In quel tempo, venne a Gesù un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!».Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!».Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. (Mc 1,40-45)
Presentiamo, a partire da oggi, alcune considerazioni di Lino Lista (1952-2019) e di Beati Pauperes Spiritu. Prima di cedere loro la parola, riteniamo opportuno presentare Lino a coloro che abbiano scoperto solo di recente il nostro blog:
Ingegnere, poeta e studioso brillante e consequenziale, Lino Lista è soprattutto un buon cattolico innamorato della Verità. Rispettoso della Sacra Tradizione, della Sacra Scrittura, del Magistero Bimillenario, quindi della Santa Madre Chiesa Cattolica, ha sempre operato disponendo al servigio degli altri il dono divino che gli è stato conferito: un intelletto prodigioso congiunto a una profonda sensibilità.
Lino Lista ha di già trattato l'affaire Cammino (insensate interpretazioni di racconti evangelici, simbolismi, gergo, icone, canti, scrutini di passaggio, strategie formative, rituali vari) nel saggio «Il fango e il segreto», pubblicato nel 2015 dalla Edizioni Segno -, ma con le considerazioni che pubblichiamo a partire da oggi ci riserva un'ulteriore sorpresa, un compendio degli errori neocatecumenali ove ne evidenzia l’eterodossia riproponendone la corretta dottrina cristiano-cattolica.
Con il presente lavoro si intende fissare ciò che il Cammino è stato per circa cinquant'anni. Lo si farà prioritariamente presentando le catechesi e gli scrutini della tappa Traditio, basati sulla mistificazione di Gv 9. Lo stesso Kiko definisce come "tempo del Cammino" e "immagine del Cammino" la sua interpretazione di Gv 9, una sequenza di manipolazioni del Vangelo che non ha simili nella storia dell'esegesi neotestamentaria: il criterio di presentazione, quindi, non è arbitrario -.
Di seguito la prima parte della stringata sequenza di brani estrapolati dall'opera in questione di Lino Lista.
Storia del Cammino, delle approvazioni vantate e delle critiche ricevute.
Il Cammino neocatecumenale: un cavallo di Troia nella Chiesa
«Si tratta di un fenomeno molto triste e complesso. Per dirla apertamente: [Il Cammino Neocatecumenale] è un cavallo di Troia nella Chiesa. Li conosco molto bene perché per loro sono stato delegato apostolico per parecchi anni in Kazakhstan, a Karagandà. E ho assistito alle loro Messe e ai loro incontri, e ho letto gli scritti di Kiko, il loro fondatore, per cui li conosco bene. Parlando apertamente, senza diplomazia, dico che il Neocatecumenato è una comunità Protestante-Ebraica all'interno della Chiesa, che di cattolico ha solo la decorazione».
L'opinione sul fenomeno "molto triste e complesso", motivata dalla conoscenza che egli possiede del CNC, fu espressa da monsignor Athanasius Schneider nel corso di una intervista rilasciata nel marzo 2016 a Dániel Fülep del Centro John Henry Newman.
Coloro che non hanno approfondito la questione possono, a causa della martellante propaganda della lobby neocatecumenale e dei media cattolici che lo appoggiano, ritenere che il Cammino sia stato destinatario esclusivamente di lodi da parte di papi, cardinali, vescovi e sacerdoti. In realtà, e da decenni, non è così: le critiche alla dottrina iniziatica neognostica, alle prassi liturgiche che deviano dall'Ordinamento Generale del Messale Romano, alla consuetudine di sfigurare l'estetica delle parrocchie dove si insedia con le architetture, l'iconografia e gli addobbi creati dal fondatore Kiko Arguello, al rituale degli scrutini che violano il foro interno dei seguaci, arrivano da ogni dove e non soltanto da ambienti tradizionalisti. Ovunque il CNC si è introdotto, ha generato fratture con i credenti "non adulti nella fede". Proprio così: "non adulti nella fede"; basterebbe da sola questa locuzione svilente, con la quale i neocatecumenali definiscono i cattolici esterni al Cammino, a generare un inconciliabile contrasto.
