prescritto nel Pontificale, e poi celebrare sopra un tavolato posticcio e, in qualche caso (Prime Comunioni, Cresime) su due tavolini accostati, di quelli che si aprono e si chiudono, chiesti in prestito per l'occasione al più vicino ristorante! Non si può precisare con tutti gli altri Vescovi delle Diocesi di Roma e del Lazio che «in Italia, non è consentito l'uso di distribuire la santa comunione sulla mano dei fedeli», e poi lasciare che nelle celebrazioni delle "comunità neocatecumenali", ciascuno si comunichi di sua propria mano al Pane consacrato e al Calice!

È doveroso rilevare che, anche dopo il discusso e discutibile Decreto che consente anche in Italia la possibilità di ricevere l'Ostia consacrata sulla mano, pur restando del tutto conveniente e preferibile e di grave importanza ricevere la S. Eucarestia nel modo tradizionale (che risale agli Apostoli e allo stesso Signore nostro Gesù Cristo nell'Ultima Cena!), cioè sulla lingua, ebbene anche dopo il discusso Decreto, in nessuna parte dell'Orbe cattolico è consentito al fedele "di prendere direttamente di propria mano... il Pane consacrato dalla pìsside o dalla patèna, né di assumere direttamente il preziosissimo Sangue dal calice posto sull'altare, come fa, invece, il sacerdote celebrante o il ministro incaricato di distribuire la Comunione agli altri, e di comunicare poi se stesso"!

Dal luglio 1981 al giugno 1988 ho avuto modo di farmi un bagaglio di esperienze. Come cappellano di una Casa di riposo, andavo a celebrare alle 6:15 del mattino, poi, in attesa che aprissero negozi e uffici, per i servizi che, come economo, rendevo al convento, andavo a partecipare alla celebrazione eucaristica delle ore 7:15 in una delle tre chiese parrocchiali del paese.

Il parroco (era un "catechista" del Movimento neo-catecumenale!) si comportava in una maniera a dir poco strana, ma quando, per circostanze provvidenziali, potei avere il "Catechismo del Movimento neo-catecumenale", compresi il "fondamento teologico" delle sue stranezze.

Davanti al SS.mo Sacramento, egli non si genufletteva mai, neanche prima di volgergli le spalle per celebrare l'Eucarestia, né prima di tornare in sacrestia al termine della celebrazione; lo faceva solo dopo la consacrazione del pane e quella del calice. Mi resi conto che i neo-catecumenali non credono alla "reale presenza", ma solo a una "presenza", intesa a modo loro (ereticale) e solo durante la celebrazione.

Distribuiva sempre e solo le particole consacrate durante ogni singola Messa, a costo di farle anche in quattro parti; mai ricorreva alla "riserva eucaristica" nel Tabernacolo, nel quale era pur conservata la pìsside con partìcole consacrate, ma che rimanevano in quelle condizioni anche per anni interi!

Le particole consacrate, che restavano al termine della celebrazione, venivano portate di nuovo in sacrestia, e "consacrate" una seconda volta il giorno dopo!

Una domenica, celebrò il matrimonio per due giovani del Movimento neo-catecumenale. Mise le ostie consacrate, che erano rimaste, nel calice, e le riportò in sacrestia (si passa davanti al Tabernacolo prima di entrare in sacrestia!). Se ne ricordò il giorno dopo quando, prima di versare il vino nel calice, si accorse che erano lì. Le pose sul corporale e le "ri-consacrò" (!) per distribuirle assieme alle particole che aveva portato per la celebrazione del lunedì!

Un'altra volta, il 10 dicembre, festa della Madonna di Loreto, tornando dall'oratorio (che appartiene alla parrocchia del "parroco-catechista") lo aiutai a riportare in chiesa alcune cose; ma, dalla patena coperta, caddero alcune particole sul fango della strada (era un giorno umido e piovigginoso). Io le raccolsi e le consumai, facendo attenzione a non farne cadere altre, convinto che, secondo il suo solito, fossero particole che egli aveva consacrate durante la celebrazione e che, essendo rimaste, riportava in sacrestia. Ma non era suo dovere avvertirmi e raccomandarmi di riporre le ostie consacrate nel Tabernacolo?

Per la celebrazione del Sacrificio eucaristico, gli erano sempre indifferenti i colori liturgici; infatti indossava il primo paramento che gli capitava tra le mani! Non celebrava mai le feste del Signore, della Vergine SS.ma e dei Santi che ricorrevano nel corso della settimana. Solo a volte lo faceva, perché ero io a raccomandarglielo, o per evitare lo scandalo dei fedeli che, in certe ricorrenze, accorrevano più numerosi e gli avrebbero poi domandato: "come mai oggi non si è celebrata la messa di San...?"


Nelle Messe della settimana, anche feste di solennità, non recitava mai il Gloria né il Credo né la preghiera dei fedeli!


Ma la cosa più sconcertante è che, spesso celebrava senza l'acqua e, a volte, anche senza vino. Di frequente, poi, con un "vino" ormai diventato aceto (come ho avuto poiù volte modo di constatarlo io, assaggiando quello che era rimasto nell'ampollina dopo la celebrazione!). Per questo presi l'incarico, di mia spontanea volontà, di provvedere io al vino per la Messa! Mi resi conto, così, che la Messa che un "sacerdote-catechista" celebra per i fedeli, è per loro soltanto una messinscena, come una sacra rappresentazione, mentre la Celebrazione vera è quella che presiede al sabato sera con i membri della "comunità".

Quando poi esaminai il testo del loro "Catechismo", mi resi conto delle ragioni di tutto ciò che nel Movimento neo-catecumenale mi ripugna e me lo fa apparire, insieme con i Testimoni di Geova, la sètta più orribile e uno dei segni più evidenti dell'apostasìa in atto nella Santa Chiesa di Dio: "l'abominazione della desolazione nel luogo santo" di cui parla il Signore nel Vangelo (Matt. 24,15). Ah, se Fatima potesse parlare! Mai una sètta ha assunto in sé tutte le "eresie anticristiane", come quella dei testimoni di Geova; né mai una sètta ha assunto in sé tutte le "eresie anticattoliche", come il Movimento neo-catecumenale!

Torna quanto mai opportuno riferire questi "passi" di S. Giovanni Evangelista (1Gv 2,18-21):
"Figlioli, questa è l'ultima ora. Come avete udito, deve venire l'anticristo! Di fatto, ora molti anticristi sono apparsi! Da questo conosciamo che è l'ultima ora! Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma doveva rendersi manifesto che non tutti sono dei nostri".

Pur essendo amico di Pietro, sono convinto di dover restare sempre "magis amicus Christi et Ecclesiae"! Per questo non potrò mai aderire all'invito di Papa Wojtyla: "Auspico... che i Fratelli nell'Episcopato valorizzino e aiutino, insieme con i loro presbiteri - questopera per la nuova evangelizzazione, perché essa si realizzi secondo le linee proposte dagli iniziatori" (lettera "Ogniqualvolta" di Giovanni Paolo II a Mons. Josef Cordes, Vice Presidente del Pontificio Consiglio dei laici).
Alcune nostre note a margine...

Fino al 1987 a Viterbo era stato vescovo mons. Luigi Boccadoro, che a lungo aveva proibito le liturgie neocatecumenali. Per questo, tanti anni dopo la sua morte, ancor oggi Kiko lo qualifica come "cretino" e "tonto", sia pure con un abile gioco di parole per fingere che non si tratti di maldicenza. Ne avevo già parlato tra i commenti di questa pagina [link], reperendo la notizia dalla trascrizione della "Convivenza Catechisti inizio corso" di settembre 2011 a Madrid. Tutto questo avviene anche se mons. Boccadoro, negli ultimi anni del suo ministero, si era avvicinato al Cammino fino a diventarne "vescovo itinerante" (che è probabilmente solo una carica onorifica kikiana perché è prestigioso annoverare tra i propri sostenitori un ex persecutore). A Viterbo, dopo mons. Boccadoro, dal 1987 al 1997 fu la volta di mons. Fiorino Tagliaferri (1921-2002).



La semplicità con cui si esprime padre Lucchetti non tragga in equivoco: il termine "ri-consacrare" è riferito al fatto di aver utilizzato il Corpo e Sangue di Cristo come se fossero "pane". Nelle azioni di quel "sacerdote-catechista" c'era dunque sia l'eresia, sia il sacrilegio. E ci sono tutte le bizzarrie kikiane-carmeniane (abolizione del Gloria, disprezzo per la devozione dei Santi, comunione seduti o self-service, scarsa considerazione per i "cristiani della domenica"...) che in modi più o meno nascosti proseguono ancor oggi. Ci sono troppe testimonianze per pensare che quel "sacerdote-catechista" è un caso tutt'altro che isolato e sepolto nel passato.


Commovente l'episodio delle "particole nel fango" che, senza alcuna preoccupazione per la propria salute, padre Lucchetti consuma. Meglio prendersi malattie e infezioni piuttosto che abbandonare nel fango Gesù Cristo realmente presente nell'Eucarestia. O anche solo "rischiare" di abbandonare: padre Lucchetti non sapeva se le particole fossero davvero consacrate (lo sospettava a causa del "parroco-catechista" in questione), per cui meglio "consumarle" che lasciarle al fango e all'essere calpestate. 