L'arcano
Per lungo tempo il CNC si è diffuso agendo nel silenzio e nel segreto. Nel contempo, sin dagli ultimi anni '60 quando il movimento si insediò a Roma, il proselitismo del Cammino è stato attuato essenzialmente nelle parrocchie mediante esortazioni a partecipare alle prime quindici catechesi, sia con inviti formulati dagli amboni nel corso delle Messe sia con manifesti attaccati all'esterno delle chiese. Successivamente alla fase di proselitismo e dei quindici incontri (fase nella quale è massima l'apertura al prossimo dei neocatecumenali, un vero e proprio love bombing) già le neo-costituite piccole comunità vengono chiuse alla comunità parrocchiale più ampia. In coloro che accettano di proseguire nel percorso strutturato a gradi, infatti, è indotta la convinzione che occorra mantenere nascosti gli insegnamenti e le prassi dell'itinerario iniziatico neocatecumenale. È lo stesso Kiko, nel suo catechismo, a raccomandarlo varie volte: "Questo non dovete dirlo alla gente", "Non dite nulla di tutte queste cose". Il Cammino riferisce di rifarsi alle comunità cristiane dei primi secoli e il nascondimento delle attività viene motivato con il richiamo alla “disciplina degli arcani” (della cui esistenza, peraltro, mancano prove per i primi duecento anni di cristianesimo; per i tre successivi si trattò presumibilmente di prudenza dovuta alle persecuzioni e semplicemente di una formazione di tre anni dei non battezzati, ai quali non era consentito di assistere alla parte centrale della celebrazione eucaristica né di venire a conoscenza dei Sacramenti). In ogni modo, il riferimento al catecumenato primitivo appare fuori luogo giacché il movimento di Kiko Argüello si è sviluppato attingendo massimamente tra i cattolici praticanti, battezzati e comunicati. Il cosiddetto arcano del CNC, che non per caso concerne ogni aspetto del movimento, appare dunque funzionale più alla segretazione della dottrina e delle pratiche invece che al recupero di una disciplina delle origini, considerata dai più mitologica. Infine, in cauda venenum – una coda non mostrata nella fase di proselitismo e nelle quindici catechesi iniziali – la durata del Cammino neocatecumenale è di circa trent'anni!
Dal 1972 fino ai primi anni del terzo millennio i neocatecumenali hanno utilizzato un proprio catechismo, costituito da tredici volumi per migliaia di pagine, tutte sbobinate da registrazioni degli insegnamenti orali tenuti da Kiko e dalla cofondatrice Carmen Hernández. I contenuti di tali volumi (definiti mamotreti oppure Orientamenti alle équipe di catechisti) per quasi tre decenni non furono sottoposti ad alcun controllo di ortodossia da parte delle Congregazioni vaticane competenti. Anzi: dell'esistenza dei mamotreti – tradotti alla lettera nelle lingue dei numerosi Paesi dove il Cammino si andava diffondendo e imparati a memoria dai catechisti in ogni luogo – a lungo fu negata l'esistenza. Nelle intenzioni dei fondatori i mamotreti dovevano restare occultati: la facondia delle equipe di evangelizzatori neocatecumenali è stata sempre motivata con la costante illuminazione che lo Spirito Santo donerebbe loro. Dal 1997 al 2003 il catechismo neocatecumenale fu revisionato e corredato di note (correttive più che esplicative) dalla Congregazione per la Dottrina della Fede; le numerose eterodossie in esso contenute furono pesantemente corrette e in molti casi del tutto cancellate, un atteggiamento, quello delle Eminenze, che stride parecchio con la vulgata neocatecumenale che parla esclusivamente di “approvazioni”. Nemmeno le rettifiche alle numerose eterodossie dei mamotreti furono pubblicizzate; se non fosse stato grazie a dissenzienti romani di un livello alto, i quali ritennero giusto divulgare sia i mamotreti originali sia i revisionati, le correzioni della Chiesa ancora sarebbero immerse nel segreto [...].
Le confutazioni di ecclesiastici alla dottrina del Cammino […]
Daniel Lifschitz, un ex catechista neocatecumenale itinerante in vari Paesi esteri, in una sua biografia racconta un aneddoto tanto divertente quanto significativo.
"Una sera, mentre père Elie faceva visite ai suoi numerosi parrocchiani, preparavamo la catechesi dell’indomani nel suo salotto e, terminata la lettura – la conoscevamo già tutti a memoria e per me era diventata una gran noia – nascosi il mio mamotreto sotto il cuscino di un divano".«Ecco, da dove da dove tirate fuori la vostra parlantina! Ora ho capito chi siete: siete tutti dei pappagalli!», ironizzò padre Elie dopo aver rinvenuto il tomo, con il quale si potevano spiegare la sapienza e l'unità di intenti degli evangelizzatori neocatecumenali, i quali parlano sempre a braccio.
Il testo dimenticato da Daniel sotto un cuscino è il medesimo che il Servo di Dio mons. Pier Carlo Landucci, teologo e autore di numerosi saggi che godettero di un'ampia diffusione, riuscì a ottenere e fotocopiare con uno stratagemma. In un ampio e dettagliato studio, mons. Landucci espose la "qualità negativa del movimento: il segreto, l’esoterismo".
"Non c'è alcuna posizione dottrinale o pratica cattolica che non sia gravemente deformata. Il tutto presentato con impressionante grossolanità e confusione teologica e biblica, congiunte all'ostentato atteggiamento di acuta riscoperta e di suggestionanti prospettive di personale, elitario impegno e sacrificio", scrisse mons. Landucci di quel catechismo che, oramai, pur essendo privo di ogni approvazione e correzione, era stato diffuso in migliaia di copie e nelle principali lingue.
Da mons. Landucci nei primi anni '80 fino a oggi numerosissime sono state, nel mondo intero, le prese di posizione avverse alla dottrina e alle prassi liturgiche ed extraliturgiche neocatecumenali. Non basterebbe un casellario a contenerle tutte. Nel tempo, da Bruno Foresti vescovo di Brescia all'arcivescovo di Firenze cardinale Silvano Piovanelli, dal cardinale dell'arcidiocesi di Palermo Salvatore Pappalardo all'arcivescovo di Westminster e presidente della Commissione Episcopale dell'Inghilterra e del Galles fino al vescovo di Takamatsu mons. Osamu Mizobe, dal vescovo di Clifton a monsignor Bommarito arcivescovo di Catania fino al cardinale Raymond Leo Burke Prefetto del Tribunale del Vaticano, decine e decine sono le autorità ecclesiastiche che hanno contestato il Cammino, talvolta sospendendone le attività. Negli ultimi mesi ciò è accaduto nell'isola di Guam e nella diocesi di Lancaster; a Guam l'inviato dal Papa arcivescovo Michael J. Byrnes ha bloccato per un anno la formazione di nuove comunità; sia a Guam sia nella diocesi di Lancaster (vescovo Michael G. Campbell) i neocatecumenali sono stati destinatari di lettere pastorali nelle quali si impone loro di celebrare l'Eucarestia conformemente all'Ordinamento Generale del Messale Romano. Nel settembre 2017 l’arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, presidente della Conferenza episcopale abruzzese e molisana, ha pubblicamente richiamato i neocatecumenali che avevano programmato le loro missioni evangelizzatrici senza richiedere l'autorizzazione del vescovo.
Tutto ciò, e tanto altro, è sempre stato omesso dalla propaganda del Cammino; nelle comunità locali, dove gli interventi critici e le prescrizioni non possono essere nascoste, le disposizioni pastorali sono state invece presentate come persecuzioni da parte di "faraoni" (in tal modo, nel gergo neocatecumenale, sono definite le personalità che disapprovano taluni aspetti del CNC).
Nell'elenco precedente, al fine di dedicargli lo spazio che merita, si è volutamente tenuto fuori il nome del sacerdote che maggiormente si è impegnato nella confutazione del CNC: il compianto teologo passionista Enrico Zoffoli. Anche padre Zoffoli potette leggere il primo tomo degli insegnamenti neocatecumenali solo perché gli era stato consegnato da un suo confratello, padre Vittorio Lucchetti, che ne entrò in possesso grazie alla solita sbadataggine di un catechista neocatecumenale che lo aveva dimenticato in una parrocchia. Fu l'analisi del volume "Orientamenti alla equipe di catechisti per la Fase di conversione” che sospinse padre Zoffoli a intraprendere una eroica battaglia contro la dottrina di Kiko e Carmen. Una battaglia che lo portò a essere rimproverato da personalità ai vertici della Chiesa.
(fine prima parte - segue)