Certamente padre Lucchetti avrà denunciato più volte il "parroco-catechista", scontrandosi però con un muro di gomma: vescovo "connivente", clero insensibile, fedeli impotenti... Cosa fare? Andarsene via e far finta di nulla e lasciare che l'Eucarestia venga ripetutamente maltrattata? È evidente che solo la sua presenza alla Messa delle 7:15 (iniziata per devozione: ditemi voi quanti sacerdoti, oltre alla propria Messa, partecipano anche a qualche altra Messa durante il giorno) poteva ridurre la probabilità di maltrattamenti e sacrilegi.


Qui sotto, una testimonianza scritta di padre Lucchetti, successiva alla precedente.

Sono stato, nelle mani della Provvidenza, uno degli strumenti che hanno reso possibile la divulgazione del testo, tenuto gelosamente segreto, degli “Orientamenti alle équipes di catechisti per la fase di conversione”. Una volta, dopo l’incontro della liturgia della parola che fanno il mercoledì, attardatisi come al solito fino alle ore piccole della notte, il prete - catechista (a Soriano sono 19 anni che vi hanno messo piede) che doveva poi partire il giorno dopo con la comunità, al mattino presto, per la convivenza, dimenticò il testo degli Orientamenti, di cui i neocatecumenali hanno sempre negato l’esistenza; che il testo esistesse era certo, basta riferirsi alla prima denuncia pubblica che ne fece il compianto p. Gesuita autore della rubrica “Così semplicemente” sul Tempo [dal 1973 al 1990], p. Virginio Rotondi; e poi non era possibile che in ogni parte del mondo le comunità professassero le stesse corbellerie se non in base all’insegnamento che tutti avevano ricevuto allo stesso modo, a voce da Kiko - Carmen (ma questo si sapeva che non era vero sempre e per tutti) o da un testo base di riferimento, che io stesso ho chiamato il “catechismo di Kiko”, che esprime bene di che si tratta, anche se il suo titolo è un altro: Orientamenti ecc.

Quella volta, mi pare fosse l’estate del 1986, riordinando la sacrestia mi accorsi del libro ivi dimenticato e ad insaputa di tutti ne feci due fotocopie presso un altro dei parroci di Soriano, il confratello passionista Alfredo Pallotta, ora cappellano al Santuario di S. Gemma a Lucca; avevo altro da fare e presentai subito il testo a p. Enrico Zoffoli, ma egli all’inizio non capì di che si trattava, lo capì qualche anno dopo quando preparava il libro sulla confessione e ricordando che in Kiko c’era una catechesi sulla penitenza mi richiese le fotocopie. Riconosco come una grazia singolare il fatto che il Signore abbia chiamato noi Passionisti a difendere contro Kiko il mistero della Sua Passione e Morte Redentrice. Dopo che p. Enrico aveva cominciato la sua opera, un sacerdote teologo di Perugia entrò in contatto con lui; egli per altra via aveva potuto avere lo stesso testo. Ora ci serviamo della fotocopie del suo testo, perché quelle che ho fatto io erano un po’ scolorite: avevo fretta di terminare il lavoro (feci 2 fotocopie, di 374 pagine per due) per rimettere il testo al suo posto prima che il lunedì tornasse il presbitero-catechista e non potei aggiungere toner. Misi subito il testo a disposizione del confratello p. Enrico Zoffoli, persona di mia conoscenza competente e capace per un lavoro di tal genere. Solo in un secondo esempio egli comprese l’urgenza e la gravità della cosa, e nel giugno 1990 ne fece oggetto di una appendice dal titolo “La confessione nel contesto teologico del Movimento Neocatecumenale” nel libro “La confessione ancora necessaria?”.

Nello stesso mese l’ex-Vicegerente della Diocesi di Roma, mons. Ettore Cunial, chiese a p. Enrico di pubblicare separatamente quella appendice, per la sua massima divulgazione.


Tutte queste cose sono ancor oggi allarmanti a causa della "mimetizzazione" dei neocatecumenali. Quando i "camminanti" salgono di livello, vengono "aggiornati" sulle cose che vanno dette e fatte in pubblico e su ciò che invece in privato, nel chiuso delle piccole comunità e delle convivenze, devono professare. Una "rivelazione a tappe", piena di "arcani"... Ecco perché Kiko, quando si sente al sicuro, torna sempre sulle stesse disobbedienze, sempre le stesse: «alla Comunione stiamo tutti seduti».